NON MENTIRMI di Sagara Lux

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NON MENTIRMI di Sagara Lux

Titolo: Non mentirmi
Autore Sagara Lux
Serie: Autoconclusivo
Genere: Dark Romance
Narrazione: Prima persona (Nathan e Miranda)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 21 Febbraio 2017
Editore: Self publishing

TRAMA


Nathan Blair nasconde un segreto.
A Miranda basta un semplice sguardo per percepire in lui qualcosa di affascinante e spaventoso al tempo stesso; qualcosa che l’attira al punto da farle mettere da parte la carriera di violinista e investire tutta se stessa nella ricerca della verità.
Miranda De Luca possiede un talento.
Il suono del suo violino riesce a penetrare le barriere della mente di Nathan. Risveglia le ombre del suo passato e riporta alla luce qualcosa che credeva di avere sepolto per sempre.
Miranda è la stella che brilla sul palcoscenico.
Nathan è il mostro che la osserva nell’ombra.
Uno dei due mente, l’altro vuole scoprire la verità.
È per questo che scendono a un patto pericoloso e sensuale, che li costringerà a rivelarsi per quello che sono e legherà per sempre le loro vite, i loro corpi… E i loro segreti.

RECENSIONE


La verità più grande è spesso l’unica che non riusciamo a vedere.


Quante volte ci intossichiamo di piccole e grandi menzogne che tessono una tela dalla quale è difficile uscire?

“Non mentirmi” già da titolo delinea una delle tematiche principali di questo libro appassionante, ovvero l’eterna lotta tra verità e menzogna, tra bene e male.

Due fratelli, una donna contesa, due opposte verità intrecciate a segreti inconfessabili, così oscuri e impenetrabili da confondere, fino a che riconoscere chi sia la vittima e chi il carnefice diventa quasi impossibile.

Si crede sempre di preferire la verità, ma in realtà quando è dolorosa o complicata, si genera un conflitto psicologico da cui può essere complicato divincolarsi.

Mentire è generalmente un sintomo di diffidenza nelle proprie capacità o in quelle altrui di affrontare i problemi. In altri casi, scegliere la menzogna significa comportarsi come una persona senza scrupoli che vuole ottenere qualcosa. Ed è questo che accade in questo romanzo intrigante e sensuale, in cui il genere romance si miscela ad arte con tonalità suspence che conturbano il lettore pagina dopo pagina:


Volevo possedere Nathan Blair. Completamente. I suoi segreti. I suoi sguardi. Il calore delle sue mani. I suoi demoni.


A parlare Miranda De Luca, giovane e bellissima violoncellista che grazie al suo indiscutibile talento calca già i palcoscenici più importanti concerti di musica classica. Per lei il violino rappresenta non solo una passione profonda e irrinunciabile bensì l’estensione di corpo e anima, un legame così forte da aver trasformato la musica in vita, libertà, capacità di potersi esprimere.


Avevo bisogno di sentirmi libera, di seguire l’istinto. Non a caso, le musiche che amavo suonare di più non erano mai quelle che si trovavano su uno spartito.


Un coinvolgimento così totalizzante da intrigare al primo colpo un insolito spettatore, Nathan Blair, che una sera accompagna ad assistere ad un suo concerto Dominic, suo fratello oltre che l’uomo con cui Miranda si sta frequentando.


“Lei non era come credevo. Era come la musica che stava suonando. Pericolosa.”


Nathan ne resta stregato, fino a che entrare in contatto con questa ragazza affascinante dalle mani d’oro diverrà la sua ossessione. Uomo tormentato e noto molti per essere stati colpito da un passato che lo ha emotivamente annientato, Nathan instaura con Miranda un legame che assume sempre di più le sembianze di una rivalsa su qualcosa o qualcuno che è stato artefice di un dolore che non ha mai superato, né dimenticato.

Sotto le luci sfavillanti di Parigi prende vita una storia intrisa di un’atmosfera sensuale, a tratti dark, che ricorda i film dalle tonalità noir ambientati nella Ville Lumière in cui sguardi, desiderio, attrazione, mistero e verità nascoste avvolgono il racconto. Niente e nessuno sembra essere quel che realmente è.


La roccia era soltanto apparenza. Dentro di lui scorreva un fiume denso di emozioni, ricordi e rimpianti. Dentro la carne che mi aveva attirata c’era un cuore che pulsava di un dolore cieco che non era ancora riuscito a seppellire.


Sagara Lux, autrice dal talento indiscusso, firma un romanzo bellissimo, che ho particolarmente apprezzato perché caratterizzato da uno stile evocativo che porta il lettore nella profondità delle emozioni dei suoi protagonisti: Miranda con la sua innocente sensualità, Nathan con il suo oscuro magnetismo, Dominic con il suo potente carisma. Tre personaggi diversi e così accuratamente descritti che cercare di immaginare le loro mosse e individuare le molteplici omissioni sarà inevitabile.

Saranno Nathan e Miranda a raccontare la loro storia, due punti di vista che si avvicendano con perfetta sincronia, svelando capitolo dopo capitolo ogni sfumatura di una tela intessuta ad arte.

Molto originale la scelta di nominare ogni capitolo seguendo i tempi delle composizioni musicali, da Preludio, Andante, Vivace, Rondò, Adagio, Grave, Minuetto, come a seguire lo stato d’animo dei protagonisti e le atmosfere del racconto.


Lei era giovane, passionale, onesta. Io non ero così, non lo ero stato nemmeno alla sua età. Eppure eravamo innegabilmente simili, poiché avevamo fatto lo stesso percorso. Avevamo amato qualcuno in maniera totalizzante–con il corpo, il cuore, l’anima–e quando questo qualcuno ci era stato portato via avevamo lasciato andare anche tutto il resto.


Una lettura che mi ha fatto scoprire un’autrice che da tempo volevo conoscere e che sicuramente vorrò continuare a leggere, anche in occasione della sua nuova pubblicazione con la serie “Their rules” in uscita in questi giorni.

Alla prossima storia.

NOTTE BLU di Tess Thompson

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NOTTE BLU di Tess Thompspon

Titolo: Notte blu
Autore Tess Thompson
Serie: Blue Mountain
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (Blythe)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 20 Settembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Dopo il tradimento del marito, Blythe Heywood è costretta a ricominciare. Quando trova un foglietto con il numero di telefono dell’uomo da cui si era allontanata anni prima, non resiste alla tentazione di seguire “la strada non presa”.
Un viaggio verso l’ignoto che potrebbe guidarla verso il suo vero destino, o la rivisitazione di un passato che metterà a rischio il suo futuro?
I lettori del primo libro della serie Blue Mountain di Tess Thompson, autrice bestseller di USA Today, si troveranno a fare il tifo per due personaggi amabili e complessi, impegnati a esplorare verità dolorose per accettare una seconda possibilità e imparare ad amare dopo una perdita

RECENSIONE


Ho avuto il piacere di poter leggere in anteprima questa bellissima storia a firma di Tess Thompson, un’autrice americana che non conoscevo e che mi ha colpita sotto molti aspetti, di cui vi parlerò tra poco.

“Notte blu” è il primo libro di una serie, chiamata “Blue Mountain”, composta da cinque romanzi autoconclusivi che esce oggi in Italia, che ha per protagonisti i fratelli Lanigan di Peregrine, una cittadina dell’Idaho. Seguiranno nelle prossime settimane le storie dei personaggi presenti nei vari libri ma ogni volume della serie può essere letto a sè.


Mi sentivo intrappolata nel passato e tormentata dal futuro, e questo mi faceva sentire sola, più di quanto non mi fossi mai sentita in vita mia. Sembrava che tutti fossero andati avanti, tranne me.


Protagonista di questo libro è Blythe Heywood, una donna di quarantacinque anni che dopo che il marito ha deciso di lasciarla per una ragazza molto più giovane di lei, si ritrova a dover ricostruire la propria vita e fare i conti con sé stessa.

Non è facile superare la fine di un amore, soprattutto se a causarlo è un tradimento in un’età delicata come quella della protagonista, in cui la curva emotiva pare toccare il picco più basso.

Oltre alla desolazione della fine del suo matrimonio, la presenza di un’altra persona più giovane, contro cui probabilmente Blythe non può combattere, rende tutto più doloroso perché essa rappresenta la novità assoluta e forse quello che lei stessa non è.

Una crisi che la costringe a guardarsi allo specchio per fare un bilancio della propria vita, soffermandosi a riflettere sul tipo di percorso di vita che ha intrapreso, su quello a cui ha rinunciato per amore della famiglia, come l’amore per la fotografia. Il ritrovamento casuale di un biglietto la fa ripiombare in un passato che sembra richiamarla a qualcosa di lasciato in sospeso, un rimpianto che non le ha mai dato pace.


