SENZA PACE di Miss Black

SENZA PACE di Miss Black

Titolo: Senza pace
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 Aprile 2019
Editore: Self publishing

TRAMA


Chiara lavora per una multinazionale energetica. Viene mandata in Libia a occuparsi degli impianti di estrazione in loco, tra i pericoli di una nazione sempre sull’orlo di una guerra civile e quelli della spietata competizione aziendale interna. È durante il suo periodo in Nord Africa che conosce Yidir, il berbero che gestisce la sicurezza degli italiani per conto dell’autorità petrolifera libica, e tra loro scatta qualcosa. Un’attrazione complicata, che si scontra con due modi diversi di vedere il mondo. Yidir è un uomo inquieto, in fondo legato a un’idea di femminile che per Chiara è inconcepibile, Chiara ha sempre messo la carriera davanti a qualsiasi affetto. Ma tra il calore del deserto e il freddo di Milano, tutto possono fare Chiara e Yidir, tranne provare indifferenza l’uno per l’altra. Tra loro cresce un sentimento che ha il potere di annullare ogni distanza, di far superare ogni difficoltà, ogni incomprensione… ma sarà sufficiente?

RECENSIONE


Ho letto molte storie di Miss Black, e fortunatamente ne ho ancora molte da scoprire, attingendo alla sua ampia e variegata bibliografia. Libri che spesso fungono per me da ristoro, regalandomi il perfetto rifugio dalla vita quotidiana, che spesso ci trascina via con molteplici fluttuazioni e per cui la scelta migliore è quella di volersi bene leggendo.

Ammetto che quando ho deciso di conoscere la storia di Yidir e Chiara non immaginavo di trovarmi coinvolta in un libro tanto potente e intimo. Una lettura che mi ha lasciata per giorni un ricordo vivo, un’esperienza indimenticabile vissuta sorvolando il caldo deserto libico, il magnifico anfiteatro di Lecce e il mare delle coste siciliane. Paesaggi significativi che fanno da contorno ad una storia toccante, la più bella letta fino ad oggi di questa sorprendente scrittrice.

Diversità culturale, guerra, razzismo, immigrazione, nonché l’eterno conflitto tra il valore della vita e gli interessi economici di nazioni e grandi multinazionali sono i temi scottanti che si ritrovano in “Senza pace”. Argomenti raccontati con lucidità e straordinaria schiettezza, caratteristiche che rendono unico lo stile di Miss Black, autrice capace di parlare di tematiche attuali e difficili con arguzia, ironia e quel tocco di sensualità ed erotismo che plasma tutto in modo sublime.

Stavolta però a predominare è una storia d’amore commuovente e bellissima, in cui due esseri umani profondamente diversi si conoscono, ritrovandosi a condividere il palcoscenico spietato e crudele della guerra in Libia, scenario militare e politico complicatissimo e ancora oggi attuale, aggravato dalla presenza di interessi economici in aggiunta ai colpi dei Kalashnikov.


Era silenzioso, discreto, e dopo un po’ non facevi più caso al suo AK-47. Inoltre era bello. Un gran bell’uomo, alto, in forma, con la pelle olivastra e il profilo tagliente della gente del deserto.”


Chiara, donna italiana in carriera tosta e determinata, e Yidir, capo della sicurezza libico dai modi duri e dalla mentalità tradizionale, sono i protagonisti di una storia originale e profonda, che li renderà inizialmente vittime di un’attrazione travolgente alla quale però non vorranno dare un nome, né offrire un futuro a causa di una realtà troppo complicata da gestire e che li rende inconciliabili.


A volte la guardava con un’intensità da fermarle il cuore. Con affetto, struggimento… amore? Era così impossibile?”


Un popolare detto arabo che dice “L’occhio del sole non si può nascondere con un setaccio” getta la romantica prospettiva che un sentimento che nasce inaspettato non può nascondersi a lungo. Ma in guerra tutto è imprevedibile e nonostante un sentimento possa germogliare nell’aridità del deserto, nulla resta in piedi come lo si è lasciato, nessuno rimane illeso.


Erano sopravvissuti, e il solo fatto di star loro vicini elevava un po’ anche te.”


Una storia di cambiamento, dolore, rinascita e perdita. Un racconto al cui centro c’è la sopravvivenza interpretata a più livelli: dalla ferocia umana più impensabile alla crudeltà della guerra, da un destino di riscatto improvvisamente strappato alla fragilità di un cuore che non si pensava così debole.
Chiara e Yidir sono simboli meravigliosi di speranza e resilienza a sopravvivere oltre il dolore e la rassegnazione, per ricominciare a vivere imparando a riconoscersi, come animali feriti restati troppo a lungo distanti ma che vogliono ridarsi dignità e fiducia, gradualmente.

Un intreccio complesso raccontato con lucidità e perfezionato da un sapiente distacco in grado di offrire una storia in cui il giudizio è sospeso ed è piuttosto la riflessione ad emergere dall’abisso più profondo. Un libro che getta luci e ombre su realtà terribilmente attuali, sommergendo il lettore di domande che parlano al cuore e alla coscienza senza forzature, senza offrire tregua, senza lasciare pace.

Una lettura che per queste ragioni è impossibile dimenticare, come la bellezza di un tramonto nel deserto o l’alba nel mare di Sicilia. Come l’amore che cura, disseta, aspetta, lenisce, abbraccia e salva, al di là di ciò che potrà mai riservare il futuro.

Grazie Miss Black per questa storia.

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SEI IL MIO SOLE ANCHE DI NOTTE di Amy Harmon

SEI IL MIO SOLE ANCHE DI NOTTE di Amy Harmon

Titolo: Sei il mio sole anche di notte
Autore: Amy Harmon
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 19 Marzo 2015
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio. Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere… Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé? Versione moderna de La bella e la bestia, il nuovo romanzo di Amy Harmon – dopo il grande successo di I cento colori del blu – ci dimostra che in ognuno di noi convivono una parte mostruosa e una meravigliosa creatura e che solo l’amore può essere capace di farle andare d’accordo.

RECENSIONE


Parlarvi di questo libro non è facile, come accade ogni volta che una storia supera il confine di un romanzo, divenendo un capolavoro, così prezioso che anche raccontarlo richiede cura e attenzione, come per un’opera d’arte così intrisa di bellezza e poesia da contemplare in religioso silenzio in attesa che l’emozione avvolga il cuore di luce.

E sono proprio le emozioni ad essere parte essenziale di questo romanzo di Amy Harmon, non a caso considerata una delle voci narranti più autorevoli a raccontarle, perché capace di scrivere storie così profonde da divenire, per coloro che le leggono, esperienze indimenticabili da ricordare per sempre. Libri struggenti che racchiudono messaggi mai banali, raccontati con poesia e dosata commozione, come accade in questo romanzo.

“Sei il mio sole anche di notte” è titolo italiano del libro, traduzione, a mio avviso discutibile, del più potente originale “Making faces”, letteralmente “fare smorfie, mimare con la faccia”. Apparentemente due semplici parole che riportano ad un gesto infantile tipico dei bambini ma che durante la lettura si arricchiscono di significati profondi, come a tracciare le linee di un disegno che pagina dopo pagina si svela sempre più complesso e stratificato, in cui molteplici argomenti come la guerra, la violenza sulle donne, il bullismo, l’emarginazione e la diversità si intrecciano nella storia fino a renderla un mosaico prezioso, come un’opera d’arte.

I protagonisti di questa storia sono Fern e Ambrose, due giovani ragazzi che poco hanno a che fare tra loro.

Fern è una ragazza semplice, non bella, che nessuno nota e che non vuole farsi notare. Altruista, sincera e dotata di una grande auto ironia, quello che la rende davvero particolare è la profonda consapevolezza, nonostante la giovane età, che ha di sé stessa, dei suoi pregi e difetti. Ama leggere romanzi d’amore e adora stare con suo cugino Bailey, affetto da un’invalidante malattia degenerativa. Un legame, il loro, simbiotico da quando sono nati che li ha resi col tempo confidenti, fratelli, migliori amici.


