ABILENE di Rebecca Quasi

Abilene

ABILENE di Rebecca Quasi

Titolo: Abilene
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Novembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Londra 1837 – Abilene Fairfax è abituata a dare scandalo al Ton e non si cura delle chiacchiere e alle maldicenze che la seguono da quando ha sposato il vecchio Conte di Stonefield.
Arthur Lake è un amico d’infanzia della Duchessa di Clarendon, che ha riversato nella professione medica e nell’affetto per il figlio la sua passione e le sue speranze.

Quando le condizioni di salute del Conte si aggravano, Lady Stonefield decide che deve dare a tutti i costi un erede al casato. Contatta così il dottor Lake, affinché attesti il suo stato e la segua nella gravidanza e nel parto. Basta poco perché il senso etico e morale con cui Arthur Lake conduce se stesso e la professione medica vadano in collisione con la spregiudicatezza della contessa e ancora meno perché i due provino una forte attrazione reciproca. Il decesso del conte e la nascita di una femmina sconvolgeranno i piani di Abilene, separandola dalla figlia e allontanandola da Londra. Il destino però ha in serbo altri piani e nell’estate del 1841 le cose cambiano…


RECENSIONE

Credo che nessuno potrà restare indifferente a questa storia: troppo intensa, troppo poetica, troppo toccante per non sentire infinita ammirazione per uno dei personaggi femminili più complicati ed autentici mai letti fino ad oggi.

Provocatoria, coraggiosa, orgogliosa, combattiva, seducente, irriverente, non convenzionale e fiera.


Nessuno parlava bene di Lady Stonefield . I motivi della maldicenza e dei mormorii erano molteplici, alcuni fondati altri no. Una delle poche cose che non era oggetto di discussione riguardava il fatto che a diciassette anni avesse sposato lord Conrad Fairfax, conte di Stonefield, di una quarantina d’anni più vecchio di lei.


Un personaggio fuori contesto per l’epoca, in cui predominavano rigidi schemi di comportamento sociale. Una storia che mi ha intrigato, ricordandomi il fascino vittoriano della figura femminile, percepita come un essere puro, ricalcando l’ideale della “donna angelo”. Una visione celestiale che celebrava i corpi delle donne come templi da non infrangere, riducendone il ruolo alla procreazione e alla cura della casa. Era opinione comune che le donne dovevano accontentarsi del semplice ruolo di “ornamento della società” ed essere subordinate ai mariti. L’obbedienza era tutto quello che si richiedeva loro.


Abilene sorrise con una punta di malignità. Era troppo intuitiva. Era abituata a suscitare disgusto e riprovazione e aveva imparato a difendersi.


In un’epoca così, Abilene dirompe come una voce fuori dal coro, una contraddizione in termini: una donna dall’aspetto angelico ma capace di azioni discutibili fino all’immoralità.


«Non avete filtri, milady. Avevate molte maschere, ma filtri non ne avete mai avuti.»


Cosa succede se una donna di questa portata non riesce a raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, e quando le spetterebbe finalmente l’ambita ricompensa dopo anni di umiliazioni?

Se quella donna è Abilene allora state certi che si è pronti a tutto, anche a oltrepassare il confine del lecito.

Quando Arthur Lake incontra per la prima volta Abilene Fairfax, ovvero la Contessa di Stonefield, ne rimane folgorato. I suoi modi diretti e poco consoni ad una donna del suo livello sociale fanno nascere nel medico un’irrefrenabile ed istintiva avversione:


Una voce del genere, bassa e roca, avrebbe dovuto appartenere a una donna corpulenta, e invece Abilene Fairfax era minuta ed esile. E biondissima, i capelli quasi bianchi. Emanava una luce sinistra. Aveva occhi di un azzurro liquido, pericolosi e scaltri, un’espressione indecifrabile nei lineamenti perfetti del viso e un atteggiamento di comando che faceva invidia a un uomo. Arthur la detestò.


La reciproca insofferenza li posizionerà su fronti opposti, acuendo le rispettive fragilità, ben nascoste ma pronte ad emergere inaspettatamente.

Da una parte Abilene aristocratica, fiera e spregiudicata dallo sguardo serafico ma affamata di libertà ed emancipazione da una vita ipocrita e umiliante, che l’ha imprigionata in una rete di pregiudizi e obblighi senza possibilità di redenzione:


Arthur avrebbe voluto farle notare che non tutti hanno la tempra per mordere il fuoco, che le persone normali, anche gli uomini, arretrano e temono, e hanno paura, soprattutto se hanno la sventura di perdere la testa per un uragano… Per non parlare del terrore di essere felici.


Dall’altra Arthur, borghese, altruista, un uomo perbene dotato di un’integrità morale indissolubile e di innata autorevolezza, ma anche bisognoso di affetto autentico, di calore umano:


«Arthur, hai ragione tu, sarebbe un inferno. Detesti la mia indipendenza e io non ho intenzione di obbedirti. Non sopporti di usare i soldi di Stonefield, mentre io trovo la cosa più che giusta, a tratti elettrizzante. Li ho guadagnati , credimi.»


Abilene e Arthur sono accomunati da sentimenti estremi, come la passione per le loro convinzioni, l’odio verso i codici morali dettati da una società ipocrita e cinica fondata su falsi stereotipi. Entrambi combattono a loro modo contro una collettività conformista che li giudica inadeguati e non all’altezza.


«Rispettare le regole rende freddi come sassi, invisibili. Nessuno si accorgerà di voi se obbedirete alle regole… e sarete più liberi degli altri.»

Un mondo che aveva fatto dell’apparenza una religione veniva quotidianamente ingannato dal suo stesso credo.


L’accurato ritratto della vita sociale di fine ottocento dipinto con fine maestria da Rebecca Quasi mi ha particolarmente impressionato perché racconta in modo perfetto un mondo in cui le luci dei salotti aristocratici si contrapponevano al buio delle sporche periferie, senza sconti. Un quadro che mostra il profondo divario sociale che è stato l’ombra più oscura dell’epoca, in cui piaghe come lo sfruttamento dei bambini e la prostituzione predominavano ovunque.

Ad impreziosire il racconto la presenza di personaggi secondari solidi ed acuti, alcuni dei quali incontrati nei precedenti romanzi dell’autrice come “Dita come farfalle” e “Scacco matto vostra grazia”. Tra questi, oltre a Emma, ho sinceramente amato Hector, forte, leale e capace di stare accanto ad Abilene con coraggio e saggezza. Un esempio di infinita e preziosa umanità. Non ultimi i bambini, Samuel e Rose, che irrompono sulla scena con la loro innocenza svelando verità stupefacenti.


«Io la trovo stupefacente.» «Addirittura stupefacente?» «Una donna che ride è…» poi Samuel aprì e chiuse la bocca in apnea, incapace di concludere il paragone perché lui, una donna capace di ridere, non l’aveva ancora conosciuta. «Splendente»


Abilene è un romanzo forte e toccante dai dialoghi pungenti, contornati da ironia e stupenda sensualità, peculiarità che amo particolarmente nei libri di Rebecca Quasi. Un’autrice che posso descrivere ormai fondamentale per me, perché capace ogni volta di instillarmi verità che mi arricchiscono e mi prendono per mano per farmi assumere la giusta prospettiva.

Un libro che mi ha travolta come un uragano e che non dimenticherò, facendomi amare la lettura ancora di più. Devo molto a questa autrice perché è anche grazie a lei che mi sono appassionata così tanto ai libri e colgo l’occasione per ringraziarla nel modo che mi è più congeniale, ovvero con le parole.

A mio avviso, uno dei romanzi più equilibrati e vicini alla perfezione che abbia mai letto.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

STAND BY ME di Bianca Marconero

Stand by me

STAND BY ME di Bianca Marconero

Titolo: Stand by me
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV Alternato (Gregorio e Arianna)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 15 Luglio 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


«Non so se tu sia bipolare o solo bugiarda ma quello di prima non era un bacio. Era un evento cosmico per cui bisognava essere in due. Uno da solo non ce la fa a dare un bacio così»

Gregorio ha tutto quello che gli altri vorrebbero: amici, denaro e talento nel basket.
Trascorre le estati collezionando ragazze, ma finisce per rimettersi sempre con Carolina, la sua fidanzata storica, non appena si avvicina il Natale.
Non ha desideri a parte uno: vendicarsi di Arianna, la figlia del custode.

