PLAYING LOVE di Moloko Blaze

PLAYING LOVE di Moloko Blaze

Titolo: Playing love
Autore: Moloko Blaze
Serie: autoconclusivo
Genere: Hot Contemporary Romance
Narrazione: POV singolo (Jolene)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 19 Ottobre 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Quando Jolene Davis, giovanissima vedova di venticinque anni dai modi alquanto ruvidi, chiede a Rhys Aglukark, l’aitante fotografo dello star system proveniente da New York, di farle delle foto per un appuntamento al buio, non avrebbe mai creduto di finire dentro a un vortice di passione e di sensualità. In poco tempo, si innamora perdutamente di quell’uomo misterioso e sfrontato, che pare trovarla bella nonostante la cicatrice che le deturpa il volto e che le ha fatto perdere fiducia negli uomini. Sembra tutto perfetto fino a quando non si scoprono le carte nel complicato gioco dei sentimenti, fino a quando questo gioco non diventa un massacro. Un avventuroso viaggio in completa solitudine a bordo di un camper, porterà Jolene a riconquistare quella forza e quella consapevolezza per essere di nuovo padrona della sua vita.
Da una prima parte ambientata sulle montagne del Vermont a una seconda on the road per gli Stati Uniti, Rhys e Jolene si scopriranno semplici compagni di giochi e poi amanti, ossessionati l’uno dall’altra. In Playing Love non mancano sensualità, passione, avventura e soprattutto… amore, quello che può far bene ma anche molto male, quello che però è anche in grado di condurre i due protagonisti in un luogo che possono finalmente considerare “casa”.


RECENSIONE

Playing love”, ovvero letteralmente giocare all’amore. Due parole apparentemente semplici da comprendere ma che in verità nascondono un fitto intreccio di significati.

Quali? Difficile rispondere in poche righe perchè stavolta Moloko Blaze ha superato i canonici confini del genere erotico per espandersi verso sfumature dalle tonalità di un rosa davvero intenso, offrendo un romanzo difficilmente etichettabile e che grazie ad una trama ricercata ed originale affronta con magistrale bravura tematiche emotivamente complesse. Una dislocazione di genere particolarmente interessante che non disorienta ma anzi libera il lettore da comuni stereotipi, rendendolo testimone privilegiato di un romanzo straordinario e potente.

Un’esperienza in cui ci si perde fin dalle prime pagine per ritrovarsi nello strato più profondo dell’anima fino a trovarsi travolti da un susseguirsi di emozioni contrastanti: la riscoperta della passione, la rabbia verso sé stessi, la rinascita di un sentimento, il senso dell’abbandono, la tristezza del fallimento, la meraviglia di sentirsi amati, la paura di soffrire, il terrore di fidarsi. Scenari che alternano luce e ombra e su cui predomina sovrana l’abbagliante bellezza di una struggente storia di amore che una volta letta è difficile lasciare andare.


Le uniche differenze che avevo riscontrato rispetto ai soliti turisti erano che fosse un nativo americano con scurissimi capelli lunghi e la pelle terrosa, che avesse un aspetto a dir poco attraente e che fosse piuttosto giovane.


Rhys Aglukark, 35 anni, fotografo. Misterioso, affascinante, di un’intrigante bellezza dai tratti esotici tale da divenire uno dei protagonsti maschili più intensi e autentici conosciuti negli anni. Un uomo dagli “occhi antichi”, ricco di anima ed di esperienze, tratteggiato ad arte dalla penna di questa autrice che per lui non si è risparmiata nulla, delineandone ogni sguardo e dettaglio fino a far percepire al lettore il suo profumo “terroso”. Una personalità solida, capace di trasmettere sicurezza e quella assertiva consapevolezza propria di chi della vita ha voluto sperimentato tutto, forse fin troppo, e che ha fatto del controllo un’attitudine personale.


«Io sono Jolene. Ma tutti mi chiamano Joy.» Non specificai il fatto che mi chiamavano “Joy”, Gioia, in modo ironico visto che sorridevo raramente e parlavo poco.


Jolene, 25 anni. Una vita vissuta a metà, tra un passato da espiare e un futuro inesistente. Schiva, riservata, scontrosa, indipendente e troppo ferita per concedersi agli altri, troppo insicura per vivere davvero. Giovanissima sposa e giovane vedova, acerba nelle esperienze di vita ma troppo matura per aver già conosciuto il dolore grazie ad un marito violento e carnefice, capace di annullarla come donna e privarla della sua giovinezza. Jolene, una sopravvissuta resiliente e combattiva, una protagonista femminile straordinaria in cerca di riscatto ma imprigionata dai sensi di colpa con un corpo, un cuore e una faccia divisi a metà.


Aveva ragione lui, mi ero sentita libera per la prima volta in vita mia. Libera di dire di no, libera dalle responsabilità, libera dal perbenismo che mi inchiodava in una vita da vedova senza futuro. Mi ero sentita di nuovo una donna, non una ragazzina violata. Rhys mi guardava dall’alto della sua statura, potevo avvertire il calore emanato dal suo corpo tanto era vicino al mio.


Per quanto si possa aver paura di fidarsi ancora, di meritarsi un futuro, per quanto si possa aver sofferto, a volte l’incontro con qualcuno segna l’inizio di una resa, lanciando minime ma inconfondibili avvisaglie che sarà l’istinto a prevaricare sulle nostre scelte, e farci percepire anche il più piccolo richiamo a quel risveglio desiderato. Sensazioni così primordiali e potenti da farci immaginare liberi dalle catene, e creare una crepa nella più spessa delle corazze.

Una storia di rinascita toccante al cui centro c’è Jolene, che racconta in prima persona la sua voglia di vita, le sue paure e soprattutto quell’inconsapevole desiderio di sentirsi ancora giovane e riprendersi quando tolto.


Mi guardò per un attimo infinito e io fui certa che da quel momento in avanti il tempo e lo spazio avrebbero perso ogni concretezza in sua presenza. E che avrei misurato tutto in funzione di lui. Rhys Aglukark, l’artista della mia immagine, lo scultore del mio corpo, il paziente artigiano della mia femminilità.


Un percorso tortuoso in cui a farle da coraggioso pigmalione sarà Rhys, che le farà riscoprire la femminilità perduta mediante l’arte della fotografia in un gioco di visioni e percezioni capaci di riaccendere la fiamma del piacere di guardarsi ed essere guardata da chi è capace di vedere al di là di un viso a metà. Un’esperienza educativa che li connetterà intimamente e sentimentalmente ma che non basterà perché per superare convinzioni e paure troppo invalidanti occorre andare oltre i limiti conosciuti e sperimentare altro, quanto ci è sconosciuto per crescere, cadere e rialzarsi.

Una scelta coraggiosa che Jolene affronta con un viaggio on the road appassionante ambientato nelle strade dell’America più vera, dal Vermont, al North Carolina, Texas, Utah fino in California. Un’avventura in cui ogni miglio le regalerà momenti di vita negati e che ribalterà gli equilibri tra lei e Rhys, a conferma di quanto l’autrice ami mettere in discussione le certezze dei suoi personaggi, sempre indiscutibilmente così autentici da toccare nel profondo, proprio perché imperfetti e quanto più lontani dall’essere accomunati a facili stereotipi.

Un libro in due parti che richiama un ricorrente dualismo che si dipana a più livelli: una faccia a metà, la zucca Missy ammaccata dura fuori ma dolce dentro, l’essere lupo o agnello, vittima o carnefice, l’ambientazione della metropoli in cui perdersi e quella pervasa dalla natura in cui ritrovarsi, in un complesso intreccio che rende “Playing love” un romanzo davvero indimenticabile perché in grado di celebrare l’amore più istintivo e primordiale, anche verso sé stessi, in un lungo viaggio che riporti a casa.

Come accaduto per le precedenti opere, ovvero “The Undressed Series” e “Playing time”, l’autrice predilige il POV della protagonista femminile, lasciando volutamente più nel mistero quello maschile, a rimarcare il potere e il fascino dell’immaginazione. Un’accurata selezione musicale ricorda l’altro marchio di fabbrica di Moloko Blaze, che per questo libro ha scelto sonorità retrò tra Elvis Presley e Jhonny Cash, senza dimenticare la mitica Dolly Parton, con la sua “Jolene”.

L’epilogo raccontato in terza persona è la ciliegina sulla torta, che nobilita un finale impeccabile consegnato al lettore come un regalo, dotato di un perfetto distacco emotivo ma tale da far entrare la storia nell’anima di chi lo leggerà.
Jolene toccherà il cuore di moltissime donne che come lei sono in cerca di riscatto, che vogliono riappropriarsi di un tempo perduto o semplicemente di una vita diversa. Mi piace pensare che saremo tutte “Jolene” per un giorno, perché in lei è racchiuso un pezzetto di ogni donna.

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VERSO IL FRASTUONO DEL CAOS di Carmen Jenner

VERSO IL FRASTUONO DEL CAOS di Carmen Jenner

Titolo: Verso il frastuono del caos
Autore: Carmen Jenner
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternati (Jake, Ellie)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2019
Editore: Hope Edizioni

TRAMA


Jake Tucker è un uomo a pezzi. A ventidue anni, ingenuo e inquieto, si è arruolato nel Corpo dei Marines. Nove anni e quattro missioni dopo, Jake ritorna sul suolo americano, anche se la sua mente è rimasta saldamente radicata nelle sabbie dell’Afghanistan, insieme agli uomini che non ce l’hanno fatta.
Ferito, annientato e gettato via dalla guerra, Jake ha come compagnia solo il suo cane, Nuke, una sindrome da stress post-traumatico e il senso di colpa del sopravvissuto. Per nove anni non è passato istante senza che non si sia chiesto quando per lui sarebbe stato l’ultimo giorno, ma c’è ben poco conforto nel fatto che sia ancora vivo, quando nessuno del suo plotone lo è più.
Ellie Mason non ha tempo per gli uomini spezzati dalla vita. È troppo impegnata a cercare di portare del cibo in tavola. E fare fronte alle esigenze di Spencer, suo figlio, affetto da autismo, talvolta è come combattere dietro le linee nemiche. Come se destreggiarsi nei campi minati dell’essere una madre single non fosse sufficiente, Ellie si sente attratta da quel tranquillo Marine, solitario quanto lei. Ma ha già amato uomini traumatizzati, e ne è uscita straziata.
Ambientato nel pittoresco scenario di Fairhope, Alabama, Ellie e Jake si ritrovano coinvolti nel frastuono del caos.
L’amore è guerra. Solo il più forte sopravvive, e la resa è inevitabile.


RECENSIONE


Ho combattuto la loro guerra per nove anni. Adesso, mi sveglio ogni giorno per combattere la mia. Tutto quello che ho è il mio senso di colpa e il mio cane, la cui vita è dedicata ad assicurarsi che non vada fuori di testa e mi faccia saltare le cervella sui muri della mia casa vuota. Tutto quello che mi è rimasto è “niente”, e l’ho pagato un prezzo fin troppo alto.


Non è la prima volta che mi capita di leggere romanzi i cui protagonisti sono militari tornati dal fronte, reduci tormentati come accade proprio in questa storia. Rispetto ad altre letture questa storia mi ha particolarmente colpito per la profonda autenticità nel raccontare, senza fare sconti, il vissuto di chi si è lasciato alle spalle la guerra avendo difronte a sé la più dura da affrontare, ovvero la battaglia per riprendere una vita degna di essere ritenuta tale.

Jake è un Marine che al rientro a casa si ritrova a fare i conti con sé stesso, con quello che ne è rimasto in verità. DPTS, quattro lettere che indicano una patologia tanto invalidante quanto insidiosa, ovvero Disturbo Post Traumatico da Stress. Soffrirne significa trasformarsi in un individuo traumatizzato, in preda ad allucinazioni, incubi, attacchi di panico e ossessioni persecutorie che rendono angosciante anche il suono di un clacson portando a essere violenti o maneschi, come posseduti da demoni interiori troppo forti da combattere. Uno stato che riduce all’isolamento e che spesso viene sottovalutato o peggio non riconosciuto. Incredibile pensare che ad oggi solo in America ne soffre quasi il 30% dei militari che rientrano da missioni di guerra.

Con magistrale bravura, l’autrice Carmen Jenner alza il velo su questo argomento, spesso fin troppo banalizzato ma che invece merita grande accuratezza e consapevolezza nell’essere testimoniato proprio per la sua gravità e complessità, nonchè per l’estrema difficoltà di uscirne. In questa storia la sofferenza di Jake è viva, si percepisce nei suoi pensieri, emerge dai suoi ricordi mediante flashback che spuntano impazziti come pallottole nella sua testa e che col tempo sono divenute schegge acuminate conficcate sotto pelle. Solo così è possibile comprendere la ritrosia a farsi toccare, la scelta della totale solitudine e la fragilità a ricadere in temibili dipendenze come l’alcol e i farmaci. L’unico sostegno su cui ripone la tenuta dei suoi precari equilibri è Nuke, compagno di vita a quattro zampe nonché cane guida addestrato per aiutarlo nelle crisi.

Se è vero che spesso il dolore allontana le persone, è pur vero che a volte provarlo alimenta la sensibilità verso la sofferenza altrui. Forse è questa significativa empatia a tessere il filo che legherà il destino di Jake a quello di Ellie, giovane ragazza madre che entra nella sua vita per puro caso.

Una connessione istantanea che si incunea al primo sguardo fin dal loro incontro, anche grazie a Spencer, figlio di Ellie.


«Spencer soffre di autismo e SPD», dico in fretta. Una parte di me odia dover spiegare la diagnosi di mio figlio. Non è che me ne vergogni, e so che, come genitore di un figlio affetto da autismo, dovrei essere disponibile a rispondere alle domande nella speranza di poter eliminare l’orribile marchio associato a questa sindrome, ma talvolta puoi parlare fino a esaudire il fiato senza che ciò modifichi il pregiudizio delle persone.


Un bambino speciale che rappresenta tutto il mondo per Ellie, dando significato alle sue giornate, a definire i suoi stati d’animo, a determinare le sue preoccupazioni, a donarle gioia. Una dimensione intima a due in cui amore e dolore si mischiano come accade per chi è vicino a persone che soffrono di disturbi complessi come quello del “disordine dell’elaborazione sensoriale”, che impedisce al cervello di percepire in modo corretto stimoli esterni e interni. Un’invalidità che ha reso la vita di Spencer e e sua madre piena di incertezze e alla perenne ricerca di una modalità sostenibile di convivere con una patologia così terribile. L’autrice è bravissima a descrivere le loro sensazioni, che alternano fiducia a paura, sollievo a terrore, mediante dialoghi struggenti.


Lui libera le mani dalla mia stretta e mi afferra una cioccia di capelli, che comincia a sfregarsi tra le dita, ancora e ancora. È un fatto sensoriale, qualcosa che fa da quando è piccolo per calmarsi. Questa è l’unica situazione in cui mi è permesso stare così vicino a mio figlio e, sebbene ogni crisi mi distrugga ogni volta un pezzetto di cuore, ci sono una tale quiete e armonia nell’essere in grado di confortarlo, di stringerlo e di accarezzargli la fronte in questo modo.
Sulla moquette della mia stanza, con le tende aperte e la pioggia che martella sul tetto, ritrovo la pace tenendo mio figlio tra le braccia. Mi sento utile, necessaria, e per la prima volta dopo tanto tempo, mi sento una buona madre. Anche se solo per un istante.


Un legame commuovente che impone rinunce, che consuma togliendo ogni spazio a disposizione laddove l’amore è ingombrante, esclusivo.

L’incontro tra Jake ed Ellie lo segna un destino beffardo, abile a sparpagliare le carte in tavola fino a porli difronte ad uno specchio. Un riflesso in cui riconoscere le stesse ferite e intravedere simili cicatrici per identificarsi nel dolore dell’altro. Ma concedersi, permettersi un futuro è un’altra meta, forse irraggiungibile.


Tutto ciò che conta è che il mio cervello la considera come una minaccia alla mia sanità e il pensiero che, quando sono con lei, sono solo un uomo normale e non qualcuno scampato a una zona di guerra, segnato e terrorizzato dalla propria ombra.


“Verso il frastuono del caos” è una storia che racconta un percorso di dolore, lo spiega, ne definisce i contorni, senza mai essere banale ma anzi offrendo un quadro autentico in cui molte persone vivono ai margini di una società che ci vorrebbe tutti “normali”.

Un romanzo di rinascita che supera i facili stereotipi di un amore nato tra due persone spezzate. Un viaggio difficile, a più fermate, lento e in costante salita perché costellato di continue esitazioni, brevi risvegli, profondo senso di inadeguatezza e l’eterna paura di non potercela fare. Un po’ come accade davvero nella vita reale dove spesso non ci sono scorciatoie per arrivare in fondo, soprattutto quando si hanno carichi fin troppo pesanti da sopportare. Resta la fiducia, quella di credere che forse dividere il peso in due fa andare più lontano. A volte, sì, può accadere.

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DILOGIA “COLORS” di Mary Lin

DILOGIA “COLORS” di Mary Lin

Titolo: Dilogia “Colors”
Autore: Mary Lin
Serie: Colors, vol. 1 e 2
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternati (Mansel, Melody, Arden, Hannah)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 26 Maggio e 30 Giugno 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Vol. 1

Melody nasconde il suo passato sotto la maschera da ribelle, una spessa armatura di irriverenza e aggressività.
Insieme ai suoi migliori amici, Junior, Arden e Dustin, crea scompiglio tra i corridoi della scuola, fino al giorno in cui si spinge troppo oltre ed è costretta a scappare.
È un giorno di pioggia quello in cui Mansel inchioda con il suo pick-up, per evitare di investire la ragazza che sfreccia tra le auto in corsa. Quel momento cambierà ogni cosa. Per Melody, la ragazzina sfrontata che dissimula la gamma di grigi che macchiano il suo animo. Per Mansel, che è disorientato dal suo atteggiamento provocatorio e si sentirà, di volta in volta, sempre più responsabile per lei.
Per un cuore che ha finora vissuto nelle tenebre, il mondo inizierà a colorarsi di mille diverse sfumature.

Vol.2

Melody, Arden, Junior, Dustin. Quattro ragazzi uniti contro tutti, temuti, isolati, decisi ad affrontare insieme il mondo che li aveva spezzati. Legati da un filo nero che li ha stretti fino a consumare i pochi attimi di pallida felicità.
Finché la vita ha presentato loro il conto più salato.
Da quella terribile notte, ogni cosa è cambiata e nulla sarà più lo stesso.
Quel filo si è rotto. Le scaglie sono esplose, aprendo una ferita che non potrà rimarginarsi.
Melody è caduta in un baratro nero che ha inghiottito ogni altra tinta. Rinchiusa nel suo bozzolo di dolore, non ha più la forza di combattere. Qualcun altro combatterà per lei, per spingerla ad affacciarsi nuovamente alla vita. Per spronarla a respirare, a sentire e a ridare voce ai suoi colori.


