A STAR IS PORN di Laura Nottari

A STAR IS PORN di Laura Nottari

Titolo A star is porn
Autore Laura Nottari
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Nicole e Mykola)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2021
Editore: Hope Edizioni

TRAMA


lla soglia dei quarant’anni, l’ex attrice hardcore, Nicole Midriani, si è rimessa i vestiti e fa l’assistente di produzione, dirigendo un film dopo l’altro con pugno duro.
Dopo l’aggressione ai danni di Gioia, attrice e amica di Nicole, salvata da Mykola – l’immigrato ucraino addetto alle pulizie – la donna decide per un drastico cambio di rotta.
Nicole e Gioia si mettono in proprio e fondano la A Star is Porn, che produce film hot a misura di palati femminili, basati su opere letterarie famose. In fin dei conti, quale lettrice non ha mai sognato di vedere Mr. Darcy ed Elizabeth darci dentro?
Le due offrono a Mykola un lavoro di spicco grazie alle notevoli doti nascoste del ragazzo, una delle quali di ben 25 centimetri.
Scena dopo scena, la nuova star del porno penetrerà nel cuore delle fan, puntando però a quello più inaccessibile e ferito: il cuore del suo capo, la gelida Nicole.
Ma come mostrarsi davvero alla donna amata, quando lei ha già visto tutto di te?

Un’irriverente commedia che dosa sapientemente erotismo, ironia e tematiche profonde, in un mix tutto da gustare.

RECENSIONE


Quando ho avuto tra le mani questo libro per la prima volta, l’avvertimento mi arrivò chiaro: “In questo libro le DIMENSIONI contano!”.
Come non credere a queste parole se a pronunciarle è stata la stessa autrice, Laura Nottari, che abbiamo avuto il piacere di intervistare in occasione del Salone del Libro di Torino lo scorso ottobre.

Dopo mesi da quel giorno finalmente ho avuto modo di leggere il suo romanzo, A Star is Porn, che in tutto questo tempo mi ha puntato con ostinazione dagli scaffali della mia libreria. Come non notare del resto la cover dal piglio deciso e intrigante, che reclamava spesso la mia attenzione? La sorpresa di aprire le pagine è stata notevole (d’altra parte parliamo di dimensioni, no?) non solo per aver scoperto che il (grosso) monito era fondato ma che soprattutto le misure (e che misure tra l’altro) sono effettivamente importanti in questa storia, come l’indice Nasdaq in borsa.


«Questo è il colmo. Un uomo candeggina ci fa le pulci sugli errori storici.» «Parola “ego” non si usava.» «Scusa?» Lo guardo con tanto d’occhi. «Ego» ripete «è impreciso storico. Pussy descrive stanze di Duca e… coso di Duca come ego. Ego è parola inventata da Freud molti anni dopo di vostra ricostruzione di scena.»


A dare voce a questo scambio i due protagonisti del romanzo, Nicole e Mykola, che fin dal loro primo incontro preannunciano quello che diverrà il loro rapporto: un ingarbugliato intreccio di fraintendimenti leniti da metri di tenerezza e incastrati in tonnellate di desiderio represso capace di detonare ad ogni sguardo. A rendere tutto più complicato, segrete fragilità nascoste da maschere dure come l’acciaio.


Nel gioco imbastito da me stessa, non capisco più chi ha perso e chi ha vinto. Mi sento come in una rappresentazione teatrale, con attori che recitano malissimo, senza provare, e per giunta leggendo copioni sbagliati di due trame diverse.


A Star is Porn è una storia dove non mancano ironia, intelligenza, divertimento e momenti esilaranti ma non solo, perché tra le pagine che si susseguono senza quasi accorgersene grazie alla scrittura fluida e accattivante dell’autrice, al lettore arriva altro.
Cosa? Il concetto di diversità nelle sue molteplici forme, dimensioni, culture, posizioni e ruoli, che con acume e profondità colpisce il lettore senza dargli alcuno scampo.


Con la sua salopette blu, gli occhi limpidi e lo spirito di un cavaliere, lui è l’equivalente maschile della donna acqua e sapone. Un tizio acqua e sapone che vince a mani basse, se lo si sa apprezzare. In più lui guarda, sul serio. Cerca un contatto e sembra volermi scavare anima e corpo con quei cribbio di occhi color assenzio.


Diverso è Mykola, ucraino e di umili origini, dotato da Madre Natura di dimensioni surreali; diversa è Nicole, proveniente da una famiglia borghese e divenuta produttrice di film porno in un mondo pervaso da uomini, dove le donne rivestono solitamente ruoli da attrici; altrettanto diversa è Gioia, stupenda e spumeggiante amica e confidente di entrambi che con il suo aspetto angelico, dai capelli rosa e il viso da bambola, stupisce con il suo carattere saggio e la sua professione di affermata attrice porno.

Si dice che la diversità sia un valore, perché essa è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita. Mai come oggi ognuno di noi può testimoniare quanto questo concetto sia fondante per il cambiamento personale, come accade proprio ai nostri protagonisti.


«Sei meraviglia» ha sussurrato, mentre lo prendevo in giro. Mentre prendevo in giro me stessa e il mio corpo.


Ammetto che per Mykola (alias Vladimir, Mocio-Man, Uomo Candeggina, Micio), e credo di non essere l’unica, ho provato un particolare innamoramento non solo per la sua innocenza, ma soprattutto per la capacità di aspettare, soffrire, affidarsi, superando i propri limiti e per il modo meraviglioso di amare senza paura, vivendo senza filtro i propri sentimenti.
A volte a spiazzarci è proprio il candore di chi ci ama senza riserve, chi ci rispetta senza pretendere, capace di dare il cuore in mano a chi quel cuore l’ha congelato per non farselo spezzare più.


«Non sono felice.» È la mia voce ad ammetterlo, lo fa di sua iniziativa e nonostante il no della ragione. Dannato Martini, dannati i tuoi occhi dolci, Mykola, e sia dannata anche la tua gentilezza. È così tenera che fa male.


In un mondo cinico dove l’apparenza sovrasta spesso la realtà con i suoi riflettori e la camera sempre accesa, Mykola e Nicole si incastrano l’uno nell’altra fino a non sapere più riconoscere la loro pelle, la loro mente, i loro confini riscoprendo il significato del cambiamento.

A volte è necessario alleggerirsi le spalle dal dolore, dalla rabbia e dal senso di inadeguatezza e acquisire la consapevolezza che essere diversi non solo è bello ma completa le nostre parti mancanti.

Laura Nottari ha scritto con bravura e coraggio una storia originale, che diverte ma pone anche domande su cosa sia la normalità.
Lo fa intrattenendo il lettore e al contempo andando in profondità, nel cuore dei suoi protagonisti, mettendoli in difficoltà fino quasi allo stremo delle loro forze fisiche e mentali per capire cosa siano disposti a fare per amore.
Rinuncia, attesa, fiducia saranno solo alcuni delle condizioni di quella che, fin dalle prime pagine, assume le sembianze di una sfida che diventa una feroce lotta di sentimenti, solo apparentemente non corrisposti, perché scalfire la corazze della paura a volte è impossibile, come lo è riempire i vuoti.


L’amore non travisa, non cambia forma alla realtà, non ti paragona a un nemico che non puoi sfidare né battere. L’amore è coraggio, sicurezza e certezza.


Terzo protagonista di questo gioiello è il mondo del porno, con le sue dinamiche crude, eccessive, impudiche, provocatorie. Un’industria che genera giri d’affari da capo giro, con cifre impressionanti (sempre di dimensioni parliamo!) che questa storia ben delinea, raccontando come il sesso sia in questo business lo strumento di lavoro primario, una professione che intrattiene, senza alcune pretesa educativa (e da questo punto di vista è chiaro e forte il messaggio nella storia).

Un ambiente sicuramente che richiede una particolare vocazione e in cui se si entra si deve fare i conti con l’essere etichettati per sempre:


Capisci che dall’hard non si stacca mai, che non ci sono licenziamenti che tengano, né cartellini e divise da restituire. Non c’è dietrofront, perché non è solo un lavoro, ma uno stile di vita, un’etichetta, una missione. È qualcosa che ti si stringe addosso e ti definisce, ti cambia agli occhi di tutti, specialmente a quelli di chi ti è prossimo. Una volta varcata la soglia della notorietà, ci sei dentro per sempre e fino alla punta dei capelli.


Un posto dove però possono crearsi legami, affetti come in tutti i settori di lavoro, in cui è possibile trovare una famiglia, proprio accade a Nicole, Gioia e Mykola. Una piccola tribù in cui dignità, rispetto e umanità fanno da collante ai loro membri (ops, alla fine mi è scappato!).

A Star is Porn è un romanzo che travolge irrimediabilmente, fino a poter essere dichiarato uno dei libri più belli letti quest’anno.


Dico che ti farò impazzire a furia di provarci con te, perché pazza mi piaci ancora di più. Dico che mi hai dato un’idea geniale e che, da domani, ti seppellirò di Post-it. Te li appiccicherò ovunque: sul frigo, nei cassetti, sulla borsa, in fronte, in camera e pure in macchina.


Ragazza Pazza e Uomo Candeggina sono semplicemente indimenticabili.

FUORI TEMPO di Monica Lombardi

FUORI TEMPO di Monica Lombardi

Titolo Fuori Tempo
Autore Monica Lombardi
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance, Narrativa
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 18 Maggio 2022
Editore: Hope Edizioni

TRAMA


Si sentiva come un pugile al centro del ring. Tutto quello che voleva fare era colpire, colpire duro, prima che l’avversario facesse lo stesso con lei.

Un urlo, poi un pianto, lungo e disperato: così inizia la storia di Martina. 
Prosegue con un viaggio insieme all’uomo che ha sempre creduto di odiare, un viaggio verso il padre che non vede da dieci anni e che non sente più come tale. 
Fuori Tempo è la storia di una ragazza che odia il mondo perché lo ama troppo, di un uomo che non sa più come lottare per quello che ama e di un uomo che ha già perso, due volte.
È la storia di due generazioni diverse, per certi versi distanti, che scoprono di parlare ancora la stessa lingua. Fuori Tempo narra di una tempesta che spaventa e confonde, di onde che travolgono, rubano l’ossigeno, per poi trascinarci via e abbandonarci su una spiaggia lontana.
Raccontata con la stessa forza di quelle onde, questa è la storia di una giovane donna arrabbiata e coraggiosa, che scopre, anche grazie all’aiuto di chi meno avrebbe immaginato, che non avere tutte le risposte non significa per forza annegare: significa vivere.

