LA PICCOLA PARIGI di Massimiliano Alberti

LA PICCOLA PARIGI di Massimiliano Alberti

Titolo: La piccola Parigi
Autore: Massimiliano Alberti
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 19 novembre 2020
Editore: Infinito Edizioni

TRAMA


Un omaggio a una delle tante perle che, nel corso della storia, la regina della Senna ha “nascosto” nei sobborghi di molte metropoli europee. Vicoli stretti, costruzioni basse e rustiche. Proprio come a Montmartre, nel grembo della bella e unica Trieste tante piccole case sorgono accatastate una vicina all’altra, in un’area che ricorda lo spirito Bohémien ma senza le notti del Moulin Rouge o de Le Chat Noir. Niente Cancan. Storie di sola gente e di gente sola, in questo luogo. Talvolta di andate e di ritorni. Di calzini appesi accanto al fuoco e di corti umide. Storia d’amore e d’amicizia. Di Lorenzo e di Marie Jeanne. Del matto Willy Boy e dei suoi “pen pen” urlati al cielo. Di Tullio e di Christian. Di gatto Benny e gatta Maria. Della Dea Incantatrice e Assassina: la Brown Sugar. Storia di mamma Rosalia. Di una carta da gioco appiccicata su di un muro in una viuzza nascosta. E di un rione ormai dimenticato fra nuovi e sovrastanti palazzi. Benvenuti nella Piccola Parigi. “Non state sognando, esiste realmente…!”. (Brigitte Bardot) Parte dei diritti d’autore derivanti dalla vendita di questo libro sono devoluti in beneficienza a “Il Gattile” di Trieste.

RECENSIONE


Sono nato e cresciuto in quella città all’estremo nord- est dello Stivale, dove per più di cinque secoli sventolò la bandiera degli Asburgo e, per ben tre volte, il tricolore francese. E fu proprio nella terza e ultima occupazione della Grande Armée che vennero edificate delle piccole case accatastate spalla contro spalla. Una ristretta lingua di terra che da valle risale una collina.


Trieste, una città variegata e vivace, come tutte le città di mare, crocevia di culture che si mescolano da secoli (non sempre pacificamente) e che proprio in virtù di questa peculiarità nasconde al suo interno tesori insospettabili come “La piccola Parigi”.

Perché intitolare il libro proprio a questa particolare zona di Trieste lo racconta Massimiliano Alberti in questo suo secondo lavoro e lo fa con maestria.

Questo è il caso in cui l’ambientazione è molto di più che un semplice luogo, non è solo uno spazio fisico in cui far scorrere la storia, ma è la storia stessa.

Perché i luoghi a volte non sono solo posti, ma sono radici da cui dipende il futuro sviluppo della pianta da cui traggono nutrimento.

Così come dice l’autore non si possono scegliere le famiglie da cui nascere, gli amici dell’infanzia e in questa ottica nemmeno il luogo in cui venire al mondo.


E non basta sfuggire ai pregiudizi della propria città o dell’intera provincia o persino del Paese, ma è inevitabile confrontarsi anche– anzi, innanzitutto– con quelli del quartiere in cui si è nati, di cui in qualche modo si è figli.


Volenti o nolenti siamo figli della nostra realtà e questo romanzo lo racconta con una leggerezza capace però di andare in profondità, con un’ironia elegante e con una prosa originale, semplice ma non banale capace di rievocare il periodo legato alla giovinezza di chiunque sia stato bambino negli anni 80.


Così, giusto per assaporare l’odore di corti e viuzze umide, tolgo il velo da un quadro ben diverso dalla romantica definizione di vecchio borgo: gradini scoscesi, malte decadenti, un albero secolare graziato dal Comune e biancheria intima appesa su spaghi sfilacciati trainati da carrucole cinguettanti.


Sembra proprio di vederlo questo scorcio di una città ricca di storia come Trieste, di cui ammetto con un po’ di vergogna, non conoscevo l’esistenza pur abitando a pochi chilometri da essa.

Un quadro che non ha nulla di poetico ma che suscita comunque un’emozione dinanzi all’ immagine di un quartiere povero, come ce ne sono in ogni città, teatro di scorribande tra ragazzi prima e della salita intrapresa per diventare adulti dopo.

All’interno di questo dipinto si dipanano infatti vicende capaci di portare in superficie sensazioni che dimorano nei corridoi della memoria, quella che riporta all’infanzia e all’adolescenza, ricordi frammentati di una stagione che non c’è più ma che se proviamo ad unire come puntini, creano un’ immaginaria porta, quella che una volta varcata consacra il difficile ingresso nell’età adulta.

Sono Lorenzo, Tullio e Christian ad accompagnarci a conoscere la piccola Parigi, un quartiere della città sul mare costituito da casette colorate risalenti alla dominazione francese e che per questo riportano struttura e caratteristiche dell’architettura parigina, che sarà il teatro del consolidarsi delle prime amicizie importanti, dei primi tormenti amorosi, della nascita dei sogni e l’incontro con i fallimenti, la presa di consapevolezza di sé attraverso i propri successi, ma soprattutto attraverso gli insuccessi.

Un borgo antico in cui case ed esistenze stanno in piedi in modo precario, oppure la cui facciata curata e abbellita cela in realtà al proprio interno stanze povere di amore, arredate da sporcizia e solitudine.

Ma in cui dimorano anche affetti e sogni da realizzare, alleanze e progetti futuri.

Questo libro è un piccolo mondo da scoprire, dove l’esistenza umana con tutte le sue contraddizioni e complessità viene raccontata con toni poetici, dal sapore nostalgico, ma aderenti alla realtà, in cui un oggetto riparato, una carta da gioco, le mura di un vecchio manicomio e una coperta sporca raccontano delle esistenze dei protagonisti e nello stesso tempo anche di noi, anche più delle parole.

Credo che tutti possediamo degli oggetti che per noi hanno  un significato speciale , evocativi di un ricordo, di un affetto, di un periodo.

Così accade anche nel libro, dove così come per i protagonisti determinati oggetti assumono un significato molto più importante del loro mero utilizzo, così restano impressi nella memoria del lettore che riesce a sentire come questi siano testimoni di momenti importanti, simbolo di un passaggio, un cambiamento, un’ evoluzione o una presa di coscienza e l’autore riesce così a darvi un’anima.

Se gli oggetti costituiscono una sorta di traccia, un sassolino lasciato lungo il cammino della vita dei personaggi c’è però anche un altro elemento che si interseca con le vicende narrate, legate tra loro da un filo rosso : l’amore per i gatti.

