COME IL MARE E LE STELLE di D. P. Cumberbatch

COME IL MARE E LE STELLE di D. P. Cumberbatch

Titolo: Come il mare e le stelle
Autore: Deborah P. Cumberbatch
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance, Fantasy
Narrazione: POV alternato (Sam e Eithnee)
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Mar dei Caraibi, 1716

Eithnee non ha mai visto il mondo come tutti gli altri. La sua mente si muove attraverso colori ed emozioni.
La sua diversità l’ha costretta in catene sin da quando è nata, una maledizione che vogliono dare alle fiamme.
Ecco perché si ritrova a scappare dal piccolo villaggio in cui ha trascorso tutta la vita. Fugge per sottrarsi a un destino che pare perseguitarla, una Caccia antica secoli.
Fino al giorno in cui la nave che le ha dato rifugio viene abbordata da quella di un capitano il cui nome fa tremare persino le fondamenta dell’oceano.
Finché la sua vita non si intreccia a quella del Principe dei pirati.

Samuel è sempre appartenuto al mare.
Ha combattuto per la Corona durante la guerra di successione spagnola e ha compreso come non possa esserci la libertà sotto gli imperi schiavisti del mondo.
Fedele alla promessa che ha suggellato dopo la notte che ha cambiato la sua esistenza, Samuel ha fondato la Repubblica dei pirati e si batte per disintegrare le catene che opprimono gli uomini.
Lui conosce la sua rotta, sa come fronteggiare qualsiasi tempesta.
Ma, quando una ragazzina con una benda, travestita da uomo e con lo sguardo terrorizzato, sale sulla sua nave, ogni sua certezza crolla.

Alla ricerca di un tesoro imperiale, tra tradimenti e battaglie, Samuel ed Eithnee si renderanno conto che alcune strade sono tracciate dal principio, dalla prima alba.
Che alcune cose sono eterne.
Come il mare e le stelle.

RECENSIONE


“Siete un folle, io sono un Principe Libero ed ho la stessa autorità di far guerra nel mondo intero di chi ha centinaia di navi schierate per mare e centomila uomini sulla terra; questo dice la mia coscienza! Ci denigrano, gli infami, quando c’è solo questa differenza: loro rubano ai poveri grazie alla copertura della legge e noi saccheggiamo i ricchi protetti solo dal nostro coraggio.”


Avere la certezza assoluta che questo discorso sia stato realmente pronunciato non è poi così importante perchè quello che è certo è che, se non con le parole, il Capitano Samuel Bellamy mostrò coi fatti di essere coerente alla sua fama di “Principe dei Pirati”.

Una storia affascinante quella che ha ispirato questo libro, Come il mare e le stelle, opera di una scrittrice bravissima, Deborah P. Cumberbatch, conosciuta anni fa grazie alla sua prima dilogia, Ubi tu e Ibi ego. Una lettura che mi colpì moltissimo per la sua originalità, proprio perchè fuori dai classici schemi del genere romance.
Una delle caratteristiche che ricordo bene è l’accuratezza nel descrivere il lavoro investigativo dei protagonisti, affrontata con meticolosa attenzione. Una peculiarità che ho ritrovato con piacere in questo suo ultimo romanzo, che regala al lettore un lungo viaggio nel tempo fin nel lontano 1700, epoca per molti aspetti ricca di leggende, tra cui quella della pirateria. Una storia che non è stata costellata solo di violenze e furti, ma anche di figure romantiche e idealiste, come quella del protagonista di questo romanzo, il Capitano Black Sam.

Un giovane uomo che in pochissimo tempo (pare nell’arco di un solo anno) divenne leggenda saccheggiando più di 50 navi (a soli 27 anni) fino ad accumulare, insieme al suo fidato equipaggio, un patrimonio stimato in più di 130 milioni di dollari (sufficienti a fare di lui il pirata più ricco della storia).
Ad aggiungere fascino al mito di questo personaggio storico, un lato umano che lo distinse da altri briganti per avere un animo gentile e generoso, un avventuriero sognatore e passionale – nonché apprezzato poeta, filosofo e pensatore. Samuel Bellamy è passato alla storia per essere stato, soprattutto, un uomo coraggioso e idealista che in questo romanzo avvincente trova voce per raccontare la sua storia e quella del suo fidato equipaggio, costituito da uomini altrettanto impavidi.
Deborah Cumberbatch ha scritto un libro che ripercorre la vita di una leggenda dei mari, il Principe dei Pirati, intessendo tra le pagine mito e storia, e arricchendo l’opera di puro genere storico con intense sfumature fantasy, che insieme alla presenza di una forte componente femminile rendono il racconto particolarmente originale.


Nessuno riesce mai a reggere il mio sguardo per troppo tempo, nessuno sopporta il peso della duplicità che vi legge, segno del confine labile e traballante tra i due mondi in costante lotta. Come quello tra il giorno e la notte. Tra il cielo e il mare. Tra me e tutti gli altri.


Eithnee ha solo diciotto anni quando si ritrova a scappare dal suo villaggio, grazie all’aiuto dei suoi unici tre amici. Una fuga che per lei significherà l’inizio di un percorso che neppure immagina dove la porterà: lei troppo fragile e impaurita per stare al mondo, lei che non conosce altro che il luogo dove è nata e ha vissuto fino a quell’istante, l’attimo in cui tutto cambia.
L’istinto di sopravvivere prevale sulla rassegnazione, e fuggire da un destino che sembra ormai segnato è l’unica scelta possibile. Un momento che spalanca il bivio tra la vita e la morte, dando inizio ad una serie di potenti una dicotomie che ripercorrono spesso nel corso di questa lunga storia. L’eterna lotta tra il bene e il male, la bugia e la verità, il giorno e la notte, il mare e le stelle, la libertà e la prigionia, il caos e il silenzio, le emozioni e il controllo, la luce e il buio.


Quest’uomo ustiona gli sguardi, cattura l’attenzione come lo scheletro di una nave in fiamme, la sua bellezza si insinua sottopelle e si spande come una macchia sin dentro le ossa, maledicendoti e portandoti alla follia.


Eithnee così pallida, insicura e fragile, tremante come un pesciolino in balia delle onde; Samuel così carismatico e oscuro, tormentato come un oceano in tempesta. Due mondi che collidono in nome della salvezza, due anime alla ricerca di loro stessi: un pirata, un uomo libero, e una giovanissima ragazza in fuga, una strega. Un destino che sembra unire i loro fili, fino a far nascere un amore impossibile, che crescerà piano, tra oscuri segreti e fragili paure, chiassosi silenzi e sguardi incandescenti.


Perché dannazione una donna dovrebbe travestirsi da uomo e decidere di solcare il mare? Perché sopportare questa vita a costo di imbattersi in una morte prematura, quali sono i suoi inconfessabili segreti?


Un sentimento che prima di divenire indissolubile cementerà le sue basi sul valore fondamentale che deve condividere chi vive in mare, ovvero la fiducia. Sam e Eithnee scardineranno ogni sigillo sulle loro difese dal mondo, fino a che mettere la propria vita l’uno nelle mani dell’altra diventerà prima necessario e poi naturale, un’evoluzione che porterà entrambi a perdersi e ritrovarsi in modo sempre più intenso, in modo diverso.

L’evoluzione dei personaggi è sicuramente per me una delle parti più interessanti di questo lavoro ambizioso, che convince profondamente nell’offrire un percorso di crescita difficile e crudo per una giovane ragazzina priva di difese contro il mondo.

Il cambiamento di Eithnee è toccante, durissimo, a volte le farà vivere momenti di crudeltà estrema, impensabile, ma sarà proprio la sofferenza a fortificarla, come anche il senso di appartenenza che svilupperà man mano verso la sua nuova famiglia, quella della nave, che le darà la ragione per ritornare salva da loro.

Il legame con Vane, con Paul e Williams sarà il volano che le consentirà di essere sempre più consapevole di meritarsi un destino diverso da quello a cui era stata condannata, di valere ed essere amata da qualcuno.