RECENSIONE


Noi quattro siamo un’unica cosa, e farei di tutto per loro.


Quattro giovani ragazzi, un legame indissolubile. E’ in questa citazione che si racchiude il senso profondo della dilogia “Colors” di Mary Lin, ovvero l’amore come sentimento universale, che supera il tempo e la distanza, di cui si ha bisogno per vivere con totale pienezza.
Viviamo e dipendiamo da questa esperienza nelle sue diverse forme: dall’essere innamorati, all’amore che nasce in un’amicizia, quello tra fratelli di sangue e non, fino a quello che i genitori provano per i propri figli.

Un sentimento che non si sceglie, è lui a farlo per noi, che non ha regole e su cui non abbiamo controllo, e che spesso è capace di unire persone a volte tanto diverse. Come può accadere? Rispondere è complicato, potrebbe trattarsi di semplice casualità, un disegno del destino, oppure la credenza che due persone sono legate fin dalla nascita da una forza invisibile, un filo magico che tiene due anime connesse nonostante il passare del tempo e la lontananza.

Questa storia richiama a questo tipo di legame, espandendo il significato dell’amore più totalizzante e viscerale che rapisce, strattona, ferisce fino a corrodere l’anima, in un percorso di rinascita di originale intensità. Un romanzo da vivere come un viaggio coinvolgente, nella piena consapevolezza di dover sopportare le vertigini e la fatica di raggiungere le cime emotive più alte, in cui il respiro si fa corto per la mancanza di ossigeno e il cuore a tratti perde il battito.


È perché… sono aggrovigliata a lui. E sono legata a Junior. E sono legata a Dustin. Danneggiarli, deluderli, anche solo contrariarli mi spaventa, mi ferisce, e mi ammazza. Ciò nonostante, non riesco a fare altro che questo. Io… sbaglio sempre.


Al centro del racconto Melody, una ragazzina che a soli 17 anni la vita ha già inferto ferite insanabili. Una protagonista femminile scomoda, difficile, ostile, danneggiata al limite dell’umanamente pensabile; a parlare per lei sono i suoi atteggiamenti da bulla, i silenzi improvvisi, i tagli sulla pelle, la totale assenza di rispetto per il suo corpo e due occhi capaci di gridare senza voce. L’autrice non risparmia nulla al lettore, raccontando con autenticità dove possa spingersi la ferocia umana per strappare dalla realtà e catapultare chi legge nel buio dell’inferno di questa giovane ragazza e mostrarne tutto l’abisso che la avvolge, un groviglio di dolore, paura, inadeguatezza, irriverenza, rabbia e dipendenza.
Da cosa o da chi Melody è dipendente? Dal bisogno di essere protetta, dalla necessità di fuggire dal vuoto ed essere salvata, dall’unica forma di amore che ha mai conosciuto e che la lega profondamente ai suoi 3 amici, e in particolar modo a suo “fratello” Arden.


«Finché rimarremo insieme, potremo funzionare meglio. Se unisci due metà rotte in un unico cuore, forse questo batterà di nuovo.»


Complesso, enigmatico, oscuro, Arden è un personaggio che emerge tra le pagine come un’ombra nera e costante, che segue silente, osserva minaccioso. Una figura carismatica che incute timore fino a rendersi odioso, che disturba e inquieta, capace di plagiare. Il legame che ha costruito con gli anni con sua “sorella” Melody ricalca alla perfezione le sembianze di una relazione tossica, in cui la dipendenza affettiva si alimenta su un senso di protezione e controllo patologici che logora, ricatta e nuoce fino a creare un vortice di sensi di colpa, astinenza, assuefazione, negazione fino alla violenza emotiva.

Nonostante i tratti oscuri e deviati che connotano Arden come il cattivo della storia, resta il fatto che la sua personalità è così stratificata e ben delineata da non mettere d’accordo nessuno, fino a far discutere chi lo vuole salvare e chi solo condannare. In questo giudizio altalenante si racchiude la bravura dell’autrice nell’aver reso credibile un personaggio così impenetrabile. A mio avviso, ogni tipo di giudizio su di lui va sospeso, in attesa di arrivare alla fine della dilogia, quando si sciolgono i nodi che hanno azionato le sue scelte, mosso le sue decisioni, sviluppato i suoi pensieri per capirne fino in fondo la psiche, laddove possibile.


Quest’uomo… è un’immensa distesa di colori. E sono così sopraffatta da ciò che provo per lui anche solo guardandolo, che il cuore mi batte così forte che mi manca il respiro.


A scardinare il legame tra Arden e Melody sopraggiunge Mansel, 28 anni, fratello maggiore di Hannah, compagna di scuola di Melody. Caparbio, a volte brutale e poco avvezzo ai sentimentalismi, il suo destino incrocia quello di Melody in una fase della sua vita molto critica, dove pesanti rinunce personali e grosse responsabilità lo stanno logorando fino allo sfinimento.
In un graduale percorso costellato da irriverenza e pregiudizio, l’incontro tra Mansel e Melody sparpaglia le carte dei loro destini incuneandosi nel profondo fino a stravolgere, quasi inconsapevolmente, le vite di questo gruppo di giovani ragazzi e rivelando soprattutto le contorte dinamiche della torbida relazione che lega lei e suo fratello Arden, fino a svelare il filo nero che da anni li unisce in un connubio perverso di controllo e sottomissione.

Gli effetti collaterali sono devastanti per entrambi ma soprattutto per lei, abituata a vivere al buio, nell’ombra, nell’oscurità profonda di chi ha paura e ha conosciuto la sofferenza, dotata da sempre di una maschera inscalfibile per anestetizzare il dolore. Tutte le sue emozioni traspaiono vive da dialoghi, pensieri e atteggiamenti narrati con enfasi fino a che Mansel le offrirà un risveglio emotivo profondo tale da dare forma ai sogni e coltivare desideri finora repressi.

L’autrice non sbaglia un colpo nel raccontare con grande accuratezza il loro rapporto.

Una relazione complessa che rifugge da ogni tipo di etichetta, perché non ci sono promesse, non si offre fiducia, non ci si tiene per mano. Melody e Mansel lottano e si cercano disperatamente come due poli opposti legati da un filo invisibile che si allenta e si accorcia di continuo, in un duello struggente senza sapere, fino alla fine, chi salva chi.

Lo stile di scrittura è evocativo e ricco di pathos, in cui le voci narranti trasmettono pienamente le loro emozioni fino a scomporle in immagini, suoni, odori e renderle incredibilmente realistiche.

La dilogia “Colors” di Mary Lin è una storia di rinascita difficile, straziante, che traccia solchi profondi, particolarmente nel primo volume, senza lasciare alcuna tregua al lettore in un susseguirsi di accadimenti a volte difficili anche da immaginare. Una narrazione che a tratti toglie il fiato senza far prevedere cosa accadrà, tra lacrime e sollievo, rabbia e commozione.

Nella seconda parte il racconto perde un po’ di ritmo sull’azione lasciando campo ad una narrazione a 4 voci che scorre più lentamente mediante un flusso di coscienza che rende il romanzo più introspettivo. Una scelta che, a mio avviso, offre meno emozioni rispetto alla prima parte ma che, d’altra parte, mostra come l’avanzare del tempo possa generare per alcuni un percorso di maturità che coadiuva la crescita personale, facendo sedimentare esperienze e permettendo a nuovi equilibri di attecchire. Per altri, invece, il tempo ha il sadico potere di irrigidire posizioni e incuneare convinzioni, in un circolo nocivo di silenzio, errori e solitudine.
Un tipo di racconto meno incentrato sull’azione e più sull’elaborazione, che ripercorre il passato e spiega il presente per mostrare le mille sfumature dei vari personaggi, nascoste dagli eventi sotto una coltre oscura di tonalità, che solo sul finale iniziano a distinguersi in modo nitido.

“Colors” è un viaggio tortuoso che non si dimentica perché graffia e scuote, ma insegna anche a volare attraverso i sogni, gli sbagli, il dolore e quel senso straordinario di rinascita che ripaga ogni lacrima versata.
Melody, Mansel, Arden, Junior, Dustin e Hannah resteranno per lungo tempo indelebili ricordi di un romanzo tra i più belli letti ultimamente.


L’amore fa male, e più fa male più ami, e più ami più soffri. Il dolore ti porta a fare scelte stupide, sbagli che si pagano, finendo col dare la colpa a lui, e col dare la colpa a se stessi; ma prima o poi si smette la conta delle colpe, perché non si sceglie di amare. È l’amore che ti sceglie.


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OUTLAW LOVE di Laura Pellegrini

OUTLAW LOVE di Laura Pellegrini

Titolo: Outlaw love
Autore: Laura Pellegrini
Serie: American Navy Raiders Series
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Drake e Emily)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 24 Settembre 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Si dice che chi si detesta alla fine finisca per amarsi, perché non esiste sentimento simile all’amore tanto quanto l’odio.

Drake Reed, nome di battaglia Predator, è un Navy Seal sfacciato e sicuro di sé che della guerra ha visto ogni più orrenda sfumatura.

Emily Taylor, soprannominata Condor dai suoi stessi colleghi, è un’avvocatessa penalista che non perde mai una causa. Abituata al lusso e a essere viziata, considera il suo antagonista al pari di un troglodita maleducato.

