NOTTE BLU di Tess Thompson

Payment Management Wooden path over the sand of the beach dunes

NOTTE BLU di Tess Thompspon

Titolo: Notte blu
Autore Tess Thompson
Serie: Blue Mountain
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (Blythe)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 20 Settembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Dopo il tradimento del marito, Blythe Heywood è costretta a ricominciare. Quando trova un foglietto con il numero di telefono dell’uomo da cui si era allontanata anni prima, non resiste alla tentazione di seguire “la strada non presa”.
Un viaggio verso l’ignoto che potrebbe guidarla verso il suo vero destino, o la rivisitazione di un passato che metterà a rischio il suo futuro?
I lettori del primo libro della serie Blue Mountain di Tess Thompson, autrice bestseller di USA Today, si troveranno a fare il tifo per due personaggi amabili e complessi, impegnati a esplorare verità dolorose per accettare una seconda possibilità e imparare ad amare dopo una perdita

RECENSIONE


Ho avuto il piacere di poter leggere in anteprima questa bellissima storia a firma di Tess Thompson, un’autrice americana che non conoscevo e che mi ha colpita sotto molti aspetti, di cui vi parlerò tra poco.

“Notte blu” è il primo libro di una serie, chiamata “Blue Mountain”, composta da cinque romanzi autoconclusivi che esce oggi in Italia, che ha per protagonisti i fratelli Lanigan di Peregrine, una cittadina dell’Idaho. Seguiranno nelle prossime settimane le storie dei personaggi presenti nei vari libri ma ogni volume della serie può essere letto a sè.


Mi sentivo intrappolata nel passato e tormentata dal futuro, e questo mi faceva sentire sola, più di quanto non mi fossi mai sentita in vita mia. Sembrava che tutti fossero andati avanti, tranne me.


Protagonista di questo libro è Blythe Heywood, una donna di quarantacinque anni che dopo che il marito ha deciso di lasciarla per una ragazza molto più giovane di lei, si ritrova a dover ricostruire la propria vita e fare i conti con sé stessa.

Non è facile superare la fine di un amore, soprattutto se a causarlo è un tradimento in un’età delicata come quella della protagonista, in cui la curva emotiva pare toccare il picco più basso.

Oltre alla desolazione della fine del suo matrimonio, la presenza di un’altra persona più giovane, contro cui probabilmente Blythe non può combattere, rende tutto più doloroso perché essa rappresenta la novità assoluta e forse quello che lei stessa non è.

Una crisi che la costringe a guardarsi allo specchio per fare un bilancio della propria vita, soffermandosi a riflettere sul tipo di percorso di vita che ha intrapreso, su quello a cui ha rinunciato per amore della famiglia, come l’amore per la fotografia. Il ritrovamento casuale di un biglietto la fa ripiombare in un passato che sembra richiamarla a qualcosa di lasciato in sospeso, un rimpianto che non le ha mai dato pace.


L’unica cosa che avessi mai fatto io fuori dall’ordinario era stata la mia breve relazione platonica di tre giorni con Finn, un mese prima del matrimonio. Avevo poi trascorso tredici anni a sentirmi in colpa, giurando che avrei rimediato al mio peccato di gioventù facendo la moglie e la mamma perfetta. Pentendomi. E cosa ci avevo guadagnato? Un marito fedifrago.


Una storia profonda e introspettiva che tratta con consapevolezza tematiche vicine a moltissime persone, come il complesso universo della famiglia, il devastante sentimento del rimpianto, capace di intrappolare le vite e cambiare il destino, che a volte può sorprendere, offrendo inaspettate seconde possibilità. Sta a noi cogliere i segni e decidere di aprire quelle porte che ormai ci sembravano precluse.


 Con un cenno del capo lui sorrise in un modo che sembrò empatico, ma ciò che gli uscì dalla bocca mi sorprese. «Un uomo che lascia una donna come te per una trentenne sta semplicemente cercando di trovare una donna più adatta alla sua “maturità”.» Sollevò il bicchiere. «Che liberazione!» Mi salirono le lacrime agli occhi. Era la cosa più carina che qualcuno mi avesse detto da molto tempo.


Quando Blythe incontra per la prima volta Kevan Lanigan non sa chi lui sia e soprattutto cosa diverrà per lei e in che modo riuscirà a modificare le sue prospettive, a cambiare la percezione della realtà. Un uomo solitario, apparentemente imperturbabile, capace di innescare quasi istantaneamente una connessione profonda con lei. Entrambi si troveranno coinvolti in un viaggio nel passato che li porterà a rivivere dolorosi ricordi, svelare verità nascoste e scoprire segreti inconfessabili. Un percorso a tratti toccante che sarà sempre più necessario affinché la speranza del futuro prenda il posto del rimpianto.

Una storia costruita da una trama romance coinvolgente e resa intrigante da tonalità che dal rosa virano pagina dopo pagina verso il giallo intenso. Ad aleggiare su tutto, un alone di mistero e magia affascinanti, che si intrecciano rendendo il racconto a volte mistico, come il volo del falco pellegrino che sovrasta gli sconfinati paesaggi dell’Idaho più selvaggio. Un luogo appassionante, che grazie al racconto di Blythe il lettore può conoscere per il colore del suo cielo, la bellezza dei suoi paesaggi, la natura che lo avvolge. Uno spazio in cui perdersi e ritrovarsi, come accade a lei, che finalmente si sente libera di essere sé stessa, senza insicurezze o ruoli da rispettare, felice di poter prendere in mano la sua vita.


L’aria dell’Idaho mi faceva sentire più audace, più coraggiosa di quanto non fossi mai stata in vita mia.


Una lettura che consiglio anche per lo stile di scrittura impeccabile proprio perché semplice, diretto ed efficace al punto da consentire al lettore di immedesimarsi benissimo con i sentimenti dei protagonisti. Dialoghi avvincenti e significative riflessioni sull’amicizia, la maternità, il senso di comunità completano le ragioni per cui leggere “Notte Blu”.


L’uomo sorrise, in viso tornarono quelle mezze lune. Per la terza volta quella sera, mi diede l’impressione di spazi aperti, del fianco di una montagna, la riva di un torrente, e poi c’era il colore dei suoi occhi, che adesso era leggermente più scuro del cielo dell’Idaho.


Avevo bisogno di leggere un libro con due protagonisti miei coetanei, in cui mi sono particolarmente ritrovata. Un’età la loro come la mia in cui fare bilanci diventa sempre più centrale a stare bene con noi stessi, per lasciarsi alle spalle il passato, vivere al meglio il presente e soprattutto dare forma al futuro, scegliendo finalmente la giusta strada per noi, senza più rimpianti e paure.

In attesa della storia successiva.

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

Titolo: Mènage probito 1
Autore Lora Leigh
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Leggereditore

TRAMA


Ci sono donne che non arretrano di fronte ai propri limiti e osano andare incontro alle fantasie più nascoste. Per amore si è disposti a tutto, ma fin dove riuscirà a spingersi Keiley? Il suo è un matrimonio perfetto, basato sulla complicità, il rispetto, la passione. Ma c’è qualcosa che suo marito non ha mai osato dirle… Due uomini e una donna: il regno incontrastato del piacere femminile. Una fantasia allettante ma pericolosa, proibita come le parole che non osiamo confessare. Soprattutto quando si è felicemente sposati e si ha tutto ciò per cui abbiamo sempre lottato. E se fosse nostro marito a chiederci di spingerci oltre? Di attraversare porte che si aprono su un orizzonte sempre più vasto? Keiley inizia un viaggio che la porterà ad assaporare la vertigine del sesso che fa perdere i sensi e scuote l’anima. Ad accoglierla ci saranno i sentieri più sensuali del desiderio, ma anche le contraddizioni dell’amore, della possessione, e lo spettro ostile della gelosia.

RECENSIONE


Era da tanto che volevo leggere questa storia, non solo per conoscere una nuova autrice, Lora Leigh, ma anche per il grande entusiasmo con cui molte amiche di lettura mi avevano parlato di questo libro. Un ardore talmente convincente da farmi acquistare immediatamente la versione cartacea ancora prima di leggerlo, scelta che solitamente faccio quando si tratta di storie meravigliose. Ero convinta che ne valesse la pena, ovvero che questa storia mi avrebbe trascinata in una dimensione particolare, un universo da scoprire su cui sospendere i limiti del giudizio. E così effettivamente è stato, forse superando perfino le mie aspettative.

Posso dire con certezza che questo libro appassiona in ogni modo in cui possa essere appassionante un romanzo: per la trama, i protagonisti, le ambientazioni, lo stile di narrazione, la personalità dei personaggi, le emozioni provate, il messaggio che offre su alcune tematiche per niente scontate.


Se Mac avesse anche solo osato dirle quanto disperato fosse il suo desiderio di vederla tra le braccia di Jethro in quel momento, ne sarebbe stata terrorizzata.


Quanto è difficile spingersi oltre il confine di un desiderio? Quanto è complicato confessare una fantasia che può mettere al rischio l’amore della tua vita?

La risposta non è per niente semplice, perché quando ci sono di mezzo i sentimenti è impossibile ridurre la questione in poche righe.

Protagonisti di questo romanzo sono due coniugi, Mac e Kaley, sposati da pochi anni e legati da un rapporto bellissimo e profondo, in cui niente sembra poter scalfire quello che hanno costruito: lui ha deciso di cambiare vita per lei, fino a essersi lasciato alle spalle un lavoro che amava e un amico / collega, Jethro, a cui lo legava un rapporto fraterno, talmente intenso da condividere la medesima passione per un genere di rapporto sessuale, il ménage.


Mac era solito dare alle proprie amanti una soddisfazione di natura più emotiva, mentre Jethro le soddisfaceva in un senso ben più fisico. Per anni lui e Jethro si erano addestrati insieme, avevano lavorato insieme e avevano condiviso le loro donne. Finché Mac non aveva incontrato Keiley.


Si dice che l’amore non abbia nulla a che vedere con ciò che ci si aspetta di ottenere, bensì con quello che siamo in grado di offrire all’altro, ovvero tutto. Ed è così che Mac ama la sua Kaley, in modo totalizzante, assoluto, fino a rinunciare a quella che è la sua vera natura, ovvero condividere sua moglie con qualcuno, vederla perdersi nel piacere di fronte a lui.

Cosa succede se la natura che si è deciso di rinnegare per amore trova un varco nell’altro? Cosa accade se è proprio l’altro ad aprire per amore uno spiraglio su un muro creato per proteggersi e proteggere chi ci è accanto?


«Cosa è troppo, Kei? L’emozione? Il desiderio? Il fatto di scoprire che siamo ben più di quanto tu immaginassi? Lo hai sempre saputo. Se non fosse stato così, non avresti cominciato a stuzzicarmi, quando ti sei resa conto che non stavi avendo tutto da me» le disse fieramente. I suoi occhi. Se fossero stati rabbiosi, se Mac fosse stato arrabbiato, avrebbe potuto combatterlo. Ma non poteva combattere la sua gentilezza o la verità di ciò che lui le aveva fatto conoscere. Che c’era in gioco ben più di quanto avesse mai potuto immaginare. Più piacere, più desiderio, più emozione di quanto non fosse disposta a perdere.


Lora Leigh indaga con grande consapevolezza sulle dinamiche di un amore diverso, raro proprio perché condiviso, una forma perfetta di poli-amore. È noto quanto la tematica della monogamia sia spesso al centro di discussioni che riguardano la coppia, anche perché è ormai comprovato, sia da un punto di vista scientifico che antropologico, che l’essere umano di per sé non è monogamo per natura.

È pur vero che il dibattito sulla natura dell’uomo, anche dal punto di vista sessuale, è talmente denso di implicazioni personali, etiche e religiose che parlarne non è mai semplice, anzi.

L’essere umano, nonostante la profondità e l’importanza della propria radice animale, infatti non è scindibile dalla propria cultura, che varia profondamente da paese a paese. 

Ognuno di noi nasce sviluppando un certo grado di appetito sessuale, del tutto personale. Non è raro incontrare individui che provano una spinta istintiva alle unioni multiple, così come è facile incontrare persone che si sentono a disagio a confrontarsi (perfino a parlarne). Chi ha ragione? In realtà nessuno, perché non è di ragione che si parla ma di puro istinto.

Ménage proibito regala al lettore una sfida intrigante, ovvero quella di immedesimarsi nello stato d’animo dei protagonisti, per capire il loro desideri più oscuri, le loro pulsioni, cosa sentono e provano in un rapporto a tre, dove in gioco ci sono sentimenti di una bellezza travolgente.

Oltre ad un innegabile alto tasso erotico, questo libro offre tematiche profonde, che non possono lasciare indifferenti: cosa rende proibita una relazione d’amore consenziente tra più persone? Quanto la società possa erigersi a giudicare la sua accettazione o negazione? Quanto l’apparenza è in grado di nascondere verità inconfessabili? Quanto la superficie possa ingannare chi non vuole vedere oltre ciò che viene mostrato?