Arianna non ha niente di ciò che gli altri vorrebbero. È quasi invisibile, ha un’unica amica e un padre spesso oggetto di commenti feroci. Arianna vuole diplomarsi e trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare il college dei suoi sogni.
Ha molti desideri e una speranza: sopravvivere alla vendetta di Gregorio.

E magari scoprire perché è tanto arrabbiato con lei.

Eppure, tra una partita di basket e una corsa in moto, tra compiti in classe e feste in piscina, qualcosa nei loro sguardi comincia a cambiare. E se è vero che fuggire da quelle occhiate può sembrare doloroso, fermarsi e ricambiare rischia di essere straziante.
Perché Arianna ha un ragazzo in California.
Perché Gregorio ha già deciso di tornare con Carolina, entro Natale.
Perché, quando entrano in gioco i sentimenti, si può solo sperare di non soffrire troppo.

Una storia di amicizie che sfidano tutto, di abbracci rubati, di baci impressi sul cuore e di un odio dichiarato che però assomiglia tantissimo all’amore.


RECENSIONE

Gregorio ha diciotto anni e ha tutto quello che potrebbe desiderare un suo coetaneo: amici fidati, successo con le ragazze, uno sport che ama, una villa con piscina e una bellissima fidanzata, Carolina. Ha tutti i numeri per essere un vincente ma ha un problema, una spina del fianco che non gli da pace: Arianna Vallesi, figlia del giardiniere a servizio della villa del padre. Arianna è la sua nemesi: testa sulle spalle, introversa, pochi amici e un padre con un disturbo autistico che lo rende oggetto di feroci commenti da parte dei suoi compagni.

La odia e decide di renderle la vita impossibile.

Ma può un odio così feroce e inspiegabile nascondere altro?

Con Bianca Marconero tutto è possibile, basta allacciarsi le cinture di sicurezza e buttarsi in questa bellissima storia e affrontare le montagne russe che le piace tanto farci vivere, quelle che rendono l’adolescenza un periodo spesso tortuoso, a volte drammatico, dove le emozioni sono vissute all’estremo e l’immagine pubblica definisce il successo personale e sociale. Quello che rende questo libro intenso è il chiaroscuro dei personaggi, le sfaccettature nascoste: Gregorio ammirato e osannato da tutti è in verità pieno di paure invalidanti che cerca di dominare tramite ripetuti schemi mentali ed una sistematica routine al di fuori della quale si sente debole e inadeguato:


“Sono persone che restano nella cerchia, che stanno nei soliti posti, che si muovono lungo tracciati che conosco. I punti di appoggio del mio equilibrio.”

“Perché un mondo che non cambia è l’unico in cui io riesco a vivere”.


L’unica dimensione che lo rende davvero felice è il basket, una passione che gli consente di essere davvero sè stesso e che riempe i suoi vuoti interiori, senza ricorrere a filtri o artificiose strutture mentali da ripetere. In tutta la storia lo sport ha un ruolo da co-protagonista: crea legami, esprime dei sogni da realizzare, punisce gli errori e insegna la disciplina.

Dall’altra parte Arianna, “la sfigata”, “la disadattata” che più tenta di essere invisibile agli occhi degli altri e più viene vessata, subendo le perfide umiliazioni di Gregorio e dei suoi alleati in questa lotta impari e incomprensibile.

Pur non comprendendo le ragioni di questo odio contro di lei, Arianna decide di soprassedere con intelligenza e umiltà ai molteplici soprusi per perseguire il suo sogno  e ripartire a fine anno scolastico. Resiste fino al punto di rottura in cui Arianna non cede più e decide di alzare la testa segnando la linea di confine tra lei e Gregorio:


“Questa è la differenza tra di noi: io il futuro me lo sono sempre guadagnato. Tu invece no, se una cosa non si compra con i soldi, è fuori dalla tua portata”.


Il suo coraggio e il timore di perdere la dignità dirompono creando un uragano che immerge tutto, segnando l’inizio della trasformazione interiore del suo nemico che riscopre un sentimento diverso che da una parte lo spaventa ma dall’altra gli smuove le pesanti ombre di un passato difficile.


“Guardarsi non ha sempre lo stesso valore. Guardarsi, a volte, è come incontrarsi per la prima volta. Guardarsi, a volte, più che mettere in chiaro le trasmissioni dell’altra persona, incasina le tue”.


E’ stato bello tornare sui banchi di scuola con questo romanzo, ricordando le emozioni, le fragilità e gli struggimenti di quella fase della vita dove tutto è estasi e dramma nello stesso istante. Ma “Stand By Me” offre di più di una storia d’amore adolescenziale perchè tocca temi diffusi e penetranti come il bullismo, l’avversità verso il diverso, la popolarità sociale come strumento indicatore di successo o fallimento personale:


“La reputazione dei bulli si costruisce proprio scalando la dignità delle persone come me: siamo gli erbivori, nella catena alimentare della popolarità”.


E’ stato un bel viaggio quello che ho fatto con Gregorio e Arianna, pieno di tappe in salita ma si sa che con Bianca occorre sempre una riserva di ossigeno in più per affrontare le sue storie. Lei ha la capacità di scassinare il cuore, farlo a pezzettini, rimetterlo insieme con un filo dorato ricco di luce per farlo battere ancora più forte. E quando arrivi in cima alla montagna tutto appare più luminoso perchè hai nuovi occhi per guardare più lontano e un cuore che pompa più forte.


“Il punto è che se entri in contatto con una luce colorata, il colore ti si riflette addosso, sui vestiti e sulla pelle. Io sono sempre lo stesso, ma a volte mi sento colorato dal fatto che lei c’è”.


“Stand By Me” resta dentro al cuore e mostra che se vogliamo possiamo trovare il coraggio di superare i nostri limiti e se la notte fa paura..


“…l’unico modo è tenerci accanto chi amiamo”.


Bellissimo e indimenticabile.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

I TRE VOLTI DI ECATE di Claudia Speggiorin

I tre volti di Ecate

I TRE VOLTI DI ECATE di Claudia Speggiorin

Titolo: I tre volti di Ecate
Autore: Claudia Speggiorin
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 24 Settembre 2020
Editore: Golem Edizioni

RECENSIONE

Durante la lettura di questo libro ho avuto la sensazione di vivere un viaggio nel tempo, seduta su un treno d’epoca con i sedili in legno, un’atmosfera di tempi passati piena di fascino ma soprattutto anche di crudeli realtà, quelle che hanno contrassegnato i primi anni del Novecento del nostro paese. Una storia che mi ha davvero commossa per il realismo su scorci di vita che i nostri nonni hanno vissuto durante il ventennio fascista in Italia. Protagonista di questo romanzo è Adele, una ragazzina di umili origini che a causa della sua innocente avvenenza diviene vittima di una società ignorante e cinica in cui essere donna era più un difetto che una virtù, così colpevole da vedersi mandare in una casa di tolleranza a soli sedici anni, cambiando identità:


Infine lei Viola, perché era fugace come un pensiero, fresca come un fiore, formosa come lo strumento musicale e malinconica come una pennellata di rosso e blu fuse insieme. Tutti però la chiamavano Violetta, poiché era la più giovane.

A dire il vero, era un piccolo bordello di periferia, spalmato in verticale sull’ala laterale di un logoro palazzo che puzzava di piscio e povertà. Più che malfamato, pativa l’onta di sorgere in un quartiere miserabile e le persone che lo frequentavano sembravano macerie di guerra.


L’autrice ha descritto con grande sapienza ed intensità il degrado che caratterizzava questi posti, ed è stata in grado di farmi immaginare perfettamente gli ambienti del bordello “Mariposa” e le condizioni in cui le sue giovani abitanti erano costrette a vivere:


Adele, in arte Violetta, sedeva accanto ai clienti insieme alle compagne. Rapita dall’esibizione, inseguiva gli usignoli dal canto proibito e gli occhi si chiuderò per volare lontano, oltre i servizi che l’attendevano.