RECENSIONE


Si dice che il tempo sia la misura del valore che ha la nostra esistenza e paradossalmente spesso accade di sprecarlo, spenderlo male, se non malissimo, svuotato di ogni senso proprio. Il risultato è che la propria vita si impoverisce, rendendoci avviliti, disperati, privi di stimoli, di interessi, di entusiasmo, di voglia di vivere proprio come accade alla protagonista di questa storia, Martina:


In ogni caso, quando bevo non ricordo. Il che è una gran fregatura, una sonora presa per il culo, perché non ricordo neanche di stare meglio, dopo aver bevuto, e non è forse per quello che uno si ubriaca? In più, il tempo che non ricordi è perso, e di tempo non ne abbiamo da scialare. Fermare il tempo. Sì, sarebbe la soluzione a tutti i mali, anche al suo male.


Un’adolescente, in procinto di diventare donna, che si trova a dover affrontare un dolore troppo grande da elaborare che spazza via la sua esistenza frantumandola in migliaia di pezzi acuminati come coltelli troppo pericolosi per non ferirsi


Non si sentiva bene nella sua pelle, potendo se la sarebbe strappata volentieri di dosso.


In pochi giorni tutto il mondo che Martina conosce scompare.
E quando ogni cosa bella sembra essere perduta per sempre, lasciando così che la sofferenza e la rabbia predominino i suoi pensieri e azioni, una richiesta da esaudire la costringe ad accettare una sfida che fin da subito appare insormontabile: un viaggio di ricongiungimento con un padre che non ha mai praticamente conosciuto, Riccardo, divenuto per lei quasi un fantasma dai contorni sbiaditi.

Ed è in questo cammino che più volte assume le sembianze di un’esperienza catartica che Martina scopre grazie a Serge, il suo accompagnatore silenzioso e rispettoso, parti di sé stessa che non aveva mai conosciuto, rimettendo insieme pezzi, elaborando un dolore mai condiviso.
Lascio al lettore il piacere di scoprire i legami e le relazioni tra i protagonisti di questo romanzo intenso e profondo perchè solo così sarà possibile vivere appieno le sue emozioni quando dovrà trovare il coraggio di attraversare la tempesta:


Il cielo azzurro le piaceva, la faceva sentire leggera, ma il cielo coperto di nuvole era qualcosa che non si stancava mai di guardare, di ascoltare. Come se potesse davvero parlarle. Non era mai uguale, cambiava nelle forme e nei colori, nella luce. Quella mattina, il sole cercava di forare le nubi, di imbrogliarle trovando un passaggio a tradimento. Sembrava esserci una qualche strategia, lassù.


Una storia che mi ha commossa profondamente e che tocca tematiche delicate come il perdono, l’elaborazione de lutto, il cambiamento, il pregiudizio, le incomprensioni, le complesse dinamiche familiari e non di meno descrive con sensibilità e consapevolezza quanto sia difficile crescere emotivamente.
Ogni dialogo e scelta narrativa propongono le difficoltà del mutamento non solo per i giovani ma anche per gli adulti.


Il cambiamento toglie. Il cambiamento dà.


Due generazioni a confronto che imparano a comunicare mediante l’amore, il rispetto, l’ascolto e la fiducia, al di là della diversità e delle fragilità che mostriamo o che più spesso nascondiamo.

Monica Lombardi, autrice che ho conosciuto grazie al bellissimo Vite sospese, offre ai suoi lettori un libro dalle molteplici sfumature, in cui ogni parola, gesto, silenzio e dialogo hanno la capacità di ferire e lenire, di dare speranza e addolorare, di accelerare o fermare i battiti del cuore. Sensazioni contrastanti che parlano di luci e ombre, che rendono questo romanzo particolarmente profondo e intenso.


Quando siamo fuori tempo, tutto dipende da questo, dal trovare persone disposte a rallentare insieme a noi. Ad aspettarci. Finché non riusciamo a rimetterci in sincronia con la vita.


A rendere questa lettura imperdibile, l’eleganza stilistica di un’autrice bravissima a raccontare storie mediante una prosa elegante e accurata, perfetta a calibrare le giuste tonalità di narrazione per ogni situazione o scenario.

Fuori tempo è un romanzo che non si può etichettare, non è collocabile in un unico genere, caratteristica che lo eleva, a mio avviso, ad essere letto da tutti: da chi ama le storie d’amore, chi preferisce leggere per vivere un viaggio introspettivo, chi invece crede che nei libri vi sia spazio per riflettere su tematiche quanto mai attuali, come l’adolescenza e le famiglie allargate.


Era stato quel viaggio che aveva iniziato a cambiare, a sistemare le cose. Aveva avuto l’opportunità di conoscere Serge, e di prepararsi all’incontro con il padre. Aveva visto luoghi e vissuto momenti che non avrebbe mai dimenticato.


Una storia che mette al centro la natura dei legami, insieme a tutti gli effetti collaterali che li rendono complicati e ingestibili: le disfunzioni, le incomprensioni, le diversità e le distanze che cementa il tempo-

Un libro di crescita che testimonia quanto valga la pena trovare il tempo (e il coraggio) di risolversi come persona e districare i contorti intrecci emotivi che spesso ci soffocano, anche da adulti.

Martina, Serge e Riccardo faranno parte di me per molteplici motivi.

Chapeau Monica.

MISTY di Mary Lin

MISTY di Mary Lin

Titolo Misty
Autore Mary Lin
Serie: Red Oak Manor Collection
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Connor, Misty)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2022
Editore: Self Publishing

TRAMA


Per Connor Reyes il maniero è casa.
Rigido, schematico, severo, ha fatto sue le regole dell’istituto e il suo obiettivo è difendere Red Oak Manor e i ragazzi che vivono lì.
Tutto procede in maniera lineare, fin quando a varcare i cancelli arriva una ragazzina che rischia di minare la sua stoica pazienza.

Per Misty Clark l’istituto è una condanna.
Problematica, sprezzante, insolente, non segue alcuna regola e il suo unico obiettivo è riuscire a scappare dall’incubo che per lei è il maniero. Qualcuno, però, ha il compito di impedirglielo.

Lui non si lascia scalfire dai sentimenti.
Lei è un concentrato di emozioni.
La convivenza forzata di due personalità così diverse non può che generare continui scontri, eppure… dietro la nebbia che circonda quella ragazzina turbolenta e ribelle, Connor riesce a scorgere il dolore che la tiene prigioniera. Per arrivare alla vera Misty, dovrà squarciare il velo del passato dietro cui lei si nasconde.

Misty è un rompicapo emotivo, ma Connor è deciso a risolverlo.

RECENSIONE


Irascibile, sfuggente, fragile, rabbiosa, minacciosa, spezzata. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che riassumono la protagonista di questa storia toccante, il cui titolo non a caso è dedicato a lei, “Misty”, quarto capitolo della Red Oak Manor Collection a firma di Mary Lin, un’autrice giovane e timidissima eppure capace di regalare opere come questa, capaci di graffiare, commuovere, artigliare fino a lacerare l’anima del lettore.

Mi è capitato di leggere altri suoi libri, come la dilogia “Scaglie di colore”, e quello che resta particolarmente in mente è la forte personalità dei suoi protagonisti, così ben caratterizzati che interpretarli e capirli è la sfida più bella per chi legge. Letture da vivere mediante la sospensione del giudizio per farsi trascinare dal racconto e dall’evoluzione personale di ogni personaggio, per apprezzare e comprendere al meglio ogni macchia e zona buia.


«Sta per arrivare una ragazzina di quindici anni, Misty Clark, da Allentown. Inoltre, ha appena avuto un brutto incidente, l’ennesimo, a dire il vero, e sicuramente sarà un po’ scossa.»


Un incidente, un mistero da svelare che pagina dopo pagina nasconde ombre che diventano sempre più grandi e impenetrabili, come la nebbia più fitta e mortale. Misty, letteralmente nebbioso, è una protagonista che non può lasciare indifferenti perché racchiude in sé un dolore così radicato da cambiare per sempre priorità e prospettive, pur essendo ancora giovanissima.

Il suo legame con la vita è in perenne bilico, oscillando tra la voglia di scomparire e quella di sopravvivere. Una lotta continua all’interno della sua coscienza, in cui il dolore non trova risposta, in cui il senso di colpa non trova pace.


«Senti un po’, quello stronzo alto e atletico chi è?» Battito di ciglia. «Chi, scusa?» «Capelli biondi, dai riflessi rossicci, occhi azzurri, molto chiari. Atteggiamento da stronzo che crede di essere il padrone del mondo…» «Sta parlando di Connor!»


Maturo, controllato, determinato, educato, dotato di un’intelligenza sopra la norma. È così che conosciamo Connor, migliore amico di Virginie, protagonista della precedente storia della collezione “Issue”, di cui vi ho già parlato e in cui si racconta non solo il profondo legame di amicizia che lo lega alla giovane ma anche il suo spiccato senso di protezione.

Mary Lin in questa storia lo ha delineato in modo incisivo: un giovane cresciuto forse troppo in fretta fino a divenire il riferimento per tutti i ragazzi della scuola e soprattutto per la direttrice Miss June, che lo conosce profondamente e a cui si sente serena di poter affidare compiti anche difficili, come tenere d’occhio l’ultima arrivata, Misty, che fin dai primi istanti si presenta come un caso delicatissimo.

Avere a che fare l’uno con l’altra appare subito come una missione impossibile, come se si riconoscessero nemici, ostili, eppure così simili nel potersi capire, comprendere nel profondo per le ferite subite, per le mancanze inflitte, per il bisogno straordinario di amore e accettazione.


Io, che sono sempre controllato. Tra queste, c’è il rumore. Troppo rumore mi confonde, vorrei afferrare ogni input sonoro e dargli un significato, analizzarlo, inquadrarlo al proprio posto, ma quando sono molteplici faccio fatica a star loro dietro. Poi, ci sono i cambi di programma e le infrazioni alle regole. Se si seguono i programmi e le regole, la vita scorre facile, veloce, senza alcun incidente di percorso. I cambiamenti, invece, destabilizzano il mio procedere sicuro.


Due pezzi rotti che collideranno per incastrarsi insieme seguendo un percorso di crescita incredibile. Mary Lin offre ai suoi lettori una storia non solo d’amore, bensì il racconto di un viaggio di espiazione, un percorso in cui i ricordi sono lamine affilate pronte a ferire ancora, dove i fantasmi diventano reali fino a far perdere la ragione.

Questa autrice ha l’innata bravura di coinvolgere e appassionare grazie a trame originali ed uno stile intenso, in cui i pensieri sono la motrice delle azioni, in cui la mente e il cuore battono all’unisono proponendo con consapevolezza e sensibilità tematiche difficili come l’elaborazione del lutto.

Un romanzo bellissimo e potente. Da leggere.

COME IL CIELO A MEZZANOTTE di Adele Vieri Castellano

COME IL CIELO A MEZZANOTTE di Adele Vieri Castellano

Titolo: Come il cielo a mezzanotte
Autore: Adele Vieri Castellano
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 12 Maggio
Editore: Self Publishing

TRAMA


“L’amore è fatto di devozione e dolore, significa soffrire e riemergere dalla sofferenza.”

