DANCING IN THE DARK di Moloko Blaze

DANCING IN THE DARK di Moloko Blaze

Titolo: DANCING IN THE DARK
Autore: Moloko Blaze
Serie: Autoconclusivo
Genere: Spicy Romance
Narrazione: Prima e Terza persona
Tipo di finale:chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 23 Febbraio 2023
Editore: Self publishing

TRAMA


Quando le viene proposto di diventare la violoncellista dei Cult Of Essence, band indie folk in ascesa, capitanata dall’ambizioso frontman Eric Jordan, River Price sale su quel bus senza guardarsi indietro. In fondo, non ha nulla da perdere visto che ha già perso tutto, compresa una vaga affezione nei confronti della vita. River vive suonando per strada, le sue radici le ha recise da tempo e non ha il sogno di un futuro a cui affidarsi. Al contrario di Eric, che invece da quel futuro è tragicamente ossessionato. Un sogno che coltiva da dieci anni e che sarà il riscatto per la sua famiglia, che merita tutto ciò che lui sarà in grado di offrire con la fama e la ricchezza. E poi c’è la musica, su cui lui ha basato la sua intera esistenza, a costo di rinunciare a tutto il resto, amore compreso. Niente e nessuno dovrà frapporsi fra lui e quel futuro, nemmeno quella violoncellista prelevata dalla strada e che lo ha stregato dal primo istante. Ciò di cui Eric non tiene conto però è l’amore sconfinato che quella ragazzina a cui piace “danzare nell’oscurità” ha tutta l’intenzione di donargli, persino senza ricevere nulla in cambio.

RECENSIONE


You can’t start a fire
You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire
Even if we’re just dancin’ in the dark

Quante volte abbiamo ballato sulle note di questo pezzo? Probabilmente moltissime, considerando che è stato pubblicato la prima volta quasi quarant’anni fa, nel 1984. Una canzone che ha fatto la storia della musica consacrando il suo autore, Bruce Springsteen, sull’Olimpo dei più grandi musicisti di sempre. La genesi del brano fu particolarmente complessa perché nel testo Bruce espresse il profondo senso di inadeguatezza e isolamento che nutriva verso lo show business, un’amarezza che ricorreva già dal precedente successo, The River: «Più che ricco o famoso o di successo, io volevo soprattutto diventare grande» come ha detto lui stesso.
Il testo lo scrisse in una notte, esprimendo di getto tutta la frustrazione per l’imposizione della sua discografica di creare una hit. Già dalla prima strofa i suoi sentimenti divampavano cristallini: «Mi sveglio di notte e non ho niente da dire. Torno a casa la mattina, vado a dormire con la stessa sensazione. Sono solo stanco e annoiato da me stesso. Hey piccola potresti essermi d’aiuto?».

Un ritmo incalzante insieme a cui un testo disarmante che gridava voglia di autenticità in un mondo falso furono determinanti a raggiungere la vetta di tutte le maggiori classifiche di allora.

Una canzone bellissima e potente, proprio come questo libro, che ripercorre alcune tematiche che nel testo del famoso brano emergono vivide, trovando la loro massima espressione tra queste pagine appassionate: la voglia di successo, il prezzo da pagare per poterlo raggiungere, il complesso mondo dello show business con le sue insidie e patinate apparenze, la caduta nelle dipendenze per chi è troppo fragile e giovane per sopportare la pressione mediatica che ne consegue. Un effetto a catena disastroso e oggi ancora più devastante con l’avvento dei social, che spesso porta ad annullarsi, per far predominare il personaggio sull’essenza della persona.

Moloko Blaze, autrice eclettica e sperimentatrice, torna al suo pubblico con ciò che la rappresenta maggiormente, ovvero un genere di racconti profondamenti originali, in cui la chiave di lettura risiede spesso nelle complessità dell’animo umano, con l’insieme di ciò che lo rende fragile, sbagliato, controverso, spezzato e imbrigliato in tormentati conflitti interiori. Percorsi di crescita che non risparmiano nulla ai lettori ma soprattutto ai protagonisti, come avviene in queste pagine indimenticabili, intrise della passione bruciante che si scatena tra due giovani musicisti, Eric e River, uniti dalla musica ma divisi da molto altro: l’ambizione, l’insicurezza, il senso di inadeguatezza, la voglia di successo e la paura di soffrire.

«Non puoi accendere un fuoco passando il tempo a piangere sopra un cuore infranto, anche se stiamo solo danzando nell’oscurità.»

Così cantava The Boss, un inno a non farci sopraffare dal dolore o dalle emozioni negative e non permettere che queste ci controllino, proprio come accade a River, meravigliosa creatura, protagonista di questa storia.


A lei non importava ricevere affetto, ma non si faceva alcuno scrupolo a darne. River era sempre stata una di quelle ragazze un po’ ingenue nelle relazioni, poco strategiche. Ne era abbastanza consapevole, eppure non lo sentiva come un difetto, amava quella caratteristica di sé. Non aveva mai avuto paura di affezionarsi. 


River è un’anima ferita, gravata da un passato che l’ha martoriata di sensi di colpa fino a farla (quasi) annullare. Vicende che l’hanno lesionata nel profondo, anestetizzandola alle emozioni e riempendola di vulnerabilità, accuratamente nascoste agli altri. Il suo candore emotivo disorienta e confonde fino a intenerire, rendendola un personaggio sfaccettato non convenzionale e per questo di intensa autenticità. Dotata di un talento musicale innato che ammalia, quando suona è capace di trasportare in un’altra dimensione non solo sé stessa, permettendo alla musica di divenire un rifugio personale dove fondersi e proteggersi così dal mondo, ma anche chi l’ascolta.


Un cuore che sanguina è un cuore che batte. Un respiro mozzato è la vita che esplode. L’unico modo di scoprire se esisti è farti male. Farti male è l’unica strada che ti fa stare bene. L’ombra è ciò che ti fa accorgere della luce. Tu sei l’unico modo per sapere chi sono io.


Il suo violoncello le offre ricordi struggenti ma anche attimi di preziosa serenità, la stessa che sembra aver perduto per sempre. Il suono è dolce e armonico, ma anche corposo, tipico di uno strumento tanto difficile quanto affascinante, soprattutto per chi ha l’animo sensibile, proprio come lei.

Ed è proprio attraverso la musica che River prova a rimettersi in strada, facendolo in ogni modo possibile, sia metaforicamente che letteralmente, accettando di salire sul tour bus di una giovane band composta da talentuosi musicisti indie-folk:


I Cult Of Essence erano tutti carini, ma Eric Jordan aveva qualcosa che lo poneva subito sotto un altro riflettore. Aveva carisma e lo riversava quasi tutto sul palco, ma ne conservava una piccola quantità per usarlo a suo piacimento nelle situazioni che lo richiedevano.


Determinato, magnetico, ambizioso, leader naturale non solo di un gruppo di musicisti ma anche di amici che riconoscono in lui il mentore di un progetto di vita, su cui scommettere ogni attimo della loro esistenza, ogni desiderio o sogno in cui condensare i loro singoli talenti e generare una particolare alchimia.

Eric concentra in sé ogni aspetto tipico di una rockstar: la sfrontata bellezza, l’indiscusso carisma, il fisico sexy, il perfetto magnetismo da frontman e una voce graffiante e oscura. Caratteristiche che se da una parte fanno impazzire migliaia di groupies (come negare l’evidenza, d’altronde), dall’altra gli promettono di avere sempre più successo, soprattutto grazie ad una mente lucida e determinata che gli evita di cadere nelle comuni spirali di auto-distruzione, di cui spesso sono vittime protagonisti di questo calibro.

Ci troviamo stavolta davanti a un uomo adulto (seppur appena trentenne), centrato e con uno spiccato senso di responsabilità non solo per sé stesso ma anche verso gli altri, come i suoi compagni e la sua adorata famiglia, composta dal padre e dalla sorellastra Dana.

Un protagonista schietto, puro, molto lontano dal poter essere definito stereotipato:


«Continui a non rispondere, Nashville.» Lei scrollò le spalle, come se il motivo non fosse importante. «Ecco…io…io credo di aver perso un po’ la bussola.» «Per cui hai deciso di perderti ancora di più salendo sul nostro tour bus» concluse lui, come se fosse anche un suo pensiero. River non poté fare altro che interpretare quel commento come un modo per dire che entrambi erano saliti su quel bus per perdersi ancora e ancora, non avendo idea di quale fosse la loro direzione. Ma dubitava che per lui fosse davvero così. Lui sapeva benissimo cosa voleva raggiungere e i tempi in cui lo avrebbe fatto.


Due protagonisti caratterizzati in modo così originale e accurato da essere veri, credibili. Eric col suo implacabile pragmatismo e la sua solida personalità; River con la sua candida sensibilità miscelata ad arte a una confondente onestà emotiva.

Tra loro nascerà un sodalizio artistico raro e prezioso, capace di distaccarli dalla realtà e farli toccare livelli di immersione emotiva che sfiora la perfezione. Non solo da un punto di vista musicale. Emozioni così forti e sconosciute da spaventare entrambi, fino a respingersi, cercarsi, nascondersi, volersi, perdersi e disperarsi fino a farsi inghiottire in un vortice di luce e buio, vita e morte, amore e odio.


La verità era che mi spaventava la sua luce tanto quanto la sua ombra.


Un viaggio on the road stupendo e avvincente, grazie al quale il significato stesso del viaggio si estende in molte direzioni: scoprire nuove realtà e umanità, oltrepassare la propria comfort zone, allargare la mente e soprattutto crescere e maturare per conoscere meglio sé stessi, affrontando angosce, manchevolezze e sensi di colpa, in un lungo e duro percorso a ostacoli.

