LA CASA DEGLI SGUARDI di Daniele Mencarelli

LA CASA DEGLI SGUARDI

Titolo: La casa degli sguardi
Autore: Daniele Mencarelli
Serie: Autoconclusivo
Genere: Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 18 Febbraio 2020
Editore: Mondadori

TRAMA


Daniele è un giovane poeta oppresso da un affanno sconosciuto, “una malattia invisibile all’altezza del cuore, o del cervello”. Si rifiuta di obbedire automaticamente ai riti cui sembra sottostare l’umanità: trovare un lavoro, farsi una famiglia… la sua vita è attratta piuttosto dal gorgo del vuoto, e da quattro anni è in caduta “precisa come un tuffo da olimpionico”. Non ha più nemmeno la forza di scrivere, e la sua esistenza sembra priva di uno scopo. È per i suoi genitori che Daniele prova a chiedere aiuto, deve riuscire a sopravvivere, lo farà attraverso il lavoro. Il 3 marzo del 1999 firma un contratto con una cooperativa legata all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. In questa “casa” speciale, abitata dai bambini segnati dalla malattia, sono molti gli sguardi che incontra e che via via lo spingeranno a porsi una domanda scomoda: perché, se la sofferenza pare essere l’unica legge che governa il mondo, vale comunque la pena di vivere e provare a costruire qualcosa? Le risposte arriveranno, al di là di qualsiasi retorica e con deflagrante potenza, dall’esperienza quotidiana di fatica e solidarietà tra compagni di lavoro, in un luogo come il Bambino Gesù, in cui l’essenza della vita si mostra in tutta la sua brutalità e negli squarci di inattesa bellezza. Qui Daniele sentirà dentro di sé un invito sempre più imperioso a non chiudere gli occhi, e lo accoglierà come un dono. Con la lingua precisa e affilata del poeta, Daniele Mencarelli ci offre con grazia cruda il racconto coraggioso del rifugio cercato nell’alcol, della spirale di solitudine, prostrazione e vergogna di quegli anni bui, e della progressiva liberazione dalla sofferenza fino alla straordinaria rinascita.

RECENSIONE


La ricerca di un lavoro per ognuno di noi è stata e sarà sempre una priorità.

Lavorare per garantirsi un sostegno economico, per mantenere una famiglia ma anche per la semplice soddisfazione e realizzazione personale.

Ne sa qualcosa Daniele, un ragazzo romano da sempre insoddisfatto della vita che conduce ma ancora incerto sul fatto di volerla davvero cambiare; tanto da cadere nella dipendenza trovando nell’alcool il suo unico momento di benessere.


Ignavia. La povertà d’animo di chi non vuole affondare veramente nella vita e nel dolore degli altri. Sono solo le prime cose di cui mi accuso.


Gli propongono di lavorare come addetto alle pulizie presso l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, e accetta anche per dimostrare ai suoi genitori di non essere così fallito come tutti pensano.

Ma Daniele ancora non sa che quello non è un impiego qualsiasi, e che entrando per la prima volta in quell’ospedale dovrà essere pronto ad affrontare qualsiasi sfida, mettendo in gioco una forza che nemmeno lui pensa di avere.


Basta osservare con cura, farsi portare nella vita degli altri. Lungo questo corridoio è offerta l’intera gradazione del dolore che attecchisce sui bambini. I più fortunati, animati da una salute di ferro, passeranno qui dentro una mattinata, poi via verso la propria vita, fatta di giochi e divertimenti. Quelli meno, invece, combatteranno con ben altro male e futuro, ad alcuni basta il colorito per dimostrarlo, su altri le cicatrici sono più evidenti, su qualcuno immonde.


Leggere questo libro è stata per me un’esperienza unica, toccante e intensa, che mi ha travolta fin da subito lasciandomi vivere senza fatica ogni dettaglio insieme al protagonista.

E’ raccontato in prima persona e i dialoghi in dialetto romano rendono la lettura scorrevole e a tratti ironica, avvicinandola facilmente a chiunque vi si approcci, spicca di sicuro la figura del protagonista, supportato costantemente dai suoi colleghi di lavoro figure secondarie che restano in disparte ma che arricchiscono la storia del meraviglioso dono dell’amicizia come supporto e dono in ogni momento della vita.

Daniele arriva al “Bambino Gesù” pieno di paure, sentendosi inadeguato per quell’incarico, incontra diverse figure che diventeranno per lui compagni di viaggio, ma da subito deve fare i conti soprattutto con la sofferenza.


Non so perché sono qui, cosa stia cercando, ho soltanto una certezza: quel che ho visto mi parla come fosse una cosa nuova. Non pensavo esistessero ancora primizie da vivere.


Quando in un ospedale i protagonisti sono i bambini, ad un occhio esterno ogni situazione appare fuori luogo e innaturale ma non per loro, che giocano a fare finta, che vedono in una flebo la polvere di stelle che li rende invincibili, che regalano un sorriso a tutti anche se stanno vivendo i dolori più grandi di loro.

Daniele resta affascinato dalla loro forza unica e spiazzante e sente di dover prenderne esempio.

Inizia ad accettare gli incarichi che gli altri rifiutano e che lo costringono ad entrare nei reparti più impegnativi, grazie a questo comprende di trovarsi nel posto giusto, e spinto da una forza inaspettata sente di dover fare di più.


L’attaccamento al mio lavoro è cresciuto di giorno in giorno, come l’inspiegabile attrazione che provo per questo posto, capace di uccidermi ad ogni passo e allo stesso modo di farmi ridere di una spensieratezza mai provata prima.


È stato bello rendersi conto che pagina dopo pagina quel luogo che inizialmente lo terrorizzava, diventa per lui un porto sicuro, dove non esiste la paura ma solo la voglia di provare a star bene, al di là di tutto.


In fondo lì dentro sono ritornato a saper vivere senza alcol. Rido e faccio ridere. Parlo e ascolto.

In realtà ho tutto.


È questo che dovremmo fare ogni giorno, cercare di affrontare ogni prova con coraggio, consapevoli che solo così ne usciremo vittoriosi e felici di aver fatto qualcosa per noi stessi e per gli altri.

Consiglio la lettura di questo libro a chiunque, aprite il cuore alla vostra felicità e cercate sempre il bello in ogni cosa, riuscirete davvero ad essere felici a dispetto di tutto.

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ENTROPIA di Rebecca Quasi

ENTROPIA di Rebecca Quasi

Titolo: Entropia
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 6 Agosto 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Virginia, di professione ostetrica, è sposata da oltre vent’anni con Ruggero, affascinante pilota di linea. La loro relazione si trascina da sempre in un placido limbo emotivo, costellato da sporadiche notti di passione. Allo scoppio della pandemia, le abitudini di entrambi vengono sovvertite. Virginia si trova catapultata nel settore Covid delle gestanti, alle dipendenze del suo ex, Corrado Valli. Ruggero, al contrario, rimane a terra, a causa della riduzione nei voli della compagnia per cui lavora.
Con il mondo che va a fuoco, rendendo imperativo vivere un minuto alla volta, Virginia si troverà a combattere in prima linea, mentre nella vita privata sarà divisa tra il riaffiorare di un passato mai sopito e la novità casalinga della costante e premurosa presenza del marito. Il mondo muta in un baleno e, si sa, ogni trasformazione porta con sé un rischio e anche un… aumento dell’entropia.


