LEVANTE di Vera Demes

LEVANTE di Vera Demes

Titolo Levante
Autore Vera Demes
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1 luglio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una regata combattuta fino all’ultima onda.

Ryan Stowe e Levante Bonfant si conoscono così. Lei, diciannovenne italiana piena di sogni, va a vela perché non potrebbe farne a meno. Lui, ventinovenne australiano e velista consumato, ama le traversate in solitaria e le imprese impossibili. Tra loro è antipatia al primo sguardo. Lui la ignora, lei vorrebbe picchiarlo. Lui la tratta con supponenza paterna lei vorrebbe essere considerata da pari a pari. Ogni tentativo di tregua sembra fallire eppure, giorno dopo giorno, complice il destino, qualcosa cambia. In un turbinio di emozioni imprevedibili, trascinati dagli impetuosi venti di maestrale e dai dolci alisei, dalla Sardegna alla Spagna e poi lungo le rotte dell’Atlantico verso nuovi orizzonti, nasce qualcosa di inaspettato, un sentimento intenso che li travolge e li trasforma. Non importa se non hanno certezze, se la loro è una continua sfida contro il mondo circostante, se ciò che stanno vivendo ha il sapore amaro delle storie senza futuro. Per Ryan e la sua Windy Baby, amore e avventura sono una cosa sola. Fino a quando l’incantesimo si spezza. Levante è costretta a tornare sui propri passi, Ryan a prendere il largo verso una rotta senza ritorno. Solo il vento potrà aiutarli a ritrovarsi. Lo stesso vento che li ha fatti innamorare. E che magari soffierà impetuoso. Conducendoli finalmente a casa.

RECENSIONE


Ho avuto il piacere di recensire in anteprima questa storia, di cui ringrazio nuovamente la bravissima autrice, Vera Demes.
Una penna capace di trasportare il lettore sempre altrove, al di là delle pagine, non solo consentendogli di percorrere i sentieri delle dinamiche del cuore di vite mai banali, ma anche di conoscere ambientazioni affascinanti, accuratamente descritte, ricche di meraviglia.
In questo libro è il mare a fare da sontuoso scenario alla storia. Il mare con la sua luce irradiante e la sua oscurità, gli infiniti orizzonti, il respiro del vento, la forza delle onde e il fragore delle tempeste.

«Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.»
Così parlava Jacques Cousteau, grande esploratore e navigatore francese che del mare ha fatto la sua vita.

Un pensiero che riporta fedelmente lo spirito di questo racconto, che parla di crescita, cambiamento, di rinascita e ricerca.


C’era la libertà. E anche la felicità. Una gioia sincera raggrumata in quegli istanti adrenalinici, la barca lanciata verso l’orizzonte, il vento alle spalle e il fruscio delle onde contro la chiglia. Era il suo universo perfetto, l’unica dimensione con cui volesse confrontarsi, la sola che la rendesse orgogliosa di sé, nella pienezza dei suoi diciannove anni.


È in questo passaggio che si racchiude l’essenza della protagonista di questa storia, Levante, a cui è stato dedicato il titolo dell’opera. Levante, come il vento che soffia da est, dove nasce il sole, tipicamente fresco e umido, portatore di nebbia e precipitazioni, soprattutto nello stretto di Gibilterra, luogo che sarà una delle tappe del viaggio di questo libro bellissimo.

Ed è in questa scelta che si condensa uno dei messaggi cardine della storia: la ricerca della libertà, ma anche l’impeto frustrante di chi non riesce a esprimersi, a farsi comprendere, a ricevere fiducia da chi ama ed essere quindi felice.
Un percorso tortuoso e difficile che combacia spesso con le dinamiche tipiche di chi è giovane e ancora inesperto, lasciando che siano l’irruenza e l’orgoglio a predominare i pensieri e le azioni. Levante si presenta così, senza sconti, una piccola guerriera irrequieta, fatta di mare e vento, alla ricerca della libertà e di sé stessa.


Aveva sbagliato ma c’era quel fuoco. Le bruciava dentro. Divorava la prudenza, il raziocinio, anche la volontà. Non avrebbe potuto fermarlo. Non voleva farlo. Non lo avrebbe fatto. Se lo avesse spento sarebbe morta.  


Il sogno, quello di diventare una skipper professionista, osteggiato da un padre protettivo. Il conflitto generazionale tra genitori e figli è una delle tematiche che offre questa storia. L’autrice delinea benissimo la complessità dei rapporti familiari, mostrando quanto sia difficile per un genitore lasciare spazio di espressione ai figli e quanto, d’altra parte, sia complicato per un figlio capire quanto l’assenza di sostegno alla realizzazione di un progetto personale celi spesso l’istinto irrefrenabile di protezione generato dall’amore più profondo.


In un mondo pieno di persone stabili lui era un cercatore. Non riusciva a stare fermo nello stesso luogo per più di un mese. E detestava la regolarità, le abitudini, l’assenza di stimoli e di cambiamenti.


Ryan è uno dei protagonisti maschili che ho apprezzato se non amato di più, tra le storie lette di Vera Demes. Un uomo e non un ragazzo, seppure appena trentenne, forgiato dal mare, calmo, rassicurante, riflessivo e al contempo coraggioso. Libero, capace di un equilibrio personale ben consolidato che gli permette di stare in pace con sé stesso, anche e soprattutto nella piena solitudine.

Spesso si dice che la solitudine può insegnarci più cose rispetto a qualsiasi compagnia. Nonostante siamo creature sociali che necessitano dell’interazione per crescere e imparare a vivere, il segreto sta sempre nell’equilibrio. Infatti, i momenti di solitudine sono essenziali per la nostra salute mentale; si tratta di momenti di calma e connessione interiore, proprio come accade a Ryan durante le sue traversate in solitaria.


Cercava la sfida perché non poteva farne a meno, perché solo così riusciva a comunicare con la parte più nascosta di sé.


Levante e Ryan, due emisferi opposti, due personalità così diverse da divenire simili perché è nell’amore per il mare e la voglia di libertà che trovano l’inizio della loro connessione.

La libertà di essere sé stessi, al di là delle etichette o dei comuni stereotipi di vita dettati dalla società.
Le persone capaci di disconnettersi da tutto quello che le circonda, dai giudizi e dalle aspettative che gli altri possono riversare su di esse, sono caratterialmente più libere, più creative e disposte a trovare nuove opportunità, come insegnerà Ryan a Levante.

Un messaggio che non si può non condividere e che fa respirare a pieni polmoni il corpo e la mente, regalando l’effetto lenitivo di acquisire questa consapevolezza e connetterci meglio con noi stessi. Una sensazione preziosa, che ci è particolarmente mancata negli ultimi due anni.

In un periodo difficile che sembra non avere fine, Vera Demes ha scelto di raccontare una storia dove la ricerca della libertà è portata all’estremo, in cui si respira il senso dell’avventura più intenso. Un libro capace di far immergere il lettore in luoghi, emozioni, sensazioni autentiche, col sale sulla pelle, il corpo sferzato dal vento e il rumore del mare che sfiora la chiglia della barca.


La bellezza di ciò che lo circondava, la luce che si scioglieva sull’acqua provocando arcobaleni, le nuvole candide che fluttuavano nel cielo assumendo forme sempre diverse lo portavano con costanza da lei, all’amore che aveva saputo ispirargli come un imprinting inalterabile.


Chiunque abbia avuto l’opportunità di vivere un’esperienza in barca a vela non potrà non riconoscere tra queste pagine i suoni e gli odori che si respirano durante la navigazione, richiamando il senso profondo di pace e libertà che annulla ogni emozione negativa, amplificando i sensi e riportandoci a contatto con la natura.

Il mare da sempre è un maestro di vita. Attraverso le sue profondità misteriose, i pericoli che nasconde, la sua enorme vastità e la sua grande forza insegna ad avere rispetto, riconoscere i nostri limiti, avere disciplina e umiltà, imparare l’attesa, adattandosi a ogni cambiamento.


Era una cercatrice. Proprio come lui. E il solo modo per placare l’energia che le scorreva dentro sarebbe stato lasciarle imboccare la sua strada, qualunque essa fosse.


Levante e Ryan, due cercatori, uniti dal viaggio e divisi dall’esperienza. Il loro viaggio li porterà alla scoperta di emozioni impensabili, così forti e travolgenti da mettere paura, così inspiegabilmente salvifiche da placare insicurezze, colmare vuoti, ampliare orizzonti emotivi inesplorati.

Un itinerario che infonderà loro fiducia e che consentirà ad entrambi di accettarsi ma anche di crescere, scoprendo nuove parti di sé, dotati del coraggio necessario a lasciare gli ormeggi e navigare in un oceano tanto sconfinato quanto insidioso. Come spesso è il vissuto di ognuno di noi.

Levante è una storia che fa bene al cuore, che permette di evadere completamente, anche grazie alla prosa magnifica di una scrittrice in grado di nutrire l’immaginazione del lettore con accurate descrizioni di scene, luoghi per non parlare di un linguaggio tecnico che definisce quanto l’amore per il mare e la conoscenza del mondo velico siano parte di sé stessa.

Ed è questo personale coinvolgimento a rendere questa lettura potente e coinvolgente: in ogni pagina si è presenti insieme ai protagonisti, in ogni dialogo e situazione.


Gli circondò il torace con le braccia sottili e vi appoggiò il viso per alcuni lunghissimi secondi. Poi si staccò e gli sorrise. «Grazie. Grazie di tutto questo». Ryan non le rispose. Si limitò a guardarla. E a placare quella sensazione improvvisa.


Vera Demes rapisce il lettore tra le impetuose onde del Pacifico, le pericolose raffiche di vento dell’oceano Atlantico, il cielo infinito del mare di Sardegna, gli esotici colori delle isole Azzorre, annullando la paura della solitudine e permettendo di respirare vita e libertà.