Una storia che scende nei meandri della mente, che scava affondo negli ambiti più oscuri del desiderio incontrando non poche difficoltà, dubbi, paure, incertezze fino a che lasciarsi andare e sentire sé stessi senza giudizio e inganno alcuno sembra l’unica via d’uscita.


«Perché Mac?» sussurrò infine. «Perché mai, in nome di dio, dovresti volere che io amassi un altro uomo?» «Perché ci completa tutti quanti» le rispose gentilmente. «Perché è l’unico modo per essere certo che non rimanga in me più alcuna parte del passato. Ed è l’unico modo che Jethro ha per concedersi completamente. E a te dà un equilibrio, una libertà che non potresti avere in nessun altro modo. 


Non vi è scena d’amore in cui non si percepisca un trasporto totale, una fiducia reciproca così sconvolgente da commuovere, una generosità profonda che annienta ogni possibile forma di gelosia.
Un amore vissuto come un percorso personale che inizia a livello introspettivo per poi incanalarsi in un viaggio a tre, dove confessare sogni, esprimere desideri, infrangere limiti, anche fisici. Un viaggio all’insegna dell’abbandono emotivo più totalizzante, un’esperienza che cambierà le vite di tutti i protagonisti.


«Qualche volta ci vogliono tre parti per fare un intero.»


Una lettura tra le più belle scoperte quest’anno.
Assolutamente imperdibile per chi voglia farsi travolgere da emozioni di rara intensità. Un libro che non si dimentica.

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

Titolo: Liuma, Il Leone di Pietra Vol. 1
Autore Fleur du Mar
Serie: Il Leone di PIetra
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Agosto 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una donna addestrata a usare il corpo per la gloria di Babilonia. Un uomo cui è stato insegnato a mortificare i propri desideri per la grandezza di Hattusa.
Malnigal e Suppiluliuma. La Superba e il Divino, uniti in un matrimonio politico in cui l’unica certezza è che la parola “amore” non esiste, perché l’amore è un lusso che non possono concedersi e che potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili.
Il regno di Hatti, dopo anni di invasioni e lotte intestine, trova il suo campione in Suppiluliuma, un re guerriero, considerato da molti il prescelto dagli Dei. Per contrastare le mire espansionistiche del confinante popolo dei Mitanni, che minaccia il suo regno, Suppiluliuma è costretto a stringere un’alleanza con il re di Babilonia, sposandone la figlia.
Malnigal è una donna volitiva, spregiudicata e bellissima, che ha dovuto imparare a usare il proprio corpo e l’astuzia per sopravvivere in un mondo cinico e dominato dagli uomini. Sfruttata dal padre come pedina politica, per la principessa il matrimonio con questo sconosciuto re delle montagne è un insulto, ma gli Dei sono beffardi e giocano con le vite degli uomini.
Malnigal e Suppiluliuma, nonostante il disprezzo che nutrono l’uno per l’altra scopriranno che un fuoco, ben più grande dell’odio e dell’ambizione, brucia le loro anime e la fiducia potrebbe rivelarsi l’unica arma di salvezza in una corte che desidera solo la loro fine.

RECENSIONE


Dopo anni di attesa Fleur du Mar, autrice dall’indiscusso talento nel panorama del romance italiano, ritorna a incantare i lettori con Liuma, il Leon di Pietra. Un romanzo ambientato lontano nel tempo, in Mesopotamia, durante l’era delle prime grandi civiltà che hanno segnato la nascita della storia umana, tra cui quelle dei Babilonesi e degli Ittiti.

Popoli di fascino immenso, grazie a cui hanno preso vita le prime forme di città-stato, che tracciarono le basi fondamentali per lo sviluppo della scrittura, la nascita delle grandi religioni nonché della vita sociale e politica.

Mondi lontani che hanno lasciato segni inequivocabili, e che è stato intrigante riscoprire tra queste pagine.
Liuma è una storia che trasporta il lettore attraverso il tempo, in luoghi leggendari popolati da affascinanti divinità e carismatici personaggi che sono vissuti realmente, scelta che amplifica moltissimo il coinvolgimento in questo romanzo appassionante.


Una volta fuori, il calore del sole le tolse il respiro. Babilonia non conosceva mezze misure, era sfacciata e impudente, e il clima non era da meno: già di primo mattino l’aria era torrida e l’umidità soffocante. Si concesse un momento per ammirarla.


Babilonia, capitale maestosa di un impero millenario, la più grande potenza politica della Mesopotamia, famosa per i suoi immensi palazzi e i meravigliosi giardini pensili, considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Un luogo divenuto col tempo simbolo negativo di ciò che contraddistingue la natura umana: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra.”

Una metafora che richiama alla natura stessa della carismatica protagonista femminile di questo romanzo, Malnigal, detta la “Superba”. Bellissima, ambiziosa, coraggiosa, spudorata; cresciuta dalla famiglia a raggiungere i più alti vertici del potere, utilizzando il proprio corpo come strumento di seduzione.


Babilonia era “vita”; era il caos del suo mercato e del via vai delle imbarcazioni; era il frenetico cicaleccio del suo popolo che si aggirava fin dalle prime luci dell’alba tra i palazzi che profumavano di spezie, fichi e datteri. Babilonia era la soffocante calura del sole e la piacevole frescura delle palme. Era il suo mondo e lei non era pronta a lasciarlo.


Malnigal e Babilonia: un connubio raffinato e potente che l’autrice racconta con magistrale bravura, come se la stessa protagonista impersonasse perfettamente la dissolutezza e la capacità di seduzione della città che le ha dato i natali, aumentando così il fascino perverso di entrambe.


Malnigal era di una bellezza subdola, di quelle che s’insinuano nella mente degli uomini tormentandoli con pensieri impuri. Il corpo slanciato e al tempo stesso formoso sembrava plasmato dalla Dea della fecondità in persona. Il volto dai tratti eleganti era creato per far cadere in trappola i poveri sventurati che osavano ammirarlo divenendo prigionieri di quegli occhi del colore dei datteri non ancora maturi, così simili a quelli di un felino.


Una figura che suscita sicuramente emozioni contrastanti, oscillando dall’odio per la sua sfrenata ambizione e lo spietato cinismo con cui tratta il suo devoto fratellastro, Sargon, innamorato di lei in modo viscerale, fino alla tenerezza per essere stata, fin da piccolissima, essa stessa oggetto di scambi di potere. Consapevole della sua oggettiva avvenenza, non perde attimo per non sfruttarla a suo piacimento, spesso per sopravvivere, predominando con la sua personalità su chi è intorno a lei. Una giovane dall’animo coriaceo che il destino farà collidere con la sua nemesi, quasi come se gli Dei si fossero divertiti a castigarla, mettendole sulla sua strada un sovrano freddo e guerriero, Suppiluliuma, sovrano del popolo di Hatti, il suo sposo:


Liuma il Divino, il re del popolo di Hatti era davvero il figlio di un Dio. I capelli non erano scuri come la terra umida e fertile bagnata dall’Eufrate, ma erano chiari e sottili; le ricordarono le immense distese di grano che d’estate attorniavano la città. Ma ciò che più di tutto la impressionò furono gli occhi: due schegge di cielo… un cielo terso, limpido che lei non aveva ancora mai ammirato.


Fin dal loro primo incontro, Liuma e Malnigal innescano una guerra fatta di sguardi, distanze, diffidenza, pregiudizi che li coinvolgerà totalmente, anima e corpo, in un crescendo di odio e attrazione, sfiducia e paura, spogliandoli a mano a mano di ogni loro arma sia fisica che emotiva. Un matrimonio combinato difficilissimo e conturbante, che mette in connessione due personalità opposte e per questo intriganti: una fatta di sabbia infuocata e brama di potere, l’altra forgiata dalla roccia e dal ghiaccio. Liuma, trent’anni, e Malnigal, diciassette, distanti per età, tradizioni, religione nonché approccio alla sessualità, riecheggiano il contrasto tra le loro stesse due civiltà, quella degli Ittiti, popolo fiero e rigoroso, i cui abitanti erano considerati “montanari”, e quindi molto lontani dagli usi e costumi della spregiudicata Babilonia.


Amare Suppiluliuma era un gioco pericoloso, ma a Malnigal di Babilonia era sempre piaciuto sfidare la sorte e il premio in palio, in quell’occasione, era qualcosa a cui non avrebbe mai rinunciato.


Una lettura imperdibile non solo per la trascinante storia d’amore tra i due protagonisti, ma anche per l’intreccio nella trama che intesse pericolosi giochi di palazzo, segreti inconfessati pronti a divampare, verità nascoste che feriscono come una lama di coltello, accuse di stregoneria e riti religiosi dal sapore mistico. Ad aggiungersi, personaggi comprimari impeccabili e potenti come Sargon e Kata, rispettivamente fratellastro di Malnigal e generale fidato di Liuma, che spesso ruberanno la scena per le loro forti personalità.
Intrighi, vendette, passione, tradimenti costituiscono la miscela perfetta che rende questo romanzo un capolavoro, una delle più belle letture di quest’anno, capace di incollare il lettore senza tregua.

A definire poi Fleur du Mar una delle migliori autrici del self italiano un aspetto fondamentale, ovvero una prosa ineccepibile, ricca e accurata, raccontata in terza persona con stile elegante ma anche avvolgente. Dialoghi, ambientazioni, scenari storici compenetrano nell’anima del lettore, permettendogli di rivivere il passato di gloriose civiltà e conoscere le gesta di leggendari personaggi realmente esistiti, le cui vite sono state rese ancora più appassionanti dalla fantasia di un’autrice straordinaria.

Un capolavoro in cui immergersi, quindi, in attesa di conoscere cosa accadrà nei successivi romanzi che avranno per protagonisti i figli di Liuma.

Chapeau.

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

TitoloVertigo e Free Fall
Autore Monica Lombardi
Serie: GD Team
Genere: Romantic Suspense
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: gennaio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Vertigo:

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.

Free Fall:

Jaime “Jet” Travis è sparito nel nulla. Nel suo appartamento deserto è rimasto solo il cellulare. Nessun messaggio, nessun segno di colluttazione, nessuna traccia. A parte una, e punta il dito contro un membro del team. Un team già ferito, che ora viene colpito al cuore. Nicole Kelly ha soffocato per anni i suoi sentimenti per Jet e ora è disposta a tutto pur di ritrovarlo e stanare il nemico che ha ordito una sanguinosa vendetta. Fra scenari esotici, labirinti informatici, vecchie ferite e amori taciuti troppo a lungo, si snoda un’altra avventura del GD Team. Perché non importa quanti siano i nemici, sono gli amici che contano. Soprattutto quando sono disposti a dare tutto per salvarti. Dopo Vertigo e Nicky, Monica Lombardi regala alle amanti del romantic suspense un nuovo incalzante capitolo della serie dedicata al GD Team.

RECENSIONE


Era tempo che volevo leggere i primi due capitoli di una serie appassionante, ovvero quella della GD Team, a firma di Monica Lombardi, autrice di indubbio spessore che ho avuto il piacere di incontrare di persona due volte, allo scorso FRI di Milano e all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

Una signora dai modi eleganti e gentili, di cui ho letto già due opere, Vite rubate e Fuori tempo.
Due romanzi diversi per atmosfere, ambientazioni e tematiche, che ho avuto modo di raccontare nel blog, entrambi accomunati dal talento impeccabile di una penna capace di traportare il lettore nella storia, al di là del genere narrato.

Vertigo è il primo capitolo di una serie, la GD Team, composta da 4 romanzi e 3 novelle, di cui una guida, che l’ha resa famosa a tutti gli amanti del genere romantic-suspense, che ammetto aver conosciuto proprio grazie a lei.

Oggi vi racconterò i primi due capitoli, ovvero Vertigo e Free Fall, che già dai titoli non possono non far pensare a film come 007 o Mission Impossibile, in cui adrenalina, coraggio, spionaggio, indagini sotterranee, pericoli da scampare sono gli ingredienti principali che predominano la scena.

Tutti coloro che, oltre a questa miscela esplosiva, non vogliono rinunciare al lato romantico non saranno delusi perché in entrambi i capitoli prendono forma due storie d’amore (e altre che si defilano all’orizzonte) che si intrecciano ad arte alla narrazione, rendendola godibile al 100%.

Ad aggiungere valore, un tipo di scrittura sapiente e accurato, che raccontato in terza persona coinvolge il lettore in ogni tipo di scena, da quelle dove l’azione imperversa a perdifiato, fino a quelle in cui pensieri, riflessioni, ricordi aumentano l’empatia verso i protagonisti.

A proposito, è giunto il momento di presentarli, visto che sono più di uno.

