MERCOLEDì di Tim Burton

MERCOLEDì di Tim Burton

Titolo: Mercoledì
Autore: Tim Burton
Serie: spin off de La famiglia Addams
Genere: Horror Fantasy
Serie tv
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 23 Novembre 2022
Editore: Netflix

TRAMA


Una sedicenne che possiede poteri psichici.Viene mandata alla Nevermore Academy per aver causato danni in altre scuole. Morticia Addams (stagione 1), interpretata da Catherine Zeta Jones e da Gwen Jones (da giovane), doppiata da Francesca Fiorentini.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi di una serie che sta spopolando in questi giorni, ovvero “Mercoledì”, spin-off de La famiglia Addams uscito su Netflix lo scorso 23 novembre a firma di un grandissimo regista, Tim Burton. Una serie che sta già battendo tutti i record di ascolti. La famiglia Addams è forse la famiglia tra le più amate del piccolo e grande schermo, che fa parte dei nostri ricordi di bambini per molti aspetti indimenticabili: il pallore di Morticia e l’incontenibile passione che la lega a suo marito Gomez, lo zio Fester, Mano e i figli Pugsley e proprio lei, Mercoledì.

Atmosfere gotiche, sarcasmo, un mistero da risolvere e il ritorno sul piccolo schermo di uno dei personaggi più amati e irriverenti della televisione. Gli ingredienti ci sono tutti, e la ricetta è infatti uscita alla perfezione: Mercoledì, la serie incentrata sulla figlia titolare della famiglia Addams e interpretata da Jenna Ortega.

La riproposizione della storia risulta per certi versi fedele all’originale, ispirata dai fumetti di Charles Addams pubblicati a partire dagli anni ’60. Tornano infatti i componenti della famiglia al completo, da Morticia (Catherine-Zeta Jones) a Zio Fester (Fred Armisen) e Mano (mano), ma la rosa dei protagonisti viene arricchita da nuove figure. Nella serie, Mercoledì lascia un liceo normale per trovare rifugio nella bizzarra Nevermore Academy, il paradiso della stramberia dove l’idiosincrasia della protagonista non è più oggetto di scherno.

In questo luogo, la protagonista rivela anche delle abilità psichiche, grazie a cui dovrà risolvere il mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima, indagando su un folle omicida che terrorizza la città, e per farlo si farà aiutare anche dal resto degli strani studenti della sua nuova scuola.

Il suo atteggiamento distaccato è in realtà una corazza, un modo per non soffrire e non essere alla mercé degli altri. Si diverte ad umiliare i bulli, è esperta di arti marziali e vuole a tutti i costi svelare l’ipocrisia nella quale sono immersi molti dei suoi conoscenti. La serie ha tinte molto più horror rispetto ai film del passato, e in parte sfumature ben più tragiche.

Ho sempre particolarmente amato questo personaggio, nel quale mi riconosco molto, per il suo sarcastico cinismo, un gusto per il macabro e un infinito amore per il nero, irresistibile anche per me. Guardando questa serie ho deciso di andare un pochino più a fondo e di scoprire le origini della Famiglia Adams, svelando qualche curiosità.
A dare alla luce i personaggi fu il vignettista Charles Addams, prima come singole figure e poi come famiglia, pubblicando vignette umoristiche sul New Yorker negli anni 30. La prima trasposizione sul piccolo schermo avvenne negli anni 60, e l’editore in quel periodo non volle più pubblicare le vignette, convinto che il suo pubblico fosse più colto di quello televisivo. Nella serie la protagonista non sbatte mai le palpebre perché ciò che era capitato solo in una scena è piaciuto così tanto a Tim Burton che ha supplicato Jenna Ortega, attrice protagonista, di continuare a recitare così.  Da cosa è nato l’odio per il mondo di questa adolescente dal lato oscuro? Piccolo spoiler: da piccolina portava al guinzaglio uno scorpione, che fu barbaramente ucciso da alcuni suoi coetanei. Non tutti i “mostri” nascono in realtà mostri. Ultima chicca: anni fa questo personaggio era stato interpretato da Christina Ricci, che ritroviamo in questa serie come professoressa del college di Nevermore.

È particolare vedere come l’affetto nei confronti della Famiglia Addams sia rimasto immutato negli anni: forse perché è una famiglia imperfetta come tante, strana, ma vera. I particolari macabri e il colore nero tipico dei vestiti dei protagonisti sono forse un modo di esorcizzare quella morte che tutti noi temiamo.

E voi cosa ne pensate di Mercoledì e della sua stramba famiglia?

LA CHIMICA DELL’AMORE di Paola Chiozza

LA CHIMICA DELL’AMORE di Paola Chiozza

Titolo: La chimica dell’amore
Autore: Paola Chiozza
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


 L’amore è solo questione di chimica?
Sì, se ti chiami Isaac Goldsmith, sei il professore di biologia molecolare più S.N.S. (sadico, nerd e sexy) di tutta Berkeley e credi nei legami atomici primari più di quelli tra esseri umani. Tutto può essere spiegato con una semplice formula, anche i sentimenti.
Eppure, se c’è un’unica cosa in cui Isaac ha sempre creduto, è l’amicizia con Audrey Carpenter. Almeno finché non si è trasferita in Inghilterra facendo perdere le sue tracce.

