IT ENDS WITH US di Colleen Hoover

IT ENDS WITH US di Colleen Hoover

Titolo: It ends with us
Autore: Colleen Hoover
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (Lily)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1 Marzo 2022
Editore: Sperling Kupfer

TRAMA



È una sera come tante nella città di Boston e su un tetto, dodici piani sopra la strada, Lily Bloom sta fissando il cielo limpido e sconfinato. Per lei quella non è una sera come tante. Poche ore prima, ha partecipato al funerale del padre, un uomo che non ha mai rispettato, che le ha strappato l’infanzia e Atlas, il suo primo amore. Mentre cerca di dimenticare quella giornata tremenda, viene distratta dall’arrivo di Ryle Kincaid, un affascinante neurochirurgo totalmente concentrato sulla carriera e sull’evitare qualunque relazione. Eppure, nei mesi successivi, Ryle sembra non riuscire a stare lontano da Lily e alla fine cede ai sentimenti e all’attrazione che prova per lei. Dopo una vita non sempre facile, la ragazza ha tutto quello che desidera: il negozio di fiori che ha sempre sognato di aprire e un fidanzato che la ama. Tuttavia, qualcosa non torna: Ryle a volte è scostante e inizia a mostrare un lato pericoloso, in particolare quando Lily rincontra per caso Atlas. Pur non sentendosi al sicuro con Ryle, Lily si rende conto in fretta che lasciare chi ci fa del male non è mai semplice. Troverà allora il coraggio di dire basta?

RECENSIONE


“It ends with us”, letteralmente finisce con noi. Una fine ma anche una rinascita. Difficile parlare di questo libro senza dire troppo, senza rivelare passaggi che il lettore deve scoprire e soprattutto elaborare da solo.
Così, a differenza di altre volte, sarò breve e coincisa: leggete questo capolavoro.

Due parole: leggere per capire, elaborare, ampliare gli orizzonti della mente e del cuore; capolavoro, un libro a cui nessuno può restare indifferente, ad oggi a mio avviso un libro che rappresenta la massima espressione letteraria di questa autrice, che con questa storia offre ai suoi lettori una testimonianza forte di una parte della sua vita. Un romanzo catartico che lei stessa ha definito il più difficile da scrivere fino ad oggi.

A dire il vero ritengo che ogni donna dovrebbe ringraziare Colleen perchè la storia di Lily potrebbe essere quella di molte altre donne che si ritrovano imprigionate in legami indissolubili perchè intrisi di puro amore ma anche così rischiosi da creare dipendenza che trasforma la relazione fino a renderla disfunzionale, pervadendo l’esistenza stessa.

E quando il destino gioca le sue carte migliori in uno dei momenti più delicati della vita mettendo sulla nostra strada una persona meravigliosa, facile ingannarsi credendo al tempismo perfetto, come fosse un segno divino, un richiamo a cui opporsi è impossibile.

Come si può del resto non amare e tifare per uno dei protagonisti di questa storia, l’affascinante e determinato Ryle? Tanto complesso e sfaccettato da dividere gran parte del pubblico che ha letto questo romanzo.


È bellissimo. Mani curate, aria danarosa, di diversi anni più grande di me. Increspa gli angoli degli occhi mentre mi segue con lo sguardo e sembra arricciare le labbra senza volerlo.
Mi guarda. Mi guarda davvero, intendo. I suoi occhi incontrano i miei e mi scrutano con intensità, neanche avessi tutti i segreti della mia vita scritti in faccia. Non ho mai visto due iridi così scure. O forse sì, ma sembrano più scure se unite a una presenza tanto intimidatoria.


Ryle tanto perfetto quanto pieno di sfumature, descritto in modo così sapiente e di cui ci si innamora instantantaneamente. Il suo carisma e la sua complessa personalità diventano l’esca per il lettore, non solo per la protagonista. Una scelta accurata e non banale che rimarca uno dei significati cardine del libro: acquisire la capacità vedere al di là delle apparenze, oltrepassare la superficie.

La storia la conosciamo grazie al racconto di Lily, che fin dalle prime pagine cattura il lettore portandolo nella sua dimensione emotiva, fatta di paure, fragilità, dubbi, speranze, sogni e ricordi costellati di note scritte su un diario.


I miei diari a Ellen. Vi passo sopra le mani. Ce ne sono tre in questa scatola, ma direi che probabilmente sono otto o nove in tutto. Non li leggo dall’ultima volta che ho scritto qualcosa.

Confessioni che aprono il varco sul suo difficile passato, lo struggente ricordo di un amore adolescenziale capace di scalfire il cuore di chi legge.


«Quando la vita si fa dura, sai che devi fare? Zitto e nuota, nuota e nuota, zitto e nuota e nuota e nuota». In quel momento, Atlas mi ha preso la mano. Non l’ha tenuta come un ragazzo tiene quella della sua ragazza, ma l’ha stretta come se volesse dire che quelli eravamo noi. Lui era Marlin e io Dory, e lo aiutavo a nuotare. «Zitto e nuota», gli ho sussurrato.

Ricordi pieni di tenerezza, compassione, struggimento e amore, quello puro, salvifico. Marlin e Dory come Atlas e Lily, due pesciolini coraggiosi pronti a sacrificarsi l’uno per l’altra ma troppo piccoli per non perdersi nel grande oceano da onde più grosse di loro.

Atlas è un abbraccio di conforto, una coperta calda, un rifugio sicuro. Un piccolo uomo cresciuto troppo in fretta, capace di donare alla parola sacrificio un enorme significato.
Ryle, Atlas e Lily sono tre personaggi realistici proprio perchè sfaccettati e che sviluppano un conflitto interiore in grado di farli cambiare emotivamente, sviluppando una personalità sfaccettata che li rende profondi, tridimensionali e per questo reali.

«Le persone cattive non esistono. Siamo semplicemente persone che a volte fanno cose cattive.»

Una storia che graffia, incide la pelle come un tatuaggio destinato a rimanere per sempre impresso a ricordo di un insegnamento. Colleen Hoover offre un libro che ogni donna, ragazza, madre, figlia, zia dovrebbe leggere. Le ragioni per farlo sono tante, ma su tutte predomina quella di conoscere una testimonianza forte e dolorosa di una vita difficile ma capace di aver conservato una dignità incredibile, una forza d’animo che non può che non insegnare.


Ricordo cosa ha detto mia madre. Fa’ in modo che sia coraggioso e audace.

Una storia coraggiosa che parla delle mille sfumature dell’amore, incluso quello materno. Un romanzo così potente da ricongiungere fili spezzati, quelli di rapporti non capiti, relazioni interrotte ma che grazie a queste pagine ritrovano i pezzi mancanti ad azzerare le distanze mediante la comprensione e la compassione.