Dopo questo racconto credo che sognare sarà un viaggio più intenso e Windy Baby resterà per molto tempo impressa nel profondo di chi vorrà conoscere la sua storia.

Forse anche il grande Cousteau l’avrebbe letta, amandola profondamente:

“Il mare, una volta che ammalia, trattiene per sempre una persona nella sua rete di meraviglie.”

E noi di meraviglie parleremo sempre.

OVUNQUE PER SEMPRE di Vera Demes

OVUNQUE PER SEMPRE di Vera Demes

Titolo: Ovunque per sempre
Autore: Vera Demes
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Vanessa Floris è in piedi sull’orlo di un abisso.

Studentessa dei Parioli, una quotidianità spesa tra amici che non sono amici, vacuità, apparenza, sballo facile e un perenne senso di inadeguatezza, ha deciso di farla finita. Non c’è niente che la tenga agganciata alla vita, nessun sogno, nessun desiderio e tantomeno il rispetto per sé stessa. E così, una notte, decide di farlo.

Lanciarsi nel Tevere e annullare per sempre la paura.

Un gesto semplice.

Se non fosse per quel ragazzo. Capelli nerissimi, aria decisa e uno sguardo acceso che sembra capirla. Una luce tersa nel pozzo oscuro in cui sta precipitando.

Leon Alberti vive in periferia, lavora duramente e immagina di fuggire lontano, in bilico tra i sogni e la realtà. Lotta da sempre per ciò in cui crede e lo fa attraverso le immagini oniriche che scaturiscono dalle sue dita. Colori, forme, un grido di speranza che a poco a poco contagia anche Vanessa.

Lui è ribelle, solitario, carismatico e l’attrae come un magnete.

Condividere pensieri diventa facile e d’un tratto c’è qualcosa in cui credere e per cui lottare.

Una fuga tenace tra le strade d’Europa fino a Parigi, verso una libertà che sa costruire ideali.

Leon e Vanessa sono forza e istinto, un amore che divampa, che li nutre e li trasforma.

Ma poi qualcosa di terribile irrompe nel loro universo.

E, quando tutto sembra perduto, nel buio risuona una promessa, quella che Leon ha fatto a Vanessa il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Ovunque tu sarai io ci sarò.

L’unica certezza. Il ricordo di un sentimento perfetto.

Perché un sogno condiviso può cambiare il mondo.

Ovunque e per sempre.

RECENSIONE


Due volti che si sfiorano con le labbra avvolti da farfalle che incorniciano quello che sembra l’istante di una connessione perfetta, come fosse un momento rubato di rara intimità da ricordare per sempre. Una visione che rappresenta la suggestiva copertina di “Ovunque per sempre”, ultimo romanzo di Vera Demes, autrice capace di entrare nelle profondità dei cuori dei suoi lettori, avvolgendoli per farli vibrare come le ali di una farfalla in volo.

Animale meraviglioso, simbolo di leggiadria e libertà in realtà la farfalla ha un valore molto profondo e significativo grazie alla metamorfosi che racchiude in se la transitorietà della forma che lo conduce dalla condizione di bruco a quella di larva e infine di farfalla. Un processo che noi esseri umani ammiriamo da sempre per il significato intrinseco di trasformazione interiore, che mostra come si possa scavare dentro di noi per avviare un processo di ricostruzione, evoluzione. Un percorso di cambiamento che è indiscutibilmente connesso alla morte e alla rinascita, citando Herman Hesse:

 “ La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire. E’ un simbolo dell’anima. “ 

Un caleidoscopio di significati che portano all’essenza di questa storia.


Si fissò senza riconoscersi. Detestava ciò che stava vedendo. Gli occhi troppo grandi, il naso troppo lungo, la bocca troppo larga. E poi quel corpo imperfetto, la pancia, le cosce, i fianchi.

Era in trappola ma non poteva muoversi.


Fragile, insicura, intrappolata in una vita castrante, compressa da una famiglia inadeguata, così conosciamo la protagonista femminile di questo romanzo, Vanessa, racchiusa in se stessa come un bozzolo di farfalla, da cui prende lo stesso nome e la medesima indiscutibile bellezza. Una meraviglia della natura dalle ali screziate di marrone, arancione e bianco impreziosite da macchie color indaco che può ingannare da fuori per la sua perfezione  , come lei dalla vita privilegiata e invidiabile che in verità nasconde vuoti incolmabili e sostenibili per una giovane ragazza di vent’anni.


Si faceva schifo. E lo specchio raccontava questo. Lo specchio era verità. Lo specchio non poteva mentire.


Quanto si può resistere alla sofferenza prima di deporre le armi? Quando arriva il momento di dire basta al dolore? Può finire tutto in un attimo se si decide di non avere più motivi per vivere, come accade a Vanessa in una fredda sera di capodanno. E nel momento in cui Vanessa sta per spiccare il volo per lanciarsi nel buio della notte una voce, un richiamo sopraggiunge improvvisa , e il destino si fa vivo spalancando una porta che si pensava serrata a chiave per sempre.


Leon si avvicinò di un altro passo e poté osservarla da vicino. Una ragazzina magra e tremante, i capelli neri e lisci sul volto ovale, le gambe lunghe come quelle di un trampoliere, un profumo di fiori mescolato a quello di sigaretta e alcol.


Un lupo solitario, un animale notturno abituato a muoversi nell’oscurità per fuggire ad una vita difficile, fatta di sogni infranti, abbandoni troppo dolorosi e troppo precoci da elaborare, un miscuglio di paure e delusioni acuite da una voglia di riscatto irraggiungibile.

Un ragazzo in fuga perenne da se stesso, immobilizzato da paure interiori che svaniscono al calare del giorno, quando la notte diventa la dimensione perfetta per trasformarsi in qualcun altro. È di notte che Leon va alla ricerca di se stesso, connettendosi con la sua parte più intima e divenendo “Sword”, un combattente dalla spada affilata e tagliente, un writer dalle doti creative potentissime Capace di ferire ma anche di incidere la pietra, un resiliente.


Era per questo che continuava a dipingere sui muri. C’era il bisogno di uscire allo scoperto rivelando emozioni ma anche di gridare un dissenso profondo, la ribellione senza confini, la lotta per ciò che era giusto, per la serenità, la pace di un universo accogliente in cui vivere senza minacce.


I graffiti consentono a chi li crea di esprimere delle emozioni e dei pensieri, rendendoli accessibili a tutti ma conservando , se si vuole, il totale anonimato come fa Leon, di notte rischiando di sconfinare il limite del lecito. Un gioco pericoloso ma che per lui è linfa vitale per sentirsi bene, connettersi con se stesso e il mondo, scaricando le sue frustrazioni, comunicando sogni e bisogni.

Vanessa e Leon sono due anime impantanate che seppur provenienti da realtà opposte si riconoscono percependo lo stesso senso di inadeguatezza, sentendosi fragili allo stesso modo, sopraffatti dal terrore di inseguire e meritate di realizzare i propri sogni.

A questo riguardo, particolarmente toccante il legame di Leon col padre, una figura tanto malata nel corpo quanto luminosa nell’anima che pur nella sua visibile precarietà fisica spicca con coraggio  offrendo messaggi di commuovente speranza al figlio:


«Ciò che ti rende uomo è la capacità di sognare. Non devi e non puoi rinunciarci». Ermes lo soppesò con tenerezza. «E cerca di aprirti al futuro, di sorridere di più, di crederci… che la tua vita possa cambiare».


Due ragazzi distanti in tutto ma che si troveranno connessi irrimediabilmente e uniti da un legame che li metterà in viaggio alla ricerca della libertà, quella di ricominciare a vivere. Una rinascita che richiederà una trasformazione progressiva, una metamorfosi catartica.

Vera Demes consegna ai suoi lettori un romanzo di crescita intenso, che alterna momenti di immobile buio con una crescente evoluzione personale dei due protagonisti.

“Ovunque per sempre” è la promessa che Vanessa e Leon si fanno durante uno dei momenti più belli della storia e che richiama quanto nello spazio e nel tempo si possa trovare la forza di uscire dal buio, quanto un amore possa essere salvifico.

Un’opera che non si può non leggere con la speranza che in ognuno di noi si possa scavare per cercare anche nei momenti più difficili il momento e l’opportunità giuste per rinascere trasformandoci.


C’era quella sintonia, la similitudine dei loro universi opposti, la speranza che li conteneva in un bozzolo caldo, il mondo lontano, la voglia di parlarsi con gli occhi.


In questi anni difficili che sembrano non finire mai abbiamo sempre più bisogno di trovare dentro di noi la bellezza di rinascere e liberare le nostre ali verso tutti i sogni che dobbiamo ancora raggiungere.

Grazie Vera di questa storia. Ne avevamo bisogno.

AMOR FUGIT di Vera Demes

AMOR FUGIT di Vera Demes

Titolo: Amor fugit
Autore: Vera Demes
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 22 Novembre 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Imprevedibilità è una parola che Oliver Walton, brillante e stimato archeologo, non include nel proprio vocabolario. Ogni cosa ha una collocazione, ogni attività è programmata e decisa, niente è lasciato al caso. Così, quando il Mallory Institute of Archaeology della Brown University viene coinvolto nel Grande Progetto Pompei sotto la sua guida esperta, vi si dedica con rigore e abnegazione. Oliver non conosce incertezze ma non ha fatto i conti con gli occhi intensi di Clorinda Bentivoglio, giovane antropologa che studia le vite del passato come se ne facesse parte. Lui non sa abbandonarsi ai sentimenti, lei è istinto che brucia appassionato. Esistenze perdute, voci lontane, tracce di antichi amori soffocati dalla violenza di un evento ineluttabile. Senza accorgersene Oliver e Clorinda si inoltrano in un luogo in cui è possibile essere sé stessi e in cui ogni certezza sembra svanire assumendo nuove, straordinarie e inaspettate forme. Nella struggente malinconia delle rovine pompeiane, nei chiari di luna sul mare di Ravello e nelle albe tenui piene di parole non dette, niente sembra più lo stesso. Ma oltre alle vestigia logorate dal tempo esiste la realtà che non fa sconti a nessuno. Oliver lo sa. E Clorinda deve accettarlo. Eppure il passato può rivelare l’essenza più profonda di noi, ciò che abbiamo perduto. Un privilegio. Un attimo rubato e incorruttibile.

