HAI CAMBIATO LA MIA VITA di Amy Harmon

HAI CAMBIATO LA MIA VITA di Amy Harmon

Titolo: Hai cambiato la mia vita
Autore: Amy Harmon
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2017
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore. 

RECENSIONE


Siamo abituate a leggere Amy Harmon con un occhio di riguardo, consapevoli che oltre ad appassionarci alla storia d’amore tra i due protagonisti, ci ritroviamo a riflettere su varie tematiche, che toccano la diversità, le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, le minoranze, la religione, la terra, il destino. I suoi romanzi dipingono i panorami sconfinati dell’America rurale, affondano le radici nella grande letteratura statunitense.

A mio avviso, l’opera che meglio la rappresenta è anche il suo lavoro più peculiare, dal profetico titolo The Law of Moses (in italiano Hai cambiato la mia vita, edito da Newton Compton). Si tratta di un romance non puro, una storia d’amore tormentata e sofferta che divaga verso altre direzioni, dal paranormal al thriller. Ma partendo sempre dal suo amore per la “terra” e per le sue “radici”.

Quelle che disegna la Harmon sono radici che, come catene, possono afferrare e imprigionare i protagonisti alla piccola zolla di terra a cui sono destinati. La partenza dal posto d’origine può provocare ai suoi giovani personaggi nefaste conseguenze: penso all’immagine ricorrente del treno in cui Eva si trova pressata insieme agli altri ebrei (e da cui riuscirà a saltare giù) in Il segreto di Eva, dapprima solo un sogno ricorrente poi una drammatica verità. Penso alla partenza per il fronte di Ambrose in Sei il mio sole anche di notte, una decisione che si rivelerà coraggiosa ma allo stesso tempo incosciente e che porterà alla morte dei suoi amici. Penso a Moses e alla sua fuga da Levan (Utah) il paese originario della Harmon: non riesco a fare a meno di pensare che se non avesse lasciato la città il destino di Georgia e del piccolo Eli sarebbe stato molto diverso.

A Amy Harmon piace giocare con il destino e lo fa con la consapevolezza e l’esperienza di una grande romanziera. A mio avviso è davvero riduttivo relegare le sue storie nella fruttuosa nicchia dei romanzi rosa: d’altronde si sa, su Amazon le categorie e le sottocategorie e le sottocategorie delle sottocategorie funzionano. Io non sono una grande amante delle etichette, da autrice anche a me stanno parecchio strette a volte, ma il popolo di internet spesso è poco curioso rispetto a tutto ciò che è ignoto e vuole essere certo di ciò che andrà a leggere: se prometti alle persone un contemporary romance o un angst o uno Young adult o un paranormal romance o un fantasy, loro si aspettano e vogliono leggere esattamente questo. Amy Harmon smentisce ogni volta cliché e stereotipi del genere, allargando la sua sfera d’azione fino a sfociare nella “narrativa”, quello strano genere che non è un genere, così difficile da collocare e quindi da vendere sul web.

Fingiamo quindi che The Law of Moses sia un romanzo rosa, ma lasciate che ve ne parli come un grande romanzo di narrativa, senza nulla togliere al rosa di cui, nel mio piccolo, sono una tenace sostenitrice.

Per parlare dei suoi temi più cari, in Hai cambiato la mia vita (titolo furbetto con il chiaro obiettivo di relegarlo nel sottogenere che funziona) utilizza l’ingrediente di un altro piatto, il sovrannaturale: Moses vede e dipinge i morti, o meglio, ciò che i morti vogliono che dipinga.

Moses, un “figlio del crack” (i bambini nati da madri con problemi di tossicodipendenza), è un orfano gettato via e ritrovato innumerevoli volte, poi finito sul grembo di una nonna che finalmente gli dona l’amore incondizionato che merita, a Levan, un villaggio rurale dello Utah, non troppo distante dalle montagne. Durante la sua turbolenta adolescenza conosce la Georgia, bionda Cowgirl senza paura, l’unica in grado di avvicinarlo. Moses è un ragazzo indubbiamente problematico, solitario, scontroso, diffidente. Persino i cavalli più miti si innervosiscono al suo cospetto, forse perché percepiscono la sua paura. Anche Moses ha paura. Non degli altri, ha paura di se stesso, di ciò che riesce a vedere, di ciò che riesce a fare. Ha paura di fare del male. Per questo fugge da Levan, lasciando dietro di sé una scia di delusione, di rimpianti e, anche se non direttamente per colpa sua, di cadaveri.

Georgia, d’altro canto, è spigliata, temeraria, un vero maschiaccio. Ama i cavalli e i rodei, la sua vita prima di incontrare Moses e innamorarsene perdutamente era tranquilla, quasi idilliaca, stretta nell’abbraccio di due amorevoli genitori che come lei amano la terra e gli animali. Una vita diametralmente opposta a quella di Moses, che vive a pochi metri dalla sua fattoria. Nasce così una storia fatta di amicizia e comprensione reciproca, pur nella fragilità della loro comunicazione, trattenuta dai segreti di lui e dal suo comportamento scostante. Una storia che, pagina dopo pagina, non fa sconti nella sua drammaticità, che affronta la morte con un piglio realistico e toccante, senza mai sfociare nel facile melodramma.

