SENZA NESSUN SEGRETO di Leylah Attar

SENZA NESSUN SEGRETO di Leylah Attar

Titolo: Senza nessun segreto
Autore: Leylah Attar
Serie: Autoconclusivo
Genere: Dark Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2017
Editore: Newton Compton Editori

TRAMA


Un normale giorno di shopping sta per trasformarsi in un incubo per Skye Sedgewick. A un passo dalla sua macchina nel parcheggio viene rapita e narcotizzata. Poco dopo sembra arrivata la sua fine: lo sconosciuto la costringe a inginocchiarsi e le tiene puntata una pistola alla tempia. Skye aspetta che parta il colpo mentre recita la preghiera che l’aiutava a dormire da bambina, ma riceve solo un fortissimo colpo alla testa che la tramortisce. Al suo risveglio, l’incubo è ancora al suo fianco, ha i lineamenti scolpiti e uno sguardo impenetrabile. Chi è quest’uomo e perché le è così familiare? Questo è solo l’inizio di una storia sconvolgente, una tempesta di emozioni violente e di sentimenti che travolgono il lettore sin dalle prime pagine. Un romanzo d’amore epico, oscuro e indimenticabile. 

RECENSIONE


Non sempre il tesoro si conquista trattenendo le cose. Alle volte la magia avviene quando le lasciamo andare.


Senza nessun segreto è un titolo che ben si distanzia dalle vicende di cui narra il libro che sono invece assai pregne di inganni, bugie e macchinazioni, però centra perfettamente quello che sarà l’obiettivo ultimo a cui arrivano, non senza enormi difficoltà, i protagonisti del libro : lasciar andare via l’odio per accogliere l’amore.
Ho letteralmente divorato questo romanzo, complice un registro narrativo dal ritmo incalzante che mi ha tenuta incollata alla lettura sin dalle prime pagine: la storia infatti si apre subito con un alto tasso di tensione percepito attraverso i pensieri della protagonista, Skye, una ragazza ricca e all’apparenza frivola che viene rapita da un sicario, di cui inizialmente non verrà svelato nessun dettaglio né le intenzioni, mantenendo su di lui un alone di mistero che ha tenuto ben viva la mia curiosità.
La narrazione è divisa in due macro parti la prima dal punto di vista di Skye e l’altra da quello del suo rapitore.
Questa seconda parte è stata quella che più mi ha emotivamente colpita: vittima già da bambino di una serie di circostanze che subisce ingiustamente, attraverso di esse l’autrice dà una dimostrazione cruda e convincente di come la violenza dell’ambiente in cui egli vive, finisce per intrappolarlo in una spirale oscura che finirà per plasmarlo fino a farlo diventare un’altra persona, rendendo la sua discesa agli inferi tanto rapida quanto ineluttabile.


Attese che le lacrime sgorgassero. Non gli interessava se le guardie, le donne o i bambini lo avessero visto piangere. Voleva soltanto liberarsi del dolore che aveva dentro.
Ma le lacrime non uscirono. Ciò che provava era rabbia. Voleva affondare i pugni nell’alto muro di cemento, finché non si fosse sgretolato e avesse seppellito tutti quanti. L’impotenza, l’ingiustizia e il tradimento trasformarono il suo cuore in dura e fredda pietra.


Questo passaggio esplica alla perfezione la riflessione che mi ha suscitato la lettura: si può sfuggire al destino?

Si ha sempre la possibilità di scegliere o siamo in balia del fato?
Non penso ci sia una risposta universale a questa domanda, da osservatrice esterna delle vicende narrate il destino dei protagonisti sembra in qualche modo segnato inizialmente perchè l’unica scelta che il protagonista può fare è quella che gli consente di sopravvivere, una spinta ad andare avanti alimentata dal desiderio di trovare giustizia e pace per i torti subiti.
Stessa cosa avviene per Skye, vittima di accadimenti di cui non può avere né il controllo né la consapevolezza e che la renderanno la ragazza ricca e superficiale che inizialmente conosciamo.
Ma ad un certo punto l’autrice ci mostra l’altra faccia della medaglia e cioè che paradossalmente sarà un evento negativo come il suo rapimento a far germogliare il cambiamento, l’inizio di un’evoluzione interiore e di una presa di consapevolezza per entrambi, dandoci prova che si possono fare delle scelte che decretano in quale direzione volgere la propria esistenza e quindi non essere più in balia degli eventi, vittime del fato, ma esserne gli artefici.
I personaggi non sono lineari e gli eventi abbracciano periodi temporali lunghi, dall’infanzia all’età adulta riservando una serie di sorprese : un aspetto questo che mi ha spiazzata perché per l’intera durata del libro non ho avuto idea di dove si sarebbe andati a finire, ed è stata una delle poche volte in cui mi sono sentita in balia della corrente, non sapendo quale direzione avrebbe preso la trama, se l’altalena di eventi mi avrebbe fatta scendere in meandri bui o salire verso i raggi del sole.
Un dettaglio questo che ho particolarmente apprezzato perchè ha dato alla storia il sapore dell’ignoto e il piacere della scoperta.
Interessanti le sfumature che l’autrice imprime agli uomini e alle donne del libro, in quanto, a parte alcuni personaggi di contorno, essi non sono del tutto buoni o del tutto cattivi, ma fanno scelte plausibili per il contesto in cui vivono e quindi non etichettabili perché legate alle circostanze, ai luoghi, alle loro emozioni.
Facendoci vedere le debolezze, le sofferenze, le indecisioni, le fragilità di questi personaggi l’autrice li ha resi talmente umani da dare la possibilità al lettore di non essere giudicante nell’approcciarsi alle loro vicende.
Un’ osservazione che si può applicare anche alla capacità della scrittrice di non cadere in facili stereotipi nel raccontare il rapporto tra i due protagonisti che affonda in antiche radici ma evolve in modo graduale, complesso, sofferto, sviscerato capillarmente senza banalità, condito da tocchi di drammaticità, tensione, passione e sensualità ben bilanciati tra loro che gli conferiscono autenticità.


Era un senso di appartenenza, che cancella le divisioni tra due persone; capita quando la tua caviglia si avvinghia a quella di qualcun altro o le tue dita s’intrecciano alle sue, e tutto avviene in modo naturale, automatico, quasi senza che tu ne abbia coscienza. Quando penso a Dio, penso a queste cose magiche e inspiegabili, moltiplicate all’infinito.


Nonostante la natura dark del libro, ho trovato perfettamente inseriti alcuni sottili richiami alla religione, che sembrano voler mostrare spiragli di luce in mezzo all’oscurità che avvolge gran parte della trama e che ben si intrecciano ai luoghi in cui si svolgono i fatti.
Ed è infatti proprio con una preghiera recitata da Skye nel momento iniziale del romanzo uno dei più adrenalinici, che prenderanno il via le vicende.
Il prezzo che pagheranno per il riscatto da un’esistenza corrosa da bugie, manipolazioni e violenze sarà molto alto, fatto di sangue, sacrifici e perdite, l’autrice non regala soluzioni semplici né vittorie durature, e la motivazione sta nel fatto che il bisogno di giustizia finisce per essere avvelenato, al punto da esserne fagocitato, da un feroce desiderio di vendetta, a mio parere la vera indiscussa protagonista del libro, tanto da permeare l’intero romanzo.


Non c’era più niente a trattenerlo, niente che impedisse alle lacrime di sgorgare. Tutte le emozioni più profonde e oscure che lo avevano tormentato giacevano vuote e consumate come tanti scheletri polverosi. L’odio era un’illusione, la rabbia era un’illusione, la vendetta era un’illusione. Erano soltanto dei gusci vuoti, che lui aveva nutrito e abbeverato e che, alla fine, non avevano portato alcun frutto.