L’unica cosa che avessi mai fatto io fuori dall’ordinario era stata la mia breve relazione platonica di tre giorni con Finn, un mese prima del matrimonio. Avevo poi trascorso tredici anni a sentirmi in colpa, giurando che avrei rimediato al mio peccato di gioventù facendo la moglie e la mamma perfetta. Pentendomi. E cosa ci avevo guadagnato? Un marito fedifrago.


Una storia profonda e introspettiva che tratta con consapevolezza tematiche vicine a moltissime persone, come il complesso universo della famiglia, il devastante sentimento del rimpianto, capace di intrappolare le vite e cambiare il destino, che a volte può sorprendere, offrendo inaspettate seconde possibilità. Sta a noi cogliere i segni e decidere di aprire quelle porte che ormai ci sembravano precluse.


 Con un cenno del capo lui sorrise in un modo che sembrò empatico, ma ciò che gli uscì dalla bocca mi sorprese. «Un uomo che lascia una donna come te per una trentenne sta semplicemente cercando di trovare una donna più adatta alla sua “maturità”.» Sollevò il bicchiere. «Che liberazione!» Mi salirono le lacrime agli occhi. Era la cosa più carina che qualcuno mi avesse detto da molto tempo.


Quando Blythe incontra per la prima volta Kevan Lanigan non sa chi lui sia e soprattutto cosa diverrà per lei e in che modo riuscirà a modificare le sue prospettive, a cambiare la percezione della realtà. Un uomo solitario, apparentemente imperturbabile, capace di innescare quasi istantaneamente una connessione profonda con lei. Entrambi si troveranno coinvolti in un viaggio nel passato che li porterà a rivivere dolorosi ricordi, svelare verità nascoste e scoprire segreti inconfessabili. Un percorso a tratti toccante che sarà sempre più necessario affinché la speranza del futuro prenda il posto del rimpianto.

Una storia costruita da una trama romance coinvolgente e resa intrigante da tonalità che dal rosa virano pagina dopo pagina verso il giallo intenso. Ad aleggiare su tutto, un alone di mistero e magia affascinanti, che si intrecciano rendendo il racconto a volte mistico, come il volo del falco pellegrino che sovrasta gli sconfinati paesaggi dell’Idaho più selvaggio. Un luogo appassionante, che grazie al racconto di Blythe il lettore può conoscere per il colore del suo cielo, la bellezza dei suoi paesaggi, la natura che lo avvolge. Uno spazio in cui perdersi e ritrovarsi, come accade a lei, che finalmente si sente libera di essere sé stessa, senza insicurezze o ruoli da rispettare, felice di poter prendere in mano la sua vita.


L’aria dell’Idaho mi faceva sentire più audace, più coraggiosa di quanto non fossi mai stata in vita mia.


Una lettura che consiglio anche per lo stile di scrittura impeccabile proprio perché semplice, diretto ed efficace al punto da consentire al lettore di immedesimarsi benissimo con i sentimenti dei protagonisti. Dialoghi avvincenti e significative riflessioni sull’amicizia, la maternità, il senso di comunità completano le ragioni per cui leggere “Notte Blu”.


L’uomo sorrise, in viso tornarono quelle mezze lune. Per la terza volta quella sera, mi diede l’impressione di spazi aperti, del fianco di una montagna, la riva di un torrente, e poi c’era il colore dei suoi occhi, che adesso era leggermente più scuro del cielo dell’Idaho.


Avevo bisogno di leggere un libro con due protagonisti miei coetanei, in cui mi sono particolarmente ritrovata. Un’età la loro come la mia in cui fare bilanci diventa sempre più centrale a stare bene con noi stessi, per lasciarsi alle spalle il passato, vivere al meglio il presente e soprattutto dare forma al futuro, scegliendo finalmente la giusta strada per noi, senza più rimpianti e paure.

In attesa della storia successiva.

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

Titolo: La donna con l’abito nero
Autore: Alberica Sveva Simeone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Dark Abyss Edizioni

TRAMA


Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo
Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso.
Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua
immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di
un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra
degli uomini.

RECENSIONE


 “Mentre la vecchia creatura divorava voracemente la sua cena, nel bagno, adagiata nella vasca, c’era una ragazza, o quel che ne restava. Il torace aperto, il cuore strappato via, le viscere strappate le erano scivolate via fra le cosce”.

La storia di Alberica Sveva Simeone si apre così, con un’immagine cruda, quasi rivoltante, quasi sembra di sentire il sapore ferroso del sangue.   Chi è questa misteriosa figura che si nutre di carne umana? All’inizio il lettore è confuso, sbigottito, inorridito, non c’è nessuna razionale spiegazione a tanto orrore. Poi pian piano si inizia a conoscere meglio tutti i protagonisti, tutti gli inquilini del misterioso condominio. Sono tutte persone con storie tragiche alle spalle, persone che hanno combattuto malattie difficili, uomini e donne che hanno risolto problemi insormontabili, ma probabilmente hanno pagato un prezzo altissimo per questo. L’autrice utilizza la narrazione in terza persona e conduce il lettore nella mente del protagonista, Matteo Gori, in quella dei suoi compagni di sventura ed in quella dell’assassina, che sembra ringiovanire mano a mano che si nutre di carne umana.

Non si sarebbe accorta del coltello, enorme, che entrava nella sua carne e la apriva dallo stomaco in su. Delle mani della vecchia, con quelle unghie lunghe e ricurve, che le frugavano nel torace, tirando le sue interiora, spostando i polmoni, alla ricerca del cuore”.

Il romanzo è pervaso di una tensione costante, dell’ansia di sapere quando la creatura tornerà a colpire. Si sente l’angoscia, il terrore della vittima, la disperazione derivante dalla consapevolezza che la morte sta per arrivare. Ho impiegato tempo a finire il romanzo, semplicemente perché avevo paura. Ho immaginato questo mostro orrendo che reclama il suo pasto, la disperazione di chi è praticamente costretto a convivere con un’entità che ha origini antiche, millenarie. Parliamo addirittura di miti norreni, di Hel, figlia di Loki, guardiana dei morti. È stato faticoso accettare che spesso il male è fine a se stesso, che non ci sono sentimenti o ripensamenti, c’è solo il gusto di uccidere, la barbarie. Matteo Gori, il protagonista, è un uomo separato che  che all’inizio affonda nella disperazione, poi reagisce con tutte le sue forze pur di salvare suo figlio. È l’amore il sentimento che lo sostiene, la speranza di sconfiggere il Male, la notte più oscura. Ma la speranza può bastare a combattere un mostro? L’autrice ha realizzato un horror tra i migliori mai letti, garantendo al lettore un’adrenalina ed una suspense che non mollano mai la presa. Grazie ad Alberica Sveva Simeone e alla Dark Abyss edizioni, casa editrice di stampo pagano ed esoterico che racconta storie oscure, perché il buio è presente in ognuno di noi.

Dovrai sostare a lungo sulla terra e di rado tornerai nel tuo mondo. Dove ti fermerà, ci sarà morte”.

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

Titolo: Mènage probito 1
Autore Lora Leigh
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Leggereditore

TRAMA


Ci sono donne che non arretrano di fronte ai propri limiti e osano andare incontro alle fantasie più nascoste. Per amore si è disposti a tutto, ma fin dove riuscirà a spingersi Keiley? Il suo è un matrimonio perfetto, basato sulla complicità, il rispetto, la passione. Ma c’è qualcosa che suo marito non ha mai osato dirle… Due uomini e una donna: il regno incontrastato del piacere femminile. Una fantasia allettante ma pericolosa, proibita come le parole che non osiamo confessare. Soprattutto quando si è felicemente sposati e si ha tutto ciò per cui abbiamo sempre lottato. E se fosse nostro marito a chiederci di spingerci oltre? Di attraversare porte che si aprono su un orizzonte sempre più vasto? Keiley inizia un viaggio che la porterà ad assaporare la vertigine del sesso che fa perdere i sensi e scuote l’anima. Ad accoglierla ci saranno i sentieri più sensuali del desiderio, ma anche le contraddizioni dell’amore, della possessione, e lo spettro ostile della gelosia.

RECENSIONE


Era da tanto che volevo leggere questa storia, non solo per conoscere una nuova autrice, Lora Leigh, ma anche per il grande entusiasmo con cui molte amiche di lettura mi avevano parlato di questo libro. Un ardore talmente convincente da farmi acquistare immediatamente la versione cartacea ancora prima di leggerlo, scelta che solitamente faccio quando si tratta di storie meravigliose. Ero convinta che ne valesse la pena, ovvero che questa storia mi avrebbe trascinata in una dimensione particolare, un universo da scoprire su cui sospendere i limiti del giudizio. E così effettivamente è stato, forse superando perfino le mie aspettative.

Posso dire con certezza che questo libro appassiona in ogni modo in cui possa essere appassionante un romanzo: per la trama, i protagonisti, le ambientazioni, lo stile di narrazione, la personalità dei personaggi, le emozioni provate, il messaggio che offre su alcune tematiche per niente scontate.


