QUELLO CHE SI SALVA di Silvia Celani

Quello che si salva

QUELLO CHE SI SALVA di Silvia Celani

Titolo: Quello che si salva
Autore: Silvia Celani
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: POV singolo (Giulia)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 17 Settembre 2020
Editore: Garzanti

TRAMA


Solo un passo divide Giulia dalla vetrina. Un passo che, però, le sembra il più lungo che abbia mai fatto in vita sua. Dietro il vetro, c’è un oggetto che non vede da tanto tempo, ma la cui immagine è impressa a fuoco dentro di lei. Per tutti è una semplice trottola, ma per Giulia rappresenta l’attimo in cui il mondo si è fermato, lasciandola in bilico sull’abisso. Ora è di nuovo davanti ai suoi occhi. All’improvviso rivede sé stessa giovane. La ragazza che nel 1943, nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma, ha trovato il coraggio di combattere per la libertà, di impugnare una pistola per reagire all’orrore nazista, di premere il grilletto con le mani che fino al giorno prima sfioravano con delicatezza i tasti di un pianoforte. Come se fosse l’unica scelta possibile, come se un’altra strada non fosse percorribile. Accanto a lei, Leo e il loro amore, nato nei rifugi in cui sono stati costretti a nascondersi e tra gli abbracci per superare la paura. Leo che una notte le ha detto che, qualunque cosa fosse accaduta, avrebbe dovuto custodire la trottola che le aveva mostrato. Un oggetto che, per lui, significava moltissimo. Così nulla sarebbe mai cambiato tra di loro. Quando, dopo una retata, Giulia ha perso le sue tracce, non è più riuscita a ritrovare la trottola. Quel giorno tutto ha smesso di girare. E adesso eccola di fronte a lei, dietro quella vetrina. Giulia deve scoprire come sia finita lì. C’è un’unica persona a cui è pronta a raccontare la propria storia: Flavia, che ha cresciuto come fosse una nipote. Perché sappia che non è vero che i vuoti lasciati dalle persone che abbiamo amato non si riempiono più. In realtà sono sempre colmi della loro presenza: bisogna solo non aver paura di ascoltare.


RECENSIONE

Salve gente, ringrazio prima di tutto queste fantastiche blogger per avermi ospitata in una veste inedita su Reading Marvels. Premetto che non ho mai scritto una recensione per un blog, ma ho deciso di parlarvi di un libro che ho amato particolarmente: Quello che si salva, di Silvia Celani, edito da Garzanti a settembre 2020.

Perché ho scelto proprio lui?

Perchè Quello che si salva è un romanzo che tratta in modo non banale un tema necessario e lo fa con una penna poetica, magica, evocativa e potente.

Ma partiamo dal principio.

Il romanzo, composto da 288 pagine, racconta una doppia storia che si intreccia su due piani temporali, giocando anche con il punto di vista. Nel passato Silvia Celani ci mostra gli eventi tramite gli occhi della protagonista, in prima persona, nel presente, invece, lo fa con una terza persona e un narratore esterno.

La storia inizia, come anche nel suo romanzo d’esordio Ogni piccola cosa interrotta, da un oggetto che riaffiora dal passato e dal magma della storia per rompere l’equilibrio apparente che avvolge le due protagoniste.

Flavia, giovane e smarrita in una vita priva di certezze e rapporti solidi e Giulia -nonna Luli- un’anziana signora che ha cresciuto la ragazza come una nipote, nonostante non ci siano tra le due legami di sangue.

Flavia e Giulia ci introducono a passi sospesi nella Storia, durante una passeggiata tra le Vie di Roma che ogni 9 settembre intraprendono insieme, come una ricorrenza da rispettare e di cui Flavia non conosce il vero significato.

In una capitale di vicoli pittoreschi, le due si trovano di fronte alla vetrina di una casa d’aste.

Dietro il vetro, c’è un oggetto che Nonna Luli non vede da tanto tempo, ma la cui immagine è impressa a fuoco dentro di lei. Per tutti è una semplice trottola, ma per Giulia rappresenta l’attimo in cui il mondo si è fermato, lasciandola in bilico sull’abisso. Ora è di nuovo davanti ai suoi occhi. All’improvviso rivede sé stessa giovane. La ragazza che nel 1943, nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma, ha trovato il coraggio di combattere per la libertà, di impugnare una pistola per reagire all’orrore nazista, di premere il grilletto con le mani che fino al giorno prima sfioravano con delicatezza i tasti di un pianoforte.

Perché, anche se Flavia non lo sa, Nonna Luli ha fatto parte della resistenza e ha combattuto. Come se fosse l’unica scelta possibile, come se un’altra strada non fosse percorribile.

La trottola, la riporta nel passato e riporta anche noi tra le vie della Roma bombardata e occupata, pattugliata dai tedeschi, in un vortice di paura, orrore e tenebra.

E in questo scenario accanto a Giulia conosciamo Leo e il loro amore, nato nei rifugi in cui sono stati costretti a nascondersi e tra gli abbracci per superare la paura. Leo che una notte le ha detto che, qualunque cosa fosse accaduta, avrebbe dovuto custodire la trottola che le aveva mostrato. Un oggetto che, per lui, significava moltissimo. Così nulla sarebbe mai cambiato tra di loro.

Quando, dopo una retata, Giulia ha perso le sue tracce, non è più riuscita a ritrovare la trottola.

Quel giorno tutto ha smesso di girare. E adesso eccola di fronte a lei, dietro quella vetrina, riportandola a quel dolore e quella separazione.

Ma il passato si intreccia col presente, dando ancora più forza alla narrazione che procede a ritmo veloce e crescente. Perché Flavia, di fronte alla chiusura e ai segreti di Nonna Luli, non accetta di perdere anche lei, non si dà per vinta e inizia a indagare sul passato dell’anziana e sul significato della trottola, ritrovando così non solo il senso di ciò che è stato, ma anche della sua vita sgangherata.

Tra passato e presente, Flavia conosce infatti l’amore, e riesce ad accettare gli abbandoni che l’hanno segnata fin da bambina.

Quello che si salva è proprio questo: una matassa di fili e di vite che si intrecciano in modo perfetto, senza sbavature o parti superflue.

Una panna poetica che riesce a raccontare La resistenza senza orpelli, ma per quello che è stata davvero: la lotta di ragazzi appena ventenni che non si sono rassegnati alla devastazione della guerra e che non hanno avuto scelta.

La scelta che invece abbiamo noi, oggi, di ricordare, di non dimenticare.

Di leggere, scrivere, parlare di ciò che è stato per impedire che si ripeta.