Viaggiare è un modo di cambiare, una trasformazione che avviene attraverso la visione di nuovi luoghi e il contatto con persone diverse. Se da una parte Eric è in viaggio per affermarsi e migliorare la propria esistenza, per River è fuga, ricerca di libertà e pace.

Dancing in the dark racchiude in sé l’eterno fascino del viaggio, con le sue molteplici accezioni, capaci di rispecchiare la vita stessa.
Vita e viaggio, effettivamente, sono forme di movimento e contengono il desiderio di cambiamento.
Il significato del viaggio è soprattutto nel suo percorso, che ha una funzione formativa, come accade ai due protagonisti, che impareranno a entrare in contatto con loro stessi, e ad aprire finalmente il loro cuore all’altro. Un cammino tutto in salita, spesso sull’orlo del precipizio, in bilico, soprattutto per River:


L’acqua l’aveva sempre affascinata. L’acqua era in grado di ripulire, ma anche di distruggere. L’acqua poteva far nascere una vita ma poteva anche uccidere. L’acqua di un fiume era viva, dinamica, sempre in movimento, ma correva inesorabile verso l’oceano, annullandosi in esso. River si sentiva ben rappresentata dal suo nome, si sentiva esattamente come un fiume. Il lago era diverso, più stabile, meno impervio. Più solido. River lo associava all’immagine che aveva sempre avuto di Eric.


È proprio lei che dovrà percorrere la strada più lunga, come l’acqua più inquieta e tormentata che deve attraversare strettoie e superare pendii per raggiungere la quiete del lago. È lei che evolverà maggiormente, per lasciarsi alle spalle dolore, eccessi, ingenuità, ossessioni, insicurezze, che la intrappolano in dipendenze e relazioni tossiche cercate per annullarsi e non sentire niente. Un itinerario che la porterà ad attingere alle sue risorse interne, mostrando quanto questo “pulcino” abbia in realtà più coraggio e forza di volontà di quanto non ci si aspetti.

L’autrice alterna il racconto tra la terza e la prima persona. Una scelta originale che mette in prospettiva una parte della narrazione e, simultaneamente, consente al lettore di entrare nei pensieri del protagonista maschile (solitamente tenuti nel mistero grazie al POV solo femminile) in modo diretto . Stavolta avviene diversamente: è Eric a mostrare i suoi pensieri, mentre River è più distante. Uno scambio sofisticato e ritmato a dovere tra punti di vista differenti, che amplifica la natura dei due protagonisti: la schiettezza di lui e l’oscurità di lei.


L’aveva intitolata “Dark River”, e ora lei gli avrebbe dimostrato quanto oscuro fosse il fiume che lo avrebbe travolto. Cominciò a muoversi sinuosa come una sirena, lentamente ma accogliendolo fino in fondo, fino a farsi male. Fino a fare male. Voleva entrare in lui, così come lui era entrato in lei, nel suo ventre, nei suoi occhi, nel suo cuore. Si era piantato lì al centro del petto, come un seme. Ne era cresciuta una pianta che le aveva donato una nuova linfa vitale. Era così che si sentiva quando faceva l’amore con lui. L’atterriva e la galvanizzava contemporaneamente, due estremità che escludevano qualsiasi via di mezzo. 


L’autrice, Moloko Blaze, conferma con questa uscita il suo profondo legame con la musica, di cui è una grande conoscitrice e che trasmette con amore incondizionato ai suoi lettori. Già in altre sue precedenti opere, come Playing Time, era chiaro quanto la musica fosse connessa all’atmosfera della storia, come a ricreare ogni volta il perfetto scenario per i suoi protagonisti.

È grazie alla musica che si creano incontri, intrecciano sguardi, generano emozioni in un scadenzato fluire di parole e sonorità magnifiche, quelle dei Cult of Essence, in cui Eric e River troveranno il loro palcoscenico, grazie anche a canzoni scritte in modo autentico e convincente, tanto da poter essere composte in musica.


River si lasciò sfuggire un sorriso amaro. Avevano un altro brano, parole e parole emergevano come piante su un campo seminato. Raccoglievano i suoi frutti, li rendevano presentabili, li lucidavano per la vendita. Davano al mondo qualcosa che all’inizio era sottoterra, al buio. Davano al mondo buona parte di loro stessi, consapevoli di aver costruito qualcosa in continua crescita, una creatura viva che di giorno in giorno regalava un ramo, un fiore. Un’idea. Insieme a Eric le veniva tutto facile, anche vivere.


Un aspetto importante è rappresentato dalla folta schiera di personaggi comprimari, molto interessanti e soprattutto ben assortiti: i membri della band, ognuno con le sue manie/debolezze/diversità; il manager Brian; la seducente e velenosa promoter Sandra; il pusher Rubens; l’antagonista Kenneth, leader della band rivale; i familiari dei protagonisti fino all’autista – bodyguard Phil.

Ognuno di loro è perfettamente delineato e collocato per funzionare a dovere come fosse un elemento di un’orchestra, che per rendere al meglio deve entrare in sintonia l’uno con l’altro. Un esercizio perfetto che crea le basi per offrire ai protagonisti il loro percorso individuale, e calibrare al meglio luci e ombre sul palco e dare ad ogni scena la perfetta atmosfera.

Ognuno ha un ruolo designato, nessuno esce o entra dalla scena in modo improprio, grazie all’esperta conduzione di una regista impeccabile, che non lascia nulla al caso.


Non mi sarei mai liberato del sogno di lei. Mi sarebbe rimasto incollato all’anima come una canzone, una lacrima invisibile che avrebbe solleticato il mio cuore per sempre. Un cuore che per molto tempo avevo creduto inutilizzabile.


Quanta voglia di vita si intesse in queste pagine, che richiamano con forza le parole del brano che le ha ispirate: per accendere un fuoco serve una scintilla.

Una lettura che travolge e convince facendo riflettere sull’importanza di avere una passione nella propria vita per qualcosa, qualsiasi cosa che possa accendere il fuoco della gioia e mantenere viva la speranza di farcela, nonostante tutto, pur muovendosi nel buio.

Si parla anche di “fame” e della necessità, a volte, di avere una “reazione d’amore”, adducendo al bisogno di connessione e intimità, non solo in ambito romantico, ma anche nel trovare qualcuno che ci capisca a un livello più profondo. Un viaggio in cui ritrovare se stessi, come accade tra Eric e River, che impareranno a uscire dall’oscurità insieme, dopo aver iniziato ad amarsi in silenzio, di nascosto, dietro una tenda, nel buio di una cuccetta sospesa sulla strada, tra promesse infrante e sogni da avverare.


Ho deciso di farmi trascinare dalla corrente.

Insieme a te.

Ho paura dell’acqua scura.

Ma è bello avere paura. Insieme a te.


Dancing in the dark, letteralmente “ballando col buio”, è una storia graffiante, a tratti cruda ma di una profondità emotiva che spiazza.

Una storia d’amore meravigliosa come una canzone indimenticabile, una di quelle che restano in testa e tatuano l’anima. Sensazioni forti come una corsa a perdifiato, verso il successo o per riconnettersi alla vita, su un bus che sfreccia sull’asfalto senza fermarsi, all’inseguimento di desideri da raggiungere, priorità da rivedere, cuori da salvare.

Tra cadute, risalite, rincorse e attese Moloko Blaze racconta la vita, scrivendo una delle sue storie più belle e intense.

Chapeau.

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UNA STORIA DI SESSO di Miss Black

UNA STORIA DI SESSO di Miss Black

Titolo: Una storia di sesso
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Dicembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Brielle e Frank si sono incontrati in un club per scambisti. L’idea è stata del ragazzo di Brielle, ma i risultati poi non gli sono piaciuti. In quanto a Brielle, lei non voleva neppure andarci. Con l’uomo che le è capitato si è trovata bene, Frank è un bel tipo ed è bravo a letto, ma non sentiva il bisogno di sperimentare.
Ormai, però, ha sperimentato. Il suo ragazzo si è infuriato e l’ha mollata nel mezzo del nulla, andandosene. Frank le ha dato uno strappo verso il centro.
Sembra l’inizio di una storia di sesso, erotica ma inconsistente, solo che…

RECENSIONE


Quella che aveva puntato Frank portava un vestito orientale con dei ricami di crisantemi dorati, una specie di stola di seta nera e una parrucca… doveva essere una parrucca, giusto?

Avrebbe dovuto avere un aspetto lezioso, ma più che altro sembrava terrorizzata. Frank non capiva perché, nessuno le aveva obbligate a venire. Anzi. Lo Switch era un club privato. Un club per scambisti.


Torna a tenerci compagnia la signora Black, che ha fatto del genere erotico una dimensione letteraria speciale, ricca di sfumature emotive, in grado di intenerire, infuocare, commuovere, riflettere e intrattenere, come in questa storia, il cui titolo essenziale e diretto racchiude il suo stile, graffiante e asciutto.
Una storia di sesso parla di sesso, ovvio, non solo perché è una delle componenti che ritroviamo sempre nelle storie di questa autrice eclettica ma soprattutto perché è il sesso il motivo scatenante l’incontro dei due protagonisti, Frank e Brielle. Non è la prima volta che accade nei suoi libri, ma stavolta l’ambientazione, un club per scambisti, aggiunge un elemento piccante di notevole portata, se non una delle trasgressioni più diffuse e praticate.


«È molto geloso. Troppo. Ha proposto una serata in un club per scambisti, in modo da sublimare una volta per tutte la sua gelosia».