Se Mac avesse anche solo osato dirle quanto disperato fosse il suo desiderio di vederla tra le braccia di Jethro in quel momento, ne sarebbe stata terrorizzata.


Quanto è difficile spingersi oltre il confine di un desiderio? Quanto è complicato confessare una fantasia che può mettere al rischio l’amore della tua vita?

La risposta non è per niente semplice, perché quando ci sono di mezzo i sentimenti è impossibile ridurre la questione in poche righe.

Protagonisti di questo romanzo sono due coniugi, Mac e Kaley, sposati da pochi anni e legati da un rapporto bellissimo e profondo, in cui niente sembra poter scalfire quello che hanno costruito: lui ha deciso di cambiare vita per lei, fino a essersi lasciato alle spalle un lavoro che amava e un amico / collega, Jethro, a cui lo legava un rapporto fraterno, talmente intenso da condividere la medesima passione per un genere di rapporto sessuale, il ménage.


Mac era solito dare alle proprie amanti una soddisfazione di natura più emotiva, mentre Jethro le soddisfaceva in un senso ben più fisico. Per anni lui e Jethro si erano addestrati insieme, avevano lavorato insieme e avevano condiviso le loro donne. Finché Mac non aveva incontrato Keiley.


Si dice che l’amore non abbia nulla a che vedere con ciò che ci si aspetta di ottenere, bensì con quello che siamo in grado di offrire all’altro, ovvero tutto. Ed è così che Mac ama la sua Kaley, in modo totalizzante, assoluto, fino a rinunciare a quella che è la sua vera natura, ovvero condividere sua moglie con qualcuno, vederla perdersi nel piacere di fronte a lui.

Cosa succede se la natura che si è deciso di rinnegare per amore trova un varco nell’altro? Cosa accade se è proprio l’altro ad aprire per amore uno spiraglio su un muro creato per proteggersi e proteggere chi ci è accanto?


«Cosa è troppo, Kei? L’emozione? Il desiderio? Il fatto di scoprire che siamo ben più di quanto tu immaginassi? Lo hai sempre saputo. Se non fosse stato così, non avresti cominciato a stuzzicarmi, quando ti sei resa conto che non stavi avendo tutto da me» le disse fieramente. I suoi occhi. Se fossero stati rabbiosi, se Mac fosse stato arrabbiato, avrebbe potuto combatterlo. Ma non poteva combattere la sua gentilezza o la verità di ciò che lui le aveva fatto conoscere. Che c’era in gioco ben più di quanto avesse mai potuto immaginare. Più piacere, più desiderio, più emozione di quanto non fosse disposta a perdere.


Lora Leigh indaga con grande consapevolezza sulle dinamiche di un amore diverso, raro proprio perché condiviso, una forma perfetta di poli-amore. È noto quanto la tematica della monogamia sia spesso al centro di discussioni che riguardano la coppia, anche perché è ormai comprovato, sia da un punto di vista scientifico che antropologico, che l’essere umano di per sé non è monogamo per natura.

È pur vero che il dibattito sulla natura dell’uomo, anche dal punto di vista sessuale, è talmente denso di implicazioni personali, etiche e religiose che parlarne non è mai semplice, anzi.

L’essere umano, nonostante la profondità e l’importanza della propria radice animale, infatti non è scindibile dalla propria cultura, che varia profondamente da paese a paese. 

Ognuno di noi nasce sviluppando un certo grado di appetito sessuale, del tutto personale. Non è raro incontrare individui che provano una spinta istintiva alle unioni multiple, così come è facile incontrare persone che si sentono a disagio a confrontarsi (perfino a parlarne). Chi ha ragione? In realtà nessuno, perché non è di ragione che si parla ma di puro istinto.

Ménage proibito regala al lettore una sfida intrigante, ovvero quella di immedesimarsi nello stato d’animo dei protagonisti, per capire il loro desideri più oscuri, le loro pulsioni, cosa sentono e provano in un rapporto a tre, dove in gioco ci sono sentimenti di una bellezza travolgente.

Oltre ad un innegabile alto tasso erotico, questo libro offre tematiche profonde, che non possono lasciare indifferenti: cosa rende proibita una relazione d’amore consenziente tra più persone? Quanto la società possa erigersi a giudicare la sua accettazione o negazione? Quanto l’apparenza è in grado di nascondere verità inconfessabili? Quanto la superficie possa ingannare chi non vuole vedere oltre ciò che viene mostrato?

Una storia che scende nei meandri della mente, che scava affondo negli ambiti più oscuri del desiderio incontrando non poche difficoltà, dubbi, paure, incertezze fino a che lasciarsi andare e sentire sé stessi senza giudizio e inganno alcuno sembra l’unica via d’uscita.


«Perché Mac?» sussurrò infine. «Perché mai, in nome di dio, dovresti volere che io amassi un altro uomo?» «Perché ci completa tutti quanti» le rispose gentilmente. «Perché è l’unico modo per essere certo che non rimanga in me più alcuna parte del passato. Ed è l’unico modo che Jethro ha per concedersi completamente. E a te dà un equilibrio, una libertà che non potresti avere in nessun altro modo. 


Non vi è scena d’amore in cui non si percepisca un trasporto totale, una fiducia reciproca così sconvolgente da commuovere, una generosità profonda che annienta ogni possibile forma di gelosia.
Un amore vissuto come un percorso personale che inizia a livello introspettivo per poi incanalarsi in un viaggio a tre, dove confessare sogni, esprimere desideri, infrangere limiti, anche fisici. Un viaggio all’insegna dell’abbandono emotivo più totalizzante, un’esperienza che cambierà le vite di tutti i protagonisti.


«Qualche volta ci vogliono tre parti per fare un intero.»


Una lettura tra le più belle scoperte quest’anno.
Assolutamente imperdibile per chi voglia farsi travolgere da emozioni di rara intensità. Un libro che non si dimentica.

VIOLETA di Isabel Allende

VIOLETA di Isabel Allende

Titolo: Violeta
Autore: Isabel Allende
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Febbraio 2022
Editore: Feltrinelli

TRAMA


Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l’impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.

RECENSIONE


Violeta è una storia di profondo amore per la vita, di lutti, passioni, conquiste e sofferenze. Violeta è una bambina difficile, con un carattere ribelle ed indisponente. È, però, dotata di grande intelligenza e con il passare del tempo si trasforma in una giovane donna talentuosa.

Cosa ho amato di Violeta? Il suo essere così mentalmente indipendente, il voler inseguire ciò che ama davvero anche se questo contrasta con la morale del tempo, il suo essere così tenacemente attaccata alla propria indipendenza economica. Non ha paura di dare scandalo, è una donna che ha il coraggio di inseguire le proprie passioni.


Mio marito desiderava una donna che provasse un amore incondizionato come il suo, lo assecondasse e gli professasse l’ammirazione che credeva di meritare, ma ebbe la sfortuna di innamorarsi di me”.


Violeta è un turbinio di creatività, è sempre capace di reinventarsi, prende a morsi la vita. La donna narra in prima persona a suo nipote Camilo gli avvenimenti della sua vita, non tralasciando aneddoti espliciti sulla sua vita sessuale.


Non c’era proprio amore, ma solo puro e semplice desiderio, un desiderio brutale, schietto, senza giri di parole né rimorsi, un desiderio senza rispetto per nulla e per nessuno; eravamo l’unico uomo e l’unica donna dell’universo, abbandonati al proprio desiderio”.


La prosa elegante e la scrittura evocativa di Isabel Allende fa sentire il lettore quasi come al cinema: è come vedere un film ed assistere ad uno spettacolo lungo una vita intera. Il lato straordinario di questo romanzo è proprio questo: il racconto dell’intera esistenza di un essere umano, una vita talmente intensa che vola via come un soffio. E questo mi ha portato molto a riflettere, perché la nostra vita qui in fondo è un breve attimo e bisogna sfruttarlo al meglio, proprio come ha fatto Violeta .

Una vita di grandi passioni, di dolori terribili come quello della perdita di una figlia, lotte sociali, con un contorno di personaggi secondari ma straordinari come Torito, un domestico ingenuo e dal cuore d’oro, o anche Teresa e Mrs Taylor, due donne omosessuali in un periodo storico dove l’essere gay costituiva un enorme scandalo.

Violeta è una donna forte e coraggiosa, una donna che ammette i suoi errori ma anche consapevole delle proprie qualità e del suo fiuto per gli affari. Violeta può essere un grande romanzo di formazione anche per i più giovani, in quanto propone un modello positivo  e con grandi valori: la resilienza, la tenacia, la passione. Bisogna riconoscere l’infinito talento di Isabel Allende e il suo straordinario lavoro di ricerca storica, oltre al grande amore per il suo paese natale, il Cile, un tema presente in quasi tutti i suoi romanzi.