Minuta e pallida, con i capelli rosso fuoco e lineamenti ordinari, Fern sapeva di non essere il tipo di ragazza che attirava gli sguardi. In genere veniva ignorata, e certo non era la donna dei sogni di nessuno. Aveva vissuto un’infanzia tranquilla e sottotono, perfettamente consapevole della propria mediocrità.


Da quando aveva solo dieci anni Fern è segretamente innamorata di Ambrose, il bello della scuola e campione di lotta nella squadra del suo liceo. Ad Hannah Lake, piccola cittadina dove vivono, Ambrose è una celebrità locale non solo grazie ai suoi meriti sportivi, ma anche per il fatto di possedere un animo gentile e altruista. Un ragazzo venerato come un eroe e amato da tutti, che passa la maggior parte del tempo in compagnia dei suoi quattro inseparabili amici.


Per Fern, Ambrose era la perfezione assoluta, un dio greco in mezzo ai mortali, un personaggio da fiaba o da film. A differenza degli altri ragazzi, portava i capelli, scuri e mossi, lunghi fino alle spalle, e a volte li gettava indietro perché non gli ricadessero sugli occhi castani, incorniciati da ciglia lunghe e folte.


Due vite vissute agli antipodi, come le sponde opposte di un fiume destinate a guardarsi ma senza potersi toccare, salvo poi l’arrivo di accadimenti che con la forza devastante di una tempesta inondano tutto cancellando confini e cambiando destini. Il fiume diventa mare e in esso tutto si confonde: il bene col male, il dolore con la felicità, l’amore con l’indifferenza, l’eroismo con la vigliaccheria, la vita con la morte.
Eventi che segnano la fine dell’età dell’innocenza e l’inizio di quella adulta, in cui cambiare prospettiva diventa imperativo e vivere il presente obbligatorio.
Ma non tutto accade per lasciare solo macerie. Spesso è nei cambiamenti che è possibile rinascere davvero per vedere con nuovi occhi che oltre l’apparenza ci sono verità inaspettate che svelano che quello che si è sempre creduto spesso è più lontano dalla realtà ma più vicino a noi, accorciando distanze che sembravano incolmabili, congiungendo gli estremi in un unico punto.


«La vera bellezza, quella che non svanisce e non crolla, ha bisogno di tempo. Di fatica. Di una resistenza incredibile. È la goccia lenta a creare una stalattite, il tremito della Terra a dare origine alle montagne, il continuo infrangersi delle onde a spezzare le rocce e smussare i margini più aspri.»


Uno stile di narrazione potente ed evocativo trasforma questo romanzo in un’opera straordinaria in cui personaggi originali e di raro spessore, tra cui Bailey, diventano simboli di speranza, a vedere oltre la facile superficie perché è al nostro interno che si trova l’essenza di ognuno di noi. La nostra faccia in quanto tale è falsa, è solo una parte del nostro corpo ma non rappresenta quello che siamo veramente, che in verità non ha un volto. Un principio che richiama in modo forte una delle basi portanti della religione cattolica, tema molto caro all’autrice, ovvero come Dio che ci ha creato a sua immagine e somiglianza, perchè è appunto essenza.

Il tema religioso trova spazio nella storia in modi diversi, dall’idolatria malsana che vive su di sé Ambrose, quasi come fosse un Dio pagano, fino alla fede, quella più pura, di credere al di là della comprensione che ci sia sempre un significato in quello che ci accade nella vita e soprattutto che le persone che inaspettatamente troviamo nel nostro cammino siano spesso coloro di cui abbiamo bisogno in un preciso momento.


«Forse ognuno di noi è un pezzo di quel puzzle. Tutti insieme creiamo l’esperienza che definiamo vita. Nessuno di noi riesce a vedere il ruolo che svolge o l’immagine finale. Forse i miracoli cui assistiamo sono solo la punta dell’iceberg. E forse non riusciamo a riconoscere le benedizioni che derivano da eventi terribili».


Gli inconsapevoli eroi di questa storia prendono per mano il lettore, bagnandola con il calore dell’amore e della speranza, per insegnare a superare la paura, imparare ad accettare la perdita e adattarsi al cambiamento, perché si può essere eroi in modi inaspettati e scoprire che la vera bellezza dell’animo umano si propaga da dentro di noi dimostrando che l’amore è la meraviglia più grande di tutte.

Un romanzo che commuove e irrora il cuore di sapiente poesia e delicatezza attraverso l’immenso talento di Amy Harmon che ha il dono di trasformare la lettura in un’esperienza introspettiva che lascia il segno.


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L’INCASTRO (IM)PERFETTO di Colleen Hoover

L’INCASTRO (IM)PERFETTO di Colleen Hoover

Titolo: L’incastro imperfetto
Autore: Colleen Hoover
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Miles e Tate)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 27 Agosto 2015
Editore: Leggereditore

TRAMA


Quando Tate Collins trova il pilota Miles Archer svenuto davanti alla sua porta di casa, non è decisamente amore a prima vista. Non si considerano neanche amici. Ciò che loro hanno, però, è un’innegabile reciproca attrazione.
Lui non cerca l’amore e lei non ha tempo per una relazione, ma la chimica tra loro non può essere ignorata. Una volta messi in chiaro i propri desideri, i due si rendono conto di aver trovato un accordo, almeno finchè Tate rispetterà due semplici regole: mai fare domande sul passato e non aspettarsi un futuro.
Tate cerca di convincersi che va tutto bene, ma presto si rende conto che è più difficile di quanto pensasse. Sarà in grado di dire di no a quel sexy pilota che abita proprio accanto a lei?

RECENSIONE


Leggere questa storia è stato un viaggio profondo, intenso che mi ha tenuta incollata alle pagine senza sosta. Conoscevo questa autrice grazie a “Forse un giorno”, letto un paio di anni fa. Speravo che anche questa volta potessi ripercorrere la stessa emozione, ovvero sentire una storia mia, proprietà della mia anima e della mia vita.

Si dice che ogni libro abbia il suo momento, a seconda dello stato d’animo che si sta vivendo, dalle nostre emozioni e sensazioni.

“L’incastro (Im)perfetto” è arrivato al momento giusto. Sono trascorsi due anni da quando lo avevo acquistato e decidere di conoscere la storia di Tate e Miles è stato come scartare un regalo, assaporando ogni parola, ogni pagina e farlo mio. Una magia svelata attraverso la lettura, innescando nella mente un misto di ricordi ed emozioni legati al vissuto, come accade quando una storia smuove ciò che è già dentro di noi.


Non ho idea di cosa gli passi per la testa. Non sorride mai. Non ride mai. Non flirta. Sembra portare una specie di maschera di ferro tra la sua espressione e il resto del mondo.


Miles è un pilota, volare è sempre stato il suo sogno. E’ giovane e bello ma non vive come potrebbe fare un ragazzo della sua età, dando spazio anche alla vita privata divertendosi. Lui sopravvive lavorando senza sosta, appesantito da anni da una corazza di dolore che lo ha reso impenetrabile, silenzioso, fino ad avere congelato ogni emozione che rimetta in vita il suo cuore, divenuto freddo, come il metallo più duro. Da anni ha chiuso la porta a chiunque possa scalfire la sua vita. Nessun passato da condividere, nessun futuro da progettare. Il presente è l’unico tempo verbale che si consente di contemplare.


Voglio conoscere tutti i pensieri che gli passano per la mente, soprattutto quello che ha in testa adesso, nascosto dietro quell’espressione stoica e risoluta.


L’incontro con Tate, sorella di uno dei suoi più cari amici, sarà l’inizio di un percorso interiore in cui dolore, paura, elaborazione e disperato desiderio si intrecceranno per divenire le forze motrici di una rinascita difficilissima.

Sguardi, sfioramenti e profumi innescano un’attrazione quasi folle, che entrambi decideranno di vivere come una partita scandita da regole rigide e chiare, per preservare il cuore da possibili complicazioni. Il terreno in cui si fronteggeranno diverrà sempre più scivoloso, fino a che ad ogni incontro restare in piedi sarà sempre più arduo. Quando il sangue ricomincia a fluire il cuore ricomincia a battere, a quel punto non esistono regole che possano ingabbiarlo di nuovo, anche correndo il rischio di spezzarlo, ancora.