Un libro completo, che ti lascia un senso di appagamento dopo tante tribolazioni perché si sa che le vittorie più apprezzate sono quelle che ci hanno fatto sudare di più per essere conquistate. Trattenere il fiato, sudare freddo, commuovere e sospirare, tutti questi verbi traducono le molteplici sensazioni che mi ha ispirato questo romanzo e che quindi lo fanno entrare di diritto nella categoria dei must-read.

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IL PREZZO DELL’ASSOLUZIONE di Kate McCarty

IL PREZZO DELL’ASSOLUZIONE di Kate McCarty

Titolo: Il prezzo dell’assoluzione
Autore: Kate McCarty
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Prima persona/ POV alternato
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 21 Gennaio 2021
Editore: Triskell Edizioni

TRAMA


Lei è un soccorritore militare.
Lui è nel SAS (Servizio Aereo Speciale), ed è il suo migliore amico.
Non avrebbero dovuto innamorarsi.

A quindici anni, Jamie Murphy si ritrova distrutta e sola, convinta di non aver bisogno di nessuno.
Finché non ne ha bisogno.
Orso è il ragazzo al di là della staccionata, l’unico che era lì per lei quando non c’era nessun altro.
Finché non c’è più.
Rimasta senza niente, Jamie si arruola nell’esercito nella speranza che ciò le dia uno scopo. L’ultima cosa che si aspetta è che il migliore amico del passato ricompaia sulle pianure polverose di un Paese devastato dalla guerra. Non più il ragazzo che conosceva una volta, adesso Orso è un uomo: grande, barbuto, e membro del SAS, una delle squadre speciali dell’esercito.
Presto Jamie si trova a combattere non solo contro i nemici, ma contro i propri sentimenti per un uomo che già una volta l’ha lasciata. Può rischiare di perderlo un’altra volta?

RECENSIONE


Chi di noi almeno una volta nella vita non ha provato a portare il fardello del senso di colpa e ha provato quanto può essere difficile liberarsene?
Questo è il cardine su cui poggia la trama di questo libro, fitto di tematiche trattate con toccante realismo, i cui protagonisti sono anime spezzate, due ragazzi che a un certo punto si trovano senza una famiglia, soli e alla deriva.
È in questo frangente che stringono un’amicizia anomala, ma che è un’ancora di salvezza per entrambi: pur essendo vicini di casa non conoscono le fattezze dell’altro, si incontrano dalle parti opposte di una staccionata quasi a voler mantenere un confine che pur nella ricerca di un conforto li protegga.
Facciamo quindi la loro conoscenza con i soprannomi che si attribuiscono l’un l’altro, l’unica di cui conosciamo l’identità è Jamie che conierà per il suo nuovo amico il nome di Orso.


Orso è la mia roccia, ma a volte dimentico che anche le rocce hanno bisogno che il terreno le tenga salde.


Questa amicizia interrotta bruscamente ad un certo punto si ritroverà per vie assolutamente tortuose e in un contesto molto difficile quale quello della guerra : entrambi alla ricerca di un posto nel mondo e uno scopo si arruolano nell’esercito.


<< Non è per questo che in primo luogo ognuno di noi si arruola nel cazzo di esercito? Speriamo che accada qualche tipo di miracolo e rimetta insieme i nostri pezzi. Ma , notizia bomba, Brooks, non succede. Allarga solo la crepa dentro di noi. >>


Jamie è una protagonista che ho amato tantissimo la cui sofferenza, il sentirsi divisa, non appartenente a nessun luogo è così tangibile da sentirsi addosso la desolante sensazione di non avere nessuno al mondo.
Ha un carattere complicato, che non sempre suscita simpatia, non è politicamente corretta, ma sicuramente non si può provare che ammirazione per lei, una donna che si conquista con tenacia e dignità il suo posto in un ambiente prevalentemente maschile e ancora ostile alla presenza delle donne nell’esercito.
La volontà d’acciaio, risultato dell’educazione paterna, è la sua forza ma anche un limite: indossa perennemente una corazza, non solo quella dell’equipaggiamento militare, ma un vero e proprio scudo esteriore per difendersi dalle sofferenze che la vita le ha inflitto già da giovanissima, ma che nello stesso tempo le impedisce di far avvicinare le persone, è uno spirito ferito, schiacciato dal senso di colpa.


<< Ma non puoi andare avanti così, no? Non sei stanca di comportarti come se avessi una corazza? Pensi davvero di poter trovare il perdono per il tuo passato combattendo una qualche guerra? >>


Proprio in virtù del fatto che per una buona percentuale del racconto lo scenario è quello della guerra la lettura non è sempre facile, il romanzo ti colpisce con una raffica di emozioni diverse che come proiettili fanno sempre centro, senza risparmiarci niente, compreso qualche nodo in gola.
L’autrice però stempera i passaggi difficili con umorismo e scene erotiche dosate in modo equilibrato così da controbilanciare i diversi tenori della storia.
Se Orso è un personaggio straordinario, l’amico che tutti vorremmo avere anche i personaggi secondari non sono da meno, raccontano quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri in un mondo in cui il senso di comunità sta lentamente scomparendo.
In questo libro troverete tutto il bello e il brutto  della vita e paradossalmente anche il bene e il male della guerra da cui potente arriva il messaggio dell’autrice : è la morte a far riscoprire la vita.
Per quel che mi riguarda è un libro che non dimenticherò, il suo realismo e la personalizzazione dei protagonisti, mi hanno completamente connessa ai personaggi e ai loro pensieri, rendendomeli cari.
La penna dell’autrice ti scuote dentro, ti sorprende, ti pone davanti a innumerevoli spunti di riflessione, l’ultimo dei quali, il più significativo rimanda al titolo : il prezzo dell’assoluzione non è vivere punendosi o negandosi la felicità.
Lasciare andare il passato per andare in contro al futuro venendo a patti coi propri errori è l’unico modo per perdonarsi.


Ma non puoi trovare il perdono nella guerra. Credimi, ci ho provato. Dobbiamo lasciar perdere, in qualche modo. L’unico modo in cui penso di farlo è vivere nel modo migliore che conosciamo. Loro non vorrebbero questo per noi?


Questo libro è a tutti gli effetti entrato nella mia lista degli imperdibili.

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IL RITORNO DI THOMAS WOOD di Estelle Hunt

IL RITORNO DI THOMAS WOOD di Estelle Hunt

Titolo: Il ritorno di Thomas Wood
Autore: Estelle Hunt
Serie: Amori vittoriani vol.2
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2021
Editore: Self Publishing

TRAMA


Thomas Wood e Olive Ashdown sono stati amici, un tempo, quando il candore dell’infanzia nascondeva il divario sociale che li separava: lui, figlio dell’amministratore dei Conti di Warleigh, lei figlia minore del Conte, destinata a essere merce di scambio matrimoniale. L’innocenza è poi svanita, un giorno dopo l’altro, e un sentimento proibito ha preso il posto dei giochi tra bambini, fino alla notte che ha stravolto le loro vite. Ma, mentre Thomas fantasticava di cambiare la propria condizione per essere degno di lei, Olive era costretta a mentire pur di allontanarlo dalla vendetta del proprio padre.
Sette anni dopo, Thomas fa ritorno in Inghilterra. Non è più il ragazzo indigente dal cuore spezzato, bensì un uomo facoltoso che si è lasciato il passato alle spalle, sebbene nei suoi pensieri più nascosti non abbia mai smesso di desiderarla.

Quando i segreti verranno alla luce, l’amore sarà forte abbastanza da abbattere ogni ostacolo?