Per questo, il romanzo di Silvia Celani, è una lettura che vi consiglio con tutto il cuore e che per me resterà speciale.

Recensione a cura di Silvia Ciompi, in esclusiva per Reading Marvels.


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A UN METRO DA TE di Rachael Lippincott

A UN METRO DA TE di Rachael Lippincott

Titolo: A un metro da te
Autore: Rachael Lippincott
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona (Stella/Will)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 5 Marzo 2019
Editore: Mondadori

TRAMA


Come puoi amare qualcuno che non puoi nemmeno sfiorare?

A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall’ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un’infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la “distanza di sicurezza”. Nessuna eccezione.

L’unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L’importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all’altra, da un ospedale all’altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo.

Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L’unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare la regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall’altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella “distanza di sicurezza” inizia ad assomigliare a “una punizione”, che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po’ dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l’uno verso l’altra se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?

RECENSIONE


Stella ha solo 17 anni, ed è costretta a sopprimere le sue emozioni non potendo esprimerle come vorrebbe la sua vita infatti è scandita fin dalla nascita dall’incubo della fibrosi cistica.

Si tratta di una malattia molto grave che attacca i polmoni, e che l’ha costretta a lunghi periodi in ospedale fin da quando era bambina, seguendo diligentemente le cure e creando addirittura un canale youtube dove racconta a tutti la sua esperienza tramite dei video, e un app per poter ricordare sempre le numerosissime medicine senza sbagliare.

La sua unica speranza di diventare grande, è ricevere un trapianto di polmoni, e per far si che questo avvenga senza rischi, deve sempre rimanere almeno a due metri di distanza da ogni malato di fibrosi cistica ricoverato nel suo stesso reparto, questo per evitare il rischio di trasmettersi infezioni a vicenda.


E capisco che sto facendo quello che mi sono sempre ripromesso di non fare. Desiderare qualcosa che non potrò mai avere.


Tutto cambia quando, durante i suoi giri fuori dalla stanza incontra Will, un malato come lei ma ribelle e poco incline a seguire le cure, Stella si rende subito conto che il lui c’è qualcosa di diverso, e cerca di aiutarlo convincendolo ad usare i suoi metodi per ritrovare motivazione e voglia di curarsi per poter stare meglio.

I due ragazzi iniziano a frequentarsi, anche se in modo clandestino, e inevitabilmente si innamorano, ma potrà esserci un futuro per loro?


In quel momento capisco che quella “cosa” fra noi non è finita. E’ appena iniziata.


Potranno, nonostante la distanza obbligata, stare vicino l’uno all’altra per raggiungere il complicato traguardo della guarigione?


L’unica cosa peggiore di non poter stare con lei o vicino a lei sarebbe vivere in un mondo in cui lei non esiste più. Soprattutto se per colpa mia.


Un libro scritto in maniera semplice, che diventa subito una storia molto toccante e intensa, ogni capitolo è affidato in maniera alterna ai due protagonisti, che in prima persona ci fanno vivere le loro emozioni e sensazioni più vere.

E’ una storia d’amore, d’amicizia, di famiglie perse per sempre e ritrovate, il tutto vissuto in un calderone di emozioni che solo chi vive il difficile percorso di una  malattia riesce a comprendere davvero.

Stella e Will sono circondati da persone che li amano e li aiutano, ma è solo condividendo la stessa voglia di uscirne riescono a dividere per due la paura e a far sembrare tutto a poco a poco più semplice.

Ogni momento che riescono a vivere insieme, sfuggendo all’occhio attento del personale che li assiste, regala loro forza e positività per affrontare l’ennesima dolorosa cura.

Questo per Stella e Will vale più del pericolo di stare vicini e di rischiare a vicenda qualcosa di irreparabile.

La fibrosi cistica è una malattia che porta via molto, e ai ragazzi quei due metri sembrano una vera cattiveria, perché una persona malata spesso vuole solo essere abbracciata; un abbraccio vero e sincero è la migliore medicina, riesce davvero a mettere tutto al proprio posto, quando sembra che non ci siano altro da fare.


Faccio liste di cose da fare e le depenno, cerco di tenermi occupata, inghiottendo il mio lutto e il mio dolore, perché i miei genitori non vengano consumati dai loro.


Ho avuto la fortuna di conoscere una malato di fibrosi cistica che ce l’ha fatta, un concentrato di forza e positività da cui tutti dovrebbero prendere esempio; mai arrendersi quindi, bisogna lottare ogni momento per noi stessi, e per chi ogni giorno ci sta accanto regalandoci un sorriso e un po’ del suo tempo, doni preziosi che fanno star bene davvero.

Stella e Will si prendono per mano e provano a salvarsi a vicenda, non aggiungo altro perché ogni pagina da sola regala un’emozione grande.

Consiglio questa lettura se avete voglia di provare emozioni vere, aprite il vostro cuore e lasciatevi sorprendere da qualcosa di unico

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LA CITTA’ DI VAPORE di Carlos Ruiz Zafon

LA CITTA’ DI VAPORE di Carlos Ruiz Zafon

Titolo: La città di vapore
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 9 Febbraio 2021
Editore: Mondadori

TRAMA


L’ultima opera dell’autore de L’ombra del vento, l’omaggio letterario con cui Carlos Ruiz Zafón ha voluto congedarsi per sempre dai suoi lettori.

«Posso evocare i volti dei bambini del quartiere della Ribera con cui a volte giocavo o facevo a botte per strada, ma non ce n’è nessuno che desideri riscattare dal paese dell’indifferenza. Nessuno tranne quello di Blanca.» Si apre così la raccolta di racconti che lo scrittore dell’indimenticabile saga del Cimitero dei libri dimenticati ha voluto la-sciare ai suoi lettori. Un ragazzino decide di diventare scrittore quando scopre che i suoi racconti richiamano l’attenzione della ricca bambina che gli ha rubato il cuore. Un architetto fugge da Costantinopoli con gli schizzi di un progetto per una biblioteca inespugnabile. Un uomo misterioso vuole convincere Cervantes a scrivere il libro che non è mai esistito. E Gaudí, navigando verso un misterioso appuntamento a New York, si diletta con luce e vapore, la materia di cui dovrebbero essere fatte le città. La città di vapore è una vera e propria estensione dell’universo narrativo della saga di Zafón amata in tutto il mondo: pagine che raccontano la costruzione della mitica biblioteca, che svelano aspetti sconosciuti di alcuni dei suoi celebri personaggi e che rievocano da vicino i paesaggi e le atmosfere così care ai lettori. Scrittori maledetti, architetti visionari, edifici fantasmagorici e una Barcellona avvolta nel mistero popolano queste pagine con una plasticità descrittiva irresistibile e la consueta maestria nei dialoghi. Per la prima volta pubblicati in Italia, i racconti della Città di vapore ci conducono in un luogo in cui, come per magia, riascoltiamo per l’ultima volta la voce inconfondibile dello scrittore che ci ha fatto sognare come nessun altro

RECENSIONE


Sullo sfondo di una Barcellona piena di mistero, questa storia vi farà tornare di nuovo nel “Cimitero dei libri dimenticati”.

