COME IL MARE E LE STELLE di D. P. Cumberbatch

COME IL MARE E LE STELLE di D. P. Cumberbatch

Titolo: Come il mare e le stelle
Autore: Deborah P. Cumberbatch
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance, Fantasy
Narrazione: POV alternato (Sam e Eithnee)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Mar dei Caraibi, 1716

Eithnee non ha mai visto il mondo come tutti gli altri. La sua mente si muove attraverso colori ed emozioni.
La sua diversità l’ha costretta in catene sin da quando è nata, una maledizione che vogliono dare alle fiamme.
Ecco perché si ritrova a scappare dal piccolo villaggio in cui ha trascorso tutta la vita. Fugge per sottrarsi a un destino che pare perseguitarla, una Caccia antica secoli.
Fino al giorno in cui la nave che le ha dato rifugio viene abbordata da quella di un capitano il cui nome fa tremare persino le fondamenta dell’oceano.
Finché la sua vita non si intreccia a quella del Principe dei pirati.

Samuel è sempre appartenuto al mare.
Ha combattuto per la Corona durante la guerra di successione spagnola e ha compreso come non possa esserci la libertà sotto gli imperi schiavisti del mondo.
Fedele alla promessa che ha suggellato dopo la notte che ha cambiato la sua esistenza, Samuel ha fondato la Repubblica dei pirati e si batte per disintegrare le catene che opprimono gli uomini.
Lui conosce la sua rotta, sa come fronteggiare qualsiasi tempesta.
Ma, quando una ragazzina con una benda, travestita da uomo e con lo sguardo terrorizzato, sale sulla sua nave, ogni sua certezza crolla.

Alla ricerca di un tesoro imperiale, tra tradimenti e battaglie, Samuel ed Eithnee si renderanno conto che alcune strade sono tracciate dal principio, dalla prima alba.
Che alcune cose sono eterne.
Come il mare e le stelle.

RECENSIONE


“Siete un folle, io sono un Principe Libero ed ho la stessa autorità di far guerra nel mondo intero di chi ha centinaia di navi schierate per mare e centomila uomini sulla terra; questo dice la mia coscienza! Ci denigrano, gli infami, quando c’è solo questa differenza: loro rubano ai poveri grazie alla copertura della legge e noi saccheggiamo i ricchi protetti solo dal nostro coraggio.”


Avere la certezza assoluta che questo discorso sia stato realmente pronunciato non è poi così importante perchè quello che è certo è che, se non con le parole, il Capitano Samuel Bellamy mostrò coi fatti di essere coerente alla sua fama di “Principe dei Pirati”.

Una storia affascinante quella che ha ispirato questo libro, Come il mare e le stelle, opera di una scrittrice bravissima, Deborah P. Cumberbatch, conosciuta anni fa grazie alla sua prima dilogia, Ubi tu e Ibi ego. Una lettura che mi colpì moltissimo per la sua originalità, proprio perchè fuori dai classici schemi del genere romance.
Una delle caratteristiche che ricordo bene è l’accuratezza nel descrivere il lavoro investigativo dei protagonisti, affrontata con meticolosa attenzione. Una peculiarità che ho ritrovato con piacere in questo suo ultimo romanzo, che regala al lettore un lungo viaggio nel tempo fin nel lontano 1700, epoca per molti aspetti ricca di leggende, tra cui quella della pirateria. Una storia che non è stata costellata solo di violenze e furti, ma anche di figure romantiche e idealiste, come quella del protagonista di questo romanzo, il Capitano Black Sam.

Un giovane uomo che in pochissimo tempo (pare nell’arco di un solo anno) divenne leggenda saccheggiando più di 50 navi (a soli 27 anni) fino ad accumulare, insieme al suo fidato equipaggio, un patrimonio stimato in più di 130 milioni di dollari (sufficienti a fare di lui il pirata più ricco della storia).
Ad aggiungere fascino al mito di questo personaggio storico, un lato umano che lo distinse da altri briganti per avere un animo gentile e generoso, un avventuriero sognatore e passionale – nonché apprezzato poeta, filosofo e pensatore. Samuel Bellamy è passato alla storia per essere stato, soprattutto, un uomo coraggioso e idealista che in questo romanzo avvincente trova voce per raccontare la sua storia e quella del suo fidato equipaggio, costituito da uomini altrettanto impavidi.
Deborah Cumberbatch ha scritto un libro che ripercorre la vita di una leggenda dei mari, il Principe dei Pirati, intessendo tra le pagine mito e storia, e arricchendo l’opera di puro genere storico con intense sfumature fantasy, che insieme alla presenza di una forte componente femminile rendono il racconto particolarmente originale.


Nessuno riesce mai a reggere il mio sguardo per troppo tempo, nessuno sopporta il peso della duplicità che vi legge, segno del confine labile e traballante tra i due mondi in costante lotta. Come quello tra il giorno e la notte. Tra il cielo e il mare. Tra me e tutti gli altri.


Eithnee ha solo diciotto anni quando si ritrova a scappare dal suo villaggio, grazie all’aiuto dei suoi unici tre amici. Una fuga che per lei significherà l’inizio di un percorso che neppure immagina dove la porterà: lei troppo fragile e impaurita per stare al mondo, lei che non conosce altro che il luogo dove è nata e ha vissuto fino a quell’istante, l’attimo in cui tutto cambia.
L’istinto di sopravvivere prevale sulla rassegnazione, e fuggire da un destino che sembra ormai segnato è l’unica scelta possibile. Un momento che spalanca il bivio tra la vita e la morte, dando inizio ad una serie di potenti una dicotomie che ripercorrono spesso nel corso di questa lunga storia. L’eterna lotta tra il bene e il male, la bugia e la verità, il giorno e la notte, il mare e le stelle, la libertà e la prigionia, il caos e il silenzio, le emozioni e il controllo, la luce e il buio.


Quest’uomo ustiona gli sguardi, cattura l’attenzione come lo scheletro di una nave in fiamme, la sua bellezza si insinua sottopelle e si spande come una macchia sin dentro le ossa, maledicendoti e portandoti alla follia.


Eithnee così pallida, insicura e fragile, tremante come un pesciolino in balia delle onde; Samuel così carismatico e oscuro, tormentato come un oceano in tempesta. Due mondi che collidono in nome della salvezza, due anime alla ricerca di loro stessi: un pirata, un uomo libero, e una giovanissima ragazza in fuga, una strega. Un destino che sembra unire i loro fili, fino a far nascere un amore impossibile, che crescerà piano, tra oscuri segreti e fragili paure, chiassosi silenzi e sguardi incandescenti.


Perché dannazione una donna dovrebbe travestirsi da uomo e decidere di solcare il mare? Perché sopportare questa vita a costo di imbattersi in una morte prematura, quali sono i suoi inconfessabili segreti?


Un sentimento che prima di divenire indissolubile cementerà le sue basi sul valore fondamentale che deve condividere chi vive in mare, ovvero la fiducia. Sam e Eithnee scardineranno ogni sigillo sulle loro difese dal mondo, fino a che mettere la propria vita l’uno nelle mani dell’altra diventerà prima necessario e poi naturale, un’evoluzione che porterà entrambi a perdersi e ritrovarsi in modo sempre più intenso, in modo diverso.

L’evoluzione dei personaggi è sicuramente per me una delle parti più interessanti di questo lavoro ambizioso, che convince profondamente nell’offrire un percorso di crescita difficile e crudo per una giovane ragazzina priva di difese contro il mondo.

Il cambiamento di Eithnee è toccante, durissimo, a volte le farà vivere momenti di crudeltà estrema, impensabile, ma sarà proprio la sofferenza a fortificarla, come anche il senso di appartenenza che svilupperà man mano verso la sua nuova famiglia, quella della nave, che le darà la ragione per ritornare salva da loro.

Il legame con Vane, con Paul e Williams sarà il volano che le consentirà di essere sempre più consapevole di meritarsi un destino diverso da quello a cui era stata condannata, di valere ed essere amata da qualcuno.


Un gruppo di barbari pirati e una giovane ragazza in grado di sentire le loro emozioni.


All’amicizia e al senso di famiglia, l’autrice aggiunge un altro potente messaggio che è quello del rispetto e l’accoglienza per la diversità, del rifiuto del pregiudizio. Lei salvata e accolta proprio da pirati, considerati i rifiuti della società; loro stessi capaci di offrire la libertà a chi è ridotto in schiavitù; lei, una strega, perseguitata come tutte quelle come lei, eppure così altruista da sacrificare la propria vita per i suoi compagni e quelle come lei, nate per essere condannate.


«Eithnee una volta ha detto che ha creato Anne Bonny affinché diventassimo un esercito. L’ha fatto affinché potessimo portarla con noi in ogni battaglia, in ogni momento difficile. Per renderci libere, anche quando il mondo si rifiuta di vederci.»


Questa è una storia di coraggio, cambiamento, rinascita e di sfida a quel mondo che rinnega il diverso, perché spesso la diversità fa paura.
Come il mare e le stelle racchiude in sé l’incanto del mito (quello di Antikythera mi ha davvero intrigata), la meraviglia della storia e il sublime potere del fantasy che diventa un magnetico strumento per arricchire di significato una trama complessa e originale.

Una lettura che rende il lettore un viaggiatore del tempo, permettendogli di evadere e scoprire il fascino di una leggenda, fatta di uomini e speranza, di perdita ma anche di amore verso il mare, l’oceano che spesso è simbolo vita, con le sue impetuose burrasche, l’insidia della silenziosa bonaccia. Il mare che insegna ad affidarsi, a restare uniti e far germogliare così l’indispensabile senso di fratellanza in grado di salvare e che troppo spesso si dimentica.


Ci sono promesse e luoghi a cui sei destinato. Tornerai lì, sempre. E non importa quanto tempo passi, quanto lungo sia stato il viaggio… loro sapranno aspettare.


Ci sono libri che vibrano di emozioni dalla prima all’ultima pagina. In questa storia protagoniste assolute sono proprio le emozioni, raccontate in prima persona da Sam e Eithnee, attraverso i loro occhi, i loro cuore, mostrando ogni sfumatura della loro anima, di ciò che li muove nel loro intimo.

Il sogno di chi scrive è quello di saper scrivere suscitando emozioni in chi legge, raggiungendo il punto di fusione tra cosa lo scrittore voglia esprimere e la capacità di assorbimento emotivo di chi legge. Credo che in questa storia, perlomeno a mio avviso, l’obiettivo sia stato pienamente raggiunto.

Chapeau.