Vertigo, infatti, ha il pregio e l’onore di aprire la serie con tutti i vari protagonisti, raccontando la nascita del Team, composto da più figure.
Partiamo con David G. Landon, detto GD (alias Great David), ricco imprenditore a capo di un’azienda che produce strumenti militari, nonché ex legionario della legione straniera. Un personaggio con molte sfaccettature che non smetterà di stupire il lettore. A seguire, Benjamin Buckler, detto Buck, ex capitano dei SAS, ovvero Special Air Service, un corpo speciale dell’Esercito Britannico creato durante la Seconda guerra mondiale e che attualmente svolge funzioni di anti-terrorismo e salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione.

Un profilo umano e professionale di alto calibro, che riceve l’incarico da GD di costituire il Team per occuparsi di sicurezza, a più livelli. Un uomo dal piglio sicuro, forgiato nel mondo militare, e che fa i conti con un passato che l’ha segnato per sempre.
Ad affiancarlo, Jaime Travis, detto Jet, che, come Buck, è un ex SAS. A differenza di quest’ultimo, Jet ha un atteggiamento da bad boy: sicuro di sé, sbruffone, incurante del pericolo, amante delle belle donne e pilota multi-tasking. Un mattatore, per certi versi, che rifugge da ogni forma di prudenza ma sempre pronto a dare il massimo supporto e difendere i propri compagni.

Il suo tallone di Achille è Nicole Kelly, ex agente della CIA, che ha competenze in campo dell’intelligence. Bellissima, scaltra e molto abile a carpire la psicologia altrui, qualità che le ha fatto guadagnare il ruolo di “spia” della squadra. Brava nel suo lavoro ma incapace a comprendere fino infondo il legame che la unisce a Jet, in un infuocato intreccio di conflitti e senso di protezione, che già nel primo libro emerge con chiarezza ma di cui si approfondirà totalmente nel secondo libro. In questo primo libro, tra indagini incrociate con altre agenzie di intelligence e operazioni di spionaggio, Londra è il teatro principale che vede delineare all’orizzonte la nascita di un risveglio emotivo che vede coinvolto Buck con una misteriosa ragazza di origini brasiliane, Alex Xavier, che sarà al centro di una rete di sospetti e mistero a causa della scomparsa proprio di GD, di cui lei è compagna di vita.


Alejandra Muñez non aveva mai lasciato il Brasile. La ragazza che sei anni prima era partita da Recife insieme a lui si chiamava Alexandra Xavier e aveva non quindici ma diciotto anni. Ancora adesso, Alex si trovava sui documenti tre anni in più dei suoi ventuno. In fondo non era una truffa: gli eventi di quella notte avevano lasciato sulle spalle dell’adolescente malnutrita e passata nel tritacarne dalla vita ben più di tre anni rispetto ai suoi effettivi.


Il legame che unisce GD a Alex è molto profondo. Nonostante la differenza di età, ad unirli principalmente, oltre l’indiscutibile affinità mentale e fisica, un forte senso di protezione da parte di lui e una toccante gratitudine da parte di lei. Una relazione che prende sempre più forma e significato durante la narrazione, in cui si alternano al racconto flashback che delineano con nitidezza i contorni di ciò che li ha resi così uniti.


Lui l’aveva rimessa in piedi, in senso letterale e figurato. Col passar del tempo le aveva insegnato a difendersi e, soprattutto, ad avere di nuovo fiducia in qualcuno. Le aveva regalato una nuova vita e non se ne era mai pentito.


Eppure, questa ragazza così misteriosa, dagli occhi profondi e magnetici, sarà la prima ad essere indiziata della scomparsa del compagno David, innescando in Buck un conflittuale groviglio emotivo, che lo porterà a diffidare di lei pur sentendosene inesorabilmente attratto fino a temere di cadere vittima di un sortilegio da cui sarà difficile stare lontano.


Fu quando tornò nell’atrio pochi minuti dopo che Buck la vide. Era ferma a metà della scalinata, il viso leggermente reclinato in direzione di una delle guardie. Indossava un abito lungo nero con inserti arancio che le lasciava la schiena completamente nuda Era immobile come un quadro, mille volte più bella di quella Maja rivista e corretta davanti alla quale si era trovato poco prima, e sembrò contagiare tutta la sala con quell’immobilità.


Un’attrazione istantanea foriera di tempesta, che genererà un saliscendi di situazioni che metteranno a repentaglio tutte le sue certezze, nonché le vite degli stessi membri del Team, che per lui rappresenta la sua famiglia.

Uno dei temi principali di questa storia è, infatti, il forte sentimento di amicizia che lega i vari personaggi, così diversi l’uno dall’altro per attitudini e personalità ma tutti accomunati da un bellissimo senso di appartenenza che li fa essere l’uno il riferimento dell’altro.


In quei cinque anni Buck e Digger erano diventati come fratelli, per lui, e Nicky una specie di sorella. Una specie. Se avesse continuato a ripeterselo avrebbe finito per crederci.


A dare voce a questi pensieri Jet, che già nel primo libro si farà conoscere al lettore per essere l’anima più spericolata di tutta la squadra, e che sarà protagonista del secondo capitolo della serie, Free Fall.


Jet sapeva che si sarebbe fatto male, con Nicole Kelly, ma questo non l’avrebbe fermato, perché c’era brivido anche in quella terribile, bellissima, spaventosa caduta.


Caduta libera, letteralmente, come a rimarcare quello che il lettore vivrà insieme ai protagonisti del romanzo, trasportando il lettore in giro per l’Europa fino in Medio Oriente, per incastrarsi tra i sontuosi e luccicanti grattacieli di Dubai, sulle tracce di un passato che sembra volere il suo riscatto.
Durante il racconto si avvicendano ricordi di scenari di guerra che hanno coinvolto proprio lui, Jaime Travis, quando era ancora in servizio come SAS a combattere in Afghanistan.
Quando improvvisamente Jet scompare, a mettersi in prima linea per il suo ritrovamento è proprio Nicky, legatissima a lui da un rapporto a cui entrambi faticano a dare un nome, forse perché quando di mezzo iniziano a insinuarsi innegabili quanto infuocati sentimenti che oltrepassano il concetto di pura amicizia, la prima reazione è quella di paralizzarsi dalla paura di rovinare tutto.


Nicole Kelly era forse l’unica donna che Jet cercava di non trascinare tra le lenzuola, ma questo non gli impediva di fare il macho-man con lei. In ogni occasione possibile.


Il ritrovamento di Jaime diventa un puzzle che ricomporre sembra a tratti impossibile, e ogni membro della squadra non mancherà di schierare le proprie qualità investigative, a partire da
Ariel Levy, conosciuto come Digger, genio informatico, ex Mossad, «l’uomo che tutte le agenzie di intelligence vorrebbero avere tra e proprie fila» a cui si affiancheranno Wolf e Megan, altri due collaboratori esterni che non risparmieranno nessuna mossa per ritrovare il compagno svanito nel nulla.
Le ricerche si ampliano ad ampio spettro, fino a richiedere il coinvolgimento di altri personaggi come Michelle Duprè, appartenente alla UKS:


«La UKS per cui lavora Michelle esiste, eccome. Vista la nazionalità del JSF, il caso Velázquez è stato seguito da loro da subito. Noi diamo una mano qui a Londra.» UKS, United Kingdom States? «Che nome del cazzo» commentò Jet.


Due romanzi che potrebbero essere le sceneggiature di film di azione da grande schermo in cui ironia, adrenalina, salvataggi, incontri clandestini, fughe e ritrovamenti si mischiano a dovere con quel giusto tocco romance che piace sempre e che si consolida strada facendo, solo a patto di affidarsi l’uno all’altro.

La fiducia è infatti alla base di ciò che lega ogni membro della squadra, condizione essenziale a salvare e salvarsi.


«Sei tu che devi dirmi che cosa vuoi, Nicky. Se, mi vuoi. Se mi vuoi davvero. Senza classe, senza soldi, per come mi hai visto e mi conosci. Infrazione dei limiti di velocità e battute stupide comprese. Non sono speciale, non sono…» Lasciò la frase in sospeso, alzando le spalle. Ora fu lei, a sorridere. Non era speciale, diceva. No, Jet era unico.


Un serie imperdibile che conferma la passione e la bravura di Monica Lombardi per «il genere cinematografico e televisivo spionistico, veloce e adrenalinico, che mi diverte moltissimo.» (cit.)

E cosa c’è di meglio che divertirsi a fare qualcosa che poi riesce a meraviglia?
Complimenti.

RUSHMORE di Elle Eloise

RUSHMORE di Elle Eloise

Titolo Rushmore
Autore Elle Eloise
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 7 luglio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


«Mi piaci. Ho tentato di negarlo in tutti i modi ma era come negare l’esistenza del buco dell’ozono. Anche se fingiamo che non ci sia, i ghiacci continuano a sciogliersi. Il livello degli oceani continua a salire. Le terre a ritirarsi. Mi sembra una cosa piuttosto inarrestabile, Big Eyes.»
«Non mi diventerà romantico, Signor Rush?»
«Ci mancherebbe, signorina Eagger.»
Trattenni un sorriso. «Cominciavo a preoccuparmi.»

NEW YORK – 2017
La misteriosa Ophelia Eagger è fuggita da Bath, da Londra, da Rochester e infine da Hollywood, dove era l’assistente personale della star planetaria Chester Mansfield, per approdare nella Grande Mela. Il suo prossimo cliente? Darren Rush, vittima di se stesso e dei propri eccessi, famoso stand up comedian all’alba del successo del suo primo show televisivo, “RushMore”. Dagli inevitabili attriti iniziali alla profonda amicizia che rischierà più volte di incendiarsi in un’intensa passione il passo sarà breve. Tra dirette televisive, interviste indiscrete e red carpet, la giovane britannica e il comico dal cinico umorismo si troveranno al centro dei rumors della scena newyorkese, che finiranno per rivelare la vera identità dell’efficientissima Ophelia. Lei e Darren saranno disposti a gettare la maschera per essere finalmente sinceri l’una con l’altro?

RECENSIONE


Appena le luci illuminarono Darren capii subito due cose: la prima era che lui fosse nato per stare sul palco televisivo. La seconda era che la mia vita lavorativa e quella personale, già in precario equilibrio, avrebbero avuto il colpo di grazia.


Si accendono le luci sul palco, lo spettatore è in trepida attesa, lì per poter vivere una serata speciale.
E il tutto inizia: la musica, le persone sul palco che recitano e interpretano lo spettacolo. Dietro a tutto questo scintillio, a tutto questo movimento di corpi c’è un lavoro che solitamente è reso possibile da un pool di persone, ad eccezione di questo romanzo, dove a dirigere le maestranze vi è una sola persona.

Regista, sceneggiatrice, produttrice, scrittrice, autrice, difficile trovare un’unica definizione per Elle Eloise, che segna il suo ritorno sulla scena letteraria del panorama del self italiano con Rushmore.

Un libro che traccia, senza alcun dubbio, un percorso di crescita personale straordinario, confermando il raggiungimento di una profonda maturità autoriale, uno stile narrativo oramai distintivo e una voglia di sperimentare inarrestabile.
Una combinazione che convince sempre più lettori e addetti ai lavori, come in questa sua nuova uscita, Rushmore, che già dal titolo trasporta nello sfavillante mondo dello spettacolo, tra luci, palchi, camerini e trucchi di scena. Una cornice dorata e intrigante che da una parte consente allo spettatore di evadere, sognare e allontanarsi dalla realtà mentre, dall’altra, farne parte è un’altra questione.
Non è un mistero, infatti, che la dimensione mediatica e l’esposizione che ne consegue nascondino spesso trappole, inganni, stress e bugie. Un mondo al quale appartenere richiede moltissimo in termini personali e di vita privata, e sopravviverci non lascia scelta se non offrire altrettante menzogne, simulazioni che diano un’immagine falsata di sé, performante, di successo per soddisfare le aspettative altrui, congegnando maschere perfette, proprio come accade al magnetico protagonista maschile, Darren Rush.


Lui sorrise e il mio cuore si fermò per un istante. Non avevo mai visto nulla di più bello. Peccato che quel sorriso fosse appiccicato alla faccia di uno stronzo.

Gli occhi avevano una sfumatura blu, molto tenue, come se la sua faccia fosse rivolta verso un cielo nuvoloso piuttosto che essere al cospetto di una decina di riflettori.


