Intervista alle autrici di PROFONDO ROSA
Una piacevolissima diretta dedicata al movimento nascente di #PROFONDO ROSA si è svolta sulla pagina Facebook di Reading Marvels la sera del 6 novembre scorso.
Per chi se la fosse persa ecco un editoriale che riassume questo incontro virtuale dove abbiamo provato ad indagare le ragioni per cui la narrativa di genere romance è così tanto vittima di pregiudizio e dove abbiamo potuto approfondire con le sue sostenitrici le idee alla base del movimento che è nato proprio a contrastare questa immeritata cattiva fama.
PROFONDO ROSA, che potremmo definire un movimento di pensiero, ha unito 8 autrici di romance dalle sfumature diverse che desiderano raccontare cosa è per loro il “rosa” e il perché non merita di essere considerato letteratura di serie B.

Il seme che ha permesso a questo movimento di germogliare è stato lanciato il 23 maggio di quest’anno da Amanda Blake, conosciuta anche come Miss Black, attraverso un post fb che recitava proprio questo:
«E’ un po’ di tempo che mi gira in testa un’idea ancora da perfezionare. L’idea è questa, il romance non è stupido. O meglio, non deve esserlo, anche se a volte lo è come tutti gli altri generi. Ci sono già gli stupidi narrativa stupida, romanzi di fantascienza stupida e vi assicuro che sono appassionata. Ci sono romanzi d’azioni, stupidi molti, ma il genere che la che ha la cattiva fama, il nostro, non solo il genere. Anche le scrittrici di romance.»
Un appello che nasce, ci racconta, dal non poter più sopportare commenti negativi su un genere che non solo lei scrive con arguzia e una cospicua quantità di eros, ma anche legge, come tutta una larghissima fetta di lettori forti che non per questo debba essere ritenuta di minor spessore rispetto a quelli che leggono generi differenti.
È lei ad aprire la serata insieme alle Marvels in barba al pericolo di perdere l’uso di un occhio, compare in video mascherata e in un’atmosfera un po’ buia a celare la sua identità ma a voler mettere comunque la sua presenza a sostegno della causa.
È così subito dopo accogliamo le colleghe che quel giorno di maggio risposero al suo appello: Giulia Barucco, Vera Demes, Elle Eloise, Elena Fleur du Mar, Paola Garbarino, Barbara Morini e Rebecca Quasi.
Sono queste le paladine della pink revolution, la ribellione del rosa che, ci spiega per prima Vera Demes, autrice molto prolifera e dalla prosa elegante, lei interpreta così:
«Non vogliamo usare etichette, il termine Romance è una definizione che va ad inscatolare una forma di narrativa che è vecchia come il mondo.
Il mio concetto di not really ordinary romance è che in realtà sì nel romance si parla anche di cose ordinarie, e il genere è bello anche per quello, ma non c’è niente di scontato.»
Originale l’idea di associare a ognuna di loro non solo una tonalità di rosa a identificare il sottogenere a cui sono più affini, ma anche un tipo di calzatura diversa, dalle Mary Jane alle Adidas fino ai tacchi a spillo e alle scarpe rosse.
Un retroscena che ci racconta Elena Fleur du Mar autrice di una serie storica sul popolo degli Ittiti i cui romanzi affascinano anche per la descrizione di usi e costumi di un’antica civiltà.
«L’idea delle scarpe nasce da una canzone, “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”. Così abbiamo deciso di mostrare virtualmente le nostre gambe, e quindi le nostre scarpe, perché pensiamo che un po’ il rosa è legato anche a una certa visione che si ha della donna.
Alla fine, chi è che legge il rosa? Donne che vengono inquadrate in un certo modo e quindi è stato anche un modo spiritoso per far capire che, come per le gambe, anche oltre l’etichetta del genere rosa c’è di più.»
Uno stigma quello legato alla frivolezza di chi legge questo genere e l’immagine della donna, che viene giudicata sulla base della sua esteriorità, fino ad arrivare a sfociare in gravi episodi sociali.
È Elle Eloise penna versatile e profonda, che scrive anche erotici con lo pseudomino di Moloko Blaze a darci la sua opinione su questo fenomeno:
«Il problema è che il genere rosa viene visto solo in superficie dalla maggior parte delle persone che non lo leggono e quindi non lo conoscono. Fondamentalmente è un po’ come la donna che viene guardata solo dal punto di vista esteriore.
Per cui quello che volevamo fare era, visto che il pregiudizio nasce da qualcosa che non si conosce, portare al pubblico un po’ di conoscenza sul rosa cercando di dare degli approfondimenti, delle curiosità, di fare un po’ di storia anche sul Romance.»
Non siamo le prime a cercare di capire il perchè questo genere in particolare sia oggetto di così tanti pregiudizi e a tal proposito citiamo un interessante articolo di Erika Pomella sul blog “SCREEN WORLD” e su cui ci siamo confrontate durante la diretta.
In breve, l’articolo identifica l’origine del problema nell’eredità culturale di stampo maschilista e patriarcale.
Un retaggio di cui è stata diretta testimone Paola Garbarino autrice molto vicina a storie di taglio adolescenziale, e grande estimatrice del fantasy, che afferma di aver ricevuto spesso critiche più o meno velate verso il suo essere scrittrice, seppur dalla sua esperienza di insegnante, ci racconta che in realtà il genere più antico come l’epica ha celebrato sempre grandi storie d’amore.
Ed è lei a porre un interessante riflessione:
«Cos’è che poi definisce un rosa?
Il fatto che ci sia un lieto fine o che non ci sia?
Che ci sia un finale aperto?
A me piaceva proprio fare questa riflessione, quindi quando poi Amanda ha fatto questo post io mi sono veramente appassionata. Perché l’idea di approfondire questa tematica con altre donne, altre colleghe, ma per carità anche uomini, perché ci sono anche uomini che scrivono Romans mi affascinva.
Abbiamo notato che molto spesso, quando gli uomini scrivono rosa non vengono poi etichettati nel rosa e finiscono nella narrativa. Perché?»
E invece sono anche uomini i lettori con cui Barbara Morini che nella sua seppur breve produzione ha prodotto romanzi toccanti, con tematiche importanti, ha potuto confrontarsi come autrice ricevendo feedback sul coinvolgimento che suscita parlare di legami, di relazioni, di sentimenti.
«Io ho avuto anche dei lettori maschi che hanno detto beh, sai che c’è? Ci siamo commossi, abbiamo riso, abbiamo tremato, Ci hai fatto piangere al 37% del tuo romanzo e quindi io dico, ma perché no? Perché non parlare di questo? Perché non scrivere di questo?
Io, lo scrissi nella mia presentazione, sono romantica come i sassi del Piave, ma scrivere di sentimenti mi viene bene, quindi perché non posso farlo?»
Fermo restando cheanche i sassi del Piave sotto la penna di queste eclettiche autrici potrebbero svelare un romanticismo nascosto, alcune di loro ci rivelano che sono le prime a identificarsi nello stereotipo del rosa come genere rivolto esclusivamente alle donne, anche nelle loro dediche, come è successo alla simpaticissima Giulia Barucco, curatrice della grafica del profilo di Profondo rosa sui social e autrice di chick-lit che regalano qualche ora di buon umore senza rinunciare alla qualità:
«Mia figlia ha voluto regalare il mio libro al suo maestro delle elementari e io sono stata la prima a scrivere nella dedica che era un libro per femmine.
Poi mi sono messa in ginocchio sui ceci, però io sono stata la prima a mettere le mani avanti. Mentre lui uomo illuminato, si è letto il libro e lo ha anche apprezzato.»
Questo ci fa capire che i pregiudizi siano molto radicati nella credenza comune per cui le stesse autrici si auto incasellano in un contenitore fruibile solo da donne.
Ma andando più a fondo forse la ragione può trovarsi anche nella tipologia di tematiche e di narrazione che caratterizza il rosa rispetto ad altri.
E’ Rebecca Quasi un’ autrice molto amata e seguita, che sa indagare le relazioni umane e gli affetti con uno stile originale e consapevole, intervenuta alla serata senza svelarsi ma mettendo a disposizione tutta la sua sensibilità, a fornire un interessante punto di vista:
«Al di là del fatto che il genere è effettivamente bisfrattato, secondo me bisogna considerare che la sfera dei sentimenti e delle emozioni, sia quella più privata.
Quando ci emozioniamo di fronte ad una storia d’amore e anche all’intimità che spesso c’è all’ interno della storia d’amore, è una cosa che anche come lettori facciamo fatica a condividere.
Mentre invece siamo più propensi, parlo in generale, a condividere il piacere e l’apprezzamento della risoluzione dell’enigma di un giallo che invece è asettico.
La storia che tocca, come diceva Barbara, le corde del cuore, dell’intimità, anche della persona, in tutte le sue sfaccettature, quindi anche sessuali, è più difficile da condividere, quindi c’è una sorta di pudore.»
Fa pensare che questo ramo della letteratura però nonostante le critiche abbia numeri di vendita da capogiro, e forse questo pudore di cui parlava Rebecca Quasi va a intersecarsi con il retaggio del genere squalificato, considerato meno profondo o intellettuale.
Sarà forse come dice Amanda Blake che tutti quelli che criticano poi però comprano?
Ciò non toglie che per quanto se ne possa parlare in toni non sempre lusinghieri questo tipo di narrativa ha in sé un potere che forse altri generi non hanno e che è quello di creare aggregazione.
Sempre più festival, incontri e fiere a tema romance sono anche luoghi di condivisione e spazi di incontro tra lettrici e scrittrici, all’interno dei quali si creano veri legami di amicizia, relazioni umane bellissime e si vivono esperienze irripetibili, di cui un esempio concreto è il nostro blog.
PROFONDO ROSA è tutto quello che è stato detto in questa divertente live che è stato un piacere condurre, ma è molto altro ancora.
È un progetto in divenire che non vuole mettersi paletti o etichette per il momento e il cui scopo è condividere informazioni, curiosità e storia sul genere rosa.
Autori o autrici che volessero aderire al manifesto di Profondo rosa possono promuovere i loro libri usando l’#profondo rosa e se desiderano, indicarlo anche nella sinossi dei loro romanzi.
Che dire, anche questa volta il rosa è stato capace di mettere insieme le persone regalando momenti di riflessione e di divertimento.
La rivoluzione è cominciata, dovunque ci porterà sarà comunque un luogo in cui cammineremo insieme.