IL TAGLIATORE DI TESTE di Miss Black

IL TAGLIATORE DI TESTE di Miss Black

Titolo: Il tagliatore di teste
Autore: Miss Black
Serie: La autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Prima persona (Onie)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Febbraio
Editore: Self publishing

TRAMA


Nella cittadina del Texas in cui vive Onie c’è un’unica grande azienda, un mobilificio che dà lavoro a molti degli abitanti, compresa la sua migliore amica. Quando l’azienda viene venduta e si annuncia una razionalizzazione del personale Onie, che scrive per un piccolo giornale locale, si offre di scoprire chi verrà lasciato a casa e usando quali criteri. Chiede un’intervista all’esperto di risorse umane – il “tagliatore di teste” – che la casa madre ha spedito in città per decidere chi tenere e chi licenziare e tenta di estorcergli qualche informazione. Sfortunatamente il tagliatore di teste si accorge del suo gioco. Ancora più sfortunatamente, è un uomo che non si fa scrupoli nell’usare il proprio fascino. Onie scoprirà presto che a scherzare con uno come lui le conseguenze possono essere imprevedibili…

RECENSIONE


Il pomeriggio in cui conobbi Riley Morgan mi sbronzai di brutto, ci finii a letto e mi ritrovai a dormire nuda sul divano della sua suite mentre lui parlava con i suoi due assistenti a un metro e mezzo di distanza. Purtroppo mi svegliai prima che se ne andassero. Se non l’avessi fatto mi sarei persa il momento più umiliante della mia vita fino a quel momento, pensate un po’. Ma facciamo un passo indietro, come dicono i giornalisti da due soldi (io ero una di loro).


Ennesima perla di Miss black che con questa storia trasporta il lettore nella realtà della provincia americana, vita semplice e gente di campagna. Il tipico paese dove sembra non succedere mai niente, in cui la maggior parte dei suoi abitanti lavora presso la stessa azienda, un mobilificio, che per la spietata legge di mercato del pesce grande che mangia quello piccolo. viene acquisito da un colosso del settore.

A razionalizzare le risorse interne sopraggiunge una società di HR. Faccenda che spaventa tutti perché si sa che “razionalizzare” è il preludio di licenziare.

A indagare sulla faccenda, quanto mai sospetta, si espone Onie, giovane giornalista locale che si ritrova faccia a faccia con Rylie Morgan, carismatico proprietario della società. Bello da far girare testa e intelligente in quel modo raffinato da farti dire o confessare cose di te senza neppure fartene accorgere.


Esatto, la sua società di consulenze aveva il suo nome, oltre che il suo cognome, tanto per rispondere a ogni vostra possibile domanda sulla grandezza del suo Ego.


Che accadrà tra i due? Già dalle prime righe del libro si scopre che a complicare tutto basta pochissimo, tipo un divano e un bicchiere di bourbon di troppo. Sul resto lascio al lettore scoprire la trama perché il piacere va sempre concesso (quando ci sono le condizioni, ovvio) e quando si tratta di Miss Black la faccenda è assicurata, anche perché in questo libro il tasso erotico è piuttosto alto. Ma non solo l’eros vola altissimo, perché come sempre questa autrice irresistibile come la panna nella brioche più morbida che si possa gustare (e pare che la panna le piaccia pure) una tematica tanto ostica quanto spietata ovvero il revenge porn.


Quello che aveva fatto poteva non essere un reato, ma era una cosa schifosa. Se fosse stata resa pubblica io sarei morta di vergogna, è vero, ma lui sarebbe stato linciato dalle donne di mezza America.


Un reato vigliacco e crudele che lascia spesso nelle vittime ferite irreparabili che non possono mai essere sminuite, mai parlare di “reazioni eccessive”, perché viverlo sulla propria “buccia”, come ama dire lei, è un’altra faccenda per cui meglio alzare le mani, astenersi dal facile giudizio e immaginarsi Onie per un giorno. Un’ingenua ragazza di provincia, una “campagnola” come viene definita da lui, sedotta fino al midollo (e anche in modo stratosferico, va detto) per poi ritrovarsi inghiottita in una spirale oscura, quella dell’abisso più nero: scegliere se sopravvivere o lasciarsi affondare non sarà per nulla facile.


Non ero triste, arrabbiata, disgustata. Non-ero. Ma sotto quello spesso strato di nulla, soffrivo. Provavo un dolore costante, cronico. Una pena dell’anima che scorreva sotto alla cappa grigia in cui vivevo.


Ma si sa che le donne di Miss Black si amano proprio per la loro capacità di salvarsi da sole. Un saliscendi di incontri fatali tra sedili di auto e camere di albergo, in un viaggio così bello da togliere il fiato. Perché tutto sembra molto diverso da quello che in realtà è, perlomeno così pare. Capire quale sarà l’elisir da poter raggiungere sarà bellissimo.


Stava solo a me cercare di essere felice e dopo aver imparato che non importa che cosa pensano di te gli altri; quello che conta e che cosa tu pensi di te.


E non solo per Onie, ma anche per Rylie. Perché le lezioni di imparano meglio se condivise, no? Una storia da leggere in una serata, ma da ricordare una vita.

Miss black stupisce sempre.

RODERICK, BASTADO VERO di Anna Chillon

RODERICK, BASTADO VERO di Anna Chillon

Titolo: Roderick, bastardo vero
Autore: Anna Chillon
Serie: La autoconclusivo
Genere: Dark Romance
Narrazione: POV alternato (Allison e Roderick)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 18 novembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


«𝙌𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙖𝙡𝙚𝙧𝙚, 𝘼𝙡𝙡𝙞𝙨𝙤𝙣? 𝘾𝙤𝙨𝙞̀ 𝙥𝙤𝙘𝙤 𝙙𝙖 𝙨𝙖𝙘𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙧𝙩𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘’𝙚̀ 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙨𝙨𝙖𝙛𝙤𝙧𝙩𝙚?»

𝘓𝘦𝘪, confinata in una villa piena di segreti.
𝘓𝘶𝘪, un delinquente con un unico scopo.
𝘜𝘯𝘢 𝘳𝘢𝘱𝘪𝘯𝘢: la svolta della loro vita.

***

𝗔𝗹𝗹𝗶𝘀𝗼𝗻

Irruppe in casa, sprezzante, con i suoi occhi neri come la notte che mi fissavano dai buchi del cappuccio.
Lo spavento iniziale fu nulla, in confronto a ciò che accadde poi. Rubò e spezzò molto più di quello che aveva in programma: segreti, vite, fragili equilibri.
Tentai di combatterlo, ma 𝘭𝘶𝘪 fu capace di leggermi dentro e rubarmi perfino la ragione… fino a diventare la mia ossessione.

𝗥𝗼𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗸

Avevo un piano.
Io e Denny entrammo in quella casa come i cagnacci senza remore che eravamo, facendo di 𝘭𝘦𝘪 e dei suoi amici i nostri ostaggi. Capii subito che era diversa da ogni altra, eppure questo non la risparmiò: nulla avrebbe potuto fermarmi. Ero addestrato per raggiungere i miei obiettivi.
Finché il mio obiettivo diventò 𝘭𝘦𝘪. Ma per averla, dovevo prima riavere la mia vita.
Solo allora, tutti noi, avremmo potuto riprendere a respirare.

RECENSIONE


Ero sbagliato, non insensibile. Avevo cominciato a farmi un’idea delle persone, a capire quando meritavano la mia clemenza e il mio rispetto e quando invece si erano guadagnati tutto il mio sadismo, colpevoli fino all’osso.


Poche parole ma ben chiare che mirano al centro, senza margine di errore, dando al lettore un’idea precisa del protagonista di questo romanzo, Roderick, bastardo vero. Un tipo niente male da rasentare la perfezione, credetemi, grazie al quale Anna Chillon ritorna ai suoi lettori dopo Falling Down, L’Educatore, storia originalissima e di notevole spessore di cui vi abbiamo parlato in occasione dell’uscita con particolare entusiasmo nel nostro blog. Stavolta il ritorno sulle scene del self publishing italiano la signora Chillon lo fa con un libro diverso, un romance suspense contraddistinto da tonalità dark e sfumature suspense, a dir poco magnifico.

Un terreno a lei particolarmente congeniale quello del genere romance, tratteggiato da sfumature piuttosto oscure, in cui il conflitto personale che si trovano a fronteggiare i due protagonisti è un innesco perfetto, tale da indurli a intraprendere un viaggio interiore quasi impossibile, intessuto di limiti da superare che diventa sfida estrema per entrambi. Un percorso ad ostacoli tanto duro quanto necessario al loro cambiamento e all’accettazione, in egual misura, di quello che li unirà.


«Dove passo io si rompe qualcosa che non si può più rimettere insieme. Un osso, una dignità, una vita…» Ebbi il forte presentimento che non avesse esagerato affatto e che nemmeno la mia vita sarebbe stata più la stessa dopo di lui.


Un passaggio che riassume il legame che metterà in relazione i due protagonisti, entrambi centratissimi e messi a fuoco, non solo con dovizia di particolari ma con un realismo spiazzante.
Allison, giovanissima ragazzina, divenuta remissiva da un patrigno spietato e abituata ad ubbidire per sopravvivere, attanagliata da un senso di colpa e conseguente inadeguatezza che la rendono la vittima perfetta.
Ma siamo sicuri che essere spezzati non offra anche le armi per essere alienati dal dolore, quasi da divenirne immuni? Quanto aver raggiunto il limite della sopportazione rende in realtà forti, lucidi?


Tutto sembrava terribilmente fragile in lei: i capelli sottili e scuri dai riflessi mogano, l’ovale del viso e gli arti, sempre a serrarsi sul corpo, come volesse occupare il minor spazio possibile su questa terra. Era una cosina così…


A dar voce a questo pensiero il protagonista, Roderick, alias Glock, due facce della stessa medaglia. Due anime nello stesso corpo, la superficie e la profondità, la bugia e la verità, come la luce e il buio che si avvicendano fino a compenetrarsi e creare molteplici sfumature. Un uomo indurito dalla vita che si offre senza veli, senza inganno alcuno intrigando in modo sconvolgente.
Sadico, determinato, dopato di adrenalina, animato in modo feroce dal sentore della paura altrui, e per questo sempre in ascolto del battito del cuore delle sue vittime, degli spasmi del respiro, attento ad ogni minimo dettaglio, maniaco dell’osservazione e del controllo. Un animale sempre in fuga, dotato di un fine istinto che usa per annusare le sue prede, e vedere oltre l’apparenza.


«Il mio vecchio mi diceva sempre di ricordarmi che al mondo ci sono due categorie di bastardi: quello vile, opportunista, che tende sempre a prendere la via più comoda ed è capace di cambiare bandiera secondo come tira il vento, perché è un vigliacco. Ha paura. Mi sa che è questo il tipo che conosci tu, capace di prendersela solo con chi è più debole.» Tirò il guanto sistemando le dita. «Poi c’è il “bastardo vero”: bastardo fino in fondo, a cui non frega un cazzo di niente, che non puoi comprare o corrompere. A questo tipo di bastardo non importa se chi ha di fronte è più grosso di lui. Se anche ha paura, la ingoia e se ne frega, e va avanti per la sua strada. Perciò hai ragione, tesoro, sono un bastardo, ma di un tipo che tu non conoscevi ancora.»


L’autrice ha creato ad arte una storia di vendetta e rinascita a cui non si può restare indifferenti, che emoziona a tinte forti e che allo stesso tempo cattura il lettore senza che lui se ne accorga, perché il racconto fluisce a ritmo serrato, senza sosta come a volerne sempre di più.
Dialoghi scanditi in modo impeccabile, che danno personale voce ad ogni personaggio con maniacale attenzione. Ognuno con il suo volto ben definito, la sua perfetta personalità, le sue paure, desideri, fragilità, caratteristiche. Una capacità descrittiva così raffinata che si estende a tutti i personaggi comprimari, tra cui Rev (alias Denny), fino a Wolf, Reece e Janine. Ognuno prende vita di fronte al lettore.