Una biblioteca segreta dove molto tempo fa un padre orgoglioso decise di portare suo figlio, ancora bambino, per donargli qualcosa di prezioso.

Un libro a sua scelta,da salvare, da custodire e da cui essere custodito.


Sono cresciuto in mezzo ai libri, facendomi amici invisibili tra le pagine polverose di cui ho ancora l’odore sulle mani.


I racconti racchiusi ne “La città di vapore”, vi riporteranno indietro nel tempo, svelando aspetti sconosciuti e curiosità sugli eclettici personaggi protagonisti de “la Tetralogia dei libri dimenticati”.

La scrittura e lo stile di Carlos Ruiz Zafon rappresentano un bellissimo mix tra fantasia e realtà, con dialoghi profondi e personaggi che generano curiosità e mistero ma anche inquietudine e tristezza, umili e semplici ma ricchi di purezza e di amore per la vita.

Rivivendo le atmosfere che sono sicura avete amato, vi ritroverete coinvolti da qualcosa difficile da abbandonare, ma a cui stavolta purtroppo dovrete addio per sempre.


Porto con me la memoria, prigioniero della bellezza delle sue strade e debitore della sua anima scura, a cui prometto di tornare per rendere la mia e abbracciare il più dolce dei suoi oblii.


 Si tratta di storie piene di magia, ambientate in luoghi descritti con dovizia di particolari, tanto che riuscirete ad immaginarli, a sentirli sulla pelle, ad amarli senza riserve.

L’autore non nasconde l’amore per Barcellona, la sua città natale, la omaggia infatti come un luogo ricco di storia e fascino svelando piccoli particolari nascosti a cui riesce a donare un alone di oscurità e mistero che lascia tutti col fiato sospeso.


<<Questa città è stregata, lo sa Daniel? Si infila sotto la pelle e ruba l’anima senza che uno se ne accorga>>


Uno scrittore che lascerà un grande vuoto nel cuore di chi lo ha amato senza riserve, speciale e unico nel suo genere.

Continuerete sempre ad amare quest’atmosfera inconfondibile, portando per sempre nel cuore le sue storie che ci hanno fatto sognare come pochi altri.

Concludo con la gratitudine verso la volontà di Zafon di far pubblicare questo libro dopo la sua prematura scomparsa, non essendo riuscito a farlo prima, felice di avergli reso omaggio ma consapevole di aver voltato davvero l’ultima pagina su qualcosa di meraviglioso.


Poche cose impressionano davvero un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore.


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LA MEMORIA DELLA CENERE di Chiara Marchelli

LA MEMORIA DELLA CENERE di Chiara Marchelli

Titolo: La memoria della cenere
Autore: Chiara Marchelli
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa contemporanea
Narrazione: Prima persona (Elena)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 24 Gennaio 2019
Editore: NN Editore

TRAMA


Elena è una scrittrice, sa leggere le storie sui volti delle persone. Una notte, un aneurisma la colpisce nella sua casa di New York. Sopravvive, e insieme a Patrick decide di trasferirsi in Francia, nell’Auvergne, in un paesino ai piedi del vulcano Puy de Lúg. Durante la convalescenza, la mente di Elena arde di pensieri, di memorie interrotte, di sentimenti riscoperti, di attese e incertezze, come il magma che ribolle sottoterra, a pochi chilometri da lei. Quando i genitori vengono a trovarla per un breve soggiorno, il loro arrivo coincide con un’improvvisa eruzione del vulcano. E mentre una colonna di fumo, cenere e lava inizia a uscire dalla bocca del Puy de Lúg, i protagonisti si trovano bloccati tra le mura di casa, in un tempo sospeso che sovverte ruoli e sicurezze, paure e desideri. “La memoria della cenere” racconta di una rinascita, di un’anima che si rigenera, alla ricerca di un fragile, delicato equilibrio con le verità impassibili che governano la vita.


RECENSIONE

“La memoria della cenere” è un romanzo che  racconta della rinascita di Elena come scrittrice, moglie e figlia, dopo che il suo equilibrio è stato improvvisamente spezzato da un aneurisma. Si salva grazie al tempestivo intervento del compagno Patrick e dei medici ma, come se fosse tornata bambina, dovrà imparare di nuovo a mangiare, bere, camminare. Tutta la sua vita è rallentata e anche la scrittura che prima era inarrestabile, ora subisce un blocco: Elena non riesce più a leggere le storie sui volti delle persone, la scrittura per lei non è più evasione, creatività. Elena deve capire cosa vuole dalla vita, riappropriarsi della propria identità e riprendersi tutto.


“Attraversare tutti gli stadi dell’emorragia: angoscia, apprensione, speranza, domande. Sarei guarita? Sarei tornata quella che ero? Oppure menomata, paralizzata, distorta? Aspettarmi. Provo, e ascolto il corpo che un giorno dopo l’altro ritrova la curiosità, il movimento, la fame.”


Sono stata con Elena durante la fase dura delle domande e della guarigione. Così come le è stato accanto Patrick. Il loro rapporto è particolare perché  ognuno ha i suoi spazi, la sua indipendenza; Elena ama la scrittura, Patrick invece ama le sue ricerche, il vino e la cucina. È una relazione in cui ci si accudisce nel bisogno ma non si soffoca l’altro con inutili attenzioni. La malattia di Elena li porta a decidere di lasciare New York per trasferirsi in Francia, in un paesino ai piedi del vulcano Puy de Lúg.


“Non era mio, ed era per quello che lo volevo. Un luogo che non somigliasse a ciò che non ero più.”


 Sia il paese che il vulcano non esistono realmente, si tratta di una libertà di scrittura che si è presa l’autrice, voleva scoprire il paese insieme ad Elena e ne ha inventato uno. L’incipit del romanzo è di forte impatto e ti fa entrare nella storia; poi il ritmo di lettura diventa lento e ripetitivo perché asseconda l’andamento della ripresa di Elena, fino al colpo di scena dell’eruzione del vulcano che costringe la coppia e i genitori di lei a rimanere chiusi in casa.


“Sono anni che fa così, dicono i giornali: il Puy de Lúg che si gira nel letto, si agita, fa parlare di sé e poi torna silente. Un vecchio signore capriccioso, scrivono, che ha ancora bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione.”


