ALLA GENTILEZZA DI CHI LA RACCOGLIE di Raffaella Cargnelutti
Titolo: Alla gentilezza di chi la raccoglie
Autore: Raffaella Cargnelutti
Serie: Autoconclusivo
Genere: narrativa storica
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Buono
Data di pubblicazione: 1 luglio 2015
Editore: Andrea Moro
TRAMA
Racconto della prigionia dell’artista Giulio Cargnelutti internato a Buchenwald e sopravvissuto a tante sofferenze che ha raccontato in un diario fatto di immagini.
RECENSIONE
Come giร successo negli anni precedenti ho approfittato di una lettura assegnata a scuola a mio figlio per le vacanze natalizie per aggiungere una nuova storia sullโolocausto a cui dedico sempre almeno una lettura allโ anno.
Raffaella Cargnelutti autrice friulana e critica dโarte, ha regalato ai lettori sotto forma di romanzo la storia vera della deportazione a cui fu sottoposto suo padre nel โ44 a Buchenwald.
La collina dei faggi andata a riempire il triste elenco dei campi di sterminio nazisti che rappresenta il paradosso della storia: un luogo dove la natura regala bellezza che invece diventa contenitore di morte e sofferenza.
โBuchenwald, sรฌ certo: la collina dei faggi e delle betulle.โ Ora ricorda il luogo, cosรฌ caro a Goethe e a Schiller.
Questa storia, racconta lโautrice alla presentazione, nasce dalla volontร di tramandare la memoria di un doloroso passato innanzitutto nelle scuole.
Da questo seme รจ successivamente nato il romanzo che colpisce giร nel titolo.
Giulio Cargnelutti padre dellโautrice vergรฒ con questa frase “ALLA GENTILEZZA DI CHI LA RACCOGLIE” la breve lettera gettata nella feritoia del vagone piombato che lo stava trasportando verso la deportazione in Germania, con la speranza di poter dare notizie alla propria famiglia che non aveva modo di sapere piรน nulla sul suo destino dopo lโincarcerazione.
Vicino al piede di Adelina si รจ posata una piccola lettera. Alla gentilezza di chi la raccoglie. Grazie, sta scritto sulla busta e, accanto, lโestensore della missiva chiede per favore di consegnarla a una certa signora di un paese non lontano da lรฌ. La bambina non ha un attimo di incertezza, se la stringe al petto e corre da sua nonna, che la sta aspettando.
Impensabile che la gentilezza possa farsi largo in un momento cosรฌ drammatico e invece come i fiori nel cemento, questa sopravvive, resiste in mezzo al buio piรน nero che si possa immaginare.
Questo romanzo infatti non parla solo di fatti tragici ma anche e soprattutto di amicizia, coraggio e dignitร .
A controbilanciare infatti la descrizione della vita e delle angherie sofferte nel lager, il libro si sviluppa su due piani narrativi, affiancandovi il racconto della vita di chi รจ rimasto a casa ad aspettare di avere qualche notizia della sorte dei propri cari e che vive la sofferenza della guerra seppur in modo diverso.
ร in questo frangente che conosciamo gesta e azioni di pura generositร sia delle donne, anche giovanissime, dei paesi della Carnia che sostavano nelle stazioni per raccogliere i messaggi dei deportati o dare loro un poโ di cibo e acqua, sia degli stessi ferrovieri che quando possibile aiutavano a scappare quanti piรน prigionieri potevano.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare a colpire nella lettura non sono le atrocitร descritte, ma le piccole tracce di amore invece che aiutano il protagonista a resistere in mezzo a tanto orrore e la tenacia con cui egli vi si aggrappa per non soccombere.
Lโ amicizia con un deportato, la fede incrollabile, la possibilitร di disegnare con solo un lapis e qualche pezzo di carta arrangiato, il pensiero della propria famiglia, la dignitร di non lasciarsi portare via la propria umanitร .
Giulio si ripete che non vuole ridursi come una bestia appunto anche se ora รจ solo il numero di matricola 41840 non vuole scordare il suo mondo, le sue radici, i suoi cari. A essi si aggrapperร fino allโultima goccia di sangue che gli scorre nelle vene e loro, assieme al buon Dio, lo aiuteranno, ne รจ certo.
ร questo forse lโaspetto maggiormente inconcepibile ai nostri occhi, il furto di cui ci si sente vittima di fronte alla cronaca storica di questi fatti, e cioรจ l annientamento di ogni traccia di umanitร nei prigionieri, la cui identitร e la cui natura di essere umano appunto, finiscono schiacciate dalle privazioni del corpo e della mente in un vortice di violenza cosรฌ efferata da essere anche difficile da immaginare, figurarsi comprendere.
Sono bastate poche settimane per cambiare lโindole, il carattere di questa umanitร che, nella pena, nella fame e nella disperazione si sta perdendo.
Unโ umanitร che Raffaella Cargnelutti ci restituisce nelle parole del suo romanzo, regalando con generositร e con uno stile narrativo apprezzabilissimo un pezzo delle sue radici che aiutino a tenere salda la memoria di ciรฒ che รจ stato e mai piรน dovrร essere.
Un libro che consola, che fa toccare lo spessore morale di cui le persone possono essere capaci e che dimostra come il perdono possa diventare l’arma piรน potente contro la violenza.
Gea vive in un condominio sui Navigli di Milano e non oltrepassa mai i confini del suo quartiere. In un mondo che sogna di andare su Marte, lei coltiva con amore il suo โorticelloโ. Ha ventisette anni e si arrangia come tuttofare. Conserva in casa tutto ciรฒ che prima o poi potrebbe servire perchรฉ non crede nei supermercati e nel comprare, ma nel riciclare e dare nuova vita alle cose. E, fedele alla sua personale โeconomia circolare di quartiereโ, distribuisce in giro gli oggetti che aggiusta, oltre a pillole per lo spirito sotto forma di poesie, biglietti, origami con citazioni. Vive sola, ma ha buoni amici: lโottantenne pseudo-portinaia del palazzo, un pensionato taciturno, lโenergica donna che gestisce la tavola calda in fondo alla strada, un tredicenne che sogna di diventare autista di corriera. Nessuno della sua etร , perchรฉ Gea, nella sua etร , non ci si ritrova. Cosรฌ come non si ritrova nel mondo. Forse perchรฉ รจ cresciuta in un posto sperduto, con un padre ossessionato dalle catastrofi che la obbligava a prepararsi sempre al peggio? Cominceremo a scoprire il suo segreto grazie al Nuovo mondo, una vecchia bottega di rigattiere, appartenuta un tempo alla carismatica Dorothy. Quella serranda rossa รจ rimasta abbassata per anni, finchรฉ allโimprovviso la proprietร รจ stata rilevata da unโagenzia immobiliare, che vuole sgomberare e vendere al miglior offerente. Ma se non si puรฒ riparare il passato, si puรฒ immaginare un nuovo futuro. Sarร questa la missione di Gea, la sua ragione di vita o forse proprio lโoccasione per costruirsela, una vita: salvare il negozio a ogni costo. Perchรฉ tutto ciรฒ che salviamo finisce a sua volta per salvare noi.
RECENSIONE
I libri sono come le medicine, alleviano i dolori dellโ esistenza, a volte guariscono e gli effetti collaterali sono innocui se non addirittura benefici: rilassare, divertire, far conoscere, pensare, sognare, confortare.
Questo รจ un libro di quelli che consolano, letto in un momento un poโ nero ha costituito la mia coccola della sera, una piacevole distrazione e un piccolo luogo accogliente dove trovare il tepore del non sentirsi soli.
Con i suoi versi riesce a farti dimenticare te stesso, e questo a mio parere รจ uno dei grandi poteri della letteratura. Viviamo circondati dal talento, anche se spesso non ce ne accorgiamo.
Ciรฒ non significa che sia un libro leggero, che non lascia traccia di sรฉ, tuttโ altro, perchรฉ si puรฒ essere profondi anche con leggerezza.
Ce lo dimostra Lorenza Gentile che in questo suo ultimo lavoro โLe cose che ci salvanoโ offre ai lettori una favola moderna dal sapore vintage.
Il rapporto che abbiamo con i nostri oggetti, quelli che scegliamo e come e quanto li utilizziamo raccontano molto di noi.
Nellโ epoca dellโ accumulo quasi compulsivo questโ autrice ci propone una storia che invece vede nellโ aggiustare e conservare le cose rotte i passi per trovare il proprio posto nel mondo.
Quasi una forma di riscatto, perchรฉ proprio come dice il titolo puรฒ accadere che se salvi un oggetto un domani poi esso possa salvare te.