Dotato di un fascino indiscutibile, di Darren Rush è impossibile non innamorarsi. Le ragioni? Un’indiscussa bellezza, una voce penetrante e un corpo perfetto che lo rendono senza dubbio un vero uomo. Ma l’irresistibile qualità che gli consente di aggiudicarsi il primo posto sul podio dei protagonisti maschili finora nati dalla penna di Elle Eloise è il sarcasmo graffiante, mordace, così provocatorio da tagliare a pezzi l’ironia e trasformarla in cinismo. Un personaggio seducente che non si può non amare:


«Ti assicuro, signor Rush, che non vivo per prepararti la colazione e per comprare completini un po’ porno…» Mimò le virgolette con le dita. «da Victoria’s Secret per quelle povere menomate che tu chiami amanti. Ho degli obiettivi, io!» «Quali? Diventare una delle mie povere amanti menomate?»


Uno showman dal piglio sicuro, il sorriso ammaliante, un mattatore esperto, abile a tenere la scena grazie a monologhi travolgenti con sublimi battute al vetriolo che si alternano al racconto, rendendolo perfetto nel ritmo narrativo e confermando la bravura e l’elasticità dell’autrice, capace di divertire e divertirsi, sperimentando una vena fino ad oggi inespressa.

Ma dietro ad un sorriso possono nascondersi abissi oscuri, fatti di sofferenza e dolore. La comicità è, spesso, maschera della tristezza, del male di vivere. Quella maschera che si frappone tra l’infelicità e l’apparente allegria, che costringe a mostrarsi nei confronti degli altri.


Erano anni che vivo al buio, meritavo col buio. Lo volevo. Ne avevo bisogno.


Darren Rush è uno stand-up comedian irriverente, acuto, di successo eppure fuori dalla scena non fa mistero di essere un uomo oppresso da minanti sensi di colpa, vittima di dipendenze come droga e alcol (i suoi “lubrificanti sociali”), divenuti per lui rifugio e sostegno per sopravvivere al buio che lo avvolge, rendendolo un debole in balia di una vita pubblica rumorosa, affollata, frenetica.


Se la mia vita fosse stata una canzone sarebbe stata Don’t Stop Me Now dei Queen. Sembrava tutto folle, tutto un gran divertimento, ma raramente avevo l’occasione di fermarmi a pensare davvero a ciò che stessi facendo.


Da qui l’inequivocabile richiamo al geniale titolo dell’opera, Rushmore, che oltre a riferirsi chiaramente al nome dello show in questa prospettiva acquisisce ulteriori significati: più di fretta, oltre che ancora più Rush, ad indicare l’incitazione a premere sull’acceleratore e anche a scoprire di più, andare oltre la superficie. Tutti significati congeniali a quanto il romanzo offre, senza dimenticare che Rushmore è il nome dell’omonimo Monte Rushmore, celebre monumento nazionale situato nello stato del Dakota del sud, una montagna rocciosa imponente in cui sono stati scolpiti i volti di quattro tra i più famosi presidenti degli Stati Uniti. Un riferimento monumentale in senso letterale, che ben si accosta all’altezza sociale del libro, ambientato nel patinato mondo delle celebrity. Con i suoi ritmi, le sue regole e contraddizioni.

Una scenografia narrativa raccontata alla perfezione, ricca di dettagli accurati, scenari fedeli alla realtà che denotano una profonda ricerca da parte dell’autrice, che conferma così la sua inequivocabile passione per il mondo del cinema, con il suo indiscutibile fascino e le sue innegabili deviazioni. Un sistema, quello dello showbusiness, a cui Darren è più avvezzo, ormai assuefatto ad un sistema perverso che ben conosce e che può gestire meglio essendo uomo.
Molto diversa è la faccenda per Ophelia, la sua assistente:


E ovviamente Ophelia Eagger, la mia giovane, fastidiosa ed efficientissima assistente, colei che passava con me quasi sedici ore al giorno senza lamentarsi. Lentamente, stavo imparando a conoscere quello strano garbuglio di riserbo, serietà e vulnerabilità.


Ophelia è l’originale protagonista femminile di Rushmore. Un concentrato di efficienza, pragmatismo, ma anche mistero e fragilità, aspetti ben celati dietro un rivestimento protettivo di freddo rigore professionale. Una giovane donna apparentemente imperturbabile e inscalfibile, attanagliata nel profondo da un alone di segretezza, che la rende un enigma. Chi è davvero Ophelia Egger? “Nessuno – risponderebbe lei – ti basti sapere solo che io sia un’assistente ineccepibile, disciplinata e che non manchi di spuntare la check list ogni venerdì, oltre a far sparire tutte le bottiglie di alcol dalle tasche di Darren!”.

Come darle torto, ma resta il fatto che il suo atteggiamento freddo e meticoloso è severamente messo in discussione da due occhi profondi e sinceri, capaci di scandagliare l’anima di chi li guarda, come accade a Darren.


A parte la sfera lavorativa, per me Ophelia Eagger rimaneva un vero mistero. Era come se avesse calato davanti alla sua faccia una veletta, da cui riuscivo a intravedere solo i contorni sfumati. 


Chiunque di noi ha dei segreti e paradossalmente a stressare non è il fatto di mantenerli piuttosto il vissuto emotivo che suscita dentro di noi quell’esperienza inconfessabile e la percezione di pericolo o vergogna che si attiva nella mente.

Cosa tormenta Ophelia nel profondo? La mancanza di accettazione di un passato che nasconde segretamente ma anche il fatto stesso di possedere un fardello emotivo che la fa sentire colpevole di non essere del tutto autentica, sentendosi così in trappola. Di questo travaglio interiore non farà trapelare nulla, nessuna crepa a intaccare la sua corazza esterna, forgiata ad arte dall’invenzione di un’altra identità.

Tutto sembra funzionare alla perfezione, fino a quando a ingarbugliare mente e cuore sopraggiungono delle pericolose complicazioni, come un risveglio sentimentale quasi istantaneo così intenso da fare paura e l’inevitabile (quanto familiare) senso di riconoscimento in chi, come lei, offre di sé solo un’immagine mascherata.


Eppure, con lui non mi stavo congelando. Al contrario, dentro stava andando tutto a fuoco. Con lui stava accadendo qualcosa, sentivo qualcosa. Sentivo tutto. Erano brividi di freddo che poi diventavano caldi, incandescenti.


Un progressivo scongelamento, seducente e inesorabile, che se da una parte fa riaffiorare in superficie emozioni date ormai per perdute, sotterrate da una coltre di delusioni e paure, dall’altra l’imminente pericolo che lo scioglimento emotivo rischi di travolgere come un’onda anomala. Saper stare a galla diverrà quindi essenziale, soprattutto per chi come Ophelia è troppo fragile per resistere ad un’altra sferzata di dolore, troppo minuta per raggiungere la riva da sola.

A porgerle la mano sarà Darren, che si metterà in gioco in ogni modo possibile, mettendosi al centro di un’evoluzione personale meravigliosa, accogliendo paure, placando il dolore, lenendo ferite ancora aperte, mostrando un amore raro, paziente. Tutto solo per lei, per la sua Big Eyes.


La ragazza che aveva acceso la luce nelle mie stanze più buie.


Darren e Ophelia, così diversi ma così affini, complici, amanti, accomunati da un passato doloroso, pervasi da un senso simile di inadeguatezza e legati dalla passione segreta per la scrittura.

Due protagonisti caratterizzati in modo magistrale, delineati come la luce e il buio che si compenetrano, che dipendono l’uno dall’altra fino a determinare la reciproca esistenza.
“Stelle, nascondete i vostri fuochi! Non lasciate che la luce veda i miei profondi e tenebrosi desideri.”
Un passaggio celebre di William Shakespeare, che tra l’altro riscuote in quest’opera un elegante omaggio da parte dell’autrice. Una frase che racchiude l’intimo significato di come la luce abbia anche il potere di rivelare desideri nascosti, tentazioni a cui non poter resistere, come quelle che si innescheranno tra Ophelia e Darren, e che entrambi cercheranno di combattere per paura di essere sbagliati l’uno per l’altra.

Una giovane donna e un uomo, entrambi adulti, con un vissuto che li ha segnati, coinvolti in una concatenazione crescente di attrazione, curiosità, gelosie, conflitti, innegabile affinità intellettuale ed enigmatici lati oscuri che sarà sempre più complicato gestire, fino a che fare a meno l’uno dell’altra sarà impossibile, fino a che per sopravvivere luce e buio dovranno convivere insieme.


Perché al posto di soffermarmi sulla superficie come il resto del pubblico, avevo provato a indagare oltre la battuta, oltre il sorriso sornione, oltre gli occhi da conquistatore.


Un intreccio emotivo fatto di fraintendimenti, paure, follia che accenderà la miccia di una passione così irrefrenabile da spaventare. Togliersi la maschera sarà l’unica soluzione possibile per oltrepassare la superficie e connettersi totalmente, senza protezione, nudi, fuori dalla propria comfort zone e soprattutto fuori da New York, laddove tutto è iniziato e dove hanno rischiato di andare in pezzi.

Solamente lontani, fuori dalla scena, a riflettori spenti e sipario chiuso sarà possibile raccogliere i frammenti e rimetterli insieme, vedersi davvero ed essere autentici, deporre finalmente le maschere e cedere ogni difesa, con un estremo atto di coraggio, precipitando in volo per rischiare insieme:


Stavamo precipitando, ma l’aria sembrava tenerci sospesi, come se il cielo ci stesse tenendo in braccio. A un certo punto lui girò i palmi e mi strinse entrambe le mani, per poi forzarmi ad aprire le braccia come se fossero le ali di un uccello. Urlai ancora, anche lui gridava, ma di felicità. E rideva, come non l’avevo mai sentito ridere.


Dallo stesso aereo si è lanciata (metaforicamente, sì, anche perché pare che abbia terrore di sport estremi) anche la stessa scrittrice, offrendo questo romanzo bellissimo, con cui ha collaudato nuovi confini di genere, il celebrity romance, e tonalità stilistiche arricchite di una fine ironia che convince e trascina via il lettore.

Rushmore è un romance perfetto, che miscela ad arte diversi livelli di emozioni e sensazioni: evasione, ironia, intensa sensualità, romanticismo. Il tutto arricchito da uno stile di narrazione proprio del linguaggio cinematografico, in cui convivono in armonia sceneggiatura, inquadratura, fotografia, luci, movimenti di macchina, dialoghi, montaggio e colonna sonora. La musica, tra l’altro, è come sempre nei libri di questa autrice protagonista, pervadendo il racconto con accurata coerenza, grazie a sonorità soul come Amy Winehouse, Marvin Gaye, Steve Wonder e Aretha Franklin, che amplificano la percezione dell’ambientazione della Grande Mela.

Un piccolo capolavoro che premia a pieno titolo l’evoluzione di questa talentuosa autrice, che nelle sue storie non manca mai di andare in profondità, toccando con sensibilità e consapevolezza argomenti non semplici, come il meccanismo perverso dello showbusiness e lo spietato mondo dei media, temi quanto mai attuali di cui si occuperà Annalisa, con “Oltre la recensione”, domani.

L’emozione è un ingrediente essenziale della narrazione e se non sperimentiamo emozioni siamo meno coinvolti nella storia, o addirittura la respingiamo.

Leggere le storie di Elle Eloise è un’esperienza emotiva immancabile, perché mediante esse il lettore riesce ad immedesimarsi al suo interno, riuscendo a percepire e, di conseguenza, a comprendere le emozioni dei suoi protagonisti semplicemente perché lo facciamo già nella vita reale. Un effetto potente e straordinario, una magia che permette di reagire al racconto come se ciò che leggiamo, in realtà, stesse accadendo sul serio.

Questa lettura emana un senso di appartenenza da godere ad ogni pagina e comprensibile solo leggendo e, a dirla tutta, mi ha consentito di avverare un sogno, lanciarmi in volo col paracadute, immaginando di urlare di felicità e respirare a perdifiato un senso di libertà estremo, folle. Precipitare con Darren e Ophelia è stato catartico, liberatorio. C’è qualcosa di profondo nello scoprire che puoi superare le tue paure e improvvisamente capisci di aver solo pensato di avere dei limiti.

Auguro a molti altri lettori e lettrici di vivere la stessa meravigliosa esperienza, e continuare a seguire questa inarrestabile penna del panorama del romance italiano, che pare non averne di limiti.

Alla prossima.


Chapeau.

BACIAMI PRIMA DI ANDARE di Paola Garbarino

BACIAMI PRIMA DI ANDARE di Paola Garbarino

Titolo Baciami prima di andare
Autore Paola Garbarino
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 27 giugno 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Mi sarebbe piaciuto essere la persona che lei sentiva il bisogno di chiamare se aveva un problema, un tempo era stato così, poi il problema ero diventato io.
In amore non ci si può difendere. Se ci si mette al riparo dal dolore, si sarà irraggiungibili anche dalla gioia.