Gli amici felini sono i coprotagonisti di questo libro, creature solitarie ma capaci di amare, indipendenti a volte approfittatrici, con grande capacità di adattamento e sovente un sano menefreghismo, il cui affetto va conquistato e meritato.

Un elemento che ad un attento osservatore si evince già dalla copertina, bellissima: mi ha colpito istantaneamente capace di instillare curiosità e un po’ del fascino della Parigi degli artisti.

Una nota di merito rivolto all’autore è quello di aver dato anche una piccola voce al tema delle malattie mentali, una realtà spesso trascurata di cui nel mio territorio si possono ancora toccare i resti, come quelli del vecchio manicomio citato nel libro e di cui Trieste simboleggia la rivoluzione.

È vero che non tutto si può aggiustare?

Lascio ai lettori la risposta che deciderà di darsi al termine della lettura, che per me è la migliore di questo inizio anno.

Un libro che racconta il faticoso e complicato processo che si chiama crescere:  Lorenzo è il ritratto perfetto di come ancor più delle vittorie siano in realtà le difficoltà che incontriamo e le cadute che facciamo a essere determinanti nella nostra formazione.

Un insegnamento che prima o poi la vita dà ad ognuno di noi.


Così, oltre ai convenzionali saluti, aggiunsi in fondo un sincero ti voglio bene. Dopotutto, pensai, era dalle sconfitte che avevo imparato a vivere.


L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

Titolo: L’anima nera di un lord
Autore: Estelle Hunt
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 marzo 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Carter Castlereagh è il più celebre libertino della sua generazione.
Raffinato edonista, colleziona amanti con la stessa disinvoltura con cui lancia nuove mode, ma dietro un volto scolpito e occhi di ossidiana, nasconde un terrificante segreto.
Insofferente alle regole, non si cura della reputazione compromessa, né di quanto lo disprezzi il Visconte suo padre, poiché non è destinato al titolo e alle responsabilità del rango.
Juliana Conway è conosciuta come la Baronessa.
Rimasta vedova in giovane età, con la morte dell’anziano marito ha ereditato, oltre a un cospicuo patrimonio, una mole di maldicenze tale da renderla invisa al ton. Si mostra al mondo indossando una maschera di frivolezza e superficialità, dietro la quale nasconde numerose ferite. Avendo sempre a cuore la propria dignità, ha giurato di restare libera per il resto della vita.
Ciò nonostante, per entrambi, le nozze restano l’unica soluzione ai problemi familiari e alle insistenti pressioni sociali. Così i due, pur detestandosi, decidono di unire i loro destini in un matrimonio di facciata, convinti di poter condurre esistenze autonome. La convivenza forzata, però, mostrerà lati inediti dei loro caratteri e molte sorprese: perché quando due anime così profondamente provate e infelici si incontrano, nulla potrà mai tornare a essere come prima.
Mentre Carter, tenacemente convinto di non possedere più un cuore, non esiterà a spezzare quello di Juliana, pur di allontanarla da sé, i segreti che entrambi avevano gelosamente custodito verranno alla luce. A quel punto, Carter e Juliana impareranno a fidarsi l’uno dell’altra o le ombre del passato li allontaneranno per sempre?

RECENSIONE


La malvagità, la depravazione, la dissolutezza sono già scritte dentro di noi, impresse nel nostro animo come il DNA? Oppure ne veniamo contagiati, sono conseguenza di un apprendimento dovuto al contesto, all’ambiente che plasma il nostro essere come fanno le mani con l’argilla ? 

Nel retaggio infantile in cui siamo cresciuti le fiabe avevano una distinzione molto netta e chiara tra buono e cattivo, protagonista e antagonista, la principessa fragile che ha bisogno del principe per essere salvata. 

Lungi da me demolire fiabe che si sono tramandate per generazioni di bambini, fortunatamente la realtà non è così elementare. 

Non ci sono esclusivamente il bianco ed il nero, ma una moltitudine di colori e di loro sfumature che fanno sì non si possa fare una distinzione così netta e semplicistica dell’animo umano (tranne che in alcune eccezioni) tra buono e cattivo. 

Ecco perché in termini semplicistici potremmo dire che ne “L’anima nera di un lord”, terzo volume della serie degli Amori vittoriani, il protagonista è un “cattivo” già conosciuto nei precedenti volumi e che proprio in quelle narrazioni ne assumeva tutte le caratteristiche. 

Arrogante, sarcastico, machiavellico, meschino, depravato non smentisce queste sue caratteristiche nemmeno nel libro a lui dedicato ma siamo proprio sicuri che queste ne facciano automaticamente un personaggio negativo?  

Se l’analizziamo in modo più approfondito io dico di no, Carter  Castlereagh non è un personaggio negativo, è un personaggio che fa cose negative, una differenza sostanziale. 

Sicuramente in questa storia a lui dedicata Estelle Hunt fornisce una prospettiva più ampia e articolata della psicologia di questo personaggio che nasconde sotto maniere signorili, un aspetto sensuale e una lingua affilata un abisso dell’anima. 


Dietro i gesti manierosi, le occhiate languide e la parlata pigra, si nascondeva un animo scaltro e vigile, allenato a ferire.  


L’aspetto più interessante di cui l’autrice ha ammantato questo personaggio è sicuramente secondo me l’ambiguità. 


Lui assomigliava a un libro scritto con una grafia complicata, in una lingua incomprensibile che blindava le intenzioni. 


Non c’è niente di chiaro nel suo modo di fare, di pensare, di comportarsi, nemmeno quando agisce per ferire, complottare o manipolare, una peculiarità che avevo scorto già nei precedenti romanzi. 

Questo accade quando si è protagonista di una storia di segreti. 

Questa lo è senz’altro, un incalzante susseguirsi di supposizioni ed intuizioni volte a far carpire anche a noi durante la lettura cosa si nasconde sotto gli abiti eleganti ed un’anima apparentemente nera come quella che cita il titolo. 

In questo frangente secondo me la scelta di affiancare ad un personaggio di questo tipo una protagonista altrettanto imperscrutabile e ammantata di mistero è stata vincente. 

Complice uno stile di scrittura che se possibile ho trovato ancora più maturo, raffinato ed evocativo, un’alternanza di flashback durante la narrazione che porta il lettore a tentare di comprendere gli antefatti e tiene vivo il senso di curiosità, credo che in questo terzo romanzo l’autrice non solo confermi la sua grande capacità espressiva nel genere storico in particolare, ma che sia ulteriormente cresciuta non solo dal punto di vista stilistico. 