Il ritmo del racconto è perfettamente bilanciato, dipanandosi tra presente e passato e arricchendo così la lettura di incredibile intensità. Ogni flaskback è raccontato dal punto di vista di Miles con uno stile originale e incalzante, in grado di far sentire vive le sue emozioni. Ogni ricordo aumenta il pathos della storia per scoprire cosa ci sia dietro il pesante sipario di un passato troppo duro da ricordare e così buio da aver gettato impenetrabili ombre sul presente. La scelta dell’autrice di dare voce a Miles attraverso il passato evidenzia quanto lui sia ancora prigioniero di eventi che lo hanno segnato e reso prigioniero. Tate vive il presente, con gli occhi ancora inesperti di chi il futuro lo sogna.

Il titolo originale, “Ugly love”, reclama con forza il messaggio profondo della storia che porta con sé la bellezza e lo struggimento di un processo difficile di rinascita di chi annega nel buio, divenendo incapace di risalire in superficie.


La differenza tra il brutto dell’amore e il bello dell’amore è che il bello è molto più leggero. Ti fa sembrare di volare. Ti porta in alto. Ti trasporta.
Il brutto dell’amore diventa te. Ti consuma. Ti fa odiare tutto. Ti fa capire che per quanto sia bello il bello dell’amore, il gioco non vale la candela.


Un viaggio introspettivo nei profondi meandri di un cuore indurito come la coltre ghiacciata di un lago oscuro. Un percorso in cui ci si immerge senza indugio, confortati nel seguire, pagina dopo pagina, la luce di Tate, una lunga scia sottile e luminosa, capace di fendere l’abisso per riportare in alto, in cielo, e ammirare l’alba, grazie all’attesa di chi ama davvero e non desiste. Un’esperienza toccante, a tratti anche straziante, ma che vale la pena di vivere.


Accade qualcosa. Qualcosa dentro di me. È come se le sue parole avessero scatenato una valanga nel ghiacciaio che circonda il mio cuore. Sento pezzi di ghiaccio staccarsi e cadere, andando ad aggiungersi agli altri pezzi che avevano iniziato a staccarsi dal giorno in cui ho incontrato Tate.


Lo stile narrativo è evocativo e ricco di sfumature, in cui ogni parola è accuratamente scelta per far riflettere, entrando così in empatia con i protagonisti, nel loro tortuoso viaggio verso la consapevolezza che dolore e felicità sono facce della stessa medaglia, non esiste l’uno senza l’altro.

Miles e Tate sono i due protagonisti indimenticabili di un libro meraviglioso, in cui l’amore insegna a convivere col dolore, sciogliendo il gelo delle proprie paure nel caldo abbraccio di chi non si è mai arreso.


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LILIM vol. 1 di Miss Black

LILIM vol. 1 di Miss Black

Titolo: Lilim vol. 1
Autore: Miss Black
Serie: Legends
Genere: Erotic e Fantasy Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: aperto
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 10 Aprile 2021
Editore: Self-Publishing

TRAMA


Emma ha una carriera di successo, un compagno con cui ha ritrovato la complicità, un futuro che sembra già scritto. Tutto va in frantumi quando nella sua esistenza compare un uomo così bello da sembrare irreale. E apparentemente lo è, visto che la prima volta Emma lo incontra in sogno, un sogno vivido ed erotico. Da quel momento in poi la vita perfetta di Emma comincia a sgretolarsi. Warad-Sin, l’amante del suo sogno, si presenta in carne e ossa: magnifico, arrogante e tutt’altro che umano. Emma si rende conto di doversi difendere da lui e inizia a studiarlo con l’aiuto del professor Valdes, un antropologo che è quasi stato ucciso da un’esemplare femmina della sua stessa specie: i lilim. I lilim sono antichi come il mondo; belli e letali, si nutrono della forza degli esseri umani durante il sonno. Resistere al loro fascino è quasi impossibile e oltretutto Emma ha un motivo molto solido per non liberarsi di Warad-Sin. Un motivo che le sta crescendo dentro.

RECENSIONE


«Chi non ha mai avuto un sogno, forse ha solo sognato di vivere»


Il sogno come possibile estensione della realtà o proiezione dei propri desideri, quelli più nascosti. Spesso ci chiediamo se queste immagini che si affacciano nella nostra mente nel momento in cui siamo più vulnerabili siano davvero lo specchio di ciò che abbiamo dentro. In realtà non ci sono studi che dimostrano inequivocabilmente la relazione tra il sogno ed il nostro profondo io interiore.

Se nell’antichità i sogni venivano concepiti come segni divini, fu solo con Sigmund Freud che, nel XIX secolo, questi assunsero la caratteristica di rivelatori del nostro inconscio. Freud sosteneva infatti che i sogni rivelassero quelli che sono i nostri desideri più nascosti.

Ad oggi questa visione è stata in parte superata, affermando che il significato dei nostri sogni è quello di essere un’estensione delle emozioni provate quando si è svegli. Nonostante gli studi e le ricerche ad oggi disponibili, il sogno mantiene quell’aurea di mistero profondamente affascinante e capace di intrigare, come questa storia, primo capitolo di una trilogia fantasy che promette molto.


Lei invece si era addormentata e aveva sognato. Nel sogno era lì, a letto.


Emma vive a Londra e incarna una donna moderna e affermata, con una carriera professionale appagante ed una vita sentimentale stabile. Tutto fila liscio se non che a stravolgere la sua vita accade qualcosa di inaspettato, così sconvolgente da rimettere tutto in discussione. Un evento che ha a che fare con un’incontro ravvicinato con una figura che di umano ha ben poco se non l’aspetto, particolarmente conturbante tra l’altro, al punto da togliere il sonno. Letteralmente.


Sopra di lei c’era un uomo dai capelli scuri e sfilati. Un uomo… irreale, nella sua bellezza perfetta. Fisico da modello di intimo e lineamenti squisiti, regolari. Gli occhi allungati e brillanti.


Warad-Sin è bello da mozzare il fiato, perfetto, seducente. Quando appare nei sogni trascina la sua vittima in un turbine di desiderio, annientando ogni volontà di resistenza fino a creare dipendenza. E’ nel sogno che è la sua forza, è nella realtà che si nasconde la sua fragilità.

Il tema di questa storia è intrigante: sogno o realtà? Quanto il sogno rivela della realtà e quanto la realtà nasconde attraverso i sogni desideri repressi o maschere spesse, così tanto da nascondere la vera natura di un individuo, magari sotto una superficie luccicante o un corpo divenuto difettoso.

Miss Black ha la profonda capacità di sorprendere sempre, inventando storie mai banali, con personaggi che non deludono mai, perché sfaccettati e imperfetti. Questa storia strizza l’occhio al genere fantasy, popolato da creature affascinanti e carismatiche che spaziano tra la natura umana e la dimensione divina, con l’aggiunta di quel tocco erotico impeccabile che contraddistingue la firma di questa autrice. Racconti che senza rinunciare ad una sana dose di humour offrono in più prospettive originali, utili ad interpretare in chiave leggera argomenti profondi, come il rapporto ancestrale tra l’uomo e la donna e la maternità, intesa nella sua forma più primitiva.

Un storia in cui la vita e l’amore stanno al centro senza annoiare, in modo originale e mai convenzionale, arrivando a toccare il cuore, che stavolta ha avuto anche qualche sussulto di commozione.


«L’amore a volte è rinuncia.»


Ho percepito quanto a volte la vita riservi amari risvegli, in cui il sogno lascia il posto alla consapevolezza di non essere capaci di vedere oltre l’apparenza, oltre la coltre del pregiudizio, intersecando lo spazio tra bene e male, perdendo l’occasione di guardare con i propri occhi.

Spero di leggere quanto prima il secondo capitolo di questa trilogia, che promette molto bene.

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HOUSE OF PAIN di Naike Ror

HOUSE OF PAIN di Naike Ror

Titolo: House of pain
Autore: Naike Ror
Serie: American’s Creed in love vol. 2
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Emery e Hannah)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2021
Editore: Self-Publishing

TRAMA


Mi chiamo Emery Scott e sono il Presidente degli American’s Creed, la più antica confraternita studentesca di Yale. Frequento il dottorato in legge, amo le feste selvagge, il football e i dolci al cioccolato.
Ho due amici che considero fratelli: Cruz Sanders, che tutti credono sia un cinico manipolatore, e Tyson Rogers, reputato il professore più stravagante dell’università.
Anche su di me la gente ha un’opinione precisa: crede che io sia il tipico ragazzo ricco, viziato, che ama le avventure di una notte.
Nessuno, però, ha idea di quanto in realtà io mi senta solo.
Terribilmente solo.
Se solo Hanna Foster, la ragazza che mi piace, potesse capirmi… anche lei appare per quello che non è, ne sono sicuro.
Peccato solo che lei mi consideri un maniaco, e ogni volta che tento un approccio, fugge via come se avesse incontrato il diavolo in persona. Non ho proprio una possibilità con Hanna, me ne rendo conto, ma come posso spiegare al mio cuore che deve smetterla di palpitare ogni volta che incrocio i suoi occhi?

RECENSIONE


Era da molto che volevo leggere questo libro. La curiosità mi era rimasta dalla fine del primo capitolo di “House of love”, della serie “America’s Creed in love”, in cui di due protagonisti di questa storia si erano affacciati timidamente, lasciandomi in loro attesa.

Avevo capito che il tono del libro sarebbe stato differente dal primo già dal titolo ,“House of pain”, ma non mi sarei mai immaginata di trovarmi difronte ad una storia così intensa, sofferta ma anche dolcissima. Un miscuglio di tonalità che mi ha fatto amare questa storia fin dalle prime pagine.

I suoi protagonisti, Emery e Hannah, sono molto diversi rispetto a quelli conosciuti nel primo capitolo, perché più ambiziosi, competitivi e pronti ad accettare ogni sfida pur di primeggiare tra loro.

In questa storia non ci sono sfide o primati da superare perché il tema su cui si centra la trama è antitetico, ovvero vivere semplicemente la normalità ed essere sé stessi, oltre le convenzioni e le aspettative altrui. Anche se potrebbe sembrare un’obiettivo raggiungibile, tutto si complica se si è vissuto un passato molto poco ordinario e se l’attuale contesto di vita è studiare a Harvard e Yale, in cui sopravvivere significa eccellere, essere performanti per passare davanti agli altri concorrenti.

Dinamiche di ricerca dell’eccellenza che possono assumere molteplici significati come essere sempre dei vincenti nello studio, nella vita pervandendo così la personalità fino a condizionare ogni scelta. Meccanismi che possono diventare perversi per chi ha conosciuto il dolore e la solitudine, come Emery e Hannah.

Emery proviene da un’elitaria famiglia di avvocati, è Presidente della confraternita più potente della sua università e membro onorario di un ristretto gruppo di amici. Ma c’è qualcosa che lo distingue dagli altri e lo rende più autentico e sensibile, un ragazzo di rara purezza d’animo.


Quelli del primo anno erano ritenuti degli inferiori, Cruz e Tyson avevano spesso usato i più giovani come zerbini e a proprio piacimento, mentre il sottoscritto non riusciva proprio a farsi andare bene quella consuetudine.


Hannah è una ragazza pacata e riservata, con un doloroso passato alle spalle. Vive per studiare e trovare un’indipendenza economica, per superare il ricordo di un’infanzia da dimenticare. Orgogliosa e tenace, vive tranquilla, nonostante fragilità e paure che le hanno marchiato il cuore in modo indelebile.


Nascondermi sotto le fronde di un salice, mimetizzarmi tra gli altri studenti durante una lezione, mi faceva sentire al sicuro da un mondo in cui la competizione regnava sovrana. Gareggiare e primeggiare richiedevano un’ambizione vorace che non avevo mai posseduto.


Così raccontata, sembrerebbe la trama di un libro già letto, invece mai sensazione potrebbe essere più sbagliata.

“House of pain” è una storia particolare che posa sul cuore la delicatezza e il candore di una piuma fatta per lenire paure e superare il buio. Una lettura che scalda e si scopre più bella se assaporata con la giusta lentezza, seguendo un ritmo di narrazione scandito ad arte che permette di elaborare scelte e carpire gli aspetti più in ombra dei due protagonisti, così semplici perché autentici ma anche complessi per ciò che nascondono dietro le loro maschere.

Emery e Hannah sono intrisi di quelle sfumature che danno intensità a personaggi che si farà fatica a dimenticare, perché è nel contrasto che spesso si trova la bellezza di un forte realismo descrittivo.


Lei voleva essere normale, io volevo che fosse normale vivere ogni momento come se fosse il più speciale di tutti. Poteva esserci una coppia più perfetta?


Uno stile di narrazione fluido e diretto pervade tutto il libro, confermando Naike Ror come un’autrice in grado di colpire in profondità con personaggi imperfetti e non convenzionali, che offrono emozioni vive e credibili, regalando dialoghi pungenti e ricchi di ironia, in grado di lasciare quel lieve senso di amarezza che riserva spesso la vita.

Leggere “House of pain” è stato un viaggio intenso, a tratti toccante, in grado di scavare l’animo umano e scoprire il senso profondo dell’amore capace di aspettare e rispettare, e dell’amicizia, quella più autentica, che riesce a vedere oltre la superficie di mura invalicabili fortificate per proteggersi e difendere chi più si ha a cuore.


Eravamo noi nonostante i dubbi, le differenze, le rotture. Nonostante il mio passato e il suo futuro, malgrado quello che pensavano gli altri. Nonostante le difficoltà e la sofferenza.


Una storia come un inno alla normalità, alla speranza di una rivincita, alla capacità di trasformazione, per superare l’ingiustizia sociale e i segni della ferocia umana. Un libro che ho atteso di leggere e che probabilmente dovevo conoscere al momento giusto, per amarlo di più. Lo ricorderò come le cose belle e indimenticabili, che a volte sono le più semplici.

Chapeu Naike.

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QUELLO CHE NON TI ASPETTI di Giovanna Roma

QUELLO CHE NON TI ASPETTI di Giovanna Roma

Titolo: Quello che non ti aspetti
Autore: Giovanna Roma
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Hope e Trevor)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Sono noto per i miei scatti di rabbia. Ho il numero maggiore di penalità nella squadra di hockey e la faccia sulle riviste scandalistiche. Metto nei guai chi se lo merita e Hope Harley lo merita più di tutti.
Questo finché scopro che qualcosa di più grande di lei manovra la sua vita. All’improvviso i miei soldi sono carta straccia, i muscoli inutili. La mia sregolatezza diventa un’esistenza vuota.
Hope è cieca ai rischi. Sfida Golia, si lancia nel dirupo, non rimanda e ricomincia da zero ogni giorno.
La lezione più dura che mi abbia impartito? Lei è la verità, mentre io sono una bugia.

RECENSIONE


“Quello che non ti aspetti” offre già dal titolo il tema ricorrente del libro, ovvero le aspettative, su di sé e sugli altri. Un concetto che a mio avviso l’autrice ha raccontato in molteplici aspetti.

Una storia dura, in cui dolore, speranza, morte e vita si mischiano continuamente creando un circolo di sensazioni contrastanti che mi ha lasciato con il fiato sospeso fino alla fine.

Hope è una ragazza di vent’anni, metà dei quali passati in ospedale per sconfiggere una malattia terribile che ha cambiato per sempre la sua vita, appendendola ad un filo che rischia di spezzarsi ogni giorno.

All’uscita dell’ospedale dopo uno dei suoi tanti controlli incontra Roy, capitano dei “Falchi”, celebre squadra di hockey su ghiaccio che lei ovviamente non conosce. Tra loro nasce una bella amicizia, fatta di messaggi e racconti di vita, che danno a Hope un po’ di ossigeno per vivere, dopo tantissimo tempo, come una ragazza normale.


Quando scrive… io mi sento coinvolta nella sua vita… meno sola, ecco. Non ho mai giustificato quello che si crea tra noi, neanche nella mia testa.

Non mi è mai interessato l’hockey, ma oggi lo vedo come l’occasione per agire di testa mia e divertirmi come mai. Voglio uscire, stare tra coetanei, farmi trasportare dalla vita.


Roy è quanto di meglio ci si possa aspettare da un ragazzo: premuroso, gentile, paziente, protettivo e capace di immensa comprensione per una ragazza particolare come Hope.

Sembrerebbe che tutto fili liscio e che l’amicizia che sembra legarli sempre di più si possa trasformare in qualcos’altro. A scombinare le carte però si insinua l’imprevisto, ovvero Trevor, migliore amico di Roy nonché attaccante della sua stessa squadra di hockey.

Trevor è irruento, irriverente, allergico ad ogni tipo di sentimentalismo e quanto di più lontano dallo stereotipo di bravo ragazzo. Il suo unico obiettivo nella vita è vincere il campionato.


Ho la stoffa del campione cucita addosso. Governare il disco e schivare chi si intromette nella mia traiettoria dà un senso di onnipotenza.


Le ragazze per lui sono solo oggetti di divertimento da usare a piacimento. Non si fida dell’amore, anzi lo rinnega totalmente, credendo che le donne lo cerchino solo per visibilità e successo sociale. Un animo arido di cui, ammetto, avrei voluto conoscere maggiormente il passato, per capire le ragioni di atteggiamenti tanto spietati.


«Eccoti un prezioso insegnamento: l’amore è una buffonata. Se l’hai inserito nella lista, risparmiati di perdere tempo e cancellalo.»


Il loro incontro li vedrà scontrarsi in tutti i sensi, tra il tragico e il comico. Il preludio di una storia che investirà entrambi in modo appassionato e turbolento.


«Hope Harley» allungo la mano. «Trevor Reeves.» La scuote e assottiglio lo sguardo. L’ho già sentito. I occhi scorrono sul mio corpo e lenti tornano sul viso, puntandomi in modo diretto.


Un doppio filo in cui Roy e Trevor incarneranno due poli opposti di vivere, in cui a farla da padrone saranno proprio l’approccio alla vita e le reazioni agli ostacoli che si presentano.

Da una parte l’amicizia forte e pura verso Roy, protettivo e innamorato, e dall’altra la passione irruenta verso Trevor, cinico, incapace di amare e dai modi quasi disumani.

Una sfida difficile, tortuosa, due strade opposte che Hope percorrerà in parallelo, portando con sé una persistente voglia di vita, che me l’ha fatta amare profondamente.

Mi è piaciuta perché incarnazione di un’eroina piccola ma forte, con le sue paure, le sue insicurezze e la sua tenacia. Giovanna Roma ha accuratamente raccontato la sua quotidianità, fatta di passioni come quella per il blog di cucina. Un mondo che Hope si è costruita per evadere ma anche per condividere con chi soffre come lei, ricette per l’alimentazione particolare che deve seguire, offrendo inconsapevolmente speranza a più livelli. In questo libro c’è il suo dolore, quello di una ragazzina giovane e forte, che convive con la sua malattia con dignità e coraggio. Ma c’è anche altro, ovvero la lotta per vivere ogni minuto come se fosse l’ultimo, lasciando spazio ai sogni e la lista delle cose da fare come obiettivo di vita.

Ed è stato bello come Trevor, sbagliato  e imperfetto,  sia l’unico che le crederà, spingendola ad alimentare quella voglia di vivere che i suoi familiari le negano. Un legame che li farà crescere entrambi, nonostante tutto.

Questo è il messaggio più bello: il cuore e la mente spingono a volte verso direzioni inaspettate, verso chi concede più tempo, più vita, un istinto alla sopravvivenza, a vivere fino all’ultimo respiro con fame ed emozione.

Niente sarà facile in questa storia, lunga e turbolenta, ma Hope e Trevor, insieme anche a Roy, mi hanno offerto una visione completa su un concetto importante, ovvero quello delle aspettative a 360°.

Avere aspettative troppo alte nei confronti di chi ci circonda può diventare un atteggiamento egoista e può farli sentire in obbligo di soddisfare tutti i nostri desideri. In questo modo però limitiamo la loro libertà, quando, in realtà, l’unica persona da cui dovremmo aspettarci tutto ciò siamo noi stessi.


«Costruisci le tue giornate su delle liste. Ogni settimana, ogni mese sai cosa fare, ma che mi dici dei momenti?»

«Sono quelli che sfuggono agli schemi, quelli che non vedi arrivare.»


Passiamo la maggior parte della nostra vita “aspettandoci qualcosa”: aspettando che accada ciò che desideriamo, aspettando che le persone si comportino in modo coerente con la nostra opinione su di loro. “Aspettarsi” è a volte sinonimo di “desiderare”, il che implica una piccola manipolazione da parte nostra.
In questa storia desideri, aspettative si sveleranno fino infondo, offrendo una bella riflessione sull’approccio alla vita.

Un libro da leggere.

Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

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MILLION KISSES BABY di Laura Pellegrini

MILLION KISSES BABY di Laura Pellegrini

Titolo: Million kisses baby
Autore: Laura Pellegrini
Serie: American Navy Raiders Series
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Scott e Nada)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 2 Aprile 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Cosa potrebbe accadere se la donna più refrattaria all’amore si innamorasse a prima vista di un Seal abituato ad attendere con pazienza il momento perfetto per centrare il suo obiettivo?Nada è un’agente immobiliare, che ha fatto della sua vita perfetta uno scudo per proteggersi da qualsiasi emozione, soprattutto dai sentimenti. Scott, invece, dalla sera in cui l’ha conosciuta a Hollywood, è determinato a rubarle il cuore. Tra le praterie innevate del Colorado, tormente di neve e passeggiate a cavallo, riuscirà il nostro capitano a far capitolare la bella Nada tra le sue braccia una volta per tutte e tornare incolume dall’ultima missione?

«Million kisses baby, da oggi ti chiamerò così.»

«E perché mai?»

«Perché un tuo bacio vale milioni.»

RECENSIONE


Aspettavo questa storia con grande curiosità, da quando Scott e Nada, i due protagonisti del libro, hanno fatto una fugace apparizione alla fine del primo capitolo di questa serie. Potrei dire fugace ma anche indimenticabile, tanto da farmi attendere questo secondo capitolo con molta trepidazione.


Dio, può un uomo abbattere in poche ore tutti i muri che con dovizia ho innalzato per l’intera vita? Può un uomo essere così… perfetto?


Un libro intenso, coinvolgente che parla di un colpo di fulmine, un’attrazione inspiegabile e potente al pari di un corto circuito, causata dallo scontro di due correnti opposte, una fredda e una calda. Uno sbalzo di tensione seguito da un blackout, che genera un danno così irreparabile, un sentimento così invalidante da cui non tornare più indietro, nonostante il tempo e la distanza.

Perché innamorarsi al primo sguardo può aprire ferite e diventare una condanna per chi l’amore non se lo può permettere, fino ad escluderlo dalla propria vita, come Nada.

Caparbia, determinata e abituata a concedere nulla di sé agli altri. L’unica eccezione alla sua perenne lotta alle emozioni sono le amiche più intime, che ne conoscono i lati più fragili e abilmente nascosti sotto un’impenetrabile maschera di rigore.

Cosa succede se ad una personalità così apparentemente impassibile divampa improvvisa la fiamma di un trasporto emozionale fuori scala, capace di colpire al cuore?

Per ovviare ad un problema di così “alta tensione” potrebbe essere sufficiente non oltrepassare gli “standard di tolleranza” e fare in modo che non si verifichino più sbalzi di tensione. Ma se il limite è già stato superato tornare indietro è impossibile, il danno è fatto.