«So come ci si sente a essere l’unica abitante di un inferno speciale, tutto tuo, dove sei sola soletta. Quali scuse inventi per restarci? Che sei troppo debole? Che è troppo pericoloso? Non sarà che ci stai comoda?»


Un romance magnetico, che conferma quanto questa scrittrice sia in grado di rendere speciale una trama che potrebbe essere scontata ma che tra le sue mani diventa un tesoro da scoprire, una cassaforte da aprire, grazie anche allo stile magistrale di scrittura che rende ogni scena chiara e viva, come un film.

Anna Chillon non si accontenta di scrivere, lei scava l’anima dei suoi protagonisti dopo averli resi deboli, inermi dinnanzi alle loro fragilità, paure, incubi. Spogliati delle loro certezze, chi salva chi? Siamo sicuri che guardare in faccia chi abbiamo davanti basti a credergli oppure un’identità nascosta, un volto celato da un cappuccio può avere la forza di sovvertire le nostre convinzioni, di cambiarci?


Che diavolo fai, gattina? Appoggiai la nuca al cuscino e la ricambiai, scrutando in quello sguardo un po’ perso e un po’ curioso. Lei mi resse e per diversi momenti rimanemmo a osservarci così, quieti, in un contemplare che pareva un toccare, quando toccare può significare sfiorarsi, respingersi e ferire, o in extremis aggrapparsi. Cosa vedi? Cosa mi vuoi dire, gattina?


Allison, “la gattina” pronta a tirare fuori gli artigli come anche lo spietato Glock, che si alterna al Roderick ragazzo, capace di atti di gentilezza. Un dualismo ricorrente che solca profondità inaspettate e predomina per tutto il racconto, avvincendo senza sosta.


Mi sentii struggere, spiazzata da quella sua capacità di essere così violento, e l’attimo dopo così tenero e intenso. Uno come lui, come poteva esserlo? Era stato quello ad avermi rovinata, fin da quella carezza di un polpastrello fuoriuscito da un guanto nero. A quella delicatezza non sapevo resistere, perché curava le mie ferite, ma per farlo le riapriva.


L’evoluzione dei personaggi è accurata, un’operazione scandita in tempi perfetti, che consente loro di restare sé stessi seppure cambiati profondamente, alla fine.
La profondità psicologica colpisce e lo fa attraverso le azioni, oltre che mediante parole e pensieri, permettendo al lettore di percepire e comprendere le dinamiche umane di ogni personaggio, coerente fino all’ultimo.

Un libro potente, dove c’è tutto, ci si aspetta di tutto e, soprattutto, si vuole tutto: azione, romanticismo, tensione altissima, terrore, istinto di sopravvivenza, paura di morire, ricerca di salvezza, desiderio carnale, senso di colpa e di inadeguatezza, voglia di tenerezza, profonda complicità e un cinico sarcasmo così impeccabile da spiazzare.
Ma soprattutto, il messaggio che emerge forte è la consapevolezza che cedere ai sentimenti non rende deboli, anzi.


Il fatto è che al dolore non gliene frega un cazzo di quanti anni hai, quando arriva arriva, e si mangia la tua fanciullezza e le tue illusioni… ma non i tuoi sogni. Se hai abbastanza palle, i tuoi sogni te li tieni stretti. E lei ce le aveva, per questo finivamo sempre col fare scintille.


Se le emozioni sono spesso effimere, momentanee, i sentimenti sono le radici del nostro modo di essere, che ci mostrano i percorsi da seguire e i traguardi da raggiungere. Il desiderio, l’amore sono le motrici per conoscerci meglio, per connetterci alla nostra essenza anche se rotta, spezzata, ma rimettere insieme i pezzi può acquisire il significato di una, anzi due vite.

Uno dei più bei libri letti quest’anno, in assoluto. Una storia da leggere perché impossibile da dimenticare.

Chapeau.

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

Titolo: Unfit vol. 4 Kayal, un indiano a New York
Autore Miss Black
Serie: Unfit serie
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


È il 1894 quando Dharya Kayal, 44 anni, ex soldato a cavallo nell’esercito di Sua Maestà, indiano naturalizzato inglese, omosessuale quando ancora il termine comunemente accettato era “invertito”, BFF di Lord Northdall, uomo dalle molte virtù, dal fascino invidiabile e dagli infiniti turbanti, parte per New York alla ricerca di una persona. Un singolo individuo in una città di tre milioni di abitanti – tutti pazzi, a giudizio di Kayal.
La sua ricerca procede in un crescendo di confusione ed erotismo.
Tra ereditiere dissolute decise a fare di lui il proprio trofeo, poliziotti violenti (& attraenti), un intero quartiere del vizio in cui scavare, prostitute, mogli abbandonate, aristocratici progressisti, signore caritatevoli fieramente omofobe, combattimenti di topi, travestiti, gang di irlandesi e un’intera società non proprio entusiasta delle persone di pelle scura, Kayal può contare solo su un aiuto: un valletto che non si è mai allontanato dal Norfolk.
E, insomma, un budget illimitato.
Dovrà bastare.

RECENSIONE


Miss Black torna con la serie Unfit, e lo fa con la storia di Kayal, maggiordomo, segretario personale nonché amico fidato di Lord Nothdall, protagonista insieme a Rachel, prima delle stupende sorelle Vassemer. Conosciamo Kayal fin dall’inizio, quando fa la sua comparsa accanto a Lord Julian Acton, Marchese di Northdall, appunto, mostrando un carisma e una rocciosa personalità così intensi da permettergli senza dubbio di guadagnare un romanzo che gli desse voce, ne rivelasse desideri, ne svelasse paure, fino a metterlo a nudo. Un obiettivo riuscito perfettamente e che mostra quanto Miss Black abbia amato questo personaggio, solo apparentemente perfetto e imperturbabile, ma in realtà molto più umano di quanto non si possa immaginare.


E mr. Kayal era una curiosità, poco ma sicuro. Esotico, elegante di natura, per quel viaggio aveva superato se stesso. Dal fine cappotto di lana pettinata, al panciotto di velluto, alla larga cravatta di seta, tutto in lui faceva pensare a un ricco borghese. Persino il turbante, tocco etnico difficile da ignorare, aveva un aspetto costoso e ordinato, di un sobrio verde bottiglia dai sottili bordi dorati e color vinaccia. In quanto al suo eloquio, a un orecchio britannico suonava come quello delle classi più alte, educate da precettori privati o in esclusivi collegi.


Come fare a destabilizzare un uomo tanto impeccabile? Miss Black non ci ha pensato due volte a fare le cose a dovere, d’altra parte ingegnarsi a mettere in difficoltà i suoi protagonisti e spogliarli in tutti i modi possibili e immaginabili (e non solo fisicamente s’intende), è una delle sue cifre stilistiche. Potremmo anche dire che con la storia di Kayal questa autrice eclettica e sperimentatrice si conferma essere “una raffinata maestra della provocazione”. Cosa c’è di meglio che rimuovere dalla propria comfort zone un personaggio tanto solido, privandolo di ogni sicurezza trasportando altrove?

Dove, esattamente? A New York di fine ‘800, in un’epoca esplosiva sotto molti punti di vista. La cosiddetta Gilded Age, un periodo di rapida crescita economica, che attirò l’afflusso di milioni di immigrati europei oltreoceano. Una metropoli in fermento, che dalle pagine di questo romanzo si può immaginare perfettamente, piena di follia e contraddizioni: da un lato c’erano gli «aristocratici», ovvero le famiglie europee benestanti della prima ondata migratoria che non avevano nessuna intenzione di cedere i loro privilegi; dall’altro i «nuovi arrivati», europei anche loro ma emigrati più tardi. Ricchi, anzi ricchissimi, che avrebbero fatto di tutto per conquistarsi un posto nell’alta società.


Quella città, pensò Kayal con un certo fastidio, sembrava assetata di primati.


Nel lungo viaggio Kayal, spinto oltre oceano per compiere una missione quasi impossibile, avrà a che fare con ogni strato di questa società multiculturale, dalla ricca borghesia, alla vecchia nobiltà fino a toccare gli strati più bassi di una fauna umana che non gli risparmierà nulla, facendogli vivere ogni genere di esperienza.

Un percorso che non gli lesinerà emozioni di ogni sorta, spingendolo sempre più oltre i suoi limiti, sperimentando desideri, svelando i suoi reali bisogni, sia emotivi che fisici. Situazioni dalle mille sfumature, luoghi di ogni tipo, un’umanità così variegata che Kayal conoscerà la sensazione di sentirsi fragile, intriso di insicurezze, a tal punto da dover mettersi di fronte ad uno specchio, porsi domande e vedere ogni dettaglio interiore ed esteriore di sé. Capire gli altri per comprendere anche sé stesso, l’unica via in grado di fargli comprendere la sua essenza di uomo, amante, amico, compagno.

Un viaggio che gli consente di vedere con nuovi occhi, sviluppando una profonda empatia, non solo verso gli altri ma anche verso sé stesso. Un modo di perdonarsi e concedersi un futuro, l’unica chance di potersi finalmente accettare.


Non aveva mai detto a nessuno con tanta chiarezza che gli piacevano gli uomini-gli venne in mente, mentre saliva verso la sua camera. Dio, era ubriaco. E comunque, sì, non l’aveva mai detto a nessuno in quel modo: chiaro e tondo. Miss Jade non aveva reagito come si era aspettato. Neppure lontanamente. Gli aveva risposto con una domanda non banale e piuttosto scandalosa: solo gli uomini? La risposta, con ogni probabilità, era “sì”.


E come sempre, Miss Black supera ogni aspettativa, regalando ai suoi lettori la storia di un protagonista magnifico, amato profondamente, spogliato in ogni sua certezza o convinzione, dimostrando quanto sia bella la diversità, quanto sia meraviglioso abbracciare la nostra essenza al di là delle etichette, ma anche quanto spesso scoprirlo sia durissimo.


«Dovrebbero inventare un altro termine. No, anzi, sa che c’è? Non dovrebbero inventare proprio niente. “Persona” va più che bene, vale per tutti e copre tutte le possibilità».


Ogni caduta, momento di disgusto, sconvolgimento vale il viaggio in terra americana, senza ovviamente rinunciare a momenti esilaranti di quell’humour tanto amato che rendono Miss Black e il suo impeccabile (anche se un po’ stropicciato) Kayal meravigliosi. Senza dubbio alcuno, una delle più belle storie lette quest’anno.

Rispetto agli altri libri della serie Unfit, questo romanzo si inoltra in territori per me sconosciuti… in molti momenti, mentre scrivevo, tremavo di indignazione. Ma volevo dare un lieto fine a Kayal, mi sembrava di doverglielo, e per lui ho creato quanto di più vicino possibile a un happy end.

Era forse il personaggio più infelice e senza speranza della serie, e credo uno dei migliori. Spero che possiate volergli bene quanto gliene voglio io.

Kayal non si può non amare, se possibile adesso ancora di più.

Chapeau.