Lei lo disprezza per i suoi modi rozzi, lui adora sfotterla e metterla sempre in difficoltà.

Per uno scherzo del destino, saranno costretti a condividere lo stesso tetto.

Detestandosi pur volendosi terribilmente.

Tra schermaglie sarcastiche, ironia e un’attrazione quasi impossibile da gestire, tra i lussi scintillanti di Los Angeles e Santa Barbara, chi vincerà la partita?

L’astuta avvocatessa che non cede mai o il Seal abituato ad avere sempre ciò che vuole?

RECENSIONE


Quando finisce un bel viaggio resta sempre un po’ di malinconia, soprattutto se quanto si è vissuto ci ha fatto stare bene, lasciando ricordi bellissimi.

Leggere l’ultimo capitolo della trilogia “American Navy Raiders Series” di Laura Pellegrini è stato un’esperienza indimenticabile regalando la profonda sensazione di aver fatto parte di un viaggio con tanti amici, ognuno col suo carattere, pregi e difetti. Tutti però accomunati dall’essere un po’ spericolati e amanti delle emozioni forti, come quando si è ad alta quota per poi capire, solo una volta atterrati, l’intensità vissuta.

“Outlaw love” richiama già dal titolo il connubio attorno al quale ruota questa storia, letteralmente “amore fuori legge”, un sentimento vissuto fuori dagli schemi, che sconfina in qualcosa di sbagliato fino ad essere in grado di sfidare le regole di un rapporto intricato, come quello che lega i due protagonisti, Drake Reed e Emily Taylor, rispettivamente imputato e legale difensore.
Ruoli difficili perfino scomodi rivestiti da due personalità equivalenti: orgogliosi, passionali, amanti del proprio lavoro, quasi irriducibili nelle loro convinzioni. Una storia, intensa e avvincente, che intreccia sentimenti, suspense ed un profondo senso di amicizia nelle pieghe più oscure della legge.


Il buio porta con sé sempre troppi mostri e io sono sempre in minoranza. Non li combatto neppure più. Mi mordono il cuore e li lascio fare per il breve tempo che riesco a chiudere un occhio, cosa che ormai capita davvero di rado.


Soldato valoroso, amico fidato, uomo ruvido e irreprensibile che difende e protegge a discapito di sé stesso, preferendo l’azione alle parole, che ha imparato e sopravvivere senza dipendere da nessuno. Ecco a voi Drake, detto “Predator” dai suoi colleghi.

Ma la guerra non lascia integro nessuno, e neppure un uomo così solido e coriaceo può resistere a lungo in un contesto disumano come un territorio devastato da un conflitto. L’autrice lo presenta fin da subito spogliato delle sue certezze, spezzato, consumato nella mente e segnato da eventi che ne hanno minato la sua stabilità emotiva.

Drake emerge per un forte carisma ed una virilità magnetica che lo rendono un protagonista assoluto, e meritevole di essere scoperto pagina dopo pagina, attraverso i suoi sguardi, nei pungenti dialoghi ma soprattutto nei suoi lunghi silenzi.


E non posso fare a meno di pensare a quanto sia bella, perfetta, fredda e fintamente distaccata. Mi piacerebbe chiederle cosa nasconde sotto tutta questa professionalità che sbandiera, ma decido di starmene zitto.


Quale donna potrebbe tenere testa ad un uomo così destabilizzato?
Forse nessuna se non dotata di una volontà di ferro e abituata a vivere secondo rigidi schemi mentali come Emily Taylor, professione avvocato e discendente da un’autorevole famiglia inserita ai massimi livelli politici e legali.

Due mondi che si scontrano per necessità e diametralmente opposti per background sociale e familiare, che si ritrovano a condividere tempo e spazio. Una lotta vissuta anche interiormente che mette in guardia, lacera fino a cedere all’attrazione più spietata, qualcosa che non lascia pace a nessuno dei due.

Fidarsi sarà la loro missione, vincere il processo la loro sfida, per salvare un onore macchiato e rendere giustizia ad una vita innocente.
Una nuova guerra da combattere giocata però su un terreno diverso e forse non meno infido del lontano deserto, ovvero quello di un sistema che rischia di marcire sempre di più ad ogni udienza, scricchiolando tra verità falsificate, vecchi rancori e violazioni alle procedure del codice militare.

Una trama che assume le sembianze di un copione da film, in cui dialoghi serrati e scene degne di una sceneggiatura cinematografica delineano con accuratezza il palcoscenico di un processo con deposizioni, testimonianze e arringhe al cardio palma, proprie di un remake del film “Codice d’onore” 2.0.

Laura Pellegrini chiude in bellezza la trilogia dei Seals, una serie bellissima, che è salita d’intensità ad ogni storia e che vale la pena essere assaporare senza fretta.

Rispetto alle precedenti storie, caratterizzate da più ironia la prima e più introspezione la seconda, “Outlaw love” è indiscutibilmente il libro più intenso e coinvolgente della serie, grazie ad una trama più incentrata sull’azione e a due protagonisti vittime di una folle attrazione che cresce ad ogni capitolo e che va di pari passo con gli avvenimenti collaterali del processo.


Sappiamo entrambi che le cose ci stanno sfuggendo di mano e che per quanto fingiamo di non vederci, collidiamo.


Giustizia, onore, sentimenti, rinascita e profondo senso di amicizia contraddistinguono “American Navy Raiders Series”, una lettura in anteprima di cui ho goduto ogni parola, ogni dialogo, confermando il talento di un’autrice che non smette di stupire per la sua versatilità, che non ha paura di mettersi in gioco continuamente spaziando tra generi diversi e che ad ogni storia mette la sua firma con abile precisione.

Tornare da un viaggio da sempre nostalgia, alcuni la chiamano “Sindrome del viaggiatore, o di Wanderlast”, e si sa che chi chi ne soffre non si limita ad amare i viaggi perché paradossalmente chi ne soffre ne ha bisogno. Un bisogno intrinseco di muoversi, di sperimentare e di vivere. Un’ansia costante che si placa solo quando si è in viaggio o anche quando si sta leggendo, come nel mio caso.

Al prossimo viaggio Laura. Io ho già la valigia pronta.


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SOLO AMANTI di Mariella Mogni

SOLO AMANTI di Mariella Mogni

Titolo: Solo amanti
Autore: Mariella Mogni
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: POV singolo (Elisa)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 31 Luglio 2021
Editore: Self publishing

TRAMA


Lei è una libraia sull’orlo del fallimento. Lui un celebre scrittore.

Lei ha appena scoperto che il marito la tradisce. Lui passa da un’avventura all’altra.

Lei lotta per salvare la vita che si è costruita. Lui sembra tornato apposta per crearle nuove difficoltà.

Elisa e Lorenzo non potrebbero essere più diversi, eppure si sono amati in passato. Del loro grande amore restano soltanto i ricordi e un segreto che Elisa ha custodito per anni e che Lorenzo ha svelato nel suo ultimo romanzo. Il tempo non l’ha cambiato, è la stessa persona insopportabile e arrogante che Elisa ha dovuto lasciare per realizzare l’esistenza che sognava.

Come resistere al fascino di quest’uomo, ora che il suo mondo sta crollando? Come tirarsi indietro quando Lorenzo le offre una torrida relazione sessuale?

Gli darà tutto tranne il cuore.

Ma il cuore è un muscolo testardo, non accetta compromessi, né di essere lasciato in disparte. E quando tornerà a farsi sentire, Elisa dovrà affrontare scelte difficili e dolorose.

RECENSIONE


Era da tempo che non leggevo un libro di Mariella Mogni e averlo fatto mi ha ricordato la sua bravura nel trascinare fin dalle prime righe il lettore all’interno della storia per assumere in brevissimo tempo lo stesso sguardo della voce narrante, acquisendo il piano sequenza delle riprese come a vivere le scene di un film con una telecamera a presa diretta. Un effetto potente che consente di percepire le emozioni in modo vivo e sentire sulla pelle tutte le sensazioni descritte, il dolore, la gioa, la passione travolgente.

Protagonista di questo libro è Elisa, quasi 50 anni, un marito, 3 figli. Un progetto di vita voluto e progettato fin da giovane e tenuto in piedi con controllo e diligenza, senza mai cambiare strada, mai un esitazione a seguire lo stereotipo di un modello medio borghese proprio di una piccola cittadina di provincia.
L’unica passione che è riuscita a mantenere negli anni è l’amore per i libri, lavorando nella libreria di famiglia insieme alla sorella minore Fiamma, a cui è legatissima.


Il silenzio è un privilegio raro in una famiglia numerosa come la mia. Spesso l’ho cercato per concentrarmi su me stessa, oggi, però, è soltanto un coacervo di dubbi.


A scoperchiare una vita apparentemente invidiabile, la scoperta del tradimento del marito. Un episodio che innesca una reazione a catena intrisa di contraddizioni, oscillando tra un’ostinata convinzione a mantenere in piedi l’assetto familiare e una crescente rabbia per il comportamento superficiale di un marito assente che la destabilizza sempre di più. Nel pieno vortice di un castello che sta per frantumarsi anche a causa del fallimento della libreria di famiglia sopraggiunge un ingombrante ex, che irrompe nella sua vita a ricordarle con amarezza un passato fatto di rinunce e sogni infranti.


Il caos mi disorienta, da sempre perseguo l’ordine e l’equilibrio. Ecco perché ho dovuto cancellarlo dal mio orizzonte. Chiudo gli occhi, solo per un attimo, il tempo di rievocare il più grande amore della mia vita.