Genova.
Un convento carmelitano.
Un affresco del Cinquecento.
Una ragazza che lo restaura, ma che non sa rimettere insieme i pezzi del proprio cuore.
Un ragazzo che torna dall’Australia, ripiombando nella vita di lei, lui e la sua fobia degli insetti e il desiderio di riallacciare una storia rimasta in sospeso.
Un altro ragazzo, misterioso, che sfugge da un ingombrante passato da peccatore, e ora vive in quel convento e ha bisogno che gli venga restaurata l’anima.
In un’epoca storica provata dalla pandemia, che cerca di sanare le proprie ferite, tre anime spezzate in modi diversi, tre vite che si intrecciano in cerca di redenzione.

RECENSIONE


Ritorna Paola Garbarino con una storia originale e appassionante, Baciami prima di andare. Un titolo che ha il sapore di un desiderio da esaudire, un’invocazione da rivolgere, un’implorazione sussurrata e irresistibile, a cui negarsi sembra quasi impossibile.

Un richiamo però difficile da pronunciare, perché per esprimere una preghiera e domandare qualcosa che desideriamo dal profondo a volte ci vuole coraggio, ovvero quello di scegliere di agire nonostante la paura, malgrado la colpa e l’assenza di perdono.


Mi sembrò di averlo colto in un momento privato, al punto di sentirmi in difetto. “Tu ci credi?” improvvisai. Feci un cenno verso la scena che stava osservando un attimo prima “Al peccato originale.” chiarii. Esitò un lunghissimo istante, un’emozione indefinita che gli balenava nello sguardo, ma mi rivolse la mia stessa domanda “E tu, credi veramente che nasciamo col peccato perché i primi hanno disobbedito?”


Enea e Mina sono due dei tre protagonisti di questa storia particolare, a cui si aggiungerà una quarta figura, Ginevra, bellissima. Il primo incontro che conosciamo è quello tra i primi due, che avviene davanti ad un’opera sacra, all’interno di un convento dove il tempo sembra essersi fermato e dove il passato smette di tormentare, il presente assume maggiore significato e il futuro non fa così paura.
Un non-luogo ricco di storia e spiritualità, in cui fermarsi per espiare colpe e ritrovare un perdono quasi impossibile da concepire, raggiungibile ritrovando di sé stessi.

Due ragazzi accomunati da macchie così inficianti da aver messo entrambi in pausa la propria vita, seppure per motivi diversi e con modalità differenti.
Mina è disillusa, arrabbiata, intrisa di colpe che le hanno inferto ferite profonde e impossibili da dimenticare. Un cuore spezzato che ha smesso di battere nell’istante in cui lo ha fatto quello di sua madre.

Enea è riservato, umile, schivo, dignitoso. Un’anima solitaria, dotata di profonda sensibilità. Quando la sofferenza pervade il cuore, accade che i carichi sulle spalle diventino visibili a coloro che hanno un dono straordinario, quello dell’empatia. Una capacità preziosa, che permette a chi la possiede di immedesimarsi nell’altro, per assumerne il punto di vista e provare i suoi stessi sentimenti, come accade tra Enea e Mina. Una connessione istantanea, intrecciata ad un’attrazione reciproca tanto potente quanto combattuta, che si scontra ben presto con un’ombra del passato che ripiomba nella vita di Mina. Un conto in sospeso di nome Aurelio, che riemerge per riallacciare un filo spezzato troppo presto.


Mi aveva drogato, era diventata la mia qualità di droga preferita, mi aveva reso dipendente senza nemmeno essere consapevole del fascino, del potere, che deteneva su di me. Avevo preso tutto quello che potevo, che mi concedeva, come un eroinomane in astinenza, cercando al tempo stesso di mantenere un briciolo di dignità, almeno l’apparenza della dignità, fingendo che non mi fosse indispensabile, che potessero interessarmi altre ragazze, dissimulando che lei non fosse l’unica che desiderassi avere.


Aurelio ricompare nella vita di Mina come un fantasma, reduce da una vita interrotta da troppo tempo. Un distacco a cui non ha mai saputo dare un significato, se non quello di mettersi in attesa e ritrovare un amore mai dimenticato. Un ragazzo che cambia, si rivela e che mostrerà ogni suo pezzo rotto.
Rivelare di più sarebbe togliere al lettore il piacere di scoprire il puzzle che compone questa storia particolarmente coinvolgente. L’autrice svela gradualmente cosa sia accaduto nel passato di questi ragazzi così tormentati mediante dei flashback, utili a fornire sempre più chiaramente tutte le verità che li hanno segnati per sempre.
Un racconto che mostra con consapevolezza e delicatezza il tema complesso della crescita e del cambiamento, e di come spesso sia facile cadere nella trappola e precipitare nel buio del rimpianto, dei rimorsi, della colpa col rischio di pregiudicare una vita che valga la pena di essere vissuta.


Piegò la testa di lato, pensieroso, osservandomi con chissà quali pensieri “Credo che siamo noi a dannarci. Credo che abbiamo la luce e il buio dentro, e siamo noi, soltanto noi, a decidere quale far emergere.” Lo fissai un lunghissimo istante, senza parole.


Enea tocca il cuore non solo di Mina ma anche di chi legge, arrivando in profondità, grazie a queste parole, forgiate dalla sofferenza e che hanno il potere salvifico di ridare speranza, testimoniando, con una semplicità disarmante, quanto spesso il senso di colpa sia indotto dalla nostra educazione familiare, dal nostro background che ci impedisce di essere davvero felici. Ma non solo, perché la rabbia e la frustrazione che ne derivano sono a loro volta impedimenti causati dalla nostra mente, talmente radicati da impedirci di pensare con lucidità, fino a divenire la fonte stessa del nostro male.

Una riflessione che ci riguarda da vicino, basti pensare alla quantità di cose che ci rimproveriamo ogni giorno; quante volte ci incolpiamo o vergogniamo di eventi successi a causa nostra. Un circolo vizioso nonché pericoloso, che ci infligge un danno di gran lunga superiore a quello che ci provocano gli altri.

Quello del perdono non è affatto un percorso facile: perdonare qualcuno per ciò che ci ha fatto è difficile, e quando dobbiamo farlo per ciò che abbiamo commesso noi, questo processo può essere ancora più complicato. La migliore consapevolezza, forse, è quella di pensare che la vita è un viaggio, non una corsa, e che quindi prima o poi riusciremo a raggiungere l’obiettivo, e fare pace con noi stessi.

Baciami prima di andare è un romanzo intenso, capace di mettere il lettore di fronte allo specchio per porsi domande non banali: in che cosa consiste davvero il peccato, quanto i miei sbagli possano essere giusti per raggiungere la felicità? Enea, Mina, Ginevra e Aurelio si raccontano, intessendo i fili dei loro destini senza sapere che saranno al centro di quello che sembra essere la costante lotta tra il bene e il male, tra luce e oscurità. Una dicotomia che ricorre anche nella fisicità dei due protagonisti maschili: Aurelio dall’aspetto più angelico e rassicurante e Enea, oscuro e bello come l’eroe greco Perseo.
Una scelta che avvalora la tematica dell’eterno conflitto tra cosa è giusto e cosa non lo è, tra il dovere e il desiderio e che supera la superficie dell’apparenza, capace di ingannare chiunque non voglia superare il pregiudizio.


Il mio cuore apparteneva a un’altra persona, qualcuna per la quale stavo cercando di diventare degno. Di diventare pronto.


Un romanzo in cui si percepisce chiaramente quanto l’autrice sia stata avvolta da un’ispirazione narrativa speciale, ricordando il suo amore per Genova, descritta con accurata dedizione nei suoi vicoli e scorci, il suo profondo legame con la religione, senza dimenticare le sue esperienze di vita all’estero, che trovano spazio tra queste pagine.

Un’ispirazione che si condensa in una sensazione viva, grazie alla quale il lettore viene trascinato in una dimensione travolgente e, per certi versi, familiare, ovvero quella dei luoghi che hanno segnato per molti di noi il tempo dell’adolescenza, quando tutto era semplice: si giocava in oratorio, si mangiavano le Big Babol, ritrovandosi sotto casa e magari dandosi appuntamento al mare per vivere i primi amori, alcuni dei quali indimenticabili.

Ricordi che fanno riflettere e che confortano, facendoci apprezzare la semplicità delle cose più vere e incancellabili, come l’amicizia, i rapporti familiari, i sentimenti, dopo questi anni così difficili e oscuri.

E all’ambientazione ligure così tanto amata si affianca la passione per la musica, a conferma di quanto questa forma di arte rappresenti per lei una continua fonte di immaginazione, accompagnando il vissuto dei protagonisti, che attraverso di essa vivono ricordi riuscendo a trasmettere e sperimentare le loro emozioni, più che con mille parole.

Linkin Park, Billie Elish, Imagine Dragons, Luca Carboni e i Thirty Seconds to Mars sono solo alcuni dei musicisti che compongono la colonna sonora di questo romanzo, con canzoni che parlano di dolore ma anche di salvezza e speranza.
Un connubio che rappresenta l’essenza di ognuno di noi, che siamo fatti di luce e di ombra, di coraggio e di debolezza, con l’augurio di non perdere mai, come ci è accaduto in questi ultimi due anni, la voglia di lottare e quella, soprattutto, di amare e amarci, per “essere degni”, come dice Enea.


Senza lei mi ero ritrovato disabile, spezzato, incompleto, ma adesso potevo essere di nuovo me stesso integralmente. Potevamo essere integri insieme.


 Una lettura che non può mancare questa estate, per evadere grazie ad un viaggio fatto di sogni e riconciliazioni.

LEVANTE di Vera Demes

LEVANTE di Vera Demes

Titolo Levante
Autore Vera Demes
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1 luglio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una regata combattuta fino all’ultima onda.

Ryan Stowe e Levante Bonfant si conoscono così. Lei, diciannovenne italiana piena di sogni, va a vela perché non potrebbe farne a meno. Lui, ventinovenne australiano e velista consumato, ama le traversate in solitaria e le imprese impossibili. Tra loro è antipatia al primo sguardo. Lui la ignora, lei vorrebbe picchiarlo. Lui la tratta con supponenza paterna lei vorrebbe essere considerata da pari a pari. Ogni tentativo di tregua sembra fallire eppure, giorno dopo giorno, complice il destino, qualcosa cambia. In un turbinio di emozioni imprevedibili, trascinati dagli impetuosi venti di maestrale e dai dolci alisei, dalla Sardegna alla Spagna e poi lungo le rotte dell’Atlantico verso nuovi orizzonti, nasce qualcosa di inaspettato, un sentimento intenso che li travolge e li trasforma. Non importa se non hanno certezze, se la loro è una continua sfida contro il mondo circostante, se ciò che stanno vivendo ha il sapore amaro delle storie senza futuro. Per Ryan e la sua Windy Baby, amore e avventura sono una cosa sola. Fino a quando l’incantesimo si spezza. Levante è costretta a tornare sui propri passi, Ryan a prendere il largo verso una rotta senza ritorno. Solo il vento potrà aiutarli a ritrovarsi. Lo stesso vento che li ha fatti innamorare. E che magari soffierà impetuoso. Conducendoli finalmente a casa.

RECENSIONE


Ho avuto il piacere di recensire in anteprima questa storia, di cui ringrazio nuovamente la bravissima autrice, Vera Demes.
Una penna capace di trasportare il lettore sempre altrove, al di là delle pagine, non solo consentendogli di percorrere i sentieri delle dinamiche del cuore di vite mai banali, ma anche di conoscere ambientazioni affascinanti, accuratamente descritte, ricche di meraviglia.
In questo libro è il mare a fare da sontuoso scenario alla storia. Il mare con la sua luce irradiante e la sua oscurità, gli infiniti orizzonti, il respiro del vento, la forza delle onde e il fragore delle tempeste.

«Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.»
Così parlava Jacques Cousteau, grande esploratore e navigatore francese che del mare ha fatto la sua vita.

Un pensiero che riporta fedelmente lo spirito di questo racconto, che parla di crescita, cambiamento, di rinascita e ricerca.


C’era la libertà. E anche la felicità. Una gioia sincera raggrumata in quegli istanti adrenalinici, la barca lanciata verso l’orizzonte, il vento alle spalle e il fruscio delle onde contro la chiglia. Era il suo universo perfetto, l’unica dimensione con cui volesse confrontarsi, la sola che la rendesse orgogliosa di sé, nella pienezza dei suoi diciannove anni.


È in questo passaggio che si racchiude l’essenza della protagonista di questa storia, Levante, a cui è stato dedicato il titolo dell’opera. Levante, come il vento che soffia da est, dove nasce il sole, tipicamente fresco e umido, portatore di nebbia e precipitazioni, soprattutto nello stretto di Gibilterra, luogo che sarà una delle tappe del viaggio di questo libro bellissimo.