 La forza della natura, il tremito della terra, il fumo e la cenere li osservano tutti  dalla finestra e ne sono affascinati e spaventati allo stesso tempo. Questa coabitazione forzata porterà alla luce la tipica insofferenza che hanno i figli quando si trovano a convivere con i genitori e viceversa: abitudini diverse, vecchi rancori, questioni irrisolte. Il tutto è amplificato da Elena che si trova in una situazione delicata e con tutte le attenzioni su di sé. Ci si trova  a leggere frasi spezzate, dialoghi interrotti, gesti al posto delle parole. In questo l’autrice è geniale perché riesce così a trasmettere al lettore l’incomunicabilità di alcuni momenti; quando si è in situazioni al limite e per quieto vivere non si può esprimere quello che si vorrebbe esternare.  Il romanzo è narrato in prima persona dal punto di vista di Elena, questa scelta di solito penalizza un libro perché focalizza l’attenzione solo un personaggio. In questo romanzo non accade perché Elena è una scrittrice e sa come presentare e far conoscere tutti i personaggi al lettore. La scrittura è coinvolgente, tagliente ed essenziale; l’autrice non usa parole superflue ma sceglie quelle esatte, adatte al momento.

È un libro che fa riflettere sul ritrovarsi a 40 anni sul punto di morire, veder ribaltata la propria vita e dover trovare il proprio posto nel mondo. Non è facile perché tutta l’intimità e l’introspezione psicologica porterà Elena ad aprire gli occhi; si accorgerà di quante cose ha tralasciato, di quante persone e situazioni ha dato per scontato, di quanti  segreti si i nascondono sotto tanta serenità. Quando sono arrivata all’ultima pagina mi sono rimaste dentro tante domande, mi sono chiesta come mi sarei comportata in una situazione simile, se avessi reagito e come o se, conoscendomi, mi sarei lasciata andare. Trovarsi ad affrontare la morte e poi venire salvati serve solo a sopravvivere, per vivere invece occorre tirare fuori la stessa grinta ed energia di Elena. La frase che più mi ha colpito è proprio questa:


“Credo che esista una misura di saturazione oltre la quale non si può andare. Nei sentimenti, nei pensieri. Colmi quella misura e, se non ti fermi, il corpo si ferma per te.”


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SUPERFICI MOBILI di Valentina Gemesio

Superfici mobili

SUPERFICI MOBILI di Valentina Gemesio

Titolo: Superfici mobili
Autore: Valentina Gemesio
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2021
Editore: 0111 Edizioni

TRAMA


Due esistenze agli antipodi quelle che Swati e Becca conducono ai capi opposti del mondo: in India lo slum di Dharavi e la battaglia per la vita, in Italia i locali di Torino e la leggerezza di chi quella stessa vita la vuole distruggere. La determinazione di Swati nel costruirsi un futuro diverso da quello al quale la nascita l’ha destinata la fa muovere per la megalopoli con libri tra le mani e borse di studio in tasca, anche quella che un giorno potrebbe regalarle l’Europa. Riuscirà a raggiungere quel continente conosciuto solo nei libri, che le aprirebbe le porte del benessere tanto agognato, per sé e per la famiglia? Ed è poi tutto così roseo in quel luogo dove una bionda pittrice viziata, viziosa e annoiata, trascina le sue giornate verso un baratro sempre più profondo? Grazie all’avvicendamento e intreccio delle loro storie, le protagoniste scopriranno che la realtà della natura di ognuno giace sotto quella superficie che, sporca o immacolata, nasconde l’anima di un’intera cultura.


RECENSIONE

In questo romanzo tutti i personaggi sono  protagonisti della storia: ognuno cerca, come può, di trovare il suo posto nel mondo, toglie qualcosa all’altro o aggiunge esperienze, lo aiuta ad affogare o lo salva da se stesso. 

Swati ha 24 anni e vive per strada a Mumbai con la madre e i fratelli; le loro preoccupazioni sono trovare un riparo, cibo, proteggersi l’un l’altro e aspettare la stagione dei monsoni per farsi finalmente una doccia a cielo aperto. La incontriamo nel momento in cui si trasferisce nello slum, una baraccopoli, ammassata con la sua famiglia in pochi metri quadri in condizioni disumane.
L’unica salvezza che ha è l’amore per lo studio e la letteratura. Swati è una delle ragazze fortunate che può accedere agli studi grazie ai suoi eccellenti meriti scolastici; altre sue coetanee alla sua età sono sposate da anni con uomini, a volte più vecchi di loro e che non conoscono nemmeno. Le donne nella cultura indiana hanno da secoli il ruolo di semplici riproduttrici e custodi del nucleo famigliare che esse stesse hanno imparato ad amare; alle donne non è concesso poter scegliere o decidere, devono accettare passivamente e con rassegnazione il loro status. Se appartengono a una casta disagiata la loro condizione di sottomissione è ancora più radicata.


Quel mondo disordinato le fa paura da sempre, il caos aveva cercato di assorbirla dalla nascita ma lei, caparbia, era riuscita a difendersi con la razionale organizzazione delle pagine scritte.”


Le descrizioni dei luoghi sono vive, colorate, odorano di povertà, di fogna e sudore di anni, di aria che non passa, di angoscia, di piedi nelle pozzanghere, di risate dei bambini, di silenzi rassegnati e della paura negli occhi che guardano in basso per non vedere la realtà e per non cadere tra i rifiuti. 

Quando la candidatura di Swati viene proposta alla commissione e poi selezionata  per preparare la sua tesi a Torino si trova a dover lasciare il suo paese per la prima volta. Un cambiamento che la stravolge parchè per lei è tutto nuovo, splendente ma senza più colori: Swati ha le lacrime agli occhi e un vuoto nello stomaco. Il silenzio è la prima cosa che la colpisce, abituata alla confusione e al brulicare della gente. L’incontro con il suo supervisore Alessandro e con la sua ragazza Becca cambierà la permanenza in Italia e da quel momento, la vita di queste tre persone non sarà più la stessa.
Swati si rende subito conto del divario tra loro, all’inizio non sembra trovare punti di contatto, si nasconde dietro uno sguardo schivo e una timidezza per non rivelare la verità. Alessandro la attrae con la sua eleganza e gentilezza, a cui lei non è abituata, ma chi la conquista è Becca. Una ragazza dotata di un fascino naturale capace di ammaliare tutti con i suoi modi affabili, i sorrisi, la parlantina; una superficialità apparente che in verità nasconde tante fragilità.