Lorenzo, l’amore giovanile forse mia dimenticato, ritorna nella vita di Elisa riapparendo improvvisamente nel momento più difficile, quando lei è difronte ad un bivio e tutte le sue certezze stanno crollando una ad una. Il matrimonio, il lavoro, il rapporto con la sua famiglia d’origine. L’autrice è bravissima a trasmettere le sue esitazioni, inquietudini, paure, desideri, rinunce che giorno dopo giorno si scontrano continuamente creando un saliscendi emotivo struggente. Una trama che si infittisce di ricordi del passato così belli e dolorosi da dilaniare il presente, acuendo il pathos del racconto e delineando Elisa come un personaggio controverso da amare e odiare allo stesso tempo, e per questo realistico.


È sempre stato dissonante con i ritmi della mia esistenza. Arrivato troppo presto, quando l’arroganza della giovinezza mi vietava di costruire un rapporto equilibrato. Tornato troppo tardi, a risvegliare sentimenti ormai fuori luogo.


“Solo amanti”racconta quanto l’ipocrisia, con le sue deviazioni e molteplici forme, sia un veleno invalidante non solo rispetto agli altri, ma soprattutto per sé stessi. Una storia coinvolgente in cui la narrazione segue serrata il processo turbolento di espiazione e liberazione che vive Elisa, un conflitto perenne che la devasta ma che sarà catartico.

Un processo di cambiamento ed evoluzione che non farà sconti alla protagonista, e l’autrice è magistrale nel portarla allo stremo delle sue forze fisiche e mentali, per scioglie i nodi del fitto intreccio di apparenze, paure e bugie cucite nel tempo. Un percorso umano struggente e liberatorio fatto di dolore misto a passione, per distruggere e ricostruire sé stessi senza certezze all’orizzonte se non quelle di cercare quella serenità a lungo negata, oltrepassando conformismi e aspettative altrui.


Il coraggio è arrivato, alla fine, spesso sono le piccole cose a farci comprendere di stare andando alla deriva, questa casa a soqquadro è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.


Un romanzo graffiante che parla al femminile col linguaggio delle emozioni, mediante uno stile di narrazione serrato ed evocativo in cui l’unico POV della protagonista aiuta il lettore a capirla, a entrare in sintonia con lei, nonostante l’incipit oscillante tra difenderla o accusarla. “Solo amanti” è un inno ai grandi amori perduti a cui si è rinunciato per paura, senso di inadeguatezza, immaturità o semplicemente per un tempismo sbagliato.

Al di là delle decisioni prese e degli ostacoli, l’amore anche più tormentato a volte può ritornare e scoprire che è rimasto, cristallizzato nel cuore. E se arriva una seconda occasione che fare?
Questa è la storia di Elisa e Lorenzo e se volete scoprirla leggetela. Vale ogni pagina.

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IL PATTO di Miss Black

IL PATTO di Miss Black

Titolo: Il patto
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Agosto 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Tra le ventiquattro tribù delle Forze Congiunte dell’Alleanza è stato stipulato un Patto: tutti i primogeniti si impegnano a sposare il membro di un’altra tribù, sorteggiato in modo casuale tra persone “compatibili”, e a generare due figli di sangue misto. Il sistema è nato per rafforzare i legami tra popoli un tempo nemici, ma ora impegnati in una sanguinosa guerra interplanetaria contro un avversario comune, una specie aliena e spietata.

I matrimoni combinati del Patto non sono privi di svantaggi, ma sono anche matrimoni a tempo. Una volta fatto il proprio dovere, i due componenti della coppia possono tornare alla propria vita.

Sarebbe anche il piano di Risah, a cui è stato assegnato come marito un soldato di Surraja, pianeta desertico e culturalmente arretrato, che però ha almeno il pregio di essere impegnato in guerra e avere poco tempo per lei. Al di là di questo, Maren è moralista, tradizionalista e pieno di pregiudizi sulle donne, specie sulle donne indipendenti come Risah.

Certo, è bello, sexy, virile. Ma la virilità non basta a renderlo un partner passabile, anzi è solo un altro problema.

La loro unione a distanza è scandita da incontri rari e disastrosi, che sembrano preludere a uno scioglimento ben prima che il Patto sia rispettato. Come possono trovare un equilibrio due persone così diverse, che presto arrivano a detestarsi a vicenda?

RECENSIONE


Leggere Miss Black è sempre interessante, non solo perchè le sue storie sono originali e condite a dovere di un gusto piccante sopraffino, ma anche per la viva sensazione che tutte le sue opere siano accomunate dall’essere frutto di una profonda ricerca che spazia in molti ambiti: sociali, storici, culturali, politici. Approfondimenti che emergono ai suoi appassionati lettori, e non solo, mediante trame sofisticate e personaggi sempre moderni.

Ad aggiungere intrigo e mistero, quel non so che di vissuto sulla pelle che pervade i suoi libri, che pone domande, incuriosisce il lettore ma che, al di là di tutto, rende credibile a autentico tutto il pacchetto.


«Onorevole famiglia Andorr della tribù dei Narja… Onorevole Risah Andorr, mia legittima consorte. Mi rivolgo a voi secondo le usanze dell’Antico Popolo, per rendere definitivo e vincolante il legame tra le nostre due famiglie». Risah si rese conto che aveva qualcosa tra le mani e che stava leggendo. Il che era confortante, perché significava che sapeva leggere.


In questa storia l’autrice ci porta lontano, in una dimensione futuristica affascinante in cui l’universo è diventato un enorme insieme di pianeti in cui vivono popolazioni che si differenziano per cultura e tradizioni diverse, tramandate secondo le specifiche caratteristiche degli ambienti di vita, alcuni contraddistinti da atmosfere letali, condizioni meteo al limite dell’assurdo, temperature inumane e dimensioni territoriali che fanno impallidire quella del nostro pianeta.

Immaginare questi mondi è stato interessante come vedere un film, in cui Miss Black porta la mente del lettore altrove:


“La lunga fenditura frastagliata della valle si estendeva sotto i suoi occhi come un solco blu-verde, i fianchi delle montagne coperti da una vegetazione fitta, ostile e magnifica.”

“Il sole al tramonto ora disegna ombre dorate sulla pietra della rocca. Non so se ti piacerebbe, qua, forse lo troveresti troppo freddo, per quanto non freddo come la luna priva di atmosfera.”


A descrivere il suo rigoglioso pianeta è Risah, protagonista femminile del racconto che si presenta senza sfuocature al lettore: cristallina come un vetro tirato a lucido, indipendente e libera come il suo amico falco, Kor, con cui vola fiera nel cielo.


Un marito. Risah non sentiva la minima necessità di un marito, per lo più di un marito sconosciuto e di un mondo lontano. Ma era suo dovere, quindi si sarebbe adattata.


Miss Black si è divertita a sfidare la tolleranza e la capacità di resistenza di questa giovane donna tosta e determinata facendole capitare come promesso sposo la sua nemesi, Manar, bello e virile ma dalla cultura primitiva e tradizionale.


«Se intendi proseguire, vediamo di farlo. In caso contrario mi sono portata un libro.»

«Sei senza pudore».

«Sì, è terribile: mi piace leggere».


Il contratto che li costringe a legarsi anche se a tempo determinato mette a dura prova entrambi, forzando i reciproci limiti personali e capire, comprendere e vedere oltre l’apparenza.

“Il patto” offre un ampio respiro sul tema della diversità permettendo un viaggio nel futuro, immaginando popoli che vivono in ambienti di vita opposti che spaziano dal deserto alle montagne, dal caldo al freddo, tali da impattare sulla cultura, sugli atteggiamenti, fino a modificare i pensieri.

Questa eclettica autrice regala con la sua infinita fantasia un’indagine profonda sulla mente umana per scovarne difetti ma anche potenzialità nascoste, fino a rimettere in discussione credenze, convinzioni, perfino le leggi di un patto da cui si originano dinamiche perfette fino a generare sentimenti non ammissibili ma intensamente reali.

Viene da domandarsi se il futuro possa riservarci una prospettiva di questo genere, e per quanto possa essere anche a tratti inquietante includere ogni aspetto della storia, perlomeno vi sarebbe la confortante possibilità di confidare che l’amore sia ancora la forza in grado di unire, superando l’ignoranza e l’ottusa convinzione di sapere senza aver mai sperimentato. Chissà.


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ENTROPIA di Rebecca Quasi

ENTROPIA di Rebecca Quasi

Titolo: Entropia
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 6 Agosto 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Virginia, di professione ostetrica, è sposata da oltre vent’anni con Ruggero, affascinante pilota di linea. La loro relazione si trascina da sempre in un placido limbo emotivo, costellato da sporadiche notti di passione. Allo scoppio della pandemia, le abitudini di entrambi vengono sovvertite. Virginia si trova catapultata nel settore Covid delle gestanti, alle dipendenze del suo ex, Corrado Valli. Ruggero, al contrario, rimane a terra, a causa della riduzione nei voli della compagnia per cui lavora.
Con il mondo che va a fuoco, rendendo imperativo vivere un minuto alla volta, Virginia si troverà a combattere in prima linea, mentre nella vita privata sarà divisa tra il riaffiorare di un passato mai sopito e la novità casalinga della costante e premurosa presenza del marito. Il mondo muta in un baleno e, si sa, ogni trasformazione porta con sé un rischio e anche un… aumento dell’entropia.


RECENSIONE


«In questi giorni non faccio che chiedermi che differenza ci sia tra l’abitudine e l’amore.»