Estelle Hunt ci propone una protagonista femminile che non assolve al ruolo di salvatrice in quanto giovane, pura e innocente, al contrario Juliana, proprio perché anche lei ne è stata toccata, è una donna ferita, disincantata e consapevole non solo della malvagità che si annida nel mondo ma anche e soprattutto di quella che si annida nell’animo di Carter. 


La temeva, temeva sua moglie, perché in lei aveva scorto qualcosa che la rendeva troppo simile a lui: una profonda oscurità. 


Come già ci aveva abituate nelle sue storie precedenti questa autrice non rende facile la vita né ai suoi personaggi né alle sue lettrici che soffrono insieme a loro per arrivare a giungere infine ad un senso di compiutezza. 

In questa storia in particolare niente è semplice soprattutto per la protagonista femminile, che si trova a dover barattere la propria libertà per senso del dovere, ma a guardare più in profondità per non soccombere ad un sistema sociale in cui la donna come individuo non esisteva se non come appendice di un uomo. 


«Non potevo oppormi al mio matrimonio, non ho potuto farlo per il tuo. Siamo donne, Juliana.» «Oggi siamo donne libere.» Barbara scosse lentamente la testa. «Non rammenti cosa ti ho appena detto? La libertà è un’illusione. Sei scappata dall’Inghilterra e vi hai fatto ritorno perché un uomo ha promesso di riabilitarti» sospirò. 


Solo chi si riconosce può capirsi sebbene ciò non significa che sia altrettanto semplice accettarsi: questo infatti non è un romanzo la cui tematica che emerge è la redenzione, ma è l’accettazione, di sè stessi in primo luogo.

Ed ecco infatti che Carter e Juliana sono due facce della stessa medaglia ma con una differenza : il primo si lascia sopraffare dal dolore e dal peccato, Juliana sceglie di trarne forza. 

E di solito il più forte è colui che riesce a trarre in salvo chi è più debole. 

La riflessione finale è che quello che ci accade non per forza deve definirci, luce e oscurità in definitiva coesistono in ognuno, tutto sta nel decidere quale delle due far prevalere. 


«Le ombre si allungano laddove esiste la luce. L’una non può vivere senza l’altra. C’è luce in te, Carter. Permettile di manifestarsi.» 


LEGGERA COME LEI di Valentina Macchiarulo

LEGGERA COME LEI di Valentina Macchiarulo

Titolo: Leggera come lei
Autore: Valentina Macchiarulo
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 28 aprile 2017
Editore: Youcanprint

TRAMA


“Leggera come lei” parte da un oggetto che ogni donna possiede e da qui, da questo semplice oggetto e da quel che ne contiene, l’autrice riesce a sviscerare una disamina personale, senza dubbio, ma che abbraccia l’esperienza e il vissuto delle donne in generale. Chi più, chi meno, tutti – leggendo questo libro – possono rivedere un po’ di se stesse.

RECENSIONE


Leggera come lei non è un libro da leggere tutto d’un fiato, ma va scoperto e fatto proprio lentamente, un pezzetto alla volta, perché talmente denso di emozioni, riflessioni e ricordi, che non si possono assorbire tutti in una volta, necessitano di un tempo lento e misurato per esserne testimoni e poterli lasciare sedimentare.

Una lettura che paragono all’ammirare un tramonto oppure un panorama: ci si deve prendere il tempo di osservarlo e vivere la bellezza della contemplazione, cogliendo le sensazioni che provoca, solo poi nel caso fermarlo con una fotografia.

In questo senso per “fermare” le sensazioni e i pensieri che la scrittura di questa autrice ha evocato, la mia fotografia è stata sottolineare molti passaggi armata di matita e righello.

Quando dico molti intendo veramente tanti, come non mi accade spesso se non con quei libri che sembrano parlare non solo a me, ma anche di me.

Un flusso di coscienza, un monologo interiore, un torrente di emozioni…qualsiasi definizione si voglia dargli, questo libro è un viaggio profondo a tratti poetico e molto introspettivo dentro alla vita dell’autrice.


La scrittura è un po’ come un accappatoio, basta slacciare la corda per restare nudi.

Basta osservarla tra le righe per vedere molto di più di noi.


Valentina Macchiarulo si è messa molto più che a nudo, ha aperto la porta non tanto ai fatti della sua esistenza ma al suo vissuto interiore, fatto di insicurezze, sogni, gioie e dolori, paure e consapevolezze, conquiste e fallimenti.

E nello stesso tempo questa porta è diventata specchio, a cui guardare per vedere attraverso il riflesso di lei anche noi stesse: figlie, sorelle, amiche, ragazze, donne, mogli e madri; è stato immediato, forse perché anime affini, ritrovarsi nel ritratto di questa scrittrice e nelle emozioni che ne sono state la conseguenza, affiorate da questo specchio fatto di parole.

Un viaggio le cui tappe sono oggetti di uso comune che perdono la consistenza materiale per diventare simboli di un momento di vita, di un ricordo, di un sentimento.


Ogni oggetto, ha dato un concetto, un’esperienza, un ricordo che resta segnale di una strada che ho percorso, per arrivare ad essere io, comunque io!


Lo stile di questa autrice è di una qualità rara, raffinato ma non rindondante, profondo senza essere retorico, fluido nonostante la corposità.

Mi ha sorpresa e conquistata, con una prosa a cui mi sono affacciata come spettatrice con un senso di rispetto e delicatezza, come quando si maneggia qualcosa di fragile ma prezioso, perché mi ha consentito di poter vedere all’interno di uno spazio molto intimo come solo può essere il racconto di una vita visto con gli occhi dell’anima.


Quando si scrive dell’anima, si va così nel profondo che, hai bisogno di una penna blu, come il mare, per affrontare la risalita.


Intimo ma in un certo senso anche familiare, in cui ho ritrovato molto di me stessa, come le insicurezze che si attorcigliano come un’edera attorno al nostro essere, la paura della solitudine, i sogni coltivati e spiati da una fessura del cassetto in cui sono riposti e la forza e il coraggio che ci vogliono a farli uscire.

L’accoglienza, la sincerità, la coerenza, la riservatezza, il senso della famiglia, il valore dell’amicizia, la presa di consapevolezza che deriva dalle esperienze e dagli insegnamenti che ne traiamo.

Un elenco lungo, importante, ricco, in queste pagine Valentina Macchiarulo ha saputo condensare la sua essenza di essere umano.

A questo elenco non aggiungo anche quello degli oggetti che l’autrice utilizza quali veicolo dei suoi pensieri più intimi e veri, a cui corrisponde un capitolo del libro.

È una scoperta che lascio volentieri al lettore, perché possa fare questo viaggio insieme a lei e ritrovare così il senso delle cose non in quanto oggetti ma in quanto esperienze.