Gaia Martinelli, veterinario specializzato in pet therapy, ha una nuova sfida da affrontare: una piccola paziente che non parla più in seguito allo spaventoso incendio in cui hanno perso la vita entrambi i genitori. Nella moderna clinica milanese in cui verrà assunta, Gaia dovrà confrontarsi con Matteo Roversi, affermato chirurgo ricostruttivo che ha fatto del lavoro la sua missione. Quest’ultimo non le renderà la vita facile, tanto meno lo faranno coloro che hanno deciso che la vita della bambina rappresenta una minaccia.

RECENSIONE


Occhi straordinariamente intensi la trafissero con uno sguardo duro, inespressivo. Gaia ricevette la staffilata, e l’intensità fu tale che ebbe l’impressione di essere un insetto perforato da uno spillo in attesa di essere esposto in vetrina.


Intensità. Se si potesse definire mediante un’unica parola il primo incontro tra Gaia e Matteo, protagonisti di questo bellissimo libro, userei questa. Una sensazione, un sentimento, uno stato psichico, una condizione della volontà, tanti significati che racchiudono l’intensità di un momento, di un’azione, come accade a loro in un parco, per colpa di un cane. Un incontro accidentale che ben presto degenera in scontro, come a voler annunciare il tipo di rapporto che li segnerà, destabilizzando le fondamenta delle loro vite arrivando a cambiarne i loro (precari) equilibri.


Amava gli animali e lavorava con loro. Laureata in veterinaria con una tesi sul comportamento dei canidi, era rimasta affascinata dalla pet therapy. Un sogno meraviglioso che aveva realizzato: aiutare persone malate utilizzando l’affetto, l’altruismo e la spontaneità dei cani.


Veterinaria preparata dotata di rara sensibilità, giovane donna dal carattere indomito e orgoglioso, Gaia Martinelli appare senza ombre. Sa bene cosa vuole dalla vita perchè ha imparato fin da piccola la privazione dell’affetto dei genitori ricevendo in dono l’amore salvifico e incondizionato di una zia materna capace di riempire tutti i suoi vuoti. Forse proprio per esprimere gratitudine, forse conoscendo in prima persona l’importanza di essere aiutati, Gaia intraprende un percorso professionale particolare e davvero speciale.

Assistere, riabilitare, formare, stimolare, motivare sono alcuni degli aspetti richiesti a chi decide di divenire un operatore di Pet Therapy. Un lavoro che prevede molte responsabilità ma anche grandi soddisfazioni, soprattutto quando il percorso porta ai risultati sperati in pazienti giovanissimi, affetti dalle più svariate patologie oppure vittime di traumi devastanti, come nel caso della piccola Sonia, terza protagonista di questa storia:


«Ha solo otto anni, non può restare in silenzio per il resto della sua vita. I dottori le hanno curato le ustioni, adesso dovrà affrontare le ferite della mente in modo che non si trasformino in cicatrici.»


Una missione quasi impossibile appare al bravissimo chirurgo Matteo Roversi, quella di seguire in affido una bambina sopravvissuta ad un dramma troppo grande da elaborare per la sua età. Lui, a sua volta segnato da un dolore così invalidante da tenerlo a mala pena in vita, fino a trasformarlo in un guscio vuoto così indurito da risultare inscalfibile.


Aveva imparato bene le lezioni del passato rifletté; il suo dominio di sé era fenomenale, l’orgoglio formidabile. Nessuno doveva mai sapere che cosa accadeva dentro di lui, l’apparenza doveva continuare a essere impeccabile a ogni costo.


Lavoratore instancabile, dall’aspetto severo e dal carisma magnetico. Così si presenta al lettore Matteo, anche lui senza ombre, senza sconti, allo stesso modo in cui la vita lo ha cambiato per sempre. Perché non vi possono essere ombre in chi è stato travolto dal buio più profondo fino a toccare il fondo dell’abisso di una sofferenza inimmaginabile, quella della perdita più insostenibile.


Quell’uomo aveva qualcosa di indefinibile e misterioso, come il cielo a mezzanotte quando cala il silenzio e il buio è profondo, insondabile. Oscuro.


Una missione comune che appare come una sfida, quella di ridare un futuro ad una bambina sfortunata, Un progetto quasi disperato che prende le sembianze di una mano offerta dal destino a gaia e Matteo per potersi loro stessi ricredere e considerare nuove prospettive. Un viaggio quasi impossibile in cui a fare la differenza sarà ascoltare l’istinto, come fanno gli animali quando ci stanno vicini offrendo il loro amore più incondizionato, applicando su di noi un potere terapeutico incredibile. Come avviene tra Sonia e Bice, il Collie di Gaia che instaura con la bambina un rapporto di connessione profonda, stimolando la sua capacità di capire e essere capita senza l’uso della parola, bensì con uno sguardo, un sorriso.

Percorsi quelli della Pet Therapy in grado di rigenerare la vita laddove tutto sembra essersi desertificato, anestetizzato. Così avviene per Sonia come anche indirettamente per Gaia e Matteo, privilegiati testimoni di un risveglio toccante, inconsapevoli di quanto questo miracolo salverà loro stessi.

Un romanzo di un’autrice dal talento inconfondibile, che non si può non ammirare per il suo stile narrativo ricercato ed evocativo e la capacità di intrecciare trame romance con cenni di suspense avvincenti. Una penna che non smette mai di ricordare il suo amore per Milano, di cui racconta scorci segreti e ricchi di storia, per le bellezze naturali della sua terra come il Lago di Como e la passione per la storia antica, presente in qualche passaggio a sigillo di garanzia del suo spessore culturale.

“Come il cielo a mezzanotte” è una storia che travolge e coinvolge il lettore condensando tra le pagine tante emozioni: la malinconia di un passato irrecuperabile, la commozione di un risveglio atteso, la paura di lasciarsi andare, il timore del cambiamento, la meraviglia di innamorarsi ancora e il terrore di perdere tutto, di nuovo.
Un romanzo che sonda il terreno impervio della perdita e del dolore ma che percorre i sentieri tortuosi della rinascita, ripagando con la speranza che a volte il cuore va solo ascoltato in silenzio, senza pregiudizio.
Non solo, un romanzo che celebra il valore inestimabile dell’amicizia, un legame salvifico che unisce Matteo con gli altri protagonisti della serie Legio Patria Nostra, Damiano, Ivan e Riccardo, alcuni dei quali trovano spazio in alcuni passaggi di questo libro.

Adele Vieri Castellano è un’autrice a cui affidare il nostro tempo vale sempre la pena, per leggere storie che sappiamo già non ci lasceranno indifferenti, come accade in questo ultimo romanzo, in cui ogni dialogo, descrizione, paesaggio, citazione ricorda la magistrale bravura di chi scrive trasmettendo ai suoi lettori quel che ha dentro. E stavolta, più che mai, la storia di Matteo, Gaia e Sonia ha raggiunto un’intensità tutta speciale.


“L’amore è fatto di devozione e dolore, significa soffrire e riemergere dalla sofferenza.”


LA PARTE SINISTRA di Laura Vegliamore

LA PARTE SINISTRA di Laura Vegliamore

Titolo: La parte sinistra
Autore: Laura Vegliamore
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 12 maggio 2022
Editore: Words Edizioni

TRAMA


È uno scambio di persone a determinare l’incontro tra Leonardo e Nina. Un fraintendimento, un’istintiva rabbia, poi l’inaspettata connessione. E dalla mente di Leonardo, ecco che Nina proprio non riesce andare via.

Inizia così il loro rapporto, che si regge su una superficie precaria, al di sotto della quale fluttuano omissioni e dolori, cuori che battono più forte di quello che vorrebbero, ma che, comunque, non riescono a smettere di farlo. Da un lato c’è Leonardo, che ama e che ha paura, che vuole andare avanti e liberarsi di ciò che lo tiene ancorato a rabbia e rancore. E dall’altro c’è Nina, che avanti c’è già, che è cresciuta per forza.

Qualcosa di puro, qualcosa di estremamente delicato li unisce. E il pericolo che proprio la paura di farlo crollare possa alla fine mandarlo in frantumi, aleggia sulle teste di entrambi.

RECENSIONE


In questo nuovo romanzo di Laura Vegliamore c’è un vasto ventaglio di sentimenti scandagliati, ma tra tutti predomina il senso di colpa, motivo per cui durante la lettura mi sono soffermata spesso a pensare a quale sarebbe la parola che indica il contrario del concetto di colpa?

Il perdono.


Colpa tua, colpa mia. E di Adriano. Colpa. Colpa colpa colpa. Se la ripeti tante volte nel cervello la parola scompare, diventa altro. Torna estranea e innocua. Dura poco, però. Poi torna a battermi dentro. E mi fa malissimo, come sempre. Colpa colpa colpa.


Questa è infatti una storia di colpa e perdono, temi pregnanti già in “Novembre” primo libro dell’autrice di cui “La parte sinistra” è lo spin off, ma sviscerati stavolta in modo diverso.

Perché diversi sono i loro protagonisti, i gemelli Adriano e Leonardo che dovranno districare le loro esistenze proprio dalle spire di un sentimento bruciante come il senso di colpa e di uno molto difficile da mettere in pratica come il perdono.

È attraverso la figura di Leonardo che l’autrice esplora sentimenti poco nobili ma umanissimi quali rancore, paura, egoismo, rimpianto, colpa appunto, che accomunano molti dei personaggi che gravitano nell’orbita del protagonista.

Dicevo che la Vegliamore esplora questo sentimento opprimente e divorante in modo diverso perché, se nel libro precedente il senso di colpa di Adriano lo consumava fino quasi a farlo implodere, al contrario in Leonardo  esplode attraverso la sua ironia forzata, l’irascibilità, l’impulsività, la tristezza, tutti sintomi di una sofferenza dalle origini antiche trattenuta a fatica.


Spesso la mattina dopo è tutto più attutito, riesco a spogliarmi di rabbia, rancore e di quel piccolissimo senso di tristezza, la nostalgia gelata di lei e il senso devastante di inadeguatezza di fronte a tutto quello che si è trascinata via.


Laura Vegliamore racconta con onestà una genitorialità difficile sia nel bene che nel male allontanandosi da ogni stereotipo e comunicando il messaggio che i genitori sono essere umani, quindi imperfetti anche nell’adempiere a questo delicato compito.


«Io non ne sapevo niente, su come si vuole bene ai figli. Ci ho sempre provato, ma era difficile, alcuni giorni insormontabile.»


L’autrice tratteggia personaggi tramite i quali mostra tanti modi differenti di essere madre e padre, accomunati però tutti dalla fatica, dalla paura, a volte dall’egoismo.