LUNA BLU di Tess Thompson

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LUNA BLU di Tess Thompson

Titolo: Luna blu
Autore Tess Thompson
Serie: Serie Blue Mountain
Genere: Dark Romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Lei è una dirigente stacanovista costretta a ricominciare dopo essere stata licenziata senza alcun motivo. Lui è un milionario playboy perseguitato da un violento passato. L’attrazione esplosiva tra loro li porterà dritti verso il pericolo?
Privata all’improvviso di un lavoro che per lei era tutto, Bliss Heywood cerca conforto tra le braccia del ricco playboy Ciaran Lanigan.
Dietro all’affascinante facciata, però, Ciaran è un uomo tormentato. Più Bliss scopre del suo passato, meno si fida di lui.
Ciaran è davvero in pericolo, oppure è un pericolo solo per Bliss?
Tess Thompson, autrice bestseller di USA Today, vi invita a tornare a Blue Mountain per un’altra avventura dei clan Heywood e Lanigan, in questa storia d’amore autoconclusiva di opposti che si attraggono ricca di suspense.

RECENSIONE


Dopo aver conosciuto la storia di Kevan e Blythe, raccontata nel primo capitolo della serie “Blue Mountains” a firma di Tess Thompson, troviamo in questo secondo romanzo dal titolo evocativo, Luna blu, Bliss e Ciaran, rispettivamente sorella e fratello dei primi protagonisti. Due personaggi che sono stati introdotti già nel primo libro e che hanno dato modo di preannunciare al lettore la loro forte personalità fin dalla loro prima apparizione, preparando il terreno a quello che sarebbe stata la loro storia. Si può dire che le aspettative sono state ampiamente ripagate, attenderli ha valso la pena.


Bliss era il nome di un’anima sfortunata nata nei primi anni Settanta da una madre hippie e un padre smidollato. Avevo passato gran parte della mia vita a cercare di dimostrare di non essere una Bliss.


Tenace, dura, ambiziosa, pragmatica e soprattutto incentrata su sé stessa al punto da non lasciare spazio a niente e nessuno di entrare nella sua vita. Così si presenta Bliss, senza sconti o artifici: una donna forte e incapace di lasciarsi andare alle emozioni o ai sentimenti, salvo quelli per sua sorella e le sue adorate nipoti. Un legame viscerale, cementato da un’adolescenza sofferta, con genitori inadeguati e incapaci di prendersi cura di loro. Un unione fraterna autentica, in grado di farla sentire a casa, nella sua vita solitaria da manager itinerante.


Il lavoro era il mio sposo, la mia famiglia, il mio scopo.


Lavorare per vivere o vivere per lavorare? Una riflessione che accomuna molte persone e che spesso ci capita di fare soprattutto quando si sono raggiunti alcuni traguardi nella vita, ma che a livello storico ha coinvolto anche i più giovani. Che il lavoro non debba essere totalizzante, ma che anzi debba lasciare spazio al tempo libero da dedicare a famiglia, amici e hobbies è ormai una verità condivisa, soprattutto dopo la pandemia che ci ha stravolto l’esistenza.

Quante volte ci rendiamo conto di perdere troppo tempo dietro a obiettivi che forse non ci rendono felici? A volte sono proprio le delusioni, gli insuccessi a metterci di fronte allo specchio per capire davvero cosa e chi vogliamo essere (o diventare) per sentirci vivi, imponendoci un bilancio di vita che scuote ma che può anche essere salvifico, proprio come accade a Bliss.

Gli incidenti di percorso, anche i peggiori, traumatizzano, senza dubbio alcuno, ma possono anche essere la genesi di un cambiamento. Raccogliere i segnali e accettare ciò che è successo di negativo non è per nulla semplice, intendiamoci, ma se si riesce a mettere ciò che ci è accaduto in prospettiva, si acquisisce la necessaria consapevolezza di cosa e chi sia vitale per noi, per sopravvivere e forse sperare in futuro di rinascere.

Se nel primo capitolo avevamo conosciuto Bliss nei panni della sorella combattiva che induce la sorella a reagire dal dolore di essere stata abbandonata dal marito, stavolta è lei in difficoltà, a dover rialzarsi. Lo fa da sola, in linea con la sua ferrea volontà di cavarsela e bastarsi a sè stessa. Come? Fermandosi ad ascoltare gli altri, osservando, facendosi le giuste domande. Riconsiderando la propria vita.

Prendersi cura degli altri per sentirsi meglio con sé stessi, trovare veri amici, rivalutare certi incontri che il destino ci mette sulla strada come necessari al nostro cambiamento sono i primi passi di un viaggio che può ampliare gli orizzonti, non solo mentali ma anche fisici, fino a spingersi oltre la propria comfort zone, e che spinge la protagonista fino nel lontano Idaho.

Un tragitto non pieno di ostacoli, certamente, perché ricredersi delle proprie convinzioni presuppone un profondo spirito critico, non facile per una vincente come Bliss, e un senso della realtà ben radicato. Un lato, quest’ultimo, più sviluppato in lei che la fa sentire irrimediabilmente in pericolo quando incontra per la prima volta Ciaran.


Era il tipo in grado di insinuarsi nelle crepe e riempirle temporaneamente con un liquido caldo, succulento, del colore dello scotch, finchè non ti svegliavi con nient’altro se non la fredda realtà del mattino sulla pelle esposta.


Cosa meglio di un incallito playboy, affascinante, superficiale e seduttore potrebbe destabilizzare il già precario equilibrio di Bliss?

Eppure, come nel primo romanzo, l’autrice Tess Thompson è maestra nel confondere la realtà con l’apparenza mostrando in modo crescente quanto spesso l’immagine che si percepisce di una persona sia una maschera protettiva usata consapevolmente per nascondere una natura molto diversa e più articolata. E man a mano che il tempo si dilata, la connessione tra Bliss e l’irresistibile fratello Lanigan diventa passione, fuoco ma anche una missione per sciogliere nodi, cercare la giusta leggerezza della vita divertendosi, fino a fondare una sintonia a più livelli, destinata a legarli sempre di più.

Quella che sembra iniziare come una consenziente relazione basata sul divertimento e l’evasione tra due adulti che si desiderano, si scopre ben presto divenire di più, un legame profondo. Bliss e Ciaran non solo si coinvolgeranno in modo quasi istintivo l’uno nella mente nell’altro, ma capiranno di condividere un background familiare simile, che li ha, anche se in modo opposto, trasformati in quello che sono, ovvero ostili ai legami.
Due persone imprigionati in gabbie create da famiglie disfunzionali, con rapporti materni così complicati da averli induriti fino ad allontanarli totalmente dal desiderio di amare qualcuno per la vita.


Eppure, davanti a quel fuoco scoppiettante, capii qualcosa di cui non mi ero mi davvero resa conto. Mi sentivo sola.


Perché accade spesso che rinunciare a vivere i sentimenti sia la difesa migliore dal dolore di perderli, o ancora peggio, sentirsi abbandonati da chi si è amato.

Ancora una volta questa talentuosa autrice regala ai suoi lettori un romanzo che sonda le dinamiche del cuore, con i suoi tormenti, dubbi e impetuosi sali scendi. Non solo, la famiglia e il senso profondo dell’amicizia si confermano tematiche centrali in questa serie, che equilibra a dovere atmosfere romance con qualche accenno di suspense, nelle meravigliose e incontaminate terre di un’America tutta da scoprire. Luoghi capaci di far sognare ma anche di salvare da prigioni oscure e ben nascoste.

Un libro da leggere, assolutamente.

NON MENTIRMI di Sagara Lux

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NON MENTIRMI di Sagara Lux

Titolo: Non mentirmi
Autore Sagara Lux
Serie: Autoconclusivo
Genere: Dark Romance
Narrazione: Prima persona (Nathan e Miranda)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 21 Febbraio 2017
Editore: Self publishing

TRAMA


Nathan Blair nasconde un segreto.
A Miranda basta un semplice sguardo per percepire in lui qualcosa di affascinante e spaventoso al tempo stesso; qualcosa che l’attira al punto da farle mettere da parte la carriera di violinista e investire tutta se stessa nella ricerca della verità.
Miranda De Luca possiede un talento.
Il suono del suo violino riesce a penetrare le barriere della mente di Nathan. Risveglia le ombre del suo passato e riporta alla luce qualcosa che credeva di avere sepolto per sempre.
Miranda è la stella che brilla sul palcoscenico.
Nathan è il mostro che la osserva nell’ombra.
Uno dei due mente, l’altro vuole scoprire la verità.
È per questo che scendono a un patto pericoloso e sensuale, che li costringerà a rivelarsi per quello che sono e legherà per sempre le loro vite, i loro corpi… E i loro segreti.

RECENSIONE


La verità più grande è spesso l’unica che non riusciamo a vedere.


Quante volte ci intossichiamo di piccole e grandi menzogne che tessono una tela dalla quale è difficile uscire?

“Non mentirmi” già da titolo delinea una delle tematiche principali di questo libro appassionante, ovvero l’eterna lotta tra verità e menzogna, tra bene e male.

Due fratelli, una donna contesa, due opposte verità intrecciate a segreti inconfessabili, così oscuri e impenetrabili da confondere, fino a che riconoscere chi sia la vittima e chi il carnefice diventa quasi impossibile.

Si crede sempre di preferire la verità, ma in realtà quando è dolorosa o complicata, si genera un conflitto psicologico da cui può essere complicato divincolarsi.

Mentire è generalmente un sintomo di diffidenza nelle proprie capacità o in quelle altrui di affrontare i problemi. In altri casi, scegliere la menzogna significa comportarsi come una persona senza scrupoli che vuole ottenere qualcosa. Ed è questo che accade in questo romanzo intrigante e sensuale, in cui il genere romance si miscela ad arte con tonalità suspence che conturbano il lettore pagina dopo pagina:


Volevo possedere Nathan Blair. Completamente. I suoi segreti. I suoi sguardi. Il calore delle sue mani. I suoi demoni.


A parlare Miranda De Luca, giovane e bellissima violoncellista che grazie al suo indiscutibile talento calca già i palcoscenici più importanti concerti di musica classica. Per lei il violino rappresenta non solo una passione profonda e irrinunciabile bensì l’estensione di corpo e anima, un legame così forte da aver trasformato la musica in vita, libertà, capacità di potersi esprimere.


Avevo bisogno di sentirmi libera, di seguire l’istinto. Non a caso, le musiche che amavo suonare di più non erano mai quelle che si trovavano su uno spartito.


Un coinvolgimento così totalizzante da intrigare al primo colpo un insolito spettatore, Nathan Blair, che una sera accompagna ad assistere ad un suo concerto Dominic, suo fratello oltre che l’uomo con cui Miranda si sta frequentando.


“Lei non era come credevo. Era come la musica che stava suonando. Pericolosa.”


Nathan ne resta stregato, fino a che entrare in contatto con questa ragazza affascinante dalle mani d’oro diverrà la sua ossessione. Uomo tormentato e noto molti per essere stati colpito da un passato che lo ha emotivamente annientato, Nathan instaura con Miranda un legame che assume sempre di più le sembianze di una rivalsa su qualcosa o qualcuno che è stato artefice di un dolore che non ha mai superato, né dimenticato.