RECENSIONE


«In questi giorni non faccio che chiedermi che differenza ci sia tra l’abitudine e l’amore.»


Cosa permette a due persone di continuare a stare insieme dopo tanti anni?

Rispondere è difficile perché il rischio di cadere in facili approssimazioni è dietro l’angolo e le modalità di stare in coppia, perlomeno in modo appagante, sono molteplici.
Resta il fatto che condividere un percorso di vita insieme richiede un equipaggio ben fornito, in cui trovare compromessi, concordare patti e mantenere equilibri sono parti fondamentali a intraprendere un lungo viaggio a due.

Equilibrio è anche parte del significato di “Entropia”, titolo di questo romanzo nonchè termine proprio dei principi della termodinamica indicante “la grandezza fisica che misura lo stato di disordine di un sistema”.

Un concetto sicuramente complesso che pervade di valore l’ultima opera di Rebecca Quasi, autrice che conferma un’impareggiabile bravura ad esplorare l’animo umano e interpretare, con un approccio quasi scientifico, le dinamiche dell’amore.

Un libro profondo, velato da una costante malinconia che racconta la storia di un matrimonio incrinato, in cui i due protagonisti, Ruggero Eller e Virginia Fabbri, si trovano a fare i conti con una ventennale relazione ammantata di silenzi, costruita sulla distanza, fisica ed emotiva, e pervasa di mancanze in cui il collante principale sembra ridursi all’incastro perfetto di due personalità antitetiche e ad una chimica potente, capace di intralciare le parole e annientare i sensi.


Ruggero cinico? C’era da non crederci. Il più delle volte sfoggiava un equilibrio e una leggerezza che passavano erroneamente per superficialità.


Ruggero è un pilota di aerei, ama volare; è organizzato, preciso e dotato di una personalità magnetica e di un fascino intrinseco che lo rende attraente da più punti di vista. Calmo, sicuro di sé, quasi imperturbabile fino ad essere, apparentemente, inscalfibile e dotato, peraltro, di un innato spirito paterno.


Non che Virginia fosse invecchiata male. Era solo un po’ spenta. Vestiva con sobrietà, ma senza eleganza, si truccava pochissimo e tendeva a scomparire confondendo l’incarnato pallido con le tinte neutre che indossava. Sempre calma, pacata, silenziosa, viveva senza eccessi più o meno da quando era venuta al mondo.


Virginia è un eccellente ostetrica, lavora in ospedale da sempre, in balia di turni massacranti. Una donna emotivamente glaciale ed apparentemente anafettiva, con un’innata inadeguatezza per le relazioni sociali. Fin dalle prime pagine traspare la sua rassegnata infelicità, originata da un intreccio articolato di abitudini, distanze, mancanze e solitudine, che hanno reso la sua vita compassata, nonostante l’esistenza di un figlio presente ed amato, Luca.

A sconvolgere le carte delle loro vite sopraggiungono due eventi contingenti: l’improvvisa ricomparsa di un ingombrante ex di lei e il propagarsi della pandemia di Covid.
Due cataclismi tanto devastanti da trascinare un legame già fragile e sfilacciato verso estremi livelli di caos, fino a decretare una crescente entropia.


Vicini ed equidistanti, come le rotaie di uno stesso binario, dirette nello stesso posto, una all’insaputa l’una dell’altra.


Se da una parte innamorarsi di Ruggero è pressochè immediato, Virginia è un personaggio più stratificato, e forse per questo profondamente autentico. Le sue insicurezze, esitazioni e debolezze sono così umane e realistiche che scavano e avvolgono il lettore con un sottile e perenne struggimento.
Il processo che si scatena è quello di un’intima empatia che colpisce perchè parla al cuore di tutti quelli che come lei hanno subito dei traumi e che si sono ritrovati inconsapevolmente intrappolati in gabbie che li hanno resi prigionieri di loro stessi, lasciando segni indelebili fino a tracciare il corso del destino.


E Virginia si era dimostrata ancora una volta la numero uno. Nessuna recriminazione o crociate inutili. A L’aura piacevano le persone così, e non ce n’erano molte in giro.


La bellezza di questo libro è quella di offrire il racconto di come un dolore, un umiliazione possano essere così invalidanti da congelare il cuore e anestetizzare le emozioni. Una lettura potente in grado di far mettere il lettore difronte ad uno specchio per porsi domande, vagliare ricordi e reinterpretare le esperienze vissute, provando a decodificare le emozioni come fossero particelle di ossigeno, indispensabili a respirare.


Toccarlo, annusare il suo profumo, noto e familiare, sentire che era lui, vivo e in salute, stava generando una serie di emozioni ignote, sconosciute e profonde alle quali Virginia era del tutto impreparata.


L’amore influisce sui nostri neurotrasmettitori, ovvero la serotonina, endorfina, ossitocina. Ed è così che questo meraviglioso meccanismo trasforma l’amore in un vettore energetico facendo tendere verso l’entropia negativa.

E’ oltremodo affascinante intuire, leggendo un libro così profondo, il funzionamento scientifico delle dinamiche dell’amore e il tortuoso percorso a cui le emozioni ci sottopongono, per trasportarci al di là della nostra comprensione. Una lettura che mi ha ricordato un altro originale romanzo di questa autrice, “Endorfine”, che offre un’interessante interpretazione su come si possa amare anche a distanza, senza che gli occhi debbano incrociarsi.

Lo stile di narrazione di “Entropia” è evocativo, con frequenti metafore che incorniciano dialoghi mai banali. Il racconto è in terza persona, costante scelta narrativa dell’autrice, dipanandosi tra passato e presente per mostrare al lettore spaccati che spiegano rotture e distorsioni, mostrando ricordi sia felici che dolorosi.
La voce fuori campo assume le sembianze di un privilegiato osservatore, illuminando con sapienza stati d’animo e dando la misura del tempo e dello spazio per evidenziare assurdità, scoprire verità, svelare fraintendimenti. Un quadro in cui non mancano mai momenti di quell’acuminata ironia che contraddistingue Rebecca Quasi come un’autrice tanto raffinata quanto introspettiva.


«Oddio Laura non mi pare tutto questo distillato di originalità.» «È L’aura con l’apostrofo.» «Apostrofo? Dove, scusa?» «Tra la L e la A.» Ruggero alzò le sopracciglia sospendendo a mezz’aria una fetta di pane. «Petrarca» chiarì la ragazza. «Molto vintage.»


Ad arricchire il libro personaggi comprimari di grande spessore, come L’Aura, diciannovenne ragazza madre che il destino farà incrociare con quello di Virginia e che sarà protagonista di un toccante processo di evoluzione psicologica; Luca, figlio della coppia protagonista, clone del padre in tutto e per tutto e capace di gesti di rara finezza. Infine, Corrado Valli, intrigante e scomodo ex di Virginia, definito amabilmente un “divo invecchiato”, l’elemento disturbatore che tenta e seduce con il fascino del potere e l’imperturbabilità di chi non ha voluto evolvere, nonostante gli anni, come se la vita non lo avesse mai attraversato, forte di un ego smisurato.