Cosa permette a due persone di continuare a stare insieme dopo tanti anni?

Rispondere è difficile perché il rischio di cadere in facili approssimazioni è dietro l’angolo e le modalità di stare in coppia, perlomeno in modo appagante, sono molteplici.
Resta il fatto che condividere un percorso di vita insieme richiede un equipaggio ben fornito, in cui trovare compromessi, concordare patti e mantenere equilibri sono parti fondamentali a intraprendere un lungo viaggio a due.

Equilibrio è anche parte del significato di “Entropia”, titolo di questo romanzo nonchè termine proprio dei principi della termodinamica indicante “la grandezza fisica che misura lo stato di disordine di un sistema”.

Un concetto sicuramente complesso che pervade di valore l’ultima opera di Rebecca Quasi, autrice che conferma un’impareggiabile bravura ad esplorare l’animo umano e interpretare, con un approccio quasi scientifico, le dinamiche dell’amore.

Un libro profondo, velato da una costante malinconia che racconta la storia di un matrimonio incrinato, in cui i due protagonisti, Ruggero Eller e Virginia Fabbri, si trovano a fare i conti con una ventennale relazione ammantata di silenzi, costruita sulla distanza, fisica ed emotiva, e pervasa di mancanze in cui il collante principale sembra ridursi all’incastro perfetto di due personalità antitetiche e ad una chimica potente, capace di intralciare le parole e annientare i sensi.


Ruggero cinico? C’era da non crederci. Il più delle volte sfoggiava un equilibrio e una leggerezza che passavano erroneamente per superficialità.


Ruggero è un pilota di aerei, ama volare; è organizzato, preciso e dotato di una personalità magnetica e di un fascino intrinseco che lo rende attraente da più punti di vista. Calmo, sicuro di sé, quasi imperturbabile fino ad essere, apparentemente, inscalfibile e dotato, peraltro, di un innato spirito paterno.


Non che Virginia fosse invecchiata male. Era solo un po’ spenta. Vestiva con sobrietà, ma senza eleganza, si truccava pochissimo e tendeva a scomparire confondendo l’incarnato pallido con le tinte neutre che indossava. Sempre calma, pacata, silenziosa, viveva senza eccessi più o meno da quando era venuta al mondo.


Virginia è un eccellente ostetrica, lavora in ospedale da sempre, in balia di turni massacranti. Una donna emotivamente glaciale ed apparentemente anafettiva, con un’innata inadeguatezza per le relazioni sociali. Fin dalle prime pagine traspare la sua rassegnata infelicità, originata da un intreccio articolato di abitudini, distanze, mancanze e solitudine, che hanno reso la sua vita compassata, nonostante l’esistenza di un figlio presente ed amato, Luca.

A sconvolgere le carte delle loro vite sopraggiungono due eventi contingenti: l’improvvisa ricomparsa di un ingombrante ex di lei e il propagarsi della pandemia di Covid.
Due cataclismi tanto devastanti da trascinare un legame già fragile e sfilacciato verso estremi livelli di caos, fino a decretare una crescente entropia.


Vicini ed equidistanti, come le rotaie di uno stesso binario, dirette nello stesso posto, una all’insaputa l’una dell’altra.


Se da una parte innamorarsi di Ruggero è pressochè immediato, Virginia è un personaggio più stratificato, e forse per questo profondamente autentico. Le sue insicurezze, esitazioni e debolezze sono così umane e realistiche che scavano e avvolgono il lettore con un sottile e perenne struggimento.
Il processo che si scatena è quello di un’intima empatia che colpisce perchè parla al cuore di tutti quelli che come lei hanno subito dei traumi e che si sono ritrovati inconsapevolmente intrappolati in gabbie che li hanno resi prigionieri di loro stessi, lasciando segni indelebili fino a tracciare il corso del destino.


E Virginia si era dimostrata ancora una volta la numero uno. Nessuna recriminazione o crociate inutili. A L’aura piacevano le persone così, e non ce n’erano molte in giro.


La bellezza di questo libro è quella di offrire il racconto di come un dolore, un umiliazione possano essere così invalidanti da congelare il cuore e anestetizzare le emozioni. Una lettura potente in grado di far mettere il lettore difronte ad uno specchio per porsi domande, vagliare ricordi e reinterpretare le esperienze vissute, provando a decodificare le emozioni come fossero particelle di ossigeno, indispensabili a respirare.


Toccarlo, annusare il suo profumo, noto e familiare, sentire che era lui, vivo e in salute, stava generando una serie di emozioni ignote, sconosciute e profonde alle quali Virginia era del tutto impreparata.


L’amore influisce sui nostri neurotrasmettitori, ovvero la serotonina, endorfina, ossitocina. Ed è così che questo meraviglioso meccanismo trasforma l’amore in un vettore energetico facendo tendere verso l’entropia negativa.

E’ oltremodo affascinante intuire, leggendo un libro così profondo, il funzionamento scientifico delle dinamiche dell’amore e il tortuoso percorso a cui le emozioni ci sottopongono, per trasportarci al di là della nostra comprensione. Una lettura che mi ha ricordato un altro originale romanzo di questa autrice, “Endorfine”, che offre un’interessante interpretazione su come si possa amare anche a distanza, senza che gli occhi debbano incrociarsi.

Lo stile di narrazione di “Entropia” è evocativo, con frequenti metafore che incorniciano dialoghi mai banali. Il racconto è in terza persona, costante scelta narrativa dell’autrice, dipanandosi tra passato e presente per mostrare al lettore spaccati che spiegano rotture e distorsioni, mostrando ricordi sia felici che dolorosi.
La voce fuori campo assume le sembianze di un privilegiato osservatore, illuminando con sapienza stati d’animo e dando la misura del tempo e dello spazio per evidenziare assurdità, scoprire verità, svelare fraintendimenti. Un quadro in cui non mancano mai momenti di quell’acuminata ironia che contraddistingue Rebecca Quasi come un’autrice tanto raffinata quanto introspettiva.


«Oddio Laura non mi pare tutto questo distillato di originalità.» «È L’aura con l’apostrofo.» «Apostrofo? Dove, scusa?» «Tra la L e la A.» Ruggero alzò le sopracciglia sospendendo a mezz’aria una fetta di pane. «Petrarca» chiarì la ragazza. «Molto vintage.»


Ad arricchire il libro personaggi comprimari di grande spessore, come L’Aura, diciannovenne ragazza madre che il destino farà incrociare con quello di Virginia e che sarà protagonista di un toccante processo di evoluzione psicologica; Luca, figlio della coppia protagonista, clone del padre in tutto e per tutto e capace di gesti di rara finezza. Infine, Corrado Valli, intrigante e scomodo ex di Virginia, definito amabilmente un “divo invecchiato”, l’elemento disturbatore che tenta e seduce con il fascino del potere e l’imperturbabilità di chi non ha voluto evolvere, nonostante gli anni, come se la vita non lo avesse mai attraversato, forte di un ego smisurato.


«Non è come pensi…» disse Virginia avvertendo tutta l’assurdità della frase, suonava ancora più idiota che nei film. «Il dettaglio è irrilevante.»


La storia di Ruggero e Virginia parla di resilienza, attesa e rinascita, senza fare sconti e testimoniando come sia possibile amare anche attraverso il silenzio, la distanza, in assenza di parole e in presenza di paure non ammesse.
La lunga pandemia ci ha messo difronte alla difficilissima prova di condividere paure, incertezze, angosce in una convivenza forzata capace di unirci ma anche di esarcerbare conflitti preesistenti e far emergere irrisolutezze. Una sfida che come questa storia magistralmente racconta può aver lasciato strascichi a molte persone, imponendo la necessità di trovare nuove forme di comunicazione e creare spazi di condivisione diversi, guardandosi finalmente negli occhi.

Una storia che mette al centro l’importanza di mantenere equilibri, sopportare distanze, colmare lacune e allungare le attese. Tutto, finchè ne vale la pena.


Perché non poteva essere precipitosa, non poteva abusare di un cuore così, ci avrebbe messo tutto il tempo necessario, tonnellate di minuti, giorni e ore per arrivare dov’era lui, per raggiungerlo, anche se sapeva di essere già lì.


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DI MERCOLEDì di Rebecca Quasi

DI MERCOLEDì di Rebecca Quasi

Titolo: Di mercoledì
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 15 Maggio 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Prendere una sbandata con i fiocchi per la preside del liceo della propria figlia e avviare una comoda, ma segreta, non-relazione a sfondo sessuale, potrebbe rivelarsi un tantino impegnativo, soprattutto se, a causa di un divorzio fuoco e fiamme, non si conosce affatto questa figlia dalla vita sociale pari a zero e si vive in una città di provincia.

Ecco ciò che accade a Michele Bastiamante, editore di successo, e a Nera Valdraghi, preside di un liceo.
La disinvoltura di Michele si scontrerà con il perbenismo di Nera in uno scambio tra il serio e il faceto che ridisegnerà la vita di entrambi.


RECENSIONE


A causa dell’improvvisa morte dell’ex moglie, Michele Bastiamente, affermato editore milanese, è costretto a fare ritorno nella piccola città di provincia da cui anni prima si era trasferito per lavoro lasciando la figlia adolescente, Eugenia, insieme alla madre. Un’inaspettata convocazione da parte della scuola sarà il primo passo di una serie che dovrà fare per calarsi, suo malgrado, nei panni di padre. È in questa occasione che conosce Nera Valdraghi, preside del liceo frequentato dalla figlia.