Becca è una cascata impetuosa, ti fa venire le vertigini sì, ma con la sua forza ti affoga. Crea talmente tanto vapore che ti annebbia la vista, non capisci cosa ci sia dietro.”


Swati viene travolta dalle follie di questa giovane ragazza, che la contagerà con la sua allegria facendole esplodere addosso tutta la vita che non ha mai vissuto finora, invadendola di così tante emozioni fino a farla sentire sopraffatta e a tratti in colpa, al ricordo della situazione di stenti in cui vive la sua famiglia in India. Tra Becca e Swati nascerà una bella amicizia fatta di momenti spensierati anche se ognuna rimarrà chiusa nella propria superficie per non farsi scoprire. Swati ha vissuto in strada e sa riconoscere la sofferenza, come quella che percepisce in Becca, che forse riesce a capire  meglio di Alessandro.


Swati crede di aver capito le sue paure. Quel cambiare discorso ogni volta che si parla del futuro, della fine dell’università, delle speranze per il dopo. Il suo volto che si rabbuia, i sospiri profondi, gli occhi che improvvisamente perdono la vitalità che li contraddistingue, per farsi vacui e guardare l’incertezza.”


Becca è un personaggio complesso, all’inizio non riuscivo a comprendere appieno la sua eccessiva vitalità, la sua incapacità di crescere e il menefreghismo; solo verso la fine quando ha gettato la maschera, diventando più vera, ho avuto modo di rivalutarla.

Il protagonista della storia che mi è arrivato leggendo non è una persona di questi due mondi ma  l’amore universale: l’amore  per il nucleo familiare che si cerca di tenere unito a tutti i costi, l’amore per i figli che alcuni genitori responsabilizzano  a 7 anni e altri invece li lasciano liberi di distruggersi fregandosene,  l’amore per gli amici che a volte sono dalla tua parte, altre appoggiano le tue esagerate follie. E infine l’amore per la persona amata, quello più difficile da comprendere e accettare. Tutti questi amori hanno un denominatore comune:


L’amore in fondo è soltanto questo: farti sentire bene. Terreno stabile e sicuro, che quando metti il piede in fallo e sprofondi in una buca, ti offre subito l’opportunità di salvarti con l’altro piede. Che anche quando tutto perde significato, ti dà un senso.”


Ho chiuso il libro con un finale aperto, non poteva essere altrimenti. Swati e lo slum mi sono rimasti dentro, così come la voglia di prendere uno zaino e partire perché vorrei vedere con i miei occhi tutta quella povertà, vorrei sentire gli odori e immergermi in quella che per me è una non vita, ma per loro, è l’unica sopravvivenza che conoscono. Vorrei poter capire se, nonostante il colore diverso della pelle, la differenza di origini e tradizioni, mi sentirei anche io come Swati, a mio agio in tutta quella diversità.

E mi è anche rimasta la voglia di fare un pigiama party con Becca, bere insieme a lei un bicchiere di vino e affogarci dentro i pop-corn, magari dipingere un quadro in mutande, guardare scorrere il Po e ballare contando le stelle, assecondare le sue pazzie e far parte del suo mondo almeno per un po’. 

Un libro consigliato a chi è stanco di sopravvivere e vuole finalmente vivere.


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UN LUNGO FORTISSIMO ABBRACCIO di Lorenzo Licalzi

UN LUNGO FORTISSIMO ABBRACCIO di Lorenzo Licalzi

Titolo: Un lungo fortissimo abbraccio
Autore: Lorenzo Licalzi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa contomporanea
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 3 Ottobre 2012
Editore: Rizzoli

TRAMA


In un futuro imprecisato David Costello, vittima di una malattia degenerativa incurabile, subisce un’operazione molto particolare: il suo cervello viene trapiantato nel corpo di un altro. Di colpo ha di nuovo vent’anni, ed è bello, forte e sano. Ma non è più se stesso. Gli amici e la figlia non lo riconoscono e sua moglie non ha più neanche la forza di abbracciare quel giovane estraneo che le gira per casa. Ma, quel che è peggio, neanche David riesce a ritrovarsi. È ancora capace di essere il vecchio David, di amare ciò che lui amava, di provare quel che provava? Oppure quel corpo sconosciuto si sta impadronendo di lui, schiudendogli davanti una vita nuova, nuovi sogni, un nuovo amore? Una favola impossibile e dolcissima, un viaggio dentro il rovello dell’identità, alla ricerca di se stessi.

RECENSIONE


David Costello ha 80 anni e ha vissuto una vita piena di soddisfazioni, eccellendo nel suo lavoro attorniato da una bella famiglia e da tante persone che gli vogliono bene.

Improvvisamente gli viene diagnosticata una rara malattia degenerativa, che ferma di colpo la sua esistenza.

L’ unica speranza di salvarsi è quella di venire sottoposto ad un intervento chirurgico molto rischioso; i medici infatti gli propongono di trapiantare il suo cervello nel corpo di un ragazzo molto più giovane di lui, che si trova in coma da tempo.


Dove finirà la mia anima, resterà aggrappata al cervello oppure volerà via col mio corpo? Quale dei due conta di più non sono forse fatti di carne entrambi? Sarò un uomo senz’anima?

E la sua, l’anima di quel ragazzo, il suo corpo vivrà… dove finirà la sua anima? Lo abbandonerà?


Davanti a lui si aprono diverse strade, continuare ad essere il David di sempre o andare in cerca di nuovi sogni facendosi guidare da quel corpo sconosciuto?

Parallelamente Sean un ragazzo di 24 anni incontra Blanca nel locale notturno dove canta per guadagnarsi da vivere, viene folgorato da quella ragazza misteriosa che lui tenta di avvicinare ma che di continuo lo allontana, accampando scuse.

I due ragazzi non sanno che quello è l’incontro che cambierà loro la vita per sempre e che non potranno mai più fare a meno l’uno dell’altra.

L’esistenza di Sean si lega a quella del nostro protagonista grazie ad un semplice abbraccio.

Di certo questo libro si presenta come una storia singolare, apparentemente lontana da noi, ma vi stupirete accorgendovi di quanto possa invece appartenerci.

Sarà davvero un viaggio, un modo di guardare dentro voi stessi , per capire cosa vi guida nelle vostre scelte quotidiane, anche in quelle più semplici, per comprendere le piccole gioie che la vita vi dona in ogni momento.

Se sceglierete di intraprenderlo dovrete essere pronti a liberarvi di tutto, lasciandovi guidare con fiducia da David, provando davvero a comprendere meglio chi siamo e cosa possiamo diventare.


“Il nostro era un abbraccio perfetto, sincronico, completo. Perché l’abbraccio non perdona, e quell’abbraccio, invece, ci aveva perdonati. Fosse anche soltanto per una notte.”


