LA BESTIA DI BRIXTON di Gianni Mazza

La bestia di Brixton

LA BESTIA DI BRIXTON di Gianni Mazza

Titolo: La bestia di Brixton
Autore: Gianni Mazza
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller
Narrazione: POV singolo (Mark/Karl)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 19 Agosto 2018
Editore: Operaincerta Editore

TRAMA


Una bella casa, una donna che lo stima e lo ama, un lavoro che lo soddisfa, due genitori affettuosi.
È il mondo in cui vive Mark, un giovane e promettente attore, un mondo in cui ha tutto ciò che un uomo può desiderare.
Mark, però, non è un solo uomo. In lui coabitano Karl, Damian, Jo, Sam, Jimbo, e chissà quanti altri. Perché Mark soffre del disturbo dissociativo dell’identità, e in lui convivono, senza che lo stesso ne sia cosciente, più personalità, indipendenti tra di loro e a volte contrastanti.
Durante il giorno c’è Mark, la sua carriera, la donna che ama, la notte è Karl, insieme a suo fratello Damian, a prendere possesso del corpo e ad andare alla ricerca delle donne per “dipingere” il suo quadro perfetto.
C’è tutto questo ne “La bestia di Brixton”, un romanzo che racconta un mondo sommerso all’interno della mente umana, capace di coinvolgere, spaventare e, al tempo stesso, emozionare il lettore.


RECENSIONE


Siete proprio sicuri di conoscere bene le persone che avete accanto?”


Questa storia si svolge a Londra, il protagonista è Mark, un attore di teatro che fa il suo lavoro con passione e dedizione.

Divide la sua vita con Sarah, ma non le sta vicino come vorrebbe perché la ragazza, a causa del suo lavoro è costretta a passare tutta la settimana fuori città rientrando solo nel weekend.

I due ragazzi sono molto innamorati, Mark farebbe di tutto per Sarah e progetta il matrimonio come completamento della loro vita da sogno.


Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.

Frida Kahlo


Karl è un uomo solo, in qualche modo un artista, molto sensibile al fascino di una bella donna incontra Valery in un bar e si innamora follemente di lei.


Forse è vero che il mostro da cui scappare sono io. Forse è vero che tra i due lui merita la luce e io l’oblio. Ho un’improvvisa ed inarrestabile voglia di ridere. Peccato che il mondo non possa ascolatre la mia fragorosa risata, perché si divertirebbero tutti da morire!


Purtroppo però la sua indole lo spinge a continuare a cercare altre ragazze, che gli diano modo di creare l’opera d’arte perfetta, che possa consacrarlo nella sua carriera di vero artista.


Io sento lui e so che lui sta sentendo me, so che ha capito cosa voglio fare e che finalmente sto iniziando a sentire i muscoli delle dita rispondere ai miei comandi ed è terrorizzato dalla folle idea che ho avuto per sconfiggerlo per sempre.


Le vite di questi due personaggi si intrecciano perché Mark e Karl sono la stessa persona, l’attore infatti soffre di un disturbo dissociativo della personalità che lo porta ad avere varie persone nella sua testa e a dover convivere con tutte suo malgrado, pur non rendendosene conto.


No… più che altro ci siamo dentro insieme…ma non so davvero come spiegarti… è come se ci trovassimo in una stanza buia ed umida a dormire entrambi in un giaciglio di legno duro.”


Potrà comunque essere felice e riuscire a condividere tutto questo con la donna che ama?

Potrà avere finalmente la sua serenità?

Un libro scritto in maniera semplice, ricco di suspence e tantissimi colpi di scena; raccontato in prima persona a capitoli alterni, secondo il punto di vista dei due personaggi principali.

Ogni capitolo da frasi o citazioni letterarie per aiutarci a rimanere nell’ambito dell’arte e della letteratura.

Sono un po’ frenata mentre penso alle mille sensazioni che la lettura regala per paura di svelare qualcosa, ma posso certo dirvi che è assolutamente diverso dai soliti thriller.

La storia di un ragazzo semplice si intreccia a scene di tensione a tratti macabre creando un connubio perfetto per stare incollati al libro dalla prima all’ultima pagina.

Una storia che mette in risalto come, anche le persone più insospettabili, possano nascondere caratteri complicati e soprendenti…. Guardatevi intorno!!!!

Molto accurata anche la descrizione dei luoghi , aiuta di certo a vivere al meglio ciò che si svolge pagina dopo pagina.

Consigliato di certo agli amanti del giallo!

Da non perdere

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

TUTTO SARA’ PERFETTO di Lorenzo Marone

Tutto sarà perfetto

TUTTO SARA’ PERFETTO di Lorenzo Marone

Titolo: Tutto sarà perfetto
Autore: Lorenzo Marone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: POV singolo (Andrea)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 30 Maggio 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c’è di mezzo la famiglia. Fotografo quarantenne, single e ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero, comandante di navi a riposo, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due bambine e un evidente problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire e a lasciare il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l’inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di mangiare dolci e fritti imposto da Marina è solo uno dei molti che vengono infranti. Tallonato da Cane pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre che si rifiuta di farsi trattare da infermo e che continua a sorprenderlo con richieste imprevedibili, Andrea sbarca a Procida e ritorna dopo anni tra le persone e i luoghi dell’infanzia, sulla spiaggia nera che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d’amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E proprio in mezzo a quei contrasti, in quell’imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre e dal brontolio familiare della vecchia Dyane della madre, Andrea trova finalmente il suo equilibrio.


RECENSIONE


La vita è fatta di attimi di perfezione nei quali arriva la giusta luce e tutto ci appare come deve essere, e forse il segreto non è cercare di prolungare questi attimi, di fermarli ad ogni costo, che nulla può essere fermato, ma accontentarsi del bello, di scorgerlo.”


Andrea è il classico quarantenne che ama divertirsi , fa il fotografo di moda, e alterna storie poco impegnative fuggendo da ogni tipo di responsabilità.

Improvvisamente si ritrova, su richiesta di sua sorella Marina, a dover badare al loro anziano padre malato dato che lei è costretta ad allontanarsi per qualche giorno.

I due non hanno mai avuto un buon rapporto, soprattutto perché il padre, un marinaio in pensione, è sempre stato molto assente e poco attento ai bisogni della sua famiglia.

Andrea si trova quindi da solo, a dover seguire le regole ferree stilate dalla sorella, e a gestire il difficile carattere di suo padre, che approfitta facilmente di lui, sentendosi libero di fare tutto quello che la figlia gli ha sempre negato.


Perché il nostro abbraccio è stato come un impatto tra asteroidi, un boato sordo che ha cambiato le nostre traiettorie, e ora ci stiamo entrambi avventurando fuori dalla nostra orbita, verso luoghi sconosciuti, senza la minima idea di cosa ci aspetti lì davanti.


Il desiderio più grande del comandante, è quello di tornare a Procida, la sua isola natale dove i suoi figli sono nati e cresciuti; cerca quindi in Andrea un complice per raggiungere il suo scopo, dato che la malattia non gli permette di fare questa pazzia da solo.


Sai cosa mi ha risposto quando ho tentato di convincerlo a non venire al matrimonio, dicendogli che sarebbe stata una follia, che è vecchio e malato e che, in ogni caso, a Napoli ha l’assistenza di tua sorella? Che non aveva bisogno dell’assistenza di Marina, ma del tuo coraggio.


Riusciranno nella loro impresa?

Riuscirà Andrea, anche grazie al clima di Procida, a fare pace con un passato che per paura ha sempre rifiutato?

Un libro scritto in maniera semplice, una storia apparentemente leggera, ma al tempo stesso impegnativa e piena di spunti di riflessione.

Raccontata in prima persona dall’ironica voce di Andrea, è un libro divertente che ho portato avanti e terminato con molto piacere.