Un incontro strano quello con la preside, che già dai primi istanti lo mette in difficoltà perché l’autorevole docente non solo è più giovane di quanto avesse mai immaginato ma è anche destabilizzante d’aspetto: chioma di colore rosso acceso, gambe mozzafiato e occhi verdi da gatta.

Michele si troverà, tra le mille novità, a fronteggiare pure un’intensa e scomoda attrazione perché la preside Valdraghi lo intriga, e anche parecchio. Mai avrebbe pensato che il ritorno forzato in provincia avrebbe potuto acquisire un sapore diverso da quello temuto, con prospettive piuttosto interessanti.

Mi sono divertita tantissimo con questa storia, in alcune passaggi ho davvero riso di gusto perché in tutto il libro la maestria di Rebecca Quasi si avvale del potente strumento dell’ironia per raccontare la vita di provincia, con le sue dinamiche, con le sue contraddizioni.


«Ho questa fobia delle apparenze, delle aspettative altrui, di quello che gli altri pretendono da me.»


Una dimensione dove se è vero da un parte che viverci offra indiscussi vantaggi, come un’accessibile partecipazione alla vita della collettiva, dall’altra il rovescio della medaglia è che al tempo stesso ci si possa sentire confinati in quella stessa collettività, forgiati con le sue regole e la sua morale, sentendosi ovviamente meno liberi a livello individuale.

È proprio quello che succede a Nera, che una volta separata dal marito, per di più fedifrago, si ritrova a fare i conti con molti cambiamenti, primo tra tutti la modifica del suo stato civile, passando da “moglie” a “in procinto di divorzio” oltretutto con un figlio minore a carico, sconfinando in un’area sociale poco definita offrendo poi molteplici aggravanti: appartenere ad un’ottima famiglia, avere un ruolo pubblico anche piuttosto in vista nonché, ahimè, essere ancora giovane e parecchio piacente.

Michele, dal canto suo, è un uomo affermato, conosciuto nel suo settore, sicuro di sé che conosce bene le dinamiche della vita di provincia seppure ormai la sua dimensione sia la città. Con modi diretti e compassati e senza fare mistero delle sue intenzioni, stravolge il mondo di Nera con una fluidità che lo rende magnifico:


M: «Poteva essere una cosa senza complicazioni, né risvolti affettivi. Solo sesso.»
N: «Ci sono moltissime persone che non apprezzano le relazioni occasionali. Lo sapeva?».
M. «Non sarebbe una relazione occasionale. Ci daremmo appuntamento da qualche parte, e magari più di una volta
».


Ma lui non può prevedere le conseguenze di cosa significhi stringere un “patto consensuale” con una donna che, di solide convinzioni e rispettosa delle regole da un lato e piena di fragilità dall’altro, lo farà deragliare dai suoi binari senza capire come possano essere letali gli effetti collaterali di una relazione impostata sul semplice scambio del piacere, accuratamente pianificato da appuntamenti concordati.

Michele e Nera sgretolano le loro certezze in un percorso costellato da scambi tecnologici divertentissimi e da momenti di complicità profondi creando uno spazio comune, un’interstizio che li porterà in balia di un’intimità non cercata ma da cui sarà difficile fuggire, per entrambi:


«Nonostante la relazione squisitamente fisica avesse provato a tenere a bada l’intimità, quest’ultima aveva prolificato come un parassita travolgendo e sradicando ogni cosa. E quella sera aleggiava a riposo. Sovrastava la sala, univa e legava, facendo sparire tutti gli altri come in un modello solipsistico a due».


Ai due protagonisti si affiancano personaggi esilaranti, articolati, eccentrici e a tratti goliardici ma al contempo capaci di mostrare lati profondi e contrastanti: fragili e solidi, perduti e ritrovati, cittadini e provinciali, osservatori e capaci di azione.

Angelica, Azim, Eugenia non sono solo spassosi e genialmente delineati ma mostrano peculiarità nascoste che mi hanno davvero stupita, facendone sublimi porta bandiera delle proprie diversità, aldilà dell’età anagrafica, della provenienza e del look.


«Che hai?» gli chiese Angelica. «Un mucchio di sensi di colpa.» «In un uomo sono rarissimi, ne convengo.»


Ancora quel linguaggio forbito. La ragazza si accomodò meglio sul divano incrociando gli stivali da virago sul tavolinetto. Il fatto che ci fossero posati sopra un computer e dei fogli non la inibì per nulla.”

Personaggi capaci di andare contro il conformismo e la semplificazione dilagante. Loro, insieme a Michele e Nera, mi hanno lasciato quell’intima sensazione che questo libro resterà dentro di me.

Amo Rebecca perché non si limita a scrivere storie, lei celebra l’animo umano con un’ironia potente e con un uso sapiente delle parole che ammalia.


Andarono avanti a parlare e ridere, la leggerezza si era posata su di loro e stava penetrando in profondità, come un’acqua che bagna una terra piena di crepe. La parola lega, lima, intreccia e salda. Lo fa di sua libera iniziativa, ma in particolare elargisce i propri favori a chi di essa è un innamorato fedele.


Eccolo “Di mercoledì”. Una storia da leggere, perché fatta di incastri perfetti, geniali incroci ed un sublime gioco di compensazioni.

Un inno a vivere come si crede meglio per sé, e non per assecondare le aspettative altrui.

Viene voglia di continuare a leggerne ancora di storie così. Fanno bene al cuore e alla ragione.

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UNFIT Vol. 2 FORTUNE di Miss Black

UNFIT Vol. 2 FORTUNE di Miss Black

Titolo: UnFit Vol.2 Fortune
Autore: Miss Black
Serie: Amori di Tre Ragazze Impresentabili
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 5 Giugno 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


La Stagione 1889 è iniziata e che cosa possono mai fare tre sorelle impresentabili nel grande melting pot londinese, attraversato da moti suffragisti e lotte di classe, affollato di slum dove la povertà è inaccettabile e percorso da avanguardie culturali, crocevia per uomini e donne di ogni cultura e religione, in cui nobili e plebei si trovano a condividere la stessa aria inquinata dal fumo di mille caminetti?
Be’, ma chiaramente vestirsi come meringhe e andarsi a inginocchiare davanti alla Regina!
La sorella maggiore, Rachel, per la verità si è già accasata, nientemeno che con un marchese, ma le due minori, Vera e Fortune, sono ancora a piede libero.
Fortune ad accasarsi non è poi molto interessata, anche se con la famiglia del suo tutore legale le frizioni sono continue. Quindi se la fila il più spesso possibile per coltivare amicizie diverse con le donne più rivoluzionarie in città. Un’occupazione non priva di rischi, dato che le manifestazioni di protesta spesso finiscono con l’arresto di tutti i partecipanti.
Sua cugina Laura non capisce proprio che cos’abbia in testa per mescolarsi con certa gente, quando tutti gli scapoli di Londra le girano attorno. Il problema è che nessuno tra gli scialbi figli dell’aristocrazia del regno costituisce una buona accoppiata intellettuale per Fortune… nessuno tranne uno: il sulfureo, scandaloso, donnaiolo impenitente, giocatore d’azzardo, scapestrato Lord Grey, terrore di ogni madre con una figlia in età da marito.
Ecco, con lui Fortune non si trova male. Peccato che anche solo farsi vedere in sua compagnia potrebbe distruggere la reputazione di tutte le ragazze della famiglia.
Che cosa potrebbe mai andare storto?

RECENSIONE


Aspettavo con trepidazione il secondo capitolo di questa serie, per conoscere finalmente la storia della ribelle Fortune, la minore delle sorelle Vessemer che nel primo libro, Unfit vol. 1, di cui è protagonista la maggiore Rachel, aveva fatto marginali apparizioni mediante accorate lettere inviate alle sorelle per raccontare la sua nuova vita a Londra.

Racconti dettagliati e minuziosi capaci già di rivelare un’indole tenace, a conferma del marchio di fabbrica delle sorelle Vessemer:


Lei e le sue sorelle costituivano un’eccezione nell’alta società inglese, lo sapevano. Erano istruite, curiose, indipendenti.


A questo comune tratto di famiglia, in Fortune si aggiunge una personalità originale e combattiva che si amplifica grazie ad uno spirito orgoglioso e indipendente, tale da renderla insofferente verso il nuovo ambiente in cui si è trasferita, ricco di convenzioni, regole da rispettare, e per questo molto diverso da quello in cui è cresciuta, in campagna, senza l’oppressione dell’esposizione sociale.

Una delle particolarità che si colgono in questo godibilissimo romanzo è quanto la città sia il perno attorno al quale non solo si sviluppano gli intrecci tra i vari personaggi, sia protagonisti che comprimari, ma anche un contesto ricco di contraddizioni in cui convivono realtà contrastanti che si intersecano fino a confondersi.

Da una parte la patinata superficie dell’alta società in cui merletti, panciotti, pipe e sguardi ammiccanti sono la cornice imbellettata in cui borghesia e aristocrazia si mischiano per fronteggiarsi e spesso contendersi unioni, legami, amicizie in una perenne lotta di classe, in cui è la convenienza a padroneggiare, per mantenere privilegi e raggiungere ambiti status sociali.

Dall’altra, al di sotto della superficie, il mondo sommerso in cui ricchi e miserabili si confondono e laddove serpeggia la dissolutezza più diffusa, spesso praticata dai soggetti più insospettabili, che fanno della morale la loro bandiera ma che nei vicoli più oscuri e periferici trovano rifugio per sfogare le loro depravazioni.