L’amore fuggito che vince su tutto. Per l’eternità.

RECENSIONE


Dal primo momento in cui aveva messo piede tra quelle rovine e percepito l’energia vitale che vi era stata racchiusa per centinaia di anni non era riuscita a distaccarsene. Ogni volta era un affastellarsi di sensazioni violente, una strana commistione di stimoli che la trasportava lontano, in un altrove in cui riusciva a liberare la sua essenza più profonda. Il passato le parlava e le raccontava emozioni.


In questa citazione si racchiude il senso profondo di questa storia. Individuarla non è stato facile, lo ammetto, perché Vera Demes ha il dono di scrivere romanzi come fossero lunghe e sospiranti poesie, in cui semplici frasi si rivestono di versi evocativi grazie ad una prosa raffinata e dal sapore antico.


A Pompei contava il cuore. E ci sarebbe stato silenzio. Per chi il cuore non ce l’aveva mai avuto. Proprio così.


Pompei, luogo intriso di storia e ricco di spiritualità, fa da sontuosa cornice ad un libro tra i più belli letti quest’anno. Un posto mistico che ho visitato pochi anni fa e che ho rivissuto grazie alle pagine di questa storia, ripercorrendo le sue silenziose vie, i suoi scorci senza tempo, lasciandomi guidare dalle tracce preesistenti ed immergermi così nelle rovine di una civiltà che ha lasciato qui uno dei suoi segni più evidenti.

Un posto immutato nel tempo che testimonia una delle più immani tragedie avvenute nella storia, così devastante da cancellare in pochi istanti la vita dei suoi abitanti ma lasciandone tracce così profonde da cristallizzare nel tempo la morte e anche la vita stessa. Un dramma che ha fatto risorgere dalle ceneri un passato che sembra ancora oggi vivo, eternamente presente.

E’ qui che si intrecciano i destini dei due protagonisti, Oliver, archeologo americano dal piglio scostante e intransigente, e Clorinda, giovane antropologa italiana appassionata di storia antica, dolce e caparbia.

Profondamente distanti, per estrazione sociale, età, esperienza e sogni da realizzare, l’amore per l’archeologia e per Pompei è l’unico legame ad unirli, con quella passione per la scoperta di rovine che hanno ancora molto da raccontare.


L’archeologia era un settore competitivo, un ambiente in cui gelosie, ritorsioni e ripicche erano all’ordine del giorno. Era difficile ma poi c’era la magia di riportare alla luce ciò che era stato nascosto dai secoli, civiltà sepolte, segreti custoditi dal tempo, le origini dell’umanità che potevano rivelare l’essenza della vita.


Il ritrovamento di un raro manufatto, inconfondibili citazioni lasciate a memoria sui muri, tracce indelebili di un antico affresco costituiranno l’inizio di un intenso viaggio che li coinvolgerà inesorabilmente. Un percorso intimo e commuovente che li unirà sempre di più, fino a far rovesciare i ruoli tra l’esperto professore e l’inesperta dottoranda.

A guidare la scoperta non basteranno la competenza di lui perché a fare la differenza saranno proprio il talento e l’innato istinto di lei, tanto giovane quanto in grado di ascoltare come nessuno le voci dal passato, per interpretare segni, scorgere significati al di là dell’apparenza e percepire vita laddove tutto sembra immobile, perduto.


Perché Clorinda Bentivoglio aveva un dono speciale, quello di vedere oltre, l’istinto capace di guidarla attraverso gli strati del tempo rivelandole la vita nel momento esatto in cui era stata vissuta.


Pompei acquisisce le sembianze di una dimensione spirituale, in cui i due protagonisti perdono il senso del tempo quasi come fossero vittime di un potente incantesimo innescato dal passato per unire i loro destini, portandoli alla scoperta di un’antica e struggente storia d’amore, tra una giovane promessa sposa e un gladiatore. Due segreti amanti che ritorneranno in vita per divenire protagonisti anch’essi di questa storia grazie ad un mosaico di ritrovamenti testimoni del loro amore clandestino.

Una magia che prende vita pagina dopo pagina, in un susseguirsi di emozionanti scenari del passato che compenetrano il presente fino a rivelare un sentimento che travolgerà entrambi. Un rinvenimento tanto prezioso quanto fragilissimo, come i delicati pezzi di un reperto antico da tenere insieme.

Quanto è difficile lasciarsi andare ad un sentimento totalizzante se si è emotivamente impreparati?

Oliver e Clorinda si troveranno a percorrere un itinerario ignoto, in alcuni tratti stretto come gli oscuri vicoli di Pompei e in altri magnifico come la vista su un giardino fiorito nascosto da antiche mura. Una strada in cui la ragione non conta più, bensì sarà l’istinto a guidare e predominare il loro viaggio, così travolgente da placare dubbi, dimenticare incertezze e modificare priorità

La bellezza della lettura è quella di perdersi nel tempo e nello spazio, facendo proprie le vite dei personaggi. “Amor fugit” me lo ha permesso, facendomi vivere l’incanto e lo stupore di un amore passato e toccante, come quello della giovanissima Claudia e il suo tormentato amante Ottaviano, così forte da oltrepassare il tempo fino a riprendere vita nel sentimento che nasce tra Clorinda e Oliver.


Per lei l’amore era altro. Erano i versi latini che narravano di antichi amanti, emozioni struggenti e tormentate che aveva percepito con nitidezza studiando gli affreschi delle abitazioni di Pompei, passeggiando tra corridoi e stanze, disorientata dalla sensazione che ancora ci fosse vita, che tra le pietre sconnesse del passato permanessero le parole, gli sguardi, le carezze, gli abbracci, la vividezza dei sentimenti di chi vi aveva vissuto e amato senza riserve.


Grazie a questa storia, ho rivissuto l’esperienza di essere a Pompei tra le sue antiche rovine, le sue strade rimaste lastricate come un tempo, quando erano piene di vita. Un passato che non si può dimenticare, solo alla vista dei calchi che hanno testimoniato in modo straziante gli ultimi istanti di vita di intere famiglie, di amanti sfortunati, di animali indifesi.

Un luogo unico al mondo, sovrastato dalla tetra cima che si staglia in cielo, simbolo dell’ineluttabilità del destino, ma anche animato dai resti di una vita risorta dalle sue rovine e che continua ancora oggi a parlarci. Un monito che ricorda il destino di una civiltà e in senso assoluto anche il divenire e il trapassare.

Un libro meraviglioso, che conferma la bravura di questa autrice a connettere luoghi con l’anima dei suoi protagonisti, amplificando le loro emozioni e donando magia alla storia d’amore. Una sensazione profonda mediante cui Vera Demes trasmette ai suoi lettori l’importanza che alcune ambientazioni rappresentano per lei, non solo per l’accuratezza delle descrizioni ma soprattutto per la magia di cui li riveste, come è successo nel suo ultimo romanzo, “Breath” un viaggio on the road ricco di ambientazioni indimenticabili che pervadono di significato l’amore dei due giovani protagonisti.

“Amor fugit”, l’amore fugge, ma il vero amore sopravvive anche allo scorrere del tempo. Il cuore è un palpitare di emozioni dove il tempo sembra essersi fermato.

Una lettura che avvolge lo spirito di chi legge, toccando gli angoli più nascosti dell’anima, ricordandoci come in un mondo frenetico e vorace come il nostro, dove tutto corre senza spesso lasciare traccia, sarebbe bello ritornare a contemplare, ascoltare e seguire l’istinto per indicarci la via, nella speranza che sia l’amore a salvare, sempre, fino a superare il tempo.

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BREATH-NEL TUO RESPIRO di Vera Demes

BREATH, NEL TUO RESPIRO di Vera Demes

Titolo: Breath, nel tuo respiro
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 1 Luglio 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Mi basterà un respiro per dirti che ti amo. Un fremito d’aria tra le mie labbra che sfiorano le tue.


Un furgoncino azzurro, una tavola da surf caricata sul tetto, un ragazzo biondo e un cane esuberante.

L’incontro tra Camilla Cipriani ed Evan Cornell avviene così, un pomeriggio di fine luglio, sulla spiaggia ventosa di Nazaré, in Portogallo.

Lei studia Giurisprudenza a Bologna, è cresciuta senza scossoni, ha paura di tutto e cerca di pianificare ogni aspetto della sua vita, lui è americano, ascolta vecchie canzoni, legge poesie e viaggia per l’Europa con una videocamera.

Una diffidenza iniziale, la voglia di libertà e un viaggio che cambierà le loro vite.

Da Lisbona a Bilbao, da Madrid a Cadice, da Barcellona alla Camargue fino all’Italia.

Percorsi struggenti in spiagge a perdita d’occhio, tra onde roboanti, barrios antichi, dimore arabeggianti, distese di lavanda e villaggi sperduti nell’afa estiva.

Un bilancio di memorie che parla di gioia e di bellezza.

Ma se la realtà irrompe senza riguardo, un sentimento appena sbocciato può uscirne a pezzi.