Un gruppo di barbari pirati e una giovane ragazza in grado di sentire le loro emozioni.


All’amicizia e al senso di famiglia, l’autrice aggiunge un altro potente messaggio che è quello del rispetto e l’accoglienza per la diversità, del rifiuto del pregiudizio. Lei salvata e accolta proprio da pirati, considerati i rifiuti della società; loro stessi capaci di offrire la libertà a chi è ridotto in schiavitù; lei, una strega, perseguitata come tutte quelle come lei, eppure così altruista da sacrificare la propria vita per i suoi compagni e quelle come lei, nate per essere condannate.


«Eithnee una volta ha detto che ha creato Anne Bonny affinché diventassimo un esercito. L’ha fatto affinché potessimo portarla con noi in ogni battaglia, in ogni momento difficile. Per renderci libere, anche quando il mondo si rifiuta di vederci.»


Questa è una storia di coraggio, cambiamento, rinascita e di sfida a quel mondo che rinnega il diverso, perché spesso la diversità fa paura.
Come il mare e le stelle racchiude in sé l’incanto del mito (quello di Antikythera mi ha davvero intrigata), la meraviglia della storia e il sublime potere del fantasy che diventa un magnetico strumento per arricchire di significato una trama complessa e originale.

Una lettura che rende il lettore un viaggiatore del tempo, permettendogli di evadere e scoprire il fascino di una leggenda, fatta di uomini e speranza, di perdita ma anche di amore verso il mare, l’oceano che spesso è simbolo vita, con le sue impetuose burrasche, l’insidia della silenziosa bonaccia. Il mare che insegna ad affidarsi, a restare uniti e far germogliare così l’indispensabile senso di fratellanza in grado di salvare e che troppo spesso si dimentica.


Ci sono promesse e luoghi a cui sei destinato. Tornerai lì, sempre. E non importa quanto tempo passi, quanto lungo sia stato il viaggio… loro sapranno aspettare.


Ci sono libri che vibrano di emozioni dalla prima all’ultima pagina. In questa storia protagoniste assolute sono proprio le emozioni, raccontate in prima persona da Sam e Eithnee, attraverso i loro occhi, i loro cuore, mostrando ogni sfumatura della loro anima, di ciò che li muove nel loro intimo.

Il sogno di chi scrive è quello di saper scrivere suscitando emozioni in chi legge, raggiungendo il punto di fusione tra cosa lo scrittore voglia esprimere e la capacità di assorbimento emotivo di chi legge. Credo che in questa storia, perlomeno a mio avviso, l’obiettivo sia stato pienamente raggiunto.

Chapeau.

IL SEGRETO DELL’ACQUA & VIAGGIO IN EGITTO, Liuma il Leone di Pietra, di Fleur du Mar

IL SEGRETO DELL’ACQUA & VIAGGIO IN EGITTO, Liuma il Leone di Pietra, di Fleur du Mar

Titolo: IL SEGRETO DELL’ACQUA & VIAGGIO IN EGITTO
Autore: Fleur du Mar
Serie: Liuma, il leone di pietra
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Novembre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Il segreto dell’acqua

“Un amore delicato come le ali di una farfalla. Un segreto che l’acqua custodirà gelosamente.”

Kata e Sargon dopo diversi scontri hanno ceduto di fronte all’evidenza, ma Kata deve ancora scacciare i timori legati a un passato che non ha dimenticato.
“Il segreto dell’acqua” è una breve novella MM, romantica e sensuale che rappresenta una scena Extra del romanzo principale “Liuma”.

Viaggio in Egitto

È la luce che genera le ombre…

Malnigal, giovane principessa babilonese, inesperta e ambiziosa, e il suo fratellastro, Sargon, vengono inviati alla corte dell’uomo più potente dell’epoca, il faraone Akhenaton. Ma cosa si cela nella splendente città dedicata al dio Aton?
Gli avvenimenti di questa novella si svolgono due anni prima rispetto a quelli del romanzo “Liuma”.

RECENSIONE


Dopo aver viaggiato nel tempo con Fleur du Mar e aver conosciuto la storia di Liuma e Malnigal, era impossibile non leggere le due novelle che sono seguite alla pubblicazione del romanzo. Liuma, Il Leone di Pietra, è un libro unico per molti aspetti, soprattutto per la sublime interpretazione che l’autrice ha offerto di una parte fondamentale di storia antica, che tratteggia con grande sapienza figure e luoghi che hanno lasciato un segno nel tempo tangibile. Re, regine e culture di antiche civiltà che, come ho avuto modo di raccontare nella mia recensione, hanno rappresentato le fondamenta del nostro mondo. Le due novelle che sono seguite sono a corollario di un progetto di enorme spessore che conferma le capacità di un’autrice bravissima.

IL SEGRETO DELL’ACQUA, novella 1

In queste poche ma intense pagine finalmente trova spazio l’amore di due tra i più bei personaggi del romanzo di Liuma, ovvero Kata e Sargon. Due figure di grande personalità e carisma che spiccano in modo diverso: Sargon, principe babilonese, devoto fratello di Malnigal, regina a cui ha dedicato e sacrificato parte della sua giovane vita; Kata, irreprensibile e fidato generale delle guardie del re, uomo solido dal passato tormentato. L’uno giovane e di una bellezza sfacciata, l’altro più maturo e di una fisicità dirompente.


Kata e Sargon si erano scontrati moltissime volte, si erano picchiati in modo duro, avevano litigato e si erano feriti a vicenda; eppure non erano mai davvero riusciti a ignorarsi.


Entrambi devoti, coriacei e combattenti. Entrambi persi in un sentimento difficile da accettare. Leggere la novella che li vede protagonisti è come condividere un’intimità rubata, un momento in cui due persone cedono pian piano le armi ad un sentimento intenso e inesorabile.


Tra loro due il più insicuro e fragile era proprio colui che aveva sempre dato prova del contrario. Il principe aveva paura, ma, mentre i timori di Kata erano molto concreti, quelli del babilonese erano decisamente più insidiosi.


Bellissimo il modo in cui l’autrice descrive la passione crescente, le incertezze, le esitazioni che avvolgono la mente di Kata; dall’altra parte, sensuale fino allo stremo il modo disinibito di Sargon di far capitolare Kata, spezzando le catene delle sue paure, a rompere gli argini di una passione innegabile, fino a permettere che siano i sensi e il cuore a condurre il gioco.


«Puoi prendere tutto ciò che vuoi. Sono tuo» gli rispose con voce tremula e Sargon suggellò quella confessione con un bacio rude e affamato. «Sì, è così. Mi prenderò tutto e ti darò tutto di me, stanotte.»


Una delle più belle scene della novella ha per palcoscenico l’acqua, simbolo per eccellenza della vita, della rinascita e della purificazione. Elemento ricorrente in moltissime religioni e culture, l’acqua incarna il principio femminile, sia per gli aspetti legati alla fertilità, sia per il carattere liquido, puro, adattabile e ricettivo. Una scelta di raffinato spessore. Bellissima.

VIAGGIO IN EGITTO, novella 2


Sargon fece scorrere la punta delle dita sul collo della giovane, accarezzandone con lo sguardo le forme generose che negli ultimi anni l’avevano resa una delle donne più belle della Mesopotamia. Era bella, Malnigal, bella da togliere il fiato. Un dolore per gli occhi e per il cuore.


In questa novella l’autrice ci riporta indietro nel racconto per capire la natura del legame che unisce Sargon alla sorella Malnigal. Un viaggio in terra d’Egitto che avviene prima dell’incontro con quello che sarà il futuro sposo Liuma, che cambierà i destini di tutti.

Difficile restare indifferenti al cuore spietato di una principessa pronta a tutto per il potere, come anche impossibile non commuoversi per l’amore viscerale che il fratello nutre per lei. Un rapporto ossessivo, il loro, fatto di odio e amore, di complicità, intesa, protezione che in un crescendo di insidie e pericoli diventa una guerra per la sopravvivenza.