Il libro racconta la vita di Adele, costellata di dolore e abusi, priva dell’affetto di una famiglia che la ripudia senza remore. A dimostrazione di come la condizione della donna fosse davvero difficile soprattutto in caso di povertà, dove esistevano solo doveri e sottomissione.


Adele spiava il mondo dalle finestre di una casa chiusa, accartocciando il tempo tra un cliente e l’altro, depositando sul fondo di un’illusione il proprio avvenire.


Se da una parte c’era questa la condizione delle donne, dall’altra parte i giovani ragazzi, venivano mandati al fronte a morire senza speranza, inconsapevoli delle ragioni di un sacrificio che toglieva loro l’illusione di una vita felice. Sono le lettere di Filippo, giovane innamorato di Adele, ad avermi davvero colpita al cuore. Spaccati di vita in cui il giovane divenuto prigioniero del nemico racconta la sua disperazione e la paura di non rivederla, mostrando quanto l’attaccamento agli affetti fosse l’unico appiglio a resistere per non impazzire. Ammetto che più volte mi sono commossa davanti a questi passaggi:


Non mi abbandonare Adele e, anche se non mi ami, fai finta giusto per darmi conforto, almeno fino a quando non esco da qui. Ti penso, ti amo, ti sposo. Filippo


Un ritratto vero, autentico di un’epoca difficile, anni di miseria in cui l’ombra della guerra oscura le speranze e dove la quotidianità si priva di tutto fino al punto che cui vivere in un bordello poteva rappresentare una salvezza.

Durante tutto il libro, l’autrice ha finemente integrato la storia di Adele con gli accadimenti storici dell’epoca, capaci di evocare punti fissi nel tempo a tutti noi noti:


1922. In quell’anno moriva Giovanni Verga. “Una donna non è che come vuol essere.” Queste erano le parole che lo scrittore aveva messo tra le voluttuose labbra della sua Eva, quasi cinquant’anni, per sedare la folle gelosia di Enrico Lanti.


La storia della vita di Adele percorre mille vie che disegnano un universo fatto di incontri significativi, fughe e trasformazioni di identità alla ricerca di un posto nel mondo come a rappresentare il mito della dea Ecate, appartenente alla mitologia greca e legata alla fertilità e al ciclo della vita. Nell’iconografia classica Ecate viene raffigurata con forma triplice, di natura trina come fanciulla, madre e anziana riassunta spesso come dea del tempo e del destino. Ed è in questo simbolismo che ho colto il significato della storia di Adele, poi Violetta e poi Antea, tre figure accomunate dalla speranza di ritrovare un’amore perduto e mai dimenticato.


È un fantasma, è l’ombra che mi porto appresso, è l’amore straordinario mai diventato ordinario, la forza vitale che mi ha fatto andare avanti, crescere e diventare la donna che sono.


Un lungo percorso in cui speranza e rassegnazione si alternano, portandola via dalla realtà di un piccolo paese di campagna fino alla sfavillante Parigi degli anni d’oro della Bella Epoque:


Parigi aveva un volto di ferro battuto e vetri splendenti che riflettevano il cielo. Aveva strade che correvano all’orizzonte, insieme agli alberi e ai palazzi, e fiumi di persone a rotolarci dentro. Aveva una voce squillante e scavata di echi, sembrava ridere e piangere insieme. Aveva un profumo di burro fuso e fragrante di pane, ma anche un’insospettabile puzza urbana che nel naso di Adele rimane insoluta, come i grandi misteri della vita.


Un viaggio in cui il destino la troverà spesso impreparata.

“I tre volti di Ecate” non è stata una lettura semplice e forse non è un libro per tutti ma onestamente mi sento di consigliarlo spassionatamente.

Ho ammirato la potenza e la poesia di un libro a mio avviso straordinario, tanto ben scritto che ho creduto fosse tratto da una storia vera. Il dolore e la disperazione di una vita, quella di Adele, segnata da ferite mai sanate e raccontate con verità, senza drammaticità, senza clamore. Una storia da leggere anche per ripercorrere la storia del nostro paese e grazie alla quale magari riscoprire le nostre radici.

A questo, si aggiunge uno stile di scrittura  sapiente, di un livello così raffinato da farmi percepire questo libro come una lunga poesia dedicata alla speranza, nonostante il dolore e un destino avverso.

La bellezza dei “I tre volti di Ecate” è proprio quella di offrire una luce capace di illuminare l’anima, tanto forte come solo l’amore più puro è in grado di fare. Un romanzo che mi ha arricchito profondamente e che porterò sempre con me

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

IN VIAGGIO CON NALA di Dean Nicholson

In viaggio con Nala

IN VIAGGIO CON NALA di Dean Nicholson

Titolo: In viaggio con Nala
Autore: Dean Nicholson
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: POV singolo (Dean)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 29 Settembre 2020
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Dean Nicholson non sapeva che direzione dare alla sua vita. Compiuti 30 anni senza arte né parte, aveva solo un desiderio: scoprire il mondo in bicicletta. Dopo tre mesi, il viaggio intrapreso non poteva però definirsi epico: troppi contrattempi, troppe false partenze. Finché un giorno, nelle montagne della Bosnia, si è imbattuto in una gattina abbandonata. Qualcosa in quei penetranti occhi verdi e in quel miagolio insistente lo ha convinto che non poteva lasciarla lì, ad affrontare la fame, la neve imminente e i rischi della strada, e così ha deciso di portarla con sé, nascondendola in una delle sacche della bici per passare la frontiera. Ma Nala – questo il nome scelto per lei – non aveva intenzione di perdersi lo spettacolo del mondo: ben presto è uscita da quel rifugio e gli è salita in spalla. Ed è così che Dean e Nala hanno preso a viaggiare insieme: inseparabili, uniti dallo stesso carattere curioso, indipendente e tenace e dallo stesso amore per l’avventura.

Questa è la storia dell’incontro che ha cambiato la vita a entrambi: Dean ha offerto a Nala una seconda chance; Nala ha fatto scoprire a Dean un senso di responsabilità mai conosciuto prima, la direzione che stava cercando. La loro è la storia di un viaggio che trova significato non nella meta da raggiungere, bensì nelle esperienze condivise lungo il cammino, lasciandosi sorprendere dall’inatteso: tra cuccioli feriti da salvare e ostacoli da superare, la realtà toccante di un campo profughi e la gentilezza di perfetti sconosciuti. Ma è soprattutto la storia dolcissima di un legame straordinario, un’amicizia unica, di quelle che, senza bisogno di parole, sono capaci di salvarti la vita.


RECENSIONE

Leggere questo libro è stata una bellissima scoperta. Mi rendo conto di quanto una storia mi sia piaciuta il giorno successivo alla sua conclusione, dopo l’ultima pagina, quando la storia stessa è ancora viva a ricordarmi le emozioni vissute, come se proprio la mia mente volesse ancora stare dentro il racconto insieme ai personaggi.

Con questa storia mi è accaduto proprio così. Stamattina mi sono alzata e il pensiero è corso a loro, Nala e Dean e posso dire che in un certo senso mi mancano. Ma continuerò a seguirli per sapere come procede il loro viaggio che tuttora sta proseguendo. Una delle ragioni per leggere questo bel libro è semplice, si tratta di una storia vera, autentica e ricca di mille significati.

Dean è un ragazzo come tanti. Vive con la sua famiglia in una piccola cittadina scozzese, Dunbar, situata sul mare a pochi chilometri da Edimburgo. Ha un sacco di amici, esce, si diverte ma è come se la normalità lo facesse sentire prigioniero, senza prospettive. Così al compimento dei suoi trent’anni sente di voler fare qualcosa da ricordare e, insieme al suo migliore amico Ricky con cui condivide la passione per la bici, progetta un’avventura, ovvero un giro intorno al mondo con lo zaino in spalla e pedali ai piedi. Un anno in cui staccare la spina dalle incertezze, provando a vivere davvero perché a Dean forse qualcosa manca, un obiettivo, un senso:


Mi dicevo che forse, in un modo o nell’altro, imbarcarmi in un viaggio e passare un po’ di tempo in un’altra parte del mondo mi avrebbe aiutato a trovare me stesso. O magari un modo migliore per essere me stesso. Una volta qualcuno mi ha predetto che per trovare la mia strada avrei fatto molta strada. E alla fine è andata più o meno così.


