In una grande casa piena di luoghi nascosti e ordinati esiste Mondo calzino: un piccolo cassetto scricchiolante con al suo interno tutti i calzini di famiglia! Ogni accoppiata di calzini รจ abituata da sempre a vivere con il proprio simile e a evitare tutti gli altri. Del resto: “Meglio stare con chi รจ simile a noi… Cosรฌ non ci saranno sorprese!”. Ma un giorno, a causa di un incidente, il cassettone si rovescia e tutti i calzini si mischiano tra di loro! Senza piรน il proprio compagno, saranno tutti costretti a comunicare gli uni con gli altri… Scoprendo che forse tutte queste differenze non sono un male, ma un modo per arricchirsi a vicenda. Un racconto divertente e insolito che spiega il valore della diversitร attraverso la metafora dei calzini: abituati a stare sempre appaiati con i loro simili, scopriranno che aprirsi agli altri puรฒ portare a piacevoli sorprese.
RECENSIONE
Spiegare la diversitร e lโarricchimento che puรฒ offrire chi รจ diverso da noiย ai bambini non รจ sempre facile.ย
A volte non รจ facile farle comprendere nemmeno agli adulti.
La letteratura svolge in tal senso un ruolo vitale, veicolando messaggi di tolleranza e rispetto.
Ecco quindi che i libri ci offrono un valido aiuto nel raccontare attraverso storie di fantasia dal significato simbolico questi concetti cosรฌ importanti.
ร il caso per esempio di MONDO CALZINO un albo illustrato dedicato ai piccoli dai 5 anni in su che in modo divertentissimo racconta lโaccettazione del diverso e quanto si puรฒ imparare da esso, quanto faccia stare bene essere uniti proprio nelle proprie diversitร .
Accade che in questa casa i calzini riposino in un cassetto assolutamente appaiati sempre con il proprio simile, senza mai incontrarsi o venire in contatto con calzini diversi.
Perchรฉ cosรฌ deve essere, tutto in perfetto ordine.
A volte perรฒ dagli imprevisti nascono esperienze interessanti, cosรฌ quando il cane di famiglia rovescia accidentalmente il cassetto accade lโimpensabile.
I calzini riposti frettolosamente nel cassetto alla rinfusa sono costretti a interagire tra loro, a venire in contatto con calzini diversi.
โInsomma, questa nuova convivenza forzata non sembra proprio andare per il verso giusto, e lโatmosfera si fa pian piano sempre piรน tesa.
Tutti i calzini piagnucolano e si gridano contro, e nessuno vuole piรน avere a che fare con gli altri.
Ormai lโunico desiderio di tutti รจ di ritornare nellโordinatissimo Mondo Calzino.โ
Dapprima diffidenti alla fine iniziano a stringere amicizia, ad apprezzare ciรฒ che li rende diversi e ad imparare qualcosa di nuovo che non conoscevano.
Calzino Rock, calzino yoga, calzino bucato e tanti altri accompagneranno i piccoli lettori alla scoperta di quanto puรฒ essere divertente stare insieme a chi รจ differente da noi, nonostante le iniziali difficoltร , conoscersi e interagire crea legami e fa scoprire modi nuovi di essere e di agire.
Un messaggio che nel secolo della globalizzazione e delle grandi migrazioni dovrebbe essere considerato superfluo.
Purtroppo non รจ cosรฌ, essendo ancora molti i pregiudizi e le discriminazioni nei confronti di chi riteniamo lontano, diverso da noi, ed รจ qui che giungono in aiuto nel diffondere il pensiero inclusivo libri come questo.
Perchรฉ il mondo ha bisogno di ordine certo ma anche del suo opposto, per non risultare noioso, perchรฉ sia piรน colorato e piรน grande, piรน variegato e piรน interessante. Come รจ successo nellโordinatissimo Mondo Calzino.ย
Nella Germania degli anni Trenta, due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L’uno รจ figlio di un medico ebreo, l’altro รจ di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame รจ spezzato. “L’amico ritrovato” รจ apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed รจ poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele, Portogallo. Introduzione di Arthur Koestler.
RECENSIONE
Ci sono temi e argomenti di tale durezza e dolore a volte che si pensa sia possibile parlarne solo in certi termini, come se la violenza e lโodio potessero essere raccontati solo mostrandola spietatamente e senza filtri.
Non รจ cosรฌ.
Spesso si puรฒ parlare di dolore solo facendolo filtrare tra le righe, come un sottofondo che fa capire la drammaticitร di certi eventi proprio invece grazie a parole del tutto opposte: quelle sullโamore, sui sogni, sullโamicizia, sulla giovinezza.
Fred Hulman lo ha fatto, raccontando di unโamicizia tra due sedicenni nella Germania degli anni piรน terribili della storia.
Lโamico ritrovato racconta attraverso gli occhi e i ricordi di Hans ormai adulto la sua profonda per quanto breve amicizia con un nobile coetaneo ai tempi della scuola, Konradin, conte di Hohenfels.
Poi con un gesto stranamente goffo ed impreciso, mi strinse la mano tremante. โCiao, Hans,โ mi disse e io allโimprovviso mi resi conto con un misto di gioia, sollievo e stupore che era timido come me e, come me, bisognoso di amicizia.
Di per sรฉ le amicizie formatesi in giovinezza tendono a essere fatte di una lega dura, solida nella sua costruzione ma tenera nella sostanza composta di istinto, cuore, genuinitร e sogni, perchรฉ la realtร delle esperienze non hanno ancora intaccato la purezza dello spirito.