Sopravvivere a cosa? Non solo alla morte ma anche ad un cuore spezzato, ad un dolore che lacera l’anima e ad un ricordo che unirà entrambi in modo indissolubile. La narrazione travolge il lettore, che non può distogliere l’attenzione da quanto avviene, seppur crudo e sadico. Eppure, anche dietro gesti che appaiono di un’efferatezza incommensurabile si celano le ragioni di un cuore ancora incapace di amare perchè congelato per dare ogni goccia di sangue per restare in vita in un mondo spietato, sopraffatto dalla volontà degli uomini.


«Siamo in guerra» replicò lei e nei suoi occhi vi scorse dolore e una maturità che fino a quel momento non aveva mai posseduto. «Ho peccato di ingenuità, non ripeterò quest’errore una seconda volta. Se prima desideravo sedurre il faraone per acquisire più potere, adesso lo voglio per vendetta e non mi fermerò fino a quando non l’avrò ottenuta.»


In attesa di scoprire cosa ci riserveranno gli altri romanzi di questa storia appassionante, scritta da una penna, Fleur du Mar, inappuntabile.

IL DUCA DELLE OMBRE di Adele Vieri Castellano

IL DUCA DELLE OMBRE di Adele Vieri Castellano

Titolo: Il duca delle ombre
Autore: Adele Vieri Castellano
Serie: La Confraternita dei Leoni
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Lady Alexandria Herbert, vedova del conte di Hislop, ha il compito di proteggere il fratello sempre nei guai. Per questo, una mattina all’alba, è costretta a presentarsi ai Battersea Fields.

Sua Grazia il duca di Radnor ha combattuto fieramente a Waterloo, è l’uomo di fiducia di Sua Altezza il Reggente e, soprattutto, non bara mai a faraone.

Un uomo, una donna e una partita a scacchi. Chi sarà il vincitore?

RECENSIONE


In quel momento lui, il colonnello Aidan Maximilian Bodvile Robartes, X conte di Waldgrave, III marchese di Folkestone e XII duca di Radnor, diede il suo ordine. «Household, carica!» e affondò gli speroni nei fianchi di Keiron che si lanciò in avanti saltando la siepe a una velocità spaventosa.


Servono poche pagine a permettere al lettore di immergersi in un’epoca in cui il valore degli uomini spesso si esprimeva nel campo di battaglia, tra il coraggioso senso di patriottismo e l’umana paura di non fare ritorno a casa, ai propri affetti. Un periodo storicamente ricco e affascinante, quello che segnò l’inizio della fine dell’impero di Napoleone, che fa da scenario al primo romanzo “Il duca delle ombre” a firma di Adele Vieri Castellano, autrice amatissima che apre le danze, anche in senso letterale, alla serie “La Confraternita dei Leoni”.
Un progetto di cui vi abbiamo parlato anche nel nostro gruppo Facebook qualche settimana fa, grazie all’intervista di tre mirabili ambasciatrici della serie, tra cui Pitti Duchamp, Anna Grieco e appunto Adele Vieri Castellano. Una chiacchierata in cui parlammo della pubblicazione dell’antefatto della serie, appena uscito, che prometteva di coinvolgere con ardore gli amanti del romance, fin nel profondo. E così è stato.


C’era qualcosa di singolare nel suo sguardo oscuro, profondo come l’acqua di un pozzo. Si perdeva spesso nel vuoto o su una parete, e lui sapeva che su di essa scorreva il passato e vi si uccidevano i fantasmi; oppure poteva incrinarsi di colpo in un sorriso affettuoso, come una folata di calore che scioglie una lastra di gelo, anche se il resto del volto restava inespressivo e grave. 


Già dalla scelta del titolo si evince la figura enigmatica e oscura del protagonista di questa storia, il duca di Radnor, per gli amici Aidan. Tanto scontroso quanto silenzioso, amante della lettura, amico fidato e guerriero pronto a morire per il suo paese, di questo personaggio la bravura magistrale dell’autrice offre un profilo perfetto che pagina dopo pagina si delinea con coerenza, fino all’incidente scatenante, una resa dei conti attraverso un duello, apparentemente facile per lui.
Ma nulla in questa storia è quel che sembra essere: dietro veli, maschere, sguardi si celano verità, si tengono stretti segreti inconfessabili che segneranno il destino di ogni personaggio, non solo dei protagonisti.


Quella donna gli faceva prudere le mani. No, gli metteva addosso agitazione e rabbia, lo irritava con le sue domande e con quell’atteggiamento superiore. Non era una donna comune, una di quelle che si dimenticano. Irritante, ecco la parola giusta. Lo irritava con i suoi sguardi interrogativi, di rimprovero o di biasimo. Nessuno lo aveva mai biasimato e lei lo faceva di continuo. Lo giudicava, lo soppesava. Lo aveva battuto a scacchi. Era troppo giovane per essere vedova, eppure lo era.


Una donna indipendente, tenace e anticonformista, educata perfettamente e arricchita di esperienza, di passioni e di viaggi, aspetti che la rendono un personaggio di raffinato spessore. Dotata di una bellezza eterea ma contraddistinta da un piglio deciso, la contessa Lady Alexandra Hislop graffia fin dalla sua prima apparizione; lei che seppure giovane e già vedova è pronta a sacrificarsi per chi ama, capace di atti di un coraggio folle.
Sì, giusto parlare di follia perché il primo incontro che segnerà l’incontro tra la contessa Alexandria e Aidan sarà uno sconsiderato gesto di pazzia.  


Lady Hislop non voleva essere dominata, possedeva forza di volontà e grande intelligenza, come un mazzo di rose che nasconde le spine. Lui però avrebbe tanto voluto dominarla.


Lei orgogliosa e a suo modo protettiva, lui vittima di un passato che lo ha emotivamente menomato, entrambi disillusi dalla vita e impreparati a fronteggiare sentimenti dirompenti. Cosa potrebbe accadere a due personalità tanto forti quanto ricche di carisma? Scontrarsi è inevitabile, accettarsi difficile, desiderarsi impossibile.
Eppure, Adele Vieri Castellano ha costruito una storia intensa, fatta di attese, sensuali sfioramenti, desiderio, tentazione, travolgente passione che incanta il lettore per il modo garbato ma anche deciso di entrare nel cuore di chi legge.


«Ti riconoscerei fra mille» le sussurrò, abbandonato contro di lei. «Non sei un sogno, vero?» «No» gli ripose con tono rauco, perché era tutta sensi, niente voce.


Ad amplificare l’intensità del romanzo, dialoghi perfetti e ritmati ad arte, magnifici paesaggi, suggestive ambientazioni descritte con maniacale accuratezza tanto da materializzarsi nella mente di chi legge, fino a che la magia dell’evasione dalla realtà attraverso la lettura ha il suo compimento.


L’odore della cera d’api, della carta e delle antiche copertine di cuoio ebbe su di lui un effetto calmante; lo annusò come avrebbe fatto un profumiere in un campo di lavanda.


La storia condensa alle tonalità romance delle venature suspence, mischiate a un pizzico di giallo, senza dimenticare il forte contributo di autentiche vicende storiche che rendono ancora più appassionante la lettura.


«Per me tu sei l’essenza di quella bellezza, la sua sostanza, la sua luminosità calda e intensa come una fiamma. Non sei che una donna e io, purtroppo, non sono che un uomo.»


Aidan e Alexandra sono i privilegiati testimoni non solo di una serie che convince e cattura sotto ogni punto di vista ma anche dell’ingresso nel genere storico, di epoca regency, di una penna fuori classe, che ci auguriamo fortemente possa offrirci altri racconti così, indimenticabili.

Alla prossima storia, tra uomini valorosi e donne pronte a tutto per la loro dignità. Un grande augurio a tutte le autrici di questo bellissimo progetto, che inaugura con grande classe.