Evan è impulsivo, figlio di un orgoglio che lo ha sempre messo nei guai. E Camilla ha imparato che affezionarsi può far male.

Nei silenzi ostinati tutto sembra perduto.

Eppure qualcosa è cambiato.

Nell’ora dorata di un pomeriggio d’estate la vita si è svelata insieme all’amore.

Un piccolo istante di felicità, lieve come un respiro. Eppure tenace. Più del destino.

RECENSIONE di Alessia


Amo viaggiare, per me è sempre stata necessità e lo è tutt’ora. Viaggiare significa sperimentare, scoprire, adattarsi e cambiare. Sì, il cambiamento forse è la parte più affascinante di questa esperienza che fa della vita un percorso difficile che spesso offre anche l’opportunità di capirci meglio e trovare la nostra vera identità, nascosta sotto strati di maschere, abitudini, paure, fragilità. E proprio il viaggio è il tema centrale di questo libro, “Breath, nel tuo respiro”, in cui l’autrice Vera Demes si è superata al di là di ogni previsione, scrivendo un romanzo intenso, poetico, struggente, a mio avviso un capolavoro indimenticabile.

Evan e Camilla ne sono i due protagonisti, così intensi e veri da restare addosso come il sale sulla pelle fino a lasciare il profumo del mare per ricordarci la magia dell’estate, un insieme unico di sensazioni e sentimenti.
Mai come in questo romanzo l’essenza di questa stagione così desiderata amplifica il suo significato: sole, caldo, notti all’aria aperta a guardare le stelle, tramonti dai mille colori e quell’immensa voglia di libertà che si propaga con la spensieratezza della giovinezza, rendendo ogni attimo eterno ed innamorarsi perdutamente può essere facilissimo.
Mai come in questo romanzo il viaggio assume la forma di un’esperienza di vita, immergendo il lettore in una nuova realtà, in cui le comodità sono bandite ed uscire dalla propria comfort zone diventa una necessità, dimostrando che è proprio quando si affrontano e superano le difficoltà che la strada ci mette davanti che si sta vivendo davvero.

Un bellissimo viaggio on the road, ambientato tra le meravigliose coste del Portogallo e quelle della Spagna settentrionale, che farà incontrare due ragazzi, entrambi giovani ma con approcci alla vita diametralmente opposti.
Camilla, ventiduenne studentessa italiana, in viaggio con due amiche e poco avvezza a cavarsela da sola:


Non si era mai preoccupata di niente. Non aveva mai mosso un dito. Si era fatta trasportare qua e là con leggerezza, una principessina indolente intenta a guardare il mondo da un oblò.


Evan, video maker californiano e surfista per passione, in viaggio per l’Europa da qualche mese con un furgone in compagnia dell’amato cane e l’inseparabile tavola da surf:


Lui era un danzatore. Un ballerino che sapeva attraversare l’inferno in equilibrio sulla sua tavola da surf.


Evan che ama vivere libero, che vive ogni giorno come fosse l’ultimo, con un animo romantico e dallo spiccato orgoglio; Camilla che si sente inadeguata, oppressa dalle aspettative degli altri e dalla paura di sbagliare, che non riesce a lasciarsi andare e non si fida di nessuno.

Intorno a loro la natura e il mare, le spiagge e un cielo senza fine, luoghi in cui perdersi sarà catartico. Entrambi in viaggio ma per motivi diversi, fino a che il destino metterà sulla stessa strada fino a trascinarli in mare, in mezzo alle irruente onde dell’oceano, per poi cambiarli per sempre.


E surfare lo aveva sempre aiutato a comprendere ciò che in apparenza non aveva spiegazione. Cavalcare le onde su una tavola da surf era più facile che porsi domande o lasciare che la testa iniziasse a scavare percorsi labirintici, una circolarità malata che attentava ogni giorno al suo autocontrollo rendendo difficile persino respirare.


Si dice che il surf possa divenire una struggente ragione di vita, fisicamente estenuante e intrisa di gioia. La ricerca errante della cresta d’onda perfetta, che inonda di attesa e pompa adrenalina, implica però un profondo rispetto della natura. Il rapporto con l’oceano è un processo lungo che va costruito con il tempo, adattandosi alle cadute, alla mancanza di ossigeno per allenarsi ad avere a che fare con l’imprevedibile, come può capitare nella vita.


Ogni giorno una rivelazione, immagini capaci di riconnetterlo a ciò che era importante, lezioni di vita, fotogrammi di esistenze semplici, la natura sullo sfondo e l’insegnamento più grande. Vivere senza respiro, assaporando l’attimo.


Tutto sta nel pensare a che cosa farà poi l’oceano: essere nel posto giusto, sulla costa giusta al momento giusto. Ma anche nel punto esatto in acqua per comprendere il posto, fino a che l’ambiente diventa quasi un’estensione anatomica del surfista.


Un crepuscolo dorato si stava spegnendo sull’oceano irrorandolo di luce. Era incredibile quanto i colori fossero netti in quel momento. Sembravano di vetro. Sarebbe durato pochi secondi. L’attimo sospeso in cui quel fulgore rossastro avrebbe tracimato oltre la linea netta color piombo e poi si sarebbe spento lasciando il posto a una quiete irreale e a un volo arruffato di gabbiani in cerca di un riparo.


A fare da sontuosa cornice a questo romanzo le ambientazioni, descritte con poesia e accutarezza, in cui la natura sovrasta indiscussa il viaggio di Evan e Camilla, alla scoperta di spiagge e scogliere meravigliose oltre al magico fascino delle città europee che guardano la costa atlantica, come Lisbona e Bilbao, piene di storia e tradizione.

Infine, come sempre, la magnifica prosa di questa autrice dal talento raffinato che regala attimi di intensa suggestione a questo viaggio, consentendo al lettore di divenirne parte, coinvolgendo i sensi, come la vista per scrutare ogni vicolo, l’olfatto per respirare il profumo del mare e l’udito per sentire il frinire dei grilli.

“Breath, nel tuo respiro” è un’esperienza sensoriale, un inno alla vita e alla ricerca della nostra essenza tramite un viaggio introspettivo che insegna a lottare per i propri sogni, godere sempre di ogni istante, vivendo ogni attimo come fosse l’ultimo.
Una storia romantica, commuovente, che solca il mare come una tavola da surf sfiorando leggera la cresta dell’onda e lasciando la scia profonda della pinna, fino a far raggiungere l’estasi, l’attimo in cui si entra in sintonia con il mare connettendoci con noi stessi, con lo sguardo all’orizzonte pieni di gratitudine e speranza.


In fondo anche la vita era così. Un galleggiare precario in equilibrio su una tavola da surf. Il segreto era tenere il ritmo, assecondare il tempo, il vento, il moto, la forza e la velocità.


Mi auguro che questa autrice non smetta mai di scrivere, perchè c’è bisogno di storie così, capaci di dare alla lettura un senso più alto, quasi fosse un viaggio mistico che trascina via in una dimensione speciale in cui luoghi, ricordi, sensazioni, vissuti, siano essi sconosciuti o dimenticati, prendono nuova vita ampliando il nostro respiro e riportarci alla realtà migliori di prima.

Grazie Vera Demes, mi hai ricordato quello in cui credo profondamente: “Leggo per non smettere mai di viaggiare.”

RECENSIONE di Sara


Sono sicura che ognuno di voi, durante l’impegnativo anno di lavoro appena trascorso, ha desiderato almeno una volta di stare in vacanza, lontano dallo stress e dalle pressioni quotidiane.

Questo è il libro adatto allo scopo, dalla comodità del mio divano infatti mi ha trascinata in un’avventura unica nel suo genere.

Vi va di provare?

Chiudete gli occhi, fate un bel respiro e sentirete il calore di una storia che profuma d’estate, forte e coraggiosa come i suoi protagonisti.

Evan è americano, e a bordo di un furgone azzurro gira le più belle spiagge europee per fare surf e raccogliere filmati utili al suo lavoro di videomaker.


Sperò che la videocamera riprendesse tutto, anche se le immagini non avrebbero mai potuto sostituire la realtà.

Quella consapevolezza.

Il qui e ora.

Esserci.

Vivere.

Soffrire.

Il surf era questo.

Morte e resurrezione.

Ogni volta.

Fottendosene di tutto.


È abituato alla libertà, a mordere la vita godendo di ogni momento, per lui non ci sono regole ma solo giornate da vivere a pieno cavalcando ogni volta un’onda più alta.

Camilla è italiana, si trova in Europa in vacanza consapevole di non essere a proprio agio, lei abituata ad avere regole, lei con troppe paure da superare generate da una vita che giorno dopo giorno sente di dover cambiare.


Sarebbe bastato un po’ di coraggio, solo un po’, e la vita avrebbe potuto diventare bellissima, regalarle spirargli di verità, la stupefacente armonia di quel paesaggio selvatico e struggente, la perfezione del creato, la sua giovinezza che chiedeva solo di esprimersi libera, senza condizionamenti e senza paure, seguendo i sogni e i desideri inviolati.


Le storie dei due ragazzi si incrociano all’improvviso, e inevitabilmente si uniscono trasformandosi in un’avventura unica che diventerà un vero e proprio bagaglio di vita.

Come in ogni opera a cui Vera Demes ci ha abituati, anche stavolta vi troverete davanti ad un libro capace di regalarvi molteplici emozioni tutte diverse tra loro, ma soprattutto leggerete una storia pura, qualcosa da vivere dimenticando tutto il resto e facendone tesoro.


Lasciati andare, vivi senza freni e cerca di essere felice.


Il calore delle spiagge assolate, il profumo del mare, il fascino di un’estate che sa di libertà si percepiscono fin dalla prima pagina e vi assicuro che vi accompagneranno per tutta la lettura lasciandovi la voglia di fare i bagagli e partire immediatamente.