A tingere di giallo questo romanzo travestito di rosa, una scia di cadaveri di giovani ragazze bionde che si avvicina pericolosamente ai confini di Levan, intrecciandosi con la storia di Moses e Georgia. Cadaveri che la terra non saprà celare per sempre.

Sullo sfondo di questi intrecci, la vita di una cittadina provinciale, con i suoi rodei, le fattorie, i cavalli, le faide familiari, le malelingue, le discriminazioni. E la terra, quella terra sconfinata e selvaggia di cui l’America è piena, la terra che infanga, che sotterra, che entra nelle narici. La terra su cui Georgia e Moses fanno l’amore la prima volta, da ragazzini, concependo un figlio. La terra su cui finiscono per azzuffarsi disperati e arrabbiati l’uno con l’altra, alcuni anni dopo. La terra che bagneranno con le loro lacrime nel momento della tragica rivelazione sul destino che Moses ha messo in moto, scegliendo di partire. Perché al di là del destino, c’è anche la scelta, che non è mai facile, che può essere tragica così come provvidenziale.

Le storie della Harmon sono basate su libere decisioni, che a volte si rivelano giuste, altre sbagliate. Sono quelle decisioni a mettere in moto il beffardo e a volte crudele domino di eventi che coinvolge e sconvolge l’esistenza di Moses e Georgia.

È proprio questo che amo nei suoi romanzi, la possibilità di sbagliare e di rimediare a un torto, di fare ammenda, di aggiustare qualcosa che è rotto e che sembra perduto per sempre, nel preciso istante in cui i personaggi riescono a strappare quelle radici che li incatenano a un destino ingiusto che sembra scritto nella pietra, come un comandamento, e a gettarsi in quell’oceano in tempesta che è la vita.

Recensione a cura di Elle Eloise in esclusiva per Reading Marvels


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DUE CUORI IN AFFITTO di Felicia Kingsley

DUE CUORI IN AFFITTO di Felicia Kingsley

Titolo: Due cuori in affitto
Autore: Felicia Kingsley
Serie: Autoconclusivo
Genere: Commedia romantica
Narrazione: POV alternato (Summer e Blake)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2019
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è newyorkese fino al midollo. Lei aspira a diventare sceneggiatrice, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre in classifca sul “New York Times”. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è un consumato casanova e nel suo letto entrano ed escono pop-star, attrici e modelle. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due Marlboro, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Uno dei due se ne deve andare, ma entrambi hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…

RECENSIONE

Lasciate a casa pensieri negativi e preoccupazioni, mettete in borsa costume e asciugamano: in questa bella giornata estiva voglio portarvi in vacanza negli Hampton, un luogo di villeggiatura per l’élite della East Coast. Preparatevi a incontrare due protagonisti spinosi che vi faranno ridere di pancia, sorridere e sognare. Li potete vedere già rappresentati sulla cover del libro come due ispidi e insidiosi cactus e capirete leggendo il perché.

Vi accompagnerò in due famiglie dove i genitori non credono nelle capacità dei figli e quest’ultimi invece di capacità e talento ne hanno da vendere. Ma cominciamo a conoscere i protagonisti di questa storia iniziando da Blake che è quello che colpisce subito con la sua presentazione:


Dicono che la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. Io, invece, sono sempre stato convinto del contrario: la strada per il paradiso è lastricata di cattive intenzioni.”


Blake è un famoso scrittore di best sellers che si fa conoscere e riconoscere dalle prime righe, un uomo che amerete per i suoi vizi e per l’irriverenza della sua lingua che sa usare, sia con parole taglienti che con le donne. E senza che ve lo spieghi, credo che abbiate capito cosa intendo. Lo vediamo svegliarsi nel primo pomeriggio e far colazione a bordo piscina con una sigaretta e un Bloody Mary. L’autrice lo descrive in modo accurato prendendo spunto dalla famosa Rapsodia in blue di Gerswin che inizia delicata, poi continua brusca e infine ti accarezza i sensi. Blake infatti è a prima vista sfacciato e impertinente, poi imprevedibile e sorprendente. Insomma un uomo misterioso e appassionato che tutte vorremmo avere a fianco.

Ho detto tutte, ma non Summer. A lei piace fare liste e pianificare, una ragazza sempre operativa ed efficace; salutista e vegetariana convinta, si prende cura del corpo e della mente e dedica la vita al lavoro di sceneggiatrice a cui ambisce, essendo al momento una semplice assistente. Praticamente una persona agli antipodi rispetto a Blake.