Ma condividere una passione forse non è abbastanza per un’esperienza così intensa, così Ricky dopo qualche mese dalla partenza decide di mollare, lasciando Dean a proseguire il viaggio da solo.

Trovarsi senza compagnia è un colpo duro per molti motivi, quasi un fallimento personale:


Ed è finita così. Niente abbracci, niente strette di mano, niente addii. All’inizio ero deluso. Il nostro progetto era andato in fumo. Mi sembrava di aver bruciato la mia grande chance.


Eppure, per Dean, si sta aprendo un varco nella mente, come se il viaggio si stesse trasformando in una sfida con sé stesso, tanto da acquisire sempre più spessore.


A poco a poco, però, ho capito che andava bene così.

Anzi, a essere sincero con me stesso, quella era l’unica strada percorribile. L’avventura poteva funzionare soltanto se l’avessi affrontata a modo mio e secondo i miei ritmi.


A poche settimane dall’allontanamento dell’amico, Dean, si trova nel bel mezzo delle fredde montagne del Montenegro ed è qui che farà l’incontro che lo cambierà definitivamente, dando un senso al suo viaggio.


Poteva mai essere? Era un miagolio. Mi sono voltato e l’ho intravisto con la coda dell’occhio. Un micetto tutto pelle e ossa. Trotterellava sul ciglio della strada, cercando a ogni costo di tenere il passo con la bici. Ho inchiodato e ci siamo fermati tutti e due. Ero sconvolto. «E tu che ci fai quassù?»


Il destino gli mette sulla strada una gattina di poche settimane che, nonostante sia pelle e ossa, inizia a seguire la sua bici fino a che lui, mosso a commozione, decide di caricarla in sella e portarla via di lì.

Inizia così un’avventura a due, delicata e unica, fatta di sguardi, istinto e prove di fiducia.

Dean e Nala vivranno mille vite in una, facendo grandi e piccole scoperte grazie a persone straordinarie, insospettabili sconosciuti provenienti da paesi per cultura e religione diversi dal suo, ma capaci di atti di generosità, tanto grandi da aprirgli il cuore e la mente. È un viaggio di cambiamento e scoperta:


Non solo Nala aveva cambiato il mio mondo, ma riusciva a cambiare anche il mondo intorno a me. Ovunque andassimo riusciva a conquistare nuovi ammiratori.


In un crescendo di avventure e imprevisti non facili da risolvere, la presenza di Nala diventerà per Dean sempre più importante, fondamentale mostrandogli cosa significhi prendersi cura di qualcuno, forse anche di sé stesso, trasformando a poco a poco il viaggio in un percorso di rinascita. Una piccola gatta ci collocherà al centro dei suoi pensieri, fino a cambiare le sue priorità, preparando il terreno ad una rivoluzione interiore:


A conti fatti, mi ripetevo pedalando, aveva dirottato la mia esistenza. Era diventata la mia priorità assoluta. Forse era quello il cambiamento principale. Ovunque fossi, ormai, non facevo che pormi interrogativi su di lei. Dov’è finita Nala? Sta bene? Non sarà ora di darle da mangiare? Avrà caldo a sufficienza? Dove la metto a dormire stanotte? Era come avere un bambino. Era diventata il mio primo pensiero, il perno del mondo in cui vivevo. Anzi, forse, riflettendoci, io ero solo un comprimario. Forse era il suo mondo a ruotare intorno a me.


Il viaggio che intraprendono continua tra montagne, sabbia e mare arricchendosi di un significato profondo, qualcosa di inaspettato, fino ad offrire a Dean la possibilità di fare del bene concretamente e restituire indietro, in segno di gratitudine, l’immenso affetto ricevuto dalle persone che ogni giorno lo seguono sul suo profilo Instagram, “1bike1world”, popolato da migliaia di followers appassionati a questa strana coppia di viaggiatori in giro per il mondo, offrendo loro aiuto in mille forme.

Tra gli aspetti che più mi sono piaciuti nella storia c’è stata anche la costruzione progressiva del rapporto che Dean instaura con Nala, una relazione basata su profondo rispetto e sul prendersi man mano l’uno cura dell’altro. Amo i gatti da sempre, li ho sempre avuti nella mia vita e so bene che il rispetto dei loro spazi e, nonché dei loro tempi, è basilare a conviverci in armonia, senza dimenticare che sono animali tanto sensibili quanto istintivi, ma anche spiriti liberi, padroni di loro stessi fino alla fine. Sono loro che scelgono te.


«Perciò si dice che amare i gatti è segno di una fede pura.»


L’alchimia che nasce tra Dean a Nala mi ha fatto pensare, pensare sì, ad un segno del destino, qualcosa che fosse già scritto, ma anche ad una scelta, quella che Nala fa diventando parte della vita di Dean:


Ed è il destino che mi ha fatto conoscere Nala. L’ho sentito fin dal primo istante, quando ci siamo ritrovati tutti e due nello stesso luogo sperduto, al posto giusto nel momento giusto: non può essere stato un caso. E non è un caso che lei sia entrata nella mia vita proprio allora. Era come se qualcuno l’avesse mandata per guidare i miei passi, per indicarmi una meta che ancora non intravedevo. Mi piace pensare che anch’io le abbia regalato qualcosa che stava cercando. Ovviamente non potrò mai saperlo, ma più ci rifletto, più ne sono convinto. La nostra amicizia era scritta nelle stelle, per lei come per me. Eravamo destinati a crescere e scoprire il mondo insieme.


Un libro come dicevo, dai mille significati. Una storia di rinascita attraverso un viaggio. Si dice infatti che viaggiare sia “aggiungere vita alla vita”, una metafora che mi appartiene personalmente.

I viaggi sono una delle mie passioni, oltre ai gatti e i libri, e adesso che viviamo questo momento storico assurdo purtroppo mi è impossibile spostarmi come sognerei. Eppure, leggendo questa bellissima storia, ho potuto fare un’immersione nelle mille emozioni che i viaggi mi hanno sempre offerto, tra le quali l’entusiasmo di vivere e conoscere posti nuovi e incontrare persone di diversa cultura. Provo a farlo sempre con la mente aperta in modo che le scoperte che faccio, sia belle che brutte, mi permettano di sperimentare tutto senza pregiudizi per mettermi alla prova sui miei limiti, le mie convinzioni fuori dalla mia “comfort zone”; ed è così per me che ogni ritorno a casa corrisponde all’aggiunta di un tassello con un significato in più nel puzzle della vita. A volte è la mancanza di un pezzo a metterci sulla strada.

Tutto ciò, è quello che mi piace pensare essere stato il motivo della scelta dell’avventura di Dean, che, tuttora sta continuando il suo viaggio in giro per il mondo.

In bocca al lupo ragazzone scozzese, continuerò a seguire le vostre avventure su Instagram con l’augurio che il tuo bellissimo messaggio, pieno di speranza e gratitudine, entri nei cuori di molti.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

TUTTO IL BUIO DEI MIEI GIORNI di Silvia Ciompi

Tutto il buio dei miei giorni

TUTTO IL BUIO DEI MIEI GIORNI di Silvia Ciompi

Titolo: Tutto il buio dei miei giorni
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Teschio e Camille)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20 Maggio 2018
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


«Noi siamo cicatrici, siamo incendi, siamo bruciature e cenere.»

Camille ha vent’anni, ama lo stadio nelle domeniche di primavera, con le maniche corte e le bandiere mosse dal vento, e ama la sua curva, in ogni stagione. Lì salta sugli spalti, tiene il tempo con le mani: è la cosa che ama di più al mondo. È l’unico posto dove si sente davvero viva.