Brielle, come accade forse per molti partner, si ritrova ad assecondare il desiderio del proprio compagno a vivere un’esperienza piuttosto trasgressiva, ovvero concedersi ad un’altra persona, insieme o separatamente, in modo occasionale. La voglia di novità e il desiderio di rompere la monotonia del rapporto o, molto semplicemente, per sperimentare qualcosa di nuovo sono le più frequenti dinamiche che spingono a questo tipo di erotismo, in cui l’altro è visto di base come oggetto sessuale, in rapporto alla sua capacità di far provare piacere e appagamento. E in questa situazione a guadagnarci è proprio Brielle, che con Frank si ritrova a vivere un sesso a a cinque stelle:


Poteva sembrare una follia, ma non aveva mai conosciuto nessuno bravo a letto come quel tizio. Nessuno le aveva mai dato tanto piacere. Con lui era facile lasciarsi andare.


Passare dal panico al piacere estremo, così coinvolgente da dimenticare tutto il resto, è un attimo e quello che sembrava essere un semplice incontro di sesso occasionale assume tutt’altra portata.

Scoprirlo sarà divertente, spassoso, a tratti anche turbante (e conturbante) ma soprattutto liberatorio, sensazione che accade di frequente durante le letture di Miss Black, autrice capace di regalare storie mai banali, che mettono a fuoco in modo perfetto tematiche attuali come il prezzo che richiede il successo (a più livelli), il senso di inadeguatezza e inferiorità che confondono fino a far dubitare di ogni cosa o persona, e l’umana inclinazione a sottovalutare i momenti che rendono felici anche avendo poco e nulla, anche senza essere nessuno se non tutto per noi stessi e chi riteniamo importante nella nostra vita.


Ripensò al modo in cui Frank l’aveva seguita nel labirinto, quella sera. Aveva scelto lei, proprio lei. L’aveva acchiappata per la vita e, per un attimo, Brielle aveva sentito il suo corpo dietro al proprio. 


Il labirinto è un elemento che è presente sia all’inizio che alla fine della storia. Il labirinto è anche una metafora per il libro, ovvero un luogo che in cui ci si perde, fatto apposta per disorientarsi e smarrirsi. Ecco, Miss Black ci regala proprio un’esperienza simile, con la finale soddisfazione di essere stati appagati in ogni senso.

What’s better?

DIMENTICARE GLI EX E ALTRI ESERCIZI ZEN di Miss Black

DIMENTICARE GLI EX E ALTRI ESERCIZI ZEN di Miss Black

Titolo: Dimenticare gli ex e altri esercizi zen
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: POV singolo (Jo)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Novembre 22
Editore: Self publishing

TRAMA


Josephine immaginava una vita con Andrew. Erano perfetti. Entrambi giornalisti, lui direttore del canale all-news in cui lavoravano entrambi, affiatati a letto, grande intesa intellettuale. Ma Andrew l’ha scaricata e la vita di Jo è andata a pezzi.
Proprio in quel momento però, neanche fosse un segno del destino, Jo riceve in eredità una casa nell’Essex. È il luogo perfetto in cui rintanarsi per leccarsi le ferite e meditare sulla propria vita. Andare avanti non è per niente facile. È ossessionata dal ricordo di Andrew. Ogni mattina si sveglia pensando a lui, il corpo che lo desidera fisicamente, la mente che continua a ripercorrere ogni istante della loro relazione. Di Patrick O’Rourke neanche si accorge. Certo, Patrick è bello, è l’uomo più bello che abbiano mai visto da quelle parti. Al pub locale le ragazze cercano modi sempre nuovi per avvicinarlo, fallendo ogni volta.
Jo per fortuna è immune. Ma lo è davvero?

RECENSIONE


Un titolo che racchiude in sé due missioni, piuttosto impegnative, ovvero superare un amore (dopo un tradimento e un licenziamento) e rinascere mettendo tutto in prospettiva. Facile a dirsi, difficile a farsi, soprattutto se l’ex in questione diventa un’ossessione che tortura sia fisicamente che mentalmente la protagonista del nuovo romance firmato Miss Black. Una storia incentrata su tematiche profonde come il senso di colpa, l’elaborazione di un lutto, presentato sotto molteplici forme. In primis quello di una relazione finita malamente, fatto che a essere onesti metterebbe a dura prova moltissime persone. E quindi cosa fare?


Nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.


Guardandoci indietro, è strano notare come spesso le casualità trascinino verso certe decisioni piuttosto che altre, trasformandosi in veri e propri segni del destino. Vi è mai capitato?
È quasi come se l’Universo ci desse qualche suggerimento in merito al nostro futuro. Nulla ci viene imposto, ovvio, ma spesso capitano degli eventi piuttosto indicativi, come alla protagonista, che si ritrova senza lavoro e con una casa ereditata da uno zio quasi sconosciuto. Questi eventi possono essere interpretati come segni del destino da chi sa guardare oltre la semplice razionalità, anche se Jo pensa solo a sopravvivere al mondo che le è appena crollato addosso, alla fine di un amore di cui non si dà pace.


Anche se l’aveva scaricata nel modo più infame e vigliacco possibile, Jo continuava a sentire la sua mancanza. Di quello che erano stati. Di quello che avrebbero ancora potuto essere, se lui non si fosse invaghito di un’altra. A lei, all’altra, Jo non pensava.


Jo incarna tantissime persone che come lei non si rassegnano, nonostante il tradimento e l’umiliazione. Un personaggio davvero credibile e umano, che si ama e intenerisce. Un dolore da affrontare, lo spirito di sopravvivenza da gestire.


Quella casa enorme persa nel nulla, senza dubbio malridotta, poteva diventare la sua tana per un po’. Come le tane delle volpi, scavate tra le radici degli alberi. Prese le chiavi dallo scomparto porta oggetti.


Un luogo isolato, una vita da ricostruire. Basta così? No, a rendere tutto più complicato (e intrigante) l’incontro con uno sconosciuto, un uomo che a vederlo sognare è immediato. Miss Black si diverte a mettere sulla strada di Jo la nemesi di colui che il cuore glielo ha ridotto a brandelli, ovvero Patrick, detto Pat.

Solitario, gentile, falegname, bello da impazzire, eppure ritroso ad ogni tipo di relazione, casto per scelta. Buffo? Una delle parti più intense è quanto il loro rapporto basi le sue fondamenta sull’amicizia, che a lungo andare si consolida in complicità fino a trasformarsi in vera intimità, non solo del corpo ma della mente. Pat è bellissimo sotto ogni punto di vista, l’amico che salva, che riesce a stare in silenzio e che è capace di farti vibrare sotto le sue mani.


Quando sarebbe stata di nuovo bene? Sarebbe stata di nuovo bene? O sarebbe rimasta così per sempre? Frastornata, disperata, sotto molti punti di vista pazza furiosa? La frase zen del giorno era: Se vuoi volare, rinuncia a tutto ciò che ti pesa. Più facile a dirsi che a farsi.


Jo si mette nelle sue mani, appunto, come un vecchio mobile a cui ridare vita. Un’opera d’arte che prende tempo, richiede amore e pretende pazienza. Pat le insegna a ricominciare dalle cose semplici, per condividere con lei quelle cure che la renderanno più viva di prima, fino a metterla nuovamente in connessione con sè stessa.

Incredibile l’accuratezza che questa autrice, sempre sorprendente, ha messo nel descrivere il mestiere del protagonista: le diverse lavorazioni da usare su ogni tipo di legno, la sapienza di dosare il giusto olio fino ai tempi opportuni di attesa. Ogni aspetto tecnico che Pat racconta a Jo sembra uscire dalle labbra appassionate di un vero artigiano.

Pat, artigiano anche dell’anima, fin troppo perfetto esteriormente da essere vero, e al contempo riservato e silenzioso. Una figura enigmatica, intrigante, quella di un uomo che ha deciso di allontanarsi dal buio di un passato in cui di perfetto non c’era nulla. Scoprire di cosa si tratta sarà davvero inaspettato, per dare un significato diverso all’espiazione di una colpa.


C’era qualcosa di profondamente doloroso in quell’uomo, quando ti prendevi il disturbo di guardare. Oltre l’aspetto da modello di intimo, oltre l’immagine di tranquillo artigiano. Una riservatezza che chiedeva di non essere scalfita. Ma nessuna freddezza.


Un romanzo bellissimo e profondo, che lascia nel lettore quel senso di verità e realtà che fa pensare alla vita come ad un viaggio fatto ad ostacoli ma in cui spesso mettere in prospettiva ciò che ci accade ci preserva da ulteriori sbagli. Leggere i segni che il destino ci lancia non è facile, ma ignorarli a volta può costare caro.

È possibile imparare a prendere la vita in modo diverso rispetto a come siamo abituati, aprendo la mente a nuove interpretazioni. Spesso, infatti, quello che ci capita è atto al nostro bene e ci aiuta a creare il nostro futuro nel migliore dei modi. Anche e forse soprattutto quando gli eventi risultano per noi fastidiosi o dolorosi.


Come diceva il Dalai Lama–Jo l’aveva letto nel suo libro di massime zen–“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere”.


Miss Black interpreta il romance a modo tutto suo, offrendo protagonisti credibili proprio perché imperfetti (anche se Pat è indegnamente perfetto, per la maggior parte del tempo), fatti di luce e ombra, con delle trame mai scontate, regalando quell’inestimabile necessità di evasione di cui tutti abbiamo bisogno grazie ad un mix unico di ironia, focosa sensualità e momenti di riflessione asciutta, mai banale.

Come sempre, leggere Miss Black è come assumere un supplemento vitaminico ad alta concentrazione di energia e relax. Mica facile, eh?