Si ritrovano, a causa di avversi e fortuiti imprevisti a condividere la stessa casa e vi assicuro che qui ne vedrete di tutti i colori perché la convivenza sarà esilarante ed esasperante, dipende dai punti di vista. Il bello è pur realizzando l’equivoco, nessuno dei due è disposto a lasciare la casa. Blake ne ha bisogno per avere la pace e la tranquillità che gli permetteranno di trovare ispirazione per scrivere il suo nuovo romanzo; per Summer invece la casa è in una posizione perfetta per raggiungere e seguire le riprese di una serie televisiva a cui sta lavorando e cercare con tutte le forze e l’entusiasmo di cui dispone, di emergere.

Quello che appare chiaro da subito è l’interesse e l’attrazione tra i due, mascherata però dall’impertinenza di Blake e dalla precisione di Summer. Per dirla in una parola, questi due si odiano. Leggerete una storia frizzante, fresca e divertente che vi coinvolgerà, il cui punto di forza sono i dialoghi spumeggianti e sarcastici che sono una caratteristica distintiva dello stile dell’autrice.

Non si ride solo in questa commedia ma si riflette e ci si indigna anche insieme a Summer che si impegna con entusiasmo e costanza, scrive giorno e notte sceneggiature da proporre al suo capo ma, in un mondo lavorativo maschilista, è così difficile far accettare le proprie idee. Ci prova in tutti i modi a dimostrare ai genitori che la ostacolano e che vorrebbero vederla insieme alla sorella nello studio di famiglia, che non si trattar di un mero capriccio: lei vuole proprio diventare una sceneggiatrice e sente di avere fantasia e competenze per poterlo fare, anche se è giovane e purtroppo donna in mezzo a tanti uomini. Blake la aiuterà a farsi strada sfruttando la sua popolarità e Summer, involontariamente, gli darà la spinta per sbloccarsi e ricominciare a scrivere.

Due persone che si detestano e che si disistimano così tanto, dite che riusciranno a innamorarsi? La strada non sarà facile ma quando ognuno di loro avrà superato i preconcetti della prima occhiata superficiale e guarderà oltre, vedrà la persona per quello che è veramente.

Anche se non lo dimostrano esteriormente e sembra non sia la loro priorità, sia Blake che Summer sono alla ricerca di stabilità; i loro cuori sono affamati di casa e serenità. Summer riflette con queste parole:


Se la mia vita sentimentale fosse paragonabile al mercato immobiliare potrei tranquillamente dire che il mio cuore è in affitto: nessuna stabilità, nessuna certezza, nessun progetto a lungo termine, nessun posto da chiamare casa.”


Questo significa che dopo tanto vagare, si sente il bisogno di avere un porto sicuro dove poter approdare, una casa dove vivere e un cuore con cui condividere amore, emozioni, esperienze e cadute.

Grazie all’impegno, alla determinazione e a un pizzico di fortuna, entrambi i protagonisti riusciranno a raggiungere i propri obiettivi. Ci sarà posto anche per l’amore? Vi assicuro che c’è tanta passione e scene di sesso ma non volgari. Quello che l’autrice vuole sottolineare è che dedizione e costanza sono la molla per arrivare a qualsiasi traguardo ci prefissiamo. Lasciatevi tentare da questa coinvolgente lettura che per me è stata una bella sfida.

Sono una lettrice onnivora ma ho i miei autori e libri preferiti dove trovo conforto. Ed erano anni che non leggevo una commedia romantica così spassosa ed eccitante e il merito va a Felicia Kingsley che è una maestra di questo genere.


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SEI IL MIO SOLE ANCHE DI NOTTE di Amy Harmon

SEI IL MIO SOLE ANCHE DI NOTTE di Amy Harmon

Titolo: Sei il mio sole anche di notte
Autore: Amy Harmon
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 19 Marzo 2015
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio. Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere… Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé? Versione moderna de La bella e la bestia, il nuovo romanzo di Amy Harmon – dopo il grande successo di I cento colori del blu – ci dimostra che in ognuno di noi convivono una parte mostruosa e una meravigliosa creatura e che solo l’amore può essere capace di farle andare d’accordo.

RECENSIONE


Parlarvi di questo libro non è facile, come accade ogni volta che una storia supera il confine di un romanzo, divenendo un capolavoro, così prezioso che anche raccontarlo richiede cura e attenzione, come per un’opera d’arte così intrisa di bellezza e poesia da contemplare in religioso silenzio in attesa che l’emozione avvolga il cuore di luce.

E sono proprio le emozioni ad essere parte essenziale di questo romanzo di Amy Harmon, non a caso considerata una delle voci narranti più autorevoli a raccontarle, perché capace di scrivere storie così profonde da divenire, per coloro che le leggono, esperienze indimenticabili da ricordare per sempre. Libri struggenti che racchiudono messaggi mai banali, raccontati con poesia e dosata commozione, come accade in questo romanzo.