Se perรฒ a tutto ciรฒ aggiungiamo il fatto che i due ragazzi in questione sono il figlio di un medico ebreo e il rampollo di una nobile famiglia filonazista negli anni 30 allora un legame cosรฌ puรฒ assumere connotazioni ancora piรน importanti.
Ce la farร un affetto cosรฌ forte come quello tratteggiato a resistere ad un background agli antipodi, alle diversitร di pensiero, di religione, al condizionamento delle famiglie, allโideologia nascente e dilagante del disprezzo e dellโodio razziale?
Tutto questo รจ condensato in poche pagine, perchรฉ piรน che un romanzo questa รจ una novella che perรฒ ha tutte le caratteristiche del romanzo, solo in miniatura, come viene spiegato nella prefazione: uno stile molto descrittivo, tanto da immergere il lettore nei verdi paesaggi della Svevia, nei suoi colli azzurrini, e nei profumi della Foresta Nera, dove i boschi scuri, odorano di funghi e di resina, una narrazione in prima persona volta a rievocare il passato, che avvicina molto il lettore al narratore e alla sua sensibilitร di sedicenne immerso nelle fatiche adolescenziali, che si nutrono dellโinsicurezza di sรฉ e dellโ lโincertezza del futuro, in cui tutti possiamo riconoscerci nonostante il periodo storico differente.
Non andavo mai a casa loro nรฉ loro venivano mai a trovare me. Un altro motivo della mia freddezza, forse, era che avevano tutti una mentalitร estremamente pratica e sapevano giร cosa avrebbero fatto nella vita, chi lโavvocato, chi lโufficiale, chi lโinsegnante, chi il pastore, chi il banchiere. Io, invece, non avevo alcuna idea di ciรฒ che sarei diventato, solo sogni vaghi e delle aspirazioni ancora piรน fumose. Volevo viaggiare, questo era certo, e un giorno sarei stato un grande poeta.
Man mano che si procede nella lettura si passa ad una narrazione che comincia a far intravedere il precipitarsi degli eventi, che annunciano lโoscuritร che sta per ammantare la ridente e vivace Stoccolma.
Il lungo e crudele processo che mi avrebbe portato a perdere le mie radici era iniziato e giร le luci che avevano guidato il mio cammino si stavano affievolendo.
Non si viene perรฒ afferrati dallโangoscia perchรฉ i terribili eventi che si stanno affacciando al presente dei due protagonisti vengono fotografati nella loro assurditร proprio attraverso i pensieri dei due ragazzi cosรฌ presi, immersi e coinvolti nel fondamento del loro affetto amicale che i fatti storici finiscono per restare in secondo piano, sullo sfondo di cui parlavo allโinizio.
Il lettore sa quale sarร la gravitร e la portata di tali eventi ma sente, anche grazie alla profonditร e al realismo descrittivo dellโ ambientazione sia fisica che temporale con cui lโautore racconta questo legame, che un affetto di tale portata in qualche modo dovrร per forza sopravvivere allo tsunami che sta per abbattersi sullโEuropa e sul mondo.
Il lettore spera quindi, perchรฉ รจ proprio la speranza che ha resistito nei tremendi anni del nazismo e della guerra.
Una lettura questa che รจ stata assegnata a mio figlio quattordicenne per le vacanze natalizie e che mi รจ capitata quindi per caso, ma non a caso in questo periodo.
Ho deciso di leggerlo ed รจ stata una scoperta, nella sua semplicitร e brevitร รจ stata una carezza, un tocco di tenerezza e nostalgia che mi hanno commossa.
Adatta per questo sia a ragazzi che adulti.
Da questo libro รจ stato tratto anche un film del 1989 di produzione francese per la regia di Jerry Schatzberg.
Un racconto che commuove, per tutti coloro che desiderano ricordare e hanno ritrovato qualcosa o qualcuno nonostante pensassero di averlo perso per sempre.
Roma, 2022. Erba appena calpestata, pini mossi dal vento e sale. ร di questo che profuma il quartiere in cui Daniele รจ cresciuto. Un quartiere di periferia, dove tutti si conoscono e si aiutano, ma dove basta un attimo per prendere la strada sbagliata. Ed รจ qui che, dopo tanti anni, Daniele ha deciso di tornare per cercare conforto: Margherita, lโunica donna che ha mai amato, se nโรจ andata. Lui รจ distrutto ma non riesce ad ammetterlo. Con nessuno, nemmeno con gli amici che pure sono sempre al suo fianco. Daniele รจ fatto cosรฌ: ha un universo di emozioni nascosto in fondo al cuore, ma non รจ capace di esprimerlo. La vita รจ stata dura con lui e gli ha insegnato che, per non soffrire, i sentimenti vanno celati, soffocati. ร come se fosse paralizzato, in trappola, mentre una guerra silenziosa lo agita nel profondo. Una guerra che non puรฒ vincere. Contro se stesso, contro Margherita, contro il suo passato. Ma รจ proprio la lotta con il passato che lo porta a intraprendere un lungo e doloroso viaggio. Ciรฒ che scoprirร alla fine del cammino, perรฒ, รจ che la felicitร รจ sempre stata a un passo da lui. Perchรฉ, a volte, bisogna restare immobili per andare avanti.
RECENSIONE
Alcuni libri hanno il pregio di riuscire a trasportarci in una dimensione che รจ o รจ stata nostra, evocando lโessenza di un momento vissuto, la sensazione di dejavu, la familiaritร con tratti caratteriali che ci appartengono, momenti dellโesistenza che sono o sono stati fotocopia della nostra.