Un libro da leggere senza pregiudizio, facendo lo sforzo di spogliarsi di ogni vissuto personale o esperienza pregressa. Spesso è facile giudicare situazioni di cui siamo solo spettatori, cosa diversa è viverle. Semplice cadere nel tranello e illuderci di essere in grado di gestirle quelle situazioni, di fronteggiare persone, dominare emozioni.

Un romanzo che questa autrice straordinaria consegna ai lettori con umiltà, donando una parte di sè proprio nei ringraziamenti finali, spiegando quanto questo libro rappresenti un’elaborazione dolorosa di un pezzo fondamentale della sua vita, quella della famiglia di origine. Solo per questo credo che la storia di Lily, Ryle e Atlas vada interpretata con il massimo realismo e ascoltata con rispetto e gratitudine.

«Ogni episodio erode il tuo limite. Se oggi scegli di restare, domani troverai molto più difficile allontanarti. Alla fine, perdi completamente di vista il tuo limite, perché pensi: Ormai resisto da cinque anni. Che differenza fanno altri cinque?»

Grazie Colleen, con le tue parole hai spaccato e ricucito con i filo dell’amore più forte il cuore di chi deciderà di capire Lily, al di là della sue scelte, e di amarla come merita.

UNA FELICITA’ SEMPLICE di Sara Rattaro

UNA FELICITA’ SEMPLICE di Sara Rattaro

Titolo: Una felicità semplice
Autore: Sara Rattaro
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20 Aprile 2021
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Un giorno come tanti, Cristina entra in un negozio sotto casa per fare la spesa. Un saluto veloce all’ingresso, i gesti automatici di sempre, qualche pensiero per la testa. Poi, all’improvviso, un uomo la afferra alle spalle e le punta qualcosa alla schiena. E così quella commissione insignificante diventa un momento cruciale, uno spartiacque tra un prima e un dopo, o addirittura tra la vita e la morte.

Proprio in quell’attimo, ostaggio di una rapina, Cristina percepisce l’essenza di tutto, come se le si squarciasse un velo davanti agli occhi. E si vede per quella che è davvero: una madre che non ha ancora sanato la frattura profonda che la divide da sua figlia, e una figlia che non sa comprendere il desiderio di sua madre di rifarsi una vita; una vedova chiusa in un dolore indicibile, e una donna che crede di avere già amato abbastanza – forse, di non avere nemmeno più diritto alla felicità.

È un istante sospeso, tra mille variabili e mille possibilità: una fatale follia o un soccorso insperato; un futuro da cancellare o un nuovo inizio per rinascere. È l’incipit geniale di un romanzo che sa sorprenderci e metterci in discussione a ogni pagina. Perché tutti noi, come Cristina, siamo sospesi tra occasioni che non sappiamo cogliere e scorci di felicità che ci fanno paura, tra mani che la vita ci tende e assi nella manica che potrebbero regalarci la mossa vincente. Il destino potrà confonderci con i suoi percorsi imprevedibili, ma a salvarci sarà solo il nostro coraggio: quello di inseguire i nostri sogni o di concederci l’occasione di amare di nuovo.

RECENSIONE


Può una giornata, apparentemente uguale a tutte le altre riuscire a cambiare il corso di una vita intera?

Cristina, come tutti i giorni va a fare la spesa e, nel supermercato sotto casa viene coinvolta in una rapina sventata in maniera fortuita da Claudio, un tipo bizzarro e affascinante che in qualche modo le sembra di conoscere.

E’ vero che per ognuno di noi esiste una sola anima gemella? Qualcuno talmente affine alla nostra personalità che quando lo perdiamo porta con sé una parte del nostro cuore.


L’intimità è capire con chiarezza qual è il punto in cui termini tu e comincio io. Mai mi fu più chiaro di quel momento. Afferrai la sua testa e la portai a me. Il cuore mi batteva forte e credere alle sue parole fu il migliore dei miei calcoli sbagliati.


La nostra protagonista ha avuto un solo grande amore, Andrea, conosciuto in giovane età, amato alla follia andando contro tutto e tutti e perso in modo prematuro a causa di una grave malattia.

La sua vita prosegue in maniera spenta, affronta giornate tutte uguali non riuscendo nemmeno a stare vicino a sua figlia come vorrebbe, finchè Claudio, prestigiatore di professione fa una magia anche su di lei facendole capire che ha ancora bisogno di sorridere.


Un velo che si scosta per mostrare la profondità di qualcosa: ecco cos’è una magia.


Ho letto tutti i libri di Sara Rattaro, e ogni volta aspetto una sua nuova uscita consapevole che non resterò delusa, anche per questo libro è stato così.

Una storia vera e coinvolgente che parla di persone vicine a noi, “eroi” sinceri che ci capita di incontrare ogni giorno, anche se spesso per colpa di una vita frenetica e superficiale non riusciamo a riconoscerli.

Raccontata in prima persona, alterna avvenimenti del passato e del presente, che si intrecciano alla perfezione fino a formare qualcosa di unico, da cui vi assicuro non riuscirete a staccarvi facilmente.

La vita spesso ci mette davanti a situazioni difficili, talmente impossibili da affrontare che la soluzione più “comoda” è quella di fermarsi e lasciarsi sopraffare dagli eventi.

Questa storia insegna che tutti abbiamo diritto ad avere una nuova possibilità; col bagaglio d’esperienza che si porta dal passato, Cristina pian piano si illumina, arricchendo il presente e guardando al futuro.

Un meraviglioso retrogusto di speranza e gioia di vivere che le regala la voglia di tornare a sorridere, e vi incoraggerà a farlo insieme a lei traendo forza da questa sua vittoria.


Non avranno peso le volte in cui vi verrà promesso o assicurato. Non riguarderà un calcolo o il tempo che avrete speso per poterlo capire, concretizzare, spiegare. L’amore sarà l’unica cosa che non dovrete conquistare mai, perché, che qualcuno vi ami e lo faccia per quello che siete, per voi sarà sempre un mistero anche quando sarete certi di non esservelo meritato.


Una felicità semplice, qualcosa da trovare nei piccoli particolari di ogni giorno, senza arrendersi di fronte alle difficoltà; perché a volte è proprio da lì che si riscopre il bisogno di tornare a vivere davvero.

Consiglio questo libro, come tutti gli altri della stessa autrice, a chi ha voglia di emozionarsi in maniera sincera, senza artefatti, ma con una storia che riempie il cuore di coraggio e gioia.