«Non è come pensi…» disse Virginia avvertendo tutta l’assurdità della frase, suonava ancora più idiota che nei film. «Il dettaglio è irrilevante.»


La storia di Ruggero e Virginia parla di resilienza, attesa e rinascita, senza fare sconti e testimoniando come sia possibile amare anche attraverso il silenzio, la distanza, in assenza di parole e in presenza di paure non ammesse.
La lunga pandemia ci ha messo difronte alla difficilissima prova di condividere paure, incertezze, angosce in una convivenza forzata capace di unirci ma anche di esarcerbare conflitti preesistenti e far emergere irrisolutezze. Una sfida che come questa storia magistralmente racconta può aver lasciato strascichi a molte persone, imponendo la necessità di trovare nuove forme di comunicazione e creare spazi di condivisione diversi, guardandosi finalmente negli occhi.

Una storia che mette al centro l’importanza di mantenere equilibri, sopportare distanze, colmare lacune e allungare le attese. Tutto, finchè ne vale la pena.


Perché non poteva essere precipitosa, non poteva abusare di un cuore così, ci avrebbe messo tutto il tempo necessario, tonnellate di minuti, giorni e ore per arrivare dov’era lui, per raggiungerlo, anche se sapeva di essere già lì.


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CUCITO ADDOSSO di Rebecca Quasi

CUCITO ADDOSSO di Rebecca Quasi

Titolo: Cucito addosso
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 1 luglio 2019
Editore: More Stories

TRAMA


Il giudice Arrigo Accorsi è un uomo tutto d’un pezzo. Svolge il suo lavoro diligentemente e si tiene lontano dalle donne.
Del resto, a cosa serve la compagnia del gentil sesso quando può passare le serate con Sally, il suo adorato cane?
Quando sua nipote gli prende un appuntamento dalla nota sarta Delia Toschi, però, tutte le sue certezze saltano.
Arrigo e Delia si rincorreranno dal primo momento, in una schermaglia amorosa che non risparmierà colpi e che insegnerà a entrambi il valore profondo della passione e dell’affetto.

RECENSIONE


Ho sempre pensato che scegliere un libro è come provare un vestito, ci sono quelli poco adatti alla stagione, quelli troppo larghi o troppo stretti oppure i libri che ti scaldano come una coperta morbida e confortevole.

E poi ci sono i libri di Rebecca Quasi, che ti calzano a pennello come un abito rifinito e si adattano perfettamente al periodo che stai attraversando riuscendo a darti il brio e la distrazione necessari per provare ad uscirne.

Questa storia in particolare parla del giudice Arrigo Accorsi, un uomo gelido e solitario che di punto in bianco si mette “a nudo” davanti a Delia, la sarta scelta per farsi confezionare un abito elegante adatto ad una serata di gala.

Beh si, avete capito bene, è proprio in quel laboratorio mentre si trova in mutande davanti a quell’affascinante professionista, che Arrigo sente il desiderio di dare una svolta alla sua vita, che fino a quel momento era rimasta riservata e dedita esclusivamente al lavoro.


Arrigo si rese conto che il fatto di essere in mutande intralciava moltissimo l’obiettivo di passare altro tempo con lei. Andava bene ovunque, a fare qualsiasi cosa: mangiare, bere, guidare, stare zitti, camminare. Non importava cosa, aveva il bisogno impellente di protrarre la cosa.


E così, coadiuvato dai consigli di Sally, un alano fedele e saggio che il giudice, pur restando alla giusta distanza da lei capisce che Delia potrebbe essere la donna capace di stravolgere la sua vita completamente.

Rebecca Quasi colpisce ancora!

 Anche stavolta mi sono trovata davanti ad una storia fresca e piacevole, che ho letto tutta d’un fiato e col sorriso sulle labbra.

La qualità più bella che caratterizza lo stile di quest’autrice è di certo l’ironia, che rende ogni personaggio unico nel suo genere, riusciranno infatti pur non prendendosi sul serio ad essere profondi facendo breccia nel cuore nei vostri cuori.

Conoscendo Arrigo e Delia, vi troverete subito coinvolti in un gioco di seduzione involontaria, condotto da due persone poco abituate ad amare ma forse proprio per questo bisognose l’uno dell’altra.


Ma era legittimo sospettare che indulgere in tali piaceri avrebbe annebbiato notevolmente il controllo di sé. E lui adorava il controllo di sé.


E proprio grazie alla loro singolarità i nostri protagonisti, anche se apparentemente molto diversi tra loro daranno vita ad una vicenda esilarante che vi regalerà momenti spensierati ma anche tanti spunti per riflettere.

È davvero così complicato amare?

Vale la pena abbandonare una vita tranquilla, per condividere il proprio cuore con un’altra persona?


Come si fa quando pensieri, desideri, certezze, dovere e prudenza vanno in collisione? Bisticciano, si spintonano, fanno a chi grida più forte e tu stai lì in mezzo e non sai a chi dare ascolto. Come si fa quando non si sa cosa fare? O meglio si sa cosa si deve fare, ma si vorrebbe fare l’esatto opposto.


Arrigo e Delia hanno paura e non fanno niente per nasconderlo, ma ci provano perché sentono che in due si sta meglio e che insieme possono raggiungere la vera felicità.


La reciproca presenza era come un vento che scompigliava le cose non dette e non fatte, le tirava fuori dai cassetti e le agitava come panni stesi.


Dovremmo prendere esempio da loro, lottare, provarci e riuscire ad ottenere quello che desideriamo davvero, senza permettere a nessuno di ostacolare i nostri sogni.

La storia è animata da molti personaggi secondari, che la arricchiscono rimanendo però in secondo piano lasciando ad Arrigo e Delia la scena principale.

Mi è rimasta nel cuore la presenza di Sally, il fido amico a quattro zampe del giudice a cui è simpaticamente affidata la narrazione dell’epilogo.

Lo vedrete come un vero e proprio grillo parlante, che resta sempre accanto al suo padrone che a sua volta trae da lui forza e consigli indiretti ma molto utili a muovere qualsiasi passo.

Consiglio questo libro a chiunque desideri un piacevole passatempo, per un’estate all’insegna del relax e del buonumore; sono sicura che vi rimarrà cucito addosso in maniera perfetta.

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DIDATTICA DEL SESSO PER GUFI E ZANZARE di Rebecca Quasi

DIDATTICA DEL SESSO PER GUFI E ZANZARE di Rebecca Quasi

Titolo: Didattica del sesso per gufi e zanzare
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 9 Novembre 2016
Editore: Self-publishing

TRAMA


Incontrarsi quando il dolore è così prepotente che non concede spazio alle regole, fa sì che tra Manrico e Miriam nasca un’amicizia profonda e senza filtri, un’intimità priva di cose non dette e infine un amore straordinario.

RECENSIONE


Didattica del sesso per gufi e zanzare è un titolo che potrebbe definirsi come minimo fuorviante, invece Rebecca Quasi con l’arguzia e la sofisticata ironia che contraddistinguono la sua penna, lo rende molto più che azzeccato.
Al termine della lettura infatti mi è venuto proprio da pensare che mai con un titolo del genere avrei immaginato lo sviluppo di una storia dolceamara ma incantevole come quella che ho letto.