Ma un giorno, proprio fuori dallo stadio, la sua vita si spezza. Un’auto con a bordo un gruppo di ultras la investe.Tra di loro c’è anche lui: in curva tutti lo chiamano Teschio. Sembra il cliché del cattivo ragazzo, ricoperto di tatuaggi e risposte date solo a metà. Eppure Teschio e Camille sono come due libri uguali rilegati con copertine differenti. Due anime che non hanno fatto in tempo a parlarsi prima, a guardarsi meglio. Si sono passati accanto migliaia di volte, ma non sono mai stati davvero nello stesso posto. Lo sono ora.

Ora che il dolore si è mangiato tutto ciò che Camille era.

Tutto il buio dei miei giorni è lo straordinario esordio di Silvia Ciompi, una giovane autrice italiana, già apprezzata su Wattpad da oltre tre milioni di lettrici, e tuttora in vetta alle classifiche. Una potente e struggente storia d’amore che ci ricorda che, quando tutto sembra perduto, l’amore è l’unica luce dentro al buio.


RECENSIONE


Quando tutto sembra perduto, l’amore è l’unica luce.


E’ da questa frase che traggo ispirazione per iniziare a parlare di una storia scoperta quasi per caso due anni fa, quando la lettura iniziava a prendere sempre più spazio nella mia vita fino a divenire una necessità, una dimensione personale irrinunciabile. Un libro che col tempo ho consigliato e non ho mai dimenticato, per poi decidermi finalmente a rileggerlo.

Se dovessi trovare una parola che possa riassumere questo libro direi “luce”. Un termine dai mille significati che potrebbe fuorviare rispetto al titolo del libro. Silvia Ciompi ha effettivamente raccontato una storia difficile, dolorosa, in cui la sofferenza non risparmia nessuno, nemmeno il lettore e forse neppure lei al momento di scriverla.

Camille è un ragazza di vent’anni come tante, con due genitori che la amano, una vita appena iniziata all’università e amiche fidate con cui condivide tempo e sogni. La sua più grande passione è andare allo stadio per seguire la squadra di calcio della sua città, cantando a squarcia gola i cori della curva intonati ad ogni partita.


Non solo mi divertivo, ma non mi sentivo più fuori posto, mi sentivo incastrata perfettamente con quel luogo.


Con gli anni l’amore trasmessole dal padre si è insinuato sotto pelle, facendo diventare lo stadio con i suoi colori e i suoi rumori il luogo dove si sente più viva e al centro di sé stessa.


La curva divenne il mio posto. Più crescevo, più imparavo ad amarla e a capirla.

Con gli anni smisi di credere alle favole, ma dentro di me rimase comunque quella sensazione di essere chiusa in un mondo a parte, piccolo ed enorme allo stesso tempo, con le sue regole, i suoi odori, i suoi soprannomi. L’ho imparato crescendoci dentro.


Teschio, alias Luca, ha ventotto anni ed è conosciuto da tutti per i suoi modi bruschi e, a volte, anche violenti che nel corso degli anni gli hanno provocato problemi con la giustizia. Un ragazzo al quale la vita ha concesso troppo poco, ma molto per cui diffidare.


Zitto e schivo, con quel carattere imbruttito dalla vita, storto e spigoloso.


Teschio è un ultras che vive per lo stadio insieme al gruppo di amici con cui è cresciuto in periferia, con cui condivide valori e ritualità come in una famiglia, quella alla quale sente di appartenere davvero, l’unica rimasta. Una fede profonda fatta di gesti, parole, urla e silenzi che lo identificano nel profondo.


Io non mi sono mai sentito davvero solo. Con un padre in carcere e una madre morta di cancro, rientro a pieno titolo tra le persone che sulla carta non hanno nessuno, eppure non mi sono mai sentito solo. I miei amici non sono mai stati amici ma fratelli, quel genere di legame che va oltre alle botte date e prese, agli insulti, alle ferite fisiche che ci siamo inferti l’un l’altro. Lo stadio non è mai stato uno stadio, ma casa mia.


Teschio e Camille si sono incontrati mille volte allo stadio, ma non si sono mai conosciuti. Si sono visti solo una volta, scambiandosi uno sguardo tra le fila della curva in un giorno di pioggia, con la faccia bagnata tra i cori dello stadio. Si sono guardati negli occhi solo un’istante, fulminati da una connessione fugace che segnerà l’inizio del legame che li unirà inesorabilmente per poi spezzarli, ognuno a proprio modo.


Erano rimasti incastrati l’uno nell’altra. Lei era arrossita ma non si era voltata. E avevano continuato a guardarsi, a scavarsi buchi dentro, zitti e fermi, inzuppati di pioggia. Poi Camille aveva abbassato gli occhi, Teschio si era acceso una sigaretta e non si erano guardati più.


Quante volte e in quanti modi ci si può spezzare? Quante ferite si è in grado di sopportare per non impazzire?

Impossibile rispondere senza leggere questa storia, in cui dolore, sofferenza e amore si mischiano magistralmente come nuvole e sole prima del temporale, come i più intensi colori al tramonto, in cui il cielo si stria di rosso, arancio e viola.

Tutto il buio dei miei giorni fa male al cuore, lo fa sanguinare in un susseguirsi di emozioni fortissime, un elettroshock che blocca i muscoli cardiaci. Quando tutto sembra perduto il battito riparte fino a che l’adrenalina si rilascia per non far sentire più dolore. Forza, vigore e un amore totalizzante irrompono come un’esplosione, capace di far bruciare i muscoli, urlare d’odio, corrodere col rimorso e far sentire spezzati dai rimpianti, fino a togliere il sonno per la fiducia ricevuta.


E mi baci, torni a farmi respirare. Sei il mio ossigeno e io ti odio. Odio la tua pelle sulla mia. Perché sono un codardo: non ce l’ho la forza di mollarti qui a sopravvivere. E te sei peggio di me, spezzata, te mi fai restare, mi vuoi tanto che fa male da morire.


Ho amato Camille per la sua forza, la sua voglia di vita, perchè lotta e cede, e non vuole reagire, perchè ha paura e chiede ossigeno per respirare. Nonostante lei abbia perso la speranza continua a vedere la luce, quella della vita, anche quando non lo sa, anche quando non crede più. Ne sente il calore Camille, aldilà del buio, della disperazione, aldilà di sé stessa.


Qualche volta me lo sono chiesta se morire faccia male, più male di vivere, più male di questo. Perché anche per morire ci vuole fegato, ci vuole rabbia, ci vuole vita. Non può morire qualcosa che è già morto. E io non sento niente, non ce l’ho più la vita dentro.


Ho amato Teschio per la sua fragile cattiveria, per le sue vigliacche paure, per il suo odio verso sé stesso, per l’amore che accende in Camille, il modo in cui la fa bruciare di rabbia per non farla spegnere, per la sua anima danneggiata.


«Mi sono perso in un’altra persona e non riesco a respirare se non c’è lei. E non so come dirglielo, mi servi te, mi serve che mi prendi a calci. Perché io la amo, e prima di rovinarla mi ammazzo da solo. Ma’… stavolta non ne esco, stavolta ci rimango.»


Due anime fragili, spezzate ma tanto forti da comunicare con l’odio, l’unico sentimento in grado di accenderli e incidersi, reciprocamente, ferite profonde che gli consentono di sentirsi vivi.

Teschio e Camille sono state due cicatrici che con questa rilettura si sono trasformate in tatuaggi indelebili di inchiostro nero, marchi a fuoco sulla pelle.

Tutto il buio dei miei giorni è una storia che abbaglia di luce, come quella che acceca Camille sul tetto dell’ospedale, quella che impedisce a Teschio di vedere fuori dalla chiesa e quella innocente degli occhi verdi di lei. La luce bianca di un fulmine, come il titolo di “The Lightning Strike” degli Snow Patrol, canzone che rappresenta per me la colonna sonora di questo libro. Un brano dal ritmo crescente e caratterizzato da sonorità sporcate da voci lontane, in cui si parla del potere distruttivo delle tempeste e di quello salvifico del tempo, in grado di trasformare e lenire. Come per quel modo doloroso che Teschio e Camille impareranno per riuscire ad per amarsi, bruciando in un’unica fiamma, per sentirsi ancora vivi.