RECENSIONE


<<Ti amo>> gli disse intrecciando le loro dita. La voce le uscì incredibilmente ferma, sebbene il cuore pompasse con violenza inaudita. << Ho amato solo te, il mio compagno di giochi, il mio amico, il mio primo e unico amore. Amerò solo te, l’unico uomo della mia vita.>>


Può un amore sbocciato tra mille difficoltà, nutrito di sguardi rubati, carezze agognate, quello che fa aumentare i battiti del cuore, accelerare il respiro e ardere di passione resistere al risentimento, alle bugie, allo scorrere del tempo?
Se la penna è quella senza sconti e a volte lacerante di Estelle Hunt, lo scoprirete grazie alla sua ultima fatica, l’attesissimo secondo volume della serie degli amori vittoriani: Il ritorno di Thomas Wood.
Un ritorno molto atteso anche dalla sottoscritta, quello di poter immergermi nuovamente nell’ottocento vittoriano attraverso la sua mirabile scrittura, che se con il primo volume di questa serie mi aveva incantata, di nuovo con questo secondo non ha deluso le mie aspettative.
Sono felicemente tornata a osservare un po’ più da vicino, non nego con un innocuo tocco voyeuristico, la complicata famiglia Ashdown e contemporaneamente ho piacevolmente ritrovato molti personaggi conosciuti nel libro precedente.
In una narrazione che alterna flashback a eventi presenti, l’autrice questa volta ci racconta, come solo lei sa fare, di un amore travolgente e struggente ma impossibile.
Lo fa attraverso la figura di Olive, sorella di Rupert, figura che aveva mantenuto un basso profilo nel precedente romanzo ma sulla quale aleggiavano un alone di tristezza e malinconia che facevano presagire eventi importanti.
Lady Olive Ashdown è una bambina nata negli agi ma privata di ogni attenzione o affetto. Sarà nella tenerezza dei giochi e della reciproca compagnia del figlio dell’amministratore della tenuta di campagna, Thomas Wood che Olive troverà calore e conforto.
Un ragazzino allampanato, inizialmente guardingo poi affettuoso e protettivo con il quale instaurerà da subito un legame fortissimo senza avere consapevolezza del divario sociale esistente tra loro.
Le loro rispettive solitudini saranno il terreno su cui germoglierà una profonda amicizia che nello scorrere degli anni vedrà tramutarsi gli abbracci spontanei, le carezze confortevoli, il prendersi per mano, in gesti che perderanno gradualmente l’innocenza dell’infanzia, ma avranno la sostanza del desiderio, dell’aspettativa, dell’irrazionalità, alimentando un amore potente, feroce e appassionato quanto possono esserlo i sentimenti giovanili.


Quante volte si era sentito morire per quell’amore folle e violento e quante volte era rinato al suono della sua voce, al tocco delicato delle sue mani. Fino a morire del tutto e per sempre, durante quell’unica, magica notte.


La bellissima campagna inglese della magione di Brighton Manor è la cornice perfetta allo sbocciare di questo sentimento che matura attraverso giochi sul fiume, ritrovi nelle radure, storie raccontate, messaggi e incontri segreti, tutti elementi di cui ho apprezzato contemporaneamente il romanticismo e il sapore del proibito, capaci di suscitarmi tenerezza e frustrazione insieme.
La prima inevitabile davanti allo sbocciare di un amore che ha tutte le caratteristiche dell’impeto giovanile quali l’ardore, l’intensità, l’inesperienza e anche un tocco di ingenuità, la seconda acuita dalla battaglia che i ragazzi combatteranno strenuamente ma inutilmente contro i loro sentimenti, consapevoli una volta cresciuti di andare contro le regole sociali dell’epoca e accresciuta dal non potersi vedere, toccare o parlare liberamente.
In questa narrazione la pioggia è un elemento che conferisce ulteriore drammaticità a particolari momenti delle vicende, quasi a simboleggiare le lacrime che inevitabilmente scorreranno nel susseguirsi degli eventi.
Una pioggia scrosciante che assume più significati simbolici, rimarca dolorosamente le distanze di estrazione sociale, rappresenta la tempesta interiore che scuote gli animi dei due ragazzi ed ha ha il sapore del presagio, lasciando intuire il decorso drammatico delle vicende.


Il suo di cuore, sotto le sferzate di quell’addio, andò in pezzi. Immobile sotto la pioggia, le scrutò il viso un’ultima volta, per imprimerselo bene in mente. Non l’avrebbe più rivista, gli stava concedendo pochi attimi intrisi di pioggia e di dolore e lui bevve tutto, stordendosi di sofferenza.


Chi conosce questa autrice sa bene infatti che raggiungere la vetta comporta intraprendere sentieri ripidi, impervi, contorti, e in questo romanzo li ho percorsi tutti, consapevole che gli ostacoli sarebbero stati molti.
Se nel precedente volume questi erano insiti all’interno della coppia di protagonisti, questa volta provengono da fuori, ma da molto vicino, da un mondo che non permette di colmare il divario sociale nemmeno in nome dei sentimenti e che considera la donna solo come merce di scambio nel mercato matrimoniale.
È nella propria casa che Olive trova i più acerrimi oppositori alla sua felicità, che spezzeranno crudelmente il legame con Thomas, gettando entrambi in un tunnel di disperazione, in un oblio dei sensi in cui si limitano a sopravvivere più che vivere.
È nella seconda parte del libro che i protagonisti si ritrovano più maturi ma segnati profondamente dalla loro separazione: il dolore che Thomas ha tramutato in risentimento e Olive in lacerante tristezza, riemergerà col ritorno di lui ed il loro incontro, ma non potrà niente contro i sentimenti che ancora abitano i loro cuori.
Trovo sempre eccezionale come l’autrice riesca a trasmettere le emozioni dei suoi personaggi attraverso sguardi, silenzi, gesti, carezze, parole cariche di passione, il suo stile fortemente emozionale mi ha fatto toccare con mano la passione incontenibile prima e l’atroce sofferenza di entrambi dopo, logorati dagli anni di distanza, dall’aver dovuto soffocare prima l’amore e poi il dolore.
Le vicende di Olive, spezzano il cuore, ma sebbene questa figlia addestrata ad obbedire ad una madre gelida, assoggettata da un padre padrone, ignorata dal fratello, allontanata dal proprio amore, possa all’apparenza sembrare fragile e remissiva, in realtà non lo è affatto.
Di nuovo Estelle Hunt ci tramanda la forza di spirito delle donne, che nel caso di Olive sta nella capacità di sacrificio, nella rinuncia e nell’accettazione del suo destino a favore dell’uomo che ama.


Sì, Olive aveva ben presente cosa significava spegnersi, esaurirsi, perdere pezzi di cuore e vivere comunque. Aveva una crepa nera nel petto che pulsava mantenendola in una sembianza di vita. Thomas, invece, pareva aver dimenticato. Doveva essere felice, per lui, non era forse la felicità ciò che gli aveva augurato il giorno in cui gli aveva detto addio ?


Contemporaneamente Thomas un uomo che ha saputo trarre forza dalle sofferenze per elevarsi socialmente e realizzare i propri obiettivi, venendo a patti con verità taciute e segreti svelati si ritroverà a guardare oltre il proprio dolore, che nella giovinezza lo aveva talmente offuscato da renderlo egoisticamente cieco di fronte al proprio orgoglio ferito e al cuore spezzato.
Grazie a questa incredibile autrice per averci regalato di nuovo uno storico perfettamente contestualizzato, con personaggi ad alta carica emotiva, che riescono a trarre forza dalle loro sofferenze, capaci di amare con intensa passione.
Una storia d’amore struggente che diventa un giardino in cui nascondere messaggi sotto ad un vaso di piante profumate e se mi capitasse di trovarne uno vorrei trovarvi questo messaggio, che è un’universale verità:


<< L’amore è davvero la peggiore delle malattie e la migliore delle medicine. >>


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UN MATRIMONIO VITTORIANO di Estelle Hunt

UN MATRIMONIO VITTORIANO di Estelle Hunt

Titolo: Un matrimonio vittoriano
Autore: Estelle Hunt
Serie: Amori vittoriani vol.1
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 23 Novembre 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Londra, 1866

Rupert Ashdown è stato allevato per diventare il futuro conte di Warleigh, ma alla morte del padre erediterà una disastrosa situazione finanziaria. A quel punto un matrimonio di convenienza appare come l’unica soluzione per salvare la sua famiglia dalla bancarotta. Il dover sposare una figlia della borghesia, però, benché di singolare avvenenza e straordinaria ricchezza, gli appare come la più terribile delle sorti.

Dal canto suo, Philippa Hardy è stata educata affinché un giorno potesse convolare a nozze con un aristocratico, esaudendo così il desiderio dell’ambiziosa e spregiudicata madre. Conosce le regole della Società, sa quali sono i suoi doveri e accetta, seppur timorosa, il volere della propria famiglia. Quando tuttavia le viene presentato Rupert, il futuro marito, si convince che la felicità è a portata di mano: lui è giovane, affascinante e il suo sguardo l’accende di passione.

Per Rupert quella ragazzina borghese, che disprezza a causa delle origini, è soltanto il mezzo per avere un erede e risollevare le finanze di famiglia, ma non intende concederle nulla più che una gravidanza e un trattamento formale e cortese. Philippa, invece, lo ama già dal primo incontro, ha deciso che riuscirà a scalfire il cuore di ghiaccio del conte e non le importa del prezzo che dovrà pagare per riuscirvi

RECENSIONE


<<E’ giunto il momento che Philippa si sposi.>>


Sembra strano come un’unica frase possa racchiudere l’essenza di un intero romanzo eppure è così, se amerete questo libro tanto quanto l’ho amato io, non potrete ripensare a questo incipit senza far riaffiorare tutte le emozioni di questa lettura.
La scrittura di questa autrice mi ammalia sempre, capace di scavare a fondo nei sentimenti umani, complice un’accuratezza nelle descrizioni, nei dialoghi e la ricercatezza dei dettagli capaci di evocare immagini e sensazioni che vi catapulteranno in piena epoca vittoriana, come è successo a me.
Philippa giovane ma ricca fanciulla borghese, viene data in sposa appena sedicenne ad un altero nobile, il conte di Ashdown, per rimpinguare le borse del casato.
Un matrimonio di natura puramente contrattuale, che si poggia su basi fragilissime quali il disprezzo di lui perché costretto a legarsi ad una parvenu, termine dispregiativo per indicare borghesi arricchiti senza una goccia di sangue blu, e la giovane età di lei, obbligata a sposarsi per volere materno.
Queste premesse non impediranno all’amore di sbocciare ma sarà un viaggio tutto in salita costellato di scivoloni e rovinose cadute.


Malgrado i modi distanti, lei amava suo marito, viveva per un suo sorriso del quale non era mai stata destinataria. A volte sollevava l’angolo della bocca, ma era solo un accenno, il bagliore mendace di un riflesso. La omaggiava con la sua freddezza, a volte con il sarcasmo, in due occasioni l’aveva onorata con la passione, tuttavia esaurito il desiderio tornava a essere l’uomo scostante che non celava il disprezzo nei suoi confronti.


Rupert è il compendio del perfetto nobile inglese, un uomo avvenente, ammantato di eleganza e orgoglio, freddezza e arroganza, ne incarna certamente il fascino ma ahimè anche tutti i difetti.
È un personaggio difficile da digerire, i cui comportamenti sono inizialmente inaccettabili da un punto di vista morale ma socialmente condivisi e adottati dalla maggior parte degli uomini del tempo.

Nonostante la prevedibile avversione che si può provare per lui fin dai primi capitoli, io non ho saputo resistervi perché l’autrice mano a mano lo scopre degli strati che compongono la sua algida freddezza, l’alterigia e la superbia, facendo scorgere sotto di essi una inaspettata fragilità e un cuore appassionato.
Sono seppelliti in profondità sotto alla corazza modellata su di lui da una rigida educazione, che in realtà serve a tenere insieme un uomo diviso, incapace di far coesistere forza e debolezza.

La prima insita nella consapevolezza del suo lignaggio, la seconda quella di cui si sente vittima dinanzi all’amore, sentimento sconosciuto, un conflitto feroce che lo trascinerà in un buco nero esistenziale, da cui risalirà faticosamente.


Non immaginava, Philippa, che quel muro fosse stato eretto a difesa del suo ardore innocente, del suo profumo di primavera e del calore della sua pelle. Non sapeva quanto suo marito temesse il desiderio che gli ribolliva nel sangue, tanto da dover essere estinto prima che divampasse un incendio indomabile.


 
Tutte diverse tra loro ma accomunate da un’invidiabile tempra dello spirito, ho amato ognuna delle figure femminili del romanzo, donne di spessore tra le quali in particolare emerge prepotentemente la madre di Philippa, guardiana dei propri affetti dal pragmatismo quasi feroce ma necessario.

Philippa è l’emblema della desolante condizione femminile dell’epoca il cui motto è sopportare: fortunatamente l’ indole curiosa, vivace, impulsiva, appassionata, capace di trasmettere energia e che inconsapevolmente ammanta di luce chi le sta intorno, le consentirà di piegarsi ma non spezzarsi dinanzi alle sofferenze, le umiliazioni e le difficoltà che incontrerà sin dall’inizio della sua vita matrimoniale.
Così come è stato appassionante ammirare il coraggio, la tenacia e la perseveranza con le quali cercherà in tutti i modi di conquistare l’amore del marito, tanto è stato doloroso assistere al susseguirsi di eventi che la trasportano inesorabilmente dalla fanciullezza all’età adulta, che a partire dal matrimonio abbasseranno il velo che fino ai suoi sedici anni aveva celato ai suoi occhi le difficoltà, le brutture e le ingiustizie del mondo reale.


Le parole di Ginevra divennero la chiave per dischiudere la porta del giardino in cui aveva vissuto fino ad allora. Un giardino molto piccolo, immerso in una perenne primavera, abbellito da giunchiglie, violette e margherite, dove il tempo era scandito da uccelli variopinti come non se ne erano mai visti. Oltre il muro di recinzione, però, si estendevano lande paludose nelle quali danzavano fuochi fatui e ribollivano acque limacciose.


Questo aspetto caratterizza entrambi i protagonisti che vedono scivolare via la spensieratezza, la fiducia e la vivacità della gioventù nello scontrarsi con tradimenti, bugie e dispiaceri, un passaggio che non ho potuto non ritrovare in me stessa, destabilizzante come la presa di coscienza che il mondo non è un giardino dove regna sempre la primavera, per usare le parole della scrittrice.

Persino i luoghi sono profondamente connessi allo sviluppo della vicenda e all’evoluzione interiore dei protagonisti, laddove la serenità e la felicità coniugale trova massima manifestazione nella magione di campagna, le cui descrizioni mi hanno fatta camminare su prati erbosi e sentire il profumo dell’erba, mentre Londra fa da scenografia agli eventi più drammatici e dolorosi per Philippa, quasi che il rientro nella capitale legittimi le più turpi consuetudini, ben nascoste dal grigiore cittadino.

Ed è così che questa coppia di sposi diventa l’incarnazione letteraria del contesto storico sociale che fa da sfondo alle loro vicende: Rupert e Philippa diventano i soggetti principali di un quadro, quello attraverso il quale Estelle Hunt dipinge in maniera impeccabile luci ma soprattutto ombre, della società inglese dell’epoca ,un sistema patriarcale che relegava le donne a un ruolo puramente decorativo e funzionale alla prosecuzione del casato, in cui molti individui di alto lignaggio indossavano la maschera della nobiltà come fosse un passepartout che consentiva di aprire le porte a qualsiasi comportamento, specie se se di natura illecita o depravata, conosciuti e accettati da tutti purché non ostentati.