E’ bello vedere come il capitano, dopo una vita di regole che lo hanno tenuto troppo lontano dalla sua famiglia, cerchi in tutti i modi di appoggiarsi a suo figlio per trasgredirle e divertirsi insieme a lui.


Queste cose”, come le chiami perché sei troppo ottuso per capirlo, sono il mio modo per dirti che tu eri la parte migliore della giornata, la nuotata con te era la parte migliore, ciò che mi faceva sentire vivo come quando ero sulle navi.


Andrea dal canto suo, stanco della sua vita e di un lavoro che non lo soddisfa più, grazie a questi pochi giorni con suo padre ritrova con piacere le sue origini, e quella spinta per fare meglio che fino ad allora gli è mancata.

Credo che sia un bellissimo invito a non rinnegare mai quello che siamo, e che siamo stati, anzi a fare tesoro di ogni esperienza che la vita ci riserva, bella o brutta che sia, per cercare sempre di essere migliori.

Molto bella, a mio parere, la figura del capitano, ci fa capire che le persone che hanno vissuto più di noi hanno un prezioso bagaglio di esperienza da condividere con gli altri, sta a noi farne tesoro.


Fu in quel momento che mi accorsi davvero del valore delle sue parole, del valore di ciò che stavo vivendo, che stavamo vivendo, come se la macchina fotografica che portavo al collo avesse il potere magico di rendere tutto più luminoso, di accendere un faro sulle cose mentre mi sussurrava all’orecchio che quell’istante proprio non potevo farlo scorrere via così, senza dargli il giusto tributo.


Bellissime le dettagliate descrizioni dei luoghi, fanno venire voglia di visitare Procida; perla del Golfo di Napoli che da poco è stata nominata capitale italiana della cultura per l’anno 2022.

E’ la prima volta che un’isola riesce ad aggiudicarsi questa ambita nomina, sicuramente merito del suo fascino misterioso e senza tempo.

Io ho avuto l’occasione di visitarla da poco, e devo dire che mi sono letteralmente persa tra i suoi vicoli, ammirandone ogni piccolo particolare e ascoltando la storia che solo un posto così riesce a regalare ai suoi turisti in ogni angolo.

Spero possa essere apprezzata sempre di più

Ho sentito e letto commenti che definivano questo libro triste, per me non lo è per niente, anzi è la classica “lettura perfetta”, e il titolo ne è la dimostrazione

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

WICKED TAPES di Margherita Fray

Wicked tapes

 

WICKED TAPES di Margherita Fray

Titolo: Wicked tapes  
Autore: Margherita Fray  
Serie: Autoconclusivo  
Genere: Paranormal Fantasy  
Narrazione: POV singolo (Valentina)  
Tipo di finale: chiuso  
Editing: ottimo  
Data di pubblicazione: 26 Settembre 2020  
Editore: Self Publishing  

TRAMA


La vita di Valentina sarebbe stata abbastanza piacevole, se non fosse morta.
Era una Youtuber con un seguito dignitoso, guadagnava abbastanza soldi da riuscire a evitare di farsi sfruttare da datori di lavoro non esattamente onesti.
Insomma, una pacchia.
Se il tizio di cui aveva pubblicato foto in costume di Halloween non fosse venuto a cercarla.
Se non fosse stato un costume di Halloween, ma be’… un vero mutaforma.
Se non fosse stato così sbadato da causare la sua morte.
Se questo non avesse spinto il suo migliore amico a fare un patto con l’enigmatico “Diavolo dei Crocevia”.
Già, sarebbe andato tutto liscio… se non fosse morta.


RECENSIONE


Che fosse bello già lo sapevo, che lo trovassi attraente, interessante, che mi piacesse la sua pelle pallida e tutto il resto… erano tutte cose con le quali avevo già fatto i conti. Quello che mi stupì fu constatare per la prima volta che fosse del tutto… reale. Per la prima volta realizzai che cosa avevo fatto: io avevo preso foto di una persona a caso, mi ero inventata una storia e le avevo pubblicate senza pensare minimamente alle conseguenze per lui.


Valentina è una youtuber con un discreto numero di followers, ma “imbranata” con la tecnologia, tanto da richiedere spesso l’aiuto di Lorenzo, il suo migliore amico, nonché ex fidanzato, ancora molto innamorato di lei.

Ad Halloween, un ragazzo di cui ha pubblicato la foto sulla sua pagina, riesce a risalire a lei, e Valentina non sa che quello sarà l’inizio dei suoi guai.


Non si rese conto di niente. Quella cosa iniziò a urlare cadendo a terra e Lorenzo prese un respiro profondo che sembrò riempirgli per la prima volta i polmoni dopo tanto tempo. “Come ti chiami?” gli chiese. “Io… Azoth, di solito non faccio male alle persone.” Lorenzo sorrise e si accucciò davanti a lui. “Azoth eh? Bè, Azoth, di solito nemmeno io.”


Quel ragazzo infatti è un mutaforma, una creatura paranormale,che in maniera distratta entra nella sua vita mettendola in grave pericolo.

Questa situazione costringe Lorenzo, deciso a salvarla, a stringere un patto con “il diavolo del crocevia”.

Riuscirà il ragazzo nel suo intento?

Potrà Valentina, uscire illesa dall’incontro/ scontro con queste creature paranormali?

Conoscevo già questa autrice grazie ad una serie di libri romance che ho letto ed amato profondamente, devo dire che è stato un po’ strano leggerla in un altro genere, ma dandole fiducia mi sono resa conto che è stata un’esperienza nuova ed avvincente; le sue storie sono sempre molto coinvolgenti, grazie al suo stile di scrittura fresco e accattivante.

La caratteristica di “Wicked tapes” è che si sviluppa grazie a dei continui salti temporali, da leggere con molta attenzione per non perdere il filo di questa simpatica storia.

Valentina, la protagonista, è una proverbiale autoironica combinaguai, pronta a ficcare il naso ovunque pur di avere lo scoop che le possa permettere di aumentare i followers e arricchire la sua notorietà in rete.


“Perché quando ho visto le mie foto sul tuo sito ti ho odiata e volevo che scomparissi e uscissi dalla mia vita che avevi scombinato” ammise e lo capivo: non avevo scuse né giustificazioni. “Però ora voglio che tu ci resti nella mia vita.


L’incontro con questa creatura paranormale, invece di spaventarla, la incuriosisce ulteriormente, anche quando si trova ad affrontarli faccia a faccia coraggiosa e sprezzante del pericolo.

Devo dire che questo libro è un bel connubio tra un paranormal e un romance, crea suspence e sorrisi in giusta misura,tenendo il lettore incollato alle pagine fino al termine.

I tre personaggi principali, essendo molto diversi tra loro, arricchiscono la storia in maniera diversa e si uniscono formando qualcosa di veramente unico.

Ci sono buone possibilità che questo libro non sia autoconclusivo, il finale infatti,lascia trapelare che forse c’è ancora tanto da raccontare.


Allontanai il viso dal suo corpo e lo guardai, dovevo essere davvero uno spettacolo affascinante. Lui però mi scostò i capelli dal viso, li portò dietro il mio orecchio e si chinò sulle mie labbra. Non ero sicura fosse giusto, né fosse il mio momento migliore, ma ero stanca e ferita. Quindi spensi il cervello e mi lasciai baciare.


Insomma, nonostante non sia proprio il mio genere, l’ho letto davvero con molta curiosità, e ringrazio l’autrice per averlo reso possibile.

Un plauso particolare va alla cover, che, curata nei minimi particolari, è davvero una gioia per gli occhi e un ottimo biglietto da visita per una lettura frizzante e coinvolgente.

Lo consiglio a chi ha voglia di avventura, di romanticismo e perché no anche di un po’ di azione.