Il manifesto di questo romanzo è la consapevolezza che crescere i figli è un compito impervio, non ci sono manuali da seguire, si può fare molto bene ma anche molto male, certo è che le conseguenze restano dentro per tutta la vita.

Tanto che alla soglia dei trent’anni, come succede a Leonardo, ancora restano quel senso di inadeguatezza e di rifiuto che non danno pace, che nella mente del protagonista assumono forma di cicatrici e un’andatura zoppicante ma che nella sostanza sono il frutto di  un’infanzia che ad un certo punto è cambiata drasticamente.

Come liberarsene?

O meglio come conviverci senza farsene schiacciare?

Attraverso il perdono, che banalmente è l’unico rimedio ma è anche un processo doloroso, difficile, lungo e faticoso, che nella trama trova compimento grazie anche all’incontro con Nina e Clio.


«So che forse un giorno si sentirà vuota. Spero che quando accadrà ci sarà tanto altro a riempirla.» Lo spero anch’io, Nina. Glielo auguro. «Non lo riempirà mai del tutto, quel vuoto. Ma imparerà a guardarlo senza farsi inghiottire.»


Due personaggi in cui l’autrice investe tutta la speranza del futuro in netta contrapposizione al dolore del passato che tiene in ostaggio Leonardo.

A stemperare i toni più tristi della vicenda ci pensa il revival di canzoni anni ’80 , l’utilizzo di parole sconosciute alla lingua italiana e l’adorazione per un famoso super eroe: ne esce così un’altalena tra sorrisi e dramma della giusta misura, non si cade troppo in basso e non si sale troppo in alto.

La scrittura della Vegliamore è incisiva soprattutto nello sviscerare le emozioni, rendendo tangibile la sensazione di apnea emotiva che vivono i gemelli in quanto figli abbandonati, alla quale riesce ad alternare passaggi di grande trasporto affettivo.

Non solo di tipo amoroso ma anche familiare: un padre come Mauro, un’amica come Claudia e un rapporto tra fratelli come quello tra Leonardo e Adriano lo vorremmo tutti, pur con le loro difficoltà.

Quelle difficoltà che ogni relazione umana include dovendo fare i conti con le debolezze, le mancanze, gli errori, i difetti di ognuno di noi, i quali se volessimo dare loro una collocazione spaziale, potrebbero essere condensati nella nostra parte sinistra.

Visibile o no, spiccata o meno, tutti ne abbiamo una, la vera impresa non è nasconderla ma farci la pace.


LA LEGGENDA DELL’EREDE di Cristiano Pedrini

LA LEGGENDA DELL’EREDE di Cristiano Pedrini

Titolo: La leggenda dell’erede
Autore: Cristiano Pedrini
Serie: Autoconclusivo
Genere: Paranormal, Romance, LBGTQ
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2016
Editore: Self Publishing

TRAMA


Jacopo Corsi è un laureando in psicologia. Il suo incontro con Giorgio Viazzi, durante uno stage in una casa di riposo, lo induce a visitare la località di Montisola sul Lago d’Iseo.

L’anziano uomo lo ha nominato erede di diverse proprietà sull’Isola, tra cui un cantiere navale e un terreno al centro di un ambizioso e faraonico progetto edilizio. L’arrivo del ragazzo provoca una piccola rivoluzione, accompagnata da giudizi e supposizioni.

Egli non ha esperienza di come si conduce un’azienda che negli ultimi anni è stata gestita da un valente, quanto egocentrico direttore che non vede di buon occhio la presenza di Jacopo, così come i Della Torre, una coppia di amici di Giorgio che vogliono convincere il ragazzo a vendere il terreno ricevuto in eredità.

Tuttavia, tra le tante persone che si dimostrano poco amichevoli, Jacopo incontrerà Gabriele, capitano di un battello turistico che non nasconderà il suo interesse verso di lui, spronandolo a prolungare il suo soggiorno per conoscere meglio l’isola che lo ha visto nascere e che è certo potrà riservargli molte piacevoli sorprese.

Una vecchia storia, che si tramanda di generazione in generazione, una presenza impossibile ed arcana, che sembra essere tornata per proteggere l’isola e i suoi abitanti, e un tenero amore, accompagneranno le avventure di Jacopo sulle acque del lago, dando vita ad una nuova leggenda.

RECENSIONE


«Molti di noi sono attratti dal mistero, da qualcosa che non sempre è spiegabile razionalmente, comporre il mosaico dell’ignoto non sempre è la cosa più giusta da fare.»


Una storia intrisa di misteri e leggende ambientata a Montisola, una interessante isola sul lago d’Iseo che l’autore descrive minuziosamente e trasporta il lettore in un posto d’altri tempi. Panorami che trasmettono sensazioni contrastanti, da un lato il semplice stupore, dall’altro una velata malinconia.

Cristiano Pedrini l’ha visitata e camminando per le strade, ammirando le reti da pesca e respirando l’aria del posto ha tratto ispirazione per scrivere la storia. Jacopo è il giovane protagonista di questa avventura e non c’è termine più azzeccato di questo perché si ritroverà una eredità delicata a cui sono legati gli interessi di diverse persone.

Potete immaginare quindi cosa accade quando Jacopo arriva sull’isola: trova un clima di curiosità e ostilità verso di lui, l’erede di un patrimonio che fa gola a molti. Il personaggio che conosciamo dalle prime pagine è Gabriele, il capitano del piroscafo Concordia che da subito mostra la propria natura di uomo sicuro di sé e determinato.

Tutto il contrario di Jacopo che si sente come un pesce fuori d’acqua in una situazione che è difficile da accettare e gestire. Ma Jacopo ha dalla sua parte l’entusiasmo e  l’intraprendenza della sua età. Si gode  l’aria salmastra, assapora i momenti di quiete e valuta il da farsi per onorare la memoria di un caro amico.


«Credo che tra non molto su quest’isola ci saranno due enormi vasi, uno d’acciaio e l’altro di misero coccio. Cosa accadrà se qualcuno li farà scontrare? Immagino che quello più fragile finirà in mille mezzi, e che quanto c’è al suo interno andrà perduto. Lei, avvocato, è ancora in tempo a entrare nel vaso vincente.»


Chi pensate vincerà tra l’acciaio e il coccio? La risposta non è poi così ovvia perché elementi leggendari e soprannaturali arriveranno a stravolgere tutto. Potrà trattarsi di segni premonitori o solo il frutto di una suggestione. Ma quello che appare a Jacopo è qualcosa di leggendario e meraviglioso.

E in ogni leggenda c’è sempre un fondo di verità


«Forse non le farà piacere saperlo, ma Jacopo è più di quel che appare. Ha dalla sua parte qualcosa che ogni abitante dell’isola è pronto a rispettare.»


In ogni storia raccontata dall’autore c’è la nascita di una amicizia e di un amore, anche in questo romanzo la troverete. Nasce un sentimento che si rafforza con il passare dei giorni e con le vicissitudini del protagonista. Non posso dirvi di più ma qualcosa accade nel cuore di Jacopo


“Si dice che ci accorgiamo del valore e della presenza di una persona quando essa non è più accanto a noi. È qualcosa che fino a oggi non avevo mai sperimentato, ma ora che so cosa significa, non permetterò più a niente e a nessuno di portarti via da me…”


Se vi incuriosiscono miti, leggende e misteri, non potete non leggerlo.

ISSUE di Bianca Ferrari

ISSUE di Bianca Ferrari

Titolo: Issue
Autore: Bianca Ferrari
Serie: Red Oak Manor Collection
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Israel e Virginie)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 21 Febbraio 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Noi non è un’opzione.
Noi non esiste.
Noi siamo un problema.

Israel Silver ha lasciato Red Oak Manor appena finito il liceo ed è tornato a casa sempre più raramente, troppo impegnato a inseguire il sogno di condividere la sua musica con il mondo. La grande occasione per lui arriva nove anni dopo il suo trasferimento: un’etichetta discografica gli offre un contratto per il suo prossimo disco e lo riporta a pochi chilometri dal luogo in cui è cresciuto.
Virginie invece non è mai uscita da Red Oak Town. Ha una passione per il disegno, un solo amico, diciott’anni, molti dubbi e un’unica certezza: il suo cuore appartiene da sempre a Israel Silver. Glielo ha lasciato ancora prima di rendersene conto e non lo ha mai rivoluto indietro. Non lo rivuole nemmeno ora che lui è tornato.
Neppure adesso che Israel cerca di tenerla a distanza.
Perché per lui Virginie è proibita.
Perché porta il suo stesso cognome e non dovrebbe guardarla. Non dovrebbe desiderarla.
Ma Israel la guarda. La vede. E la desidera più di ogni altra cosa.
Eppure, il conto da pagare per quella attrazione è davvero troppo salato. E cosa puoi fare quando tutto ciò che vuoi è a un solo passo, ma quel passo è proprio sull’orlo di un precipizio?

RECENSIONE


Lei muove le sue dita, le intreccia alle mie e replica esattamente ciò che stiamo vedendo: una serie di segni sui fogli che, messi vicini, incastrati, sovrapposti, creano due mani che si sfiorano. Non sono avvinte l’una all’altra. Solo il mignolo e l’anulare si tengono, come se i due protagonisti fossero ancora troppo timidi per accettare i propri desideri.

L’immagine tratteggiata di un disegno capace di evocare l’essenza di questa storia: l’unione di due anime racchiusa in pochi centimetri di pelle, laddove si nasconde l’amore più profondo, tanto puro quanto proibito. Un sentimento difficile da definire fino a divenire controverso da spiegare, ma soprattutto impossibile accettare.

Perché non posso stare vicino a lei, se non sono in grado di farlo come un uomo normale. E un uomo normale non è più ciò che sento di essere.

Virginie e Israel sono gli intensi protagonisti di “Issue”, terzo romanzo della serie Red Oak Manor Collection a firma della talentuosa Bianca Ferrari, che non manca mai di catturare il lettore con storie particolarmente coinvolgenti ed emozionanti. In questo libro si è cimentata in una tematica molto intrigante, ovvero l’amore proibito tra due ragazzi con nove anni di differenza di età, legati da un presunto vincolo di parentela. Due argomenti da attraenti, soprattutto se combinati insieme.

Da una parte la differenza d’età tra un uomo più grande ed una donna più giovane attrae e cela le potenzialità di divenire un ponte che da attraversare in due per poter superare i pregiudizi sociali e le difficoltà che lo ostacolano. Dall’altra, il fascino di un sentimento per l’appunto anche proibito è un asso non da poco.

Lo è per una serie di ragioni, soprattutto il fatto che la proibizione attiva quasi sempre il desiderio, un qualcosa di insito nel nostro carattere. L’amore in particolare se è proibito diventa più ardente e passionale: ogni incontro clandestino diventa un’emozione fortissima alla quale è difficile rinunciare fino a che gli ostacoli si tramutano in sfide e i pericoli diventano i motori della relazione.

Fatte queste premesse, non è mai facile trovare storie in cui queste tematiche siano sviluppate con consapevolezza e credibilità. Bianca Ferrari ci è riuscita, offrendo ai suoi lettori un romanzo in cui la complessità di questi argomenti è stata trattata con accurata sensibilità:

Non bastava che non potessi averlo perché è mio zio? Non era sufficiente che stare con lui avrebbe fatto impazzire mio padre? O che Israel stesso non mi volesse? Non era abbastanza?

Virginie ha solo diciotto anni e la sua innocenza, inesperienza, immaturità scaturiscono in ogni pensiero, dialogo, azione, leggerezza. Non vi è passaggio che la riguarda che non sia perfettamente in linea con lo stato d’animo di una giovane della sua età; una piccola donna in procinto di sbocciare, che non ha nessuna esperienza al di là della vita che l’iperprotettivo padre ha ritagliato per lei, tra casa, scuola e l’unico amico Connor.

La prima parte del libro è un viaggio nelle emozioni dei due protagonisti, entrambi coinvolti in un legame impossibile da dimenticare proprio perchè ancestrale e così dominante da condensare sentimenti contrastanti: paura, desiderio, attesa, rabbia. Un mix esplosivo che prepara il lettore a quello che avverrà nei capitoli successivi, quando le vite di Virginie e Israel si ritroveranno unite dopo anni di distanza, quando entrambi saranno cambiati profondamente.

Virginie è tutta emozioni e io mi sento nel bel mezzo di un ciclone, ma amo ogni sfaccettatura del suo essere travolta da ciò che prova e mostrarlo senza filtri. Ora è timida, nervosa, frenata.

Israel è uno dei protagonisti maschili più intensi che abbia mai letto in questo genere di storie. Un musicista dall’animo angosciato in cui spicca una sensibilità rara. Una promessa della musica vocata a regalare emozioni attraverso i suoi testi, gli unici strumenti che possiede per trasmettere quello che sente. Lui così incapace di comunicare all’esterno a parole, se non quelle scritte, e così fragile. Ed è mediante le sue canzoni che parla da sempre del suo amore tormentato, fino a che le sue composizioni si tramutano in scrigni segreti dove nascondere il suo amore malato. E’ vivo tra le pagine il suo tormento, i suoi disperati tentativi di evitare l’inevitabile. Lui è l’adulto responsabile, che dovrebbe essere capace di porre un freno a qualcosa di così lesivo non solo per sé stesso e per lei, ma anche per un’intera famiglia. Perché Virginie è la figlia dell’amato fratello Levi, e non vi è sentimento più grande di quello di due fratelli rimasti orfani e sopravvissuti ad un ambiente senza riferimenti. Il rapporto che lega Israel a Levi è a tratti toccante proprio perché nasconde colpe, segreti, promesse.

«Lo volevo.» Tremo mentre lo ammetto. «Lo voglio. Ti voglio. Ma no, Vee. Noi non è un’opzione. Noi non esiste. Noi siamo un problema.»

“Issue” è un romanzo che racconta l’amore nelle sue molteplici forme e declinazioni: quello di coppia, quello per la famiglia e non ultimo quello che si costruisce per sé stessi. Una combinazione di sentimenti che divampano come il fuoco, dalle fiamme così devastanti da bruciare tutto ciò che vi è intorno a chi lo accende, sbriciolando la fiducia, il rispetto, la percezione di sé, la possibilità di un futuro. Nulla è scontato in questa storia così complessa, in cui il male serpeggia sottotraccia quasi ad oscurare il bene. Saranno proprio le sfumature a definire i contorni di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, linee nette e tratteggiate, le stesse che dipinge Virginie per comporre i suoi ritratti, così veritieri e magnetici.

Perché vedo la sua pelle chiara, ormai guarita. Perché i suoi abiti sempre bianchi parlano di tutti i colori che porta dentro, così tanto agitati da scomparire. Perché sento la sua presenza, come se mi fosse entrata sottopelle. 

I suoi disegni così intrisi di colore realizzati da lei, così candida ed eterea; opere da ammirare che ripercorrono la loro vita, accompagnate dalle rime di Israel, IZ – The Issue, narratore di una storia tenace e commuovente, quella di due ragazzi destinati a collidere insieme.

Lascio indietro la paura, ingoio il dolore che mi sta straziando le vene e chiedo che mi venga dato ciò che serve all’amore della mia vita: la possibilità di regalargli la mia assenza.

Alla prossima storia Bianca.

ODIAMI, BACIAMI, PERDIMI di Arianna Di Luna

ODIAMI, BACIAMI, PERDIMI di Arianna Di Luna

Titolo: Odiami, baciami, perdimi
Autore: Arianna Di Luna
Serie: trilogia
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Andrea e Viola)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Luglio 2010.
Viola, diciassette anni, non sa cosa sia peggio: il fatto che sua madre abbia deciso di trasferirsi a Parigi, costringendola a lasciare la scuola e tutti i suoi amici, o il fatto che invece di portarla con sé l’abbia spedita a vivere da suo padre, che per lei è praticamente uno sconosciuto.
Tuttavia, la nuova vita non sarebbe neanche così male: il papà è un tipo a posto e fare nuove amicizie non è affatto difficile. Andrebbe tutto alla grande se non ci fosse lui.
Andrea.
Il ragazzo giusto da cui stare alla larga.
Freddo, sarcastico, strafottente. Bello come il demonio, vestito sempre di nero, riservato e misterioso fino all’ossessione, prova per lei un’antipatia feroce e sembra inspiegabilmente determinato a rovinarle la vita. Peccato che dopo un’estate trascorsa a incontrarsi e scontrarsi, e a sperare di non rivedersi mai più, Viola debba affrontarlo ancora una volta. E sarà difficile evitarlo, visto che è il suo nuovo compagno di banco.
E sarà ancora più difficile fingere di non essere attratta dal mistero che lo circonda.
Perché Andrea sembra sapere benissimo chi sia Viola.
È Viola a non sapere nulla di lui.
Cedere all’attrazione o forzare la mano e scoprire cosa nasconde?
In entrambi i casi, lei ha tutto da perdere e lui non ha niente da guadagnare.
Tranne forse il fatto che a forza di odiarsi, hanno iniziato a volersi.

RECENSIONE


Tre parole ricche di emozioni contrastanti che ben descrivono la travagliata storia d’amore di due ragazzi, Andrea e Viola, che ho rincontrato a distanza di anni dalla prima uscita con grande piacere in nuova versione rieditata.
Tre libri appassionanti che costituiscono una bellissima trilogia in cui Arianna Di Luna ha ripercorso i suoi esordi di giovane e già talentuosa autrice, quando si presentò al grande pubblico del romance grazie ad una storia tormentata e davvero coinvolgente.


Avrei cambiato scuola, vita, casa, tutto. Avrei ricominciato da capo insieme a papà.


Un salto nel vuoto con poche certezze quello che si trova a dover fare Viola, giovanissima protagonista di questa storia. Diciassette anni non sono molti per affrontare così tanti e drastici cambiamenti in un colpo solo: trasferirsi in una nuova realtà, passando da una grande capitale ad una piccola cittadina sul mare; lasciare gli amici di una vita e la madre, unico riferimento affettivo conosciuto. Ma la sfida più difficile è quella di costruire da zero il rapporto con un padre praticamente estraneo, con cui riallacciare ricordi e una confidenza mai avuta.

Questa storia si apre così, con il racconto di un profondo cambiamento, la metamorfosi di una giovane vita in procinto di sbocciare quasi a preannunciare il travolgente percorso di trasformazione che la vedrà protagonista, ma non da sola.


L’avevo visto in faccia una volta sola, al buio, di sfuggita, ma lo riconobbi lo stesso. Era immobile accanto al bancone, da solo. E mi fissava. Il mio stomaco fece una capriola. Non avevo sbagliato, era di una bellezza sfacciata, quasi dolorosa, e non ero l’unica a notarlo.


Un’ombra, una presenza quasi inquietante che pedina, segue, controlla, quasi fosse un fantasma. Eppure Andrea è reale, come lo è il suo odio per questa giovane sconosciuta, ignara di avere delle colpe, all’oscuro di essere nel mirino di qualcuno che è sprofondato nel risentimento, suo malgrado.

Si dice che il rancore sia come l’ossido, si estende e finisce per debilitare tutta la struttura, tutta l’identità, tutta la persona. E’ così che accade ad Andrea, che nella semioscurità di una dimensione personale fatta di un’avversione bruciante, inizia a perdere i contorni di sentimenti che ben presto lo spingeranno fuori controllo, verso una direzione quasi inaccettabile, verso un’attrazione quasi impossibile da definire.


Era caldo, solido, rassicurante. Aveva appena detto che non mi voleva, eppure mi stringeva come se avesse paura di perdermi da un momento all’altro. Sentii le sue labbra indugiare sui miei capelli, sentii che respirava forte.


Un destino perverso unirà due giovani vite, destinate a volersi nonostante l’odio, a cercarsi nonostante la distanza.
E cosa succede se l’odio più radicato diventa altro? L’odio è l’istintiva difesa che il nostro IO oppone al mondo esterno, per proteggersi da fonti di dispiacere, di potenziale dolore, un sentimento che si focalizza sul pensiero più che sulla persona.
Ed è infatti nel momento in cui Andrea vede Viola per come è, con le sue paure, le sue fragilità, la sua innata semplicità che la rende bella come non mai, che inizia in lui la trasformazione.

Fino quasi alla metà del primo libro conosciamo solo i pensieri di Viola, lasciando nel mistero le emozioni di Andrea. Una scelta narrativa che supporta bene il pathos che travolge il lettore in modo crescente pagina dopo pagina, fino a quando divamperà la loro sofferta storia d’amore.


Fuoco. Il nostro primo bacio fu fuoco puro. Una fiammata violentissima, un incendio che incenerisce tutto ciò che tocca. Mi strinse così forte da sollevarmi, premette la bocca sulla mia con una foga che mi lasciò senza fiato.


In un susseguirsi di allontanamenti e riavvicinamenti, Andrea e Viola si troveranno coinvolti in un sentimento dalla portata inimmaginabile, in cui complicatissimi intrecci familiari troppo difficili da sciogliere, come fossero un’inestricabile matassa pronta a fagocitare tutto e tutti, sconvolgeranno le loro vite.

Una trilogia dal ritmo narrativo serrato, soprattutto nel secondo capitolo dove tra fughe e prove di coraggio immenso, i due giovani protagonisti vivranno un amore straordinario, quasi invincibile, dove metteranno in gioco tutto, fino a rischiare la vita.