L’abbraccio, meno intimo di un bacio ma più intenso di una stretta di mano, è una forma di amore per me molto sincera che significa vicinanza, affetto, comprensione.

Ho scelto di rileggere questa storia per potervene parlare proprio perché da circa un anno siamo stati privati del privilegio di abbracciare.

Le nostre vite frenetiche hanno di colpo rallentato, in una strana realtà dove abbiamo avuto paura di uscire di casa, di incrociare lo sguardo delle persone, di abbracciare i nostri cari lontani e di stare a vicino a chi soffre; ma ci ha dato anche  tanto tempo a disposizione per riflettere, guardarci dentro e comprendere quali sono le vere priorità.

Le piccole cose sono diventate grandi, stare vicino alle persone è stato un regalo che le nostre realtà frenetiche non ci fanno apprezzare; tutto è sempre troppo veloce e spesso non riflettiamo sulle vere gioie della vita.

Quindi, se avete voglia di abbracciare quanta ne ho io, fatevi rapire da questa storia, perché un abbraccio possa essere il più bel regalo da dare e da ricevere in ogni momento; e perché la paura possa essere sostituita dalla voglia di amare senza misura.

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LA MOGLIE CHE DORME di Catherine Dunne

La moglie che dorme

Recensione a cura di VERA DEMES

LA MOGLIE CHE DORME di Catherine Dunne

Titolo: La moglie che dorme
Autore: Catherine Dunne
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 1998
Editore: Guenda

TRAMA


Figlio di un ubriacone violento e di una madre provata dalle continue gravidanze, Farrell ha vissuto una giovinezza tormentata. Quando incontra e sposa Grace, bella, fragile, raffinata, l’illusione di un amore duraturo sembra a portata di mano.

Ma il confronto ancora irrisolto con l’autorità paterna, che si riflette nei conflitti con il padre di Grace, le diversità tra i due sposi e i fantasmi che continuamente emergono dal loro passato sono ostacoli troppo grandi da superare. Sconfitto da ragazzo Farrell non può sopportare l’idea di perdere il controllo della sua vita e delle persone amate e ciò porterà a conseguenze imprevedibili.


RECENSIONE

Parlare di donne non è mai semplice e neppure di rapporti amorosi viziati dalla follia e dalla possessività. Il rischio di scadere nell’ovvio o nel melodrammatico è sempre dietro l’angolo così come quello di gestire banalmente dinamiche e concetti che non lo sono affatto.

Ebbene, Catherine Dunne è immune da questi rischi.

La sua prosa è lieve ma profonda, garbata ma tagliente, intima e allo stesso tempo didascalica, quasi giornalistica.

In questo romanzo, un affresco minore di quotidiana follia, la storia di un uomo e di una donna, del loro amore tormentato, della gelosia e della lenta perdita di contatto con la realtà.

Farrell è un uomo apparentemente solido, posato, gran lavoratore. Parla poco ma emana energia vitale e sa farsi apprezzare e rispettare dai suoi colleghi e superiori.

Grace è una ragazza solare, nata e cresciuta in una famiglia piccolo borghese, impiegata nella ditta del padre, nella segreta speranza di poter avviare una propria attività e fabbricare bambole e giocattoli artigianali.

L’incontro tra i due avviene per caso, quasi in sordina. 

Farrell prova da subito attrazione per Grace che accetta per gioco il suo corteggiamento impacciato ma serio.

Niente di nuovo, dunque.

Lentamente ma in modo costante, Farrell e Grace si innamorano e ben presto decidono di sposarsi e di iniziare una vita insieme.

Un incontro, un innamoramento, un matrimonio.

La Dunne ci presenta la vita nelle sue tinte più vere. 

Eppure, nonostante l’armonia edulcorata della coppia, le promesse di amore eterno, le cene romantiche e perfino la casa che i due innamorati ristrutturano e approntano per coronare il loro sogno d’amore, qualcosa non quadra.

Le loro anime sono davvero ciò che sembrano essere?

Grace scivola lungo la dorsale del suo destino senza comprendere appieno chi le sta a fianco.

Farrell vive un mondo di incubi perenni, di paure e fantasmi che iniziano a tormentarlo blandamente per poi diventare assillanti, soverchianti, mortali. La sua infanzia devastata, i suoi rancori, la paura dell’abbandono faranno il resto.

Apparentemente le vicende narrate da Catherine Dunne in questo romanzo, pubblicato negli anni Novanta e che fa seguito al più famoso La metà di niente, sembrano piuttosto scontate, quasi banali. Tuttavia l’autrice ci spinge a guardare oltre l’apparenza, al di là di colpi di scena o di facili espedienti narrativi.

Ci chiede di accompagnare in silenzio il doloroso percorso dei suoi protagonisti, di osservarne lo scempio, la disgregazione delle emozioni e dei sentimenti fino ad un epilogo che non è altro che un richiamo alla paura di vivere e all’incapacità di guardarsi dentro.

Neppure l’amore può nulla quando non si è in grado di accettare sé stessi.


Farrell guarda sua moglie che dorme. Il suo viso minuto è pallido, incorniciato dai lucidi capelli scuri. Nel riposo ha un’espressione fiduciosa, come quella di un bambino. Lui si china a scostarle i capelli dalla fronte. Sente una stretta proprio sotto il cuore nel ripetere quel gesto consueto, familiare… Le rimbocca il lenzuolo di cotone bianco sotto il mento. Non vorrebbe lasciarla, non ancora… Arriveranno fra ventiquattro ore. Lui sarà pronto a riceverli.

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L’ALGORITMO DELLA VANITA’ di Raffaele Dioniso

L'algoritmo della vanità

L’ALGORITMO DELLA VANITA’ di Raffaele Dioniso

Titolo: L’algoritmo della vita
Autore: Raffaele Dioniso
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20 Novembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Napoli. In un appartamento sul lungomare di Mergellina, l’anziano Professore Iairo passa in rassegna i giorni della propria esistenza.

Tra ricordi e morsi alla coscienza, consapevole di più non poter recuperare ciò che ha abbandonato nelle braccia della solitudine, si aggrapperà con quanta forza gli rimane alle ultime due parole presentategli come un enigma, al seguito di una breve allucinazione, convincendosi che, forse, non tutto è perduto.

Una fiaba per adulti sulla demenza senile e sulla potenza del perdono.


RECENSIONE


“Nessuna persona dovrebbe essere lasciata sola, poiché se raggiunta da una malattia che le impone solitudine, quando non comprende più parole o gesti, non le resta che guardare, osservare gli altri vivere, senza comprendere il motivo della propria esistenza. E allora si adira, si ribella, contro chi ora vorrebbe starle accanto per darle amore. A ragione combatte, poiché non è questo il tempo in cui possa donarsi; c’è stato un tempo ed è andato sprecato.”