Ed è in questa scelta che si condensa uno dei messaggi cardine della storia: la ricerca della libertà, ma anche l’impeto frustrante di chi non riesce a esprimersi, a farsi comprendere, a ricevere fiducia da chi ama ed essere quindi felice.
Un percorso tortuoso e difficile che combacia spesso con le dinamiche tipiche di chi è giovane e ancora inesperto, lasciando che siano l’irruenza e l’orgoglio a predominare i pensieri e le azioni. Levante si presenta così, senza sconti, una piccola guerriera irrequieta, fatta di mare e vento, alla ricerca della libertà e di sé stessa.


Aveva sbagliato ma c’era quel fuoco. Le bruciava dentro. Divorava la prudenza, il raziocinio, anche la volontà. Non avrebbe potuto fermarlo. Non voleva farlo. Non lo avrebbe fatto. Se lo avesse spento sarebbe morta.  


Il sogno, quello di diventare una skipper professionista, osteggiato da un padre protettivo. Il conflitto generazionale tra genitori e figli è una delle tematiche che offre questa storia. L’autrice delinea benissimo la complessità dei rapporti familiari, mostrando quanto sia difficile per un genitore lasciare spazio di espressione ai figli e quanto, d’altra parte, sia complicato per un figlio capire quanto l’assenza di sostegno alla realizzazione di un progetto personale celi spesso l’istinto irrefrenabile di protezione generato dall’amore più profondo.


In un mondo pieno di persone stabili lui era un cercatore. Non riusciva a stare fermo nello stesso luogo per più di un mese. E detestava la regolarità, le abitudini, l’assenza di stimoli e di cambiamenti.


Ryan è uno dei protagonisti maschili che ho apprezzato se non amato di più, tra le storie lette di Vera Demes. Un uomo e non un ragazzo, seppure appena trentenne, forgiato dal mare, calmo, rassicurante, riflessivo e al contempo coraggioso. Libero, capace di un equilibrio personale ben consolidato che gli permette di stare in pace con sé stesso, anche e soprattutto nella piena solitudine.

Spesso si dice che la solitudine può insegnarci più cose rispetto a qualsiasi compagnia. Nonostante siamo creature sociali che necessitano dell’interazione per crescere e imparare a vivere, il segreto sta sempre nell’equilibrio. Infatti, i momenti di solitudine sono essenziali per la nostra salute mentale; si tratta di momenti di calma e connessione interiore, proprio come accade a Ryan durante le sue traversate in solitaria.


Cercava la sfida perché non poteva farne a meno, perché solo così riusciva a comunicare con la parte più nascosta di sé.


Levante e Ryan, due emisferi opposti, due personalità così diverse da divenire simili perché è nell’amore per il mare e la voglia di libertà che trovano l’inizio della loro connessione.

La libertà di essere sé stessi, al di là delle etichette o dei comuni stereotipi di vita dettati dalla società.
Le persone capaci di disconnettersi da tutto quello che le circonda, dai giudizi e dalle aspettative che gli altri possono riversare su di esse, sono caratterialmente più libere, più creative e disposte a trovare nuove opportunità, come insegnerà Ryan a Levante.

Un messaggio che non si può non condividere e che fa respirare a pieni polmoni il corpo e la mente, regalando l’effetto lenitivo di acquisire questa consapevolezza e connetterci meglio con noi stessi. Una sensazione preziosa, che ci è particolarmente mancata negli ultimi due anni.

In un periodo difficile che sembra non avere fine, Vera Demes ha scelto di raccontare una storia dove la ricerca della libertà è portata all’estremo, in cui si respira il senso dell’avventura più intenso. Un libro capace di far immergere il lettore in luoghi, emozioni, sensazioni autentiche, col sale sulla pelle, il corpo sferzato dal vento e il rumore del mare che sfiora la chiglia della barca.


La bellezza di ciò che lo circondava, la luce che si scioglieva sull’acqua provocando arcobaleni, le nuvole candide che fluttuavano nel cielo assumendo forme sempre diverse lo portavano con costanza da lei, all’amore che aveva saputo ispirargli come un imprinting inalterabile.


Chiunque abbia avuto l’opportunità di vivere un’esperienza in barca a vela non potrà non riconoscere tra queste pagine i suoni e gli odori che si respirano durante la navigazione, richiamando il senso profondo di pace e libertà che annulla ogni emozione negativa, amplificando i sensi e riportandoci a contatto con la natura.

Il mare da sempre è un maestro di vita. Attraverso le sue profondità misteriose, i pericoli che nasconde, la sua enorme vastità e la sua grande forza insegna ad avere rispetto, riconoscere i nostri limiti, avere disciplina e umiltà, imparare l’attesa, adattandosi a ogni cambiamento.


Era una cercatrice. Proprio come lui. E il solo modo per placare l’energia che le scorreva dentro sarebbe stato lasciarle imboccare la sua strada, qualunque essa fosse.


Levante e Ryan, due cercatori, uniti dal viaggio e divisi dall’esperienza. Il loro viaggio li porterà alla scoperta di emozioni impensabili, così forti e travolgenti da mettere paura, così inspiegabilmente salvifiche da placare insicurezze, colmare vuoti, ampliare orizzonti emotivi inesplorati.

Un itinerario che infonderà loro fiducia e che consentirà ad entrambi di accettarsi ma anche di crescere, scoprendo nuove parti di sé, dotati del coraggio necessario a lasciare gli ormeggi e navigare in un oceano tanto sconfinato quanto insidioso. Come spesso è il vissuto di ognuno di noi.

Levante è una storia che fa bene al cuore, che permette di evadere completamente, anche grazie alla prosa magnifica di una scrittrice in grado di nutrire l’immaginazione del lettore con accurate descrizioni di scene, luoghi per non parlare di un linguaggio tecnico che definisce quanto l’amore per il mare e la conoscenza del mondo velico siano parte di sé stessa.

Ed è questo personale coinvolgimento a rendere questa lettura potente e coinvolgente: in ogni pagina si è presenti insieme ai protagonisti, in ogni dialogo e situazione.


Gli circondò il torace con le braccia sottili e vi appoggiò il viso per alcuni lunghissimi secondi. Poi si staccò e gli sorrise. «Grazie. Grazie di tutto questo». Ryan non le rispose. Si limitò a guardarla. E a placare quella sensazione improvvisa.


Vera Demes rapisce il lettore tra le impetuose onde del Pacifico, le pericolose raffiche di vento dell’oceano Atlantico, il cielo infinito del mare di Sardegna, gli esotici colori delle isole Azzorre, annullando la paura della solitudine e permettendo di respirare vita e libertà.

Dopo questo racconto credo che sognare sarà un viaggio più intenso e Windy Baby resterà per molto tempo impressa nel profondo di chi vorrà conoscere la sua storia.

Forse anche il grande Cousteau l’avrebbe letta, amandola profondamente:

“Il mare, una volta che ammalia, trattiene per sempre una persona nella sua rete di meraviglie.”

E noi di meraviglie parleremo sempre.

CUORE DI NEVE di Bianca Marconero

CUORE DI NEVE di Bianca Marconero

Titolo: Cuore di neve
Autore: Bianca Marconero
Serie: Serristori
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Jcopo, Clara)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 15 Giugno 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Mi chiamo Jacopo Serristori, sono un ingegnere, avevo un progetto di vita e ho fallito.
Ho sposato una donna infedele, ho deluso mio padre, ho ferito mio fratello Niccolò e ora devo rimediare.
Per questo mi sono dato cinque Regole. Per questo ho deciso che non mi innamorerò mai più.
Ma ho commesso un errore: non ho fatto i conti con Clara.
La mia personale Disgrazia.
Conoscerla è stato un trauma, avvicinarmi un errore, sfiorarla un inferno. Vorrei baciarla, ma è sbagliato. Posso solo morire dalla voglia di farlo.
Mi sono salvato finora, ma che ne sarà di me adesso?
Adesso che sono costretto a vederla nella mia città, nella mia università, nella mia casa e nella mia vita?

Mi chiamo Clara Francalanza Visconti Baker, sarò un architetto e ho appena fatto una Scelta Ponderata: voglio buttarmi nel mondo delle relazioni stabili. È tempo di lasciarsi alle spalle Jacopo Serristori, visto che, alla fine, lui ha sposato un’altra.
Ora che sono a Roma, è tutto più difficile.
Ora che lo vedo sorridere, non riesco a voltarmi dall’altra parte.
Ora che non posso toccarlo, lui mi ricorda che è l’unica persona che abbia mai sfiorato il mio cuore.
Ma devo togliermelo in fretta dalla testa. Ora. Subito.
Perché, per quanto mi piaccia, nessuno può sciogliere il suo cuore di neve.

Nella magia di Trastevere, tra le calli nebbiose di Venezia, sulla bianca neve di Cortina, nella frenesia di Milano, Jacopo dovrà fare i conti con se stesso, con quello che non riesce a perdonarsi e con quella ragazza che da sempre ha guardato al di là della sua perfezione, arrivando ad abitare quella Casa che nemmeno lui pensava di voler costruire.
Tra mille personaggi e altrettanti ricordi, “Cuore di neve” è il capitolo conclusivo dei romanzi dedicati ai fratelli Serristori e alla loro famiglia. Un viaggio che vi porterà ad abbracciarli tutti, per un saluto che colpisce come un addio, ma che addio in fondo, per chi li ha conosciuti, non sarà mai.

RECENSIONE


Ed eccoci al capitolo finale di una serie che ha fatto innamorare moltissimi lettori, che attendevano con emozioni contrastanti l’ultimo romanzo, dedicato al primogenito di Brando e Agnese, Jacopo Serristori. Sentimenti contrastanti che hanno contraddistinto l’attesa della pubblicazione di Cuore di neve perché se da una parte chi ha seguito l’uscita di ogni capitolo aveva bisogno di sapere come Bianca Marconero avrebbe concluso la serie, dall’altra questa rivelazione avrebbe decretato la fine della storia di una famiglia a cui ogni lettore ha sentito nel profondo di appartenere, condividendo ogni aspetto emotivo, dal dolore alla felicità durante gli anni. Una sensazione rara e difficile da definire ma facile da riconoscere: una sorta di connessione emotiva con i personaggi e quello che accade loro, mentre tutto il “mondo reale” scompare.

Questa autrice impeccabile e sensibile ha permesso di perdersi tra le pagine dei suoi libri creando un profondo legame sia con i suoi personaggi che con lei stessa, facendo la magia più grande, ovvero far percepire grazie alle sue storie un reale senso di appartenenza al mondo e a ciò che lo definisce, come il tempo e lo spazio, creando i contorni di una realtà che esiste da qualche altra parte e che un giorno potrebbe essere nostra. 

Un incantesimo che flette l’empatia dei lettori, allenando la capacità di connettersi con il mondo e con gli altri fino a che Brando, Agnese, Jacopo, Clara, Niccolò, Cecilia, Filippo, Lorenzo, Isabella, Ulisse, Alex, Alice, Alex, Matilde, Lucio, Pier, Giamaica sono divenuti amici, da cui sarà seriamente complicato per ognuno di noi separarsi. Ma resta il regalo di aver conosciuto personaggi straordinari, veri, reali, così vivi da pensare a loro continuamente. E sì, ammetto che Jacopo si è dato parecchio da fare per farmi stare sveglia a leggere, firmando una resa dei conti per niente facile.

Una delle doti che va riconosciuta a Bianca Marconero è l’ineccepibile coerenza narrativa, che fin dal primo volume della serie tesse ad arte ogni dettaglio, ogni emozione, ogni scelta, ogni lato del carattere di ogni personaggio. I passaggi si incastrano, i pensieri ricorrono creando un filo che chi ha letto tutta la serie non può non aver notato ed apprezzato e che chiarisce la scelta di concludere la serie con Cuore di neve. Se da una parte Jacopo è il primogenito della famiglia dall’altra la sua esistenza, ancora prima di nascere, è stata cruciale nella vita dei suoi genitori, fino a decidere destini, determinare scelte.

Per lui Brando e Agnese si sono persi, ritrovati, desiderati, amati per poi rischiare di non capirsi più. Un protagonista dal peso specifico enorme, che anche inconsapevolmente ha condensato in sé le peculiarità dei caratteri dei genitori: il rigore quasi gelido della madre e l’ingenuità (al limite della tara cognitiva, Clara docet) del padre, come a comporre un distinto mosaico delle personalità della sua famiglia, che mediante questo romanzo trova appunto la sua perfetta conclusione.

Ho sempre pensato che condividere le paure fosse troppo intimo.

Una frase che racchiude una parte importante della personalità di Jacopo, che suo malgrado e a dispetto del suo profondo pudore emotivo si trova messo in copertina quasi nudo. Un’immagine che esprime efficacemente tutto ciò che dovrà affrontare, elaborare, superare e i nodi della rete in cui si troverà impigliato tra disagio, senso di inadeguatezza, senso di colpa, fragilità, insicurezze fino a che tutte le sue convinzioni si scioglieranno come neve al sole. Ma prima che lo stesso accada al suo cuore occorrerà leggere fino all’ultima pagina per capire ciò che lo imprigiona, impedendogli per gran parte del racconto di uscire da un dedalo di paure.