Sotto le luci sfavillanti di Parigi prende vita una storia intrisa di un’atmosfera sensuale, a tratti dark, che ricorda i film dalle tonalità noir ambientati nella Ville Lumière in cui sguardi, desiderio, attrazione, mistero e verità nascoste avvolgono il racconto. Niente e nessuno sembra essere quel che realmente è.


La roccia era soltanto apparenza. Dentro di lui scorreva un fiume denso di emozioni, ricordi e rimpianti. Dentro la carne che mi aveva attirata c’era un cuore che pulsava di un dolore cieco che non era ancora riuscito a seppellire.


Sagara Lux, autrice dal talento indiscusso, firma un romanzo bellissimo, che ho particolarmente apprezzato perché caratterizzato da uno stile evocativo che porta il lettore nella profondità delle emozioni dei suoi protagonisti: Miranda con la sua innocente sensualità, Nathan con il suo oscuro magnetismo, Dominic con il suo potente carisma. Tre personaggi diversi e così accuratamente descritti che cercare di immaginare le loro mosse e individuare le molteplici omissioni sarà inevitabile.

Saranno Nathan e Miranda a raccontare la loro storia, due punti di vista che si avvicendano con perfetta sincronia, svelando capitolo dopo capitolo ogni sfumatura di una tela intessuta ad arte.

Molto originale la scelta di nominare ogni capitolo seguendo i tempi delle composizioni musicali, da Preludio, Andante, Vivace, Rondò, Adagio, Grave, Minuetto, come a seguire lo stato d’animo dei protagonisti e le atmosfere del racconto.


Lei era giovane, passionale, onesta. Io non ero così, non lo ero stato nemmeno alla sua età. Eppure eravamo innegabilmente simili, poiché avevamo fatto lo stesso percorso. Avevamo amato qualcuno in maniera totalizzante–con il corpo, il cuore, l’anima–e quando questo qualcuno ci era stato portato via avevamo lasciato andare anche tutto il resto.


Una lettura che mi ha fatto scoprire un’autrice che da tempo volevo conoscere e che sicuramente vorrò continuare a leggere, anche in occasione della sua nuova pubblicazione con la serie “Their rules” in uscita in questi giorni.

Alla prossima storia.

NOTTE BLU di Tess Thompson

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NOTTE BLU di Tess Thompspon

Titolo: Notte blu
Autore Tess Thompson
Serie: Blue Mountain
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona (Blythe)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 20 Settembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Dopo il tradimento del marito, Blythe Heywood è costretta a ricominciare. Quando trova un foglietto con il numero di telefono dell’uomo da cui si era allontanata anni prima, non resiste alla tentazione di seguire “la strada non presa”.
Un viaggio verso l’ignoto che potrebbe guidarla verso il suo vero destino, o la rivisitazione di un passato che metterà a rischio il suo futuro?
I lettori del primo libro della serie Blue Mountain di Tess Thompson, autrice bestseller di USA Today, si troveranno a fare il tifo per due personaggi amabili e complessi, impegnati a esplorare verità dolorose per accettare una seconda possibilità e imparare ad amare dopo una perdita

RECENSIONE


Ho avuto il piacere di poter leggere in anteprima questa bellissima storia a firma di Tess Thompson, un’autrice americana che non conoscevo e che mi ha colpita sotto molti aspetti, di cui vi parlerò tra poco.

“Notte blu” è il primo libro di una serie, chiamata “Blue Mountain”, composta da cinque romanzi autoconclusivi che esce oggi in Italia, che ha per protagonisti i fratelli Lanigan di Peregrine, una cittadina dell’Idaho. Seguiranno nelle prossime settimane le storie dei personaggi presenti nei vari libri ma ogni volume della serie può essere letto a sè.


Mi sentivo intrappolata nel passato e tormentata dal futuro, e questo mi faceva sentire sola, più di quanto non mi fossi mai sentita in vita mia. Sembrava che tutti fossero andati avanti, tranne me.


Protagonista di questo libro è Blythe Heywood, una donna di quarantacinque anni che dopo che il marito ha deciso di lasciarla per una ragazza molto più giovane di lei, si ritrova a dover ricostruire la propria vita e fare i conti con sé stessa.

Non è facile superare la fine di un amore, soprattutto se a causarlo è un tradimento in un’età delicata come quella della protagonista, in cui la curva emotiva pare toccare il picco più basso.

Oltre alla desolazione della fine del suo matrimonio, la presenza di un’altra persona più giovane, contro cui probabilmente Blythe non può combattere, rende tutto più doloroso perché essa rappresenta la novità assoluta e forse quello che lei stessa non è.

Una crisi che la costringe a guardarsi allo specchio per fare un bilancio della propria vita, soffermandosi a riflettere sul tipo di percorso di vita che ha intrapreso, su quello a cui ha rinunciato per amore della famiglia, come l’amore per la fotografia. Il ritrovamento casuale di un biglietto la fa ripiombare in un passato che sembra richiamarla a qualcosa di lasciato in sospeso, un rimpianto che non le ha mai dato pace.


L’unica cosa che avessi mai fatto io fuori dall’ordinario era stata la mia breve relazione platonica di tre giorni con Finn, un mese prima del matrimonio. Avevo poi trascorso tredici anni a sentirmi in colpa, giurando che avrei rimediato al mio peccato di gioventù facendo la moglie e la mamma perfetta. Pentendomi. E cosa ci avevo guadagnato? Un marito fedifrago.


Una storia profonda e introspettiva che tratta con consapevolezza tematiche vicine a moltissime persone, come il complesso universo della famiglia, il devastante sentimento del rimpianto, capace di intrappolare le vite e cambiare il destino, che a volte può sorprendere, offrendo inaspettate seconde possibilità. Sta a noi cogliere i segni e decidere di aprire quelle porte che ormai ci sembravano precluse.


 Con un cenno del capo lui sorrise in un modo che sembrò empatico, ma ciò che gli uscì dalla bocca mi sorprese. «Un uomo che lascia una donna come te per una trentenne sta semplicemente cercando di trovare una donna più adatta alla sua “maturità”.» Sollevò il bicchiere. «Che liberazione!» Mi salirono le lacrime agli occhi. Era la cosa più carina che qualcuno mi avesse detto da molto tempo.


Quando Blythe incontra per la prima volta Kevan Lanigan non sa chi lui sia e soprattutto cosa diverrà per lei e in che modo riuscirà a modificare le sue prospettive, a cambiare la percezione della realtà. Un uomo solitario, apparentemente imperturbabile, capace di innescare quasi istantaneamente una connessione profonda con lei. Entrambi si troveranno coinvolti in un viaggio nel passato che li porterà a rivivere dolorosi ricordi, svelare verità nascoste e scoprire segreti inconfessabili. Un percorso a tratti toccante che sarà sempre più necessario affinché la speranza del futuro prenda il posto del rimpianto.

Una storia costruita da una trama romance coinvolgente e resa intrigante da tonalità che dal rosa virano pagina dopo pagina verso il giallo intenso. Ad aleggiare su tutto, un alone di mistero e magia affascinanti, che si intrecciano rendendo il racconto a volte mistico, come il volo del falco pellegrino che sovrasta gli sconfinati paesaggi dell’Idaho più selvaggio. Un luogo appassionante, che grazie al racconto di Blythe il lettore può conoscere per il colore del suo cielo, la bellezza dei suoi paesaggi, la natura che lo avvolge. Uno spazio in cui perdersi e ritrovarsi, come accade a lei, che finalmente si sente libera di essere sé stessa, senza insicurezze o ruoli da rispettare, felice di poter prendere in mano la sua vita.


L’aria dell’Idaho mi faceva sentire più audace, più coraggiosa di quanto non fossi mai stata in vita mia.


Una lettura che consiglio anche per lo stile di scrittura impeccabile proprio perché semplice, diretto ed efficace al punto da consentire al lettore di immedesimarsi benissimo con i sentimenti dei protagonisti. Dialoghi avvincenti e significative riflessioni sull’amicizia, la maternità, il senso di comunità completano le ragioni per cui leggere “Notte Blu”.


L’uomo sorrise, in viso tornarono quelle mezze lune. Per la terza volta quella sera, mi diede l’impressione di spazi aperti, del fianco di una montagna, la riva di un torrente, e poi c’era il colore dei suoi occhi, che adesso era leggermente più scuro del cielo dell’Idaho.


Avevo bisogno di leggere un libro con due protagonisti miei coetanei, in cui mi sono particolarmente ritrovata. Un’età la loro come la mia in cui fare bilanci diventa sempre più centrale a stare bene con noi stessi, per lasciarsi alle spalle il passato, vivere al meglio il presente e soprattutto dare forma al futuro, scegliendo finalmente la giusta strada per noi, senza più rimpianti e paure.

In attesa della storia successiva.

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

Titolo: Liuma, Il Leone di Pietra Vol. 1
Autore Fleur du Mar
Serie: Il Leone di PIetra
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Agosto 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una donna addestrata a usare il corpo per la gloria di Babilonia. Un uomo cui è stato insegnato a mortificare i propri desideri per la grandezza di Hattusa.
Malnigal e Suppiluliuma. La Superba e il Divino, uniti in un matrimonio politico in cui l’unica certezza è che la parola “amore” non esiste, perché l’amore è un lusso che non possono concedersi e che potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili.
Il regno di Hatti, dopo anni di invasioni e lotte intestine, trova il suo campione in Suppiluliuma, un re guerriero, considerato da molti il prescelto dagli Dei. Per contrastare le mire espansionistiche del confinante popolo dei Mitanni, che minaccia il suo regno, Suppiluliuma è costretto a stringere un’alleanza con il re di Babilonia, sposandone la figlia.
Malnigal è una donna volitiva, spregiudicata e bellissima, che ha dovuto imparare a usare il proprio corpo e l’astuzia per sopravvivere in un mondo cinico e dominato dagli uomini. Sfruttata dal padre come pedina politica, per la principessa il matrimonio con questo sconosciuto re delle montagne è un insulto, ma gli Dei sono beffardi e giocano con le vite degli uomini.
Malnigal e Suppiluliuma, nonostante il disprezzo che nutrono l’uno per l’altra scopriranno che un fuoco, ben più grande dell’odio e dell’ambizione, brucia le loro anime e la fiducia potrebbe rivelarsi l’unica arma di salvezza in una corte che desidera solo la loro fine.

RECENSIONE


Dopo anni di attesa Fleur du Mar, autrice dall’indiscusso talento nel panorama del romance italiano, ritorna a incantare i lettori con Liuma, il Leon di Pietra. Un romanzo ambientato lontano nel tempo, in Mesopotamia, durante l’era delle prime grandi civiltà che hanno segnato la nascita della storia umana, tra cui quelle dei Babilonesi e degli Ittiti.

Popoli di fascino immenso, grazie a cui hanno preso vita le prime forme di città-stato, che tracciarono le basi fondamentali per lo sviluppo della scrittura, la nascita delle grandi religioni nonché della vita sociale e politica.

Mondi lontani che hanno lasciato segni inequivocabili, e che è stato intrigante riscoprire tra queste pagine.
Liuma è una storia che trasporta il lettore attraverso il tempo, in luoghi leggendari popolati da affascinanti divinità e carismatici personaggi che sono vissuti realmente, scelta che amplifica moltissimo il coinvolgimento in questo romanzo appassionante.