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

MOLTO LONTANO DA QUI di Vera Demes

Molto lontano da qui

MOLTO LONTANO DA QUI di Vera Demes

Titolo: Molto lontano da qui
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 24 Dicembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


“Un mondo nuovo. Diverso. Un mondo di colori. Lontano. Tra le sue braccia”. Flora Bresso è una bugiarda. Mente da quando era bambina, mente per scappare da una madre oppressiva e da un passato che non sente suo. Quando finalmente riesce a realizzare il proprio sogno e a farsi assumere in una blasonata compagnia aerea, però, il suo castello di menzogne inizia a vacillare. Ancora di più dopo che Giulio Da Col, un pilota di linea attraente e carismatico, entra in modo imprevisto nella sua vita.

Bugie, decine di bugie.

Flora non sa fare che questo. Mente con tutti, anche con Lucia, l’unica amica che ha e che, come lei, è diventata assistente di volo per sfuggire a una vita che non ama, illusa di aver trovato la felicità negli occhi di un uomo che non la rispetta.Flora rifiuta il presente e Giulio è lì, capace di avvolgerla nel proprio abbraccio.Lui è forte, ostinato, sa quello che vuole e come ottenerlo. Non ha mai fallito, non si è mai arreso ma c’è qualcosa che non può prevedere.La mancanza di amore, l’impossibilità di dimostrarlo, la violenza subita, la voglia di fuga e la speranza di cancellare gli errori del passato distruggono ciò che era stato faticosamente costruito.

Flora e Lucia precipitano in un abisso senza ritorno.Si può fuggire dai sogni, dall’amore, dalla verità. Ma non per sempre. E spesso ciò che crediamo lontano invece è molto vicino, così vicino da poterlo toccare. Basta solo crederci.


RECENSIONE


“Lei era la notte. Una notte di nubi trascinate dal vento nella luce lunare. Era il mistero dell’amore illimitato, della condivisione e del piacere donato senza riserve. Non c’era nulla né ci sarebbe stato nulla di diverso da questo.”


Flora Bresso, è una ragazza fragile e insicura che, pur di sfuggire ad un passato da dimenticare e alle oppressioni di sua madre, si rifugia dietro a continue bugie illudendosi,che possano aiutarla a vivere tranquilla.

Finalmente realizza il suo sogno, e una famosa compagnia aerea la assume come assistente di volo.

Complice il fatto che la hostess è una figura che spesso viene mal giudicata, continua a mentire a sua madre e quelli chesonolevicini pur di poter lavorare e avere un motivo per allontanarsi da casa sua.

Durante il suo primo volo, conosce Giulio Da Col, un misterioso e affascinante pilota dagli occhi blu come la notte, che la affascina come mai le è successo prima, rischiando di far crollare le sue certezze e tutto quello che aveva costruito nel tempo.

Potrà Flora, resistere al fascino di Giulio, continuando a svolgere il lavoro dei suoi sogni?

Riuscirà Giulio, a comprendere Flora, aiutandola ad essere finalmente sincera?


La voglia di essere diversa, una ragazza come tante in compagnia di un uomo che le piaceva così tanto da turbarla, un tremore che sapeva di attesa e di sogni languidi, racchiusi nella parte più profonda di sé. Lui era così bello , così alto, così rassicurante. Era l’uomo più attraente che avesse mai visto. Ma era anche gentile, interessato a lei.

E se lo avesse fatto?

Se si fosse lasciata andare?


Leggere questo libro per me è stato un regalo gradito e inatteso,di cui ringrazio il blog per avermi dato questa possibilità, e l’autrice, che alla fine di quest’anno complicato ha deciso di rieditarlo dopo la prima versione pubblicata nel 2013.

Un plauso particolare va alla copertina che, originale e curata in ogni particolare, rappresenta un ottimo biglietto da visita per un’avventura di certo unica.

La storia, raccontata in terza persona, è scorrevole e coinvolgente, fino al punto daessermene sentita parte immediatamente immaginando ogni minimo particolare. Il libro l’ho terminato velocemente, inserendolo meritatamentetra i cinque migliori libri letti quest’anno.

La sorpresa più bellaè che mi sono trovata da subito davanti ad un libro corale. Durantela lettura infatti è stata data la stessa importanza adtutti i personaggi, dando loro il giusto tempo e modo di colpire il lettore e di tenerlo irrimediabilmente incollato alle pagine, offrendo così un’opera davvero meritevole.

Ho conosciuto Lucia, amica e collega di Flora, con le sue infinite fragilità, nascoste dietro una maschera da ragazza sicura di sé;il capitano Bernini con il suo spiccato cinismo; Guido, fratello di Giulio, presente in modo discreto e fondamentale; la madre di Flora, eterea e responsabile delle insicurezze della figlia

Mi ha colpito la determinazione di Flora che, nonostante le sue paure, è pronta a raccontare bugie a chiunque pur di ottenere quello che vuole.

Riesce infatti a non arrendersi, trovando il lavoro dei suoi sogni e provando a condurre la vita che sua madre per troppo tempo le ha negato.


Era come rinascere mille volte. Lei lo percepiva. Percepiva Giulio come se fosse una parte di sé. Nelle ore di buio prima dell’alba. Dimenticando le rinunce. Cancellando la sofferenza e la malattia. Solo per una notte. La loro notte.


D’altra parte mi è piaciuta molto la delicatezza con cui Giulio, accorgendosi della poca sincerità di Flora, le resta vicino assicurandole supporto e comprensione per farle capire che potrebbe essere davvero felice con lui.


Un momento fatto di carne e sangue, di carezze e sospiri, degli occhi di lei, profondi come laghi oscuri, inaccessibili eppure capaci di lasciare un segno.


Lui dentro di lei.

Non sapeva se sarebbe riuscito a venirne a capo. Per ora restava solo il ricordo di loro due insieme. Come qualcosa di incompiuto.


Una storia delicata, ma al tempo stesso dura, intensa e travolgente, che mi ha fatto emozionare, ridere, piangere e arrabbiare, tanto da non riuscire a dedicarmi ad altre letture per giorni. Penso che ho avuto la fortuna di leggere il libro giusto al momento giusto e lo consiglio a chi si vuole emozionare davvero!


Fu come una rivelazione, ciò che gli era nato dentro in quelle settimane, un germoglio di emozioni tenace e coraggioso, cresciuto tra le crepe delle sue insicurezze, incurante e spavaldo come un sogno agognato da sempre.


Credo inoltre che “Molto lontano da qui” vada oltre la canonica valutazione affidata alle stelle.

Credo che quello che mi ha lasciato resterà nel mio cuore per sempre.

Grazie Vera Demes, per questo libro e per tutti quelli che verranno!

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

LA TESSITRICE DI SOGNI di Isabel Giustiniani

La tessitrice di sogni

LA TESSITRICE DI SOGNI di Isabel Giustiniani

Titolo: La tessitrice di sogni
Autore: Isabel Giustiniani
Serie: Le Cronache di Neiuar Vol. 2
Genere: Fantasy
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 16 Ottobre 2018
Editore: Mango Hill Books

TRAMA


Con l’obiettivo di scovare un Tessitore di Sogni per entrare in possesso dei segreti custoditi nella mente dei Dormienti, Skoll setaccia senza sosta le terre dei Cinque Regni.

Quando sembra aver finalmente individuato nella giovane vedova Dhalia la sua preda, la ragazza è già in viaggio verso la capitale fortificata, mescolata tra la massa di contadini in fuga dalla guerra divampata nelle Terre del Sud e che sta per travolgere Nemberia.