IL TAGLIATORE DI TESTE di Miss Black

IL TAGLIATORE DI TESTE di Miss Black

Titolo: Il tagliatore di teste
Autore: Miss Black
Serie: La autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Prima persona (Onie)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Febbraio
Editore: Self publishing

TRAMA


Nella cittadina del Texas in cui vive Onie c’è un’unica grande azienda, un mobilificio che dà lavoro a molti degli abitanti, compresa la sua migliore amica. Quando l’azienda viene venduta e si annuncia una razionalizzazione del personale Onie, che scrive per un piccolo giornale locale, si offre di scoprire chi verrà lasciato a casa e usando quali criteri. Chiede un’intervista all’esperto di risorse umane – il “tagliatore di teste” – che la casa madre ha spedito in città per decidere chi tenere e chi licenziare e tenta di estorcergli qualche informazione. Sfortunatamente il tagliatore di teste si accorge del suo gioco. Ancora più sfortunatamente, è un uomo che non si fa scrupoli nell’usare il proprio fascino. Onie scoprirà presto che a scherzare con uno come lui le conseguenze possono essere imprevedibili…

RECENSIONE


Il pomeriggio in cui conobbi Riley Morgan mi sbronzai di brutto, ci finii a letto e mi ritrovai a dormire nuda sul divano della sua suite mentre lui parlava con i suoi due assistenti a un metro e mezzo di distanza. Purtroppo mi svegliai prima che se ne andassero. Se non l’avessi fatto mi sarei persa il momento più umiliante della mia vita fino a quel momento, pensate un po’. Ma facciamo un passo indietro, come dicono i giornalisti da due soldi (io ero una di loro).


Ennesima perla di Miss black che con questa storia trasporta il lettore nella realtà della provincia americana, vita semplice e gente di campagna. Il tipico paese dove sembra non succedere mai niente, in cui la maggior parte dei suoi abitanti lavora presso la stessa azienda, un mobilificio, che per la spietata legge di mercato del pesce grande che mangia quello piccolo. viene acquisito da un colosso del settore.

A razionalizzare le risorse interne sopraggiunge una società di HR. Faccenda che spaventa tutti perché si sa che “razionalizzare” è il preludio di licenziare.

A indagare sulla faccenda, quanto mai sospetta, si espone Onie, giovane giornalista locale che si ritrova faccia a faccia con Rylie Morgan, carismatico proprietario della società. Bello da far girare testa e intelligente in quel modo raffinato da farti dire o confessare cose di te senza neppure fartene accorgere.


Esatto, la sua società di consulenze aveva il suo nome, oltre che il suo cognome, tanto per rispondere a ogni vostra possibile domanda sulla grandezza del suo Ego.


Che accadrà tra i due? Già dalle prime righe del libro si scopre che a complicare tutto basta pochissimo, tipo un divano e un bicchiere di bourbon di troppo. Sul resto lascio al lettore scoprire la trama perché il piacere va sempre concesso (quando ci sono le condizioni, ovvio) e quando si tratta di Miss Black la faccenda è assicurata, anche perché in questo libro il tasso erotico è piuttosto alto. Ma non solo l’eros vola altissimo, perché come sempre questa autrice irresistibile come la panna nella brioche più morbida che si possa gustare (e pare che la panna le piaccia pure) una tematica tanto ostica quanto spietata ovvero il revenge porn.


Quello che aveva fatto poteva non essere un reato, ma era una cosa schifosa. Se fosse stata resa pubblica io sarei morta di vergogna, è vero, ma lui sarebbe stato linciato dalle donne di mezza America.


Un reato vigliacco e crudele che lascia spesso nelle vittime ferite irreparabili che non possono mai essere sminuite, mai parlare di “reazioni eccessive”, perché viverlo sulla propria “buccia”, come ama dire lei, è un’altra faccenda per cui meglio alzare le mani, astenersi dal facile giudizio e immaginarsi Onie per un giorno. Un’ingenua ragazza di provincia, una “campagnola” come viene definita da lui, sedotta fino al midollo (e anche in modo stratosferico, va detto) per poi ritrovarsi inghiottita in una spirale oscura, quella dell’abisso più nero: scegliere se sopravvivere o lasciarsi affondare non sarà per nulla facile.


Non ero triste, arrabbiata, disgustata. Non-ero. Ma sotto quello spesso strato di nulla, soffrivo. Provavo un dolore costante, cronico. Una pena dell’anima che scorreva sotto alla cappa grigia in cui vivevo.


Ma si sa che le donne di Miss Black si amano proprio per la loro capacità di salvarsi da sole. Un saliscendi di incontri fatali tra sedili di auto e camere di albergo, in un viaggio così bello da togliere il fiato. Perché tutto sembra molto diverso da quello che in realtà è, perlomeno così pare. Capire quale sarà l’elisir da poter raggiungere sarà bellissimo.


Stava solo a me cercare di essere felice e dopo aver imparato che non importa che cosa pensano di te gli altri; quello che conta e che cosa tu pensi di te.


E non solo per Onie, ma anche per Rylie. Perché le lezioni di imparano meglio se condivise, no? Una storia da leggere in una serata, ma da ricordare una vita.

Miss black stupisce sempre.

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

Titolo: Unfit vol. 4 Kayal, un indiano a New York
Autore Miss Black
Serie: Unfit serie
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


È il 1894 quando Dharya Kayal, 44 anni, ex soldato a cavallo nell’esercito di Sua Maestà, indiano naturalizzato inglese, omosessuale quando ancora il termine comunemente accettato era “invertito”, BFF di Lord Northdall, uomo dalle molte virtù, dal fascino invidiabile e dagli infiniti turbanti, parte per New York alla ricerca di una persona. Un singolo individuo in una città di tre milioni di abitanti – tutti pazzi, a giudizio di Kayal.
La sua ricerca procede in un crescendo di confusione ed erotismo.
Tra ereditiere dissolute decise a fare di lui il proprio trofeo, poliziotti violenti (& attraenti), un intero quartiere del vizio in cui scavare, prostitute, mogli abbandonate, aristocratici progressisti, signore caritatevoli fieramente omofobe, combattimenti di topi, travestiti, gang di irlandesi e un’intera società non proprio entusiasta delle persone di pelle scura, Kayal può contare solo su un aiuto: un valletto che non si è mai allontanato dal Norfolk.
E, insomma, un budget illimitato.
Dovrà bastare.

RECENSIONE


Miss Black torna con la serie Unfit, e lo fa con la storia di Kayal, maggiordomo, segretario personale nonché amico fidato di Lord Nothdall, protagonista insieme a Rachel, prima delle stupende sorelle Vassemer. Conosciamo Kayal fin dall’inizio, quando fa la sua comparsa accanto a Lord Julian Acton, Marchese di Northdall, appunto, mostrando un carisma e una rocciosa personalità così intensi da permettergli senza dubbio di guadagnare un romanzo che gli desse voce, ne rivelasse desideri, ne svelasse paure, fino a metterlo a nudo. Un obiettivo riuscito perfettamente e che mostra quanto Miss Black abbia amato questo personaggio, solo apparentemente perfetto e imperturbabile, ma in realtà molto più umano di quanto non si possa immaginare.


E mr. Kayal era una curiosità, poco ma sicuro. Esotico, elegante di natura, per quel viaggio aveva superato se stesso. Dal fine cappotto di lana pettinata, al panciotto di velluto, alla larga cravatta di seta, tutto in lui faceva pensare a un ricco borghese. Persino il turbante, tocco etnico difficile da ignorare, aveva un aspetto costoso e ordinato, di un sobrio verde bottiglia dai sottili bordi dorati e color vinaccia. In quanto al suo eloquio, a un orecchio britannico suonava come quello delle classi più alte, educate da precettori privati o in esclusivi collegi.


Come fare a destabilizzare un uomo tanto impeccabile? Miss Black non ci ha pensato due volte a fare le cose a dovere, d’altra parte ingegnarsi a mettere in difficoltà i suoi protagonisti e spogliarli in tutti i modi possibili e immaginabili (e non solo fisicamente s’intende), è una delle sue cifre stilistiche. Potremmo anche dire che con la storia di Kayal questa autrice eclettica e sperimentatrice si conferma essere “una raffinata maestra della provocazione”. Cosa c’è di meglio che rimuovere dalla propria comfort zone un personaggio tanto solido, privandolo di ogni sicurezza trasportando altrove?

Dove, esattamente? A New York di fine ‘800, in un’epoca esplosiva sotto molti punti di vista. La cosiddetta Gilded Age, un periodo di rapida crescita economica, che attirò l’afflusso di milioni di immigrati europei oltreoceano. Una metropoli in fermento, che dalle pagine di questo romanzo si può immaginare perfettamente, piena di follia e contraddizioni: da un lato c’erano gli «aristocratici», ovvero le famiglie europee benestanti della prima ondata migratoria che non avevano nessuna intenzione di cedere i loro privilegi; dall’altro i «nuovi arrivati», europei anche loro ma emigrati più tardi. Ricchi, anzi ricchissimi, che avrebbero fatto di tutto per conquistarsi un posto nell’alta società.


Quella città, pensò Kayal con un certo fastidio, sembrava assetata di primati.


Nel lungo viaggio Kayal, spinto oltre oceano per compiere una missione quasi impossibile, avrà a che fare con ogni strato di questa società multiculturale, dalla ricca borghesia, alla vecchia nobiltà fino a toccare gli strati più bassi di una fauna umana che non gli risparmierà nulla, facendogli vivere ogni genere di esperienza.