Un romanzo in perfetto equilibrio tra veridicità e poesia, gioia e dolore, ironia e realismo, sensualità e romanticismo e che non si potesse pensare ad un titolo più giusto dopo aver conosciuto i suoi protagonisti.
Miriam e Manrico si troveranno ad attraversare uno dei momenti tra i più dolorosi della loro vita, tanto da smarrirsi per un certo tempo.


Al suo posto c’era una donna determinata, dinamica e senza peli sulla lingua. Per attraversare il mare del lutto e del dolore ci voleva una corazza e la donna che era prima non ce l’aveva. O meglio, aveva la corazza sbagliata, quella del raziocinio e dell’equilibrio.


Se Miriam si troverà dal passare da una personalità razionale ed equilibrata ad un modo di vivere più istintivo e improvvisato, traendo forza dal bisogno delle sue figlie di riavere la loro mamma, Manrico si troverà suo malgrado a tirare le somme di un’unione serena ma poco condivisa che lo getterà in una sorta di solitudine attanagliato da ansie e paure.


«Il tempo libero è micidiale» riprese lui «Come stamattina…» «Cosa ti succede nel tempo libero?» «Non succede niente. È questo il guaio.» Sorrise amaramente, poi riprese: «Mi sembra di essere su un binario. Vado avanti senza poter cambiare direzione, ma non so dove sto andando.»


Come non capire un tale sbandamento dopo tanto dolore.
L’autrice parte da qui, da un dolore così grande e stordente, per poi alleggerire il tutto fino a far volare il lettore, complice una leggerezza che definirei al contempo profonda, aggettivi che caratterizzano entrambi la prosa di questo romanzo.
Una storia che racconta come trovare una via diversa e inaspettata per tornare ad essere felici grazie all’amore.
I personaggi di questo libro potrebbero essere veramente i nostri vicini di casa, conoscenti amici o colleghi, l’autrice ci regala il ritratto di due famiglie assolutamente ordinarie, ma nello stesso tempo straordinarie nell’evoluzione che le caratterizzerà.
Perché si tratta proprio di questo, i protagonisti affronteranno un percorso che non voglio chiamare di rinascita ma di cambiamento.
Un cambiamento inevitabile come gli avvenimenti che lo faranno iniziare, un processo in cui il lettore viene coinvolto facendosi trasportare insieme ai protagonisti nella caotica quotidianità dei protagonisti così come nelle loro emozioni, entrambe zone in cui ci si può facilmente identificare.
Un percorso che lascia con sé oltre alla piacevolezza di aver intrapreso insieme questo viaggio anche un sentito e delicato messaggio di speranza.
Come recita la sinossi Miriam e Manrico si incontrano quando il dolore è così soverchiante da mandare all’aria tutte le regole.
Questo è l’aspetto più interessante che mi ha inizialmente colpito nel rapporto tra i due protagonisti, un feeling così intenso, un’intesa così naturale e spontanea da essere percepita dal lettore in modo viscerale, anche e soprattutto nelle cose non dette, in una serie di silenzi, gesti e sguardi che fanno subito intuire quanto il sentimento tra i due personaggi ha qualcosa di speciale.


Lei era grata che il silenzio tra loro avesse ancora la magica caratteristica di non essere imbarazzante. Riempivano il silenzio con la reciproca presenza.


All’inizio sarà proprio questa reciproca presenza ad alleviare seppur di poco il dolore di entrambi.
Un dolore che in modo diverso li sommergerà fino a cambiarli.
Ma il cambiamento di cui vi fa spettatori Rebecca Quasi ha il sapore dell’autenticità perché capace di mostrare come eventi così dolorosi, riescano in qualche modo a darci una spinta nuova verso la vita, aprendo gli occhi sull’importanza di vivere il presente mettendo da parte timori, progetti, dubbi che di fronte a perdite così spaventose perdono di ogni importanza.


Abbiamo solo il presente e io non voglio più, mai più!, perdere un istante del mio presente a dubitare che fare qualcosa per noi sia sbagliato. Ti amo come non ho mai amato nessun altro. È così. E non voglio sprecare un millesimo di tempo a pensare cosa sarebbe successo tra noi se ci fossimo incontrati prima… perché…» «Perché non è successo» finì lui al suo posto.


Certo l’autrice non ci regala la favola.
L’evoluzione che porterà i protagonisti a vivere senza remore l’amore che li unisce dovrà assestarsi nel corso del tempo adeguandosi alle esigenze delle due rispettive famiglie, composte da un totale di cinque figli, obiettivo per nulla semplice proprio come i rapporti umani, delicati e complessi insieme.
In questa operazione Rebecca Quasi userà molta ironia che spicca soprattutto nei dialoghi, sempre originali, realistici e arguti.
Tra tutti non posso negare di essere stata completamente conquistata da Mila la più piccola ma la più saggia di tutti.
A dimostrazione di quanto molto spesso i bambini siano in grado di vedere dove gli adulti non riescono.


«No, mamma. Mi serve solo un altro po’ di coraggio. Solo un po’.» Lasciarono uscire le lacrime e si abbracciarono. Erano nate lì le sue figlie, erano cresciute bene, erano stati felici. Era un altro periodo però. Qualcosa di estinto.


È coraggiosa la piccola Mila, empatica, dolce, intelligente un piccolo capolavoro di essere umano.
Un libro che riconferma il talento e la capacità stilistica di questa autrice, capace di coinvolgerci in modo realistico ma al contempo poetico nelle vicende ma soprattutto nelle emozioni che racconta, perché a volte la poesia si nasconde proprio nei piccoli momenti di felicità che ci regala il quotidiano.
E così non svelandovi cosa hanno a che fare gufi e zanzare con questa bellissima storia vi invito a scoprirlo, leggendo questo romanzo così da farvi regalo di un messaggio vivo e pulsante di speranza.
Anche dopo eventi dolorosi e laceranti si può tornare a vivere, l’importante è concentrarsi sul presente e godersi ogni attimo come fosse l’ultimo perché la vita è qui e ora.


Il passato è andato, il futuro non esiste. Nel presente stavano ballando.


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NOTTE NUMERO ZERO di Rebecca Quasi

NOTTE NUMERO ZERO di Rebecca Quasi

Titolo: Notte numero zero
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 9 Gennaio 2020
Editore: Dri Editore

TRAMA


13 dicembre 2015. Costanza e Mario, due sconosciuti, sono bloccati all’aeroporto di Londra-Stansted a causa di una bufera di neve.

Lei gioca a scacchi da sola, lui la spia con curiosità perché Costanza, oltre ad avere le clavicole più spettacolari che Mario abbia mai visto, durante la partita confabula con l’alfiere nero.

Dallo stalking passano a giocare insieme e, quando tutti i voli vengono annullati per il maltempo, i due decidono di dividere prima un taxi e poi una camera d’albergo.

Prende vita così una notte indimenticabile, quella che per entrambi diventerà la “Notte numero zero”.

Il giorno successivo, atterrati all’aeroporto Marconi di Bologna, Mario e Costanza si salutano certi che non si incontreranno mai più.

Aprile 2018. Mario è sposato da nove mesi. Un pomeriggio, si imbatte per caso in un fondoschiena inconfondibile…

RECENSIONE


Venite con me, oggi vi porto a curiosare in una sala d’attesa di un aeroporto durante una tormenta di neve. C’è un uomo distinto ed elegante che osserva rapito le più belle clavicole che gli siano mai capitate di vedere. Non è attratto dal viso, dal seno, dalle gambe; no, lui è affascinato da quelle due ali arcuate, esposte e fragili. Guardando meglio  anche il resto della ragazza non è male, così libera e disinvolta. Di certo ha qualcosa che non va, continua a parlare con un alfiere nero mentre gioca, da sola, una partita a scacchi. Cosa pensate possa succedere tra un uomo rigoroso e una donna svitata? La risposta non è così scontata, mica tutti si lasciano trasportare subito dall’istinto; ma aspettatevi una movimentata e indimenticabile notte di puro sesso, frutto di quella cosa assurda chiamata  attrazione fisica che spazza via i pensieri razionali e segue solo la scia di elettricità che si porta dietro. Ecco i protagonisti di questo romanzo: Mario, un uomo riservato e pudico dalla bellezza inconsapevole, attento alle regole, maniaco dell’ordine; un abitudinario direi nel senso che preferisce le situazioni chiare, facili, senza intoppi dietro cui nascondersi. E poi c’è Costanza, una donna indipendente, brillante che arriva dritta al punto. Non la fermano le distanze, le convenzioni o le abitudini sociali; è imprevedibile a tal punto che per poterla capire devi viverla, e neanche così riesci ad arrivare al centro, rimarrà sempre un bellissimo mistero. Potete farvi un’idea con questa citazione tratta dal libro, provateci almeno, anche se a volte, non riesce a capirsi neanche lei


Emotivamente non sono molto evoluta” iniziò lei, “non mi innamoro, non mi sintonizzo sul piano intellettuale o empatico, non mi scatta molto lì; l’unico coinvolgimento che provo è a livello fisico. Mi segui?”


Mario seguirà Costanza in quell’unica notte di sesso a disposizione, una notte che segnerà entrambi e che farà da spartiacque tra il prima e il dopo. Il libro infatti è diviso in due parti, la prima dove si narra del loro incontro e la seconda quando la stabilità di Mario, felicemente sposato, verrà capovolta dall’arrivo dell’esuberante Costanza. E qui cominceranno i guai per Mario che si troverà spiazzato dalla presenza ingombrante della sua ex amante e bloccato dall’ignara moglie, fredda, calcolatrice e impeccabile. Si creeranno situazioni al limite dell’assurdo che mineranno l’autocontrollo di Mario, mandandogli in corto circuito il suo impianto razionale a cui si affida per resistere alla tentazione. Il corpo dice di sì, reagisce ma la mente lo frena.

Malgrado il sentimento che lo lega alla moglie, avere Costanza sempre tra i piedi lo esaspera e lo confonde. E per chi legge, giù a ridere come matti. Intorno a loro due girano diversi personaggi che fanno da contorno alla storia ma chi la movimenta e la cambia continuamente a suo piacimento è un protagonista che ho volutamente dimenticato di menzionare finora; il terzo incomodo che si metterà in mezzo a questa coppia e diventerà il re indiscusso di tutta la vicenda. Sto parlando del Destino che si fa spazio, sgomitando e fregandosene delle regole, sparpaglia le carte e rimette in gioco sentimenti e sensazioni; arrotola e srotola il tempo come più gli pare e ti inganna perché ti fa pronunciare addii che sembrano eterni, invece sono inaspettati ritorni. 


Ogni volta si dicevano addio, si salutavano come se fosse per sempre e poi lui rispuntava. O rispuntava lei. Una cosa davvero seccante. Come se il Destino insistesse imperterrito senza rendersi conto che non era destino.”


A un certo punto sembra tutto un gioco a perdersi e rincorrersi, mentre affiorano i veri sentimenti. L’autrice ci fa capire tra le righe quanto la vita sia complicata se la lasciamo gestire da sentimenti quali desiderio, gelosia, invidia, rabbia, rancore. E potrei ancora continuare. Quando agiamo sotto questi impulsi, normalmente si è portati a combinare guai, con la stupida consolazione di esserci tolti una soddisfazione o di aver salvato l’onore. La verità è che, la maggior parte delle volte, ci si pente di aver agito e ci si convince che sarebbe stato meglio non averlo fatto. Anche se non lo ammetteremo mai.

Si ride tanto in questo romanzo, soprattutto grazie ai dialoghi esilaranti e ironici che sono il punto di forza e a cui vanno miei più sentiti complimenti all’autrice per come ha saputo gestirli. Non mancano un intrigo giudiziale da affrontare che sarà risolto con astuzia e un pizzico di scorrettezza che talvolta serve; in più colpi di scena che aiutano a movimentare ancora di più il romanzo, come se ce ne fosse bisogno.

L’autrice mi ha trascinato con una scrittura frizzante, coinvolgente e pulita. Lasciatevi travolgere anche voi dal destino e dal desiderio e trascorrerete qualche ora spensierati e con il sorriso sulle labbra. Che di questi tempi è un magnifico toccasana. E ricordatevi che ci sono mille modi di fare l’amore e di tradire che non hanno nulla a che fare con la banale intimità fisica ma coinvolgono pensieri, fantasie e soprattutto complicità.

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DI MERCOLEDì di Rebecca Quasi

DI MERCOLEDì di Rebecca Quasi

Titolo: Di mercoledì
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 15 Maggio 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Prendere una sbandata con i fiocchi per la preside del liceo della propria figlia e avviare una comoda, ma segreta, non-relazione a sfondo sessuale, potrebbe rivelarsi un tantino impegnativo, soprattutto se, a causa di un divorzio fuoco e fiamme, non si conosce affatto questa figlia dalla vita sociale pari a zero e si vive in una città di provincia.

Ecco ciò che accade a Michele Bastiamante, editore di successo, e a Nera Valdraghi, preside di un liceo.
La disinvoltura di Michele si scontrerà con il perbenismo di Nera in uno scambio tra il serio e il faceto che ridisegnerà la vita di entrambi.


RECENSIONE


A causa dell’improvvisa morte dell’ex moglie, Michele Bastiamente, affermato editore milanese, è costretto a fare ritorno nella piccola città di provincia da cui anni prima si era trasferito per lavoro lasciando la figlia adolescente, Eugenia, insieme alla madre. Un’inaspettata convocazione da parte della scuola sarà il primo passo di una serie che dovrà fare per calarsi, suo malgrado, nei panni di padre. È in questa occasione che conosce Nera Valdraghi, preside del liceo frequentato dalla figlia.

Un incontro strano quello con la preside, che già dai primi istanti lo mette in difficoltà perché l’autorevole docente non solo è più giovane di quanto avesse mai immaginato ma è anche destabilizzante d’aspetto: chioma di colore rosso acceso, gambe mozzafiato e occhi verdi da gatta.