Un altro tema affrontato è quello della perdita di un figlio, esperienza vissuta dalla stessa Allende che ha perso anni fa sua figlia Paula: questo tragico evento è in qualche modo sublimato dalla consapevolezza che in qualche modo ci ricongiungeremo ai nostri amati in un’altra vita. Violeta è un po’ il ritratto della stessa autrice: una donna volitiva, che si è saputa reinventare, una donna emancipata e che non ha rinunciato all’amore in età avanzata, un qualcosa che è ancora un tabù in effetti, come se nell’ultima fase della vita si dovesse per forza rinunciare ai sentimenti e alla sessualità.


Dopo aver vissuto un secolo, mi sembra che il tempo mi sia scivolato fra le dita. Dove sono finiti questi cento anni?”


LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

Titolo: Liuma, Il Leone di Pietra Vol. 1
Autore Fleur du Mar
Serie: Il Leone di PIetra
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Agosto 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una donna addestrata a usare il corpo per la gloria di Babilonia. Un uomo cui è stato insegnato a mortificare i propri desideri per la grandezza di Hattusa.
Malnigal e Suppiluliuma. La Superba e il Divino, uniti in un matrimonio politico in cui l’unica certezza è che la parola “amore” non esiste, perché l’amore è un lusso che non possono concedersi e che potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili.
Il regno di Hatti, dopo anni di invasioni e lotte intestine, trova il suo campione in Suppiluliuma, un re guerriero, considerato da molti il prescelto dagli Dei. Per contrastare le mire espansionistiche del confinante popolo dei Mitanni, che minaccia il suo regno, Suppiluliuma è costretto a stringere un’alleanza con il re di Babilonia, sposandone la figlia.
Malnigal è una donna volitiva, spregiudicata e bellissima, che ha dovuto imparare a usare il proprio corpo e l’astuzia per sopravvivere in un mondo cinico e dominato dagli uomini. Sfruttata dal padre come pedina politica, per la principessa il matrimonio con questo sconosciuto re delle montagne è un insulto, ma gli Dei sono beffardi e giocano con le vite degli uomini.
Malnigal e Suppiluliuma, nonostante il disprezzo che nutrono l’uno per l’altra scopriranno che un fuoco, ben più grande dell’odio e dell’ambizione, brucia le loro anime e la fiducia potrebbe rivelarsi l’unica arma di salvezza in una corte che desidera solo la loro fine.

RECENSIONE


Dopo anni di attesa Fleur du Mar, autrice dall’indiscusso talento nel panorama del romance italiano, ritorna a incantare i lettori con Liuma, il Leon di Pietra. Un romanzo ambientato lontano nel tempo, in Mesopotamia, durante l’era delle prime grandi civiltà che hanno segnato la nascita della storia umana, tra cui quelle dei Babilonesi e degli Ittiti.

Popoli di fascino immenso, grazie a cui hanno preso vita le prime forme di città-stato, che tracciarono le basi fondamentali per lo sviluppo della scrittura, la nascita delle grandi religioni nonché della vita sociale e politica.

Mondi lontani che hanno lasciato segni inequivocabili, e che è stato intrigante riscoprire tra queste pagine.
Liuma è una storia che trasporta il lettore attraverso il tempo, in luoghi leggendari popolati da affascinanti divinità e carismatici personaggi che sono vissuti realmente, scelta che amplifica moltissimo il coinvolgimento in questo romanzo appassionante.


Una volta fuori, il calore del sole le tolse il respiro. Babilonia non conosceva mezze misure, era sfacciata e impudente, e il clima non era da meno: già di primo mattino l’aria era torrida e l’umidità soffocante. Si concesse un momento per ammirarla.


Babilonia, capitale maestosa di un impero millenario, la più grande potenza politica della Mesopotamia, famosa per i suoi immensi palazzi e i meravigliosi giardini pensili, considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Un luogo divenuto col tempo simbolo negativo di ciò che contraddistingue la natura umana: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra.”

Una metafora che richiama alla natura stessa della carismatica protagonista femminile di questo romanzo, Malnigal, detta la “Superba”. Bellissima, ambiziosa, coraggiosa, spudorata; cresciuta dalla famiglia a raggiungere i più alti vertici del potere, utilizzando il proprio corpo come strumento di seduzione.


Babilonia era “vita”; era il caos del suo mercato e del via vai delle imbarcazioni; era il frenetico cicaleccio del suo popolo che si aggirava fin dalle prime luci dell’alba tra i palazzi che profumavano di spezie, fichi e datteri. Babilonia era la soffocante calura del sole e la piacevole frescura delle palme. Era il suo mondo e lei non era pronta a lasciarlo.


Malnigal e Babilonia: un connubio raffinato e potente che l’autrice racconta con magistrale bravura, come se la stessa protagonista impersonasse perfettamente la dissolutezza e la capacità di seduzione della città che le ha dato i natali, aumentando così il fascino perverso di entrambe.


Malnigal era di una bellezza subdola, di quelle che s’insinuano nella mente degli uomini tormentandoli con pensieri impuri. Il corpo slanciato e al tempo stesso formoso sembrava plasmato dalla Dea della fecondità in persona. Il volto dai tratti eleganti era creato per far cadere in trappola i poveri sventurati che osavano ammirarlo divenendo prigionieri di quegli occhi del colore dei datteri non ancora maturi, così simili a quelli di un felino.


Una figura che suscita sicuramente emozioni contrastanti, oscillando dall’odio per la sua sfrenata ambizione e lo spietato cinismo con cui tratta il suo devoto fratellastro, Sargon, innamorato di lei in modo viscerale, fino alla tenerezza per essere stata, fin da piccolissima, essa stessa oggetto di scambi di potere. Consapevole della sua oggettiva avvenenza, non perde attimo per non sfruttarla a suo piacimento, spesso per sopravvivere, predominando con la sua personalità su chi è intorno a lei. Una giovane dall’animo coriaceo che il destino farà collidere con la sua nemesi, quasi come se gli Dei si fossero divertiti a castigarla, mettendole sulla sua strada un sovrano freddo e guerriero, Suppiluliuma, sovrano del popolo di Hatti, il suo sposo:


Liuma il Divino, il re del popolo di Hatti era davvero il figlio di un Dio. I capelli non erano scuri come la terra umida e fertile bagnata dall’Eufrate, ma erano chiari e sottili; le ricordarono le immense distese di grano che d’estate attorniavano la città. Ma ciò che più di tutto la impressionò furono gli occhi: due schegge di cielo… un cielo terso, limpido che lei non aveva ancora mai ammirato.


Fin dal loro primo incontro, Liuma e Malnigal innescano una guerra fatta di sguardi, distanze, diffidenza, pregiudizi che li coinvolgerà totalmente, anima e corpo, in un crescendo di odio e attrazione, sfiducia e paura, spogliandoli a mano a mano di ogni loro arma sia fisica che emotiva. Un matrimonio combinato difficilissimo e conturbante, che mette in connessione due personalità opposte e per questo intriganti: una fatta di sabbia infuocata e brama di potere, l’altra forgiata dalla roccia e dal ghiaccio. Liuma, trent’anni, e Malnigal, diciassette, distanti per età, tradizioni, religione nonché approccio alla sessualità, riecheggiano il contrasto tra le loro stesse due civiltà, quella degli Ittiti, popolo fiero e rigoroso, i cui abitanti erano considerati “montanari”, e quindi molto lontani dagli usi e costumi della spregiudicata Babilonia.


Amare Suppiluliuma era un gioco pericoloso, ma a Malnigal di Babilonia era sempre piaciuto sfidare la sorte e il premio in palio, in quell’occasione, era qualcosa a cui non avrebbe mai rinunciato.


Una lettura imperdibile non solo per la trascinante storia d’amore tra i due protagonisti, ma anche per l’intreccio nella trama che intesse pericolosi giochi di palazzo, segreti inconfessati pronti a divampare, verità nascoste che feriscono come una lama di coltello, accuse di stregoneria e riti religiosi dal sapore mistico. Ad aggiungersi, personaggi comprimari impeccabili e potenti come Sargon e Kata, rispettivamente fratellastro di Malnigal e generale fidato di Liuma, che spesso ruberanno la scena per le loro forti personalità.
Intrighi, vendette, passione, tradimenti costituiscono la miscela perfetta che rende questo romanzo un capolavoro, una delle più belle letture di quest’anno, capace di incollare il lettore senza tregua.

A definire poi Fleur du Mar una delle migliori autrici del self italiano un aspetto fondamentale, ovvero una prosa ineccepibile, ricca e accurata, raccontata in terza persona con stile elegante ma anche avvolgente. Dialoghi, ambientazioni, scenari storici compenetrano nell’anima del lettore, permettendogli di rivivere il passato di gloriose civiltà e conoscere le gesta di leggendari personaggi realmente esistiti, le cui vite sono state rese ancora più appassionanti dalla fantasia di un’autrice straordinaria.

Un capolavoro in cui immergersi, quindi, in attesa di conoscere cosa accadrà nei successivi romanzi che avranno per protagonisti i figli di Liuma.

Chapeau.