È diverso. Lui è diverso. Lui non è come tutti gli altri. Lui non scivola via come acqua. Lui si infiltra, lui sconfina. Lui mi spezza.


Amico fidato, soldato encomiabile, fratello presente, Scott è tutto questo e anche di più. Chi lo conosce e gli è vicino lo cerca per avere conforto e sostegno. Un uomo solido che ama le sue radici, immerse nelle montagne del Colorado dove la natura avvolge e protegge, un luogo speciale in cui rifugiarsi insieme ai suoi cavalli e l’adorata famiglia. Uno spirito puro, incapace di fingere con sé stesso e con gli altri.


Nada è un turbine di emozioni sopite, di necessità infrante contro i muri del raziocinio. Lei è la quinta essenza della privazione, della negazione. La ragione che supera ogni cosa.


Due protagonisti che si fanno sentire profondamente, nelle loro paure e insicurezze, e che trasportano il lettore in una dimensione in cui la comunicazione si basa su di un linguaggio speciale, intimo, che tocca l’anima in profondità e si manifesta attraverso un semplice sguardo, una vibrazione appena percepita, un battito accennato:


«Cosa?» Mi giro verso di lui che mi sta così vicino da togliermi la razionalità. La sua mano lascia definitivamente la mia, la spazzola cade tra la segatura a terra. «Quello che si prova.» «A fare cosa?» Sfiora il collo di Misae con una mano, sorride senza guardarmi. «A lasciarsi andare» specifica cristallino. «Pensi che…?» «Io non penso, Nada, io ti vedo.»


Lo stile di narrazione è intenso ed evocativo, la descrizione delle scene è sapiente e accurata, attraversata da immagini e suoni vivi che amplificano le percezioni durante la lettura rendendo coinvolgenti i dialoghi.
Il candore della neve, il rumore della pioggia insieme al sole che rifrange sui vetri costruiscono ad arte la fotografia di questa storia, in cui le ambientazioni sono parte fondamentale della narrazione.


La pioggia ancora cade, le auto passano, le sirene urlano tra i palazzi alti, ma nonostante tutto la sento. La sento come una musica bellissima, come la delicatezza di questa pioggia. Come la meraviglia che è.


Una storia profonda scritta in modo trascinante e avvincente, al cui centro non c’è solo l’amore ma anche l’amicizia, quella salvifica, che definirei il filo conduttore di questa appassionante trilogia, a conferma che spesso a fare la differenza sono gli amici veri.

E con le parole della canzone Candy di Paolo Nutini, al centro di una delle più belle scene del libro, chiudo questo mio pensiero, sperando di conoscere a breve la storia di Predator e Emily, che temo mi faranno impazzire, letteralmente.

Darling, I’ll bathe your skin
I’ll even wash your clothes
Just give me some candy before I go
Oh darling, I’ll kiss your eyes
And lay you down on your rug
Just give me some candy after my hug

Grazie Laura di questa ennesima storia da ricordare.

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KISS ME HERE di Valentina Ferraro

KISS ME HERE di Valentina Ferraro

Titolo: Kiss me here
Autore: Valentina Ferraro
Serie: Autoconculsivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Cybil e Lucas)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20.07.2020
Editore: Self-publishing

TRAMA


Non sono andata a quella festa per incontrare lui. Lui, è capitato.

Uno sguardo di troppo, un mezzo sorriso da canaglia, un rum e cola al quale dare la colpa dopo e, come per incanto, mi sono ritrovata in uno sgabuzzino delle scope, avvinghiata al corpo nudo e bellissimo di questo sconosciuto.

E Sconosciuto ci sa fare.

Sconosciuto mette in discussione la mia indole diffidente, mi fa provare emozioni contrastanti, mina le mie certezze.

Ma per fortuna non lo rivedrò mai più… o almeno era quello che pensavo.

Lui è il diavolo in persona.

Quando mi guarda, mi spoglia.

Quando mi parla, mi ferisce.

E io devo mettere una distanza infinita fra di noi, prima di lasciarci il cuore.

Non pensavo mi avrebbe assecondato. Nemmeno per un attimo ho creduto che sarebbe bastato un cenno del mento per convincerla a seguirmi.

Dieci secondi ed è riuscita a mettermi K.O.

C’è solo un problema: adesso che ho scoperto chi è, capisco che non la posso avere. Tutte, ma non lei. Cybil MacBride è pericolosa, imprevedibile, intoccabile. 

Eppure, ogni volta che chiudo gli occhi, le uniche cose che vedo davanti a me sono una cascata di capelli biondi e un tattoo minuscolo all’altezza dell’inguine, che rimane, ad oggi, la cosa più eccitante sulla quale abbia mai messo le mani. Peccato che quei capelli e quel tatuaggio appartengano entrambi a una grandissima manipolatrice. 

E si sbaglia: il diavolo in persona non sono io. È lei!

RECENSIONE


Voglio davvero fare sesso, dentro un ripostiglio, con un ragazzo appena incontrato?


Cybil e Lucas non si conoscono, non sanno l’uno dell’altra fino a che ad una festa si ritrovano a vivere la migliore esperienza della loro vita, un incontro ricco di passione che li segnerà per sempre.
Da quel focoso momento passano due anni e mezzo, fino a che il destino si divertirà a rimettere le loro vite sulla stessa strada, anzi nel solito palazzo.

Leggere questa storia è stato come salire sulle montagne russe, correndo su un binario precario in un continuo saliscendi di emozioni contrastanti, al cui centro una storia di amore e odio come non ne leggevo da tempo.

Due ragazzi che sovvertono tutte le regole, conoscendosi da amanti e ritrovandosi nemici giurati.

Ma si sa che spesso dietro l’odio più profondo si nasconde altro, magari una guerra combattuta contro sentimenti che non si vogliono accettare ma che nonostante tutto divampano potenti come un fuoco indomabile, che brucia e può anche ferire.

Valentina Ferraro è un’autrice che ho conosciuto attraverso la serie Matching Scars, in cui mi sono persa e ritrovata in un viaggio coinvolgente, e poi la bellissima storia di Eva con “Sempre Lei”.
In questo romanzo ho ritrovato la stessa bravura delle sue opere precedenti, ovvero quella di saper raccontare con talento il caleidoscopio di stravolgimenti emotivi e psicologici che segnano una profonda storia d’amore giovanile, aldilà del tempo e la distanza che si interpongono. Nulla serve a sopire una fiamma mai spenta, l’intensità di un emozione tanto breve quanto indimenticabile.

Cybil e Lucas lottano contro dei sentimenti così forti da intossicare e pervadere entrambi, perché così simili e distanti, testardi e tenaci, accomunati da un forte orgoglio che li rende incapaci di vedere oltre il velo dell’odio per scoprire cosa c’è dietro, ovvero la nascita di qualcosa che va oltre sé stessi.


Lei è pericolosa, imprevedibile. Lei mi spiazza come nessun altro che conosco, capovolge il mio universo e mi fa dimenticare perché non la sopporto.


“Kiss me here” è un libro che travolge grazie alla bravura di Valentina Ferraro di incollare il lettore alle pagine attraverso dialoghi e battute esilaranti, che ricordano quanto in gioventù si sia sempre in balia delle proprie emozioni. L’ambientazione suggestiva di una frenetica New York raccontata ai tempi dell’università batte il ritmo incalzante di questa storia di odio/amore e amicizia, una combinazione che contraddistingue lo stile narrativo dell’autrice.


Mi sporgo verso di lui e lo bacio sulla guancia. Un bacio veloce e amichevole, un bacio che avrei dato a chiunque altro al mondo, ma che dare a lui mi provoca una fitta di dolore che si posa sul cuore.


Un New Adult D.o.c., scritto in modo magnifico, quasi un inno ad una fase della vita che fa soffrire ma che al tempo stesso segna profondamente, lasciando le cicatrici tipiche delle intricate problematiche esistenziali che si attraversano quando si sta per diventare adulti. Un ciclone in cui perdersi è facile e ritrovarsi innamorati e confusi lo è altrettanto. Ed è in quel momento della vita che va trovata la bussola per orientare il cuore, per crescere e definire i confini che creeranno la propria identità.