Quando sopraggiunge la vecchiaia ci si ritrova a fare un bilancio della propria vita, si ripensa agli insegnamenti che abbiamo lasciato e alle esperienze vissute. Si tirano le somme e ci si rammarica di alcuni nostri comportamenti.

Ma non c’è più tempo per chiedere scusa a chi abbiamo ferito, resta solo da fare la cosa più difficile: perdonare se stessi. Il protagonista di questa storia è Iairo, un anziano scrittore, cinico ed egoista, che ha dedicato tutta la sua vita alla scrittura, distruggendo inconsapevolmente un amore; ha avuto tante soddisfazioni ma ora si ritrova solo mentre le forze cominciano ad abbandonarlo. Ha la vista debole, tremori, dimenticanze: Iairo peggiora ogni giorno ma non gli manca la voglia di continuare a scrivere.

L’autore ci racconta la sua storia con frasi brevi, spezzate: sono il ritmo dei pensieri reali e coerenti di Iairo, intervallati dai suoi deliri. Tutto nasce da una visione surreale di una farfalla che compie la sua vita a ritroso, fino a diventare nulla. Questa visione porta Iairo indietro nel tempo, ripercorre ricordi che lo feriscono, una felicità non vissuta e opportunità sprecate. Molto toccante il finale del libro che mi ha commosso, ho visto Iairo e Tonia abbracciati e piangevo.

Ma nonostante le lacrime il libro mi ha lasciato “un senso di pace e il cuore tranquillo”.

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TUTTO SARA’ PERFETTO di Lorenzo Marone

Tutto sarà perfetto

TUTTO SARA’ PERFETTO di Lorenzo Marone

Titolo: Tutto sarà perfetto
Autore: Lorenzo Marone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: POV singolo (Andrea)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 30 Maggio 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c’è di mezzo la famiglia. Fotografo quarantenne, single e ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero, comandante di navi a riposo, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due bambine e un evidente problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire e a lasciare il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l’inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di mangiare dolci e fritti imposto da Marina è solo uno dei molti che vengono infranti. Tallonato da Cane pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre che si rifiuta di farsi trattare da infermo e che continua a sorprenderlo con richieste imprevedibili, Andrea sbarca a Procida e ritorna dopo anni tra le persone e i luoghi dell’infanzia, sulla spiaggia nera che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d’amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E proprio in mezzo a quei contrasti, in quell’imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre e dal brontolio familiare della vecchia Dyane della madre, Andrea trova finalmente il suo equilibrio.


RECENSIONE


La vita è fatta di attimi di perfezione nei quali arriva la giusta luce e tutto ci appare come deve essere, e forse il segreto non è cercare di prolungare questi attimi, di fermarli ad ogni costo, che nulla può essere fermato, ma accontentarsi del bello, di scorgerlo.”


Andrea è il classico quarantenne che ama divertirsi , fa il fotografo di moda, e alterna storie poco impegnative fuggendo da ogni tipo di responsabilità.

Improvvisamente si ritrova, su richiesta di sua sorella Marina, a dover badare al loro anziano padre malato dato che lei è costretta ad allontanarsi per qualche giorno.

I due non hanno mai avuto un buon rapporto, soprattutto perché il padre, un marinaio in pensione, è sempre stato molto assente e poco attento ai bisogni della sua famiglia.

Andrea si trova quindi da solo, a dover seguire le regole ferree stilate dalla sorella, e a gestire il difficile carattere di suo padre, che approfitta facilmente di lui, sentendosi libero di fare tutto quello che la figlia gli ha sempre negato.


Perché il nostro abbraccio è stato come un impatto tra asteroidi, un boato sordo che ha cambiato le nostre traiettorie, e ora ci stiamo entrambi avventurando fuori dalla nostra orbita, verso luoghi sconosciuti, senza la minima idea di cosa ci aspetti lì davanti.


Il desiderio più grande del comandante, è quello di tornare a Procida, la sua isola natale dove i suoi figli sono nati e cresciuti; cerca quindi in Andrea un complice per raggiungere il suo scopo, dato che la malattia non gli permette di fare questa pazzia da solo.


Sai cosa mi ha risposto quando ho tentato di convincerlo a non venire al matrimonio, dicendogli che sarebbe stata una follia, che è vecchio e malato e che, in ogni caso, a Napoli ha l’assistenza di tua sorella? Che non aveva bisogno dell’assistenza di Marina, ma del tuo coraggio.


Riusciranno nella loro impresa?

Riuscirà Andrea, anche grazie al clima di Procida, a fare pace con un passato che per paura ha sempre rifiutato?

Un libro scritto in maniera semplice, una storia apparentemente leggera, ma al tempo stesso impegnativa e piena di spunti di riflessione.

Raccontata in prima persona dall’ironica voce di Andrea, è un libro divertente che ho portato avanti e terminato con molto piacere.

E’ bello vedere come il capitano, dopo una vita di regole che lo hanno tenuto troppo lontano dalla sua famiglia, cerchi in tutti i modi di appoggiarsi a suo figlio per trasgredirle e divertirsi insieme a lui.


Queste cose”, come le chiami perché sei troppo ottuso per capirlo, sono il mio modo per dirti che tu eri la parte migliore della giornata, la nuotata con te era la parte migliore, ciò che mi faceva sentire vivo come quando ero sulle navi.


Andrea dal canto suo, stanco della sua vita e di un lavoro che non lo soddisfa più, grazie a questi pochi giorni con suo padre ritrova con piacere le sue origini, e quella spinta per fare meglio che fino ad allora gli è mancata.

Credo che sia un bellissimo invito a non rinnegare mai quello che siamo, e che siamo stati, anzi a fare tesoro di ogni esperienza che la vita ci riserva, bella o brutta che sia, per cercare sempre di essere migliori.

Molto bella, a mio parere, la figura del capitano, ci fa capire che le persone che hanno vissuto più di noi hanno un prezioso bagaglio di esperienza da condividere con gli altri, sta a noi farne tesoro.


Fu in quel momento che mi accorsi davvero del valore delle sue parole, del valore di ciò che stavo vivendo, che stavamo vivendo, come se la macchina fotografica che portavo al collo avesse il potere magico di rendere tutto più luminoso, di accendere un faro sulle cose mentre mi sussurrava all’orecchio che quell’istante proprio non potevo farlo scorrere via così, senza dargli il giusto tributo.