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

TitoloVertigo e Free Fall
Autore Monica Lombardi
Serie: GD Team
Genere: Romantic Suspense
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: gennaio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Vertigo:

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.

Free Fall:

Jaime “Jet” Travis è sparito nel nulla. Nel suo appartamento deserto è rimasto solo il cellulare. Nessun messaggio, nessun segno di colluttazione, nessuna traccia. A parte una, e punta il dito contro un membro del team. Un team già ferito, che ora viene colpito al cuore. Nicole Kelly ha soffocato per anni i suoi sentimenti per Jet e ora è disposta a tutto pur di ritrovarlo e stanare il nemico che ha ordito una sanguinosa vendetta. Fra scenari esotici, labirinti informatici, vecchie ferite e amori taciuti troppo a lungo, si snoda un’altra avventura del GD Team. Perché non importa quanti siano i nemici, sono gli amici che contano. Soprattutto quando sono disposti a dare tutto per salvarti. Dopo Vertigo e Nicky, Monica Lombardi regala alle amanti del romantic suspense un nuovo incalzante capitolo della serie dedicata al GD Team.

RECENSIONE


Era tempo che volevo leggere i primi due capitoli di una serie appassionante, ovvero quella della GD Team, a firma di Monica Lombardi, autrice di indubbio spessore che ho avuto il piacere di incontrare di persona due volte, allo scorso FRI di Milano e all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

Una signora dai modi eleganti e gentili, di cui ho letto già due opere, Vite rubate e Fuori tempo.
Due romanzi diversi per atmosfere, ambientazioni e tematiche, che ho avuto modo di raccontare nel blog, entrambi accomunati dal talento impeccabile di una penna capace di traportare il lettore nella storia, al di là del genere narrato.

Vertigo è il primo capitolo di una serie, la GD Team, composta da 4 romanzi e 3 novelle, di cui una guida, che l’ha resa famosa a tutti gli amanti del genere romantic-suspense, che ammetto aver conosciuto proprio grazie a lei.

Oggi vi racconterò i primi due capitoli, ovvero Vertigo e Free Fall, che già dai titoli non possono non far pensare a film come 007 o Mission Impossibile, in cui adrenalina, coraggio, spionaggio, indagini sotterranee, pericoli da scampare sono gli ingredienti principali che predominano la scena.

Tutti coloro che, oltre a questa miscela esplosiva, non vogliono rinunciare al lato romantico non saranno delusi perché in entrambi i capitoli prendono forma due storie d’amore (e altre che si defilano all’orizzonte) che si intrecciano ad arte alla narrazione, rendendola godibile al 100%.

Ad aggiungere valore, un tipo di scrittura sapiente e accurato, che raccontato in terza persona coinvolge il lettore in ogni tipo di scena, da quelle dove l’azione imperversa a perdifiato, fino a quelle in cui pensieri, riflessioni, ricordi aumentano l’empatia verso i protagonisti.

A proposito, è giunto il momento di presentarli, visto che sono più di uno.

Vertigo, infatti, ha il pregio e l’onore di aprire la serie con tutti i vari protagonisti, raccontando la nascita del Team, composto da più figure.
Partiamo con David G. Landon, detto GD (alias Great David), ricco imprenditore a capo di un’azienda che produce strumenti militari, nonché ex legionario della legione straniera. Un personaggio con molte sfaccettature che non smetterà di stupire il lettore. A seguire, Benjamin Buckler, detto Buck, ex capitano dei SAS, ovvero Special Air Service, un corpo speciale dell’Esercito Britannico creato durante la Seconda guerra mondiale e che attualmente svolge funzioni di anti-terrorismo e salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione.

Un profilo umano e professionale di alto calibro, che riceve l’incarico da GD di costituire il Team per occuparsi di sicurezza, a più livelli. Un uomo dal piglio sicuro, forgiato nel mondo militare, e che fa i conti con un passato che l’ha segnato per sempre.
Ad affiancarlo, Jaime Travis, detto Jet, che, come Buck, è un ex SAS. A differenza di quest’ultimo, Jet ha un atteggiamento da bad boy: sicuro di sé, sbruffone, incurante del pericolo, amante delle belle donne e pilota multi-tasking. Un mattatore, per certi versi, che rifugge da ogni forma di prudenza ma sempre pronto a dare il massimo supporto e difendere i propri compagni.

Il suo tallone di Achille è Nicole Kelly, ex agente della CIA, che ha competenze in campo dell’intelligence. Bellissima, scaltra e molto abile a carpire la psicologia altrui, qualità che le ha fatto guadagnare il ruolo di “spia” della squadra. Brava nel suo lavoro ma incapace a comprendere fino infondo il legame che la unisce a Jet, in un infuocato intreccio di conflitti e senso di protezione, che già nel primo libro emerge con chiarezza ma di cui si approfondirà totalmente nel secondo libro. In questo primo libro, tra indagini incrociate con altre agenzie di intelligence e operazioni di spionaggio, Londra è il teatro principale che vede delineare all’orizzonte la nascita di un risveglio emotivo che vede coinvolto Buck con una misteriosa ragazza di origini brasiliane, Alex Xavier, che sarà al centro di una rete di sospetti e mistero a causa della scomparsa proprio di GD, di cui lei è compagna di vita.


Alejandra Muñez non aveva mai lasciato il Brasile. La ragazza che sei anni prima era partita da Recife insieme a lui si chiamava Alexandra Xavier e aveva non quindici ma diciotto anni. Ancora adesso, Alex si trovava sui documenti tre anni in più dei suoi ventuno. In fondo non era una truffa: gli eventi di quella notte avevano lasciato sulle spalle dell’adolescente malnutrita e passata nel tritacarne dalla vita ben più di tre anni rispetto ai suoi effettivi.


Il legame che unisce GD a Alex è molto profondo. Nonostante la differenza di età, ad unirli principalmente, oltre l’indiscutibile affinità mentale e fisica, un forte senso di protezione da parte di lui e una toccante gratitudine da parte di lei. Una relazione che prende sempre più forma e significato durante la narrazione, in cui si alternano al racconto flashback che delineano con nitidezza i contorni di ciò che li ha resi così uniti.


Lui l’aveva rimessa in piedi, in senso letterale e figurato. Col passar del tempo le aveva insegnato a difendersi e, soprattutto, ad avere di nuovo fiducia in qualcuno. Le aveva regalato una nuova vita e non se ne era mai pentito.


Eppure, questa ragazza così misteriosa, dagli occhi profondi e magnetici, sarà la prima ad essere indiziata della scomparsa del compagno David, innescando in Buck un conflittuale groviglio emotivo, che lo porterà a diffidare di lei pur sentendosene inesorabilmente attratto fino a temere di cadere vittima di un sortilegio da cui sarà difficile stare lontano.


Fu quando tornò nell’atrio pochi minuti dopo che Buck la vide. Era ferma a metà della scalinata, il viso leggermente reclinato in direzione di una delle guardie. Indossava un abito lungo nero con inserti arancio che le lasciava la schiena completamente nuda Era immobile come un quadro, mille volte più bella di quella Maja rivista e corretta davanti alla quale si era trovato poco prima, e sembrò contagiare tutta la sala con quell’immobilità.


Un’attrazione istantanea foriera di tempesta, che genererà un saliscendi di situazioni che metteranno a repentaglio tutte le sue certezze, nonché le vite degli stessi membri del Team, che per lui rappresenta la sua famiglia.

Uno dei temi principali di questa storia è, infatti, il forte sentimento di amicizia che lega i vari personaggi, così diversi l’uno dall’altro per attitudini e personalità ma tutti accomunati da un bellissimo senso di appartenenza che li fa essere l’uno il riferimento dell’altro.


In quei cinque anni Buck e Digger erano diventati come fratelli, per lui, e Nicky una specie di sorella. Una specie. Se avesse continuato a ripeterselo avrebbe finito per crederci.


A dare voce a questi pensieri Jet, che già nel primo libro si farà conoscere al lettore per essere l’anima più spericolata di tutta la squadra, e che sarà protagonista del secondo capitolo della serie, Free Fall.


Jet sapeva che si sarebbe fatto male, con Nicole Kelly, ma questo non l’avrebbe fermato, perché c’era brivido anche in quella terribile, bellissima, spaventosa caduta.


Caduta libera, letteralmente, come a rimarcare quello che il lettore vivrà insieme ai protagonisti del romanzo, trasportando il lettore in giro per l’Europa fino in Medio Oriente, per incastrarsi tra i sontuosi e luccicanti grattacieli di Dubai, sulle tracce di un passato che sembra volere il suo riscatto.
Durante il racconto si avvicendano ricordi di scenari di guerra che hanno coinvolto proprio lui, Jaime Travis, quando era ancora in servizio come SAS a combattere in Afghanistan.
Quando improvvisamente Jet scompare, a mettersi in prima linea per il suo ritrovamento è proprio Nicky, legatissima a lui da un rapporto a cui entrambi faticano a dare un nome, forse perché quando di mezzo iniziano a insinuarsi innegabili quanto infuocati sentimenti che oltrepassano il concetto di pura amicizia, la prima reazione è quella di paralizzarsi dalla paura di rovinare tutto.