“Sei il mio sole anche di notte” è titolo italiano del libro, traduzione, a mio avviso discutibile, del più potente originale “Making faces”, letteralmente “fare smorfie, mimare con la faccia”. Apparentemente due semplici parole che riportano ad un gesto infantile tipico dei bambini ma che durante la lettura si arricchiscono di significati profondi, come a tracciare le linee di un disegno che pagina dopo pagina si svela sempre più complesso e stratificato, in cui molteplici argomenti come la guerra, la violenza sulle donne, il bullismo, l’emarginazione e la diversità si intrecciano nella storia fino a renderla un mosaico prezioso, come un’opera d’arte.

I protagonisti di questa storia sono Fern e Ambrose, due giovani ragazzi che poco hanno a che fare tra loro.

Fern è una ragazza semplice, non bella, che nessuno nota e che non vuole farsi notare. Altruista, sincera e dotata di una grande auto ironia, quello che la rende davvero particolare è la profonda consapevolezza, nonostante la giovane età, che ha di sé stessa, dei suoi pregi e difetti. Ama leggere romanzi d’amore e adora stare con suo cugino Bailey, affetto da un’invalidante malattia degenerativa. Un legame, il loro, simbiotico da quando sono nati che li ha resi col tempo confidenti, fratelli, migliori amici.


Minuta e pallida, con i capelli rosso fuoco e lineamenti ordinari, Fern sapeva di non essere il tipo di ragazza che attirava gli sguardi. In genere veniva ignorata, e certo non era la donna dei sogni di nessuno. Aveva vissuto un’infanzia tranquilla e sottotono, perfettamente consapevole della propria mediocrità.


Da quando aveva solo dieci anni Fern è segretamente innamorata di Ambrose, il bello della scuola e campione di lotta nella squadra del suo liceo. Ad Hannah Lake, piccola cittadina dove vivono, Ambrose è una celebrità locale non solo grazie ai suoi meriti sportivi, ma anche per il fatto di possedere un animo gentile e altruista. Un ragazzo venerato come un eroe e amato da tutti, che passa la maggior parte del tempo in compagnia dei suoi quattro inseparabili amici.


Per Fern, Ambrose era la perfezione assoluta, un dio greco in mezzo ai mortali, un personaggio da fiaba o da film. A differenza degli altri ragazzi, portava i capelli, scuri e mossi, lunghi fino alle spalle, e a volte li gettava indietro perché non gli ricadessero sugli occhi castani, incorniciati da ciglia lunghe e folte.


Due vite vissute agli antipodi, come le sponde opposte di un fiume destinate a guardarsi ma senza potersi toccare, salvo poi l’arrivo di accadimenti che con la forza devastante di una tempesta inondano tutto cancellando confini e cambiando destini. Il fiume diventa mare e in esso tutto si confonde: il bene col male, il dolore con la felicità, l’amore con l’indifferenza, l’eroismo con la vigliaccheria, la vita con la morte.
Eventi che segnano la fine dell’età dell’innocenza e l’inizio di quella adulta, in cui cambiare prospettiva diventa imperativo e vivere il presente obbligatorio.
Ma non tutto accade per lasciare solo macerie. Spesso è nei cambiamenti che è possibile rinascere davvero per vedere con nuovi occhi che oltre l’apparenza ci sono verità inaspettate che svelano che quello che si è sempre creduto spesso è più lontano dalla realtà ma più vicino a noi, accorciando distanze che sembravano incolmabili, congiungendo gli estremi in un unico punto.


«La vera bellezza, quella che non svanisce e non crolla, ha bisogno di tempo. Di fatica. Di una resistenza incredibile. È la goccia lenta a creare una stalattite, il tremito della Terra a dare origine alle montagne, il continuo infrangersi delle onde a spezzare le rocce e smussare i margini più aspri.»


Uno stile di narrazione potente ed evocativo trasforma questo romanzo in un’opera straordinaria in cui personaggi originali e di raro spessore, tra cui Bailey, diventano simboli di speranza, a vedere oltre la facile superficie perché è al nostro interno che si trova l’essenza di ognuno di noi. La nostra faccia in quanto tale è falsa, è solo una parte del nostro corpo ma non rappresenta quello che siamo veramente, che in verità non ha un volto. Un principio che richiama in modo forte una delle basi portanti della religione cattolica, tema molto caro all’autrice, ovvero come Dio che ci ha creato a sua immagine e somiglianza, perchè è appunto essenza.

Il tema religioso trova spazio nella storia in modi diversi, dall’idolatria malsana che vive su di sé Ambrose, quasi come fosse un Dio pagano, fino alla fede, quella più pura, di credere al di là della comprensione che ci sia sempre un significato in quello che ci accade nella vita e soprattutto che le persone che inaspettatamente troviamo nel nostro cammino siano spesso coloro di cui abbiamo bisogno in un preciso momento.


«Forse ognuno di noi è un pezzo di quel puzzle. Tutti insieme creiamo l’esperienza che definiamo vita. Nessuno di noi riesce a vedere il ruolo che svolge o l’immagine finale. Forse i miracoli cui assistiamo sono solo la punta dell’iceberg. E forse non riusciamo a riconoscere le benedizioni che derivano da eventi terribili».