Una volta fuori, il calore del sole le tolse il respiro. Babilonia non conosceva mezze misure, era sfacciata e impudente, e il clima non era da meno: già di primo mattino l’aria era torrida e l’umidità soffocante. Si concesse un momento per ammirarla.


Babilonia, capitale maestosa di un impero millenario, la più grande potenza politica della Mesopotamia, famosa per i suoi immensi palazzi e i meravigliosi giardini pensili, considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Un luogo divenuto col tempo simbolo negativo di ciò che contraddistingue la natura umana: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra.”

Una metafora che richiama alla natura stessa della carismatica protagonista femminile di questo romanzo, Malnigal, detta la “Superba”. Bellissima, ambiziosa, coraggiosa, spudorata; cresciuta dalla famiglia a raggiungere i più alti vertici del potere, utilizzando il proprio corpo come strumento di seduzione.


Babilonia era “vita”; era il caos del suo mercato e del via vai delle imbarcazioni; era il frenetico cicaleccio del suo popolo che si aggirava fin dalle prime luci dell’alba tra i palazzi che profumavano di spezie, fichi e datteri. Babilonia era la soffocante calura del sole e la piacevole frescura delle palme. Era il suo mondo e lei non era pronta a lasciarlo.


Malnigal e Babilonia: un connubio raffinato e potente che l’autrice racconta con magistrale bravura, come se la stessa protagonista impersonasse perfettamente la dissolutezza e la capacità di seduzione della città che le ha dato i natali, aumentando così il fascino perverso di entrambe.


Malnigal era di una bellezza subdola, di quelle che s’insinuano nella mente degli uomini tormentandoli con pensieri impuri. Il corpo slanciato e al tempo stesso formoso sembrava plasmato dalla Dea della fecondità in persona. Il volto dai tratti eleganti era creato per far cadere in trappola i poveri sventurati che osavano ammirarlo divenendo prigionieri di quegli occhi del colore dei datteri non ancora maturi, così simili a quelli di un felino.


Una figura che suscita sicuramente emozioni contrastanti, oscillando dall’odio per la sua sfrenata ambizione e lo spietato cinismo con cui tratta il suo devoto fratellastro, Sargon, innamorato di lei in modo viscerale, fino alla tenerezza per essere stata, fin da piccolissima, essa stessa oggetto di scambi di potere. Consapevole della sua oggettiva avvenenza, non perde attimo per non sfruttarla a suo piacimento, spesso per sopravvivere, predominando con la sua personalità su chi è intorno a lei. Una giovane dall’animo coriaceo che il destino farà collidere con la sua nemesi, quasi come se gli Dei si fossero divertiti a castigarla, mettendole sulla sua strada un sovrano freddo e guerriero, Suppiluliuma, sovrano del popolo di Hatti, il suo sposo:


Liuma il Divino, il re del popolo di Hatti era davvero il figlio di un Dio. I capelli non erano scuri come la terra umida e fertile bagnata dall’Eufrate, ma erano chiari e sottili; le ricordarono le immense distese di grano che d’estate attorniavano la città. Ma ciò che più di tutto la impressionò furono gli occhi: due schegge di cielo… un cielo terso, limpido che lei non aveva ancora mai ammirato.


Fin dal loro primo incontro, Liuma e Malnigal innescano una guerra fatta di sguardi, distanze, diffidenza, pregiudizi che li coinvolgerà totalmente, anima e corpo, in un crescendo di odio e attrazione, sfiducia e paura, spogliandoli a mano a mano di ogni loro arma sia fisica che emotiva. Un matrimonio combinato difficilissimo e conturbante, che mette in connessione due personalità opposte e per questo intriganti: una fatta di sabbia infuocata e brama di potere, l’altra forgiata dalla roccia e dal ghiaccio. Liuma, trent’anni, e Malnigal, diciassette, distanti per età, tradizioni, religione nonché approccio alla sessualità, riecheggiano il contrasto tra le loro stesse due civiltà, quella degli Ittiti, popolo fiero e rigoroso, i cui abitanti erano considerati “montanari”, e quindi molto lontani dagli usi e costumi della spregiudicata Babilonia.


Amare Suppiluliuma era un gioco pericoloso, ma a Malnigal di Babilonia era sempre piaciuto sfidare la sorte e il premio in palio, in quell’occasione, era qualcosa a cui non avrebbe mai rinunciato.


Una lettura imperdibile non solo per la trascinante storia d’amore tra i due protagonisti, ma anche per l’intreccio nella trama che intesse pericolosi giochi di palazzo, segreti inconfessati pronti a divampare, verità nascoste che feriscono come una lama di coltello, accuse di stregoneria e riti religiosi dal sapore mistico. Ad aggiungersi, personaggi comprimari impeccabili e potenti come Sargon e Kata, rispettivamente fratellastro di Malnigal e generale fidato di Liuma, che spesso ruberanno la scena per le loro forti personalità.
Intrighi, vendette, passione, tradimenti costituiscono la miscela perfetta che rende questo romanzo un capolavoro, una delle più belle letture di quest’anno, capace di incollare il lettore senza tregua.

A definire poi Fleur du Mar una delle migliori autrici del self italiano un aspetto fondamentale, ovvero una prosa ineccepibile, ricca e accurata, raccontata in terza persona con stile elegante ma anche avvolgente. Dialoghi, ambientazioni, scenari storici compenetrano nell’anima del lettore, permettendogli di rivivere il passato di gloriose civiltà e conoscere le gesta di leggendari personaggi realmente esistiti, le cui vite sono state rese ancora più appassionanti dalla fantasia di un’autrice straordinaria.

Un capolavoro in cui immergersi, quindi, in attesa di conoscere cosa accadrà nei successivi romanzi che avranno per protagonisti i figli di Liuma.

Chapeau.

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

TitoloVertigo e Free Fall
Autore Monica Lombardi
Serie: GD Team
Genere: Romantic Suspense
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: gennaio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Vertigo:

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.

Free Fall:

Jaime “Jet” Travis è sparito nel nulla. Nel suo appartamento deserto è rimasto solo il cellulare. Nessun messaggio, nessun segno di colluttazione, nessuna traccia. A parte una, e punta il dito contro un membro del team. Un team già ferito, che ora viene colpito al cuore. Nicole Kelly ha soffocato per anni i suoi sentimenti per Jet e ora è disposta a tutto pur di ritrovarlo e stanare il nemico che ha ordito una sanguinosa vendetta. Fra scenari esotici, labirinti informatici, vecchie ferite e amori taciuti troppo a lungo, si snoda un’altra avventura del GD Team. Perché non importa quanti siano i nemici, sono gli amici che contano. Soprattutto quando sono disposti a dare tutto per salvarti. Dopo Vertigo e Nicky, Monica Lombardi regala alle amanti del romantic suspense un nuovo incalzante capitolo della serie dedicata al GD Team.

RECENSIONE


Era tempo che volevo leggere i primi due capitoli di una serie appassionante, ovvero quella della GD Team, a firma di Monica Lombardi, autrice di indubbio spessore che ho avuto il piacere di incontrare di persona due volte, allo scorso FRI di Milano e all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

Una signora dai modi eleganti e gentili, di cui ho letto già due opere, Vite rubate e Fuori tempo.
Due romanzi diversi per atmosfere, ambientazioni e tematiche, che ho avuto modo di raccontare nel blog, entrambi accomunati dal talento impeccabile di una penna capace di traportare il lettore nella storia, al di là del genere narrato.

Vertigo è il primo capitolo di una serie, la GD Team, composta da 4 romanzi e 3 novelle, di cui una guida, che l’ha resa famosa a tutti gli amanti del genere romantic-suspense, che ammetto aver conosciuto proprio grazie a lei.

Oggi vi racconterò i primi due capitoli, ovvero Vertigo e Free Fall, che già dai titoli non possono non far pensare a film come 007 o Mission Impossibile, in cui adrenalina, coraggio, spionaggio, indagini sotterranee, pericoli da scampare sono gli ingredienti principali che predominano la scena.

Tutti coloro che, oltre a questa miscela esplosiva, non vogliono rinunciare al lato romantico non saranno delusi perché in entrambi i capitoli prendono forma due storie d’amore (e altre che si defilano all’orizzonte) che si intrecciano ad arte alla narrazione, rendendola godibile al 100%.

Ad aggiungere valore, un tipo di scrittura sapiente e accurato, che raccontato in terza persona coinvolge il lettore in ogni tipo di scena, da quelle dove l’azione imperversa a perdifiato, fino a quelle in cui pensieri, riflessioni, ricordi aumentano l’empatia verso i protagonisti.

A proposito, è giunto il momento di presentarli, visto che sono più di uno.

Vertigo, infatti, ha il pregio e l’onore di aprire la serie con tutti i vari protagonisti, raccontando la nascita del Team, composto da più figure.
Partiamo con David G. Landon, detto GD (alias Great David), ricco imprenditore a capo di un’azienda che produce strumenti militari, nonché ex legionario della legione straniera. Un personaggio con molte sfaccettature che non smetterà di stupire il lettore. A seguire, Benjamin Buckler, detto Buck, ex capitano dei SAS, ovvero Special Air Service, un corpo speciale dell’Esercito Britannico creato durante la Seconda guerra mondiale e che attualmente svolge funzioni di anti-terrorismo e salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione.

Un profilo umano e professionale di alto calibro, che riceve l’incarico da GD di costituire il Team per occuparsi di sicurezza, a più livelli. Un uomo dal piglio sicuro, forgiato nel mondo militare, e che fa i conti con un passato che l’ha segnato per sempre.
Ad affiancarlo, Jaime Travis, detto Jet, che, come Buck, è un ex SAS. A differenza di quest’ultimo, Jet ha un atteggiamento da bad boy: sicuro di sé, sbruffone, incurante del pericolo, amante delle belle donne e pilota multi-tasking. Un mattatore, per certi versi, che rifugge da ogni forma di prudenza ma sempre pronto a dare il massimo supporto e difendere i propri compagni.

Il suo tallone di Achille è Nicole Kelly, ex agente della CIA, che ha competenze in campo dell’intelligence. Bellissima, scaltra e molto abile a carpire la psicologia altrui, qualità che le ha fatto guadagnare il ruolo di “spia” della squadra. Brava nel suo lavoro ma incapace a comprendere fino infondo il legame che la unisce a Jet, in un infuocato intreccio di conflitti e senso di protezione, che già nel primo libro emerge con chiarezza ma di cui si approfondirà totalmente nel secondo libro. In questo primo libro, tra indagini incrociate con altre agenzie di intelligence e operazioni di spionaggio, Londra è il teatro principale che vede delineare all’orizzonte la nascita di un risveglio emotivo che vede coinvolto Buck con una misteriosa ragazza di origini brasiliane, Alex Xavier, che sarà al centro di una rete di sospetti e mistero a causa della scomparsa proprio di GD, di cui lei è compagna di vita.