TI amo. Mi manchi. Ti odio. Ti vorrei vedere morto. Ti odio. Torna. Me lo sogno ogni notte che alla fine la porta si apre e tu sei lì, mi guardi e non dici niente. Mi guardi e basta. E io ti odio con tutta me stessa, te lo grido in faccia che ti odio. Ti mordo, ti strappo via la carne, mi riprendo tutto. Tutto quello che mi hai tolto, tutto quello che mi hai dato e io non lo volevo. Io non lo volevo uno come te, un amore così, un buio che non riesci a vederne la fine. Io non lo volevo.


Le lettere che Camille scrive a sé stessa sono intense poesie, belle a tal punto da avermi commossa per la loro autentica semplicità, parlando di dolore ma anche di speranza. Passaggi che rendono, a mio avviso, questa autrice una poetessa moderna.


Cara me, ho pensato che mi piacerebbe averti qui, qui vicino per sentirti dire che non importa quanto io stia male adesso, io vivrò, il cielo sarà ancora lì e sarà azzurro per lasciarsi guardare come quando ero bambina. Mi piacerebbe che un po’ della forza che dovrò avere per superare tutto questo me la spedissi qui nel tuo passato, nel mio presente, e che mi venissi ad abbracciare a lungo, per tutto il tempo che serve a farmi sentire ancora una persona vera.

Spero che tu stia bene, spero che tu abbia imparato a sorridere di nuovo, lo spero con tutto il cuore. Perché una vita senza più sorridere è peggio di tutto quello che ho perso per strada fino adesso.


E’ stato meraviglioso ritornare a vedere il mare che Silvia Ciompi ama tanto, immaginare l’inverno sulla costa con la sabbia e il vento che sporcano i vestiti, la voglia di urlare allo stadio, lo squallore dei calcinacci di un bagno in disuso, l’oscurità delle zone portuali e le storie di persone vere, autentiche dai sogni infranti che con la vita fanno a cazzotti tutti i giorni. Teschio e Camille non sono i soli a illuminare questo libro; insieme a loro gli amici di una vita come Bolo, Vale, Fabio, Serena, Eleonora e quelli appena trovati come Margherita e il gruppo del Santa Cecilia. Personaggi unici, veri che esprimono le molteplici forme dell’amicizia, quella spontanea che resta, non chiede e che capisce i silenzi.

E’ da storie così che ho imparato a connettermi in modo più profondo con me stessa e con la mia vita, per apprezzarne ogni sfaccettatura, anche quella apparentemente più insignificante ma che invece di valore ne ha tanto. Sono racconti così che mi ricordano il potere e la bellezza dei libri.

Un capolavoro da leggere.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

UN PROFESSIONISTA DELL’AMORE di Miss Black

Un professionista dell'amore

Un professionista dell’amore di Miss Black

Titolo
Autore
Serie
Genere
Narrazione
Tipo di finale
Editing
Data di pubblicazione
Editore

TRAMA


Dopo una giornata particolarmente dura in tribunale, Kaia Evans, avvocatessa e socia di un grande studio legale di Boston, decide di concedersi una notte di divertimento con un ragazzo di un’agenzia di gigolò. Ma l’uomo che si presenta alla sua porta, non è quello che ha scelto. È meno giovane, è più complicato e ha un dolore negli occhi che Kaia non riesce a dimenticare. E il sesso con lui è la fine del mondo.

Consapevole che innamorarsi di un professionista dell’amore sarebbe un’idiozia, Kaia decide di non chiamarlo mai più. Dal canto suo Taylor è stato chiaro: le uniche relazioni che concepisce sono a pagamento.

Ma il destino a volte è beffardo, e quando Kaia viene a sapere che il suo studio ha assunto un nuovo caso pro bono che riguarda uno gigolò sfigurato da una cliente, in fondo non si stupisce di scoprire che è Taylor. Le loro vite si intrecceranno in modi che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere… nel bene e nel male.


RECENSIONE

Kaia Evans ha 39 anni e dopo l’ennesimo divozio è single convinta. A darle piena soddisfazione c’è il lavoro: Kaia è un avvocato di successo a capo di uno studio legale molto affermato di Boston, rilevato dalla socia fondatrice Christie, ritirata qualche anno prima per motivi d’età.

Dopo anni di successi, le capita improvvisamente una brutta giornata, una di quelle da dimenticare a cui non è più abituata, un’eccezione alla sua inviadibile carriera legale.


Il sistema legale americano era fatto in modo che se spendevi un sacco di soldi in avvocati, di solito vincevi. Vincevi anche se eri colpevole, o comunque limitavi i danni. Quella mattina era stata un’eccezione.


Ed è nei momenti difficili che avere qualcuno a casa ad aspettarti potrebbe fare la differenza, almeno per non sentirsi troppo soli, trovando magari il conforto necessario per staccare la spina e ripartire meglio di prima:


Il brutto di perdere una causa e di essere Kaia Evans, aveva scoperto Kaia, era che nessuno aveva voglia di venire a bersi una cosa con te per tirarti su di morale. Davano per scontato che tu non ne avessi bisogno, perché eri Kaia Evans, una delle avvocatesse afroamericane più pagate e influenti in città. Una che mangiava sassi a colazione e non aveva rimpianti.


Così, per sopperire ad una sconfitta in tribunale, Kaia decide di distrarsi con un buon bicchiere di vino e con della compagnia senza impegno, magari a pagamento.


Kaia se ne tornò al suo attico e pensò che era proprio quando le cose andavano male che una ragazza aveva il diritto di concedersi un premio di riserva.


Ma i suoi piani per la serata hanno un piccolo cambio di programma. Per un’imprevisto improvviso il giovane ragazzo scelto online non è più disponibile per cui l’agenzia alla quale si era rivolta le propone una sostituzione. Quando il campanello di casa suona, Kaia si trova davantia a sé non un giovane simile al prescelto bensì un uomo adulto, maturo che la confonde al primo sguardo, con una singolare e magnetica mascolinità.


Doveva avere più di quarant’anni, le guance segnate da diverse rughe dritte, gli occhi chiari sulla pelle abbronzata, la barba di cinque giorni, così a occhio e croce.

Bisognava ammettere che aveva un bel fisico, era un tizio alto e con due belle spalle, abbigliamento casual: jeans che non nascondevano delle gambe snelle, camicia a scacchi con le maniche rimboccate su dei bicipiti molto okay.


Taylor Vaughan ha 42 anni ed è padre di una ragazza adolescente, Jenny, che cresce da solo quasi da sempre. Taylor lavora come gigolò da 7 anni. I motivi che l’hanno portato su questa strada sono puttosto complicati e legati inesorabilmente a questioni da cui non può più fuggire. Un mestiere che gli riesce bene ma che non è facile gestire, un micidiale mix di divertimento e squallore. Una scelta dettata da pura necessità e trasformata nell’opportunità di guadagnare molti soldi in breve tempo. Un vita dai toni contrastati, in cui mantenere la dignità è diventato un lusso.


Aveva un’espressione seria, concentrata… non molto festiva, per così dire.


L’incontro tra Kaia e Taylor è programmato, pianificato. Un appuntamento fissato con un obiettivo chiaro. Alla fine si tratta di uno scambio commerciale in cui si paga per dare e ricevere piacere. Tutto facile, no? Ma se in questo passaggio di denaro e sesso, un sesso indimenticabile tra l’altro, qualcosa stona, che fare?


C’era qualcosa di triste, nello scambio mercenario appena concluso. Si chiese se Taylor fosse più trasparente del ragazzo con cui era stata un decennio prima, o se fosse più vecchia lei. Al contrario di allora, ora capiva che il professionista che aveva chiamato non si era divertito, aveva solo fatto un lavoro, un lavoro che non gli piaceva nemmeno poi molto.