Cybil e Lucas sono due personaggi difficili da dimenticare, perché autentici e complessi.
Aver letto la loro storia è stato un viaggio intrigante e appassionato, l’evasione perfetta da vivere per emozionarsi e dimenticare per qualche ora questo momento così difficile.


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VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

Titolo: Volevo solo sfiorare il cielo
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Data di pubblicazione: 9 Marzo 2021
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Dopo la morte della madre Emma, Clelia ha smesso di vivere. Nasconde le cicatrici sotto il trucco pesante e le magliette scure troppo lunghe, con il silenzio unico compagno delle sue giornate, da cui la musica, tanto amata da Emma, è bandita. Il giorno del suo compleanno, quando la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio, Clelia all’inizio non ne vuole sapere, poi la curiosità di scoprire il suo ultimo piano ha la meglio.

Ed è proprio fuori dallo scantinato, sotto il sole cocente di giugno, che conosce Lorenzo, appena arrivato all’Isola d’Elba da Roma, con i suoi ricci ribelli, la faccia da schiaffi e un sorriso arrogante.

Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all’amore.

E all’improvviso, mentre l’estate infuria e l’afa diventa sempre più opprimente, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni.

Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto, soprattutto da se stesso, e si porta dentro un terribile dolore. Una volta che i segreti di entrambi verranno svelati, la loro storia sopravvivrà ai contraccolpi della vita?

Dopo il successo di Tutto il buio dei miei giorni Tutto il mare è nei tuoi occhi, romanzi amatissimi dalle lettrici, Silvia Ciompi ci consegna una nuova storia d’amore spaccacuore e una nuova coppia di protagonisti di cui innamorarci.

RECENSIONE


Aspettavo da tanto questo romanzo. Un’attesa lunga, come la scia di un traghetto seguito nel mare per arrivare alla destinazione promessa. Approdare è stato emozionante e al mio arrivo i due protagonisti, Clelia e Lorenzo, mi hanno presa subito per mano e trascinata via per le strade di Portoferraio. Li ho seguiti correndo con loro a perdifiato nei vicoli del paese fino a via delle Galeazze 18, dove mi hanno mostrato impazienti un posto speciale, perfetto per raccontarmi la loro intensa storia, fatta di amore, dolore, sopravvivenza , ricordi, senso della vita, tanta nostalgia e profonda malinconia.

Mi hanno invitato a sedermi su un divano in stile retrò, acceso un vecchio grammofono, scelto con cura un vinile tra gli scaffali colmi di dischi e quando Lucio Dalla ha iniziato a intonare le prime strofe di “Anna e Marco” hanno cominciato il loro racconto. Ho ascoltato rapita ogni parola, guardandoli battibeccare tra l’accento toscano e quello romano, per seguire affascinata il testo della canzone dipinto su una delle pareti del loro scantinato, così ricco di vita e ricordi.

“Volevo solo sfiorare il cielo” è una storia struggente che non lascia indifferenti, come il luogo dove è ambientata, l’Isola d’Elba, terra ricca di miti e leggende che si intrecciano col mare che la circonda e la macchia mediterranea che ne preserva ancora il lato selvaggio, fatto di pietre, metallo e sentieri.
Un libro come una di quelle storie sussurrate dal vento, quando soffia forte e gonfia il mare impetuoso, acuminando gli scogli più impervi, che diventano taglienti fino a ferire la pelle, proprio come fa la vita quando decide di togliere, per stravolgere i destini in modo irreparabile.

Clelia e Lorenzo sono due giovani sopravvissuti, a cui la vita ha chiesto molto, cresciuti troppo in fretta per la loro età, senza appiglio. Entrambi hanno dei dolori che li hanno segnati per sempre, che non possono estirpare o elaborare.

Clelia è diffidente, caparbia, si nasconde dal mondo per vivere in solitudine la perdita della madre, di cui si sente colpevole. Ha un buio interiore che l’ha spenta per sempre e che mostra attraverso una maschera fatta di oscurità, privazioni, per negare a sé stessa ogni cosa bella, che la può rendere felice. Ha l’inverno dentro e nessuno la può salvare:


Come si fa a spegnere l’interruttore e non sentire più niente? Perché Clelia azzererebbe tutto, si dimenticherebbe ogni cosa, pur di non sentire così tanto male dentro. Perché i ricordi sono il fango di un lago melmoso, basta toccare l’acqua con le dita di un piede per affogare. I ricordi sono una rovina.


Lorenzo è un ragazzo in fuga che, con piglio spavaldo e supponente, si nasconde dietro una folta chioma di ricci scuri, una matassa intricata come è diventata la sua vita, incasinata, senza controllo. L’unica cosa che lo appassiona è la matematica, perché i calcoli si basano su schemi, sistemi che inquadrano i problemi offrendo soluzioni logiche che rassicurano, laddove sicurezze non ce ne sono più.


Perché è vero, ha diciott’anni compiuti il dieci di maggio, Lorenzo Gelsi, chiamato quasi sempre soltanto Lore’, e più rabbia in corpo di quanta ne abbia mai avuta tutta insieme. Devasterebbe il vagone a calci e pugni, invece resta immobile, inerte come una lucertola su un cornicione arroventato.


Due creature in fuga, un’isola che fa da contorno ad un incontro deciso da uno strano destino, che li mette alla prova l’uno difronte all’altra per denudarli dalle paure, fatte di demoni divoratrici di speranza. Con i loro caratteri coriacei, fatti di ferro e spigoli, con le loro stranezze e incapaci di comunicare se non con battibecchi e provocazioni, Clelia e Lorenzo si scruteranno per annusarsi come animali selvatici in fuga perenne. Un’estate, la loro, che li segnerà a tal punto da cambiarli per sempre.


Proprio quel sorriso lì. E quel sorriso è una dichiarazione bellica per Clelia. E quelle due rughe sottili che si formano quando Lorenzo sorride sono trincee nella guerra silenziosa tra i loro sguardi da cani selvatici che si annusano, si studiano da lontano, attendono il primo morso l’uno dell’altra.


Una ricca colonna sonora segue il filo di questa tormentata storia, che spezza il cuore, lo frantuma, niente è facile se non si è disposti a credere di nuovo nella vita, qualsiasi essa sia.
La musica detta il ritmo del cuore, delle emozioni, del dolore, della perdita, di quando si smette di credere ai sogni e alla speranza di qualcosa di bello.
Una lunga lista di brani, perlopiù pescati dal passato, fa da nostalgica cornice a questo romanzo, in cui le pagine sono i solchi di un vinile letti ad arte dalla puntina del grammofono, che girando armonico produce il suono graffiante di sentimenti che nascono trasformando vite, quasi come una catarsi perfetta. Le note e le parole delle canzoni segnano il percorso di rinascita di due vite che non vogliono arrendersi, che vogliono smettere di fuggire e imparare a restare.


E forse ha ragione mia madre quando dice che devo far sì che ne sia valsa la pena, che tutto questo dolore alla fine, forse, ha avuto davvero un senso.

So che grazie a te, nel periodo più buio della mia vita, io ho visto di nuovo il cielo; con te l’ho sfiorato e mi è sembrato di riuscire ad afferrarlo, per un attimo, e di avercela in pugno questa vita.


Ad enfatizzare la coinvolgente narrazione, flashback che aprono spaccati su ricordi di luoghi amati, odori di fiori, di pelle di chi non c’è più, di momenti di dolore e di felicità perduta. A questo saliscendi di frammenti del passato, si alternano bozze di lettere mai mandate, come appunti di un viaggio interiore che Lorenzo compie per elaborare il dolore, cercando di mettere a fuoco sentimenti sconosciuti, che divampano feroci, improvvisi, dando ad un cuore che sembrava inanimato la scossa di un defibrillatore ad alta tensione.