Nicole Kelly era forse l’unica donna che Jet cercava di non trascinare tra le lenzuola, ma questo non gli impediva di fare il macho-man con lei. In ogni occasione possibile.


Il ritrovamento di Jaime diventa un puzzle che ricomporre sembra a tratti impossibile, e ogni membro della squadra non mancherà di schierare le proprie qualità investigative, a partire da
Ariel Levy, conosciuto come Digger, genio informatico, ex Mossad, «l’uomo che tutte le agenzie di intelligence vorrebbero avere tra e proprie fila» a cui si affiancheranno Wolf e Megan, altri due collaboratori esterni che non risparmieranno nessuna mossa per ritrovare il compagno svanito nel nulla.
Le ricerche si ampliano ad ampio spettro, fino a richiedere il coinvolgimento di altri personaggi come Michelle Duprè, appartenente alla UKS:


«La UKS per cui lavora Michelle esiste, eccome. Vista la nazionalità del JSF, il caso Velázquez è stato seguito da loro da subito. Noi diamo una mano qui a Londra.» UKS, United Kingdom States? «Che nome del cazzo» commentò Jet.


Due romanzi che potrebbero essere le sceneggiature di film di azione da grande schermo in cui ironia, adrenalina, salvataggi, incontri clandestini, fughe e ritrovamenti si mischiano a dovere con quel giusto tocco romance che piace sempre e che si consolida strada facendo, solo a patto di affidarsi l’uno all’altro.

La fiducia è infatti alla base di ciò che lega ogni membro della squadra, condizione essenziale a salvare e salvarsi.


«Sei tu che devi dirmi che cosa vuoi, Nicky. Se, mi vuoi. Se mi vuoi davvero. Senza classe, senza soldi, per come mi hai visto e mi conosci. Infrazione dei limiti di velocità e battute stupide comprese. Non sono speciale, non sono…» Lasciò la frase in sospeso, alzando le spalle. Ora fu lei, a sorridere. Non era speciale, diceva. No, Jet era unico.


Un serie imperdibile che conferma la passione e la bravura di Monica Lombardi per «il genere cinematografico e televisivo spionistico, veloce e adrenalinico, che mi diverte moltissimo.» (cit.)

E cosa c’è di meglio che divertirsi a fare qualcosa che poi riesce a meraviglia?
Complimenti.

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

Titolo: Il furto dei Munch
Autore: Barbara Bolzan
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2015
Editore: La Corte Editore

TRAMA


Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2004, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i dipinti L’Urlo e Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri, portandolo nel cuore del mercato nero, dell’arte e della musica.

Quando i dipinti scompaiono, infatti, lasciando dietro di sé una scia di morte, Agata Vidacovich, coinvolta nel traffico d’arte, tenterà di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze.

Sposata con un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera e al quale ha sempre mentito riguardo alla propria vera vita, Agata si ritroverà costantemente sul filo del rasoio, costretta a mettere a repentaglio tutto quello che ha di più caro per venire a capo di questo mistero.

Dove sono finiti i quadri?

Un thriller avvincente, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste e che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

RECENSIONE


“L’arte nasce dalla disperazione. L’arte impara dall’arte. Si nutre di arte. È un processo costruttivo e distruttivo. Dell’anima dell’uomo.”


Un’opera d’arte, che sia un dipinto o una composizione musicale, prevede estro e impegno. Il risultato, visibile a tutti, è gioia per gli occhi o per le orecchie. E bisogna prendersene cura, come per una relazione d’amore.
In questo thriller è l’amore il protagonista: l’amore tra due persone, l’amore per il proprio lavoro, l’amore per l’arte in tutte le sue forme.

Agata e Giulio sono una coppia che non ha più nulla da dirsi. Lei ha una doppia vita tra famiglia, viaggi e perizie: immersa nel mondo dell’arte, non una donna ma un’ombra; lui invece è un pianista riconosciuto a livello internazionale, rinunciatario nel lavoro e fermo nella vita privata: la musica che un tempo lo spingeva avanti, ora è solo un contorno.
Vivono ancora insieme ma con stanca accettazione: Giulio tranquillo e rassegnato, Agata tutta un’altra storia. Siete pronti a conoscere questa donna misteriosa ed enigmatica?


“Ma cosa sei?” domanda Giulio. La voce trema più della mano. “Una falsaria, una ricettatrice, una trafficante d’arte…?


Una bella domanda a cui Agata non risponderà in piena verità e mi dispiace, non posso farlo neanche io. Posso dirvi che Agata vive di menzogne, di sotterfugi, di mezze verità sciorinate come oro colato; tutto per amore del suo lavoro e dell’arte.
Potrebbe sembrare semplicemente una moglie bugiarda, ambigua, scaltra e senza scrupoli; o magari una probabile criminale patentata che si muove nel mondo nel mercato clandestino tra falsari e ricettatori. Ma sappiate che ogni sua azione porterà al ritrovamento di quadri o opere trafugate da musei. Credo che tutti voi conosciate o abbiate avuto modo di vedere L’urlo e La Madonna di Munch e che conosciate la storia del furto.

L’autrice ne racconta la vicenda, attenendosi scrupolosamente ai fatti reali, e aggiungendo anche del suo per movimentare e rendere accattivante la storia. Leggendo vi ritroverete in magazzini sperduti e sporchi ad ammirare tele, vedrete falsari al lavoro, viaggerete tra Milano, Trieste e Oslo e conoscerete queste diverse città.
Non mancheranno misteri, organizzazioni criminali, omicidi; rimarrete stupiti, angosciati, avrete paura di perdere la vita, un’occasione o una persona cara. Agata combatterà con tutte le sue forze per riportare i quadri, ce la farà e a quale prezzo?

Quando ci si mette in gioco completamente si è consapevoli che si può perdere o vincere, mettendoci sempre il massimo impegno. Agata porta avanti la sua battaglia che alla fine non riguarda solo il lavoro ma diventa una battaglia personale.


IO SONO PERSEFONE di Daniele Coluzzi

IO SONO PERSEFONE di Daniele Coluzzi

Titolo: Io sono Persefone
Autore: Daniele Coluzzi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Mitologico, retelling
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Rizzoli

TRAMA


Il destino di Core, giovane dea, è già stato scritto: regnerà sulla natura, assicurando terreno fertile e raccolti abbondanti. E, soprattutto, non si innamorerà mai, rimanendo casta per sempre. È ciò che sua madre, Demetra, ha deciso per lei e che Core ha sempre creduto di desiderare. Ma il fato è imprevedibile, anche per una divinità dell’Olimpo. Durante una passeggiata tra i campi ai piedi dell’Etna, Core viene rapita: Ade, il sovrano degli Inferi ha scelto proprio lei come sua regina. Improvvisamente, la giovane dea si trova sola in un mondo tenebroso e sconosciuto, popolato da anime defunte e divinità mostruose: gli Inferi sono la sua nuova casa, e Persefone il suo nuovo nome. Fuggire, il suo unico obiettivo. Ma gli opposti esistono solo nella nostra mente, o almeno è ciò di cui vuole convincerla l’oscuro signore degli Inferi. Nel regno della morte le certezze di Core, dea della vita e della fertilità, cominciano a vacillare. Tocca soltanto a lei, ora, scrivere il proprio destino e scegliere: a quale mondo appartiene davvero? Persefone è una protagonista senza tempo, alla ricerca, come tutti noi, della propria voce, in un viaggio nelle profondità degli Inferi e dell’animo umano.

RECENSIONE


Persefone è uno dei miei miti preferiti, ho letto diversi retelling e questo è sicuramente uno dei migliori. “Io sono Persefone”, già il titolo in sé racchiude tutta la caparbietà di una Dea che non si accontenta di essere una Dea Minore, ma vuole essere riconosciuta per le sue doti e la sua importanza assieme alla madre Demetra come Dea dei campi e del raccolto.

Tutto scorre tranquillamente fino a quando Core viene rapita da Ade, tenebroso Dio degli inferi. Ed ecco il punto di svolta: la ragazza viene strappata ad un tepore familiare che probabilmente non rivedrà mai più. Pensiamo al dramma di questa giovane ragazza: rapita, lontana dalla famiglia e dalle amiche, sprofondata nel buio infernale senza la minima possibilità di fuga. Come ci sentiremmo noi al suo posto? Disperate, e la disperazione è ciò che sente il lettore, come Core.

Ma lo stato d’animo della giovane Dea, ora Persefone, cambia quando si rende conto di poter portare un po’ di luce nel regno dei morti, di poter amministrare la giustizia più saggiamente rispetto ad Ade. Il rapimento di Core da parte di Ade non è un semplice rapimento, è un mezzo perché il destino si compia.Core diventerà Persefone, regina degli inferi, e darà vita al ciclo delle stagioni grazie al compromesso ottenuto da sua madre: sei mesi sulla terra, sei mesi nell’Oltretomba.