Ho capito che la cultura il non giudicare prima di sapere, lo stare dietro oppure dentro le cose e, non al di sopra, il conoscere il peso delle parole, si acquisiscono solo con il viaggio. Il viaggio silenzioso dell’ascolto. Il viaggio introspettivo della coscienza. Quello variegato delle società e, soprattutto, con il viaggio intelligente della libertà!


Ecco invito il lettore a fare di questa lettura questo tipo di ascolto, quello della coscienza, attraverso parole che hanno un peso, come sempre dovrebbe essere, e che osserviamo scorrere sulle pagine non solo con gli occhi, ma soprattutto con la mente.

A riprova del fatto che la leggerezza a volte può contenere elementi di un certo peso.


CHI ME L’HA FATTA IN TESTA? di Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch

CHI ME L’HA FATTA IN TESTA? di Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch

Titolo: Chi me l’ha fatta in testa?
Autore: Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch (illustratore)
Serie: autoconclusivo
Genere: Narrativa per bambini e ragazzi
Età di lettura: dai 3 anni
Tipo di finale: Chiuso
Numero di pagine: 24
Data di pubblicazione: 1 settembre 2016
Editore: Salani Editore

TRAMA

Una terribile catastrofe piomba sulla piccola Talpa in una tranquilla serata di primavera: è marrone e a forma di salsiccia – ma non è una salsiccia – e la cosa peggiore è che le è caduta esattamente in testa! Ma chi è il colpevole? Per stanarlo la nostra Talpa dovrà svolgere approfondite, puzzolenti indagini…

RECENSIONE


<<Ma che schifo!>> esclamò la piccola Talpa. << Chi è che me l’ha fatta in testa?>>

(Miope com’era, non poteva scoprirlo da sola.)


L’atmosfera un po’ scherzosa del carnevale mi ha fatto propendere per proporre un piccolo classico della letteratura per l’infanzia che è molto conosciuto tra i piccoli lettori.

“Chi me l’ha fatta in testa?” tratta un un tema interessantissimo per i piccini, affascinati da un naturale processo biologico che fino a qualche tempo prima hanno espletato nel pannolino, e anche per i più grandicelli che non resistono durante la lettura dal farsi grasse risate.

La povera talpa protagonista, appena messa fuori la testa dalla propria tana incorre in un incidente veramente molto fastidioso, lo stesso che potrebbe capitare a noi umani appena usciti di casa se il cielo fosse sorvolato da uccelli.

Solo che mentre per noi sarebbe impossibile individuare il colpevole qui la talpa non si arrende, diventa investigatrice e si appresta a cercare il colpevole di aver evacuato sulla sua testa.

Perché un’indagine sia svolta con attenzione si sa, bisogna raccogliere con dovizia molti particolari ed è così che il testo propone illustrazioni, descrizioni minuziose corredate persino di suoni onomatopeici su molteplici e differenti tipi di escrementi che producono animali diversi i quali cercano di discolparsi fornendo prova concreta del come la fanno.

Non lasciatevi disturbare dalla particolarità dell’argomento, perché se per un momento provate a leggere il testo con un’attenzione quasi scientifica e con la leggerezza che accompagna l’infanzia vi scoprirete a sorridere per la geniale semplicità con cui viene affrontato questo argomento.

Un argomento che a volte si ritiene ancora tabù o poco elegante, che invece va affrontato con i bambini con assoluta serenità e che è capace di provocare molta ilarità se usato con intelligenza, come in questo caso.

Dal sorriso passerete al ridere di gusto anche voi in un susseguirsi di pagine dove la vera protagonista ebbene sì, è la cacca, per giungere, in un clima di attesa e curiosità, ad un divertente finale.

Questo piccolo albo che per le caratteristiche tecniche si presta molto alla lettura animata da parte di un adulto, non stanca mai, è spassoso e come venne definito al tempo del suo successo si può veramente definire “la rivincita colta dell’escremento” a riprova del fatto che si può parlare di tutto se lo si fa con classe.


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LA VERSIONE DI VASCO di Vasco Rossi

LA VERSIONE DI VASCO di Vasco Rossi

Titolo: La versione di Vasco
Autore: Vasco Rossi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 24 novembre 2011
Editore: Chiarelettere

TRAMA


“Ognuno ricorda le cose alla sua maniera, ognuno un po’ se la racconta. Io sono stato franco. Con questo libro di dichiarazioni forse si capirà di più la mia versione… La realtà, a vederla bene, è dura, non sempre giusta, ma io la prendo come una sfida e dico sempre: andiamo a vedere fino in fondo. Questo è ciò che ci fa essere uomini, andare avanti nonostante tutto, anche se intorno la realtà ti fa schifo. Mio padre era socialista e non essere schierato in quegli anni con i comunisti o i preti non pagava a Zocca. Nella comune teatrale di Bologna ho scoperto Bakunin e gli anarchici. Non quelli che mettono le bombe, ma uomini migliori, liberi, talmente responsabili che non c’è più bisogno di uno Stato che ti detti le regole. Non sono mica Vasco Rossi io. Sono una persona, sono un uomo, mica un eroe invulnerabile come Achille. Dove mi colpisci io sanguino, Vasco Rossi no, lui non sente niente.”

RECENSIONE


Sono un provocatore di coscienze. Mi piace provocare quando scrivo.


Se credevate di avere in mano una classica biografia che raccontasse episodi più o  meno significativi della vita del “Blasco”, devo dire subito che decisamente non è così.

E giustamente aggiungerei.

Perché se avessi prestato più attenzione alle parole, che hanno un significato ben preciso e dicono da sole tutto quello che c’è da sapere, come recita il titolo, questo libro è “La versione di Vasco”, quindi il SUO personale, coerente e ovviamente modo tutto rock di raccontarsi.

Attraverso frammenti di interviste, dichiarazioni, pensieri liberi Vasco riconferma il personaggio di rockstar dalla vita spericolata, che ha vissuto al massimo, pagandone anche le conseguenze, artista libero e anticonformista con pochi peli sulla lingua, franco, diretto e provocatore.


Sognavo una vita avventurosa, volevo diventare una Rockstar. Poi, Rockstar lo sono diventato. Ho fatto tante cose, sono arrivato fin qui. E sono sempre più confuso. Ecco, con le canzoni io faccio la cronaca della mia confusione.


A primo impatto anche per me la sensazione data dalla lettura è stata di confusione.

Non un filo cronologico a tenere insieme i capitoli o a dare ai fatti una collocazione temporale lineare.

Una serie di dichiarazioni invece, più o meno distanti nel tempo in cui egli stesso si racconta, come uomo e come rockstar.

Errore mio.