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VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

Titolo: Volevo solo sfiorare il cielo
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Data di pubblicazione: 9 Marzo 2021
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Dopo la morte della madre Emma, Clelia ha smesso di vivere. Nasconde le cicatrici sotto il trucco pesante e le magliette scure troppo lunghe, con il silenzio unico compagno delle sue giornate, da cui la musica, tanto amata da Emma, è bandita. Il giorno del suo compleanno, quando la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio, Clelia all’inizio non ne vuole sapere, poi la curiosità di scoprire il suo ultimo piano ha la meglio.

Ed è proprio fuori dallo scantinato, sotto il sole cocente di giugno, che conosce Lorenzo, appena arrivato all’Isola d’Elba da Roma, con i suoi ricci ribelli, la faccia da schiaffi e un sorriso arrogante.

Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all’amore.

E all’improvviso, mentre l’estate infuria e l’afa diventa sempre più opprimente, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni.

Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto, soprattutto da se stesso, e si porta dentro un terribile dolore. Una volta che i segreti di entrambi verranno svelati, la loro storia sopravvivrà ai contraccolpi della vita?

Dopo il successo di Tutto il buio dei miei giorni Tutto il mare è nei tuoi occhi, romanzi amatissimi dalle lettrici, Silvia Ciompi ci consegna una nuova storia d’amore spaccacuore e una nuova coppia di protagonisti di cui innamorarci.

RECENSIONE


Aspettavo da tanto questo romanzo. Un’attesa lunga, come la scia di un traghetto seguito nel mare per arrivare alla destinazione promessa. Approdare è stato emozionante e al mio arrivo i due protagonisti, Clelia e Lorenzo, mi hanno presa subito per mano e trascinata via per le strade di Portoferraio. Li ho seguiti correndo con loro a perdifiato nei vicoli del paese fino a via delle Galeazze 18, dove mi hanno mostrato impazienti un posto speciale, perfetto per raccontarmi la loro intensa storia, fatta di amore, dolore, sopravvivenza , ricordi, senso della vita, tanta nostalgia e profonda malinconia.

Mi hanno invitato a sedermi su un divano in stile retrò, acceso un vecchio grammofono, scelto con cura un vinile tra gli scaffali colmi di dischi e quando Lucio Dalla ha iniziato a intonare le prime strofe di “Anna e Marco” hanno cominciato il loro racconto. Ho ascoltato rapita ogni parola, guardandoli battibeccare tra l’accento toscano e quello romano, per seguire affascinata il testo della canzone dipinto su una delle pareti del loro scantinato, così ricco di vita e ricordi.

“Volevo solo sfiorare il cielo” è una storia struggente che non lascia indifferenti, come il luogo dove è ambientata, l’Isola d’Elba, terra ricca di miti e leggende che si intrecciano col mare che la circonda e la macchia mediterranea che ne preserva ancora il lato selvaggio, fatto di pietre, metallo e sentieri.
Un libro come una di quelle storie sussurrate dal vento, quando soffia forte e gonfia il mare impetuoso, acuminando gli scogli più impervi, che diventano taglienti fino a ferire la pelle, proprio come fa la vita quando decide di togliere, per stravolgere i destini in modo irreparabile.

Clelia e Lorenzo sono due giovani sopravvissuti, a cui la vita ha chiesto molto, cresciuti troppo in fretta per la loro età, senza appiglio. Entrambi hanno dei dolori che li hanno segnati per sempre, che non possono estirpare o elaborare.

Clelia è diffidente, caparbia, si nasconde dal mondo per vivere in solitudine la perdita della madre, di cui si sente colpevole. Ha un buio interiore che l’ha spenta per sempre e che mostra attraverso una maschera fatta di oscurità, privazioni, per negare a sé stessa ogni cosa bella, che la può rendere felice. Ha l’inverno dentro e nessuno la può salvare:


Come si fa a spegnere l’interruttore e non sentire più niente? Perché Clelia azzererebbe tutto, si dimenticherebbe ogni cosa, pur di non sentire così tanto male dentro. Perché i ricordi sono il fango di un lago melmoso, basta toccare l’acqua con le dita di un piede per affogare. I ricordi sono una rovina.


Lorenzo è un ragazzo in fuga che, con piglio spavaldo e supponente, si nasconde dietro una folta chioma di ricci scuri, una matassa intricata come è diventata la sua vita, incasinata, senza controllo. L’unica cosa che lo appassiona è la matematica, perché i calcoli si basano su schemi, sistemi che inquadrano i problemi offrendo soluzioni logiche che rassicurano, laddove sicurezze non ce ne sono più.


Perché è vero, ha diciott’anni compiuti il dieci di maggio, Lorenzo Gelsi, chiamato quasi sempre soltanto Lore’, e più rabbia in corpo di quanta ne abbia mai avuta tutta insieme. Devasterebbe il vagone a calci e pugni, invece resta immobile, inerte come una lucertola su un cornicione arroventato.


Due creature in fuga, un’isola che fa da contorno ad un incontro deciso da uno strano destino, che li mette alla prova l’uno difronte all’altra per denudarli dalle paure, fatte di demoni divoratrici di speranza. Con i loro caratteri coriacei, fatti di ferro e spigoli, con le loro stranezze e incapaci di comunicare se non con battibecchi e provocazioni, Clelia e Lorenzo si scruteranno per annusarsi come animali selvatici in fuga perenne. Un’estate, la loro, che li segnerà a tal punto da cambiarli per sempre.


Proprio quel sorriso lì. E quel sorriso è una dichiarazione bellica per Clelia. E quelle due rughe sottili che si formano quando Lorenzo sorride sono trincee nella guerra silenziosa tra i loro sguardi da cani selvatici che si annusano, si studiano da lontano, attendono il primo morso l’uno dell’altra.


Una ricca colonna sonora segue il filo di questa tormentata storia, che spezza il cuore, lo frantuma, niente è facile se non si è disposti a credere di nuovo nella vita, qualsiasi essa sia.
La musica detta il ritmo del cuore, delle emozioni, del dolore, della perdita, di quando si smette di credere ai sogni e alla speranza di qualcosa di bello.
Una lunga lista di brani, perlopiù pescati dal passato, fa da nostalgica cornice a questo romanzo, in cui le pagine sono i solchi di un vinile letti ad arte dalla puntina del grammofono, che girando armonico produce il suono graffiante di sentimenti che nascono trasformando vite, quasi come una catarsi perfetta. Le note e le parole delle canzoni segnano il percorso di rinascita di due vite che non vogliono arrendersi, che vogliono smettere di fuggire e imparare a restare.


E forse ha ragione mia madre quando dice che devo far sì che ne sia valsa la pena, che tutto questo dolore alla fine, forse, ha avuto davvero un senso.

So che grazie a te, nel periodo più buio della mia vita, io ho visto di nuovo il cielo; con te l’ho sfiorato e mi è sembrato di riuscire ad afferrarlo, per un attimo, e di avercela in pugno questa vita.