La scrittura di Roberto Emanuelli รจ in grado di far sentire i pensieri e gli stati dโanimo dei suoi personaggi, nodi in gola, nostalgia, inquietudine, tenerezza.
ร attraverso il protagonista del libro, Daniele, un personaggio tra i piรน autobiografici tra quelli dei suoi precedenti lavori, che lโautore ci fa sentire tutto quello che anche questo protagonista prova e che si percepisce essere anche molto vissuto dellโautore.
Piรน di tutte rispetto alle altre Daniele ci fa percepire lโimmobilitร citata nel titolo.
Forse, mi dico, dovrei farmi aiutare, dovrei parlare con qualcuno: forse potrei convivere meglio con quello che ho dentro, con questa mia sensibilitร troppo grande per un mondo che corre e corre e mi fa sentire piccolo, inadeguato, in affanno, indietro. Mi immobilizza. Ecco, mi sento immobile, affacciato a una finestra, a guardare la vita degli altri che passa.
Unโimmobilitร a cui la storia dโamore con Margherita non sopravvive e che lo costringe a una continua lotta con sรฉ stesso e con la sua incapacitร a manifestare le emozioni, a vivere sempre con il freno a mano tirato, atterrito dalla paura, dalla sensazione di inadeguatezza.
Vi รจ mai successo di sentirvi cosรฌ?
Fermi, prigionieri, come con i piedi nel fango, incapaci di uscire da una dimensione, dalla solitudine, dalla prigione dello spirito?
Come afferma Roberto Emanuelli, provare lโimmobilitร dellโanima, sentirsi intrappolati dai nostri stessi pensieri, non riuscire a riempire quel buco interiore che divora da dentro puรฒ rappresentare una condanna.
Chi lโha provato su di sรฉ, chi ne รจ tuttora prigioniero e chi ci sta combattendo lo sa bene.
Potendo assistere alla presentazione del libro di persona ho constatato che anche lโautore lo sa bene e ha voluto condividerlo con i suoi lettori proprio attraverso questo protagonista, un uomo in lotta con le sue paure, incapace di esprimere le proprie emozioni, al contrario impegnato perennemente a soffocarle, schiavo delle sue ossessioni unico appiglio in una realtร che sembra subire, e che sono lโunica cosa che lo aiutano ad andare avanti.
Daniele รจ stato un personaggio che mi ha suscitato sensazioni opposte: da un lato la fatica del sentire questo dolore cosรฌ impregnante in vari aspetti della sua vita e cosรฌ familiare per alcuni aspetti, dallโaltro il fascino esercitato da un uomo cosรฌ problematico.
Credo che questโ ultimo aspetto sia da ricondurre al fatto che quella stessa tenebra che lo avvolge e lo tormenta รจ anche il tratto che ne decreta la grande fragilitร e di conseguenza la spiccata sensibilitร .
Un dualismo che credo sia ben rappresentato da questo estratto:
Non so farmi scivolare facilmente le cose di dosso. Non ne sono mai stato capace. Io che mi innamoro delle stelle in quel cielo blu e illuminato, mentre dentro di me รจ tutto troppo buio e pieno di guerra per raccontarlo.
Daniele si fa attraversare dalle cose che gli si radicano dentro, non sa farle scivolare via e con lui le sentiamo anche noi lettori, incastrati sempre piรน pagina dopo pagina nella profonditร di questo abisso che si apre anche al nostro sentire attraverso i suoi pensieri, ossessivi, cupi a volte, ostinati.
Questa fitta profuma di stazioni abbandonate, colme di malinconia e solitudine. Io le sento le cose, quando arrivano, quando restano, quando se ne vanno: รจ la mia condanna.
Una condanna verso cui comunque egli non si dimostra mai passivo: la guerra che sente dentro la combatte strenuamente, usando tutti gli strumenti che ha a disposizione e che รจ in grado di esercitare nella forma di atteggiamenti ossessivi, fobie, piccole manie.
ร una lotta contro se stessi quella che ci racconta lโautore in cui la storia del protagonista non รจ niente altro che il tentativo di sopravvivere a questa guerra.
Ben costruita la narrazione in unโalternanza di presente e passato attraverso cui riusciamo a conoscere meglio Daniele e a cogliere sempre di piรน questo suo essere intrappolato, fin dai tempi della sua formazione.
Questa infatti รจ anche una storia che parla di famiglia e di quanto abbia il potere di plasmarci cosรฌ come lโambiente in cui nasciamo.
Lโ autore ci racconta della sua amata Roma, dei suoi angoli meno luminosi, quelli di periferia dove non tutti si salvano ma nemmeno soccombono.
Ci racconta della paura dellโabbandono, della solitudine, di un sogno dalle forme di torte e meringhe, di fratellanza, di amici e amori e uno degli aspetti che piรน mi hanno colpita, anche dei profumi.
Il profumo di un luogo, di una situazione, di uno stato dโanimo:
Che non รจ mai solo il profumo vero di quella cosa. Il mare, per me, non odora solo di mare, ma anche di mandarino, di albero di Natale, di albe al campeggio, di foglie mosse dal vento, di promesse che sapranno resistere a tutto senza infrangersi mai.
Lo fa utilizzando passaggi degni della poesia piรน sensibile, tracce disseminate sulle pagine di un cammino di crescita personale, fatto di consapevolezza e trasparenza che poi si rivela anche dal punto di vista artistico.
ร lo stesso autore a raccontarlo in occasione del firma copie del libro a cui ho assistito durante il quale con totale onestร spiega come โQuando tutto sembra immobileโ รจ coinciso con un nuovo percorso rispetto ai suoi libri precedenti e che corrisponde anche allโaver affrontato disturbi e difficoltร proprie di unโanima sensibile, emotiva, a volte fragile.