Un percorso che non gli lesinerà emozioni di ogni sorta, spingendolo sempre più oltre i suoi limiti, sperimentando desideri, svelando i suoi reali bisogni, sia emotivi che fisici. Situazioni dalle mille sfumature, luoghi di ogni tipo, un’umanità così variegata che Kayal conoscerà la sensazione di sentirsi fragile, intriso di insicurezze, a tal punto da dover mettersi di fronte ad uno specchio, porsi domande e vedere ogni dettaglio interiore ed esteriore di sé. Capire gli altri per comprendere anche sé stesso, l’unica via in grado di fargli comprendere la sua essenza di uomo, amante, amico, compagno.

Un viaggio che gli consente di vedere con nuovi occhi, sviluppando una profonda empatia, non solo verso gli altri ma anche verso sé stesso. Un modo di perdonarsi e concedersi un futuro, l’unica chance di potersi finalmente accettare.


Non aveva mai detto a nessuno con tanta chiarezza che gli piacevano gli uomini-gli venne in mente, mentre saliva verso la sua camera. Dio, era ubriaco. E comunque, sì, non l’aveva mai detto a nessuno in quel modo: chiaro e tondo. Miss Jade non aveva reagito come si era aspettato. Neppure lontanamente. Gli aveva risposto con una domanda non banale e piuttosto scandalosa: solo gli uomini? La risposta, con ogni probabilità, era “sì”.


E come sempre, Miss Black supera ogni aspettativa, regalando ai suoi lettori la storia di un protagonista magnifico, amato profondamente, spogliato in ogni sua certezza o convinzione, dimostrando quanto sia bella la diversità, quanto sia meraviglioso abbracciare la nostra essenza al di là delle etichette, ma anche quanto spesso scoprirlo sia durissimo.


«Dovrebbero inventare un altro termine. No, anzi, sa che c’è? Non dovrebbero inventare proprio niente. “Persona” va più che bene, vale per tutti e copre tutte le possibilità».


Ogni caduta, momento di disgusto, sconvolgimento vale il viaggio in terra americana, senza ovviamente rinunciare a momenti esilaranti di quell’humour tanto amato che rendono Miss Black e il suo impeccabile (anche se un po’ stropicciato) Kayal meravigliosi. Senza dubbio alcuno, una delle più belle storie lette quest’anno.

Rispetto agli altri libri della serie Unfit, questo romanzo si inoltra in territori per me sconosciuti… in molti momenti, mentre scrivevo, tremavo di indignazione. Ma volevo dare un lieto fine a Kayal, mi sembrava di doverglielo, e per lui ho creato quanto di più vicino possibile a un happy end.

Era forse il personaggio più infelice e senza speranza della serie, e credo uno dei migliori. Spero che possiate volergli bene quanto gliene voglio io.

Kayal non si può non amare, se possibile adesso ancora di più.

Chapeau.

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

MÉNAGE PROIBITO di Lora Leigh

Titolo: Mènage probito 1
Autore Lora Leigh
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Leggereditore

TRAMA


Ci sono donne che non arretrano di fronte ai propri limiti e osano andare incontro alle fantasie più nascoste. Per amore si è disposti a tutto, ma fin dove riuscirà a spingersi Keiley? Il suo è un matrimonio perfetto, basato sulla complicità, il rispetto, la passione. Ma c’è qualcosa che suo marito non ha mai osato dirle… Due uomini e una donna: il regno incontrastato del piacere femminile. Una fantasia allettante ma pericolosa, proibita come le parole che non osiamo confessare. Soprattutto quando si è felicemente sposati e si ha tutto ciò per cui abbiamo sempre lottato. E se fosse nostro marito a chiederci di spingerci oltre? Di attraversare porte che si aprono su un orizzonte sempre più vasto? Keiley inizia un viaggio che la porterà ad assaporare la vertigine del sesso che fa perdere i sensi e scuote l’anima. Ad accoglierla ci saranno i sentieri più sensuali del desiderio, ma anche le contraddizioni dell’amore, della possessione, e lo spettro ostile della gelosia.

RECENSIONE


Era da tanto che volevo leggere questa storia, non solo per conoscere una nuova autrice, Lora Leigh, ma anche per il grande entusiasmo con cui molte amiche di lettura mi avevano parlato di questo libro. Un ardore talmente convincente da farmi acquistare immediatamente la versione cartacea ancora prima di leggerlo, scelta che solitamente faccio quando si tratta di storie meravigliose. Ero convinta che ne valesse la pena, ovvero che questa storia mi avrebbe trascinata in una dimensione particolare, un universo da scoprire su cui sospendere i limiti del giudizio. E così effettivamente è stato, forse superando perfino le mie aspettative.

Posso dire con certezza che questo libro appassiona in ogni modo in cui possa essere appassionante un romanzo: per la trama, i protagonisti, le ambientazioni, lo stile di narrazione, la personalità dei personaggi, le emozioni provate, il messaggio che offre su alcune tematiche per niente scontate.


Se Mac avesse anche solo osato dirle quanto disperato fosse il suo desiderio di vederla tra le braccia di Jethro in quel momento, ne sarebbe stata terrorizzata.


Quanto è difficile spingersi oltre il confine di un desiderio? Quanto è complicato confessare una fantasia che può mettere al rischio l’amore della tua vita?

La risposta non è per niente semplice, perché quando ci sono di mezzo i sentimenti è impossibile ridurre la questione in poche righe.

Protagonisti di questo romanzo sono due coniugi, Mac e Kaley, sposati da pochi anni e legati da un rapporto bellissimo e profondo, in cui niente sembra poter scalfire quello che hanno costruito: lui ha deciso di cambiare vita per lei, fino a essersi lasciato alle spalle un lavoro che amava e un amico / collega, Jethro, a cui lo legava un rapporto fraterno, talmente intenso da condividere la medesima passione per un genere di rapporto sessuale, il ménage.


Mac era solito dare alle proprie amanti una soddisfazione di natura più emotiva, mentre Jethro le soddisfaceva in un senso ben più fisico. Per anni lui e Jethro si erano addestrati insieme, avevano lavorato insieme e avevano condiviso le loro donne. Finché Mac non aveva incontrato Keiley.


Si dice che l’amore non abbia nulla a che vedere con ciò che ci si aspetta di ottenere, bensì con quello che siamo in grado di offrire all’altro, ovvero tutto. Ed è così che Mac ama la sua Kaley, in modo totalizzante, assoluto, fino a rinunciare a quella che è la sua vera natura, ovvero condividere sua moglie con qualcuno, vederla perdersi nel piacere di fronte a lui.

Cosa succede se la natura che si è deciso di rinnegare per amore trova un varco nell’altro? Cosa accade se è proprio l’altro ad aprire per amore uno spiraglio su un muro creato per proteggersi e proteggere chi ci è accanto?


«Cosa è troppo, Kei? L’emozione? Il desiderio? Il fatto di scoprire che siamo ben più di quanto tu immaginassi? Lo hai sempre saputo. Se non fosse stato così, non avresti cominciato a stuzzicarmi, quando ti sei resa conto che non stavi avendo tutto da me» le disse fieramente. I suoi occhi. Se fossero stati rabbiosi, se Mac fosse stato arrabbiato, avrebbe potuto combatterlo. Ma non poteva combattere la sua gentilezza o la verità di ciò che lui le aveva fatto conoscere. Che c’era in gioco ben più di quanto avesse mai potuto immaginare. Più piacere, più desiderio, più emozione di quanto non fosse disposta a perdere.


Lora Leigh indaga con grande consapevolezza sulle dinamiche di un amore diverso, raro proprio perché condiviso, una forma perfetta di poli-amore. È noto quanto la tematica della monogamia sia spesso al centro di discussioni che riguardano la coppia, anche perché è ormai comprovato, sia da un punto di vista scientifico che antropologico, che l’essere umano di per sé non è monogamo per natura.

È pur vero che il dibattito sulla natura dell’uomo, anche dal punto di vista sessuale, è talmente denso di implicazioni personali, etiche e religiose che parlarne non è mai semplice, anzi.

L’essere umano, nonostante la profondità e l’importanza della propria radice animale, infatti non è scindibile dalla propria cultura, che varia profondamente da paese a paese. 

Ognuno di noi nasce sviluppando un certo grado di appetito sessuale, del tutto personale. Non è raro incontrare individui che provano una spinta istintiva alle unioni multiple, così come è facile incontrare persone che si sentono a disagio a confrontarsi (perfino a parlarne). Chi ha ragione? In realtà nessuno, perché non è di ragione che si parla ma di puro istinto.

Ménage proibito regala al lettore una sfida intrigante, ovvero quella di immedesimarsi nello stato d’animo dei protagonisti, per capire il loro desideri più oscuri, le loro pulsioni, cosa sentono e provano in un rapporto a tre, dove in gioco ci sono sentimenti di una bellezza travolgente.

Oltre ad un innegabile alto tasso erotico, questo libro offre tematiche profonde, che non possono lasciare indifferenti: cosa rende proibita una relazione d’amore consenziente tra più persone? Quanto la società possa erigersi a giudicare la sua accettazione o negazione? Quanto l’apparenza è in grado di nascondere verità inconfessabili? Quanto la superficie possa ingannare chi non vuole vedere oltre ciò che viene mostrato?

Una storia che scende nei meandri della mente, che scava affondo negli ambiti più oscuri del desiderio incontrando non poche difficoltà, dubbi, paure, incertezze fino a che lasciarsi andare e sentire sé stessi senza giudizio e inganno alcuno sembra l’unica via d’uscita.


