DAIMONIA di Ida Basile

DAIMONIA di Ida Basile

Titolo: Daimonia
Autore: Ida Basile
Serie: autoconclusivo
Genere: Urban fantasy
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 25 maggio 2026
Editore: Altre voci edizioni

TRAMA

Gli spiriti non toccano gli oggetti, vivono nel Margine e hanno sempre un traghettatore di anime pronto a guidarli verso l’aldilร . Queste le regole che Olivia concilia ogni giorno con la sua vita di novella sposa al fianco di Emanuele, queste le certezze che crollano quando un incidente d’auto separa i destini dei due innamorati.
Chiusa in un’ostinata attesa, la traghettatrice si aggrappa alla speranza di un ultimo saluto che non arriva. Intanto, perรฒ, voci di spettri raccontano di un mostro divoratore di anime… Che proprio quella di Emanuele sia in pericolo?
E chi รจ questo Andrea, cosรฌ fermo e silenzioso che decide di aiutarla?
รˆ il momento, per Olivia, di mettere in discussione ogni aspetto del proprio mondo. In una Napoli cupa, custode di segreti millenari, niente รจ ciรฒ che sembra e ogni dettaglio nasconde una sfida. Salvare un’anima, allora, non รจ piรน una missione ma un atto di estrema resistenza.
E tu? Fin dove ti spingeresti per salvare chi ami?


RECENSIONE


Il mito di Euridice e Orfeo rivisitato in chiave partenopea: potrebbe sembrare un abbinamento azzardato invece funziona benissimo. 

Ida Basile ci porta in una Napoli del tutto nuova da quella a cui pensiamo istintivamente ma che conserva sempre un guizzo di vivacitร . 

รˆ infatti qui che vive Olivia Capuano protagonista della storia, una donna che ha a che fare con i morti sia per lavoro che per vocazione di nascita. 

La seconda attivitร  รจ sicuramente quella piรน interessante e quella che permea poi tutta la narrazione: Olivia infatti รจ una traghettratrice di anime con il compito di accompagnare gli spiriti dei defunti verso l’ aldilร  con la promessa di realizzare per loro un ultimo desiderio, un lascito che consenta loro di andare oltre in serenitร . 



รˆ attraverso un evento tragico che inizia perรฒ per Olivia una serie di avvenimenti che metteranno in discussione tutta la visione della vita e della morte che lei aveva avuto fino a quel momento, frutto anche del vissuto familiare in cui รจ cresciuta. 

L’ autrice ha delineato una protagonista per nulla equilibrata, in cui cresce man mano un conflitto interiore che le fa dubitare di tutte le sue certezze e del modo in cui ha vissuto la propria vita non ordinaria. 



Se prima il confine tra vita e morte era chiaro, sicuro, conosciuto, gli eventi rovesciano le convinzioni di Olivia e a tratti diventa tutto meno nitido, incerto, ignoto, un’ incertezza che filtra fino ad arrivare al lettore. 

In piรน di un’ occasione viene da chiedersi se la ragazza si trovi nella realtร  o nell’ illusione, in una sorta di territorio onirico, che ricorda molto le atmosfere dei miti antichi. 

Ciรฒ non vuole dire che ci sia confusione nella narrazione, tutt’altro, piuttosto ci si trova nel posto in cui la lettura funziona e cioรจ quando desideri andare avanti per capire dove sei. 

รˆ in questo frangente che si inserisce un personaggio del tutto diverso da Olivia, Andrea, che sarร  per lei sostegno e stimolo, una guida salda all’ interno del vortice di dubbi, di paure e di sentimenti contrastanti che travolgono la traghettratrice. 

Il mondo di Olivia si rovescia in un istante e la lontananza dal marito, la sua mancanza costante con tutto ciรฒ che ne consegue provocano in lei rabbia, indecisione e senso di colpa. 

Ida Basile ci regala una protagonista imperfetta, a volte egoista, impulsiva, ostinata e orgogliosa. 

Ma coraggiosa nel cercare la veritร  nonostante la paura che prova attraverso questo percorso. 

Alcuni colpi di scena, personaggi secondari di unaย napolitaneitร ย ben vestita, riferimenti alla mitologia antica e spruzzate di ironia squisitamente partenopea che balena anche in qualche comparsata di dialetto, regalano una storia intrigante e originale.ย 

Una storia che racconta in realtร  dell’ evoluzione a cui a volte la vita ci costringe e che paradossalmente a volte riusciamo a cogliere solo nel momento della perdita. 



Se siamo fortunati a volte a guidarci sono le persone vicine come nel caso di Andrea, e a volte una voce interiore che non puรฒ essere messa a tacere, unaย “daimonia”ย che ci aiuta nella trasformazione e nell’ accettazione dei cambiamenti che la vita ci presenta.ย 


POLVERE di Carmen Laterza

POLVERE

Titolo: Polvere – Il respiro della terra
Autore: Carmen Laterza
Serie: Polvere – Atto primo
Genere: Narrativa, storico
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 6 febbraio 2026
Editore: Self publishing

TRAMA

Friuli, 6 maggio 1976. รˆ un giorno qualunque, di quelli che sembrano destinati a scivolare via senza lasciare traccia. Fa caldo, troppo caldo per essere maggio. Le strade di Gemona respirano lente.

Poi la terra comincia a tremare.
E in un minuto, il Friuli cambia per sempre.

Case che resistevano da secoli si sgretolano come polvere, famiglie intere scompaiono sotto le macerie, paesi interi vengono cancellati dalla geografia. Ma รจ solo l’inizio.

A cinquant’anni esatti da quella notte che ha segnato per sempre la storia del Friuli, Carmen Laterza restituisce voce e memoria a una generazione che ha vissuto l’inferno e ha avuto il coraggio di guardare oltre la polvere.


RECENSIONE



Sono passati 50 anni da quando l’Orcolat si รจ risvegliato il 6 maggio del ’76 provocando un terremoto devastante, che distrusse gran parte del territorio in provincia di Udine, nel Friuli Venezia Giulia.

Era cosรฌ che si raccontava ai bambini durante quei terribili giorni, l’ orco si era risvegliato e aveva fatto tremare la terra.

Carmen Laterza racconta l’ evento sismico e tutto ciรฒ che ne consegue in una dilogia di cui questo volume รจ il primo atto e a cui dร  titolo โ€œPolvereโ€.

Colpiscono la sensibilitร  e la capacitร  dell’ autrice di rievocare l’ atmosfera di un evento cosรฌ catastrofico senza eccedere, nรฉ nel dramma nรฉ nella retorica.

