Intervista a Rebecca Quasi: “Una zitella d’oro”, dal self-publishing a Mondadori

Intervista a Rebecca Quasi: “Una zitella d’oro”, dal self-publishing a Mondadori

Con una solida storia di self-publishing alle spalle, Rebecca Quasi è riuscita a costruire nel tempo un rapporto diretto e speciale con le sue lettrici, fino a diventare un’autrice bestseller su Amazon.
I suoi numerosi romanzi raccolgono abitualmente tra le 5.000 e le 7.000 recensioni, con valutazioni estremamente positive: numeri che raccontano meglio di qualsiasi definizione la forza e la fedeltà del pubblico che la segue.

Rebecca Quasi durante uno delle numerose tappe del tour organizzato in Italia dalla Mondadori.

Nel 2025 anche Audible ha deciso di investire nella sua produzione, realizzando gli audiolibri di alcune delle sue opere più amate. Un ulteriore riconoscimento per un’autrice capace di conquistare le lettrici attraverso storie romantiche, ironiche e personaggi dalla personalità inconfondibile.

Oggi Rebecca Quasi approda nelle librerie con Mondadori e con Una zitella d’oro, un romanzo storico originale e profondamente contemporaneo.

In occasione dell’uscita di Una zitella d’oro, abbiamo avuto il piacere di rivolgerle alcune domande per conoscere meglio la protagonista Cecily, scoprire la genesi del romanzo e parlare di indipendenza femminile, scrittura, amore e libertà.

Hai alle spalle una lunga esperienza nel self-publishing, sei diventata un’autrice bestseller su Amazon e oggi approdi nelle librerie con Mondadori. Che cosa rappresenta per te questo nuovo capitolo del tuo percorso editoriale?

Sebbene provi immutato affetto per il self a cui devo molto, approdare in libreria con un libro edito da Mondadori rappresenta un significativo cambio di passo: è l’esperienza che un autore indipendente difficilmente può conquistare.

Una zitella d’oro sta ricevendo un’accoglienza molto importante già prima del suo arrivo in libreria. Ti aspettavi tanto interesse e che effetto ti fa sapere che il romanzo è così atteso?

Una vertigine, non saprei come altro dirlo. Una parte di me continua a pensare che ci sia stato un errore, non mi pare possibile che un tale privilegio sia toccato a una delle mie storie.

Come genere invece non sono affatto stupita: è il momento dei romance storici, di quel brioso distillato di arguzia, ironia e romanticismo che questo genere ci ha portato ad apprezzare. Tornando a me, sento questo attestato di fiducia come una grande responsabilità che spero di non disattendere.

Nel 2025 anche Audible ha investito nella tua produzione, realizzando gli audiolibri di alcune delle tue opere più amate. Come hai vissuto il passaggio delle tue storie dalla pagina alla voce e che rapporto hai con il formato audio?

Arrivare agli audiolibri è stata un’altra grande emozione.

Anche gli audiolibri sono un prodotto che rappresenta un miraggio per noi autori indipendenti, pertanto suscitare l’interesse di Audible è stato molto gratificante.

So che il mondo degli audiolibri divide i lettori/ascoltatori, io ne sono una fan sfegatata.

Quando scrivo, immagino le scene e sento le voci dei personaggi nella mia testa, pertanto sentire un attore o un’attrice che legge con la stessa intonazione che io avevo immaginato o con una sfumatura diversa, ma ancora più performante, mi diverte e mi riempie di orgoglio.

Nei romanzi storici incontriamo spesso due immagini contrapposte della donna: la giovane alla ricerca di un marito e la cosiddetta “zitella”. Possiamo considerarle categorie ormai superate oppure, in forme diverse, condizionano ancora oggi il modo in cui vengono giudicate le donne?

In certi ambiti e pieghe della società credo che sia ancora così e sebbene formalmente lo stereotipo sia stato superato, di fatto la realizzazione femminile passa, nell’immaginario di molti e molte, attraverso il ruolo di moglie e conseguentemente di madre.

In passato trovare marito era indispensabile: in mancanza di una effettiva indipendenza economica, le donne dovevano passare dalla protezione dei padri a quelle dei mariti. Oggi le cose sono diverse, tuttavia credo persista un’onda lunga di questo secolare impianto.