«Perché Mac?» sussurrò infine. «Perché mai, in nome di dio, dovresti volere che io amassi un altro uomo?» «Perché ci completa tutti quanti» le rispose gentilmente. «Perché è l’unico modo per essere certo che non rimanga in me più alcuna parte del passato. Ed è l’unico modo che Jethro ha per concedersi completamente. E a te dà un equilibrio, una libertà che non potresti avere in nessun altro modo. 


Non vi è scena d’amore in cui non si percepisca un trasporto totale, una fiducia reciproca così sconvolgente da commuovere, una generosità profonda che annienta ogni possibile forma di gelosia.
Un amore vissuto come un percorso personale che inizia a livello introspettivo per poi incanalarsi in un viaggio a tre, dove confessare sogni, esprimere desideri, infrangere limiti, anche fisici. Un viaggio all’insegna dell’abbandono emotivo più totalizzante, un’esperienza che cambierà le vite di tutti i protagonisti.


«Qualche volta ci vogliono tre parti per fare un intero.»


Una lettura tra le più belle scoperte quest’anno.
Assolutamente imperdibile per chi voglia farsi travolgere da emozioni di rara intensità. Un libro che non si dimentica.

MAI SFIORATO di Miss Black

MAI SFIORATO di Miss Black

Titolo Mai sfiorato
Autore Miss Black
Serie: Red Oak Manor Collection
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 117 Maggio 2022
Editore: Self Publishing

TRAMA


Vash Cole è uno pseudo-umano. La sua serie di cloni è stata concepita per lavori in condizioni proibitive. Molto più forti degli umani, con un sistema respiratorio più efficiente, abili nel pensiero strategico, i cloni della sua serie hanno però scarse capacità comunicative. D’altronde, quando lavori in una miniera a gravità zero su un asteroide non ti serve saper discutere dei massimi sistemi. Pensa che la sua vita sarà tutta lì, duro lavoro e sempre più acciaio pensante al posto della carne, visto che gli incidenti nello spazio capitano di continuo. Ma l’Assemblea passa una nuova legge in favore degli pseudo-umani e Vash si trova a essere merce avariata, troppo danneggiato per lavorare ancora. Cosa peggiore, i padroni della compagnia mineraria, appartenenti a una nobile e antica famiglia di Teti, la capitale dell’Alleanza, sono costretti a riassorbire in qualche modo gli pseudo ora non più impiegabili nelle miniere.
È così che Vash conosce Galia, la prima persona che gli abbia mai accarezzato una guancia, una che lo tratta da essere umano e vuole insegnargli a vivere in un altro modo, con un po’ di tenerezza. Una donna così in alto da sembrare una vertigine.

RECENSIONE


È il primo libro di fantascienza che leggo di Miss Black, autrice che non risparmia ai propri lettori di vagare tra molteplici generi, offrendo storie che spaziano dal romance, ai paranormal, ai gialli fino ai fantasy. Mai sfiorato segna il ritorno, a sua ammissione, al primo amore.
Un’affinità elettiva quella di immaginare mondi futuri che si percepisce intensamente tra le pagine di questa storia originale, grazie alla quale la sua inesauribile fantasia prende campo trovando un appagamento sublime, fino a disegnare i tratti (tanto spaventosi quanto genialmente ideati) dell’evoluzione del genere umano.

Un mutamento genetico della nostra specie che Miss Black concepisce senza risparmiarsi in dettagli, delineando con grande accuratezza alcuni aspetti inquietanti di questa futura società: il totale controllo della procreazione, la produzione in laboratorio di schiavi ideati per ogni tipo di bisogno, l’assenza dell’importanza dei legami familiari, lo spadroneggiare del pregiudizio e dell’ingiustizia e una stratificazione sociale esasperata, in cui i privilegiati predominano su un esercito di pseudo-umani, concepiti per essere al loro servizio e distinti per grado di umanità e consapevolezza:


Gli pseudo-umani dovevano essere “individuati”, ossia resi individui unici con un chip, ed equiparati agli umani nati dal grembo di una madre. O da una gravidanza in utero artificiale, il sistema preferito dalle classi sociali più elevate. Era così che Galia e Endor avevano avuto due bambini.


Una società cinica in cui si è umani solo per scopi specifici e dove le emozioni sono quasi dimenticate, come accade a Galia, moglie per contratto e madre su progetto che si ritrova ad avere a che fare con una guardia del corpo del tutto speciale.


Lo pseudo-umano era come una freccia puntata verso terra, con le spalle larghe, mastodontiche, il petto ampio, i fianchi stretti e le gambe lunghe, nerborute. Anche se nerboruto lo era in generale. La tuta da lavoro di polimeri grigi era del tipo che si adatta automaticamente al corpo e mostrava… rigonfiamenti e stretti canyon di muscolo duro, distese bugnate, contrafforti e scivoli, percorsi da tendini come corde e vene a fior di pelle.


Dall’aspetto quasi minaccioso, Vash Cole è uno pseudo-umano con parti di metallo, ideato per lavori di fatica e che viene rimosso dal suo lavoro dopo anni in miniera. Una macchina a fine ciclo, fondamentalmente, divenuta inutile se non per proteggere (e forse compiacere) un’umana di nobile rango.

Un colosso di carne e metallo che fin dalle prime battute sembra incapace di parlare ma non di provare emozioni, come la paura:


Cole era ancora preoccupato e confuso. Disorientato. Non capiva la situazione in cui era, non ne capiva il senso e la logica. Perché i suoi padroni l’avevano portato lì?


In un mondo immaginario dove le regole sembrano scritte nella pietra e dove nessuno sembra libero di creare il proprio destino, Miss Black ci rincuora, offrendo a noi lettori la speranza più semplice ed efficace, quella che i sentimenti mantengono i loro poteri salvifici. Ovvio che per crederci la sfida esiste, e va affrontata, a partire dal presente, ovvero vincendo l’inganno di fermarsi in superficie, sia essa di metallo o di carne, e rinunciare a vedere oltre.


Spinta da un impulso difficile da spiegare, accarezzò una guancia irsuta dello pseudo-umano con il dorso delle dita. Per qualche motivo le sembrava che avesse bisogno di essere confortato.


Un libro godibilissimo, in cui la dolcezza e l’innocenza di un ragazzone di quasi due metri scioglie il lettore fino a commuovere. Una creatura dotata di una facoltà straordinaria: la purezza del cuore.


Per il sentimento che provava per Galia, Vash non aveva un nome. Sapeva solo che era grande e fatto di tante cose.


E l’eros? Il livello erotico è altissimo, soprattutto perché segnato dalla riscoperta di sensi ed emozioni perdute, raccontando un viaggio di connessione mentale e fisica struggente, che sfiora per poi travolgere. Un’umana di nobili natali ed uno schiavo quasi-umano da rottamare; due estremi che a dispetto di ogni probabilità annullano distanze e demoliscono i muri della diversità, gettando una luce confortante su un futuro alquanto buio.
Galia e Vash sono semplicemente perfetti insieme, nei dialoghi, nei silenzi e in amplessi dal gusto liberatorio, che risvegliano corpo e cuore. E non solo i loro.

Una delizia imperdibile.

BANG, BANG di Miss Black

BANG, BANG di Miss Black

Titolo: Bang, Bang
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 23 Marzo 2022
Editore: Sel Publishing

TRAMA


Quando un action hero incontra una ragazza dalla lingua tagliente, non c’è tecnica di combattimento che possa salvarlo.

Il sergente del SAS Ryan Hill è in malattia, dopo essere stato ferito a una gamba. A salvarlo da una noiosa convalescenza ci pensa il suo capo, affidandogli un incarico speciale: proteggere una stand-up comedian finita nel mirino del terrorismo islamico. Darcy Yates non immaginava che fare una battuta sulle barbe dei combattenti dell’ISIS l’avrebbe messa in pericolo, ma è successo e ora deve uscirne in qualche modo. Darcy è pungente, è labourista e odia i militari. Non a caso, dato che è la figlia di un generale, lo stesso generale che le ha appena inflitto una scorta di quattro Rambo dei corpi speciali. Darcy non ha alcuna simpatia per quelli che considera sociopatici dal grilletto facile drogati di adrenalina, ma bisogna ammettere che Ryan, il capo pattuglia, è divertente. E sexy. E molto, molto in forma. Nemmeno la consapevolezza che quel tizio è addestrato a uccidere con qualsiasi oggetto, da una matita a un peluche, riesce a smontare l’attrazione che prova per lui, ma c’è un elemento che rema contro sgraditi coinvolgimenti emotivi: il bel Ryan, lì, rischia la vita su base giornaliera in pericolose missioni nei teatri di guerra di tutto il mondo e Darcy sa fin troppo bene com’è aspettare a casa uno che potrebbe non tornare…

RECENSIONE


Una lady elegantissima dalle forme sinuose avvolte da un tailleur in stile vintage anni quaranta; dita affusolate e smaltate che fumano come se avessero appena sparato; un mezzo corazzato sullo sfondo, che promette aria di guerra.
Ad aggiungere fascino (come se ce ne fosse bisogno) e quel pizzico di giusto mistero (marchio di fabbrica di Miss Black) il titolo del libro, lo stesso di una famosa canzone che evoca atmosfere non da genere romance basti solo pensare al mitico Tarantino che utilizzò il brano per la serie Kill Bill.

Miss Black si diverte a regalare qualche dettaglio già dalla scelta grafica della cover (stupenda, diciamolo) e dal nome del libro, forse per preparare il terreno al lettore ed avvisarlo sulla pericolosità di questa signora dall’irresistibile fascino da dark lady. Una copertina che assume le sembianze della locandina di uno spettacolo di altri tempi a cui assistere senza alcuna ombra di dubbio.