Gli inconsapevoli eroi di questa storia prendono per mano il lettore, bagnandola con il calore dell’amore e della speranza, per insegnare a superare la paura, imparare ad accettare la perdita e adattarsi al cambiamento, perché si può essere eroi in modi inaspettati e scoprire che la vera bellezza dell’animo umano si propaga da dentro di noi dimostrando che l’amore è la meraviglia più grande di tutte.

Un romanzo che commuove e irrora il cuore di sapiente poesia e delicatezza attraverso l’immenso talento di Amy Harmon che ha il dono di trasformare la lettura in un’esperienza introspettiva che lascia il segno.


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SPLINTERED SAGA di A.G. Howard

SPLINTERED SAGA di A.G. Howard

Titolo: Splintered saga
Autore: A.G. Howard
Serie: Splintered
Genere: Urban Fantasy
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 30 Marzo 2017
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Alyssa Gardner ha scoperto di avere un dono speciale: riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Tutte le donne della sua famiglia hanno avuto la stessa sorte, fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo celebre libro. E lei sta per compiere una scoperta che le cambierà completamente la vita: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, non è una finzione ma un’incredibile verità. È un luogo molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove straordinarie. Tra insidie, pericoli e creature spaventose (dal Bianconiglio alla malvagia Regina Rossa) avrà al suo fianco Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata e l’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida in quelle ignote lande incantate.

RECENSIONE


Mi è stato chiesto di scrivere una recensione di un romanzo che mi piace e io ho subito pensato in grande, non a un solo libro, ma a una saga, questa incredibile serie urban fantasy di A. G. Howard.

La serie è composta da:

  1. Splintered (che in inglese significa scheggiato), pubblicato in Italia col titolo Il Mio Splendido Miglior Amico.
  2. Uninged (scardinato, svitato), Tra Le Braccia Di Morfeo.
  3. Ensnared (intrappolato), Il Segreto Della Regina Rossa.
  4. Untamed (selvaggio) 6 Cose Impossibili (sequel, tre racconti)
  5. The Moth In The Mirror (novella che si colloca tra Splintered e Unhinged, solo in inglese)
  6. Alice The Absent: A Splintered prequel story (novella prequel, solo in inglese)

Il primo volume, Splintered, che poi dà il nome alla serie, è uscito nel 2013. Se riuscirete a superare il fastidio per il ridicolo titolo in italiano che richiama più un film con Carlo Verdone che un fantasy, rimarrete coinvolti in una storia eccezionale, dichiaratamente ispirata ai romanzi di Lewis Carroll, Le Avventure Di Alice Nel Paese Delle Meraviglie, (1865) Attraverso Lo Specchio E Quel Che Alice Vi Trovò, e ambientata parzialmente in quel mondo magico.

Se soffrite di entomofobia, ossia della paura verso gli insetti, inizialmente questo primo capitolo potrà farvi storcere la bocca ma vi posso assicurare che alla fine riuscirete a guardare una falena con sguardo diverso, visto che il fascinoso e misterioso protagonista maschile, Morpheus, si trasforma appunto in falena, ed è proprio lui che dà il titolo alla novella The Moth In The Mirror (La Falena Nello Specchio) purtroppo non tradotta in italiano a causa delle solite motivazioni prettamente economiche delle case editrici.

Il primo libro si apre nell’assoluta normalità, con una disincantata occhiata sulla vita dell’adolescente Alyssa Gardner, ragazza problematica, dalla famiglia disfunzionale da quando la madre è stata ricoverata in una clinica per malattie mentali. La sua passione è lo skateboard e l’arte; e il suo miglior amico, il bellissimo outsider e artista di talento, Jeb.

Sembra l’inizio di un romanzo giovanile di denuncia della società contemporanea ma, già dopo poche pagine, il sovrannaturale, come in un’opera teatrale di Harold Pinter, irrompe improvvisamente in quella quotidianità borghese e noi cadiamo in una serie di eventi paranormali che ci conducono nella fiabesca tana del Bianconiglio, per scoprire che di fiabesco non c’è proprio niente ma, anzi, è un mondo completamente reale, con le sue leggi, le sue regole, i suoi strani abitanti.

Partendo dal famoso libro di Carroll, la Howard lo rivisita magistralmente, a mio modesto avviso. Dimenticate la versione, seppur affascinante, del cartone animato della Disney, qui ne siamo ben lontani. La scrittrice costruisce una storia onirica, con scenografie caleidoscopiche e punkeggianti, irresistibili, un ritmo veloce, trascinante, che ci avvince nelle sue spire magiche senza darci tregua, catapultando il lettore accanto ad Alyssa (un nome che non è altro che un’altra versione del classico Alice), discendente dell’originaria Alice Liddell che finì in quella che è un’Altra dimensione, reale tanto quanto quella umana. La Howard pesca e mescola sapientemente da Carroll, da Neil Gaiman e da Tim Burton, ottenendo un effetto finale fantasmagorico, e caratterizza il personaggio più affascinante, Morpheus, come sosia di Brendon Lee, l’attore morto tragicamente durante le riprese del film Il Corvo.