Non si può prendere in mano un libro che racconta questo cantautore e aspettarsi di trovarsi di fronte ad una lettura classica, tanto meno semplice o tradizionale. 

E di questo Vasco avvisa anche il lettore all’inizio del libro, con una breve prefazione che più chiara di così non si può:


Ognuno ricorda le cose alla sua maniera

Ognuno un po’ se la racconta

Le biografie sono tutte false

Io sono stato Franco

Con questo libro di dichiarazioni forse sì capirà di più la mia versione

La versione di Vasco


Tenuto conto di questo mio approccio sbagliato ho quindi proseguito con occhio diverso e allora lì è scattata la magia, quella che arrivati alla fine del libro scalda, dandoti la sensazione di essere soddisfatti del viaggio intrapreso.

Come nella sua discografia Vasco tratta temi e argomenti tra i più svariati.

Dal suo rapporto con amici d’infanzia e affetti perduti, nella piccola e provinciale Zocca, un luogo che si intuisce subito stargli stretto non solo geograficamente, alla relazione con il padre che nonostante le loro distanze caratteriali e generazionali, era pieno di amore e la cui scomparsa è stata la chiave di volta nel processo che ha contribuito a far diventare Vasco quello che è diventato.


La sua assenza improvvisa è diventata un momento chiave della mia vita.

L’ultimo suo insegnamento fu : “ Sparisco, così ti svegli”. E io mi sono svegliato.


E lo fa con il linguaggio che sempre lo contraddistingue.

Un linguaggio che ha trasportato sulla carta con il suo tipico stile, semplice ma incisivo, popolare ma non banale, e con quel tocco filosofico che gli è valso spesso l’appellativo di poeta, racconta la sua visione della politica, di religione, filosofia, amore, sesso, tossicodipendenza, famiglia, arte, musica e ancora molto altro.

In questo suo libero flusso di pensieri e opinioni ci sono un’onestà intellettuale e  una trasparenza dell’anima che difficilmente credo si possano trovare in altre biografie cosiddette più tradizionali.

La stessa trasparenza poi che attraverso le sue canzoni è stata capace di mostrare al pubblico, quello che lo ama e lo segue da decenni.

Ed è proprio al suo pubblico che dedica una parte del libro tra le pagine che più ho apprezzato.

Attenzione, il “Blasco” lo dice chiaramente ai giovani di separare la canzone perfetta e fantastica dalla persona che l’ha creata, credo a voler smitizzare sè stesso come rockstar e lanciare forte il messaggio che lui è Vasco cantante ma anche Vasco uomo.

In quest’ultimo convivono le difficoltà, le sofferenze e le fragilità che sono di tutti.

Quelle che lui ha voluto esternare con la musica e le persone lo hanno capito, lo sentono nelle sue note e soprattutto nei suoi testi.

Da questa reciproca onestà è nato un legame forte, continuativo e fedele con coloro che lui chiama la sua gente.


Ho sempre saputo quello che stava facendo, ero consapevole che le mie canzoni si collocavano esattamente in un buco, in uno spazio vuoto, tutto da riempire, quindi prima o poi il pubblico le avrebbe capite. Andavo avanti aspettando che la gente capisca e, non ero preoccupato.


Proprio per questo l’amore con il suo pubblico, che egli non vuole chiamare fan perché troppo riduttivo, è assolutamente reciproco, un guardarsi dentro l’un l’altro usando la musica come lente.


Ho raggiunto la mia meta! E la mia meta è stata quella di aprire la porta…dei vostri cuori.

In questi anni, grazie ai miei concerti, sono stato ospite nelle dimore delle vostre anime.

Ho visto stanze splendide , tutte diverse.

Piene di luci colorate e di ombre scure, con centinaia di quadri appesi, e tesori nascosti, e passaggi segreti e finestre con viste bellissime.


Non è semplice recensire un libro di questo tipo, perché La versione di Vasco è come la sua carriera.

È proprio come lui.

Difficile riassumerlo in poche righe: provocatore, diretto, arguto, sensibile e libero.

Capace di essere sia profondo che leggero, semplice e complicato, unico ma di tutti.

Se vogliamo attingere agli innumerevoli versi immortali di alcune sue famosi canzoni, direi che questo libro ha un un senso, anche se un senso non ce l’ha.

Ad ognuno la possibilità di leggerlo e trovarne il proprio.


Link per l’acquisto del La versione di Vasco QUI

SCOLPITELO NEL VOSTRO CUORE di Liliana Segre

SCOLPITELO NEL VOSTRO CUORE di Liliana Segre

Titolo: Scolpitelo nel vostro cuore
Autore: Liliana Segre
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 20 novembre 2018
Editore: Edizioni Piemme

TRAMA


“La memoria di Liliana Segre cerca il suo approdo nel presente. Le sue parole lo svelano: racconta di se stessa in guerra come una profuga, una clandestina, una rifugiata, una schiava lavoratrice. Usa espressioni della nostra contemporaneità affinché la testimonianza del passato sia un ponte per parlare dell’oggi. Qui e ora. E, interrogando il presente, Liliana indica quel futuro che solo i ragazzi in ascolto potranno, senza indifferenza e senza odio, disegnare, inventare, affermare.” (dall’Introduzione di Daniela Palumbo).

RECENSIONE


Che la marcia che vi aspetta sia la marcia della vita, e non della morte. Questo vorrei dirvi.


Che la memoria della storia sia uno strumento importantissimo per non cadere negli errori di cui è stata testimone è risaputo.

Se tra gli strumenti di questa memoria ci sono le parole scritte di chi ha vissuto sulla propria pelle orrori come quelli subiti durante il regime nazi-fascista, è doveroso farne tesoro e condividerle.

Così come non è stato facile per l’autrice iniziare a raccontare nelle scuole questa parte dolorosa del suo passato, nello stesso modo non è semplice esserne partecipe attraverso la lettura.

La narrazione non è mai cruda nonostante il contenuto, ma si percepisce comunque forte la sofferenza che hanno provato le persone coinvolte negli eventi descritti.

Liliana Segre in questo libro racconta in modo breve ma incisivo la terribile esperienza di tredicenne deportata ad Auschwitz.


Ero sola. A tredici anni entrai da sola nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau. I ragazzi mi chiedono spesso: «Ma come hai fatto, Liliana? Come ha fatto quella bambina, da sola, lì dentro?».


Viene da chiederselo leggendo queste pagine: come ha fatto lei e tutti coloro che sono sopravvissuti?

Ma questa è solo la prima di una serie di domande che la stessa narratrice si è trovata a porsi più volte nel corso della propria vita.