Audrey Carpenter ha una fissazione per i romanzi rosa e due obiettivi: innamorarsi del suo personale Mr Darcy e scrivere la biografia di Kate Middleton.
È davvero un peccato che quel tizio travestito da Darcy si sia rivelato un idiota e che la biografia da scrivere sia quella dell’unica persona che Audrey non avrebbe mai voluto rivedere: Isaac Goldsmith, il suo ex migliore amico del liceo.

E così, quando Audrey torna in America dopo quindici anni, non crede ai propri occhi: dov’è finito il suo (ex) migliore amico? Perché il ragazzino nerd con cui ha divorato ghiaccioli davanti alla tivù, che le ha dato ripetizioni di chimica e con cui ha condiviso tutto o quasi… è diventato un professore scontroso, affascinante e con un sorriso sciogli-mutandine?Lavorare fianco a fianco? Si può fare.
Andare d’accordo? Ci si può ragionare.
Essere di nuovo complici? Impossibile.
Perché chi dice che tra uomo e donna può esserci tutto, tranne che amicizia… be’, in questo caso ha ragione da vendere!

RECENSIONE


Paola Chiozza si è decisamente superata questa volta con La chimica dell’amore!

Audrey è una ghost writer piuttosto in gamba, Isaac il suo ex migliore amico diventato professore di biologia molecolare. Un oceano li divide, eppure il loro antico legame sembra ancora covare sotto le ceneri: è come tornare ai tempi del liceo e rispolverare vecchi,  bellissimi e dolorosi ricordi.

Audrey non ha perso le vecchie abitudini, è ancora un’inguaribile romantica alla ricerca del suo Mr Darcy, la ragazza con l’agenda sulla quale appuntare la lista dei pro e dei contro, e Isaac è il solito super razionale che crede solo nella scienza e negli atomi. Potrebbero sembrare totalmente slegati fra di loro, e invece è proprio la loro diversità il vero collante del loro rapporto.

Paola Chiozza è stata bravissima nel creare due personaggi, e descriverli in due diverse fasi dell’esistenza: l’adolescenza e l’età adulta. Audrey e Isaac hanno un universo di ricordi comuni: la goffaggine dell’adolescenza, l’essere considerati praticamente invisibili, l’amore non corrisposto verso una persona, interi pomeriggi passati insieme per ripetizioni e per conquistare l’oggetto del proprio desiderio. Isaac amava Kerstin, migliore amica di Audrey, Kerstin non amava Isaac ma fingeva di amarlo…e Audrey chi amava?

Ho assolutamente amato questa storia di amori complicati e tormentati, i dialoghi brillanti e la grande umanità di questi personaggi di carta nei quali ognuno di noi può immedesimarsi. Perché ognuno di noi è stato adolescente e sa cosa significhi e quale tormento interiore ci si porti dentro.

Le persone che amano si comportano proprio così. Vagano disperate alla ricerca di qualcuno che le completi e, quando lo trovano, il caos si placa. Siamo fatti di particelle nel senso più profondo delle cose”.


La storia di Audrey e Isaac è anche impregnata di tanto erotismo, di tutta quella chimica non pienamente espressa da adolescenti.


Tutti i baci del mondo dovrebbero essere così, Assoluti. Come se da loro dipendesse tutto. Vita, morte, gioia e dolore. Dovrebbero togliere e ridare il respiro, essere in grado di fermare i battiti del cuore, governare tutte le leggi certe che spiegano l’amore. O che provano a farlo”.


Audrey e Isaac sono due amabili professionisti trentenni ancora un po’ adolescenti per certi versi, e rivedersi dopo tanti anni li porterà inevitabilmente a crescere.


Quando due atomi sono abbastanza vicini si scatena un’attrazione incontrollabile fra elettroni e nuclei”

ANYA E IL SUO FANTASMA di Vera Brosgol

ANYA E IL SUO FANTASMA di Vera Brosgol

Titolo: Anya e il suo fantasma
Autore: Vera Brosgol
Serie: Autoconclusivo
Genere: Graphic novel, fantasy
Narrazione: Fumetto
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2013
Editore: Bao Edizioni

TRAMA


Anya è figli di immigrati. A scuola non ha molti amici e spasima in segreto per un ragazzo che la calcola appena. Un giorno incontra Emily… che è morta quasi un secolo prima. Tra la ragazza e il fantasma nasce una grande, inaspettata amicizia. Un giorno, però, Emily cambia e Anya sente il bisogno di scoprire come sia morta la sua amica.

RECENSIONE


Anya è una ragazza di origine russa che vive negli Usa, ed è fondamentalmente una ragazza che si sente sola, ha pochissimi amici e ha il terrore di diventare cicciottella come la madre che le prepara ricche merende.

Quando Anya cade per un incidente in una profonda buca ed incontra il  fantasma di Emily, una ragazza morta molti anni prima, inizia per lei la possibilità di fuggire da un mondo nel quale non si sente perfettamente integrata. Tuttavia con il passare del tempo Anya inizia a sentirsi….perseguitata.