Mentre gli alchimisti promettono di rafforzare i soldati in battaglia grazie a una potente droga psicotropa e letali creature oniriche emergono dagli incubi, Dhalia dovrà trovare la forza di sconfiggere la paura e le proprie insicurezze per accettare il potere che le scorre dentro: la vita dell’uomo dallo strano elmo e dai vestiti d’argento che le appare da tempo in sogno, chiedendole aiuto, è appesa a un filo. Annodato tra gli artigli del Cacciatore.


RECENSIONE


Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità.” (Khalil Gibran)


La protagonista di questa storia fantastica è Dahlia, una ragazza molto giovane che ha dovuto affrontare un grande dolore, ha infatti visto morire il suo futuro sposo proprio il giorno delle previste nozze.

Da quel momento, l’unico intento della ragazza è mettere a tacere i fantasmi del suo passato, e scoprire l’identità di una misteriosa figura che le appare nel sogno ricorrente che le fa rivivere la morte del suo fidanzato; per questo non accetta di essere una “tessitrice di sogni”,perché anche se ha la possibilità di plasmare i sogni degli altri, non potrà mai cambiare il suo passato e ritrovare la serenità perduta.


“No, ti prego, non avere paura” si affrettò ad aggiungere. “E’ che…io…io sento che non sono qui per caso ma che ci sia una ragione precisa se ho incontrato proprio te: sei l’unica a potermi mostrare la strada.”


Quando la guerra irrompe nelle terre di Nemberia, Dhalia è costretta a fuggire dalla città insieme allo zio, imbattendosi in due stranieri che stanno diffondendo una droga tra i soldati utile a rafforzare le loro menti per affrontare le battaglie, ma che si rendono conto che nulla può di fronte ai poteri di una tessitrice di sogni.


“Non so come spiegarvi, ma era tutto vero e irreale allo stesso tempo. Non riuscivo a sfuggire a quelle visioni, che mi schiacciavano la mente con vibrazioni e un frastuono assordante, causandomi un dolore immenso…”


Cercano quindi in tutti i modi di catturarla, e la ragazza per fuggire ad un triste destino, si trova ad affrontare mille peripezie tirando fuori grinta e coraggio.


Sopra le loro teste aleggiano chiare le visioni e riesco a distinguere gli incubi di ciascuno: mostri, spettri, fiamme, serpenti, demoni… sembra non vi sia fine alla tipologia di paure che stanno divorando le menti di quei soldati.


Riuscirà a vincere le sue paure e ad utilizzare il suo potere nel migliore dei modi?

Potrà scoprire il significato dei suoi sogni e ritrovare finalmente la felicità perduta?

Un libro scritto in maniera semplice, che ammetto di aver iniziato a leggere con diffidenza visto che non amo molto il genere fantasy, ma che pagina dopo pagina si è rivelato essere molto intenso e curato nei particolari avendo come risultato una lettura davvero avvincente.

Sono rimasta colpita dalla dettagliata descrizione dei paesaggi, basta chiudere gli occhi e si riesce ad immaginare facilmente ogni scena letta, quasi come quando si guarda un film.

Nonostante sia una lettura popolata di personaggi, l’autrice decide di affidare ad ognuno un capitolo, che viene raccontato in prima persona, in modo che il lettore possa memorizzare e comprendere bene il loro ruolo all’interno della storia.

Mi ha colpito molto la figura di Dhalia, inizialmente una ragazza fragile e delicata, colpita da un triste dolore, che si scopre forte fino a proteggere con coraggio i suoi “poteri” per far si che possano essere usati esclusivamente a fin di bene.


Se il passato non ci ha concesso molto amore, abbiamo il futuro davanti per viverlo. Vi chiedo di aspettarmi perché io vi prometto che tornerò dalla guerra. Per voi.”


Ho apprezzato molto anche piccoli risvolti romantici con cui la storia viene arricchita, rendono di sicuro tutto più interessante e avvincente.

Molto bella e curata anche la grafica della copertina, rende benissimo l’idea che mi sono fatta sull’immagine della protagonista.

Non mi dilungo con troppi commenti perché non vorrei la sorpresa che una lettura densa di colpi di scena come questa riserva ad ognuno di voi.

Lo consiglio agli amanti del fantasy, a chi ama l’avventura sognando ad occhi aperti!

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE di Antonio Manzini

Gli ultimi giorni di quiete

GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE di Antonio Manzini

Titolo: Gli ultimi giorni di quiete
Autore: Antonio Manzini
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020
Editore: Sellerio

TRAMA


Una mattina qualunque, per caso, Nora riconosce un volto in treno. È la persona che le ha distrutto la vita. Lei e il marito Pasquale sono i proprietari a Pescara di una avviata tabaccheria. E proprio in questa sei anni prima nel corso di una rapina un ladro ha ucciso il loro unico figlio Corrado. Nora non può credere che il carnefice di un ragazzo innocente – del loro ragazzo innocente! – possa essere libero dopo così poco tempo. Non può credere che la vita di suo figlio valga tanto poco. Ma è così, tra la condanna per un omicidio preterintenzionale e i benefici carcerari. Da questo momento Nora e Pasquale non riescono a continuare a vivere senza ottenere una loro giustizia riparatrice. Il marito cerca la via più breve e immediata. Nora, invece, dopo una difficile ricerca per stanare l’uomo, elabora un piano più raffinato. Paolo Dainese, però, l’omicida, si è sforzato per rifarsi una vita e, annaspando, sta riuscendo a rimettersi a galla.
Da anni Antonio Manzini aveva in mente questa storia, tratta da un fatto vero. E ha voluto scrivere non un romanzo a tesi, ma un romanzo psicologico su tre anime e su come esse reagiscono di fronte a un’alternativa morale priva di una risposta sicura. E leggendo queste pagine si resta disorientati, non solo perché l’autore ha scritto una storia diversa dalle sue trame che ci sono più famigliari, ma soprattutto perché è riuscito a raccontare, dentro gli intrecci propri di chi è maestro di storie, l’impossibilità di farsi un giudizio netto. Impossibilità di chi legge, e di chi scrive; ma anche dei personaggi che vivono la vicenda. Questi possono scegliere (e le loro scelte sono diverse) ma perché costretti a farlo, così come la vita costringe. Questa specie di cortocircuito, tra ragione e vita, è il dubbio etico che Manzini esplora in tutto il suo spazio.


RECENSIONE


Le parole dette ormai erano volate via, sapeva di non poterle più rimettere a posto. Per questo odiava parlare e mai avrebbe potuto fare l’avvocato, non c’era ordine nelle parole, non si riusciva a catalogarle, etichettarle, irreggimentarle.”


Questa è la storia di Nora e Pasquale, due semplici commercianti che portano dentro di loro un grande dolore, l’omicidio di Corrado, il loro unico figlio.

Corrado non c’è più da 6 anni, e i suoi genitori provano a condurre la loro tranquilla vita, fino a quando Nora, durante un viaggio in treno, riconosce Paolo Dainese; l’uomo responsabile della morte del loro ragazzo innocente.

Inizialmente la donna è incredula, ritenendo impossibile e ingiusto che l’assassino fosse già a piede libero, non si spiega infatti come la via di suo figlio possa valere così poco; ma Dainese, ha avuto la fortuna di ricevere dei benefici carcerari ed è tornato alla libertà provando a rifarsi una vita.

Ovviamente non è facile, ma tutto è meglio del carcere e Dainese trova un lavoro onesto e una ragazza che gli vuole bene e lo aiuta a stare tranquillo.

E’ proprio questo che Nora e Pasquale non accettano, il figlio è morto a 23 anni , senza il tempo di poter avere essere davvero felice, e il suo assassino vive da uomo libero, tranquillo e soddisfatto di quello che è riuscito ad ottenere una volta fuori dal carcere.


Portare i fiori sulla tomba di un figlio è contro natura.

Piangere sulla tomba di un figlio è contro natura.

Vivere al posto di tuo figlio è anche peggio.