A mio parere questo romanzo ha la completezza di un’opera studiata, accattivante, intensa, un canovaccio su cui l’autrice ha intessuto una storia d’amore molto travagliata ma appassionata, sensuale, romantica, magnetica, un libro che potrei rileggere molte volte e mi farebbe sempre emozionare.
Addentratevi nelle tempeste che questo matrimonio vittoriano attraverserà, ne uscirete con il piacere di aver goduto di un piccolo capolavoro, la cui scrittura di alto livello e la rara raffinatezza racconta come molto spesso i limiti che non ci consentono di afferrare la felicità sono proprio quelli che ci costruiamo noi stessi.

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IL NOSTRO MONDO A PARTE di Lisa Arsani

IL NOSTRO MONDO A PARTE di Lisa Arsani

Titolo: Il nostro mondo a parte
Autore: Lisa Arsani
Serie: Autoconclusivo
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: POV alternato (Leni, Zac)
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 25 Settembre 2018
Editore: Les Flaneurs Edizioni

TRAMA


Zaccaria vive una vita a metà.

Un incidente gli ha portato via le sue sicurezze.

Leni, invece, vive per due. Una grave malattia le ha strappato la gemella e un pezzo di anima.

Entrambi conoscono il dolore della perdita e hanno blindato i loro cuori: Leni ha il terrore di lasciarsi andare e di ritrovarsi da sola un’altra volta, mentre Zac è convinto che nessuna donna potrà mai più desiderarlo.

Ma l’amore sceglie vie traverse e, come il destino, non può essere fermato.

E ciò che sembrava perduto per sempre tra le macerie dei loro mondi distrutti forse ne costruirà uno nuovo. Solo per loro.


RECENSIONE


<< Non credo tu possa capire, nessuno che non abbia perso una gemella può farlo. Io e lei eravamo due persone ben distinte, ma condividevamo un mondo a parte. Quando lei se n’è andata mi è crollato addosso, ma non mi ha schiacciata. Sono rimasta da sola a vivere nel mondo di tutti gli altri >>


Se vi è capitato nella vita di avere dei legami affettivi molto forti tanto da farvi sentire quasi in una dimensione a parte siete state persone fortunate.
Il titolo del libro rimanda proprio a questo, ad una profonda connessione affettiva con un altro individuo, che diventa anche un rifugio, volendo citare il titolo, proprio un mondo a parte.
Cosa accade però se ad un certo punto questa dimensione scompare, crolla lasciandoci solo le sue macerie?
Può succedere che ciò che prima era un porto sicuro diventi invece una gabbia, una sorta di comfort zone da cui poi non si vuole, né si riesce, più ad uscire perché affrontare la realtà in cui questa dimensione non c’è più è troppo doloroso.
Leni la protagonista del libro è una ragazza per metà olandese, vive una vita per due, così tanto piena da far intuire da subito che sia un disperato tentativo di colmare un vuoto.
Non mi è stato subito facile entrare in empatia con lei, proprio perché nonostante i modi gentili e un’indole solare durante la lettura mi è sembrato di doverla inseguire più che scoprire, non riuscivo a starle dietro, il suo stile di vita pieno di mille impegni e attività, oltre ad avere il sapore dell’eccesso, la hanno resa molto distante da me.
È nell’avanzare della lettura che poi l’ho compresa meglio e ho preso consapevolezza del fatto che è molto più semplice provare empatia per coloro in cui i segni della sofferenza sono visibili.


Mi manca un pezzo di anima! Credi che solo perchè non si vedono le mie cicatrici non esistano ?


Per la stessa ragione entrare in connessione con il protagonista maschile è stato per me un processo più immediato.

Zaccaria è un uomo che vive a metà dopo un incidente d’auto che lo ha lasciato ferito non sono nel corpo ma soprattutto nello spirito, alimentando insicurezze che lo hanno spinto a rifugiarsi solo nel lavoro e nella famiglia, allontanando le persone.


Non ho mai concesso molto spazio agli altri a parte la mia famiglia. Sono sempre stato troppo ambizioso e concentrato su me stesso, sul raggiungimento dei miei traguardi.
E dopo l’incidente anche di più, per cercare di riprendere il controllo della mia vita.


Il libro tratta con garbo e delicatezza il tema della disabilità, che non è solo quella fisica ma anche quella dell’anima.
L’incontro casuale tra i due ragazzi sarà l’inizio di un processo di guarigione dello spirito, un’evoluzione del loro modo di approcciarsi alla vita tutt’altro che indolore.
Assisterete ad una lotta interiore piuttosto sofferta dei protagonisti che vedrà entrambi cercare di abbattere le mura erette attorno al cuore ferito dell’altro, e nel contempo oltrepassare le proprie barriere emotive e devo dire che ho sofferto anch’io con loro tanto sono stati vividamente descritti i loro tormenti.
Assistendo a questa battaglia dei sentimenti, emerge quanto il modo di vivere dei due ragazzi fino al loro incontro, ma anche dopo, sia pilotato dalla paura e dal senso di colpa: paura di amare, di vivere, di afferrare la felicità per il timore di perderla , mentre il senso di colpa è dettato dalla convinzione di non avere diritto ad essere davvero felici dopo aver perso una persona cara.

Sentimenti entrambi paralizzanti, perchè impediscono di districarsi dalle ragnatele del passato e di concedersi delle opportunità.


E’ un’illusione, che però chiede pegno. Si prende tutto, carne e anima, e ti fa credere che ci sarà per sempre, ma poi quando se ne va rimane solo una briciola di quello che eri. Tu ricominci, ma è un’altra illusione. Non appena la felicità torna a bussare, il senso di perdita si fa ancora più profondo e se non ti inghiotte ci pensa quello di colpa a divorarti .


È a un certo punto però che i protagonisti maturano, ognuno con i propri tempi, la consapevolezza di essere prigionieri di una realtà che li fa soffrire inutilmente e sfoderano così una delle più grandi ma anche più difficili risorse dell’essere umano che è la forza di reagire, anche quando la vita ci mette di fronte ad accadimenti dolorosi che stravolgono completamente la nostra esistenza e ci cambiano, dentro e fuori.
L’amore reciproco dei protagonisti diventa allora una forza che fa superare la paura e la colpa, perchè trasforma le macerie dei loro due mondi distrutti in fondamenta su cui ricostruirne uno nuovo insieme.
Trovo che l’autrice abbia trattato tematiche piuttosto delicate in modo garbato ma realistico, senza facili sentimentalismi.
Una menzione particolare merita il prologo che ha dato vita a un simbolismo con le vicende che ho trovato estremamente bello, fiabesco e poetico al tempo stesso.
Questa non è solo una storia d’amore, nei libri dove i personaggi sono così ben approfonditi psicologicamente e nulla è lasciato al caso, non lo è mai: ci sono personaggi di contorno tratteggiati accuratamente, citazioni di natura botanica molto interessanti, amore per gli animali e per lo sport, tutti ingredienti che danno un valore aggiunto al libro.

“Il nostro mondo a parte” è una storia di dolore, dignità e dolcezza, tre “D” che racchiudono tutta la sua essenza. 

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LA GOVERNANTE di Rebecca Quasi

LA GOVERNANTE di Rebecca Quasi

Titolo: La Governante
Autore: Rebecca Quasi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza Persona
Tipo di finale: Concluso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 31 Agosto 2020
Editore: Self Publishing

TRAMA


Londra 1875. Rimasto vedovo, Leonard Lennox, conte di Moncrieff, ha bisogno di una governante che si occupi di Penelope, sua figlia, o meglio della figlia della sua defunta moglie, visto che non è certo di essere il padre della bambina.
A tale scopo assume Sidonie Tate, vedova a sua volta, una donna ancora giovane, avvenente, dal carattere forte e con un passato non proprio cristallino.
Spedire figlia e governante in una tenuta di campagna lontano da Londra pare la soluzione a tutti i suoi problemi. Pare…


RECENSIONE

Leggere “La Governante” è stato un breve ma impagabile viaggio attraverso la campagna inglese dell’800 che mi ha letteralmente incantata.
Il plus che lo ha reso ancora più apprezzabile è stato il fatto che l’autrice sia stata in grado di dar vita ad uno storico insolito, originale, differente ma mai incoerente con l’epoca in cui è ambientato nonostante la storia si regga su argomenti già visti nel genere :il padrone irresistibilmente attratto e ricambiato dalla propria sottoposta, un amore in germoglio che deve scontrarsi con le regole sociali del tempo, circostanze non favorevoli e imprevisti.