Emily è un fantasma, ma è come se desiderasse ancora terribilmente la vita…quella degli altri..


La vita degli altri sembra sempre così semplice….Ma questo è ciò che credi tu! Non puoi sapere quello che succede nella testa degli altri”.


Questa graphic novel di Vera Brosgol è un piccolo gioiellino: attraverso le vignette in bianco e nero l’autrice ci porta nel mondo di un’adolescente all’apparenza egoista, che quasi rinnega le proprie origini pur di piacere ai suoi coetanei. 

Attraverso l’esoterismo e l’incontro con lo spirito c’è quel passaggio verso il mondo degli adulti, che permette ad Anya di crescere e di superare i propri limiti, e di capire che non tutto è come appare. 

Anya e il suo fantasma è una graphic novel adatta a tutti, grandi e piccini, anche per l’importanza dei temi trattati: il bullismo, l’emarginazione, l’ amicizia, la solitudine, il desiderio di essere amati.

Molto interessanti anche i dialoghi tra i protagonisti, conditi sempre da un pizzico di humour che rende il tutto molto più frizzante: l’apparente leggerezza è solo una strategia per arrivare al cuore di tutti. Non vi deluderà. Lettura particolarmente indicata in questo periodo dell’anno!

Una piccola curiosità: come Anya a anche l’autrice Vera Brosgol è di nazionalità russa ma trapiantata in America.

NEXT TO ME di Elizabeth Rose

NEXT TO ME di Elizabeth Rose

Titolo: Next to me
Autore: Elizabeth Rose
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Giugno 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


La diciottenne Hope Adamson porta sulle spalle il fardello degli errori di sua madre; e in una piccola cittadina è difficile scrollarsi di dosso i pregiudizi. Deve soltanto superare l’ultimo anno di scuola, poi sarà libera di frequentare un college dall’altra parte del Paese, o almeno questo è il suo piano, fino a quando Ray Sutton, giovane promessa del football, non le sbarra la strada in un modo che lei non si sarebbe mai aspettato. Ma Hope sa che essere felice è un lusso che non può permettersi.
Dopo sette anni, Ray Sutton, ormai affermata stella del football, è costretto a fare ritorno nella città che lo ha visto muovere i primi passi sul campo da gioco. Lì vive ancora Hope, la ragazza che gli ha fatto a brandelli il cuore. Ray la detesta ma non è capace di ignorare l’attrazione che ancora prova per lei; non sa che Hope ha un segreto che si ostina a seppellire. Ma quando il passato devasta di nuovo le loro vite, non ci sarà più posto per il silenzio.

RECENSIONE


Elizabeth Rose è una garanzia, è quella penna che sa toccare il cuore dei lettori ed anche questa volta non delude. La storia d’amore fra Hope e Ray è una storia praticamente impossibile, sono due adolescenti che non hanno nulla in comune: lei, intelligente ma umiliata ed emarginata da tutti, anche per via di una madre decisamente disinibita, lui atletico futuro campione di baseball.

Una coppia assolutamente improbabile, forse perché lui è popolare e lei no, lei viene addirittura chiamata “Sgorbio” persino da sua madre. Ma capita che un giorno Hope venga davvero “vista “da Ray: quei meravigliosi occhi blu sono come uno specchio verso l’anima di questa fragile ma determinata ragazza.

Un’anima solitaria, una giovane donna che vuole lasciare il paesino e tentare una carriera universitaria altrove, lontana anche da una madre che non l’ha mai amata. Hope tiene a distanza tutti, cammina sempre a testa bassa, vuole essere invisibile per non essere ferita. Ma Ray la vede per davvero, vede che è dolce, bella, intelligente. E sa che gli altri non vedono ciò che vede lui. Ray è un po’ strafottente, all’inizio fa fatica ad ammettere anche a se stesso di amate una nerd, quella che per tutti è una “sfigata”, ma poi si arrende alle sue emozioni. 


Tu hai sempre creduto che avremmo funzionato” “ Era quello che desideravo di più”.


La storia è narrata dal punto di vista dei due protagonisti, ed è affascinante rendersi conto dall’evoluzione dei due personaggi che si ritrovano a sette anni dalla loro separazione. Molto brava l’autrice che ha affrontato tante tematiche in questo romanzo: il bullismo, l’emarginazione sociale, una famiglia tossica e il primo amore adolescenziale.

Tanta carne al fuoco, ma la scrittura di Elizabeth Rose va dritta al cuore, è evocativa e senza troppi fronzoli, fa sorridere e anche commuovere. Hope è una giovane promettente, e anche se per un breve periodo sembra arrendersi, in realtà ha fame di vita, di amore, di riscatto. Ray è un ragazzo orgoglioso, o come dice Hope, dall’ego “ipertrofico”, il suo orgoglio ferito gli impedirà per molti anni di vedere la verità, ma ha un cuore d’oro e saprà riscattarsi.

Questa storia mi ha scaldato il cuore, mi ha tenuto compagnia e mi ha ricordato che a volte è ancora possibile credere nelle cose belle che la vita può offrire. Mi ha fatto anche male assistere, da “spettatrice”, a scene di violenza e di derisione, ma la vita è anche questo purtroppo. Quello che importa è non perdere mai la speranza. E reagire! Preparate i fazzoletti!