Bellissime le dettagliate descrizioni dei luoghi, fanno venire voglia di visitare Procida; perla del Golfo di Napoli che da poco è stata nominata capitale italiana della cultura per l’anno 2022.

E’ la prima volta che un’isola riesce ad aggiudicarsi questa ambita nomina, sicuramente merito del suo fascino misterioso e senza tempo.

Io ho avuto l’occasione di visitarla da poco, e devo dire che mi sono letteralmente persa tra i suoi vicoli, ammirandone ogni piccolo particolare e ascoltando la storia che solo un posto così riesce a regalare ai suoi turisti in ogni angolo.

Spero possa essere apprezzata sempre di più

Ho sentito e letto commenti che definivano questo libro triste, per me non lo è per niente, anzi è la classica “lettura perfetta”, e il titolo ne è la dimostrazione

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia

GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE di Antonio Manzini

Gli ultimi giorni di quiete

GLI ULTIMI GIORNI DI QUIETE di Antonio Manzini

Titolo: Gli ultimi giorni di quiete
Autore: Antonio Manzini
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020
Editore: Sellerio

TRAMA


Una mattina qualunque, per caso, Nora riconosce un volto in treno. È la persona che le ha distrutto la vita. Lei e il marito Pasquale sono i proprietari a Pescara di una avviata tabaccheria. E proprio in questa sei anni prima nel corso di una rapina un ladro ha ucciso il loro unico figlio Corrado. Nora non può credere che il carnefice di un ragazzo innocente – del loro ragazzo innocente! – possa essere libero dopo così poco tempo. Non può credere che la vita di suo figlio valga tanto poco. Ma è così, tra la condanna per un omicidio preterintenzionale e i benefici carcerari. Da questo momento Nora e Pasquale non riescono a continuare a vivere senza ottenere una loro giustizia riparatrice. Il marito cerca la via più breve e immediata. Nora, invece, dopo una difficile ricerca per stanare l’uomo, elabora un piano più raffinato. Paolo Dainese, però, l’omicida, si è sforzato per rifarsi una vita e, annaspando, sta riuscendo a rimettersi a galla.
Da anni Antonio Manzini aveva in mente questa storia, tratta da un fatto vero. E ha voluto scrivere non un romanzo a tesi, ma un romanzo psicologico su tre anime e su come esse reagiscono di fronte a un’alternativa morale priva di una risposta sicura. E leggendo queste pagine si resta disorientati, non solo perché l’autore ha scritto una storia diversa dalle sue trame che ci sono più famigliari, ma soprattutto perché è riuscito a raccontare, dentro gli intrecci propri di chi è maestro di storie, l’impossibilità di farsi un giudizio netto. Impossibilità di chi legge, e di chi scrive; ma anche dei personaggi che vivono la vicenda. Questi possono scegliere (e le loro scelte sono diverse) ma perché costretti a farlo, così come la vita costringe. Questa specie di cortocircuito, tra ragione e vita, è il dubbio etico che Manzini esplora in tutto il suo spazio.


RECENSIONE


Le parole dette ormai erano volate via, sapeva di non poterle più rimettere a posto. Per questo odiava parlare e mai avrebbe potuto fare l’avvocato, non c’era ordine nelle parole, non si riusciva a catalogarle, etichettarle, irreggimentarle.”


Questa è la storia di Nora e Pasquale, due semplici commercianti che portano dentro di loro un grande dolore, l’omicidio di Corrado, il loro unico figlio.

Corrado non c’è più da 6 anni, e i suoi genitori provano a condurre la loro tranquilla vita, fino a quando Nora, durante un viaggio in treno, riconosce Paolo Dainese; l’uomo responsabile della morte del loro ragazzo innocente.

Inizialmente la donna è incredula, ritenendo impossibile e ingiusto che l’assassino fosse già a piede libero, non si spiega infatti come la via di suo figlio possa valere così poco; ma Dainese, ha avuto la fortuna di ricevere dei benefici carcerari ed è tornato alla libertà provando a rifarsi una vita.

Ovviamente non è facile, ma tutto è meglio del carcere e Dainese trova un lavoro onesto e una ragazza che gli vuole bene e lo aiuta a stare tranquillo.

E’ proprio questo che Nora e Pasquale non accettano, il figlio è morto a 23 anni , senza il tempo di poter avere essere davvero felice, e il suo assassino vive da uomo libero, tranquillo e soddisfatto di quello che è riuscito ad ottenere una volta fuori dal carcere.


Portare i fiori sulla tomba di un figlio è contro natura.

Piangere sulla tomba di un figlio è contro natura.

Vivere al posto di tuo figlio è anche peggio.


Riusciranno i genitori di Corrado ad accettare la libertà di Dainese, e a proseguire la loro vita dimenticandosi di lui?

Ormai per me Antonio Manzini è una certezza, e per quanto io sia una fan accanita del suo “Rocco Schiavone”, adoro tutto ciò che scrive e come lo scrive.

Ed è così che va vissuto questo libro, non pensando alla serie per cui questo scrittore è famoso, ma vedendolo come un regalo, un piccolo gioiello che Manzini ha tenuto per sé pensando di donarlo a tutti al momento giusto.

Ed io l’ho ricevuto proprio quando avevo un grande bisogno di leggere qualcosa di bello, qualcosa che scalda l’anima, penso che lo terrò con orgoglio tra le mie letture del cuore.

E’scritto in terza persona con cura e dovizia di particolari, mai scontato o prevedibile, ma ricco di suspence e colpi di scena che ti rapiscono letteralmente fino alla fine.

Traspare in ogni pagina la sincera disperazione di due genitori, che vivevano per il loro unico figlio, e che l’hanno perso per colpa di triste fatalità; Nora e Corrado infatti “sopravvivono” provando ad impedire che la tristezza prenda completamente il sopravvento.


E mentre guidava la macchina fra le strade deserte a quell’ora di notte, capì che quella distanza con sua moglie non era più colmabile. E forse non lo era mai stata dalla morte di Corrado. Cos’era successo dopo? Il processo, gli avvocati, la sentenza, erano stati giorni tragici, nessuno dei due si era fermato a pensare. Ma dopo? Negli anni che Paolo Dainese scontava la pena in carcere?


La liberazione di Dainese è per loro una spinta a reagire, cercando di capire come vendicarsi, come far provare a lui, anche solo a parole, lo stesso dolore che hanno provato loro.

E anche se possono far poco, il ricordo di Corrado li aiuta ad essere forti e a capire quello che la vita riserva loro da quel momento in poi.

Grazie Antonio Manzini, per questo e per quello che verrà, libri sinceri che vengono accolti da chi davvero è pronto a farlo.

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Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia