BACIAMI PRIMA DI ANDARE di Paola Garbarino

BACIAMI PRIMA DI ANDARE di Paola Garbarino

Titolo Baciami prima di andare
Autore Paola Garbarino
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 27 giugno 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Mi sarebbe piaciuto essere la persona che lei sentiva il bisogno di chiamare se aveva un problema, un tempo era stato così, poi il problema ero diventato io.
In amore non ci si può difendere. Se ci si mette al riparo dal dolore, si sarà irraggiungibili anche dalla gioia.


Genova.
Un convento carmelitano.
Un affresco del Cinquecento.
Una ragazza che lo restaura, ma che non sa rimettere insieme i pezzi del proprio cuore.
Un ragazzo che torna dall’Australia, ripiombando nella vita di lei, lui e la sua fobia degli insetti e il desiderio di riallacciare una storia rimasta in sospeso.
Un altro ragazzo, misterioso, che sfugge da un ingombrante passato da peccatore, e ora vive in quel convento e ha bisogno che gli venga restaurata l’anima.
In un’epoca storica provata dalla pandemia, che cerca di sanare le proprie ferite, tre anime spezzate in modi diversi, tre vite che si intrecciano in cerca di redenzione.

RECENSIONE


Ritorna Paola Garbarino con una storia originale e appassionante, Baciami prima di andare. Un titolo che ha il sapore di un desiderio da esaudire, un’invocazione da rivolgere, un’implorazione sussurrata e irresistibile, a cui negarsi sembra quasi impossibile.

Un richiamo però difficile da pronunciare, perché per esprimere una preghiera e domandare qualcosa che desideriamo dal profondo a volte ci vuole coraggio, ovvero quello di scegliere di agire nonostante la paura, malgrado la colpa e l’assenza di perdono.


Mi sembrò di averlo colto in un momento privato, al punto di sentirmi in difetto. “Tu ci credi?” improvvisai. Feci un cenno verso la scena che stava osservando un attimo prima “Al peccato originale.” chiarii. Esitò un lunghissimo istante, un’emozione indefinita che gli balenava nello sguardo, ma mi rivolse la mia stessa domanda “E tu, credi veramente che nasciamo col peccato perché i primi hanno disobbedito?”


Enea e Mina sono due dei tre protagonisti di questa storia particolare, a cui si aggiungerà una quarta figura, Ginevra, bellissima. Il primo incontro che conosciamo è quello tra i primi due, che avviene davanti ad un’opera sacra, all’interno di un convento dove il tempo sembra essersi fermato e dove il passato smette di tormentare, il presente assume maggiore significato e il futuro non fa così paura.
Un non-luogo ricco di storia e spiritualità, in cui fermarsi per espiare colpe e ritrovare un perdono quasi impossibile da concepire, raggiungibile ritrovando di sé stessi.

Due ragazzi accomunati da macchie così inficianti da aver messo entrambi in pausa la propria vita, seppure per motivi diversi e con modalità differenti.
Mina è disillusa, arrabbiata, intrisa di colpe che le hanno inferto ferite profonde e impossibili da dimenticare. Un cuore spezzato che ha smesso di battere nell’istante in cui lo ha fatto quello di sua madre.

Enea è riservato, umile, schivo, dignitoso. Un’anima solitaria, dotata di profonda sensibilità. Quando la sofferenza pervade il cuore, accade che i carichi sulle spalle diventino visibili a coloro che hanno un dono straordinario, quello dell’empatia. Una capacità preziosa, che permette a chi la possiede di immedesimarsi nell’altro, per assumerne il punto di vista e provare i suoi stessi sentimenti, come accade tra Enea e Mina. Una connessione istantanea, intrecciata ad un’attrazione reciproca tanto potente quanto combattuta, che si scontra ben presto con un’ombra del passato che ripiomba nella vita di Mina. Un conto in sospeso di nome Aurelio, che riemerge per riallacciare un filo spezzato troppo presto.


Mi aveva drogato, era diventata la mia qualità di droga preferita, mi aveva reso dipendente senza nemmeno essere consapevole del fascino, del potere, che deteneva su di me. Avevo preso tutto quello che potevo, che mi concedeva, come un eroinomane in astinenza, cercando al tempo stesso di mantenere un briciolo di dignità, almeno l’apparenza della dignità, fingendo che non mi fosse indispensabile, che potessero interessarmi altre ragazze, dissimulando che lei non fosse l’unica che desiderassi avere.


Aurelio ricompare nella vita di Mina come un fantasma, reduce da una vita interrotta da troppo tempo. Un distacco a cui non ha mai saputo dare un significato, se non quello di mettersi in attesa e ritrovare un amore mai dimenticato. Un ragazzo che cambia, si rivela e che mostrerà ogni suo pezzo rotto.
Rivelare di più sarebbe togliere al lettore il piacere di scoprire il puzzle che compone questa storia particolarmente coinvolgente. L’autrice svela gradualmente cosa sia accaduto nel passato di questi ragazzi così tormentati mediante dei flashback, utili a fornire sempre più chiaramente tutte le verità che li hanno segnati per sempre.
Un racconto che mostra con consapevolezza e delicatezza il tema complesso della crescita e del cambiamento, e di come spesso sia facile cadere nella trappola e precipitare nel buio del rimpianto, dei rimorsi, della colpa col rischio di pregiudicare una vita che valga la pena di essere vissuta.


Piegò la testa di lato, pensieroso, osservandomi con chissà quali pensieri “Credo che siamo noi a dannarci. Credo che abbiamo la luce e il buio dentro, e siamo noi, soltanto noi, a decidere quale far emergere.” Lo fissai un lunghissimo istante, senza parole.


Enea tocca il cuore non solo di Mina ma anche di chi legge, arrivando in profondità, grazie a queste parole, forgiate dalla sofferenza e che hanno il potere salvifico di ridare speranza, testimoniando, con una semplicità disarmante, quanto spesso il senso di colpa sia indotto dalla nostra educazione familiare, dal nostro background che ci impedisce di essere davvero felici. Ma non solo, perché la rabbia e la frustrazione che ne derivano sono a loro volta impedimenti causati dalla nostra mente, talmente radicati da impedirci di pensare con lucidità, fino a divenire la fonte stessa del nostro male.

Una riflessione che ci riguarda da vicino, basti pensare alla quantità di cose che ci rimproveriamo ogni giorno; quante volte ci incolpiamo o vergogniamo di eventi successi a causa nostra. Un circolo vizioso nonché pericoloso, che ci infligge un danno di gran lunga superiore a quello che ci provocano gli altri.

Quello del perdono non è affatto un percorso facile: perdonare qualcuno per ciò che ci ha fatto è difficile, e quando dobbiamo farlo per ciò che abbiamo commesso noi, questo processo può essere ancora più complicato. La migliore consapevolezza, forse, è quella di pensare che la vita è un viaggio, non una corsa, e che quindi prima o poi riusciremo a raggiungere l’obiettivo, e fare pace con noi stessi.

Baciami prima di andare è un romanzo intenso, capace di mettere il lettore di fronte allo specchio per porsi domande non banali: in che cosa consiste davvero il peccato, quanto i miei sbagli possano essere giusti per raggiungere la felicità? Enea, Mina, Ginevra e Aurelio si raccontano, intessendo i fili dei loro destini senza sapere che saranno al centro di quello che sembra essere la costante lotta tra il bene e il male, tra luce e oscurità. Una dicotomia che ricorre anche nella fisicità dei due protagonisti maschili: Aurelio dall’aspetto più angelico e rassicurante e Enea, oscuro e bello come l’eroe greco Perseo.
Una scelta che avvalora la tematica dell’eterno conflitto tra cosa è giusto e cosa non lo è, tra il dovere e il desiderio e che supera la superficie dell’apparenza, capace di ingannare chiunque non voglia superare il pregiudizio.


Il mio cuore apparteneva a un’altra persona, qualcuna per la quale stavo cercando di diventare degno. Di diventare pronto.


Un romanzo in cui si percepisce chiaramente quanto l’autrice sia stata avvolta da un’ispirazione narrativa speciale, ricordando il suo amore per Genova, descritta con accurata dedizione nei suoi vicoli e scorci, il suo profondo legame con la religione, senza dimenticare le sue esperienze di vita all’estero, che trovano spazio tra queste pagine.

Un’ispirazione che si condensa in una sensazione viva, grazie alla quale il lettore viene trascinato in una dimensione travolgente e, per certi versi, familiare, ovvero quella dei luoghi che hanno segnato per molti di noi il tempo dell’adolescenza, quando tutto era semplice: si giocava in oratorio, si mangiavano le Big Babol, ritrovandosi sotto casa e magari dandosi appuntamento al mare per vivere i primi amori, alcuni dei quali indimenticabili.

Ricordi che fanno riflettere e che confortano, facendoci apprezzare la semplicità delle cose più vere e incancellabili, come l’amicizia, i rapporti familiari, i sentimenti, dopo questi anni così difficili e oscuri.

E all’ambientazione ligure così tanto amata si affianca la passione per la musica, a conferma di quanto questa forma di arte rappresenti per lei una continua fonte di immaginazione, accompagnando il vissuto dei protagonisti, che attraverso di essa vivono ricordi riuscendo a trasmettere e sperimentare le loro emozioni, più che con mille parole.

Linkin Park, Billie Elish, Imagine Dragons, Luca Carboni e i Thirty Seconds to Mars sono solo alcuni dei musicisti che compongono la colonna sonora di questo romanzo, con canzoni che parlano di dolore ma anche di salvezza e speranza.
Un connubio che rappresenta l’essenza di ognuno di noi, che siamo fatti di luce e di ombra, di coraggio e di debolezza, con l’augurio di non perdere mai, come ci è accaduto in questi ultimi due anni, la voglia di lottare e quella, soprattutto, di amare e amarci, per “essere degni”, come dice Enea.


Senza lei mi ero ritrovato disabile, spezzato, incompleto, ma adesso potevo essere di nuovo me stesso integralmente. Potevamo essere integri insieme.


 Una lettura che non può mancare questa estate, per evadere grazie ad un viaggio fatto di sogni e riconciliazioni.

COSì LONTANO, COSì VICINO di Paola Garbarino

COSì LONTANO, COSì VICINO di Paola Garbarino

Titolo: Così lontano, così vicino
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternati (Yuma e Amelia)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 Marzo 2022
Editore: Self Publishing

TRAMA


Anni Novanta. Yuma e Amelia sono cresciuti insieme: lei sogna di essere all’altezza della famiglia di noti esploratori da cui proviene, e un giorno girare il mondo in epiche avventure. Lui è il figlio mezzosangue di una portinaia, non ha mai conosciuto il padre pellerossa, è un asso nel pugilato ma il suo sogno è sfondare nella musica.
Tra i due si instaura un profondo legame fino a che, da un giorno all’altro, Yuma e la sua famiglia svaniscono nel nulla.
Amelia non si rassegna alla mancanza, al dolore per quel distacco, mentre l’adolescenza, con l’intensità delle emozioni e le sue estreme passioni, si trasforma nell’età adulta, coi sogni nel cassetto, i precipizi, i compromessi. Sempre col suo amico nel cuore.
Quando Yuma fa ritorno, lei deve fare i conti con sentimenti che poco hanno a che fare con l’amicizia ma che ardono come un desiderio nuovo e struggente per un uomo che pare molto diverso dal ragazzino che conosceva, un uomo che ora potrebbe spezzarle il cuore.
Una storia sulle seconde occasioni, un amore vissuto tra combattimenti clandestini, canzoni appassionate, oscuri segreti di famiglia. Due anime legate nel profondo che si inseguono in giro per il pianeta, dall’Italia all’Arizona, destinate a smarrirsi e a ritrovarsi più volte, con la ragione che li tiene lontani e il cuore che li fa restare vicini.
Quanto è difficile amare qualcuno quando tutto sembra contro?

Un romanzo autoconclusivo, intenso e sensuale, sulle seconde occasioni, dalla stessa autrice dei bestseller Amazon “Baby Don’t Cry” e “Crazy For You”.

RECENSIONE


Forse, certi amori non trovano il tempo, come vivessero su due linee temporali differenti, leggermente sfasate.


Sì, forse il destino opera così a volte, mettendoci su binari paralleli in un lungo e travagliato viaggio di fughe e ritorni, di vicinanza e lontananza, come se le distanze divenissero fili elastici da accorciare e allungare a piacimento senza potersi quasi mai incontrare. A volte però siamo noi a rendere questo possibile, con le nostre paure, fragilità e debolezze. Sensazioni che ci rendono incapaci di gestire le emozioni rischiando di auto sabotarci, senza rendercene conto, soprattutto in gioventù, quando intraprendere il percorso di crescita è l’avventura più difficile da compiere.

Paola Garbarino segna il suo ritorno alla scrittura con questo romanzo “Così lontano, così vicino” scegliendo un titolo che esprime pienamente un contrasto, un connubio antitetico: così lontano, per cui diverso, fino a porre distanza, separare; così vicino e quindi affine per esprimere prossimità, somiglianza.

Un libro che offre molteplici significati per raccontare come lo spazio avvicina e separa allo stesso tempo, segnando distanze fisiche, temporali ma anche emotive. Un caleidoscopio di interpretazioni che getta luci e ombre in molti aspetti della vita, dalle relazioni fino ai sentimenti.


Sono soltanto un mezzosangue, un bastardo senza padre, il figlio della portinaia, l’amico buffo, il ragazzino bullizzato per il colore della pelle, che si difende a pugni e poi finge di essere caduto per non dirglielo, perché lei possa continuare a vivere nel suo mondo di sogni e avventure. Amelia è una dea, e quella lezione l’ho imparata molto bene studiando Epica: gli dèi si venerano da lontano, o si precipita tremendamente quando si osa amarli.


Protagonisti di questo romanzo sono Amelia e Yuma, tanto diversi da poter essere paragonati al giorno e la notte: lei, dai capelli biondo platino e le sembianze di un angelo, di famiglia facoltosa; lui, dalla “pelle rossa”, in parte italiano e in parte nativo americano, di umili origini.

Si conoscono da bambini all’interno dello stesso condominio, un luogo familiare che diviene facilmente spazio di aggregazione, conoscenza, dove l’infanzia prende vita nei sogni, nelle prime scoperte, nelle promesse e nelle avventure da vivere. E’ stato bello rivivere nei racconti dell’infanzia di Yuma e Amelia ricordi che appartengono a molti di noi, quando le case erano troppo piccole e per giocare con gli amici si scendeva nel cortile, in strada, laddove la vita iniziava a dettare le sue regole, con le prime delusioni e cocenti batticuori. Come accade a loro, uniti da un filo indissolubile e ignari di un destino che li unirà e separerà fino a segnarne le vite totalmente.


E sapere che lui conosceva esattamente dove trovarmi, e non aveva mai più dato notizie di sé, neppure con una cartolina, era una coltellata al petto e una al mio amor proprio.


Quando Yuma sparisce nel nulla, Amelia si ritrova ad affrontare l’assenza di un riferimento, di un amico, un fratello. Un’esperienza difficile per una ragazzina in piena adolescenza ma sarà proprio questa separazione a metterla davanti a sé stessa, per darle la spinta a crescere. Un’evoluzione che a volte richiede sforzi enormi, perché la costruzione del sè per divenire adulti rappresenta un viaggio impervio di scoperta e ricerca di felicità. E’ impossibile non immedesimarsi nei dubbi di Amelia, nelle sue paure e nella costruzione delle sue convinzioni. Quante volte ci capita di intraprendere questo cammino, forse non termina mai, neppure da adulti. Un lastricato di successi, errori, abbagli e sbagli, che ci lancia gli strumenti per rendere il percorso solo nostro, imparando dalle esperienze. Ovviamente quando si è giovani tutte le emozioni si amplificano, complicandoci la percezione delle situazioni, impedendoci di oltrepassare i limiti imposti dalla cultura, dalla società, dalla famiglia.


Mi pare che l’adolescenza si viva combattendo su un fronte: giusti o sfigati, troie o suore, secchioni o teste di cazzo, popolari o nerd, Pop o Rock, fighetti o dei vicoli. Penso che molto dipenda dalla classe sociale, ma Yuma sa che per me non ha mai contato. Non m’importa che lui viva ad Albaro solo perché è figlio della portinaia, ma forse a lui sì e io non l’avevo mai compreso.


In questa storia Amelia e Yuma prendono per mano il lettore inducendolo a porsi domande, a volte difficili, soprattutto quando a complicare la situazione sopraggiunge il pregiudizio sulla diversità culturale e di livello sociale, così potente da creare invalicabili barriere in grado di separare, dividere, perfino ingannare. Yuma rappresenta il diverso, la figura difettosa, da cui stare lontani perchè sbagliato, pericoloso. E su tutto l’ombra dell’imposizione delle famiglie sulle nostre scelte, che spesso ci rendono incapaci di sbagliare, che decidono per noi, fino a deviare la direzione del nostro camino, pur spesso in buona fede.

Una tematica ricorrente nei romanzi di Paola Garbarino, sempre abilissima nell’offrire una chiave di lettura che ognuno di noi può usare a più livelli per aprire i cassetti della memoria, ricordandoci quanta strada abbiamo fatto e tutti gli sbagli che però sono stati utili ad arrivare fino a quello che siamo oggi, persone adulte. La bellezza di questo romanzo risiede proprio nel richiamare il nostro passato, con le sue sfumature, difficoltà ma la consapevolezza di essere cresciuti nonostante tutto.


Provavo l’irrefrenabile bisogno di avere accanto qualcuno a cui appoggiarmi, che mi abbracciasse, che mi volesse bene, che mi dicesse che sarei sopravvissuta a questo immenso dolore, che sarei diventata più forte senza divenire arida, qualcuno che mettesse in musica la mia sofferenza e la facesse volar via con le note.


“Così lontano, così vicino” è una storia di un amore profondo tra due ragazzi che si amano in modo istintivo e crescente, vittime di un sentimento che li trascina senza dare loro tempo di capirne la portata, così forte da detonare nelle loro vite e coinvolgerli in modo totalizzante.

Il titolo non è casuale, bensì riferito ad una canzone meravigliosa degli U2, band che amo particolarmente e che ha segnato tutta la mia giovinezza. Scelta che conferma quanto la musica, protagonista in moltissime parti del romanzo, sia sempre una compagna fedele di questa bravissima autrice. “Stay, faraway so close”, un brano di fine anni novanta, colonna sonora di un bellissimo film di Wim Wenders, un inno a vivere intensamente un amore, una preghiera a restare, nonostante tutto, gli sbagli, le omissioni. L’incontro tra un angelo e un demone, come il giorno e la notte, tra spirituale e carnale, come Yuma e Amelia, anime opposte destinate a completarsi. Come canta Bono Vox:

Stare così vicini a te ma sentirti così lontano. Non poterti che sfiorare. Sollevato verso l’alto come da invisibile elettricità o onde radio. Attraverso I segnali della televisione potrei andare ovunque ma resto vicino a te.

Accadono tante cose in questa storia, che lascio scoprire al piacere del lettore. Un saliscendi di cadute, rialzi, fraintendimenti e confessioni, una lunga onda tra dolore e passione, dramma e dolcezza, ricordando Quanto Paola Garbarino sia sempre capace di emozionare con grande bravura e sensibilità.
I suoi libri hanno il potere di generare un’istantanea empatia tra i suoi protagonisti e il lettore. Ammetto che in questa opera si percepisce quanto la scrittura abbia richiesto il momento giusto per poter venire alla luce. L’ispirazione , come dice Paola, richiede tempo e spazio, e Amelia e Yuma avevano bisogno di essere raccontati solo adesso:


Non posso credere al caso, solo al destino, che ci ha messi nello stesso luogo, nel medesimo arco temporale, addirittura nella stessa casa .


No, spesso le cose accadono per un motivo, una ragione che sembra oscura e che magari si rivela solo dopo ma che può offrirci il senso e il significato di tutto il cammino fatto.

Grazie Paola di questo viaggio meraviglioso.

SPLINTERED SAGA di A.G. Howard

SPLINTERED SAGA di A.G. Howard

Titolo: Splintered saga
Autore: A.G. Howard
Serie: Splintered
Genere: Urban Fantasy
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 30 Marzo 2017
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Alyssa Gardner ha scoperto di avere un dono speciale: riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Tutte le donne della sua famiglia hanno avuto la stessa sorte, fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo celebre libro. E lei sta per compiere una scoperta che le cambierà completamente la vita: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, non è una finzione ma un’incredibile verità. È un luogo molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove straordinarie. Tra insidie, pericoli e creature spaventose (dal Bianconiglio alla malvagia Regina Rossa) avrà al suo fianco Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata e l’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida in quelle ignote lande incantate.

RECENSIONE


Mi è stato chiesto di scrivere una recensione di un romanzo che mi piace e io ho subito pensato in grande, non a un solo libro, ma a una saga, questa incredibile serie urban fantasy di A. G. Howard.

La serie è composta da:

  1. Splintered (che in inglese significa scheggiato), pubblicato in Italia col titolo Il Mio Splendido Miglior Amico.
  2. Uninged (scardinato, svitato), Tra Le Braccia Di Morfeo.
  3. Ensnared (intrappolato), Il Segreto Della Regina Rossa.
  4. Untamed (selvaggio) 6 Cose Impossibili (sequel, tre racconti)
  5. The Moth In The Mirror (novella che si colloca tra Splintered e Unhinged, solo in inglese)
  6. Alice The Absent: A Splintered prequel story (novella prequel, solo in inglese)

Il primo volume, Splintered, che poi dà il nome alla serie, è uscito nel 2013. Se riuscirete a superare il fastidio per il ridicolo titolo in italiano che richiama più un film con Carlo Verdone che un fantasy, rimarrete coinvolti in una storia eccezionale, dichiaratamente ispirata ai romanzi di Lewis Carroll, Le Avventure Di Alice Nel Paese Delle Meraviglie, (1865) Attraverso Lo Specchio E Quel Che Alice Vi Trovò, e ambientata parzialmente in quel mondo magico.

Se soffrite di entomofobia, ossia della paura verso gli insetti, inizialmente questo primo capitolo potrà farvi storcere la bocca ma vi posso assicurare che alla fine riuscirete a guardare una falena con sguardo diverso, visto che il fascinoso e misterioso protagonista maschile, Morpheus, si trasforma appunto in falena, ed è proprio lui che dà il titolo alla novella The Moth In The Mirror (La Falena Nello Specchio) purtroppo non tradotta in italiano a causa delle solite motivazioni prettamente economiche delle case editrici.

Il primo libro si apre nell’assoluta normalità, con una disincantata occhiata sulla vita dell’adolescente Alyssa Gardner, ragazza problematica, dalla famiglia disfunzionale da quando la madre è stata ricoverata in una clinica per malattie mentali. La sua passione è lo skateboard e l’arte; e il suo miglior amico, il bellissimo outsider e artista di talento, Jeb.

Sembra l’inizio di un romanzo giovanile di denuncia della società contemporanea ma, già dopo poche pagine, il sovrannaturale, come in un’opera teatrale di Harold Pinter, irrompe improvvisamente in quella quotidianità borghese e noi cadiamo in una serie di eventi paranormali che ci conducono nella fiabesca tana del Bianconiglio, per scoprire che di fiabesco non c’è proprio niente ma, anzi, è un mondo completamente reale, con le sue leggi, le sue regole, i suoi strani abitanti.

Partendo dal famoso libro di Carroll, la Howard lo rivisita magistralmente, a mio modesto avviso. Dimenticate la versione, seppur affascinante, del cartone animato della Disney, qui ne siamo ben lontani. La scrittrice costruisce una storia onirica, con scenografie caleidoscopiche e punkeggianti, irresistibili, un ritmo veloce, trascinante, che ci avvince nelle sue spire magiche senza darci tregua, catapultando il lettore accanto ad Alyssa (un nome che non è altro che un’altra versione del classico Alice), discendente dell’originaria Alice Liddell che finì in quella che è un’Altra dimensione, reale tanto quanto quella umana. La Howard pesca e mescola sapientemente da Carroll, da Neil Gaiman e da Tim Burton, ottenendo un effetto finale fantasmagorico, e caratterizza il personaggio più affascinante, Morpheus, come sosia di Brendon Lee, l’attore morto tragicamente durante le riprese del film Il Corvo.

Il personaggio di Morpheus è il mio preferito in tutta la saga, egli esercita quel fascino misterioso che da una parte ci fa temere delle sue buone intenzioni, dall’altro ci spinge ad abbandonarci fra le sue braccia. Da Morpheus ci si sente attratti come ci si può sentire attirati dal Lato oscuro di Anakin Skywalker in Star Wars: multisfaccettato, ambivalente, misterioso, pericoloso ma maledettamente affascinante.


Lui solleva una mano e inclina il cappello con un gesto incredibilmente sexy «Tu mi desideri, ammettilo!»

Anche se quello che ha detto non è del tutto falso, non glielo confesserò mai «Perché dovrei desiderarti?

Lui mi mostra tre dita e fa il conto alla rovescia «Misterioso. Ribelle. Inquieto. Tutte qualità che le donne trovano irresistibili.»

(Morpheus e Alyssa, da Splintered)


L’autrice, non paga di aver trasformato Alice in una ragazza punk e averla affiancata a un Brucaliffo uguale a Brendon Lee, unisce alla magia del Mondo delle Meraviglie anche il richiamo della vita terrestre, rappresentato da Jeb, l’artista umano pieno di talento e di guai, che ricorda vagamente lo splendido James Dean di Rebel Without A Cause (Gioventù Bruciata), ma con più testa sulle spalle, capace di gettarsi attraverso lo Specchio pur di seguire e proteggere la ragazza di cui è innamorato.

Proseguendo con la serie, i libri seguenti, ovviamente, non sono più intrisi da quel senso di straniamento che ci ha assaliti col primo capitolo, quando la quotidianità borghese di un romanzo che pare di denuncia alla società, viene rotta dall’erompere del sovrannaturale; con gli altri siamo già totalmente immersi in quell’atmosfera, anzi, le piccole parti nel mondo umano sono, stavolta, quelle ad apparirci maggiormente strane, perché sappiamo già che sono destinate ad avere un ruolo marginale. La Howard costruisce una trama originale pur ispirandosi largamente a una storia già nota, aggiunge particolari geniali e personaggi di contorno che non hanno nulla da invidiare a quelli principali: anche noi cadiamo nella tana del Bianconiglio e veniamo condotti laddove vuole la scrittrice, ricostruendo pezzo per pezzo un puzzle che potremo capire totalmente soltanto una volta sistemato l’ultimo tassello: niente è scontato.

I personaggi sono del genere che preferisco: vividi e multisfaccettati, con lati in ombra e lati alla luce, non i classici tipi fissi delle fiabe come il buono più puro della neve e il malvagio fino al midollo. Sono personaggi contrastanti, che mutano, che si evolvono, che possono crescere o regredire, come gli esseri umani, e quello che farà il percorso più lungo e difficile sarà Morpheus, e forse proprio per quello lo ameremo di più.


«Hai aperto il vaso di Pandora dentro di me, liberando le fantasie e le emozioni di un Netherling, e ora non è più possibile richiuderlo.»

(Morpheus e Alyssa, da Ensnared)


La saga si conclude in modo geniale con il terzo capitolo Il Segreto Della Regina Rossa, dove l’autrice supera ogni aspettativa, soprattutto nella scelta di come sciogliere l’intricatissimo nodo dell’amore fra tre creature. Il triangolo è sempre un’arma a doppio taglio, in un romanzo, come nella vita vera, poiché, inevitabilmente, qualche lettore rimarrà deluso dalla scelta dell’autore, qualcuno soffrirà. In Letteratura, spesso uno del trio si rivela non degno d’amore oppure, semplicemente, finisce per soffrire più degli altri due; o, se possibile all’interno del proprio genere letterario, gli viene inventata una scappatoia (basti pensare alla famosa saga Twilight e al modo in cui finisce Jacob Black, l’altro aspirante al cuore di Bella Swan). Ma la Howard, qui, ha inventato qualcosa di strepitoso, aiutata dal genere proprio del romanzo: è un fantasy, molto è concesso, appunto, alla fantasia, alla magia, si possono prendere strade che un romanzo classico non può permettersi.

Il quarto libro, Untamed, 6 Cose Impossibili, titolo ripreso da una frase della Regina di Cuori nel romanzo di Carroll, (Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.» «Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.») contiene tre racconti che ci mostrano eventi che, credetemi, vorrete assolutamente approfondire una volta finiti i primi tre libri, per me è stata una graditissima conferma scoprire che questo quarto capitolo non era un mero espediente editoriale per racimolare ancora denaro da una saga che vende.

Consigliatissimi, a chi sa leggere in inglese, anche le due novelle seguenti, che ci danno ancora qualcosina in più.

La saga è disseminata da citazioni che ho apprezzato moltissimo ma, anche per un lettore non in grado di cogliere i tanti riferimenti, la storia è davvero piacevole, intensa, la forma scorrevole, induce a continuare la lettura anche quando i basilari bisogni primari c’indurrebbero a smettere. Le atmosfere sono ipnotiche, cupe e sensuali, una rivisitazione davvero particolare di un classico come Alice ritenuto erroneamente un libro per bambini, la Howard coglie tutto ciò che sta dietro, laddove un bambino, leggendo il romanzo di Carroll o guardando il film d’animazione della Disney, coglie soltanto la superficie stramba e giocosa.

La scrittura è accattivante, le parti più tormentate vengono talvolta alleggerite dalla figura ironica e sarcastica di Morpheus, che, per il senso dell’umorismo, a una lettrice fantasy come me ha ricordato quel personaggio eccezionale che è Magnus Bane della saga Shadowhunters di quell’altro genio urban fantasy che è Cassandra Clare.

Un motivo in più per leggere questa straordinaria saga, soprattutto se acquistate in cartaceo, è per le artistiche copertine.

Assolutamente consigliato a chi ama l’Urban Fantasy, il Paranormal Romance, i retelling, la cultura Punk, i visionari film di Tim Burton; e gli onirici racconti e il fumetto Sandman di Neil Gaiman.

Per alcune tematiche affrontate e la passione sprigionata dal triangolo, consiglio la lettura a un pubblico dai quattordici anni in su.

Sconsigliato a chi ha la fobia degli insetti ma, se riuscirete a vincerla almeno un poco, come ho fatto io, scoprirete un meraviglioso mondo.

Recensione a cura di Paola Garbarino, in esclusiva per Reading Marvels.

Link per l’acquisto di Splintered saga qui

CRAZY FOR YOU di Paola Garbarino

CRAZY FOR YOU di Paola Garbarino

Titolo: Crazy for you
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 9 Maggio 2020
Editore: Self-Publishing

TRAMA


Lei era, per me, come il pensiero felice che rende Peter Pan capace di volare. La mia bolla di felicità, dove potevo sognare, era come avere un plettro tra le dita e posarlo sulle corde della chitarra: magico, entusiasmante, pieno di potenzialità. Mia poteva essere la melodia perfetta.
“L’amore fa tanto male, Kay.”
La strinsi più forte “Non è l’amore…” mormorai “…è la sua mancanza.”

Anni Ottanta: Mia e Kay si conoscono da ragazzini, in Val Gardena, sulle piste da sci. Lei è di Genova, lui italo-austriaco, di Vienna. Lei studia al conservatorio, lui frequenta un rigoroso collegio militare per ricchi, ma sogna di suonare la chitarra come Slash dei Guns N’ Roses. Complice un walkman e una canzone dei Guns, iniziano un’amicizia fatta di lettere e pochissimi incontri, un legame che cresce insieme a loro, trasformandosi in un sentimento appassionato e tenace.
Sullo sfondo di trent’anni di storia, legati a filo doppio dalla profonda passione per la musica, le loro vite si intrecciano, si separano, si riallacciano, mentre il mondo intorno a loro cambia, sulla scena musicale nascono e svaniscono band ed emergono canzoni che li terranno uniti anche quando saranno separati dalla distanza geografica e dal livello sociale.
I desideri dell’adolescenza, i sogni giovanili troppo grandi e destinati a spezzarsi, i rimpianti e le responsabilità dell’età adulta, li travolgeranno. Può, la forza di un amore nato da ragazzini, superare tutti gli ostacoli in un mondo profondamente cambiato?

RECENSIONE


La stupenda cornice di Ortisei fa da sfondo al primo incontro tra Mia e Kay, due adolescenti innamorati della neve e della buona musica; entrambi sicuri fin dall’inizio che quello era l’incontro che avrebbe cambiato la loro vita per sempre.


La musica era fondamentale, per noi. Era quella che ci aveva fatti incontrare e che ci avevi legati e io sentivo che avrebbe avuto un ruolo importante in questa nostra strana storia.


Mia vive a Genova, in una famiglia semplice, coltivando il sogno di diventare una musicista si impegna molto studiando l’arpa.

Kay è austriaco, e appartiene ad una famiglia dell’alta società, pur amando anche lui immensamente la musica, sa già che i progetti che i progetti di suo padre per il suo futuro sono molto diversi.

I due ragazzi provano a coltivare la loro amicizia che pian piano diventa qualcosa di più, e a rimanere in contatto, mantenendo come appuntamento annuale la settimana bianca, e inviandosi lettere e regalini per sentirsi sempre uno accanto all’altra.

Purtroppo la loro estrazione sociale differente li divide, e Mia e Kay prendono strade che rendono quasi impossibile ogni relazione tra loro.

Potranno, nonostante le loro vite così diverse, riuscire ad avere un futuro?

Riusciranno ad inseguire insieme, la strada verso la vera felicità?

Un libro scritto in maniera accurata, una storia che si estende più o meno in trent’anni, ricca di tanti avvenimenti che la rendono travolgente e che invogliano il lettore a volerne sapere di più.

I capitoli iniziano tutti con la data per aiutare il lettore ad orientarsi nella lettura, e sono affidati in maniera alterna alle voci dei due protagonisti che in prima persona condividono la storia dal loro punto di vista.

 La storia è molto coinvolgente ed emozionante (lacrimuccia inclusa!), nata quando social network o strumenti tecnologici non potevano influenzarla, quando aspettavi il postino per ricevere una lettera, quando per ascoltare una canzone dovevi condividere le cuffie del walkman; una storia vera, senza artefatti, che va avanti nonostante le difficoltà degli anni che passano e dei tempi che cambiano, e nonostante i due ragazzi facciano parte di due realtà completamente diverse.


“Sapevo di aver pensato a lui e che, quando trovavo una sua lettera nella cassetta della posta il cuore batteva forte. Ma non mi sembrava di provare quelle di cui alcune mie compagne di classe parlavano. Io avevo voglia di parlare, con Kay. Di starlo a sentire. Di passeggiare. Di andare al cinema. O a mangiare la torta ai lamponi. E avevo tanta voglia di ascoltarlo suonare la chitarra, e che lui ascoltasse me.


Molto curata la playlist che ci accompagna durante tutta la lettura, arricchita dalle citazioni all’inizio di ogni capitolo, frutto di una grande passione per la musica che l’autrice ha voluto condividere con i suoi protagonisti e con tutti noi.

Bella la figura di Mia, una ragazza che sa quello che vuole fin dalla sua adolescenza, e che in modo molto tenace fa di tutto per inseguirlo ed ottenerlo; non permettete mai che qualcuno rubi i vostri sogni, se desiderate tanto qualcosa fate di tutto perché sia davvero vostra.


Avrei dovuto accettare la realtà che eravamo lontani sia geograficamente che socialmente, e lasciar perdere. Avrei dovuto dirgli addio, che la nostra era una storia assurda, senza prospettiva. Avrei dovuto prendere in considerazione altri ragazzi, fare esperienze tipiche della mia età, divertirmi, scoprire il sesso, mentire ai miei genitori per fare folli adolescenziali, come tutte le mie amiche, come le mie cugine.


Carismatica la figura di Kay, un ragazzo molto responsabile nei confronti della famiglia, ma allo stesso tempo ribelle e dannato, pronto a fare follie per stare vicino a Mia e provare a costruire un futuro insieme a lei.


Ma Mia non c’era, era lontanissima da me sia geograficamente che socialmente, sapevo che avrei dovuto togliermela dalla testa, che lei sarebbe rimasta un bel sogno su cui sospirare, ma non ci riuscivo, non volevo, il pensiero di Mia era come il pensiero felice che rende Peter Pan capace di volare.


La famiglia e l’amicizia sono i valori che rendono più forte la storia, doni fondamentali per la vita di ognuno di noi, porto sicuro per affrontare la vita di ogni giorno.

Consigliato a chi ha voglia di emozioni forti! Una storia vera e sincera che vi darà davvero tanto!

Link per l’acquisto di Crazy for you qui

PERFETTI SCONOSCIUTI di Paola Garbarino

PERFETTI SCONOSCIUTI di Paola Garbarino

Titolo: Perfetti sconosciuti
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (POV alternati)
Tipo di finale: Concluso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 6 Maggio 2021
Editore: Self-Publishing

TRAMA


Samuele sta per laurearsi come antropologo, ama la scienza, non crede nell’amore, si sente a proprio agio in mezzo a tribù indigene, forse anche perché sua madre era una sami finlandese.

Cecilia è una studentessa di Lettere, ama leggere romanzi, la sua eroina è Elizabeth Bennet di Orgoglio E Pregiudizio, vorrebbe vivere dentro a un romance storico, corteggiata tra tazze di tè e passeggiate in calesse.

Si conoscono a una festa in uno sperduto casale toscano e, nonostante i propositi romantici di Cecilia, è proprio lei a fare il primo passo con lui, per una sola notte.

Ma le stelle, che dall’alto dirigono i passi, li fanno rincontrare all’altro capo dell’Europa, in Finlandia: Cecilia vi passerà del tempo per l’Erasmus, Samuele per terminare la tesi.

Per Cecilia, le romanticherie e la ricerca del vero amore, sono tutto. Samuele, in cuor suo, vuole invece dimostrarle che il romanticismo è soltanto una tecnica evolutiva per giungere all’accoppiamento.

Tra orgoglio, pregiudizi e fraintendimenti, i due ragazzi si ritroveranno a dover guardare in sé stessi, e l’uno dentro l’altra, molto più profondamente di quanto si aspettassero.

Dalla romantica penna di Paola Garbarino, una nuova storia d’amore e di passione, sui desideri troppo a lungo sognati e sulla realtà che non bisogna lasciarsi sfuggire mentre inseguiamo quei sogni.

RECENSIONE di Sara


Il potere più potente della lettura è quello di portarvi in posti da sogno, immaginando di vivere le esistenze quasi perfette dei personaggi che popolano le vostre storie del cuore.

E’ quello che succede a Cecilia, una studentessa universitaria che ama a tal punto i grandi classici della letteratura da desiderare di viverne ogni particolare, ritrovando se stesse nelle protagoniste femminili.

Delusa però dalla vita reale, che le ha sempre messo davanti qualcosa di ben diverso, decide di accettare l’esperienza dell’Erasmus e parte insieme ai suoi fratelli per la Finlandia.

A differenza dei suoi compagni di avventura però, vive questa esperienza in maniera “anacronistica”, pensando solo allo studio senza distrazioni fino a che non ritrova Samuele.


A me sembrava di non aver niente da spartire con gente simile. Ero nata nell’epoca sbagliata, mi sarebbe bastato un secolo prima, magari uno e mezzo, e mi sarei sentita a mio agio.


Vi è mai capitato che una persona sappia leggervi dentro in maniera spiazzante fin dal primo incontro?

E’ quello che succede a Sami e Cecilia.

Lui così pratico, ama la scienza e l’antropologia ma crede poco nell’amore, lei così romantica persa tra le scene dei suoi romance del cuore fino a vederle parte del suo vissuto; loro così diversi, ma anche così simili da riuscire a trovarsi, ritrovarsi, condividendo piccole cose che rendono meraviglioso il loro quotidiano.


Non sapevo perché le stelle, stanotte, avessero incrociato il mio destino col suo. Non lo conoscevo, non era nessuno per me, un perfetto sconosciuto. Non capivo come avessi potuto lasciarmi andare così tanto. Non l’avevo mai fatto.


Nella suggestiva cornice della Finlandia, un paese freddo ma con una storia e delle tradizioni molto affascinanti, prende vita l’ultimo romanzo di Paola Garbarino, che ho avuto il piacere e il privilegio di leggere in anteprima per “Reading marvels”.

Ho imparato ad amare la penna delicata di quest’autrice, capace di coinvolgere ed emozionare in maniera unica; la storia è narrata in prima persona e durante la lettura vi regala dei flashback che arricchiscono e aiutano a comprendere meglio il vissuto dei due ragazzi.

Sami e Cecilia sono due anime pure che hanno sofferto, e anche se molto giovani hanno vissuto situazioni più grandi di loro.

Incontrandosi vivono qualcosa di magico, sognerete insieme a loro, li vedrete correre nella neve di un freddo inverno scaldati da qualcosa di forte e duraturo che va oltre quello che di solito si legge e si sottolinea nei libri.


Sperai che anche lei si rendesse conto di quanto avremmo potuto star bene insieme. Desideravo che smettesse di inseguire la vita dentro ai romanzi, e vivesse questa, con me.


L’autrice ama profondamente la musica, e come per ogni sua opera, arricchisce ogni capitolo con una bellissima playlist che sarà di sicuro un ottimo sottofondo per la vostra lettura e per vivere al meglio le emozioni dei nostri protagonisti.

Perdetevi in questa storia, tra luoghi da sogno e scene da vivere immaginando qualcosa che desidererete davvero nel vostro cuore.

Sami e Cecilia vi regaleranno qualcosa di unico, e avrete voglia di condividerlo con le persone a cui volete bene.

RECENSIONE di Alessia


Credere nell’amore più romantico che il destino ci riserva oppure nell’incastro perfetto di due individui che si piacciono e decidono di stare insieme, senza sogni o illusioni?

Qualsiasi possa essere la risposta, l’importante è riflettere senza fretta perché è il tempo a discriminare quale sia la strada giusta per noi, per avere modo di conoscerci meglio, maturare, fare le esperienze necessarie per capire quali siano i nostri desideri, senza condizionamenti o radicate convinzioni.

Sami e Cecilia sono due ragazzi appena poco più che ventenni e non potrebbero essere più diversi.

Sami è razionale e cerca nella scienza le risposte ad ogni cosa. Non crede in niente che possa andare aldilà di una spiegazione logica, una dimostrazione scientifica. Ama osservare i comportamenti delle persone per studiarne curiosità e particolari antropologici.

Cecilia è un’anima romantica, una sognatrice in balia delle proprie emozioni. Vive costantemente all’interno di una dimensione personale in cui i libri sono il rassicurante rifugio dove trovare conforto da una realtà spesso amara e deludente, molto lontana dagli struggenti e perfetti protagonisti dei suoi libri.

Due giovani con visioni antitetiche non solo dell’amore ma soprattutto della vita: razionale realtà da una parte e irrazionale fantasia dall’altra.
Come possono avere a che fare l’uno con l’altro?

Spesso si dice che la maggior parte degli eventi più significativi siano anche improbabili.

Nella loro storia è proprio il loro primo incontro a coniare questa credenza, in cui una serata improbabile diventa l’inizio di qualcosa di così straordinariamente intimo e familiare da sconvolgere le loro esistenze. Una notte vissuta come un viaggio tra le stelle, così indimenticabile da oltrepassare il tempo e lo spazio, capace di portarli in un universo parallelo dove scoprire una familiarità istantanea e perfetta e trovare il punto di congiunzione tra realtà e sogno.


Il fato me l’aveva rimessa sotto agli occhi, c’era un suo perché, qualcosa che io ancora non capivo, e probabilmente neppure lei, ma che meritava un approfondimento.


Impossibile spiegare come a volte il destino decida per noi, mettendoci in mano nuove opportunità da cogliere oppure a cui rinunciare. Sta a noi decidere cosa fare, che strada prendere.
Sami e Cecilia si ritroveranno in Finlandia, terra di meraviglie naturali come l’aurora boreale e luogo che segnerà l’inizio di un viaggio di crescita e cambiamento, in cui certezze e paure si mischieranno come il ghiaccio e la neve per fondersi, confondersi fino a compenetrarsi.

La bellezza di questa storia si condensa nel messaggio di come sia il cambiamento la costante delle nostre vite, non nel decidere in quale tipo di approccio credere. Non vi sono visioni vincenti o perfette, che possano preservare dal dolore o dalla delusione, perchè è attraverso la crescita e l’evoluzione personale che si possono superare paure e fragilità, adattandosi, sconfinando la nostra confort zone per maturare e capire meglio gli altri, oltre che sé stessi.

Un libro che offre, tra l’altro, tematiche interessanti su cui riflettere come gli studi antropologici che appassionano Sami, che spiega con accuratezza le dinamiche distorte delle nostra società in un epoca pervasa dai social. Oltre a questo, le ambientazioni magnifiche della Finlandia omaggiano la realtà di minoranze etniche spesso sconosciute, tra i quali il popolo dei Sami, tutt’oggi rimasto l’unico popolo indigeno in Europa che continua a lottare per la sua autonomia e profondamente legato a leggende e tradizioni, che ne riecheggiano la storia e il territorio, non facile per la sopravvivenza umana ma di un fascino indiscutibile.


“La cultura, le tradizioni, le usanze, ci danno identità, ci danno un ruolo all’interno della nostra società, ma ci ingabbiano anche.” “Preferiresti vivere come un animale, selvaggio e anarchico?” mi provocò. “No, ma bisogna essere consapevoli delle gabbie che ci creiamo intorno. Che siano anguste o ampie, sono comunque gabbie.”


Una storia in cui si viaggia a molti livelli, tramite i luoghi, la storia e il cuore, raccontata ad arte da un’autrice ricercata che ammiro molto per la capacità di offrire un significato autentico ai sentimenti, radici del nostro modo di essere e che ci mostrano i percorsi da seguire e i traguardi da raggiungere, come l’amore, capace di far arrivare due giovani ragazzi, apparentemente inconciliabili, a verità profonde.

E per finire, le musica si conferma protagonista costante delle storie di Paola Garbarino, che stavolta rende omaggio ai Deep Purple a partire dalla scelta del titolo, “Perfetti sconosciuti”, intensificando l’atmosfera già satura di elettricità con il potere smisurato della musica, quella eterna.

E se mi senti parlare al vento
Devi capire
Dobbiamo restare
Perfetti sconosciuti”


LOVESONG di Paola Garbarino

LOVESONG di Paola Garbarino

Titolo: Lovesong
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 6 Ottobre 2018
Editore: Self-Publishing

TRAMA


“Lovesong…” mi venne in mente la cover dei The Cure che aveva dedicato a una persona speciale.

“Era per te.” E mi baciò ancora “Non sai quante canzoni d’amore ti abbia dedicato durante le esibizioni, anche se non eri presente. E non sai quante tu me ne abbia ispirate. Sono sicuro che almeno una finirà in un album e diventerà famosa. Tu sei la mia musa, Maya.”

Maya Parisi, scrittrice fantasy salita alla ribalta usando uno pseudonimo, è appena scappata da Londra e dalla storia sbagliata con un uomo sposato. In effetti, la fuga è ciò che le riesce meglio. L’ultima cosa che si aspetta, nel sonnacchioso paesino ligure in cui si è rifugiata per scrivere il suo nuovo romanzo, è innamorarsi dell’affascinante vicino di casa. Gay. È solo un altro dei suoi sbagli, un modo per non mettere davvero in gioco il proprio cuore, oppure è proprio quello stesso cuore ad avere ragione?

RECENSIONE


Volete sapere cosa ci fanno il dio Cupido e nove muse in un romanzo d’amore?

Risposta semplice: portano allegria, musica, desiderio e soprattutto caos all’interno della vita delle persone. L’autrice li nomina con citazioni mitologiche che fanno capolino all’inizio di ogni capitolo per presentare e introdurre gli eventi narrati. E non fa solo questo, ambienta il romanzo in una cittadina ligure in collina che offre paesaggi mozzafiato, ruderi, antichi castelli e odore di erba bagnata. Niente a che vedere con la caotica Londra, piena di luci e rumori della gente e dei locali, da cui Maya è scappata per nascondersi dalla vita vera e non rischiare di mettersi in gioco 


Niente grattacieli, niente risse tra ubriachi, niente ronde dei bobby di quartiere, niente negozi aperti per tutta la notte. Mi sembrava di essere in un altro mondo e in fondo c’ero davvero. Sollevai lo sguardo più in alto. Dio, non avevo mai visto così tante stelle brillare, erano diamanti scintillanti su un manto di velluto nero, milioni, miliardi.”


Maya finora ha permesso a tante persone prepotenti di entrare e restare nella sua vita. Come difesa ha sempre scelto egoisticamente di scappare quando la situazione si faceva insostenibile o troppo importante, come se la fuga fosse l’unica opzione rimasta. Maya è stata immatura, ha agito di pancia senza volersi assumere alcuna responsabilità. Questo fino alla sua fuga da Londra e dall’ennesimo uomo sbagliato. Adesso è cambiata e sta cercando, a fatica, di riprendere in mano la sua vita dopo aver commesso tanti sbagli


Avevo avuto un ragazzo eccezionale ma ci eravamo persi, anche se non del tutto. E avevo avuto un uomo per cui non era valsa la pena. Non ero stata molto fortunata in amore ma sapevo che molta colpa era mia. Non mi ero impegnata abbastanza col ragazzo giusto e mi ero impegnata troppo con l’uomo sbagliato”


Il ragazzo eccezionale si chiama Filippo, il primo ragazzo di Maya, oggi il suo migliore amico che le corre in aiuto a qualsiasi ora, del giorno e della notte e che la riempie di consigli. Non è stato facile riallacciare i rapporti tra loro dopo le liti furiose, i dispetti e le reciproche accuse ma ci sono riusciti; ne è valsa la pena salvare una amicizia sincera, anche se l’amore che provavano si è perso. Tra le tante raccomandazioni c’è questa frase che mi ha colpito e che colpirà anche la protagonista quando si troverà a dover prendere la decisione più importante della sua vita


Perché se ami qualcuno non riesci a lasciarlo andare. Non se anche lui ama te. Si fanno degli errori nella vita, siamo qui apposta per farne e per imparare. Se non imparassimo, resteremmo come sassi.”


Maya troverà finalmente il ragazzo da amare, si lascerà sedurre dal sorriso che prende anche gli occhi di Marzio, il suo vicino di casa per poi osservarlo e dedurre che non è affatto etero, ma gay. Ecco l’ennesima situazione a rischio per la sanità mentale di Maya. Marzio infatti abita con Jeremy e a vederli, sembrano una coppia molto affiatata. In più sono anche delle persone disponibili che, sapendola sola e appena trasferita, si prodigano a volerla aiutare a sistemare casa e ad ambientarsi nel quartiere. Con i due uomini vive anche Alexander un bambino vivace di 5 anni che completa questa famiglia e che farà breccia nel cuore di Maya. Il fatto che Marzio sia gay non ferma Maya che ne è irrimediabilmente attratta, pur rendendosi conto di non avere alcuna speranza. Stavolta prova a non scappare, sarà un’altra delusione o una nuova conoscenza?

Comincia a nascere una bella amicizia tra loro, fatta di pomeriggi al cinema e serate passate tutti insieme. La vicinanza di Marzio, le sue occhiate, il tempo che trascorrono e i gesti affettuosi mettono Maya in difficoltà: la fanno stare bene ma la imbarazzano anche. Il problema infatti nasce quando si renderà conto di provare dei sentimenti per Marzio che vanno al di là della semplice amicizia. Riuscirà Maya a restare e a superare questa prova che la vita la costringe ad affrontare? Posso solo dirvi che se leggerete il romanzo ascoltando in sottofondo la famosa Lovesong dei The Cure, a cui l’autrice si è ispirata per il titolo, avrete chiara tutta la situazione.

Ascoltate il testo e sentirete una melodia accattivante e romantica dedicata a una storia d’amore, venata però da una dose di malinconia. E scoprirete un amore forte e incondizionato che unisce tutti i protagonisti di questa storia. Vi suggerisco inoltre di riflettere attentamente su queste parole e quando arriverete alla fine saprete se per Maya vale la pena o meno vincere le proprie paure e lottare, rischiare tutto per salvare un amore


“Un giorno tu vivrai e morirai per qualcuno, Maya…” mormorò “… e smetterai di lasciare porte socchiuse dietro di te.”


Link per l’acquisto di Lovesong qui

MY BITTER SWEET SIMPHONY di Paola Garbarino

MY BITTER SWEET SIMPHONY di Paola Garbarino

Titolo: My bitter sweey simphony
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 5 Aprile 2018
Editore: Self-Publishing

TRAMA


Ero lì con Lestat interamente, col cuore in vista oltre che la pelle. Ed era magnifico, era potentissimo e al tempo stesso m’impauriva perché capivo quanto tutto ciò mi stesse rendendo vulnerabile: lui avrebbe potuto prendere il mio cuore e posarlo accanto al proprio o avrebbe potuto schiacciarmelo sotto alle scarpe e io non sarei mai più stata integra.”

Se il nostro posto è nel cuore della persona che amiamo, cos’è che ci riporta a casa?

Lestat è un giovane violinista prodigio, Stella una ragazzina folgorata dalla sua esibizione. Lui è cresciuto in orfanotrofio, lei tra i privilegi di una famiglia importante, eppure le loro anime affini s’incontrano sulle note di un’ipnotica melodia. L’attrazione è immediata ed esplode in poche ore, ostacolata però dai genitori di Stella.

Dopo quella notte, la vita li porta su due strade lontane, la separazione è una ferita che fatica a rimarginarsi. Quell’incontro però lascia una scia bruciante nel loro cuore.

Undici anni dopo, Lestat vive a New York, è sposato e alla ricerca di un figlio che non arriva. Stella, ancora ribelle e selvaggia, ha mollato l’università, diradato i rapporti con la sua ingombrante famiglia e lavora in un resort di lusso nella campagna toscana.

Un evento traumatico sprona Lestat a fuggire da New York, in cerca di serenità e di un luogo dove comporre in pace. Il Destino lo porta proprio in Toscana, dove la luce della sua Stella riesce a compiere di nuovo una magia.

Può la scintilla di un’attrazione bruciata in gioventù divampare ancora, dopo anni di lontananza?

RECENSIONE


Quando letteratura e musica si intersecano a raccontare i sentimenti umani io sono già per metà conquistata perché entrambe possono toccare corde che se pizzicate nel modo giusto danno maggior enfasi alle emozioni suscitate.
Paola Garbarino è riuscita in questo caso a far vibrare molteplici sensazioni con una sensibilità profonda ma delicata insieme che mi hanno coinvolta intimamente.
My bitter sweet simphony racconta con semplicità e verità gli aspetti forse più importanti ma anche i più complicati dell’esistenza, quali il desiderio di avere un figlio, la genitorialità, il senso della famiglia, la realizzazione dei sogni, tutti aspetti che a seconda delle esperienze possono avere per ognuno di noi un sapore dolce o amaro, come il brano dei Verve a cui si ispira il titolo del libro.
Pezzo che ho riascoltato con piacere e nel quale ho ritrovato tutto il ventaglio delle emozioni suscitatemi dalla lettura con le sue molte sfumature dalle più lievi alle più intense.
Vi è mai capitato di sentirvi inquieti, insoddisfatti, fuori posto nonostante tutto?
Credo che le nostre radici giochino un ruolo fondamentale in questo senso, gettando i semi di una irrequietezza dell’anima che come un rampicante poi cresce a volte inconsapevolmente dentro di noi.


Il passato non va mai via. Non è soltanto alle nostre spalle, è il fondamento di dove teniamo i piedi oggi.


Così accade ad entrambi i protagonisti del romanzo, Lestat violinista prodigio, cresciuto in orfanotrofio, diventato un uomo affermato, ricco e famoso, sposato alla ricerca di un figlio che tarda ad arrivare.
Un desiderio di paternità che ha il sapore del riscatto dalla sua infanzia vissuta in istituto, un sogno che appare irrealizzabile.
Nonostante i traguardi raggiunti Lestat sente sempre che gli manca qualcosa, dei vuoti che lo fanno sentire ancora quel bambino che non aveva niente, nemmeno una famiglia.


Io no, sapevo che non sarei stato felice al cento per cento neppure se avessi fatto una vita agiata per il resto dell’esistenza. A me mancava sempre qualcosa. A tutti quelli come me sarebbe sempre mancato qualcosa. E non era niente che si potesse acquistare.
A me mancava mia madre.
Mi mancava una famiglia normale.
Mi erano mancate troppe cose e certi buchi non li puoi riempire. Neppure la Musica poteva colmare quelle voragini, poteva soltanto passarvi attraverso, lenendo la sofferenza come un balsamo su una ferita.


Ed ecco che la musica del suo violino diventa l’espressione del suo tormento e nello stesso tempo la sua cura.


Impugnai l’archetto, appoggiai il violino sulla spalla e iniziai a suonare e, come tutte le volte, mi persi nelle note. Era un perdersi ma allo stesso tempo io ritrovavo me stesso, la parte di me più vera, più profonda e istintiva. Io ero questo: ero fuoco. Ma ero anche aria, terra e acqua. La Musica mi portava in ogni dove e al tempo stesso mi conduceva in una dimensione nuova, che non mi apparteneva ma a cui mi era stato concesso di accedere. Era come essere condotti in volo ai cancelli dell’Eden e poterlo guardare.


Un destino quello di Lestat legato da fili invisibili ma intrecciati tra loro a quello di Stella una ragazza incontrata in gioventù, con una storia personale del tutto opposta alla sua ma che lo attira come un magnete.
Tra i due esplode un’attrazione irresistibile ed immediata che nella giovinezza non avrà il tempo di consumarsi ma il ricordo del loro incontro e di questa inspiegabile quanto irresistibile attrazione li accompagnerà nell’avanzare degli anni prendendo la consistenza di un sogno, di quelli che nascono nell’adolescenza ed hanno il sapore della magia, ma che col passare del tempo sembrano diventare irrealizzabili.
Cosa accomuna questi due ragazzi?
Molto di più di quello che sembra ma prima di tutto due elementi fondamentali che aiutano a comprenderli appieno: i loro sogni appunto, che con la maturità e una diversa consapevolezza assumeranno un significato diverso da quello immaginato e idealizzato e l’irrequietezza dell’anima di cui la musica del violino è nello stesso tempo espressione e lenimento.
Stella pur con alle spalle una famiglia solida, ricca e apparentemente unita, vive lo stesso senso di inquietudine di Lestat, una ribellione interiore che non trova mai soddisfazione facendola sentire incompleta, sbagliata, mai nel posto giusto.


Mi mancava qualcosa a cui non sapevo nemmeno dar nome, nella mia anima, un pezzo, grande, che avvertivo ma che non riuscivo mai ad afferrare, a rimirare. Quelli come me nascono forse così, con l’anima tarlata, corrosa, sempre inquieti, peccato che non fossi diventata una grande artista, tutta questa inquietudine sarebbe sfociata in meravigliose opere d’arte.


Non è poi così lontano dalla verità che l’arte nasce molto spesso dal tormento.
Ho amato questi due giovani con vite opposte ma uguali, che traggono dalla musica e dai sogni di gioventù la cura ai loro tumulti e la forza di conviverci.
In un’altalena tra passato e presente attraverso le storie personali di Lestat e Stella, Paola Garbarino tratta temi solidi.
Come ci trasformano i sogni adolescenziali una volta diventati adulti?
È giusto serbarli nel cuore e quindi alimentarli nonostante la realtà ci ponga di fronte all’evidenza che tali resteranno o che forse non stiamo percorrendo la strada giusta per realizzarli?


“Certe cose non se ne vanno. Gli amori impossibili restano dentro, ti restano dentro per sempre, ti accompagnano ogni giorno. I sogni non se ne vanno, Stella. Forse li metti via, li nascondi perché guardarli ti ferisce ma non se ne vanno.”


Quanto è difficile e nello stesso tempo illuminante essere genitori?
L’autrice mostrerà molti modi differenti dell’essere genitori che si riflettono poi in altrettanti modi di essere famiglia.
Quest’ultima è infatti l’altro importante tasto toccato nel libro, Paola Garbarino racconta come una famiglia può avere forme e dimensioni diverse ma la sostanza di cui è composta che è ovviamente l’amore, non cambia.

Questo è il messaggio che più mi ha commossa per come l’autrice lo lascia affiorare in superficie, perché lo fa in maniera molto onesta senza dare alle vicende quell’aurea “arcobaleno” per cui le relazioni tra genitori, figli e fidanzati appaiono tutte facili, indolori e serene.

Tutt’altro, la scrittrice dà una bella e sincera testimonianza di quanto in realtà l’amore comporti sacrificio e inevitabilmente anche sofferenza.
L’epilogo è tenero e carico di speranza, degno finale di un libro che è un ritratto sull’essere famiglia nel suo significato più profondo e toccante, con tutte le difficoltà e le gioie che la vita pone sulle nostre strade, e soprattutto di come i sogni alla fine si possano realizzare nonostante le proprie imperfezioni, grazie alla capacità di accettarle e mantenendo l’onestà verso se stessi prima di tutto. Lasciatevi trasportare da questa melodia fatta di parole scritte, una sinfonia dolce e amara, proprio come la vita.

Link per l’acquisto di My bitter sweet simphony qui

HUSH di Paola Garbarino

Hush

HUSH di Paola Garbarino

Titolo: Hush
Autore: Paola Garbarino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Noah e Fiordiluna)
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 18 Aprile 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Con lui avevo imparato cento modi diversi in cui si può stare in silenzio, così come gli Inuit riconoscono vari tipi di formazioni di ghiaccio e per ognuna hanno coniato un nome. Io non avevo dato loro un nome ma avevo imparato che il silenzio può essere: quieto, irato, triste, frustrato, gioioso, impaurito, sconcertato, offeso, perplesso, assonato, emozionato, divertito, impertinente, arrogante, scherzoso e altre cento emozioni. Mi faceva paura sentire che una grossa parte di me bramasse la rottura dell’ultimo strato d’anima che mi teneva a galla. Una volta spezzato quello, tutto il mio essere sarebbe sprofondato giù e io dubitavo che sarei riuscita a venirne fuori.
Era Noah, coi suoi silenzi, con le parole negli occhi e nelle dita, con la voce dell’anima, che mi stava trattenendo dallo sprofondare, che mi stava facendo sentire la forza della vita e non della mera sopravvivenza. Com’era accaduto? Quand’era successo? Mi stava tenendo legata alla vita anche se non lo sapeva, anche se forse ero solo una fiamma che voleva consumare.

Sullo sfondo di un’autunnale Genova, Fiore, ragazza dolce con una ferita aperta nel cuore, e Noah, studente inglese in Italia con una borsa di studio, frequentano l’ultimo anno all’Accademia delle Belle Arti. Per un intero trimestre lei sarà obbligata a fare da tutor a lui, ragazzo affascinante, talentuoso, arrogante. E sordo.
La loro conoscenza sarà incontro e scontro, attrazione e repulsione, in una condivisione di emozioni che li cambierà per sempre.
Quanto contano i silenzi, in un’epoca in cui tutti sembrano ossessionati dal comunicare ogni dettaglio delle proprie vite?


RECENSIONE


Tu prendilo grande, quel respiro, Fiordiluna e poi lascialo andare, liberalo, vai, spicca il volo.”


Fiordiluna (per tutti Fiore), vive a Genova e frequenta l’ultimo anno all’Accademia delle Belle Arti; per un intero trimestre le viene chiesto di essere la tutor di Noah, un talentuoso ragazzo inglese che si rivela un genio della scultura ma che è da subito molto arrogante nei suoi confronti.

Noah è sordo, e Fiore è l’unica allieva che conosce la LIS (Lingua dei segni Italiana) imparata per necessità familiari.

I due ragazzi inizialmente non vanno molto d’accordo, fanno un passo avanti per imparare a conoscersi meglio ma ne fanno due indietro scontrandosi, anche per colpa dei loro caratteri difficili.

Entrambi hanno un passato doloroso, che non permette loro di aprirsi come vorrebbero, che non li fa sentire liberi di amare davvero.


La mia vita era disseminata di gente e di cose di cui avevo bisogno ma in fondo non c’era niente che mi fosse vitale, a parte continuare a respirare e quell’atto, beh Dio era stato molto saggio a fare in modo che fosse un processo involontario.


E’ grazie al silenzio che trovano un punto d’incontro, non possono parlare, ma creano il loro mondo prezioso e tranquillo, fatto di sguardi, di mani sfiorate, dove niente e nessuno può intromettersi.

Leggendo si immaginano molto bene queste scene, mi sono emozionata per l’intensità dei loro incontri, per la passione forte con cui li vivevano, per l’amore che riuscivano a comunicare.

Grazie Paola, ho letto, questo libro, amandolo dalla prima all’ultima pagina.

Una storia delicata ed emozionante, che mette in luce le varie difficoltà di convivere con una disabilità, a riprova del fatto che la vita va affrontata a muso duro, traendo la giusta forza da tutte le esperienze che ci permette di vivere ogni giorno, positive o negative che siano.

La cosa che mi ha colpito maggiormente, è la magia con cui Fiore e Noah riescono a comunicare pur non parlando, la delicatezza con cui si prendono per mano vale più di tutte le frasi fatte, che utilizziamo ogni giorno ma il più delle volte restano prive di significato.


Ma era Noah, coi suoi silenzi, con le parole negli occhi e nelle dita, con la voce dell’anima, che mi stava trattenendo dallo sprofondare, che mi stava facendo sentire la forza della vita e non della mera sopravvivenza. Com’era accaduto? Quand’era successo? Forse era stato svegliarmi un mattino e capire d’aver pensato prima alla sua presenza che all’assenza di Leone.


Bellissima e forte la presenza della famiglia all’interno della storia, una ricchezza per ognuno di noi, una sicurezza nelle difficoltà, un amore che riempie il cuore.


La sua voce era una cosa talmente preziosa, e io ero felice di riuscire a tirargliela fuori, significava che le emozioni erano forti, che erano vere.


Leggetelo e fatene tesoro! Una storia da non perdere!

Link per l’acquisto di Hush qui

Recensione pubblicata da Sara precedentemente sul blog Manulandia