Mi sono ritrovata più di una volta nella mia vita a chiedermi con angoscia, con stupore: «Perché?». Senza mai aver avuto risposta.

Non eravamo più italiani? Patrioti? Cittadini? 


Perché il dolore della persecuzione, dell’isolamento, dell’indifferenza comincia molto prima dell’internamento.

Con l’emanazione delle leggi razziali gli ebrei italiani perdono i diritti civili.

Ed è il racconto di questa discesa verso l’annientamento che tocca e commuove da subito, visto attraverso gli occhi di una bambina che improvvisamente non può più frequentare la scuola, si ritrova isolata e abbandonata dagli amici e dai conoscenti, tocca il disprezzo durante le perquisizioni, conosce la paura durante la fuga e sperimenta la prigionia.

Perché molte sono le emozioni di questa ragazzina che si riesce a toccare sulla propria pelle e che bruciano al contatto, diventando marchio, come quello inflitto agli internati nei campi di sterminio.

Il senso di colpa, lo smarrimento, la paura, la pena, la sofferenza fisica ed emotiva, l’ostinato attaccamento alla vita, lo stupore.


Negli occhi dei quattro soldati russi c’è tutto lo stupore per il male altrui, così ce ne parla Primo Levi. Unico, eccezionale, Levi, nel raccontarci il senso di smarrimento di chi è innocente di fronte al Male.


Lo stupore è forse il sentimento più paradossale che evoca il racconto, perchè viene da chiedersi come sia stato possibile una così totale e collettiva perdita di umanità nei confronti di altri esseri umani.

Nonostante ciò in ogni parola dell’autrice si respira una consapevolezza dolorosa ma mai contaminata dall’odio.

Nonostante le sofferenze vissute, come racconta lei stessa, Liliana Segre non ha mai ceduto a quella oscurità che la ha avvolta in quei terribili anni.

Non una volta fa trasparire dal suo racconto rabbia o desiderio di vendetta.

La sua testimonianza consapevole e onesta è un lascito ai giovan,i perché facciano dei suoi ricordi mattoni su cui costruire ponti di pace e di libertà.


Sono una persona che non dimentica, ma libera dallo spirito di vendetta: la mia libertà sta nel sentirmi una donna di pace.


Una testimonianza come questa non lascia indifferenti.

Il messaggio più potente e più importante che lasciano le sue parole è quello che riguarda l’indifferenza.

Liliana Segre ha ragione quando dice che è anche peggio della violenza.

Perché ne diviene sua complice.

La stessa che ha consentito che in quegli anni milioni di persone venissero prima perseguitate e poi sterminate.

L’indifferenza che ancora oggi nonostante tutto serpeggia e strisciante si insinua nelle coscienze di chi non è capace di raccogliere la bellezza di chi è diverso da noi ma nello stesso tempo uguale.

Un libro per ragazzi che può tranquillamente essere letto anche dagli adulti perché siano essi per primi a farne strumento della memoria, da condividere e tramandare come un testimone ai giovani.

Quei giovani che la senatrice Segre considera tutti suoi nipoti e per i quali è diventata, nonostante il dolore del ricordo, una fiamma perpetua a illuminare chi non c’era, chi non se ne preoccupa, chi ancora non crede.


<< Sconfessate la menzogna. Diventate candele della memoria.>>


Proviamo a essere scintilla per queste candele, anche leggendo e diffondendo libri come questo.


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URLO DI MAMMA di Jutta Bauer

URLO DI MAMMA di Jutta Bauer

Titolo: Urlo di mamma
Autore: Jutta Bauer
Serie: autoconclusivo
Genere: Narrativa per bambini e ragazzi
Età di lettura: dai 3 anni
Tipo di finale: Chiuso
Numero di pagine:32
Data di pubblicazione: 13 febbraio 2020
Editore: Nord-sud Edizioni

TRAMA


Cuore tempestoso di mamma. Un libro per ricucire l’amore.

Dall’editore: l’amore di una mamma per il suo piccolo è inesauribile. Lei come nessun altro, sa proteggere, confrontarsi, e rassicurare.

RECENSIONE


Stamattina la mia mamma ha urlato così forte, che mi ha mandato in mille pezzi.


Quasi a poter sentire il rumore come di un vaso che si rompe, l’incipit di questa storia evoca da subito una sensazione familiare e potente, che tutti almeno una volta nella vita abbiamo provato.

La  prima volta che ho letto questo libricino mi sono commossa perché di nuovo una lettura, anche se per l’infanzia, mi ha riconfermato quanto sia grande la potenza delle parole.

Poche, semplici, efficaci e se accompagnate dalle giuste immagini anche d’impatto.

Perché anche se questo è un libro piccolo nelle dimensioni, breve nel numero di pagine, molto semplice nel linguaggio e nelle illustrazioni è un testo che custodisce in sé e fa uscire in modo dolce ma dirompente un grande messaggio.

Quanti di noi da piccoli si sono sentiti rotti, frantumati di fronte ad un severo rimprovero della nostra mamma?

Il titolo evoca proprio un episodio di questo tipo, un urlo della mamma pinguino nei confronti del suo piccolo talmente forte da romperlo in mille pezzi.

Perché è così che ci si sente quando qualcuno che amiamo si arrabbia con noi: quando siamo bambini è la mamma la figura che incarna l’amore assoluto ed è la paura di aver perso questo amore che ci fa sentire disgregati.

Ma credo si possa ricondurre una sensazione simile anche al vissuto adulto: un modo di dire recita infatti “mi sento a pezzi” per indicare uno stato d’animo di dolore o sofferenza emotiva per esempio.

Quando finisce un amore, un’amicizia o un qualsiasi legame affettivo è compromesso la sensazione è un po’ quella di non sentirsi più interi, di avere pezzi mancanti.

Una sensazione che ho provato e che riconosco sempre ogni volta che leggo questo libro.

Come figlia ricordo la sensazione di paura e vulnerabilità nel pensare che l’amore materno possa venir meno dopo un rimprovero acceso.

Come mamma riconosco il senso di colpa che può nascere in un genitore quando per motivi disparati, può capitare di perdere il controllo: motivazioni che possono dipendere non solo dalla condotta della prole, ma dal nervosismo, dalla stanchezza, o da altre mille ragioni.

Nella sua dolce semplicità il libro racconta come superare questo senso di colpa e trovare il coraggio di chiedere scusa, di cercare di riparare ad una reazione eccessiva.

Ci sono infatti dei tipi di amore che così come ci hanno spezzettato sono anche in grado di ricomporci.

Il simbolismo espresso in questo albo illustrato racconta proprio questo, come l’amore materno sia in grado di rimettere insieme i pezzi rotti del proprio figlio.