Lo stile di Silvia Ciompi, autrice che seguo e ammiro da tempo, si conferma evocativo, poetico, ricco di suggestioni profonde che celebrano i sensi, in cui le manifestazioni della natura fanno da amplificatore alle emozioni: l’afa che toglie il fiato, perfino il sonno, bruciando la pelle e penetrando nel cuore; il freddo che spezza le ossa, paralizzando gli arti e gelando l’anima.


Vanno verso la spiaggia di Procchio. Lontano dal paese, la notte frinisce di cicale e le stelle macchiano il cielo come lentiggini. Spaventano. Lore’ a Roma, le stelle, non le ha quasi mai viste per davvero, manco d’estate. Sull’isola, invece, ti piovono addosso. L’aria sa di resina. È un odore umido, ferroso, di fieno bagnato e aghi di pino. Ma finalmente si respira.


Grazie Silvia di questa storia, un inno alla vita e a sperare, nonostante tutto, come diceva l’indimenticabile Rino Gaetano:

E a mano a mano vedrai con il tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele, l’amore è tornato

Alla prossima storia!

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ACCORDI di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Accordi

ACCORDI di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Titolo: Accordi
Autore: Amalia Frontali e Rebecca Quasi
Serie: Spin Off di Centro, Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 4 Marzo 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Vienna, 1904 – Dorothea di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary ha appreso da adolescente a riservare al pianoforte tutte le passioni del suo cuore. Alla veneranda età di ventitré anni, nonostante il lignaggio reale e la dote principesca, si trova a dover ridimensionare le proprie aspettative matrimoniali.
Gunther di Schleswig-Holstein è un figlio cadetto con un titolo senza valore, che vanta un singolare talento per il violino e uno spiccato fiuto per gli affari. Alla soglia dei quarant’anni, ciò che gli manca è una moglie di ottima razza, con un patrimonio considerevole.
Determinati ad affrontare il matrimonio con il proverbiale distacco che li accomuna, scopriranno che la musica è un linguaggio che non ammette simulazioni, perché anche gli accordi studiati nei minimi dettagli riservano talvolta bizzarri e impetuosi imprevisti.


RECENSIONE

Ho cercato il modo più appropriato per parlare di quest’opera e il primo che mi sia immediatamente venuto in mente è stato partire dal titolo, “Accordi”, e precisamente dal suo ricco repertorio di significati.

Concordia, armonia di sentimenti, affinità, incontro di volontà nel lessico comune; sinonimo di concordanza in grammatica,; giustapposizione dei tre suoni e il nome di uno strumento noto come “lira da gamba” in musica; riferito ai colori ne indica un armonico accostamento; in architettura riferisce ad una proporzionata distribuzione; in radiotecnica è sinonimo di sintonia e, infine, la fase di due moti armonici in fisica.

Un universo di significati che riempie lo spazio tra le pagine di un libro di infinita piacevolezza, tra i più belli letti fino ad oggi. Una lettura grazie alla quale ho potuto assistere ad un magnifico concerto in cui chiudendo gli occhi ho percepito l’armonia perfetta di tonalità suonate ad arte.
Raffinata ironia, mirabili picchi di introspezione, dialoghi sublimi e personaggi carismatici rubati alla storia mi hanno trasportato altrove, come solo la musica può fare.

E poter farlo oggi, in questo momento storico così difficile, è un miracolo che avviene solo attraverso libri indimenticabili.

“Accordi” è la celebrazione di quanto “un duo” possa essere espressione di armonia, affinità elettive, compensazione, amore e intesa.

Il duo come concetto di completezza per antonomasia, che si ritrova perenne in tutta la narrazione come la nota perfetta che chiude un brano, esaltandone la melodia, l’applauso finale dopo il concerto.

Dorothea e Gunther sono i protagonisti di questa storia: lui acuto, intelligente e dai baffi curati e perfetti; lei tenace, determinata, bellissima, con occhi di un blu dai poteri ipnotici.
Entrambi amanti appassionati di musica ed in cerca di un matrimonio conveniente.
Un duo per eccellenza che pervade questa storia con la grazia di una suonata da camera a due elementi, un pianoforte ed un violino, che appagano i sensi, intrattenendo ospiti trepidanti e lettori estasiati.


«Perché è così che funziona un duo: si continua a suonare. Anche se il pubblico fischia o se si rompono le corde dell’archetto. Ci si copre, ci si aiuta, ci si aspetta e si va avanti, fino all’ultimo accordo.»


Un connubio studiato, frutto di una scelta pragmatica e calcolata, ma destinato ad evolvere ad una dimensione superiore, in cui sentimenti e stati d’animo trovano la loro espressione mediante il potere della musica, protagonista indiscussa del libro:


«Daccapo.» Gunther riportò lo spartito all’inizio e lei ricominciò, con più sicurezza, più agilità e più abbandono: la Principessa stava avendo la meglio su Debussy. La pratica e la tenacia cominciavano a sciogliere i nodi e a curvare l’armonia. Era un piacere ascoltarla e impetuoso guardarla. Forse si trattava di una suggestione, ma pareva che una sopita ribellione fluisse da quelle dita affusolate tramutandosi in melodia.


Due protagonisti che incidono ogni pagina come uno spartito d’autore, tracciando il ritmo di una storia intensa e coinvolgente, in cui le atmosfere della Belle Epoqué aleggiano affascinanti tra salotti e scollature, tra tappezzerie e cappellini. A fare da contraltare a queste suggestive ambientazioni d’epoca, le rigide regole sociali dei ceti sociali più elevati che decidevano destini, secondo il genere, l’età e la discendenza familiare di appartenenza.


«Che la reputazione è l’abito che ti fabbrica la gente e l’onore il corpo che c’è sotto.» «Vale a dire? Il vecchio adagio dell’apparenza e la sostanza?» «Vale a dire che ti preferisco nuda.»


Al duo di Dora e Gunther si affianca quello dei fratelli Schleswig-Holstein, legati da un profondo rispetto reciproco e accomunati da un’affinità congenita. Le loro discussioni sono spassose, ma anche intrise di saggezza rivelatrice di verità nascoste:


«L’intesa va oltre. È volatile, Gunther, indefinibile, sfuggente e imprevedibile. Ma preziosa. Fossi in te la includerei nella lista.»


Due fratelli, come lo sono Dorothea e Leopold di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary, uniti da dinamiche ben diverse, perchè cresciuti sviluppando un legame viscerale reciproco, basato su una protezione quasi irrazionale, originata per sopravvivere ad una famiglia contorta.


Dora non doveva vedere nulla. In questa casa, ormai, in questa famiglia, è rimasta un’unica innocenza.


Lo stile di narrazione, elegante e intimamente evocativo, fluisce impeccabile, con l’uso sapiente di passaggi epistolari che si intrecciano al racconto, svelando ricordi e rivelando sentimenti inconfessabili.

“Accordi” è una storia celebrata dalla musica con Monzart, Back, Beethoven e Debussy, e che in essa trova sublime manifestazione, raccontando magistralmente di come l’amore, nelle sue molteplici forme, si riveli senza chiedere permesso alcuno, scavando gli animi, implorando perdono, imponendo scelte, cambiando vite e stravolgendo destini che si pensavano persi.

E’ il primo libro che leggo di questa coppia di autrici. Ammetto di essere una lettrice appassionata di Rebecca Quasi e da tempo mi ero promessa di conoscere la scrittura di Amalia Frontali, leggendo “Centro”. Non è facile suonare in duo, a volte le singole parti possono rischiare di prevalere l’una sull’altra, invece in questo libro l’armonia è perfetta.
La scoperta meravigliosa di un duo magnifico, legato evidentemente da un sintonia profonda che ha creato un’opera bellissima, ispirata a dei personaggi storici realmente vissuti, offrendo ancora più enfasi alla lettura, non senza muovere e commuovere il cuore.


«La perfezione non ammette evoluzione, crescita, miglioramento: dovrebbe essere un obiettivo, una tensione morale, non un punto di partenza.»


Mi spiace ma su questo non c’è accordo, mie care “scribacchine”, per me è un’opera perfetta, un concerto indimenticabile.

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