ยซIl problema siamo noi esordisce davanti alle sue lettrici in quellโoccasione.ยป
Una consapevolezza di cui Daniele รจ lโemblema e attraverso cui lโautore ci sta anche dicendo che รจ una lotta certo, ma una lotta che si puรฒ vincere, perchรฉ a forza di provarci dallโ immobilitร si puรฒ uscire.
Il regalo di Roland era proprio piccolo… Lui desiderava un regalo piรน grande! Molto molto piรน grande! Etร di lettura: da 5 anni.
RECENSIONE
Forse รจ proprio vero che ormai Natale รจ diventato solo corsa ai regali, grandi e piccoli.
Anzi meglio se grandi.
Per il bambino protagonista di questo albo illustrato Roland, รจ sicuramente cosรฌ.
Ricevuto per Natale un regalo a suo dire di piccole dimensioni comincia a desiderare intensamente di ricevere un regalo piรน grande.
Ma si sa a volte non si รจ capaci di accontentarsi e si finisce per desiderare sempre di piรน, forse troppo.
“GRANDE? Questo non รจ GRANDE neanche come la mia casa! Quando dico grande, intendo GRANDE!” gridรฒ.
Non รจ un bambino che si perde d’animo Roland e se da un lato questa sua caparbietร nel cercare di realizzare il proprio desiderio รจ apprezzabile dall’altra perรฒ questa ostinazione lo trasforma in un protagonista incontentabile, eccessivo, capriccioso e poco simpatico.
Sarร forse la magia del Natale ma fortunatamente alla fine Roland capirร che non sono le dimensioni a decretare il valore di un regalo, e che spesso proprio nelle cose piccole si nascondono tesori di cui non possiamo fare a meno.
Un libro essenziale nel testo e nelle illustrazioni ma dalla grande capacitร comunicativa.
Da leggere con i propri bambini anche per trasmettere loro il messaggio che questa festivitร non puรฒ tradursi solo nell’aspetto piรน materiale dello scambio dei doni.
Il senso di questa festa รจ prima di tutto stare con le persone amate, condividere tempo con i propri cari.
A riprova che le dimensioni non contano e a volte ingannano, questo libro seppur piccolo e perciรฒ adatto alle manine dei piccoli lettori a cui รจ rivolto, riesce a veicolare questo grande messaggio, potente e per niente scontato in tempi moderni, con semplicitร e immediatezza.
Enrico Galiano accompagna il pubblico in un viaggio speciale tra storie vissute in classe e vere e proprie lezioni di storia, letteratura e grammatica: per portare la scuola fuori da scuola, con lโidea che possa essere ancora un luogo di bellezza.
RECENSIONE
Ormai appassionata ai lavori di Enrico Galiano recensito il suo ultimo libro, intervistato durante una sua presentazione, l’ultimo tassello che mi mancava era assistere al suo spettacolo teatrale PROF, POSSO ANDARE IN BAGNO?
Potevo farmi scappare l’occasione?
Ovviamente no, ecco perchรฉ l’ho seguito in quel di Sedegliano presso il teatro Plinio Clabassi venerdรฌ 9 dicembre in una piacevolissima serata.
Come sempre รจ capace di fare, il nostro professore ha saputo coniugare risate e momenti di riflessione in uno spettacolo su misura per giovani e meno giovani (nel linguaggio odierno per generazione Z e boomer) in alternanza con momenti musicali ad opera dell’amico e co-protagonista Pablo, cantautore forse incompreso ma assai comunicativo.
Enrico Galiano ha strutturato lo spettacolo come una giornata scolastica, con suddivisione oraria per materie e ovviamente l’irrinunciabile ricreazione.
Non svelerรฒ gli argomenti delle lezioni per non togliere il gusto della scoperta a chi vorrร assistere allo spettacolo, posso dirvi perรฒ che le lezioni hanno saputo tenere accesa l’attenzione, strappato innumerevoli risate e offerto un’interessante occasione di riflessione su temi di una certa importanza.
A testimonianza che si puรฒ parlare di tutto anche con leggerezza riuscendo a raggiungere un pubblico eterogeneo, compresi i ragazzi (molti, infatti, gli alunni della scuola primaria e media del paese presenti in sala con i loro insegnanti) con un linguaggio semplice ma incisivo, attuale e anche irriverente al punto giusto.
Enrico Galiano passo dopo passo sta dando vita e promuovendo con mezzi disparati una visione di scuola onesta, inclusiva, rispettosa dell’individualitร di ognuno che prova a tirare fuori dai ragazzi la luce che hanno dentro, una scuola insomma che chi รจ insegnante come me vorrebbe vivere e che tutti vorremmo aver frequentato.
Nota finale ma importante, le offerte in caso di ingresso libero o un eventuale costo dei biglietti per assistere al suddetto spettacolo vanno in beneficenza per l’associazione STILL I RISE (https://www.stillirisengo.org/) che anche grazie alla consistente cifra di 55.000โฌ finora raccolta tramite lo spettacolo di Enrico Galiano, costruisce scuole nei paesi del terzo mondo.
Quando arte e solidarietร si incontrano un po’ si realizza la magia, ed รจ cosรฌ che anche una sala teatrale diventa scuola.
Perchรฉ scuola รจ anche e soprattutto dove si insegna che il bene collettivo รจ patrimonio di tutti, e a volte per realizzarlo bisogna osare, perchรฉ, citazione, “a volare troppo bassi si muore.”
SCUOLA DI FELICITA’ PER ETERNI RIPETENTI di Enrico Galiano
Titolo: Scuola di felicitร per eterni ripetenti
Autore: Enrico Galiano
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 30 agosto 2022
Editore: Garazanti
TRAMA
Arriva un momento in cui si รจ convinti che non ci sia piรน bisogno di imparare. Ma basta un attimo per capire che le nostre sicurezze, spesso, sono solo un modo per far tacere la paura. Perchรฉ vivere intensamente รจ questo che fa: paura. E sono proprio i giovani a metterci davanti agli occhi una simile veritร . Sono loro a rendere chiaro e lampante ciรฒ che nella vita si รจ sempre saputo, ma non si sapeva di sapere. O ci si rifiutava di sapere. Capitolo dopo capitolo, Enrico Galiano ci porta a scuola di felicitร . Una scuola in cui le lezioni sono piccole e grandi allo stesso tempo โ sull’amore, il coraggio, la libertร โ e impartite non da chi siede dietro la cattedra, ma dai ragazzi stessi. Scopriremo cosรฌ che hanno ragione loro, quando ridono fino alle lacrime mentre gli adulti li osservano seri. Hanno ragione, quando amano fino a stare male mentre gli adulti li guardano con un sorriso accondiscendente. Hanno ragione, quando cadono, quando non capiscono, quando tartassano di domande finchรฉ ottengono una risposta chiara. Quando si arrabbiano perchรฉ non si sentono ascoltati. Grazie ai ragazzi, ci si rende conto che, per quanta strada si sia fatta, per quanta esperienza si sia accumulata, si รจ sempre eterni ripetenti. Eterni ripetenti alla scuola della felicitร . Dopo “L’arte di sbagliare alla grande”, Enrico Galiano torna con un saggio che รจ come una giornata di sole dopo mesi di pioggia. Ci fa entrare nella sua classe ad ascoltare le voci e le storie di ragazze e ragazzi, e ci trasmette un’inaspettata leggerezza: leggendo queste pagine, nasce, spontanea, una voglia improvvisa di cominciare a vivere davvero.
RECENSIONE
La parola, uno strumento straordinario.
Quante cose si possono fare con le parole: usarle per amare o per far del male, per costruire o per distruggere, per sognare, per capire, per conoscere.
Ce lo racconta in modo molto affascinante e divertente un uomo che ha fatto di questo strumento pane quotidiano, mezzo per trasmettere, ma soprattutto per condividere, per tirare fuori conoscenze e attitudini, capacitร e paure, passioni, idee e riflessioni.
Il professore Enrico Galiano, (con una L come giustamente egli stesso spesso specifica) fa della parola seme che possa germogliare nei ragazzi a cui insegna e perchรฉ no anche nei cuori dei lettori a cui si rivolge con le pagine dei suoi libri.
Insegnante e scrittore, dalle grandi capacitร comunicative utilizzate anche in modo ironico ma โsempre sul pezzoโ anche sui social.
Ed รจ proprio perchรฉ utilizza mezzi disparati per comunicare pensieri e riflessioni sul nostro presente, sul nostro modo di vivere, sullโeducazione, che รจ il suo mestiere, lo farei rientrare a pieno titolo nella categoria dei divulgatori: ecco secondo me, Enrico Galiano tra le tante cose รจ anche un divulgatore di felicitร .
Questa parola, felicitร , รจ infatti presente in alcuni dei suoi titoli, lโultimo dei quali SCUOLA DI FELICITร PER ETERNI RIPETENTI รจ la raccolta di una serie di lezioni vertenti su temi e argomenti disparati che, sebbene inizialmente non sembrerebbe, hanno invece molto a che vedere con la felicitร .
Lโautore analizza insieme al lettore una serie di parole partendo dalla loro etimologia per arrivare attraverso le esperienze vissute nelle sue classi e le riflessioni dei suoi alunni, i loro punti di vista e la loro percezione del mondo che si trovano a vivere, a delle riflessioni non solo su tematiche di una certa importanza ma anche sul modo differente in cui gli adulti sembrano approcciarvisi rispetto a loro.
ร cosรฌ da piccole lezioni sul coraggio, sul voler bene, sul destino, sulle macchie, sulla lentezza e tante altre, Enrico Galiano riapre quelle porte inevitabilmente chiuse con lโingresso nella vita adulta, e ci fa vedere attraverso di esse da un altro punto di vista, quello che inaspettatamente e con meraviglia sono gli stessi ragazzi delle medie incontrati nel suo cammino di insegnante a mostrarci.
Sapete quante cose potremmo imparare da loro? La follia, per esempio. Noi che non impazziamo mai, e proprio per questo rischiamo sempre di impazzire.
E se le parti fossero invertite e davvero fossero in realtร i ragazzi ad avere molto da insegnare a noi adulti e non viceversa?
Credo che lโeducazione e la formazione in realtร siano sempre e in ogni caso uno scambio reciproco, come solo puรฒ essere unโattivitร che implica una relazione umana base imprescindibile di ogni apprendimento, ed รจ per questo che nellโatto educativo molto si dร ma anche molto si riceve dai propri alunni.
In queste pagine lโautore lo racconta in modo a volte scanzonato ma sempre centrato, senza mai perdere di intensitร , con una narrazione che scorre via come il corso di un fiume in cui il lettore si fa trasportare dalla corrente dei pensieri che mano a mano salgono in superficie.
Non รจ un fiume placido anche se allโapparenza potrebbe sembrarlo.
I suoi contenuti partono da spunti interessanti come poesie o citazioni varie cosรฌ come da episodi di vita quotidiana assunti nella cosiddetta normalitร .
Eppure da essi si giunge sempre a una serie di domande e risposte dal peso specifico non indifferente, affrontando questioni anche spinose, di quelle che spesso si preferisce chiudere a chiave in un cassetto.
Ed รจ soprattutto questo che personalmente ricerco in una lettura, uno scuotimento che risveglia la coscienza troppo spesso assopita dal tram tram quotidiano che finisce per fagocitare quella parte piรน intima di noi, fatta di aspirazioni, sogni, desideri e progetti.
Non รจ una lettura che lascia indifferenti, un poโ come fanno con lui i suoi alunni ponendogli domande spiazzanti su temi esistenziali, Enrico Galiano gira queste stesse domande anche a noi lettori, spiazzando anche noi, presentando sotto i nostri occhi questioni importanti, scomode, dimenticate.
La felicitร che abita il titolo di questo libro ce lโabbiamo?
La inseguiamo?
La sappiamo riconoscere?
ร per questo che la felicitร รจ per i coraggiosi. ร per questo che oltre una certa soglia puรฒ diventare insopportabile, portare alla follia. Ed รจ per questo che, piรน di tutto, quello che ti fa sentire รจ: fragile. Vulnerabile. In pericolo, perfino.
Oltre alle citazioni letterarie e filosofiche, analisi di poesie, versi di canzoni, lโautore utilizza anche aneddoti personali che sono il plus della lettura perchรฉ Enrico Galiano riesce ad amalgamare tutto con naturalezza.
Partendo dalle epigrafi contenenti tali citazioni ci porta a riflessioni e considerazioni anche intime passando attraverso piccole realtร del quotidiano suo e dei suoi alunni, in cui possiamo immergerci con curiositร e a volte riconoscere noi stessi.
Scuola di felicitร per eterni ripetenti รจ un libro denso, da maneggiare con cura perchรฉ scuote lo spirito, come un abito tirato fuori dallโarmadio che scrolliamo per fargli riprendere forma, fa riflettere sul nostro presente e per questo trasmette la bellezza delle cose non semplici.
La bellezza รจ semplice, ma non รจ facile.
Noi adulti siamo dimentichi di come era sentire, vedere, sognare e vivere da ragazzi.
Una lezione che รจ sempre bene ripassare, non per tornare giovani, ma per riuscire a guardare ancora con gli occhi che avevamo da giovani la realtร del nostro presente, tornare ad utilizzare sfumature lร dove finora ci eravamo accontentati di usare solo gli stessi pochi colori.
Per non uscire dai confini del conosciuto, del dovere, della sicurezza, per restare asciutti, volendo utilizzare questo bel passaggio dellโautore.
E cioรจ che la vita รจ una pioggia, che anche se sotto lโombrello si sta asciutti e protetti, i momenti migliori saranno sempre quelli in cui te ne freghi, chiudi lโombrello e ti metti a correre. I momenti in cui ti lasci bagnare. I momenti in cui ti lasci vivere.
Siamo tutti eterni ripetenti, e quando la materia รจ la felicitร , tornare a scuola รจ dโobbligo.
Arriva l’autunno sulla collina dei soffioni e un giorno, mentre tutti sono impegnati nelle loro faccende, Leila รจ triste. Non ha ancora imparato ad andare in bicicletta senza le rotelle, ma il suo fratellone Sam le promette: ยซTi aiuterรฒ io…ยป.
RECENSIONE
Potevamo noi di Reading Marvels non dedicare uno spazio ad un libro per piccini ambientato sulla collina dei soffioni?
ร qui che vive la famiglia coniglietti che trascorre le proprie giornate immersa nella natura.
Anche i piccoli di casa coniglietti hanno problemi abbastanza simili a quelli dei bambini: Leila infatti non riesce ad imparare ad andare in bicicletta senza rotelle.
In questo via vai di coniglietti impegnati, solo Leila se ne sta in disparte.
Eโ da diversi giorni che ha tolto le rotelle alla sua biciclettina, ma ancora non ha imparato ad andarci senza perdere lโequilibrio.
Un problema che si presenta proprio durante la stagione autunnale, una stagione in cui non solo la natura si veste con nuovi colori ma in cui anche la vita domestica comincia un po’ a cambiare.
Si gustano nuovi sapori offerti dai frutti e dalle verdure di questa stagione, si possono ancora trascorrere belle giornate all’aria aperta, ideali per esercitarsi con la bicicletta, perรฒ i primi freddi invogliano anche a godersi il calduccio di casa insieme ai propri cari.
In questa storia leggera ma molto piacevole la famiglia coniglietti mostra ai piccoli lettori proprio questo: tanti modi diversi e divertenti in cui i due fratelli protagonisti possono trascorrere una tipica giornata d’autunno, titolo del libro, in mezzo a foglie colorate, castagne, zucche, in compagnia di nonni e genitori, impegnati in attivitร disparate all’aria aperta e attivitร creative, alcune delle quali facilmente attuabili anche a casa.
I due fratelli non solo ci raccontano attraverso le bellissime illustrazioni tutti i prodotti di questa stagione ma anche dell’affetto che li lega, che si traduce non solo nel giocare insieme ma anche nell’aiutarsi reciprocamente.
Perchรฉ cosa c’รจ di piรน bello che poter trascorrere in mezzo alla natura una meravigliosa giornata d’autunno con chi si ama?
Una lettura semplice dalle illustrazioni molto colorate, sui toni tipici di questo periodo di cambiamenti, in cui dominano il rosso e l’arancione colori che scaldano, un calore che riguarda anche il piacere della condivisione con chi amiamo.
Potrete trovare un libro della famiglia coniglietti per ogni stagione.
Adatto ai piรน piccoli sempre affascinati dalla natura che li circonda.
Una vittima, due, tre. Il modus operandi โ sempre lo stesso, tre colpi di arma da fuoco โ fa pensare a un assassino seriale. Il Mostro dei Tre Colpi โ cosรฌ lo soprannominano i mass media โ uccide sempre nelle aree poco trafficate, lontano da occhi indiscreti. Le sue zone predilette sono pinete e aree boscose vicine ai piccoli paesi dellโIsola Bergamasca. Sulla scena del crimine, oltre al cadavere, lโassassino lascia a terra i bossoli espulsi dallโarma del delitto, una pistola calibro 9. Lโindagine viene affidata al commissario David Walker, affiancato dallโormai inseparabile ispettore Scola. Nella loro partita contro la morte, i due poliziotti vengono catapultati in unโinsolita realtร : quella dei paesini di provincia, con i pettegolezzi, le partite di carte al bar, gli intrallazzi delle coppiette. Quando la tensione รจ al massimo, una scoperta porta i due agenti alla veritร che stavano cercando. Una veritร assurda, sconvolgente, grottesca. La stessa che permetterร loro di arrestare il Mostro dei tre Colpi. Il caso รจ ufficialmente chiuso, ma in questo romanzo, cosรฌ come nella vita reale, non sempre ciรฒ che abbiamo di fronte agli occhi corrisponde alla veritร .
Partita con la morte รจ un thriller dโindagine dal ritmo serrato, cui lโautore ha dato unโambientazione nostrana e casereccia. Carvico, Sotto il Monte, Calusco dโAddaโฆ paesini in cui la presenza di un serial killer fa ancora piรน paura, perchรฉ in un piccolo ambiente la prossima vittima potrebbe essere chiunque. Tuo padre, tuo marito, il tuo migliore amico.
RECENSIONE
Lui era cosรฌ: inseguiva assassini, lavorava quotidianamente a contatto con la morte, era circondato da criminali, dava loro la caccia, dispensava consigli a colleghi, subordinati e amici, ma quando gli eventi della vita se la prendevano direttamente con lui, travolgendolo, si sentiva debole, fragile e incapace di reagire.
ร nel corso dei numerosi libri di cui egli รจ protagonista che piano piano siamo riusciti a scorgere ogni volta un pezzetto della personalitร del commissario David Walker che torna a investigare attraverso la penna di Nicola Rocca nel suo ultimo lavoro, Partita con la morte.
Un uomo pragmatico, riflessivo dotato di fermezza sul lavoro ma fragilitร nella sfera personale.ย
Questa volta impegnato nelle indagini su omicidi che sembrano non avere niente in comune se non i tre colpi con cui le vittime vengono freddate.ย
Un serial killer da acciuffare, una serie di personaggi quasi โcanoniciโ, tipici dei piccoli centri cittadini, sono proprio questi ultimi lโambientazione che ci fa sentire molto vicini ai personaggi della storia, gente comune che potrebbero essere i nostri vicini di casa, colleghi o amici.
I paesini della bergamasca, sconosciuti al mondo fino a qualche tempo prima, erano diventati famosi quanto New York.
Nicola Rocca decide infatti di ambientare questa storia nella zona della Bergamasca, in alcuni piccoli paesi dove tutti si conoscono e molti si ritrovano al bar del paese per chiacchiere, partite a carte e soprattutto condire i pomeriggi con litri di vino.ย
โRighรจtโ interruppe la discussione Armando Ghilardi, โfammi giรน un bianchino frizzante, per favore. Bello fresco, neh.โ
Lโautore รจ riuscito a mettere insieme personaggi comuni, la cui semplicitร si evince anche dai numerosi dialoghi con la presenza di vocaboli dialettali, le cui azioni perรฒ nello stesso tempo destabilizzano.
Una narrazione che alterna pov differenti grazie ai quali entriamo nei pensieri dei protagonisti prima ancora di diventare spettatori delle loro azioni, composta da momenti di quotidianitร e altri di tensione, nelle quali la violenza e la freddezza dei delitti sembra non avere una spiegazione.
Colpi di scena ben inseriti, una tensione che cresce e poi si interrompe per lasciare il tempo al lettore di formulare ipotesi e raccogliere i pezzetti che lโautore dissemina qui e lร durante la lettura e che comunque non daranno le risposte immaginate.
Se inizialmente si potrebbe pensare ai risvolti della vicenda come surreali, in realtร purtroppo la cronaca nera ci ha dimostrato che la violenza puรฒ assumere volti che non ti asspetteresti e abitare luoghi impensabili.
Nicola Rocca ha sfrittato proprio questo aspetto per dare alla sua storia un alone di mistero che non lascia intuire il colpevole fino a buona parte del libro.
E anche arrivati molto in fondo รจ stato capace di sfoderare avvenimenti del tutto inattesi, che lasciano di stucco.
Ed รจ cosรฌ che nรฉ lโambientazione nรฉ la scelta dei protagonisti farebbero pensare ad una trama dalle tinte nere, e forse รจ proprio questa la carta vincente dellโautore.ย
Una carta che in questa partita con la morte ha saputo giocarsi molto bene.
Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette in scena la sintesi infuocata di unโesistenza, la parabola di una grande pittrice la cui opera continua a ottenere altissimi riconoscimenti. In poche pagine cโรจ il Messico, cโรจ il risveglio dellโimmaginazione, cโรจ la storia di una donna, cโรจ la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. Lโardente esistenza di Frida Kahlo dal vertice estremo dei suoi giorni. Un breve libro che contiene una storia immensa.
RECENSIONE
Una citazione letta recentemente diceva: se lโaver sofferto vi ha reso cattivi, lโavete sprecata.
La sofferenza fisica, quella interiore sono paludi che nessuno vorrebbe esplorare ma dovendo trovarsi ad averne a che fare non sappiamo cosa queste tireranno fuori.
Il dolore puรฒ essere seme da cui far germogliare qualcosa dโaltro che diversamente abbia a che fare con la bellezza, ma puรฒ fare anche il contrario, inaridire, indurire, chiudersi.
Una buona fetta di prodotti artistici se ci pensiamo ha avuto origine cosรฌ, da stati di sofferenza di diversa natura.
ร da grandi tumulti interiori, sensibilitร estreme, anime inquiete e bisogno di esprimere queste tempeste che hanno preso vita romanzi, quadri, sculture, canzoni, poesie di rara bellezza e immortalitร , opere globalmente riconosciute come patrimonio di tutti.
Anche Frida Kahlo fa parte di questa fetta perchรฉ รจ riuscita a trasformare la propria sofferenza nelle opere che ci ha regalato attraverso le sue pennellate, soprattutto negli autoritratti dal forte impatto emotivo, evocativi, quasi sconvolgenti.
Perchรฉ davanti ai miei quadri รจ molto piรน facile restare sconvolti che affascinati.
ร lei stessa a raccontare i suoi demoni, i suoi stati d’animo in un monologo intenso, intimo e vivo nelle parole di Pino Cacucci che ci regala in questo breve libro il ritratto di una donna che amava profondamente la vita tanto da celebrarne la bellezza anche se lei stessa ne รจ stata largamente privata.ย
Il motto che lโha sempre lโaccompagnata e che dร il titolo al libro, Viva la vida!
Quale modo migliore e irriverente, coraggioso e autentico di celebrarla se non quello di venire a patti con la morte, una presenza costante nella vita di Frida fin da giovanissima.
Quanta passione ci ho messo, credendoci con tutta me stessa. Ma alla fine era, ed รจ, soltanto il mio modo di distrarre la Pelona, di irridere la Morte, di beffarla e corteggiarla, di scendere a patti con lei, perchรฉ ogni tanto vorrei che mi prendesse tra le braccia per darmi requie, un poโ di sollievo al doloreโฆ Il sollievo definitivo.
Nonostante questo libro sia breve vi รจ celata unโintensitร che stordisce perchรฉ fornisce un ritratto a tutto tondo di questa donna passionale e appassionata, legata alle proprie radici, che incarna la sua terra il Messico con tutte le sue sfaccettature.
Testimone e artefice della rivoluzione politica del suo paese e del suo tempo, capace di raccontare attraverso sรฉ stessa la tenacia dello restare aggrappati alla vita, andare avanti comunque e sempre, senza mai abbandonare la capacitร di sognare, dare materia alle nostre passioni lucidamente, senza ipocrisie.ย
Lโunica certezza รจ che la vita non avrebbe senso, se smettessi di sognare.
La Casa Azul prigione e rifugio, il desiderio di non arrendersi ma soprattutto di non rinunciare alla propria autenticitร , il desiderio di maternitร , lโamore consumante per Diego Rivera marito fedifrago e amante irrinunciabile sono raccontati come se fosse Frida stessa a parlarci, a mettersi a nudo senza veli, diretta, affilata, vivida.
Se cโรจ una cosa che mi ha sempre colpito nelle immagini fotografiche di questa artista รจ la profonditร del suo sguardo, occhi che sono come abissi.
Lโautore รจ riuscito a raccontare questi abissi in unโopera che nasce come sceneggiatura teatrale, progetto che poi non vedrร la luce, ma che fa sentire il lettore proprio cosรฌ, uno spettatore in ascolto quasi reverenziale, al cospetto di una donna che racconta di sรฉ non dal palcoscenico di un teatro, ma dal proprio letto in una piccola stanza i cui oggetti parlano del suo dolore ma che lei trasforma in strumenti per creare qualcosa di bello.
ร da lรฌ immobilizzata in un busto che le consente di dipingere praticamente solo se stessa riflessa nello specchio sopra di lei, il lettore entra in quello specchio e riesce a vedere il mondo interiore di questa donna cosรฌ ferocemente attaccata alla vita da far sentire questo desiderio come un urlo, quello che si traduce nel motto Viva la vida!
Quel 17 settembre 1925, la Morte mi ha fissato negli occhi, ha osservato il mio corpo nudo, insanguinato, coperto di polvere dโoro, e quando stava per protendere le braccia verso di me, quando ho sentito il suo alito gelidoโฆ ho lanciato quellโurlo che non poteva uscire dalla gola di una moribonda, un urlo di rabbia, un urlo di amore per la vita che non volevo abbandonare a diciottโanni, ho urlato il mio โยก Viva la vida!โ, e la Pelona, assordata, รจ rimasta stupefatta almeno quanto i vivi che mi si accalcavano attorno.
Tralasciando la popolaritร di questa figura che รจ diventata soprattutto dagli anni 90 in poi unโicona, un prodotto dal fascino intramontabile, la vera forza di questo libro รจ stata quella di averci raccontato in modo intimo e accorato la donna che si cela dietro queste celebri sopracciglia ad ali di gabbiano nero, come era solito chiamarle il marito.
Ed รจ questo che io cerco e che mi auguro troverete se vi approccerete a questa lettura, la persona e non il personaggio.ย
Ma soprattutto il suo messaggio, tradotto in queste semplici parole:
Ma a che mi servono le gambe, se ho ali per volareโฆ