Nel caso specifico di ricucire letteralmente i pezzi del povero cucciolo di pinguino sparpagliati per il mondo

La costanza, l’affetto e la capacità della mamma di chiedere scusa permetteranno di ricomporre il piccolo pinguino e ritrovare la sicurezza e la serenità che si provano nel sapere di essere amati sempre, anche quando sbagliamo.

Perché tutti sbagliamo, anche gli adulti nel difficile compito di crescere i propri figli, ed è l’amore incondizionato che consente di riparare a questi errori.

Un libro ormai entrato a pieno titolo tra i classici della letteratura per l’infanzia che nella sua tenerezza è capace di rapire grandi e piccoli.

I primi per la potenza del messaggio e i secondi per la dolcezza che traspare dal testo e dalle illustrazioni simpatiche e accattivanti.

Un libro che mostra come si possa ricucire sempre l’amore, se ci sono la volontà, la capacità di andare oltre alle emozioni del momento, se si è in grado di mettersi in discussione, di chiedere scusa, di accettare la nostra umanità imperfetta.


DI UN ROMANZO AI TEMPI DI INSTAGRAM, E DI UNA STORIA D’AMORE di Alice Gransassi Ferretti

DI UN ROMANZO AI TEMPI DI INSTAGRAM, E DI UNA STORIA D’AMORE di Alice Gransassi Ferretti

Titolo: Di un romanzo ai tempi di Instagram, e di una storia d’amore
Autore: Alice Gransassi Ferretti
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 4 novemnre 2020
Editore: Gruppo Albatros Il Filo

TRAMA


Alice, giovane psicologa, diretta, schietta, grande sognatrice e innamorata dell’amore, un giorno, si decide finalmente a proporre il romanzo che tiene nel cassetto da un po’ ad un editore, che la rifiuta preferendole un giovane Influencer di Instagram con milioni di followers. Avvilita, Alice torna a casa, si getta nel letto, e la mattina dopo viene svegliata da una bimba bionda che la chiama “Mamma”. Una storia impetuosa, dai sentimenti travolgenti e sempre sinceri e autentici, una lettura gratificante che vi lascerà il sorriso sulle labbra e il cuore colmo di felicità.

RECENSIONE


Un titolo e una cover diversi dal solito sono stati i primi elementi che hanno attirato la mia curiosità, un po’ insoliti rispetto all’argomento a cui rimanda il titolo e in effetti questa lettura non parla solo di una storia d’amore.

È un romanzo che affronta con un tocco lieve ma ben chiaro temi disparati, dalla complessità delle relazioni umane, alle responsabilità del crescere un figlio, dal desiderio di realizzare un sogno all’utilizzo a volte distorto dei social media.

Alice Gransassi Ferretti è un’autrice emergente dalla penna onesta e realistica, che, in questo lavoro fa intuire un velato sapore autobiografico.

La cover richiama proprio una tipica foto che si posta sui social ed infatti l’autrice prova con il suo intreccio a fotografare il condizionamento che subiamo in molteplici ambiti dai social media.

Il loro utilizzo a volte distorto ha contaminato le relazioni interpersonali ?

È vero che sempre più spazio e visibilità vengono date sui social network nonostante la mancanza di contenuti da trasmettere?

Questo romanzo prova a rispondere a questa domande non direttamente ma ponendo davanti a degli accadimenti da cui poi spontaneamente il lettore trarrà le proprie conclusioni.

Attraverso una narrazione arguta sul rapporto di coppia, sull’eterno scontro tra sentimento e ragione, sulle insicurezze insite in ognuno di noi, sulla necessità di trovare dei compromessi, senza che vengano meno i doveri insiti nella genitorialità.

Il tutto amplificato e forse complicato, questo sarà sempre il lettore a stabilirlo, da una società devota all’apparenza che ha fatto dell’ avere molti followers il proprio vessillo.

L’incipit da cui ha origine la vicenda trasporta questo condizionamento anche nel mondo editoriale, tanto che persino pubblicare un libro diventa più facile per chi naviga nel mondo virtuale dei social media anche se non ha molto da comunicare.


Ecco, la donna che quella ragazzina è diventata ha deciso di scrivere un romanzo in un’epoca storica in cui se ti apri una pagina Instagram e hai più di un tot di followers, non importa che tu abbia realmente qualcosa da dire.


Per me è stata una lettura coinvolgente e identificativa non tanto per gli accadimenti quanto per l’affinità di pensiero con la protagonista.

Alice  è una psicologa che sarà travolta ad un certo punto da una serie di eventi che le faranno apparentemente perdere il controllo della sua vita.

Protagonista di una storia sentimentale intensa ma complicata, assalita da una serie di incertezze, contemporaneamente impegnata nel difficile mestiere di genitore, donna che vuole realizzare un sogno e che si troverà anche a dover combattere con la depressione.

La forza del libro sta soprattutto in una costruzione narrativa molto originale che volteggia tra sogno e realtà, pensieri, emozioni e azioni in cui ognuno di noi può specchiarsi.

È stato immediato identificarsi nelle reazioni, nei pensieri e sentimenti raccontate nel romanzo, che sono comuni a molte storie di vita normale ma che ognuno di noi affronta e metabolizza a modo proprio.


Questa sì, che sarebbe una trama banale. Peccato che le trame banali siano quelle che rappresentano di più un’innumerevole quantità di persone che per altrettanti innumerevoli motivi si ritrova nelle stesse condizioni emotive una o più volte nel corso della vita e quindi compie gli stessi gesti che sto facendo io ora;


A volte quando si racconta la realtà si corre il rischio di essere tacciati di banalità.

Credo invece che questo libro non abbia nulla di banale, a partire dallo stile ironico ma introspettivo fino ai contenuti che trasportano il lettore dentro a vicende ordinarie ma che proprio per questo accomunano molte persone.

Attraverso una narrazione a volte incalzante che ribalta l’andamento della storia lasciando il lettore forse un po’ spaesato ma anche molto curioso dell’evolversi degli accadimenti.

Questo anche grazie al fatto che rispecchiando in pieno la realtà, il susseguirsi dei fatti narrati e la loro evoluzione non sono facilmente intuibili: non tutti i progetti, le intenzioni, i sentimenti sono sempre chiari, e non prendono la direzione desiderata, proprio come accade nella vita.

Questa autrice ha saputo raccontare una famiglia qualunque con uno stile per niente qualunque, in un modo personale, con un realismo e un carattere introspettivo che gli hanno conferito verità e di conseguenza la partecipazione emotiva del lettore.