Un amore disperato, assoluto, capace di commuovere anche il più forte dei cuori, ricordando quanto spesso l’amore possa confinare con la follia e l’incoscienza, con la convinzione di essere invincibili.


La preoccupazione e la paura lo stavano logorando. E all’improvviso la verità mi piombò addosso, mi sconfisse. Non eravamo forti, non eravamo invincibili. Avevamo percorso migliaia di chilometri, sopportato il freddo, la pioggia, la tensione di essere in viaggio e di cercare sempre di essere invisibili. Pensavamo di farcela, perché eravamo insieme e tutto il resto non contava nulla, ma non era vero. Stavamo perdendo. Io stavo perdendo. E avrei fatto perdere anche lui.


Andrea e Viola dovranno affrontare un percorso di crescita difficilissimo, in cui ogni caduta, salita, muro da oltrepassare varrà la pena di essere affrontato, anche se arrivare alla fine non sarà affatto immediato, perché il tempo può guarire ma anche creare distanze.

Sette lunghi anni sono il tempo necessario a ridefinire le priorità, a superare i timori mentre si diventa adulti, per vivere la bellezza di un amore così totalizzante da incutere paura, da accettare inclusi gli errori e il dolore. Un amore così forte aver dato la forza di scalare montagne, ricoperto chilometri, per riportare due ragazzi, divenuti un uomo e una donna, al punto di partenza, tra le dune di una spiaggia sferzata dall’inverno, teatro dove tutto ha avuto inizio.


Nell’acqua gelida sentii che appoggiava la testa sulla mia nuca. Le sue labbra mi sfiorarono la pelle. «No. Non me ne vado, non ti lascio.» Qualcosa mi si incrinò dentro. La sua voce tremava, sembrava essere sul punto di spezzarsi. Smisi di lottare, mi arresi. Il mio corpo si ammorbidì. Lui sentì la mia resa, mi strinse più forte.


Grazie Arianna di averci fatto rivivere le tue origini con Andrea e Viola, due protagonisti indimenticabili che chiedevano solo di essere ricordati.

DILLO ALLA PIOGGIA di Bianca Marconero

DILLO ALLA PIOGGIA di Bianca Marconero

Titolo: Dillo alla pioggia
Autore: Bianca Marconero
Serie: Serristori
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Niccolò, Cecilia)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 Aprile 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


«Non posso crederci. Sono stato fottuto, in ogni senso possibile, dalla futura moglie di mio fratello».

Una notte: è bastata una notte perché Niccolò Serristori perdesse la sua amata Cecilia. Lei ha scelto la danza e Londra. E ha scelto di partire con Jacopo, il fratello perfetto di Niccolò.

24 ore: sono sufficienti 24 ore perché Niccolò abbandoni la boxe e il sogno di diventare un professionista e perché suo padre, Brando, gli confessi qualcosa che Niccolò non avrebbe mai voluto sentire.

9 mesi: nove mesi non bastano per ritrovare la felicità e Niccolò si accontenta di vivere in un garage, esserci per i suoi fratelli e rimediare una birra e una ragazza. Una qualsiasi sarebbe la scelta migliore, ma è difficile resistere alla persona più sbagliata, se questa rappresenta la vendetta perfetta. Una vendetta che ha armi di seduzione imprevedibili.

Una festa in giardino: basta una festa di fidanzamento in giardino perché Niccolò sbatta contro l’evidenza che la vita è un gioco di specchi bugiardi e nessun riflesso racconterà mai la verità.

Ogni singolo istante: il tempo che Niccolò sacrificherà per ricomporre i cuori che ha spezzato in una notte di follia.

Sullo sfondo di una Roma che va dai sampietrini ai tetti dei palazzi patrizi, tra ring di periferia e i templi della danza, tra baci proibiti e cadute nel peccato, Niccolò dovrà battersi per salvare ciò che ama e trovare il coraggio di buttare il cuore al di là dell’ostacolo, con il rischio di perderlo per sempre.

Fino all’ultimo respiro. E oltre.

RECENSIONE


“La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.”

Così diceva il grande filoso e politico indiano Mahatma Gandhi, che con questa immagine di grande poesia invita a riflettere sul nostro modo di affrontare le avversità, soprattutto in quei momenti in cui la vita ci mette a dura prova e la tempesta sembra non finire mai. E come non siamo in grado di governare una tempesta, allo stesso modo non possiamo controllare le difficoltà più grandi che a volte intercettano il nostro viaggio.

Un incoraggiamento a non lasciarsi sopraffare, a vivere intensamente ogni istante, nonostante la tempesta. E non solo. La tempesta può persino rivelarsi un’occasione per imparare a danzare e mai come in questo libro questa esortazione trova compimento, ampliando il suo significato grazie alla magistrale bravura di Bianca Marconero.

“Dillo alla pioggia” è un romanzo che si attendeva da tempo, e mai l’attesa è stata ripagata, superando ogni più alta aspettativa. Le ragioni sono molteplici e forse non sarà possibile racchiuderle tutte in poche righe, ma ci proverò iniziando a parlare del magnetico protagonista maschile di questa storia, Niccolò Serristori.

Ribelle, inquieto, tormentato, avvolto da un buio interiore che spesso rischia di inghiottirlo fino a confondere i suoi scuri lineamenti, totalmente opposti al chiarore quasi angelico dei membri della sua famiglia.
Una diversità somatica che lo distingue per definirlo in molti sensi, come fosse una banco di nuvole nere e minacciose cariche di pioggia che appaiono all’orizzonte, una densa macchia nera su una superficie bianchissima, così densa da compenetrare anche lo strato sottostante.


So che dovrei smetterla. So che dovrei fare un passo indietro. Invece corro incontro alla tempesta perché, quando il nero mi chiama, io devo entrarci. Sempre.


E’ il nero che ricorre e sembra definire Niccolò, non solo per il colore dei suoi capelli e degli occhi ma anche per l’inchiostro che ricopre la sua pelle, capace di parlare una lingua muta che non necessita di parole, preferendo esprimersi con disegni e simboli a ricordo di istanti, momenti, legami indissolubili, così importanti da tenere segreti.

Ed è forse la preziosità di certi sentimenti a spaventare chi ha troppo bisogno di amore, chi si sente inadeguato, insicuro, immeritevole di essere amato fino a far predominare il buio interiore, il nero che sovrasta rendendoci incapaci di comunicare, in un costante conflitto con noi stessi e il mondo.


Il pugilato è l’ultimo dei miei punti fermi. L’unico che sono riuscito a conservare.



E’ così che Niccolò vive il rapporto con sé stesso, come fosse eternamente sul ring a tirare pugni alla vita e soprattutto a sfidare chi ama di più, come suo padre Brando, che gli ha donato tutto di sé, le sue fragilità, la sua irruenza e soprattutto il suo cuore immenso.
La natura del rapporto tra Brando e suo figlio è di una autenticità incredibile, proprio perché tratteggiato con una profondità spiazzante, in ogni discussione, ogni parola sbagliata, ogni lacrima versata. Senza dubbio rappresenta una delle parti che ho amato e sentito di più di questo romanzo meraviglioso.

Un legame così genuino in cui è impossibile non specchiarsi fino a commuoversi, in un saliscendi di conflitti, incomprensioni, sfide, ricompense, distanze e riavvicinamenti che raccontano la complessità di certi legami che viviamo con le persone che più ci somigliano ma con cui spesso è più difficile relazionarci.

Bianca Marconero offre con questo libro una chiave di lettura sulle relazioni familiari, nel senso più ampio del termine. Una dimensione ordinaria costituita da sentimenti straordinari che sperimentiamo ogni giorno, in cui l’amore incondizionato che ci unisce alle persone che amiamo è spesso contrapposto alla difficoltà di interagire, all’incapacità di capirsi, rendendo questa lettura un viaggio indimenticabile.


Sono solo un vigliacco che non ha mai avuto un colpo di fortuna. Nessuno, a parte essere amato da lei. Mi basta la sua bocca per accendermi, mi bastano le sue mani per essere suo. Il mio corpo reagisce alla sua presenza come se fosse la destinazione di un viaggio della speranza. Una terra promessa da un mago bugiardo, in cui coltivare tutte le nostre illusioni.


Un romanzo di crescita e di cambiamento che divampa con la potenza di un uragano capace di spazzare via certezze, crepare le superfici più dure e incrinare le mura più alte. Una tempesta tanto devastante da rompere i legami apparentemente più solidi ma che in verità nascondono ancora fessure mai sanate, in cui riecheggia un passato troppo pesante da elaborare, come quello che ha segnato le vite di Brando e Agnese. Un cataclisma che però mai come adesso diventa necessario affrontare per continuare a camminare nello stesso orizzonte:


Non è vero che negli anni si cambia, puoi smettere di pensare alle ferite iniziali, quelle che ti hanno trasformato, nel bene e nel male, ma non le puoi guarire né dimenticare. Loro crescono con te, sono la zavorra della tua sicurezza, il contrappeso delle ambizioni e i nemici delle speranze.


Si dice che si matura con gli anni, altre volte, invece, sono le delusioni ed i fallimenti a farci maturare, anche attraverso il dolore, la perdita, la mancanza. Sono proprio i momenti di maggiore difficoltà e di grande sofferenza a farci crescere di più, mettendoci difronte allo specchio e vedere davvero i nostri limiti e le potenzialità. E non vi è un manuale che insegni ad evolvere, anche se si sta insieme da vent’anni oppure se li abbiamo appena superati anagraficamente, come per Niccolò e Cecilia, perché per ognuno vi sono tempi diversi e soprattutto esperienze diverse.


Considerando come è finita, tra me e la mia ex migliore amica, costruire una riserva di caccia che coinvolge tutte le ragazze legate a lei è stata un po’ la mia missione da quando mi ha girato le spalle ed è partita per Londra.


Sottile, dalle sembianze di una fata dei boschi, con una pelle dal candore abbagliante, i capelli come “fili di liquirizia” e gli occhi “del colore della neve”. Un insieme che le conferisce un aspetto etereo, e danzando l’effetto si espande trasformandosi in un’essenza immateriale. La danza richiede impegno e dedizione, divenendo una maestra di vita e che regala la possibilità di capire le proprie capacità creative, un’esperienza individuale unica, ricca di volontà ed amore.


Sono una ballerina, io sorrido con tutto il peso sulla punta di un piede, è per quello che riesco a sembrare implacabile.


Cecilia è una “combattente sulle punte”, capace di esprimersi solo grazie alla danza, in cui riversa i suoi conflitti interiori, generati da un’antica paura di essere abbandonata, dalla solitudine, da una profonda insicurezza interiore e da una diffidenza innata. Eppure è con Niccolò, il suo “Cocò”, che da sempre è in connessione esclusiva, un legame basata su una condivisione delle stesse paure, del senso profondo di insicurezza. Così apparentemente diversi da essere identici nell’anima, nel cuore.
Lo stesso che li unisce e che batte all’unisono, fin dal loro primo incontro, narrato nella bellissima novella “Un’estate al mare”:


E’ piccolina, ma proprio tanto, con i capelli neri tutti spettinati. Ha un vestito bianco come la sua voce e ha gli occhi, come sarebbe il cielo se lo guardassi attraverso un ghiacciolo al limone. «Ehi!!» Lei tace. «Eìtu», dice lei.


Bianca Marconero regala con questo romanzo una prova magistrale della sua sensibilità come persona e della sua bravura come autrice, impeccabile sotto ogni punto di vista, catturando il lettore fino alla fine grazie ad uno stile evocativo magnifico, dialoghi acuti e potenti, un ritmo d’azione serrato e una perfetta coerenza narrativa che ha unito con sapienza e dovizia ogni dettaglio che accade nelle novelle precedenti, fino a raggiungere l’apice tra queste righe.


«Vorrei farti vedere il mio cuore, un secondo soltanto, e lo troveresti pieno di te», mi prende la mano e se la preme sul petto. «Io ho bisogno che tu sia te stessa, per essere me stesso. Ho bisogno della passione che metti nelle cose, per sentirmi realizzato», afferra il mio viso.


L’amore è un percorso fatto di cadute e risalite, in cui è facile perdersi e a volte impossibile ritrovarsi, perchè l’incapacità di capirsi e di comunicare pone trappole, imbrogli, sensi di colpa creando il feroce inganno del fraintendimento.

È nelle azioni e nelle intenzioni che si vede quanto siamo in gradi di capire l’altro, le parole spesso non bastano, non sono risolutive, soprattutto se non sono attuate da gesti allineati con il pensiero, quello del cuore.

Le parole possono non essere abbastanza è vero, quindi? Allora guardiamo il cielo sopra di noi, anche quando piove, anche quando la tempesta ci travolge e impariamo a ballare aspettando che passi, prendendo confidenza con l’acqua come fosse la vita che ci scorre addosso, lasciandoci senza fiato ma felici, col cuore a mille dalla fatica. Facciamolo, come Cecilia e Niccolò, sublimi danzatori di questo capolavoro.   


Ed è così che dovrebbe finire il racconto di una storia d’amore, con i sogni proiettati nel futuro, due corpi legati per sempre e un bacio senza inizio né conclusione, senza partenza né arrivo. E potrei dire che questo bacio ne vale dieci, ma mentirei. Perché in verità è come Niccolò. Questo bacio è semplicemente infinito.


L’unica consolazione alla fine di una magia e aspettare che presto ne arrivi un’altra:


Ti è mai capitato di immaginare tanto una cosa, di disegnarla nella tua mente e poi renderti conto che quello che hai realizzato non è come quello che avevi progettato?». Ci penso, la domanda merita attenzione. Poi annuisco. «Certo, credo capiti a tutti. C’è sempre un divario tra realtà e fantasia». «Be’, a me non è mai successo. Quello che vedo nella mia testa coincide con ciò che creo. Non ci sono scarti tra un progetto e un’opera». «Okay, e quindi?» «Non sono abituato a questa sensazione», dichiara. «Mentre ora ce l’ho».


Resto in attesa che Jacopo e Clara ci prendano per mano e ci conducano all’epilogo di questa serie indimenticabile, con la consapevolezza che quando i fuochi saranno terminati, essi ci restituiranno un cielo più vasto e silenzioso, e per questo non finiremo mai di guardarlo, né di leggere le storie di Bianca Marconero.

THE FUCKING FOREVER SERIES di Bianca Marconero

THE FUCKING FOREVER SERIES di Bianca Marconero

Titolo: The Fucking Forever Series
Autore: Bianca Marconero
Serie:The Fucking Forever
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternati (Brando e Agnese)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2016 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Agnese ha diciannove anni, è la figlia di un senatore piuttosto influente e ha ricevuto un’educazione rigida. Le piace disegnare ma ha messo i sogni nel cassetto e si è iscritta a Giurisprudenza. Dopo la morte della madre, ha imparato a nascondere a tutti i suoi veri sentimenti ed è diventata la classica ragazza ricca, perfetta, composta e fredda, ma in realtà piena di insicurezze. Quando la sua incapacità di lasciarsi andare allontana il ragazzo di cui è innamorata da anni, Agnese capisce di avere bisogno di aiuto. Vorrebbe qualcuno che le insegni a essere meno impacciata e Brando, il suo fratellastro appena acquisito, sembra proprio la persona giusta. Lui lavora di notte, suona in una band e cambia ragazza ogni sera. Peccato che il bacio che i due si scambiano per “prova” sia lontano anni luce da un esercizio senza conseguenze. Così le loro lezioni di seduzione ben presto diventano qualcosa di più…

Cosa sei disposto a fare per la persona che ami? Cosa sei disposto a fare per ritornare a casa?
Brando e Agnese si sono lasciati. Sono passati tre anni dalla loro separazione. I ricordi sono i loro compagni silenziosi ma cercano di andare avanti e ricostruire le loro vite. Brando, dopo le vicende accadute a Montréal, desidera una felicità di base, fatta di amicizia, lavoro e affetti. Vuole consolidare il successo della sua band, gli Urban Knights, e soprattutto desidera innamorarsi di nuovo. Quando incontra Penny, una giovane fotografa, si convince di aver trovato la persona che può aggiustare il suo cuore spezzato. Agnese vive a Milano e ha un unico obiettivo: proteggere la persona più importante della sua vita. Affronta le difficoltà a testa alta, in fuga dal padre, il senatore Goffredo Altavilla e in lotta continua con Lucio, divenuto ora l’avvocato del senatore. Dopo una serie di appuntamenti mancati con il destino, Brando ritrova Agnese e scopre l’esistenza di Jacopo. L’incontro fornirà l’occasione per ripartire un’altra volta o sarà l’ennesima caduta verso un finale sbagliato? In che direzione va il “per sempre”, quando i segreti del passato diventano troppo ingombranti, quando l’amore deve essere gridato, quando la fiamma brucia ancora, pronta a divampare, per l’ultima volta?

RECENSIONE


Era il 2019 quando lessi per la prima volta questa dilogia. Una folgorazione, la netta sensazione di un legame immediato con una nuova dimensione che avrebbe avuto molti significati per me. Raccontarvi la storia di Brando e Agnese è doveroso e lo faccio a poche settimane dall’uscita del romanzo del loro secondo figlio Niccolò di cui vi parlerò prestissimo e in prospettiva di avere tra le mani il libro del loro primo genito, Jacopo, che chiuderà la serie di questa famiglia amatissima.

Così in attesa di arrivare alla conclusione, ho voluto riprendere in mano tutti i fili di questo articolato mosaico, per unire i dettagli, vedere sfumature che mi erano sfuggite e immergermi nuovamente con anima e cuore in un viaggio che mi ha fatto tornare a casa.
E non vi è emozione più grande che il senso di familiarità di una storia che ti appartiene nel profondo, che in un certo senso è stata l’inizio di un’avventura meravigliosa, tuttora in corso. Fu proprio per conoscere Bianca Marconero che 3 anni fa visitai da sola la prima edizione del FRI. Non avevo idea di cosa mi aspettasse ma sapevo che lo zaino in spalla mi sarebbe servito, non solo per riempirlo di libri ma anche di sogni.
Fu una giornata in cui capì che qualcosa era nato dentro di me, una giornata perfetta.


La perfezione esiste ed è in una giornata come questa”.


Sono queste le parole che aprono “Un maledetto addio” la novella che introduce “The Fucking Forever Series”, grazie alla quale l’autrice Bianca Marconero permette al lettore di sbirciare nei precedenti due anni dall’inizio della tormentata storia di Brando e Agnese, due ragazzi giovanissimi e profondamente diversi che si troveranno indissolubilmente destinati a vivere un amore assoluto e disperato, non solo per la loro giovane età ma anche per le intricate e dolorose vicende familiari che li travolgeranno.


La casa mi accoglie come un abbraccio nero. Sembra un luogo dove non abita più nessuno. Prima qui c’erano un senso e un significato. C’era mio padre, che scriveva la sua musica e amava mia madre e c’ero io che giocavo con i Lego sul tappeto. Che costruivo i sogni, un desiderio alla volta. Ora mi sdraio su quello stesso tappetto, lo cerco sotto le dita. Vorrei trovare uno dei miei vecchi mattoncini, uno solo in mezzo alla lana. Solo uno per ricordarmi come si fa a costruire un sogno. Ma c’è solo il nero. Il vuoto mi circonda e mi ammazza il cuore.


Il nero, il senso di solitudine, i sogni infranti, la paura del cambiamento. E’ così che conosciamo Brando, e non vi è pagina in cui non si respiri la sua inclinazione a proteggere chi ama, la sua ingenuità, la purezza del suo animo, che lo rende così simile all’amatissima madre Isabella, capace di incarnare in modo profondamente complesso e per questo autentico l’amore materno per antonomasia, il senso di sacrificio.

La natura del rapporto tra Brando e la madre, basato su un fortissimo senso di protezione ed accudimento, è una delle parti più profonde che ci offre questa novella, che stende le basi per quelli che saranno i conflitti, le disfunzioni, le ombre, gli equilibri, le attitudini come anche gli errori e le incomprensioni che segneranno la vita di tutti i protagonisti della serie, fino alla seconda generazione, inclusi alcuni personaggi collaterali come Alice, protagonista della serie “Tabloid”, che ritroveremo più volte.

Schietta, diretta, bellissima e con una spiccata personalità, Alice è una delle poche persone che vedrà Brando nella sua essenza, instaurando con lui una relazione libera ma anche profonda, con un affetto incondizionato fino a fare breccia nelle sue più nascoste paure e insicurezze. Il loro rapporto è di un’autenticità impressionante, ricordandoci in poche parole una grande verità, che molti di noi hanno sperimentato nella vita:


Potevano essere magnifici , ma siamo semplicemente accaduti nel momento sbagliato.


Perchè la vita a volte ci toglie qualcuno, privandoci della possibilità realistica di essere completi e felici, mettendoci difronte la persona più diversa da noi, come due universi paralleli inconciliabili, senza orizzonti comuni, senza lo stesso sole che rischiara il giorno, senza la stessa luna che illumina la notte. Ed è così che accade per Brando e Agnese:


E succede che a forza di guardami nello specchio vedo accanto alla mia immagine il riflesso di un’altra persona, lontana. Una ballerina da carillon che alza il braccio e mi rivela il suo profilo.
Assume a comando pose plastiche di una grazia quasi poetica. Una sarta misura, l’altra segna. Mi viene in mente un ritmo, e intuisco una melodia. Qualcosa da appoggiare sopra a questi gesti.