Lei non lo sa ma รจ quello che accade allโ insolita protagonista del libro: Gea ragazza tuttofare del quartiere che vive occupandosi di riparazioni varie nelle case dei vicini.
Un quartiere di Milano vicino ai Navigli che per Gea รจ praticamente tutto il suo mondo.
Il quartiere dove abito รจ tranquillo. A est e a ovest รจ delimitato dai due Navigli, un aspetto da non sottovalutare. Lโacqua ti ricorda che puoi sempre salpare. Io sto ferma e la guardo scorrere, mi regala un senso di leggerezza e di libertร , come se un giorno potessi ricominciare da capo, smontare il passato come una vecchia credenza e ricavarne una nuova.
Sembra di camminare con Gea accanto all’acqua del Naviglio mentre distribuisce cibo in cambio di poesie, e ripete dentro di sรฉ le raccomandazioni a tenere un profilo basso ed evitare problemi in dialetto lombardo:ย
โDevo stare schiscia per evitare problemi,โ mi sono ripromessa. Staa schisc per avegh minga rogn, dicono da queste parti. Eppure, avevo la sensazione che questo fosse il posto giusto e non mi pare di essermi sbagliata.
I problemi sono un grande cruccio di questa protagonista, una giovane ragazza che ha fatto esperienza di molte poche cose nella sua vita, causa un passato e una famiglia molto particolari che ne hanno decretato una certa incapacitร a relazionarsi con le persone, una insicurezza quasi patologica, una condizione di profonda solitudine, ma nello stesso tempo un modo tutto suo di vivere, di osservare le cose e le persone.
Ideatrice e sostenitrice dellโeconomia circolare di quartiere in cui gli oggetti o i gesti diventano un anello di una catena di dare e avere grazie alla quale ella intesse allโ interno del suo piccolo microcosmo una serie di relazioni inconsuete ma genuine.
Tutti i personaggi che le gravitano attorno sono in qualche modo stropicciati dalla vita, in poโ come gli oggetti che ripara Gea, sono un poโ rotti anche loro.
Ecco perchรฉ รจ un dolore di sottofondo quello che veste le pagine di questa storia ma lo veste in modo elegante, dignitoso, non cโรจ sentimentalismo gratuito o dramma ridondante ma un realismo del vivere che quasi conforta perchรฉ lo si avverte come familiare.
Ed รจ cosรฌ che questi personaggi assumono la consistenza di ognuno di noi, annullano la distanza che li pone sulle pagine per arrivare al lettore come fossero una persona conosciuta, qualcuno che come noi รจ in cerca di una via di riscatto, un sogno da realizzare, una nuova vita, un modo di โripararsiโ.
Li osserviamo attraverso le lenti di Gea, che pur non conoscendo niente del mondo tenta di trovare insieme a loro il proprio posto allโinterno di esso, il modo di potervi far parte, proprio a partire dagli oggetti che ripara dando loro una seconda vita, un poโ come tentano di fare i vari personaggi con le loro esistenze che intrecciandosi lโun lโaltra creano legami che diventano il motore del cambiamento.
Una paladina inconsapevole contro il possesso votato al mero consumismo, quasi una vocazione la sua nel far rivivere oggetti che sono stati testimoni della vita di chi li ha posseduti.
In virtรน di questo amore per il riuso, il destino saprร come farne un suo strumento, mettendo proprio un luogo colmo di oggetti di questo tipo, antichi o meno antichi ma legati a una storia particolare, la bottega del Nuovo Mondo, sul cammino dei personaggi facendone una vera e propria zattera di salvataggio.
Un progetto, attraverso cui provare a navigare verso un futuro in cui poter essere liberi dalla paura di vivere, trovare il coraggio di realizzarsi, di sentirsi parte di qualcosa, di non osservare gli eventi come spettatori ma esserne gli artefici.
Non bisogna pensare che lโintento della storia sia di strizzare lโ occhio alla retorica del tutto รจ possibile, al contrario, secondo me lโinterpretazione delle vicende narrate รจ piรน terrena e credo che il successo del libro sia stato una forma di riconoscimento di questa onestร intellettuale.
Lorenza Gentile conferma quello che giร sappiamo della vita ma che non deve scoraggiarci e cioรจ che non tutto puรฒ essere aggiustato certo, a volte nemmeno le persone, puรฒ capitare che restino compromesse per usare le parole dellโ autrice, ma ciรฒ non deve impedire loro di procedere in avanti, di orientarsi verso il futuro con i mezzi a propria disposizione, con il proprio vissuto, con i propri guasti.
Che sia la capacitร di aggiustare, di creare, di dipingere, di cucinare, di perseguire un sogno, una passione, non importa.
In qualche modo siamo tutti danneggiati, ma non per questo non possiamo trovare nellโ affannosa ricerca della felicitร , della serenitร e della stabilitร che vorremmo caratterizzassero le nostre vite, qualcosa che possa salvarci.
La vita non si accontenta di qualcosa, vuole tutto. Non possiamo evitare gli ostacoli, nรฉ pensare di non fallire mai, ma i nostri limiti sono la nostra ricchezza: ci dicono chi siamo e dove possiamo arrivare se troviamo il coraggio. Raccontano la nostra storia e ci aiutano a scrivere il seguito.
A volte la vita ci colpisce fino ad abbatterci. E se invece di rialzarci, provassimo a guardare il mondo con gli occhi di chi รจ a terra? Forse proprio la resa puรฒ regalare unโinaspettata felicitร . Dopo โIl rosmarino non capisce lโinvernoโ, il nuovo commovente romanzo di Matteo Bussola. In pochi hanno saputo raccontare la fragilitร maschile senza stereotipi, senza pregiudizi, senza vergogna. Matteo Bussola sa farlo con schiettezza e umanitร . In queste pagine lancinanti eppure piene di luce, un uomo trova il coraggio di disertare la propria esistenza e costruire un sogno. Un padre in neuropsichiatria con il figlio impara ad accogliere la ferita di chi ha messo al mondo. Un anziano marito, prendendosi cura della moglie malata di Alzheimer, si domanda che cosa rimanga di una relazione quando chi amiamo sparisce, anche se possiamo ancora toccarlo. Un hikikomori che si รจ innamorato online vorrebbe incontrare chi รจ diventato per lui cosรฌ importante, ma la paura di uscire lo imprigiona. Un bambino ubbidiente scopre la bellezza inattesa di deludere le aspettative. Incrinati, piegati, sconfitti, capaci perรฒ di cercare un senso, di intravederlo lรฌ dove mai avrebbero creduto, questi protagonisti trovano ognuno un modo personale, autentico, spudoratamente onesto, di rispondere alla domanda: ยซChe cosa fa di un uomo un uomo?ยป
RECENSIONE
Poter assistere alla presentazione di un libro dal vivo รจ sempre un valore aggiunto alla lettura, un plus che mi dร spesso la possibilitร di trovare conferma e condivisione alle riflessioni che mi sono scaturite ma, ancora piรน interessante, mi permette di entrare piรน a fondo nelle riflessioni che lโ autore stesso ha fatto e ha voluto regalare al pubblico.
Se nel “Rosmarino non capisce lโinverno” Matteo Bussola parlava della resistenza al femminile nel suo ultimo libro invece, “Un buon posto in cui fermarsi” racconta della fragilitร maschile.
ร proprio dalla sua voce durante lโintervista che ha gentilmente concesso a Reading Marvels che lโautore spiega il perchรฉ di questa scelta.
Non solo per contrastare, come spesso fa nei suoi lavori, gli stereotipi di genere di cui tutta la societร e quindi anche le forme di comunicazione sono abbondantemente infarcite, ma anche perchรฉ come egli stesso dice, รจ quando cadiamo che mostriamo il nostro lato piรน vero, la nostra forza, il nostro essere umani al di lร del genere.
Nel caso dellโuniverso maschile questo รจ un aspetto ancora piรน importante, a contrastare la convinzione comune che invece un vero uomo non debba mostrarsi mai fragile, non far trasparire le emozioni, non restare fermo ma debba invece agire, muoversi, combattere, mai deporre le armi.
Ho trascorso la vita intera con addosso questa pressione silenziosa, che mi sussurrava cosa dovevo incarnare o dire o pensare per essere considerato un maschio prima, un padre poi.
Sono quasi tutti uomini infatti i protagonisti di questo libro, una raccolta di racconti tenuti insieme da un filo comune e che solo ad un attento osservatore svelano anche dove sono ambientati.