E sul palco ci si sale per davvero, insieme alla sua graffiante protagonista, Darcy Yates, tipa tosta, dall’animo indipendente e determinato, di professione stand-up comedian. Un’artista di innato talento capace di intrattenere il suo pubblico con monologhi intrisi di esilarante sarcasmo, fino a sconfinare nel black humour. Ed è proprio una delle battute del suo ultimo repertorio a metterla nei guai quando una sera viene aggredita, entrando così nel mirino dell’ISIS.


In realtà neppure le battute di questa Yates gli sembravano così offensive, ma sapeva per esperienza personale che i fondamentalisti religiosi non avevano senso dell’umorismo e che essere presi in giro da una donna, che per di più li aveva paragonati a un’altra donna, doveva averli irritati a non finire.


La sua incolumità assume un peso specifico maggiore agli occhi del governo dal momento che Darcy è figlia di un generale dell’esercito. Per seguire le indagini vengono coinvolti nientemeno che i SAS, elitario corpo speciale dell’esercito inglese specializzato nelle missioni di anti-terrorismo, salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione. A dirigere il piano di sicurezza, il sergente Ryan Hill, tipo silenzioso, quasi schivo, una figura descritta come molto lontana dal classico stereotipo da maschio alpha.


«E sai che non amo i militari, per usare un eufemismo, ma mi ha colpita in senso positivo. Non corrisponde allo stereotipo. Non si è messo in mostra, non ha fatto l’alfa. Se tu non l’avessi tanato al volo, non avrei nemmeno fatto caso a lui».


Due protagonisti originali e caratterizzati in modo divino, che escono per molti aspetti dai binari dei clichè del romance, acquisendo variegate sfumature di fragilità e durezza, paura e determinazione, che li rendono sfaccettati e credibili.


Era vero, Darcy veniva da una famiglia di militari e il risultato era che detestava i militari. Ad ascoltare i suoi parenti, qualcosa era andato storto in lei. Ad ascoltare lei, qualcosa non tornava in loro.

Anche a quello le serviva la stand-up: metabolizzare le scorie, riflettere sui propri automatismi.


Darcy è una donna che vuole sentirsi libera di esprimersi in ogni senso, dalla passione per il suo lavoro a come vivere lontana dalla sua famiglia fino all’approccio disincantato al sesso; Ryan seppur addestrato a sopravvivere alle prove più dure, dimostra una sensibilità rara, che rende il suo personaggio antitetico all’immagine del macho. L’incontro tra Ryan e Darcy si basa sulla necessità di rispondere ad un pericolo, l’uomo che deve proteggere la donna, ma cosa succede se nella circostanza nessuno è come sembra? Miss Black a tratti si è divertita a capovolgere i ruoli, sovvertendo la debolezza della donna e la sicurezza dell’uomo e lo fa complicando tutto con un potente risveglio dei sentimenti, in chi sembrava immune dalle emozioni.

Chi è davvero il debole, chi quello forte? Non solo, in questo romanzo la signora scava a fondo in terreni impervi, come quello del controverso ruolo della donna, del facile pregiudizio, fino al dramma della guerra, ai suoi tragici effetti collaterali sulla psiche delle persone. Una perlustrazione all’interno di cosa ci fa scappare e cosa ci fa restare, quanto occorra a volte scegliere la propria strada anche per difendere gli altri e lasciarli liberi.

Un romanzo che fonda le sue dinamiche sulla distanza, sia emotiva che spazio-temporale, in cui i due protagonisti si perdono e ritrovano diversi, cambiati, molto cambiati, come se avessero percorso migliaia di km dopo prove durissime. E la sfida è quella di capire se alla fine il viaggio che si è intrapreso abbia davvero valso la pena.


Ryan la abbracciò da dietro, in silenzio. Continuava a sentirsi quasi tramortito dal dispiacere, confuso riguardo al futuro, disilluso, ferito, pesto e stanco. Dentro di lui si mescolava tutto.


Un romanzo che consiglio a dimostrazione di quanto questa autrice si superi ogni volta, soprattutto nei suoi ultimi libri mediante cui sta dando prove di magistrale bravura nell’offrire con dignitosa eleganza storie originali che includono argomenti complessi, ben documentati, con passaggi commuoventi, struggenti e mai banali.

Un mix che amplifica la sensazione di essere stati intrattenuti con intelligenza, senza rinunciare alla giusta tonalità erotica sempre calibrata secondo la modalità adatta per la situazione. In “Bang, bang” il sesso è più che mai liberatorio, capace di connettere e conoscersi al di là delle maschere indossate, spogliati dalle paure e svincolati dai condizionamenti.


Si accorse che lo stava guardando e le sparò con una pistola fatta con indice e pollice. Bang bang. Darcy si impedì di sorridere come una scema.


E infine la sublime ironia, sparsa ovunque come lo zucchero a velo su una torta lievitata ad arte, e decorata con dieci succose ciliegie condensate alla fine del libro, quando in uno spassoso pezzo di performance Darcy (alias Miss Black) da il meglio di sé:


«Comunque, lei ci viene descritta fin da pagina uno come una sorca incredibile, però incapace di valorizzarsi. Per fortuna, ecco che arriva il nostro Principe Azzurro e le fa un completo makeover, senza nemmeno bisogno di essere gay».


Da leggere, quindi? Sissignori!

LA NOTTE SI PORTA VIA TUTTO di Miss Black

LA NOTTE SI PORTA VIA TUTTO di Miss Black

Titolo: La notte si porta via tutto
Autore: Miss Black
Serie: autoconclusivo
Genere: Erotic, Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 15 Dicembre 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Lui, una celebrity le cui sregolatezze tengono banco sui giornali scandalistici.
Lei, una chirurga ortopedica di origini somale.
Un paese fantasma, una storia improbabile e intensa, un atto di generosità che non passa impunito.

Quando riceve una richiesta di intervento in un paese fantasma dell’Alto Piemonte, l’ultima cosa che Jamilah si aspetterebbe di trovare è una celebrity con una gamba incastrata tra le assi di un pavimento cadente. E invece l’uomo in difficoltà è proprio Marco Santacroce, il figlio ormai trentottenne della star del rock Vittorio Santacroce. Il celebre cantante è morto dieci anni prima, ma le sregolatezze del figlio tengono ancora banco sui giornali scandalistici. Jamilah è una chirurga ortopedica, lontanissima dal mondo dello spettacolo e da qualsiasi frivolezza. Italiana di origini somale, ha lavorato nei paesi più poveri del mondo e solo da poco è tornata a vivere nel suo paesello di montagna, tra gli amici del liceo e tra la diffidenza di chi fatica a fidarsi di una dottoressa nera. Lei e Marco non hanno nulla in comune, almeno all’apparenza. Certo, lui è bello, ed è anche diverso da come lo dipingono i siti di gossip. È un po’ più vero e disperato dell’immagine che rimanda il web. Jamilah dovrà provare sulla sua pelle che cosa significhi finire alla gogna mediatica per capirlo davvero. E Marco dovrà cercare di allontanarsi dal passato per cominciare a vivere.

RECENSIONE


Una delle ragioni principali per cui non perdo un’uscita di Miss Black è la consapevolezza di leggere una storia che in qualche modo mi stupirà, lasciando una traccia da seguire e che diviene nella maggior parte dei suoi libri un piccolo tatuaggio interiore, indelebile. Stavolta la Signora Black le tracce le ha trasformate in impronte, lasciate sulla neve dell’alto Piemonte, in Italia. Ed eccola la vera novità, una storia totalmente ambientata nel nostro bel paese. Un contesto originale, del resto non potrebbe essere diverso se si tratta di lei, ovvero un piccolo paese di montagna vicino alle Alpi, dove il tempo sembra essersi fermato:


Merano di Sopra, da non confondersi con la Merano in Alto Adige, era uno dei paesi fantasma che si erano spopolati nel corso degli ultimi trent’anni e che, ormai deserti, erano stati reclamati dalla natura e dalle intemperie.


Un luogo atipico, che diviene quasi un non-luogo, esso stesso protagonista del racconto: la montagna, imponente, scura capace di nascondere, isolare, proteggere e perfino rischiare di uccidere.


Merano di Sopra era un borgo medievale, in questo Leila aveva ragione, ma che non fosse abbandonato da centinaia di anni era testimoniato dalle finestre in PVC, dai gradini dritti e simmetrici delle scale che portavano ai primi piani, dai cavi elettrici, da qualche manifesto sbiadito e da mille altri dettagli.

Un paese in bianco e nero anche nella realtà, non solo in foto.


In questo contesto senza tempo e identità si incontrano i due protagonisti molto ben caratterizzati invece, quasi a rimarcare il contrasto tra attori e palcoscenico: una celebrity più famosa per le sue dissolutezze che per il talento nonché figlio d’arte e un medico chirurgo di origini somale, dall’indole altruista e un intenso spirito umanitario.

Una coppia improbabile, dinamica che Miss Black ama offrire nei suoi libri, le cui pagine sono spesso tracciate da una moltitudine di tonalità, nascoste ad arte dietro un pesante strato di ingannevole apparenza in cui personaggi, situazioni, contorni sociali non sono mai quello che sembrano.


Anche perché poi quello che davvero Marco aveva in comune con il paese fantasma era un’altra cosa: entrambi erano a pezzi da molti anni. In Merano era evidente a prima vista, in Marco no, tutto qua.


Marco è un mix letale di sensualità, ironia con una vena dissacrante e disperata che lo rende irresistibile proprio perché simpatico e difettoso allo stesso tempo, e profondamente umano, abituato ad indossare maschere scintillanti, utili a mantenere la sua studiata immagine pubblica.