Il personaggio di Morpheus è il mio preferito in tutta la saga, egli esercita quel fascino misterioso che da una parte ci fa temere delle sue buone intenzioni, dall’altro ci spinge ad abbandonarci fra le sue braccia. Da Morpheus ci si sente attratti come ci si può sentire attirati dal Lato oscuro di Anakin Skywalker in Star Wars: multisfaccettato, ambivalente, misterioso, pericoloso ma maledettamente affascinante.


Lui solleva una mano e inclina il cappello con un gesto incredibilmente sexy «Tu mi desideri, ammettilo!»

Anche se quello che ha detto non è del tutto falso, non glielo confesserò mai «Perché dovrei desiderarti?

Lui mi mostra tre dita e fa il conto alla rovescia «Misterioso. Ribelle. Inquieto. Tutte qualità che le donne trovano irresistibili.»

(Morpheus e Alyssa, da Splintered)


L’autrice, non paga di aver trasformato Alice in una ragazza punk e averla affiancata a un Brucaliffo uguale a Brendon Lee, unisce alla magia del Mondo delle Meraviglie anche il richiamo della vita terrestre, rappresentato da Jeb, l’artista umano pieno di talento e di guai, che ricorda vagamente lo splendido James Dean di Rebel Without A Cause (Gioventù Bruciata), ma con più testa sulle spalle, capace di gettarsi attraverso lo Specchio pur di seguire e proteggere la ragazza di cui è innamorato.

Proseguendo con la serie, i libri seguenti, ovviamente, non sono più intrisi da quel senso di straniamento che ci ha assaliti col primo capitolo, quando la quotidianità borghese di un romanzo che pare di denuncia alla società, viene rotta dall’erompere del sovrannaturale; con gli altri siamo già totalmente immersi in quell’atmosfera, anzi, le piccole parti nel mondo umano sono, stavolta, quelle ad apparirci maggiormente strane, perché sappiamo già che sono destinate ad avere un ruolo marginale. La Howard costruisce una trama originale pur ispirandosi largamente a una storia già nota, aggiunge particolari geniali e personaggi di contorno che non hanno nulla da invidiare a quelli principali: anche noi cadiamo nella tana del Bianconiglio e veniamo condotti laddove vuole la scrittrice, ricostruendo pezzo per pezzo un puzzle che potremo capire totalmente soltanto una volta sistemato l’ultimo tassello: niente è scontato.

I personaggi sono del genere che preferisco: vividi e multisfaccettati, con lati in ombra e lati alla luce, non i classici tipi fissi delle fiabe come il buono più puro della neve e il malvagio fino al midollo. Sono personaggi contrastanti, che mutano, che si evolvono, che possono crescere o regredire, come gli esseri umani, e quello che farà il percorso più lungo e difficile sarà Morpheus, e forse proprio per quello lo ameremo di più.


«Hai aperto il vaso di Pandora dentro di me, liberando le fantasie e le emozioni di un Netherling, e ora non è più possibile richiuderlo.»

(Morpheus e Alyssa, da Ensnared)


La saga si conclude in modo geniale con il terzo capitolo Il Segreto Della Regina Rossa, dove l’autrice supera ogni aspettativa, soprattutto nella scelta di come sciogliere l’intricatissimo nodo dell’amore fra tre creature. Il triangolo è sempre un’arma a doppio taglio, in un romanzo, come nella vita vera, poiché, inevitabilmente, qualche lettore rimarrà deluso dalla scelta dell’autore, qualcuno soffrirà. In Letteratura, spesso uno del trio si rivela non degno d’amore oppure, semplicemente, finisce per soffrire più degli altri due; o, se possibile all’interno del proprio genere letterario, gli viene inventata una scappatoia (basti pensare alla famosa saga Twilight e al modo in cui finisce Jacob Black, l’altro aspirante al cuore di Bella Swan). Ma la Howard, qui, ha inventato qualcosa di strepitoso, aiutata dal genere proprio del romanzo: è un fantasy, molto è concesso, appunto, alla fantasia, alla magia, si possono prendere strade che un romanzo classico non può permettersi.

Il quarto libro, Untamed, 6 Cose Impossibili, titolo ripreso da una frase della Regina di Cuori nel romanzo di Carroll, (Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.» «Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.») contiene tre racconti che ci mostrano eventi che, credetemi, vorrete assolutamente approfondire una volta finiti i primi tre libri, per me è stata una graditissima conferma scoprire che questo quarto capitolo non era un mero espediente editoriale per racimolare ancora denaro da una saga che vende.

Consigliatissimi, a chi sa leggere in inglese, anche le due novelle seguenti, che ci danno ancora qualcosina in più.