Protagonisti diversissimi, per etร , estrazione sociale, provenienza, lavoro e vissuti, eppure messi alla prova dalla vita, fotografati nel momento di maggiore vulnerabilitร quello attraverso cui lโ autore vuole dire proprio questo: che non c’รจ da provare vergogna per un uomo a mostrarsi nel momento in cui cede schiacciato dal peso delle difficoltร .ย
Perchรฉ รจ quando siamo a terra che mostriamo il nostro essere piรน autentico, e a volte restare giรน quando siamo caduti aiuta a capire meglio ciรฒ che ci circonda dandoci quindi strumenti inattesi per cercare di rialzarsi.
Non รจ una storia che parla di conquistare vette, perchรฉ i desideri non รจ che debbano per forza volare altissimi, pensa. La gioia, quella vera, spesso vola basso, proprio accanto a te.
Lโ autore rivela che la stesura di questo libro nasce dal desiderio di dare risposte ad alcune domande:
Cosa succede allโ amore quando se ne perde la memoria?
Non sarร che la ricerca della felicitร sia sopravvalutata?
Perchรฉ a qualcuno sรฌ e a qualcun altro uguale a noi no?
Cosa fa di un uomo un uomo?
Matteo Bussola รจ quindi un uomo che scrive di uomini in maniera perรฒ del tutto diversa da quella che ci si aspetterebbe da una penna maschile appunto, e molto lontana rispetto ai clichรฉ quasi impliciti nella credenza comune di cui spesso anche noi siamo inconsciamente sostenitori.
E cioรจ che lโuomo, anche in letteratura, non mostra le sue fragilitร , non manifesta le emozioni, non concede spazio al fallimento, deve sempre mantenere le promesse, trasmettere sicurezza, mirare in alto, perchรฉ in quanto rappresentante del genere maschile deve sempre mostrarsi forte, indipendente, sicuro di sรฉ, in poche parole un vero maschio.
Sรญ. Per certe generazioni cโรจ stata questa bizzarra idea pedagogica, come direโฆ che diventare uomini significasse confrontarsi con un trauma che dovevi superare. Il prima possibile. Se ti butto nellโacqua, devi vincere il terrore e devi nuotare.โ
ร in questo e in molti dei suoi precedenti lavori che Matteo Bussola cerca di scardinare questi e molti altri stereotipi di genere, con una prosa la cui principale caratteristica รจ di avvalersi di una scrittura delicata, introspettiva, che riesce a mixare una certa poetica del vivere, frutto della sua sensibilitร artistica, con il realismo del quotidiano risultato invece della sua vita fuori dai libri e cioรจ di compagno e di padre di tre figlie.
Una fusione tra uomo e scrittore che emerge sempre nei suoi scritti e che ne decreta il grande successo di pubblico.
Un uomo comune che racconta di uomini comuni ma inaspettatamente in modo non comune.
Il libro รจ costituito da una serie di racconti in cui potrete ritrovare anche qualche conoscenza del precedente “Il rosmarino non capisce lโinverno”, una lettura che scorre, fluida lungo la scia che lega i diversi protagonisti.
La scrittura in prima persona ricca di piccoli dettagli, come un portasapone sbrecciato o la potatura di un calicanto, avvolge in un abbraccio intimo il lettore complici dialoghi che mostrano il sentire profondo dei protagonisti, tanto da farceli sentire vicini e familiari sebbene li si possa incontrare per poche pagine.
Nella parte introduttiva e in quella finale risiede tutto il significato del libro e del titolo che puรฒ essere racchiuso nella metafora dellโalbero, che lโ autore racconta nel capitolo dedicato a Biagio e con cui risponde anche allโ ultima domanda dellโ intervista.
E cioรจ che alla fine bisogna scegliere il proprio metro quadrato, qualsiasi cosa esso sia.
Un messaggio semplice ma non facile da concretizzare che egli sembra voler lanciare nelle sue pagine come si farebbe con un messaggio in bottiglia lasciato nel mare.
Una mappa che ognuno puรฒ interpretare a modo proprio ma che ha sempre come meta le cose semplici, quelle importanti per noi come esseri umani al di lร del genere, quelle che troviamo nel posto in cui decidiamo di fermarci.
Come fossero fiabe perdute, canzoni inventate, una lunga ninna nanna di umanitร sussurrate. Una piccola mappa di alcuni modi in cui si puรฒ essere uomini.
Quando sei bambino tuo padre รจ un supereroe. Nessuno ti spiega che anche i supereroi possono cadere e farsi male, e soprattutto farti male. Pietro lo sa fin troppo bene: suo padre lo ha abbandonato quando era ancora un ragazzino. Lโunica cosa che gli ha lasciato รจ quella che lui chiama spezzanza, la sensazione di essere spezzati, di vivere sempre a metร . Eppure Pietro ha un vita perfetta: รจ diventato un professore universitario e ha una moglie e un figlio che ama. Fino a quando riceve una telefonata che cambia tutto. Deve andare a Tenerife il prima possibile: un viaggio in aereo attraverso il mare lo divide dallโattimo piรน importante della sua vita. Pietro corre, e piรน corre piรน si rende conto che sta andando incontro al vero sรฉ stesso e ai suoi fantasmi. Sono lรฌ a ricordargli che capita, a volte, di trovarsi allโimprovviso lontanissimi da sรฉ stessi, cosรฌ tanto da non sapere piรน chi si รจ veramente: come i punti che gli atlanti chiamano ยซpoli dellโinaccessibilitร ยป, quelli piรน lontani e irraggiungibili del globo. Quando succede, i geografi dicono che, per salvarsi, lโunica cosa da fare รจ guardare su. Cercare una stella, e poi andare dritti dove dice lei. Puรฒ avere i contorni di un amore o di un dolore. Di un desiderio o di una paura. Perchรฉ a volte non siamo nel posto sbagliato, stiamo solo cambiando. A volte arriva il momento di fare pace con tutte le ferite di quando si era bambini.
Enrico Galiano apre la sua anima ai lettori in un romanzo che indaga il rapporto piรน antico, autentico e complicato: quello tra figlio e genitore. Un romanzo che pone una domanda che va dritta al cuore: quando si smette di essere figli? Cโรจ un giorno, un momento, una linea che si supera e poi non si รจ piรน figlio di qualcuno, ma solo un uomo o una donna? Con la sua inconfondibile delicatezza, Enrico Galiano ci regala una prova di narratore maturo con una storia avvincente e coinvolgente. Una storia che, pagina dopo pagina, diventa sempre piรน la storia di tutti noi.
RECENSIONE
Geografia รจ la scienza che vive descrivendo: mentre il resto delle scienze รจ silenzio da laboratorio, la geografia รจ rumore di penna che gratta sul foglio, รจ passi sui sassi in salita in montagna, รจ onde del mare mentre il cuore cerca invano di andare a tempo.
Devo essere onesta a scuola la geografia non ha mai destato in me particolare interesse o la curiositร e la passione per esempio che invece mi suscitavano storia e letteratura.
Ho sempre pensato che certo รจ importante sapere come รจ fatto un territorio, uno stato, un continente ma imparare i nomi di cittร , fiumi, montagne (che mai vedrรฒ e che sono veramente numerose) potesse essere anche un poโ inutile e noioso.
Come mi sbagliavo, ad aver avuto un professore come Enrico Galiano invece ne avrei saputo intravedere la bellezza anche allora.
La stessa di cui ci fa partecipi nellโultimo suo libro, Geografia di un dolore perfetto, una storia diversa da quelle a cui lโautore ci aveva abituati nei suoi lavori precedenti.
Un racconto maturo dalle venature chiaroscure.
Dichiaratamente autobiografico, come sempre questo scrittore tesse una narrazione densa di messaggi e riflessioni, mettendo in gioco un sentire profondo e autentico in cui รจ impossibile non identificarsi.
Un sentire che non riguarda mai unโunica tematica: sebbene il filo conduttore di tutto il romanzo sia il rapporto padre-figlio in realtร esso รจ lโimpalcatura che sorregge tutta una serie di altri temi umani di cui la geografia appunto, รจ molto articolata.
Perchรฉ vuoi o no il rapporto con i propri genitori imprime su di noi un timbro, modella inesorabilmente il nostro io e il nostro modo di approcciarci al mondo esterno, inconsapevolmente, sia nella forma che nella sostanza, diventando unitร di misura delle relazioni umane che avremo in seguito.
Quelle con gli altri e specialmente quella con noi stessi.
ร raccontando il rapporto con il proprio padre che abbandonรฒ la famiglia quando lui aveva otto anni che lโautore si mette a nudo, venendo forse a patti con la consapevolezza che la crescita e la costruzione della propria identitร sono indelebilmente segnate da questo abbandono.