CENERENTOLA di Carolyn Turgeon

CENERENTOLA di Carolyn Turgeon

Titolo: Cenerentola
Autore: Carolyn Turgeon
Serie: Autoconclusivo
Genere: Fantasy-retelling
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Dark Abyss Edizioni

TRAMA


Lilian è stata bandita dal suo mondo, si è macchiata di una colpa enorme di cui porta il peso da secoli. Ma cosa può aver desiderato la fata più conosciuta della storia, la Fata Madrina di Cenerentola? La stessa Cenerentola il cui destino è già stato deciso dalle Anziane? Solo un’azione compiuta in nome dell’Amore romperà l’incantesimo che la tiene legata alla Terra. E Lilian lotterà, sospesa tra due mondi, per espiare la sua colpa. Ma le fate esistono realmente? La fiaba oscura di Cenerentola che nessuno vi ha mai raccontato.  

RECENSIONE


Mai mi sarei aspettata un retelling in chiave dark di Cenerentola, anzi, non ho mai ritenuto ci potesse essere un qualcosa di potenzialmente dark nella storia. Eppure mi sbagliavo, perché Carolyn Turgeon è riuscita nell’impresa, descrivendo una fata madrina bellissima, Lilian, alla quale le fate anziane hanno assegnato il compito di realizzare il destino di Cenerentola.

Ma cosa succede se la fata madrina entra nei sogni di Cenerentola ed inizia a provare sentimenti per l’uomo del sogno? Lilian ai giorni nostri è un’anziana signora dai capelli bianchi che lavora in una libreria. Lilian sente il peso della solitudine, della povertà, è stata bandita dal mondo fatato per una colpa terribile, e da allora ha perso per sempre contatti con le sue sorelle. Questa parte mi ha fatto riflettere tantissimo: come può sentirsi una persona che per un errore è stata abbandonata da tutti, anche dalla sua stessa famiglia?

Tramite il racconto in prima persona il lettore sente sulla propria pelle il dolore di Lilian, un tempo meravigliosa e ora anziana e rugosa e con le ali nascoste da fitti bendaggi.


Ero rimasta inorridita quando mi ero imbattuta nella ridicola fata madrina così popolare nei libri, e più tardi, nei film: il suo corpo rotondo e grassoccio come un sacco di mele, il doppio mento pendente, lo stupido sorriso all’insù che le faceva sporgere le guance come quelle di uno scoiattolo”. 


La storia viene narrata attraverso un continuo raffronto fra passato e presente, fra i fasti del palazzo del principe e le strade di una moderna New York. Ma qual è il peccato così terribile che Lilian deve scontare? I sentimenti di un tempo, il desiderio per un uomo che non poteva essere suo…


Chiusi gli occhi e cercai di pensare a lei, a Cenerentola, a tutto quello che dovevo fare per aiutarla a incontrare il suo destino. Invece, tutto quello a cui pensavo era lui”.


Carolyn Turgeon è stata magistrale nella rivisitazione di una favola classica, insegnandoci che il destino non è sempre scritto e che siamo noi gli artefici della nostra sorte: solo noi possiamo essere i creatori del nostro dolore e della nostra felicità, ed è perfettamente umano provare rabbia, frustrazione, invidia, desiderare ciò che non è nostro e che non dovrebbe essere nostro.

Non è più questione di giusto o sbagliato, fa parte dell’essere umani e non è sempre possibile controllare le emozioni. Lilian è una creatura magica che ha provato emozioni umane, si trascina dietro una colpa terribile, grande quanto un macigno… Ma c’è sempre una possibilità di riscatto… Una piccola chicca: la bellissima copertina von sfondo blu notte e la stupenda scarpetta di cristallo.

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

Titolo: La donna con l’abito nero
Autore: Alberica Sveva Simeone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Dark Abyss Edizioni

TRAMA


Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo
Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso.
Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua
immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di
un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra
degli uomini.

RECENSIONE


 “Mentre la vecchia creatura divorava voracemente la sua cena, nel bagno, adagiata nella vasca, c’era una ragazza, o quel che ne restava. Il torace aperto, il cuore strappato via, le viscere strappate le erano scivolate via fra le cosce”.

La storia di Alberica Sveva Simeone si apre così, con un’immagine cruda, quasi rivoltante, quasi sembra di sentire il sapore ferroso del sangue.   Chi è questa misteriosa figura che si nutre di carne umana? All’inizio il lettore è confuso, sbigottito, inorridito, non c’è nessuna razionale spiegazione a tanto orrore. Poi pian piano si inizia a conoscere meglio tutti i protagonisti, tutti gli inquilini del misterioso condominio. Sono tutte persone con storie tragiche alle spalle, persone che hanno combattuto malattie difficili, uomini e donne che hanno risolto problemi insormontabili, ma probabilmente hanno pagato un prezzo altissimo per questo. L’autrice utilizza la narrazione in terza persona e conduce il lettore nella mente del protagonista, Matteo Gori, in quella dei suoi compagni di sventura ed in quella dell’assassina, che sembra ringiovanire mano a mano che si nutre di carne umana.