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

UNFIT VOL. 4 KAYAL, UN INDIANO A NEW YORK di Miss Black

Titolo: Unfit vol. 4 Kayal, un indiano a New York
Autore Miss Black
Serie: Unfit serie
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


È il 1894 quando Dharya Kayal, 44 anni, ex soldato a cavallo nell’esercito di Sua Maestà, indiano naturalizzato inglese, omosessuale quando ancora il termine comunemente accettato era “invertito”, BFF di Lord Northdall, uomo dalle molte virtù, dal fascino invidiabile e dagli infiniti turbanti, parte per New York alla ricerca di una persona. Un singolo individuo in una città di tre milioni di abitanti – tutti pazzi, a giudizio di Kayal.
La sua ricerca procede in un crescendo di confusione ed erotismo.
Tra ereditiere dissolute decise a fare di lui il proprio trofeo, poliziotti violenti (& attraenti), un intero quartiere del vizio in cui scavare, prostitute, mogli abbandonate, aristocratici progressisti, signore caritatevoli fieramente omofobe, combattimenti di topi, travestiti, gang di irlandesi e un’intera società non proprio entusiasta delle persone di pelle scura, Kayal può contare solo su un aiuto: un valletto che non si è mai allontanato dal Norfolk.
E, insomma, un budget illimitato.
Dovrà bastare.

RECENSIONE


Miss Black torna con la serie Unfit, e lo fa con la storia di Kayal, maggiordomo, segretario personale nonché amico fidato di Lord Nothdall, protagonista insieme a Rachel, prima delle stupende sorelle Vassemer. Conosciamo Kayal fin dall’inizio, quando fa la sua comparsa accanto a Lord Julian Acton, Marchese di Northdall, appunto, mostrando un carisma e una rocciosa personalità così intensi da permettergli senza dubbio di guadagnare un romanzo che gli desse voce, ne rivelasse desideri, ne svelasse paure, fino a metterlo a nudo. Un obiettivo riuscito perfettamente e che mostra quanto Miss Black abbia amato questo personaggio, solo apparentemente perfetto e imperturbabile, ma in realtà molto più umano di quanto non si possa immaginare.


E mr. Kayal era una curiosità, poco ma sicuro. Esotico, elegante di natura, per quel viaggio aveva superato se stesso. Dal fine cappotto di lana pettinata, al panciotto di velluto, alla larga cravatta di seta, tutto in lui faceva pensare a un ricco borghese. Persino il turbante, tocco etnico difficile da ignorare, aveva un aspetto costoso e ordinato, di un sobrio verde bottiglia dai sottili bordi dorati e color vinaccia. In quanto al suo eloquio, a un orecchio britannico suonava come quello delle classi più alte, educate da precettori privati o in esclusivi collegi.


Come fare a destabilizzare un uomo tanto impeccabile? Miss Black non ci ha pensato due volte a fare le cose a dovere, d’altra parte ingegnarsi a mettere in difficoltà i suoi protagonisti e spogliarli in tutti i modi possibili e immaginabili (e non solo fisicamente s’intende), è una delle sue cifre stilistiche. Potremmo anche dire che con la storia di Kayal questa autrice eclettica e sperimentatrice si conferma essere “una raffinata maestra della provocazione”. Cosa c’è di meglio che rimuovere dalla propria comfort zone un personaggio tanto solido, privandolo di ogni sicurezza trasportando altrove?

Dove, esattamente? A New York di fine ‘800, in un’epoca esplosiva sotto molti punti di vista. La cosiddetta Gilded Age, un periodo di rapida crescita economica, che attirò l’afflusso di milioni di immigrati europei oltreoceano. Una metropoli in fermento, che dalle pagine di questo romanzo si può immaginare perfettamente, piena di follia e contraddizioni: da un lato c’erano gli «aristocratici», ovvero le famiglie europee benestanti della prima ondata migratoria che non avevano nessuna intenzione di cedere i loro privilegi; dall’altro i «nuovi arrivati», europei anche loro ma emigrati più tardi. Ricchi, anzi ricchissimi, che avrebbero fatto di tutto per conquistarsi un posto nell’alta società.


Quella città, pensò Kayal con un certo fastidio, sembrava assetata di primati.


Nel lungo viaggio Kayal, spinto oltre oceano per compiere una missione quasi impossibile, avrà a che fare con ogni strato di questa società multiculturale, dalla ricca borghesia, alla vecchia nobiltà fino a toccare gli strati più bassi di una fauna umana che non gli risparmierà nulla, facendogli vivere ogni genere di esperienza.

Un percorso che non gli lesinerà emozioni di ogni sorta, spingendolo sempre più oltre i suoi limiti, sperimentando desideri, svelando i suoi reali bisogni, sia emotivi che fisici. Situazioni dalle mille sfumature, luoghi di ogni tipo, un’umanità così variegata che Kayal conoscerà la sensazione di sentirsi fragile, intriso di insicurezze, a tal punto da dover mettersi di fronte ad uno specchio, porsi domande e vedere ogni dettaglio interiore ed esteriore di sé. Capire gli altri per comprendere anche sé stesso, l’unica via in grado di fargli comprendere la sua essenza di uomo, amante, amico, compagno.

Un viaggio che gli consente di vedere con nuovi occhi, sviluppando una profonda empatia, non solo verso gli altri ma anche verso sé stesso. Un modo di perdonarsi e concedersi un futuro, l’unica chance di potersi finalmente accettare.


Non aveva mai detto a nessuno con tanta chiarezza che gli piacevano gli uomini-gli venne in mente, mentre saliva verso la sua camera. Dio, era ubriaco. E comunque, sì, non l’aveva mai detto a nessuno in quel modo: chiaro e tondo. Miss Jade non aveva reagito come si era aspettato. Neppure lontanamente. Gli aveva risposto con una domanda non banale e piuttosto scandalosa: solo gli uomini? La risposta, con ogni probabilità, era “sì”.


E come sempre, Miss Black supera ogni aspettativa, regalando ai suoi lettori la storia di un protagonista magnifico, amato profondamente, spogliato in ogni sua certezza o convinzione, dimostrando quanto sia bella la diversità, quanto sia meraviglioso abbracciare la nostra essenza al di là delle etichette, ma anche quanto spesso scoprirlo sia durissimo.


«Dovrebbero inventare un altro termine. No, anzi, sa che c’è? Non dovrebbero inventare proprio niente. “Persona” va più che bene, vale per tutti e copre tutte le possibilità».


Ogni caduta, momento di disgusto, sconvolgimento vale il viaggio in terra americana, senza ovviamente rinunciare a momenti esilaranti di quell’humour tanto amato che rendono Miss Black e il suo impeccabile (anche se un po’ stropicciato) Kayal meravigliosi. Senza dubbio alcuno, una delle più belle storie lette quest’anno.

Rispetto agli altri libri della serie Unfit, questo romanzo si inoltra in territori per me sconosciuti… in molti momenti, mentre scrivevo, tremavo di indignazione. Ma volevo dare un lieto fine a Kayal, mi sembrava di doverglielo, e per lui ho creato quanto di più vicino possibile a un happy end.

Era forse il personaggio più infelice e senza speranza della serie, e credo uno dei migliori. Spero che possiate volergli bene quanto gliene voglio io.

Kayal non si può non amare, se possibile adesso ancora di più.

Chapeau.