La spezzanza esiste ed รจ quando ti senti spezzato, sempre. Anche quando sorridi, anche quando sei felice e spensierato, sai che sei rotto in qualche punto, come un giocattolo difettoso. Cerchi di nasconderlo, camuffi piรน che puoi, ma sai che รจ cosรฌ e hai sempre paura di essere scoperto.
Questโautore riesce sempre a coniare parole che nel vocabolario non esistono ma il loro significato รจ immediato.
Pietro infatti il protagonista del libro รจ un uomo in apparenza realizzato professionalmente e socialmente ma in realtร รจ un uomo il cui spirito รจ eroso dalla โspezzanzaโ: รจ spezzato dal dolore di unโinfanzia privata della figura paterna e consumato allo stesso tempo dalla speranza che qualcuno possa riparare i pezzi rotti che ne sono il risultato.
ร infatti radicato in lui un senso di inadeguatezza, che ha fatto sรฌ che egli si costruisse unโidentitร che lo mettesse al riparo dalla solitudine e dalla delusione provati nei confronti di un padre con cui il rapporto รจ stato sempre difficile fino a interrompersi per molti anni.
Due le figure di uomo e padre che questo bambino e poi adolescente mette a confronto e di cui si nutrono il dolore dellโ abbandono e il bisogno di sentirsi amati e accettati.
Nando che non gli ha mai restituito lโimmagine di sรฉ che avrebbe voluto e Paco che al contrario lo ha sempre fatto sentire accettato, importante.
Era proprio questa la differenza fra Paco e Nando: lui non mi faceva mai sentire sbagliato. Anche quando sbagliavo, soprattutto quando sbagliavo, io sapevo che gli andavo bene lo stesso, cosรฌ comโero, tutto storto eppure perfetto cosรฌ.
ร una telefonata da Tenerife che mette davanti Pietro alla resa dei conti, non tanto con questi due uomini ma con se stesso.
Che si riferisca al passato o al presente dei protagonisti infatti questo รจ il racconto di un uomo che si รจ perso, che non sa piรน chi รจ perchรฉ improvvisamente si rende conto che sta vivendo a metร .
E che perรฒ butta coraggiosamente allโaria tutte le sue paure per tentare di ritrovarsi.
Il romanzo รจ diviso in cinque parti con cambi temporali ben coesi, una narrazione intima come puรฒ esserlo quella scaturita dalla prima persona.
Non dirรฒ che รจ il solito libro a cui ci ha abituati Enrico Galiano, all’inizio i toni della narrazione sono un po’ grigi, ci si immerge in modo intenso nel dolore di un figlio abbandonato da un genitore, nella pena e nella tenerezza che suscitano i pensieri di un Pietro bambino, indifeso nei confronti delle paure e delle sensazioni provocate dal crescere con questa mancanza.
Un dolore racchiuso tutto nellโimmagine di un bimbo seduto alla finestra ad aspettare il padre come si aspetta l’arrivo della neve.
Ma prosegue poi anche con qualche sorriso fino ad arrivare a episodi quasi grotteschi (come puรฒ esserlo Terminator doppiato in spagnolo) che fanno da contraltare alla prima parte del libro.
Colonna sonora di Vasco Rossi, riferimenti a oggetti e vissuti degli anni โ80 , una nevicata che cambierร tutto, danno vita ad un mix di profonditร e leggerezza in perfetto stile Galiano, uno stile che personalmente adoro anche per la capacitร di parlare alle parti piรน intime e recondite del nostro io in modo diretto ma mai banale, soprattutto moderno.ย
Enrico Galiano รจ un comunicatore del suo tempo, che riesce a porre domande e spingere a riflettere su temi che nellโ era della globalizzazione e delle relazioni virtuali potrebbero sembrare demodรฉ, facili alla retorica, invece attraverso la sua penna diventano senza epoca.
Questo libro รจ un autoritratto in cui egli mette sul piatto la propria fragilitร di bambino, adolescente e anche uomo adulto per comunicare che non siamo gli unici, non siamo soli nelle nostre fragilitร .
Le analogie e le similitudini con la geografia di cui lโautore infarcisce la narrazione sono molto affascinanti, i teoremi di Paco lโesploratore dovrebbero entrare a fare parte del programma scolastico.
Una su tutte la fa da padrone e mi รจ rimasta impressa tanto da farne argomento di domanda allโautore durante la presentazione del libro.
Quando studi i paesaggi studi anche le persone, perchรฉ le persone sono paesaggi. Cโรจ chi รจ foresta tropicale, chi รจ fredda tundra, chi vento e Mare del Nord. Cโรจ chi รจ fatto di mare, chi di neve. Siamo posti, e le facce sono mappe.
Le persone sono paesaggi.
ร cosรฌ che alla presentazione del romanzo a cui ho assistito ho chiesto a Enrico Galiano quale paesaggio egli fosse.
Non posso fare spoiler sulla sua risposta ma io lโho trovata azzeccata.
Lโautore mi ha omaggiato poi di una bella dedica sulla mia copia del libro, ricambiando a sua volta la domanda da me posta: e tu Annalisa che paesaggio sei?
Caro Enrico credo adesso di poterti rispondere cosรฌ: io penso di essere un lago che molto spesso vorrebbe perรฒ essere mare.
Placida a prima vista, calma, solo allโapparenza, appunto come la superficie di un lago, nascondo una profonditร difficile da raggiungere, su cui poggiano molte pietre che a volte ne hanno increspato la superficie fino a posarsi sul fondale.
Io perรฒ vorrei essere mare, che vive i propri moti ondosi in libertร , riesce a toccare terre diverse e al bisogno vive le proprie tempeste senza soccombervi.
Questo per dire che siamo un poโ tutti come Pietro: non sempre ci riconosciamo nellโimmagine che ci rimanda lo specchio e sentiamo di non vivere la vita che vogliamo, ed รจ lรฌ che arriva il momento in cui in qualche modo dobbiamo provare a ritrovarci.ย
Ogni tanto ci finiamo anche noi, nei poli dellโinaccessibilitร . Che siano occhi che cercano un mare distantissimo o piedi che desiderano una terraferma che non cโรจ, siamo lรฌ, lontanissimi da noi stessi, cosรฌ tanto che nemmeno sappiamo piรน chi siamo. Inaccessibili. Quando succede, i geografi dicono ci sia solo una cosa da fare, per salvarsi: guardare su. Cercare una stella. E poi andare dritti dove ci dice lei.
Lโamore culla, riempie, appaga. Daniele lo sa bene, ha al suo fianco la donna che ama e dalla quale sta aspettando una figlia. Lui รจ innamorato di Sara dal giorno in cui, ancora adolescente, ha incrociato il suo sguardo per la prima volta, ma i loro destini hanno preso inizialmente strade diverse. Sara ha dato fiducia al ragazzo sbagliato e si รจ trovata a vivere un incubo, da cui รจ riuscita a risvegliarsi proprio grazie alla presenza di Daniele. Da quel momento รจ nata una storia dโamore fatta di piccole attenzioni, attrazione fisica, complicitร . Una maledetta sera, perรฒ, la sua vita viene distrutta. Lui vorrebbe essere morto e invece รจ costretto a sopravvivere, ma non ha la forza di rialzarsi, trova pace solo nellโoblio portato dallโeffetto dellโalcol. La sofferenza e il dolore lo annientano, lasciando in breve tempo il posto a un altro sentimento: il desiderio di vendetta. Daniele รจ pronto a colpire. La luce, perรฒ, filtra allโimprovviso e arriva al suo cuore, facendo intravedere la speranza di poter ricominciare.
RECENSIONE
Potrei definire questo primo libro di Alessia Figini il libro degli opposti.
Caratteristica che si annusa giร dallโintroduzione nella quale Alessandro Barbaglia lo definisce leggero quanto abrasivo, due aggettivi in apparenza incompatibili.
In effetti รจ cosรฌ, ho pensato anchโio che racchiudesse molti elementi che potrebbero sembrare in contrasto tra loro eppure lโautrice li ha ben amalgamati, dando cosรฌ ritmo alla vicenda, una scansione che tiene il lettore un poโ in ostaggio, alternando capitoli di tenore diverso in unโaltalena di sensazioni da cui รจ difficile scendere.
Perchรฉ si sta in un saliscendi costante, tra la nascita della storia dโamore tra Sara e il protagonista Daniele e i momenti in cui invece egli sprofonda nellโabisso.