La saga è disseminata da citazioni che ho apprezzato moltissimo ma, anche per un lettore non in grado di cogliere i tanti riferimenti, la storia è davvero piacevole, intensa, la forma scorrevole, induce a continuare la lettura anche quando i basilari bisogni primari c’indurrebbero a smettere. Le atmosfere sono ipnotiche, cupe e sensuali, una rivisitazione davvero particolare di un classico come Alice ritenuto erroneamente un libro per bambini, la Howard coglie tutto ciò che sta dietro, laddove un bambino, leggendo il romanzo di Carroll o guardando il film d’animazione della Disney, coglie soltanto la superficie stramba e giocosa.

La scrittura è accattivante, le parti più tormentate vengono talvolta alleggerite dalla figura ironica e sarcastica di Morpheus, che, per il senso dell’umorismo, a una lettrice fantasy come me ha ricordato quel personaggio eccezionale che è Magnus Bane della saga Shadowhunters di quell’altro genio urban fantasy che è Cassandra Clare.

Un motivo in più per leggere questa straordinaria saga, soprattutto se acquistate in cartaceo, è per le artistiche copertine.

Assolutamente consigliato a chi ama l’Urban Fantasy, il Paranormal Romance, i retelling, la cultura Punk, i visionari film di Tim Burton; e gli onirici racconti e il fumetto Sandman di Neil Gaiman.

Per alcune tematiche affrontate e la passione sprigionata dal triangolo, consiglio la lettura a un pubblico dai quattordici anni in su.

Sconsigliato a chi ha la fobia degli insetti ma, se riuscirete a vincerla almeno un poco, come ho fatto io, scoprirete un meraviglioso mondo.

Recensione a cura di Paola Garbarino, in esclusiva per Reading Marvels.

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SENZA NESSUN SEGRETO di Leylah Attar

SENZA NESSUN SEGRETO di Leylah Attar

Titolo: Senza nessun segreto
Autore: Leylah Attar
Serie: Autoconclusivo
Genere: Dark Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2017
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Un normale giorno di shopping sta per trasformarsi in un incubo per Skye Sedgewick. A un passo dalla sua macchina nel parcheggio viene rapita e narcotizzata. Poco dopo sembra arrivata la sua fine: lo sconosciuto la costringe a inginocchiarsi e le tiene puntata una pistola alla tempia. Skye aspetta che parta il colpo mentre recita la preghiera che l’aiutava a dormire da bambina, ma riceve solo un fortissimo colpo alla testa che la tramortisce. Al suo risveglio, l’incubo è ancora al suo fianco, ha i lineamenti scolpiti e uno sguardo impenetrabile. Chi è quest’uomo e perché le è così familiare? Questo è solo l’inizio di una storia sconvolgente, una tempesta di emozioni violente e di sentimenti che travolgono il lettore sin dalle prime pagine. Un romanzo d’amore epico, oscuro e indimenticabile. 

RECENSIONE


Non sempre il tesoro si conquista trattenendo le cose. Alle volte la magia avviene quando le lasciamo andare.


Senza nessun segreto è un titolo che ben si distanzia dalle vicende di cui narra il libro che sono invece assai pregne di inganni, bugie e macchinazioni, però centra perfettamente quello che sarà l’obiettivo ultimo a cui arrivano, non senza enormi difficoltà, i protagonisti del libro : lasciar andare via l’odio per accogliere l’amore.
Ho letteralmente divorato questo romanzo, complice un registro narrativo dal ritmo incalzante che mi ha tenuta incollata alla lettura sin dalle prime pagine: la storia infatti si apre subito con un alto tasso di tensione percepito attraverso i pensieri della protagonista, Skye, una ragazza ricca e all’apparenza frivola che viene rapita da un sicario, di cui inizialmente non verrà svelato nessun dettaglio né le intenzioni, mantenendo su di lui un alone di mistero che ha tenuto ben viva la mia curiosità.
La narrazione è divisa in due macro parti la prima dal punto di vista di Skye e l’altra da quello del suo rapitore.
Questa seconda parte è stata quella che più mi ha emotivamente colpita: vittima già da bambino di una serie di circostanze che subisce ingiustamente, attraverso di esse l’autrice dà una dimostrazione cruda e convincente di come la violenza dell’ambiente in cui egli vive, finisce per intrappolarlo in una spirale oscura che finirà per plasmarlo fino a farlo diventare un’altra persona, rendendo la sua discesa agli inferi tanto rapida quanto ineluttabile.


Attese che le lacrime sgorgassero. Non gli interessava se le guardie, le donne o i bambini lo avessero visto piangere. Voleva soltanto liberarsi del dolore che aveva dentro.
Ma le lacrime non uscirono. Ciò che provava era rabbia. Voleva affondare i pugni nell’alto muro di cemento, finché non si fosse sgretolato e avesse seppellito tutti quanti. L’impotenza, l’ingiustizia e il tradimento trasformarono il suo cuore in dura e fredda pietra.


