
LA FIGLIA PREFERITA di Morgan Dick
| Titolo: La figlia preferita | |
| Autore: Morgan Dick | |
| Serie: autoconclusivo | |
| Genere: Narrativa | |
| Narrazione: Terza persona | |
| Tipo di finale: Chiuso | |
| Editing: ottimo | |
| Data di pubblicazione: 5 maggio 2026 | |
| Editore: Fazi Editore |
TRAMA
Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non si sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha affatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe.
La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto.
RECENSIONE
Se cercate una penna nuova capace di raccontare il dramma con un umorismo tendente al nero, asciutto ma sagace, dovete leggere La figlia preferita, libro d’esordio di Morgan Dick.
La vicenda è al limite del grottesco, non fosse altro che spesso non si discosta dalla realtà: due sorelle che non si sono mai viste, lo stesso padre che le ha danneggiate in modo differente e cerca di rimediare con un’ eredità cospicua alla propria morte.
A una condizione: Mickey la sorella abbandonata da piccola potrà ricevere il denaro solo dopo sette sedute di psicoterapia presso Arlo, la sorella psicologa, che invece è cresciuta con un papà accanto e con ogni comodità, ma che è stata estromessa dall’ eredità.
Inutile dire che la dimensione psicologica dei personaggi e delle loro relazioni umane disfunzionali, a partire da quelle famigliari, sono il fulcro del racconto e il tratto più affascinante della narrazione.
Perché non si può non guardare le protagoniste allo stesso tempo con disapprovazione e insieme comprensione.
Visto da vicino nessuno è normale diceva Franco Basaglia: viste da vicino queste due donne sono ingarbugliate, ma nello stesso tempo è normale che sia così per il vissuto che hanno addosso.
Quanto può essere complessa una mente che è cresciuta all’ interno di dinamiche insane, distruttive e malate?
Immensamente, e questa complessità l’ autrice l’ ha raccontata alla perfezione attraverso i meccanicismi mentali opposti ma ugualmente insalubri delle due sorelle, nelle relazioni umane quanto nel lavoro.
Fare un’operazione del genere però, utilizzando il ritmo della commedia, dialoghi frizzanti e toni mai retorici, non è affatto semplice.
Invece Morgan Dick ci è riuscita facendoci salire sull’altalena tra pietà e ammirazione, tra disapprovazione e comprensione, tra risate e lacrime.
Nessuno si salva e nessuno è condannabile in questa storia a eccezione forse di un padre profondamente egoista e manipolatore ma che non è più in vita per potersi redimere.
«Le aveva costrette a incontrarsi – due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso – nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante».
E allora ci concentriamo su Mickey e Arlo che queste caratteristiche paterne le hanno nel DNA e le hanno imparate senza sapere quale potere autodistruttivo avrebbero avuto su di loro.
L’ incontro forzato orchestrato dal padre sarà l’ inizio del percorso che le porterà a prenderne consapevolezza.
Una strada scevra da banalità o retorica, al contrario: così come accade alle sorelle l’ autrice fa “affogare” il lettore nell’ abbandono, nel lutto, nella dipendenza, lanciando un salvagente solo a poche righe dalla fine.
È un bagno di verità e umanità da cui si esce in qualche modo confortati.
Perché i genitori non si possono scegliere ma si può scegliere cosa portare con sé dal bagaglio che ci hanno lasciato.
Anche a volte passando attraverso gli errori ereditati.