Ad enfatizzare la coinvolgente narrazione, flashback che aprono spaccati su ricordi di luoghi amati, odori di fiori, di pelle di chi non c’è più, di momenti di dolore e di felicità perduta. A questo saliscendi di frammenti del passato, si alternano bozze di lettere mai mandate, come appunti di un viaggio interiore che Lorenzo compie per elaborare il dolore, cercando di mettere a fuoco sentimenti sconosciuti, che divampano feroci, improvvisi, dando ad un cuore che sembrava inanimato la scossa di un defibrillatore ad alta tensione.

Lo stile di Silvia Ciompi, autrice che seguo e ammiro da tempo, si conferma evocativo, poetico, ricco di suggestioni profonde che celebrano i sensi, in cui le manifestazioni della natura fanno da amplificatore alle emozioni: l’afa che toglie il fiato, perfino il sonno, bruciando la pelle e penetrando nel cuore; il freddo che spezza le ossa, paralizzando gli arti e gelando l’anima.


Vanno verso la spiaggia di Procchio. Lontano dal paese, la notte frinisce di cicale e le stelle macchiano il cielo come lentiggini. Spaventano. Lore’ a Roma, le stelle, non le ha quasi mai viste per davvero, manco d’estate. Sull’isola, invece, ti piovono addosso. L’aria sa di resina. È un odore umido, ferroso, di fieno bagnato e aghi di pino. Ma finalmente si respira.


Grazie Silvia di questa storia, un inno alla vita e a sperare, nonostante tutto, come diceva l’indimenticabile Rino Gaetano:

E a mano a mano vedrai con il tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele, l’amore è tornato

Alla prossima storia!

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SEGNALAZIONE – VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

SEGNALAZIONE – VOLEVO SOLO SFIORARE IL CIELO di Silvia Ciompi

Titolo: Volevo solo sfiorare il cielo
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Data di pubblicazione: 9 Marzo 2021
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Dopo la morte della madre Emma, Clelia ha smesso di vivere. Nasconde le cicatrici sotto il trucco pesante e le magliette scure troppo lunghe, con il silenzio unico compagno delle sue giornate, da cui la musica, tanto amata da Emma, è bandita. Il giorno del suo compleanno, quando la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio, Clelia all’inizio non ne vuole sapere, poi la curiosità di scoprire il suo ultimo piano ha la meglio.

Ed è proprio fuori dallo scantinato, sotto il sole cocente di giugno, che conosce Lorenzo, appena arrivato all’Isola d’Elba da Roma, con i suoi ricci ribelli, la faccia da schiaffi e un sorriso arrogante.

Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all’amore.

E all’improvviso, mentre l’estate infuria e l’afa diventa sempre più opprimente, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni.

Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto, soprattutto da se stesso, e si porta dentro un terribile dolore. Una volta che i segreti di entrambi verranno svelati, la loro storia sopravvivrà ai contraccolpi della vita?

Dopo il successo di Tutto il buio dei miei giorni Tutto il mare è nei tuoi occhi, romanzi amatissimi dalle lettrici, Silvia Ciompi ci consegna una nuova storia d’amore spaccacuore e una nuova coppia di protagonisti di cui innamorarci.

TEASER


Quando si guardano come adesso, quando si concedono di starsi vicino senza azzannarsi, si riconoscono.

Due dolori, due solitudini che si attraggono, come per osmosi. E vorrebbero soltanto abbracciarsi stretti per un po’, e sentirsi meno soli.

TUTTO L’AMORE CHE RESTA DI NOI di Silvia Ciompi

Tutto l'amore che resta di noi

TUTTO L’AMORE CHE RESTA DI NOI di Silvia Ciompi

Titolo: Tutto l’amore che resta di noi
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Spin Off di Tutto il buio dei miei giorni
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 9 Febbraio 2021
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


È un giorno di sole in città e tra poco si giocherà la partita. Teschio e Bolo sono in macchina, diretti verso lo stadio, la loro grande passione comune. A un primo sguardo, nulla sembra cambiato: sono ancora loro, i due amici di sempre, eterni ragazzi pronti a fare casino. In realtà, basta guardarli meglio per rendersi conto che sono cresciuti, che la vita, con le sue responsabilità, li ha trasformati in uomini. Camille, dal sedile del passeggero, osserva un po’ loro, un po’ Gaia, la bambina sua e di Luca, un piccolo tornado che ha ereditato il meglio di entrambi. E intanto pensa a Gheghe, grande assente in quell’auto, ma non nel cuore di Bolo, che ne sente la mancanza ogni giorno ed è deciso a riconquistarla dopo che se n’è andata da casa senza dargli una spiegazione. O forse una spiegazione c’è, ed è tanto semplice quanto terribile: ovvero che il primo amore, se non muta e matura, è destinato a finire. Ma anche se così fosse, si può smettere di lottare per chi si ama?

RECENSIONE


Leggere questa novella è stato il compimento perfetto di due storie indimenticabili.
Camille, Teschio, Gheghe e Bolo hanno trovato il loro posto per raccontarci un epilogo per niente scontato. Una novella con la potenza di un romanzo vero e proprio, che regala attimi commuoventi di pura poesia, a dimostrazione che l’intensità di un emozione si misura in frammenti di istanti perfetti.

Quattro ragazzi feriti, spezzati dalla vita in modo profondo e capaci di resistere al vento che spezza le ossa, al sole che brucia la pelle e al mare che travolge, facendo perdere di vista l’orizzonte.

Sono passati anni da quando li abbiamo lasciati e li ritroviamo adesso di fronte a nuovi crocevia da superare e bilanci da fare, provando a lasciarsi il dolore dietro le spalle.

Imparare ad andare avanti, nonostante tutto, anche nonostante l’amore, che a volte non basta:


E imparare ad amarsi da capo, a guardarsi allo specchio, a fare pace con le cose che non ha più, che non riesce più a fare.


Perchè a predominare spesso sono proprio le paure e le fragilità più invalidanti, che assordano come voci dei cori intonati allo stadio e offuscano la vista come fumogeni lanciati dagli spalti. E nella confusione l’unica via sembra la fuga.

Lo stadio ritorna, anche qui, come rifugio per ritrovarsi e ripartire, insieme all’amore incondizionato di chi ci è restato accanto nonostante le cadute e gli errori. L’amore è in uno sguardo, in un istante che parla senza parole.


E adesso, tutto l’amore che resta di loro, è lì, tra cori e applausi. Tutto l’amore che resta di loro, agli albori d’estate, brucia feroce e perfetto.