La cover, con il suo perfetto tripudio di colori arricchisce il libro ed è uno stupendo biglietto da visita per qualcosa di indimenticabile.

Sembrerà una frase fatta, ma questa storia mi ha trasmesso da subito che la vita è una sola e va vissuta a pieno, ridendo, piangendo ma soprattutto amandola; accogliendo ogni difficoltà con la giusta forza utile a trasformare il pianto in sorriso e la tristezza in gioia.

Perché vivere davvero significa non lasciare niente al caso seguendo i desideri del nostro cuore, solo così nulla potrà finire, ma restare gelosamente conservato nel meraviglioso cammino della nostra esistenza.


Programmare il futuro era uccidere l’istinto. E lei lo aveva sempre fatto. Ammazzare le pulsioni per evitare di bruciarsi. I salti nel vuoto erano spaventosi se non si sapeva dove atterrare. Ed Evan era un salto nel vuoto.


Evan e Camilla si prendono per mano, e insieme imparano a mettersi in gioco dando la possibilità alla gioia di vincere sulla paura che per troppo tempo ha fatto vivere loro qualcosa che non li rispecchiava a pieno.


Viveva e basta, assaporando l’attimo, cercando di vincere le sue paure, riprendendo il contatto con la parte più profonda di sé e con i suoi desideri più intimi.


Il mio augurio più grande è che la loro forza diventi la nostra, e che ognuno di noi possa cogliere il bello nel dono prezioso della vita, che per quanto complicata e a tratti impossibile è la cosa più perfetta che possediamo.

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SEGNALAZIONE – BREATH-NEL TUO RESPIRO di Vera Demes

SEGNALAZIONE – BREATH-NEL TUO RESPIRO di Vera Demes

Titolo: Breath-Nel tuo respiro
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 1 Luglio 2021
Editore: Self-publishing

TRAMA


Mi basterà un respiro per dirti che ti amo. Un fremito d’aria tra le mie labbra che sfiorano le tue.

Un furgoncino azzurro, una tavola da surf caricata sul tetto, un ragazzo biondo e un cane esuberante.

L’incontro tra Camilla Cipriani ed Evan Cornell avviene così, un pomeriggio di fine luglio, sulla spiaggia ventosa di Nazaré, in Portogallo.

Lei studia Giurisprudenza a Bologna, è cresciuta senza scossoni, ha paura di tutto e cerca di pianificare ogni aspetto della sua vita, lui è americano, ascolta vecchie canzoni, legge poesie e viaggia per l’Europa con una videocamera.

Una diffidenza iniziale, la voglia di libertà e un viaggio che cambierà le loro vite.

Da Lisbona a Bilbao, da Madrid a Cadice, da Barcellona alla Camargue fino all’Italia.

Percorsi struggenti in spiagge a perdita d’occhio, tra onde roboanti, barrios antichi, dimore arabeggianti, distese di lavanda e villaggi sperduti nell’afa estiva.

Un bilancio di memorie che parla di gioia e di bellezza.

Ma se la realtà irrompe senza riguardo, un sentimento appena sbocciato può uscirne a pezzi.

Evan è impulsivo, figlio di un orgoglio che lo ha sempre messo nei guai. E Camilla ha imparato che affezionarsi può far male.

Nei silenzi ostinati tutto sembra perduto.

Eppure qualcosa è cambiato.

Nell’ora dorata di un pomeriggio d’estate la vita si è svelata insieme all’amore.

Un piccolo istante di felicità, lieve come un respiro. Eppure tenace. Più del destino.

TEASER


Lei era vita, un corpo flessuoso fatto per l’amore, la luce indomita che le brillava sul viso, gli occhi salvifici che avevano la dolcezza di un bacio senza fine.

DREAMERS, L’AMORE CI SALVERA’ di Vera Demes

Dreamers

DREAMERS, L’AMORE CI SALVERA’ di Vera Demes

Titolo: Dreamers, l’amore ci salverà
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 26 Marzo 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Nel cuore che trabocca l’amore è la risposta. Dolcezza, tu sei la porta dei miei sogni.


Caleb sogna la terra promessa, Lea vuole vivere nei boschi, Luke spera di diventare un quarterback professionista, Jasmine immagina di non doversi più vergognare di ciò che è.

Nella valle dorata di Sunset Swallow, Contea di San Diego, California, quattro ragazzi vivono di sogni, ingabbiati in un presente che li soffoca, in un universo che non li capisce, nella realtà che ha la durezza di un risveglio forzato.

Tra orizzonti sconfinati e vallate a perdita d’occhio, nel silenzio sospeso di canyons profondi, nei paesaggi infiniti in cui riposano antiche leggende e in cui la vita si fonde con il respiro della natura, Caleb, Lea, Luke e Jasmine si muovono sull’orlo di un baratro scoprendo una dimensione in cui essere sé stessi.

Ma la realtà non ammette debolezze.

L’incertezza, la paura di decidere, il coraggio di ideali impossibili, l’ostinazione della giovinezza.

Alla fine è la fine.

Eppure gli ideali valgono più delle ingiustizie e di un destino già deciso.

L’esercito dei sogni si mobilita con l’arma dell’amore.

Ed esserci diventa l’unica salvezza. Esserci gli uni per gli altri. A dispetto di ciò che vuole il mondo.


RECENSIONE di Alessia


«I sogni possono indicarci la strada»


Parlare di sogni può essere un argomento spinoso, soprattutto oggi che le nostre vite sono pervase da un profondo pessimismo, grazie al quale razionalità e disillusione rubano sempre più spazio all’immaginazione.

Si dice spesso che sognare sia un lusso per pochi eletti. A volte però non c’è niente di più salvifico che possa restituire speranza, se non avere il coraggio di osare e credere ai propri sogni.

E se a raccontare la bellezza dei sogni è una scrittrice profonda come Vera Demes, la magia è possibile, sognare si può e farlo diventa uno dei regali più preziosi che ci si possa concedere.

Luke e Jasmine, Caleb e Lea sono i protagonisti di una storia meravigliosa.
Quattro giovani ragazzi che provengono da due dimensioni di vita antitetiche ed in eterno contrasto, ovvero l’emarginata riserva indiana di Sunset Swallow e il ricco quartiere di Eaglewood a La Jolla, San Diego.

Due mondi non solo diversi culturalmente ma in lotta perenne tra loro, coinvolti in un conflitto antico radicato nella storia e nel tempo, acuito da un feroce razzismo, che fonda le sordide basi nel mantenere invisibile e subordinata una minoranza vittima di odio e pregiudizio, quella dei nativi americani.

Eppure queste due coppie di fratelli, così apparentemente distanti, hanno qualcosa che li accomuna così tanto da renderli vicini, simili, complementari.
Questi ragazzi sono quattro sognatori, con diverse aspirazioni e attitudini, ma animati dallo stesso potente spirito in grado di oltrepassare i confini delle proprie origini, i dettami della propria famiglia.

C’è chi sogna ma non ha il coraggio di realizzare i propri progetti, chi di coraggio ne ha troppo ma aspetta il momento giusto per riscattare qualcosa di perduto, c’è invece chi vuole liberarsi per essere felice e vincere un destino già scritto e chi sogna di smettere di avere paura.

Quattro vite che si intrecciano inconsapevolmente per creare un meraviglioso caleidoscopio di tonalità sfumate ad arte, come spesso accade nella vita reale, in cui i chiaro scuri predominano sulle tinte nette.

“Dreamers” offre una storia profonda, emozionante, in cui i colori della natura sono multiformi, cangianti come i pensieri e le azioni che ci guidano nella vita. Colori dai contorni quasi mai netti, spesso ombreggiati, che ci definiscono fino a farci immedesimare nelle esitazioni di Luke, nella fierezza di Caleb, nella solitudine di Lea o nell’orgoglio di Jasmine.

La terra promessa dei Kumeyaay rappresenta la metafora magnifica del luogo in cui realizzare i propri sogni, ed essere felici, superando l’odio, l’ingiustizia, l’assenza totale di valori, l’inettitudine e la paura.
Una valle dai poteri magici che con i suoi panorami mozzafiato incita a preservare la bellezza della natura come bene assoluto, quello che ci è offerto e che è nostro dovere salvaguardare, come lo sono i nostri sogni, le nostre aspirazioni.


Perché in quella valle c’erano l’anima e il sangue, le radici di un popolo, la libertà e il riscatto. Quella era la loro terra. La terra promessa. Avrebbero dovuto riprendersela ritrovando ciò che gli anziani chiamavano wani. Il soffio dell’anima. Per non morire.


Un universo selvaggio fatto di cielo, nuvole e vento che sovrasta impetuoso su quattro giovani ragazzi alla ricerca di loro stessi, impegnati ad affrontare un percorso tortuoso come un fiume in piena, profondo come le gole del canyon della valle, in cui paure e radicate convinzioni saranno ostacoli quasi insormontabili da superare.


L’amore era la salvezza. L’unica chiave per aprire la porta dei sogni.


La forza motrice che darà a loro il coraggio necessario per intraprendere questo viaggio sarà l’amore, quello più travolgente che nasce all’improvviso e che salva, per offrire l’opportunità di essere felici e raggiungere la terra promessa, quella dove i sogni sono alberi imponenti, le speranze hanno la forma delle nuvole e gli ideali volano alti nel cielo insieme alle aquile.

Un libro in cui la trama è anche veicolo sapiente per offrire spunti di riflessione su temi delicati e difficili ma purtroppo molto attuali come emarginazione, razzismo e ingiustizie sociali ai danni di una minoranza che ancora oggi vive ai margini della società americana, che poco ha fatto per integrare e restituire dignità ad un grande popolo, ricco di tradizione e storia.