Il delicato lavoro di ricostruzione storica si amalgama perfettamente con gli elementi romanzati, testimoniando un fine lavoro di tessitura tra realtร  e finzione.

Se alcune scene sono descritte come realmente testimoniate dalla cronaca, molte invece sono frutto di fantasia, ma hanno un’andatura cosรฌ perfetta da fondersi in unโ€™ unico respiro.

L’ autrice affresca direttamente negli occhi del lettore, come fosse lรฌ a osservare da una finestra sul passato, lo scorrere di quel giorno.

Lo fa attraverso tre macrosegmenti narrativi, ognuno dei quali porta con sรฉ un differente carico emotivo raccontato e trasmesso senza perdere mai il baricentro del racconto.

Da principio sono i personaggi ad affacciarsi alla curiositร  del lettore, una rete di persone di estrazione e provenienza diversa: professionisti, famiglie, giovani che si affacciano alla vita raccontano legami, difficoltร , sogni e luoghi di un lontano ma nitido 6 maggio di cinquantโ€™ anni fa.

Un racconto delle ore che precedono il sisma che da un lato fa approdare in un’ epoca perduta, dove i suoni, le abitudini e le relazioni erano molto diversi da oggi, dall’ altra fa vibrare ad ogni paragrafo la tensione che ogni lettore sa, precede l’inevitabile.

Nel secondo segmento l’ autrice ci getta dentro l’ abisso della distruzione, con descrizioni fisiche, sensoriali ed emozionali in cui il terrore provato dai cittadini friulani diventa il nostro.

Non รจ facile trasmettere sensazioni legate a un evento di questo tipo, chi ha vissuto l’ esperienza di un terremoto potrร  confermare che ciรฒ che si legge in questi capitoli ha il sapore del reale: spaventoso e paralizzante terrore.

Una caduta dove ogni cosa scompare, coperta dalla polvere delle macerie. 



In ultimo l’ autrice ci invita in punta di piedi al silenzioso e ammirato ascolto di ciรฒ che raccontano queste vite distrutte.

Due cose spiccano nel racconto dei giorni successivi al disastro: il terremoto non ha risparmiato nessuno perchรฉ chi รจ rimasto in vita deve fare i conti con la perdita dei propri cari ( a volte famiglie intere ) e dei propri luoghi, una condanna anche questa:


<<Era una guerra senza nemico, una punizione senza colpa, uno sconvolgimento che aveva reciso in un attimo il filo di migliaia di vite: da una parte quelle che erano rimaste sepolte e dallโ€™altra quelle che, nel salvarsi, portavano addosso la condanna di dover continuare a vivere.>>


E poi emergono ammirevoli e commoventi la compostezza del dolore, la solida operositร , la forza di proseguire piegati ma non spezzati.

รˆ questa l’ ereditร  piรน potente della sciagura, un lascito muto ma spiazzante, l’ immagine di una popolazione solidale che affronta la tragedia con un contegno fiero e dignitoso.



Sarร  la polvere che dร  il titolo al libro quella che respirerete in queste pagine, ma sarร  anche il soffio della rinascita con cui viene spazzata via.

Una testimonianza condensata nella frase incisa a ricordo della tragedia:โ€ il Friuli ringrazia e non dimenticaโ€.

IO CHE TI HO VOLUTO COSI’ BENE

IO CHE TI HO VOLUTO COSI’ BENE

Titolo: Io che ti ho voluto cosรฌ bene
Autore: Roberta Recchia
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 27 maggio 2025
Editore: Rizzoli

TRAMA

Luca non ha neanche quattordici anni, ma ha una sensibilitร  silenziosa che lo rende diverso dai coetanei. Con i genitori e il fratello maggiore abita in una localitร  di mare, dove tutto sembra immutabile: un posto sicuro che con la bella stagione si popola anno dopo anno. Un’estate una ragazza piena di vita diventa il suo primo sogno d’amore. Quando perรฒ lei scompare, e i carabinieri bussano alla loro porta, l’esistenza di Luca e dei suoi viene segnata per sempre. Per sottrarre lui, con la sua innocenza di bambino, all’ombra che si propaga inesorabile sulla famiglia, la madre gli riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata: al Nord lo aspettano lo zio Umberto, professore al liceo, e la zia Mara con le cugine. In un mondo diverso, lontanissimo da quello della sua infanzia, Luca prova a ricostruirsi, cresce e mette nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. A sostenerlo ci sono lo zio Umberto, che per lui dร  tutto se stesso, e Flavia, una ragazzina determinata a fargli ritrovare la speranza nel futuro. Con la sua penna delicata e profonda, Roberta Recchia mette in scena relazioni intense, dialoghi vibranti, e una storia che ci tiene stretti fino all’ultima pagina. Un romanzo carico di grazia sulla possibilitร  di rinascere e di saper perdonare, con un protagonista che ci conquista e ci commuove da subito: perchรฉ la sua voce ci arriva con tutta la pienezza dei silenzi e delle veritร  sussurrate.


RECENSIONE


Roberta Recchia ha un’abilitร  eccezionale nel rimestare con le sue parole la nostra parte emotiva, agitando in particolare forse quella piรน scomoda da indagare, a cui spesso si cerca di sfuggire o a cui non fa piacere affacciarsi, legata a dolore, rabbia, incertezza, paura. 

Un ventaglio che l’autrice addomestica con la propria penna senza artifici e senza giudizio. 

Lo ha fatto per la seconda volta con “Io che ti ho voluto cosรฌ bene”, l’atteso seguito del suo primo libro e grande successo editoriale “Tutta la vita che resta”. 

Ritroviamo nel secondo capitolo alcuni personaggi del precedente entrando in profonditร  nelle loro vite irrimediabilmente sconvolte e cambiate dopo gli eventi del primo romanzo . 

Non รจ un affaccio lieve, la vicenda riprende ciรฒ che accade ai componenti la famiglia di Maurizio, concentrandosi in particolare sul fratello minore Luca. 

Lo ritroviamo adolescente nel bel mezzo dei fatti salienti del primo libro e lo accompagniamo fino all’ etร  adulta testimoni silenziosi ma partecipi della sua esistenza, inaridita e scalfita dal dolore ma capace di trovare la forza di rifiorire grazie all’affetto dei cari. 



Le famiglie del passato, molto diverse da quelle contemporanee, sono le grandi protagoniste di questa autrice, che attraverso le sue storie, soprattutto per chi รจ della mia generazione, rivive una socialitร  e una quotidianitร  legate a infanzia e giovinezza creando un legame emotivo con il lettore di natura nostalgica e insieme felice.  