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

LIUMA IL LEONE DI PIETRA, Vol. 1 di Fleur du Mar

Titolo: Liuma, Il Leone di Pietra Vol. 1
Autore Fleur du Mar
Serie: Il Leone di PIetra
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Agosto 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Una donna addestrata a usare il corpo per la gloria di Babilonia. Un uomo cui è stato insegnato a mortificare i propri desideri per la grandezza di Hattusa.
Malnigal e Suppiluliuma. La Superba e il Divino, uniti in un matrimonio politico in cui l’unica certezza è che la parola “amore” non esiste, perché l’amore è un lusso che non possono concedersi e che potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili.
Il regno di Hatti, dopo anni di invasioni e lotte intestine, trova il suo campione in Suppiluliuma, un re guerriero, considerato da molti il prescelto dagli Dei. Per contrastare le mire espansionistiche del confinante popolo dei Mitanni, che minaccia il suo regno, Suppiluliuma è costretto a stringere un’alleanza con il re di Babilonia, sposandone la figlia.
Malnigal è una donna volitiva, spregiudicata e bellissima, che ha dovuto imparare a usare il proprio corpo e l’astuzia per sopravvivere in un mondo cinico e dominato dagli uomini. Sfruttata dal padre come pedina politica, per la principessa il matrimonio con questo sconosciuto re delle montagne è un insulto, ma gli Dei sono beffardi e giocano con le vite degli uomini.
Malnigal e Suppiluliuma, nonostante il disprezzo che nutrono l’uno per l’altra scopriranno che un fuoco, ben più grande dell’odio e dell’ambizione, brucia le loro anime e la fiducia potrebbe rivelarsi l’unica arma di salvezza in una corte che desidera solo la loro fine.

RECENSIONE


Dopo anni di attesa Fleur du Mar, autrice dall’indiscusso talento nel panorama del romance italiano, ritorna a incantare i lettori con Liuma, il Leon di Pietra. Un romanzo ambientato lontano nel tempo, in Mesopotamia, durante l’era delle prime grandi civiltà che hanno segnato la nascita della storia umana, tra cui quelle dei Babilonesi e degli Ittiti.

Popoli di fascino immenso, grazie a cui hanno preso vita le prime forme di città-stato, che tracciarono le basi fondamentali per lo sviluppo della scrittura, la nascita delle grandi religioni nonché della vita sociale e politica.

Mondi lontani che hanno lasciato segni inequivocabili, e che è stato intrigante riscoprire tra queste pagine.
Liuma è una storia che trasporta il lettore attraverso il tempo, in luoghi leggendari popolati da affascinanti divinità e carismatici personaggi che sono vissuti realmente, scelta che amplifica moltissimo il coinvolgimento in questo romanzo appassionante.


Una volta fuori, il calore del sole le tolse il respiro. Babilonia non conosceva mezze misure, era sfacciata e impudente, e il clima non era da meno: già di primo mattino l’aria era torrida e l’umidità soffocante. Si concesse un momento per ammirarla.


Babilonia, capitale maestosa di un impero millenario, la più grande potenza politica della Mesopotamia, famosa per i suoi immensi palazzi e i meravigliosi giardini pensili, considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Un luogo divenuto col tempo simbolo negativo di ciò che contraddistingue la natura umana: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra.”

Una metafora che richiama alla natura stessa della carismatica protagonista femminile di questo romanzo, Malnigal, detta la “Superba”. Bellissima, ambiziosa, coraggiosa, spudorata; cresciuta dalla famiglia a raggiungere i più alti vertici del potere, utilizzando il proprio corpo come strumento di seduzione.


Babilonia era “vita”; era il caos del suo mercato e del via vai delle imbarcazioni; era il frenetico cicaleccio del suo popolo che si aggirava fin dalle prime luci dell’alba tra i palazzi che profumavano di spezie, fichi e datteri. Babilonia era la soffocante calura del sole e la piacevole frescura delle palme. Era il suo mondo e lei non era pronta a lasciarlo.


Malnigal e Babilonia: un connubio raffinato e potente che l’autrice racconta con magistrale bravura, come se la stessa protagonista impersonasse perfettamente la dissolutezza e la capacità di seduzione della città che le ha dato i natali, aumentando così il fascino perverso di entrambe.


Malnigal era di una bellezza subdola, di quelle che s’insinuano nella mente degli uomini tormentandoli con pensieri impuri. Il corpo slanciato e al tempo stesso formoso sembrava plasmato dalla Dea della fecondità in persona. Il volto dai tratti eleganti era creato per far cadere in trappola i poveri sventurati che osavano ammirarlo divenendo prigionieri di quegli occhi del colore dei datteri non ancora maturi, così simili a quelli di un felino.


Una figura che suscita sicuramente emozioni contrastanti, oscillando dall’odio per la sua sfrenata ambizione e lo spietato cinismo con cui tratta il suo devoto fratellastro, Sargon, innamorato di lei in modo viscerale, fino alla tenerezza per essere stata, fin da piccolissima, essa stessa oggetto di scambi di potere. Consapevole della sua oggettiva avvenenza, non perde attimo per non sfruttarla a suo piacimento, spesso per sopravvivere, predominando con la sua personalità su chi è intorno a lei. Una giovane dall’animo coriaceo che il destino farà collidere con la sua nemesi, quasi come se gli Dei si fossero divertiti a castigarla, mettendole sulla sua strada un sovrano freddo e guerriero, Suppiluliuma, sovrano del popolo di Hatti, il suo sposo:


Liuma il Divino, il re del popolo di Hatti era davvero il figlio di un Dio. I capelli non erano scuri come la terra umida e fertile bagnata dall’Eufrate, ma erano chiari e sottili; le ricordarono le immense distese di grano che d’estate attorniavano la città. Ma ciò che più di tutto la impressionò furono gli occhi: due schegge di cielo… un cielo terso, limpido che lei non aveva ancora mai ammirato.


Fin dal loro primo incontro, Liuma e Malnigal innescano una guerra fatta di sguardi, distanze, diffidenza, pregiudizi che li coinvolgerà totalmente, anima e corpo, in un crescendo di odio e attrazione, sfiducia e paura, spogliandoli a mano a mano di ogni loro arma sia fisica che emotiva. Un matrimonio combinato difficilissimo e conturbante, che mette in connessione due personalità opposte e per questo intriganti: una fatta di sabbia infuocata e brama di potere, l’altra forgiata dalla roccia e dal ghiaccio. Liuma, trent’anni, e Malnigal, diciassette, distanti per età, tradizioni, religione nonché approccio alla sessualità, riecheggiano il contrasto tra le loro stesse due civiltà, quella degli Ittiti, popolo fiero e rigoroso, i cui abitanti erano considerati “montanari”, e quindi molto lontani dagli usi e costumi della spregiudicata Babilonia.


Amare Suppiluliuma era un gioco pericoloso, ma a Malnigal di Babilonia era sempre piaciuto sfidare la sorte e il premio in palio, in quell’occasione, era qualcosa a cui non avrebbe mai rinunciato.


Una lettura imperdibile non solo per la trascinante storia d’amore tra i due protagonisti, ma anche per l’intreccio nella trama che intesse pericolosi giochi di palazzo, segreti inconfessati pronti a divampare, verità nascoste che feriscono come una lama di coltello, accuse di stregoneria e riti religiosi dal sapore mistico. Ad aggiungersi, personaggi comprimari impeccabili e potenti come Sargon e Kata, rispettivamente fratellastro di Malnigal e generale fidato di Liuma, che spesso ruberanno la scena per le loro forti personalità.
Intrighi, vendette, passione, tradimenti costituiscono la miscela perfetta che rende questo romanzo un capolavoro, una delle più belle letture di quest’anno, capace di incollare il lettore senza tregua.

A definire poi Fleur du Mar una delle migliori autrici del self italiano un aspetto fondamentale, ovvero una prosa ineccepibile, ricca e accurata, raccontata in terza persona con stile elegante ma anche avvolgente. Dialoghi, ambientazioni, scenari storici compenetrano nell’anima del lettore, permettendogli di rivivere il passato di gloriose civiltà e conoscere le gesta di leggendari personaggi realmente esistiti, le cui vite sono state rese ancora più appassionanti dalla fantasia di un’autrice straordinaria.

Un capolavoro in cui immergersi, quindi, in attesa di conoscere cosa accadrà nei successivi romanzi che avranno per protagonisti i figli di Liuma.