Lo stile narrativo è poetico ed evocativo, a conferma del grande talento di Vera Demes di raccontare una storia meravigliosa come “Dreamers”, tanto unica da avere la potenza di un romanzo e la grazia di una poesia.


Perché Caleb non era solo il ragazzo dei suoi sogni. Lui era il giorno e la notte, la felicità sbocciata in un fiore, l’essenza della natura racchiusa nelle vallate di Sunset Swallow, le rocce vermiglie di Windtalk Rock come giganti gentili nel blu del cielo e nella forza delle nuvole. Lui era il tutto. Era il sangue che le scorreva dentro, la visione di un futuro migliore, la pace, l’allegria, il sesso, la fame, la sete, l’universo. Caleb era il suo io più segreto. Faceva parte di lei.


Luke, Jasmine, Caleb e Lea con l’Esercito dei sognatori di Sunset Swallow resteranno a lungo dentro di me:


Vivevano d’istinto. Sogni, tanti sogni. E poi le nuvole. E poi il vento. E poi il sole sulla testa. E un cielo immenso. Proprio dentro al cuore.


Un messaggio intimo di speranza che fa bene al cuore, e di cui abbiamo particolarmente bisogno in questo momento.

RECENSIONE di Sara

Per parlare al meglio di questo libro bisogna iniziare dal titolo, una storia che parla di sogni dedicata ai sognatori; per leggerlo e viverlo nella maniera migliore, dovrete essere pronti a liberarvi da tutto e permettere alle pagine di trascinarvi dentro qualcosa di veramente unico. 

Ci troviamo in America, a san Diego, dove quattro anime pure ma tormentate lottano per trovare il loro posto nel mondo. 

Lea e Luke sono fratelli, vivono nel ricco quartiere di Eaglewood e appartengono ad una famiglia benestante; apparentemente hanno tutto quello che desiderano, ma solo i loro sogni riescono a portarli lontano da una vita soggiogata dall’arroganza del padre che li opprime e li sottomette alle sue volontà. 

In contrapposizione Caleb e Jasmine, fratelli a loro volta, sono spiriti liberi di sognare ma oppressi dal giudizio crudele di chi li perseguita badando solo alle apparenze. 

I due ragazzi infatti sono nativi di una tribù indiana, e vivono nella riserva di Sunset Swallow, un paradiso incontaminato dove si trovano a subire senza poter reagire le continue ingiustizie degli abitanti delle terre confinanti. 

Riescono anche se a fatica a tenere lontani il loro arrivismo e i giochi di potere, difendendo le loro case come qualcosa di davvero prezioso. 

E’ triste pensare come ancora oggi queste persona siano vittime di continui soprusi razzisti, solo per la loro diversa etnia o perché non vengono ritenuti degni di avere gli stessi diritti e gli stessi desideri di chi si crede più fortunato di loro 

Il destino fa incrociare le vite dei quattro ragazzi, che per motivi diversi si trovano a condividere molto più di quello che avrebbero potuto o voluto, e solo insieme comprendono quanto si importante lottare per difendere i doni preziosi che la vita ci mette davanti ogni giorno e cui spesso non diamo la giusta importanza. 


La felicità è permettersi di sognare anche quando il mondo ti crolla addosso. 


Vera Demes ha fatto di nuovo una delle sue magie, leggere questo libro è stato per me come vivere in una dimensione parallela, dove mi sono sentita leggera e senza pensieri e devo dire che ne avevo davvero bisogno. 

“Dreamers” è una lettura corale raccontata in terza persona, e popolata da molti personaggi. 

Ognuno di loro ha la stessa importanza all’interno della storia, e si incastra con precisione agli altri componendo un puzzle perfetto e armonioso. 


La sua voce era piena di tenero entusiasmo e provò una sensazione nuova, dolce ma lancinante, come se d’improvviso potesse osservarla nella sua intimità più fragile, coraggiosa, appassionata, una stramba sognatrice, generosa e piena d’amore. 


Leggendo scoprirete gli stupendi luoghi, che spero di avere la fortuna di visitare presto descritti in maniera dettagliata e talmente reale che vi immaginerete a vivere ogni emozione insieme ai nostri protagonisti. 

Vi basterà chiudere gli occhi per vedere Lea persa tra i campi fioriti, Caleb in sella al suo cavallo, Luke che guarda l’orizzonte dalla sua casa al mare e Jasmine che difende fiera i suoi ideali e l’onore del suo popolo; e finendo il libro sentirete la loro nostalgia ma vi sentirete appagati come quando ricevete un regalo raro e inaspettato. 

Il sogno è di certo il tema che caratterizza tutto lo svolgimento della storia, sognare non è solo un modo per estraniarsi dalla realtà, ma è anche un aiuto per non perdere mai di vista ciò che davvero desideriamo, senza permettere a nessuno di scombinare i nostri piani. 


Non esiste nient’altro in grado di liberare le nostre vite dall’odio, dal dolore e dall’assenza di speranza. L’amore è l’unico antidoto contro la sofferenza. Ed è l’unica chiave capace di aprire la porta dei nostri sogni. 


Perché è solo continuando a sognare che riusciremo a mantenere alte le nostre aspettative, permettendo ai nostri desideri di avverarsi e puntando sempre alla vera felicità del cuore. 


Due emozioni contrastanti che non sarebbe riuscito a placare. 

Gli appartenevano. 

Amore e lotta. Dolcezza e ribellione. Non avrebbe smesso di lottare. E neppure di amare. Perché alla fine era così. Era vero. Non aveva proprio nulla da perdere. 


Un plauso particolare va alla copertina, che attraverso un tripudio di colori diventa una cornice perfetta per qualcosa di prezioso e contribuisce a rendere questo libro davvero unico. 

Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità ancora una volta di leggere e recensire in anteprima un’altra delle sue bellissime avventure. 

Consiglio questo libro a chiunque senta il bisogno di uscire dalla realtà ed emozionarsi con un storia semplice ma perfetta. 


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TORNARE di Vera Demes

TORNARE di Vera Demes

Titolo: Tornare
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20 Ottobre 2020
Editore: Self-publishing

TRAMA


“Quanto strazio è annidato in un ritorno. Se ritorni dove non hai più nulla”.

Il passato di Lara Adler torna a bussare alla sua porta un giorno di dicembre, a Roma, alla presentazione della sua prima raccolta di poesie. È un passato irrisolto, il ricordo di un’estate di otto anni prima che ha cambiato per sempre la sua vita. È la memoria di spiagge assolate e di tramonti vermigli e della voce aspra e dolce di Wyatt Spencer Mills, il suo sogno d’amore e il suo più grande sbaglio.
Ma adesso il passato è di nuovo lì, nel suo presente. Ha il volto di lui e dei suoi occhi grigioverdi.
Il passato è tornato. E scalpita per entrare, ancora una volta, nel suo cuore.
Wyatt e Lara.
Lui è un uragano di vitalità, lei è un quieto fuoco che riposa sotto la cenere.
In un viaggio doloroso e indimenticabile, nei luoghi struggenti della memoria, l’amore sboccia ancora, come se quel passato non esistesse più.
Eppure ci sono ricordi indelebili e fantasmi nascosti nell’ombra.
Lara è incapace di perdonarsi.
Wyatt non può rinunciare a lei.
Ma a volte serve tornare là dove riposano i desideri e i sogni incorrotti. Un posto dove sentirsi al sicuro. La felicità e l’amore profondo di due ragazzi. Che vale una vita intera.

RECENSIONE


“L’amore è ciò che ti lascio. Ti auguro di ritrovarlo, ovunque sia andato, ovunque tu abbia lasciato che andasse. Se è vero amore non morirà mai. Devi solo tornare indietro e ritrovarlo.”


Lara Adler è un’anima solitaria, vive e lavora a Roma e l’unico modo per esprimere apertamente le sue emozioni è quello di tramutarle in versi, le sue poesie diventano per lei dei piccoli tesori da custodire gelosamente tra i ricordi più preziosi; ma nonostante lei voglia tenerle solo nel suo cuore, grazie ad una mano amica, arrivano ad un editore, che con entusiasmo le promette la loro pubblicazione.


Anche Lara non si scompose. Era ormai distante da tutto, con la mente fuori da quel vortice di tristezza, lontano, nel cielo che si stava tingendo di rosso. Si stava estraniando nel solo modo che conoscesse. Componendo parole. Ripetendo la magia che aveva imparato. Per non soffrire.


E’ proprio durante una serata in libreria, per presentare la sua raccolta di rime che le ricordano tanto il passato, che il suo passato appare davanti a lei in carne ed ossa; si ritrova davanti infatti agli occhi e al sorriso inconfondibile di Wyatt Spencer Mills.

Wyatt è stato il suo primo grande amore, nato e cresciuto in maniera travolgente, durante un’estate di otto anni prima, quando Lara aveva trascorso un periodo a Savannah, in Georgia, con la sua famiglia.


Wyatt non rispose. Aveva paura. Perché sentiva che stava perdendo il controllo, per la prima volta in vita sua. E sapeva che non sarebbe riuscito a fare nulla. Arginare le emozioni. Spegnere quel bruciore sordo che ancora gli ardeva nel petto. Sarebbe stato inutile. Tentare di negarlo. Che lei gli piaceva. Era così. Gli piaceva. E tanto.


Ma per lei Wyatt rappresenta anche qualcosa che non c’è più, che Lara si è trovata costretta a lasciare con la tristezza ma anche con la consapevolezza che quello non era più un posto adatto a lei.

Wyatt non perde le speranza, sente che il loro amore è più grande, e fa di tutto per farle capire che ha bisogno di tornare a vivere, ma è solo grazie ad a qualcosa di più grande che Lara si rende conto di poter avere ancora una possibilità e che si merita di tornare ad essere felice.