Sono soprattutto questi ultimi che attanagliano il lettore, proprio per come lโautrice รจ riuscita a trasmettere la disperazione, la rabbia, il dolore del protagonista e che sono proprio gli elementi che invogliano ad andare avanti per comprendere in quale modo riuscirร a farlo uscire da questo pozzo.
Perchรฉ รจ questo che ci si aspetta per tutta la durata del libro: come farร lโautrice a dare una svolta a una vicenda tanto drammatica?
Per scoprirlo invito a leggere questo esordio letterario edito da Moellini della cui squadra fa parte anche Sara Rattaro, in cui Daniele causa un evento tragico si ritrova in un profondo stato di annichilimento in cui gli unici sentimenti che hanno posto ormai sono il dolore e il desiderio di vendetta che permeano gran parte del racconto.
La rabbia ormai mi teneva allโamo, era tale che non riuscivo a pensare ad altro se non alla vendetta, ma nei pochi momenti di luciditร in cui la mia coscienza tornava a farsi sentire mi ritrovavo lacerato nellโanimo.
Tornando agli opposti infatti sono due i modi a cui si puรฒ reagire alla sofferenza: facendo del bene agli altri o nutrendo il male che si prova fino a trasporlo allโesterno.
Daniele fa parte della seconda categoria e porterร il lettore giรน con lui in una spirale che lโutilizzo della prima persona rende in modo molto efficace: una scelta ben congeniata e ben utilizzata.
Lo stile รจ scorrevole, i dialoghi non sono numerosi ma non ci si annoia mai.
Ho apprezzato la scelta di alternare la narrazione tra passato e presente, una scelta narrativa che permette la conoscenza graduale dei personaggi e consente di comprendere lโevoluzione delle vicende alla luce del loro vissuto.
Una storia questa che si svolge per gran parte nel buio della sofferenza e a cui lโautrice dร uno spiraglio di luce alla fine del libro in modo non scontato e nemmeno retorico, quasi inaspettatamente, come dice lo stesso titolo.
Se devo riconoscere una qualitร di questa autrice รจ proprio quella di essere riuscita ad utilizzare il dolore senza banalizzarlo, evitando facili espedienti narrativi che guariscono miracolosamente un protagonista prigioniero del buio.
Tuttโaltro, lโautrice lascia solo una piccola fessura da cui si comincia ad intravedere un poโ di luce ma che dร al lettore la fiducia che ci potrร essere guarigione da tanto male.
Ognuno di quei bambini colpรฌ il muro che aveva letto intorno a me e vi fece una piccola breccia. La luce, benchรฉ fievole, inizio a filtrare dove prima dominava il buio piรน tetro.
In fin dei conti รจ questo il seme da cui si puรฒ provare a rinascere: la speranza.
In quel momento provai una strana sensazione, il desiderio di aggrapparmi una scialuppa, di farmi guarire le ferite, di avere di nuovo fiducia in qualcuno.
Ecco allora mi sento di dire che Alessia Figini ha voluto regalarci una storia sulla speranza, sicuramente sofferta e molto intensa, ma la speranza dโaltronde germoglia nei luoghi in cui ve nโรจ piรน bisogno.
Cosa succede quando ti accorgi, per la prima volta, che ti piace qualcuno? Viola si รจ resa conto di vedere Marco con occhi diversi in un pomeriggio di ottobre, di lunedรฌ, nel cortile della scuola media mentre sta giocando a calcio e nel cielo corrono grosse nuvole bianche, una sembra un orso. Marco invece prova qualcosa per Viola giร da un poโ, ma sono amici da tanti anni, e si sa che quando dici a qualcuno che ti piace poi le cose cambiano, e quasi mai in meglio. Ed รจ proprio lรฌ, nel momento della consapevolezza di nuovi sentimenti, quando tutto dovrebbe essere semplice e bello, che le cose si fanno invece piรน difficili. Quandโรจ che si smette di essere amici e si diventa magari altro? Come si capisce la differenza? Come si parla a una stessa persona con una voce nuova? Con che occhi la si guarda? Come superare quel gigantesco scoglio di imbarazzo e di incomprensione senza dover ricominciare tutto da capo? Un delicato diario di educazione sentimentale che fotografa l’adolescenza e tutti i suoi cambiamenti, un romanzo sui primi amori ma anche sulle fragilitร , e sullo smettere di proteggersi per paura. Perchรฉ non importa se sei maschio o se sei femmina, se il tuo corpo sta cambiando e tu non gli riesci a stare dietro, lโimportante รจ che (ri)cominciamo a guardare gli uni negli occhi degli altri. Quel che sceglieremo di vedere, dipenderร solo da noi.
RECENSIONE
Il grande filosofo lo ha capito per primo, che lโunico modo per sfuggire alle sofferenze amorose รจ andare in cerca dellโanima gemella, lโaltra metร della mela.
ร di Platone il mito della metร della mela, quando nel Simposio durante un banchetto Aristofane enuncia che lโessere vivente non รจ altro che la metร di due individui divisi al principio da Zeus che li separรฒ per lasciarli in cerca lโuno dellโaltro.
Matteo Bussola parte da questa credenza nata grazie al suddetto mito per imbastire un piccolo romanzo dai grandi messaggi.
Scrittore e uomo dalla spiccata sensibilitร come ho avuto modo di ascoltare alla presentazione del libro in questione, Mezzamela appunto, dร alla simbologia della metร del frutto una nuova veste, sempre filosofica ma piรน moderna.
Mezzamela รจ il simbolo di un senso di inadeguatezza nei confronti della persona che ci piace, una percezione che permea soprattutto la fase di crescita piรน delicata e temuta dai genitori, lโadolescenza.
Mentre io, non soโฆ mi sembra di essere ancora un poโ ragazza e un poโ bambina. Nรฉ carne nรฉ pesce, come dice sempre il nonno. Mi sento come se Marco fosse diventato allโimprovviso una bella mela succosa e io, invece, fossi ancora tipo a metร . Una mezzamela.
Nello stesso tempo รจ un concetto che non tiene conto del valore intrinseco dellโindividuo ma solo del suo involucro.
In questo senso ribaltiamo il mito: noi siamo interi ed รจ lโincontro con lโamore a spezzarci a metร , permettendoci di mettersi a nudo, di farsi guardare dentro.
La veritร รจ che noi prima di incontrare lโamore siamo mele intere, e troppo spesso agli altri ci piace mostrare solo la nostra buccia lucida, e fermarci a quella. Ma poi, quando abbiamo la fortuna di incontrare qualcuno che ci fa battere il cuore davvero, รจ allora che lโamore ci spezza a metร , facendoci diventare mezzemele. Nel senso che ci offre lโopportunitร di mostrare quel che siamo davvero, ciรฒ che abbiamo dentro, proprio come i semini di una mela.
Sono personaggi giร conosciuti nel precedente romanzo per ragazzi โViola e il bluโ i protagonisti di questo tenero racconto sul passaggio dallโamicizia allโamore con tutti i timori e lโimpaccio che porta con sรฉ, ma attraverso cui lโautore accarezza una serie di altri temi importanti, su cui riflettevo, permangono grosse mancanze dal punto di vista educativo, non solo da parte delle famiglie ma della societร in generale.
Perchรฉ nessuno ci parla mai di sentimenti, di emozioni, della dirompenza e della percezione differenti che avranno nelle varie stagioni della vita e di conseguenza ci troviamo spesso impreparati a gestirli e affrontarli.
Ed รจ cosรฌ che davanti a qualcosa che non conosciamo e non sappiamo maneggiare la nostra fragilitร diventa un problema, un ostacolo, una cosa da nascondere o camuffare perchรฉ รจ proprio lรฌ dove siamo frangibili che diventiamo piรน vulnerabili ed esposti al dolore e, di conseguenza, piรน deboli.
ยซBeโ, soprattutto perchรฉ hanno paura di sembrare deboli. Ma non รจ colpa loro, รจ che non sono molto abituati a gestire i loro sentimenti, ad accettare le loro fragilitร , non glielo insegna nessuno. E non cโรจ nulla al mondo che ti faccia sentire fragile come lโamore per qualcunoยป.
Matteo Bussola ci dice invece che non รจ cosรฌ, non siamo deboli, siamo solo destabilizzati, perdiamo un poโ lโequilibrio di fronte a emozioni nuove.
Come lo sono Marco e Viola legati da una profonda amicizia che non sanno come gestire il mutare dei loro sentimenti.
Nelle loro riflessioni e nei dialoghi con i personaggi di contorno emerge lโeducazione sentimentale di questo autore capace di trattare amicizia, pregiudizio, crescita e confronto con tatto e una certa attitudine.