Questa novella cesella ad arte due storie dure, difficili che straziano il cuore con ferite così dolorose che spezzano il fiato e tolgono ossigeno. E quando tutto sembra perso, il battito prende il tempo e il cuore riparte lento aggrappandosi alla vita, per ripartire gradualmente e diventare più forte.
Ed è da questo miracolo che nasce la speranza, una forza innata che proprio quando ci si sente persi nella tempesta più buia arriva sicura per trascinarci e spingerci come un’onda impetuosa, riportandoci a riva.


Perché io e te siamo così, io scappo quando ho paura e te combatti più forte, per tutti e due, e ci tieni insieme e mi sorreggi quando le mie gambe crollano.


Il ritmo narrativo è incalzante, coinvolgendo immediatamente il lettore con immagini vive e familiari, capaci di richiamare la sensazione di un ritorno a casa, già dalle prime righe.
Silvia Ciompi ha il dono straordinario di rapire il lettore per calarlo dentro la storia in modo irrecuperabile e l’uso dei flashback intensifica il racconto, riportando alla memoria accadimenti passati che aiutano a capire meglio il presente. In questa corsa a perdifiato fatta di ricordi e sviluppi in corso, non ci sono esitazioni o dubbi e anche con il fiato corto si va avanti.

A dare enfasi a questa magnifica novella il modo di raccontare i sentimenti, vissuti dai protagonisti attraverso i luoghi e la natura che li circondano, come il vento che sferza la pelle, il sole che brucia le cicatrici, il mare che luccica di ricordi.
L’ambiente amplifica le emozioni, rendendoli feroci e irresistibili.


Poi fissa il mare, quel posto così doloroso e pieno di ricordi bellissimi. C’è il sole, il vento di maggio è caldo, preludio d’estate. E contro l’orizzonte incandescente, quasi gli sembra di rivederli tutti lì.


Come colonna sonora ritroviamo Vasco Rossi con “Anima fragile” e Domenico Modugno con “Dio come ti amo”, due brani struggenti che abbracciano gli anni della nostra gioventù e quella dei nostri genitori, quasi a sigillare il significato eterno dell’amore, quello che va oltre tutto, anche di sé stessi.

Vasco canta “Perché col tempo cambia tutto lo sai, cambiamo anche noi”, ma la bellezza di queste storie resterà indelebile, come inchiostro sulla pelle, un tatuaggio in cui il mare, il vento e il sole racchiudono il significato imperfetto dell’amore, quello più autentico.


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SEGNALAZIONE – TUTTO L’AMORE CHE RESTA DI NOI di Silvia Ciompi

SEGNALAZIONE – TUTTO L’AMORE CHE RESTA DI NOI di Silvia Ciompi

TitoloTutto l’amore che resta di noi
Autore Silvia Ciompi
Serie Spin off di Tutto il buio dei miei giorni
Genere Contemporary Romance
Narrazione Prima persona
Tipo di finale Concluso
Data di pubblicazione 9 febbraio 2021
Editore Sperling & Kupfer

TRAMA


Il grande ritorno di due coppie amatissime: Camille&Teschio e Gheghe&Bolo.

È un giorno di sole in città e tra poco si giocherà la partita. Teschio e Bolo sono in macchina, diretti verso lo stadio, la loro grande passione comune. A un primo sguardo, nulla sembra cambiato: sono ancora loro, i due amici di sempre, eterni ragazzi pronti a fare casino. In realtà, basta guardarli meglio per rendersi conto che sono cresciuti, che la vita, con le sue responsabilità, li ha trasformati in uomini. Camille, dal sedile del passeggero, osserva un po’ loro, un po’ Gaia, la bambina sua e di Luca, un piccolo tornado che ha ereditato il meglio di entrambi. E intanto pensa a Gheghe, grande assente in quell’auto, ma non nel cuore di Bolo, che ne sente la mancanza ogni giorno ed è deciso a riconquistarla dopo che se n’è andata da casa senza dargli una spiegazione. O forse una spiegazione c’è, ed è tanto semplice quanto terribile: ovvero che il primo amore, se non muta e matura, è destinato a finire. Ma anche se così fosse, si può smettere di lottare per chi si ama?

In attesa di Volevo solo sfiorare il cielo, il suo nuovo romanzo, Silvia Ciompi torna a raccontarci dei protagonisti di Tutto il buio dei miei giorni e Tutto il mare è nei tuoi occhi, offrendoci l’occasione di scoprire cosa ne è stato del loro amore.

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IN VIAGGIO CON NALA di Dean Nicholson

In viaggio con Nala

IN VIAGGIO CON NALA di Dean Nicholson

Titolo: In viaggio con Nala
Autore: Dean Nicholson
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: POV singolo (Dean)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 29 Settembre 2020
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Dean Nicholson non sapeva che direzione dare alla sua vita. Compiuti 30 anni senza arte né parte, aveva solo un desiderio: scoprire il mondo in bicicletta. Dopo tre mesi, il viaggio intrapreso non poteva però definirsi epico: troppi contrattempi, troppe false partenze. Finché un giorno, nelle montagne della Bosnia, si è imbattuto in una gattina abbandonata. Qualcosa in quei penetranti occhi verdi e in quel miagolio insistente lo ha convinto che non poteva lasciarla lì, ad affrontare la fame, la neve imminente e i rischi della strada, e così ha deciso di portarla con sé, nascondendola in una delle sacche della bici per passare la frontiera. Ma Nala – questo il nome scelto per lei – non aveva intenzione di perdersi lo spettacolo del mondo: ben presto è uscita da quel rifugio e gli è salita in spalla. Ed è così che Dean e Nala hanno preso a viaggiare insieme: inseparabili, uniti dallo stesso carattere curioso, indipendente e tenace e dallo stesso amore per l’avventura.

Questa è la storia dell’incontro che ha cambiato la vita a entrambi: Dean ha offerto a Nala una seconda chance; Nala ha fatto scoprire a Dean un senso di responsabilità mai conosciuto prima, la direzione che stava cercando. La loro è la storia di un viaggio che trova significato non nella meta da raggiungere, bensì nelle esperienze condivise lungo il cammino, lasciandosi sorprendere dall’inatteso: tra cuccioli feriti da salvare e ostacoli da superare, la realtà toccante di un campo profughi e la gentilezza di perfetti sconosciuti. Ma è soprattutto la storia dolcissima di un legame straordinario, un’amicizia unica, di quelle che, senza bisogno di parole, sono capaci di salvarti la vita.


RECENSIONE

Leggere questo libro è stata una bellissima scoperta. Mi rendo conto di quanto una storia mi sia piaciuta il giorno successivo alla sua conclusione, dopo l’ultima pagina, quando la storia stessa è ancora viva a ricordarmi le emozioni vissute, come se proprio la mia mente volesse ancora stare dentro il racconto insieme ai personaggi.

Con questa storia mi è accaduto proprio così. Stamattina mi sono alzata e il pensiero è corso a loro, Nala e Dean e posso dire che in un certo senso mi mancano. Ma continuerò a seguirli per sapere come procede il loro viaggio che tuttora sta proseguendo. Una delle ragioni per leggere questo bel libro è semplice, si tratta di una storia vera, autentica e ricca di mille significati.

Dean è un ragazzo come tanti. Vive con la sua famiglia in una piccola cittadina scozzese, Dunbar, situata sul mare a pochi chilometri da Edimburgo. Ha un sacco di amici, esce, si diverte ma è come se la normalità lo facesse sentire prigioniero, senza prospettive. Così al compimento dei suoi trent’anni sente di voler fare qualcosa da ricordare e, insieme al suo migliore amico Ricky con cui condivide la passione per la bici, progetta un’avventura, ovvero un giro intorno al mondo con lo zaino in spalla e pedali ai piedi. Un anno in cui staccare la spina dalle incertezze, provando a vivere davvero perché a Dean forse qualcosa manca, un obiettivo, un senso:


Mi dicevo che forse, in un modo o nell’altro, imbarcarmi in un viaggio e passare un po’ di tempo in un’altra parte del mondo mi avrebbe aiutato a trovare me stesso. O magari un modo migliore per essere me stesso. Una volta qualcuno mi ha predetto che per trovare la mia strada avrei fatto molta strada. E alla fine è andata più o meno così.


Ma condividere una passione forse non è abbastanza per un’esperienza così intensa, così Ricky dopo qualche mese dalla partenza decide di mollare, lasciando Dean a proseguire il viaggio da solo.

Trovarsi senza compagnia è un colpo duro per molti motivi, quasi un fallimento personale:


Ed è finita così. Niente abbracci, niente strette di mano, niente addii. All’inizio ero deluso. Il nostro progetto era andato in fumo. Mi sembrava di aver bruciato la mia grande chance.


Eppure, per Dean, si sta aprendo un varco nella mente, come se il viaggio si stesse trasformando in una sfida con sé stesso, tanto da acquisire sempre più spessore.


A poco a poco, però, ho capito che andava bene così.

Anzi, a essere sincero con me stesso, quella era l’unica strada percorribile. L’avventura poteva funzionare soltanto se l’avessi affrontata a modo mio e secondo i miei ritmi.


A poche settimane dall’allontanamento dell’amico, Dean, si trova nel bel mezzo delle fredde montagne del Montenegro ed è qui che farà l’incontro che lo cambierà definitivamente, dando un senso al suo viaggio.


Poteva mai essere? Era un miagolio. Mi sono voltato e l’ho intravisto con la coda dell’occhio. Un micetto tutto pelle e ossa. Trotterellava sul ciglio della strada, cercando a ogni costo di tenere il passo con la bici. Ho inchiodato e ci siamo fermati tutti e due. Ero sconvolto. «E tu che ci fai quassù?»


Il destino gli mette sulla strada una gattina di poche settimane che, nonostante sia pelle e ossa, inizia a seguire la sua bici fino a che lui, mosso a commozione, decide di caricarla in sella e portarla via di lì.

Inizia così un’avventura a due, delicata e unica, fatta di sguardi, istinto e prove di fiducia.

Dean e Nala vivranno mille vite in una, facendo grandi e piccole scoperte grazie a persone straordinarie, insospettabili sconosciuti provenienti da paesi per cultura e religione diversi dal suo, ma capaci di atti di generosità, tanto grandi da aprirgli il cuore e la mente. È un viaggio di cambiamento e scoperta:


Non solo Nala aveva cambiato il mio mondo, ma riusciva a cambiare anche il mondo intorno a me. Ovunque andassimo riusciva a conquistare nuovi ammiratori.


In un crescendo di avventure e imprevisti non facili da risolvere, la presenza di Nala diventerà per Dean sempre più importante, fondamentale mostrandogli cosa significhi prendersi cura di qualcuno, forse anche di sé stesso, trasformando a poco a poco il viaggio in un percorso di rinascita. Una piccola gatta ci collocherà al centro dei suoi pensieri, fino a cambiare le sue priorità, preparando il terreno ad una rivoluzione interiore:


A conti fatti, mi ripetevo pedalando, aveva dirottato la mia esistenza. Era diventata la mia priorità assoluta. Forse era quello il cambiamento principale. Ovunque fossi, ormai, non facevo che pormi interrogativi su di lei. Dov’è finita Nala? Sta bene? Non sarà ora di darle da mangiare? Avrà caldo a sufficienza? Dove la metto a dormire stanotte? Era come avere un bambino. Era diventata il mio primo pensiero, il perno del mondo in cui vivevo. Anzi, forse, riflettendoci, io ero solo un comprimario. Forse era il suo mondo a ruotare intorno a me.


Il viaggio che intraprendono continua tra montagne, sabbia e mare arricchendosi di un significato profondo, qualcosa di inaspettato, fino ad offrire a Dean la possibilità di fare del bene concretamente e restituire indietro, in segno di gratitudine, l’immenso affetto ricevuto dalle persone che ogni giorno lo seguono sul suo profilo Instagram, “1bike1world”, popolato da migliaia di followers appassionati a questa strana coppia di viaggiatori in giro per il mondo, offrendo loro aiuto in mille forme.

Tra gli aspetti che più mi sono piaciuti nella storia c’è stata anche la costruzione progressiva del rapporto che Dean instaura con Nala, una relazione basata su profondo rispetto e sul prendersi man mano l’uno cura dell’altro. Amo i gatti da sempre, li ho sempre avuti nella mia vita e so bene che il rispetto dei loro spazi e, nonché dei loro tempi, è basilare a conviverci in armonia, senza dimenticare che sono animali tanto sensibili quanto istintivi, ma anche spiriti liberi, padroni di loro stessi fino alla fine. Sono loro che scelgono te.


«Perciò si dice che amare i gatti è segno di una fede pura.»


L’alchimia che nasce tra Dean a Nala mi ha fatto pensare, pensare sì, ad un segno del destino, qualcosa che fosse già scritto, ma anche ad una scelta, quella che Nala fa diventando parte della vita di Dean:


Ed è il destino che mi ha fatto conoscere Nala. L’ho sentito fin dal primo istante, quando ci siamo ritrovati tutti e due nello stesso luogo sperduto, al posto giusto nel momento giusto: non può essere stato un caso. E non è un caso che lei sia entrata nella mia vita proprio allora. Era come se qualcuno l’avesse mandata per guidare i miei passi, per indicarmi una meta che ancora non intravedevo. Mi piace pensare che anch’io le abbia regalato qualcosa che stava cercando. Ovviamente non potrò mai saperlo, ma più ci rifletto, più ne sono convinto. La nostra amicizia era scritta nelle stelle, per lei come per me. Eravamo destinati a crescere e scoprire il mondo insieme.