In un istante capì che con Lara avrebbe dovuto mettere in atto ciò che aveva imparato a West Point, durante l’addestramento per le incursioni lampo in territorio nemico. Un attacco veloce, improvviso, capace di lasciare l’avversario tramortito per la sorpresa. Ed è esattamente l’espressione di lei in quel momento. Stupita, sguarnita di difese e di spavalderia. In quel momento dimostrava tutti i suoi diciassette anni ed era così confusa, così dolce e incerta che avrebbe voluto prenderla tra le braccia e baciarla, fregandosene di tutto.


Grazie Vera Demes, per questo prezioso gioiello che mi hai dato la possibilità di leggere in anteprima, quando so che sta per uscire qualcosa di tuo , lo aspetto sempre con la certezza di buttarmi a capofitto in una nuova avventura, non sapendo esattamente dove mi porterà e anche stavolta non sono rimasta delusa.

Leggere questo libro è stato vivere una girandola di emozioni, che mi hanno lasciata senza fiato, (e lo sai bene!) dando tanto spazio all’immaginazione e alla fantasia di pensare scenari e finali diversi sbagliando sempre.

E’ talmente realistico che è stato come vedere un film, il libro infatti, raccontato in terza persona, è diviso in due parti; la prima narra del periodo in cui Lara vive a Savannah, conosce suo fratello Manfred e scopre di avere una bellissima affinità con lui, e dove si innamora perdutamente di Wyatt.

Nella seconda parte, passati otto anni, Lara vive a Roma e anche se ci prova non riesce a dimenticare quello che Wyatt è stato per lei, quello che quei pochi mesi in America hanno rappresentato per la sua vita.

Molto emozionante quando, grazie a un aiuto inaspettato, Lara si trova a vivere tappe importanti della sua vita passata comprendendo quanto sia importante l’amore, amare qualcuno sopra ogni cosa è davvero il regalo più bello che ogni giorno possiamo farci.


Perché con lei tutto era fermo, stabile, perenne come le certezze della vita. Con lei il suo cuore palpitava piano, sereno, nella consapevolezza di essere giunto alla meta. Era così. Anche se non ne conosceva il motivo. Non c’era spiegazione scientifica. Era così e basta.


Il titolo è sicuramente molto significativo, TORNARE, non solo fisicamente, ma tornare ad essere felici, ad aver bisogno di amare, tornare a comprendere le difficili situazioni che in ogni momento ci mettono alla prova; tornare a respirare quando pensavamo di non esserne più capaci, tornare a scegliere solo quello che veramente ci fa sentire completi e in pace con noi stessi.


E adesso l’aspettava un ritorno. Una vita in cui non si sarebbe mai più concessa il privilegio di amare. Perché l’amore poteva trascinare in un abisso e annullare la ragione, la volontà, la capacità di scegliere.


Il mio cuore è stato letteralmente rapito dal personaggio di Manfred, un ragazzo fragile e represso da tutti, che sboccia quando conosce Lara, tirando fuori il suo carattere dolce e premuroso; un bellissimo esempio di amore e supporto fraterno oltre ogni difficoltà.

Il libro è arricchito in maniera semplice ma preziosa dalle poesie di Lara, versi stupendi e molto significativi che aprono ogni capitolo e sono raccolti in un’appendice alla fine, di certo qualcosa di originale che lo rende una lettura davvero unica.

Una storia intensa ed emozionante , da leggere ma soprattutto da vivere come tutte quelle a cui questa autrice ci ha abituati.

Recensione già pubblicata per il blog “Il mio mondo di libri”

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ANDANTE CON MOTO di Vera Demes

ANDANTE CON MOTO di Vera Demes

Titolo: Andante con moto
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconculsivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 28 Maggio 2017
Editore: Self-publishing

TRAMA


“L’amore non è compassione e neppure pietà e io non ho bisogno della tua pietà, non mi interessa. Non voglio che mi guardi come se avessi paura di me. Voglio che mi ami,. Voglio che mi desideri. Voglio la nostra storia”.

Un ragazzo simpatico e spavaldo, un vero talento calcistico, uno sciupafemmine dal cuore romantico.

E una ragazza bionda e gentile. Una musicista introversa e malinconica, con un’anima libera, coraggiosa e selvatica, ricca di pensieri segreti, di dolcezza e di sensualità rivelata.

Può l’amore superare il tempo, lo spazio e l’ineluttabilità del destino?

Matteo non ama complicarsi la vita. È un ragazzo semplice e deciso e ha molto chiari gli obiettivi da raggiungere. Gioca a calcio da quando era un bambino e, nella sua vita, non ha mai impedito all’istinto di indicargli la strada.

Così, quando, grazie ad un incontro fortuito, sul suo cammino compare Euridice, ancora una volta l’istinto decide per lui tracciando chiaramente la parabola dei suoi sentimenti.

Ma la realtà è più complicata di una partita di calcio.

Euridice è taciturna, misteriosa e introversa e dietro al proprio violoncello e al suo modo esitante di affrontare la vita nasconde terribili verità.

In un percorso di passione e desiderio, rinuncia, espiazione e struggente lotta contro il tempo, lui cercherà di salvarla.

Per salvare sé stesso.

RECENSIONE


Ascoltando il brano di Schubert da cui prende il nome l’opera di Vera Demes ho pensato che per una narrazione con così tante sfumature, non avrebbe potuto scegliere un titolo migliore, le parole messe in fila dalla scrittrice creano il corrispettivo cartaceo delle note messe sullo spartito dal compositore.
Un’opera struggente, malinconica, a tratti vibrante, che alterna toni drammatici ad altri gioiosi, la felicità di un amore sbocciato al terrore di perderlo.
Andante nella terminologia musicale può essere interpretato come un tempo più tranquillo, oppure più rapido, un andamento moderato, collocabile tra l’adagio e l’allegro e sono proprio questi i chiaroscuri che l’autrice ha delineato in modo perfettamente equilibrato, alternando come in una partitura musicale battute dai toni più drammatici ad altri struggenti e romantici.
Per questa ragione non è una lettura che trasmette leggerezza, tutt’altro, ma tratta tematiche molto importanti, il rapporto con i genitori, l’impegno nel perseguire le proprie passioni, i pregiudizi e molti altri ancora, senza però appesantire la lettura, in modo riflessivo e profondo, a tratti poetico, dando spazio alla storia d’amore dei protagonisti in modo coerente con gli eventi raccontati.
Un amore che si respira con intensità in ogni pagina, di cui ho molto apprezzato la descrizione oltre che fisica sempre molto raffinata e appassionata, anche nelle sue forme più alte e spirituali, capaci di farmi sentire sulla pelle i sentimenti dei personaggi.
La trama è chiaramente ispirata al mito di Orfeo ed Euridice a cominciare proprio dal nome della protagonista femminile.
Euridice è una ragazza intorno alla quale aleggia un’aurea un po’ misteriosa, sensuale ed eterea, è una giovane chiusa, introversa, ammantata insieme da un alone di energia, forza, e impulsività tipiche della giovinezza, ma anche di malinconia, tristezza e tormento, così saldamente espresse dalla sua creatrice che nemmeno io come lettrice sono riuscita completamente a infrangere la barriera che la avvolge, percependola anche io come un personaggio sfuggente.


Non aveva mai amato parlare di sé e neppure fare conversazione e spesso questa sua chiusura emotiva l’aveva resa antipatica o le era valsa l’attributo di persona fredda e anaffettiva. Ma non era così. Lei sapeva cosa volesse dire emozionarsi e provare sentimenti forti e struggenti. E conosceva il dolore, quello intenso e straziante.



È attraverso la sua passione per la musica che Euridice lascia scorgere le emozioni che prova, uno spiraglio di sé che viene fuori attraverso le note prodotte con l’archetto, quando suona il suo amato violoncello, in una comunione con lo strumento attraverso cui lasciar andare il presente per immergersi nelle sensazioni contrastanti che la animano.
Perché suonando lei esprime tutto il suo mondo, la forza, la caparbietà, l’istintività che caratterizza la sua giovane età, ma anche la sensibilità, la paura del futuro, l’angoscia, la malinconia.


Pur non capendo molto di musica, Matteo intuiva che lei, attraverso l’armonia delle note, stava parlando di sé in modo struggente e vero, senza artifici e senza veli, incurante di tutto, come se attraverso quel mezzo espressivo potesse rivelarsi al mondo con sincerità disarmante.


Infatti la musica è per lei oltre che un mezzo per esprimersi, anche un appiglio, un approdo a cui ancorarsi per sfuggire alla realtà nella quale Euridice è oppressa da un pesante fardello da cui si sente meno schiacciata quando si immerge in questa dimensione, quando lascia uscire le paure e le speranze che la animano attraverso la musica, una dimensione in cui si sente più leggera, riappacificata, “normale”.


L’Andante con moto di Schubert. L’aveva sempre affascinata e intimorita. Ma non era solo per la difficoltà del brano. La verità era che ogni volta che lo suonava si sentiva diversa come se, per una favolosa e immaginifica fuga dalla realtà, la dimensione carnale e quella temporale potessero essere spazzate via e lei potesse misteriosamente trasformarsi in qualcosa di diverso.


La stessa dimensione che è per Matteo, il protagonista maschile, quella del gioco del calcio, una passione coltivata sin da piccolo che lo ha portato a diventare un calciatore di professione ai vertici della sua carriera.
Tanto Euridice è silenziosa e criptica, tanto Matteo è vitale, pieno di energia, sicuro e spavaldo nel suo approccio al mondo.