La descrizione di vicende e situazioni in cui molte donne possono identificarsi ha infatti il valore aggiunto di permettere di identificarsi con Alice e con le situazioni familiari che vive.

Una finestra su eventi da cui molte persone si sono affacciate o si affacceranno nella vita e che forse grazie a questo permette a chi legge di non sentirsi così diverso o inadeguato rispetto alle tempeste che a volte purtroppo si infrangono sull’ esistenza.

Una sana spruzzata di ironia, alleggerisce la trama che non risulta troppo pesante e che apre una piccola fessura anche sul tema della depressione, trattandolo con garbo e onestà.


Erano anni in cui c’erano ancora molti tabù sulla salute mentale, io stessa mi vergognavo come se me la fossi andata a cercare: in realtà era stato tutta una serie concomitante di fattori. Gli ormoni post partum, l’essere diventati una famiglia, lo scoprire che la vita da madre non era come quella che trasmettevano nelle pubblicità:


È un libro che parla di vita, della realizzazione dei sogni, della fatica che si fa per inseguirli, delle cadute che capitano nel tentativo di realizzarli, delle difficoltà che si incontrano sulla strada per realizzarli ma anche della profonda felicità che si ottiene nel raggiungerli.

Che siano essi ritrovare un amore perduto, essere un genitore all’altezza, realizzarsi professionalmente, combattere la depressione, o pubblicare un libro, ogni sogno realizzato è una salita al termine della quale si viene investiti da una felicità autentica, perché conquistata con fatica.


Sorrido di quei sorrisi potenti, che illuminano gli spazi e gli oggetti, che danno luce alle stanze. I sorrisi di quando non puoi essere più felice di così. I sorrisi che notano anche gli estranei, perché brillano e ti fanno brillare.


Una ultima piccola menzione merita la prefazione di Barbara Alberti che ho trovato centrata, delicata e onesta. Mi ha positivamente introdotta alla lettura con poche righe che riassumono molto bene l’essenza non solo di questo, ma di ogni romanzo che ci si appresta ad iniziare.


Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.


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CARO BABBO NATALE di Martha Brockenbrough

CARO BABBO NATALE di Martha Brockenbrough

Titolo: Caro Babbo Natale
Autore: Martha Brockenbrough(Illustrazioni Lee White)
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa per bambini e ragazzi
Età di lettura: dai 5 anni
Tipo di finale: Chiuso
Numero pagine: 32
Data di pubblicazione: 7 novembre 2017
Editore: DeAgostini

TRAMA


Un libro illustrato per bambini dai 4 anni. Una storia divertente, accompagnata da colorate illustrazioni, per scoprire il fascino dell’autunno. Un album illustrato corredato da una breve Ogni anno Lucy scrive a Babbo Natale, ma pian piano la sua fede inossidabile cede il passo al dubbio: come può un vecchietto panciuto infilarsi dentro i camini e portare regali in tutto il mondo? Lucy vorrebbe chiederlo proprio a lui, ma si trattiene. Fino alle feste dei suoi otto anni, quando decide di scrivere non più la solita letterina, ma un messaggio a sua madre: “Cara mamma… sei tu Babbo Natale?”. Ciò che riceve in risposta è una verità commovente, rivelatrice e intrisa di tutta la magia del Santo Natale. “Non c’è nessun Babbo Natale che si infila nei comignoli. Perché lui è molto più di questo. È l’amore per gli altri, è la magia del donare.”

RECENSIONE


Quante letterine nel mondo e negli anni hanno avuto questa intestazione: caro Babbo Natale…

Questo è il titolo di un libro che ho conservato gelosamente fino a che non è arrivata l’età giusta per poterlo leggere con mio figlio.

Attenzione infatti, non è un libro per bambini piccoli benché l’età di lettura indicata sia 5 anni.

Questo è un libro che aiuta genitori e figli nel delicato ma inevitabile momento in cui i piccoli ormai cresciuti cominciano ad avere qualche dubbio sull’esistenza di Babbo Natale.

Non c’è un’età specifica quindi per leggerlo, ma penserei più al momento giusto che non è uguale per tutti: quello in cui un po’ di infanzia scivola via per essere messa nel cassetto dei ricordi, con i sogni, la fantasia, la gioia e il sapore tutto speciale che solo la spensieratezza di questo periodo ha e che questa festività ci ha saputo regalare quando eravamo piccoli.

Tutti ci siamo trovati a porre questa domanda da bambini e poi a dovervi rispondere prima o poi da genitori: in questo libro accade proprio questo.

Lucy è una dolce bambina che nello scorrere degli anni intrattiene una corrispondenza proprio con il Babbo di rosso vestito.

Ogni anno esprime un desiderio per Natale non mancando mai però nella sua letterina di esprimere il proprio affetto per il vecchio signore il quale incredibilmente le risponde!

La particolarità di questo albo illustrato è non solo la tenerezza della storia, che lascia a piccoli e grandi un messaggio bellissimo, ma anche la presenza all’interno delle pagine delle buste con le lettere che si scambiano Lucy e Babbo Natale.

Potrete estrarle e leggerle con i vostri figli diventando testimoni della crescita di Lucy e dei cambiamenti che questa comporta anche nell’espressione dei suoi desideri per le feste.

Per giungere alla fine all’ultima lettera, quella che racchiude tutto il senso della storia, che mi ha commosso sin dalla prima lettura e  ogni anno quando la ritrovo è così.

Perché in modo molto semplice ma intriso di poesia è nell’ultima lettera del libro che la mamma di Lucy dà alla propria non più piccola figlia un insegnamento che è prezioso per tutti e in ogni momento dell’esistenza.


Babbo Natale è un maestro che ci insegna a credere. Per tutta la vita dovrai avere fede: nella tua famiglia, nei tuoi amici, in te stessa… perfino nelle cose che non puoi vedere o toccare.


Credere a Babbo Natale è in realtà un atto di fede, che non muore con la scoperta che questa figura non esiste perché in realtà non è così.

Egli continua ad esistere come simbolo di quella fiducia che dobbiamo continuare ad avere anche quando la strada si fa irta.

Negli affetti, nell’amore che riceviamo ma soprattutto in quello che doniamo.

Anche se l’abbiamo dimenticato, troppo presi a dare una forma materiale a questa festività, Natale in fondo è questo: la giornata in cui celebriamo l’importanza del donare agli altri.

L’albo trae ispirazione dalla realtà, e la testimonianza riportata in quarta di copertina racconta proprio l’episodio accaduto all’autrice nel dover rispondere alla fatidica domanda da parte della figlia.

Questo potrebbe essere un bel regalo di Natale, un piccolo tesoro di letteratura per bambini capace di parlare anche agli adulti.

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