Un libro come dicevo, dai mille significati. Una storia di rinascita attraverso un viaggio. Si dice infatti che viaggiare sia “aggiungere vita alla vita”, una metafora che mi appartiene personalmente.

I viaggi sono una delle mie passioni, oltre ai gatti e i libri, e adesso che viviamo questo momento storico assurdo purtroppo mi è impossibile spostarmi come sognerei. Eppure, leggendo questa bellissima storia, ho potuto fare un’immersione nelle mille emozioni che i viaggi mi hanno sempre offerto, tra le quali l’entusiasmo di vivere e conoscere posti nuovi e incontrare persone di diversa cultura. Provo a farlo sempre con la mente aperta in modo che le scoperte che faccio, sia belle che brutte, mi permettano di sperimentare tutto senza pregiudizi per mettermi alla prova sui miei limiti, le mie convinzioni fuori dalla mia “comfort zone”; ed è così per me che ogni ritorno a casa corrisponde all’aggiunta di un tassello con un significato in più nel puzzle della vita. A volte è la mancanza di un pezzo a metterci sulla strada.

Tutto ciò, è quello che mi piace pensare essere stato il motivo della scelta dell’avventura di Dean, che, tuttora sta continuando il suo viaggio in giro per il mondo.

In bocca al lupo ragazzone scozzese, continuerò a seguire le vostre avventure su Instagram con l’augurio che il tuo bellissimo messaggio, pieno di speranza e gratitudine, entri nei cuori di molti.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance

TUTTO IL BUIO DEI MIEI GIORNI di Silvia Ciompi

Tutto il buio dei miei giorni

TUTTO IL BUIO DEI MIEI GIORNI di Silvia Ciompi

Titolo: Tutto il buio dei miei giorni
Autore: Silvia Ciompi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Teschio e Camille)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 20 Maggio 2018
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


«Noi siamo cicatrici, siamo incendi, siamo bruciature e cenere.»

Camille ha vent’anni, ama lo stadio nelle domeniche di primavera, con le maniche corte e le bandiere mosse dal vento, e ama la sua curva, in ogni stagione. Lì salta sugli spalti, tiene il tempo con le mani: è la cosa che ama di più al mondo. È l’unico posto dove si sente davvero viva.

Ma un giorno, proprio fuori dallo stadio, la sua vita si spezza. Un’auto con a bordo un gruppo di ultras la investe.Tra di loro c’è anche lui: in curva tutti lo chiamano Teschio. Sembra il cliché del cattivo ragazzo, ricoperto di tatuaggi e risposte date solo a metà. Eppure Teschio e Camille sono come due libri uguali rilegati con copertine differenti. Due anime che non hanno fatto in tempo a parlarsi prima, a guardarsi meglio. Si sono passati accanto migliaia di volte, ma non sono mai stati davvero nello stesso posto. Lo sono ora.

Ora che il dolore si è mangiato tutto ciò che Camille era.

Tutto il buio dei miei giorni è lo straordinario esordio di Silvia Ciompi, una giovane autrice italiana, già apprezzata su Wattpad da oltre tre milioni di lettrici, e tuttora in vetta alle classifiche. Una potente e struggente storia d’amore che ci ricorda che, quando tutto sembra perduto, l’amore è l’unica luce dentro al buio.


RECENSIONE


Quando tutto sembra perduto, l’amore è l’unica luce.


E’ da questa frase che traggo ispirazione per iniziare a parlare di una storia scoperta quasi per caso due anni fa, quando la lettura iniziava a prendere sempre più spazio nella mia vita fino a divenire una necessità, una dimensione personale irrinunciabile. Un libro che col tempo ho consigliato e non ho mai dimenticato, per poi decidermi finalmente a rileggerlo.

Se dovessi trovare una parola che possa riassumere questo libro direi “luce”. Un termine dai mille significati che potrebbe fuorviare rispetto al titolo del libro. Silvia Ciompi ha effettivamente raccontato una storia difficile, dolorosa, in cui la sofferenza non risparmia nessuno, nemmeno il lettore e forse neppure lei al momento di scriverla.

Camille è un ragazza di vent’anni come tante, con due genitori che la amano, una vita appena iniziata all’università e amiche fidate con cui condivide tempo e sogni. La sua più grande passione è andare allo stadio per seguire la squadra di calcio della sua città, cantando a squarcia gola i cori della curva intonati ad ogni partita.


Non solo mi divertivo, ma non mi sentivo più fuori posto, mi sentivo incastrata perfettamente con quel luogo.


Con gli anni l’amore trasmessole dal padre si è insinuato sotto pelle, facendo diventare lo stadio con i suoi colori e i suoi rumori il luogo dove si sente più viva e al centro di sé stessa.


La curva divenne il mio posto. Più crescevo, più imparavo ad amarla e a capirla.

Con gli anni smisi di credere alle favole, ma dentro di me rimase comunque quella sensazione di essere chiusa in un mondo a parte, piccolo ed enorme allo stesso tempo, con le sue regole, i suoi odori, i suoi soprannomi. L’ho imparato crescendoci dentro.


Teschio, alias Luca, ha ventotto anni ed è conosciuto da tutti per i suoi modi bruschi e, a volte, anche violenti che nel corso degli anni gli hanno provocato problemi con la giustizia. Un ragazzo al quale la vita ha concesso troppo poco, ma molto per cui diffidare.


Zitto e schivo, con quel carattere imbruttito dalla vita, storto e spigoloso.


Teschio è un ultras che vive per lo stadio insieme al gruppo di amici con cui è cresciuto in periferia, con cui condivide valori e ritualità come in una famiglia, quella alla quale sente di appartenere davvero, l’unica rimasta. Una fede profonda fatta di gesti, parole, urla e silenzi che lo identificano nel profondo.


Io non mi sono mai sentito davvero solo. Con un padre in carcere e una madre morta di cancro, rientro a pieno titolo tra le persone che sulla carta non hanno nessuno, eppure non mi sono mai sentito solo. I miei amici non sono mai stati amici ma fratelli, quel genere di legame che va oltre alle botte date e prese, agli insulti, alle ferite fisiche che ci siamo inferti l’un l’altro. Lo stadio non è mai stato uno stadio, ma casa mia.


Teschio e Camille si sono incontrati mille volte allo stadio, ma non si sono mai conosciuti. Si sono visti solo una volta, scambiandosi uno sguardo tra le fila della curva in un giorno di pioggia, con la faccia bagnata tra i cori dello stadio. Si sono guardati negli occhi solo un’istante, fulminati da una connessione fugace che segnerà l’inizio del legame che li unirà inesorabilmente per poi spezzarli, ognuno a proprio modo.