Lui era così sicuro di sé e così pieno di vita. Era bello guardarlo e immaginarsi insieme a lui, in un futuro incoerente e impossibile, sperando che quella sua straripante energia si trasmettesse un po’ anche a lei e le desse la forza per guardare avanti, accettando il verdetto del destino.


Un concentrato di energia e istinto, lo stesso che inesorabilmente lo attira verso questa ragazza così diversa ai suoi occhi da quelle che è solito frequentare, di una bellezza non solo fisica che lo cattura nel profondo, facendogli provare emozioni intense ma sopite, sotterrate da uno stile di vita che non lo appaga più.


Euridice era una creatura strana, misteriosa, dolcissima. E aveva molte facce, molti segreti, molti pensieri nascosti nella profondità della sua anima, parti di lei che sapevano sbocciare all’improvviso lasciandolo spiazzato, senza parole, in preda a un disorientamento piacevole, preludio del desiderio fisico e carnale ma anche di una condivisione di anime, in una sintonia perfetta e irripetibile.



Un incontro casuale tra questi due ragazzi così agli antipodi sarà il seme che, nonostante la reticenza iniziale di lei, Matteo saprà coltivare con tenacia fino a veder crescere ed esplodere l’ amore con la A maiuscola.
Una passione incontrastabile che li travolge con emozioni così intense e avvolgenti che la prosa dell’autrice rende in maniera totalizzante, tanto che ho percepito vividamente i respiri, le carezze, i silenzi, i sorrisi, il desiderio, la passione tra i due ragazzi, ma anche la paura, la disperazione, la tristezza per le difficoltà terrene che si troveranno a dover affrontare.
Vera Demes vi farà toccare tanti sentimenti contrapposti, eccitazione, passione, desiderio, voglia di progetti, di sogni condivisi, inframmezzati però da paura, precarietà, sofferenza, impotenza, e lo farà fino all’ultima pagina con una prosa di rara eleganza e profondità.
Anche i personaggi che gravitano intorno ai protagonisti, a partire dalle famiglie dei due ragazzi, gli amici, i compagni di studio, di gioco, sono caratterizzati alla perfezione.
Un romanzo questo che non lascia intravedere quale sarà il destino dei due ragazzi fino quasi all’ultima riga in un crescendo di tensione che mi ha provocato un po’ di palpitazioni, infatti colpisce dritto al cuore, facendo scorrere lacrime, crescere l’incertezza, affiorare sorrisi, sospirare.
Avvolge i sensi evocando il profumo di un agrumeto, la melodia di una sonata, la sensazione di stendersi su un prato e vedere fondersi il blu del cielo con quello del mare.
Perché anche i luoghi parlano al lettore, in un cambiamento di ambientazioni dalle caratteristiche opposte e che per questo si intrinsecano alla perfezione alle tonalità diverse degli eventi.
L’amore può condannare oppure salvare, in questo romanzo farà entrambe le cose: la sua potenza salvifica però sarà più forte, riuscirà ad avere la meglio sul destino, sulla paura, sulla disperazione?
Per saperlo dovrete lasciarvi trasportare da questa lettura come lo fareste dalla melodia di una sonata, e credere che la speranza non si deve abbandonare mai, fino all’ultima nota suonata.


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LAST DAY-L’ULTIMO GIORNO DI NOI di Vera Demes

LAST DAY-L’ULTIMO GIORNO DI NOI di Vera Demes

Titolo: Last day-Lultimo giorno di noi
Autore: Vera Demes
Serie: Autoconculsivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 15 Giugno 2020
Editore: Self-publishing

TRAMA


“È l’ultimo giorno di noi. E ti amo. E ti proteggerò. Come tu fai con me”.

Il mattino in cui Josh Blackmore, giovane medico dai forti ideali, incontra Anais Antinori, ragazza italiana alla deriva, non sa che la sua vita cambierà per sempre. Eppure ne percepisce il pericolo. Perché quella tizia misteriosa e un po’ sballata che ha preso alloggio nell’appartamento di fianco al suo, in una tranquilla palazzina del Village a New York, è come una bomba a orologeria, impossibile da disinnescare. Lei non ha regole, non ha orari, non sembra avere rispetto per nessuno. Però lui è un tipo tosto e soprattutto sa rispondere alle provocazioni.Quando una serie di eventi imprevisti rischia di far precipitare la situazione, Josh decide di intervenire generando in Anais una reazione inaspettata. Lei è diversa da come appare, ha molte cose da raccontare, un talento nascosto, la voglia di cambiare e il coraggio di guardarsi dentro.Tra i due nasce una stramba amicizia fatta di chiacchiere, condivisione e complicità. E a poco a poco si fa strada un sentimento profondo che li cambia e li travolge. Josh e Anais vivono come se fosse sempre il loro ultimo giorno insieme.Ma è la vita a sparigliare le carte.E l’amore è una promessa che dura in eterno. Al di là di tutto.

RECENSIONE


Quando penso ad un posto che vorrei visitare da sempre, ecco che la mia mente corre istintivamente a una città che brulica di vita, di suoni, di luci, di grattacieli, di caos e delle influenze delle varietà di persone che la abitano: New York.

Non ci sono solo meraviglie in questa città ed è proprio il rovescio della medaglia che viene narrato in questo romanzo: una città che soffoca, gente che corre e non ha mai tempo, l’emarginazione dei senzatetto e la disperazione dei malati che muoiono perché senza assicurazione sanitaria.

Josh è un giovane medico, specializzato in chirurgia d’urgenza e si trova tutti i giorni a dover fare i conti con la realtà di un sistema cinico che cura solo chi può permetterselo


Aveva la sensazione di essere trattato come una merce al mercato ma a New York funzionava così. Tutto era vendibile, tutto rispondeva a logiche di profitto e rendimento. Anche gli ospedali. E i medici che vi lavoravano.”


Ci troviamo davanti ad un uomo fragile dentro che indossa una maschera che lo rende agli occhi degli altri, spavaldo e sicuro di sé; per sopravvivere alla vita che conduce e ai ricordi dolorosi del suo passato, e si lascia scivolare tutto addosso, senza nessun impegno sentimentale o relazione stabile.


“Il segreto era lasciarsi scivolare addosso la rabbia. Era una questione mentale. I cattivi pensieri generavano negatività, creavano mostri, permettevano che la collera prevalesse. E lui era stanco di essere arrabbiato. Lo era stato per troppo tempo.”


Josh si sente spesso impotente e questo lo rende severo con tutti, soprattutto con sé stesso. La sua più grande aspirazione è vivere in un mondo onesto e umano dove  nessuno viene tagliato fuori dal mondo o lasciato indietro. Volete sapere cosa ne penso di lui?

Ho apprezzato soprattutto la generosità e la devozione sul lavoro ma non l’ho capito come persona  fintanto che l’incontro con Anais non ha messo a soqquadro tutto il suo mondo fatto di routine e regole, non sempre rispettate.

Anais proviene da una famiglia benestante che le nasconde segreti e la riempie di bugie; è una ragazza curiosa, intelligente ma detesta aver bisogno degli altri, è testarda e capace di mettersi e togliersi dai guai in un batter d’occhio. Insomma un vero casino vivente! Si ritrova sola, senza poter contare su nessuno e senza un soldo in una città dove nessuno si ferma ad aiutarti, tutti concentrati a inseguire la propria affermazione sociale. Sarà proprio così? Per fortuna no, perché quando ci si incontra tra emarginati e soli, nasce la solidarietà.

La prima persona  che trova  Anais è Mike, un vecchio e saggio senzatetto che la darà consigli pratici e supporto per poter sopravvivere. A New York ce ne sono tante di persone che vivono ai margini, le incontrerete nel romanzo e rimarrete affascinati dalle loro storie e dalla loro umanità.

Grazie al coraggio e a un pizzico di fortuna la ragazza troverà un posto abusivo dove ripararsi e rimarrà ammaliata dal sorriso spaccacuore e dagli occhi magnetici del suo vicino di casa.

All’inizio Anais cercherà di stare sulle sue, poi la sua innata curiosità e la bontà d’animo di Josh li farà incontrare e scopriranno di non poter fare a meno l’uno dell’altra. Non sarà un’amicizia e poi un amore facile.

L’autrice ce lo racconta questa storia avvincente con colpi di scena, passione e con la sua solita scrittura delicata, poetica e coinvolgente


“L’amore non si poteva programmare. L’amore era incurante. Nasceva tra le erbacce o tra vecchi ricordi, si ricomponeva al di là della logica, senza essere interpellato. Era un ospite inatteso, un convitato di pietra, un giullare capace di sparigliare le carte e incasinare la vita.”


La vita di Anais e Josh verrà messa alla prova più volte da tante emozioni contrastanti che li travolgeranno: dolore e piacere, odio e amore. Si troveranno, si perderanno, scapperanno perché messi alle strette e poi si sceglieranno di nuovo, come fosse la prima volta e cominceranno daccapo. Da qui la scelta del titolo perché questi due giovani non fanno progetti, non sognano, non viaggiano ma, quando sono insieme, vivono come se fosse l’ultimo giorno.E per chi sta leggendo è come salire e scendere da una giostra in corsa ma sempre proiettata nel futuro e con la speranza di trovare la luce in fondo al buio del mondo. All’inizio il romanzo può sembrare una lettura spensierata, poi cambia scenario e registro e non si smette di soffrire fino al finale.

Le parole del saggio Mike mi accompagnano ancora adesso che il romanzo l’ho finito da un pezzo; sono parole che fanno riflettere perché pronunciate da una persona che ha perso tutto, ma non se stesso


C’è sempre qualcosa di più, un po’ più in là… non finisce mai.   Non finisce mai lo splendore dell’alba, il miracolo di un nuovo giorno, la voce dentro di te che ti regala i sogni. Non smettere di sognare, bambina. Perché è l’unica ricchezza che hai.”


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