L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman

L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman

Titolo: L’amico ritrovato
Autore: Fred Uhlman
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 27 dicembre 2012
Editore: Feltrinelli

TRAMA


Nella Germania degli anni Trenta, due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L’uno è figlio di un medico ebreo, l’altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. “L’amico ritrovato” è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele, Portogallo. Introduzione di Arthur Koestler.

RECENSIONE


Ci sono temi e argomenti di tale durezza e dolore a volte che si pensa sia possibile parlarne solo in certi termini, come se la violenza e l’odio potessero essere raccontati solo mostrandola spietatamente e senza filtri. 

Non è così. 

Spesso si può parlare di dolore solo facendolo filtrare tra le righe, come un sottofondo che fa capire la drammaticità di certi eventi proprio invece grazie a parole del tutto opposte: quelle sull’amore, sui sogni, sull’amicizia, sulla giovinezza. 

Fred Hulman lo ha fatto, raccontando di un’amicizia tra due sedicenni nella Germania degli anni più terribili della storia. 

L’amico ritrovato racconta attraverso gli occhi e i ricordi di Hans ormai adulto la sua profonda per quanto breve amicizia con un nobile coetaneo ai tempi della scuola, Konradin, conte di Hohenfels. 


Poi con un gesto stranamente goffo ed impreciso, mi strinse la mano tremante. “Ciao, Hans,” mi disse e io all’improvviso mi resi conto con un misto di gioia, sollievo e stupore che era timido come me e, come me, bisognoso di amicizia. 


Di per sé le amicizie formatesi in giovinezza tendono a essere fatte di una lega dura, solida nella sua costruzione ma tenera nella sostanza composta di istinto, cuore, genuinità e sogni, perché la realtà delle esperienze non hanno ancora intaccato la purezza dello spirito. 

Se però a tutto ciò aggiungiamo il fatto che i due ragazzi in questione sono il figlio di un medico ebreo e il rampollo di una nobile famiglia filonazista negli anni 30 allora un legame così può assumere connotazioni ancora più importanti. 

Ce la farà un affetto così forte come quello tratteggiato a resistere ad un background agli antipodi, alle diversità di pensiero, di religione, al condizionamento delle famiglie, all’ideologia nascente e dilagante del disprezzo e dell’odio razziale? 

Tutto questo è condensato in poche pagine, perché più che un romanzo questa è una novella che però ha tutte le caratteristiche del romanzo, solo in miniatura, come viene spiegato nella prefazione: uno stile molto descrittivo, tanto da immergere il lettore nei verdi paesaggi della Svevia, nei suoi colli azzurrini, e nei profumi della Foresta Nera, dove i boschi scuri, odorano di funghi e di resina, una narrazione in prima persona volta a rievocare il passato, che avvicina molto il lettore al narratore e alla sua sensibilità di sedicenne immerso nelle fatiche adolescenziali, che si nutrono dell’insicurezza di sé e dell’ l’incertezza del futuro, in cui tutti possiamo riconoscerci nonostante il periodo storico differente. 


Non andavo mai a casa loro né loro venivano mai a trovare me. Un altro motivo della mia freddezza, forse, era che avevano tutti una mentalità estremamente pratica e sapevano già cosa avrebbero fatto nella vita, chi l’avvocato, chi l’ufficiale, chi l’insegnante, chi il pastore, chi il banchiere. Io, invece, non avevo alcuna idea di ciò che sarei diventato, solo sogni vaghi e delle aspirazioni ancora più fumose. Volevo viaggiare, questo era certo, e un giorno sarei stato un grande poeta. 


Man mano che si procede nella lettura si passa ad una narrazione che comincia a far intravedere il precipitarsi degli eventi, che annunciano l’oscurità che sta per ammantare la ridente e vivace Stoccolma. 


Il lungo e crudele processo che mi avrebbe portato a perdere le mie radici era iniziato e già le luci che avevano guidato il mio cammino si stavano affievolendo. 


Non si viene però afferrati dall’angoscia perché i terribili eventi che si stanno affacciando al presente dei due protagonisti vengono fotografati nella loro assurdità proprio attraverso i pensieri dei due ragazzi così presi, immersi e coinvolti nel fondamento del loro affetto amicale che i fatti storici finiscono per restare in secondo piano, sullo sfondo di cui parlavo all’inizio. 

Il lettore sa quale sarà la gravità e la portata di tali eventi ma sente, anche grazie alla profondità e al realismo descrittivo dell’ ambientazione sia fisica che temporale con cui l’autore racconta questo legame, che un affetto di tale portata in qualche modo dovrà per forza sopravvivere allo tsunami che sta per abbattersi sull’Europa e sul mondo. 

Il lettore spera quindi, perché è proprio la speranza che ha resistito nei tremendi anni del nazismo e della guerra. 

Una lettura questa che è stata assegnata a mio figlio quattordicenne per le vacanze natalizie e che mi è capitata quindi per caso, ma non a caso in questo periodo. 

Ho deciso di leggerlo ed è stata una scoperta, nella sua semplicità e brevità è stata una carezza, un tocco di tenerezza e nostalgia che mi hanno commossa. 

Adatta per questo sia a ragazzi che adulti. 

Da questo libro è stato tratto anche un film del 1989 di produzione francese per la regia di Jerry Schatzberg. 

Un racconto che commuove, per tutti coloro che desiderano ricordare e hanno ritrovato qualcosa o qualcuno nonostante pensassero di averlo perso per sempre. 


TI MANGIO IL CUORE di Pippo Mezzapesa

TI MANGIO IL CUORE di Pippo Mezzapesa

Titolo: Ti mangio il cuore
Regia: Pippo Mezzapesa
Tratto dal libro: Ti mangio il cuore di Carlo Bonino e Giuliano Foschini
Genere: Drammatico/Romantico
Film per il cinema
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 22 settembre 2022
Produzione: Indigo Film, Rai Cinema

TRAMA


L’amore proibito tra Andrea, riluttante erede dei Malatesta, e Marilena, la bella moglie del boss mafioso di Camporeale, riaccende un’antica faida tra due famiglie rivali nel promontorio del Gargano.

RECENSIONE

Oggi vi parlo di un film visto di recente, liberamente ispirato ad un libro di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, Ti mangio il cuore.

Il libro è un’inchiesta sulla mafia del Gargano, una mafia meno conosciuta di altre ma altrettanto spietata, con criminali che uccidono le loro vittime sparando loro in volto, in modo da cancellare la loro memoria e mettendo in pratica sui corpi rituali molto crudi.

Il film dal quale il libro è tratto è in bianco e nero e si apre con una sparatoria che stermina un’intera famiglia. Un bimbo è l’unico sopravvissuto e anni dopo vendicherà la sua famiglia.

Le immagini in bianco nero catapultano lo spettatore in un ambiente rurale, duro ed aspro, dove gli uomini hanno perso la loro umanità e le bestie hanno probabilmente più sensibilità degli esseri umani. Un amore proibito tra Marilena ed Andrea, rappresentanti di due clan rivali, è l’inizio di una tragedia immane.

Il personaggio di Marilena, interpretato da una bravissima Elodie, è ispirato alla figura di Rosa Di Fiore, prima vera pentita della mafia garganica che ha avuto figli da due diversi capi clan, in lotta fra di loro. “Spulciando” su internet ho appreso che Rosa è figlia di una famiglia perbene, cosa che mi ha veramente colpita: una donna onesta che si innamora di due criminali dai quali avrà dei figli, e che fortunatamente capisce che invece a loro deve dare un futuro migliore.