Una zitella d’oro parla di indipendenza femminile e del peso delle aspettative sociali. Pensi che ancora oggi il successo di una donna venga misurato anche attraverso la vita di coppia, il matrimonio o la maternità, più di quanto avvenga per un uomo?

A questo proposito basti ricordare le domande che ricevette Samantha Cristoforetti prima di una missione di sei mesi nello spazio: invece di quesiti sui dettagli dell’imminente spedizione le chiesero chi si sarebbe occupato dei suoi figli. A quanti uomini viene chiesto a chi lasciano i figli quando vanno al lavoro?

Per permettersi una carriera o uno spazio personale una donna spesso deve, come un giocoliere, tenere in equilibrio tutto il resto.

Cecily è una protagonista che conosciamo giovanissima e che ritroviamo, alcuni anni dopo, profondamente cambiata. Come hai costruito la sua evoluzione e quale aspetto del suo percorso ti ha coinvolta maggiormente?

Cecily, per caso e suo malgrado, scopre il piacere procurato dall’indipendenza sia economica che personale. A un certo punto della sua vita escono di scena gli adulti che possono dirle cosa fare di se stessa e, contestualmente, si trova in grado di non dipendere economicamente dal suo tutore.

Questa situazione squarcia un velo e le fa capire che essere donna non significa necessariamente essere un fardello che un uomo deve accollarsi. La consapevolezza di ciò e la pratica segreta dell’indipendenza la mutano nel profondo o meglio fanno venire a galla la sua natura più autentica.

Il titolo Una zitella d’oro parte da una definizione tradizionalmente attribuita alle donne non sposate, ma sembra anche suggerire il valore e l’eccezionalità di Cecily. Come nasce questo titolo e quale significato assume nel percorso della protagonista?

Per tutta la stesura del romanzo il file è stato semplicemente “La zitella”. È diventato Una zitella d’oro per richiamare la ben più nota espressione “scapolo d’oro”.I due termini, sebbene servano per indicare lo stato civile di maschi e femmine, contiene nel secondo caso una connotazione negativa e anche aggiungendo “d’oro” la zitella resta zitella.

Il titolo non nasce quindi dal desiderio di sovvertire il significato del termine o di cancellarne la storia. Un romanzo, da solo, non può cambiare questo meccanismo culturale.

Può però raccontare una storia diversa. La mia zitella è d’oro non perché abbia trovato qualcuno che le attribuisca valore, ma perché il suo valore impara a darselo da sola.

Al cambiamento personale di Cecily si affianca quello dell’Inghilterra di fine Ottocento, con il progressivo indebolimento dell’aristocrazia e l’ascesa di nuove classi sociali. Quanto lavoro di ricerca storica c’è stato dietro il romanzo e quali aspetti di quel periodo ti hanno affascinata maggiormente?

Ho una conoscenza discreta della storiografia tempo e verifico via via che si presenta la necessità i dettagli che desidero inserire in una storia. Mi piace documentarmi, sono stata spesso in Inghilterra e ho visitato diverse dimore vittoriane. Ho sempre trovato interessante conoscere la vita domestica nei vari livelli della società del tempo e magari concentrarmi su qualche dettaglio curioso che può rappresentare un fiore all’occhiello nella narrazione.

Cecily e il duca di Wessex affrontano sentimenti e matrimonio con un pragmatismo quasi disarmante. Quanto ti sei divertita a mettere in difficoltà due personaggi così poco inclini a riconoscere il lato romantico dell’amore?

Tantissimo .

L’idea di matrimonio come coronamento di un sentimento amoroso è relativamente recente; ai tempi di Cecily e Miles era ancora un affare a tutti gli effetti che diventava un buon affare se si andava d’accordo col proprio socio.

Infilare l’amore in questa dinamica e renderlo l’elemento scardinante è una delle pratiche più trite del romance, tuttavia funziona sempre.

Ironia, dialoghi brillanti e personaggi dal carattere incisivo sono ormai una cifra riconoscibile dei tuoi romanzi. Quanto nasce spontaneamente dalla voce dei protagonisti e quanto viene invece costruito durante la scrittura e la revisione?

In ogni personaggio cerco sempre un taglio che dia spazio all’ironia e all’autoironia.

Il più delle volte cerco di far  emergere questo aspetto attraverso i dialoghi,  che sono il luogo privilegiato in cui la voce  e il carattere dei personaggi si definiscono con maggior precisione.