Luca รจ un protagonista che arriva subito al lettore, dotato di una sensibilitร  disarmante che fa traboccare dalle pagine la tenerezza del primo amore, il dolore, la sofferenza e la solitudine di una giovane vita sconvolta e senza piรน radici, la forza di ricostruirsi, la maturitร  del diventare uomo a dispetto degli inciampi dellโ€™esistenza. 

A fare da custode a questo divenire c’รจ un fantastico personaggio che ci regala la Recchia: lo zio Umberto. 

Un uomo di sostanza che si fa rifugio, guida, sostegno al nipote sradicato dalla propria vita al mare, per essere scagliato in una realtร  completamente nuova e diversa al nord, senza punti fermi, travolto da eventi che impotente lo travolgono fino a determinarne il destino.โ€ฏ 

L’ ingresso di Luca nella famiglia dello zio Umberto รจ impattante sulla vita di tutti ed รจ qui che si svela la straordinarietร  di questo personaggio: lo zio Umberto resta in piedi in mezzo alla tempesta, ancorato a senso di giustizia, amore incondizionato e forza interiore. 

Resistere, sperare, andare avanti. 

Eโ€™ questo lโ€™esempio che lo zio pone sotto gli occhi del nipote, sorretto da un perno invisibile ma che esce prepotentemente dalle pagine e cioรจ la fede. 

Non parliamo di quella di natura strettamente religiosa, che รจ pur presente nel contesto di vita della famiglia, la fede dello zio Umberto รจ un atto di resistenza: continuare ad amare, creare, prendersi cura, fidarsi della vita, anche quando non offre garanzie o ti sottopone prove difficili. 

Una fede che simbolicamente รจ come un goccio di sambuco nel caffรจ. 

L’ autrice ci racconta tutto ciรฒ con una densitร  a volte pastosa a volte liquida, mettendo dentro a questo grande frullatore dellโ€™esistenza elementi che travolgono, senza possibilitร  di controllo, cosรฌ come scelte ponderate e personali che possono essere una possibilitร  di ricostruzione. 

Dalla miscela puรฒ nascere il perdono oppure no, ma lโ€™autrice ce ne mostra la possibilitร , ci mostra la fatica e la liberazione di un atto straordinario in vite ordinarie. 



Io amo particolarmente lo stile di questa autrice che fa vibrare lโ€™area emotiva di ognuno di noi pur senza virtuosismi o orpelli. 

Lineare e profondo, uno stile che mescola toni caldi e freddi ma sempre ben dosati, pennellati nella trama con equilibrio, accennati o urlati, come in un quadro che sa raccontare la bellezza anche attraverso le macchie di colore. 

Per raccontare la vita in tutta la sua, a volte spaventosa, complessitร .



L’ARMINUTA

L’ARMINUTA

Titolo: L’arminuta
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 5 febbraio 2019
Editore: Einaudi

TRAMA

Ci sono romanzi che toccano corde cosรฌ profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. รˆ quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosรฌ questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto โ€“ una casa confortevole, le amiche piรน care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per ยซl’Arminutaยป (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa รจ piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’รจ Adriana, che condivide il letto con lei. E c’รจ Vincenzo, che la guarda come fosse giร  una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei puรฒ forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono รจ possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternitร , della responsabilitร  e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensitร  espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.


RECENSIONE


La ruvidezza di questa storia รจ ciรฒ che la rende cosรฌ speciale, un piccolo capolavoro di espressivitร , asciutta, diretta, spiazzante.

Donatella di Pietrantonio racconta di una restituzione, quella dell’ Arminuta, la “ritornata” appunto, sradicata da quella che lei ha sempre conosciuto come la propria famiglia e la propria vita di agi, occasioni e amicizie per andare a vivere con dei perfetti estranei.

La ragazzina viene riconsegnata tredicenne alla madre e al padre che l’ avevano ceduta neonata ad una parente, un ritorno alla famiglia biologica che l’ autrice mette su carta attraverso una prosa diretta e incisiva, che trasmette lo smarrimento e la crudezza dell’ evento.



L’ autrice fa sentire anche a noi questa fame, ci fa sbattere contro la nuova realtร  della protagonista esattamente come fa con lei, catapultata in una vita diversa anche nei luoghi: da una bella e accogliente casa al mare, a una casa di sconosciuti in un piccolo paese abruzzese dove governano la fatica e la fame, le botte e i silenzi.

Un micro mondo completamente agli antipodi rispetto a quello in cui รจ cresciuta e di cui si respira la nostalgia in ogni pagina, in ogni pensiero, fino alla fine.

Sรฌ puรฒ affrontare un doppio abbandono?



Se del primo la nostra protagonista non ha inizialmente coscienza il secondo รจ devastante: stringe il cuore assistere alle congetture, le ipotesi sul perchรฉ la ragazzina sia stata rimandata indietro, la speranza che possa tornare a vivere con i genitori che conosce, la rassegnazione ad una vita che le รจ stata vestita addosso a forza ma di cui non possiede le misure.

L’ Arminuta ne subisce i colpi, perdendo pezzi di se stessa.



รˆ il rapporto con la sorella Adriana e con il maggiore dei fratelli acquisti all’ improvviso che traghetta l’ Arminuta verso l’adeguamento alla nuova esistenza, la rassegnazione e in qualche modo la ripartenza.

Non si puรฒ separare la narrazione di questa figlia oggetto dalla rappresentazione delle figure materne che racconta l’ autrice: due modi di essere madre che sono facilmente giudicabili ma che raccontano anche della condizione femminile del tempo, delle ombre umane che si trovano dentro alle famiglie, del senso di accudimento, dell’ egoismo e delle rinunce.

Ho amato molto questo libro che va a disseppellire sensazioni ancestrali legate alla relazione madre e figlia e in generale alla famiglia, terreno, non sempre fertile, in cui affondano le nostre radici senza le quali rimane sempre un vuoto.



Una storia che lascia il segno, un esempio di sopravvivenza ad una delle paure istintive e piรน radicate nell’ essere umano fin dalla nascita (che a volte persiste anche nell’ etร  adulta) e cioรจ quella di essere abbandonati raccontata qui con proverbiale bravura.