Non si sarebbe accorta del coltello, enorme, che entrava nella sua carne e la apriva dallo stomaco in su. Delle mani della vecchia, con quelle unghie lunghe e ricurve, che le frugavano nel torace, tirando le sue interiora, spostando i polmoni, alla ricerca del cuore”.

Il romanzo è pervaso di una tensione costante, dell’ansia di sapere quando la creatura tornerà a colpire. Si sente l’angoscia, il terrore della vittima, la disperazione derivante dalla consapevolezza che la morte sta per arrivare. Ho impiegato tempo a finire il romanzo, semplicemente perché avevo paura. Ho immaginato questo mostro orrendo che reclama il suo pasto, la disperazione di chi è praticamente costretto a convivere con un’entità che ha origini antiche, millenarie. Parliamo addirittura di miti norreni, di Hel, figlia di Loki, guardiana dei morti. È stato faticoso accettare che spesso il male è fine a se stesso, che non ci sono sentimenti o ripensamenti, c’è solo il gusto di uccidere, la barbarie. Matteo Gori, il protagonista, è un uomo separato che  che all’inizio affonda nella disperazione, poi reagisce con tutte le sue forze pur di salvare suo figlio. È l’amore il sentimento che lo sostiene, la speranza di sconfiggere il Male, la notte più oscura. Ma la speranza può bastare a combattere un mostro? L’autrice ha realizzato un horror tra i migliori mai letti, garantendo al lettore un’adrenalina ed una suspense che non mollano mai la presa. Grazie ad Alberica Sveva Simeone e alla Dark Abyss edizioni, casa editrice di stampo pagano ed esoterico che racconta storie oscure, perché il buio è presente in ognuno di noi.

Dovrai sostare a lungo sulla terra e di rado tornerai nel tuo mondo. Dove ti fermerà, ci sarà morte”.

VIOLETA di Isabel Allende

VIOLETA di Isabel Allende

Titolo: Violeta
Autore: Isabel Allende
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Febbraio 2022
Editore: Feltrinelli

TRAMA


Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l’impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.

RECENSIONE


Violeta è una storia di profondo amore per la vita, di lutti, passioni, conquiste e sofferenze. Violeta è una bambina difficile, con un carattere ribelle ed indisponente. È, però, dotata di grande intelligenza e con il passare del tempo si trasforma in una giovane donna talentuosa.

Cosa ho amato di Violeta? Il suo essere così mentalmente indipendente, il voler inseguire ciò che ama davvero anche se questo contrasta con la morale del tempo, il suo essere così tenacemente attaccata alla propria indipendenza economica. Non ha paura di dare scandalo, è una donna che ha il coraggio di inseguire le proprie passioni.


Mio marito desiderava una donna che provasse un amore incondizionato come il suo, lo assecondasse e gli professasse l’ammirazione che credeva di meritare, ma ebbe la sfortuna di innamorarsi di me”.


Violeta è un turbinio di creatività, è sempre capace di reinventarsi, prende a morsi la vita. La donna narra in prima persona a suo nipote Camilo gli avvenimenti della sua vita, non tralasciando aneddoti espliciti sulla sua vita sessuale.


Non c’era proprio amore, ma solo puro e semplice desiderio, un desiderio brutale, schietto, senza giri di parole né rimorsi, un desiderio senza rispetto per nulla e per nessuno; eravamo l’unico uomo e l’unica donna dell’universo, abbandonati al proprio desiderio”.


La prosa elegante e la scrittura evocativa di Isabel Allende fa sentire il lettore quasi come al cinema: è come vedere un film ed assistere ad uno spettacolo lungo una vita intera. Il lato straordinario di questo romanzo è proprio questo: il racconto dell’intera esistenza di un essere umano, una vita talmente intensa che vola via come un soffio. E questo mi ha portato molto a riflettere, perché la nostra vita qui in fondo è un breve attimo e bisogna sfruttarlo al meglio, proprio come ha fatto Violeta .

Una vita di grandi passioni, di dolori terribili come quello della perdita di una figlia, lotte sociali, con un contorno di personaggi secondari ma straordinari come Torito, un domestico ingenuo e dal cuore d’oro, o anche Teresa e Mrs Taylor, due donne omosessuali in un periodo storico dove l’essere gay costituiva un enorme scandalo.

Violeta è una donna forte e coraggiosa, una donna che ammette i suoi errori ma anche consapevole delle proprie qualità e del suo fiuto per gli affari. Violeta può essere un grande romanzo di formazione anche per i più giovani, in quanto propone un modello positivo  e con grandi valori: la resilienza, la tenacia, la passione. Bisogna riconoscere l’infinito talento di Isabel Allende e il suo straordinario lavoro di ricerca storica, oltre al grande amore per il suo paese natale, il Cile, un tema presente in quasi tutti i suoi romanzi.