Sono le figure di donne diverse a essere tratteggiate in questa pellicola: ci sono madri spietate come la suocera di Rosa, complici dei crimini dei loro figli, e ci sono madri che invece sanno di dover crescere i propri in maniera onesta.

Poi c’è Marilena che è sì la compagna di due boss, ma è anche una donna sensibile che probabilmente si è trovata in una situazione più grande di lei e non sa come uscirne.

La scena finale della processione di paese, con le donne vestite di nero e coperte dal velo, è particolarmente struggente e restituisce dignità ad una donna che ha deciso di cambiare completamente vita nonostante le difficoltà che questo comporta.

La regia del film è di Pippo Mezzapesa, e a lui va un plauso per aver saputo rendere al meglio la tragicità di diverse vite umane e dell’arretratezza culturale dove la donna è solo un accessorio dell’uomo, una banale incubatrice che deve mettere al mondo uomini in grado di comandare e uccidere.

Il libro inchiesta degli autori raccoglie testimonianze su questa mafia spietata, detta anche la mafia dei montanari: quegli stessi montanari che si rendono conto di quanto sia facile nascondere  armi e droga contrabbandate in un territorio complesso come quello del Gargano.

Nel libro sono raccolte diverse storie, tra le quali quella di Rosa di Fiore appunto alla quale si è ispirato Mezzapesa nella realizzazione del film. Possiamo quindi dire che la differenza principale tra film e libro è  che nel primo, pur facendo riflettere su un  problema ancora attuale come quello della mafia, la narrazione è principalmente indirizzata al legame sentimentale fra i due protagonisti e l’odio delle loro rispettive famiglie, quasi ricordando il dramma dei Montecchi e dei Capuleti.

Consiglio a tutti la visione di questo film, crudo ma bellissimo, e la lettura dell’omonimo romanzo che offre un’analisi approfondita della mafia del Gargano.

CAMBIA IL VENTO di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

CAMBIA IL VENTO di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Titolo: Cambia il vento
Autore: Amalia Frontali e Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 23 gennaio 2023
Editore: Words Edizioni

TRAMA


Exeter. 1886.Mr. Devon Holmes è partito dal basso. Ha iniziato a lavorare come mozzo a sedici anni e nel volgere di un decennio è diventato prima capitano e poi armatore. Grazie alla sua abilità negli affari è riuscito a sposare lady Costance, figlia del conte di Norfolk, nobile ma in dissesto finanziario. L’unione tra i due non è mai stata né intima né felice e il disastro economico in cui Holmes sarà coinvolto, non potrà che peggiorare la situazione, ma il destino ha in serbo per lui qualcosa di inaspettato; del resto, un vento che cambia può far succedere di tutto, anche stanare una passione sopita…

RECENSIONE


«Vi ho mai parlato dell’Euro, Constance?» «Il vento caldo che scioglie la neve?» «Sì, esatto» si stupì. «Come fate a ricordarvene?» «Non ho dimenticato una sola parola delle vostre lezioni sui venti.» Devon sorrise compiaciuto. «Be’, credo che finalmente l’Euro stia arrivando. Ci ha messo del tempo, ma ora è qui.»


Si dice che i primi cenni storici a nomi dei venti risalgano addirittura all’Odissea, in cui Omero indica quattro venti principali. I loro nomi erano BoreaEuroNoto e Zefiro che accompagnarono Ulisse nei suoi viaggi, descrivendo le sue avventure ed emozioni, proprio come accade in questo romanzo bellissimo, in cui i venti danno nome ad ogni capitolo. Una scelta perfetta, che crea un legame indissolubile tra la natura e gli eventi che coinvolgono i protagonisti del racconto, con le loro paure, debolezze, fragilità, speranze, sogni e desideri.

Avevo già avuto modo di conoscere la bravura e soprattutto l’alchimia che si genera tra queste due autrici, Amalia Frontali e Rebecca Quasi, con Accordi. Avere la possibilità di godere ancora del loro talento, fuso insieme, è stato incredibile. Cambia il vento è una storia che aveva bisogno di essere ampliata, fino a divenire un romanzo. Le ragioni sono diverse, in primis per i due protagonisti, caratterizzati in modo magistrale e di cui c’era necessità di capirne meglio le profondità psicologiche e i segreti del cuore.


Non si alterava mai, non si spazientiva, non si faceva mai cogliere in fallo. Era di una perfezione intimidatoria. Anche con i figli si comportava così, solo che loro li amava anche. Di un amore immenso e incondizionato, che lui guardava come uno spettatore, attonito e sedotto.


A definire alla perfezione Lady Constance questo passaggio, che le autrici raccontano attraverso gli occhi del marito. Mrs Holmes, alias Lady Constance, si raffigura nella narrazione come una donna di solidissimi principi morali e acuminata perspicacia, capace di apparire inscalfibile agli altri grazie ad una ferrea disciplina costruita per sedare le emozioni, ma non per non averne. Anzi.

Una donna forgiata per rispettare e seguire le regole dell’alta società, che si distingue per un profondo spessore umano, che non inganna nessuno, lettore compreso. Eppure, il suo rigore a volte mostra delle crepe, facendo intuire mediante sguardi che valgono più di mille parole, la presenza di un’anima indomita, un calore nascosto che avvince moltissimo e di cu si ha bisogno di scoprirne l’origine.
Sarà lei a raccontarsi attraverso diari e lettere che aprono scenari passati in cui le sue emozioni sono vive, raccontate con dovizia di particolari e seguirla nel suo viaggio diventa ad ogni ricordo sempre più appassionante. Una ricostruzione di quelli che sono i suoi primi incontri con Devon, le sue impressioni, i sogni e desideri che provava e cosa sia diventato il loro matrimonio a distanza di quasi vent’anni. Chi sia adesso la donna che si cela sotto il vestito della Lady di ferro e capire chi prenderà il sopravvento sarà meraviglioso, sotto gli occhi attenti non solo dei suoi affetti più cari, ovvero il devoto marito, gli adorati figli ma anche l’imperturbabile felino a cui è affezionatissima.


Posy, al contrario, era stato pessimo, si era adattato ai cuscini logori dei Chesterfield come se fossero velluti nuovi di zecca.


Le due autrici mostrano con sublime padronanza uno stile di scrittura perfetto, tanto evocativo e poetico nel descrivere paesaggi o merletti, quanto efficace a raccontare cosa ci sia nel cuore dei personaggi, i loro pensieri e sensazioni. Si entra nella loro anima tanto quanto se ne percepisce la vista, il tatto, l’olfatto. La cabina di regia è strutturata su una base solidissima, quella di un’affinità elettiva che permette loro di fondersi in un’unica penna senza distinzioni o strappi.


Devon non poté fare a meno di sentirsi il solito stupido bifolco, il villano pretenzioso che sprecava energie nella disperata impresa di comunicare con una creatura che era nata per essere contessa. «Vi prego di considerare le mie parole seriamente: dovete sapere che qui… qui a Bradford, la gente… non la gente in generale, la gente sposata, quelli sposati tra di loro intendo… dormono insieme.»


Le dinamiche di un amore che lega un uomo e una donna diversi caratterialmente, di classe sociale differente, uniti da un matrimonio basato sul silenzio, su una devozione celata, un desiderio quasi sopito, e soprattutto sull’assenza e sull’incomunicabilità. Aspetti di coppia che sicuramente accomunavano tantissime coppie all’epoca ma non si può non pensare a quanto la tematica possa essere oggi attuale, confermando la bellezza e la profondità di questo libro, sì di genere storico ma che potrebbe essere interpretato in chiave moderna, senza alcun dubbio.
Il senso del dovere di Constance, quello di inadeguatezza di Devon rispecchiano tante situazioni di coppie che come loro si sono allontanate, ma non perdute totalmente. La riscoperta dei sentimenti che li legano ma che sono stati trattenuti e censurati per troppi anni tocca il cuore perché fidarsi è una sfida impossibile, eppure diventa necessario affidarsi all’altro quando tutto viene meno.