Non temere l’arrivo dell’inverno, mia dolce contadina.  Ora devo andare, ma presto tornerò sulla Terra per voi. E in dono vi porterò una nuova primavera”.


Lo stesso Ade si rende conto di essere stato uno strumento del Fato, di aver sentito le frecce di Eros trafiggergli il cuore per poi innamorarsi di Core. L’autore ha saputo dare una dignità alla figura di Core, descritta sempre e solo come una fanciulla rapita da un mostro. Core è anche Persefone, è luce e buio, vita e morte, è il giorno dopo la notte e  la notte dopo il giorno, è colei che fa crescere le spighe di grano e colei che amministra la giustizia nell’ oltretomba.

Questo bellissimo retelling permette al lettore di immergersi in un’atmosfera particolare, con creature umane e divine, con una descrizione molto vivida e quasi dantesca degli inferi e dei Campi Elisi.

Come donna e come lettrice mi sono immedesimata tantissimo in Persefone, giovane ragazza alla ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo. Come Persefone mi sono spesso sentita inadeguata, per poi scoprire invece di essere assolutamente capace di svolgere determinati compiti e di poter dimostrare il mio valore.

Io sono Persefone è anche l’allegoria del delicato passaggio fra l’adolescenza e l’età adulta, è un  mito eterno visto sotto un’altra luce.


RUSHMORE di Elle Eloise

RUSHMORE di Elle Eloise

Titolo Rushmore
Autore Elle Eloise
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 7 luglio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


«Mi piaci. Ho tentato di negarlo in tutti i modi ma era come negare l’esistenza del buco dell’ozono. Anche se fingiamo che non ci sia, i ghiacci continuano a sciogliersi. Il livello degli oceani continua a salire. Le terre a ritirarsi. Mi sembra una cosa piuttosto inarrestabile, Big Eyes.»
«Non mi diventerà romantico, Signor Rush?»
«Ci mancherebbe, signorina Eagger.»
Trattenni un sorriso. «Cominciavo a preoccuparmi.»

NEW YORK – 2017
La misteriosa Ophelia Eagger è fuggita da Bath, da Londra, da Rochester e infine da Hollywood, dove era l’assistente personale della star planetaria Chester Mansfield, per approdare nella Grande Mela. Il suo prossimo cliente? Darren Rush, vittima di se stesso e dei propri eccessi, famoso stand up comedian all’alba del successo del suo primo show televisivo, “RushMore”. Dagli inevitabili attriti iniziali alla profonda amicizia che rischierà più volte di incendiarsi in un’intensa passione il passo sarà breve. Tra dirette televisive, interviste indiscrete e red carpet, la giovane britannica e il comico dal cinico umorismo si troveranno al centro dei rumors della scena newyorkese, che finiranno per rivelare la vera identità dell’efficientissima Ophelia. Lei e Darren saranno disposti a gettare la maschera per essere finalmente sinceri l’una con l’altro?

RECENSIONE


Appena le luci illuminarono Darren capii subito due cose: la prima era che lui fosse nato per stare sul palco televisivo. La seconda era che la mia vita lavorativa e quella personale, già in precario equilibrio, avrebbero avuto il colpo di grazia.


Si accendono le luci sul palco, lo spettatore è in trepida attesa, lì per poter vivere una serata speciale.
E il tutto inizia: la musica, le persone sul palco che recitano e interpretano lo spettacolo. Dietro a tutto questo scintillio, a tutto questo movimento di corpi c’è un lavoro che solitamente è reso possibile da un pool di persone, ad eccezione di questo romanzo, dove a dirigere le maestranze vi è una sola persona.

Regista, sceneggiatrice, produttrice, scrittrice, autrice, difficile trovare un’unica definizione per Elle Eloise, che segna il suo ritorno sulla scena letteraria del panorama del self italiano con Rushmore.

Un libro che traccia, senza alcun dubbio, un percorso di crescita personale straordinario, confermando il raggiungimento di una profonda maturità autoriale, uno stile narrativo oramai distintivo e una voglia di sperimentare inarrestabile.
Una combinazione che convince sempre più lettori e addetti ai lavori, come in questa sua nuova uscita, Rushmore, che già dal titolo trasporta nello sfavillante mondo dello spettacolo, tra luci, palchi, camerini e trucchi di scena. Una cornice dorata e intrigante che da una parte consente allo spettatore di evadere, sognare e allontanarsi dalla realtà mentre, dall’altra, farne parte è un’altra questione.
Non è un mistero, infatti, che la dimensione mediatica e l’esposizione che ne consegue nascondino spesso trappole, inganni, stress e bugie. Un mondo al quale appartenere richiede moltissimo in termini personali e di vita privata, e sopravviverci non lascia scelta se non offrire altrettante menzogne, simulazioni che diano un’immagine falsata di sé, performante, di successo per soddisfare le aspettative altrui, congegnando maschere perfette, proprio come accade al magnetico protagonista maschile, Darren Rush.


Lui sorrise e il mio cuore si fermò per un istante. Non avevo mai visto nulla di più bello. Peccato che quel sorriso fosse appiccicato alla faccia di uno stronzo.

Gli occhi avevano una sfumatura blu, molto tenue, come se la sua faccia fosse rivolta verso un cielo nuvoloso piuttosto che essere al cospetto di una decina di riflettori.


Dotato di un fascino indiscutibile, di Darren Rush è impossibile non innamorarsi. Le ragioni? Un’indiscussa bellezza, una voce penetrante e un corpo perfetto che lo rendono senza dubbio un vero uomo. Ma l’irresistibile qualità che gli consente di aggiudicarsi il primo posto sul podio dei protagonisti maschili finora nati dalla penna di Elle Eloise è il sarcasmo graffiante, mordace, così provocatorio da tagliare a pezzi l’ironia e trasformarla in cinismo. Un personaggio seducente che non si può non amare:


«Ti assicuro, signor Rush, che non vivo per prepararti la colazione e per comprare completini un po’ porno…» Mimò le virgolette con le dita. «da Victoria’s Secret per quelle povere menomate che tu chiami amanti. Ho degli obiettivi, io!» «Quali? Diventare una delle mie povere amanti menomate?»


Uno showman dal piglio sicuro, il sorriso ammaliante, un mattatore esperto, abile a tenere la scena grazie a monologhi travolgenti con sublimi battute al vetriolo che si alternano al racconto, rendendolo perfetto nel ritmo narrativo e confermando la bravura e l’elasticità dell’autrice, capace di divertire e divertirsi, sperimentando una vena fino ad oggi inespressa.

Ma dietro ad un sorriso possono nascondersi abissi oscuri, fatti di sofferenza e dolore. La comicità è, spesso, maschera della tristezza, del male di vivere. Quella maschera che si frappone tra l’infelicità e l’apparente allegria, che costringe a mostrarsi nei confronti degli altri.


Erano anni che vivo al buio, meritavo col buio. Lo volevo. Ne avevo bisogno.


Darren Rush è uno stand-up comedian irriverente, acuto, di successo eppure fuori dalla scena non fa mistero di essere un uomo oppresso da minanti sensi di colpa, vittima di dipendenze come droga e alcol (i suoi “lubrificanti sociali”), divenuti per lui rifugio e sostegno per sopravvivere al buio che lo avvolge, rendendolo un debole in balia di una vita pubblica rumorosa, affollata, frenetica.


Se la mia vita fosse stata una canzone sarebbe stata Don’t Stop Me Now dei Queen. Sembrava tutto folle, tutto un gran divertimento, ma raramente avevo l’occasione di fermarmi a pensare davvero a ciò che stessi facendo.


Da qui l’inequivocabile richiamo al geniale titolo dell’opera, Rushmore, che oltre a riferirsi chiaramente al nome dello show in questa prospettiva acquisisce ulteriori significati: più di fretta, oltre che ancora più Rush, ad indicare l’incitazione a premere sull’acceleratore e anche a scoprire di più, andare oltre la superficie. Tutti significati congeniali a quanto il romanzo offre, senza dimenticare che Rushmore è il nome dell’omonimo Monte Rushmore, celebre monumento nazionale situato nello stato del Dakota del sud, una montagna rocciosa imponente in cui sono stati scolpiti i volti di quattro tra i più famosi presidenti degli Stati Uniti. Un riferimento monumentale in senso letterale, che ben si accosta all’altezza sociale del libro, ambientato nel patinato mondo delle celebrity. Con i suoi ritmi, le sue regole e contraddizioni.