Questo passaggio esplica alla perfezione la riflessione che mi ha suscitato la lettura: si può sfuggire al destino?

Si ha sempre la possibilità di scegliere o siamo in balia del fato?
Non penso ci sia una risposta universale a questa domanda, da osservatrice esterna delle vicende narrate il destino dei protagonisti sembra in qualche modo segnato inizialmente perchè l’unica scelta che il protagonista può fare è quella che gli consente di sopravvivere, una spinta ad andare avanti alimentata dal desiderio di trovare giustizia e pace per i torti subiti.
Stessa cosa avviene per Skye, vittima di accadimenti di cui non può avere né il controllo né la consapevolezza e che la renderanno la ragazza ricca e superficiale che inizialmente conosciamo.
Ma ad un certo punto l’autrice ci mostra l’altra faccia della medaglia e cioè che paradossalmente sarà un evento negativo come il suo rapimento a far germogliare il cambiamento, l’inizio di un’evoluzione interiore e di una presa di consapevolezza per entrambi, dandoci prova che si possono fare delle scelte che decretano in quale direzione volgere la propria esistenza e quindi non essere più in balia degli eventi, vittime del fato, ma esserne gli artefici.
I personaggi non sono lineari e gli eventi abbracciano periodi temporali lunghi, dall’infanzia all’età adulta riservando una serie di sorprese : un aspetto questo che mi ha spiazzata perché per l’intera durata del libro non ho avuto idea di dove si sarebbe andati a finire, ed è stata una delle poche volte in cui mi sono sentita in balia della corrente, non sapendo quale direzione avrebbe preso la trama, se l’altalena di eventi mi avrebbe fatta scendere in meandri bui o salire verso i raggi del sole.
Un dettaglio questo che ho particolarmente apprezzato perchè ha dato alla storia il sapore dell’ignoto e il piacere della scoperta.
Interessanti le sfumature che l’autrice imprime agli uomini e alle donne del libro, in quanto, a parte alcuni personaggi di contorno, essi non sono del tutto buoni o del tutto cattivi, ma fanno scelte plausibili per il contesto in cui vivono e quindi non etichettabili perché legate alle circostanze, ai luoghi, alle loro emozioni.
Facendoci vedere le debolezze, le sofferenze, le indecisioni, le fragilità di questi personaggi l’autrice li ha resi talmente umani da dare la possibilità al lettore di non essere giudicante nell’approcciarsi alle loro vicende.
Un’ osservazione che si può applicare anche alla capacità della scrittrice di non cadere in facili stereotipi nel raccontare il rapporto tra i due protagonisti che affonda in antiche radici ma evolve in modo graduale, complesso, sofferto, sviscerato capillarmente senza banalità, condito da tocchi di drammaticità, tensione, passione e sensualità ben bilanciati tra loro che gli conferiscono autenticità.


Era un senso di appartenenza, che cancella le divisioni tra due persone; capita quando la tua caviglia si avvinghia a quella di qualcun altro o le tue dita s’intrecciano alle sue, e tutto avviene in modo naturale, automatico, quasi senza che tu ne abbia coscienza. Quando penso a Dio, penso a queste cose magiche e inspiegabili, moltiplicate all’infinito.


Nonostante la natura dark del libro, ho trovato perfettamente inseriti alcuni sottili richiami alla religione, che sembrano voler mostrare spiragli di luce in mezzo all’oscurità che avvolge gran parte della trama e che ben si intrecciano ai luoghi in cui si svolgono i fatti.
Ed è infatti proprio con una preghiera recitata da Skye nel momento iniziale del romanzo uno dei più adrenalinici, che prenderanno il via le vicende.
Il prezzo che pagheranno per il riscatto da un’esistenza corrosa da bugie, manipolazioni e violenze sarà molto alto, fatto di sangue, sacrifici e perdite, l’autrice non regala soluzioni semplici né vittorie durature, e la motivazione sta nel fatto che il bisogno di giustizia finisce per essere avvelenato, al punto da esserne fagocitato, da un feroce desiderio di vendetta, a mio parere la vera indiscussa protagonista del libro, tanto da permeare l’intero romanzo.


Non c’era più niente a trattenerlo, niente che impedisse alle lacrime di sgorgare. Tutte le emozioni più profonde e oscure che lo avevano tormentato giacevano vuote e consumate come tanti scheletri polverosi. L’odio era un’illusione, la rabbia era un’illusione, la vendetta era un’illusione. Erano soltanto dei gusci vuoti, che lui aveva nutrito e abbeverato e che, alla fine, non avevano portato alcun frutto.


Un libro completo, che ti lascia un senso di appagamento dopo tante tribolazioni perché si sa che le vittorie più apprezzate sono quelle che ci hanno fatto sudare di più per essere conquistate. Trattenere il fiato, sudare freddo, commuovere e sospirare, tutti questi verbi traducono le molteplici sensazioni che mi ha ispirato questo romanzo e che quindi lo fanno entrare di diritto nella categoria dei must-read.

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