Proprio per questo la bravura dell’autrice è stata doppia, solo la penna di Rebecca Quasi poteva renderla comunque unica, facendola completamente sua, regalandoci personaggi così ironici e originali da lasciare il segno, complice una scrittura sofisticata e talmente personale da risultare inconfondibile, quasi come un marchio di fabbrica.
Il sorriso non mi ha abbandonata dalla prima all’ultima pagina, grazie a dialoghi divertentissimi, a tratti comici, una buona dose di tenerezza, romanticismo e piccoli colpi di scena, tutti miscelati ad arte e in giusta misura.

Lord Leonard Moncrieff è vedovo con un matrimonio infelice alle spalle, una figlia di nome Penelope la cui paternità però non è certa, offuscato dalla rabbia per l’orgoglio ferito ignora la bambina fin dalla nascita.


Probabilmente era la prima volta che rimaneva solo con Penelope, sicuramente era la prima volta che la mandava a chiamare e che si riferiva a lei dicendo mia figlia.


Fino a quando la sua strada si incrocia con Miss Tate, una governante un po’ atipica non proprio incline all’obbedienza, vedova anche lei, una donna con il pepe dentro ma che dato il suo ruolo, mostra all’esterno una facciata di irreprensibile serietà.
È quando si relaziona alla piccola Penelope, figlia incerta del conte, che esce fuori la vera personalità della donna, pragmatica e cosciente della precarietà della condizione femminile del suo tempo e quindi anche della propria, ma che davanti alle emozioni non riesce a frenare la propria indole appassionata e vivace.


Però aveva riso spesso. Sì era lasciata andare. Sì era concessa una vacanza da se stessa. Aveva lasciato la governante chiusa nella sua stanza, la cinica vedova era scomparsa e al loro posto aveva partecipato al picnic la donna più sensuale e piena di vita che Leonard avesse mai incontrato.
Una donna che non poteva avere. Ma che voleva disperatamente.


L’autrice ha tratteggiato personaggi irresistibili: un conte capace di guardare oltre alle apparenze e dalle notevoli doti seduttive, una governante irreprensibile ma col fuoco dentro e una bambina che nonostante le privazioni affettive è rimasta pura.
La piccola Penelope mi ha conquistata da subito con la tenerezza di una creatura che desidera solo l’amore dei genitori, bisognosa d’affetto come ogni bambino.


<< Sid è severa, ma è anche buonissima. Mi abbraccia e mi bacia, non l’aveva mai fatto nessuno prima. È bellissimo essere abbracciati, non credi? >>


Sono solo i legami di sangue a misurare il valore dell’affetto familiare?
Seppur nata dalla fantasia dell’autrice questa storia dà un esempio ante tempo, di come nessuna regola scritta o non scritta decreta cosa è famiglia, solo l’amore può farlo.
Sebbene il racconto sia molto divertente e leggero, non fatevi ingannare, offre anche importanti connotazioni storico sociali : la prima è che questa è anche una storia di emancipazione femminile.
In un’epoca in cui il ruolo delle donne era solo quello di contrarre matrimonio la governante lungimirante offrirà alla sua pupilla la possibilità di realizzarsi come essere umano coltivando i suoi “insoliti” talenti.


<< Perché? Perché vorrei che qualunque cosa le accada, abbia qualcosa che la renda felice. >>


La seconda è che a riprova che l’appartenenza ad una classe sociale è solo un abito che per niente rappresenta il valore intrinseco di chi lo indossa, la scrittrice dà una chiara visione dell’iniquità dei ruoli sociali del tempo: è la governante (appartenente ad un ceto inferiore) a dare la possibilità ad un padre e ad una figlia (nobili) che prima del suo arrivo non erano mai stati una famiglia, di aprire gli occhi sul valore delle cose.
La trama evolve in maniera inaspettata e l’autrice sa dove aggiungere quel pizzico di azione, che insieme allo stile ineguagliabile che la contraddistingue, personaggi brillanti e un finale mozzafiato ci regala l’ennesima meraviglia.
Il talento è anche questo, utilizzare ingredienti semplici e creare un gioiello di classe come questo, che è un libro sofisticato, frizzante, tenero e divertente.
Una lettura che regala spensieratezza da non lasciarsi sfuggire per gli amanti del genere e non solo.


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LOVEINSIDE di Aria M.

LOVEINSIDE di Aria M.

TitoloLoveInside
Autore Aria M.
Serie Autoconclusivo
Genere Contemporary Romance
NarrazionePrima persona, POV alternato
Tipo di finale Concluso
Editing Discreto, alcuni refusi
Data di pubblicazione 25 novembre 2020
Editore Self Publishing

TRAMA


Il mio nome è Nathan Fantini, e sono un combattente.
Ho sempre lottato contro tutto e tutti, anche contro me stesso e il marcio che ricopriva la mia vita, senza mai trovare davvero pace.
Poi, lei.
Calipso.
È bastato poco affinché si insidiasse dentro me, così in profondità da raggiungere quel buco nero che racchiude tutto il mio passato, tutto il mio dolore; ha ricomposto la mia anima, e poi, come un bel sogno, è scivolata via dalle mie mani, via dalla mia vita.
Pensavo non l’avrei più rivista, che quel filo che unisce le nostre esistenze si fosse ormai spezzato.
Niente è mai stato più lontano dalla verità.
Dicono che le seconde possibilità non esistono… ma io non posso crederci.
Rinunciare ancora a lei non è un’opzione.
Farò di tutto affinché quella nota torni a colorare la mia vita; affinché possa ancora respirarla, amarla, viverla.
Di tutto, anche se il più grande ostacolo tra me e lei… è lei stessa.


RECENSIONE


Donne preparate i ventagli, perché il ragazzo qui in copertina vi accenderà i bollenti spiriti e vi farà sciogliere in brodo di giuggiole con dichiarazioni d’amore focose ma anche romantiche, degne di un poeta tatuato e arrogante.

LoveInside è un romanzo che non posso descrivere se non come un concentrato di passione che ti investe ad ondate più o meno costanti ma molto intense.
Una piacevolissima lettura che con una trama interessante, condita da alcuni momenti di suspense e cambiamenti di rotta improvvisi, mi ha tenuta letteralmente attaccata alle pagine con la curiosità di conoscere più a fondo i suoi personaggi e le loro vicende, portandomi dentro alla storia non solo di un amore appassionato ma di molto altro.
È un romanzo infatti che parla al cuore, con intensità e tenerezza insieme, di famiglia, della difficoltà di capirsi e di comunicare, della forza di volontà nel raggiungere i propri obiettivi, delle seconde occasioni e di sentimenti di colori diversi.

C’è amicizia, complicità, affetto, amore, seduzione, sesso molto appassionato, ma ci sono anche senso di colpa, rabbia, tristezza, orgoglio, amarezza.


“Seba va via e mi lascia con la mia disperazione e la mia rabbia.
La odio. Io odio Calipso con tutto me stesso, tanto quanto l’ho amata. Tanto quanto la amo.”


La scrittrice ci parla di tutto questo in modo semplice ma accorato, intenso, viscerale, tutte caratteristiche che ritroviamo nel protagonista principale (molto ben rappresentato nella cover!) Nathan un uomo dalla scorza dura, il cuore pieno d’amore, e una forza di volontà granitica.
La scrittrice ha dato vita ad uno scenario perfetto su cui poi poggiare i pilastri di un racconto così carico di passione, intrecciando nella trama l’arte del creare profumi alle dinamiche e ai sentimenti che Nathan prova per la protagonista femminile.
È così che conosciamo Calipso, dal nome e dalla sensualità conturbante, tanto dotata di talento nel lavoro quanto piena di insicurezze nel privato, una ragazza che deve venire a patti con le sue paure e le sue contraddizioni, caparbia, impetuosa, passionale, ma dotata di un animo gentile, integrità morale e onestà.