Erano rimasti incastrati l’uno nell’altra. Lei era arrossita ma non si era voltata. E avevano continuato a guardarsi, a scavarsi buchi dentro, zitti e fermi, inzuppati di pioggia. Poi Camille aveva abbassato gli occhi, Teschio si era acceso una sigaretta e non si erano guardati più.


Quante volte e in quanti modi ci si può spezzare? Quante ferite si è in grado di sopportare per non impazzire?

Impossibile rispondere senza leggere questa storia, in cui dolore, sofferenza e amore si mischiano magistralmente come nuvole e sole prima del temporale, come i più intensi colori al tramonto, in cui il cielo si stria di rosso, arancio e viola.

Tutto il buio dei miei giorni fa male al cuore, lo fa sanguinare in un susseguirsi di emozioni fortissime, un elettroshock che blocca i muscoli cardiaci. Quando tutto sembra perduto il battito riparte fino a che l’adrenalina si rilascia per non far sentire più dolore. Forza, vigore e un amore totalizzante irrompono come un’esplosione, capace di far bruciare i muscoli, urlare d’odio, corrodere col rimorso e far sentire spezzati dai rimpianti, fino a togliere il sonno per la fiducia ricevuta.


E mi baci, torni a farmi respirare. Sei il mio ossigeno e io ti odio. Odio la tua pelle sulla mia. Perché sono un codardo: non ce l’ho la forza di mollarti qui a sopravvivere. E te sei peggio di me, spezzata, te mi fai restare, mi vuoi tanto che fa male da morire.


Ho amato Camille per la sua forza, la sua voglia di vita, perchè lotta e cede, e non vuole reagire, perchè ha paura e chiede ossigeno per respirare. Nonostante lei abbia perso la speranza continua a vedere la luce, quella della vita, anche quando non lo sa, anche quando non crede più. Ne sente il calore Camille, aldilà del buio, della disperazione, aldilà di sé stessa.


Qualche volta me lo sono chiesta se morire faccia male, più male di vivere, più male di questo. Perché anche per morire ci vuole fegato, ci vuole rabbia, ci vuole vita. Non può morire qualcosa che è già morto. E io non sento niente, non ce l’ho più la vita dentro.


Ho amato Teschio per la sua fragile cattiveria, per le sue vigliacche paure, per il suo odio verso sé stesso, per l’amore che accende in Camille, il modo in cui la fa bruciare di rabbia per non farla spegnere, per la sua anima danneggiata.


«Mi sono perso in un’altra persona e non riesco a respirare se non c’è lei. E non so come dirglielo, mi servi te, mi serve che mi prendi a calci. Perché io la amo, e prima di rovinarla mi ammazzo da solo. Ma’… stavolta non ne esco, stavolta ci rimango.»


Due anime fragili, spezzate ma tanto forti da comunicare con l’odio, l’unico sentimento in grado di accenderli e incidersi, reciprocamente, ferite profonde che gli consentono di sentirsi vivi.

Teschio e Camille sono state due cicatrici che con questa rilettura si sono trasformate in tatuaggi indelebili di inchiostro nero, marchi a fuoco sulla pelle.

Tutto il buio dei miei giorni è una storia che abbaglia di luce, come quella che acceca Camille sul tetto dell’ospedale, quella che impedisce a Teschio di vedere fuori dalla chiesa e quella innocente degli occhi verdi di lei. La luce bianca di un fulmine, come il titolo di “The Lightning Strike” degli Snow Patrol, canzone che rappresenta per me la colonna sonora di questo libro. Un brano dal ritmo crescente e caratterizzato da sonorità sporcate da voci lontane, in cui si parla del potere distruttivo delle tempeste e di quello salvifico del tempo, in grado di trasformare e lenire. Come per quel modo doloroso che Teschio e Camille impareranno per riuscire ad per amarsi, bruciando in un’unica fiamma, per sentirsi ancora vivi.


TI amo. Mi manchi. Ti odio. Ti vorrei vedere morto. Ti odio. Torna. Me lo sogno ogni notte che alla fine la porta si apre e tu sei lì, mi guardi e non dici niente. Mi guardi e basta. E io ti odio con tutta me stessa, te lo grido in faccia che ti odio. Ti mordo, ti strappo via la carne, mi riprendo tutto. Tutto quello che mi hai tolto, tutto quello che mi hai dato e io non lo volevo. Io non lo volevo uno come te, un amore così, un buio che non riesci a vederne la fine. Io non lo volevo.


Le lettere che Camille scrive a sé stessa sono intense poesie, belle a tal punto da avermi commossa per la loro autentica semplicità, parlando di dolore ma anche di speranza. Passaggi che rendono, a mio avviso, questa autrice una poetessa moderna.


Cara me, ho pensato che mi piacerebbe averti qui, qui vicino per sentirti dire che non importa quanto io stia male adesso, io vivrò, il cielo sarà ancora lì e sarà azzurro per lasciarsi guardare come quando ero bambina. Mi piacerebbe che un po’ della forza che dovrò avere per superare tutto questo me la spedissi qui nel tuo passato, nel mio presente, e che mi venissi ad abbracciare a lungo, per tutto il tempo che serve a farmi sentire ancora una persona vera.

Spero che tu stia bene, spero che tu abbia imparato a sorridere di nuovo, lo spero con tutto il cuore. Perché una vita senza più sorridere è peggio di tutto quello che ho perso per strada fino adesso.


E’ stato meraviglioso ritornare a vedere il mare che Silvia Ciompi ama tanto, immaginare l’inverno sulla costa con la sabbia e il vento che sporcano i vestiti, la voglia di urlare allo stadio, lo squallore dei calcinacci di un bagno in disuso, l’oscurità delle zone portuali e le storie di persone vere, autentiche dai sogni infranti che con la vita fanno a cazzotti tutti i giorni. Teschio e Camille non sono i soli a illuminare questo libro; insieme a loro gli amici di una vita come Bolo, Vale, Fabio, Serena, Eleonora e quelli appena trovati come Margherita e il gruppo del Santa Cecilia. Personaggi unici, veri che esprimono le molteplici forme dell’amicizia, quella spontanea che resta, non chiede e che capisce i silenzi.

E’ da storie così che ho imparato a connettermi in modo più profondo con me stessa e con la mia vita, per apprezzarne ogni sfaccettatura, anche quella apparentemente più insignificante ma che invece di valore ne ha tanto. Sono racconti così che mi ricordano il potere e la bellezza dei libri.

Un capolavoro da leggere.

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Recensione precedentemente pubblicata da Alessia sul blog All Colours of Romance