IL MIO EGITTO

IL MIO EGITTO

Titolo: Il mio Egitto
Autore: Daniela Gatto
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa storico-sentimentale
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 22 gennaio 2025
Editore: Literary Romance Edizionii

TRAMA

Gorizia, 1968.ย Sara, ormai anziana, siede accanto alla finestra e ripensa al suo passato, ai momenti che hanno definito la sua vita.
Moraro, 1909.ย Sara ha undici anni quando si reca a Gorizia con la madre e la nonna. Durante una visita, sente pronunciare con disprezzo una parola sconosciuta:ย Aleksandrinka.ย Nonostante la curiositร , nessuno le spiega il significato di quel termine.
Negli anni seguenti, Sara cresce in un mondo scosso da grandi cambiamenti. Durante una festa di paese, balla con Giuseppe, un giovane che diventa presto il suo grande amore. Quando scoppia la Prima guerra mondiale, i due si sposano. Sara รจ incinta, ma non riesce a rivelare la notizia a Giuseppe che muore in battaglia. Distrutta, giura che farร  di tutto per proteggere il figlio che porta in grembo.
รˆ allora che la parolaย Aleksandrinka torna nella sua vita, questa volta come una possibilitร . Scopre che si riferisce alle donne che emigrano in Egitto per lavorare come governanti, balie o domestiche, guadagnando abbastanza denaro per dare una vita dignitosa alle loro famiglie. Tornata a Gorizia, chiede aiuto a una delleย Aleksandrinkeย viste anni prima. La donna le offre un lavoro come balia da latte, ma a un prezzo altissimo: Sara dovrร  lasciare il suo neonato alle cure di altri per accudire il figlio di una famiglia francese al Cairo. Con il cuore spezzato ma determinata a garantire un futuro migliore al suo bambino, accetta. Pochi giorni dopo il parto, si imbarca a Trieste con destinazione Egitto, iniziando un viaggio che cambierร  per sempre il suo destino.


RECENSIONE


Spesso i luoghi nascondono storie sepolteโ€ฏ di cui si perde memoria fin quando qualcuno o qualcosa le riporta alla luce. 

In questo caso lo ha fatto Daniela Gatto, autrice de “Il mio Egitto” che ha rievocato vicende che non conoscevo pur vivendo nei luoghi che ne sono stati testimoni. 

Il libro racconta la storia di una giovane “Aleksandrinka” termine con cui si indicavano tra fine Ottocento e inizio Novecento quelle donne che dalle zone dell’ impero austro ungarico ( di cui facevano parte Slovenia e Gorizia ) migravano verso l’ Egitto per lavorare come governanti e balie e poter cosรฌ far fronte al sostentamento delle proprie famiglie in patria.ย 

La protagonista Sara รจ una di loro, una ragazza che per necessitร  decide di andare a lavorare ad Alessandria d’Egitto, dove si concentrava il maggior numero di migrazioni di questo tipo e da da cui deriva appunto il termine “Aleksandrinke”.ย 

L’ autrice ha svolto un accurato e lodevole studio di questo fenomeno storico che รจ stato dimenticato per molto tempo anche e soprattutto in virtรน del fatto che queste donne erano all’ epoca tacciate di essere corrotte. 

La colpa era doppia, non solo non era accettabile che fosse una donna a mantenere la famiglia ma anche che vivesse da sola cosรฌ lontana da casa, libera di cedere a lusinghe che ne avrebbero minacciato la moralitร . 


Forse aveva ragione sua madre: il decadente e molle Oriente la stava corrompendo se in quel pensiero non riusciva piรน a scorgere il male. 


La narrazione mette in luce tutti questi aspetti in modo emotivamente coinvolgente e intenso, proprio attraverso la protagonista, giovane che incarna la grande forza e lo spirito di sacrificio di queste donne, spesso costrette a separarsi dalle famiglie e dai figli, anche per anni, per garantire loro un futuro. 

Una lacerazione che si puรฒ toccare vividamente attraverso i pensieri di Sara, che decide di non cedere alla paura e allo sconforto facendoci testimoni dei suoi timori e della lotta interiore che combatte con sรฉ stessa, a cui perรฒ non soccombe sfoderando una tenacia e una forza sconosciute anche a lei stessa. 


Le preoccupazioni, le responsabilitร  e i sensi di colpa la tormentavano da troppo tempo. Desiderava sentirsi leggera e sicura di sรฉ. Tutto ciรฒ che non era mai stata. 


La solitudine e l’ amarezza di essere una giovane controcorrente, senza il sostegno della famiglia in un luogo completamente diverso e sconosciuto dal proprio, con il peso del sacrificio piรน grande che si possa chiedere ad una madre, senza piegarvisi, fanno di questa protagonista un’ eroina del suo tempo. 

Sara รจ acciaio rivestito di velluto, e questo contrasto รจ ben testimoniato non solo dalla tenacia con cui affronta una vita lontana da casa e dagli affetti in terra straniera ma anche dalla lotta estenuante nei confronti di un sentimento a cui non vuole cedere. 

Il sentimento che la lega al protagonista maschile della vicenda, il dottor Pierre Dumont personaggio altrettanto profondo e diviso tra dovere e desiderio. 

Un uomo che vive facendosi guidare da un radicato senso del dovere che presto perรฒ si trova a tentennare vistosamente davanti alla forza dei sentimenti. 

In questo aspetto i due personaggi si somigliano pur con le loro differenze: la vicenda che li lega attraverso una passione che cresce pagina dopo pagina e che il lettore vede nascere come scintilla fino a divampare, si sublima in momenti di forte tensione emotiva a cui si assiste impossibilitati a non sentirsene coinvolti. 

Sensualitร , desiderio, conflitto, raggiungono toni molto intensi anche in assenza di fisicitร  e questo testimonia una lodevole capacitร  autorale di non scadere nel melenso e di far filtrare con forza le emozioni dalle pagine. 

รˆ un dono o una maledizione essere capaci di amare anche da lontano?โ€ฏ 

La testimonianza storica di queste donne dimenticate ci racconta di sรฌ, che si puรฒ amare anche nell’assenza che diventa essa stesso un gesto d’amore. 

Forse anche di piรน proprio in virtรน della mancanza. 

Apprezzabile anche l’ inserimento all’ interno del libro di raffigurazioni dell’oriente che accompagnano le descrizioni nitide e vivaci della vita in Egitto a cavallo dei due secoli. 

Un romanzo d’amore anticonvenzionale, come le donne che ha omaggiato, coerente e intenso che racconta ancora una volta la forza e la capacitร  di amare delle donne nonostante le difficoltร  e i pregiudizi. 


L’ANNA CHE VERRA’

L’ANNA CHE VERRA’

Titolo: L’Anna che verrร 
Autore: Annalisa Menin
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 21 maggio 2025
Editore: Giunti

TRAMA

รˆ una torrida sera d’estate quando Anna chiama la sua migliore amica in preda a un attacco di panico. Non รจ l’ennesima disavventura sentimentale, ma qualcosa di molto piรน profondo, che ha scosso le fondamenta del suo essere. Adesso, alla soglia dei quarant’anni, Anna รจ di nuovo sola e terribilmente infelice. Non si riconosce piรน.

Bisognosa di un cambio di prospettiva, decide di prendersi una pausa da tutto e di mollare il caos di New York. Torna nella tranquilla provincia veneta, in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato: Casa Bohemia, una romantica stazione ferroviaria in stile anni ’30. Tra un corso di giardinaggio e una sessione di filosofia, 
 Anna ricomincia cosรฌ a mettere insieme i pezzi della sua vita , facendo i conti con il suo passato ma anche con un’idea di futuro che non corrisponde piรน a ciรฒ che aveva sognato da ragazza. E proprio come un giardino all’inglese, libero eppure controllato, ritroverร  nell’imperfetta perfezione della natura un nuovo inizio.


RECENSIONE


Scrivere รจ terapeutico lo dicono in molti, quando imprimi le parole sulla carta รจ come se aprissi una porta per lasciare uscire ciรฒ che dentro appesantisce.

Succede la stessa cosa anche nel leggere, quando riconosciamo esperienze, emozioni e azioni di noi stessi in altri, non importa che siano personaggi e non persone, ci sentiamo meno soli, piรน compresi, perfettamente umani.

L’ Anna che verrร  รจ un esempio di questo tipo di lettura, un romanzo che racconta una rinascita personale, ma insieme universale, un processo di guarigione psicofisica dopo una profonda crisi in cui vengono messe a nudo fragilitร , debolezze e meccanismi disfunzionali che in misura piรน o meno somigliante ogni adulto si รจ trovato a sperimentare.



Il libro assume le caratteristiche di un diario del prima e del dopo una lacerazione, una rottura interiore che l’ autrice Annalisa Menin ha affidato al proprio alter ego letterario, la protagonista Anna Venier, donna vicina agli “anta” che inciampa in una relazione tossica, ma che altro non รจ che il culmine di un processo che ha fatto crollare ogni equilibrio.

La prima parte del libro racconta questa discesa verso la perdita di sรฉ stessa, lenta, sottile e visibile, ma difficile da arrestare.



Dopo vent’anni a inseguire un ideale di vita nella Grande Mela progressivamente ogni scelta sembra non rispondere piรน alle esigenze del trascorrere del tempo.

รˆ da questa presa di coscienza che prende avvio invece la seconda parte del romanzo, in cui Anna ritrova la strada per tornare a sรฉ a piccoli passi ma attraverso grandi decisioni.

La grande domanda che solleva la lettura รจ questa: vince chi resta e resiste o chi molla tutto e ricomincia?

Non c’รจ risposta univoca, la nostra protagonista dร  la propria attraverso le scelte di vita che intraprende all’ interno di questo racconto.

Per giungere a dare questa risposta perรฒ l’ autrice prende per mano il lettore mettendosi a nudo ed รจ qui che si instaura un patto silenzioso tra chi scrive e chi legge.

Ti porterรฒ con me nell’ abisso per vedere che le cadute ci accomunano, ma ti farรฒ scorgere anche la possibilitร  di rialzarsi.

Ho trovato la testimonianza di questo percorso molto onesta, priva di autocommiserazione e invece ricca di consapevolezza, e ho particolarmente apprezzato il susseguirsi di capitoli brevi e una scrittura lineare, cosรฌ come numerose citazioni poetiche, musicali e letterarie tracce di riflessioni e tematiche poi affrontate nei capitoli.

Le radici, il territorio in cui si vive, i dolori, la famiglia, lโ€™amicizia, il lavoro, lo smarrimento, la perdita, lโ€™amore: come in un giardino all’ inglese tanto amato dalla protagonista, questi elementi sono tutti presenti in misura e intensitร  diverse all’ interno del libro.

Sarร  col tempo e un processo di elaborazione individuale che Anna riuscirร  a metterli in ordine e al giusto posto, senza rinunciare a farli fiorire spontaneamente.

In questa simbologia ritrovo l’ idea che la nostra identitร  รจ in divenire continuo, ma soprattutto รจ composta da troppi elementi e sfaccettature per pensare di poter restare fermi in un ruolo, in un’ idea.

A volte i nostri semi interiori germogliano spontaneamente e sta a noi trovare loro spazio, stabilitร  e cura.

Lo dice il verbo al futuro del titolo, cambiare รจ un fatto evolutivo, passa certamente anche dal dolore ma รจ fattibile, a volte necessario, altre doveroso.

Questo libro mi ha toccato per omonimia, per affinitร  emotiva, per tempistica, ricevuto in un momento di vita di rottura, come quello della protagonista, regalatomi da una cara amica che ha intravisto nel titolo un augurio, un proposito e un obiettivo.



A piccoli passi, a volte anche aprendo un libro che porta il tuo nome e racconta anche di te, mostrandoti che risalire si puรฒ.


LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino

LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino

Titolo: Le assaggiatrici
Autore: Rosella Postorino
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa, storico
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 11 gennaio 2018
Editore: Einaudi

TRAMA

La prima volta che entra nella stanza in cui consumerร  i prossimi pasti, Rosa Sauer รจ affamata. “Da anni avevamo fame e paura”, dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. รˆ l’autunno del ’43, Rosa รจ appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed รจ ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante รจ la fame ad avere la meglio; subito dopo, perรฒ, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinchรฉ le guardie si accertino che il cibo da servire al Fรผhrer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalitร  sotterranee. Per le altre Rosa รจ la straniera: le รจ difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra piรน ostile, la piรน carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinitร  che non compare mai โ€“ incombe il Fรผhrer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.


RECENSIONE



Nel pensiero comune, anche inconscio, l’ atto del nutrirsi รจ strettamente collegato alla vita e alla sopravvivenza, un istinto primordiale che si manifesta appena si viene al mondo. 

In questo libro invece assume una connotazione esattamente opposta, ogni boccone puรฒ portare alla morte. 

Ispirato alla vera storia di una di loro, โ€œLe assaggiatriciโ€ di Rosella Postorino racconta in un romanzo ibrido, a metร  strada tra storia e narrativa, il lavoro che hanno svolto alcune donne tedesche tra il โ€˜43 e il โ€˜44 presso il quartier generale di Hitlerโ€ฏnascosto nella foresta. 

Pagate per assaggiare il cibo del Fรผhrer nel caso questo fosse stato avvelenato, la storia ruota attorno ad una di loro Rosa Sauer. 

Una protagonista che l’ autrice non concede del tutto ai lettori, donandoci una donna dall’ atteggiamento sempre un po’ distaccato nei confronti degli eventi personali e storici. 

Un distacco esteriore che contiene paura, dolore, cosรฌ come coraggio e forza, ma che fa sรฌ che non si empatizzi del tutto con Rosa, nonostante la narrazione sia costituita dal costante flusso dei suoi pensieri. 

Si avverte la stessa lontananza che avvertono le sue compagne, donne abituate alla vita di campagna molto diverse da lei che viene dalla Berlino ormai distrutta. 

Un romanzo molto intenso, una narrazione accarezzata da uno stato di tensione continua, i legami stessi tra queste donne cosรฌ diverse la trasmettono. 

Costrette ad aspettare una possibile morte a ogni pasto, legate da una convivenza che genera sia affetto che conflitto, obbligate a sottostare agli ordini e alle “maniere” maschili di un sistema che ha disumanizzato anche la popolazione tedesca al fine di farne strumento del regime. 



โ€ฏย Un incarico forzato che attraverso le amicizie e le rivalitร  piรน o meno nascoste tra queste donne, in qualche modo colma la loro solitudine essendo tutti i mariti al fronte, dispersi o caduti, garantisce di non essere piรน schiacciate dal morso della fame, nonostante ogni piatto possa essere letale, e costituisce un lieve barlume di normalitร  in un dedalo di sofferenze.ย 

Non c’รจ giudizio etico che si possa applicare a questi personaggi, nonostante siano tutti alle “dipendenze” del Fรผhrer sono solo la narrazione del tentativo dell’ essere umano di sopravvivere. 

Una storia forte nei contenuti e nelle atmosfere in bilico tra disperazione, coraggio e amore. 

Quest’ ultimo aspetto รจ forse quello che meglio rappresenta il tentativo di vivere, nonostante ormai la vita sia completamente sfuggita al proprio controllo. 

Una โ€œliaisonโ€ quella raccontata nella storia che non ha nulla di romantico o di romanzesco ma che testimonia l’ aggrapparsi a qualcosa che faccia sentire vivi in mezzo al vuoto. 



Lo stile di Rosella Postorino รจ ricercato ed evocativo, affascina e colpisce, con un’ eleganza sferzante. 

Dal libro รจ stato tratto il film per il cinema che, seppur con qualche licenza nella sceneggiatura, ben ricalca le atmosfere della narrazione scritta. 

Una vicenda poco nota che la stessa reale protagonista a cui il libro si ispira ha tenuto nascosta fino quasi alla propria morte. 

A testimonianza che dallโ€™esperienza della guerra anche chi รจ sopravvissuto  in qualche maniera รจ comunque โ€œmortoโ€ perdendo o dovendo seppellire delle parti di sรจ. ย 


IL TRENO DEI BAMBINI di Viola Ardone

IL TRENO DEI BAMBINI di Viola Ardone

Titolo: Il treno dei bambini
Autore: Viola Ardone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa, storico
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 24 settembre 2019
Editore: Einaudi

TRAMA

รˆ il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserร  l’intera penisola e trascorrerร  alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si puรฒ sottrarre, perchรฉ non c’รจ altro modo per crescere.


RECENSIONE


 

Una fetta di storia italiana forse poco nota quella che racconta con pathos genuinamente partenopeo Viola Ardone ne Il treno dei bambini, libro di successo dellโ€™ autrice che รจ stato anche trasposto in un film per Netflix. 

La vicenda prende spunto dal trasporto in treno di molti bambini indigenti del sud verso il nord, negli anni del dopoguerra a opera dellโ€™ Unione donne italiane. 

Un viaggio della speranza che vuole essere un gesto di solidarietร  nei confronti dei piccoli passeggeri in stato di povertร , per la durata di qualche mese, ma che invece cambierร  il corso delle vite di alcuni di loro. 



Accanto al piccolo irresistibile protagonista del libro che ci racconta in prima persona questo viaggio non solo fisico ma evolutivo, che cambierร  il corso della sua esistenza, le donne raccontate in questa storia sono i veri pilastri delle vicende.ย 

Antonietta e Derna figure che incarnano lโ€™amore materno con tutto il suo carico di responsabilitร  e forza: la prima, mamma taciturna di Amerigo, spigolosa e irruvidita dalla vita, la seconda pragmatica donna del nord che invece dalla vita si รจ messa in pausa rifugiandosi nellโ€™ attivitร  politica. 



Come non citare poi Maddalena, Rosa, la Zandragliona e la Pechiochia, un esercito di donne volitive, eccentriche e autentiche, che sebbene appartenenti a zone diverse dello stivale lottano per ciรฒ in cui credono e per la sopravvivenza di chi amano. 

Queste signore del sud e non solo accompagnano Amerigo, piccolo uomo alle prese con la difficoltร  di crescere e di non rinunciare ai propri sogni, un vero e autentico โ€œscugnizzoโ€ napoletano che ha fatto dellโ€™ arte di arrangiarsi un abito da sfoggiare con lโ€™ innocenza, la scaltrezza ma anche la fragilitร  dei suoi 7 anni.ย 

Conquista il lettore con la sua intelligenza e sfacciataggine e insieme commuove per la fragilitร  dellโ€™ essere un figlio spezzato a metร . 

Gli altri grandi protagonisti sono i luoghi, la cui anima Viola Ardone fa vibrare di contrasti e peculiaritร  . 

Dalla Napoli del dopoguerra in cui le persone sono piegate dal conflitto, ma non hanno perso il gusto della vita che questa terra ha inciso nel loro dna, alla Bologna dei cibi inconsueti e dei paesaggi cosรฌ diversi che a volte capita di osservare come velati da una lieve coltre grigia. 

Ovviamente non si puรฒ non finire soggiogati come รจ successo a me, dalla bellezza dei vicoli chiassosi di Napoli che urla la vita anche in mezzo alle macerie del conflitto.  



La vita si aggrappa in queste pagine, agli amici, agli sconosciuti, al lavoro, alle passioni, ai sogni e lo fa attraverso la dignitร , un valore in nome del quale si รจ disposti anche al sacrificio piรน grande. Passando attraverso il dolore inferto e ricevuto da coloro che ci amano per arrivare a far pace con esso, attraverso scelte dโ€™amore, in primis quello materno, piรน forte delle distanze e del rancore. 

Una prosa quella di Viola Ardone che รจ teneramente asciutta, un poโ€™ come i suoi protagonisti, spigolosi nella scorza esterna ma amorevoli allโ€™ interno, e alla fine di questo viaggio in loro compagnia anche il lettore si trova diviso a metร , con il cuore sparpagliato tra nord e sud, tra durezza e dolcezza. 

Toccante e commovente, sensazioni ed emozioni trasportate dalle pagine anche alla pellicola di Netflix, che personalmente ho trovato ben confezionata e coerente con il libro. 

Unโ€™ opera quindi che sa parlare una lingua bellissima indossando abiti diversi e che entra di diritto nei miei personali imperdibili. 

Viola Ardone non smette di regalare scrigni di parole, per dirla come Amerigo: lo scrivere รจ arte sua. 


IT ENDS WITH US di Justin Baldoni

IT ENDS WITH US di Justin Baldoni

Titolo: It ends with us – Siamo noi a dire basta
Regia: Justin Baldoni
Tratto dal libro: It ends with us di Colleen Hoover
Genere: Drammatico
Film per il cinema
Tipo di finale: Chiuso
Data di uscita: agosto 2024
Produzione: Columbia Pictures

TRAMA


IT ENDS WITH US, lโ€™adattamento cinematografico del primo romanzo di Colleen Hoover, racconta lโ€™avvincente storia di Lily Bloom (Blake Lively), una donna che supera unโ€™infanzia traumatica per intraprendere una nuova vita a Boston e inseguire il sogno di una vita: aprire una propria attivitร . Un incontro casuale con lโ€™affascinante neurochirurgo Ryle Kincaid (Justin Baldoni) fa nascere un legame intenso, ma mentre i due si stanno innamorando profondamente, Lily inizia a vedere in Ryle lati che le ricordano il rapporto tra i suoi genitori. Quando il primo amore di Lily, Atlas Corrigan (Brandon Sklenar), rientra improvvisamente nella sua vita, la sua relazione con Ryle viene stravolta e Lily capisce che deve imparare a contare sulle proprie forze per fare una scelta impossibile per il suo futuro.

RECENSIONE


A mesi dallโ€™uscita, e dalle molteplici polemiche seguite, ho deciso di vedere il film tratto da un libro che ho amato moltissimo, IT ENDS WITH di Colleen Hoover.
Una storia toccante, che ho recensito nel marzo 2022, che รจ stata ispirata in parte dalla vita della madre dellโ€™autrice. Potente e catartica, proprio perchรจ affronta una tematica, purtroppo, molto attuale che oggi moltissime donne vivono o hanno vissuto sulla loro pelle, ovvero la violenza da parte del proprio uomo, sia esso compagno, marito o fidanzato.
Un libro profondo che ha testimoniato e descritto con magistrale bravura una storia dโ€™amore intessuta di ombre, tanto scure da far perdere lโ€™orientamento fino a confondere, intossicare. Una storia che, a mio avviso, non รจ stata raccontata fedelmente nella trasposizione cinematografica, non come meritava perlomeno.

Innanzitutto, a venire meno รจ stato il modo in cui i protagonisti sono stati tratteggiati, a partire da Lily, interpretata dalla bellissima e bravissima Blake Lively, che nel libro viene descritta come una ragazza insicura e piena di ferite a causa di unโ€™adolescenza difficile e dolorosa, mentre nel film la percezione รจ molto diversa: una ragazza piรน decisa e sicura di sรฉ, che non esita molto a cedere e farsi tentare dalle avances del bel neurochirurgo. Sicuramente il talento della Lively non รจ in discussione, a differenza di Justin Baldoni, protagonista oltre che regista della pellicola, che se nel libro appare al lettore come un uomo affascinante e carismatico, in questo adattamento il suo magnetismo soffre parecchio, a causa di una mancanza di espressivitร  che poco coinvolge.
Il personaggio comprimario Atlas, lโ€™amore adolescenziale di Lily che nel libro emerge grazie al suo diario, resta molto in superficie, appare piatto, senza spessore, rinunciando a distinguersi come nel libro, per la sua forza e tenerezza che fanno innamorare Lily (come la frase che si ripetevano per darsi forza, โ€œZitta e nuota!โ€ dal film di Nemo) fino a legarli indissolubilmente.
Anche la sorella di Ryle, Alyssa, e suo marito sembrano due caricature, piรน adatte in un altro film, molto piรน leggero, interpretando la coppia di imbranati e casinari che inizialmente spingono Lily e Ryle a stare insieme.

Oltre al generale discostamento dal profilo originale dei personaggi, ciรฒ che non รจ stato messo a fuoco come avrebbe dovuto รจ lโ€™anima della storia, ovvero il tema della violenza domestica, che in questa trasposizione รจ stata fluidificata per orientarsi piรน verso un romantic movie che altro, come se si fosse prediletto il romanticismo al trauma. Gli abusi fisici e psicologici accuratamente raccontati nel libro, in una spirale ascendente che travolge Lily senza sosta, vengono qui ridotti a un paio di episodi di cui non vi รจ neppure totale chiarezza (si parla di โ€œincidenteโ€) inducendo a dubitare della colpevolezza di Ryle, che nella narrazione รจ piuttosto chiara. Proprio nel momento del โ€œcambioโ€ di registro, quando il regista avrebbe dovuto far vivere la tensione, attraverso la drastica trasfigurazione di umore di Ryle, i suoi sbalzi che diventano violenza allo stato puro mascherata da โ€œincidenteโ€, โ€œsbaglioโ€, manca quel qualcosa che poteva rendere tutto il progetto piรน credibile e originale. I temi del patriarcato sono stati solo sfiorati, come il concetto che la violenza va curata o, peggio ancora, non giustificata con lโ€™amore e che chiedere aiuto non รจ un segno di debolezza, ma anzi, di forza in questi casi.

รˆ come se il libro sia stato snellito, cambiando qui e lร  i tratti dei personaggi (come detto sopra) e costruendo una sceneggiatura con frasi troppo ad effetto, quasi si assistesse a uno dei centinaia di film sullo stesso genere. Anche Ryle รจ stato fin troppo attenuato dalle sue colpe, rivelando la sua storia traumatica solo alla fine del film, trasformandolo troppo rapidamente in un cattivo sprezzante.
Un film che regge per sua gran parte grazie all’impeccabile interpretazione di Lily da parte della Lively, calata nel ruolo con una convincente dose gioia e di sofferenza insieme. Unโ€™occasione mancata perรฒ per il regista, che non รจ riuscito a imporsi facendosi ricordare grazie a uno dei best-seller piรน venduti di sempre in America e nel mondo. La sensazione รจ quella che ad un certo punto non se la sia sentita di premere il piede sullโ€™acceleratore e, quindi, il suo โ€œuomo tossico, violento e dal passato oscuroโ€ รจ diventato uno tra tanti, dunque, dimenticabile.