Sรฌ parla di stereotipi di genere, del giudizio degli altri, della paura di mostrare le proprie debolezze, della difficoltร di capirsi e di comunicare, del coraggio di mettersi a nudo, dellโimportanza dellโamicizia e del dialogo.
Un libro consigliatissimo ai ragazzi che possono identificarsi con i due protagonisti e le loro vicende, ma anche ai genitori per avere un assaggio di come si dovrebbe comunicare con i propri figli soprattutto nellโetร dellโincertezza quando non sono nรฉ carne nรฉ pesce.
O come si definisce Viola nel libro, quando non sono ancora maturi come una mela succosa, ma assomigliano di piรน a una mezzamela.ย
โLสผamore si costruisce attraverso i piccoli gesti quotidianiโ
Le giornate di Viola, dopo il divorzio, sono occupate dalla cura della figlia Lisa, quattro anni, e dalla sua professione di veterinaria allสผacquario di Livorno.
Per Kai la ricerca scientifica รจ una vocazione; si รจ specializzato per lavorare in Antartide, nella base piรน estrema del mondo, dove trascorre molti mesi lสผanno come un eremita.
Nel Parco Nazionale dellสผArcipelago Toscano iniziano a verificarsi anomali spiaggiamenti di tartarughe, viene deciso di ricercarne la causa affidandosi a degli esperti. Cosรฌ, i due scienziati, si trovano a collaborare per capire lสผorigine del preoccupante fenomeno.
Interrotti dal virus che ferma il mondo, anche le loro vite ne sono sconvolte. Ciรฒ che รจ dato per scontato si ribalta e, la quarantena insieme, diventa unสผ ottima palestra per costruire il loro amore.
Perchรฉ anche nei tempi piรน bui รจ possibile scoprire la propria fonte di luce.
RECENSIONE
In occasione dellโultimo FRI, lโevento che riunisce amanti ed estimatori del genere romance dello scorso marzo ad Assago mi รจ capitato tra le mani questo libro di Monica Peccolo, autrice livornese che รจ stata una piacevole scoperta.ย
โIl mare guarisceโ il libro in questione รจ un romanzo che potrei definire ibrido, a metร strada tra romance e narrativa sentimentale e che in virtรน di questa sua duplice identitร ho trovato originale.
Finalmente una prospettiva un poโ nuova che ha saputo intrecciare elementi molto distanti tra loro in modo armonico.
Le tematiche predominanti sono il rispetto e la cura dellโambiente, nello specifico del mare e delle sue creature, che si intersecano nella narrazione con il lock down a cui ci ha costretti la pandemia.
E devo dire che in entrambi gli scenari va dato il merito allโautrice di non essere mai scivolata nella retorica o nel giudizio nonostante si possano considerare due temi scottanti, sicuramente attuali ma spinosi.
Non semplice costruire una trama su due basi cosรฌ differenti eppure Monica Peccolo ci รจ riuscita dando a tutto lโ impianto narrativo un perfetto equilibrio.
Ambientato nella meravigliosa cornice del Parco dellโarcipelago toscano ci presenta due tipi diversi di narrazione: la prima ci introduce alla scoperta dei protagonisti dal punto di vista professionale.
Uno scienziato nomade e una veterinaria dellโacquario di Livorno, coinvolti in un viaggio di ricerca nelle isole dellโarcipelago che immerge il lettore nel fascino e nella bellezza di queste terre, grazie a descrizioni accurate dei paesaggi e delle attivitร professionali, degli animali e delle atmosfere che si vivono stando in mare, senza risultare mai noiose o prolisse, tuttโaltro .
Un mondo pieno di vita ma fragile, minacciato dalle azioni umane che i protagonisti Viola e Kai cercano di difendere con il loro lavoro.
E poi accade che le parti si invertono e sembra essere la natura a costituire una minaccia per lโesistenza dellโuomo.
ยซNo, a casa tutto bene. Mi hanno dettoโฆ ho controllato in rete. Hanno esteso la zona rossa a undici comuni fra Lombardia e Venetoยป li informรฒ con tono allarmato.
Dalle spiagge dellโ arcipelago ci ritroviamo nella casa di Viola, il primo lock down costringe Kai alla convivenza con la veterinaria e la figlioletta di 4 anni e si assiste ad un cambio di registro narrativo: meno descrizioni rispetto alla prima parte, piรน dialoghi, riflessioni interiori dei personaggi, si entra nei loro pensieri, paure, desideri, nella loro vita al di lร del lavoro.
Lโautrice tratteggia due persone ordinarie, una mamma single lavoratrice che deve camminare in equilibrio tra la quotidianitร e il mestiere di genitore e uno scienziato che ha scelto un altro tipo di isolamento come rifugio a paure e fallimenti passati, con i quali รจ immediato e spontaneo immedesimarsi.
Due di noi insomma, catapultati perรฒ allโimprovviso in un momento storico surreale ma necessario.
ร forte in questa parte del racconto la similitudine tra lโimmobilitร del momento storico e la quiete che caratterizza le profonditร dellโambiente marino.
Viola pensรฒ che, forse, nellสผera moderna per la prima volta i due emisferi, terrestre e acquatico, sperimentavano una vicinanza di quel tipo. Era quella la pace che si viveva immersi negli oceani e a cui le creature marine erano abituate?
Entriamo nella quotidianitร dei protagonisti che perรฒ non รจ scandita dalla normalitร ma da una chiusura forzata di ogni attivitร umana allโinterno della quale la relazione tra i due evolve non senza difficoltร proprio attraverso piccoli gesti quotidiani di condivisione e resilienza.
Sono proprio questi a rappresentare la forza del racconto, i piccoli gesti quotidiani che sono gli stessi che scandiscono le nostre giornate e i nostri rapporti umani, a testimoniare che si possono narrare amore, forza e perdono senza grandi scenari o trame dagli intrecci troppo complicati, tenendo lโattenzione del lettore comunque alta.
ร in questa seconda parte del libro che si entra nella vita interiore dei personaggi e nelle difficoltร e nelle fragilitร che si portano dietro, complicati dalle circostanze estreme del lock down.
ยซSono sempre complicati i rapporti familiari.ยป ยซQuando diventi genitore, analizzi spesso il tuo presente e il tuo passato, scopri e comprendi molto.
Genitorialitร , gestione dei conflitti, impegno ambientale, costruzione di una relazione, capacitร di autoanalisi, resilienza, amicizia, professionalitร , sacrificioโฆ
Tante tematiche ma un unico forte messaggio, semplice ma chiaro:
ยซQuesta prima pandemia dellสผera moderna ci ha ricordato che la nostra identitร รจ profondamente intrecciata con quella degli altri ecosistemi del pianeta. Lโidea che siamo parte della natura e non separati da essa, รจ un concetto che le nostre societร ultra tecnologiche sembrano aver dimenticato.ยป
Cosรฌ alla fine della lettura il titolo del libro acquisisce agli occhi del lettore una doppia valenza: il mare รจ in grado di guarire lโanimo umano per la bellezza e la quiete che รจ in grado di regalare a chi sa rispettarlo, e guarirร dai suoi mali se tutti insieme metteremo impegno e azioni concrete per fermare la sua distruzione i cui effetti stanno giร minando la coesistenza tra uomo e natura.
Per qualche minuto, ogni preoccupazione era accantonata dinnanzi allโimmobile quiete del mare che tutto guariva. La Natura infettava e sanava: era cosรฌ da milioni di anni.
Il Vynnykivskyi bazar รจ uno dei dodici mercati di Leopoli. Qui Oleh trascorre la sua infanzia aiutando i genitori al banco di frutta e verdura di famiglia. Fra quelle baracche di legno crescono anche Arseniy, Carpa e Mariya. Diventato adulto, Arseniy fa di tutto per imbarcarsi su una nave il cui equipaggio รจ dedito alla difesa dei cetacei attorno alle isole Fรฆr รer. Mariya supera lโesame per una borsa di studio che la porta a trasferirsi a Trieste. Se la massima aspirazione di Carpa รจ continuare a lavorare al bazar, per Oleh invece lasciare quelle mura diventa una sfida con se stesso fino a rendersi conto che l’unica via dโuscita รจ di darsi da fare sui libri. Ma il 24 febbraio 2022 la Russia invade lโUcraina e qualcosa per loro e per la storia cambia per sempre.