Michele si troverà, tra le mille novità, a fronteggiare pure un’intensa e scomoda attrazione perché la preside Valdraghi lo intriga, e anche parecchio. Mai avrebbe pensato che il ritorno forzato in provincia avrebbe potuto acquisire un sapore diverso da quello temuto, con prospettive piuttosto interessanti.

Mi sono divertita tantissimo con questa storia, in alcune passaggi ho davvero riso di gusto perché in tutto il libro la maestria di Rebecca Quasi si avvale del potente strumento dell’ironia per raccontare la vita di provincia, con le sue dinamiche, con le sue contraddizioni.


«Ho questa fobia delle apparenze, delle aspettative altrui, di quello che gli altri pretendono da me.»


Una dimensione dove se è vero da un parte che viverci offra indiscussi vantaggi, come un’accessibile partecipazione alla vita della collettiva, dall’altra il rovescio della medaglia è che al tempo stesso ci si possa sentire confinati in quella stessa collettività, forgiati con le sue regole e la sua morale, sentendosi ovviamente meno liberi a livello individuale.

È proprio quello che succede a Nera, che una volta separata dal marito, per di più fedifrago, si ritrova a fare i conti con molti cambiamenti, primo tra tutti la modifica del suo stato civile, passando da “moglie” a “in procinto di divorzio” oltretutto con un figlio minore a carico, sconfinando in un’area sociale poco definita offrendo poi molteplici aggravanti: appartenere ad un’ottima famiglia, avere un ruolo pubblico anche piuttosto in vista nonché, ahimè, essere ancora giovane e parecchio piacente.

Michele, dal canto suo, è un uomo affermato, conosciuto nel suo settore, sicuro di sé che conosce bene le dinamiche della vita di provincia seppure ormai la sua dimensione sia la città. Con modi diretti e compassati e senza fare mistero delle sue intenzioni, stravolge il mondo di Nera con una fluidità che lo rende magnifico:


M: «Poteva essere una cosa senza complicazioni, né risvolti affettivi. Solo sesso.»
N: «Ci sono moltissime persone che non apprezzano le relazioni occasionali. Lo sapeva?».
M. «Non sarebbe una relazione occasionale. Ci daremmo appuntamento da qualche parte, e magari più di una volta
».


Ma lui non può prevedere le conseguenze di cosa significhi stringere un “patto consensuale” con una donna che, di solide convinzioni e rispettosa delle regole da un lato e piena di fragilità dall’altro, lo farà deragliare dai suoi binari senza capire come possano essere letali gli effetti collaterali di una relazione impostata sul semplice scambio del piacere, accuratamente pianificato da appuntamenti concordati.

Michele e Nera sgretolano le loro certezze in un percorso costellato da scambi tecnologici divertentissimi e da momenti di complicità profondi creando uno spazio comune, un’interstizio che li porterà in balia di un’intimità non cercata ma da cui sarà difficile fuggire, per entrambi:


«Nonostante la relazione squisitamente fisica avesse provato a tenere a bada l’intimità, quest’ultima aveva prolificato come un parassita travolgendo e sradicando ogni cosa. E quella sera aleggiava a riposo. Sovrastava la sala, univa e legava, facendo sparire tutti gli altri come in un modello solipsistico a due».


Ai due protagonisti si affiancano personaggi esilaranti, articolati, eccentrici e a tratti goliardici ma al contempo capaci di mostrare lati profondi e contrastanti: fragili e solidi, perduti e ritrovati, cittadini e provinciali, osservatori e capaci di azione.

Angelica, Azim, Eugenia non sono solo spassosi e genialmente delineati ma mostrano peculiarità nascoste che mi hanno davvero stupita, facendone sublimi porta bandiera delle proprie diversità, aldilà dell’età anagrafica, della provenienza e del look.


«Che hai?» gli chiese Angelica. «Un mucchio di sensi di colpa.» «In un uomo sono rarissimi, ne convengo.»


Ancora quel linguaggio forbito. La ragazza si accomodò meglio sul divano incrociando gli stivali da virago sul tavolinetto. Il fatto che ci fossero posati sopra un computer e dei fogli non la inibì per nulla.”

Personaggi capaci di andare contro il conformismo e la semplificazione dilagante. Loro, insieme a Michele e Nera, mi hanno lasciato quell’intima sensazione che questo libro resterà dentro di me.

Amo Rebecca perché non si limita a scrivere storie, lei celebra l’animo umano con un’ironia potente e con un uso sapiente delle parole che ammalia.


Andarono avanti a parlare e ridere, la leggerezza si era posata su di loro e stava penetrando in profondità, come un’acqua che bagna una terra piena di crepe. La parola lega, lima, intreccia e salda. Lo fa di sua libera iniziativa, ma in particolare elargisce i propri favori a chi di essa è un innamorato fedele.


Eccolo “Di mercoledì”. Una storia da leggere, perché fatta di incastri perfetti, geniali incroci ed un sublime gioco di compensazioni.

Un inno a vivere come si crede meglio per sé, e non per assecondare le aspettative altrui.

Viene voglia di continuare a leggerne ancora di storie così. Fanno bene al cuore e alla ragione.

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DAL FUOCO di Miss Black

DAL FUOCO di Miss Black

Titolo: Dal fuoco
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 1 Febbraio 2014
Editore: Self Publishing

TRAMA


Comincia tutto con un incendio, durante la consegna di una partita di cocaina. Solo due persone sopravvivono, a stento: Beth Hoffman, agente speciale FBI, e Sven Myers, narcotrafficante. Da quel momento in poi inizia una specie di strano incubo: l’FBI abbandona il luogo dell’incendio, senza curarsi di controllare se ci siano sopravvissuti e Beth e Sven si ritrovano nel mezzo del nulla, a tre giorni di distanza dal paese più vicino, senza cibo e senza acqua. Confrontati con la concreta possibilità della morte, stanchi, spaventati e affamati, i due si trovano a fare fronte comune in più di un senso… anche perché l’operazione che li ha quasi uccisi ufficialmente non è mai esistita, Beth è stata bruscamente licenziata e la coca sequestrata è scomparsa nelle tasche di qualcuno.

RECENSIONE


Poiché non sono affatto portata per le recensioni, ho pensato di allungare il brodo raccontandovi come ho conosciuto Miss Black.

Era l’estate del 2016, ero al mare e avevo scaricato da Google Play Persuasione di J. Austen. A fine lettura l’app, amichevole e comprensiva, mi scrive: “Se hai letto Persuasione potrebbe piacerti anche…” e poi una sfilza di titoli, primo tra tutti Iniziazione al piacere di una certa Miss Black.

Leggo la sinossi e il breve estratto, li rileggo, li leggo di nuovo e mi chiedo per la terza volta consecutiva con quale criterio Google Play possa aver associato Persuasione a questo libro.

Naturalmente prevale la curiosità, la prosa è arguta e quindi scarico il libro.

E rimango letteralmente travolta.

Non avevo esperienza di romanzi erotici, non mi avevano mai incuriosita (nemmeno ora sarei in grado di dire come e dove si collocano le opere di Miss Black nell’ambito del loro genere), leggendo Miss B. restai però affascinata dai meccanismi psicologici, dalle dinamiche relazionali e dalle sfaccettature dei personaggi.