Riusciranno i genitori di Corrado ad accettare la libertà di Dainese, e a proseguire la loro vita dimenticandosi di lui?

Ormai per me Antonio Manzini è una certezza, e per quanto io sia una fan accanita del suo “Rocco Schiavone”, adoro tutto ciò che scrive e come lo scrive.

Ed è così che va vissuto questo libro, non pensando alla serie per cui questo scrittore è famoso, ma vedendolo come un regalo, un piccolo gioiello che Manzini ha tenuto per sé pensando di donarlo a tutti al momento giusto.

Ed io l’ho ricevuto proprio quando avevo un grande bisogno di leggere qualcosa di bello, qualcosa che scalda l’anima, penso che lo terrò con orgoglio tra le mie letture del cuore.

E’scritto in terza persona con cura e dovizia di particolari, mai scontato o prevedibile, ma ricco di suspence e colpi di scena che ti rapiscono letteralmente fino alla fine.

Traspare in ogni pagina la sincera disperazione di due genitori, che vivevano per il loro unico figlio, e che l’hanno perso per colpa di triste fatalità; Nora e Corrado infatti “sopravvivono” provando ad impedire che la tristezza prenda completamente il sopravvento.


E mentre guidava la macchina fra le strade deserte a quell’ora di notte, capì che quella distanza con sua moglie non era più colmabile. E forse non lo era mai stata dalla morte di Corrado. Cos’era successo dopo? Il processo, gli avvocati, la sentenza, erano stati giorni tragici, nessuno dei due si era fermato a pensare. Ma dopo? Negli anni che Paolo Dainese scontava la pena in carcere?


La liberazione di Dainese è per loro una spinta a reagire, cercando di capire come vendicarsi, come far provare a lui, anche solo a parole, lo stesso dolore che hanno provato loro.

E anche se possono far poco, il ricordo di Corrado li aiuta ad essere forti e a capire quello che la vita riserva loro da quel momento in poi.

Grazie Antonio Manzini, per questo e per quello che verrà, libri sinceri che vengono accolti da chi davvero è pronto a farlo.

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

HUSH di Paola Garbarino

Hush

HUSH di Paola Garbarino

Titolo: Hush
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Noah e Fiordiluna)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 18 Aprile 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Con lui avevo imparato cento modi diversi in cui si può stare in silenzio, così come gli Inuit riconoscono vari tipi di formazioni di ghiaccio e per ognuna hanno coniato un nome. Io non avevo dato loro un nome ma avevo imparato che il silenzio può essere: quieto, irato, triste, frustrato, gioioso, impaurito, sconcertato, offeso, perplesso, assonato, emozionato, divertito, impertinente, arrogante, scherzoso e altre cento emozioni. Mi faceva paura sentire che una grossa parte di me bramasse la rottura dell’ultimo strato d’anima che mi teneva a galla. Una volta spezzato quello, tutto il mio essere sarebbe sprofondato giù e io dubitavo che sarei riuscita a venirne fuori.
Era Noah, coi suoi silenzi, con le parole negli occhi e nelle dita, con la voce dell’anima, che mi stava trattenendo dallo sprofondare, che mi stava facendo sentire la forza della vita e non della mera sopravvivenza. Com’era accaduto? Quand’era successo? Mi stava tenendo legata alla vita anche se non lo sapeva, anche se forse ero solo una fiamma che voleva consumare.

Sullo sfondo di un’autunnale Genova, Fiore, ragazza dolce con una ferita aperta nel cuore, e Noah, studente inglese in Italia con una borsa di studio, frequentano l’ultimo anno all’Accademia delle Belle Arti. Per un intero trimestre lei sarà obbligata a fare da tutor a lui, ragazzo affascinante, talentuoso, arrogante. E sordo.
La loro conoscenza sarà incontro e scontro, attrazione e repulsione, in una condivisione di emozioni che li cambierà per sempre.
Quanto contano i silenzi, in un’epoca in cui tutti sembrano ossessionati dal comunicare ogni dettaglio delle proprie vite?


RECENSIONE


Tu prendilo grande, quel respiro, Fiordiluna e poi lascialo andare, liberalo, vai, spicca il volo.”


Fiordiluna (per tutti Fiore), vive a Genova e frequenta l’ultimo anno all’Accademia delle Belle Arti; per un intero trimestre le viene chiesto di essere la tutor di Noah, un talentuoso ragazzo inglese che si rivela un genio della scultura ma che è da subito molto arrogante nei suoi confronti.

Noah è sordo, e Fiore è l’unica allieva che conosce la LIS (Lingua dei segni Italiana) imparata per necessità familiari.

I due ragazzi inizialmente non vanno molto d’accordo, fanno un passo avanti per imparare a conoscersi meglio ma ne fanno due indietro scontrandosi, anche per colpa dei loro caratteri difficili.

Entrambi hanno un passato doloroso, che non permette loro di aprirsi come vorrebbero, che non li fa sentire liberi di amare davvero.


La mia vita era disseminata di gente e di cose di cui avevo bisogno ma in fondo non c’era niente che mi fosse vitale, a parte continuare a respirare e quell’atto, beh Dio era stato molto saggio a fare in modo che fosse un processo involontario.


E’ grazie al silenzio che trovano un punto d’incontro, non possono parlare, ma creano il loro mondo prezioso e tranquillo, fatto di sguardi, di mani sfiorate, dove niente e nessuno può intromettersi.

Leggendo si immaginano molto bene queste scene, mi sono emozionata per l’intensità dei loro incontri, per la passione forte con cui li vivevano, per l’amore che riuscivano a comunicare.

Grazie Paola, ho letto, questo libro, amandolo dalla prima all’ultima pagina.

Una storia delicata ed emozionante, che mette in luce le varie difficoltà di convivere con una disabilità, a riprova del fatto che la vita va affrontata a muso duro, traendo la giusta forza da tutte le esperienze che ci permette di vivere ogni giorno, positive o negative che siano.

La cosa che mi ha colpito maggiormente, è la magia con cui Fiore e Noah riescono a comunicare pur non parlando, la delicatezza con cui si prendono per mano vale più di tutte le frasi fatte, che utilizziamo ogni giorno ma il più delle volte restano prive di significato.


Ma era Noah, coi suoi silenzi, con le parole negli occhi e nelle dita, con la voce dell’anima, che mi stava trattenendo dallo sprofondare, che mi stava facendo sentire la forza della vita e non della mera sopravvivenza. Com’era accaduto? Quand’era successo? Forse era stato svegliarmi un mattino e capire d’aver pensato prima alla sua presenza che all’assenza di Leone.


Bellissima e forte la presenza della famiglia all’interno della storia, una ricchezza per ognuno di noi, una sicurezza nelle difficoltà, un amore che riempie il cuore.


La sua voce era una cosa talmente preziosa, e io ero felice di riuscire a tirargliela fuori, significava che le emozioni erano forti, che erano vere.


Leggetelo e fatene tesoro! Una storia da non perdere!

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

CLOSE TO ME di Elle Eloise

Close to me

CLOSE TO ME di Elle Eloise

Titolo: Close to me
Autore: Elle Eloise
Serie: How to disappear completely
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Nadia e Daniele)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 19 Maggio 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Dopo i cinque volumi della serie How to disappear completely, l’autrice Elle Eloise torna con un nuovo romance autoconclusivo. Una frizzante e passionale storia di amicizia e amore che si districa in mezzo alle strade piovose di Torino e di Londra e si dipana tra il presente e il passato di un ragazzo e una ragazza destinati a stare insieme, nonostante tutto.