Marco guardò verso di lei con tutta la gratitudine possibile. Era sui trentacinque, nera. Nera nel senso di origini africane, anche se il suo italiano era impeccabile. Gran ben viso, capelli molto corti e riccioli. Indossava un una divisa verde ospedaliera.


Ma un improvviso incidente, l’incontro con un medico dagli occhi scuri e rassicurantie una notte di sesso da perdere la testa cambia il corso della sua vita. Scoprire come è una gioia che lascio al lettore avvertendo che non leggere questo libro sarebbe un vero peccato, non solo perché nella trama si trovano i temi cari a questa autrice imprevedibile e dal talento inarrestabile, come leingiustizie, la differenza di genere, la discriminazionesociale, l’immigrazione ma soprattutto per come tratta un argomento che solo chi conosce può ben descrivere: il senso di non appartenenza.

Un sentimento che accomuna molte persone, forse più di quanto si creda, e che impedisce di sentirsi inclusi ad un posto, un luogo, una comunità,fino a che a predominare è la viva percezione che il nostro valore e le differenze che ci rendono unici non siano accettate o tollerate evitando così di connetterci agli altri. Una sensazione che richiama anche all’ambientazione scelta, la montagna, posta al confine, uno spazio di transito, di attraversamento spogliato della sua identità, una dimensione in cui si riconosce come non appartenenti.


Perché Jamilah era cresciuta in Italia con due genitori italiani, parlando italiano, mangiando cibo italiano e frequentando una scuola cattolica, ma si era sempre sentita straniera.

Non parlava somalo, non parlava arabo, quindi era italiana. In Italia, invece, era straniera. La gente le chiedeva da dove venisse e se lei rispondeva “alto Piemonte”.


Questa storia coinvolge, nulla da fare, perché i temi al suo interno sono seri, interessanti e profondamente realistici. E non parlo solo dei temi come la diversità e il pregiudizio che dilaga trasformandosi in stupidità umana ma anche di come sia facile sentirsi fragili, inadeguati, insicuri difronte alla nascita di un sentimento che spiazza fino a perdere il controllo, sconnettendoci da noi stessi, e che pare non corrisposto.

Chi ne è stato immune? Miss Black convince sempre e stavolta lo fa con la sua voglia di mettersi in gioco ambientando questa storia in un piccolo e anonimo paesino di montagna, come se il contesto fosse tanto potente da mettere i due protagonisti difronte ad uno specchio. Vi levo tutto, sicurezza personale, agiatezze da star, adesso voglio vedere come ve la cavate…Una bella prova non c’è che dire, un terreno di gioco neutrale che sfida i due protagonisti a oltrepassare le proprie comfort zone, rendendo questo libro appassionato e appassionante.


Da quando riusciva a ricordare, Marco aveva sempre avuto una melodia di sottofondo, una sorta di colonna sonora permanente, a volte ben definita, a volte confusa.


Mia Martini, Loredana Bertè, Samuele Bersani sono solo alcuni dei cantanti italiani che fanno da colonna sonora a questa ostoria, resa particolarmente originale dal personaggio di Marco e dalla suo dono di essere costantemente connesso con la musica, che lo accompagna nella sua testa scegliendo brani in base alle situazioni che sta vivendo, permettendogli di percepire più intensamente certi momenti. Sesso incluso, ah!


Marco aveva un modo tutto suo di muoversi durante il sesso, un modo che Jamilah non aveva mai sperimentato prima. Era come se seguisse un ritmo personale, pieno di armonia, ma imprevedibile.


Questo libro si distingue da quanto fino ad oggi pubblicato da Miss Black per svariati motivi, tra cui, oltre a quelli appena argomentati, la scelta di pubblicare in esclusiva la versione digitale su una nuova piattaforma, Kobo, e lo stile della cover più romantico e colorato dei suoi standard.
Infine la scelta del titolo, “La notte si porta via tutto”, che potrebbe quasi essere assimilato ad una canzone, a conferma di come la musica pervada inesorabilmente questa storia, senza dimenticare il diretto richiamo che questa frase fa emergere dalle pagine: il bisogno vitale di pace per essere sospesi dalle preoccupazioni, ansie, paure. Una necessità, a dire il vero, per molti di noi.


Dopo il sesso Jamilah cadeva in un sonno profondo e senza sogni. La notte si portava via tutto e lei aveva qualche momento di pace.


Mi manca la montagna, ahimè non ci vado da anni, e andarci con Miss Black è uno spasso. Fidatevi.

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LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE di Kawataba Yasunari

LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE di Kawataba Yasunari

Titolo: La casa delle belle addormentate
Autore: Kawataba Yasunari
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic, Narrativa
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 1961 in lingua originale e traduzione in italiano nel 1972
Editore: Mondadori

TRAMA


“La casa delle belle addormentate” è un raffinato racconto erotico incentrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo nel quale gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Il regolamento vieta di svegliarle, esaltando il fascino quasi magico emanato dalle fanciulle, e permette a Eguchi, attraverso una delicata rapsodia di sensazioni e di ricordi, di riappacificarsi con se stesso in un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche, evocati con segni incredibilmente semplici, rarefatti e luminosi. Il volume comprende anche due romanzi brevi di Kawabata («Uccelli e altri animali» e «Il braccio») ed è arricchito dalla postfazione di un altro protagonista della letteratura giapponese del Novecento, Yukio Mishima.

RECENSIONE


«Paradossalmente, un bel cadavere privo ormai delle ultime tracce di spirito, offre le più forti sensazioni di vita.»


Questo è il pensiero che deve aver avuto chi ha voluto creare la casa di tolleranza delle ragazze addormentate; un luogo dove anziani soli passano le notti, affamati di calore umano e di vita, più che di sesso. Le ragazze sono giovani, minorenni talvolta, vergini; giacciono nude su un letto riscaldato da una coperta termica. Ostentano la loro giovinezza e bellezza ma sono rese incoscienti da un potente sonnifero che le fa dormire profondamente.

Cosa spinge un uomo a voler trascorrere una notte con loro e godere della loro compagnia? L’attrazione sessuale o la solitudine? La voglia di vita o la consapevolezza di essere vicini alla morte? Tutte queste domande troveranno risposte e riflessioni nel protagonista di questo racconto.
Eguchi è un uomo di 67 anni, ancora sessualmente attivo che vuole provare questa insolita e intrigante modalità erotica, attratto dalla  forza magica che gli suscitano delle ragazze costrette al sonno. Nella sua vita non ha mai trascorso con una donna delle notti così innocenti, ma vuole tentare anche questa strada e si renderà conto che saranno notti così piene di eccitazione ed effetti sul corpo e sulla mente.

L’ambientazione e l’atmosfera che si respira è quella tipica giapponese: la presenza costante del tè verde come fonte di rassicurazione, conforto, un po’ come sentirsi a casa; il letto basso chiamato tatami; il profumo delle camelie, le tende di velluto rosso che accendono la  dando alla stanza un’aria magica. Tutti i sensi sono impegnati, sia quelli di Eguchi che quelli di chi legge: gli occhi osservano ammaliati e giudicanti, le mani sfiorano, accarezzano lievemente, il naso cattura odori piacevoli e forti, l’orecchio capta i respiri e il tempo che scorre fuori, un temporale o la risacca del mare. Sono proprio gli odori delle donne che riportano alla mente profumi di fiori, un bosco, stagioni passate, donne del passato.

Leggendo si ha la consapevolezza che si può provare un piacere sconosciuto e anomalo, una sessualità che non si consuma nella modalità tradizionale; non c’è rapporto sessuale ma il solo vederle, annusarle, il solo avvicinarsi, genera immagini, fantasie, sogni e incubi. La prima ragazza con cui dorme Eguchi lo porta indietro a quando era solo un bambino perché gli ricorda il sapore del latte, la seconda ragazza al primo sguardo la reputa una esperta di sesso, la successiva gli sembra addirittura sia una vergine, un’altra invece gli trasmette tanto calore. La visione di queste fanciulle evoca in Eguchi ricordi. E tra memorie del passato e corpi nudi e giovani del presente, passano le nottate.

E si perché tornerà più volte nella casa e dormirà con donne diverse, ognuna delle quali susciterà in lui emozioni, brividi e passioni. Le accarezza, grazie alla loro staticità, le osserva minuziosamente ma più di tutto vorrebbe svegliarle; si rende conto che un rapporto umano di questo tipo non riesce a soddisfarlo pienamente; il silenzio non appaga del tutto né i sensi né la solitudine, anzi, acuisce tutto ancora di più.

Eppure dopo la prima volta sente il bisogno e la curiosità di tornare ancora nella casa. Non di tratta di un erotico tradizionale, in questo racconto la seduzione si percepisce nei gesti, negli sguardi e negli odori ed è molto efficace. La voce narrante del protagonista Eguchi riflette e fa riflettere il lettore sul tema della alienazione e della repressione del desiderio: stare accanto a giovani donne, dormire con loro senza godere dei loro corpi.

Realtà e sogno, amore e morte si mescolano nei pensieri che portano a meditare sul declino inevitabile della vita e sulla paura che si ha della morte, nel momento in cui si è anziani. E allora poter dormire accanto a giovani donne è come volersi consolare e godere, per una notte, di un lampo di vita ritrovata. Non riuscendo a rassegnarsi all’inesorabile scorrere del tempo.


«Proprio le ragazze che continuavano a dormire senza fine erano forse per i vecchi una libertà senza età – già Eguchi lo aveva pensato. Le dormienti che non parlavano, forse parlavano come piaceva ai vecchi.»


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