Una scenografia narrativa raccontata alla perfezione, ricca di dettagli accurati, scenari fedeli alla realtà che denotano una profonda ricerca da parte dell’autrice, che conferma così la sua inequivocabile passione per il mondo del cinema, con il suo indiscutibile fascino e le sue innegabili deviazioni. Un sistema, quello dello showbusiness, a cui Darren è più avvezzo, ormai assuefatto ad un sistema perverso che ben conosce e che può gestire meglio essendo uomo.
Molto diversa è la faccenda per Ophelia, la sua assistente:


E ovviamente Ophelia Eagger, la mia giovane, fastidiosa ed efficientissima assistente, colei che passava con me quasi sedici ore al giorno senza lamentarsi. Lentamente, stavo imparando a conoscere quello strano garbuglio di riserbo, serietà e vulnerabilità.


Ophelia è l’originale protagonista femminile di Rushmore. Un concentrato di efficienza, pragmatismo, ma anche mistero e fragilità, aspetti ben celati dietro un rivestimento protettivo di freddo rigore professionale. Una giovane donna apparentemente imperturbabile e inscalfibile, attanagliata nel profondo da un alone di segretezza, che la rende un enigma. Chi è davvero Ophelia Egger? “Nessuno – risponderebbe lei – ti basti sapere solo che io sia un’assistente ineccepibile, disciplinata e che non manchi di spuntare la check list ogni venerdì, oltre a far sparire tutte le bottiglie di alcol dalle tasche di Darren!”.

Come darle torto, ma resta il fatto che il suo atteggiamento freddo e meticoloso è severamente messo in discussione da due occhi profondi e sinceri, capaci di scandagliare l’anima di chi li guarda, come accade a Darren.


A parte la sfera lavorativa, per me Ophelia Eagger rimaneva un vero mistero. Era come se avesse calato davanti alla sua faccia una veletta, da cui riuscivo a intravedere solo i contorni sfumati. 


Chiunque di noi ha dei segreti e paradossalmente a stressare non è il fatto di mantenerli piuttosto il vissuto emotivo che suscita dentro di noi quell’esperienza inconfessabile e la percezione di pericolo o vergogna che si attiva nella mente.

Cosa tormenta Ophelia nel profondo? La mancanza di accettazione di un passato che nasconde segretamente ma anche il fatto stesso di possedere un fardello emotivo che la fa sentire colpevole di non essere del tutto autentica, sentendosi così in trappola. Di questo travaglio interiore non farà trapelare nulla, nessuna crepa a intaccare la sua corazza esterna, forgiata ad arte dall’invenzione di un’altra identità.

Tutto sembra funzionare alla perfezione, fino a quando a ingarbugliare mente e cuore sopraggiungono delle pericolose complicazioni, come un risveglio sentimentale quasi istantaneo così intenso da fare paura e l’inevitabile (quanto familiare) senso di riconoscimento in chi, come lei, offre di sé solo un’immagine mascherata.


Eppure, con lui non mi stavo congelando. Al contrario, dentro stava andando tutto a fuoco. Con lui stava accadendo qualcosa, sentivo qualcosa. Sentivo tutto. Erano brividi di freddo che poi diventavano caldi, incandescenti.


Un progressivo scongelamento, seducente e inesorabile, che se da una parte fa riaffiorare in superficie emozioni date ormai per perdute, sotterrate da una coltre di delusioni e paure, dall’altra l’imminente pericolo che lo scioglimento emotivo rischi di travolgere come un’onda anomala. Saper stare a galla diverrà quindi essenziale, soprattutto per chi come Ophelia è troppo fragile per resistere ad un’altra sferzata di dolore, troppo minuta per raggiungere la riva da sola.

A porgerle la mano sarà Darren, che si metterà in gioco in ogni modo possibile, mettendosi al centro di un’evoluzione personale meravigliosa, accogliendo paure, placando il dolore, lenendo ferite ancora aperte, mostrando un amore raro, paziente. Tutto solo per lei, per la sua Big Eyes.


La ragazza che aveva acceso la luce nelle mie stanze più buie.


Darren e Ophelia, così diversi ma così affini, complici, amanti, accomunati da un passato doloroso, pervasi da un senso simile di inadeguatezza e legati dalla passione segreta per la scrittura.

Due protagonisti caratterizzati in modo magistrale, delineati come la luce e il buio che si compenetrano, che dipendono l’uno dall’altra fino a determinare la reciproca esistenza.
“Stelle, nascondete i vostri fuochi! Non lasciate che la luce veda i miei profondi e tenebrosi desideri.”
Un passaggio celebre di William Shakespeare, che tra l’altro riscuote in quest’opera un elegante omaggio da parte dell’autrice. Una frase che racchiude l’intimo significato di come la luce abbia anche il potere di rivelare desideri nascosti, tentazioni a cui non poter resistere, come quelle che si innescheranno tra Ophelia e Darren, e che entrambi cercheranno di combattere per paura di essere sbagliati l’uno per l’altra.

Una giovane donna e un uomo, entrambi adulti, con un vissuto che li ha segnati, coinvolti in una concatenazione crescente di attrazione, curiosità, gelosie, conflitti, innegabile affinità intellettuale ed enigmatici lati oscuri che sarà sempre più complicato gestire, fino a che fare a meno l’uno dell’altra sarà impossibile, fino a che per sopravvivere luce e buio dovranno convivere insieme.


Perché al posto di soffermarmi sulla superficie come il resto del pubblico, avevo provato a indagare oltre la battuta, oltre il sorriso sornione, oltre gli occhi da conquistatore.


Un intreccio emotivo fatto di fraintendimenti, paure, follia che accenderà la miccia di una passione così irrefrenabile da spaventare. Togliersi la maschera sarà l’unica soluzione possibile per oltrepassare la superficie e connettersi totalmente, senza protezione, nudi, fuori dalla propria comfort zone e soprattutto fuori da New York, laddove tutto è iniziato e dove hanno rischiato di andare in pezzi.

Solamente lontani, fuori dalla scena, a riflettori spenti e sipario chiuso sarà possibile raccogliere i frammenti e rimetterli insieme, vedersi davvero ed essere autentici, deporre finalmente le maschere e cedere ogni difesa, con un estremo atto di coraggio, precipitando in volo per rischiare insieme:


Stavamo precipitando, ma l’aria sembrava tenerci sospesi, come se il cielo ci stesse tenendo in braccio. A un certo punto lui girò i palmi e mi strinse entrambe le mani, per poi forzarmi ad aprire le braccia come se fossero le ali di un uccello. Urlai ancora, anche lui gridava, ma di felicità. E rideva, come non l’avevo mai sentito ridere.


Dallo stesso aereo si è lanciata (metaforicamente, sì, anche perché pare che abbia terrore di sport estremi) anche la stessa scrittrice, offrendo questo romanzo bellissimo, con cui ha collaudato nuovi confini di genere, il celebrity romance, e tonalità stilistiche arricchite di una fine ironia che convince e trascina via il lettore.

Rushmore è un romance perfetto, che miscela ad arte diversi livelli di emozioni e sensazioni: evasione, ironia, intensa sensualità, romanticismo. Il tutto arricchito da uno stile di narrazione proprio del linguaggio cinematografico, in cui convivono in armonia sceneggiatura, inquadratura, fotografia, luci, movimenti di macchina, dialoghi, montaggio e colonna sonora. La musica, tra l’altro, è come sempre nei libri di questa autrice protagonista, pervadendo il racconto con accurata coerenza, grazie a sonorità soul come Amy Winehouse, Marvin Gaye, Steve Wonder e Aretha Franklin, che amplificano la percezione dell’ambientazione della Grande Mela.

Un piccolo capolavoro che premia a pieno titolo l’evoluzione di questa talentuosa autrice, che nelle sue storie non manca mai di andare in profondità, toccando con sensibilità e consapevolezza argomenti non semplici, come il meccanismo perverso dello showbusiness e lo spietato mondo dei media, temi quanto mai attuali di cui si occuperà Annalisa, con “Oltre la recensione”, domani.

L’emozione è un ingrediente essenziale della narrazione e se non sperimentiamo emozioni siamo meno coinvolti nella storia, o addirittura la respingiamo.

Leggere le storie di Elle Eloise è un’esperienza emotiva immancabile, perché mediante esse il lettore riesce ad immedesimarsi al suo interno, riuscendo a percepire e, di conseguenza, a comprendere le emozioni dei suoi protagonisti semplicemente perché lo facciamo già nella vita reale. Un effetto potente e straordinario, una magia che permette di reagire al racconto come se ciò che leggiamo, in realtà, stesse accadendo sul serio.

Questa lettura emana un senso di appartenenza da godere ad ogni pagina e comprensibile solo leggendo e, a dirla tutta, mi ha consentito di avverare un sogno, lanciarmi in volo col paracadute, immaginando di urlare di felicità e respirare a perdifiato un senso di libertà estremo, folle. Precipitare con Darren e Ophelia è stato catartico, liberatorio. C’è qualcosa di profondo nello scoprire che puoi superare le tue paure e improvvisamente capisci di aver solo pensato di avere dei limiti.

Auguro a molti altri lettori e lettrici di vivere la stessa meravigliosa esperienza, e continuare a seguire questa inarrestabile penna del panorama del romance italiano, che pare non averne di limiti.

Alla prossima.


Chapeau.