Aprii la porta, indicandole l’uscita. «Non possiamo più vederci» sentenziai, con un nodo in gola. E successe. Nadia spalancò le palpebre, non essendo più in grado di trattenere le lacrime. Si accovacciò a terra, in preda a una disperazione folle, più folle della mia. Mi si spezzò il cuore, perché sapevo che io stavo spezzando il suo ed era intollerabile. Le gambe cedettero, crollai sul pavimento, la schiena contro la parete opposta a quella dove si era appoggiata lei. Le nostre lacrime a fare da specchio all’anima. Tutto ciò che rimaneva di noi era racchiuso dentro questa stanza semibuia, due ragazzi che si amavano ma che non sapevano come farlo. 

Ci osservavamo a una distanza di tre metri l’uno dall’altra, gli sguardi ricolmi di comprensione e di amore reciproci. Ma questo non era sufficiente, nulla sarebbe bastato, perché stare con me era come voler domare il vento: impossibile, estenuante, inutile. 

Quando Danny incontra Nadia per la prima volta all’aeroporto di Torino – Caselle, qualcosa attira subito la sua attenzione: forse i suoi bizzarri capelli rosa, o semplicemente l’intensità dei suoi incredibili occhi blu.

Nadia non può credere che il suo storico ragazzo l’abbia piantata in asso proprio a un passo dall’esaudire il loro sogno di trasferirsi a Londra insieme, ma su quell’aereo è costretta a salirci da sola. La sua avventura, destinata a partire con un tonfo, si rivela invece una piacevole sorpresa grazie all’incontro con Daniele, un ragazzo italiano che vive a Londra da tre anni e con il quale instaura da subito una forte amicizia alla “Harry ti presento Sally”, film amato da entrambi e da loro citato in molte occasioni. 

Sia Danny, incastrato in un’acerba relazione con una donna inglese che non ama, che Nadia, ancora tramortita dalla sua lunga storia d’amore finita male, tentano invano di ignorare i loro sentimenti e la reciproca attrazione per non rovinare un rapporto platonico che cresce di giorno in giorno.

Sotto il cielo di una Londra grigia e piovosa divampa una passione che rischia di consumarsi nel silenzio, all’ombra di segreti e paure che lui porta sulle spalle come una zavorra pronta a soffocare qualsiasi germoglio d’amore in procinto di sbocciare.


RECENSIONE


Non riuscivamo a non piangere, così come non eravamo in grado di smettere di ridere, perché l’amore era questo in fondo, euforia e disperazione, un raggio di sole e una goccia di pioggia, e non potevamo farci assolutamente niente.”


Daniele incontra Nadia per la prima volta alle partenze internazionali dell’aeroporto di Torino, catturato dalla particolarità dei suoi capelli rosa; entrambi in procinto di partire per Londra, lui per tornare al suo lavoro, lei per cambiare vita, decisione presa all’ultimo momento con il suo fidanzato che all’ultimo momento però resta in Italia.

Arrivata in Inghilterra, inizia da subito ad avere paura di non farcela, sola, con un trolley gigante che prova a trascinare a fatica fuori dal terminal.

Daniele, rendendosi subito conto della sue difficoltà, dopo averla salutata continua a seguirla con lo sguardo, e vivendo già da tempo nella capitale inglese, la aiuta ad arrivare al suo alloggio e le dà qualche dritta per riuscire ad ambientarsi facilmente.

I due ragazzi diventano amici, e grazie ad alcune citazioni da “Harry ti presento Sally”, un film che entrambi amano, scoprono di avere molte cose in comune, e tante affinità proprio come i protagonisti del film.


Mi riempì di luce, di desiderio. Di speranza. Lei era la mia speranza di avere davvero una vita e non solo una sequenza di giornate, di mesi, di anni. Un respiro dopo l’altro non bastava a farmi sentire vivo, avevo bisogno di misurarmi con qualcuno, di fidarmi e affidarmi a qualcuno.


All’inizio, visto che entrambi erano impegnati con altre persone, provano ad ignorare il fatto che la loro amicizia possa diventare qualcosa di più; ma poi pian piano si rendono conto che i loro rispettivi fidanzati non hanno mai tirato fuori da loro il meglio, non li hanno mai fatti sentire loro stessi.

Danny e Nadia quindi non demordono e continuano a considerare il loro rapporto molto prezioso, anche se spaventati dalle sensazioni che questo provoca in ognuno di loro, e ignari che ci possa essere qualcosa di più grande a complicare tutto.


Hai visto tutto di me, il bello e il brutto. E giorno dopo giorno ti sei presa un pezzo del mio cuore. Subito ho avuto paura di dartelo tutto, non l’avevo mai dato a nessun altra prima, nemmeno a Virginia. Ma ora ho capito di essere più spaventato dall’idea di riprendermelo questo dannato cuore che da quella di regalarlo a te. Prendilo Nad, ti appartiene da otto mesi.


Bentornata scrittrice del mio cuore!

Sono fiera e onorata di aver letto in anteprima questo tuo nuovo romanzo, felice di averti ritrovata ed entusiasta perché ancora una volta mi hai dato la possibilità di vivere un sogno.

Una storia delicata e complicata allo stesso tempo, che inizia come una semplice storia d’amore e amicizia, ma che durante la lettura pian piano dà vita ad una vera avventura ricca di emozioni e colpi di scena.

Raccontata in prima persona, le voci dei due protagonisti mi hanno presa per mano e mi hanno aiutato a vivere, senza difficoltà ogni loro sensazione piccola o grande; questa è la scrittura di Elle Eloise, entrare dentro la storia, sentire i personaggi sulla pelle, considerarli talmente reali da pensare di conoscerli davvero, pregi a mio parere rari e preziosi da trovare in un libro.

Daniele è un ragazzo tormentato, che porta il peso di un passato difficile da rivelare; aiutato dal suo migliore amico si è impegnato comunque a cambiare città e a realizzare il suo sogno lavorativo.

Nadia invece, inizialmente timorosa di affrontare un cambio di vita così repentino, trova la forza di dimostrare a tutti che lontano dalla sua casa e dagli affetti e in grado di reagire ed essere felice.


Mi ributtai nel letto, in cerca del suo profumo di cannella: avrei voluto immergere tutti i miei vestiti in quel profumo per averlo sempre con me. Non riuscivo a togliermi dalla testa quelle braccia solide che mi avvolgevano: era stato lui ad abbracciarmi. Certo io gli avevo dato il via appoggiando strategicamente la mano sul suo fianco, ma lui mi aveva voluta più vicina, mi aveva tenuta stretta per tutta la notte ed era stato come essere accolta dai raggi del sole.


Ma è solo quando il loro rapporto si intensifica, che i due ragazzi realizzano di aver bisogno l’uno dell’altra per essere davvero completi.


Si accucciò vicino per stringermi a sé con una forza e una determinazione che non avevo mai sentito negli innumerevoli abbracci della mia vita: c’era stato quello dei miei genitori, amorevole ma anche traboccante di pena per me, quelli compassionevoli di mio fratello e mia sorella, quello amichevole e pregno di cameratismo di Jacopo. Questo abbraccio sembrava più una lotta, ma non tra lei e me. Stavamo lottando insieme contro quella forza che voleva dividerci a tutti i costi.


Vanessa e Jacopo, i migliori amici dei nostri protagonisti, dimostrano quanto sia fondamentale la presenza dell’amicizia all’interno della storia e nella vita di tutti noi, infatti li supportano e li aiutano pur restando in disparte e lasciandoli libero di prendere autonomamente le loro decisioni, questo è il comportamento di chi ti vuole davvero bene!

Non posso dire di più, leggetelo e vivrete e vivrete davvero un’emozione unica.

Grazie Eloise, essere una “lettrice beta”, ti aiuta davvero ad entrare nella storia e a viverne ogni minimo dettaglio, questo per me è un regalo grande.