Peccato, un argomento cosรฌ serio avrebbe meritato un film piรน serio, in grado di far capire lโ€™importanza del tema trattato.


RISPLENDO NON BRUCIO di Ilaria Tuti

RISPLENDO NON BRUCIO di Ilaria Tuti

Titolo: Risplendo non brucio
Autore: Ilaria Tuti
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa, storico
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1 ottobre 2024
Editore: Longanesii

TRAMA


La neve รจ macchiata di sangue, attorno alla torre del castello di Kransberg. A pochi metri di distanza, il Fรผhrer รจ asserragliato in un bunker, preda di deliri e paure dopo l’attentato del luglio 1944. Ma Johann Maria Adami non ha tempo di pensare al poco spazio che lo separa dal dittatore, ultimo responsabile del suo internamento a Dachau. Il professor Adami ha un incarico: scoprire la veritร  che si cela dietro la morte sospetta di un soldato nazista. Suicidio? O un complotto alle spalle di Hitler? Veil Seidel, l’ufficiale delle SS che lo ha prelevato d’imperio dal campo di concentramento, รจ un suo ex allievo e costringe Johann a una sfida contro il tempo: deve ricorrere a tutto il suo acume per sciogliere l’enigma, non solo nella speranza di salvare se stesso, ma per tenere al sicuro chi piรน ama. La neve รจ macchiata di sangue, attorno alle mura della Risiera di Trieste. Non รจ la prima volta che succede, e Ada teme, anzi, sa che non sarร  l’ultima. Ma individuare l’assassino รจ un’impresa impossibile quando la cittร  stessa รจ invasa di assassini, che hanno riempito l’aria di cenere e di terrore. Nel seguire le tracce del colpevole, Ada รจ piรน che mai sola: non ha piรน suo padre, catturato dai nazisti perchรฉ dissidente e portato chissร  dove. Non ha piรน un compagno, scomparso insieme ai partigiani in fuga. Ha soltanto se stessa, il suo cuore, le sue capacitร  mediche… e un segreto. Da proteggere a tutti i costi. Questa รจ una storia di resistenza e coraggio, di orrore e saggezza, di fragilitร  ed eternitร . Questa รจ la storia di un padre e una figlia, divisi dalla Storia e costretti a lottare con tutta l’anima perchรฉ la luce possa tornare a splendere…


RECENSIONE


 

รˆ del secondo conflitto mondiale e della Resistenza che Ilaria Tuti racconta nel suo ultimo libro, ambientato tra Trieste e la Germania, destreggiandosi egregiamente come รจ solita fare, tra unโ€™accurata ricostruzione storica, una narrazione dei sentimenti intensa e lโ€™intreccio giallo che qui guida il lettore alla risoluzione di due casi investigativi. 

La lettura di questโ€™autrice ha sempre una grande presa su di me, accompagnandomi in un crescendo di curiositร  e di appagamento che passa non solo attraverso una trama ben congeniata, ma anche attraverso lโ€™ umana consistenza dei suoi personaggi. 

Due in particolare sono quelli che ci regala in โ€œRisplendo non brucioโ€, ovvero i protagonisti Johann e Ada Adami entrambi medici, padre e figlia messi di fronte a scelte difficili ed eventi tragici durante la seconda guerra mondiale. 

Le vicende si snodano su due piani narrativi differenti, uno per ciascun protagonista, cosรฌ come su ambientazioni che si alternano nei capitoli, portandoci in due luoghi lontani ma intrisi di oscuritร  ognuno a modo proprio. 

Ilaria Tuti racconta infatti di una Trieste dal cielo plumbeo dove la neve si mescola a cenere: รจ dalla Risiera di San Sabba che lโ€™ occhio dellโ€™aquila del Reich decide della vita e della morte, ed รจ proprio attorno a questo sito allโ€™interno del quale stazionano molti prigionieri, che perรฒ non si vedono mai uscire, che si attuano una serie di aggressioni sui quali Ada non puรฒ fare a meno di investigare nonostante i pericoli connessi. 





Parallelamente il padre Johann dovrร  invece scoprire la natura di una morte misteriosa niente meno che presso il castello di Kransberg, sede della Gestapo e del bunker in cui il Fhurer si rifugia dopo un attentato mentre le sorti del conflitto volgono verso la disfatta tedesca. 

Ciรฒ che li accomuna oltre a unโ€™indole votata alla ricerca della veritร , รจ il viaggio investigativo che i due intraprendono per scovare un assassino. 

Un viaggio dalle tinte gialle, ma anche rosse, come il sangue versato in un capitolo della storia tra i peggiori del passato, quelli dei lager nazisti e dellโ€™ideologia della pulizia etnica in favore della superioritร  ariana. 

Uno sfondo che non abbandona mai le vicende e che illustra tanto il male quanto il bene a cui lโ€™ umanitร  puรฒ votarsi. 

Ilaria Tuti delinea personalitร  e relazioni dalle sfaccettature complesse come il rapporto allievo e maestro tra Johann e il suo ex studente ora ufficiale nazista. 

Le dinamiche tra i due infatti accompagnano il lettore in un duello psicologico tra vittima e carnefice, affascinante, lucido e costante, in cui ogni sguardo, silenzio o parola puรฒ sancire la salvezza o la morte. 



Oppure ancora il legame tra padre e figlia, in apparenza pieno di contrasti che poi invece si rivelano essere affinitร  caratteriali. 

Una lotta interiore quella di Ada al cui risultato non puรฒ fare nulla per sottrarsi, come รจ stato per suo padre: tra il desiderio di preservare la salvezza dei propri cari e lโ€™esigenza etica di non restare a guardare inerti il male compiersi senza opporvisi come si puรฒ. 



Una storia densa di personaggi di fantasia dalla struttura psicologica approfondita e articolata, e di personaggi realmente esisti inseriti alla perfezione nelle vicende. 

Unโ€™accuratezza che si evince anche dalla descrizione dei luoghi del conflitto, territori a me familiari e conosciuti che ho conservato nella memoria attraverso i racconti del passato di chi li ha vissuti. 

Pagine queste che mi hanno riportato a vedere Trieste e le zone di confine con gli occhi con cui li osservavo da bambina, quando ancora la divisione tra Jugoslavia e Italia portava su di sรฉ le ferite di un odio recente e lโ€™Europa era un mosaico da assemblare. 

Grazie allโ€™autrice per un libro il cui titolo racchiude il significato della speranza di cui fa messaggere le proprie storie e di cui cโ€™รจ ancora estremo bisogno.