Constance era ostaggio della sensazione di sentirsi di passaggio in quel luogo, di dover tornare, prima o poi, a una qualche forma di normalità molto lontana. E la colpa, di questo era certa, era di Devon, della sua latitanza, del suo infantile negarsi, dell’essere sfuggente come un alito di Altano, il vento leggero che accarezza il mare e poi sparisce.


Spesso occorre allontanarsi da ciò che ci è familiare, da ciò che conosciamo per smettere di sopravvivere e ricominciare a vivere, e forse ricostruire ciò che sembra perduto. Dalle macerie è possibile fondare qualcosa di nuovo e bello, di autentico.

Cambia il vento è un libro che mette al centro la potenza del cambiamento, e racconta con struggente armonia quanto la sua portata possa spiazzare, travolgere e spaventare chi ne è coinvolto, ma allo stesso tempo è il cambiamento a fare la differenza, modificando prospettive inaccettabili, svelando verità nascoste, creando nuovi equilibri e togliendo pesanti maschere. E se il vento soffia dalla parte giusta vi è anche la speranza di riaccendere la brace rimasta sotto la cenere fino a innescare di nuovo il fuoco, quello di una coppia e di una famiglia quasi perdute.


Scelse un vento. Si figurò di essere in mezzo al mare e di poter ordinare a piacimento il vento ideale. Scelse lo Schiavo, perché mai come in quel momento gli sembrava di essere in catene, e gli ordinò di condurlo in salvo. Il buon vento di Nord-Est non tardò ad arrivare e tentò di svolgere il proprio compito, sforzandosi di sottrarre il povero marinaio al canto della sirena, ma invano: l’ammaliatrice spostò la bocca sul collo di Devon e il naufrago si arrese.


Un’opera meravigliosa che conferma la bravura straordinaria di due signore il cui talento raffinato non manca di stupire.

UNA STORIA DI SESSO di Miss Black

UNA STORIA DI SESSO di Miss Black

Titolo: Una storia di sesso
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Dicembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Brielle e Frank si sono incontrati in un club per scambisti. L’idea è stata del ragazzo di Brielle, ma i risultati poi non gli sono piaciuti. In quanto a Brielle, lei non voleva neppure andarci. Con l’uomo che le è capitato si è trovata bene, Frank è un bel tipo ed è bravo a letto, ma non sentiva il bisogno di sperimentare.
Ormai, però, ha sperimentato. Il suo ragazzo si è infuriato e l’ha mollata nel mezzo del nulla, andandosene. Frank le ha dato uno strappo verso il centro.
Sembra l’inizio di una storia di sesso, erotica ma inconsistente, solo che…

RECENSIONE


Quella che aveva puntato Frank portava un vestito orientale con dei ricami di crisantemi dorati, una specie di stola di seta nera e una parrucca… doveva essere una parrucca, giusto?

Avrebbe dovuto avere un aspetto lezioso, ma più che altro sembrava terrorizzata. Frank non capiva perché, nessuno le aveva obbligate a venire. Anzi. Lo Switch era un club privato. Un club per scambisti.


Torna a tenerci compagnia la signora Black, che ha fatto del genere erotico una dimensione letteraria speciale, ricca di sfumature emotive, in grado di intenerire, infuocare, commuovere, riflettere e intrattenere, come in questa storia, il cui titolo essenziale e diretto racchiude il suo stile, graffiante e asciutto.
Una storia di sesso parla di sesso, ovvio, non solo perché è una delle componenti che ritroviamo sempre nelle storie di questa autrice eclettica ma soprattutto perché è il sesso il motivo scatenante l’incontro dei due protagonisti, Frank e Brielle. Non è la prima volta che accade nei suoi libri, ma stavolta l’ambientazione, un club per scambisti, aggiunge un elemento piccante di notevole portata, se non una delle trasgressioni più diffuse e praticate.


«È molto geloso. Troppo. Ha proposto una serata in un club per scambisti, in modo da sublimare una volta per tutte la sua gelosia».


Brielle, come accade forse per molti partner, si ritrova ad assecondare il desiderio del proprio compagno a vivere un’esperienza piuttosto trasgressiva, ovvero concedersi ad un’altra persona, insieme o separatamente, in modo occasionale. La voglia di novità e il desiderio di rompere la monotonia del rapporto o, molto semplicemente, per sperimentare qualcosa di nuovo sono le più frequenti dinamiche che spingono a questo tipo di erotismo, in cui l’altro è visto di base come oggetto sessuale, in rapporto alla sua capacità di far provare piacere e appagamento. E in questa situazione a guadagnarci è proprio Brielle, che con Frank si ritrova a vivere un sesso a a cinque stelle:


Poteva sembrare una follia, ma non aveva mai conosciuto nessuno bravo a letto come quel tizio. Nessuno le aveva mai dato tanto piacere. Con lui era facile lasciarsi andare.


Passare dal panico al piacere estremo, così coinvolgente da dimenticare tutto il resto, è un attimo e quello che sembrava essere un semplice incontro di sesso occasionale assume tutt’altra portata.

Scoprirlo sarà divertente, spassoso, a tratti anche turbante (e conturbante) ma soprattutto liberatorio, sensazione che accade di frequente durante le letture di Miss Black, autrice capace di regalare storie mai banali, che mettono a fuoco in modo perfetto tematiche attuali come il prezzo che richiede il successo (a più livelli), il senso di inadeguatezza e inferiorità che confondono fino a far dubitare di ogni cosa o persona, e l’umana inclinazione a sottovalutare i momenti che rendono felici anche avendo poco e nulla, anche senza essere nessuno se non tutto per noi stessi e chi riteniamo importante nella nostra vita.


Ripensò al modo in cui Frank l’aveva seguita nel labirinto, quella sera. Aveva scelto lei, proprio lei. L’aveva acchiappata per la vita e, per un attimo, Brielle aveva sentito il suo corpo dietro al proprio. 


Il labirinto è un elemento che è presente sia all’inizio che alla fine della storia. Il labirinto è anche una metafora per il libro, ovvero un luogo che in cui ci si perde, fatto apposta per disorientarsi e smarrirsi. Ecco, Miss Black ci regala proprio un’esperienza simile, con la finale soddisfazione di essere stati appagati in ogni senso.

What’s better?

QUANDO TUTTO SEMBRA IMMOBILE di Roberto Emanuelli

QUANDO TUTTO SEMBRA IMMOBILE di Roberto Emanuelli

Titolo: Quando tutto sembra immobile
Autore: Roberto Emanuelli
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: ottobre 2022
Editore: Sperling & Kupfer

TRAMA


Roma, 2022. Erba appena calpestata, pini mossi dal vento e sale. È di questo che profuma il quartiere in cui Daniele è cresciuto. Un quartiere di periferia, dove tutti si conoscono e si aiutano, ma dove basta un attimo per prendere la strada sbagliata. Ed è qui che, dopo tanti anni, Daniele ha deciso di tornare per cercare conforto: Margherita, l’unica donna che ha mai amato, se n’è andata. Lui è distrutto ma non riesce ad ammetterlo. Con nessuno, nemmeno con gli amici che pure sono sempre al suo fianco. Daniele è fatto così: ha un universo di emozioni nascosto in fondo al cuore, ma non è capace di esprimerlo. La vita è stata dura con lui e gli ha insegnato che, per non soffrire, i sentimenti vanno celati, soffocati. È come se fosse paralizzato, in trappola, mentre una guerra silenziosa lo agita nel profondo. Una guerra che non può vincere. Contro se stesso, contro Margherita, contro il suo passato. Ma è proprio la lotta con il passato che lo porta a intraprendere un lungo e doloroso viaggio. Ciò che scoprirà alla fine del cammino, però, è che la felicità è sempre stata a un passo da lui. Perché, a volte, bisogna restare immobili per andare avanti.

RECENSIONE


Alcuni libri hanno il pregio di riuscire a trasportarci in una dimensione che è o è stata nostra, evocando l’essenza di un momento vissuto, la sensazione di dejavu, la familiarità con tratti caratteriali che ci appartengono, momenti dell’esistenza che sono o sono stati fotocopia della nostra.

La scrittura di Roberto Emanuelli è in grado di far sentire i pensieri e gli stati d’animo dei suoi personaggi, nodi in gola, nostalgia, inquietudine, tenerezza.

È attraverso il protagonista del libro, Daniele, un personaggio tra i più autobiografici tra quelli dei suoi precedenti lavori, che l’autore ci fa sentire tutto quello che anche questo protagonista prova e che si percepisce essere anche molto vissuto dell’autore.

Più di tutte rispetto alle altre Daniele ci fa percepire l’immobilità citata nel titolo.


Forse, mi dico, dovrei farmi aiutare, dovrei parlare con qualcuno: forse potrei convivere meglio con quello che ho dentro, con questa mia sensibilità troppo grande per un mondo che corre e corre e mi fa sentire piccolo, inadeguato, in affanno, indietro. Mi immobilizza. Ecco, mi sento immobile, affacciato a una finestra, a guardare la vita degli altri che passa.


Un’immobilità a cui la storia d’amore con Margherita non sopravvive e che lo costringe a una continua lotta con sé stesso e con la sua incapacità a manifestare le emozioni, a vivere sempre con il freno a mano tirato, atterrito dalla paura, dalla sensazione di inadeguatezza.

Vi è mai successo di sentirvi così?

Fermi, prigionieri, come con i piedi nel fango, incapaci di uscire da una dimensione, dalla solitudine, dalla prigione dello spirito?

Come afferma Roberto Emanuelli, provare l’immobilità dell’anima, sentirsi intrappolati dai nostri stessi pensieri, non riuscire a riempire quel buco interiore che divora da dentro può rappresentare una condanna.

Chi l’ha provato su di sé, chi ne è tuttora prigioniero e chi ci sta combattendo lo sa bene.

Potendo assistere alla presentazione del libro di persona ho constatato che anche l’autore lo sa bene e ha voluto condividerlo con i suoi lettori proprio attraverso questo protagonista, un uomo in lotta con le sue paure, incapace di esprimere le proprie emozioni, al contrario impegnato perennemente a soffocarle, schiavo delle sue ossessioni unico appiglio in una realtà che sembra subire, e che sono l’unica cosa che lo aiutano ad andare avanti.

Daniele è stato un personaggio che mi ha suscitato sensazioni opposte: da un lato la fatica del sentire questo dolore così impregnante in vari aspetti della sua vita e così familiare per alcuni aspetti, dall’altro il fascino esercitato da un uomo così problematico.

Credo che quest’ ultimo aspetto sia da ricondurre al fatto che quella stessa tenebra che lo avvolge e lo tormenta è anche il tratto che ne decreta la grande fragilità e di conseguenza la spiccata sensibilità.

Un dualismo che credo sia ben rappresentato da questo estratto:


Non so farmi scivolare facilmente le cose di dosso. Non ne sono mai stato capace. Io che mi innamoro delle stelle in quel cielo blu e illuminato, mentre dentro di me è tutto troppo buio e pieno di guerra per raccontarlo.


Daniele si fa attraversare dalle cose che gli si radicano dentro, non sa farle scivolare via e con lui le sentiamo anche noi lettori, incastrati sempre più pagina dopo pagina nella profondità di questo abisso che si apre anche al nostro sentire attraverso i suoi pensieri, ossessivi, cupi a volte, ostinati.


Questa fitta profuma di stazioni abbandonate, colme di malinconia e solitudine. Io le sento le cose, quando arrivano, quando restano, quando se ne vanno: è la mia condanna.


Una condanna verso cui comunque egli non si dimostra mai passivo: la guerra che sente dentro la combatte strenuamente, usando tutti gli strumenti che ha a disposizione e che è in grado di esercitare nella forma di atteggiamenti ossessivi, fobie, piccole manie.

È una lotta contro se stessi quella che ci racconta l’autore in cui la storia del protagonista non è niente altro che il tentativo di sopravvivere a questa guerra.

Ben costruita la narrazione in un’alternanza di presente e passato attraverso cui riusciamo a conoscere meglio Daniele e a cogliere sempre di più questo suo essere intrappolato, fin dai tempi della sua formazione.

Questa infatti è anche una storia che parla di famiglia e di quanto abbia il potere di plasmarci così come l’ambiente in cui nasciamo.

L’ autore ci racconta della sua amata Roma, dei suoi angoli meno luminosi, quelli di periferia dove non tutti si salvano ma nemmeno soccombono.

Ci racconta della paura dell’abbandono, della solitudine, di un sogno dalle forme di torte e meringhe, di fratellanza, di amici e amori e uno degli aspetti che più mi hanno colpita, anche dei profumi.

Il profumo di un luogo, di una situazione, di uno stato d’animo:


Che non è mai solo il profumo vero di quella cosa. Il mare, per me, non odora solo di mare, ma anche di mandarino, di albero di Natale, di albe al campeggio, di foglie mosse dal vento, di promesse che sapranno resistere a tutto senza infrangersi mai.


Lo fa utilizzando passaggi degni della poesia più sensibile, tracce disseminate sulle pagine di un cammino di crescita personale, fatto di consapevolezza e trasparenza che poi si rivela anche dal punto di vista artistico.

È lo stesso autore a raccontarlo in occasione del firma copie del libro a cui ho assistito durante il quale con totale onestà spiega come “Quando tutto sembra immobile” è coinciso con un nuovo percorso rispetto ai suoi libri precedenti e che corrisponde anche  all’aver affrontato disturbi e difficoltà proprie di un’anima sensibile, emotiva, a volte fragile.

«Il problema siamo noi esordisce davanti alle sue lettrici in quell’occasione.»

Una consapevolezza di cui Daniele è l’emblema e attraverso cui l’autore ci sta anche dicendo che è una lotta certo, ma una lotta che si può vincere, perché a forza di provarci dall’ immobilità si può uscire.

FOG di Daniela Ruggero

FOG di Daniela Ruggero

Titolo: Fog
Autore: Daniela Ruggero
Serie: Autococnlusivo
Genere: Dark romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Sono Raul Campbell il re indiscusso di Detroit.
Sono il capo del traffico di armi, degli incontri clandestini e il futuro pappone delle donne di mio padre. Il mio destino è scritto nel mio cognome, ma qualcuno sta tentando di usurparmi il trono.
Mi chiamo Ryan Miller, sono il diavolo della 8-Mile, sono cresciuto in una roulotte ai margini di una città che ha dominato il mondo. Sono il frutto del degrado e dell’indifferenza.
Due uomini lontani che si incontrano per un caso fortuito, un dominatore e un assassino senza scrupoli che si consumeranno nel desiderio.
I ruoli si invertiranno e in una guerra per il territorio scopriranno che l’amore non conosce limiti se non quelli dettati dalla paura.  

RECENSIONE


Ritorna Daniela Ruggero con un dark romance coinvolgente, ambientato nella fumosa Detroit. Il titolo Fog racchiude in sé il senso della storia: la nebbia, che avvolge, confonde interiormente fino a isolare riempiendo di dubbi e caos. Sensazioni che spiegano benissimo l’atmosfera che definisce questa storia di amore, follia, ossessione e violenza, che entra dentro e squarcia, un racconto forte, forse a tratti non adatto ai deboli di cuore. Protagonista del libro Raoul Campbell, giovane ragazzo che ha ereditato un impero da suo padre, un malavitoso dedito al traffico di armi, prostituzione, scommesse e molti altri affari illegali. Un uomo cresciuto nella violenza, che ha perso la madre da bambino e che odia suo padre pur consapevole di essere diventato uguale a lui.

Ryan Miller è cresciuto con una madre tossica, ha avuto un’infanzia orrenda e l’incontro con Raoul cambia per sempre la sua vita. Raoul ha un desiderio tormentato nei confronti di Ryan, lui, il re nero di Detroit, colui che semina terrore e paura in città, si ritrova alle prese con un amore che lo ossessiona, con una passione bruciante che lo consuma. Ed è questo che ci fa capire che Raoul, nonostante tutto, è ancora un essere umano capace di provare emozioni.

Nonostante il dolore, nonostante la rabbia, nonostante sia un’anima dannata. Ryan entra nella vita di Raoul diventandone uno dei dipendenti, lasciandosi alle spalle una vita di miseria e finendo in una reggia, anche se questo non lo scalfisce, non nell’ immediato.

Non vuole amare, l’unica donna che avrebbe dovuto amarlo lo ha dato in pasto ai lupi, eppure Raoul gli è entrato sottopelle, anche lui è consumato dal desiderio ed arriva al punto di rischiare la sua vita per Raoul. Due anime tormentate che nel sesso trovano la loro valvola di sfogo, si divorano per saziare l’enorme fame che hanno l’uno dell’altro.


Fu l’attimo che precedette l’oblio, la distribuzione, il delirio di un’attrazione sconosciuta, priva di logica. Appoggiò le labbra sulle mie e le morse, avvertii il sapore del sangue. Il bacio che seguì fu tanto carnale da consumarmi”.


Raoul e Ryan fanno parte del club dei cattivi, non hanno scrupoli, le loro mani sono coperte di sangue e l’unico dispiacere provato da Raoul è per le sue camicie costose macchiate del sangue dei suoi nemici. Eppure, non si può fare a meno di amarli: perché è stato il mondo a renderli così, sono stati i loro genitori a trasformarli in due bestie, sono stati ripetutamente abusati e il trauma li ha resi ciò che sono ora. La narrazione in prima persona è stata la scelta migliore, perché sono i protagonisti a raccontarci i loro tormenti, i loro più profondi desideri sessuali e tutta la loro vita carica di violenza.

Daniela Ruggiero conferma con questo romanzo il suo incredibile talento nello scrivere dark romance graffianti e crudi, che non risparmiano emozioni forti ma capaci di coinvolgere profondamente. La componente erotica divampa tra le pagine intrecciandosi a una intensa sensualità che non cede mai il posto alla volgarità.

Fog è una storia bella e appassionante, cruda ma al tempo stesso avvincente. Scoprire se l’amore possa salvare un’anima destinata alla dannazione, permettendo alla luce di dissolvere la nebbia fino a guardarsi davvero sarà un’esperienza da non perdere.                  

SERIE STAR CROSSED, Vol. 1 e 2 di Leisa Rayven

SERIE STAR CROSSED, Vol. 1 e 2 di Leisa Rayven

Titolo: Cancella il giorno che mi hai incotrato e Puoi fidarti di me
Autore: Leisa Rayven
Serie: Star Crossed
Genere: Contemporary
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2015
Editore: Fabbri editore

TRAMA


Cassandra e Ethan. Quando sono sul palco insieme, a nessuno sfugge l’attrazione e la potente alchimia che si sprigiona tra loro appena si sfiorano o si guardano negli occhi. Una passione che toglie il respiro, davanti alla quale è impossibile restare indifferenti. Tanto che all’Accademia d’Arte di New York vengono scelti come protagonisti per lo spettacolo di fine anno, Romeo e Giulietta, la storia d’amore più famosa di tutti i tempi. Però, una volta calato il sipario e smessi gli abiti di scena, il rapporto tra Ethan e Cassandra si rivela complicato e ingestibile. Anni dopo, scritturati di nuovo per interpretare una coppia di amanti, Cassandra e Ethan si ritrovano sul palco ad affrontare i demoni del loro passato e il fuoco di quella passione che, nonostante il tempo, non ha mai smesso di ardere. Ma può un amore così intenso e lacerante finire davvero? Se Romeo e Giulietta li ha fatti avvicinare, questa nuova pièce rischia di distruggerli una volta per tutte

RECENSIONE


Questa è la storia di un grande amore, uno di quelli che si potrebbe raccontare in un libro, e nel caso specifico l’autrice bestseller internazionale Leisa Rayven di volumi ne ha scritti ben due.

Due volumi che racchiudono un percorso di vita tortuoso, costellato di cadute e risalite, che per anni ha unito e separato due giovani ragazzi, troppo inesperti per gestire il sentimento travolgente che nasce tra loro, così potente da divenire spietato per entrambi.


Avverto il suo sguardo su di me ancora prima di vederlo. Resisto alla tentazione di cercarlo: se c’è una cosa che ho imparato è che con Ethan Holt devo tenere a bada l’istinto. Quando non l’ho fatto, tra noi è andato tutto a rotoli. Era l’istinto a dirmi che lui poteva darmi qualcosa, mentre invece non era affatto così.


Una delle particolarità che colpisce di questa dilogia è il lungo viaggio di crescita personale che coinvolge i due protagonisti. Nonostante la tipologia di coppia (lei timida e insicura e lui solitario e carismatico) non sia particolarmente originale ciò che avvince è il messaggio che traspare chiaro: ci sono anime gemelle destinate a non riuscire a stare insieme, perché l’amore non basta.

Quella che unisce fin da subito i Ethan e Cassie è una connessione profonda, un senso di riconoscimento che l’autrice spiega benissimo, facendo entrare nella scena chi legge ad una velocità spiazzante.


Restiamo immobili per qualche secondo; mentre ci guardiamo negli occhi, l’aria tra noi si solidifica, legandoci come parti di un unico corpo.

Ci muoviamo più in fretta, eppure ogni gesto è perfetto, preciso. È una complicata coreografia che non abbiamo mai provato, ma che in qualche modo i nostri muscoli ricordano. È una sensazione incredibile. Siamo in quello stato magico in cui a volte gli attori riescono a entrare, quando l’energia scorre liberamente e apre il cuore, la mente e il corpo.


Un esercizio sul palco in grado di creare in pochi attimi un’istante di magia. Ethan e Cassie sono attratti l’uno dall’altra, come pezzi di magnete che si ricongiungono insieme anche non volendo, nonostante la distanza e il dolore.

Eppure, al di là di un destino complice ma anche perverso, questa storia ricorda con intensità quanto talvolta l’amore non sia sufficiente per mantenere una relazione, nonostante che quell’anima che abbiamo incontrato sia il riflesso della nostra. Capita che ci siano complicazioni inconciliabili, oppure costi fisici ed emotivi troppo alti da poter sostenere. Ci sono amori impossibili che ci fanno vivere frammenti di tempo perfetti, fugaci e intensi, ma che, sin dal principio, hanno incisa la data di scadenza.

Shakespeare una volta ha scritto: “Mai è stato liscio il corso del vero amore”. Una citazione che sembra essere dedicata proprio a questa storia d’amore, ambientata nell’affascinante mondo del teatro, in cui i due protagonisti, Ethan e Cassie, sono troppo giovani per poter vivere e gestire un sentimento fin troppo grande per la loro maturità, destabilizzandoli entrambi:


«Perché sei così…» «Così come? Fastidiosa? Irritante?» «Bipolare.» Questa non me l’aspettavo. «Oh. Io… Eh?» Sospira e scuote la testa. «Ti ho vista prima mentre fingevi di essere come loro. Gli hai dato quello che volevano, ed è assurdo visto che sono degli schifosi leccaculo, finti come una banconota da tre dollari. Però con me sei irrequieta, permalosa e ingenua da non crederci. Cos’è, non ti piaccio abbastanza da recitare anche con me?»


Già dal primo incontro, Ethan osserva Cassie da lontano, studiandone le mosse da dietro le quinte. Lui abile osservatore, capace di intercettare le emozioni, che è abituate a trattenere dentro di sé. Vederla davvero sarà istintivo, naturale, come se avesse a disposizione una lente di ingrandimento capace di andare oltre la superficie, oltrepassando quel lato apparente che Cassie è abile a offrire di sé ogni volta che si sente inadeguata, lei attrice dal talento innato.

Sarà la passione per il teatro a farli conoscere, il talento a legarli e l’amore a dividerli fino a che la vita deciderà per loro, rimettendoli sulla stessa strada, seppur profondamente cambiati. Decidere quale sarà l’attimo in cui finalmente potersi capire e fidarsi sarà un’impresa quasi impossibile.

Tra vicende che legano il presente al passato, Leisa Rayven racconta la storia di un amore giovanile bellissimo e tormentato centellinando sfumature, svelando gradualmente verità nascoste, segreti troppo dolorosi da poter essere condivisi.


La verità è che a convincermi a cambiare davvero non è stato incontrarti, ma incontrarti e poi perderti.


Ethan e Cassie si cercano, si inseguono fino a ferirsi, si proteggono rinunciando a quello che li unisce, ribaltando i ruoli di chi scappa e chi resta, e il momento giusto per essere felici sembra non arrivare mai. Una rincorsa fatta di ostacoli, dubbi e incertezze, ovvero i passaggi centrali che segnano il processo di crescita che permette di cambiare ed elaborare i vuoti, le mancanze e i fallimenti che spesso rendono prigionieri.


Odiare Ethan è semplice. Mi aiuta a non pensare a quanto lo amo.


La loro crescita emotiva parla al cuore del lettore e convince, mostrando quanto a volte la vita ci mette davanti degli ostacoli che in realtà possono divenire trampolini a superare i muri più invalicabili. Battaglie che riusciamo a vincere nutrendo la nostra forza d’animo, elaborando il dolore di una perdita, sviluppando uno spirito di accettazione che ci consenta di metterci al centro della nostra esistenza. Solo così Ethan e Cassie riescono a non perdersi nel labirinto delle loro insicurezze, anche mediante la distanza fisica, perché voler stare bene con noi stessi dipende sempre e solo da noi. Siamo noi a decidere.


Una volta il legame tra noi era intermittente; ora invece è stabile, e Ethan è pronto a viverlo. Ho ancora paura, ma voglio viverlo anch’io. Desidero che lui sia il primo e l’ultimo uomo della mia vita.


Una dilogia che racchiude in sé la bellezza di un amore grande, quello che si incontra una sola volta nella vita.

IL REGALO PIU’ GRANDE di Peter H. Reynolds

IL REGALO PIU’ GRANDE di Peter H. Reynolds

Titolo: Il regalo più grande
Autore: Peter h. Reynolds
Serie: autoconclusivo
Genere: Narrativa per bambini e ragazzi
Età di lettura: dai 5 anni
Tipo di finale: Chiuso
Numero di pagine: 40
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2013
Editore: Ape Junior

TRAMA


Il regalo di Roland era proprio piccolo… Lui desiderava un regalo più grande! Molto molto più grande! Età di lettura: da 5 anni.

RECENSIONE


Forse è proprio vero che ormai Natale è diventato solo corsa ai regali, grandi e piccoli.

Anzi meglio se grandi.

Per il bambino protagonista di questo albo illustrato Roland, è sicuramente così.

Ricevuto per Natale un regalo a suo dire di piccole dimensioni comincia a desiderare intensamente di ricevere un regalo più grande.

Ma si sa a volte non si è capaci di accontentarsi e si finisce per desiderare sempre di più, forse troppo.


“GRANDE? Questo non è GRANDE neanche come la mia casa! Quando dico grande, intendo GRANDE!” gridò.


Non è un bambino che si perde d’animo Roland e se da un lato questa sua caparbietà nel cercare di realizzare il proprio desiderio è apprezzabile dall’altra però questa ostinazione lo trasforma in un protagonista incontentabile, eccessivo, capriccioso e poco simpatico.

Sarà forse la magia del Natale ma fortunatamente alla fine Roland capirà che non sono le dimensioni a decretare il valore di un regalo, e che spesso proprio nelle cose piccole si nascondono tesori di cui non possiamo fare a meno.

Un libro essenziale nel testo e nelle illustrazioni ma dalla grande capacità comunicativa.

Da leggere con i propri bambini anche per trasmettere loro il messaggio che questa festività non può tradursi solo nell’aspetto più materiale dello scambio dei doni.

Il senso di questa festa è prima di tutto stare con le persone amate, condividere tempo con i propri cari.

A riprova che le dimensioni non contano e a volte ingannano, questo libro seppur piccolo e perciò adatto alle manine dei piccoli lettori a cui è rivolto, riesce a veicolare questo grande messaggio, potente e per niente scontato in tempi moderni, con semplicità e immediatezza.

Da regalare e regalarsi, per restare in tema.


DIMENTICARE GLI EX E ALTRI ESERCIZI ZEN di Miss Black

DIMENTICARE GLI EX E ALTRI ESERCIZI ZEN di Miss Black

Titolo: Dimenticare gli ex e altri esercizi zen
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: POV singolo (Jo)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Novembre 22
Editore: Self publishing

TRAMA


Josephine immaginava una vita con Andrew. Erano perfetti. Entrambi giornalisti, lui direttore del canale all-news in cui lavoravano entrambi, affiatati a letto, grande intesa intellettuale. Ma Andrew l’ha scaricata e la vita di Jo è andata a pezzi.
Proprio in quel momento però, neanche fosse un segno del destino, Jo riceve in eredità una casa nell’Essex. È il luogo perfetto in cui rintanarsi per leccarsi le ferite e meditare sulla propria vita. Andare avanti non è per niente facile. È ossessionata dal ricordo di Andrew. Ogni mattina si sveglia pensando a lui, il corpo che lo desidera fisicamente, la mente che continua a ripercorrere ogni istante della loro relazione. Di Patrick O’Rourke neanche si accorge. Certo, Patrick è bello, è l’uomo più bello che abbiano mai visto da quelle parti. Al pub locale le ragazze cercano modi sempre nuovi per avvicinarlo, fallendo ogni volta.
Jo per fortuna è immune. Ma lo è davvero?

RECENSIONE


Un titolo che racchiude in sé due missioni, piuttosto impegnative, ovvero superare un amore (dopo un tradimento e un licenziamento) e rinascere mettendo tutto in prospettiva. Facile a dirsi, difficile a farsi, soprattutto se l’ex in questione diventa un’ossessione che tortura sia fisicamente che mentalmente la protagonista del nuovo romance firmato Miss Black. Una storia incentrata su tematiche profonde come il senso di colpa, l’elaborazione di un lutto, presentato sotto molteplici forme. In primis quello di una relazione finita malamente, fatto che a essere onesti metterebbe a dura prova moltissime persone. E quindi cosa fare?


Nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.


Guardandoci indietro, è strano notare come spesso le casualità trascinino verso certe decisioni piuttosto che altre, trasformandosi in veri e propri segni del destino. Vi è mai capitato?
È quasi come se l’Universo ci desse qualche suggerimento in merito al nostro futuro. Nulla ci viene imposto, ovvio, ma spesso capitano degli eventi piuttosto indicativi, come alla protagonista, che si ritrova senza lavoro e con una casa ereditata da uno zio quasi sconosciuto. Questi eventi possono essere interpretati come segni del destino da chi sa guardare oltre la semplice razionalità, anche se Jo pensa solo a sopravvivere al mondo che le è appena crollato addosso, alla fine di un amore di cui non si dà pace.


Anche se l’aveva scaricata nel modo più infame e vigliacco possibile, Jo continuava a sentire la sua mancanza. Di quello che erano stati. Di quello che avrebbero ancora potuto essere, se lui non si fosse invaghito di un’altra. A lei, all’altra, Jo non pensava.


Jo incarna tantissime persone che come lei non si rassegnano, nonostante il tradimento e l’umiliazione. Un personaggio davvero credibile e umano, che si ama e intenerisce. Un dolore da affrontare, lo spirito di sopravvivenza da gestire.


Quella casa enorme persa nel nulla, senza dubbio malridotta, poteva diventare la sua tana per un po’. Come le tane delle volpi, scavate tra le radici degli alberi. Prese le chiavi dallo scomparto porta oggetti.


Un luogo isolato, una vita da ricostruire. Basta così? No, a rendere tutto più complicato (e intrigante) l’incontro con uno sconosciuto, un uomo che a vederlo sognare è immediato. Miss Black si diverte a mettere sulla strada di Jo la nemesi di colui che il cuore glielo ha ridotto a brandelli, ovvero Patrick, detto Pat.

Solitario, gentile, falegname, bello da impazzire, eppure ritroso ad ogni tipo di relazione, casto per scelta. Buffo? Una delle parti più intense è quanto il loro rapporto basi le sue fondamenta sull’amicizia, che a lungo andare si consolida in complicità fino a trasformarsi in vera intimità, non solo del corpo ma della mente. Pat è bellissimo sotto ogni punto di vista, l’amico che salva, che riesce a stare in silenzio e che è capace di farti vibrare sotto le sue mani.


Quando sarebbe stata di nuovo bene? Sarebbe stata di nuovo bene? O sarebbe rimasta così per sempre? Frastornata, disperata, sotto molti punti di vista pazza furiosa? La frase zen del giorno era: Se vuoi volare, rinuncia a tutto ciò che ti pesa. Più facile a dirsi che a farsi.


Jo si mette nelle sue mani, appunto, come un vecchio mobile a cui ridare vita. Un’opera d’arte che prende tempo, richiede amore e pretende pazienza. Pat le insegna a ricominciare dalle cose semplici, per condividere con lei quelle cure che la renderanno più viva di prima, fino a metterla nuovamente in connessione con sè stessa.

Incredibile l’accuratezza che questa autrice, sempre sorprendente, ha messo nel descrivere il mestiere del protagonista: le diverse lavorazioni da usare su ogni tipo di legno, la sapienza di dosare il giusto olio fino ai tempi opportuni di attesa. Ogni aspetto tecnico che Pat racconta a Jo sembra uscire dalle labbra appassionate di un vero artigiano.

Pat, artigiano anche dell’anima, fin troppo perfetto esteriormente da essere vero, e al contempo riservato e silenzioso. Una figura enigmatica, intrigante, quella di un uomo che ha deciso di allontanarsi dal buio di un passato in cui di perfetto non c’era nulla. Scoprire di cosa si tratta sarà davvero inaspettato, per dare un significato diverso all’espiazione di una colpa.


C’era qualcosa di profondamente doloroso in quell’uomo, quando ti prendevi il disturbo di guardare. Oltre l’aspetto da modello di intimo, oltre l’immagine di tranquillo artigiano. Una riservatezza che chiedeva di non essere scalfita. Ma nessuna freddezza.


Un romanzo bellissimo e profondo, che lascia nel lettore quel senso di verità e realtà che fa pensare alla vita come ad un viaggio fatto ad ostacoli ma in cui spesso mettere in prospettiva ciò che ci accade ci preserva da ulteriori sbagli. Leggere i segni che il destino ci lancia non è facile, ma ignorarli a volta può costare caro.

È possibile imparare a prendere la vita in modo diverso rispetto a come siamo abituati, aprendo la mente a nuove interpretazioni. Spesso, infatti, quello che ci capita è atto al nostro bene e ci aiuta a creare il nostro futuro nel migliore dei modi. Anche e forse soprattutto quando gli eventi risultano per noi fastidiosi o dolorosi.


Come diceva il Dalai Lama–Jo l’aveva letto nel suo libro di massime zen–“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere”.


Miss Black interpreta il romance a modo tutto suo, offrendo protagonisti credibili proprio perché imperfetti (anche se Pat è indegnamente perfetto, per la maggior parte del tempo), fatti di luce e ombra, con delle trame mai scontate, regalando quell’inestimabile necessità di evasione di cui tutti abbiamo bisogno grazie ad un mix unico di ironia, focosa sensualità e momenti di riflessione asciutta, mai banale.

Come sempre, leggere Miss Black è come assumere un supplemento vitaminico ad alta concentrazione di energia e relax. Mica facile, eh?

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY di D.H. LAWRENCE

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY di D.H. LAWRENCE

Titolo: L’amante di Lady Chatterley
Autore: DH Lawrence
Serie: autoconclusivo
Genere: Historical romance
Film
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 2 Dicembre 2022
Editore: Netflix

TRAMA


La nobile Lady Constance Chatterley si ritrova in un matrimonio senza amore né passione. In seguito, intraprende una relazione con il loro guardiacaccia, Oliver Mellors, per sedare la sua noia.

RECENSIONE

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, scriveva Italo Calvino. I grandi classici non devono necessariamente farci scoprire qualcosa di nuovo, a volte ci aiutano solo a capire quello che abbiamo sempre saputo, e spesso offrono dei messaggi tanto più significativi quanto più sono in grado di darci delle risposte sul nostro modo di vivere il presente.

Si dice anche non ci sia un’età per scoprirli, anche se le letture fatte in gioventù sono spesso poco proficue rispetto a quelle affrontate in età adulta. 

Nel caso specifico, L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence, era nei miei pensieri da anni, da quando da ragazzina vedevo una copia nella libreria di casa della mia famiglia. Un libro rivoluzionario per l’epoca, che, con i suoi espliciti riferimenti sessuali, inevitabilmente fece scandalo e scosse profondamente la sensibilità di generazioni di lettori, oltre a mettere in discussione i vari cliché sul piacere femminile e la virilità. Basti dire che in Gran Bretagna non fu pubblicato fino al 1960, dopo la sua prima pubblicazione nel 1928 a Firenze.

Questo romanzo è oggi un paradigma della letteratura erotica, oltre a uno studio sociologico sulla lotta di classe e l’emancipazione femminile. Sapevo già si trattasse di una lettura per adulti (ricordo una copertina piuttosto sensuale) e come accade nei casi in cui non è permesso fare una cosa, se ne resta sempre intrigati. E solo adesso, che adulta lo sono da un po’, mi sono ritrovata a leggere questo libro, potendone godere anche la sua trasposizione cinematografica, fino a che amare questa storia è stato inevitabile. Soprattutto grazie a questo film, che per molti aspetti supera il libro stesso.


Fu una notte di passione sensuale, durante la quale Connie si sentì un po’ sbigottita e ritrosa; eppure, fu di nuovo trafitta da penetranti fremiti di piacere, diversi, più intensi, più terribili dei fremiti di tenerezza, ma al contempo più desiderabili. Pur essendo un po’ spaventata, lo lasciò fare, e quella impavida, sfrontata sensualità la scosse da capo a piedi, la spogliò fino all’ultimo e la rese una donna diversa.


Se si dovesse racchiudere in poche parole, questa sarebbe una storia non solo d’amore, ma di rinascita umana, risveglio dei sensi, celebrazione della vita, anche se a ispirare la trama pare sia stato proprio il tradimento della moglie dell’autore, Frieda von Richthofen. Nel libro si narra che una nobildonna, Lady Chatterley, sposata a un uomo di nobili origini ritornato paralizzato dalla Prima Guerra mondiale, si trova a doverlo assistere in una tenuta immersa nelle nebbiose Midlands inglesi, fino a che lo tradisce con un guardiacaccia, Oliver Mellors. Si sarebbe scoperto che il personaggio del sanguigno dell’amante era stato ispirato da un certo Angelo Ravagli, vigoroso capitano italiano dei bersaglieri.

Questa però non è l’unica versione circolante, bensì ce ne sarebbe una seconda che porta a Castelmola (Messina), la località nei pressi di Taormina dove David Lawrence e sua moglie Frieda alloggiarono intorno al 1920. Fu in questo periodo che Frieda conobbe Peppino D’Allura, il mulattiere che quasi ogni giorno la portava da Taormina fino a Castelmola a trovare la sua amica inglese Betty. Pare che tra i due nacque una passione incontenibile, che fornì vari spunti per la stesura del romanzo.


“Te lo dico io?” disse Connie guardandolo negli occhi. “Te lo dico io, cos’hai rispetto agli altri uomini, e come sarà il futuro? Te lo dico io?” “Avanti, dimmelo,” rispose lui. “È il coraggio della tua tenerezza, ecco cos’è: come quando mi metti la mano sul sedere e dici che ho un bel sedere.”


Qualunque sia stata la vicenda a ispirare la storia, resta il fatto che il
messaggio di questo romanzo è più che mai incisivo: l’inesorabile progresso
originato dall’avvento dell’era industriale che minaccia il genere umano,
facendogli dimenticare i valori essenziali, come la solidarietà, la purezza dei
sentimenti, la tenerezza tra le persone. L’ambizione sfrenata che annulla ogni
tipo di contatto con la natura e gli uomini, sia in senso fisico che mentale.
Tutto sembra perdere significato.

In questo film, la regista Laure de Clermont-Tonnerre ha focalizzato ogni
dettaglio, inquadratura o dialogo a offrire con forza il messaggio del libro,
rappresentando la ribellione di una giovane donna, Constance Reid. Romantica,
intellettuale e di mentalità aperta, la protagonista si trova prigioniera di un
matrimonio con un uomo freddo ed egoista, Clifford Chatterley. Un uomo che rappresenta tutto ciò di cui il mondo si stava all’epoca nutrendo: la bramosia del
successo, la prepotenza imperante delle classi sociali dominanti, l’aridità
emotiva, l’egoismo.
Totalmente ascetico e dedito soprattutto al pensiero e alla
continua ricerca del successo, Clifford ricalca benissimo il personaggio del
libro, che tornato a casa dalla guerra menomato, decide di amare solo sé
stesso. Agogna in modo folle solo il suo personale riscatto come scrittore, ignorando
l’evidente sofferenza della moglie, ormai dimagrita e spenta emotivamente.


 

Già! È la tenerezza, la consapevolezza sessuale. Il sesso non è che un contatto, il più intimo dei contatti. Ed è proprio il contatto che temiamo. Siamo consapevoli solo per metà, vivi solo per metà. Dobbiamo diventare realmente vivi e consapevoli.


 

Una delle scene più belle del film è proprio il cedimento di Connie, interpretata dalla bravissima attrice Emma Corrin, che di fronte alla visione di teneri e indifesi pulcini in gabbia si commuove fino alle lacrime. Il semplice sfioramento delle mani di Oliver, impersonato dall’intenso Jack O’Connell, silenzioso e solitario, la sconvolge e la rianima al tempo stesso percependo un’empatia inattesa che la fa risentire viva, lei ormai sempre più sola e alla ricerca di amore e conforto umano.

Non vi è sguardo, dialogo o contatto che non trasmetta in questo film meraviglioso l’amore che legherà in modo quasi primordiale due anime troppo affini per non riconoscersi. Oliver, col suo passato pieno di dolore e sofferenza per aver vissuto una guerra che lo ha segnato nel profondo e da cui ritorna, al contrario di Clifford, cercando pace e tranquillità. Uomo schivo, ormai disilluso dal genere femminile, dopo il tradimento della moglie, vede in Connie una purezza e una femminilità che non aveva mia visto in nessuna.

Il suo tormento è vivo, ed è tramite questo personaggio intenso e passionale che l’autore si dà voce, trasmettendo la sua rabbia verso l’umanità, oramai costituita solo da aridi gentiluomini, di cui lui parla così nel film: sono una razza diversa, morti, perché ti si devono staccare pezzi di te stesso se mandi gli uomini nelle miniere, in fabbrica, in battaglia; è così o convivi con quello che hai fatto.”

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Un film aiutato anche dall’innegabile (ed esplosiva) chimica tra i due protagonisti, amanti particolarmente credibili sul set. Grazie a loro le scene d’amore, sensuali ed erotiche in modo sublime, sembrano autentiche divenendo vere e proprie opere d’arte, in cui la nudità è espressa con poesia, e in cui il pallore angelico dei corpi sporcati dal fango contrasta come in un quadro rinascimentale la vivacità dei colori della natura al suo fondo. Il ballo sotto la pioggia dei due amanti felici che si rincorrono urlando al cielo la loro gioia ricorda Adamo ed Eva all’inizio dei tempi. Un inno alla libertà, alla forza e all’estasi, proprio come riporta il sottotitolo della pellicola.

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Questo film è la perfetta celebrazione di un romanzo bellissimo e intenso che ritorna al grande pubblico grazie a una fotografia straordinaria e una sceneggiatura profondamente rispettosa dell’opera da cui è stata tratta. Ovviamente vi sono delle omissioni, come l’esistenza di una figlia di Oliver, avuta dalla prima moglie, la storia della famiglia di lei, come anche la relazione che legò Connie all’inizio del suo matrimonio con lo scrittore irlandese, che qui fa una brevissima comparsa.

Scelte di taglio necessarie per operazioni di questo tipo perché è impossibile riproporre tutto ciò che è narrato, l’importante è che lo spirito del libro sia stato rispettato. E si può dire senza dubbio alcuno che in questa trasposizione ciò che lo scrittore volle comunicare emerge tantissimo, ovvero l’importanza di ritornare a provare delle emozioni, come la tenerezza, l’intimità, la sensualità, il piacere del contatto umano in un’era dove il progresso e l’aridità emotiva minacciavano l’umanità:

“La gente fa finta di avere delle emozioni, ma in realtà non prova niente.”


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Una tematica che dopo cento anni possiamo percepire più attuale che mai.