Difficile gestire l’imprevisto, soprattutto se l’inaspettato crea ricordi che non ti lasciano in pace, neppure dopo giorni. Così quando Kaia decide di richiamare Taylor per rivivere una serata di sesso spettacolare, capisce che a rischiare è proprio lei. Perchè forse non basta una notte per essere soddisfatta, non del tutto, soprattutto se in gioco subentra altro.


Taylor rappresentava il suo ideale maschile, non c’era altro da dire, e l’intensità con cui le piaceva era pericolosa, considerando che era un professionista a pagamento molto bravo a rigirarsi le persone attorno a un dito.


Kaia è molto intrigata da questo aitante quarantenne dallo sguardo sicuro ma triste, capace di darle piacere in modo mai provato prima. Ma percepisce il pericolo di un’ammaliante attrazione verso l’uomo oltre che verso il professionista. Così, consapevole di essere tanto sicura sul lavoro ma altrettanto insicura a livello emotivo, decide di evitare ulteriori incontri e dimenticarlo.


«Vedi come sei diabolico? Il modo sottile che hai di lusingare la gente. Senza mentire, lasciando intendere. Ma sono un avvocato, bambino mio».

«Il che va benissimo, intendiamoci. Le donne con una bassa autostima riguardo alle proprie qualità seduttive sono il sale della mia clientela».


Ma se a metterci lo zampino si mette un destino bizzarro, si può fare poco e ricadere nella trappola delle proprie emozioni è un’attimo.

Kaia e Taylor si ricontrano dopo mesi proprio nello studio legale di lei.


La Williams, Evans & Partners, come molti grossi studi legali, prendeva un sacco di casi pro bono. In parte per le detrazioni fiscali, certo, ma in parte anche per motivi di prestigio. Che uno studio dal fatturato multimilionario come il loro non facesse nulla per la comunità sarebbe stato giudicato in modo molto negativo.


Questa volta però i ruoli sono invertiti e lo scambio che li aveva visti al centro del tavolo la prima volta avviene su un piano diverso, in cui è lui ad avere bisogno di lei.

Da questo ritrovamento, Taylor e Kaia si troveranno difronte a verità inconfessabili, ricatti e tradimenti in cui non sarà facile districarsi. Si troveranno nudi, non solo nel senso primordiale della parola, bensì dal punto di vista dello svelamento di loro stessi. Se da una parte Taylor dovrà imparare ad affidarsi a qualcuno, dall’altra Kaia dovrà mettersi in gioco davvero, senza paracaduti a sostenerla, provando a gestire la nascita di un sentimento conflittuale, senza rinunciare a del sesso divino.


No invece. Te l’ho già detto che mi piaci. Più volte. Se spegni un attimo l’insicurezza puoi anche arrivarci no? Ci sono mille motivi per cui è ovvio che tu piaccia a me. Ma il contrario? A parte il packaging?

Kaia lo guardò. Guardò quegli occhi chiari, e stanchi, e belli, e capì che ormai era fregata. Provava per lui qualcosa di profondo e complesso, non ne sarebbe più uscita.


Un professionista dell’amore mostra alcuni tra i temi più cari a Miss Black, come quello della giustizia, che assume significati contradditori: chi è davvero colpevole e chi innocente? Chi merita di essere salvato e chi deve essere punito?

Oltre alla giustizia, c’è la bellezza, quella autentica. Qual’è la reale bellezza? La canonica oppure quella in cui ci si mostra difronte allo specchio con le nostre imperfezioni? Si è belli nonostante il passare del tempo? Belli nonostante le ferite di una vita sbagliata e aldilà delle proprie insicurezze?


A volte si trovava a ripensare a quegli occhi acuti, stanchi e con dentro una scintilla ironica. Era riuscito dove parecchi dei suoi colleghi fallivano: tenerle testa, ma senza diventare ostile. Riguardo al suo lavoro era riuscito a essere onesto senza essere insultante. E a letto era stato divino.


Le dinamiche delle trame e la scelta di personaggi spesso imperfetti, colpevoli, sbagliati, stanchi e feriti mi hanno fatto amare questa autrice in modo irrimediabile. Kaia e Taylor sono creature meravigliose, capaci di avermi preso per mano durante la lettura e portarmi dietro un grande sipario. Una pesante tenda di velluto color rubino, come quelle della passione che trasuda nel racconto. Dietro al sipario, mi ha mostrato verità nascoste: abili artigiani che muovono fili invisibili utili alla scena, insieme a straordinari truccatori in grado di realizzare maschere perfette, impeccabili e realistiche.

E’ il palcoscenico della vita che va in scena ogni giorno, in cui spesso quello che sembra è molto lontano da quello che è in realtà.


E sarebbe stato difficile. Sarebbe stato un casino, perché era vero che non avevano nulla in comune e che le insicurezze di entrambi remavano contro. Ma non poteva evitare di provarci e se si fosse ferita… be’, almeno, per una volta, avrebbe vissuto.


Ammiro Miss Black per la sua capacità di scavare nell’animo umano con ironia, sensualità e magistrale intelligenza senza mai prendersi troppo sul serio. Personaggi autentici che amo per le loro fragilità, inspessite di una solida corazza ma addolcite da un sense of humour di raffinata intensità, grazie anche a dialoghi intriganti e divertentissimi. Storie d’amore come poche, insomma, arricchite da scene di sesso bollente scritte con rara sapienza, perchè mai volgari, mai inadeguate.

Una magica alchimia difficile da trovare, che mi affascina ogni volta e mi ricorda la bellezza della scoperta, quella di offrire al lettore vivi spunti di riflessione sulle storture della società e sull’approccio alla vita: quello che appare spesso è molto diverso dal quel che si rivela essere. E lo fa con elegante bravura, senza eccedere mai. Senza crederci troppo.


Penso che si possa scrivere romance senza essere stupide e senza cadere negli stereotipi. Le mie cercano di essere storie divertenti e coinvolgenti. Quindi, per favore, prima di pensare “Pff, erotico!”, date un’occhiata. Potreste restare stupiti.


Forse non per tutti ma, per quello che conta, sicuramente per me.

Miss Black I love you!

Indimenticabile.

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Recensione precedente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

INVISIBILE SUN di Elle Eloise

INVISIBLE SUN di Elle Eloise

Titolo: Invisible Sun
Autore: Elle Eloise
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Edo e Fiona)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 3 Novembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Mi sentii improvvisamente esausto, sconfitto.
«Non volevo una storia di sesso, Fiona.»
«E cosa volevi?»
Scrollai le spalle. «Baciarti.»
Mi appoggiai allo stipite della porta della mia stanza e incrociai le braccia.
«Volevo baciarti. E quando l’ho fatto ho voluto farlo ancora. E ancora. E ancora.» Deglutii, senza fiato. «Ti è mai capitato che un singolo bacio ti desse la sensazione di cadere dentro qualcuno? Sono volato giù da una cascata, Fiona, e adesso sono immerso nell’acqua fino al collo.»


Per lei, Edo è un vero eroe: come altro definire qualcuno che salva la vita di un bambino, per poi dileguarsi senza pretendere nemmeno un grazie? Lei prova da subito una profonda fiducia nei suoi confronti, ricomincia a credere che nelle persone possa nascondersi  invisibile che le sprona a fare la cosa giusta, a non perdere la speranza, a cercare germogli anche in terreni poco sani. Si fida così tanto di quell’introverso ragazzo con il volto ferito, da convincerlo ad affittarle una stanza del suo appartamento e a farla entrare nel suo piccolo mondo, fatto di abitudini inattaccabili, di dolorosi ricordi e di ragazze senza volto alle quali non cede mai il suo cuore.

Al primo incontro, lui paragona Fiona a un fastidioso folletto invadente, con un sorriso che emana la luce del sole, non per questo innocuo. Quando, durante una notte fatta di tuoni e di fulmini, lei ricompare proprio davanti a casa sua, fradicia di pioggia, lui non vede più soltanto il sole. Trova due lune fluorescenti al posto degli occhi, capaci di emanare pericolosi sortilegi d’amore e di fargli compiere azioni inaspettate. È così che Fiona entra nella sua vita fatta di schermi e di cancelli, di una casa vuota che ha congelato il passato e di lenzuola che hanno visto più ragazze che lavaggi. Lui non ha tempo per i sentimenti, non ha il cuore per l’amore. Eppure, inevitabilmente, il suo universo comincia a popolarsi di piante magiche che si arrampicano sui palazzi, di piccole lune che fingono di essere occhi e di liane d’oro che nascondono segreti.

