Arriva l’autunno sulla collina dei soffioni e un giorno, mentre tutti sono impegnati nelle loro faccende, Leila รจ triste. Non ha ancora imparato ad andare in bicicletta senza le rotelle, ma il suo fratellone Sam le promette: ยซTi aiuterรฒ io…ยป.
RECENSIONE
Potevamo noi di Reading Marvels non dedicare uno spazio ad un libro per piccini ambientato sulla collina dei soffioni?
ร qui che vive la famiglia coniglietti che trascorre le proprie giornate immersa nella natura.
Anche i piccoli di casa coniglietti hanno problemi abbastanza simili a quelli dei bambini: Leila infatti non riesce ad imparare ad andare in bicicletta senza rotelle.
In questo via vai di coniglietti impegnati, solo Leila se ne sta in disparte.
Eโ da diversi giorni che ha tolto le rotelle alla sua biciclettina, ma ancora non ha imparato ad andarci senza perdere lโequilibrio.
Un problema che si presenta proprio durante la stagione autunnale, una stagione in cui non solo la natura si veste con nuovi colori ma in cui anche la vita domestica comincia un po’ a cambiare.
Si gustano nuovi sapori offerti dai frutti e dalle verdure di questa stagione, si possono ancora trascorrere belle giornate all’aria aperta, ideali per esercitarsi con la bicicletta, perรฒ i primi freddi invogliano anche a godersi il calduccio di casa insieme ai propri cari.
In questa storia leggera ma molto piacevole la famiglia coniglietti mostra ai piccoli lettori proprio questo: tanti modi diversi e divertenti in cui i due fratelli protagonisti possono trascorrere una tipica giornata d’autunno, titolo del libro, in mezzo a foglie colorate, castagne, zucche, in compagnia di nonni e genitori, impegnati in attivitร disparate all’aria aperta e attivitร creative, alcune delle quali facilmente attuabili anche a casa.
I due fratelli non solo ci raccontano attraverso le bellissime illustrazioni tutti i prodotti di questa stagione ma anche dell’affetto che li lega, che si traduce non solo nel giocare insieme ma anche nell’aiutarsi reciprocamente.
Perchรฉ cosa c’รจ di piรน bello che poter trascorrere in mezzo alla natura una meravigliosa giornata d’autunno con chi si ama?
Una lettura semplice dalle illustrazioni molto colorate, sui toni tipici di questo periodo di cambiamenti, in cui dominano il rosso e l’arancione colori che scaldano, un calore che riguarda anche il piacere della condivisione con chi amiamo.
Potrete trovare un libro della famiglia coniglietti per ogni stagione.
Adatto ai piรน piccoli sempre affascinati dalla natura che li circonda.
Una vittima, due, tre. Il modus operandi โ sempre lo stesso, tre colpi di arma da fuoco โ fa pensare a un assassino seriale. Il Mostro dei Tre Colpi โ cosรฌ lo soprannominano i mass media โ uccide sempre nelle aree poco trafficate, lontano da occhi indiscreti. Le sue zone predilette sono pinete e aree boscose vicine ai piccoli paesi dellโIsola Bergamasca. Sulla scena del crimine, oltre al cadavere, lโassassino lascia a terra i bossoli espulsi dallโarma del delitto, una pistola calibro 9. Lโindagine viene affidata al commissario David Walker, affiancato dallโormai inseparabile ispettore Scola. Nella loro partita contro la morte, i due poliziotti vengono catapultati in unโinsolita realtร : quella dei paesini di provincia, con i pettegolezzi, le partite di carte al bar, gli intrallazzi delle coppiette. Quando la tensione รจ al massimo, una scoperta porta i due agenti alla veritร che stavano cercando. Una veritร assurda, sconvolgente, grottesca. La stessa che permetterร loro di arrestare il Mostro dei tre Colpi. Il caso รจ ufficialmente chiuso, ma in questo romanzo, cosรฌ come nella vita reale, non sempre ciรฒ che abbiamo di fronte agli occhi corrisponde alla veritร .
Partita con la morte รจ un thriller dโindagine dal ritmo serrato, cui lโautore ha dato unโambientazione nostrana e casereccia. Carvico, Sotto il Monte, Calusco dโAddaโฆ paesini in cui la presenza di un serial killer fa ancora piรน paura, perchรฉ in un piccolo ambiente la prossima vittima potrebbe essere chiunque. Tuo padre, tuo marito, il tuo migliore amico.
RECENSIONE
Lui era cosรฌ: inseguiva assassini, lavorava quotidianamente a contatto con la morte, era circondato da criminali, dava loro la caccia, dispensava consigli a colleghi, subordinati e amici, ma quando gli eventi della vita se la prendevano direttamente con lui, travolgendolo, si sentiva debole, fragile e incapace di reagire.
ร nel corso dei numerosi libri di cui egli รจ protagonista che piano piano siamo riusciti a scorgere ogni volta un pezzetto della personalitร del commissario David Walker che torna a investigare attraverso la penna di Nicola Rocca nel suo ultimo lavoro, Partita con la morte.
Un uomo pragmatico, riflessivo dotato di fermezza sul lavoro ma fragilitร nella sfera personale.ย
Questa volta impegnato nelle indagini su omicidi che sembrano non avere niente in comune se non i tre colpi con cui le vittime vengono freddate.ย
Un serial killer da acciuffare, una serie di personaggi quasi โcanoniciโ, tipici dei piccoli centri cittadini, sono proprio questi ultimi lโambientazione che ci fa sentire molto vicini ai personaggi della storia, gente comune che potrebbero essere i nostri vicini di casa, colleghi o amici.
I paesini della bergamasca, sconosciuti al mondo fino a qualche tempo prima, erano diventati famosi quanto New York.
Nicola Rocca decide infatti di ambientare questa storia nella zona della Bergamasca, in alcuni piccoli paesi dove tutti si conoscono e molti si ritrovano al bar del paese per chiacchiere, partite a carte e soprattutto condire i pomeriggi con litri di vino.ย
โRighรจtโ interruppe la discussione Armando Ghilardi, โfammi giรน un bianchino frizzante, per favore. Bello fresco, neh.โ
Lโautore รจ riuscito a mettere insieme personaggi comuni, la cui semplicitร si evince anche dai numerosi dialoghi con la presenza di vocaboli dialettali, le cui azioni perรฒ nello stesso tempo destabilizzano.
Una narrazione che alterna pov differenti grazie ai quali entriamo nei pensieri dei protagonisti prima ancora di diventare spettatori delle loro azioni, composta da momenti di quotidianitร e altri di tensione, nelle quali la violenza e la freddezza dei delitti sembra non avere una spiegazione.
Colpi di scena ben inseriti, una tensione che cresce e poi si interrompe per lasciare il tempo al lettore di formulare ipotesi e raccogliere i pezzetti che lโautore dissemina qui e lร durante la lettura e che comunque non daranno le risposte immaginate.
Se inizialmente si potrebbe pensare ai risvolti della vicenda come surreali, in realtร purtroppo la cronaca nera ci ha dimostrato che la violenza puรฒ assumere volti che non ti asspetteresti e abitare luoghi impensabili.
Nicola Rocca ha sfrittato proprio questo aspetto per dare alla sua storia un alone di mistero che non lascia intuire il colpevole fino a buona parte del libro.
E anche arrivati molto in fondo รจ stato capace di sfoderare avvenimenti del tutto inattesi, che lasciano di stucco.
Ed รจ cosรฌ che nรฉ lโambientazione nรฉ la scelta dei protagonisti farebbero pensare ad una trama dalle tinte nere, e forse รจ proprio questa la carta vincente dellโautore.ย
Una carta che in questa partita con la morte ha saputo giocarsi molto bene.
Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette in scena la sintesi infuocata di unโesistenza, la parabola di una grande pittrice la cui opera continua a ottenere altissimi riconoscimenti. In poche pagine cโรจ il Messico, cโรจ il risveglio dellโimmaginazione, cโรจ la storia di una donna, cโรจ la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. Lโardente esistenza di Frida Kahlo dal vertice estremo dei suoi giorni. Un breve libro che contiene una storia immensa.
RECENSIONE
Una citazione letta recentemente diceva: se lโaver sofferto vi ha reso cattivi, lโavete sprecata.
La sofferenza fisica, quella interiore sono paludi che nessuno vorrebbe esplorare ma dovendo trovarsi ad averne a che fare non sappiamo cosa queste tireranno fuori.
Il dolore puรฒ essere seme da cui far germogliare qualcosa dโaltro che diversamente abbia a che fare con la bellezza, ma puรฒ fare anche il contrario, inaridire, indurire, chiudersi.
Una buona fetta di prodotti artistici se ci pensiamo ha avuto origine cosรฌ, da stati di sofferenza di diversa natura.
ร da grandi tumulti interiori, sensibilitร estreme, anime inquiete e bisogno di esprimere queste tempeste che hanno preso vita romanzi, quadri, sculture, canzoni, poesie di rara bellezza e immortalitร , opere globalmente riconosciute come patrimonio di tutti.
Anche Frida Kahlo fa parte di questa fetta perchรฉ รจ riuscita a trasformare la propria sofferenza nelle opere che ci ha regalato attraverso le sue pennellate, soprattutto negli autoritratti dal forte impatto emotivo, evocativi, quasi sconvolgenti.
Perchรฉ davanti ai miei quadri รจ molto piรน facile restare sconvolti che affascinati.
ร lei stessa a raccontare i suoi demoni, i suoi stati d’animo in un monologo intenso, intimo e vivo nelle parole di Pino Cacucci che ci regala in questo breve libro il ritratto di una donna che amava profondamente la vita tanto da celebrarne la bellezza anche se lei stessa ne รจ stata largamente privata.ย
Il motto che lโha sempre lโaccompagnata e che dร il titolo al libro, Viva la vida!
Quale modo migliore e irriverente, coraggioso e autentico di celebrarla se non quello di venire a patti con la morte, una presenza costante nella vita di Frida fin da giovanissima.
Quanta passione ci ho messo, credendoci con tutta me stessa. Ma alla fine era, ed รจ, soltanto il mio modo di distrarre la Pelona, di irridere la Morte, di beffarla e corteggiarla, di scendere a patti con lei, perchรฉ ogni tanto vorrei che mi prendesse tra le braccia per darmi requie, un poโ di sollievo al doloreโฆ Il sollievo definitivo.
Nonostante questo libro sia breve vi รจ celata unโintensitร che stordisce perchรฉ fornisce un ritratto a tutto tondo di questa donna passionale e appassionata, legata alle proprie radici, che incarna la sua terra il Messico con tutte le sue sfaccettature.
Testimone e artefice della rivoluzione politica del suo paese e del suo tempo, capace di raccontare attraverso sรฉ stessa la tenacia dello restare aggrappati alla vita, andare avanti comunque e sempre, senza mai abbandonare la capacitร di sognare, dare materia alle nostre passioni lucidamente, senza ipocrisie.ย
Lโunica certezza รจ che la vita non avrebbe senso, se smettessi di sognare.
La Casa Azul prigione e rifugio, il desiderio di non arrendersi ma soprattutto di non rinunciare alla propria autenticitร , il desiderio di maternitร , lโamore consumante per Diego Rivera marito fedifrago e amante irrinunciabile sono raccontati come se fosse Frida stessa a parlarci, a mettersi a nudo senza veli, diretta, affilata, vivida.
Se cโรจ una cosa che mi ha sempre colpito nelle immagini fotografiche di questa artista รจ la profonditร del suo sguardo, occhi che sono come abissi.
Lโautore รจ riuscito a raccontare questi abissi in unโopera che nasce come sceneggiatura teatrale, progetto che poi non vedrร la luce, ma che fa sentire il lettore proprio cosรฌ, uno spettatore in ascolto quasi reverenziale, al cospetto di una donna che racconta di sรฉ non dal palcoscenico di un teatro, ma dal proprio letto in una piccola stanza i cui oggetti parlano del suo dolore ma che lei trasforma in strumenti per creare qualcosa di bello.
ร da lรฌ immobilizzata in un busto che le consente di dipingere praticamente solo se stessa riflessa nello specchio sopra di lei, il lettore entra in quello specchio e riesce a vedere il mondo interiore di questa donna cosรฌ ferocemente attaccata alla vita da far sentire questo desiderio come un urlo, quello che si traduce nel motto Viva la vida!
Quel 17 settembre 1925, la Morte mi ha fissato negli occhi, ha osservato il mio corpo nudo, insanguinato, coperto di polvere dโoro, e quando stava per protendere le braccia verso di me, quando ho sentito il suo alito gelidoโฆ ho lanciato quellโurlo che non poteva uscire dalla gola di una moribonda, un urlo di rabbia, un urlo di amore per la vita che non volevo abbandonare a diciottโanni, ho urlato il mio โยก Viva la vida!โ, e la Pelona, assordata, รจ rimasta stupefatta almeno quanto i vivi che mi si accalcavano attorno.
Tralasciando la popolaritร di questa figura che รจ diventata soprattutto dagli anni 90 in poi unโicona, un prodotto dal fascino intramontabile, la vera forza di questo libro รจ stata quella di averci raccontato in modo intimo e accorato la donna che si cela dietro queste celebri sopracciglia ad ali di gabbiano nero, come era solito chiamarle il marito.
Ed รจ questo che io cerco e che mi auguro troverete se vi approccerete a questa lettura, la persona e non il personaggio.ย
Ma soprattutto il suo messaggio, tradotto in queste semplici parole:
Ma a che mi servono le gambe, se ho ali per volareโฆ
โCโera una volta, in un paese lontano dove faceva sempre caldo, una creatura minuscola dalle sembianze di bambina che viveva dentro a un fiore. Una notte, il vento venne e scosse quel fiore, dal quale si staccรฒ un petalo. La piccola vi rimase dentro e, cullata dal vento, viaggiรฒ per tutta la notte coperta da una goccia di rugiada e finรฌ per adagiarsi in un prato, in un giardino coperto di brina, che apparteneva a un insetto grande e scuro, con la corazza rigida.โ
Se questa fosse una favola, si sarebbero conosciuti cosรฌ Enea Fabbri e la piccola Malai. Nella realtร , zio e nipote si trovano invece a fare i conti con una tragedia che scuote le loro vite dalle fondamenta. Accolta in casa da Enea, alla piccola Malai non manca davvero nulla se non lโaffetto e il calore di una vera famiglia. Sรฌ, perchรฉ Enea Fabbri non รจ tipo da provare sentimenti per chicchessia, e di certo non farร eccezione per quella bimba venuta da lontano. Ma se allโimprovviso arrivasse nelle loro vite un raggio di sole โ magari in carne e ossa โ che riuscisse a toccare i loro cuori, spronandoli a costruire insieme nuovi ricordi e a tracciare un nuovo percorso condiviso?
RECENSIONE
Sai perchรฉ parlo sempre? Perchรฉ mi spaventa il rumore dei miei pensieri.
Cara Barbara Morini sai perchรฉ leggo sempre?
Per lo stesso motivo sopra citato.
Ed รจ durante questa ricerca di tacitare i pensieri succede che ci siano libri che mi chiamano forte e altri che mi chiamano sussurrando, ma a fine lettura se sono fortunata capita che ho fatto bene a rispondere alla chiamata.
Questo รจ uno di quei casi in cui sono stata molto fortunata per quanto l’ ho adorato.
Prima mi ha sussurrato di guardare bene la copertina, perchรฉ io ai fiori di tarassaco non so resistere, li amo e mi ci identifico.
Poi mi ha parlato piรน a voce alta con una sinossi intrigante che incuriosisce senza dire molto.
Infine mi ha catturata completamente, rapita dalle sue pagine.
Fiori di tarassaco รจ un libro di quelli che riscaldano il cuore senza retorica o eccessive dosi di zucchero, tuttโaltro, ho trovato una profonditร che stupisce, commuove e fa rifiorire.
Barbara Morini ci regala dei personaggi anticonvenzionali ma altresรฌ normali nelle loro difficoltร , che con la loro particolaritร riescono a regalarci una storia fatta di ordine e disordine, solitudine e voglia di stare insieme, desiderio di mostrarsi e di nascondersi.
Tutto e il contrario di tutto, che se si รจ in grado di accogliere, possono tranquillamente coesistere.
Enea, Malai ed Elsa, cosรฌ originali nel panorama del genere da restare impressi, saranno impegnati senza saperlo nel difficile compito di diventare una famiglia.
Un nucleo cosรฌ decisivo e impattante nella nostra formazione e poi nella costruzione della nostra vita adulta, ognuna diversa, ognuna complicata, ma che dovrebbe sempre avere le fondamenta nella capacitร di accogliere.
ยซNon ho trovato nessuno in grado di accogliere i miei limiti.ยป Accogliere, non accettare. Perchรฉ, in fondo, in una relazione uno si dona e la controparte lo accoglie. Quale bellezza in tale dichiarazione.
Un passaggio significativo, accogliere non equivale ad accettare.
Che puรฒ risultare ancora piรน complicato nel caso dei protagonisti, ognuno con il proprio bagaglio di diversitร che lโautrice mette sotto una lente in modo cosรฌ spontaneo e delicato da lasciare incantati, tanto che il lettore non le percepisce come tali ma come un valore aggiunto.
Perchรฉ questo sono, visti attraverso le parole dellโautrice.
Ed รจ il percorso del processo di accoglimento delle rispettive diversitร che lei ci racconta attraverso gli occhi di una bambina dolce e sagace come solo i bambini sanno essere:
Osservรฒ la nipote superarlo dirigendosi verso lโauto e non riuscรฌ a esimersi dal pensare che nei bambini si celavano misteri e veritร distribuiti in parti uguali. Ovvero, era un mistero come riuscissero a dispensare pensieri cosรฌ limpidi, logici e inconfutabili.
Malai ha bisogno di una nuova famiglia elemento che non rientra proprio nei piani dello zio a cui viene affidata.
Enea รจ tutto tranne che accogliente, prigioniero di riti e azioni che lo fanno stare in equilibrio, un equilibrio solitario perรฒ.
Come citato nellโestratto i bambini possono dove molti non riescono: Malai รจ ben consapevole nonostante la giovane etร che la vita รจ fatta di pieghe e alcune non รจ facile stirarle.
ยซE non si fa toccare, lo sai? Non gli piace. Sรฌ formano le pieghe. Hai presente? Cosรฌ.ยป E come dimostrazione le fece vedere la maglietta spiegazzata sotto al giubbetto. ยซMa non si possono togliere le pieghe. Si formano, e si riformano. Come si fa a stare senza pieghe? Tu lo sai? Perchรฉ a me piacerebbe tanto dare un bacio a Enea, per dirgli grazie punto si fa cosรฌ, no? Si bacia e si dice grazie.ยป
Pieghe come quelle di Enea che lo hanno allontanato dagli affetti familiari o come quelle di Elsa che con quegli affetti si trova sempre in conflitto nel tentativo costante di essere accolta da essi per quello che รจ.
Sarร Elsa a mediare, a farsi strumento di accoglimento, a limare e aggiustare dove occorre fino a diventare inconsapevolmente il collante di due esistenze solitarie ora destinate ad incontrarsi come quelle di Enea e Malai.
Tutto in questo lavoro di Barbara Morini affascina, dalla cura dei dettagli che saltano allโocchio del lettore in piccole fotografie come le mani oneste di Enea, in fiori che sembrano piccoli soli, in disegni che raccontano piรน di come possano farlo le parole o nellโimmagine del legno verde, alla fantasia di cui รจ impregnata la trama, dal taglio dei capitoli, brevi ma con un titolo esplicativo, ai personaggi secondari che meriterebbero una storia tutta per loro.
Il richiamo alla fiaba รจ ben presente, nella struttura, nello stile, a volte anche nei dialoghi e trova massima espressione nellโanalogia con i fiori di tarassaco che compaiono piรน volte nelle vicende a pacificare le tensioni, i dolori e le difficoltร .
Per chi non lo sapesse tarassaco deriva dal nome greco Tarakรจ ( scompiglio, squilibrio ) e akรฒs ( rimedio), un fiore semplice ma capace di lenire, di trasformarsi, simbolo di libertร .
Quando si trasforma nel cosiddetto soffione e ne facciamo volare i semi stiamo facendo unโazione che forse ha anche significati diversi, un po’ come le parole che troviamo nei libri: queste sono state come i semi del soffione, fatti di delicatezza, di tepore e di poesia, soffiati dalle pagine fino al cuore del lettore.
Qualcosa che potrebbe accadere. Qualcuno che deve arrivare o partire, magari per sempre.
Una vecchia panchina di legno, allโombra della grande quercia in un parco comunale, รจ il palcoscenico delle storie che si muovono capitolo dopo capitolo.
Un susseguirsi di personaggi che si incontrano, si sfiorano, si sfuggono, rappresentano le varie fasi della vita e le diverse sfumature dellโattesa.
Una storia dallโandamento circolare, che si svolge nellโarco temporale di una settimana e che vede il suo inizio e la sua fine tratteggiati dagli stessi occhi innocenti, quelli di una bambina in attesa del ritorno del padre.
Un sorriso, una carezza, unโassenza, un dolore. Cโรจ spazio per ogni emozione, seduti giorno dopo giorno su quella panchina.
Oggi verso il domani, semplicemente aspettandoโฆ
RECENSIONE
Era questione di poco tempo, ormai. La notte sarebbe finita presto, lasciando il posto a una nuova alba di vita. Bisognava soltanto saper aspettare.
Lโattesa, definizione del tempo trascorso ad aspettare.
Ma aspettare cosa?
Ce ne sarebbe da fare un elenco lunghissimo di tutto ciรฒ che si puรฒ aspettare: eventi, persone, successi, emozioniโฆ a volte anche inconsapevolmente.
Per non parlare di tutte le connotazioni che puรฒ avere lโattesa.
Spesso si dice che lโattesa di un evento lieto, che porta felicitร รจ quasi piรน bello di quando lโevento di realizza, cosรฌ come a volte lโattesa invece di un avvenimento che in qualche modo ci spaventa o ci preoccupa รจ piรน snervante di quando poi il momento passa.
Vi รจ mai capitato di concepire lโattesa cosรฌ?
Le sfumature che Daniel Di Benedetto รจ riuscito a dare al concetto di WAITING sono ancora piรน numerose.
Trattasi infatti di un libro composto da varie storie di attesa e il fulcro attorno alla quale esse ruotano รจ la panchina presente nella cover, la prima cosa che mi ha attirata di questo libro.
La mia curiositร รจ stata subito attratta infatti da questa foto in bianco e nero con questa panchina vuota, forse lei la vera protagonista del romanzo, marchiata da intagli e ricordi di amori vecchi e nuovi, testimone silenziosa di vite con tutto il loro bagaglio di gioie e dolori.
Una panchina che diventa stazione di passaggio per alcuni e angolo privato per altri.
Uno spazio che in qualche modo appartiene ai personaggi del romanzo in quanto luogo di ritrovo, luogo di osservazione, luogo di memorie e in un modo o nellโaltro anche di attesa.
Ma lei, Lara, rinfrescandosi allโombra di quella panchina cosรฌ piena di scritte e di vita vissuta a istanti da altri prima di lei, come sempre aveva deciso di accettare la sfida. E di rimanere in attesa.
Abbiamo tutti un luogo che abbiamo sentito nostro, capace di trasmetterci benessere, accoglierci e testimoniare che mentre esso รจ rimasto sempre uguale noi invece siamo cambiati.
Del resto, quella era diventata giorno dopo giorno non soltanto una semplice panchina semi abbandonata su cui sedersi e riposarsi, ma un vero e proprio piccolo e personale rifugio dove raccogliere i pensieri e tutte le avventure al confine labile tra realtร e fantasia che una bambina di quasi sette anni poteva immaginare.
La struttura del libro รจ semplice ma intrigante, una serie di capitoli che potrebbero sembrare racconti.
Tutti con protagonisti differenti ma uniti a quelli del capitolo precedente.
Incontrato lโautore al salone del libro di Torino a maggio mi ha raccontato con molta naturalezza ma anche in modo intimo il contenuto del libro ed รจ stato capace di catturare subito il mio interesse.
Elemento che mi ha fatta capitolare il fatto che la panchina in questione รจ in effetti una panchina esistente e che rappresenta per lโautore un ricordo dellโinfanzia, un oggetto che non dovrebbe avere anima in quanto tale ma che invece diventa un pezzo di vita, una costante nel flusso dellโesistenza.
Con uno stile fluido, perfettamente giocato tra realismo e poesia, Daniel Di Benedetto mi ha aperto una finestra dalla quale osservare senza voyeurismo nรฉ giudizio frammenti delle vite dei personaggi che diventano mezzo per sorridere, per incuriosirsi, per pensare e calarsi nei panni di altri.
Cosa avremmo detto ad unโamica ritrovata, come avremmo reagito al tradimento, che figlio sono stato, che genitore sarรฒ, potrebbe succedere anche a me?
Per alcuni lettori saranno domande da porsi, per altri riflessioni sulla propria condotta.
Fatto sta che ogni pagina suscita qualcosa che, per restare nel tema dellโattesa, non ti aspetti.
Per me รจ stato cosรฌ, leggere senza capire subito di chi si parla, prendersi il tempo di conoscere con calma il personaggio del capitolo, osservare ed ascoltare come fossi seduta anche io sulla panchina in attesa di comprendere cosa succederร .
A volte con commozione altre con amarezza ma ad ogni pagina sempre e comunque con curiositร .
Credo che questo sia uno di quei libri che vanno letti la prima volta e poi ripresi.
Non solo perchรฉ ci sarร sempre qualche particolare che alla precedente lettura ci รจ sfuggito ma anche perchรฉ รจ di quelli che tra le parole nasconde dei messaggi sulla natura umana, la complessitร delle relazioni, il peso delle scelte, che avranno per chi legge un significato sempre diverso a seconda del momento.
Un libro che consiglio se si ha voglia di parole che accarezzano, magari leggendo mentre siamo seduti su una panchina di un parco, inconsapevoli che su quella stessa panchina si sono seduti e si siederanno storie diverse o uguali alla nostra.
Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non รจ consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dellโindecisione della mia terra natia in questa guerra che giร miete vite su vite.
Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e piรน di chiunque altro hanno il coraggio e lโimmaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.
Lโinvito che mi rivolgono รจ un sortilegio, e come tutti i sortilegi รจ fatto anche dโombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne รจ unโimpresa folle e necessaria. ร per me unโautentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sรฉ almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.
A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.ยป
Questa รจ la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria, che decisero di aprire in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro. Ma รจ anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono unโoccasione di riabilitazione e riscatto.
Ci sono vicende incredibili, rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Sono soprattutto storie di donne. Ilaria Tuti riporta alla luce la straordinaria ed epica impresa di due di loro.
RECENSIONE
Potrei iniziare questa recensione riferendomi alla tematiche che spesso si ritrovano nei romanzi ad ambientazione storica e cioรจ la difficile condizione della donna nel IX secolo, le lotte che sono state portate avanti per il riconoscimento di diritti fondamentali, tanto piรน in unโepoca sanguinosa come quella del primo conflitto mondiale.
Certamente tutti questi temi sono presenti e trattati impeccabilmente dallโautrice, per usare una terminologia che credo lei apprezzerebbe, sono intessuti perfettamente nella trama che ha costruito.
Penso perรฒ che questo libro sia riuscito ad avvalersi degli argomenti su citati per raccontare in realtร unโesperienza che va molto al di lร di queste specifiche tematiche o per meglio dire, che le ha utilizzate per raccontare qualcosa che puรฒ applicarsi anche a molti altri ambiti e che non conosce epoca, nรฉ differenza tra uomini e donne di ieri e di oggi.
Questa secondo me infatti รจ una storia sul cambiamento e sulla speranza, uno imprescindibile dallโaltra.
Sรฌ puรฒ affrontare una metamorfosi senza la speranza che ci porti a una condizione migliore?
Il cambiamento di cui racconta Ilaria Tuti รจ un concetto ampio, che non si riferisce solo alla delicata e quanto piรน precaria condizione delle prime donne chirurgo protagoniste del romanzo, impegnate nella professione medica in un ambiente ostile e conservatore, ma abbraccia anche gli altri personaggi e molti aspetti delle loro esistenze.
Trovare il proprio posto nel mondo senza dover rinunciare alla propria identitร .
Non รจ semplice nemmeno oggi.
La societร in cui viviamo non ama il cambiamento, nรฉ la diversitร , e queste donne possono testimoniarlo. Non รจ forse il vostro cammino simile al loro? Si chiama emancipazione. Significa affrancarsi da pregiudizi e catene, significa essere liberi.
Sono molti i processi di cambiamento che avvengono allโinterno del romanzo: le donne protagoniste intraprendono una salita impervia per arrivare a conquistare il posto che desiderano avere nella societร , una salita durante la quale lasceranno delle parti di sรจ per acquisirne altre nuove.
La stessa Cate la protagonista alla fine del libro non รจ piรน la stessa donna che parte con le dottoresse alla volta della Francia per lavorare in un ospedale gestito interamente da donne, come accadrร agli uomini tornati dal fronte.
Tutti loro, tra cui Alexander lโaltro protagonista, dovranno affrontare molte trasformazioni che richiederanno di mettere tutto in discussione, una rivoluzione interiore e non solo, volta a scardinare convinzioni e ideologie radicate nelle coscienze, e che richiederanno grande coraggio e forza per essere sovvertititi.
Padri, figli, amici, uomini e donne che si incontreranno e si scontreranno nel delicato processo del cambiamento, investiti dall’inevitabile scossone che ha origine quando il vecchio deve lasciare posto al nuovo.
Ci hanno chiamato โnuove donneโ. Ora vogliono capire che tipo di โnuovi uominiโ tentiamo di forgiare qua dentro.ยป
Ilaria Tuti racconta le metamorfosi che affrontano i personaggi del libro con assoluto realismo, utilizzando parole concrete ma dal grande potere espressivo, non cโรจ leggerezza dove non puรฒ essercene ma senza pesantezza, c’รจ intensitร a tratti dominante a tratti velata, c’รจ riflessione : si possono toccare le emozioni di un’epoca lontana ma non poi cosรฌ tanto purtroppo, come quella in cui รจ in corso la guerra.
Si possono sentire la paura, lo smarrimento, la fatica nell’affrontare un processo lento, difficile, doloroso che spesso richiede un prezzo da pagare.
Un concetto con cui mi trovo pienamente dโaccordo ben espresso in passaggi come questo:
Ogni trasformazione portava con sรฉ almeno un tradimento. Di aspettative, di speranze, di promesse, di legami.
Se da un lato la trasformazione รจ sacrificio, perchรฉ bisogna tradire i se stessi di prima per permetterle di compiersi, nello stesso tempo perรฒ รจ alimentata dalla speranza: Ilaria Tuti bilancia perfettamente gli aspetti piรน difficili con quelli positivi, quella spinta verso il futuro, il desiderio di migliorare, la speranza appunto, che รจ il motore che spinge i protagonisti a non desistere, a ricominciare ogni volta che si deve farlo.
Quella che aiuta a sopravvivere allโorrore della guerra dove lโumanitร sembra perduta, sepolta sotto le macerie fumanti dei bombardamenti in mezzo ai quali trova perรฒ sempre modo di resistere, nella bellissima immagine dei papaveri rossi, che colpiscono lโocchio giร in copertina, nella sfumatura di quel rosso acceso che brilla in mezzo alla distruzione.
Tra i diversi richiami alla natura che fa lโautrice spiccano sicuramente quelli legati al titolo che rappresentano i due giovani protagonisti delle vicende.
Il riferimento al vento e alla terra sono calzanti nel rappresentare il temperamento di entrambi: un moto interiore sempre irrequieto il vento che anima la dottoressa, la soliditร della terra in Alexander.
Ho apprezzato in particolare lo stile di questa talentuosa autrice mia conterranea, che mi verrebbe da definire affinato, senza la “r”: a ogni pagine si sale di livello, proprio come se da una riga all’altra lo stile si affinasse, elegante ma non pomposo, coerente con l’epoca, lieve e leggero a tratti, intenso e struggente nella giusta misura.
Molto ben delineata anche lโabilitร di costruire lโintreccio su un’ossatura in cui includere molti personaggi storici, realmente esistiti.
Tra i tanti messaggi di cui lโautrice fa messaggere le sue pagine quello che ho piรน apprezzato รจ sicuramente quello della fratellanza.
Che diventa sorellanza nel caso di queste audaci donne che si sono fatte pioniere in unโepoca quanto mai oscura.
Andrew, Cecil, Oliver, Samuel e Alexander in unโaltra vita non si sarebbero mai incontrati, probabilmente, nรฉ riconosciuti come pari, ma nelle difficoltร erano diventati fratelli.
Penso che il combustibile che mantiene accesa la speranza del cambiamento risieda soprattutto in questo concetto.
Sarร sempre arduo comprendere come lโessere umano possa essere capace di annientarsi reciprocamente tanto quanto รจ in grado di sostenersi e cooperare per sopravvivere.
Probabilmente perchรฉ ogni medaglia ha due facce e nello stesso modo lโumanitร ha due lati.
Questa autrice ha indagato entrambi con maestria, attraverso un racconto che ti tiene incollato alle pagine, in un susseguirsi di parole che hanno avuto il potere di fendere lโanimo del lettore come il vento piรน impetuoso e nello stesso tempo essere luogo fertile in cui far attecchire messaggi di speranza e di amore, come la terra piรน solida.
IL SAPORE DELLE PAROLE INASPETTATE di Giulia Zorat
Titolo: Il sapore delle parole inaspettate
Autore: Giulia Zorat
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 14 maggio 2020
Editore: IoScrittore
TRAMA
Mordere un sogno, strappare un sorriso, asciugare una lacrima. Cinque anime, cinque esistenze si perdono e si ritrovano dietro la porta di una minuscola patisserie ai margini di Parigi; Jacques e Josephine, capaci di impastare le loro vite con sapiente delicatezza, necessari l’una all’altro come ingredienti di un dolce mai finito. Irene, il cui sguardo racconta la capacitร di equilibrare sbagli antichi e nuove possibilitร ; Enea il suo piccolo tesoro, dieci anni di poesia leggera, diretta e invincibile come l’infanzia. Infine Franรงois, che trova il coraggio di scrollarsi di dosso il gelo che gli opprime l’esistenza e abbracciare l’amore, come si fa in una notte di festa, d’inverno. Intorno a tutto Parigi, che sa essere scura e accogliente, come un mot du chocolat, un dolce al cui interno si trovano esattamente le parole che avevamo bisogno di sentire
RECENSIONE
Che le parole abbiano un peso ed unโ importanza a seconda di come vengono utilizzate รจ un fatto assodato, ma se cโรจ un aspetto che forse รจ ancora piรน rilevante รจ il potere che possono avere soprattutto a seconda del momento in cui giungono a noi.
Nessun sapore, nemmeno quello della pietanza piรน buona puรฒ eguagliare quello di parole che giungono nel momento perfetto, e cioรจ quando non te le aspetti ma sono esattamente quelle che ti servivano in quel preciso momento, lโunico giusto per assaporarle.
Una telefonata per dire a qualcuno che gli vogliamo bene, un messaggio di un amico che vuole farti un saluto nonostante gli impegni, un buongiorno da uno sconosciuto che incroci sulla strada e la giornata puรฒ svoltare, lโumore puรฒ cambiare, alcune domande possono trovare risposta, un pensiero o unโidea, una nuova consapevolezza prendono forma nella mente ma anche nel cuore.
Sono questi infatti i luoghi in cui le parole attecchiscono, in entrambi i sensi sia chiaro, per fare del bene e perรฒ anche per fare del male, diventando veicolo di emozioni la cui intensitร รจ ancora maggiore se giungono inattese.
Una cosa che fanno anche i libri se ci pensate, quando in mezzo a tante troviamo quelle perfette per lo stato dโanimo del momento, quelle che parlano di noi, quelle che rispondono alle nostre domande in sospeso.
Giulia Zorat ne fa un uso ammirevole, per stile, profonditร , dolcezza e veritร .
Raccontando attraverso cinque personaggi diversi la nascita, la vita e la morte.
Tre fasi della vita di tutti, come tre sono le parti in cui รจ suddiviso il romanzo, e tre come le componenti del titolo della rubrica di un giornale parigino da cui tutto avrร origine e termine.
ร stata una lettura sorprendentemente ricca di riflessioni, soprattutto in relazione alla solitudine che secondo me รจ il fulcro dellโintera vicenda ma che viene espressa e raccontata in modo diverso.
Avete mai pensato a quanti modi ci sono per sentirsi soli?
Molti e differenti come siamo noi e le nostre vite e forse per questo โIl sapore delle parole inaspettateโ mi ha attirata, inconsapevole forziere di pensieri sulle sensazioni che ci accompagnano durante quei momenti dellโesistenza in cui la solitudine ci rende immobili.
A modo loro tutti i personaggi del libro si trovano in una condizione di immobilismo, in un guscio in cui sono protetti ma incompleti, smarriti.
Jacques che non ricorda piรน come si fa a esistere da soli, Irene che si รจ fermata ai suoi ventโanni e non conosce il gusto di vivere veramente, Enea che soffre per unโassenza importante, Francois un quarantenne in crisi esistenziale.
Questโultimo potrebbe infastidire per lโapatia che dimostra, quasi esistesse e basta anzichรฉ vivere, insoddisfatto allโennesima potenza, consumato dalle domande a cui non sa dare risposte, colmo di rimpianti ma incapace di spostarsi dal rimuginare su di essi.
E invece ha suscitato in me unโimmediata e spontanea empatia confermandosi il mio personaggio preferito, perchรฉ si sveste di fronte al lettore mettendo a nudo fragilitร e incapacitร che tutti abbiamo e che pochi sono disposti ad ammettere persino con sรฉ stessi.
Attraverso le elucubrazioni mentali di Francois Giulia Zorat ci permette di osservare dal di fuori quei rimpianti, quelle occasioni mancate e quel senso di fallimento che prima o poi tutti proviamo almeno una volta nella vita e riconoscerli perchรฉ provati su di sรฉ.
Ho imparato che bisogna sapere ascoltare gli altri e arrendersi al fatto che qualche volta bisogna lasciarsi guidare da chi รจ piรน esperto, perchรฉ la cosa piรน importante che ho imparato รจ che non si viene al mondo per stare da soli con se stessi.
Sullo sfondo di una cittร che puรฒ accentuare questa condizione se non si รจ capaci di trovare un appiglio, un luogo che sia un rifugio.
Parigi รจ cosรฌ come la descrive lโautrice:
ร una cittร dove non sei mai da sola, eppure ti ci senti e allora diventa fondamentale avere un legame per sopravvivere qui, uno di quei legami primordiali che nascono in un posto lontano molto simile a quello da cui proviene la vita e ti accompagnano ovunque. Un legame intimo e imprescindibile, costruito sulla gestualitร e sugli sguardi in una cittร in cui non servono parole, perchรฉ tutto intorno fa giร troppo rumore.
Ed รจ in questa cacofonia di rumori, prodotti di vite, situazioni e persone che si sfiorano o che incrociano il loro cammino, che la piccola pasticceria di Irene diventa questo appiglio, questo luogo in cui dare per un poโ una spallata a quella sensazione di solitudine e inadeguatezza ma soprattutto dove inaspettatamente si trovano anche molte risposte attraverso parole di cioccolato.
Una pasticceria che non รจ solo un luogo ma uno spazio in cui anime diverse si incontrano, nato dallโamore tra Jacques e Josephine ma che poi diventa il salvagente di molti altri personaggi.
Ognuno dei quali rappresenta una stagione della vita con le fragilitร e le pene che si porta dietro, ma sono fragilitร di cui avere cura, preziose perchรฉ fanno di noi ciรฒ che siamo e perchรฉ costituiscono spesso le parti belle del nostro essere.
Le cose belle sono fragili, รจ la regola. Non fai in tempo ad abituartici che svaniscono.
Giulia Zorat ci regala un libro che รจ un misto di dolcezza e amarezza, di sogni attesi e altri disillusi, di domande a cui ognuno di noi cerca una risposta diversa perchรฉ possa considerarsi corretta.
Proprio come le parole quelle dette, scritte, pensate quando meno ce lo aspettiamo ma che incredibilmente giungono proprio quando ne avevamo piรน bisogno.
Le stesse che in alcuni pomeriggi di aprile poco primaverili mi ha regalato questo libro, permettendomi di condividere le riflessioni di Francois, i timori di Irene, e vedere attraverso gli occhi del piccolo Enea.
E di cui inconsapevolmente avevo bisogno proprio in quel momento, sebbene non potessi saperlo prima di giungere allโultima pagina letta.
Perchรฉ รจ proprio cosรฌ che fanno le parole importanti, quelle capaci di aprire o chiudere porte, accendere unโ idea, regalare unโ emozione: arrivano inaspettate proprio quando non le stai cercando.
ร uno scambio di persone a determinare lโincontro tra Leonardo e Nina. Un fraintendimento, unโistintiva rabbia, poi lโinaspettata connessione. E dalla mente di Leonardo, ecco che Nina proprio non riesce andare via.
Inizia cosรฌ il loro rapporto, che si regge su una superficie precaria, al di sotto della quale fluttuano omissioni e dolori, cuori che battono piรน forte di quello che vorrebbero, ma che, comunque, non riescono a smettere di farlo. Da un lato cโรจ Leonardo, che ama e che ha paura, che vuole andare avanti e liberarsi di ciรฒ che lo tiene ancorato a rabbia e rancore. E dallโaltro cโรจ Nina, che avanti cโรจ giร , che รจ cresciuta per forza.
Qualcosa di puro, qualcosa di estremamente delicato li unisce. E il pericolo che proprio la paura di farlo crollare possa alla fine mandarlo in frantumi, aleggia sulle teste di entrambi.
RECENSIONE
In questo nuovo romanzo di Laura Vegliamore c’รจ un vasto ventaglio di sentimenti scandagliati, ma tra tutti predomina il senso di colpa, motivo per cui durante la lettura mi sono soffermata spesso a pensare a quale sarebbe la parola che indica il contrario del concetto di colpa?
Il perdono.
Colpa tua, colpa mia. E di Adriano. Colpa. Colpa colpa colpa. Se la ripeti tante volte nel cervello la parola scompare, diventa altro. Torna estranea e innocua. Dura poco, perรฒ. Poi torna a battermi dentro. E mi fa malissimo, come sempre. Colpa colpa colpa.
Questa รจ infatti una storia di colpa e perdono, temi pregnanti giร in โNovembreโ primo libro dellโautrice di cui โLa parte sinistraโ รจ lo spin off, ma sviscerati stavolta in modo diverso.
Perchรฉ diversi sono i loro protagonisti, i gemelli Adriano e Leonardo che dovranno districare le loro esistenze proprio dalle spire di un sentimento bruciante come il senso di colpa e di uno molto difficile da mettere in pratica come il perdono.
ร attraverso la figura di Leonardo che lโautrice esplora sentimenti poco nobili ma umanissimi quali rancore, paura, egoismo, rimpianto, colpa appunto, che accomunano molti dei personaggi che gravitano nellโorbita del protagonista.
Dicevo che la Vegliamore esplora questo sentimento opprimente e divorante in modo diverso perchรฉ, se nel libro precedente il senso di colpa di Adriano lo consumava fino quasi a farlo implodere, al contrario in Leonardo esplode attraverso la sua ironia forzata, lโirascibilitร , lโimpulsivitร , la tristezza, tutti sintomi di una sofferenza dalle origini antiche trattenuta a fatica.
Spesso la mattina dopo รจ tutto piรน attutito, riesco a spogliarmi di rabbia, rancore e di quel piccolissimo senso di tristezza, la nostalgia gelata di lei e il senso devastante di inadeguatezza di fronte a tutto quello che si รจ trascinata via.
Laura Vegliamore racconta con onestร una genitorialitร difficile sia nel bene che nel male allontanandosi da ogni stereotipo e comunicando il messaggio che i genitori sono essere umani, quindi imperfetti anche nellโadempiere a questo delicato compito.
ยซIo non ne sapevo niente, su come si vuole bene ai figli. Ci ho sempre provato, ma era difficile, alcuni giorni insormontabile.ยป
Lโautrice tratteggia personaggi tramite i quali mostra tanti modi differenti di essere madre e padre, accomunati perรฒ tutti dalla fatica, dalla paura, a volte dallโegoismo.
Il manifesto di questo romanzo รจ la consapevolezza che crescere i figli รจ un compito impervio, non ci sono manuali da seguire, si puรฒ fare molto bene ma anche molto male, certo รจ che le conseguenze restano dentro per tutta la vita.
Tanto che alla soglia dei trentโanni, come succede a Leonardo, ancora restano quel senso di inadeguatezza e di rifiuto che non danno pace, che nella mente del protagonista assumono forma di cicatrici e unโandatura zoppicante ma che nella sostanza sono il frutto di unโinfanzia che ad un certo punto รจ cambiata drasticamente.
Come liberarsene?
O meglio come conviverci senza farsene schiacciare?
Attraverso il perdono, che banalmente รจ lโunico rimedio ma รจ anche un processo doloroso, difficile, lungo e faticoso, che nella trama trova compimento grazie anche allโincontro con Nina e Clio.
ยซSo che forse un giorno si sentirร vuota. Spero che quando accadrร ci sarร tanto altro a riempirla.ยป Lo spero anchโio, Nina. Glielo auguro. ยซNon lo riempirร mai del tutto, quel vuoto. Ma imparerร a guardarlo senza farsi inghiottire.ยป
Due personaggi in cui lโautrice investe tutta la speranza del futuro in netta contrapposizione al dolore del passato che tiene in ostaggio Leonardo.
A stemperare i toni piรน tristi della vicenda ci pensa il revival di canzoni anni ’80 , lโutilizzo di parole sconosciute alla lingua italiana e lโadorazione per un famoso super eroe: ne esce cosรฌ unโaltalena tra sorrisi e dramma della giusta misura, non si cade troppo in basso e non si sale troppo in alto.
La scrittura della Vegliamore รจ incisiva soprattutto nello sviscerare le emozioni, rendendo tangibile la sensazione di apnea emotiva che vivono i gemelli in quanto figli abbandonati, alla quale riesce ad alternare passaggi di grande trasporto affettivo.
Non solo di tipo amoroso ma anche familiare: un padre come Mauro, unโamica come Claudia e un rapporto tra fratelli come quello tra Leonardo e Adriano lo vorremmo tutti, pur con le loro difficoltร .
Quelle difficoltร che ogni relazione umana include dovendo fare i conti con le debolezze, le mancanze, gli errori, i difetti di ognuno di noi, i quali se volessimo dare loro una collocazione spaziale, potrebbero essere condensati nella nostra parte sinistra.
Visibile o no, spiccata o meno, tutti ne abbiamo una, la vera impresa non รจ nasconderla ma farci la pace.
Un omaggio a una delle tante perle che, nel corso della storia, la regina della Senna ha “nascosto” nei sobborghi di molte metropoli europee. Vicoli stretti, costruzioni basse e rustiche. Proprio come a Montmartre, nel grembo della bella e unica Trieste tante piccole case sorgono accatastate una vicina all’altra, in un’area che ricorda lo spirito Bohรฉmien ma senza le notti del Moulin Rouge o de Le Chat Noir. Niente Cancan. Storie di sola gente e di gente sola, in questo luogo. Talvolta di andate e di ritorni. Di calzini appesi accanto al fuoco e di corti umide. Storia d’amore e d’amicizia. Di Lorenzo e di Marie Jeanne. Del matto Willy Boy e dei suoi “pen pen” urlati al cielo. Di Tullio e di Christian. Di gatto Benny e gatta Maria. Della Dea Incantatrice e Assassina: la Brown Sugar. Storia di mamma Rosalia. Di una carta da gioco appiccicata su di un muro in una viuzza nascosta. E di un rione ormai dimenticato fra nuovi e sovrastanti palazzi. Benvenuti nella Piccola Parigi. “Non state sognando, esiste realmente…!”. (Brigitte Bardot) Parte dei diritti d’autore derivanti dalla vendita di questo libro sono devoluti in beneficienza a “Il Gattile” di Trieste.
RECENSIONE
Sono nato e cresciuto in quella cittร allโestremo nord- est dello Stivale, dove per piรน di cinque secoli sventolรฒ la bandiera degli Asburgo e, per ben tre volte, il tricolore francese. E fu proprio nella terza e ultima occupazione della Grande Armรฉe che vennero edificate delle piccole case accatastate spalla contro spalla. Una ristretta lingua di terra che da valle risale una collina.
Trieste, una cittร variegata e vivace, come tutte le cittร di mare, crocevia di culture che si mescolano da secoli (non sempre pacificamente) e che proprio in virtรน di questa peculiaritร nasconde al suo interno tesori insospettabili come โLa piccola Parigiโ.
Perchรฉ intitolare il libro proprio a questa particolare zona di Trieste lo racconta Massimiliano Alberti in questo suo secondo lavoro e lo fa con maestria.
Questo รจ il caso in cui lโambientazione รจ molto di piรน che un semplice luogo, non รจ solo uno spazio fisico in cui far scorrere la storia, ma รจ la storia stessa.
Perchรฉ i luoghi a volte non sono solo posti, ma sono radici da cui dipende il futuro sviluppo della pianta da cui traggono nutrimento.
Cosรฌ come dice lโautore non si possono scegliere le famiglie da cui nascere, gli amici dellโinfanzia e in questa ottica nemmeno il luogo in cui venire al mondo.
E non basta sfuggire ai pregiudizi della propria cittร o dellโintera provincia o persino del Paese, ma รจ inevitabile confrontarsi ancheโ anzi, innanzituttoโ con quelli del quartiere in cui si รจ nati, di cui in qualche modo si รจ figli.
Volenti o nolenti siamo figli della nostra realtร e questo romanzo lo racconta con una leggerezza capace perรฒ di andare in profonditร , con unโironia elegante e con una prosa originale, semplice ma non banale capace di rievocare il periodo legato alla giovinezza di chiunque sia stato bambino negli anni 80.
Cosรฌ, giusto per assaporare lโodore di corti e viuzze umide, tolgo il velo da un quadro ben diverso dalla romantica definizione di vecchio borgo: gradini scoscesi, malte decadenti, un albero secolare graziato dal Comune e biancheria intima appesa su spaghi sfilacciati trainati da carrucole cinguettanti.
Sembra proprio di vederlo questo scorcio di una cittร ricca di storia come Trieste, di cui ammetto con un poโ di vergogna, non conoscevo lโesistenza pur abitando a pochi chilometri da essa.
Un quadro che non ha nulla di poetico ma che suscita comunque unโemozione dinanzi allโ immagine di un quartiere povero, come ce ne sono in ogni cittร , teatro di scorribande tra ragazzi prima e della salita intrapresa per diventare adulti dopo.
All’interno di questo dipinto si dipanano infatti vicende capaci di portare in superficie sensazioni che dimorano nei corridoi della memoria, quella che riporta allโinfanzia e allโadolescenza, ricordi frammentati di una stagione che non cโรจ piรน ma che se proviamo ad unire come puntini, creano unโ immaginaria porta, quella che una volta varcata consacra il difficile ingresso nellโetร adulta.
Sono Lorenzo, Tullio e Christian ad accompagnarci a conoscere la piccola Parigi, un quartiere della cittร sul mare costituito da casette colorate risalenti alla dominazione francese e che per questo riportano struttura e caratteristiche dellโarchitettura parigina, che sarร il teatro del consolidarsi delle prime amicizie importanti, dei primi tormenti amorosi, della nascita dei sogni e lโincontro con i fallimenti, la presa di consapevolezza di sรฉ attraverso i propri successi, ma soprattutto attraverso gli insuccessi.
Un borgo antico in cui case ed esistenze stanno in piedi in modo precario, oppure la cui facciata curata e abbellita cela in realtร al proprio interno stanze povere di amore, arredate da sporcizia e solitudine.
Ma in cui dimorano anche affetti e sogni da realizzare, alleanze e progetti futuri.
Questo libro รจ un piccolo mondo da scoprire, dove lโesistenza umana con tutte le sue contraddizioni e complessitร viene raccontata con toni poetici, dal sapore nostalgico, ma aderenti alla realtร , in cui un oggetto riparato, una carta da gioco, le mura di un vecchio manicomio e una coperta sporca raccontano delle esistenze dei protagonisti e nello stesso tempo anche di noi, anche piรน delle parole.
Credo che tutti possediamo degli oggetti che per noi hanno un significato speciale , evocativi di un ricordo, di un affetto, di un periodo.
Cosรฌ accade anche nel libro, dove cosรฌ come per i protagonisti determinati oggetti assumono un significato molto piรน importante del loro mero utilizzo, cosรฌ restano impressi nella memoria del lettore che riesce a sentire come questi siano testimoni di momenti importanti, simbolo di un passaggio, un cambiamento, unโ evoluzione o una presa di coscienza e lโautore riesce cosรฌ a darvi unโanima.
Se gli oggetti costituiscono una sorta di traccia, un sassolino lasciato lungo il cammino della vita dei personaggi cโรจ perรฒ anche un altro elemento che si interseca con le vicende narrate, legate tra loro da un filo rosso : lโamore per i gatti.
Gli amici felini sono i coprotagonisti di questo libro, creature solitarie ma capaci di amare, indipendenti a volte approfittatrici, con grande capacitร di adattamento e sovente un sano menefreghismo, il cui affetto va conquistato e meritato.
Un elemento che ad un attento osservatore si evince giร dalla copertina, bellissima: mi ha colpito istantaneamente capace di instillare curiositร e un poโ del fascino della Parigi degli artisti.
Una nota di merito rivolto allโautore รจ quello di aver dato anche una piccola voce al tema delle malattie mentali, una realtร spesso trascurata di cui nel mio territorio si possono ancora toccare i resti, come quelli del vecchio manicomio citato nel libro e di cui Trieste simboleggia la rivoluzione.
ร vero che non tutto si puรฒ aggiustare?
Lascio ai lettori la risposta che deciderร di darsi al termine della lettura, che per me รจ la migliore di questo inizio anno.
Un libro che racconta il faticoso e complicato processo che si chiama crescere: Lorenzo รจ il ritratto perfetto di come ancor piรน delle vittorie siano in realtร le difficoltร che incontriamo e le cadute che facciamo a essere determinanti nella nostra formazione.
Un insegnamento che prima o poi la vita dร ad ognuno di noi.
Cosรฌ, oltre ai convenzionali saluti, aggiunsi in fondo un sincero ti voglio bene. Dopotutto, pensai, era dalle sconfitte che avevo imparato a vivere.