Chapeau.

IL CANTO DEL SALICE D’ARGENTO di Gabriel Wolf

IL CANTO DEL SALICE D’ARGENTO di Gabriel Wolf

Titolo: Il canto del salice d’argento
Autore: Gabriel Wolf
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical-fantasy romance, LGBTQ
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Ottobre 2019
Editore: Self Publishing

TRAMA


Fra i decadenti splendori imperiali dell’Epoca Vittoriana presso l’Accademia Reale di Woolwich sboccia un amore proibito fra due giovani cadetti: Andrew Howard, ultimo discendente di una stirpe tanto nobile quanto segnata dal fato, ed Edward Carlisle, un ragazzo della ricca borghesia nascente che ha imparato a vedere il mondo ed a guardare dentro se stesso seguendo gli insegnamenti di una saggezza antica.

La loro storia s’intreccerà con quella di un compagno di corso, Napoleone Eugenio ultimo erede della dinastia Napoleonide, di cui condivideranno vita e destino finché nonostante circostanze imprevedibili, vicende storiche ed insospettabili avversari che li osteggeranno ferocemente scopriranno che solo il coraggio di essere se stessi potrà fornire la chiave per un futuro che appartenga solamente a loro.

RECENSIONE


“…adesso so che per tirarmi dalle tenebre ti muovi sempre su sentieri di luce per tornare da me.”


Tenebre e luce, così come ragione e cuore, ci guidano nel nostro cammino, alternandosi e mettendoci alla prova ogni giorno della nostra vita. In questo libro vedrete come sia possibile vivere e sopravvivere a un amore profondo ma tormentato. Lo stile dello scrittore cattura subito per la sua scrittura ricca e ricercata e per le descrizioni particolareggiate.

Ogni ambiente e personaggio viene scandagliato minuziosamente, tanto da creare l’illusione di essere veramente nel periodo Vittoriano. Si tratta infatti di un romanzo storico con una storia d’amore tra due uomini, Andrew e Edward; un amore “fuorilegge” per l’epoca ma molto profondo 


perché il vero amore basta a se stesso…e non c’è niente di sbagliato in questo, assolutamente niente.” 


Per far conoscere al lettore questo amore lo scrittore si avvale dell’aiuto dei ricordi degli avvenimenti passati; incontriamo i due giovani cadetti all’Accademia, ripercorriamo le loro diverse origini familiari, assaporiamo con loro il primo bacio. Un punto fermo del romanzo, quasi una presenza viva, è il salice che viene descritto così e da queste parole si può capire il significato del titolo: 


Laggiù, voglio raggiungere il salice che da sempre ti è amico e compagno, guarda, Edward, è bellissimo pure stretto nella morsa ghiacciata dell’inverno: brilla come argento nei raggi del sole e la luce stessa sembra danzare sui cristalli di ghiaccio dando l’impressione che i rami si muovano…”. 


C’è un estratto del libro che merita di essere sottolineato perché tratta di un argomento molto attuale; a parlare è Sybil, la sorella di Edward che gli dice di non vergognarsi dei suoi sentimenti perché ogni amore ha la sua essenza, il suo valore e non esiste un amore sbagliato, se nasce dal rispetto reciproco: 


Innanzitutto, fratello mio, il valore di un amore è determinato dall’onestà e dalla purezza dei sentimenti di chi lo prova, non certamente da un sistema di valutazione deciso da autoproclamate autorità morali e nel tuo, anzi, nel vostro caso, si tratta di sentimenti assolutamente sinceri, e dunque assolutamente indiscutibili, fra pari, in quanto all’accettabilità…credi davvero che sia necessaria un’accettazione sociale per vidimare un amore puro e sincero?”


Speriamo tutti, come si augura Sybil che, in un futuro non troppo lontano nessuno dovrà mai più vergognarsi di amare un proprio pari.” 

Non c’è solo amore in questo romanzo, c’è sofferenza, superstizione, mistero, morte ma soprattutto nascita e vita. Perché la nostra esistenza è un cerchio in cui si susseguono le stagioni: arriva la tristezza dell’autunno con le  foglie che cadono e rendono spogli gli alberi, poi sopraggiunge il gelo dell’inverno che blocca tutto nella morsa del freddo, poi il risveglio della primavera che con i suoi colori apre i cuori alla vita; e infine il calore e la gioia delle lunghe giornate estive .

Passano le stagioni, passano gli anni ma tutto si ripete e continua in eterno. Questa è una lettura che procede lenta, non si ha fretta di arrivare alla fine ma si assapora la storia piano, piano tra un tuffo nella storia e una immersione nella magia; si viene rapiti dalle parole ricercate, dalle immagini reali e dai suoni soavi e, quando si arriva alla fine, rimane pace e serenità nel cuore di chi legge.


MIA CARA JANE di Amalia Frontali

MIA CARA JANE di Amalia Frontali

Titolo: Mia cara Jane
Autore: Amalia Frontali
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Words Edizioni

TRAMA


 Nel gennaio 1796 Thomas Langlois Lefroy, futuro Capo della Corte Suprema irlandese, e Jane Austen, futura autrice di grandi capolavori della letteratura, entrambi ventenni, si conobbero e si piacquero. A questa innocente attrazione – ci dice la storia – nulla seguì. Jane non si sposò mai e Tom contrasse un’unione di convenienza, che gli garantì un suocero potente, una ricca dote e la protezione economica di uno zio già molto contrariato da matrimoni indesiderabili in famiglia. Gran parte delle lettere di Jane Austen, dopo la sua morte, fu data alle fiamme dalla sorella Cassandra, per motivi che non sono mai stati veramente chiariti. Qui finisce la verità storica.
E se, invece, Tom Lefroy, dopo quell’occasionale conoscenza, avesse scritto una lettera a Jane Austen? Se a quella lettera – imprudente e ingiustificabile dalle convenzioni sociali – fosse seguita una vera e propria corrispondenza?

RECENSIONE


Che romanzo particolare quello appena letto! Amalia Frontali immagina un’ipotetica corrispondenza fra Thomas Lefroy e Jane Austen. Con una prosa delicata e raffinata Thomas scrive a Jane, raccontandole volta per volta le sue giornate, i suoi incontri con varie graziose signorine, gli scontri con suo zio che auspica per suo nipote un matrimonio con una donna che Thomas non ama, ma che porterebbe ricchezza alla sua famiglia. Thomas chiama Jane “amica”, ma un lettore scaltro e malizioso riesce assolutamente a comprendere che non è l’amicizia ciò che alberga nel cuore di Thomas.

Pagina dopo pagina le parole di Thomas diventano sempre più profonde, come se non potesse nascondere più nemmeno a se stesso ciò che realmente prova. Interessante come le parole ed i sentimenti di Jane possano essere solo immaginati, anche tramite le parole di Thomas, il quale è l’unico del quale i lettori conoscono il vero stato d’animo. Ho alternato momenti di irritabilità quando Thomas parlava a Jane di altre donne, altri nei quali desideravo con tutto il cuore che fosse più esplicito nei suoi sentimenti, altri nei quali immaginavo cosa potesse rispondergli Jane. In fondo questa è la storia di tutti i tempi vero? Sei innamorato di una persona, le parli, magari passate ore o giorni a parlare e scrivervi ( ovviamente tramite Whatsapp ai giorni nostri), ma non sei sicuro dei sentimenti altrui e giri attorno alla questione. E pensi che magari suscitare la gelosia dell’altra persona possa produrre dei risultati.


 “Mi fissate, dritta negli occhi, quasi sfrontata, incurvando leggermente il capo mentre vi parlo, e poi abbassate lo sguardo e serrate le labbra in un mezzo sorriso se- vostro malgrado-vi sto divertendo”.