Alejandra Muñez non aveva mai lasciato il Brasile. La ragazza che sei anni prima era partita da Recife insieme a lui si chiamava Alexandra Xavier e aveva non quindici ma diciotto anni. Ancora adesso, Alex si trovava sui documenti tre anni in più dei suoi ventuno. In fondo non era una truffa: gli eventi di quella notte avevano lasciato sulle spalle dell’adolescente malnutrita e passata nel tritacarne dalla vita ben più di tre anni rispetto ai suoi effettivi.


Il legame che unisce GD a Alex è molto profondo. Nonostante la differenza di età, ad unirli principalmente, oltre l’indiscutibile affinità mentale e fisica, un forte senso di protezione da parte di lui e una toccante gratitudine da parte di lei. Una relazione che prende sempre più forma e significato durante la narrazione, in cui si alternano al racconto flashback che delineano con nitidezza i contorni di ciò che li ha resi così uniti.


Lui l’aveva rimessa in piedi, in senso letterale e figurato. Col passar del tempo le aveva insegnato a difendersi e, soprattutto, ad avere di nuovo fiducia in qualcuno. Le aveva regalato una nuova vita e non se ne era mai pentito.


Eppure, questa ragazza così misteriosa, dagli occhi profondi e magnetici, sarà la prima ad essere indiziata della scomparsa del compagno David, innescando in Buck un conflittuale groviglio emotivo, che lo porterà a diffidare di lei pur sentendosene inesorabilmente attratto fino a temere di cadere vittima di un sortilegio da cui sarà difficile stare lontano.


Fu quando tornò nell’atrio pochi minuti dopo che Buck la vide. Era ferma a metà della scalinata, il viso leggermente reclinato in direzione di una delle guardie. Indossava un abito lungo nero con inserti arancio che le lasciava la schiena completamente nuda Era immobile come un quadro, mille volte più bella di quella Maja rivista e corretta davanti alla quale si era trovato poco prima, e sembrò contagiare tutta la sala con quell’immobilità.


Un’attrazione istantanea foriera di tempesta, che genererà un saliscendi di situazioni che metteranno a repentaglio tutte le sue certezze, nonché le vite degli stessi membri del Team, che per lui rappresenta la sua famiglia.

Uno dei temi principali di questa storia è, infatti, il forte sentimento di amicizia che lega i vari personaggi, così diversi l’uno dall’altro per attitudini e personalità ma tutti accomunati da un bellissimo senso di appartenenza che li fa essere l’uno il riferimento dell’altro.


In quei cinque anni Buck e Digger erano diventati come fratelli, per lui, e Nicky una specie di sorella. Una specie. Se avesse continuato a ripeterselo avrebbe finito per crederci.


A dare voce a questi pensieri Jet, che già nel primo libro si farà conoscere al lettore per essere l’anima più spericolata di tutta la squadra, e che sarà protagonista del secondo capitolo della serie, Free Fall.


Jet sapeva che si sarebbe fatto male, con Nicole Kelly, ma questo non l’avrebbe fermato, perché c’era brivido anche in quella terribile, bellissima, spaventosa caduta.


Caduta libera, letteralmente, come a rimarcare quello che il lettore vivrà insieme ai protagonisti del romanzo, trasportando il lettore in giro per l’Europa fino in Medio Oriente, per incastrarsi tra i sontuosi e luccicanti grattacieli di Dubai, sulle tracce di un passato che sembra volere il suo riscatto.
Durante il racconto si avvicendano ricordi di scenari di guerra che hanno coinvolto proprio lui, Jaime Travis, quando era ancora in servizio come SAS a combattere in Afghanistan.
Quando improvvisamente Jet scompare, a mettersi in prima linea per il suo ritrovamento è proprio Nicky, legatissima a lui da un rapporto a cui entrambi faticano a dare un nome, forse perché quando di mezzo iniziano a insinuarsi innegabili quanto infuocati sentimenti che oltrepassano il concetto di pura amicizia, la prima reazione è quella di paralizzarsi dalla paura di rovinare tutto.


Nicole Kelly era forse l’unica donna che Jet cercava di non trascinare tra le lenzuola, ma questo non gli impediva di fare il macho-man con lei. In ogni occasione possibile.


Il ritrovamento di Jaime diventa un puzzle che ricomporre sembra a tratti impossibile, e ogni membro della squadra non mancherà di schierare le proprie qualità investigative, a partire da
Ariel Levy, conosciuto come Digger, genio informatico, ex Mossad, «l’uomo che tutte le agenzie di intelligence vorrebbero avere tra e proprie fila» a cui si affiancheranno Wolf e Megan, altri due collaboratori esterni che non risparmieranno nessuna mossa per ritrovare il compagno svanito nel nulla.
Le ricerche si ampliano ad ampio spettro, fino a richiedere il coinvolgimento di altri personaggi come Michelle Duprè, appartenente alla UKS:


«La UKS per cui lavora Michelle esiste, eccome. Vista la nazionalità del JSF, il caso Velázquez è stato seguito da loro da subito. Noi diamo una mano qui a Londra.» UKS, United Kingdom States? «Che nome del cazzo» commentò Jet.


Due romanzi che potrebbero essere le sceneggiature di film di azione da grande schermo in cui ironia, adrenalina, salvataggi, incontri clandestini, fughe e ritrovamenti si mischiano a dovere con quel giusto tocco romance che piace sempre e che si consolida strada facendo, solo a patto di affidarsi l’uno all’altro.

La fiducia è infatti alla base di ciò che lega ogni membro della squadra, condizione essenziale a salvare e salvarsi.


«Sei tu che devi dirmi che cosa vuoi, Nicky. Se, mi vuoi. Se mi vuoi davvero. Senza classe, senza soldi, per come mi hai visto e mi conosci. Infrazione dei limiti di velocità e battute stupide comprese. Non sono speciale, non sono…» Lasciò la frase in sospeso, alzando le spalle. Ora fu lei, a sorridere. Non era speciale, diceva. No, Jet era unico.


Un serie imperdibile che conferma la passione e la bravura di Monica Lombardi per «il genere cinematografico e televisivo spionistico, veloce e adrenalinico, che mi diverte moltissimo.» (cit.)

E cosa c’è di meglio che divertirsi a fare qualcosa che poi riesce a meraviglia?
Complimenti.

RUSHMORE di Elle Eloise

RUSHMORE di Elle Eloise

Titolo Rushmore
Autore Elle Eloise
Serie: auto conclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 7 luglio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


«Mi piaci. Ho tentato di negarlo in tutti i modi ma era come negare l’esistenza del buco dell’ozono. Anche se fingiamo che non ci sia, i ghiacci continuano a sciogliersi. Il livello degli oceani continua a salire. Le terre a ritirarsi. Mi sembra una cosa piuttosto inarrestabile, Big Eyes.»
«Non mi diventerà romantico, Signor Rush?»
«Ci mancherebbe, signorina Eagger.»
Trattenni un sorriso. «Cominciavo a preoccuparmi.»

NEW YORK – 2017
La misteriosa Ophelia Eagger è fuggita da Bath, da Londra, da Rochester e infine da Hollywood, dove era l’assistente personale della star planetaria Chester Mansfield, per approdare nella Grande Mela. Il suo prossimo cliente? Darren Rush, vittima di se stesso e dei propri eccessi, famoso stand up comedian all’alba del successo del suo primo show televisivo, “RushMore”. Dagli inevitabili attriti iniziali alla profonda amicizia che rischierà più volte di incendiarsi in un’intensa passione il passo sarà breve. Tra dirette televisive, interviste indiscrete e red carpet, la giovane britannica e il comico dal cinico umorismo si troveranno al centro dei rumors della scena newyorkese, che finiranno per rivelare la vera identità dell’efficientissima Ophelia. Lei e Darren saranno disposti a gettare la maschera per essere finalmente sinceri l’una con l’altro?

RECENSIONE


Appena le luci illuminarono Darren capii subito due cose: la prima era che lui fosse nato per stare sul palco televisivo. La seconda era che la mia vita lavorativa e quella personale, già in precario equilibrio, avrebbero avuto il colpo di grazia.


Si accendono le luci sul palco, lo spettatore è in trepida attesa, lì per poter vivere una serata speciale.
E il tutto inizia: la musica, le persone sul palco che recitano e interpretano lo spettacolo. Dietro a tutto questo scintillio, a tutto questo movimento di corpi c’è un lavoro che solitamente è reso possibile da un pool di persone, ad eccezione di questo romanzo, dove a dirigere le maestranze vi è una sola persona.

Regista, sceneggiatrice, produttrice, scrittrice, autrice, difficile trovare un’unica definizione per Elle Eloise, che segna il suo ritorno sulla scena letteraria del panorama del self italiano con Rushmore.

Un libro che traccia, senza alcun dubbio, un percorso di crescita personale straordinario, confermando il raggiungimento di una profonda maturità autoriale, uno stile narrativo oramai distintivo e una voglia di sperimentare inarrestabile.
Una combinazione che convince sempre più lettori e addetti ai lavori, come in questa sua nuova uscita, Rushmore, che già dal titolo trasporta nello sfavillante mondo dello spettacolo, tra luci, palchi, camerini e trucchi di scena. Una cornice dorata e intrigante che da una parte consente allo spettatore di evadere, sognare e allontanarsi dalla realtà mentre, dall’altra, farne parte è un’altra questione.
Non è un mistero, infatti, che la dimensione mediatica e l’esposizione che ne consegue nascondino spesso trappole, inganni, stress e bugie. Un mondo al quale appartenere richiede moltissimo in termini personali e di vita privata, e sopravviverci non lascia scelta se non offrire altrettante menzogne, simulazioni che diano un’immagine falsata di sé, performante, di successo per soddisfare le aspettative altrui, congegnando maschere perfette, proprio come accade al magnetico protagonista maschile, Darren Rush.


Lui sorrise e il mio cuore si fermò per un istante. Non avevo mai visto nulla di più bello. Peccato che quel sorriso fosse appiccicato alla faccia di uno stronzo.

Gli occhi avevano una sfumatura blu, molto tenue, come se la sua faccia fosse rivolta verso un cielo nuvoloso piuttosto che essere al cospetto di una decina di riflettori.


Dotato di un fascino indiscutibile, di Darren Rush è impossibile non innamorarsi. Le ragioni? Un’indiscussa bellezza, una voce penetrante e un corpo perfetto che lo rendono senza dubbio un vero uomo. Ma l’irresistibile qualità che gli consente di aggiudicarsi il primo posto sul podio dei protagonisti maschili finora nati dalla penna di Elle Eloise è il sarcasmo graffiante, mordace, così provocatorio da tagliare a pezzi l’ironia e trasformarla in cinismo. Un personaggio seducente che non si può non amare:


«Ti assicuro, signor Rush, che non vivo per prepararti la colazione e per comprare completini un po’ porno…» Mimò le virgolette con le dita. «da Victoria’s Secret per quelle povere menomate che tu chiami amanti. Ho degli obiettivi, io!» «Quali? Diventare una delle mie povere amanti menomate?»


Uno showman dal piglio sicuro, il sorriso ammaliante, un mattatore esperto, abile a tenere la scena grazie a monologhi travolgenti con sublimi battute al vetriolo che si alternano al racconto, rendendolo perfetto nel ritmo narrativo e confermando la bravura e l’elasticità dell’autrice, capace di divertire e divertirsi, sperimentando una vena fino ad oggi inespressa.