RECENSIONE

Se dovessi definire questa storia parlerei di una “fiaba 2.0”, in cui streghe, cavalieri, pozioni magiche e sortilegi, capaci di annebbiare la mente, mi hanno portato altrove, lontano nel tempo. Mai come in questo romanzo ho amato ritornare bambina, rivivendo in piccoli attimi le emozioni vissute dalla lettura delle fiabe. Mai come in questo libro essere donna è stato complesso, toccante e allo stesso modo bellissimo.

Si dice che le fiabe agiscano a livello inconscio e conscio, perché oltre ad un meccanismo di comprensione logico e razionale, attivano un processo di identificazione con i personaggi e questo permette di acquisire maggiore consapevolezza dei propri stati d’animo e delle situazioni da affrontare.

In Invisible Sun sono i due protagonisti, Edoardo e Fiona, ad essere al centro di questa consapevolezza.

Fiona Mancini è una giovane donna di venticinque anni dai modi diretti e un aspetto raggiante che incanta, un sorriso luminoso irradiato da mille lentiggini, capelli biondi, un carattere spumeggiante in un fisico minuto.


Sorrisi con quel sorriso che tra gli amici mi aveva ribattezzata “Sunshine”.


Sunshine come raggio di sole, perchè Fiona piace a tutti, come non potrebbe? E’ solare, altruista, simpatica e sempre sorridente. Lei appare così a tutti quelli che la conoscono, proprio nel modo in cui le riesce meglio, quello in cui è più abituata a mostrarsi. E se in realtà la luccicante superficie nascondesse altro? E se piacere a tutti fosse una maschera ben indossata per nascondere una natura diversa, un’identità scomoda che fa sentire sbagliati? Difficile distinguere due identità così opposte, perchè il sorriso di Fiona confonde.

Ed è con lo stesso sorriso che conosce Edoardo la prima volta a scuola a quindici anni, il medesimo che indossa quando lo rivede per caso dieci anni dopo a Milano. Stesso sorriso, stessa maschera, un guscio spesso costruito ad arte per difendersi da un dolore antico, un marchio genetico irrimediabile.


Mi sentivo ingabbiata nel ruolo che mi avevano affidato senza nemmeno chiedere: Sunshine. Una bambina un po’ ribelle ma sempre sorridente, sempre di buon umore, sempre altruista. Io non ero così.


Edoardo Pellegrini è uno dei personaggi maschili più complessi e interessanti che abbia mai conosciuto. Un giovane uomo dal cuore grande ma dalla scorza dura. Un ragazzo ferito, chiuso al mondo esterno e profondamente sfiduciato per dolori troppo grandi da accettare, soprattutto se a deluderti sono stati i tuoi affetti più cari.


Erano anni che avevo rinunciato all’idea che i genitori sapessero fare i genitori come se fosse una competenza naturale, fisiologica. Mia zia, che madre non era, si stava dimostrando un genitore molto più competente di chi mi aveva donato il proprio codice genetico.


Eppure Edoardo, dai modi distaccati e gelidi, si trova protagonista incosapevole di un atto di coraggio straordinario che lo travolge: salvare la vita di un bambino caduto sui binari della metropolitana. Un gesto che compie senza esitazione, unicamente guidato dal proprio istinto, lo stesso che gli impedisce di restare per essere acclamato, il medesimo che gli impone di fuggire e scomparire lontano da tutti.


«Cosa ti è sfuggito del concetto che io non voglio comparire da nessuna parte?» sibilò mantenendo la calma. Ma sapevo che stava trattenendo la rabbia. «Mi dispiace, mentre scrivevo mi sono lasciata prendere dalla storia.» «E spiegami un’altra cosa, Fiona Mancini. Perché la tua visibilità deve essere più importante del mio desiderio di essere invisibile?»

Ero fatto a modo mio, starmi accanto non doveva essere affatto semplice. Non sentivo la necessità di condividere qualcosa con altre persone, né sui social né nella vita reale.


Edoardo è una voce fuori dal coro, un personaggio che rompe gli schemi di una società che vuole sempre di più imporre i propri canoni di accettazione e successo sociale, in cui bisogna essere perfetti, patinati, “visualizzabili”, eroi senza macchia, senza fragilità o zone d’ombra, soldatini conformi agli altri.


In mezzo a una folla di addormentati, viziati, pompati, figli di papà, così ci avevano più volte definiti i media e gli opinionisti, Edoardo rappresentava qualcosa di diverso, un’alternativa valida su cui riversare la propria fiducia.


Quando Fiona reincontra Edoardo si trova ad essere testimone di un atto di puro eroismo, un gesto che scatenerà una collisione in entrambi, una rottura capace di abbattere le mura di protezione erette per difendersi dagli altri e da sè stessi. Uno scontro da cui inizierà lo sgretolamento della corazza di un cavaliere ferito, ormai incapace di amare, e lo smascheramento di una strega incapace di amarsi.

Dai binari ordinari di una metropolitana di città prenderà vita una magia straordinaria, che mi ha ammaliata e commossa. Un viaggio indimenticabile che preferisco raccontare tramite le emozioni, tralasciando accenni sulla trama, troppo preziosa per essere rivelata al lettore.


Mi domando, Fiona, cosa vedano quei padri e quelle madri quando girano la testa da questa parte. Forse una piccola foresta magica nel cuore di un condominio, fatta di rampicanti e di fiori azzurri a forma di stella, abitata da una bellissima strega e da un cavaliere dal volto ferito, vittima di un elisir d’amore che sarebbe dovuto durare solo tre notti, ma che invece si sta rivelando come un intruglio che ha effetti nefasti senza rimedio. Capisci, Fiona cosa hai combinato?


Ho avuto il privilegio di leggere in anteprima Invisible Sun come betareader, insieme a delle donne incredibili come Sara, Maria Giovanna e Renata, compagne di un viaggio che non dimenticherò.

Una fiaba 2.0 in cui l’autrice ha scelto ogni parola con estrema cura, come un’artista seleziona i pennelli per la propria opera d’arte, affinchè ogni dettaglio sia dipinto con dovizia di particolari e ogni sfumatura di colore dosata a dovere. Credo che solo con questa meticolosa attenzione sia stato possibile creare un romanzo d’amore così complesso e poetico, ricco di magia e al contempo incisivo nel trattare temi molto delicati e dolorosi.

Tra questi la maternità, un tema intimo e ancestrale, che Elle Eloise ha saputo interpretare magistralmente nelle sue mille sfumature. Un caleidoscopio di colori dai toni saturi e contrastati in grado di far riflettere e liberare da diffusi pregiudizi o superficiali connotazioni. Credo anche io profondamente che si può essere madri in molti modi, e da donna ringrazio con profondo rispetto Elle Eloise per aver dato voce a chi non ne ha.

Il potere delle fiabe, con la suggestione del sogno e della fantasia, è stato il cavalletto sul quale l’opera è stata esposta, per arricchire gli occhi e la mente.

Invisible sun irradia sole come il sorriso di Fiona, offrendo un messaggio di potente speranza che mi è arrivato dritto al cuore, senza indugio, senza esitazione come il gesto eroico di Edoardo, da cui ha avuto inizio la storia.


«Un sole invisibile. Un sole coperto dalle nuvole. È il suo modo di dirmi che, anche se non si vede, il sole c’è e che presto sarà di nuovo visibile. La speranza che avvenga qualcosa di bello, di positivo, capisci? O l’occasione per essere buoni.»


Una storia meravigliosa che nutre il cuore con un elisir d’amore potente, avvolgendolo con piante rampicanti e fiori del colore del cielo a forma di stella con il sole dentro. Un balcone fiorito in cui è stato bellissimo rifugiarmi.

Indimenticabile.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance