L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

Titolo: L’anima nera di un lord
Autore: Estelle Hunt
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 marzo 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Carter Castlereagh è il più celebre libertino della sua generazione.
Raffinato edonista, colleziona amanti con la stessa disinvoltura con cui lancia nuove mode, ma dietro un volto scolpito e occhi di ossidiana, nasconde un terrificante segreto.
Insofferente alle regole, non si cura della reputazione compromessa, né di quanto lo disprezzi il Visconte suo padre, poiché non è destinato al titolo e alle responsabilità del rango.
Juliana Conway è conosciuta come la Baronessa.
Rimasta vedova in giovane età, con la morte dell’anziano marito ha ereditato, oltre a un cospicuo patrimonio, una mole di maldicenze tale da renderla invisa al ton. Si mostra al mondo indossando una maschera di frivolezza e superficialità, dietro la quale nasconde numerose ferite. Avendo sempre a cuore la propria dignità, ha giurato di restare libera per il resto della vita.
Ciò nonostante, per entrambi, le nozze restano l’unica soluzione ai problemi familiari e alle insistenti pressioni sociali. Così i due, pur detestandosi, decidono di unire i loro destini in un matrimonio di facciata, convinti di poter condurre esistenze autonome. La convivenza forzata, però, mostrerà lati inediti dei loro caratteri e molte sorprese: perché quando due anime così profondamente provate e infelici si incontrano, nulla potrà mai tornare a essere come prima.
Mentre Carter, tenacemente convinto di non possedere più un cuore, non esiterà a spezzare quello di Juliana, pur di allontanarla da sé, i segreti che entrambi avevano gelosamente custodito verranno alla luce. A quel punto, Carter e Juliana impareranno a fidarsi l’uno dell’altra o le ombre del passato li allontaneranno per sempre?

RECENSIONE


La malvagità, la depravazione, la dissolutezza sono già scritte dentro di noi, impresse nel nostro animo come il DNA? Oppure ne veniamo contagiati, sono conseguenza di un apprendimento dovuto al contesto, all’ambiente che plasma il nostro essere come fanno le mani con l’argilla ? 

Nel retaggio infantile in cui siamo cresciuti le fiabe avevano una distinzione molto netta e chiara tra buono e cattivo, protagonista e antagonista, la principessa fragile che ha bisogno del principe per essere salvata. 

Lungi da me demolire fiabe che si sono tramandate per generazioni di bambini, fortunatamente la realtà non è così elementare. 

Non ci sono esclusivamente il bianco ed il nero, ma una moltitudine di colori e di loro sfumature che fanno sì non si possa fare una distinzione così netta e semplicistica dell’animo umano (tranne che in alcune eccezioni) tra buono e cattivo. 

Ecco perché in termini semplicistici potremmo dire che ne “L’anima nera di un lord”, terzo volume della serie degli Amori vittoriani, il protagonista è un “cattivo” già conosciuto nei precedenti volumi e che proprio in quelle narrazioni ne assumeva tutte le caratteristiche. 

Arrogante, sarcastico, machiavellico, meschino, depravato non smentisce queste sue caratteristiche nemmeno nel libro a lui dedicato ma siamo proprio sicuri che queste ne facciano automaticamente un personaggio negativo?  

Se l’analizziamo in modo più approfondito io dico di no, Carter  Castlereagh non è un personaggio negativo, è un personaggio che fa cose negative, una differenza sostanziale. 

Sicuramente in questa storia a lui dedicata Estelle Hunt fornisce una prospettiva più ampia e articolata della psicologia di questo personaggio che nasconde sotto maniere signorili, un aspetto sensuale e una lingua affilata un abisso dell’anima. 


Dietro i gesti manierosi, le occhiate languide e la parlata pigra, si nascondeva un animo scaltro e vigile, allenato a ferire.  


L’aspetto più interessante di cui l’autrice ha ammantato questo personaggio è sicuramente secondo me l’ambiguità. 


Lui assomigliava a un libro scritto con una grafia complicata, in una lingua incomprensibile che blindava le intenzioni. 


Non c’è niente di chiaro nel suo modo di fare, di pensare, di comportarsi, nemmeno quando agisce per ferire, complottare o manipolare, una peculiarità che avevo scorto già nei precedenti romanzi. 

Questo accade quando si è protagonista di una storia di segreti. 

Questa lo è senz’altro, un incalzante susseguirsi di supposizioni ed intuizioni volte a far carpire anche a noi durante la lettura cosa si nasconde sotto gli abiti eleganti ed un’anima apparentemente nera come quella che cita il titolo. 

In questo frangente secondo me la scelta di affiancare ad un personaggio di questo tipo una protagonista altrettanto imperscrutabile e ammantata di mistero è stata vincente. 

Complice uno stile di scrittura che se possibile ho trovato ancora più maturo, raffinato ed evocativo, un’alternanza di flashback durante la narrazione che porta il lettore a tentare di comprendere gli antefatti e tiene vivo il senso di curiosità, credo che in questo terzo romanzo l’autrice non solo confermi la sua grande capacità espressiva nel genere storico in particolare, ma che sia ulteriormente cresciuta non solo dal punto di vista stilistico. 

Estelle Hunt ci propone una protagonista femminile che non assolve al ruolo di salvatrice in quanto giovane, pura e innocente, al contrario Juliana, proprio perché anche lei ne è stata toccata, è una donna ferita, disincantata e consapevole non solo della malvagità che si annida nel mondo ma anche e soprattutto di quella che si annida nell’animo di Carter. 


La temeva, temeva sua moglie, perché in lei aveva scorto qualcosa che la rendeva troppo simile a lui: una profonda oscurità. 


Come già ci aveva abituate nelle sue storie precedenti questa autrice non rende facile la vita né ai suoi personaggi né alle sue lettrici che soffrono insieme a loro per arrivare a giungere infine ad un senso di compiutezza. 

In questa storia in particolare niente è semplice soprattutto per la protagonista femminile, che si trova a dover barattere la propria libertà per senso del dovere, ma a guardare più in profondità per non soccombere ad un sistema sociale in cui la donna come individuo non esisteva se non come appendice di un uomo. 


«Non potevo oppormi al mio matrimonio, non ho potuto farlo per il tuo. Siamo donne, Juliana.» «Oggi siamo donne libere.» Barbara scosse lentamente la testa. «Non rammenti cosa ti ho appena detto? La libertà è un’illusione. Sei scappata dall’Inghilterra e vi hai fatto ritorno perché un uomo ha promesso di riabilitarti» sospirò. 


Solo chi si riconosce può capirsi sebbene ciò non significa che sia altrettanto semplice accettarsi: questo infatti non è un romanzo la cui tematica che emerge è la redenzione, ma è l’accettazione, di sè stessi in primo luogo.

Ed ecco infatti che Carter e Juliana sono due facce della stessa medaglia ma con una differenza : il primo si lascia sopraffare dal dolore e dal peccato, Juliana sceglie di trarne forza. 

E di solito il più forte è colui che riesce a trarre in salvo chi è più debole. 

La riflessione finale è che quello che ci accade non per forza deve definirci, luce e oscurità in definitiva coesistono in ognuno, tutto sta nel decidere quale delle due far prevalere. 


«Le ombre si allungano laddove esiste la luce. L’una non può vivere senza l’altra. C’è luce in te, Carter. Permettile di manifestarsi.» 


UNFIT VOL. 3 VERA di Miss Black

UNFIT VOL. 3 VERA di Miss Black

Titolo: Unfit Vol. 3
Autore: Miss Black
Serie: Unfit – Amori di tre ragazze impresentabili
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Gennaio 2022
Editore: Self Publishing

TRAMA


«Non mi pare una gran buona idea» considerò Haddock.
«Sono una Vassemer, non abbiamo buone idee».


La Stagione 1889 sta per finire e due delle tre sorelle Vassemer si sono sistemate. E, come tutte le malelingue della capitale hanno notato, si sono sistemate molto bene, sposandosi ben al di sopra del loro rango.
Resta solo Vera, la sorella di mezzo, che continua a ripetere a tutti di voler diventare una scrittrice di successo e di non essere interessata al matrimonio. Si è mai sentito qualcosa di più scandaloso? Chi mai potrebbe volere una ragazza del genere?
E, a proposito di scandali, le Vassemer non sono l’unica fonte di pettegolezzi della capitale. La famiglia dell’amata Regina Vittoria è sempre prodiga di comportamenti discutibili e anche il resto dell’aristocrazia non scherza. Peggio ancora, una piaga particolarmente odiosa rischia di venire alla luce. No, non si tratta delle solite quisquilie: adulterio, ricatto, figli illegittimi o evasione fiscale. No, non è neppure l’annoso problema dei nouveaux riches che pretendono sempre più posti al sole. E chiaramente non ha nulla a che fare con l’assurda richiesta delle suffragiste che anche le donne possano votare.
Questo è peggio. Si prepara lo scandalo più gigantesco dell’epoca.
O forse no.
In fondo, se c’è una cosa che la nobiltà del Regno sa fare bene è nascondere la polvere sotto il tappeto.

RECENSIONE


«Ora… io non volevo scrivere un libro su questa roba qua, lo giuro! Volevo scrivere un libro pieno di affascinanti gentiluomini e di deliziose ragazze mordaci. Ma la realtà ha sempre avuto il vizio di infilarsi nelle mie storie e anche stavolta un po’ si è fatta largo.»


Come non credere alle buone intenzioni di un’autrice naturalizzata inglese, dal fascino misterioso e dotata di pungente ironia dal nome Miss Black? Impossibile non farlo dopo aver letto decine di suoi libri e aver ammirato ad ogni occasione gli aspetti che la contraddistinguono, come l’ironia, l’abilità nel graduare la sensualità a suo piacimento, l’imperfezione dei suoi protagonisti, le trame originali.

Sulle sue mirabili virtù come autrice di talento ho avuto modo più volte di parlarne ma onestamente quello che mi ha sempre colpita è la capacità di saper spaziare tra diversi generi, dal fantasy al contemporary romance fino al giallo, mantenendo il filo conduttore di un tasso erotico accuratamente calibrato e che calza alla perfezione in ogni storia.

Scelte quindi adeguate, adatte, che richiamano alla mente il significato antitetico di “Unfit”, letteralmente inappropriato, titolo della trilogia che ha inaugurato la conquista di un genere fino ad allora da lei inesplorato, ovvero lo storico. Si potrebbe pensare ad una sfida piuttosto difficile, perchè scrivere romanzi storici credibili, si sa, prevede ricerca, studio e una ferrata documentazione.
Un’avventura che evidentemente ha appassionato la signora Black, che con questo capitolo finale offre una prova perfetta, mirando dritto al cuore del lettore con accurata lucidità, quella di chi sa come scrivere e come romanzare epoche passate con studio e ricerca, senza rinunciare al suo dissacrante realismo.


Infine c’era l’incognita di Vera. Lei sosteneva di non volersi sposare e di voler diventare una scrittrice di successo.


Protagonista dell’ultimo capitolo di “Unfit” è Vera, la mezzana delle sorelle Vassemer, rimasta illesa dalla doppietta di inattesi e nobili matrimoni che hanno coinvolto le sue sorelle, Rachel e Fortune.
Lei, che ambisce a fare la scrittrice e paladina della libertà individuale, di sposarsi non se la sente proprio, nel rispetto del marchio di fabbrica del sangue Vassemer, che ha fatto dell’anti-conformismo uno stile di vita.
Lei, che potrebbe anche sposarsi per amore, visto che le sorelle hanno unito il loro destino a quello di uomini aristocratici di grande levatura garantendosi un futuro assicurato, inclusivo di amore e rispetto.

Lei, educata da aristocratica e dai modi ineccepibili, amante della scrittura e segretamente vittima di sè stessa, ovvero della sua fervida immaginazione. Una passione che la porta costantemente sulle ali di fantasie (erotiche) irrefrenabili fino a vivere nella sue mente esperienze amorose, sensuali, torbide, quasi controverse con uomini anche insospettabili. Un segreto che la perseguita, e che la rende una protagonista spassosa e finemente meravigliosa:


Riguardava un vizio di cui Vera non aveva mai parlato a nessuno, neppure a Rachel e Fortune. E per quanto la sua educazione fosse stata libera, per quanto la sua famiglia fosse anticonformista, Vera sapeva che si trattava di un vizio, forse persino di una tara mentale. Le sue fantasie. Le fantasie che l’avevano spinta a scrivere Confessioni di una libertina pentita.


Convivere con le sue fantasie la diverte, come vivere mille vite parallele. E cosa ci può essere di più delizioso, e meno prudente, di prendersi a cuore l’educazione di un nouveaux riche, un ricco e ambizioso uomo di umili origini che mira ad un matrimonio di interesse con una nobildonna?


Haddock non si considerava inferiore a nessuno e avrebbe voluto che anche il resto del mondo si decidesse ad ammetterlo. Purtroppo non era per niente facile. Oh, avrebbe potuto sposare una giovane nobile e spiantata.


Haddock lo abbiamo conosciuto anche nel secondo volume della serie, in cui già si annuncia la sua opposizione alle attitudini troppo liberali delle sorelle Vassemer: lui conservatore, tradizionalista e convinto della netta separazione tra i ruoli. Insomma, cosa potrebbe essere di più conflittuale rispetto all’essenza di Vera?

Eppure, la signora Black si è divertita a metterli a confronto, intessendo tra loro una sfida che svela diversità e rivela affinità, in una girandola crescente di incontri clandestini che ad ogni occasione mettono radici in sentimenti inaspettati ma sempre più intensi. Un gioco coinvolgente che amplifica il coinvolgimento del lettore grazie a racconti di fantasie erotiche, che toccano livelli di pura perfezione, confermando la bravura di una signora che sa come eccitare il lettore con raffinata eleganza.


«Quindi che cosa succede? Nella realtà, intendo? Mi faccia una cronaca». Haddock quasi si strozzò. Cominciò a tossire e dovette bere a piccoli sorsi un intero bicchiere, prima di riprendersi. «Una cronaca» ripeté attonito. «Per forza. Ormai non può lasciarmi a becco asciutto». Haddock rise dell’espressione, ma continuò a sembrare scettico. «Non mi pare una gran buona idea». «Sono una Vassemer, non abbiamo buone idee». «Oddio, per quel che ho visto, no».


Un libro di cui ho riletto le parti evidenziate con divertimento, eccitazione, commozione, in un mix potente e magnetico che innalza tutta la trilogia ad opera magnifica e imperdibile.


Deve capire che la donna, la giovane donna, è come una pepita d’oro lasciata incustodita su una panchina: chiunque potrebbe rubarla, se un gentiluomo non vigila su di lei». «Una pepita d’oro». «Con una bocca, ma nessun cervello. Mi segue?» «Non troppo». Vera sospirò. Sapeva che non sarebbe stato facile. «Un’invalida, allora. Un’invalida placcata d’oro, incapace di badare a se stessa. Dobbiamo attraversare la strada: è imperativo che lei mi aiuti a scendere questo semplice gradino». A Haddock sfuggì una risatina. «Sarà un piacere».


Difficile limitarsi nelle parti da citare perchè ad ogni passaggio ci si incastra tra mille emozioni, ma lascio volentieri il piacere a chi deciderà di leggere di affondare nel piacere di conoscere queste sorelle impresentabili, che in questo terzo volume fanno capolino, ognuna con le proprie vite, come ad accompagnare il lettore alla fine della serie.

Una trilogia in cui Miss Black tratteggia con fine realismo l’immagine di Londra a fine ottocento, un fermo immagine accurato, quasi come si fosse divertita a togliere il trucco ingannevole ad una donna mostrata sempre perfetta e impeccabile, mostrandone le rughe, le imperfezioni, i difetti e le implacabili discromie. Una signora svelata, multietnica, capace di parlare mille dialetti, vestita a strati, non particolarmente avvezza al rispetto delle regole sociali, e per tutti questi motivi molto lontana dall’immagine perfetta e romantica trasmessa dalla letteratura classica.


Dai poveri che dormivano su una sedia presa a noleggio per la notte nell’East End, alle donne prive di ogni diritto in tutte le case di ogni classe sociale, alle prostitute disposte a vendersi per un bicchiere di gin, ai bambini costretti a lavorare in fabbrica, agli stranieri disprezzati per il colore della pelle, ai matti in catene al Bethlehem Hospital, agli affamati, ai malati, ai dimenticati, ai delusi, su-su fino alla Regina Vittoria, afflitta dalla vecchiaia, dai lutti e dagli eredi indegni, a Londra l’infelicità non mancava per nessuno.


Prima di concludere non posso non citare Mr Kayal, uno dei personaggi comprimari più interessanti di tutta la serie. Una figura magnetica, che aleggia fin dalle prime pagine del romanzo di Rachel e che trova il suo spazio in questo terzo capitolo. E’ qui che mostra la sue fragilità, la sua essenza, spogliandosi, in molti sensi, della spessa corazza che è abituato ad indossare. Si farà amare ancora di più, proprio per questo.


«Non vuoi spogliarmi? Non vuoi guardarmi?» «Ma certo» disse Kayal, anche se in realtà non voleva. La gioventù di Clair gli feriva gli occhi, la sua professione lo offendeva.
Non era un sentimento razionale. Kayal era consapevole che potevano essere molti i motivi che l’avevano spinto a prostituirsi, ma qualcosa nel suo profondo si ribellava all’idea. Gli sembrava la soluzione di un debole.


Leggere questa trilogia è stato un crescendo di emozioni, che sarà impossibile da dimenticare, un viaggio in compagnia di personaggi graffianti e complessi, capaci di intrattenere con emozione, fino a trasportare il lettore dentro un’epoca dipinta con realismo. Molti dei luoghi, personaggi, citazioni fino ai più piccoli particolari narrati, tra l’altro, sono realmente esistiti, confermando l’incredibile ricerca compiuta da questa autrice che non smette mai di stupire.

Un peccato lasciare andare queste sorelle, difficile non desiderare di leggerne ancora, ma sappiamo che il tempo è prezioso e che Miss Black lo dedicherà a meravigliarci ancora.


Spero che quello resterà di questa trilogia a voi che state leggendo sia il divertimento e la passione con cui l’ho scritta…


Senza ombra di dubbio, mia cara.

OMBRE di Catherine BC

OMBRE di Catherine BC

Titolo: Ombre – Oltre la paura
Autore: Catherine BC
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 21 Marzo 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


All’alba di un’epoca buia, oltre le lunghe ombre che la guerra allunga fino al piccolo borgo di Castelvetro, Emma e Giulio vivono una storia d’amore dolce e forte, colma di vita e profumata di giovinezza. Un sentimento potente contrastato fin da subito dalla madre di lei e dal destino. Si trovano così a dover fronteggiare le maldicenze di paese, le convenzioni religiose, le chiamate al fronte e l’invasione tedesca. Tutto il dolore sordo causato dalle amenità umane viene vinto dalla forza di ciò che li lega, dalla fiducia assoluta che pongono uno nell’altra, dalla volontà di appartenersi nonostante il fatale epilogo cui tutto il loro mondo sembra essere destinato. La loro storia è quella di un’intera generazione temprata nel fuoco.

RECENSIONE


Protagonisti di questa storia: Emma, Giulio, la guerra, l’amore.

Emma è una ragazza anticonformista per l’epoca in cui vive, parliamo degli anni della seconda guerra mondiale in un piccolo paese del nord Italia. La guerra e i pregiudizi vogliono fermarla ma Emma riesce a tenere testa a tutti, in nome dell’amore per Giulio che sente forte dentro di sé e della libertà a cui non vuole rinunciare. Forte e determinata, si trova a combattere contro una madre, che la vuole sposata con un ricco pretendente e, contro la gente ipocrita e moralista che non potrà mai comprende le sue posizioni.


“Lui sapeva di libertà e io volevo essere libera. Non sopportavo certe imposizioni e volevo semplicemente decidere della mia vita, da chi frequentare a cosa farne senza dover per forza rispettare tappe e tempi stabiliti da altri.”


Giulio, dal suo canto, affronta  coraggiosamente e a testa alta gli eventi e gli imprevisti che il destino e la vita gli riservano. La spinta gliela dà la consapevolezza dell’amore che prova e riceve da Emma.


“Io e lei sembravamo destinati a rompere più di una regola. Siamo nati liberi.”


È proprio la voglia di libertà e tanto amore che esce dalle pagine di questa storia che coinvolge anche perché si tratta di una storia vera. L’autrice l’ha scritta dopo aver fatto una promessa  ai suoi nonni che un giorno avrebbe raccontato le vicende che li hanno visti protagonisti. A loro è dedicato il romanzo e questo ve lo farà apprezzare ancora di più, oltre alla scrittura pulita e alla ricostruzione storica.

In un periodo in cui la guerra occupa giornali e telegiornali, questo romanzo testimonia l’orrore ma anche la forza di un amore che prova a resistere alla morte.


“Era l’inferno, tutto veniva distrutto e non si riusciva neppure a capire se quelli che ti stavano piovendo addosso fossero zolle di terreno o pezzi d’uomo.”


 Alcuni passaggi del libro mi hanno ricordato quando mio nonno mi raccontava gli anni della guerra, la paura di non farcela, i morsi della fame e la voglia comunque di non arrendersi, malgrado ci fossero tutte le condizioni per farlo. 

Un romanzo dove l’amore può veramente superare ogni ostacolo, attraversare il fuoco e uscirne forte e vincente.

ROMA 40 d.C. DESTINO D’AMORE di Adele Vieri Castellano

ROMA 40 d.C. DESTINO D’AMORE di Adele Vieri Castellano

Titolo: Roma 40 d.C. Destino d’Amore
Autore: Adele Vieri Castellano
Serie: autoconclusivo, serie “Roma Caput Mundi Vol. 1”
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 31 Maggio 2012
Editore: Leggereeditore

TRAMA


40 d.C., Città di Roma, Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola, Imperatore.Marco Quinto Rufo è l’uomo più potente di Roma, secondo solo all’imperatore, Livia Urgulanilla ha un passato da dimenticare. Lui è un uomo temprato dalla foresta germanica, bello e forte che non conosce paura né limiti. Lei è un’aristocratica raffinata e altezzosa il cui destino è già scritto. Ma il dio Fato decide altrimenti e quando Rufo la porta via con sé non immagina lontanamente le conseguenze del suo gesto. Roma non è la Provincia dove tutto, incluso rapire una donna, è concesso. E anche se Caligola in persona decide di concedergliela, possederne il cuore sarà la più ardua e temeraria delle sue imprese. E Livia saprà donare il cuore a un uomo spietato che non esita davanti a nulla, se non a quello che sente per lei? Il primo romanzo di una trilogia che vi porterà in uno dei periodi storici più affascinanti del nostro passato; una storia che vi catturerà fin dalle prime pagine e alla fine ne rimarrete conquistati.

RECENSIONE


Leggere questo libro è come viaggiare nel tempo e scoprire la magnificenza di un’epoca passata, che ha segnato l’inizio della nostra civiltà occidentale. Un’esperienza che mi ero ripromessa di intraprendere molte volte e che mi ha affascinato particolarmente, soprattutto per avermi consentito di riscoprire luoghi, personaggi e vicende della nostra storia mediante un romanzo che intreccia fantasia con autentici pezzi di storia antica.
Una sfida difficile e molto ambiziosa che l’autrice, Adele Vieri Castellano, ha ampiamente vinto con questo libro, primo capitolo di una serie avvincente, Roma Caput Mundi, che l’ha resa famosa nel panorama del romance italiano.

Come? Attraverso una trama che rapisce fin dalle prime pagine, personaggi intensi e ricchi di personalità e uno stile di scrittura ricercato e intriso di termini latini che raccontano usi e costumi dell’epoca.


Il mese di Iulius spandeva su Roma una calura soffocante, che costringeva a rallentare i movimenti e a bere molto. Il suo cubiculum era un forno. Indossò la tunica e uscì all’aperto, dirigendosi verso il peristilio.
Lassù, tra nicchie, rientranze e falsi timpani decorati con colori vivaci si beavano ninfe, satiri, eroi di Roma e divinità antropomorfe. Nel groviglio di dipinti che scendeva lungo le pareti si fondevano capitelli, pilastri, colonne fasciate da tralci di vite, alloro, edera, come alberi dai candidi tronchi.


L’antica Roma rinasce tra le pagine di questo libro, in un susseguirsi di descrizioni particolareggiate di ambienti, paesaggi, abiti fino anche ad acconciature che portano il lettore a staccarsi dalla realtà e immergersi negli odori e nei colori dei vicoli della città eterna al tempo delle sue origini, quando era magnifica e perversa, sontuosa e violenta.


Il pavimento era un intarsio di pietre e marmi di ogni colore e al centro, un medaglione gigantesco d’oro zecchino, riproduceva il ratto delle Sabine, l’antica leggenda sulla stirpe di Roma. I piedi scalzi e leggiadri di una decina di danzatrici lo calpestavano con movimenti ritmati, accompagnate da liuti e flauti.


Uno spaccato dell’epoca in cui a dettare legge umana e divina vi era il controverso imperatore Gaius Iulius Caesar Augustus Germanicus , detto Caligola, noto per la sua natura viziosa e crudele e dominato da un carattere feroce.

Si dice che assistesse con vivo piacere alle esecuzioni e ai supplizi dei condannati, passando le notti tra taverne e adulteri, mascherato con una parrucca e un lungo mantello.


«Ti presento il tribuno laticlavio Marco Quinto Rufo. Legatus Batavorum fresco di nomina. Uno scandalo per il Senato di Roma. Ma Caligola può fare ciò che vuole. Guarda il pubblico, è in visibilio.»


Legionario valoroso, soldato leale al proprio imperatore, uomo dai modi rudi e rozzi più simili a quelli di un barbaro forgiato dalla guerra a dal freddo, incontrato nelle lontane terre del nord dove si è distinto per aver condotto combattimenti e conquistato terre. Una figura che nella lettura emerge in modo vivo, un uomo impavido, coraggioso, adorato dai suoi legionari e che trasuda intensa virilità grazie ad un fisico imponente e possente, al pari delle sue virtù di condottiero:


Il suo corpo era grande, possente, i suoi muscoli armoniosi e scolpiti. E c’erano quegli occhi d’ebano, impressionanti su un viso con troppi contrasti per essere definito bello. Il naso, rotto in qualche battaglia, dominava i tratti decisi, la fronte alta, i capelli neri. Era il viso di un uomo crudele, tranne quando sorrideva come stava facendo: le labbra spesse e ben disegnate svelarono una fossetta accattivante, sulla guancia rasata.


La sua fisicità è prorompetene e impetuosa, tanto quanto il suo carattere, difficile e introverso, anestetizzato a provare dolore, o qualsiasi emozione che possa destabilizzarlo, perché l’unico suo compito è rimanere fedele al suo imperatore Caligola.

Una roccia inscalfibile intrisa di valore e coraggio, che il destino farà scontrare con quello di Livia Urgulanilla, giovane e fiera ragazza dal passato doloroso:


«Quella povera fanciulla ha il destino segnato. La chiamano Livia Detecta, ‘Livia Svelata’.»


Un incontro che avviene la prima volta nella Suburra, la zona più pericolosa e malfamata dell’antica Roma, dove si trovavano bettole che davano rifugio a prostitute, ladri e ogni genere di fuorilegge. Camminare tra le sue strade dopo il calare del sole era una sfida al destino visto che i delitti erano all’ordine del giorno.

Una parola che ancora oggi ha mantenuto un’accezione negativa ad indicare aree periferiche disagiate. Proprio in questo inferno in terra si intrecciano per la prima volta le vite dei due protagonisti, Marco e Livia, destinati a attrarsi e odiarsi irreparabilmente. Un segno premonitore per la loro storia appassionata, in cui l’orgoglio e l’audacia di lei cozzeranno con la durezza di lui, cesellato dalla guerra e incapace di definire un sentimento. Un connubio letale di forza fisica e mentale, di cui sarà difficile prevedere l’epilogo fino alla fine.


«Tu sei una combinazione fatale per me. Hai spinto la mia ragione a rasentare la follia. Quieta come un lago alpino, ghiacciato al punto da uccidere.»


Un romanzo d’amore che si consegna al lettore in modo coinvolgente e a tratti struggente anche grazie a personaggi comprimari non meno interessanti dei protagonisti, come Lucio e Turia, la cui storia parallela amplifica il senso profondo dell’amore che si confonde con la rinuncia.
La passione di questa autrice arriva direttamente al cuore di chi legge, senza lasciare scampo mediante scenari e dialoghi ricchi di pathos, fino a travolgere pagina dopo pagina. “Roma 40 d.c. Destino d’amore” è un sontuoso omaggio ad una civiltà che ha coniato le fondamenta dell’Occidente e che ha segnato le nostre radici, insegnandoci che l’amore di epoche passate arriva intatto fino ai nostri giorni, grazie alla bravura di Adele Vieri Castellano, capace di offrire storie senza tempo.


“Prendi il mio corpo nel tuo, tesoro mio”.


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L’AQUILA E MAJA di Pitti Duchamp

L’AQUILA E MAJA di Pitti Duchamp

Titolo: L’aquila e Maja
Autore: Pitti Duchamp
Serie: Autoconclusivo
Genere: Romance storico
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 4 dicembre 2021
Editore: Mondadori

TRAMA


Il barone Umberto Riccardi, spericolato pilota di aerei, aspetta che l’Italia entri nel pieno della Grande Guerra: non vede l’ora di sfidare la morte alla guida del suo velocissimo biplano. Alba è una sarta talentuosa. Sedotta dal barone, cede al piacere sublime della trasgressione. Ma lui ha in mente solo la gloria e non c’è spazio per nient’altro nella sua vita. Sarà la guerra a far incrociare nuovamente i loro destini. Umberto ritroverà Alba, impavida e bellissima, con la divisa della Croce Rossa, e scoprirà che per lui la vera battaglia non è contro il nemico austriaco, bensì contro un passato che non smette di tormentarlo. Basterà la passione a unire i loro cuori coraggiosi?

RECENSIONE


La pelle di luna della ragazza riluceva di un bagliore opalino in contrasto con i tessuti cupi. Aveva capelli ramati, morbidi boccoli né solo rossi né solo biondi, ma di entrambi i colori in dosi perfette, che scendevano a incorniciare le spalle di alabastro. Spiccavano gli occhi viola, non grigi o azzurri, non blu, ma di un violetto inusuale che, Umberto ci avrebbe scommesso, era costato ore di tentativi di riproduzione al povero pittore.


Uno sguardo fugace, un colpo di fulmine così immediato da far prevalere l’istinto sulla ragione, fino a invaghirsi di un corpo dipinto sperando che esso prenda vita.


Quella una ragazza per bene? Non c’era da scommetterci. I suoi occhi erano diversi da tutti quelli che gli era capitato di incontrare. Bruciavano di passione, di sfida alla vita. Erano fuoco viola, incandescenti come il più suggestivo dei tramonti.

«Ha un tipo di avvenenza particolarissimo, delicato e signorile eppure così accattivante. Nonostante la sua grazia leggera, ha una bellezza di carattere».


Un ritratto come una visione onirica intrigante come un quadro, la “Maja desnuda”, una delle opere più famose di Goya. Un capolavoro che ritraeva una nudità di una donna ordinaria e sensuale che superava i miti classici tanto che costò all’artista spagnolo un processo in tribunale e il ritiro del quadro dalla vista al pubblico per decenni, a cui rispose con una versione vestita. Un dipinto scandalo che divenne simbolo della seduzione femminile: una donna ritratta con le mani incrociate dietro la testa e lo sguardo diretto e provocatorio.

Un’opera che diviene l’innesco della scintilla che fa incontrare i due protagonisti di questo libro: lui, Barone Umberto Riccardi, sergente aviatore dell’aeronautica italiana; lei, Alba, semplice sartina dalle umili origini. Due protagonisti così diversi che sembra di assistere al confronto tra un diavolo, dal volto sfregiato dal vaiolo, e un angelo bellissimo, dalle fattezze di una giovane dal corpo seducente e una chioma rossa come la visione di un tramonto mozzafiato.


Quell’aria da suorina dimessa non si accordava bene con il violetto sfacciato delle iridi, né con il suo corpo, minuto e pieno di promesse.


Alba sarà chiamata da Umberto sempre con il nome di “Maja”, a rimarcare un ricordo indelebile di quel corpo nudo dipinto etereo capace di emanare una luminosità propria tale da creare un forte contrasto con lo sfondo su cui è stata ritratta.

Una contrapposizione di luce e ombra che segue le linee che contornano le vite di entrambi: Umberto, che si sente vivo solo volando in una continua sfida alla morte, inseguito da demoni troppo grandi da affrontare; Alba, giovane e con la voglia di vivere e trasgredire, anche se succube figlia di una madre rabbiosa, incattivita con la vita e capace di farla sentire colpevole e sbagliata, fino a rifiutarla.

Due mondi tanto opposti da collidere, accedendo una bruciante passione che finirà per cambiare i loro destini. Due vite in bilico che la guerra cambierà inesorabilmente e che farà cambiare, stravolgere, perdere e ritrovare, seppure nulla e nessuno sarà come prima.


Non poteva pensare di amarlo ancora, eppure, ora che se lo trovava davanti indifeso, c’era un nodo di emozioni potentissime che le bloccava lo stomaco. Rancore, nostalgia, passione, vergogna, tenerezza erano solo alcuni dei fili che componevano la matassa e se lei cercava di tirarne uno per scioglierla, tutti gli altri si stringevano di più, provocandole un dolore tremendo.


Possibile continuare ad amare ancora dopo il rancore, la vergogna, l’umiliazione? Si dice che non si può dimenticare un amore, piuttosto si può imparare a vivere senza di esso. Sarà quello che accadrà ad Alba ed Umberto, che seppure lontani nel tempo e nello spazio non potranno dimenticare un sentimento indelebile come i tratti di un dipinto di rara preziosità.

Una storia di amore e di guerra destinata a rimanere impressa nel lettore soprattutto perchè la maggior parte del libro è basata su fatti e personaggi realisticamente esistiti, scelta che amplifica indiscutibilmente il coinvolgimento durante la narrazione grazie alla bravura della bravissima autrice che descrive con estrema accuratezza il contesto sociologico, storico e politico della storia.


Tenente, la vittoria ha senso solo se abbiamo qualcosa o qualcuno per cui raggiungerla. Se nulla ci tiene legati alla vita, se non abbiamo niente per cui lottare, che senso ha?—Quelli erano discorsi che avrebbe fatto suo padre, si disse Umberto, pieni di senno, lungimiranza, onore. Ma lui non era buono come Baracca e aveva terminato la propria riserva di umanità sul letto di morte di suo padre, sprecando invano tutte le preghiere e le lacrime che aveva.—Lascio a voi la vittoria, maggiore. Io mi accontento di morire combattendo


In questa citazione, ammetto tra le più commuoventi del libro, un confronto tra Umberto e il valoroso maggiore Francesco Baracca, suo comandante e patriota italiano a cui Firenze, e non solo, ha dedicato mezza città. Questo libro ne evoca con meticolosa attenzione le gesta e la vita, quella di un combattente straordinario , insignito della medaglia d’oro al valor militare. Un asso dell’aviazione italiana che passò alla storia per il famoso cavallino disegnato sul fianco del suo biplano, reso celebre poi da Enzo Ferrrari al quale ne fece dono, pare, la madre dell’eroe aviatore affinchè la memoria del figlio fosse conservata, senza sapere che sarebbe divenuto un altro mito italiano. Conoscere la sua storia è una delle ragioni per cui leggere “L’Aquila e Maja”, e apprezzare chi ne ha voluto ricordare il valore umano immenso.

Oltre a questo eore, nel libro non mancano citazioni di altri personaggi storici eccellenti come Gabriele D’annunzio, il temibile Barone Rosso e Margherita Parodi, a cui fu attriibuita la medaglia d’onore per aver servito il suo paese sotto i bombardamenti, restando al suo posto con audacia e fermezza. Una testimone di rilievo di quello che fu il difficilissimo e fondamentale ruolo delle Croce Rossine durante la prima Guerra Mondiale, esempi di forza e coraggio in un momento storico imperversato dalla più feroce disumanità.

Pezzi di storia incasellati con dovizia di particolari, profonda ricerca e quella rara sensibilità che rende Pitti Duchamp un’autrice imperdibile che consegna ai suoi lettori un romanzo struggente, pieno di amore e speranza.

Una lettura che consente di attraversare una parte importante della nostra storia sorvolando vicende dolorose e mai dimenticate, ma soprattutto permettendo di scoprire l’infinito amore di un uomo senza pace ed una giovane donna coraggiosa.


Lo amava in modo completo e razionale: non perché lui fosse la sua unica scelta, ma perché l’unica scelta possibile per dare valore all’esistenza era amare lui.



Chapeau Pitti.


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RYA SERIES, Vol. 3 e 4 di Barbara Bolzan

RYA SERIES, Vol. 3 e 4 di Barbara Bolzan

Titolo: Deception e Awaken
Autore: Barbara Bolzan
Serie: Rya Series #3 #4
Genere: Historical Romance
Narrazione: POV singolo (Rya)
Tipo di finale: aperto/chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Settembre, Dicembre 2017
Editore: Delrai Edizioni

TRAMA

Possiamo perdonare. Dimenticare, no. Quello, mai. 
Rya torna al proprio passato e guarda al futuro con occhi diversi. In lei si mescolano dubbi e incertezze: gli equilibri di potere in Idrethia sono cambiati e nessuno può più garantirle protezione. La principessa di Temarin deve sopravvivere e lottare ancora per difendere se stessa e la propria dignità. L’amore è una scelta, non un sentimento; l’amore non rende liberi, ma appaga desideri altrui a cui lei non può sottrarsi, se lo scopo è il ritorno a corte. Il prezzo da pagare, però, è alto quando si soffocano le vere emozioni. Il ritorno dell’uomo che Rya ama le sconvolgerà la vita, già difficile, e farà riaffiorare difficoltà prima sopite, sensazioni di un viaggio lontano, mai sbiadite, che con violenza tornano allo scoperto. Il terzo romanzo della Rya Series, dove verità inaspettate si mescolano a intrighi e vendette, e la sincerità di ognuno è messa in discussione. Di chi puoi fidarti quando in gioco c’è la tua stessa vita? Per quanto tempo si può vivere nella menzogna?

RECENSIONE


DECEPTION, libro 3


Roxile, la mia bambina, la figlia che non avevo partorito ma che ugualmente mi apparteneva,
neanche fosse stata parte di me per nove mesi. Mi ero prodigata in tante promesse. Ora
avevano perso valore. Ero una vedova. Nemi e Niken avevano ucciso mio marito. Le mie mani
tornavano vuote.


Quando l’incubo finisce, e la pace sembra più vicina, il destino si accanisce e Rya si ritrova a
dover ricominciare tutto da capo. Stavolta non è più sola, con lei Roxile la bambina che ormai è divenuta sua figlia e unico motivo di continuare a resistere. E Nemi? Ancora non c’è, ancora Rya deve camminare senza di lui.
In questo terzo volume la protagonista di questa serie meravigliosa deve fare i conti con verità difficili, rivelazioni amare. Il suo ritorno alla vita di palazzo sarà costellato di ostacoli, tasselli che iniziano a definire un quadro molto diverso da quanto si fosse immaginata.
Il percorso di crescita che l’ha trasformata, indurita l’aiuterà a sopravvivere anche stavolta,
adesso che deve fronteggiare la sua famiglia, i suoi affetti più cari, la sorella Alsisia, il cognato
Strevj.


Me ne andai così com’ero arrivata: in silenzio. Destinazione, una dimora denominata Il Roseto e le Querce.


In questa terza parte, Rya dovrà scontrarsi con manovre politiche, complotti e cospirazioni della sua famiglia, ossessionata dall’ottenere sempre più.
Congiure e intrighi che descrivono perfettamente le più bieche dìnamiche umane in cui
ipocrisia, opportunismo e ambizione governano le vite, decidono i destini. Niente ha valore se
non il raggiungimento dei proprio scopi.



Ero la pedina inutile, quella che era stata fatta avanzare, era caduta ed era stata mangiata. Ero una mossa sulla scacchiera da dimenticare alla svelta.


Eppure è qui, nei fasti dei palazzi, che l’umanità scende più in basso, fino ad oltrepassare lo
squallore del bordello, dove sprazzi di carità e altruismo si erano palesati come acqua nel
deserto offrendo a Rya un calore umano insperato. Da qui, l’amara consapevolezza che sotto la lucente patina dorata del suo amato regno si nasconde il peggiore dei marciumi.



Vivevo ai margini, sepolta tra la pioggia, i campi fangosi e la neve, dimenticata da tutti, mentre il mondo–il mio mondo!–andava avanti senza di me. Ugualmente, non demordevo. Potevo sempre sperare di sopravvivere al meglio.


La lotta per la sopravvivenza prevarica sulla disperazione, in questo Rya conferma la sua abilità ovvero quella di usare l’astuzia per risalire, scegliendo l’unico modo per salvarsi. Come starà al lettore scoprirlo, aprendo le porte ad uno dei temi cardini di questo volume, ovvero l’amore camuffato, ciò che sembra che in realtà non è. Un argomento che Barbara Bolzan tratta con consapevolezza e profondo realismo, ovvero la violenza all’interno delle mura domestiche.



Perché, per quanto folle possa sembrare, avevo una certezza: mio marito mi amava. Mi aveva
amato, per lo meno. Non mi avrebbe mai fatto davvero del male.


A mio avviso, questo è uno dei passaggi tra i più intensi del libro: è in questo pensiero di Rya che risiede l’inganno, da qui il titolo del libro. La debole speranza di sbagliarsi, di avere difronte qualcuno di diverso, incapace di fare del male.

L’insidia nascosta tra le promesse di chi professa di amare e che invece cede al male. Non è nella sopportazione che vi è amore, non è nell’attesa di riavere indietro una persona che si crede diversa. L’autrice offre con estrema capacità critica una riflessione davvero importante sul netto confine che c’è tra l’amore e la violenza.



«Chi sei, Rya?» continuò. «Sei l’amorevole sposina, la dolce bimba indifesa che ho tenuto tra le
braccia, la serpe che ha vissuto al mio fianco… Chi sei, sotto le mille maschere che ogni giorno
indossi?»



“Deception” è un inno alle donne, alla loro forza, alla capacità di rialzarsi sempre e salvarsi da
sole. Una principessa spezzata che prosegue il suo cammino da donna forte, consapevole ormai delle sue risorse e del suo vero amore, Nemi, colui che le è sempre stato vicino anche quando distante ma con cui non è ai facile capirsi.


Lui, che mi aveva salvata dalle acque del fiume, che mi aveva condotta a Mejixana, che mi
aveva detto: Finché sarò al vostro fianco, non avrete nulla da temere. Lui, che non aveva mai
fatto niente per danneggiarmi.


Ogni sofferenza subita è funzionale a vedere oltre l’apparenza. Se è vero che Rya è stata forgiata dall’esperienza del bordello è ritornando alla vita di corte che la sua evoluzione tocca l’apice: lei osserva, percepisce sguardi che altri non potrebbero capire, perché il suo vissuto le ha acuito i sensi, e adesso che ha qualcosa in più da perdere sarà sempre meno disposta a ad adattarsi per lottare per chi ama fino a prendere distanza dalla sua famiglia.

Il libro chiude con un colpo di scena che conferma la bravura dell’autrice a tenere il lettore
incollato alle pagine e a temere la conclusione di un viaggio indimenticabile.


AWAKEN Libro 4

“Risveglio”, capitolo finale dove la resa dei conti sembra sempre più vicina. Un cammino durato cinque anni, che si avvia verso la sua conclusione riportando il lettore tra i boschi, nella foresta dove tutto è cominciato.


Camminavo e non mi voltavo indietro. Mi stavo lasciando alle spalle la lordura mascherata di
magnificenza per appartenere alla quale i Niva avevano barattato perfino se stessi. Il mio
silenzio era l’addio definitivo al Paese che, non avendomi incoronata regina, si era sentito in
diritto di prendere di me tutto il resto.


Rya ha deciso di lasciare la vita di corte dove tutto è diverso da come appare, decisa a trovare
un luogo da chiamare casa. Un ritorno che la vede finalmente insieme a Nemi con loro la piccola Roxile, lontani da Idrethia dove regna la menzogna e l’ambizione più sfrenata. Ma questa non è una favola, per cui la storia non può concludersi prima che tutte le verità siano state rivelate.


Guardai gli scuri che Nemi aveva chiuso per me. Avevo creduto che raccontargli la verità mi
avrebbe sgravato dal peso che mi opprimeva. Non succedeva. Il senso di colpa era sempre lì,
appollaiato sulle mie spalle come una poiana. E, come una poiana, aveva artigli che mi
dilaniavano.


Sensi di colpa così radicati nel profondo da non riuscire a estirparli e che non permettono a Rya di vivere appieno un rapporto di coppia che appare come un edificio che rischia dalle basi
crivellate di segreti ancora da confessare e che rischiano di farlo crollare.
Roxyle è il loro unico punto dì Unione, un amore incondizionato che permette a entrambi dì
colmare le distanze emotive che li tengono separati, perché è con loro due che Rya è davvero sé stessa, senza machere da indossare.


«Quanta forza ci vuole per confessare il proprio amore a qualcuno? Credetemi: più di quanta ne occorra per uccidere un uomo.»


Rya e Nemi, semplicemente una donna e un uomo che la vita ha messo a dura prova distruggendo le loro certezze e convizioni. Entrambi sono cambiati, reduci da un percorso a
tratti disumano che li ha avvicinati e allo stesso tempo allontanati, e che adesso rischia di
inghiottirli in una voragine di segreti pesanti come fardelli.
Due sopravvissuti ad una guerra di menzogne causata dai loro affetti più cari, Alsisia e Alher, i
rispettivi punti deboli nonché centri nevralgici di un amore fraterno tanto tossico quanto simile, in grado di avvicinarli con una comprensione reciproca commuovente.
Un messaggio che ricorda quanto spesso la vita ci metta difronte al fatto che i legami più reali e salvifici non siano quelli di sangue:


Anche i fiori più belli possono essere velenosi anche la primavera può uccidere e quanto la
purezza possa essere pericolosa.


Un libro che chiude una quadrilogia straordinaria, in cui colpi di scena, disastri terribili e
rivelazioni sconvolgenti le daranno degna conclusione. Ogni indizio acquisirà sempre maggiore significato unendo i tasselli di un puzzle tanto complesso quanto bellissimo, e terminare la lettura offrirà la stessa emozione: un’opera che ha richiesto tempo e impegno ma che ad avere davanti riempirà il cuore di bellezza e soddisfazione, soprattutto per i risvolti umani appassionanti.


Se chiudo gli occhi, posso rivedere tutte le mie case. Temarin, dove sono nata e dove ho
imparato l’arte della doppiezza. Mejixana, che ha segnato la linea di confine tra ciò che ero e ciò che mi apprestavo a diventare. Mama, dove sono morta e cresciuta – esattamente in
quest’ordine –. Il Roseto e le Querce, dove mi sono fermata per riprendere fiato giusto il tempo per capire che volevo rinascere. La corte di Idrethia, dove ho confuso l’apparenza con la realtà. Juba, dove ho creduto di poter dimenticare il dolore che avevo ricevuto e causato. E oggi, questo nuovo rifugio. Viviamo il presente, ci concentriamo sulla quotidianità. È una nuova vita.


Grazia Barbara Bolzan per questo viaggio nel tempo e nello spazio, un’esperienza che segna e
insegna, e che non dimenticherò, perchè tutte noi donne dovremmo avere un po’ del coraggio di Rya, la sua forza, indipendenza e quel sano orgoglio di non abbassare mai la testa e guardare sempre avanti con la consapevolezza di chi, in un modo o nell’altro, ce la farà. E anche se a volte le sue scelte non sono da prendere ad esempio, forse è proprio questo che la rende unica, umana. In fondo Rya è una ribelle, l’antitesi dell’eroina, colei che sbaglia ma che alla fine trova la strada per tornare a casa.

RYA SERIES, Vol. 1 e 2 di Barbara Bolzan

RYA SERIES, Vol. 1 e 2 di Barbara Bolzan

Titolo: Fracture e Sacrifice
Autore: Barbara Bolzan
Serie: Rya Series #1 #2
Genere: Historical Romance
Narrazione: POV singolo (Rya)
Tipo di finale: aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Gennaio e Maggio 2017
Editore: Delrai Edizioni

TRAMA


All’inizio di tutto, c’è un uomo. C’è sempre un uomo: Nemi. Lui che è il capo di un villaggio in lotta contro l’impero, lui che la salva mentre è ferita sulla riva di un fiume. Rya si risveglia a Mejixana e impara a vivere una nuova realtà, così diversa da quella a cui è abituata. La gente sembra accoglierla con benevolenza, mentre lei nasconde un segreto che potrebbe mettere tutti in grave pericolo, compreso il ribelle che la tratta in maniera sprezzante e non si fida della nuova arrivata. Tra loro c’è una lotta in corso di muti rimproveri e niente è davvero come sembra: la frattura tra presente e passato rischia di confondere i sentimenti della giovane.

La storia di una ragazza che combatte per diventare donna e conquistare il diritto di poter amare in un romanzo che vi terrà incollati alle pagine per il susseguirsi dei colpi di scena con cui l’autrice riesce a pennellare il carattere dei suoi personaggi. Benvenuti nel mondo d’Idrethia, benvenuti nel cuore di Rya.

RECENSIONE


INTRODUZIONE “RYA SERIES” di Barbara Bolzan

Leggere quest’opera è stato un viaggio tra i più appassionanti e coinvolgenti fatti fino ad oggi. Una lettura che avevo pianificato accuratamente e che ho voluto intraprendere proprio durante il periodo festivo per avere a disposizione il tempo necessario a conoscere la storia di Rya, avvincente protagonista di questa omonima serie, composta da quattro libri, “Fracture” (frattura), “Sacrifice” (sacrificio), “Deception” (inganno) e “Awaken” (risveglio).

Quattro titoli evocativi di un complesso percorso di crescita personale vissuto come un lungo viaggio raccontato in prima persona dalla protagonista. Un cammino costellato di cadute e risalite, frastagliato da luci ed ombre con imprevedibili colpi di scena, appassionanti intrighi di Palazzo e una meravigliosa storia d’amore. Non solo, ad aggiungersi una trama originale, un’ambientazione unica, personaggi sfaccettati, tematiche significative ed uno stile di scrittura così magnifico e ricetrcato da rendere l’autrice, Barbara Bolzan, una romanziera tra le più mirabili nel panorama contemporaneo italiano.

La narrazione dell’opera si sviluppa su due livelli temporali, passato e presente, offrendo un racconto appassionante che amplifica il coinvolgimento del lettore, trascinato dalle vicende descritte dalla protagonista e dalle sue riflessioni sul futuro.

Il linguaggio è raffinato e il lessico impeccabile. Le descrizioni sono dettagliate, trasportando chi legge all’interno della storia tra boschi e villaggi, paesaggi innevati e sordidi bordelli, percependo suoni e profumi in ogni scena. L’ambientazione è suggestiva, ovvero un MedioEvo “fantastico” reso originale dalla presenza di regni immaginari e dinastie inventate. Un’espediente fantasioso che resta sotto traccia nella lettura, visto che a prevalere è l’accurato realismo grazie al quale è descritto contesto dell’epoca, a partire dalla condizione della donna, la miseria dei bassifondi, i fasti dei palazzi, fino alle particolareggiate scene di guerra. Un quadro inappuntabile che denota una scrupolosa conoscenza storica, senza ombra di dubbio.

Per rendere merito a quest’opera così degna di nota ho diviso la recensione in due parti, accorpando i primi due capitoli, “Fracture” e “Sacrifice”, che raccontano le fasi iniziali dell’evoluzione di Rya che vivrà esperienze che la segneranno per sempre. A seguire poi gli ultimi due, “Deception” e “Awaken” che seguiranno domani.

FRACTURE, Libro 1


«Era come se stesse aspettando di essere trascinata via dalla corrente.»


Ad usare queste parole è Nemi, protagonista maschile che apre il primo libro di questa serie raccontando il ritrovamento di una giovane ragazza sull’argine di un fiume in piena, durante un acquazzone minaccioso. Un incontro che segnerà il destino di entrambi intrecciando dramma, suspense e una fitta aurea di mistero. Chi è questa ragazza? Cosa faceva lì da sola? Perchè seppur vestita di stracci indossa al collo una collana tanto preziosa?

Rispondere a queste domande non sarà affatto semplice, perché gli intrecci da sciogliere sono moltissimi, un’intricata matassa in cui ogni filo si lega all’altro in modo quasi inspiegabile. Occoreranno cinque anni per svelare verità e menzogne nascoste dietro questo ritrovamento ma il viaggio varrà ogni pagina, credetemi. Non sarete soli, sarà Rya ad accompagnarvi durante il percorso e convicervi ad ascoltare la sua storia. Come? Ovvio, con la sua controversa natura, il suo innato fascino seduttivo capace di renderla divina protagonista di questo capolavoro.


Vivere o morire. Non aveva molta importanza, in quel momento.


Povera domestica sporca di fango o giovanissima sposa e promessa regina?

E’ nella lotta degli opposti che si trova l’essenza di quest’opera, l’eterno conflitto tra bene e male, luce e tenebra, vita e morte che non si alternano, bensì agiscono simultaneamente, dando orgine all’armonia. Un equlibrio dove non c’è prevaricazione perché, come diceva il famoso filosofo greco Eraclito, il giorno non può esistere senza la notte, l’uno non può esistere senza l’altro. Un gioco che crea il divenire, generando il cambiamento: “Nessun uomo entra due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo”.

Una citazione che evoca la scena d’apertura di questo primo romanzo, in cui il fiume è teatro del primo incontro tra i due protagonisti, Rya e Nemi, quasi un preludio a introdurre il tema centrale di questa serie, ovvero il cambiamento, la trasformazione. La scelta del titolo “Fracture”, rappresenta un ulteriore indizio indicando nella rottura il primo passaggio del suo percorso.
Improvvisamente catapultata lontana dalla sua vita, dai suoi affetti più cari, Rya è costretta ad affrontare un cambiamento radicale che le impone di lasciare indietro le sue certezze, il mondo a cui era stata avvezza. Un ambiente privilegiato, altamente condizionante dove sete di potere, sfrenata ambizione e un’avidità irrefrenabile non si fermano davanti a nessun ostacolo pur di arrivare in cima, oltrepassando qualunque cosa. Rya si trova lontana dalla sua famiglia, il porto sicuro che l’ha educata e guidata: l’amata sorella Alsisia e l’ambizioso cognato Strevj:


Mia sorella. La mia meravigliosa sorella. Perfetta in tutto. Chiunque la incontrasse, se ne lasciava conquistare. Ispirava fiducia e c’era ben poco che non sapesse fare meglio di chiunque altro.


Un personaggio che inizialmente conosciamo dai ricordi di Rya, che ne celebra virtù e mirabili qualità, un’ispirazione per lei a cui ambire, una creatura quasi celeste con cui vive in simbiosi, generando un incastro perfetto. Un connubio in cui però Rya si sente costantemente inferiore.


Sapevo che non sarei mai riuscita a reggere un confronto con Alsisia.


Un amore indissolubile che delinea una delle tematiche principali dell’opera: la complessità delle dinamiche familiari e dei nuclei affettivi disfunzionali, che agiscono con modalità tossiche, in grado di gestire vite e decidere destini.


«Mostra di dar loro quello che vogliono» mi raccomandava sempre Strevj. «Poi, prenditi tutto.» Non l’ho mai dimenticato.


A conferma di un quadro familiare intricato sopraggiunge il cognato nonchè cugino di Rya, Strevj, personaggio comprimario superbo: mentore sublime e diabolico, affascinante come solo un demone può essere, abile tessitore di destini, raffinato manipolatore di menti, ferrato stratega.

Rya ne evoca le parole nei momenti più difficili, quando si sente persa, preda della solitudine e dell’incertezza mostrando da una parte una profonda dipendenza affettiva e emotiva e dall’altra un coriaceo senso appartenenza familiare, a cui si appiglia per resistere. Basterà questo legame ad aiutarla a sopravvivere? Trovare un nuovo equilibrio per rispondere al cambiamento diventa la sua sfida, accettare la presenza di Nemi la sua rivalsa.


Pur avendolo visto solo da lontano, avevo capito subito chi fosse l’uomo che chiamavano Nemi: quando compariva, i ragazzi gli si stringevano intorno, creavano capannelli, lo consultavano riguardo a ogni cosa. Lui parlava poco, osservava tutto, impegnato a dar retta a più persone contemporaneamente, e aveva sempre atteggiamenti spicci, quasi scostanti. Eppure, l’intera Mejixana gli si rivolgeva con rispetto. Non solo, c’era dell’altro: sguardi strani. Sembrava gratitudine. O amore.


Personaggio carismatico e controverso, che a tratti affascina e in altri casi si disprezza, capace di atti di eroismo e atteggiamenti crudeli: un anti-eroe dal fascino magnetico e misterioso. Sarà lui a offrire a Rya gli strumenti necessari ad affrontare le avversità, a difenderla ed insegnarle a resistere fuori dall’agio del palazzo, mostrandole il calore di una comunità accogliente, Mejixana, che si prende cura degli altri come una famiglia, crepando la spessa corazza di pregiudizio e certezze che Rya si è costruita addosso.


Guardavo Mejixana con occhi spalancati: un universo nel quale le persone non si muovevano come ombre rarefatte, ma dove uomini e donne potevano passare del tempo insieme senza che nessuno vedesse in questo niente di sconveniente. Un mondo dove ci si poteva abbracciare senza il terrore di sgualcire il vestito.


Un luogo importante che ricorrerà spesso nei dialoghi e nei sogni dei protagonisti, emergendo dai ricordi come simbolo di pace e rinascita. Un posto dove poter ritornare per essere protetti e ricominciare una nuova vita.

E’ qui che Rya conosce Isan, medico del villaggio ed amico fraterno di Nemi. Un uomo dall’animo buono, sempre pronto ad aiutare gli altri che instaurerà con lei un’amicizia basata su un istintivo senso di protezione, che si trasformerà ben presto in un’infatuazione dalle implicazioni pericolose. Un personaggio pieno di ombre e un pesante passato da dimenticare, che non mancherà di suscitare emozioni contrastanti nel lettore, come avviene del resto per altri personaggi, tra cui Alher, enigmatico fratellastro di Nemi.


Un bell’uomo. Tuttavia, provai per lui un’immediata repulsione. Quel sorriso sornione faceva del fratellastro una persona dalla quale guardarsi. Non mi fidavo di lui e non capivo perché Nemi la pensasse diversamente. Non lo ha mai capito nessuno.


Non vi è pagina in cui si possa evitare la domanda: vittima o carnefice? Chi salvare e chi no?
Forse nessuno è totalmente innocente o colpevole, sono le sfumature infatti a rendere tutti i personaggi presenti autentici e fallibili, soprattutto Rya, caratterizzata a dovere da una natura poliedrica che la rende un personaggio articolato e finemente costruito.

Una donna astuta che si ama e si odia, che si stima per alcuni aspetti e detesta per altri; in lei ci si incarna e allo stesso tempo si rifugge, quasi a fungere da cassa di risonanza per un milione di errori che si possono commettere nella vita, e soprattutto in amore.

Sì perchè in questa saga sovrasta su tutto una tumultuosa storia d’amore tra la protagonista e Nemi, capo dei ribelli, acerrimo nemico prima, salvatore poi, fino a divenire l’uomo in grado di farle provare emozioni sconosciute, incutendole una timorosa e inspiegabile attrazione. Una persona che perderà e ritroverà più volte nel suo lungo viaggio e al quale resterà connessa col pensiero sempre, nonostante la natura oscillante della loro relazione che spesso appare più una perenne sfida a concedersi fiducia.


«Ho avuto accanto per mesi una principessina capace di rendersi odiosa con le sue continue lagnanze da bambina viziata, cosa che per altro siete. Adesso, invece, scopro una creatura diversa: voi vedete tutto, sentite tutto, specie quando ne avete meno l’aria. Voi ricordate e analizzate. E, quel che è più sorprendente, siete abbastanza furba da far sì che chi vi è accanto riesca a sottovalutarvi, così da avere campo libero.»


Segreti inconfessabili e la scoperta di un sentimento reciproco sono le fasi finali che chiudono questo primo volume, che si conclude con la separazione dei due protagonisti. Un allontanamento non voluto che non possono evitare. Per fuggire da chi? La fine di un viaggio che li segnerà per sempre e che sarà per Rya un’esperienza vitale a fpermetterle di affrontare quanto l’aspetta nei capitoli successivi.

SACRIFICE, Libro 2

Come prennuncia il titolo, questo secondo volume parla di rinuncia, privazione, sacrificio. Per chi? Per amore, per Nemi.


Adesso, invece, tutto era cambiato, e così rapidamente che io stessa faticavo a riconoscermi. Ma questo era quanto: se volevo che Nemi fosse liberato, potevo contare solo sulle mie forze.


Una discesa verso le oscure profondità di una dimensione dove metterà in gioco ogni cellula del suo corpo, ogni fibra della sua mente, solo per lui.

Stavolta Rya è sola, senza Nemi. Il viaggio che ha davanti a sè non prevede di attraversare foreste, guadare fiumi o cercare radure in cui riposarsi sporcandosi di fango. No, stavolta l’itinerario che intraprende la conduce in un luogo chiuso da mura, oscurato da finestre barricate da assi di legno impenetrabili in cui a sporcarsi non saranno le sue vesti bensì l’anima. Un’esperienza così devastante che cambierà il suo cuore, fino ad indurirlo per difendersi dal dolore e dall’assenza della protezione di Nemi e dalla guida della sua famiglia.


Nel mio universo, il firmamento era silente e vuoto, stillava lacrime che le nuvole non asciugavano. Mi sentivo tremendamente sola, eppure non riuscivo a biasimare Nemi per avermi abbandonata.


Scendere a patti potrebbe essere facile per una come Rya, abituata ad assistere agli intrighi di corte, a presenziare alle manovre per compiacere chi conta ma nessun compromesso è possibile se non si ha niente da mangiare, se si è soli e affaticati. Nessuno le ha mai spiegato cosa fare se si è costretti a elemosinare perchè non si ha più niente, nessuno le ha mai detto cosa sia la fame vera, a parte Nemi. A riecheggiare nella mente di Rya, quasi come fosse un conforto ma anche un’illuminazione, il tempo passato nella foresta con il capo dei ribelli, che le appare come un fantasma nei momenti più difficili, come fosse in preda ad un perpetuo flusso di coscienza. Adesso, spossata dalla privazione ma più lucida di prima, ne comprende ogni parola, ogni monito quando da viziata principessa si lamentava per ogni schiocchezza.


Non ero più la principessa di Temarin che elargiva elemosine. Adesso ero esattamente come loro. Non potevo elargire più niente.


Ed insieme a Nemi, il ricordo dell’amata sorella:


«Non dimenticare mai chi sei».


Parole come un faro nella notte, l’unico appiglio a cui attaccarsi per non essere inghiottita da buio dell’oscurità di un inferno indicibile, fatto di polvere e squallore. Una caduta verso il basso fatta per ingenuità, inesperienza, per spirito di sacrificio e per amore. Una scelta di cui dovrà pagare un prezzo altissimo ma mediante cui Rya cambierà pelle, una trasformazione inevitabile in donna: da giovane promessa regina chiusa in una gabbia dorata a prostituta imprigionata in un postribolo costretta a vendere il proprio corpo.


Lottavo contro la vergogna. Respiravo e sentivo odore di decomposizione, in quel luogo lindo e profumato. La mia decomposizione. Gli ultimi brandelli di un’innocenza che, fino a quel momento, avevo difeso con le unghie e con i denti, se n’erano andati.


Eppure, per quanto tutto sembri perso, per quanto il precipizio sia imminente, Rya non smette mai di lottare per sopravvivere. La bellezza di questo volume è in questa stremante lotta, quella di una giovane donna che resta in piedi, nonostante tutto, salvandosi da sola, senza la protezione di nessuno. Un messaggio forte, profondo che vibra tra le pagine di questo libro potente, magistralmente scritto e che trascina il lettore risvegliando i sensi, fino a sentire gli odori della cucina, l’olezzo delle stanze e l’aroma di acquavite.


Era bello. Ero libera. Il bordello svaniva. Non ero più una colomba, non avevo mai avuto un uomo all’infuori di mio marito, colui che mi avrebbe incoronata regina di Idrethia. Ero ancora giovane e frivola, interessata solo ai bei vestiti e ai balli. Un altro piccolo sorso. Un altro ancora. Una piccola aggiunta di acquavite nel bicchiere.


In questo luogo abitato da anime perse e rassegnate, Rya conoscerà un’umanità inattesa, nascosta ma fatta di gesti insospettabili di amore, da persone come Melina, vergine-puttana, che diventerà per lei un’amica e una protettrice dalle cattiverie delle altre prostitute; Roxile, orfana – bambina che diventerà gradualmente la sua ragione di vita. L’iniziale ostilità di Rya verso la bambina pian piano germoglia in affetto per divenire poi amore incondizionato. Un processo bellissimo, che coincide con un intenso risveglio emotivo, una rinascita dopo essere caduta nell’obio.

Incontri salvifici quindi che contribuiranno al suo totale cambiamento, in un conflitto perenne tra disperazione e speranza, tra morte e vita. Sacrifice è un lungo viaggio nel buio della notte più oscura, in cui Rya perderà moltissimo, ma salverà sempre la sua dignità.


Alsisia mi aveva dato un’educazione, ma nessuno aveva mai pensato di forgiare il mio spirito. Ci aveva pensato il bordello.


Domani segue la recensione degli altri due capitoli.

PER IL TUO NOME SOLTANTO di Arianna Di Luna

PER IL TUO NOME SOLTANTO di Arianna Di Luna

Titolo: Per il tuo nome soltanto
Autore: Arianna Di Luna
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Prima persona (Yvette)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 18 Novembre 2021
Editore: Cigno Nero

TRAMA


Saint-Denis, 1936. Le estati sulla Manica sono grigie e fredde. Lo sa bene Yvette Chambry, che trascorre le vacanze a Nord-Pas-de-Calais, a casa della nonna. Yvette ha dodici anni, vestiti e abitudini da maschiaccio, e una sconfinata ammirazione per i suoi cugini più grandi, Charlotte e Armand. E da qualche tempo ha anche una cotta per Aramis Leroux, il migliore amico di Armand. Ma sa bene che è un amore impossibile. Aramis la tratta gentilmente e non si prende gioco della sua goffaggine e del suo arrossire, ma ha dodici anni più di lei. Per lui, Yvette è solo una bambina.  

Parigi, 1943. A diciannove anni appena compiuti, Yvette è rimasta sola in una Parigi occupata e pericolosa. I suoi genitori sono stati arrestati dai nazisti e l’unico modo per sopravvivere è raggiungere Saint-Denis, dove si trova tutto ciò che resta della sua famiglia: sua cugina Charlotte.
Ed è lì che si trova anche Aramis Leroux.
Yvette non ha mai smesso di pensare a lui, non ha mai dimenticato la cotta che aveva per quel ragazzo gentile. Ma Aramis non è più la persona che lei conosceva, e la notte in cui lo incontra per caso, Yvette si rende conto che è diventato gelido, crudele, feroce. E le fa paura, anche se sta dalla parte giusta. È un comandante partigiano, combatte per la Resistenza contro l’occupazione nazista.
E non si ricorda minimamente di lei, è convinto di non averla mai vista prima.
Dimenticarsi di lui è l’unica soluzione, ma pur non volendo Yvette deve fare i conti con la sua presenza, con l’attrazione che prova e che cerca di soffocare, senza rendersi conto che anche Aramis adesso lotta per reprimere ciò che sente.
Perché Yvette non è più una bambina. È diventata una donna, una donna coraggiosa e testarda che non ha paura di sfidare la morte e i nazisti per amore della libertà. Una donna che non esita a imbracciare le armi e a combattere per difendere il suo Paese dagli invasori tedeschi.
E Aramis se n’è accorto.
Lui, che ora la guarda con diffidenza e desiderio. Lui, che non può permettersi di volerla.
Perché volerla per sé significa spezzarle il cuore.
E più di tutto, volerla per sé significa metterla in pericolo.

RECENSIONE


«Diventerai una bellissima ragazza, un giorno.» Aveva capito che avevo una cotta per lui, ma era gentile e non voleva umiliarmi. «Anche Charlotte lo dice sempre» borbottai goffa, tanto per dire qualcosa. «Tua cugina ha ragione.» La musica sfumò lentamente, le coppie in pista si fermarono. Aramis mi sciolse dalla stretta, continuando però a tenermi le mani sulle spalle. «Grazie per questo ballo» disse. «Posso darti un bacio?»


Un ricordo lontano ma bruciante, un’istante di pura felicità. Poche righe capaci di raccontare un attimo fugace in cui l’emozione predomina la mente, fino ad offuscarla.
Un’istantanea di vita che diverrà più nitida solo più avanti, quando gli spensierati giorni dell’infanzia di Yvette Chambry, protagonista femminile di questa storia, verranno cancellati dal dramma della guerra. Un ballo, un bacio, attimi di felicità nell’età dell’innocenza e dei sogni che la sfiorano e che le imprimeranno nel cuore ricordi indelebili.

«E’ una storia di guerra e libertà. Ma anche, e soprattutto, una storia d’amore».

Sono queste le parole che l’autrice, Arianna Di Luna, usa nel prologo del suo ultimo romanzo, una frase che introduce in modo perfetto quello che il lettore deve aspettarsi.

“Per il tuo nome soltanto” è un romanzo che colpisce al petto e che non risparmia nulla al lettore della ferocia della guerra, con le sue violenze e ingiustizie, descrivendo con accuratezza la vita di chi ha vissuto davvero gli anni dell’invasione nazista, alla soglia della liberazione dei primi anni ‘40.

Ogni pagina mi ha ricordato i racconti di mio nonno, partigiano, catturato dai tedeschi proprio in quegli anni e che da bambina ogni tanto mi riportava alcuni episodi che lo avevano segnato nel profondo. Mia nonna diede alla luce mia mamma proprio il pomeriggio dell’8 settembre del 1943, giorno dell’Armistizio, in cui l’Italia accolse finalmente le truppe alleate anglo-americane firmando il disimpegno con Hitler.
Credo che, come è accaduto a me, capiterà a molti di riconoscere comuni frammenti del passato appartenuti ai nonni o genitori, perché nonostante questa storia sia ambientata in Francia, la devastazione della guerra fu la stessa che investì altri parti d’Europa.

Durante la lettura è sempre stata viva la sensazione che l’autrice abbia vissuto la stessa esperienza, non solo per il fatto che lei stessa ne abbia fatto menzione nel prologo, ma soprattutto dall’intenso coinvolgimento che emerge tra le pagine.

Tutto il libro è pervaso da descrizioni accurate di luoghi finemente tratteggiati, come spiagge, campagne, piazze di paese, boschi e paludi. Paesaggi del Nord della Francia che sembra di avere davanti agli occhi come suggestivi scenari tratti da un film.
Ad aggiungere intensità alla lettura le forti emozioni che Yvette ci racconta, perché è il suo l’unico punto di vista di narrazione che conosciamo.

Una scelta che se da una parte focalizza totalmente l’attenzione sulle sue paure, i suoi desideri, le sue incertezze e percezioni dall’altra lascia un preciso alone di mistero che rende Aramis Lacroix, protagonista maschile della storia, più enigmatico e oscuro di quanto già non lo sia, fino a caricarlo di potente carisma.


Aramis. Aramis Leroux è a tre metri da me, tiene Charlotte tra le braccia e adesso, davanti ai miei occhi, si china su di lei, le asciuga le lacrime e la bacia.

Gli occhi, però, rimangono freddi. Gelidi. Non hanno più il colore del miele, adesso sono quelli di un animale feroce. Una serie di piccole rughe gli increspa la fronte. È cambiato, la sua espressione gentile è svanita.


Un comandante della Resistenza armata, un ribelle ricercato ostile e diffidente, molto diverso dal palpitante ricordo del giovanotto gentile con cui aveva ballato anni prima.

E’ la trasformazione di Aramis in “Lince” a testimoniare in prima persona quello che la guerra può indurre a fare, con le sue barbarie. Il suo coraggio, la sua voglia di libertà marcano profondamente Yvette, che sceglierà di unirsi a lui e i suoi compagni diventando “Nemo”. Un processo duro condotto con tenacia e caparbietà, destinato a cambiare le loro vite e quello di un paese, il Nord-Pas-de-Calais.

Le nefandezze e la crudeltà di quegli anni fanno da cornice ad un romanzo d’amore meraviglioso e struggente in cui l’autrice non ha voluto risparmiare nulla che non fosse credibile di anni che hanno impresso le sorti di moltissimi giovani.

Non vi sono parti della trama da raccontare o anticipare, perché chiunque deciderà di leggerla dovrà percorrere questo viaggio e vivere ogni pagina con il cuore in mano, come è accaduto a me, per nascondersi con loro nei boschi, fibrillando di paura nel buio, con lo stomaco vuoto e il corpo stanco. Vale la pena conoscere tutto, anche ogni straziante dettaglio, per ammirare il nascere di un amore puro e senza tempo, bello come il mare sotto le scogliere di Cap d’Opale.

La caratterizzazione di tutti i personaggi è magistralmente sviluppata: Oliver, Gerard, Charlotte fino agli odiosi comandati tedeschi come il comandante Von Brunner prendono vita dalle pagine, in un susseguirsi di commozione e odio, tenerezza e compassione, speranza e morte.


«Io so chi sei, Aramis. Non conta niente il tuo nome.» «E chi sono, Yvette?» «L’uomo migliore che io abbia mai conosciuto. La persona più generosa, coraggiosa, altruista di questa parte di mondo.»


“Per il tuo nome soltanto” è una storia d’amore ma anche di vendetta, sacrificio, resistenza e di speranza.

Un testimonianza autentica che oltrepassa il valore di un nome perduto, di un passato da ricostruire, perché è la memoria a salvare e rendere giustizia, a chi ha conosciuto la ferocia della guerra, amandosi sotto le bombe nonostante il dolore e la sofferenza, e decidendo di resistere e combattere gli invasori, in ogni modo possibile.

«Ho vent’anni, sono di Parigi. Mi chiamo Yvette Chambry. Quando sarai all’inferno, di’ a tutti che ti ha ucciso una donna.» E gli sparo.

Il coraggio di Yvette, il suo innato eroismo, omaggiano con onore le molte donne che hanno donato la loro vita per la libertà.

Il primo romanzo storico di questa talentuosa scrittrice, e mi auguro onestamente non sia l’ultimo. Un’ammirabile prova che segna un notevole cambio di passo rispetto alle sue opere precedenti, che ho avuto modo di leggere e apprezzare tantissimo.

Un capolavoro, come tutti quei libri che graffiano il cuore per renderlo più forte, più preparato ai colpi e più sensibile a riconoscere la bellezza delle storie a cui vale la pena affidarsi, e dedicare tempo e istanti di toccante emozione.


Nessuno qui fuori sa chi eravamo. Nessuno sa cosa abbiamo fatto nella nostra vita precedente, che abbiamo iniziato ad amarci in mezzo al fango, al freddo, sotto le bombe. Nel sangue degli uomini che abbiamo dovuto uccidere.


Chapeau Arianna. Alla prossima storia.

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IL CANTO DEL DESERTO di Adele Vieri Castellano

IL CANTO DEL DESERTO di Adele Vieri Castellano

Titolo: Il canto del deserto
Autore: Adele Vieri Castellano
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 28 Marzo 2013
Editore: Leggereditore

TRAMA


1871. Sylvia, divenuta vedova dopo un disastroso matrimonio, arriva in Egitto con suo padre. Per lei è un sogno che si avvera. Finalmente vedrà i luoghi mitici che conosce solo attraverso le lettere di suo fratello Adam, che da anni collabora nelle sue spedizioni archeologiche con Lord Brokenwood, il suo amore negato dell’adolescenza, ora divenuto cieco a causa di un terribile incidente.
Presto, la bellezza di Sylvia, così eterea da ricordare quella della regina Nefertiti, viene notata da Zayd Ambath, il figlio del rais. Ma lei ha altro per la testa: sta per partire per una spedizione nel deserto unica e irrinunciabile alla ricerca di quello che rimane del mitico esercito di Cambise.
Solo non si aspetta che quel mare di sabbia nasconda una pericolosa minaccia, che può mettere a rischio la sua stessa vita. Toccherà a Lord Brokenwood accorrere in suo soccorso, ma l’uomo avrà bisogno di tutto il suo coraggio, e della forza dell’amore, per salvare Sylvia dalle spire del deserto.

RECENSIONE


Anche questa volta la penna di Adele Vieri Castellano accarezza sapientemente il lettore intessendo una trama ben congeniata e trasportandolo in uno dei luoghi più magici, mistici e affascinanti che si possano immaginare.


«Ecco l’Egitto così come lo hai sognato, nella sua solitudine e nella sua tristezza. Addormentato come la sfinge ai piedi delle piramidi, maestoso come il deserto, misterioso come il Nilo.


L’antico Egitto, il deserto e il fermento delle scoperte archeologiche di fine 800 non sono solo lo sfondo delle vicende narrate, ma diventano prepotentemente protagonisti del Il canto del deserto.

Un riuscitissimo affresco dell’epoca in cui archeologi, soprattutto europei, avevano investito passione, energie e denaro negli scavi che avrebbero poi regalato al mondo gli antichi segreti di faraoni, mummie, e geroglifici, di come venivano vissute la vita e la morte nell’antico Egitto, oggetti e leggende che ancora noi oggi possiamo ammirare.


L’Europa tentava di spartirsi non solo l’enorme ricchezza economica del Paese, ma anche quella archeologica: a ogni passo nella sabbia si inciampava in un antico reperto.


Una passione questa che interessava anche componenti della nobiltà britannica come i protagonisti del libro.

Lord Adam Sackville e il suo migliore amico Nicholas Harper rispettivamente visconte Conway e duca di Brokenwood, fin dalla giovinezza hanno seguito il richiamo dell’avventura, della scoperta e della sfida con un ambiente così ostile come può esserlo quello del deserto egiziano.


Il deserto era immenso, senza forma, senza colori o con colori troppo intensi. Il vuoto, il nulla, come se Dio avesse dimenticato, dopo averle disegnate, quelle linee sfuggenti, quelle ondulazioni indecise.


Un ambiente per niente adatto alla presenza femminile secondo i credi del tempo.

Non avevano fatto i conti con la protagonista che tratteggia l’autrice, Lady Silvya Dunmore attratta dalla stessa passione per l’ignoto, desiderosa di mettersi alla prova e di sfidare i limiti imposti alle donne in un momento in cui sempre più questi limiti cominciavano a essere scardinati.

Sorella del visconte e vittima di una giovanile passione per il duca, migliore amico del fratello, entrambi vedovi e con matrimoni infelici alle spalle si ritroveranno in una spedizione nel deserto che rappresenterà non solo una sfida con la natura e con nemici insidiosi, ma anche con loro stessi e con una paura che hanno già sperimentato nel passato e cioè quella di amare senza essere corrisposti.

La protagonista dal temperamento volitivo, prodotto delle proprie origini miste inglesi e italiane incarna l’evoluzione femminista che stava stravolgendo gli ideali sociali dell’epoca.


Una donna con in corpo la spuma del Mediterraneo, non il sonnolento Tamigi.


E lo farà attraverso una narrazione ricca di phatos, a cui contribuisce non solo l’ambientazione di cui ho già parlato ma anche la nascita e l’evoluzione del sentimento nei confronti del duca.

Osserveremo un mutamento nella giovane Silvya che maturerà un sentimento più maturo, consapevole e decisamente carnale nei confronti del nobile.

A questo si aggiunge una sagacia che regalerà dei momenti di sano humor nei battibecchi col fratello.

Un personaggio quest’ultimo che ispira un’immediata simpatia, maschera uno spirito ed un temperamento molto simili a quelli della sorella con un ostentato perbenismo e moralismo che le donne della sua cerchia si divertiranno a mettere alla prova.


In ogni caso, da quando non ci vedeva più, il duca sembrava aver conquistato un intuito soprannaturale precluso a lui, Adam Vere Sackville, cieco nei confronti di sé stesso e degli altri, lui che nascondeva le insicurezze mostrandosi più duro, misantropo e intransigente di quanto non fosse.


L’ironia va di pari passo con la tenerezza dei sentimenti che aleggia sempre sulla superficie delle pagine.

La ritroviamo nell’affetto tra padre e figli, in quello tra fratello e sorella, nell’amicizia che accomuna i due nobili appassionati di archeologia e nell’amore appassionato ma non egoista, quello che lascia liberi di essere sé stessi.

Questo libro è uno storico avvincente che fonde le conoscenze storiche dell’autrice, per le quali viene sempre da complimentarsi, con un pizzico di magia, dialoghi frizzanti e ciliegina sulla torta una bella dose di erotismo.

Un erotismo che accende i sensi e che coinvolge in modo corale i personaggi principali intrecciando più di una storia d’amore con le vicende.

Non posso non citare l’accuratezza delle descrizioni dei siti e dei reperti storici, le sensazioni che suscitano i paesaggi pericolosi e incantatori allo stesso tempo, il contrasto tra le popolazioni egiziane nomadi del deserto e la magnificenza di Luxor.

Ma soprattutto la sensazione di libertà che scaturisce da una corsa a cavallo e dalla consapevolezza che le donne stanno conquistando pezzetto dopo pezzetto un ruolo e una considerazione diversa nella società del tempo.


Mai aveva provato quella pura, arrogante soddisfazione della riuscita personale, di una vittoria dovuta solo alla sua abilità e a quella della magnifica giumenta.


Il canto del deserto è un fenomeno reale ma raro e se si ha la fortuna di potervi assistere bisogna ritenersi fortunati.

Se vi concederete questa lettura potrebbe parere anche a voi per qualche ora di poter sentire un suono prodotto da granelli di sabbia, che accarezzati dal vento porteranno alla vostra mente eco di antichi faraoni, leggende di dei e regine addormentati e custoditi dalle sabbie del deserto.

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