Un altro tema affrontato è quello della perdita di un figlio, esperienza vissuta dalla stessa Allende che ha perso anni fa sua figlia Paula: questo tragico evento è in qualche modo sublimato dalla consapevolezza che in qualche modo ci ricongiungeremo ai nostri amati in un’altra vita. Violeta è un po’ il ritratto della stessa autrice: una donna volitiva, che si è saputa reinventare, una donna emancipata e che non ha rinunciato all’amore in età avanzata, un qualcosa che è ancora un tabù in effetti, come se nell’ultima fase della vita si dovesse per forza rinunciare ai sentimenti e alla sessualità.


Dopo aver vissuto un secolo, mi sembra che il tempo mi sia scivolato fra le dita. Dove sono finiti questi cento anni?”


IO SONO PERSEFONE di Daniele Coluzzi

IO SONO PERSEFONE di Daniele Coluzzi

Titolo: Io sono Persefone
Autore: Daniele Coluzzi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Mitologico, retelling
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Rizzoli

TRAMA


Il destino di Core, giovane dea, è già stato scritto: regnerà sulla natura, assicurando terreno fertile e raccolti abbondanti. E, soprattutto, non si innamorerà mai, rimanendo casta per sempre. È ciò che sua madre, Demetra, ha deciso per lei e che Core ha sempre creduto di desiderare. Ma il fato è imprevedibile, anche per una divinità dell’Olimpo. Durante una passeggiata tra i campi ai piedi dell’Etna, Core viene rapita: Ade, il sovrano degli Inferi ha scelto proprio lei come sua regina. Improvvisamente, la giovane dea si trova sola in un mondo tenebroso e sconosciuto, popolato da anime defunte e divinità mostruose: gli Inferi sono la sua nuova casa, e Persefone il suo nuovo nome. Fuggire, il suo unico obiettivo. Ma gli opposti esistono solo nella nostra mente, o almeno è ciò di cui vuole convincerla l’oscuro signore degli Inferi. Nel regno della morte le certezze di Core, dea della vita e della fertilità, cominciano a vacillare. Tocca soltanto a lei, ora, scrivere il proprio destino e scegliere: a quale mondo appartiene davvero? Persefone è una protagonista senza tempo, alla ricerca, come tutti noi, della propria voce, in un viaggio nelle profondità degli Inferi e dell’animo umano.

RECENSIONE


Persefone è uno dei miei miti preferiti, ho letto diversi retelling e questo è sicuramente uno dei migliori. “Io sono Persefone”, già il titolo in sé racchiude tutta la caparbietà di una Dea che non si accontenta di essere una Dea Minore, ma vuole essere riconosciuta per le sue doti e la sua importanza assieme alla madre Demetra come Dea dei campi e del raccolto.

Tutto scorre tranquillamente fino a quando Core viene rapita da Ade, tenebroso Dio degli inferi. Ed ecco il punto di svolta: la ragazza viene strappata ad un tepore familiare che probabilmente non rivedrà mai più. Pensiamo al dramma di questa giovane ragazza: rapita, lontana dalla famiglia e dalle amiche, sprofondata nel buio infernale senza la minima possibilità di fuga. Come ci sentiremmo noi al suo posto? Disperate, e la disperazione è ciò che sente il lettore, come Core.

Ma lo stato d’animo della giovane Dea, ora Persefone, cambia quando si rende conto di poter portare un po’ di luce nel regno dei morti, di poter amministrare la giustizia più saggiamente rispetto ad Ade. Il rapimento di Core da parte di Ade non è un semplice rapimento, è un mezzo perché il destino si compia.Core diventerà Persefone, regina degli inferi, e darà vita al ciclo delle stagioni grazie al compromesso ottenuto da sua madre: sei mesi sulla terra, sei mesi nell’Oltretomba.


Non temere l’arrivo dell’inverno, mia dolce contadina.  Ora devo andare, ma presto tornerò sulla Terra per voi. E in dono vi porterò una nuova primavera”.


Lo stesso Ade si rende conto di essere stato uno strumento del Fato, di aver sentito le frecce di Eros trafiggergli il cuore per poi innamorarsi di Core. L’autore ha saputo dare una dignità alla figura di Core, descritta sempre e solo come una fanciulla rapita da un mostro. Core è anche Persefone, è luce e buio, vita e morte, è il giorno dopo la notte e  la notte dopo il giorno, è colei che fa crescere le spighe di grano e colei che amministra la giustizia nell’ oltretomba.

Questo bellissimo retelling permette al lettore di immergersi in un’atmosfera particolare, con creature umane e divine, con una descrizione molto vivida e quasi dantesca degli inferi e dei Campi Elisi.

Come donna e come lettrice mi sono immedesimata tantissimo in Persefone, giovane ragazza alla ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo. Come Persefone mi sono spesso sentita inadeguata, per poi scoprire invece di essere assolutamente capace di svolgere determinati compiti e di poter dimostrare il mio valore.

Io sono Persefone è anche l’allegoria del delicato passaggio fra l’adolescenza e l’età adulta, è un  mito eterno visto sotto un’altra luce.