“Una ballerina da carillon” talmente bella come un’apparizione, una visione mistica, da ammirare estasiati. Una descrizione che sembra il perfetto segno premonitore di quanto l’apparenza possa essere ingannevole e fuorviante, preannunciando uno dei fili conduttori che caratterizza questa storia.


Guardo la sua schiena sottile e il movimento gentile dei fianchi finché non sparisce. E per qualche ragione che non riesco ad afferrare continuo a vederlo anche dopo che ho chiuso gli occhi. Mi resta attaccato addosso. E lo porto con me, dentro ai miei sogni.


Si dice che innamorarsi di una persona totalmente opposta a noi nasconda l’istintiva necessità di ritrovare lo stimolo di sviluppare delle qualità che non abbiamo e che sono fondamentali per migliorarsi, per fare un passo in più nella costruzione della propria personalità.

Brando e Agnese ampliano il significato di questo bisogno in modo sublime e veritiero, in un turbine di conflitti, ingenuità, immaturità e fraintendimenti dovuti non solo alla loro giovinezza ed inesperienza ma anche per i condizionamenti di chi è intorno a loro, di chi li ha feriti e amati allo stesso tempo.

Entrambi di una forza ed una fragilità disarmanti. Così veri da sembrare reali, vivi:


Tuttavia il marchio della sconfitta io ce l’ho addosso. Lo sento ogni volta che apro gli occhi in questa casa, ogni volta che guardando me vedo mio padre. Siamo qui, io e mia madre, perché io ho promesso l’impossibile. Perché non sapevo neppure come cominciare a prendermi cura di lei e alla fine mamma ha sposato il senatore. L’ha sposato perché io non so mantenere le promesse.


Brando è un’anima tormentata, in perenne lotta con sé stesso e la vita, vinto da un senso di colpa dilaniante che lo fa sentire perennemente in bilico e inadeguato, con un’insicurezza interiore capace di renderlo cieco all’evidenza.


La mia matrigna è una donna bellissima ma senza cervello, che tollero per quieto vivere. Suo figlio, un debosciato che mi limito a ignorare. Quindi ho dei familiari, ma non una famiglia che mi possa aiutare.


Agnese figlia ideale, ubbidiente, inquadrata, in costante dimostrazione di essere adeguata alla società a cui appartiene, rispettosa e meritevole di un affetto paterno agognato ma inesistente, così priva di affetti reali, e sinceri da intenerire, come quello di una famiglia.

Quanto il destino possa essere generoso e al contempo traditore perfino crudele si scopre durante il racconto degli eventi che travolgeranno questi due giovani ragazzi, che grazie ad una convivenza forzata si coinvolgono in una relazione di natura educativo-formativa, suggellata da uno scambio apparentemente innocuo che in realtà innescherà un gioco pericoloso, quasi letale, per entrambi:


La facilità con cui l’ho convinta mi esalta. Sono così teso che sto male. Se non la bacio, muoio. E qualcosa mi dice che il bacio che sto per darle sarà una botta al cuore.


Una storia capace di conficcarsi nel cuore, in cui nessuno è vittima e nessuno è carnefice. Ed è questa la sensazione che marchia la pelle del lettore, che lo pone difronte a delle domande a cui è impossibile rispondere in modo univoco. Bianca Marconero si addentra con magistrale bravura nel dedalo delle dinamiche delle relazioni e delle emozioni, offrendo non un semplice romanzo bensì una chiave interpretativa preziosa che promette di rispondere a questioni che sono alla base della nostra vita sentimentale, familiare: quanto è difficile risolvere i conflitti, affrontare i cambiamenti, comprendere ed accogliere le emozioni di chi ci è vicino?

Spesso è più facile fermarsi in superficie, limitarci a vedere quel che gli altri ci mostrano di sè, perché scendere al di sotto di ciò che appare richiede coraggio, significa rinunciare all’ossigeno e imparare a respirare con il cuore, ascoltando i silenzi, guardare al di là delle ombre, mettendo in pausa in cervello.


La perfezione esiste. È in questo momento, tra le mie braccia. Si chiama Agnese. È una perfezione imperfetta, penso, mentre è nuda, in questo letto, girata di schiena e io la abbraccio.


Una piccola mansarda, un amore così assoluto da pretendere l’eternità, non descrivibile in parole ma misurabile in gesti, sguardi, battiti così forti e potenti da crepare le mura erette a difesa di due cuori progettati per palpitare all’unisono, segnando la resa finale di una lotta persa in partenza.



«Non voglio niente tra di noi». «Agnese, no», protesta in un soffio che muore sulle mie labbra. «Già devo stare attento. Non voglio farti stare male, voglio che sia bello, voglio…». «È già bello», rispondo. «È stato bello da subito, e lo è stato sempre. Non puoi farmi male, Brando. C’è troppo amore».


Troppo amore, un sentimento così devastante da rasare al suolo tutte le certezze, da spazzare via dubbi, da capovolgere il tempo e lo spazio, così cieco da illudersi di sopravvivere alle bugie, di dimenticare le promesse fatte fino a sgretolare la speranza di un sognato “per sempre”.
Il primo romanzo si chiude con un epilogo di un’intensità straziante, a tal punto da sospendere il giudizio su chi è innocente e su chi è il colpevole perché quello che l’autrice mostra è la traccia definitiva che delinea il confine del prima e del dopo di due vite, che non saranno mai più come prima, togliendo significato ai “se”.
Il fragore incessante della pioggia fa da teatro ad uno dei momenti più incisivi di questo libro magnifico, in cui l’acqua del cielo sembra fondersi con le lacrime di un amore finito. La pioggia che lava via tutto, che cancella le tracce di ciò che è stato e che si collocherà al centro di un’altra scena struggente, di cui vi parlerò dopo domani.


«Non è questa la domanda che devi farti, Agnese. Non chiederti se ti perdonerò. Cerca piuttosto di capire se potrai mai perdonare te stessa». E piange anche lui mentre lo dice. Piange. Mi gira le spalle e se ne va. Oggi siamo morti tutti.


Un viaggio lungo tre anni in cui niente sarà più come prima, nessuno è stato risparmiato dal tempo e dalle vicissitudini che hanno trasformato vite, stravolto i destini, sovvertito le priorità.

Stravolgimenti che grazie alla novella “Montreal” conosciamo nei dettagli, in cui l’autrice porta il lettore negli abissi di Brando, sprofondato in un buio senza fondo, e nella feroce solitudine di Agnese, abbandonata da chi diceva di amarla, in un percorso parallelo di resa e di rinascita, di dolore e scelta di sopravvivenza.


Il dolore ci ha messo in prigione. Io qui, e lui dall’altra parte del mondo.


Montreal e la Sicilia saranno i due emisferi in cui i due protagonisti combatteranno le loro battaglie con strumenti completamente diversi: lui armato di rabbia e dolore, lei fortificata da una nuova identità. Due percorsi che segnano inesorabilmente la loro trasformazione in adulti, amplificando le loro diversità, mettendo maggiore distanza tra loro.

Nel secondo romanzo “Un maledetto per sempre” ritroviamo due ragazzi completamente diversi, a cui la vita ha tolto moltissimo dimostrando però una reazione alle difficoltà e uno spirito di adattamento al cambiamento per le ferite subite diametralmente opposti.


Il cambiamento in sé non è buono o cattivo. È, potenzialmente, entrambe le cose.


Se da un lato Brando si è perso e dato per vinto fino all’oblio in un saliscendi di successi e fallimenti, Agnese è cambiata, totalmente, scendendo a patti con una nuova realtà, quella di una vita dura ma dignitosa, rivestendo i panni di una combattente pragmatica capace di oltrepassare anche sé stessa per un amore ancora più grande, totalizzante, salvifico, l’unico legame che le consente di amare indirettamente l’amore della sua vita:


Lui si gira di tre quarti, lanciandomi un’occhiata furtiva. E finalmente lo vedo. Ha due enormi occhi verdi come foglie. È più arrabbiato che spaventato, ma a parte questo sembra un miracolo. Ha il tipo di bellezza che richiede un contributo a chi la guarda, ti devi posizionare lì, sull’orlo delle lacrime. Sembra un quadro tratteggiato a occhi chiusi da qualcuno che lo desiderava esattamente così. È una dichiarazione d’amore in carne e ossa.


E rivedersi dopo che ogni particella è stata ammaccata, dopo che ricomporre i pezzi sembra impossibile, ha il sapore dolce amaro della resa, come se il tempo non fosse passato e lo spazio non avesse allontanato, ricalandosi in una bolla di felicità effimera, un’illusione che non lascia scampo a due cuori induriti ma ancora troppo bisognosi l’uno dell’altra da restare indifferenti.


A volte penso che riassumere Agnese richiederebbe una vita supplementare. Un anno per ogni secondo passato con lei. Quanto fosse ingombrante l’ho capito quando l’ho persa. Mi sono misurato con il vuoto, senza trovare i contorni di quello che non avevo più.


Un lungo e turbolento percorso di espiazione, una catarsi in cui i ricordi riaffioreranno, il dolore riemergerà implacabile per riaprire cicatrici mai sanate.

Tra cadute e risalite, sensi di colpa mai elaborati, passi falsi inesorabili, verità da svelare e segreti inconfessabili, ammissioni che prendono il posto delle bugie, paure irrisolte e fragilità nascoste, Brando e Agnese si graffieranno accarezzandosi, proveranno a capirsi fraintendendosi, comunicheranno un linguaggio a due velocità con la speranza sempre viva che le loro frequenze si allineino per battere allo stesso ritmo, e ricomporre l’unisono di due cuori che vorrebbero solo ritrovare la strada per tornare a casa, in una piccola mansarda dove ricongiungersi ai sogni e alle promesse che avevano lasciato sospese, in Vicolo del Leopardo.

Grazie Bianca per averci raccontato questa storia, per aver creato una dimensione dove rifugiarsi e perdersi tra le pagine di un capolavoro, ricordando che vi sono persone nate per donare emozioni, come te.
La storia di Brando e Agnese estende il significato della parola “amore”, quello così autentico da ferire e lenire allo stesso tempo. Quello che molti di noi hanno sperimentato nella vita.


«Lui è la prova che non ho un sasso al posto del cuore, che c’è stata almeno una persona al mondo che cambiava il colore delle mie giornate. E, comunque andrà la mia vita, so che non morirò senza aver provato un amore assoluto, per qualcuno che non fosse mio figlio. Il mio amore sta in piedi da solo. Anche senza di lui. E non voglio smettere».


Come dici tu “c’è un destino dietro a ogni porta”, ed io ci credo perché quella che mi hai aperto tu è stato un regalo dal valore inestimabile, come quello dei sogni ancora da realizzare e di tutte le porte ancora da aprire.

E dopo Niccolò, che mi ha strappato il cuore in due, aspetto la storia di Jacopo per ridare a lui quella metà che gli appartiene già.