«Jacopo, non c’è bisogno che lo fai…». «Cosa?» «Non c’è bisogno che ti punisci». Non so cosa replicare, resto a fissare gli occhi neri di mio fratello, il suo viso smagrito, il naso che io gli ho rotto, l’enorme cicatrice che gli hanno lasciato, per strapparlo alla morte. Ed è come se, guardandolo negli occhi, scorgessi anche ciò che non si vede: le operazioni al bacino, le placche, i ferri. L’ematoma che non sappiamo a che punto sia. Il suo futuro da reinventare. E tutto perché io non gli ho dato la mano.

Un evento di portata troppo grande da sopportare, un dolore originato da una colpa troppo invalidante da prevedere un perdono che sembra non arrivare mai e che lo ha caricato di vergogna. E cosa succede se l’elaborazione di un trauma psicologico non avviene spontaneamente? Accade che le emozioni e le sensazioni corporee si bloccano, costruendo muri mentali così disfunzionali da compromettere il normale funzionamento psichico e il benessere della persona, escludendo ogni forma di perseguimento della propria felicità.

Quello che accade a Jacopo, che troviamo all’inizio del racconto: bloccato, solo, rifugiato in una dimensione a lui estranea e spogliato di tutto, sia fisicamente che emotivamente. Un sopravvissuto che non cerca redenzione bensì che fugge da sé stesso, e che ha trovato rifugio in una casa priva di finestre e porte, senza vie di uscita. Un luogo in cui espiare colpe e che ricorda la casa che domina i suoi sogni, divenuti incubi.

Ho sempre avuto un sistema di valori predefinito. La mia vita era un progetto inattaccabile. Avevo effettuato le prove di carico, rivisto i calcoli, selezionato i materiali migliori. Al contrario di chi ha costruito la Casa che vedo nei miei sogni.

La ricerca ossessiva della perfezione definisce Jacopo da sempre; una condizione rischiosa però perché adesso che tutte le sue sicurezze si sono frantumate la bassa considerazione e stima che ha sempre avuto di sé, seppure ben nascosta, emerge con crudele verità, lasciandolo senza armi, senza corazza, nudo, appunto.

E ammettiamolo, è proprio svestito che Jacopo si farà amare ancora di più, con le sue debolezze, afflizioni, ostruzioni del cuore, quell’organo che ha deciso di mettere da parte e congelarlo. Ma per quanto si possa avere la volontà di controllare le proprie emozioni, per quanto ci si ostini a rifiutare la nascita di sentimenti inspiegabili a volte occorre arrendersi alla realtà, soprattutto se non si è di fronte alla scoperta ma ad un risveglio di sensazioni così potenti da aver fatto paura in passato, così forti da destabilizzare.

«Io vorrei proprio capire perché la porti ancora», parla della fede. Immagino che se lo chieda chiunque sappia la mia storia. «Be’, mi sembra ovvio…». Alza lo sguardo su di me. «Non lo è». «Sono sposato». «Più o meno». «Lo sono», ribadisco, «e poi tengo l’anello per via di una delle regole che mi sono dato». 

Clara, pericolosa artefice di emozioni troppo forti da controllare, torna nella sua vita quasi per caso e quello che potrebbe sembrare un attracco sicuro per la sua solitudine spaventa, divenendo minaccia, quella di allargare la voragine di un vuoto lasciato anni prima, proprio da lei che rappresenta quanto di più destabilizzante possa concepire l’inflessibile Jacopo: eccentrica, emotiva, appassionata, bellissima, idealista ed estroversa, nonché amante di creature magiche.
Un animo di una purezza e una forza d’animo fuori scala, così simile alla madre Alice. Troppo per lui, così rigoroso, amante del controllo, e adesso intriso di colpe e incagliato in un reticolo di inibizioni che annullano ogni proiezione futura.

Una convivenza forzata, un articolato intreccio di episodi che lentamente scioglieranno nodi, aprendo porte, offrendo una via d’uscita per rivelare la luce che si era decisa di spegnere in passato per non vedere la bellezza, specialmente quella del cuore.

Cuore di Neve racconta una storia d’amore sofferta, tormentata, fatta di perdite, ritrovamenti, fraintendimenti, incomprensioni e attesa ma non solo. Questo è un romanzo che mette al centro la famiglia che emerge come spazio di conflitto ma anche di conforto, accettazione, crescita, accoglimento.

Clara mi ha rubato il cuore, almeno quanto Jacopo, per la sua emotività, le sue lacrime, la sua determinazione, i suoi ideali. Bellissima la connessione e la fiducia che definisce il legame tra lei e Agnese:

«L’amore è sempre reciproco, Clara, in caso contrario è solo una bugia».

Vederla combattere è stato coinvolgente, perché a volte ritrovarsi da soli a lottare è difficile, estenuante e sarebbe più semplice rinunciare per sempre e perdere chi quell’amore sembra non volerlo più meritare. Clara, seppur ammantata da un profondo senso di inadeguatezza, ha uno spirito di sacrificio che dà valore ad ogni suo pensiero o azione, dimostrando il suo amore aiutando Jacopo ad accettare sé stesso, in modo incondizionato, per liberarlo da schemi mentali e farlo smettere di precipitare.

 Mi sento compreso come non mi era mai capitato, e non posso descrivere quanto mi faccia stare bene sentirmi così prioritario per un’altra persona.

Quanta voglia di accettazione, quanta ricerca di amore, quanta difficoltà ad uscire allo scoperto, a perdonarsi, a sopravvivere agli errori. Un percorso catartico, in cui l’amore in tutte le sue forme trova compimento tra queste pagine magnifiche: quello fraterno verso Niccolò e Isabella che spezza il cuore; quello verso un padre perso e ritrovato; quello verso un altro padre troppo spaventato da accettare di vedere la figlia sbagliare; quello verso una ragazza capace di amare senza riserve; quello verso un ragazzo che si sente troppo sbagliato; quello verso sé stessi, fulcro di ogni equilibrio.

Si ama Jacopo, con i suoi atteggiamenti ottusi, la sua caparbietà nel tenere fede alla parola di persone immeritevoli, la sua determinazione a espiare colpe all’infinito, a perseguire regole fatte per sopravvivere.

La casa mi accoglie come un abbraccio nero. Sembra un luogo dove non abita più nessuno. Prima qui c’erano un senso e un significato. C’era mio padre, che scriveva la sua musica e amava mia madre e c’ero io che giocavo con i Lego sul tappeto. Che costruivo i sogni, un desiderio alla volta. Ora mi sdraio su quello stesso tappetto, lo cerco sotto le dita. Vorrei trovare uno dei miei vecchi mattoncini, uno solo in mezzo alla lana. Solo uno per ricordarmi come si fa a costruire un sogno. Ma c’è solo il nero. Il vuoto mi circonda e mi ammazza il cuore.

Si ama questo ragazzo come abbiamo amato il padre Brando che in questo passaggio di “Un maldetto addio” descrive da giovane il senso di smarrimento che lo attanagliava, così simile adesso a quello che sta provando il figlio, legato a lui da moltissimi particolari, non ultimo la fissazione dei mattoncini Lego.

Jacopo si ama per suoi difetti, come amiamo coloro che sono nella nostra vita, perché sono proprio le imperfezioni a renderle reali, vive, umane, difettose ma non per questo meno meravigliose o indispensabili alla nostra esistenza.

Un’autenticità che si ritrova in ogni personaggio regalato da Bianca Marconero, artigiana sublime che ha regalato ai suoi lettori non personaggi ma persone, perché mentre leggiamo le sue storie stiamo avendo una conversazione con ognuno dei suoi protagonisti. Quando la lettura cattura così siamo in grado di trovare un nuovo amico nel personaggio per il quale facciamo il tifo, e perché no?

Insieme al nuovo amico possiamo trovare un’esistenza più amichevole da prendere come modello di vita. Leggere ci ricorda che non siamo soli, le battaglie e i sogni sono condivisi e la nostra vita è solo una piccola parte di un ecosistema molto più grande. I grandi libri sono capaci di consolarci trasmettendo questo senso di appartenenza, e noi Bianca con i Serristori e con tutti i personaggi a loro collaterali ormai abbiamo una connessione che non smetterà mai di esistere e questo allieta il cuore dal dispiacere di lasciarli andare.
Ma come dici tu: “Dopo l’ultima pagina ci sarà sempre un altro libro”, un messaggio che supera i confini e apre orizzonti su nuove storie.

Adesso il mio cuore è intero con la metà che mancava di Jacopo, e batte più forte con la consolazione che “se dietro ad ogni porta c’è sempre un destino” allora io aspetto la tua prossima storia con l’immensa gratitudine di averci regalato un po’ di te tra queste pagine. Io ti ho vista e sentita in ogni attimo, ero con te, insieme a loro.

INCIDENTE FRANCIACORTA di Rebecca Quasi

INCIDENTE FRANCIACORTA di Rebecca Quasi

Titolo Incidente Franciacorta
Autore Rebecca Quasi
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione:Giugno 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Avere come vicina una maestra in pensione dalla personalità esplosiva e invadente può rivelarsi un’esperienza estrema, soprattutto se si viene da un periodo nero nel quale la vita sentimentale è andata a rotoli, insieme a quella lavorativa.

Questo direbbe Carolina Bassani, cardiologa, dirimpettaia dell’arzilla Eufemia. Due anni prima, una terribile disgrazia aveva distrutto la carriera lavorativa sua e di un collega, Ascanio Sangiorgi, chirurgo plastico.

I due medici si rincontrano per caso in un supermercato, protagonisti di un imprevedibile e rocambolesco incidente: Carolina viene colpita dalla scheggia di una bottiglia di Franciacorta caduta dallo scaffale dei vini, Ascanio la soccorre.

Da quel momento, si inanella una serie di eventi che, come in un domino a tinte giallo-rosa, porterà due persone sole e deluse a riemergere dal baratro. E, magari, con l’aiuto fondamentale di una Eufemia in versione Mata Hari, a risolvere l’enigma che ha rovinato le loro vite.

RECENSIONE


Rebecca Quasi offre ai suoi lettori una storia a tinte giallo-rosa, sperimentando un genere diverso dal solito. Dopo una lunga lista di romanzi sia contemporanei che storici connotati da variegate sfumature rosa, questa autrice dal talento impeccabile stupisce tutti uscendo dalla sua comfort zone, con un racconto arricchito da tonalità viranti al giallo, in grado di intrattenere ed appassionare.

Una lettura che induce a rivestire i panni di pseudo-investigatori. L’indizio da cui partire è proprio il titolo: “Incidente Franciacorta”.
Un incidente che rompe equilibri, convinzioni,  rimettendo in gioco due vite rimaste impantanate per lungo tempo in un evento tanto drammatico quando inspiegabile.

Ad aggiungere ulteriori indizi l’immagine di copertina: l’istante di una rottura, un vetro che si frantuma in mille pezzi a tinte rosso vermiglie. Un’immagine d’effetto, che fotografa l’attimo in cui qualcosa si spacca per non tornare mai più come prima.
Un gioco di deduzione che impone un forte richiamo a quello che si scopre leggendo essere accaduto alle vite dei due protagonisti, Ascanio e Carolina.

Carolina Bassani tuttavia era stata l’innesco del domino che aveva sancito la sua caduta. Senza dolo, senza colpa, senza intenzione. Come la bottiglia che le era scoppiata in faccia.

Due vite interrotte senza appello, due reazioni molto diverse tra loro, nel rispetto di personalità opposte: Ascanio freddo e pragmatico chirurgo estetico; Carolina seria e meticolosa cardiologa.

Lui era lapidario, tagliente, decisionista. Considerava i corpi sculture da modellare col bisturi e che dentro ci abitasse qualcuno dotato di anima era secondario. Anzi, intralciava.

Entrambi si trovano coinvolti in un evento che li ha travolti, ma se da una parte Ascanio amplifica il suo cinismo indurendosi senza rinunciare alla sua dignità e forse ritrovando maggiore umanità, dall’altra Carolina si ripiega su sé stessa, offrendo il fianco ad una china depressiva piuttosto preoccupante, talmente buia da oscurarle sogni e prospettive.

Cosa accade però quando ciò che sembrava finito può essere nuovamente rimesso in discussione? Molto se in gioco ci sono due vite da far rinascere; ancora di più se l’opportunità di riscattarsi include anche la rinascita del cuore, con spiazzanti sentimenti che pressano per uscire allo scoperto.

Era bella davvero. Soave, a voler essere precisi. La linea del collo, le spalle, la curva del seno e dei fianchi inneggiavano con fierezza all’armonia; Ascanio si concesse di spaziare senza imbarazzo sul corpo di lei, considerando tale deviazione una nostalgica deformazione professionale.