THE IN BETWEEN – NON TI PERDERO’- di Marc Klein

THE IN BETWEEN-NON TI PERDERO’- di Marc Klein

Titolo: The in between- Non ti perderò-
Autore: Marc Klein
Serie: Autoconclusivo
Genere: Paranormal romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Aprile 2022
Editore: Mondadori

TRAMA


Tessa ha diciassette anni, non ha mai conosciuto l’amore né, così pensa, lo conoscerà mai. Dopotutto, una come lei, abbandonata dai genitori e catapultata per anni in una girandola di famiglie affidatarie, probabilmente non se lo merita nemmeno. Poi però, un giorno, incontra Skylar e tutto cambia. Perché questo ragazzo così bello, profondo e sicuro di sé, con ostinazione e pazienza, riesce a vincere le sue resistenze e a mostrarle quanta gioia si può provare se solo si trova il coraggio di aprire il proprio cuore. E così tra loro nasce, e cresce, un amore potente, e grande, uno di quegli amori che la gente può solo sognare o vedere nei film. Ma una notte succede qualcosa che rompe l’incanto. Tessa si risveglia da sola in ospedale. Non ricorda niente. Poi arriva la doccia fredda: Skylar è morto. Incapace di accettare la scomparsa del ragazzo, Tessa va alla ricerca di spiegazioni. Cosa è successo quella notte? E perché da allora intorno a lei accadono eventi inspiegabili? Forse Skylar sta cercando un modo per mettersi in contatto con lei dall’Aldilà? Se è così, allora, forse c’è ancora la possibilità di rivederlo un’ultima volta e di scoprire la verità sulla notte terribile in cui il suo cuore si è spezzato.

RECENSIONE


Tessa lo sa, perché ha perso Skylar in un incidente d’auto. La vita si ferma, c’è solo dolore, paura, il timore di non aver detto ti amo a Skylar quella maledetta notte. Il romanzo ruota attorno a questi due adolescenti che si amano follemente, che vivono mesi di amore e passione, mesi che valgono quanto una vita intera.

Una vita che all’improvviso si spezza.. Tessa è una ragazza con un gran talento per la fotografia, con un’infanzia traumatica che le ha lasciato la paura dell’ abbandono e che è assolutamente terrorizzata dall’amore per Skylar e tormentata dall’idea di non avergli detto ti amo quell’ultima tragica notte.

La storia in sé è meravigliosa perché non c’è solo il dolore della morte, si affronta anche una tematica importante come quella della vita dopo la morte. La morte non esiste, ci sono anime senza corpo che possono comunicare con noi, anche se costa loro una grande fatica. Perché noi viaggiamo su bici, e loro in aereo. E devono abbassarsi alla nostra frequenza per poter comunicare.

L’autore affronta con grande maestria e  delicatezza la tematica del primo grande amore dell’adolescenza interrotto da un destino brutale. Lo stile evocativo di Marc Klein ci porta in un mondo magico, di felicità e dolore, ma anche tanto amore.


 “E’ così bello” disse Tessa. “ È un’alba…o un tramonto?” “È entrambi” disse Skylar con malinconia. “È una fine…ed un inizio”.


È un mondo composto da tante immagini, fotografie in bianco e nero e poi a colori quando i protagonisti capiscono di amarsi. Da questo romanzo è stato realizzato un film spettacolare ora disponibile su Netflix, molto fedele al testo originale anche nei dialoghi.

The in between, nel mezzo: il titolo rimanda allo stadio intermedio di quelle anime che sono ancora sulla terra, bloccate da un senso di incompiuto, di qualcosa che non hanno ancora terminato.

Marc Klein è anche l’autore di Serendipity, dal quale è stato tratto un film anni fa riguardo due anime gemelle che il destino riunisce anni dopo. Mi ha colpito proprio questo: la tematica del destino, e la consapevolezza che ciò che è destinato a noi troverà il modo di raggiungerci. Sapevo da subito che avrei amato The in between: è una storia di amore , morte e dell’amore dopo la morte.

Da anni mi dedico, anche per vicende personali, alla spiritualità e alla ricerca di tutto ciò che riguarda la vita dopo la morte. Perché si tratta di questo: la morte non esiste, esiste una vita oltre la materia e oltre il corpo. Solo un avviso: preparate quintali di fazzoletti perché si piange.


 “Tutti noi siamo tormentati dai fantasmi. I fantasmi dei traumi infantili, i fantasmi dei sogni non realizzati, i fantasmi degli amori perduti. È assolutamente comprensibile che la maggior parte di noi tratti questi fantasmi come presenze indesiderate. Come spiriti malvagi che si sono insediati a forza dentro le nostre case e che si rifiutano di lasciarle. Ma alla fine questi fantasmi ci rendono chi siamo, e li portiamo dentro di noi”


MIA CARA JANE di Amalia Frontali

MIA CARA JANE di Amalia Frontali

Titolo: Mia cara Jane
Autore: Amalia Frontali
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Words Edizioni

TRAMA


 Nel gennaio 1796 Thomas Langlois Lefroy, futuro Capo della Corte Suprema irlandese, e Jane Austen, futura autrice di grandi capolavori della letteratura, entrambi ventenni, si conobbero e si piacquero. A questa innocente attrazione – ci dice la storia – nulla seguì. Jane non si sposò mai e Tom contrasse un’unione di convenienza, che gli garantì un suocero potente, una ricca dote e la protezione economica di uno zio già molto contrariato da matrimoni indesiderabili in famiglia. Gran parte delle lettere di Jane Austen, dopo la sua morte, fu data alle fiamme dalla sorella Cassandra, per motivi che non sono mai stati veramente chiariti. Qui finisce la verità storica.
E se, invece, Tom Lefroy, dopo quell’occasionale conoscenza, avesse scritto una lettera a Jane Austen? Se a quella lettera – imprudente e ingiustificabile dalle convenzioni sociali – fosse seguita una vera e propria corrispondenza?