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

EDEN IN THE DARK di Arianna Di Luna

Eden in the dark

EDEN IN THE DARK di Arianna Di Luna

Titolo: Eden in the dark
Autore: Arianna Di Luna
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Crowley e Eden)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 7 Settembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


A ventotto anni Crowley Asker aveva tutto ciò che si potesse desiderare: il talento, la fama, la ricchezza, e tutti i privilegi che solo un atleta del suo calibro può permettersi. Ma la smania di onnipotenza ha un prezzo, e questo, Crowley l’ha imparato a proprie spese: oltrepassare il confine tra ring e vita reale ha messo fine a tutto. Ora, alla soglia dei trent’anni, vive la sua vita lontano dai riflettori. Il mondo lo considera un assassino spietato, nessuno lo ha mai perdonato. Crowley ha perso tutto, e ora si sposta di città in città nel tentativo di sfuggire all’ombra nera che lo perseguita. E la sua prossima tappa è Greycliff, in Ontario.
Eden Blanchard ha appena compiuto vent’anni e del mondo conosce la parte peggiore. Figlia unica di una donna non vedente, vive ai margini di quella città soffocante e ipocrita che odia con tutta se stessa. I boschi sono la sua vera casa. La natura, a differenza delle persone non la spaventa. La natura non è malvagia, le persone lo sono quasi sempre, Eden lo ha sperimentato sulla propria pelle. Nonostante la diffidenza che nutre nei confronti degli uomini, il nuovo arrivato desta immediatamente la sua curiosità: ha affittato un cottage a poca distanza dalla sua casa mobile, ma è talmente schivo che nessuno lo ha mai visto in faccia, nessuno conosce il suo nome. Eden sa che non dovrebbe impicciarsi, ma quell’uomo rappresenta un mistero irrisolvibile e di fronte ai suoi modi bruschi la ragazza non riesce a tenere a freno la lingua. Tra di loro sono subito scintille pronte ad appiccare un incendio.
Eden e Crowley non potrebbero essere più diversi, eppure ciascuno ha qualcosa di cui l’altro ha estremo bisogno: Eden deve imparare a difendersi.
Crowley deve imparare a fidarsi.


RECENSIONE

Eden in the dark è una storia di rinascita. Un libro che ho apprezzato perché definisce con grande accuratezza la sofferenza di due ragazzi disillusi, sbagliati, ammaccati abituati a sopravvivere, senza risparmiare nulla.

I protagonisti della storia, Eden e Crowley, mi hanno subito fatto capire di essere due figure difficili da elaborare, perché scontrosi, pungenti, quasi ruvidi. Nel proseguo del racconto li ho guardati meglio, li ho osservati agire, riflettere, reagire e man a mano che la storia cresceva d’intensità ho capito che per capirli avrei dovuto accettare il loro linguaggio, fatto di provocazioni e silenzi. Ho sentito l’energia di Eden in the dark fin dalle prime pagine, in cui si delineano immediatamente le personalità dei protagonisti.

Crowley ha quasi trent’anni e ha avuto quasi tutto si può sognare di ottenere nella vita: soldi, fama successo, donne. A causa di un terribile evento che lo ha coinvolto in prima persona, si è visto togliere i titoli raggiunti con la sua carriera atletica. Per fuggire dal circo mediatico che lo perseguita decide di scappare, spostandosi saltuariamente di città in città per nascondersi da tutti.


Chissà come la prenderebbe se all’improvviso mi mettessi a raccontargli che ero un fenomeno, un talento, che combattevo come una bestia, ma sembrava danzassi. Che mi chiamo Crowley Asker e continuo ad allenarmi come se dovessi tornare nella gabbia ottagonale domani e il mio aspetto non è cambiato se non fosse per questa cicatrice che mi taglia in due la faccia e che mi ricorda che la mia vita, per come la conoscevo, è finita per sempre. E adesso si tratta solo di sopravvivere.


Quando sceglie di stabilirsi a Greycliff, Crowley capisce di essere nel posto giusto:


Quando arrivo a Greycliff la prima impressione è che sia una città fantasma. È solo un agglomerato di case lungo una strada. È squallida e desolata. Fredda e inospitale. È perfetta.


Un posto sperduto nel Canada più selvaggio, dove a predominare c’è la natura più incontaminata.

Eden è una ragazza con un passato doloroso, fatto di case famiglia, assistenti sociali e un’infanzia negata. L’invalidità della madre Elise, non vedente, l’ha costretta a vivere sotto tutela dello stato fino al raggiungimento della maggiore età, quando sceglie di divenire tutrice legale della madre, per poter vivere con lei in libertà.

Dopo anni di umiliazioni e privazioni, Eden ha maturato un odio feroce verso le persone, a tal punto da scegliere il più completo isolamento dalla civiltà, andando a vivere in una casa mobile nel bosco, insieme alla mamma. Purtroppo essere cresciuta troppo in fretta e senza modelli di riferimento adeguati, l’ha portata ad essere un’emarginata, una disadattata, una ribelle piena di orgoglio ma anche di enormi fragilità.


Eden è una ragazza straordinariamente curiosa e intelligente, ma non definirei la sua educazione… ineccepibile, ecco.» Altroché. È sboccata come il membro di una gang di strada.


Una selvaggia che ama vivere nel bosco, di cui conosce ogni sentiero, che adora stare nella natura per nascondersi e ritrovare sé stessa. Una dimensione che sente solo sua, la sola alla quale appartenere, senza essere giudicata, controllata o perseguitata da nessuno.

Eden vuole liberarsi da un passato di negazioni, fuggendo da un mondo al quale ha provato ad appartenere ma che l’ha rifiutata e umiliata.

Una ragazza che emerge dal dolore con grande dignità, reagendo alle privazioni subite con rabbia e tenacia, ma da vera combattente.

Mi è piaciuto come l’autrice ha raccontato il legame di Eden con il suo nuovo ambiente, il bosco, con cui crea una connessione profonda, quasi mistica, che le offre protezione e un senso di appartenenza ad un luogo di pace. La radura, la neve e soprattutto il lago profondo, freddo, calmo sono i primi sentori di una vita che sta riprendendo il suo spazio. La natura che nasconde e protegge è stata per me il terzo protagonista di questa storia.

Due protagonisti dalle molteplici sfaccettature: Eden orgogliosa, caparbia, abituata a proteggere e ad essere trattata come un’emarginata, un’anima dal cuore fragile; Crowley solido, potente, ingombrante ma anche bisognoso di ascolto.


«Il fatto è che non ho mai avuto a che fare con una come te. Sei un pezzo di natura selvaggia, sei come la foresta che ci circonda. Quando penso di aver capito come trattarti, quando sono sicuro di poterti contenere, tu cambi di nuovo. Sei diversa dalle donne a cui sono abituato.»


A travolgerli sarà un innesco violento, in cui predominerà l’istinto, quello della preda e del predatore, ruoli che spesso si invertiranno per aumentare il pathos di una rincorsa per la salvezza di due vite segnate dal dolore. Animali in fuga perenne, abituati più a scappare che a restare:


Gli animali non si fermano a interrogarsi, non fanno domande, non cercano motivi o spiegazioni, non si illudono che sia tutto un equivoco. Guardano solo l’evidenza dei fatti, il fuoco che avanza o l’acqua che distrugge. Gli animali seguono l’istinto di sopravvivenza. E scappano.


La loro necessità di isolarsi per cercare la pace è il modo che hanno per sopravvivere alle ombre che li perseguitano. La solitudine rappresenta la torre in cui rifugiarsi, l’irruenza la corazza con cui difendersi. Incontri, scontri, passione e fuoco saranno gli ingredienti dell’incastro che li vedrà trovarsi e perdersi, come pezzi sparsi di un puzzle intricato.