Da queste parole possiamo tracciare il ritratto di un uomo che ha saputo cogliere le minuzie, i piccoli particolari della donna con la quale intrattiene una relazione epistolare, e normalmente questi particolari riesce a coglierli solo una persona che si sta innamorando. Dai toni più allegri e scherzosi passiamo poi a momenti più cupi, momenti in cui Thomas realizza che il suo sentimento non si potrà mai concretizzare. 


 “ E ormai ogni cosa è compiuta Jane, secondo il tuo volere. Secondo il volere di mio padre, di mio zio, quello della donna a cui mi sono legato, eccetto il mio”. 


Eccetto il mio: chi è dunque Thomas? Un uomo innamorato, o uno infatuato che subisce il volere altrui in cambio di una vita senza batticuore ma molto più semplice? Facendo qualche ricerca ho scoperto che Jane, figlia del reverendo Austen, fu davvero giudicata inadeguata dalla famiglia di Thomas Lefroy, e restò nubile, al contrario di Lefroy che ebbe una figlia che chiamò Jane.

Un omaggio a Jane Austen o un semplice modo di omaggiare sua suocera che pure si chiamava Jane? ”Alla fine è arrivato il giorno in cui flirterò per l’ultima volta con Tom Lefroy, e quando riceverai questa lettera sarà passato – Mentre scrivo sgorgano le lacrime, a questa malinconica idea.” Questo è un estratto di una vera lettera scritta da Jane a sua sorella Cassandra. Possiamo quindi supporre che tra Jane e Thomas ci fu davvero un flirt, che non ebbe mai modo di concretizzarsi data la situazione economica dei due ( Jane non aveva nemmeno la dote). Il romanzo di Amalia Frontali è interessante anche per questo, per il tentativo di descrivere lo stato d’animo di Thomas Lefroy e per l’accurata ricostruzione di una corrispondenza epistolare che si fonde con elementi storici, personaggi realmente esistiti come Napoleone, ed episodi della vita privata dei protagonisti realmente accaduti.

È anche struggente immaginare un amore che sarebbe potuto sbocciare, e che invece è rimasto un piccolo seme mai cresciuto nella terra. Per la quasi totalità del romanzo non ci sono lettere di Jane, che tuttavia è sempre presente nelle parole e nel cuore di Thomas. Possiamo discutere quanto vogliamo del poco coraggio nel vivere appieno i propri sentimenti, ma dobbiamo tenere a mente che parliamo di un periodo storico dove solitamente avvenivano matrimoni di convenienza: chissà se Jane Austen visse questa situazione con dolore o se semplicemente era consapevole che solo nella scrittura avrebbe trovato la realizzazione, la sua dimensione perfetta. Concludo con queste ultime dolcissime parole presenti nel romanzo.


Letteralmente, posso dire di averti amato fino agli ultimi giorni della mia vita.


L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

L’ANIMA NERA DI UN LORD di Estelle Hunt

Titolo: L’anima nera di un lord
Autore: Estelle Hunt
Serie: Autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 3 marzo 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Carter Castlereagh è il più celebre libertino della sua generazione.
Raffinato edonista, colleziona amanti con la stessa disinvoltura con cui lancia nuove mode, ma dietro un volto scolpito e occhi di ossidiana, nasconde un terrificante segreto.
Insofferente alle regole, non si cura della reputazione compromessa, né di quanto lo disprezzi il Visconte suo padre, poiché non è destinato al titolo e alle responsabilità del rango.
Juliana Conway è conosciuta come la Baronessa.
Rimasta vedova in giovane età, con la morte dell’anziano marito ha ereditato, oltre a un cospicuo patrimonio, una mole di maldicenze tale da renderla invisa al ton. Si mostra al mondo indossando una maschera di frivolezza e superficialità, dietro la quale nasconde numerose ferite. Avendo sempre a cuore la propria dignità, ha giurato di restare libera per il resto della vita.
Ciò nonostante, per entrambi, le nozze restano l’unica soluzione ai problemi familiari e alle insistenti pressioni sociali. Così i due, pur detestandosi, decidono di unire i loro destini in un matrimonio di facciata, convinti di poter condurre esistenze autonome. La convivenza forzata, però, mostrerà lati inediti dei loro caratteri e molte sorprese: perché quando due anime così profondamente provate e infelici si incontrano, nulla potrà mai tornare a essere come prima.
Mentre Carter, tenacemente convinto di non possedere più un cuore, non esiterà a spezzare quello di Juliana, pur di allontanarla da sé, i segreti che entrambi avevano gelosamente custodito verranno alla luce. A quel punto, Carter e Juliana impareranno a fidarsi l’uno dell’altra o le ombre del passato li allontaneranno per sempre?

RECENSIONE


La malvagità, la depravazione, la dissolutezza sono già scritte dentro di noi, impresse nel nostro animo come il DNA? Oppure ne veniamo contagiati, sono conseguenza di un apprendimento dovuto al contesto, all’ambiente che plasma il nostro essere come fanno le mani con l’argilla ? 

Nel retaggio infantile in cui siamo cresciuti le fiabe avevano una distinzione molto netta e chiara tra buono e cattivo, protagonista e antagonista, la principessa fragile che ha bisogno del principe per essere salvata. 

Lungi da me demolire fiabe che si sono tramandate per generazioni di bambini, fortunatamente la realtà non è così elementare. 

Non ci sono esclusivamente il bianco ed il nero, ma una moltitudine di colori e di loro sfumature che fanno sì non si possa fare una distinzione così netta e semplicistica dell’animo umano (tranne che in alcune eccezioni) tra buono e cattivo. 

Ecco perché in termini semplicistici potremmo dire che ne “L’anima nera di un lord”, terzo volume della serie degli Amori vittoriani, il protagonista è un “cattivo” già conosciuto nei precedenti volumi e che proprio in quelle narrazioni ne assumeva tutte le caratteristiche. 

Arrogante, sarcastico, machiavellico, meschino, depravato non smentisce queste sue caratteristiche nemmeno nel libro a lui dedicato ma siamo proprio sicuri che queste ne facciano automaticamente un personaggio negativo?  

Se l’analizziamo in modo più approfondito io dico di no, Carter  Castlereagh non è un personaggio negativo, è un personaggio che fa cose negative, una differenza sostanziale. 

Sicuramente in questa storia a lui dedicata Estelle Hunt fornisce una prospettiva più ampia e articolata della psicologia di questo personaggio che nasconde sotto maniere signorili, un aspetto sensuale e una lingua affilata un abisso dell’anima. 


Dietro i gesti manierosi, le occhiate languide e la parlata pigra, si nascondeva un animo scaltro e vigile, allenato a ferire.  


L’aspetto più interessante di cui l’autrice ha ammantato questo personaggio è sicuramente secondo me l’ambiguità. 


Lui assomigliava a un libro scritto con una grafia complicata, in una lingua incomprensibile che blindava le intenzioni. 


Non c’è niente di chiaro nel suo modo di fare, di pensare, di comportarsi, nemmeno quando agisce per ferire, complottare o manipolare, una peculiarità che avevo scorto già nei precedenti romanzi. 

Questo accade quando si è protagonista di una storia di segreti. 

Questa lo è senz’altro, un incalzante susseguirsi di supposizioni ed intuizioni volte a far carpire anche a noi durante la lettura cosa si nasconde sotto gli abiti eleganti ed un’anima apparentemente nera come quella che cita il titolo. 

In questo frangente secondo me la scelta di affiancare ad un personaggio di questo tipo una protagonista altrettanto imperscrutabile e ammantata di mistero è stata vincente. 

Complice uno stile di scrittura che se possibile ho trovato ancora più maturo, raffinato ed evocativo, un’alternanza di flashback durante la narrazione che porta il lettore a tentare di comprendere gli antefatti e tiene vivo il senso di curiosità, credo che in questo terzo romanzo l’autrice non solo confermi la sua grande capacità espressiva nel genere storico in particolare, ma che sia ulteriormente cresciuta non solo dal punto di vista stilistico. 