RECENSIONE


Che romanzo particolare quello appena letto! Amalia Frontali immagina un’ipotetica corrispondenza fra Thomas Lefroy e Jane Austen. Con una prosa delicata e raffinata Thomas scrive a Jane, raccontandole volta per volta le sue giornate, i suoi incontri con varie graziose signorine, gli scontri con suo zio che auspica per suo nipote un matrimonio con una donna che Thomas non ama, ma che porterebbe ricchezza alla sua famiglia. Thomas chiama Jane “amica”, ma un lettore scaltro e malizioso riesce assolutamente a comprendere che non è l’amicizia ciò che alberga nel cuore di Thomas.

Pagina dopo pagina le parole di Thomas diventano sempre più profonde, come se non potesse nascondere più nemmeno a se stesso ciò che realmente prova. Interessante come le parole ed i sentimenti di Jane possano essere solo immaginati, anche tramite le parole di Thomas, il quale è l’unico del quale i lettori conoscono il vero stato d’animo. Ho alternato momenti di irritabilità quando Thomas parlava a Jane di altre donne, altri nei quali desideravo con tutto il cuore che fosse più esplicito nei suoi sentimenti, altri nei quali immaginavo cosa potesse rispondergli Jane. In fondo questa è la storia di tutti i tempi vero? Sei innamorato di una persona, le parli, magari passate ore o giorni a parlare e scrivervi ( ovviamente tramite Whatsapp ai giorni nostri), ma non sei sicuro dei sentimenti altrui e giri attorno alla questione. E pensi che magari suscitare la gelosia dell’altra persona possa produrre dei risultati.


 “Mi fissate, dritta negli occhi, quasi sfrontata, incurvando leggermente il capo mentre vi parlo, e poi abbassate lo sguardo e serrate le labbra in un mezzo sorriso se- vostro malgrado-vi sto divertendo”.


Da queste parole possiamo tracciare il ritratto di un uomo che ha saputo cogliere le minuzie, i piccoli particolari della donna con la quale intrattiene una relazione epistolare, e normalmente questi particolari riesce a coglierli solo una persona che si sta innamorando. Dai toni più allegri e scherzosi passiamo poi a momenti più cupi, momenti in cui Thomas realizza che il suo sentimento non si potrà mai concretizzare. 


 “ E ormai ogni cosa è compiuta Jane, secondo il tuo volere. Secondo il volere di mio padre, di mio zio, quello della donna a cui mi sono legato, eccetto il mio”. 


Eccetto il mio: chi è dunque Thomas? Un uomo innamorato, o uno infatuato che subisce il volere altrui in cambio di una vita senza batticuore ma molto più semplice? Facendo qualche ricerca ho scoperto che Jane, figlia del reverendo Austen, fu davvero giudicata inadeguata dalla famiglia di Thomas Lefroy, e restò nubile, al contrario di Lefroy che ebbe una figlia che chiamò Jane.

Un omaggio a Jane Austen o un semplice modo di omaggiare sua suocera che pure si chiamava Jane? ”Alla fine è arrivato il giorno in cui flirterò per l’ultima volta con Tom Lefroy, e quando riceverai questa lettera sarà passato – Mentre scrivo sgorgano le lacrime, a questa malinconica idea.” Questo è un estratto di una vera lettera scritta da Jane a sua sorella Cassandra. Possiamo quindi supporre che tra Jane e Thomas ci fu davvero un flirt, che non ebbe mai modo di concretizzarsi data la situazione economica dei due ( Jane non aveva nemmeno la dote). Il romanzo di Amalia Frontali è interessante anche per questo, per il tentativo di descrivere lo stato d’animo di Thomas Lefroy e per l’accurata ricostruzione di una corrispondenza epistolare che si fonde con elementi storici, personaggi realmente esistiti come Napoleone, ed episodi della vita privata dei protagonisti realmente accaduti.

È anche struggente immaginare un amore che sarebbe potuto sbocciare, e che invece è rimasto un piccolo seme mai cresciuto nella terra. Per la quasi totalità del romanzo non ci sono lettere di Jane, che tuttavia è sempre presente nelle parole e nel cuore di Thomas. Possiamo discutere quanto vogliamo del poco coraggio nel vivere appieno i propri sentimenti, ma dobbiamo tenere a mente che parliamo di un periodo storico dove solitamente avvenivano matrimoni di convenienza: chissà se Jane Austen visse questa situazione con dolore o se semplicemente era consapevole che solo nella scrittura avrebbe trovato la realizzazione, la sua dimensione perfetta. Concludo con queste ultime dolcissime parole presenti nel romanzo.


Letteralmente, posso dire di averti amato fino agli ultimi giorni della mia vita.