Ne lessi diversi, uno dietro l’altro.

Al quarto libro misi a fuoco che erano autopubblicati.

Nella scelta dei titoli mi mossi in modo randomaico.

Scelsi Dal fuoco in modo casuale, colpita dalla sinossi e dall’incisività dell’estratto.

Un tratto caratteristico di una certa categoria di personaggi di Miss B. è che sono degli autentici stronzi. Cattivi veri, non cattivi di peluche che dopo tre battute e la visione della donna del destino, si sciolgono come cubetti di ghiaccio restando inspiegabilmente privi della loro malvagità. No, quando Miss B. descrive un personaggio controverso, e Myers il protagonista di Dal fuoco lo è, non gli fa sconti, non gli fornisce attenuanti e non lo giustifica.

La cosa sorprendente è che il tizio finisce per far colpo lo stesso.

Per quanto mi riguarda credo che dipenda proprio dal fatto che l’autrice non vuole fregarmi e non tenta di blandirmi dicendo “È un pessimo soggetto, ma ne ha passate tante…”. Il pessimo soggetto si palesa in tutta la sua ‘pessimitudine’, parla, agisce e pensa con la crudezza che gli è peculiare ed è la sua disarmante sincerità che alla fine lo redime agli occhi del lettore.

In certi tipi di storie e con certi personaggi, credo sia davvero difficile mantenere un equilibrio credibile tra romance e bad boy. È un attimo renderli assurdi e sdolcinati. Ridicoli.

Miss B. ha un talento pazzesco in questo, l’equilibrio narrativo che sviluppa e mixa trama e personaggi, riesce sempre a creare un’atmosfera coinvolgente che sul piano psicologico stupisce senza lasciare increduli.

La riuscita di questa operazione sono persuasa che dipenda dall’abilità di costruire con sapienza anche l’abbinamento dei personaggi.

Beth, la protagonista di Dal fuoco, non è una crocerossina, non è candore allo stato puro, sa come va il mondo, ma ha un rigore e un’etica che la rendono la persona meno adatta a innamorarsi di Myers.

Abilissima Miss B. gioca sulle circostanze.

Costruisce una serie di eventi che lasciano Beth e Myers spogli e disarmati (in molti sensi), rade al suolo (letteralmente) il loro presente, le loro certezze, ciò su cui hanno fondato le loro vite (agli antipodi) e in questa nuova condizione, l’essenza di entrambi è in grado di incontrarsi davvero.

A quel punto le circostanze perdono valore, perché l’essenza fa impallidire tutto ciò che adorna la nostra esistenza.

I motivi per leggere Miss B. sono tanti: è ironica, divertente, sensuale, arguta. Più di tutto, però, io trovo sorprendenti il tratteggio psicologico e le dinamiche relazionali che sa imbastire.

I motivi per leggere Miss Black sono tanti: è ironica, divertente, sensuale, arguta. Più di tutto, però, io trovo sorprendenti il tratteggio psicologico e le dinamiche relazionali che sa imbastire.

Recensione a cura di Rebecca Quasi in esclusiva per Reading Marvels


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CELESTIALE di Rebecca Quasi

CELESTIALE di Rebecca Quasi

Titolo: Celestiale
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2018
Editore: Self-publishing

TRAMA


Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l’agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.

RECENSIONE


Che cosa significa per voi definire una persona “speciale”?

E’ speciale chi eccelle in qualcosa, o chi dimostra cuore buono per aiutare il prossimo.

Poi ci sono quelle persone caratterizzate da un spiccata sensibilità, capaci di entrarti nel cuore e di leggere e sentire quello che provi come pochi sanno fare.

Questa è la storia di Emanuele (per tutti Manu), un ragazzo di 14 anni affetto da una forma di autismo, che si trova a trascorrere un periodo con suo padre Giorgio per l’assenza temporanea della mamma.

Scoprire di avere un figlio autistico è di sicuro motivo di panico per qualsiasi famiglia, ed è stato così anche per i genitori di Manu.

La sua spiazzante imprevedibilità li mette spesso a disagio e incapaci di gestire le “crisi” si lasciano sopraffare da una vita per loro complicata e senza soluzioni.

Finchè Manu trova da solo come aiutarli, incontra casualmente Agata una bellissima modella trentaduenne, che è tanto diversa da lui ma al tempo stesso così affine da sorprendere chiunque li osservi dall’esterno.


Se le parli, Agata sembra anche normale, la classica bellona che se ne sbatte della gente non al suo livello. In realtà non è così: non ti sta snobbando, non fa la superiore, è che non ragiona come gli altri. O meglio: ragiona come gli altri, ma preferisce quelli che ragionano come Manu.


Agata è l’unica che può avvicinarlo, che può condividere con lui le sue passioni, che lo tranquillizza nei suoi momenti complicati.

Tra loro nasce qualcosa di unico, ma perché?

Che cos’ha la ragazza di diverso dai suoi genitori perché Manu le permetta di stargli così vicino?


Sempre più spesso ho la sensazione che sia sospesa tra il mio mondo e quello di Manu e non sappia decidere da che parte stare.


E’ la prima volta che leggo un’opera di questa autrice e sono felicissima di aver iniziato da questo piccolo gioiello, una storia raccontata in terza persona, un concentrato di tenerezza e forza di cui vi renderete conto di aver bisogno.

Manu vi prenderà per mano guidandovi in un’avventura unica, e se saprete aprirgli il vostro cuore vi regalerà davvero qualcosa di indimenticabile.


Il passato non poteva essere cambiato, per cui non valeva la pena spenderci dolore o rimpianti; il futuro non lo conosce nessuno, quindi è altrettanto stupido preoccuparsene.


Questo simpatico quattordicenne è la voce di tutti quei ragazzi emarginati, lasciati all’angolo solo perché considerati diversi, per i loro comportamenti fuori dal normale.

La sua intelligenza diversa dal comune gli fa preferire il sudoku ai giochi che farebbero i ragazzi della sua età, gli fa scegliere magliette tutte bianche e gli fa vedere e rivedere i suoi film preferiti.

E lui è orgogliosamente felice di tutto questo.

L’incontro con Agata è una magia, tutto tra i due è così naturale ed emozionante, come se vivessero in un mondo solo loro.

Questo aiuta anche la famiglia di Manu ad essere più consapevoli di quello che significa avere un ragazzo così “speciale” nella loro vita.

Ed è così che dovrebbe essere, questi ragazzi non dovrebbero più aver paura di essere giudicati dagli altri, di essere invitati alle loro feste, e di condividere le loro “manie”; solo così una malattia come l’autismo riuscirebbe a fare meno paura.


Se pensi di essere il solo ad avere gli strumenti per avvicinare alle stravaganze altrui, finisci per girare in tondo e non andare da nessuna parte. Devi accettare che anche gli altri colmino il vuoto, devi accettare le loro direzioni e i tragitti tortuosi, se no quello isolato e autistico sei tu.


Consiglio questo libro a tutti, una storia delicata e pura, sull’importanza di accogliere ogni difficoltà con coraggio e forza, amando la vita e tutte le sorprese che tiene in serbo per noi.