<<Sono un fottuto casino , Calie. La mia mente, la mia vita…e tu…Dio, tu sei ancora più incasinata di me, con tutte le tue contraddizioni>>. Mi accarezza le gote e sorride. << Ed è vero: forse è difficile, però…mi piace — accidenti se mi piace! — essere un casino insieme a te, se il risultato siamo noi>>.


Per buona parte del libro vi sembrerà di assistere ad un tiro alla fune estenuante tra i protagonisti, che alternano momenti di avvicinamento e di distacco, ostacolati da personaggi antagonisti e dalle circostanze, nonché dall’incapacità di comunicare.
Nell’alternarsi di questo avanzare e indietreggiare continuo mi è parso di assistere a una danza, che mi ha trascinata pagina dopo pagina avida di scavare nella complessità dei sentimenti, ma soprattutto nella difficoltà che si fa a volte a comprenderli, accettarli e ad esprimerli, a non lasciarsi sopraffare da essi, in un sempre attuale scontro tra ragione e sentimento.
La prosa dell’autrice il cui registro è per la maggior parte del racconto incentrato su un alto livello di passionalità, mostra nel contempo una vena profondamente poetica quando inserisce una connotazione simbolica tra la creazione di un profumo e il processo d’innamoramento, creando un parallelismo tra la formazione della fragranza perfetta e le qualità della persona amata.
Un momento narrativo che non solo mette in evidenza una conoscenza e l’approfondimento sull’argomento da parte dell’autrice, ma che è puro e vero romanticismo, il cuore pulsante del racconto, il suo momento più alto.


<<La fragranza di rosa è il profumo per eccellenza, da secoli. E il profumo è donna>>
Guardo Calie, affondo gli occhi nei suoi, un poco sgranati, il battito impazzito del suo cuore sotto le mie dita. <<La donna è amore.>> Mi volto, senza lasciare i ragazzi, che mi guardano con visi stupiti.
<<Amare una donna è come scoprire l’essenza di un profumo.>>


Ho apprezzato l’originalità dello stile narrativo che inizia con una serie di flashback e si dipana poi nel presente attraverso dialoghi accattivanti, ironici e oltremodo appassionati, che scottano, quanto il fuoco che arde nelle anime dei nostri protagonisti.

Ho trovato anche molto ben inseriti nel contesto e assolutamente credibili i personaggi secondari, alcuni veramente adorabili, che mi hanno fatto assaporare il calore di un’amicizia e l’affetto della famiglia.

Di questo libro serberò il ricordo non solo di una passione amorosa che ogni donna vorrebbe sperimentare, ma anche della magia che nasconde la creazione di un profumo e del potere della musica di far parlare il cuore quando non si riesce a farlo con le parole.
Non posso che consigliarlo a chi ama personaggi dall’indole tempestosa, che vivono con passione e lottano tenacemente per raggiungere i loro obiettivi, a chi crede nelle seconde occasioni e a chi vuole perdersi nel potere evocativo di una fragranza.

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LA MADNESS di Mary Lin

Madness

LA MADNESS di Mary Lin

Titolo Madness
AutoreMary Lin
Serie Viper serie
GenereDark Romance
Narrazione POV singolo e alternato
Tipo di finaleChiuso
EditingOttimo
Data di pubblicazione6 Novembre 2018
Editore Self Publishing

TRAMA


Reel: un uomo e il suo inferno. La sua instabilità emotiva e le sue reazioni estreme gli hanno fatto perdere il club di cui era il vice e la donna che amava, e ora lotta costantemente coi demoni che gli sconvolgono la mente, aggrappato alla vita, soltanto grazie alla brama di vendetta.

Avery: una ragazza e la sua solitudine. Dopo un’esistenza completamente dedicata agli altri e mai a sé, la sua determinazione e la sua volontà la conducono alla ricerca dell’unico familiare che le è rimasto, il solo con il quale può condividere la sua tristezza e la sua frustrazione.

Reel e Avery, tenebra e luce, assieme lotteranno per tornare a vivere, superando il confine tra giusto e sbagliato, tra sano e malato.

E questa è la loro follia.


RECENSIONE

Premessa doverosa, questo libro mi ha letteralmente prosciugata, sono stata risucchiata non solo nella storia ma nella mente e nei cuori dei protagonisti, shakerata e sballottata per bene, a volte anche abbastanza violentemente.

Se cercate una lettura rilassante, poco impegnativa questo libro non fa per voi. La tensione non abbandona il racconto nemmeno per un minuto quindi rassegnatevi, non avrete pace fino alla fine: sarete in balia di un mare in tempesta i cui brevi istanti di quiete sono solo apparenti, farete i giri sulle montagne russe nella personalità del protagonista per esserne poi sbalzate fuori senza nessun atterraggio morbido.
Importante quindi approcciarsi alla lettura con questa consapevolezza, come l’autrice correttamente informa sono presenti scene che possono urtare la sensibilità, di violenza e abusi, sesso esplicito e sadico, linguaggio forte spesso scurrile.

Detto questo con Madness secondo me Mary Lin ha raggiunto un obiettivo per niente facile, ha dato voce ad un personaggio che non si può non annoverare che tra i cattivi per eccellenza, un antagonista con cui non vorresti mai incrociare il tuo cammino, rendendolo il protagonista con la P maiuscola, di quelli che nonostante l’esasperata negatività ti catturano con un magnetismo tale da non riuscire a staccartene.
La sua prima apparizione avviene nel romanzo “Fire” secondo volume della precedente serie dell’autrice, i Rebels, bikers acerrimi nemici dei Vipers di cui il nostro protagonista è il massimo esponente.
Ecco perché per entrare in connessione col personaggio in questione secondo me è consigliabile, anche se non indispensabile, seguire questo ordine di lettura in quanto già dalla sua prima comparsa, nonostante fosse un personaggio secondario e altamente negativo, la sua intensità è stata così dirompente da lasciare quasi scomparire sullo sfondo gli altri personaggi, rubando spesso la scena ai suoi compagni di carta.

Perfettamente consapevole della forza di questo personaggio l’autrice ha saggiamente e, dal mio punto di vista egregiamente, dedicato un romanzo interamente a lui.
In Madness ci ha regalato un uomo davvero, ma davvero molto cattivo, ma cosa ancora più incredibile, nonostante questo ci ha fatte cadere ai suoi piedi, letteralmente conquistate dal suo carisma che si sprigiona in tutta la sua forza attraverso sguardi affilati come lame, sorrisi di scherno, ghigni diabolici, dialoghi sprezzanti, una presenza silenziosa ma minacciosa, scatti d’ira e azioni altamente immorali.


Quest’uomo ha un non so che di… subdolo. Lo so, non dovrei trarre conclusioni, non lo conosco affatto, ma mi è bastato sentirlo parlare e vederlo muovere per comprendere quanto sia pericoloso.



Sì perché in Reel c’è veramente tutto il peggio di una mente disturbata, una personalità talmente complessa da essere un mistero anche per sé stesso, una depravazione e una mostruosità che non possono lasciare indifferenti ma che nonostante tutto affascinano e che la scrittrice ha talentuosamente svelato scavando nei meandri più profondi della sua psiche.
Reel non sente altro se non desiderio di vendetta, dolore, sofferenze, ferite dell’anima che lui traduce in azioni efferate, violente, disturbanti.
La domanda che spesso mi sono posta durante la lettura è stata : ma com’è che questo tizio mi piace nonostante l’evidente malvagità e devianza?
È questo il perno su cui ruota tutto il libro: si può amare il male nonostante tutto?
La risposta è soggettiva, la può dare solo il lettore, nel mio caso io dico sì, si può.
Ed è Avery, la protagonista femminile che ce lo mostra in un crescendo di emozioni e una lotta senza esclusione di colpi durante la quale in apparenza è sempre lei a soccombere, ma in realtà sta lentamente e faticosamente collezionando piccole vittorie.