Un libro in cui il silenzio, l’ascolto, la contemplazione salvano dalla sofferenza e creano le basi della rinascita e della rivalsa che entrambi cercano per riscattarsi. Obiettivi non facili che entrambi cercheranno di raggiungere, per sperare di assistere insieme alla bellezza dell’aurora boreale.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

ABILENE di Rebecca Quasi

Abilene

ABILENE di Rebecca Quasi

Titolo: Abilene
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Novembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Londra 1837 – Abilene Fairfax è abituata a dare scandalo al Ton e non si cura delle chiacchiere e alle maldicenze che la seguono da quando ha sposato il vecchio Conte di Stonefield.
Arthur Lake è un amico d’infanzia della Duchessa di Clarendon, che ha riversato nella professione medica e nell’affetto per il figlio la sua passione e le sue speranze.

Quando le condizioni di salute del Conte si aggravano, Lady Stonefield decide che deve dare a tutti i costi un erede al casato. Contatta così il dottor Lake, affinché attesti il suo stato e la segua nella gravidanza e nel parto. Basta poco perché il senso etico e morale con cui Arthur Lake conduce se stesso e la professione medica vadano in collisione con la spregiudicatezza della contessa e ancora meno perché i due provino una forte attrazione reciproca. Il decesso del conte e la nascita di una femmina sconvolgeranno i piani di Abilene, separandola dalla figlia e allontanandola da Londra. Il destino però ha in serbo altri piani e nell’estate del 1841 le cose cambiano…


RECENSIONE

Credo che nessuno potrà restare indifferente a questa storia: troppo intensa, troppo poetica, troppo toccante per non sentire infinita ammirazione per uno dei personaggi femminili più complicati ed autentici mai letti fino ad oggi.

Provocatoria, coraggiosa, orgogliosa, combattiva, seducente, irriverente, non convenzionale e fiera.


Nessuno parlava bene di Lady Stonefield . I motivi della maldicenza e dei mormorii erano molteplici, alcuni fondati altri no. Una delle poche cose che non era oggetto di discussione riguardava il fatto che a diciassette anni avesse sposato lord Conrad Fairfax, conte di Stonefield, di una quarantina d’anni più vecchio di lei.


Un personaggio fuori contesto per l’epoca, in cui predominavano rigidi schemi di comportamento sociale. Una storia che mi ha intrigato, ricordandomi il fascino vittoriano della figura femminile, percepita come un essere puro, ricalcando l’ideale della “donna angelo”. Una visione celestiale che celebrava i corpi delle donne come templi da non infrangere, riducendone il ruolo alla procreazione e alla cura della casa. Era opinione comune che le donne dovevano accontentarsi del semplice ruolo di “ornamento della società” ed essere subordinate ai mariti. L’obbedienza era tutto quello che si richiedeva loro.


Abilene sorrise con una punta di malignità. Era troppo intuitiva. Era abituata a suscitare disgusto e riprovazione e aveva imparato a difendersi.


In un’epoca così, Abilene dirompe come una voce fuori dal coro, una contraddizione in termini: una donna dall’aspetto angelico ma capace di azioni discutibili fino all’immoralità.


«Non avete filtri, milady. Avevate molte maschere, ma filtri non ne avete mai avuti.»


Cosa succede se una donna di questa portata non riesce a raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, e quando le spetterebbe finalmente l’ambita ricompensa dopo anni di umiliazioni?

Se quella donna è Abilene allora state certi che si è pronti a tutto, anche a oltrepassare il confine del lecito.

Quando Arthur Lake incontra per la prima volta Abilene Fairfax, ovvero la Contessa di Stonefield, ne rimane folgorato. I suoi modi diretti e poco consoni ad una donna del suo livello sociale fanno nascere nel medico un’irrefrenabile ed istintiva avversione:


Una voce del genere, bassa e roca, avrebbe dovuto appartenere a una donna corpulenta, e invece Abilene Fairfax era minuta ed esile. E biondissima, i capelli quasi bianchi. Emanava una luce sinistra. Aveva occhi di un azzurro liquido, pericolosi e scaltri, un’espressione indecifrabile nei lineamenti perfetti del viso e un atteggiamento di comando che faceva invidia a un uomo. Arthur la detestò.


La reciproca insofferenza li posizionerà su fronti opposti, acuendo le rispettive fragilità, ben nascoste ma pronte ad emergere inaspettatamente.

Da una parte Abilene aristocratica, fiera e spregiudicata dallo sguardo serafico ma affamata di libertà ed emancipazione da una vita ipocrita e umiliante, che l’ha imprigionata in una rete di pregiudizi e obblighi senza possibilità di redenzione:


Arthur avrebbe voluto farle notare che non tutti hanno la tempra per mordere il fuoco, che le persone normali, anche gli uomini, arretrano e temono, e hanno paura, soprattutto se hanno la sventura di perdere la testa per un uragano… Per non parlare del terrore di essere felici.


Dall’altra Arthur, borghese, altruista, un uomo perbene dotato di un’integrità morale indissolubile e di innata autorevolezza, ma anche bisognoso di affetto autentico, di calore umano:


«Arthur, hai ragione tu, sarebbe un inferno. Detesti la mia indipendenza e io non ho intenzione di obbedirti. Non sopporti di usare i soldi di Stonefield, mentre io trovo la cosa più che giusta, a tratti elettrizzante. Li ho guadagnati , credimi.»


Abilene e Arthur sono accomunati da sentimenti estremi, come la passione per le loro convinzioni, l’odio verso i codici morali dettati da una società ipocrita e cinica fondata su falsi stereotipi. Entrambi combattono a loro modo contro una collettività conformista che li giudica inadeguati e non all’altezza.


«Rispettare le regole rende freddi come sassi, invisibili. Nessuno si accorgerà di voi se obbedirete alle regole… e sarete più liberi degli altri.»

Un mondo che aveva fatto dell’apparenza una religione veniva quotidianamente ingannato dal suo stesso credo.


L’accurato ritratto della vita sociale di fine ottocento dipinto con fine maestria da Rebecca Quasi mi ha particolarmente impressionato perché racconta in modo perfetto un mondo in cui le luci dei salotti aristocratici si contrapponevano al buio delle sporche periferie, senza sconti. Un quadro che mostra il profondo divario sociale che è stato l’ombra più oscura dell’epoca, in cui piaghe come lo sfruttamento dei bambini e la prostituzione predominavano ovunque.

Ad impreziosire il racconto la presenza di personaggi secondari solidi ed acuti, alcuni dei quali incontrati nei precedenti romanzi dell’autrice come “Dita come farfalle” e “Scacco matto vostra grazia”. Tra questi, oltre a Emma, ho sinceramente amato Hector, forte, leale e capace di stare accanto ad Abilene con coraggio e saggezza. Un esempio di infinita e preziosa umanità. Non ultimi i bambini, Samuel e Rose, che irrompono sulla scena con la loro innocenza svelando verità stupefacenti.


«Io la trovo stupefacente.» «Addirittura stupefacente?» «Una donna che ride è…» poi Samuel aprì e chiuse la bocca in apnea, incapace di concludere il paragone perché lui, una donna capace di ridere, non l’aveva ancora conosciuta. «Splendente»


Abilene è un romanzo forte e toccante dai dialoghi pungenti, contornati da ironia e stupenda sensualità, peculiarità che amo particolarmente nei libri di Rebecca Quasi. Un’autrice che posso descrivere ormai fondamentale per me, perché capace ogni volta di instillarmi verità che mi arricchiscono e mi prendono per mano per farmi assumere la giusta prospettiva.

Un libro che mi ha travolta come un uragano e che non dimenticherò, facendomi amare la lettura ancora di più. Devo molto a questa autrice perché è anche grazie a lei che mi sono appassionata così tanto ai libri e colgo l’occasione per ringraziarla nel modo che mi è più congeniale, ovvero con le parole.

A mio avviso, uno dei romanzi più equilibrati e vicini alla perfezione che abbia mai letto.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance