ISSUE di Bianca Ferrari

ISSUE di Bianca Ferrari

Titolo: Issue
Autore: Bianca Ferrari
Serie: Red Oak Manor Collection
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Israel e Virginie)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 21 Febbraio 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Noi non è un’opzione.
Noi non esiste.
Noi siamo un problema.

Israel Silver ha lasciato Red Oak Manor appena finito il liceo ed è tornato a casa sempre più raramente, troppo impegnato a inseguire il sogno di condividere la sua musica con il mondo. La grande occasione per lui arriva nove anni dopo il suo trasferimento: un’etichetta discografica gli offre un contratto per il suo prossimo disco e lo riporta a pochi chilometri dal luogo in cui è cresciuto.
Virginie invece non è mai uscita da Red Oak Town. Ha una passione per il disegno, un solo amico, diciott’anni, molti dubbi e un’unica certezza: il suo cuore appartiene da sempre a Israel Silver. Glielo ha lasciato ancora prima di rendersene conto e non lo ha mai rivoluto indietro. Non lo rivuole nemmeno ora che lui è tornato.
Neppure adesso che Israel cerca di tenerla a distanza.
Perché per lui Virginie è proibita.
Perché porta il suo stesso cognome e non dovrebbe guardarla. Non dovrebbe desiderarla.
Ma Israel la guarda. La vede. E la desidera più di ogni altra cosa.
Eppure, il conto da pagare per quella attrazione è davvero troppo salato. E cosa puoi fare quando tutto ciò che vuoi è a un solo passo, ma quel passo è proprio sull’orlo di un precipizio?

RECENSIONE


Lei muove le sue dita, le intreccia alle mie e replica esattamente ciò che stiamo vedendo: una serie di segni sui fogli che, messi vicini, incastrati, sovrapposti, creano due mani che si sfiorano. Non sono avvinte l’una all’altra. Solo il mignolo e l’anulare si tengono, come se i due protagonisti fossero ancora troppo timidi per accettare i propri desideri.

L’immagine tratteggiata di un disegno capace di evocare l’essenza di questa storia: l’unione di due anime racchiusa in pochi centimetri di pelle, laddove si nasconde l’amore più profondo, tanto puro quanto proibito. Un sentimento difficile da definire fino a divenire controverso da spiegare, ma soprattutto impossibile accettare.

Perché non posso stare vicino a lei, se non sono in grado di farlo come un uomo normale. E un uomo normale non è più ciò che sento di essere.

Virginie e Israel sono gli intensi protagonisti di “Issue”, terzo romanzo della serie Red Oak Manor Collection a firma della talentuosa Bianca Ferrari, che non manca mai di catturare il lettore con storie particolarmente coinvolgenti ed emozionanti. In questo libro si è cimentata in una tematica molto intrigante, ovvero l’amore proibito tra due ragazzi con nove anni di differenza di età, legati da un presunto vincolo di parentela. Due argomenti da attraenti, soprattutto se combinati insieme.

Da una parte la differenza d’età tra un uomo più grande ed una donna più giovane attrae e cela le potenzialità di divenire un ponte che da attraversare in due per poter superare i pregiudizi sociali e le difficoltà che lo ostacolano. Dall’altra, il fascino di un sentimento per l’appunto anche proibito è un asso non da poco.

Lo è per una serie di ragioni, soprattutto il fatto che la proibizione attiva quasi sempre il desiderio, un qualcosa di insito nel nostro carattere. L’amore in particolare se è proibito diventa più ardente e passionale: ogni incontro clandestino diventa un’emozione fortissima alla quale è difficile rinunciare fino a che gli ostacoli si tramutano in sfide e i pericoli diventano i motori della relazione.

Fatte queste premesse, non è mai facile trovare storie in cui queste tematiche siano sviluppate con consapevolezza e credibilità. Bianca Ferrari ci è riuscita, offrendo ai suoi lettori un romanzo in cui la complessità di questi argomenti è stata trattata con accurata sensibilità:

Non bastava che non potessi averlo perché è mio zio? Non era sufficiente che stare con lui avrebbe fatto impazzire mio padre? O che Israel stesso non mi volesse? Non era abbastanza?

Virginie ha solo diciotto anni e la sua innocenza, inesperienza, immaturità scaturiscono in ogni pensiero, dialogo, azione, leggerezza. Non vi è passaggio che la riguarda che non sia perfettamente in linea con lo stato d’animo di una giovane della sua età; una piccola donna in procinto di sbocciare, che non ha nessuna esperienza al di là della vita che l’iperprotettivo padre ha ritagliato per lei, tra casa, scuola e l’unico amico Connor.

La prima parte del libro è un viaggio nelle emozioni dei due protagonisti, entrambi coinvolti in un legame impossibile da dimenticare proprio perchè ancestrale e così dominante da condensare sentimenti contrastanti: paura, desiderio, attesa, rabbia. Un mix esplosivo che prepara il lettore a quello che avverrà nei capitoli successivi, quando le vite di Virginie e Israel si ritroveranno unite dopo anni di distanza, quando entrambi saranno cambiati profondamente.

Virginie è tutta emozioni e io mi sento nel bel mezzo di un ciclone, ma amo ogni sfaccettatura del suo essere travolta da ciò che prova e mostrarlo senza filtri. Ora è timida, nervosa, frenata.

Israel è uno dei protagonisti maschili più intensi che abbia mai letto in questo genere di storie. Un musicista dall’animo angosciato in cui spicca una sensibilità rara. Una promessa della musica vocata a regalare emozioni attraverso i suoi testi, gli unici strumenti che possiede per trasmettere quello che sente. Lui così incapace di comunicare all’esterno a parole, se non quelle scritte, e così fragile. Ed è mediante le sue canzoni che parla da sempre del suo amore tormentato, fino a che le sue composizioni si tramutano in scrigni segreti dove nascondere il suo amore malato. E’ vivo tra le pagine il suo tormento, i suoi disperati tentativi di evitare l’inevitabile. Lui è l’adulto responsabile, che dovrebbe essere capace di porre un freno a qualcosa di così lesivo non solo per sé stesso e per lei, ma anche per un’intera famiglia. Perché Virginie è la figlia dell’amato fratello Levi, e non vi è sentimento più grande di quello di due fratelli rimasti orfani e sopravvissuti ad un ambiente senza riferimenti. Il rapporto che lega Israel a Levi è a tratti toccante proprio perché nasconde colpe, segreti, promesse.

«Lo volevo.» Tremo mentre lo ammetto. «Lo voglio. Ti voglio. Ma no, Vee. Noi non è un’opzione. Noi non esiste. Noi siamo un problema.»

“Issue” è un romanzo che racconta l’amore nelle sue molteplici forme e declinazioni: quello di coppia, quello per la famiglia e non ultimo quello che si costruisce per sé stessi. Una combinazione di sentimenti che divampano come il fuoco, dalle fiamme così devastanti da bruciare tutto ciò che vi è intorno a chi lo accende, sbriciolando la fiducia, il rispetto, la percezione di sé, la possibilità di un futuro. Nulla è scontato in questa storia così complessa, in cui il male serpeggia sottotraccia quasi ad oscurare il bene. Saranno proprio le sfumature a definire i contorni di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, linee nette e tratteggiate, le stesse che dipinge Virginie per comporre i suoi ritratti, così veritieri e magnetici.

Perché vedo la sua pelle chiara, ormai guarita. Perché i suoi abiti sempre bianchi parlano di tutti i colori che porta dentro, così tanto agitati da scomparire. Perché sento la sua presenza, come se mi fosse entrata sottopelle. 

I suoi disegni così intrisi di colore realizzati da lei, così candida ed eterea; opere da ammirare che ripercorrono la loro vita, accompagnate dalle rime di Israel, IZ – The Issue, narratore di una storia tenace e commuovente, quella di due ragazzi destinati a collidere insieme.

Lascio indietro la paura, ingoio il dolore che mi sta straziando le vene e chiedo che mi venga dato ciò che serve all’amore della mia vita: la possibilità di regalargli la mia assenza.

Alla prossima storia Bianca.

ODIAMI, BACIAMI, PERDIMI di Arianna Di Luna

ODIAMI, BACIAMI, PERDIMI di Arianna Di Luna

Titolo: Odiami, baciami, perdimi
Autore: Arianna Di Luna
Serie: trilogia
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Andrea e Viola)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Luglio 2010.
Viola, diciassette anni, non sa cosa sia peggio: il fatto che sua madre abbia deciso di trasferirsi a Parigi, costringendola a lasciare la scuola e tutti i suoi amici, o il fatto che invece di portarla con sé l’abbia spedita a vivere da suo padre, che per lei è praticamente uno sconosciuto.
Tuttavia, la nuova vita non sarebbe neanche così male: il papà è un tipo a posto e fare nuove amicizie non è affatto difficile. Andrebbe tutto alla grande se non ci fosse lui.
Andrea.
Il ragazzo giusto da cui stare alla larga.
Freddo, sarcastico, strafottente. Bello come il demonio, vestito sempre di nero, riservato e misterioso fino all’ossessione, prova per lei un’antipatia feroce e sembra inspiegabilmente determinato a rovinarle la vita. Peccato che dopo un’estate trascorsa a incontrarsi e scontrarsi, e a sperare di non rivedersi mai più, Viola debba affrontarlo ancora una volta. E sarà difficile evitarlo, visto che è il suo nuovo compagno di banco.
E sarà ancora più difficile fingere di non essere attratta dal mistero che lo circonda.
Perché Andrea sembra sapere benissimo chi sia Viola.
È Viola a non sapere nulla di lui.
Cedere all’attrazione o forzare la mano e scoprire cosa nasconde?
In entrambi i casi, lei ha tutto da perdere e lui non ha niente da guadagnare.
Tranne forse il fatto che a forza di odiarsi, hanno iniziato a volersi.

RECENSIONE


Tre parole ricche di emozioni contrastanti che ben descrivono la travagliata storia d’amore di due ragazzi, Andrea e Viola, che ho rincontrato a distanza di anni dalla prima uscita con grande piacere in nuova versione rieditata.
Tre libri appassionanti che costituiscono una bellissima trilogia in cui Arianna Di Luna ha ripercorso i suoi esordi di giovane e già talentuosa autrice, quando si presentò al grande pubblico del romance grazie ad una storia tormentata e davvero coinvolgente.


Avrei cambiato scuola, vita, casa, tutto. Avrei ricominciato da capo insieme a papà.


Un salto nel vuoto con poche certezze quello che si trova a dover fare Viola, giovanissima protagonista di questa storia. Diciassette anni non sono molti per affrontare così tanti e drastici cambiamenti in un colpo solo: trasferirsi in una nuova realtà, passando da una grande capitale ad una piccola cittadina sul mare; lasciare gli amici di una vita e la madre, unico riferimento affettivo conosciuto. Ma la sfida più difficile è quella di costruire da zero il rapporto con un padre praticamente estraneo, con cui riallacciare ricordi e una confidenza mai avuta.

Questa storia si apre così, con il racconto di un profondo cambiamento, la metamorfosi di una giovane vita in procinto di sbocciare quasi a preannunciare il travolgente percorso di trasformazione che la vedrà protagonista, ma non da sola.


L’avevo visto in faccia una volta sola, al buio, di sfuggita, ma lo riconobbi lo stesso. Era immobile accanto al bancone, da solo. E mi fissava. Il mio stomaco fece una capriola. Non avevo sbagliato, era di una bellezza sfacciata, quasi dolorosa, e non ero l’unica a notarlo.


Un’ombra, una presenza quasi inquietante che pedina, segue, controlla, quasi fosse un fantasma. Eppure Andrea è reale, come lo è il suo odio per questa giovane sconosciuta, ignara di avere delle colpe, all’oscuro di essere nel mirino di qualcuno che è sprofondato nel risentimento, suo malgrado.

Si dice che il rancore sia come l’ossido, si estende e finisce per debilitare tutta la struttura, tutta l’identità, tutta la persona. E’ così che accade ad Andrea, che nella semioscurità di una dimensione personale fatta di un’avversione bruciante, inizia a perdere i contorni di sentimenti che ben presto lo spingeranno fuori controllo, verso una direzione quasi inaccettabile, verso un’attrazione quasi impossibile da definire.


Era caldo, solido, rassicurante. Aveva appena detto che non mi voleva, eppure mi stringeva come se avesse paura di perdermi da un momento all’altro. Sentii le sue labbra indugiare sui miei capelli, sentii che respirava forte.


Un destino perverso unirà due giovani vite, destinate a volersi nonostante l’odio, a cercarsi nonostante la distanza.
E cosa succede se l’odio più radicato diventa altro? L’odio è l’istintiva difesa che il nostro IO oppone al mondo esterno, per proteggersi da fonti di dispiacere, di potenziale dolore, un sentimento che si focalizza sul pensiero più che sulla persona.
Ed è infatti nel momento in cui Andrea vede Viola per come è, con le sue paure, le sue fragilità, la sua innata semplicità che la rende bella come non mai, che inizia in lui la trasformazione.

Fino quasi alla metà del primo libro conosciamo solo i pensieri di Viola, lasciando nel mistero le emozioni di Andrea. Una scelta narrativa che supporta bene il pathos che travolge il lettore in modo crescente pagina dopo pagina, fino a quando divamperà la loro sofferta storia d’amore.


Fuoco. Il nostro primo bacio fu fuoco puro. Una fiammata violentissima, un incendio che incenerisce tutto ciò che tocca. Mi strinse così forte da sollevarmi, premette la bocca sulla mia con una foga che mi lasciò senza fiato.


In un susseguirsi di allontanamenti e riavvicinamenti, Andrea e Viola si troveranno coinvolti in un sentimento dalla portata inimmaginabile, in cui complicatissimi intrecci familiari troppo difficili da sciogliere, come fossero un’inestricabile matassa pronta a fagocitare tutto e tutti, sconvolgeranno le loro vite.

Una trilogia dal ritmo narrativo serrato, soprattutto nel secondo capitolo dove tra fughe e prove di coraggio immenso, i due giovani protagonisti vivranno un amore straordinario, quasi invincibile, dove metteranno in gioco tutto, fino a rischiare la vita.

Un amore disperato, assoluto, capace di commuovere anche il più forte dei cuori, ricordando quanto spesso l’amore possa confinare con la follia e l’incoscienza, con la convinzione di essere invincibili.


La preoccupazione e la paura lo stavano logorando. E all’improvviso la verità mi piombò addosso, mi sconfisse. Non eravamo forti, non eravamo invincibili. Avevamo percorso migliaia di chilometri, sopportato il freddo, la pioggia, la tensione di essere in viaggio e di cercare sempre di essere invisibili. Pensavamo di farcela, perché eravamo insieme e tutto il resto non contava nulla, ma non era vero. Stavamo perdendo. Io stavo perdendo. E avrei fatto perdere anche lui.


Andrea e Viola dovranno affrontare un percorso di crescita difficilissimo, in cui ogni caduta, salita, muro da oltrepassare varrà la pena di essere affrontato, anche se arrivare alla fine non sarà affatto immediato, perché il tempo può guarire ma anche creare distanze.

Sette lunghi anni sono il tempo necessario a ridefinire le priorità, a superare i timori mentre si diventa adulti, per vivere la bellezza di un amore così totalizzante da incutere paura, da accettare inclusi gli errori e il dolore. Un amore così forte aver dato la forza di scalare montagne, ricoperto chilometri, per riportare due ragazzi, divenuti un uomo e una donna, al punto di partenza, tra le dune di una spiaggia sferzata dall’inverno, teatro dove tutto ha avuto inizio.


Nell’acqua gelida sentii che appoggiava la testa sulla mia nuca. Le sue labbra mi sfiorarono la pelle. «No. Non me ne vado, non ti lascio.» Qualcosa mi si incrinò dentro. La sua voce tremava, sembrava essere sul punto di spezzarsi. Smisi di lottare, mi arresi. Il mio corpo si ammorbidì. Lui sentì la mia resa, mi strinse più forte.


Grazie Arianna di averci fatto rivivere le tue origini con Andrea e Viola, due protagonisti indimenticabili che chiedevano solo di essere ricordati.

DILLO ALLA PIOGGIA di Bianca Marconero

DILLO ALLA PIOGGIA di Bianca Marconero

Titolo: Dillo alla pioggia
Autore: Bianca Marconero
Serie: Serristori
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Niccolò, Cecilia)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


«Non posso crederci. Sono stato fottuto, in ogni senso possibile, dalla futura moglie di mio fratello».

Una notte: è bastata una notte perché Niccolò Serristori perdesse la sua amata Cecilia. Lei ha scelto la danza e Londra. E ha scelto di partire con Jacopo, il fratello perfetto di Niccolò.

24 ore: sono sufficienti 24 ore perché Niccolò abbandoni la boxe e il sogno di diventare un professionista e perché suo padre, Brando, gli confessi qualcosa che Niccolò non avrebbe mai voluto sentire.

9 mesi: nove mesi non bastano per ritrovare la felicità e Niccolò si accontenta di vivere in un garage, esserci per i suoi fratelli e rimediare una birra e una ragazza. Una qualsiasi sarebbe la scelta migliore, ma è difficile resistere alla persona più sbagliata, se questa rappresenta la vendetta perfetta. Una vendetta che ha armi di seduzione imprevedibili.

Una festa in giardino: basta una festa di fidanzamento in giardino perché Niccolò sbatta contro l’evidenza che la vita è un gioco di specchi bugiardi e nessun riflesso racconterà mai la verità.

Ogni singolo istante: il tempo che Niccolò sacrificherà per ricomporre i cuori che ha spezzato in una notte di follia.

Sullo sfondo di una Roma che va dai sampietrini ai tetti dei palazzi patrizi, tra ring di periferia e i templi della danza, tra baci proibiti e cadute nel peccato, Niccolò dovrà battersi per salvare ciò che ama e trovare il coraggio di buttare il cuore al di là dell’ostacolo, con il rischio di perderlo per sempre.

Fino all’ultimo respiro. E oltre.

RECENSIONE


“La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.”

Così diceva il grande filoso e politico indiano Mahatma Gandhi, che con questa immagine di grande poesia invita a riflettere sul nostro modo di affrontare le avversità, soprattutto in quei momenti in cui la vita ci mette a dura prova e la tempesta sembra non finire mai. E come non siamo in grado di governare una tempesta, allo stesso modo non possiamo controllare le difficoltà più grandi che a volte intercettano il nostro viaggio.

Un incoraggiamento a non lasciarsi sopraffare, a vivere intensamente ogni istante, nonostante la tempesta. E non solo. La tempesta può persino rivelarsi un’occasione per imparare a danzare e mai come in questo libro questa esortazione trova compimento, ampliando il suo significato grazie alla magistrale bravura di Bianca Marconero.

“Dillo alla pioggia” è un romanzo che si attendeva da tempo, e mai l’attesa è stata ripagata, superando ogni più alta aspettativa. Le ragioni sono molteplici e forse non sarà possibile racchiuderle tutte in poche righe, ma ci proverò iniziando a parlare del magnetico protagonista maschile di questa storia, Niccolò Serristori.

Ribelle, inquieto, tormentato, avvolto da un buio interiore che spesso rischia di inghiottirlo fino a confondere i suoi scuri lineamenti, totalmente opposti al chiarore quasi angelico dei membri della sua famiglia.
Una diversità somatica che lo distingue per definirlo in molti sensi, come fosse una banco di nuvole nere e minacciose cariche di pioggia che appaiono all’orizzonte, una densa macchia nera su una superficie bianchissima, così densa da compenetrare anche lo strato sottostante.


So che dovrei smetterla. So che dovrei fare un passo indietro. Invece corro incontro alla tempesta perché, quando il nero mi chiama, io devo entrarci. Sempre.


E’ il nero che ricorre e sembra definire Niccolò, non solo per il colore dei suoi capelli e degli occhi ma anche per l’inchiostro che ricopre la sua pelle, capace di parlare una lingua muta che non necessita di parole, preferendo esprimersi con disegni e simboli a ricordo di istanti, momenti, legami indissolubili, così importanti da tenere segreti.

Ed è forse la preziosità di certi sentimenti a spaventare chi ha troppo bisogno di amore, chi si sente inadeguato, insicuro, immeritevole di essere amato fino a far predominare il buio interiore, il nero che sovrasta rendendoci incapaci di comunicare, in un costante conflitto con noi stessi e il mondo.


Il pugilato è l’ultimo dei miei punti fermi. L’unico che sono riuscito a conservare.



E’ così che Niccolò vive il rapporto con sé stesso, come fosse eternamente sul ring a tirare pugni alla vita e soprattutto a sfidare chi ama di più, come suo padre Brando, che gli ha donato tutto di sé, le sue fragilità, la sua irruenza e soprattutto il suo cuore immenso.
La natura del rapporto tra Brando e suo figlio è di una autenticità incredibile, proprio perché tratteggiato con una profondità spiazzante, in ogni discussione, ogni parola sbagliata, ogni lacrima versata. Senza dubbio rappresenta una delle parti che ho amato e sentito di più di questo romanzo meraviglioso.

Un legame così genuino in cui è impossibile non specchiarsi fino a commuoversi, in un saliscendi di conflitti, incomprensioni, sfide, ricompense, distanze e riavvicinamenti che raccontano la complessità di certi legami che viviamo con le persone che più ci somigliano ma con cui spesso è più difficile relazionarci.

Bianca Marconero offre con questo libro una chiave di lettura sulle relazioni familiari, nel senso più ampio del termine. Una dimensione ordinaria costituita da sentimenti straordinari che sperimentiamo ogni giorno, in cui l’amore incondizionato che ci unisce alle persone che amiamo è spesso contrapposto alla difficoltà di interagire, all’incapacità di capirsi, rendendo questa lettura un viaggio indimenticabile.


Sono solo un vigliacco che non ha mai avuto un colpo di fortuna. Nessuno, a parte essere amato da lei. Mi basta la sua bocca per accendermi, mi bastano le sue mani per essere suo. Il mio corpo reagisce alla sua presenza come se fosse la destinazione di un viaggio della speranza. Una terra promessa da un mago bugiardo, in cui coltivare tutte le nostre illusioni.


Un romanzo di crescita e di cambiamento che divampa con la potenza di un uragano capace di spazzare via certezze, crepare le superfici più dure e incrinare le mura più alte. Una tempesta tanto devastante da rompere i legami apparentemente più solidi ma che in verità nascondono ancora fessure mai sanate, in cui riecheggia un passato troppo pesante da elaborare, come quello che ha segnato le vite di Brando e Agnese. Un cataclisma che però mai come adesso diventa necessario affrontare per continuare a camminare nello stesso orizzonte:


Non è vero che negli anni si cambia, puoi smettere di pensare alle ferite iniziali, quelle che ti hanno trasformato, nel bene e nel male, ma non le puoi guarire né dimenticare. Loro crescono con te, sono la zavorra della tua sicurezza, il contrappeso delle ambizioni e i nemici delle speranze.


Si dice che si matura con gli anni, altre volte, invece, sono le delusioni ed i fallimenti a farci maturare, anche attraverso il dolore, la perdita, la mancanza. Sono proprio i momenti di maggiore difficoltà e di grande sofferenza a farci crescere di più, mettendoci difronte allo specchio e vedere davvero i nostri limiti e le potenzialità. E non vi è un manuale che insegni ad evolvere, anche se si sta insieme da vent’anni oppure se li abbiamo appena superati anagraficamente, come per Niccolò e Cecilia, perché per ognuno vi sono tempi diversi e soprattutto esperienze diverse.


Considerando come è finita, tra me e la mia ex migliore amica, costruire una riserva di caccia che coinvolge tutte le ragazze legate a lei è stata un po’ la mia missione da quando mi ha girato le spalle ed è partita per Londra.


Sottile, dalle sembianze di una fata dei boschi, con una pelle dal candore abbagliante, i capelli come “fili di liquirizia” e gli occhi “del colore della neve”. Un insieme che le conferisce un aspetto etereo, e danzando l’effetto si espande trasformandosi in un’essenza immateriale. La danza richiede impegno e dedizione, divenendo una maestra di vita e che regala la possibilità di capire le proprie capacità creative, un’esperienza individuale unica, ricca di volontà ed amore.


Sono una ballerina, io sorrido con tutto il peso sulla punta di un piede, è per quello che riesco a sembrare implacabile.


Cecilia è una “combattente sulle punte”, capace di esprimersi solo grazie alla danza, in cui riversa i suoi conflitti interiori, generati da un’antica paura di essere abbandonata, dalla solitudine, da una profonda insicurezza interiore e da una diffidenza innata. Eppure è con Niccolò, il suo “Cocò”, che da sempre è in connessione esclusiva, un legame basata su una condivisione delle stesse paure, del senso profondo di insicurezza. Così apparentemente diversi da essere identici nell’anima, nel cuore.
Lo stesso che li unisce e che batte all’unisono, fin dal loro primo incontro, narrato nella bellissima novella “Un’estate al mare”:


E’ piccolina, ma proprio tanto, con i capelli neri tutti spettinati. Ha un vestito bianco come la sua voce e ha gli occhi, come sarebbe il cielo se lo guardassi attraverso un ghiacciolo al limone. «Ehi!!» Lei tace. «Eìtu», dice lei.


Bianca Marconero regala con questo romanzo una prova magistrale della sua sensibilità come persona e della sua bravura come autrice, impeccabile sotto ogni punto di vista, catturando il lettore fino alla fine grazie ad uno stile evocativo magnifico, dialoghi acuti e potenti, un ritmo d’azione serrato e una perfetta coerenza narrativa che ha unito con sapienza e dovizia ogni dettaglio che accade nelle novelle precedenti, fino a raggiungere l’apice tra queste righe.


«Vorrei farti vedere il mio cuore, un secondo soltanto, e lo troveresti pieno di te», mi prende la mano e se la preme sul petto. «Io ho bisogno che tu sia te stessa, per essere me stesso. Ho bisogno della passione che metti nelle cose, per sentirmi realizzato», afferra il mio viso.


L’amore è un percorso fatto di cadute e risalite, in cui è facile perdersi e a volte impossibile ritrovarsi, perchè l’incapacità di capirsi e di comunicare pone trappole, imbrogli, sensi di colpa creando il feroce inganno del fraintendimento.

È nelle azioni e nelle intenzioni che si vede quanto siamo in gradi di capire l’altro, le parole spesso non bastano, non sono risolutive, soprattutto se non sono attuate da gesti allineati con il pensiero, quello del cuore.

Le parole possono non essere abbastanza è vero, quindi? Allora guardiamo il cielo sopra di noi, anche quando piove, anche quando la tempesta ci travolge e impariamo a ballare aspettando che passi, prendendo confidenza con l’acqua come fosse la vita che ci scorre addosso, lasciandoci senza fiato ma felici, col cuore a mille dalla fatica. Facciamolo, come Cecilia e Niccolò, sublimi danzatori di questo capolavoro.   


Ed è così che dovrebbe finire il racconto di una storia d’amore, con i sogni proiettati nel futuro, due corpi legati per sempre e un bacio senza inizio né conclusione, senza partenza né arrivo. E potrei dire che questo bacio ne vale dieci, ma mentirei. Perché in verità è come Niccolò. Questo bacio è semplicemente infinito.


L’unica consolazione alla fine di una magia e aspettare che presto ne arrivi un’altra:


Ti è mai capitato di immaginare tanto una cosa, di disegnarla nella tua mente e poi renderti conto che quello che hai realizzato non è come quello che avevi progettato?». Ci penso, la domanda merita attenzione. Poi annuisco. «Certo, credo capiti a tutti. C’è sempre un divario tra realtà e fantasia». «Be’, a me non è mai successo. Quello che vedo nella mia testa coincide con ciò che creo. Non ci sono scarti tra un progetto e un’opera». «Okay, e quindi?» «Non sono abituato a questa sensazione», dichiara. «Mentre ora ce l’ho».


Resto in attesa che Jacopo e Clara ci prendano per mano e ci conducano all’epilogo di questa serie indimenticabile, con la consapevolezza che quando i fuochi saranno terminati, essi ci restituiranno un cielo più vasto e silenzioso, e per questo non finiremo mai di guardarlo, né di leggere le storie di Bianca Marconero.

THE FUCKING FOREVER SERIES di Bianca Marconero

THE FUCKING FOREVER SERIES di Bianca Marconero

Titolo: The Fucking Forever Series
Autore: Bianca Marconero
Serie:The Fucking Forever
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternati (Brando e Agnese)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2016 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Agnese ha diciannove anni, è la figlia di un senatore piuttosto influente e ha ricevuto un’educazione rigida. Le piace disegnare ma ha messo i sogni nel cassetto e si è iscritta a Giurisprudenza. Dopo la morte della madre, ha imparato a nascondere a tutti i suoi veri sentimenti ed è diventata la classica ragazza ricca, perfetta, composta e fredda, ma in realtà piena di insicurezze. Quando la sua incapacità di lasciarsi andare allontana il ragazzo di cui è innamorata da anni, Agnese capisce di avere bisogno di aiuto. Vorrebbe qualcuno che le insegni a essere meno impacciata e Brando, il suo fratellastro appena acquisito, sembra proprio la persona giusta. Lui lavora di notte, suona in una band e cambia ragazza ogni sera. Peccato che il bacio che i due si scambiano per “prova” sia lontano anni luce da un esercizio senza conseguenze. Così le loro lezioni di seduzione ben presto diventano qualcosa di più…

Cosa sei disposto a fare per la persona che ami? Cosa sei disposto a fare per ritornare a casa?
Brando e Agnese si sono lasciati. Sono passati tre anni dalla loro separazione. I ricordi sono i loro compagni silenziosi ma cercano di andare avanti e ricostruire le loro vite. Brando, dopo le vicende accadute a Montréal, desidera una felicità di base, fatta di amicizia, lavoro e affetti. Vuole consolidare il successo della sua band, gli Urban Knights, e soprattutto desidera innamorarsi di nuovo. Quando incontra Penny, una giovane fotografa, si convince di aver trovato la persona che può aggiustare il suo cuore spezzato. Agnese vive a Milano e ha un unico obiettivo: proteggere la persona più importante della sua vita. Affronta le difficoltà a testa alta, in fuga dal padre, il senatore Goffredo Altavilla e in lotta continua con Lucio, divenuto ora l’avvocato del senatore. Dopo una serie di appuntamenti mancati con il destino, Brando ritrova Agnese e scopre l’esistenza di Jacopo. L’incontro fornirà l’occasione per ripartire un’altra volta o sarà l’ennesima caduta verso un finale sbagliato? In che direzione va il “per sempre”, quando i segreti del passato diventano troppo ingombranti, quando l’amore deve essere gridato, quando la fiamma brucia ancora, pronta a divampare, per l’ultima volta?

RECENSIONE


Era il 2019 quando lessi per la prima volta questa dilogia. Una folgorazione, la netta sensazione di un legame immediato con una nuova dimensione che avrebbe avuto molti significati per me. Raccontarvi la storia di Brando e Agnese è doveroso e lo faccio a poche settimane dall’uscita del romanzo del loro secondo figlio Niccolò di cui vi parlerò prestissimo e in prospettiva di avere tra le mani il libro del loro primo genito, Jacopo, che chiuderà la serie di questa famiglia amatissima.

Così in attesa di arrivare alla conclusione, ho voluto riprendere in mano tutti i fili di questo articolato mosaico, per unire i dettagli, vedere sfumature che mi erano sfuggite e immergermi nuovamente con anima e cuore in un viaggio che mi ha fatto tornare a casa.
E non vi è emozione più grande che il senso di familiarità di una storia che ti appartiene nel profondo, che in un certo senso è stata l’inizio di un’avventura meravigliosa, tuttora in corso. Fu proprio per conoscere Bianca Marconero che 3 anni fa visitai da sola la prima edizione del FRI. Non avevo idea di cosa mi aspettasse ma sapevo che lo zaino in spalla mi sarebbe servito, non solo per riempirlo di libri ma anche di sogni.
Fu una giornata in cui capì che qualcosa era nato dentro di me, una giornata perfetta.


La perfezione esiste ed è in una giornata come questa”.


Sono queste le parole che aprono “Un maledetto addio” la novella che introduce “The Fucking Forever Series”, grazie alla quale l’autrice Bianca Marconero permette al lettore di sbirciare nei precedenti due anni dall’inizio della tormentata storia di Brando e Agnese, due ragazzi giovanissimi e profondamente diversi che si troveranno indissolubilmente destinati a vivere un amore assoluto e disperato, non solo per la loro giovane età ma anche per le intricate e dolorose vicende familiari che li travolgeranno.


La casa mi accoglie come un abbraccio nero. Sembra un luogo dove non abita più nessuno. Prima qui c’erano un senso e un significato. C’era mio padre, che scriveva la sua musica e amava mia madre e c’ero io che giocavo con i Lego sul tappeto. Che costruivo i sogni, un desiderio alla volta. Ora mi sdraio su quello stesso tappetto, lo cerco sotto le dita. Vorrei trovare uno dei miei vecchi mattoncini, uno solo in mezzo alla lana. Solo uno per ricordarmi come si fa a costruire un sogno. Ma c’è solo il nero. Il vuoto mi circonda e mi ammazza il cuore.


Il nero, il senso di solitudine, i sogni infranti, la paura del cambiamento. E’ così che conosciamo Brando, e non vi è pagina in cui non si respiri la sua inclinazione a proteggere chi ama, la sua ingenuità, la purezza del suo animo, che lo rende così simile all’amatissima madre Isabella, capace di incarnare in modo profondamente complesso e per questo autentico l’amore materno per antonomasia, il senso di sacrificio.

La natura del rapporto tra Brando e la madre, basato su un fortissimo senso di protezione ed accudimento, è una delle parti più profonde che ci offre questa novella, che stende le basi per quelli che saranno i conflitti, le disfunzioni, le ombre, gli equilibri, le attitudini come anche gli errori e le incomprensioni che segneranno la vita di tutti i protagonisti della serie, fino alla seconda generazione, inclusi alcuni personaggi collaterali come Alice, protagonista della serie “Tabloid”, che ritroveremo più volte.

Schietta, diretta, bellissima e con una spiccata personalità, Alice è una delle poche persone che vedrà Brando nella sua essenza, instaurando con lui una relazione libera ma anche profonda, con un affetto incondizionato fino a fare breccia nelle sue più nascoste paure e insicurezze. Il loro rapporto è di un’autenticità impressionante, ricordandoci in poche parole una grande verità, che molti di noi hanno sperimentato nella vita:


Potevano essere magnifici , ma siamo semplicemente accaduti nel momento sbagliato.


Perchè la vita a volte ci toglie qualcuno, privandoci della possibilità realistica di essere completi e felici, mettendoci difronte la persona più diversa da noi, come due universi paralleli inconciliabili, senza orizzonti comuni, senza lo stesso sole che rischiara il giorno, senza la stessa luna che illumina la notte. Ed è così che accade per Brando e Agnese:


E succede che a forza di guardami nello specchio vedo accanto alla mia immagine il riflesso di un’altra persona, lontana. Una ballerina da carillon che alza il braccio e mi rivela il suo profilo.
Assume a comando pose plastiche di una grazia quasi poetica. Una sarta misura, l’altra segna. Mi viene in mente un ritmo, e intuisco una melodia. Qualcosa da appoggiare sopra a questi gesti.


“Una ballerina da carillon” talmente bella come un’apparizione, una visione mistica, da ammirare estasiati. Una descrizione che sembra il perfetto segno premonitore di quanto l’apparenza possa essere ingannevole e fuorviante, preannunciando uno dei fili conduttori che caratterizza questa storia.


Guardo la sua schiena sottile e il movimento gentile dei fianchi finché non sparisce. E per qualche ragione che non riesco ad afferrare continuo a vederlo anche dopo che ho chiuso gli occhi. Mi resta attaccato addosso. E lo porto con me, dentro ai miei sogni.


Si dice che innamorarsi di una persona totalmente opposta a noi nasconda l’istintiva necessità di ritrovare lo stimolo di sviluppare delle qualità che non abbiamo e che sono fondamentali per migliorarsi, per fare un passo in più nella costruzione della propria personalità.

Brando e Agnese ampliano il significato di questo bisogno in modo sublime e veritiero, in un turbine di conflitti, ingenuità, immaturità e fraintendimenti dovuti non solo alla loro giovinezza ed inesperienza ma anche per i condizionamenti di chi è intorno a loro, di chi li ha feriti e amati allo stesso tempo.

Entrambi di una forza ed una fragilità disarmanti. Così veri da sembrare reali, vivi:


Tuttavia il marchio della sconfitta io ce l’ho addosso. Lo sento ogni volta che apro gli occhi in questa casa, ogni volta che guardando me vedo mio padre. Siamo qui, io e mia madre, perché io ho promesso l’impossibile. Perché non sapevo neppure come cominciare a prendermi cura di lei e alla fine mamma ha sposato il senatore. L’ha sposato perché io non so mantenere le promesse.


Brando è un’anima tormentata, in perenne lotta con sé stesso e la vita, vinto da un senso di colpa dilaniante che lo fa sentire perennemente in bilico e inadeguato, con un’insicurezza interiore capace di renderlo cieco all’evidenza.


La mia matrigna è una donna bellissima ma senza cervello, che tollero per quieto vivere. Suo figlio, un debosciato che mi limito a ignorare. Quindi ho dei familiari, ma non una famiglia che mi possa aiutare.


Agnese figlia ideale, ubbidiente, inquadrata, in costante dimostrazione di essere adeguata alla società a cui appartiene, rispettosa e meritevole di un affetto paterno agognato ma inesistente, così priva di affetti reali, e sinceri da intenerire, come quello di una famiglia.

Quanto il destino possa essere generoso e al contempo traditore perfino crudele si scopre durante il racconto degli eventi che travolgeranno questi due giovani ragazzi, che grazie ad una convivenza forzata si coinvolgono in una relazione di natura educativo-formativa, suggellata da uno scambio apparentemente innocuo che in realtà innescherà un gioco pericoloso, quasi letale, per entrambi:


La facilità con cui l’ho convinta mi esalta. Sono così teso che sto male. Se non la bacio, muoio. E qualcosa mi dice che il bacio che sto per darle sarà una botta al cuore.


Una storia capace di conficcarsi nel cuore, in cui nessuno è vittima e nessuno è carnefice. Ed è questa la sensazione che marchia la pelle del lettore, che lo pone difronte a delle domande a cui è impossibile rispondere in modo univoco. Bianca Marconero si addentra con magistrale bravura nel dedalo delle dinamiche delle relazioni e delle emozioni, offrendo non un semplice romanzo bensì una chiave interpretativa preziosa che promette di rispondere a questioni che sono alla base della nostra vita sentimentale, familiare: quanto è difficile risolvere i conflitti, affrontare i cambiamenti, comprendere ed accogliere le emozioni di chi ci è vicino?

Spesso è più facile fermarsi in superficie, limitarci a vedere quel che gli altri ci mostrano di sè, perché scendere al di sotto di ciò che appare richiede coraggio, significa rinunciare all’ossigeno e imparare a respirare con il cuore, ascoltando i silenzi, guardare al di là delle ombre, mettendo in pausa in cervello.


La perfezione esiste. È in questo momento, tra le mie braccia. Si chiama Agnese. È una perfezione imperfetta, penso, mentre è nuda, in questo letto, girata di schiena e io la abbraccio.


Una piccola mansarda, un amore così assoluto da pretendere l’eternità, non descrivibile in parole ma misurabile in gesti, sguardi, battiti così forti e potenti da crepare le mura erette a difesa di due cuori progettati per palpitare all’unisono, segnando la resa finale di una lotta persa in partenza.



«Non voglio niente tra di noi». «Agnese, no», protesta in un soffio che muore sulle mie labbra. «Già devo stare attento. Non voglio farti stare male, voglio che sia bello, voglio…». «È già bello», rispondo. «È stato bello da subito, e lo è stato sempre. Non puoi farmi male, Brando. C’è troppo amore».


Troppo amore, un sentimento così devastante da rasare al suolo tutte le certezze, da spazzare via dubbi, da capovolgere il tempo e lo spazio, così cieco da illudersi di sopravvivere alle bugie, di dimenticare le promesse fatte fino a sgretolare la speranza di un sognato “per sempre”.
Il primo romanzo si chiude con un epilogo di un’intensità straziante, a tal punto da sospendere il giudizio su chi è innocente e su chi è il colpevole perché quello che l’autrice mostra è la traccia definitiva che delinea il confine del prima e del dopo di due vite, che non saranno mai più come prima, togliendo significato ai “se”.
Il fragore incessante della pioggia fa da teatro ad uno dei momenti più incisivi di questo libro magnifico, in cui l’acqua del cielo sembra fondersi con le lacrime di un amore finito. La pioggia che lava via tutto, che cancella le tracce di ciò che è stato e che si collocherà al centro di un’altra scena struggente, di cui vi parlerò dopo domani.


«Non è questa la domanda che devi farti, Agnese. Non chiederti se ti perdonerò. Cerca piuttosto di capire se potrai mai perdonare te stessa». E piange anche lui mentre lo dice. Piange. Mi gira le spalle e se ne va. Oggi siamo morti tutti.


Un viaggio lungo tre anni in cui niente sarà più come prima, nessuno è stato risparmiato dal tempo e dalle vicissitudini che hanno trasformato vite, stravolto i destini, sovvertito le priorità.

Stravolgimenti che grazie alla novella “Montreal” conosciamo nei dettagli, in cui l’autrice porta il lettore negli abissi di Brando, sprofondato in un buio senza fondo, e nella feroce solitudine di Agnese, abbandonata da chi diceva di amarla, in un percorso parallelo di resa e di rinascita, di dolore e scelta di sopravvivenza.


Il dolore ci ha messo in prigione. Io qui, e lui dall’altra parte del mondo.


Montreal e la Sicilia saranno i due emisferi in cui i due protagonisti combatteranno le loro battaglie con strumenti completamente diversi: lui armato di rabbia e dolore, lei fortificata da una nuova identità. Due percorsi che segnano inesorabilmente la loro trasformazione in adulti, amplificando le loro diversità, mettendo maggiore distanza tra loro.

Nel secondo romanzo “Un maledetto per sempre” ritroviamo due ragazzi completamente diversi, a cui la vita ha tolto moltissimo dimostrando però una reazione alle difficoltà e uno spirito di adattamento al cambiamento per le ferite subite diametralmente opposti.


Il cambiamento in sé non è buono o cattivo. È, potenzialmente, entrambe le cose.


Se da un lato Brando si è perso e dato per vinto fino all’oblio in un saliscendi di successi e fallimenti, Agnese è cambiata, totalmente, scendendo a patti con una nuova realtà, quella di una vita dura ma dignitosa, rivestendo i panni di una combattente pragmatica capace di oltrepassare anche sé stessa per un amore ancora più grande, totalizzante, salvifico, l’unico legame che le consente di amare indirettamente l’amore della sua vita:


Lui si gira di tre quarti, lanciandomi un’occhiata furtiva. E finalmente lo vedo. Ha due enormi occhi verdi come foglie. È più arrabbiato che spaventato, ma a parte questo sembra un miracolo. Ha il tipo di bellezza che richiede un contributo a chi la guarda, ti devi posizionare lì, sull’orlo delle lacrime. Sembra un quadro tratteggiato a occhi chiusi da qualcuno che lo desiderava esattamente così. È una dichiarazione d’amore in carne e ossa.


E rivedersi dopo che ogni particella è stata ammaccata, dopo che ricomporre i pezzi sembra impossibile, ha il sapore dolce amaro della resa, come se il tempo non fosse passato e lo spazio non avesse allontanato, ricalandosi in una bolla di felicità effimera, un’illusione che non lascia scampo a due cuori induriti ma ancora troppo bisognosi l’uno dell’altra da restare indifferenti.


A volte penso che riassumere Agnese richiederebbe una vita supplementare. Un anno per ogni secondo passato con lei. Quanto fosse ingombrante l’ho capito quando l’ho persa. Mi sono misurato con il vuoto, senza trovare i contorni di quello che non avevo più.


Un lungo e turbolento percorso di espiazione, una catarsi in cui i ricordi riaffioreranno, il dolore riemergerà implacabile per riaprire cicatrici mai sanate.

Tra cadute e risalite, sensi di colpa mai elaborati, passi falsi inesorabili, verità da svelare e segreti inconfessabili, ammissioni che prendono il posto delle bugie, paure irrisolte e fragilità nascoste, Brando e Agnese si graffieranno accarezzandosi, proveranno a capirsi fraintendendosi, comunicheranno un linguaggio a due velocità con la speranza sempre viva che le loro frequenze si allineino per battere allo stesso ritmo, e ricomporre l’unisono di due cuori che vorrebbero solo ritrovare la strada per tornare a casa, in una piccola mansarda dove ricongiungersi ai sogni e alle promesse che avevano lasciato sospese, in Vicolo del Leopardo.

Grazie Bianca per averci raccontato questa storia, per aver creato una dimensione dove rifugiarsi e perdersi tra le pagine di un capolavoro, ricordando che vi sono persone nate per donare emozioni, come te.
La storia di Brando e Agnese estende il significato della parola “amore”, quello così autentico da ferire e lenire allo stesso tempo. Quello che molti di noi hanno sperimentato nella vita.


«Lui è la prova che non ho un sasso al posto del cuore, che c’è stata almeno una persona al mondo che cambiava il colore delle mie giornate. E, comunque andrà la mia vita, so che non morirò senza aver provato un amore assoluto, per qualcuno che non fosse mio figlio. Il mio amore sta in piedi da solo. Anche senza di lui. E non voglio smettere».


Come dici tu “c’è un destino dietro a ogni porta”, ed io ci credo perché quella che mi hai aperto tu è stato un regalo dal valore inestimabile, come quello dei sogni ancora da realizzare e di tutte le porte ancora da aprire.

E dopo Niccolò, che mi ha strappato il cuore in due, aspetto la storia di Jacopo per ridare a lui quella metà che gli appartiene già.

JOEL & SUE di Laura Nottari

JOEL & SUE di Laura Nottari

Titolo: JOEL & SUE
Autore: Laura Nottari
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV singolo (Sue)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 6 Aprile 2022
Editore: Words Edizioni

TRAMA


Terreno di caccia: Manhattan, Greenwich Village.
Cacciatrice: Mary Sue Clarke, pasticciera ventisettenne, mamma di due gatti.
Preda: maschio etero di bell’aspetto, da sposare prima dei trent’anni.

Trovare l’amore a New York è più facile a dirsi che a farsi. Durante una festa, però, Mary Sue conosce Jason, giovane, sexy e simpatico, che ricambia le sue attenzioni. Il principe azzurro ha un solo, grosso difetto: il suo migliore amico Joel, un buco nero umano, caustico e scontroso. Complici un imbarazzante malinteso, un patto e il suddetto principe azzurro partito per chissà dove, Mary Sue e Joel saranno costretti a frequentarsi, tra alti e bassi tutt’altro che amichevoli. Tra loro è odio a pelle, mal sopportazione a prescindere, guerra all’ultima parola.

A lei, Joel non piace per niente… le ha anche dimezzato il nome e si ostina a chiamarla Sue!
A lui dà sui nervi quella sguaiata che si struscia addosso al suo amico.
Al destino, invece, “Joel & Sue” sembra davvero andare a genio.

RECENSIONE


Era da tempo che volevo leggere una storia di Laura Nottari e mai occasione più ghiotta è stata quella di questo libro non solo dalla copertina spassosa e coloratissima, ma anche dall’ambientazione affascinante.
A fare da scenario a questo romanzo è New York, città che conosco e che amo moltissimo per le sue strade intasate dal traffico, i suoi grattacieli luccicanti che si confondono con quelli più datati, il caos frenetico dei semafori, i suoi parchi suggestivi, alcuni dei quali capaci di apparire all’improvviso come piccole oasi verdi in una distesa di modernità.

Una piccola ma bellissima fuga dalla realtà che grazie alla lettura di “Joel & Sue” ho potuto intraprendere immergendomi nell’atmosfera cosmopolita ma anche accogliente di questa città bellissima e mai uguale, con i suoi angoli privati conosciuti solo da chi ci abita, o chi ha deciso di venirci a vivere, come i due protagonisti di questa storia, Joel e Sue.
Joel e Sue, per il momento perché prima di poter usare il logogramma “&” ed unire i due nomi ci vorrà un po’ di tempo.

Quanto? Difficile rispondere senza leggere questo libro, ma fidatevi ogni pagina merita di essere assaporata come i fantasiosi dolci che prepara Mary Sue (usiamo il nome completo per il momento, sai mai si offendesse), pasticcera per passione e dalla personalità spumeggiante (evitiamo “frizzante” altrimenti qualcuno potrebbe irritarsi), alla ricerca della sua anima gemella alla soglia dei trent’anni:


Brividi serpeggiano lungo la mia schiena, trascinati dalla visione di una fila di bottoni chiari, e poi su, su, fino a un colletto dritto come un’autostrada, con due asole aperte. Dopo, ahimè, è il turno della creatura. Mento rasato dal più rasoio dei rasoi, mandibola serrata, bocca dritta e seria. Zigomi alti, viso squadrato, occhi cupi e severi che danno il benvenuto ai miei senza mostrare il minimo accenno di vita, di gioia, di nulla. Capelli scuri, cortissimi ai lati e…


Descrivere Joel non è facile, ma sicuramente in questo passaggio è evidente quanto il suo aspetto impeccabile e perfetto si conformi al suo carattere, rigido, cinico e dissacrante. Ammetto che non vi è stata pagina in cui non abbia ammirato questo personaggio tanto odioso quanto fantastico, e quindi assolutamente autentico. Pieno di manie, ossessionato dall’igiene, intollerante al lattosio quanto ad ogni forma di socializzazione, Joel, detto Naziel per i suoi approcci al limite del sadico, è davvero un “buco nero” come spesso lo parafrasa nella sua mente Sue, perché impenetrabile e oscuro, incapace perfino di sorridere.


«Ecco, Joel è il mio cagacazzo con reso» dico, tirando su con il naso. Ho lacrime ovunque, dentro e fuori. «È stronzo, supponente, problematico e asettico. Ha messo il suono della papera ai miei messaggi! Io voglio un uomo tenero e comprensivo, non uno che sterilizzerebbe l’aria che respira.»


Fino all’epilogo ho voluto riservarmi il beneficio del dubbio nel giudicare frettolosamente Joel e le sue crudeli quanto dichiarate mancanze emotive, non solo perché convinta che mi avrebbe in qualche modo sorpreso e fatto assistere ad un’evoluzione ma soprattutto perché è la versione di Sue che conosciamo. La storia infatti è raccontata solo dal punto di vista di lei, una scelta narrativa che se da un lato coadiuva la forte chiave ironica del racconto dall’altro amplifica l’aurea di mistero che avvolge il protagonista maschile, rendendolo perfetto proprio per essere imperfetto.


«Perché mi hai dato la tua email? Sii sincero, avanti.» «Curiosità, suppongo, che poi è mutata in qualcos’altro, diciamo una missione.

«Con il giusto impegno» spiega, «riuscirò a tirare fuori la Sue meno cretina che è in te. So che c’è, ma dal vivo, non so per quale assurdo motivo, tende a ritirarsi come una lumaca nel guscio.»


Bionda, sexy, incostante, insicura, dolcissima, sognatrice, amante dei gatti e cuoca provetta. E’ così che Mary appare ai suoi amici.
Sbadata, sguaiata, superficiale, volgare, inconcludente, appariscente, chiassosa. Questa è invece Sue, per Joel.

Sarà davvero così frivola e leggera come appare agli occhi di Joel lei, Sue, ragazza di provincia venuta nella grande metropoli per inseguire chimere fuori dalla sua portata? Joel sarà davvero così l’intoccabile e algido, affermato professionista, incapace di scomporsi e sorridere?

Una missione per scoprire quale parte predomina sull’altra sarà l’inizio di un complesso rapporto tra due personalità così antitetiche da trasformare la loro conflittuale conoscenza in un’esilarante competizione tra chi resisterà più a lungo con la propria armatura addosso, una spessa corazza fatta di convinzioni, certezze, paure, limiti.
Chi scompiglierà per prima la perfetta acconciatura dell’altro e chi rimuoverà ogni residuo di make up (incluso il mascara waterproof) dell’altra?

Un romanzo che intrattiene con acume, divertendo moltissimo ma anche offrendo spunti di riflessione per nulla banali:


«Ma un rapporto tra due persone è inutile, se queste non traggono miglioramento l’uno dall’altra. E il non voler cambiare è un’illusione. Cambiamo ogni giorno che passa, purtroppo.»


Capire chi uscirà per primo dalla propria comfort zone sarà una delle sfide che i due protagonisti di questa storia bellissima e originale dovranno capire di dover affrontare.
Una lettura in cui primeggiano non solo personaggi (umani e felini) finemente caratterizzati, così sfaccettati e ricchi di sfumature da essere totalmente credibili, ma anche dove predomina lo stile di un’autrice dal talento profondo, capace di alternare spassose battute a momenti di grande emozione:


Sognavo un dolce principe in armatura, ma sono stata rapita da un cavaliere nero polemico, irrispettoso e cinico. Uno che non ama la vita di corte, non invita la principessa a ballare, disapprova i suoi vestiti e i modi frivoli, salvo poi rapirla e mostrarle il mondo come fosse qualcosa di nuovo. E il mondo, visto dagli occhi di un antieroe e vissuto attraverso la sua pelle, è tutta un’altra storia. L’antieroe è la vita, è l’autocritica, i piedi per terra che mancavano alla principessa scema. Il valore aggiunto reale, in una realtà inventata da lei stessa.


Laura Nottari con abilità e intelligenza consegna una storia che parla di cambiamento personale, di trasformazione, evoluzione in parte conscia e in parte non, che avvolge le vite di due ragazzi così diversi da essere simili. Una storia che si innesca sulla miccia dell’odio e che evolve in modo progressivo fino a trasformarsi in un legame tanto complesso quanto irrinunciabile.

Joel e Sue sperimenteranno un processo catartico che li aiuterà a rivelarsi nella loro essenza e accettare i loro difetti, imperfezioni, come anche i propri desideri. Si sveleranno lentamente, ed è questo che rende questa storia davvero bella e profonda, come fossero entrambi intenti a spogliarsi l’uno difronte all’altra con metodo e accurata lentezza , senza rinunciare all’impeto di lanciare i vestiti arruffati sul letto, e rimanere nudi davanti allo specchio per volersi reciprocamente con tutto il pacchetto completo (gatti inclusi).

Uno spettacolo intrigante a cui è stato bellissimo assistere e che raccomando di scoprire a chiunque voglia sorridere con gusto, scoprendo le infinite gioie che possono riservare le pareti di una doccia.


Ci chiedevamo: voi due siete amici e basta, o c’è dell’altro? Del tenero intendo. Se non volete rispondere, capiremo benissimo, ma dato che siamo tra di noi e che vi vediamo così affiatati, insomma, saremmo curiosi di sapere se c’è un Joel & Sue, o siete solo Joel e Sue.»


Credetemi, arrivare a mettere quella “&” sarà un viaggio indimenticabile.

Chapeau Laura.

OVUNQUE PER SEMPRE di Vera Demes

OVUNQUE PER SEMPRE di Vera Demes

Titolo: Ovunque per sempre
Autore: Vera Demes
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Vanessa Floris è in piedi sull’orlo di un abisso.

Studentessa dei Parioli, una quotidianità spesa tra amici che non sono amici, vacuità, apparenza, sballo facile e un perenne senso di inadeguatezza, ha deciso di farla finita. Non c’è niente che la tenga agganciata alla vita, nessun sogno, nessun desiderio e tantomeno il rispetto per sé stessa. E così, una notte, decide di farlo.

Lanciarsi nel Tevere e annullare per sempre la paura.

Un gesto semplice.

Se non fosse per quel ragazzo. Capelli nerissimi, aria decisa e uno sguardo acceso che sembra capirla. Una luce tersa nel pozzo oscuro in cui sta precipitando.

Leon Alberti vive in periferia, lavora duramente e immagina di fuggire lontano, in bilico tra i sogni e la realtà. Lotta da sempre per ciò in cui crede e lo fa attraverso le immagini oniriche che scaturiscono dalle sue dita. Colori, forme, un grido di speranza che a poco a poco contagia anche Vanessa.

Lui è ribelle, solitario, carismatico e l’attrae come un magnete.

Condividere pensieri diventa facile e d’un tratto c’è qualcosa in cui credere e per cui lottare.

Una fuga tenace tra le strade d’Europa fino a Parigi, verso una libertà che sa costruire ideali.

Leon e Vanessa sono forza e istinto, un amore che divampa, che li nutre e li trasforma.

Ma poi qualcosa di terribile irrompe nel loro universo.

E, quando tutto sembra perduto, nel buio risuona una promessa, quella che Leon ha fatto a Vanessa il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Ovunque tu sarai io ci sarò.

L’unica certezza. Il ricordo di un sentimento perfetto.

Perché un sogno condiviso può cambiare il mondo.

Ovunque e per sempre.

RECENSIONE


Due volti che si sfiorano con le labbra avvolti da farfalle che incorniciano quello che sembra l’istante di una connessione perfetta, come fosse un momento rubato di rara intimità da ricordare per sempre. Una visione che rappresenta la suggestiva copertina di “Ovunque per sempre”, ultimo romanzo di Vera Demes, autrice capace di entrare nelle profondità dei cuori dei suoi lettori, avvolgendoli per farli vibrare come le ali di una farfalla in volo.

Animale meraviglioso, simbolo di leggiadria e libertà in realtà la farfalla ha un valore molto profondo e significativo grazie alla metamorfosi che racchiude in se la transitorietà della forma che lo conduce dalla condizione di bruco a quella di larva e infine di farfalla. Un processo che noi esseri umani ammiriamo da sempre per il significato intrinseco di trasformazione interiore, che mostra come si possa scavare dentro di noi per avviare un processo di ricostruzione, evoluzione. Un percorso di cambiamento che è indiscutibilmente connesso alla morte e alla rinascita, citando Herman Hesse:

 “ La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire. E’ un simbolo dell’anima. “ 

Un caleidoscopio di significati che portano all’essenza di questa storia.


Si fissò senza riconoscersi. Detestava ciò che stava vedendo. Gli occhi troppo grandi, il naso troppo lungo, la bocca troppo larga. E poi quel corpo imperfetto, la pancia, le cosce, i fianchi.

Era in trappola ma non poteva muoversi.


Fragile, insicura, intrappolata in una vita castrante, compressa da una famiglia inadeguata, così conosciamo la protagonista femminile di questo romanzo, Vanessa, racchiusa in se stessa come un bozzolo di farfalla, da cui prende lo stesso nome e la medesima indiscutibile bellezza. Una meraviglia della natura dalle ali screziate di marrone, arancione e bianco impreziosite da macchie color indaco che può ingannare da fuori per la sua perfezione  , come lei dalla vita privilegiata e invidiabile che in verità nasconde vuoti incolmabili e sostenibili per una giovane ragazza di vent’anni.


Si faceva schifo. E lo specchio raccontava questo. Lo specchio era verità. Lo specchio non poteva mentire.


Quanto si può resistere alla sofferenza prima di deporre le armi? Quando arriva il momento di dire basta al dolore? Può finire tutto in un attimo se si decide di non avere più motivi per vivere, come accade a Vanessa in una fredda sera di capodanno. E nel momento in cui Vanessa sta per spiccare il volo per lanciarsi nel buio della notte una voce, un richiamo sopraggiunge improvvisa , e il destino si fa vivo spalancando una porta che si pensava serrata a chiave per sempre.


Leon si avvicinò di un altro passo e poté osservarla da vicino. Una ragazzina magra e tremante, i capelli neri e lisci sul volto ovale, le gambe lunghe come quelle di un trampoliere, un profumo di fiori mescolato a quello di sigaretta e alcol.


Un lupo solitario, un animale notturno abituato a muoversi nell’oscurità per fuggire ad una vita difficile, fatta di sogni infranti, abbandoni troppo dolorosi e troppo precoci da elaborare, un miscuglio di paure e delusioni acuite da una voglia di riscatto irraggiungibile.

Un ragazzo in fuga perenne da se stesso, immobilizzato da paure interiori che svaniscono al calare del giorno, quando la notte diventa la dimensione perfetta per trasformarsi in qualcun altro. È di notte che Leon va alla ricerca di se stesso, connettendosi con la sua parte più intima e divenendo “Sword”, un combattente dalla spada affilata e tagliente, un writer dalle doti creative potentissime Capace di ferire ma anche di incidere la pietra, un resiliente.


Era per questo che continuava a dipingere sui muri. C’era il bisogno di uscire allo scoperto rivelando emozioni ma anche di gridare un dissenso profondo, la ribellione senza confini, la lotta per ciò che era giusto, per la serenità, la pace di un universo accogliente in cui vivere senza minacce.


I graffiti consentono a chi li crea di esprimere delle emozioni e dei pensieri, rendendoli accessibili a tutti ma conservando , se si vuole, il totale anonimato come fa Leon, di notte rischiando di sconfinare il limite del lecito. Un gioco pericoloso ma che per lui è linfa vitale per sentirsi bene, connettersi con se stesso e il mondo, scaricando le sue frustrazioni, comunicando sogni e bisogni.

Vanessa e Leon sono due anime impantanate che seppur provenienti da realtà opposte si riconoscono percependo lo stesso senso di inadeguatezza, sentendosi fragili allo stesso modo, sopraffatti dal terrore di inseguire e meritate di realizzare i propri sogni.

A questo riguardo, particolarmente toccante il legame di Leon col padre, una figura tanto malata nel corpo quanto luminosa nell’anima che pur nella sua visibile precarietà fisica spicca con coraggio  offrendo messaggi di commuovente speranza al figlio:


«Ciò che ti rende uomo è la capacità di sognare. Non devi e non puoi rinunciarci». Ermes lo soppesò con tenerezza. «E cerca di aprirti al futuro, di sorridere di più, di crederci… che la tua vita possa cambiare».


Due ragazzi distanti in tutto ma che si troveranno connessi irrimediabilmente e uniti da un legame che li metterà in viaggio alla ricerca della libertà, quella di ricominciare a vivere. Una rinascita che richiederà una trasformazione progressiva, una metamorfosi catartica.

Vera Demes consegna ai suoi lettori un romanzo di crescita intenso, che alterna momenti di immobile buio con una crescente evoluzione personale dei due protagonisti.

“Ovunque per sempre” è la promessa che Vanessa e Leon si fanno durante uno dei momenti più belli della storia e che richiama quanto nello spazio e nel tempo si possa trovare la forza di uscire dal buio, quanto un amore possa essere salvifico.

Un’opera che non si può non leggere con la speranza che in ognuno di noi si possa scavare per cercare anche nei momenti più difficili il momento e l’opportunità giuste per rinascere trasformandoci.


C’era quella sintonia, la similitudine dei loro universi opposti, la speranza che li conteneva in un bozzolo caldo, il mondo lontano, la voglia di parlarsi con gli occhi.


In questi anni difficili che sembrano non finire mai abbiamo sempre più bisogno di trovare dentro di noi la bellezza di rinascere e liberare le nostre ali verso tutti i sogni che dobbiamo ancora raggiungere.

Grazie Vera di questa storia. Ne avevamo bisogno.

BANG, BANG di Miss Black

BANG, BANG di Miss Black

Titolo: Bang, Bang
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 23 Marzo 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Quando un action hero incontra una ragazza dalla lingua tagliente, non c’è tecnica di combattimento che possa salvarlo.

Il sergente del SAS Ryan Hill è in malattia, dopo essere stato ferito a una gamba. A salvarlo da una noiosa convalescenza ci pensa il suo capo, affidandogli un incarico speciale: proteggere una stand-up comedian finita nel mirino del terrorismo islamico. Darcy Yates non immaginava che fare una battuta sulle barbe dei combattenti dell’ISIS l’avrebbe messa in pericolo, ma è successo e ora deve uscirne in qualche modo. Darcy è pungente, è labourista e odia i militari. Non a caso, dato che è la figlia di un generale, lo stesso generale che le ha appena inflitto una scorta di quattro Rambo dei corpi speciali. Darcy non ha alcuna simpatia per quelli che considera sociopatici dal grilletto facile drogati di adrenalina, ma bisogna ammettere che Ryan, il capo pattuglia, è divertente. E sexy. E molto, molto in forma. Nemmeno la consapevolezza che quel tizio è addestrato a uccidere con qualsiasi oggetto, da una matita a un peluche, riesce a smontare l’attrazione che prova per lui, ma c’è un elemento che rema contro sgraditi coinvolgimenti emotivi: il bel Ryan, lì, rischia la vita su base giornaliera in pericolose missioni nei teatri di guerra di tutto il mondo e Darcy sa fin troppo bene com’è aspettare a casa uno che potrebbe non tornare…

RECENSIONE


Una lady elegantissima dalle forme sinuose avvolte da un tailleur in stile vintage anni quaranta; dita affusolate e smaltate che fumano come se avessero appena sparato; un mezzo corazzato sullo sfondo, che promette aria di guerra.
Ad aggiungere fascino (come se ce ne fosse bisogno) e quel pizzico di giusto mistero (marchio di fabbrica di Miss Black) il titolo del libro, lo stesso di una famosa canzone che evoca atmosfere non da genere romance basti solo pensare al mitico Tarantino che utilizzò il brano per la serie Kill Bill.

Miss Black si diverte a regalare qualche dettaglio già dalla scelta grafica della cover (stupenda, diciamolo) e dal nome del libro, forse per preparare il terreno al lettore ed avvisarlo sulla pericolosità di questa signora dall’irresistibile fascino da dark lady. Una copertina che assume le sembianze della locandina di uno spettacolo di altri tempi a cui assistere senza alcuna ombra di dubbio.

E sul palco ci si sale per davvero, insieme alla sua graffiante protagonista, Darcy Yates, tipa tosta, dall’animo indipendente e determinato, di professione stand-up comedian. Un’artista di innato talento capace di intrattenere il suo pubblico con monologhi intrisi di esilarante sarcasmo, fino a sconfinare nel black humour. Ed è proprio una delle battute del suo ultimo repertorio a metterla nei guai quando una sera viene aggredita, entrando così nel mirino dell’ISIS.


In realtà neppure le battute di questa Yates gli sembravano così offensive, ma sapeva per esperienza personale che i fondamentalisti religiosi non avevano senso dell’umorismo e che essere presi in giro da una donna, che per di più li aveva paragonati a un’altra donna, doveva averli irritati a non finire.


La sua incolumità assume un peso specifico maggiore agli occhi del governo dal momento che Darcy è figlia di un generale dell’esercito. Per seguire le indagini vengono coinvolti nientemeno che i SAS, elitario corpo speciale dell’esercito inglese specializzato nelle missioni di anti-terrorismo, salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione. A dirigere il piano di sicurezza, il sergente Ryan Hill, tipo silenzioso, quasi schivo, una figura descritta come molto lontana dal classico stereotipo da maschio alpha.


«E sai che non amo i militari, per usare un eufemismo, ma mi ha colpita in senso positivo. Non corrisponde allo stereotipo. Non si è messo in mostra, non ha fatto l’alfa. Se tu non l’avessi tanato al volo, non avrei nemmeno fatto caso a lui».


Due protagonisti originali e caratterizzati in modo divino, che escono per molti aspetti dai binari dei clichè del romance, acquisendo variegate sfumature di fragilità e durezza, paura e determinazione, che li rendono sfaccettati e credibili.


Era vero, Darcy veniva da una famiglia di militari e il risultato era che detestava i militari. Ad ascoltare i suoi parenti, qualcosa era andato storto in lei. Ad ascoltare lei, qualcosa non tornava in loro.

Anche a quello le serviva la stand-up: metabolizzare le scorie, riflettere sui propri automatismi.


Darcy è una donna che vuole sentirsi libera di esprimersi in ogni senso, dalla passione per il suo lavoro a come vivere lontana dalla sua famiglia fino all’approccio disincantato al sesso; Ryan seppur addestrato a sopravvivere alle prove più dure, dimostra una sensibilità rara, che rende il suo personaggio antitetico all’immagine del macho. L’incontro tra Ryan e Darcy si basa sulla necessità di rispondere ad un pericolo, l’uomo che deve proteggere la donna, ma cosa succede se nella circostanza nessuno è come sembra? Miss Black a tratti si è divertita a capovolgere i ruoli, sovvertendo la debolezza della donna e la sicurezza dell’uomo e lo fa complicando tutto con un potente risveglio dei sentimenti, in chi sembrava immune dalle emozioni.

Chi è davvero il debole, chi quello forte? Non solo, in questo romanzo la signora scava a fondo in terreni impervi, come quello del controverso ruolo della donna, del facile pregiudizio, fino al dramma della guerra, ai suoi tragici effetti collaterali sulla psiche delle persone. Una perlustrazione all’interno di cosa ci fa scappare e cosa ci fa restare, quanto occorra a volte scegliere la propria strada anche per difendere gli altri e lasciarli liberi.

Un romanzo che fonda le sue dinamiche sulla distanza, sia emotiva che spazio-temporale, in cui i due protagonisti si perdono e ritrovano diversi, cambiati, molto cambiati, come se avessero percorso migliaia di km dopo prove durissime. E la sfida è quella di capire se alla fine il viaggio che si è intrapreso abbia davvero valso la pena.


Ryan la abbracciò da dietro, in silenzio. Continuava a sentirsi quasi tramortito dal dispiacere, confuso riguardo al futuro, disilluso, ferito, pesto e stanco. Dentro di lui si mescolava tutto.


Un romanzo che consiglio a dimostrazione di quanto questa autrice si superi ogni volta, soprattutto nei suoi ultimi libri mediante cui sta dando prove di magistrale bravura nell’offrire con dignitosa eleganza storie originali che includono argomenti complessi, ben documentati, con passaggi commuoventi, struggenti e mai banali.

Un mix che amplifica la sensazione di essere stati intrattenuti con intelligenza, senza rinunciare alla giusta tonalità erotica sempre calibrata secondo la modalità adatta per la situazione. In “Bang, bang” il sesso è più che mai liberatorio, capace di connettere e conoscersi al di là delle maschere indossate, spogliati dalle paure e svincolati dai condizionamenti.


Si accorse che lo stava guardando e le sparò con una pistola fatta con indice e pollice. Bang bang. Darcy si impedì di sorridere come una scema.


E infine la sublime ironia, sparsa ovunque come lo zucchero a velo su una torta lievitata ad arte, e decorata con dieci succose ciliegie condensate alla fine del libro, quando in uno spassoso pezzo di performance Darcy (alias Miss Black) da il meglio di sé:


«Comunque, lei ci viene descritta fin da pagina uno come una sorca incredibile, però incapace di valorizzarsi. Per fortuna, ecco che arriva il nostro Principe Azzurro e le fa un completo makeover, senza nemmeno bisogno di essere gay».


Da leggere, quindi? Sissignori!

L’AMORE DIVERSO di Fleur du Mar

L’AMORE DIVERSO di Fleur du Mar

Titolo: L’amore diverso
Autore: Fleur du Mar
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 10 Maggio 2016
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Edward Huffington, barone di Hallwick è un avvocato di nobili origini, egocentrico e annoiato da una vita che gli ha offerto tutto ciò che potrebbe desiderare, senza dargli realmente nulla. È attratto sia dagli uomini che dalle donne, traendo piacere nel guardare gli amplessi dei suoi amanti.

Virginie Baynes è una ragazza insolita e disinibita. Adottata da una ricca nobildonna all’età di sedici anni, alla morte di quest’ultima si vede annullare l’adozione. Forte e caparbia, disillusa e curiosa, attrae Edward per la sua bellezza singolare e l’intrigante sensualità.

L’incontro tra i due è sconvolgente. Virginie, affascinata dalle pratiche erotiche cui viene introdotta, scopre una nuova dimensione della sessualità. L’uomo, d’altro canto, si sente per la prima volta profondamente attratto da qualcuno anche a livello emotivo. Incapace di gestire quei nuovi sentimenti, s’illude di mantenere un certo controllo provando a condividere Virginie con i suoi amanti abituali. La donna però lo sorprende, ribaltando i ruoli e rendendolo dipendente e geloso.
Inizia così un gioco di prevaricazione e potere, ma è davvero solo un gioco?
O nasconde qualcosa di più?

RECENSIONE


Se dovessi riassumere in poche parole questo libro direi che leggerlo è stato come percorrere un sentiero impervio, tra la boscaglia più fitta districandosi tra i rami delle dinamiche dell’amore, nelle sue sfumature più controverse: l’egoismo più profondo, il cinismo più radicato, il colpo di fulmine più sconvolgente, la redenzione più impensabile.

Un viaggio di espiazione alla scoperta di ciò che non si conosce ma di cui, una volta assaggiato come fosse il frutto proibito, non si potrà più fare a meno. Un romanzo sviluppato da un complesso intreccio umano in cui l’autrice, la talentuosa Fleur du Mar, mostra la sua bravura nel delineare una storia non banale, che indaga su quanto l’animo umano possa affrontare l’ignoto, fino a reagire, adeguarsi, perfino cambiare per spingersi oltre i confini delle proprie convinzioni, certezze, debolezze, scrupoli, pregiudizi, tratteggiando con nuove linee i contorni del bene e il male.

Uno scambio di sguardi e niente sarà più come prima nella vita dei protagonisti, regalando al lettore un’esperienza che non si dimentica facilmente. Eward, Virginie e William sono i protagonisti di questo libro, caratterizzati in modo perfetto ed intenso.


I sentimenti che provava per gli altri erano legati al potere che esercitava su di loro.


Definire Edward è possibile solo citando questo passaggio, in cui le due principali parole “sentimenti” e “ potere” richiamano l’essenza della sua indole, legata indissolubilmente alla qualità delle sue relazioni. Legami, siano essi di amicizia, familiari oltre che professionali, basati essenzialmente sull’esercitazione di un potere grazie ad un innato carisma vissuto come un dono divino.


Vederli sciogliersi per il piacere che donava loro un altro, mentre lo fissavano adoranti, era ciò che lo faceva sentire più vicino all’essere un Dio e lui era stato educato a considerarsi un Dio.


Edward, che ama definirsi un Dio, è un personaggio impeccabilmente disturbante, proprio perché estremo, dissoluto, prevaricatore, cinico al limite del sadismo. E’ lui che è al centro del cambiamento personale più incisivo della storia. La sua volontà di predominio sugli altri inizierà a vacillare quando Virginie incrocerà al sua strada. Lei dal fisico minuto e l’aurea eterea, dalla pelle diafana. Lei dai poteri magici, dotata di una sensualità intrigante, lei disinibita come una strega e innocente come un aneglo.

Il loro primo incontro riecheggia l’eterno concetto del sacro col profano, lo spirituale con il terreno, l’ordinario, lo straordinario con l’ordinario. Ma chi è veramente puro e chi è macchiato dal peccato?

Il connubio di Edward e Virginie inizia con un’attrazione indescrivibile per assumere in poco tempo le sembianze di una progressiva catarsi. Nessuno dei due ne sarà immune, un cambiamento che travolgerà le vite di entrambi, maggiormente quella di lui:


Poi fece qualcosa che Edward non si aspettava. Sorrise. Non solo con le labbra: s’illuminò tutta, assumendo un’espressione così solare che gli sembrò rischiarare l’intera sala. La guardò sorpreso ed ebbe come l’impressione che l’avessero stordito con un pugno in pieno viso. L’aspetto che lo turbò di più fu che, insieme al fastidio, avvertì un’emozione sconosciuta che non seppe definire.


Dall’infermo ad un lungo purgatorio, un percorso che non risparmia nulla e in cui tutti si muovono inizialmente secondo le loro convinzioni, per poi perdere per strada pezzi di loro stessi, fino a scoprire emozioni sconosciute, condividendo intense esperienze, sia carnali che psicologiche. Il paradiso? Chissà se esiste e chissà chi vi arriverà e soprattutto come.

Ad aggiungersi ad una trama originale, che lascio alla gioia del lettore di scoprire con il più sentito consiglio di farlo lasciando mente e cuore aperti, vi è uno stile di scrittura narrato sapientemente in terza persona, così bene da amplificare lo stato d’animo dei suoi protagonisti rendendoli sempre più palpitanti e per questo autentici.


“La speranza ha un gusto dolce amaro. È dolce, perché è la promessa di qualcosa che desideri e che speri di poter avere. È amara perché potrebbe essere l’illusione di qualcosa che non avrai mai.”


Il romanzo è anche intercalato da ambientazioni bellissime descritte con grande accuratezza, catturando l’immaginazione del lettore:


Huffington Hall era una tenuta immensa che sorgeva su una delle dolci colline che increspavano le pianure del Devonshire: un magnifico verde brillante, macchiato qua e là dai toni del verde scuro, del giallo, del rosso e dell’arancio. Come se un pittore si fosse divertito a far cadere gocce di colore per interrompere quella monocromia accecante.


“L’amore diverso” è una lettura potente, magnetica, che pone domande, che insegna e segna, fino a che arrivati all’epilogo si ha la netta sensazione di aver vissuto un viaggio nella mente e nel cuore di protagonisti graffianti ma anche coerenti, che evolvono senza però mutare del tutto la loro natura.

Un romanzo che fa pensare al principio universale del causa-effetto, spesso riassunto nel termine di origine induista e buddista “Karma”: quanto spesso agiamo senza pensare alle conseguenze delle nostre azioni, sentendoci intoccabili come divinità, senza scrupoli o morale? Quanto siamo in grado di divenire consapevoli, ed provare a riparare alle sofferenze che imponiamo agli altri?

Fleur du Mar conferma di essere un’autrice originale e sperimentatrice, che affonda l’inchiostro delle sue storie sondando le cavità più oscure dell’animo umano, provocandolo, ponendo ostacoli fino a metterlo in gravi difficoltà per vedere e capire i confini delle sue reazioni.

Un modo sublime, a mio avviso, di offrire storie intrise di significato a cui poter pensare per giorni.
Cosa avresti fatto al suo posto? Come ti saresti comportato? Chi è davvero il cattivo? Chi è senza peccato?


Solo adesso che aveva perduto tutto, comprendeva ciò che Virginie gli aveva ripetuto all’infinito: non si può incolpare qualcuno di non essere ciò che vorremmo.


Se vi è bellezza nei libri, potrei dire che essa si riassume in quel che resta dentro di noi a lettura ultimata, ovvero una scia luminosa che ci attraversa riempendoci di stupore ed emozione.
Una lunga cometa che diviene un oggetto prezioso (magari dalle forme di un raro orologio) da portare sempre con noi, riempiti di profonda gratitudine.

Chapeau.

IT ENDS WITH US di Colleen Hoover

IT ENDS WITH US di Colleen Hoover

Titolo: It ends with us
Autore: Colleen Hoover
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (Lily)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1 Marzo 2022
Editore: Sperling Kupfer

TRAMA



È una sera come tante nella città di Boston e su un tetto, dodici piani sopra la strada, Lily Bloom sta fissando il cielo limpido e sconfinato. Per lei quella non è una sera come tante. Poche ore prima, ha partecipato al funerale del padre, un uomo che non ha mai rispettato, che le ha strappato l’infanzia e Atlas, il suo primo amore. Mentre cerca di dimenticare quella giornata tremenda, viene distratta dall’arrivo di Ryle Kincaid, un affascinante neurochirurgo totalmente concentrato sulla carriera e sull’evitare qualunque relazione. Eppure, nei mesi successivi, Ryle sembra non riuscire a stare lontano da Lily e alla fine cede ai sentimenti e all’attrazione che prova per lei. Dopo una vita non sempre facile, la ragazza ha tutto quello che desidera: il negozio di fiori che ha sempre sognato di aprire e un fidanzato che la ama. Tuttavia, qualcosa non torna: Ryle a volte è scostante e inizia a mostrare un lato pericoloso, in particolare quando Lily rincontra per caso Atlas. Pur non sentendosi al sicuro con Ryle, Lily si rende conto in fretta che lasciare chi ci fa del male non è mai semplice. Troverà allora il coraggio di dire basta?

RECENSIONE


“It ends with us”, letteralmente finisce con noi. Una fine ma anche una rinascita. Difficile parlare di questo libro senza dire troppo, senza rivelare passaggi che il lettore deve scoprire e soprattutto elaborare da solo.
Così, a differenza di altre volte, sarò breve e coincisa: leggete questo capolavoro.

Due parole: leggere per capire, elaborare, ampliare gli orizzonti della mente e del cuore; capolavoro, un libro a cui nessuno può restare indifferente, ad oggi a mio avviso un libro che rappresenta la massima espressione letteraria di questa autrice, che con questa storia offre ai suoi lettori una testimonianza forte di una parte della sua vita. Un romanzo catartico che lei stessa ha definito il più difficile da scrivere fino ad oggi.

A dire il vero ritengo che ogni donna dovrebbe ringraziare Colleen perchè la storia di Lily potrebbe essere quella di molte altre donne che si ritrovano imprigionate in legami indissolubili perchè intrisi di puro amore ma anche così rischiosi da creare dipendenza che trasforma la relazione fino a renderla disfunzionale, pervadendo l’esistenza stessa.

E quando il destino gioca le sue carte migliori in uno dei momenti più delicati della vita mettendo sulla nostra strada una persona meravigliosa, facile ingannarsi credendo al tempismo perfetto, come fosse un segno divino, un richiamo a cui opporsi è impossibile.

Come si può del resto non amare e tifare per uno dei protagonisti di questa storia, l’affascinante e determinato Ryle? Tanto complesso e sfaccettato da dividere gran parte del pubblico che ha letto questo romanzo.


È bellissimo. Mani curate, aria danarosa, di diversi anni più grande di me. Increspa gli angoli degli occhi mentre mi segue con lo sguardo e sembra arricciare le labbra senza volerlo.
Mi guarda. Mi guarda davvero, intendo. I suoi occhi incontrano i miei e mi scrutano con intensità, neanche avessi tutti i segreti della mia vita scritti in faccia. Non ho mai visto due iridi così scure. O forse sì, ma sembrano più scure se unite a una presenza tanto intimidatoria.


Ryle tanto perfetto quanto pieno di sfumature, descritto in modo così sapiente e di cui ci si innamora instantantaneamente. Il suo carisma e la sua complessa personalità diventano l’esca per il lettore, non solo per la protagonista. Una scelta accurata e non banale che rimarca uno dei significati cardine del libro: acquisire la capacità vedere al di là delle apparenze, oltrepassare la superficie.

La storia la conosciamo grazie al racconto di Lily, che fin dalle prime pagine cattura il lettore portandolo nella sua dimensione emotiva, fatta di paure, fragilità, dubbi, speranze, sogni e ricordi costellati di note scritte su un diario.


I miei diari a Ellen. Vi passo sopra le mani. Ce ne sono tre in questa scatola, ma direi che probabilmente sono otto o nove in tutto. Non li leggo dall’ultima volta che ho scritto qualcosa.

Confessioni che aprono il varco sul suo difficile passato, lo struggente ricordo di un amore adolescenziale capace di scalfire il cuore di chi legge.


«Quando la vita si fa dura, sai che devi fare? Zitto e nuota, nuota e nuota, zitto e nuota e nuota e nuota». In quel momento, Atlas mi ha preso la mano. Non l’ha tenuta come un ragazzo tiene quella della sua ragazza, ma l’ha stretta come se volesse dire che quelli eravamo noi. Lui era Marlin e io Dory, e lo aiutavo a nuotare. «Zitto e nuota», gli ho sussurrato.

Ricordi pieni di tenerezza, compassione, struggimento e amore, quello puro, salvifico. Marlin e Dory come Atlas e Lily, due pesciolini coraggiosi pronti a sacrificarsi l’uno per l’altra ma troppo piccoli per non perdersi nel grande oceano da onde più grosse di loro.

Atlas è un abbraccio di conforto, una coperta calda, un rifugio sicuro. Un piccolo uomo cresciuto troppo in fretta, capace di donare alla parola sacrificio un enorme significato.
Ryle, Atlas e Lily sono tre personaggi realistici proprio perchè sfaccettati e che sviluppano un conflitto interiore in grado di farli cambiare emotivamente, sviluppando una personalità sfaccettata che li rende profondi, tridimensionali e per questo reali.

«Le persone cattive non esistono. Siamo semplicemente persone che a volte fanno cose cattive.»

Una storia che graffia, incide la pelle come un tatuaggio destinato a rimanere per sempre impresso a ricordo di un insegnamento. Colleen Hoover offre un libro che ogni donna, ragazza, madre, figlia, zia dovrebbe leggere. Le ragioni per farlo sono tante, ma su tutte predomina quella di conoscere una testimonianza forte e dolorosa di una vita difficile ma capace di aver conservato una dignità incredibile, una forza d’animo che non può che non insegnare.


Ricordo cosa ha detto mia madre. Fa’ in modo che sia coraggioso e audace.

Una storia coraggiosa che parla delle mille sfumature dell’amore, incluso quello materno. Un romanzo così potente da ricongiungere fili spezzati, quelli di rapporti non capiti, relazioni interrotte ma che grazie a queste pagine ritrovano i pezzi mancanti ad azzerare le distanze mediante la comprensione e la compassione.

Un libro da leggere senza pregiudizio, facendo lo sforzo di spogliarsi di ogni vissuto personale o esperienza pregressa. Spesso è facile giudicare situazioni di cui siamo solo spettatori, cosa diversa è viverle. Semplice cadere nel tranello e illuderci di essere in grado di gestirle quelle situazioni, di fronteggiare persone, dominare emozioni.

Un romanzo che questa autrice straordinaria consegna ai lettori con umiltà, donando una parte di sè proprio nei ringraziamenti finali, spiegando quanto questo libro rappresenti un’elaborazione dolorosa di un pezzo fondamentale della sua vita, quella della famiglia di origine. Solo per questo credo che la storia di Lily, Ryle e Atlas vada interpretata con il massimo realismo e ascoltata con rispetto e gratitudine.

«Ogni episodio erode il tuo limite. Se oggi scegli di restare, domani troverai molto più difficile allontanarti. Alla fine, perdi completamente di vista il tuo limite, perché pensi: Ormai resisto da cinque anni. Che differenza fanno altri cinque?»

Grazie Colleen, con le tue parole hai spaccato e ricucito con i filo dell’amore più forte il cuore di chi deciderà di capire Lily, al di là della sue scelte, e di amarla come merita.