RECENSIONE
ร nel mese di dicembre che ho avuto lโoccasione di assistere alla presentazione del terzo libro di Massimiliano Alberti che riesce sempre a vestire i suoi lavori con copertine particolari che catturano immediatamente la mia curiositร .ย
Un titolo altrettanto insolito che subito fa immaginare unโambientazione lontana, chissร se solo nello spazio o anche nel tempo mi sono chiesta.
La lettura poi mi ha portata a considerare che il Vynnyki Bazar lo รจ in entrambi i casi.ย
Un luogo e un tempo che diventano palcoscenico su cui mettere in scena un tema caro a questo autore e cioรจ la difficoltร di crescere e da cui il lettore trae unโ implicita riflessione: vivere richiede una certa dose di coraggio.ย
Massimiliano Alberti con il garbo e la malinconica dolcezza che caratterizzano le sue narrazioni, racconta anche lโaltra faccia della medaglia e cioรจ che avere coraggio implica avere anche paura.
La paura di crescere, di cambiare, di restare indietro, di non farcela.
Emozioni contrastanti, che incalzano soprattutto durante il passaggio allโetร adulta, di cui lโautore ci narra attraverso le vicende del giovane Oleh e dei suoi amici tutti cresciuti nel contesto del Vynnyki Bazar, uno dei tanti mercati di Leopoli in Ucraina.
Ragazzi che si trovano a sperimentare ognuno a modo proprio il difficile compito di diventare grandi e in qualche modo affrancarsi da unโesistenza fatta di contorni spesso ruvidi.
Come รจ solito fare, questo autore racconta in particolare i turbamenti, le domande, i dubbi e le ribellioni dellโadolescenza, con una capacitร narrativa che ha un sapore familiare e che mi fa sempre tornare indietro nel tempo, con un misto di nostalgia.
Oleh, Arsiny, Marya e Carpa sembrano avere un destino giร segnato come puรฒ esserlo quello di coloro che non nascono negli agi ma in un contesto piรน duro come quello che dร il titolo al romanzo, descritto con grande attenzione e cura di particolari.
ร un’ambientazione questa che il lettore โsenteโ oltre che immaginare, sicuramente a causa della attuale guerra in corso in territorio ucraino, ma a mio avviso anche e soprattutto grazie alla capacitร stilistica dellโautore che con uno stile semplice e diretto trasporta il lettore allโinterno di questo luogo come fosse una dimensione.
Il Vynnyki Bazar infatti non รจ solo un mercato, un posto in cui lavorare o unโambientazione, ma รจ il simbolo della paura e del coraggio che ci vogliono a lasciare quello che pensiamo essere il nostro posto nel mondo.ย
Un microcosmo che non รจ accogliente nรฉ rassicurante ma che รจ comunque lโunica realtร conosciuta e che quindi รจ difficile lasciare perchรฉ andare verso lโignoto spaventa.
Nel mio immaginario il portone del bazar appariva cosรฌ alto che non potei non chiedermi se fossi mai riuscito a vedere oltre.
Se inizialmente Oleh non si pone nemmeno il problema di quale sarร la sua vita, รจ nel confronto con i suoi coetanei che comincia a insinuarsi in lui il timore di restare indietro, di rimanere fermo e di conseguenza solo.
Le giornate a venire furono un clichรฉ dei plurimi ritrovi presso le scalette colorate, con la sola differenza che piรน il tempo scorreva, piรน ognuno di noi portava con sรฉ lโirrequietezza di voler correre verso una meta propria.
Uno dei messaggi piรน significativi del libro รจ che per andare incontro al futuro e cercare di diventare qualcosa di piรน lโunico mezzo รจ la cultura.
Uno strumento che faccia della vita non solo sopravvivenza ma realizzazione di sรฉ, una spinta ad avere aspirazioni.
Un particolare che il protagonista coglie in questo passo e che lโautore ha immortalato in immagine nella stessa cover del libro.
Dopo pochi metri, perรฒ, qualcosa in alto mi distrasse. Incastonato sulla parete di una casa che si affacciava verso il bazar, cโera un mosaico con raffigurate due donne: una teneva fra le braccia un mazzo di spighe, lโaltra aveva un libro aperto tra le mani.
Lโautore caratterizza personaggi molto diversi tra loro per cui รจ impossibile non provare empatia o identificarsi con essi.
Ripercorriamo le stesse fragilitร che spingevano anche noi da ragazzi a mostrarci piรน in gamba, piรน interessanti e piรน forti di quello che in realtร eravamo.
Il libro รจ breve perchรฉ come lo stesso autore mi ha raccontato il suo era il desiderio di dare alla storia unโimpronta da sceneggiatura ma ciรฒ non toglie che sia ricco: ritroviamo unโUcraina che conserva ancora le tracce del suo legame con la Russia, i movimenti politici che guardano allโingresso in Europa, ci sono lโamata Trieste, la durezza della vita in un paese che cerca di affermare una propria identitร e la speranza di renderla migliore.
E infine come tristemente la cronaca ci racconta cโรจ la guerra.
Sarร proprio il conflitto tuttora in corso a mettere i ragazzi del bazar ormai adulti davanti al destino che li attende, riportando i desideri passati, le paure e i progetti su tuttโaltro piano.
Ma a un tratto quel Paese che guardavano con malinconia, come quando ci si incanta davanti a un carillon, smise di suonare il tenero motivo della loro infanzia. I confini dellโUcraina avevano iniziato a scricchiolare e dai telegiornali traspariva lโorribile presagio che la terra stesse per staccarsi fra due realtร .
Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D’un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdรฌ pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese piรน vicino, Sant’Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall’auto รจ evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l’auto, padre e figlio trovano ospitalitร da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, รจ proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant’Anna del Sannio, poche centinaia di anime, รจ un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c’รจ Gaia, il cui sorriso รจ perfetta sintesi del suo nome. Sarร proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneitร ogni apparenza. Perchรฉ Pietro รจ un uomo che vive all’inferno. “I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalitร รจ una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto piรน se hai un solo reddito, diventa una maledizione.” Ma la povertร non รจ la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all’altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, perรฒ, si troverร di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l’umanitร che ancora resiste, fatta il piรน delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con “Fame d’aria”, Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti piรน intensi: l’amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.
RECENSIONE
Questa recensione nasce non solo dopo aver letto il nuovo libro di Daniele Mencarelli ma anche dopo aver assistito alla presentazione del medesimo presso la rassegna โRomans Dโautore.โ
Posso dire che sentir parlare questo scrittore รจ stata unโesperienza che ha dato un valore aggiunto alle riflessioni scaturite da questo libro, un piacere e unโemozione poter ascoltare un grande comunicatore come lui.
Lo stesso tipo di comunicazione che egli mette nelle sue pagine, senza sconti, senza fronzoli, diretta, asciutta, intensa, forte, vera.
Fame dโaria ne รจ un esempio, ultimo suo lavoro che tratta un tema di cui si parla poco o comunque superficialmente, come egli stesso afferma durante la presentazione.
Un romanzo incentrato sulla disabilitร vissuta dal punto di vista genitoriale, che mostra senza pudore alcuno (e fa bene a farlo secondo me) quanto unโesistenza come quella del protagonista possa consumare fino a lasciare il vuoto dentro e intorno.
Pietro รจ un uomo a cui รจ capitato un figlio gravemente disabile, una disabilitร che ha finito per fagocitare ogni altro aspetto della sua vita, schiacciato non solo dalla quotidianitร con Jacopo, che necessita di assistenza assidua e continua, ma anche dalle gravi condizioni economiche in cui versa.
Un mix letale per qualsiasi esistenza che voglia significare vivere e non solo esistere appunto, letale per il cuore di Pietro che un poโ alla volta negli anni finisce per inaridirsi.
Un cuore che non sente piรน niente se non un odio profondo per un destino tragico.
In quel momento, anche il suo dolore, quello che lo accompagnava dalla prima volta in cui gli comunicarono che il figlio era malato, assunse altra forma. Da dolore a repulsione. A odio.
Un abito perfettamente cucito addosso a questa storia titolo e cover del libro che sebbene possano risultare inizialmente quasi disturbanti, risultano invece perfetti al termine della lettura.
Perchรฉ bisogna dirlo questa รจ una storia a tratti disturbante, come lo รจ lo stesso Pietro durante lo scorrere della vicenda, un uomo svuotato, cinico, duro fino quasi a essere brutale.
Non si puรฒ non comprendere perรฒ che ha tutte le ragioni per esserlo diventato, grazie ad una serie di flashback nella narrazione grazie ai quali intravediamo sempre piรน il fondo nero e buio del baratro in cui egli รจ imprigionato.