Essere capiti, essere visti, essere riconosciuti, entrare in contatto, in relazione è un bisogno vitale da soddisfare, per legittimare la nostra stessa esistenza e l’immediata confidenza che si instaura tra i due protagonisti coadiuva questa necessità. Un percorso di intimità che se da una parte spiazza dall’altra non offre scampo, nonostante dei sentimenti ci si vuole tenere a distanza.

Inutile opporsi all’attrazione reciproca e all’istinto di avere qualcuno di cui fidarsi e che finalmente annulla la solitudine soprattutto se ad aiutare un destino beffardo ci si mette anche una signora (irresistibile) poco propensa a stare a casa a bere il tè.

La figura di Eufemia, ex maestra in pensione, merita una considerazione di tutto rispetto: è grazie a questo personaggio che Rebecca garantisce la vena ironica che la contraddistingue, mostrando come la lungimiranza, l’irriverenza e la costanza (con severi picchi di invadenza) di un’anziana signora siano la leva per smuovere coscienze e risolvere l’irrisolvibile. Un personaggio divertente tratteggiato con perfezione che non può non far pensare ad un alter ego della scrittrice come se lei stessa si fosse divertita a stare al fianco dei due protagonisti, più volte incapaci di comunicare e capirsi, fino ad arrivare a colpire e sfidare le loro menti aggrovigliate.

La vita della provincia, con i suoi limiti, pregiudizi, la gabbia dell’apparenza da ben conservare per essere accettati, la visibilità e l’invisibilità, la noia. Tematiche care all’autrice ritrovate anche nel bellissimo “Di Mercoledì”, raccontate tra queste pagine con una forza diversa, perché nel giudizio stavolta c’è ben altro, ovvero essere macchiati di un omicidio. Eppure, senza rinunciare alla sua accurata ironia e fine intelligenza, Rebecca Quasi delinea in modo autentico quanto possa essere difficile adeguarsi a microcosmi in cui la società etichetta e giudica.

Lo scontro tra vetro e metallo aveva fatto scoppiare la bottiglia e una grossa scheggia era stata scagliata sul viso di Carolina Bassani, che si trovava a passare di lì. Per caso. «Una sfiga maledetta»

Sarà il lettore a dover sbrogliare la matassa di questo giallo particolare ed avvincente. Un libro intrecciato ad arte in cui parlare di sfiga potrebbe essere vero solo in parte, perché a volte ciò che sembra l’ennesimo episodio in cui la sorte ci volta le spalle la vita poi ci meraviglia smuovendo molto altro, come nel caso di Ascanio che ritrova una seconda vita molto più semplice di prima assaporando però l’essenza di sé stesso, senza scopi venali da perseguire.

Come accaduto in “Entropia”, anche questa storia è raccontata durante la pandemia, che estende l’oscurità della sua ombra minacciosa sulla vita di tutti ricordando il valore dei legami, dei sentimenti e delle relazioni che possono divenire la via d’uscita ad un tunnel fatto di fredda solitudine che a volte ci costruiamo da soli.

I sentimenti a volte spiazzano, confondono, e la questione maggiormente complicata è dare loro un nome, una collocazione.

Rebecca Quasi usa come sempre storie originali per offrire dei messaggi che non sono mai banali, anzi, hanno il magnetico potere di rincuorarci anche nei tempi dove distanza e solitudine hanno predominato nelle nostre vite.

E, quindi, quando la prossima storia? Noi siamo già in attesa di essere stupiti dai tuoi esperimenti perché uscire dalla propria comfort zone ha il sapore dell’avventura, quella che ci è mancata negli ultimi due anni.

A STAR IS PORN di Laura Nottari

A STAR IS PORN di Laura Nottari

Titolo A star is porn
Autore Laura Nottari
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Nicole e Mykola)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2021
Editore: Hope Edizioni

TRAMA


lla soglia dei quarant’anni, l’ex attrice hardcore, Nicole Midriani, si è rimessa i vestiti e fa l’assistente di produzione, dirigendo un film dopo l’altro con pugno duro.
Dopo l’aggressione ai danni di Gioia, attrice e amica di Nicole, salvata da Mykola – l’immigrato ucraino addetto alle pulizie – la donna decide per un drastico cambio di rotta.
Nicole e Gioia si mettono in proprio e fondano la A Star is Porn, che produce film hot a misura di palati femminili, basati su opere letterarie famose. In fin dei conti, quale lettrice non ha mai sognato di vedere Mr. Darcy ed Elizabeth darci dentro?
Le due offrono a Mykola un lavoro di spicco grazie alle notevoli doti nascoste del ragazzo, una delle quali di ben 25 centimetri.
Scena dopo scena, la nuova star del porno penetrerà nel cuore delle fan, puntando però a quello più inaccessibile e ferito: il cuore del suo capo, la gelida Nicole.
Ma come mostrarsi davvero alla donna amata, quando lei ha già visto tutto di te?

Un’irriverente commedia che dosa sapientemente erotismo, ironia e tematiche profonde, in un mix tutto da gustare.

RECENSIONE


Quando ho avuto tra le mani questo libro per la prima volta, l’avvertimento mi arrivò chiaro: “In questo libro le DIMENSIONI contano!”.
Come non credere a queste parole se a pronunciarle è stata la stessa autrice, Laura Nottari, che abbiamo avuto il piacere di intervistare in occasione del Salone del Libro di Torino lo scorso ottobre.

Dopo mesi da quel giorno finalmente ho avuto modo di leggere il suo romanzo, A Star is Porn, che in tutto questo tempo mi ha puntato con ostinazione dagli scaffali della mia libreria. Come non notare del resto la cover dal piglio deciso e intrigante, che reclamava spesso la mia attenzione? La sorpresa di aprire le pagine è stata notevole (d’altra parte parliamo di dimensioni, no?) non solo per aver scoperto che il (grosso) monito era fondato ma che soprattutto le misure (e che misure tra l’altro) sono effettivamente importanti in questa storia, come l’indice Nasdaq in borsa.


«Questo è il colmo. Un uomo candeggina ci fa le pulci sugli errori storici.» «Parola “ego” non si usava.» «Scusa?» Lo guardo con tanto d’occhi. «Ego» ripete «è impreciso storico. Pussy descrive stanze di Duca e… coso di Duca come ego. Ego è parola inventata da Freud molti anni dopo di vostra ricostruzione di scena.»


A dare voce a questo scambio i due protagonisti del romanzo, Nicole e Mykola, che fin dal loro primo incontro preannunciano quello che diverrà il loro rapporto: un ingarbugliato intreccio di fraintendimenti leniti da metri di tenerezza e incastrati in tonnellate di desiderio represso capace di detonare ad ogni sguardo. A rendere tutto più complicato, segrete fragilità nascoste da maschere dure come l’acciaio.


Nel gioco imbastito da me stessa, non capisco più chi ha perso e chi ha vinto. Mi sento come in una rappresentazione teatrale, con attori che recitano malissimo, senza provare, e per giunta leggendo copioni sbagliati di due trame diverse.


A Star is Porn è una storia dove non mancano ironia, intelligenza, divertimento e momenti esilaranti ma non solo, perché tra le pagine che si susseguono senza quasi accorgersene grazie alla scrittura fluida e accattivante dell’autrice, al lettore arriva altro.
Cosa? Il concetto di diversità nelle sue molteplici forme, dimensioni, culture, posizioni e ruoli, che con acume e profondità colpisce il lettore senza dargli alcuno scampo.


Con la sua salopette blu, gli occhi limpidi e lo spirito di un cavaliere, lui è l’equivalente maschile della donna acqua e sapone. Un tizio acqua e sapone che vince a mani basse, se lo si sa apprezzare. In più lui guarda, sul serio. Cerca un contatto e sembra volermi scavare anima e corpo con quei cribbio di occhi color assenzio.


Diverso è Mykola, ucraino e di umili origini, dotato da Madre Natura di dimensioni surreali; diversa è Nicole, proveniente da una famiglia borghese e divenuta produttrice di film porno in un mondo pervaso da uomini, dove le donne rivestono solitamente ruoli da attrici; altrettanto diversa è Gioia, stupenda e spumeggiante amica e confidente di entrambi che con il suo aspetto angelico, dai capelli rosa e il viso da bambola, stupisce con il suo carattere saggio e la sua professione di affermata attrice porno.

Si dice che la diversità sia un valore, perché essa è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita. Mai come oggi ognuno di noi può testimoniare quanto questo concetto sia fondante per il cambiamento personale, come accade proprio ai nostri protagonisti.


«Sei meraviglia» ha sussurrato, mentre lo prendevo in giro. Mentre prendevo in giro me stessa e il mio corpo.


Ammetto che per Mykola (alias Vladimir, Mocio-Man, Uomo Candeggina, Micio), e credo di non essere l’unica, ho provato un particolare innamoramento non solo per la sua innocenza, ma soprattutto per la capacità di aspettare, soffrire, affidarsi, superando i propri limiti e per il modo meraviglioso di amare senza paura, vivendo senza filtro i propri sentimenti.
A volte a spiazzarci è proprio il candore di chi ci ama senza riserve, chi ci rispetta senza pretendere, capace di dare il cuore in mano a chi quel cuore l’ha congelato per non farselo spezzare più.


«Non sono felice.» È la mia voce ad ammetterlo, lo fa di sua iniziativa e nonostante il no della ragione. Dannato Martini, dannati i tuoi occhi dolci, Mykola, e sia dannata anche la tua gentilezza. È così tenera che fa male.


In un mondo cinico dove l’apparenza sovrasta spesso la realtà con i suoi riflettori e la camera sempre accesa, Mykola e Nicole si incastrano l’uno nell’altra fino a non sapere più riconoscere la loro pelle, la loro mente, i loro confini riscoprendo il significato del cambiamento.

A volte è necessario alleggerirsi le spalle dal dolore, dalla rabbia e dal senso di inadeguatezza e acquisire la consapevolezza che essere diversi non solo è bello ma completa le nostre parti mancanti.

Laura Nottari ha scritto con bravura e coraggio una storia originale, che diverte ma pone anche domande su cosa sia la normalità.
Lo fa intrattenendo il lettore e al contempo andando in profondità, nel cuore dei suoi protagonisti, mettendoli in difficoltà fino quasi allo stremo delle loro forze fisiche e mentali per capire cosa siano disposti a fare per amore.
Rinuncia, attesa, fiducia saranno solo alcuni delle condizioni di quella che, fin dalle prime pagine, assume le sembianze di una sfida che diventa una feroce lotta di sentimenti, solo apparentemente non corrisposti, perché scalfire la corazze della paura a volte è impossibile, come lo è riempire i vuoti.


L’amore non travisa, non cambia forma alla realtà, non ti paragona a un nemico che non puoi sfidare né battere. L’amore è coraggio, sicurezza e certezza.


Terzo protagonista di questo gioiello è il mondo del porno, con le sue dinamiche crude, eccessive, impudiche, provocatorie. Un’industria che genera giri d’affari da capo giro, con cifre impressionanti (sempre di dimensioni parliamo!) che questa storia ben delinea, raccontando come il sesso sia in questo business lo strumento di lavoro primario, una professione che intrattiene, senza alcune pretesa educativa (e da questo punto di vista è chiaro e forte il messaggio nella storia).

Un ambiente sicuramente che richiede una particolare vocazione e in cui se si entra si deve fare i conti con l’essere etichettati per sempre:


Capisci che dall’hard non si stacca mai, che non ci sono licenziamenti che tengano, né cartellini e divise da restituire. Non c’è dietrofront, perché non è solo un lavoro, ma uno stile di vita, un’etichetta, una missione. È qualcosa che ti si stringe addosso e ti definisce, ti cambia agli occhi di tutti, specialmente a quelli di chi ti è prossimo. Una volta varcata la soglia della notorietà, ci sei dentro per sempre e fino alla punta dei capelli.


Un posto dove però possono crearsi legami, affetti come in tutti i settori di lavoro, in cui è possibile trovare una famiglia, proprio accade a Nicole, Gioia e Mykola. Una piccola tribù in cui dignità, rispetto e umanità fanno da collante ai loro membri (ops, alla fine mi è scappato!).

A Star is Porn è un romanzo che travolge irrimediabilmente, fino a poter essere dichiarato uno dei libri più belli letti quest’anno.


Dico che ti farò impazzire a furia di provarci con te, perché pazza mi piaci ancora di più. Dico che mi hai dato un’idea geniale e che, da domani, ti seppellirò di Post-it. Te li appiccicherò ovunque: sul frigo, nei cassetti, sulla borsa, in fronte, in camera e pure in macchina.


Ragazza Pazza e Uomo Candeggina sono semplicemente indimenticabili.