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ACCORDI di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Accordi

ACCORDI di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Titolo: Accordi
Autore: Amalia Frontali e Rebecca Quasi
Serie: Spin Off di Centro, Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 4 Marzo 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Vienna, 1904 – Dorothea di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary ha appreso da adolescente a riservare al pianoforte tutte le passioni del suo cuore. Alla veneranda età di ventitré anni, nonostante il lignaggio reale e la dote principesca, si trova a dover ridimensionare le proprie aspettative matrimoniali.
Gunther di Schleswig-Holstein è un figlio cadetto con un titolo senza valore, che vanta un singolare talento per il violino e uno spiccato fiuto per gli affari. Alla soglia dei quarant’anni, ciò che gli manca è una moglie di ottima razza, con un patrimonio considerevole.
Determinati ad affrontare il matrimonio con il proverbiale distacco che li accomuna, scopriranno che la musica è un linguaggio che non ammette simulazioni, perché anche gli accordi studiati nei minimi dettagli riservano talvolta bizzarri e impetuosi imprevisti.


RECENSIONE

Ho cercato il modo più appropriato per parlare di quest’opera e il primo che mi sia immediatamente venuto in mente è stato partire dal titolo, “Accordi”, e precisamente dal suo ricco repertorio di significati.

Concordia, armonia di sentimenti, affinità, incontro di volontà nel lessico comune; sinonimo di concordanza in grammatica,; giustapposizione dei tre suoni e il nome di uno strumento noto come “lira da gamba” in musica; riferito ai colori ne indica un armonico accostamento; in architettura riferisce ad una proporzionata distribuzione; in radiotecnica è sinonimo di sintonia e, infine, la fase di due moti armonici in fisica.

Un universo di significati che riempie lo spazio tra le pagine di un libro di infinita piacevolezza, tra i più belli letti fino ad oggi. Una lettura grazie alla quale ho potuto assistere ad un magnifico concerto in cui chiudendo gli occhi ho percepito l’armonia perfetta di tonalità suonate ad arte.
Raffinata ironia, mirabili picchi di introspezione, dialoghi sublimi e personaggi carismatici rubati alla storia mi hanno trasportato altrove, come solo la musica può fare.

E poter farlo oggi, in questo momento storico così difficile, è un miracolo che avviene solo attraverso libri indimenticabili.

“Accordi” è la celebrazione di quanto “un duo” possa essere espressione di armonia, affinità elettive, compensazione, amore e intesa.

Il duo come concetto di completezza per antonomasia, che si ritrova perenne in tutta la narrazione come la nota perfetta che chiude un brano, esaltandone la melodia, l’applauso finale dopo il concerto.

Dorothea e Gunther sono i protagonisti di questa storia: lui acuto, intelligente e dai baffi curati e perfetti; lei tenace, determinata, bellissima, con occhi di un blu dai poteri ipnotici.
Entrambi amanti appassionati di musica ed in cerca di un matrimonio conveniente.
Un duo per eccellenza che pervade questa storia con la grazia di una suonata da camera a due elementi, un pianoforte ed un violino, che appagano i sensi, intrattenendo ospiti trepidanti e lettori estasiati.


«Perché è così che funziona un duo: si continua a suonare. Anche se il pubblico fischia o se si rompono le corde dell’archetto. Ci si copre, ci si aiuta, ci si aspetta e si va avanti, fino all’ultimo accordo.»


Un connubio studiato, frutto di una scelta pragmatica e calcolata, ma destinato ad evolvere ad una dimensione superiore, in cui sentimenti e stati d’animo trovano la loro espressione mediante il potere della musica, protagonista indiscussa del libro:


«Daccapo.» Gunther riportò lo spartito all’inizio e lei ricominciò, con più sicurezza, più agilità e più abbandono: la Principessa stava avendo la meglio su Debussy. La pratica e la tenacia cominciavano a sciogliere i nodi e a curvare l’armonia. Era un piacere ascoltarla e impetuoso guardarla. Forse si trattava di una suggestione, ma pareva che una sopita ribellione fluisse da quelle dita affusolate tramutandosi in melodia.


Due protagonisti che incidono ogni pagina come uno spartito d’autore, tracciando il ritmo di una storia intensa e coinvolgente, in cui le atmosfere della Belle Epoqué aleggiano affascinanti tra salotti e scollature, tra tappezzerie e cappellini. A fare da contraltare a queste suggestive ambientazioni d’epoca, le rigide regole sociali dei ceti sociali più elevati che decidevano destini, secondo il genere, l’età e la discendenza familiare di appartenenza.


«Che la reputazione è l’abito che ti fabbrica la gente e l’onore il corpo che c’è sotto.» «Vale a dire? Il vecchio adagio dell’apparenza e la sostanza?» «Vale a dire che ti preferisco nuda.»


Al duo di Dora e Gunther si affianca quello dei fratelli Schleswig-Holstein, legati da un profondo rispetto reciproco e accomunati da un’affinità congenita. Le loro discussioni sono spassose, ma anche intrise di saggezza rivelatrice di verità nascoste:


«L’intesa va oltre. È volatile, Gunther, indefinibile, sfuggente e imprevedibile. Ma preziosa. Fossi in te la includerei nella lista.»


Due fratelli, come lo sono Dorothea e Leopold di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary, uniti da dinamiche ben diverse, perchè cresciuti sviluppando un legame viscerale reciproco, basato su una protezione quasi irrazionale, originata per sopravvivere ad una famiglia contorta.


Dora non doveva vedere nulla. In questa casa, ormai, in questa famiglia, è rimasta un’unica innocenza.


Lo stile di narrazione, elegante e intimamente evocativo, fluisce impeccabile, con l’uso sapiente di passaggi epistolari che si intrecciano al racconto, svelando ricordi e rivelando sentimenti inconfessabili.

“Accordi” è una storia celebrata dalla musica con Monzart, Back, Beethoven e Debussy, e che in essa trova sublime manifestazione, raccontando magistralmente di come l’amore, nelle sue molteplici forme, si riveli senza chiedere permesso alcuno, scavando gli animi, implorando perdono, imponendo scelte, cambiando vite e stravolgendo destini che si pensavano persi.

E’ il primo libro che leggo di questa coppia di autrici. Ammetto di essere una lettrice appassionata di Rebecca Quasi e da tempo mi ero promessa di conoscere la scrittura di Amalia Frontali, leggendo “Centro”. Non è facile suonare in duo, a volte le singole parti possono rischiare di prevalere l’una sull’altra, invece in questo libro l’armonia è perfetta.
La scoperta meravigliosa di un duo magnifico, legato evidentemente da un sintonia profonda che ha creato un’opera bellissima, ispirata a dei personaggi storici realmente vissuti, offrendo ancora più enfasi alla lettura, non senza muovere e commuovere il cuore.


«La perfezione non ammette evoluzione, crescita, miglioramento: dovrebbe essere un obiettivo, una tensione morale, non un punto di partenza.»


Mi spiace ma su questo non c’è accordo, mie care “scribacchine”, per me è un’opera perfetta, un concerto indimenticabile.

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