In otto mesi, Fortune aveva imparato che, per sopravvivere, la cosa migliore era mimetizzarsi con loro. Come una zebra nella savana, le cui strisce verticali servono a confondersi nell’erba alta, Fortune aveva assunto una facciata noiosa e rispettabile. O almeno ci aveva provato.


La città come dimensione intrigante e in continuo fermento che intrattiene, diverte ma che allo stesso tempo può divenire trappola e prigione. Sono le convenzioni e il rispetto dell’etichetta a predominare, in cui è la forma a definire la sostanza.

In questo panorama raccontato con incisiva credibilità, Fortune emerge naturalmente agli occhi di tutti di quelli che la conoscono, in un modo fin quasi pericoloso attirando su di sé l’invidia di molte fanciulle nonché l’attenzione di chi dovrebbe essere tenuto a debita distanza. Una naturale propensione ad essere notata, non solo per la bellezza ma per la colta intelligenza, una virtù fin troppo scomoda perché Fortune sopravvive dietro una coltre di invisibilità, l’unica a renderla davvero libera.


Quello che cercava era un marito disposto a restare sullo sfondo e a non interferire con la sua vita. Trovarne uno non doveva essere semplice, ma Fortune non voleva credere che fosse del tutto impossibile.


Una giovane anacronistica per la sua epoca e che incarna lo spirito ribelle del movimento delle «Suffragette» con determinazione, facendo dell’emancipazione femminile il baluardo per conquistare il proprio posto nella società, e provando a compensare l’enorme peso degli uomini, detentori delle sorti delle vite delle donne, fossero queste sorelle, figlie o mogli.

Uomini che, a differenza delle donne, sono sollevati da ogni vincolo o dovere, capaci di costruirsi un’esistenza senza legami o costrizioni, come Francis Landon, decimo Duca di Grey.


Fortune ebbe lo stesso l’impressione di essere stata colta in fallo. Come se Grey la vedesse per ciò che era, nonostante tutti gli sforzi profusi per mimetizzarsi. Un elefante in una cristalleria, invece di una zebra nella savana.


Schietto, superficiale ma capace di una memoria formidabile e di recitare poesie in francese di Baudelaire; poco avvezzo alle convenzioni e completamente avverso ai legami ma in grado di un’onestà disarmante e di difendere chi crede negli ideali.

Lord Gray vive al di sopra delle regole, Fortune le regole vuole fingere di rispettarle per vivere, per quanto possibile, libera. Tanto apparentemente diversi, quando intensamente simili.

Due anime indipendenti, colte, ironiche che grazie ad una profonda intimità intellettuale ed un’irrefrenabile alchimia fisica verranno coinvolti nelle spire di un vortice che non potranno evitare, fino a che passione, scandali, fughe e allontanamenti cambieranno il loro destino. Un percorso che oltrepassa i rigidi schemi di una società che li vorrebbe stereotipati ma che contrastandoli consentirà loro di evolvere e superare castranti pregiudizi personali, fino a portarli a scoprire l’amore più salvifico.

Anche questa volta Miss Black ha superato le aspettative dei suoi lettori, offrendo un romanzo fluido e appassionato che delinea l’importanza nonché la bellezza di essere liberi e potersi esprimere come si vuole, al di là delle convenzioni e nel rispetto della propria natura.

Un concetto attuale che in questo libro trova massima espressione, e che nonostante sia ambientato nel periodo vittoriano offre messaggi profondamente contemporanei.


«La invito a non dimostrare tanta familiarità con mia sorella. Per una donna è un attimo perdere il bene più prezioso. Non la virtù, come predicano gli ipocriti, ma la reputazione, che dell’ipocrisia è la corona».


Non vedo l’ora di sapere cosa combinerà la mezzana delle sorelle Vessemer, Vera, apparentemente la più conciliante delle tre ma che sono sicura ci riserverà delle sorprese.

Ci vediamo in autunno!

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NEL PROFONDO di Miss Black

NEL PROFONDO di Miss Black

Titolo: Nel profondo
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2016
Editore: Self publishing

TRAMA


Nella piccola città della Louisiana dove Lauren è nata e cresciuta tutti sanno che i Blanchard sono criminali. La loro grande tenuta si perde nelle paludi e Dio solo sa che cosa succede là dentro. Il fratello maggiore non si vede quasi mai, la sorella di mezzo è nota per le sue intemperanze e il minore, Rivet, sembra quasi simpatico, ma è anche il sicario della famiglia. Lauren esce con il suo autista da qualche mese quando lui la nota… ed è difficile dire di no, quando il tuo capo ti chiede di prestargli la tua ragazza per una festa, specie se il tuo capo potrebbe ucciderti se rifiuti. Lauren accetta di andare alla tenuta dei Blanchard, senza sapere che oltre quelle mura la attendono segreti e piaceri oscuri e inimmaginabili. Un uomo, Rivet, combattuto e complicato, due bambini capaci di conquistarti con uno sguardo e una famiglia dal cuore nero come l’acqua delle paludi…

RECENSIONE

Per parlare di questa storia occorre partire dal titolo “Nel profondo”, che evoca con efficacia il filo conduttore che traccia la trama di questo libro: cosa si nasconde al di sotto della superficie? Quanto le profondità possono nascondere segreti, verità, perfino cadaveri?


Lauren era stata nelle paludi molte volte. In fondo facevano parte della vita quotidiana, dalle loro parti, ma se ne era sempre tenuta ai bordi. Ora, mentre penetrava in profondità, aveva l’impressione di inoltrarsi in un organismo vivo e non particolarmente amichevole.


Il fascino dell’uomo sbagliato è sempre stato il tallone di Achille di Lauren, giovane cameriera che vive da sempre in una piccola cittadina in Lousiana, nel profondo sud degli Stati Uniti, dove il tempo pare si sia fermato e dove la legge la dettano i fuori-legge. Questa pericolosa attitudine non le risparmia l’incontro con Rivet, membro più giovane della temuta famiglia Blanchard che domina la zona tramite numerosi affari criminali.

Quella che sembrerebbe la tipica trama della storia tra un bad boy che seduce una ragazza innocente diventa nelle mani di Miss Black (alias Amanda Blake, per chi volesse trovarla sui social), un romanzo duro, crudo, a tratti violento, che risparmia poco all’immaginazione ma riempie gli occhi e l’anima con un gioco di chiaro-scuri tra i più interessanti letti fino ad oggi.

Una storia che si insinua nelle recondite cavità dell’animo umano, quelle dove non c’è assoluzione al male, che annichilisce e stordisce, ma che richiede tempo, quello di appurare se sia tutto vero ciò che appare in superficie, oppure se vi sia qualcosa sotto, nel profondo, nei personaggi che appaiono innocenti così come in quelli capaci di crimini efferati.

È davvero tutto come sembra? Cosa può nascondere meglio di una torbida palude, in cui acqua terra e vegetazione si confondono, come il male e il bene, il buono e il cattivo, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Le ambientazioni trovano sempre un posto di rilievo nei romanzi di Miss Black, utilizzati spesso come simbolo del messaggio che vuole esprimere. Questa storia non fa differenza, le paludi oscure e melmose che dominano la Lousiana sembrano in grado di plasmare le vite di chi vi appartiene insinuandosi tra i vestiti dei suoi abitanti, intrappolati da strati di fango fatti di silenzio ed omertà.


Rivet era seduto a prua, assorto e silenzioso. Data la natura delle paludi, le deva indicazioni a gesti su quali canali imboccare nel dedalo di piccole isole sommerse dalle mangrovie.


Ma ciò che rende “Nel profondo” uno dei libri più interessanti della vasta bibliografia di un’autrice dal talento raffinato è l’evoluzione dei due protagonisti: Rivet da sicario anaffettivo fa i conti con la propria natura, per guardarla finalmente in faccia e capire quanto essa sia il frutto perverso di un graduale processo di osmosi derivato da una famiglia corrotta e incancrenita; Lauren da inesperta ragazza di provincia, incaponitasi nell’evitare i “cattivi” di turno uscendo con uomini sapidi che si rivelano immancabili delusioni, decide di essere libera, di rispettare sé stessa e le proprie scelte, amando con consapevolezza un uomo “sbagliato”, e di impugnare la pistola per salvargli la vita.

Il loro percorso di cambiamento coinvolge facilmente il lettore che, grazie a dialoghi intelligenti e autentici, comprende le scelte e le azioni dei personaggi della storia, anche le più discutibili, che spiccano per una brillante credibilità.

Su di essi vi è la sospensione del giudizio da parte di chi legge. In queste storie più dark della sua bibliografia, Miss Black intende posizionare il lettore di fronte a uno specchio, come se si divertisse a tracciare con vivida immaginazione le imperfezioni di ogni essere umano, ricordandoci, con acume e ironia, le nostre debolezze e fragilità.


Lentamente, lui le avvicinò la bocca alla bocca e la baciò. Le loro lingue si accarezzarono, Lauren chiuse gli occhi e pensò che non si era mai sentita così, che era pericoloso e doveva stare in guardia, ma anche che voleva che quel bacio continuasse fino alla fine del mondo.


Mi piace pensare che questa storia sia l’esempio perfetto di come Miss Black, attraverso un compendio di immagini vivide e potenti, dove la carne, il sesso, le vibrazioni del corpo, la terra e una violenza quasi primitiva dominano la scena, celebri le connessioni umane, quelle più intime e profonde, capaci di far germogliare la vita laddove tutto sembra arido e marcio, di risvegliare sentimenti di rara purezza senza l’uso delle parole.

Chapeau.