Quello che, sebbene in maniera differente, accomuna entrambi e ti penetra lentamente sotto pelle man mano che li conosci è il senso di profonda solitudine che attanaglia le loro esistenze.


“L’unica cosa che so è che sento il cuore a mille dopo un oceano di niente.


L’autrice ci pone davanti a evidenti comportamenti disfunzionali, ce ne fornisce anche l’origine ma ci dà anche la possibilità di scorgere inframmezzati ad essi gesti di tenerezza e di accudimento, la luce nelle crepe del cuore oscuro di Reel.

Ed è lì che a mio avviso si viene a creare una sorta di empatia atipica con lui, trovandosi non più a giudicarlo ma a comprenderlo, consapevoli che avendo sempre conosciuto solo un modo deviato di amare non è in grado di metterne in pratica altri.
E qui l’autrice mi ha posta davanti ad un altro quesito: quale è il confine tra amore e ossessione? Tra sano e malato? Tra giusto e sbagliato?

In questo romanzo questa linea di confine è molto sottile e nei passaggi in cui viene oggettivamente oltrepassata con comportamenti al limite della follia, io mi sono trovata a non condannare i protagonisti perchè conoscendoli ho compreso che per loro si trattava di resistere a una forza impossibile da contrastare, una necessità : perchè il bisogno di essere amati non sempre può tener conto di confini prestabiliti.

In questa oscillazione tra ossessione e amore, quest’ultimo emerge prepotentemente nella narrazione dell’ultima parte del romanzo, che ammorbidisce i toni dark per fornirci pagine ad alto livello di romanticismo, impensabili in un personaggio con queste caratteristiche, totalmente inaspettate ma che mi hanno fatta sospirare.


Prima di te non ero un uomo.

Dopo di te ho imparato a esserlo.

Prima di te credevo di sapere cosa fosse l’amore.

Dopo di te ho compreso che l’amore è anche sacrificio. Cazzo, se lo è.



Ed è a questo punto che secondo me di nuovo Mary gioca bene le sue carte e mostra le qualità di abile scrittrice che la contraddistinguono, quando riesce a fare uscire da questo genere di personaggio una tenerezza sconcertante ma coerente con l’uomo che è, sempre fedele a se stesso.

La battaglia che li ha visti distruggersi e ricomporsi a vicenda termina con un doloroso processo di crescita emotiva e di rivalsa affettiva, che mi ha totalmente travolta e affascinata.

Un principe oscuro questo che non si dimentica facilmente, chapeau a Mary Lin che mi ha fatto toccare con cuore, mente e soprattutto budella!!! tutti i contorti sentimenti dei suoi personaggi, con un’intensità tale da poterla sentire sulla pelle, in un’altalena di sensazioni che la sua brillante scrittura mi ha suscitato dalla prima all’ultima pagina.

Si esce da questa lettura un po’ provati, ma nel mio caso completamente appagati.

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QUALCOSA DI STREGATO di Angela White

Qualcosa di stregato

QUALCOSA DI STREGATO di Angela White

Titolo: Qualcosa di stregato
Autore: Angela White
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical Fantasy
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


La vita non è facile per una giovane sanguemisto nella New York di fine Ottocento. Ma Charlotte è una ragazza forte: una sarta di talento, decisa a non scendere mai a compromessi e a mantenere la sua libertà e indipendenza. Tutto cambia quando la casa di fronte all’umile soffitta di Charlotte è presa in affitto da un misterioso straniero.

Colto e affascinante, il giovane dottor James Willmot si dimostra sorprendentemente a suo agio nei pericolosi bassifondi del Lower Est Side. Charlotte è conquistata dai suoi modi di gentiluomo, ma è anche attratta dalla sua parte più oscura e selvaggia. James, però, è un uomo con profondi segreti, che manderanno in crisi il mondo di Charlotte, costringendola a confrontarsi con dolorosi ricordi a lungo dimenticati. Quando realtà inimmaginabili si sveleranno agli occhi di Charlotte, solo l’amore potrà proteggerla. E solo l’amore le darà la forza di combattere per James, cambiando un crudele destino che sembra già scritto da secoli…


RECENSIONE

Mi sono approcciata a questo libro senza piena consapevolezza di cosa mi apprestavo a leggere, ma apprezzando molto altre opere dell’autrice sono andata in fiducia. Alla fine ho scoperto un fantasy storico, un po’ dark, un po’ romance, un po’ gotico, un libro dalle molteplici sfumature che mi ha catturata fin dalle prime pagine. Il prologo che ci presenta da subito il protagonista in un dialogo incalzante, ricco di tensione e a tratti inquietante è magistrale!


All’improvviso, oltre il mugghiare del mare e il battito assordante del proprio cuore, Robert udì un fruscio. Non era più solo.



L’abilità della scrittrice trova massima espressione soprattutto nel delineare il protagonista maschile, liberamente ispirato ad un personaggio di un classico della letteratura, la cui duplice personalità è delineata con una sensualità dirompente a volte intimidatoria e proprio per questo molto affascinante.


Era così per i Willmot: il male li corrodeva all’interno, lasciando intatto il loro fascino di fiori velenosi.



Questo dualismo si manifesta sebbene in modo differente anche nella protagonista femminile,  divisa a metà tra due culture diverse.


Charlotte sapeva che la sua pelle era troppo scura per essere bianca, e troppo chiara per essere nera.



Questo aspetto li accomuna ma è anche quello che li divide, ma come sempre accade sarà l’amore a ripristinare l’equilibrio, ed è proprio questo processo di evoluzione emotiva quello che più mi affascina e al quale mi piace assistere all’interno del racconto.
Di tutti i personaggi di contorno che ruotano intorno alla vicenda abbiamo piccoli scorci utili alla trama, nessuno di loro è approfondito in maniera particolare eppure catturano.

Uomini e donne, forti e fragili appartenenti a ceti sociali differenti, ambigui, oscuri, misteriosi, a volte soprannaturali, tutti tratteggiati di sfuggita ma in modo incisivo, tanto da far venire voglia di leggere un romanzo dedicato ad ognuno di loro.
Sta anche qui secondo me la bravura dell’autrice, che nell’evoluzione della storia è stata in grado di darcene solo un assaggio, incastrarli al posto e nel modo giusto in modo da farceli immediatamente apprezzare per poi volerne sapere sempre di più.

Trovo molto particolare la capacità di questa autrice di maneggiare personaggi letterari, mitici e leggendari, conosciuti ai più e riuscire a farli completamente suoi.
Nonostante infatti la presenza di numerosi elementi tipici della letteratura horror e fantasy, il tutto è così sapientemente intrecciato e narrato che il risultato è eccellente, molto equilibrato ed avvincente insieme. Sarebbe potuto risultare un insieme di troppi elementi mal amalgamati invece così non è stato, al contrario.
La trama è ben articolata, i personaggi sono inseriti coerentemente nel contesto storico, la scrittura è fluida, i dialoghi ben strutturati e arguti, le descrizioni di persone, ambienti e luoghi creano un’atmosfera onirica, che vira dal misterioso al fiabesco, dal tenebroso al romantico.

Lo consiglio a chi ama mescolare più generi e trovarsi un risultato per niente banale. A mio parere infatti si tratta di un romanzo ben riuscito e lo dico da non appassionata di fantasy.

Posso dire alla fine che il risultato mi ha lasciata completamente soddisfatta, potrei veramente dire di esserne rimasta un po’ stregata anch’io.

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