Per me le scene di dialogo sono fondamentali per capire e conoscere i miei personaggi: è lì che essi mi parlano affinché io possa cesellarne i caratteri.

In fase di revisione, la spontaneità della prima stesura viene naturalmente sottoposta alla necessaria limatura, soprattutto per armonizzare i dialoghi con il ritmo e l’equilibrio complessivo della storia. Il cambiamento, tuttavia, non è quasi mai sostanziale: ciò che affiora spontaneamente nei dialoghi costituisce, nella maggior parte dei casi, l’autentica voce e il carattere dei personaggi.

La scrittura rappresenta per Cecily uno spazio di libertà e di espressione personale. Quanto di Rebecca Quasi hai affidato al suo modo di vivere il rapporto con le storie e con le parole?

Devo ripetermi: tantissimo.

Sin dall’infanzia la scrittura è stata per me una dimensione privilegiata, un luogo di libertà e affermazione, anche quando gli scritti non mettevano il naso fuori dal mio cassetto. Per questo non ho faticato a immaginare Cecily che si forma, si affranca e definisce se stessa una parola alla volta.

Il passaggio a Mondadori ha modificato il processo di lavorazione del romanzo o il tuo modo di affrontare editing, revisione e pubblicazione rispetto all’esperienza nel self-publishing?

In una grande casa editrice la filiera che porta dalla prima stesura alla pubblicazione segue gli stessi passaggi dell’autopubblicazione ma con un livello di approfondimento molto maggiore.

Un autore indipendente può permettersi un editor che segue tutti i passaggi, mentre in una casa editrice l’iter è affidato a diverse figure professionali. Questa parcellizzazione, a mio parere, consente, grazie a sguardi differenti, di apportare più contributi che rendono l’opera più completa e solida.

Anche la veste grafica di Una zitella d’oro segna un’evoluzione rispetto allo stile più realistico e rétro delle precedenti edizioni. Come hai vissuto questo cambiamento e quanto senti che la nuova copertina rappresenti lo spirito contemporaneo del romanzo e della sua protagonista?

La copertina del romanzo è arrivata dopo una bozza precedente più in linea con l’epoca.

Quest’ultima versione ha il pregio dell’originalità oltre che di azzeccare il mood della storia.

Per quanto mi riguarda credo che la diversità, la disomogeneità siano sempre da preferire perché consentono di affermare da subito la propria peculiarità.

Negli anni hai costruito un pubblico molto affezionato. Quanto influisce il rapporto con le tue lettrici quando immagini una nuova storia e quanto, invece, senti il desiderio di sorprenderle?

Forse non è elegante dirlo, ma quando scrivo penso solo ai personaggi, a ciò che accade loro, a come è opportuno che reagiscano per come risolvere gli ostacoli.

Per anni ho scritto senza che nessuno tranne me leggesse le mie storie e forse questa solitudine ha influito nel non pensare ai lettori.

Detto ciò, da che pubblico i miei scritti, una volta che il libro è pronto per la vita fuori dal pc comincio a pensare ai lettori e l’augurio che mi faccio ogni volta è di riuscire a tenere loro buona compagnia.

Senza fare anticipazioni, c’è un personaggio secondario di Una zitella d’oro al quale sei particolarmente affezionata o che ti piacerebbe ritrovare in una nuova storia?

I personaggi secondari spesso reclamano una storia tutta loro.

Si tratta di un’operazione delicata, perché la storia ha già una sua voce impostata, nel solco della  quale occorre muoversi. Tuttavia i nuovi protagonisti esigono di ballare la loro musica, il che porta l’autore a dover “camminare sulle uova”.

Dopo Una zitella d’oro, puoi anticiparci qualcosa dei tuoi prossimi progetti?

Molti lettori mi chiedono quando uscirà lo spin off de “La questione dell’erede”: è quasi ultimato e appena sarà possibile vedrà la luce.

Per quanto riguarda la collaborazione con Mondadori posso dire ancora poco, per scaramanzia e perché alcuni progetti sono in una fase in cui è meglio lasciare che facciano il loro percorso.
Per il resto, preferisco non svelare troppo e lasciare qualche sorpresa ai lettori.

Grazie Rebecca e a Mondadori per questa intervista esclusiva.