Ma dietro ad un sorriso possono nascondersi abissi oscuri, fatti di sofferenza e dolore. La comicità è, spesso, maschera della tristezza, del male di vivere. Quella maschera che si frappone tra l’infelicità e l’apparente allegria, che costringe a mostrarsi nei confronti degli altri.


Erano anni che vivo al buio, meritavo col buio. Lo volevo. Ne avevo bisogno.


Darren Rush è uno stand-up comedian irriverente, acuto, di successo eppure fuori dalla scena non fa mistero di essere un uomo oppresso da minanti sensi di colpa, vittima di dipendenze come droga e alcol (i suoi “lubrificanti sociali”), divenuti per lui rifugio e sostegno per sopravvivere al buio che lo avvolge, rendendolo un debole in balia di una vita pubblica rumorosa, affollata, frenetica.


Se la mia vita fosse stata una canzone sarebbe stata Don’t Stop Me Now dei Queen. Sembrava tutto folle, tutto un gran divertimento, ma raramente avevo l’occasione di fermarmi a pensare davvero a ciò che stessi facendo.


Da qui l’inequivocabile richiamo al geniale titolo dell’opera, Rushmore, che oltre a riferirsi chiaramente al nome dello show in questa prospettiva acquisisce ulteriori significati: più di fretta, oltre che ancora più Rush, ad indicare l’incitazione a premere sull’acceleratore e anche a scoprire di più, andare oltre la superficie. Tutti significati congeniali a quanto il romanzo offre, senza dimenticare che Rushmore è il nome dell’omonimo Monte Rushmore, celebre monumento nazionale situato nello stato del Dakota del sud, una montagna rocciosa imponente in cui sono stati scolpiti i volti di quattro tra i più famosi presidenti degli Stati Uniti. Un riferimento monumentale in senso letterale, che ben si accosta all’altezza sociale del libro, ambientato nel patinato mondo delle celebrity. Con i suoi ritmi, le sue regole e contraddizioni.

Una scenografia narrativa raccontata alla perfezione, ricca di dettagli accurati, scenari fedeli alla realtà che denotano una profonda ricerca da parte dell’autrice, che conferma così la sua inequivocabile passione per il mondo del cinema, con il suo indiscutibile fascino e le sue innegabili deviazioni. Un sistema, quello dello showbusiness, a cui Darren è più avvezzo, ormai assuefatto ad un sistema perverso che ben conosce e che può gestire meglio essendo uomo.
Molto diversa è la faccenda per Ophelia, la sua assistente:


E ovviamente Ophelia Eagger, la mia giovane, fastidiosa ed efficientissima assistente, colei che passava con me quasi sedici ore al giorno senza lamentarsi. Lentamente, stavo imparando a conoscere quello strano garbuglio di riserbo, serietà e vulnerabilità.


Ophelia è l’originale protagonista femminile di Rushmore. Un concentrato di efficienza, pragmatismo, ma anche mistero e fragilità, aspetti ben celati dietro un rivestimento protettivo di freddo rigore professionale. Una giovane donna apparentemente imperturbabile e inscalfibile, attanagliata nel profondo da un alone di segretezza, che la rende un enigma. Chi è davvero Ophelia Egger? “Nessuno – risponderebbe lei – ti basti sapere solo che io sia un’assistente ineccepibile, disciplinata e che non manchi di spuntare la check list ogni venerdì, oltre a far sparire tutte le bottiglie di alcol dalle tasche di Darren!”.

Come darle torto, ma resta il fatto che il suo atteggiamento freddo e meticoloso è severamente messo in discussione da due occhi profondi e sinceri, capaci di scandagliare l’anima di chi li guarda, come accade a Darren.


A parte la sfera lavorativa, per me Ophelia Eagger rimaneva un vero mistero. Era come se avesse calato davanti alla sua faccia una veletta, da cui riuscivo a intravedere solo i contorni sfumati. 


Chiunque di noi ha dei segreti e paradossalmente a stressare non è il fatto di mantenerli piuttosto il vissuto emotivo che suscita dentro di noi quell’esperienza inconfessabile e la percezione di pericolo o vergogna che si attiva nella mente.

Cosa tormenta Ophelia nel profondo? La mancanza di accettazione di un passato che nasconde segretamente ma anche il fatto stesso di possedere un fardello emotivo che la fa sentire colpevole di non essere del tutto autentica, sentendosi così in trappola. Di questo travaglio interiore non farà trapelare nulla, nessuna crepa a intaccare la sua corazza esterna, forgiata ad arte dall’invenzione di un’altra identità.

Tutto sembra funzionare alla perfezione, fino a quando a ingarbugliare mente e cuore sopraggiungono delle pericolose complicazioni, come un risveglio sentimentale quasi istantaneo così intenso da fare paura e l’inevitabile (quanto familiare) senso di riconoscimento in chi, come lei, offre di sé solo un’immagine mascherata.


Eppure, con lui non mi stavo congelando. Al contrario, dentro stava andando tutto a fuoco. Con lui stava accadendo qualcosa, sentivo qualcosa. Sentivo tutto. Erano brividi di freddo che poi diventavano caldi, incandescenti.


Un progressivo scongelamento, seducente e inesorabile, che se da una parte fa riaffiorare in superficie emozioni date ormai per perdute, sotterrate da una coltre di delusioni e paure, dall’altra l’imminente pericolo che lo scioglimento emotivo rischi di travolgere come un’onda anomala. Saper stare a galla diverrà quindi essenziale, soprattutto per chi come Ophelia è troppo fragile per resistere ad un’altra sferzata di dolore, troppo minuta per raggiungere la riva da sola.

A porgerle la mano sarà Darren, che si metterà in gioco in ogni modo possibile, mettendosi al centro di un’evoluzione personale meravigliosa, accogliendo paure, placando il dolore, lenendo ferite ancora aperte, mostrando un amore raro, paziente. Tutto solo per lei, per la sua Big Eyes.


La ragazza che aveva acceso la luce nelle mie stanze più buie.


Darren e Ophelia, così diversi ma così affini, complici, amanti, accomunati da un passato doloroso, pervasi da un senso simile di inadeguatezza e legati dalla passione segreta per la scrittura.

Due protagonisti caratterizzati in modo magistrale, delineati come la luce e il buio che si compenetrano, che dipendono l’uno dall’altra fino a determinare la reciproca esistenza.
“Stelle, nascondete i vostri fuochi! Non lasciate che la luce veda i miei profondi e tenebrosi desideri.”
Un passaggio celebre di William Shakespeare, che tra l’altro riscuote in quest’opera un elegante omaggio da parte dell’autrice. Una frase che racchiude l’intimo significato di come la luce abbia anche il potere di rivelare desideri nascosti, tentazioni a cui non poter resistere, come quelle che si innescheranno tra Ophelia e Darren, e che entrambi cercheranno di combattere per paura di essere sbagliati l’uno per l’altra.

Una giovane donna e un uomo, entrambi adulti, con un vissuto che li ha segnati, coinvolti in una concatenazione crescente di attrazione, curiosità, gelosie, conflitti, innegabile affinità intellettuale ed enigmatici lati oscuri che sarà sempre più complicato gestire, fino a che fare a meno l’uno dell’altra sarà impossibile, fino a che per sopravvivere luce e buio dovranno convivere insieme.


Perché al posto di soffermarmi sulla superficie come il resto del pubblico, avevo provato a indagare oltre la battuta, oltre il sorriso sornione, oltre gli occhi da conquistatore.


Un intreccio emotivo fatto di fraintendimenti, paure, follia che accenderà la miccia di una passione così irrefrenabile da spaventare. Togliersi la maschera sarà l’unica soluzione possibile per oltrepassare la superficie e connettersi totalmente, senza protezione, nudi, fuori dalla propria comfort zone e soprattutto fuori da New York, laddove tutto è iniziato e dove hanno rischiato di andare in pezzi.

Solamente lontani, fuori dalla scena, a riflettori spenti e sipario chiuso sarà possibile raccogliere i frammenti e rimetterli insieme, vedersi davvero ed essere autentici, deporre finalmente le maschere e cedere ogni difesa, con un estremo atto di coraggio, precipitando in volo per rischiare insieme:


Stavamo precipitando, ma l’aria sembrava tenerci sospesi, come se il cielo ci stesse tenendo in braccio. A un certo punto lui girò i palmi e mi strinse entrambe le mani, per poi forzarmi ad aprire le braccia come se fossero le ali di un uccello. Urlai ancora, anche lui gridava, ma di felicità. E rideva, come non l’avevo mai sentito ridere.


Dallo stesso aereo si è lanciata (metaforicamente, sì, anche perché pare che abbia terrore di sport estremi) anche la stessa scrittrice, offrendo questo romanzo bellissimo, con cui ha collaudato nuovi confini di genere, il celebrity romance, e tonalità stilistiche arricchite di una fine ironia che convince e trascina via il lettore.

Rushmore è un romance perfetto, che miscela ad arte diversi livelli di emozioni e sensazioni: evasione, ironia, intensa sensualità, romanticismo. Il tutto arricchito da uno stile di narrazione proprio del linguaggio cinematografico, in cui convivono in armonia sceneggiatura, inquadratura, fotografia, luci, movimenti di macchina, dialoghi, montaggio e colonna sonora. La musica, tra l’altro, è come sempre nei libri di questa autrice protagonista, pervadendo il racconto con accurata coerenza, grazie a sonorità soul come Amy Winehouse, Marvin Gaye, Steve Wonder e Aretha Franklin, che amplificano la percezione dell’ambientazione della Grande Mela.

Un piccolo capolavoro che premia a pieno titolo l’evoluzione di questa talentuosa autrice, che nelle sue storie non manca mai di andare in profondità, toccando con sensibilità e consapevolezza argomenti non semplici, come il meccanismo perverso dello showbusiness e lo spietato mondo dei media, temi quanto mai attuali di cui si occuperà Annalisa, con “Oltre la recensione”, domani.

L’emozione è un ingrediente essenziale della narrazione e se non sperimentiamo emozioni siamo meno coinvolti nella storia, o addirittura la respingiamo.

Leggere le storie di Elle Eloise è un’esperienza emotiva immancabile, perché mediante esse il lettore riesce ad immedesimarsi al suo interno, riuscendo a percepire e, di conseguenza, a comprendere le emozioni dei suoi protagonisti semplicemente perché lo facciamo già nella vita reale. Un effetto potente e straordinario, una magia che permette di reagire al racconto come se ciò che leggiamo, in realtà, stesse accadendo sul serio.

Questa lettura emana un senso di appartenenza da godere ad ogni pagina e comprensibile solo leggendo e, a dirla tutta, mi ha consentito di avverare un sogno, lanciarmi in volo col paracadute, immaginando di urlare di felicità e respirare a perdifiato un senso di libertà estremo, folle. Precipitare con Darren e Ophelia è stato catartico, liberatorio. C’è qualcosa di profondo nello scoprire che puoi superare le tue paure e improvvisamente capisci di aver solo pensato di avere dei limiti.

Auguro a molti altri lettori e lettrici di vivere la stessa meravigliosa esperienza, e continuare a seguire questa inarrestabile penna del panorama del romance italiano, che pare non averne di limiti.

Alla prossima.


Chapeau.