Ed รจ fotografando attraverso le parole unโesistenza come purtroppo ne esistono molte simili a quelle di Pietro e Jacopo che Mencarelli denuncia due grosse piaghe della societร odierna: lโisolamento e lโabbandono.
Non ci sono persone accanto a questa famiglia ad alleviare le incombenze e le sofferenze di una vita completamente dedicata ad un altro essere umano che non puรฒ fare niente autonomamente nรฉ istituzioni.
Un urlo forte quello dellโautore contro lโindifferenza, il disinteresse e la discriminazione in cui versano molte famiglie che ogni giorno fanno i conti con la disperazione e a cui vanno i suoi ringraziamenti al termine del libro: ai dimenticati.
Quando Pietro ascoltรฒ per la prima volta la voce di suo figlio esibirsi, ancora incerta ma piena di determinazione, in quelle due magnifiche sillabe, papร , si sentรฌ realizzato come ogni uomo che si scopre riamato dal suo amore piรน grande. Poi venne la notte. Questa รจ lโimmagine che Pietro ha del suo passato. Scese, senza furia, un tanto al giorno, una tenebra piรน fitta della morte.
Ecco perchรฉ il titolo del libro รจ incredibilmente centrato perchรฉ รจ proprio questa la sensazione che si avverte ad entrare nei pensieri di Pietro, la mancanza di ossigeno.
La sensazione che suscita vivere in una notte eterna come รจ la vita di questo personaggio รจ infatti lโapnea, e il buio evoca proprio uno spazio chiuso, piccolo, soffocante che sta a simboleggiare la vita del protagonista, cioรจ unโesistenza senza via dโuscita, una scatola chiusa in cui non filtra aria e da cui รจ impossibile uscire.
Ha fame dโaria. ร come se la realtร gli si stringesse addosso.
Mencarelli racconta infatti un dolore a cui non cโรจ rimedio che mette alla prova qualsiasi residuo di umanitร .
Ma spesso lโumanitร stessa riesce a resistere dove non lo crederesti possibile, riesce ad assumere forme e modi inattesi, improbabili e impensabili, come un fiore che nasce dal cemento.
In questo caso assume le fattezze di persone incontrate per caso, in un paese sperduto e in declino come SantโAnna del Sannio che lโautore immortala nel cuore del lettore in questo bellissimo passaggio:
Arroccata alla sua collina, illuminata da un sole stretto in mezzo a nuvole gigantesche, incombenti, SantโAnna del Sannio si mostra nella sua piccolezza. Vista da cosรฌ, nemmeno il cuore prosciugato di Pietro riesce a impedirsi quello che gli occhi comandano. ร bella. SantโAnna del Sannio รจ bella. Come quei presepi impolverati, buttati dentro scatole riposte in cantina, da anni utili a nessuno.
Calzante questo riferimento ad un presepe abbandonato, un posto in cui il futuro sembra non poter entrare e che รจ lo scenario ideale per Pietro che non puรฒ immaginare un domani diverso dal proprio presente.
Eppure proprio in questo piccolo paese dimenticato del Molise si nasconde la via della speranza, composta da una parola gentile, da un piatto caldo, da un sorriso sincero, da un panorama mozzafiato.
Piccoli gesti, sguardi.
Attimi, come quelli in cui Pietro trova un lieve sollievo, tra il sonno e il destarsi come se il sogno fosse lโunica via di fuga ad una realtร invivibile.
Ecco cosa vuole dirci lโautore: la bellezza รจ fatta di piccole cose ma sono proprio queste a salvarci.
E se non ci salvano per lo meno ci mostrano che puรฒ ancora esistere speranza.
ร stata una delle piรน strazianti immagini del Ventesimo secolo: due ragazzini, due principi, che seguono il feretro della madre sotto gli occhi addolorati e inorriditi del mondo intero. Mentre si celebrava il funerale di Diana, principessa del Galles, miliardi di persone si chiedevano quali pensieri affollassero la mente dei principi, quali emozioni passassero per i loro cuori, e come si sarebbero dipanate le loro vite da quel momento in poi. Finalmente Harry racconta la sua storia. Con la sua cruda e implacabile onestร , “Spare. Il minore” รจ una pubblicazione epocale. Le sue pagine, dense di analisi e rivelazioni, sono frutto di un profondo esame di sรฉ e della consapevolezza – conquistata a caro prezzo – che l’amore vince sempre sul lutto.
RECENSIONE
The spare, il minore. O anche la riserva. An heir and a Spare, un erede e la sua riserva.
ร cosรฌ che si รจ sentito per tutta la vita un ragazzo dai capelli rossi, una riserva. Qualcuno che รจ nato solo per fare da eventuale rimpiazzo al primogenito. Non aspettatevi rivelazioni sconvolgenti da The Spare, che รจ in realtร un libro di memorie del principe Harry, il suo punto di vista su avvenimenti accaduti allโinterno della sua famiglia.
La storia รจ narrata in prima persona da Harry, e non รจ da tutti i giorni sentire un reale, o meglio ex reale, che parla di sรฉ e della sua famiglia come se fosse davanti ad una birra al pub con amici. La vera protagonista di The spare รจ la mamma di Harry, la principessa Diana: viene citata spessissimo, ed รจ evidente come Harry ancora soffra per la perdita dellโamatissima madre.
Provate ad immaginare un ragazzino di 12 anni che non puรฒ nemmeno piangere in pubblico, che deve controllare le sue emozioni, e che porta dentro di sรฉ questo enorme fardello per tutta la vita. Provate ad immaginare che questo ragazzino รจ un principe, che suo padre รจ anche un bravo papร , ma piuttosto anaffettivo, un uomo che non sa come dimostrare il suo affetto ai figli. Verso suo padre perรฒ Harry ha anche buone parole, e lo giudica come un uomo in fondo buono, uno che ha sempre lavorato, un ambientalista bullizzato dai media.
โ Da decenni lottava per mettere in guardia la gente sul cambiamento climatico, senza mai cedere, nonostante venisse crudelmente deriso dalla stampa come una Cassandra istericaโ.
Non mancano aneddoti divertenti come re Carlo che, stufo dei litigi fra i figli, dice: โ Basta ragazzi, fatemi passare in pace i miei ultimi anniโ o anche lโescursione di Harry al Polo Nord con conseguente congelamento delle parti basse e qualcuno che gli suggerisce di mettere la crema di Elizabeth Arden.
Non manca ovviamente la regina Elisabetta, al quale Harry chiede anche lโapprovazione di poter tenere la barba durante il matrimonio, il principe William che da compagno di giochi e di scorribande diventa quasi un nemico divorato dalla competizione col fratello, fino allโ incontro con Megan e la decisione di abbandonare il Regno Unito per fuggire dai paparazzi.
Non รจ stato semplice accostarmi a questa lettura, confesso di aver pensato: โ โ Ecco le memorie di un povero miliardario che vuole lavare in pubblico i panni sporchi della sua famiglia e ricavarci qualche soldinoโ.
In realtร ho riflettuto su quanto Harry si sia davvero sentito una ruota di scorta per tutta la vita, di quanto la perdita della madre lo abbia profondamente condizionato e lo abbia spinto ad essere anche cosรฌ rivoluzionario nel decidere di sconvolgere totalmente la sua vita. Ci sono molte pagine dedicate alla sua esperienza nellโesercito, al volontariato, agli Invictus games nati per aiutare i veterani e le loro famiglie.
ร come se Harry avesse voluto raccontare ogni minima parte della sua vita, come per liberarsi di un peso e confidarsi con un amico. A volte anche con ingenuitร , e con un tono quasi โneutroโ, come se non volesse lasciar trasparire troppe emozioni. Anche se le emozioni vengono fuori quando affronta il tema dei paparazzi, giudicati colpevoli della morte di Diana e di aver perseguitato sua moglie Megan.
โ Credevo che attraversare il tunnel avrebbe portato la fine, o una breve cessazione del dolore, del decennio di implacabile doloreโ.
La lettura mi ha emozionato, cosรฌ come sentir parlare della tanto amata Principessa Diana, la regina di cuori di un intero popolo. Sicuramente ogni famiglia ha i suoi problemi, ed Harry ha infranto ogni regola di protocollo della famiglia reale. โ Mai spiegare, mai commentareโ: lui invece ha davvero rivoluzionato questo concetto.
Chiunque voglia leggere questo libro deve abbandonare ogni pregiudizio e cercare di dimenticare che a scriverlo รจ stato un ex reale. Lโautore รจ solo una persona alla disperata ricerca di unโidentitร e del proprio scopo nella vita.
โQuando qualcuno di questa famiglia scapperร e comincerร a vivere?โ