Estelle Hunt ci propone una protagonista femminile che non assolve al ruolo di salvatrice in quanto giovane, pura e innocente, al contrario Juliana, proprio perché anche lei ne è stata toccata, è una donna ferita, disincantata e consapevole non solo della malvagità che si annida nel mondo ma anche e soprattutto di quella che si annida nell’animo di Carter. 


La temeva, temeva sua moglie, perché in lei aveva scorto qualcosa che la rendeva troppo simile a lui: una profonda oscurità. 


Come già ci aveva abituate nelle sue storie precedenti questa autrice non rende facile la vita né ai suoi personaggi né alle sue lettrici che soffrono insieme a loro per arrivare a giungere infine ad un senso di compiutezza. 

In questa storia in particolare niente è semplice soprattutto per la protagonista femminile, che si trova a dover barattere la propria libertà per senso del dovere, ma a guardare più in profondità per non soccombere ad un sistema sociale in cui la donna come individuo non esisteva se non come appendice di un uomo. 


«Non potevo oppormi al mio matrimonio, non ho potuto farlo per il tuo. Siamo donne, Juliana.» «Oggi siamo donne libere.» Barbara scosse lentamente la testa. «Non rammenti cosa ti ho appena detto? La libertà è un’illusione. Sei scappata dall’Inghilterra e vi hai fatto ritorno perché un uomo ha promesso di riabilitarti» sospirò. 


Solo chi si riconosce può capirsi sebbene ciò non significa che sia altrettanto semplice accettarsi: questo infatti non è un romanzo la cui tematica che emerge è la redenzione, ma è l’accettazione, di sè stessi in primo luogo.

Ed ecco infatti che Carter e Juliana sono due facce della stessa medaglia ma con una differenza : il primo si lascia sopraffare dal dolore e dal peccato, Juliana sceglie di trarne forza. 

E di solito il più forte è colui che riesce a trarre in salvo chi è più debole. 

La riflessione finale è che quello che ci accade non per forza deve definirci, luce e oscurità in definitiva coesistono in ognuno, tutto sta nel decidere quale delle due far prevalere. 


«Le ombre si allungano laddove esiste la luce. L’una non può vivere senza l’altra. C’è luce in te, Carter. Permettile di manifestarsi.» 


UNFIT VOL. 3 VERA di Miss Black

UNFIT VOL. 3 VERA di Miss Black

Titolo: Unfit Vol. 3
Autore: Miss Black
Serie: Unfit – Amori di tre ragazze impresentabili
Genere: Historical Romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 13 Gennaio 2022
Editore: Self Publishing

TRAMA


«Non mi pare una gran buona idea» considerò Haddock.
«Sono una Vassemer, non abbiamo buone idee».


La Stagione 1889 sta per finire e due delle tre sorelle Vassemer si sono sistemate. E, come tutte le malelingue della capitale hanno notato, si sono sistemate molto bene, sposandosi ben al di sopra del loro rango.
Resta solo Vera, la sorella di mezzo, che continua a ripetere a tutti di voler diventare una scrittrice di successo e di non essere interessata al matrimonio. Si è mai sentito qualcosa di più scandaloso? Chi mai potrebbe volere una ragazza del genere?
E, a proposito di scandali, le Vassemer non sono l’unica fonte di pettegolezzi della capitale. La famiglia dell’amata Regina Vittoria è sempre prodiga di comportamenti discutibili e anche il resto dell’aristocrazia non scherza. Peggio ancora, una piaga particolarmente odiosa rischia di venire alla luce. No, non si tratta delle solite quisquilie: adulterio, ricatto, figli illegittimi o evasione fiscale. No, non è neppure l’annoso problema dei nouveaux riches che pretendono sempre più posti al sole. E chiaramente non ha nulla a che fare con l’assurda richiesta delle suffragiste che anche le donne possano votare.
Questo è peggio. Si prepara lo scandalo più gigantesco dell’epoca.
O forse no.
In fondo, se c’è una cosa che la nobiltà del Regno sa fare bene è nascondere la polvere sotto il tappeto.

RECENSIONE


«Ora… io non volevo scrivere un libro su questa roba qua, lo giuro! Volevo scrivere un libro pieno di affascinanti gentiluomini e di deliziose ragazze mordaci. Ma la realtà ha sempre avuto il vizio di infilarsi nelle mie storie e anche stavolta un po’ si è fatta largo.»


Come non credere alle buone intenzioni di un’autrice naturalizzata inglese, dal fascino misterioso e dotata di pungente ironia dal nome Miss Black? Impossibile non farlo dopo aver letto decine di suoi libri e aver ammirato ad ogni occasione gli aspetti che la contraddistinguono, come l’ironia, l’abilità nel graduare la sensualità a suo piacimento, l’imperfezione dei suoi protagonisti, le trame originali.

Sulle sue mirabili virtù come autrice di talento ho avuto modo più volte di parlarne ma onestamente quello che mi ha sempre colpita è la capacità di saper spaziare tra diversi generi, dal fantasy al contemporary romance fino al giallo, mantenendo il filo conduttore di un tasso erotico accuratamente calibrato e che calza alla perfezione in ogni storia.

Scelte quindi adeguate, adatte, che richiamano alla mente il significato antitetico di “Unfit”, letteralmente inappropriato, titolo della trilogia che ha inaugurato la conquista di un genere fino ad allora da lei inesplorato, ovvero lo storico. Si potrebbe pensare ad una sfida piuttosto difficile, perchè scrivere romanzi storici credibili, si sa, prevede ricerca, studio e una ferrata documentazione.
Un’avventura che evidentemente ha appassionato la signora Black, che con questo capitolo finale offre una prova perfetta, mirando dritto al cuore del lettore con accurata lucidità, quella di chi sa come scrivere e come romanzare epoche passate con studio e ricerca, senza rinunciare al suo dissacrante realismo.


Infine c’era l’incognita di Vera. Lei sosteneva di non volersi sposare e di voler diventare una scrittrice di successo.


Protagonista dell’ultimo capitolo di “Unfit” è Vera, la mezzana delle sorelle Vassemer, rimasta illesa dalla doppietta di inattesi e nobili matrimoni che hanno coinvolto le sue sorelle, Rachel e Fortune.
Lei, che ambisce a fare la scrittrice e paladina della libertà individuale, di sposarsi non se la sente proprio, nel rispetto del marchio di fabbrica del sangue Vassemer, che ha fatto dell’anti-conformismo uno stile di vita.
Lei, che potrebbe anche sposarsi per amore, visto che le sorelle hanno unito il loro destino a quello di uomini aristocratici di grande levatura garantendosi un futuro assicurato, inclusivo di amore e rispetto.

Lei, educata da aristocratica e dai modi ineccepibili, amante della scrittura e segretamente vittima di sè stessa, ovvero della sua fervida immaginazione. Una passione che la porta costantemente sulle ali di fantasie (erotiche) irrefrenabili fino a vivere nella sue mente esperienze amorose, sensuali, torbide, quasi controverse con uomini anche insospettabili. Un segreto che la perseguita, e che la rende una protagonista spassosa e finemente meravigliosa:


Riguardava un vizio di cui Vera non aveva mai parlato a nessuno, neppure a Rachel e Fortune. E per quanto la sua educazione fosse stata libera, per quanto la sua famiglia fosse anticonformista, Vera sapeva che si trattava di un vizio, forse persino di una tara mentale. Le sue fantasie. Le fantasie che l’avevano spinta a scrivere Confessioni di una libertina pentita.


Convivere con le sue fantasie la diverte, come vivere mille vite parallele. E cosa ci può essere di più delizioso, e meno prudente, di prendersi a cuore l’educazione di un nouveaux riche, un ricco e ambizioso uomo di umili origini che mira ad un matrimonio di interesse con una nobildonna?


Haddock non si considerava inferiore a nessuno e avrebbe voluto che anche il resto del mondo si decidesse ad ammetterlo. Purtroppo non era per niente facile. Oh, avrebbe potuto sposare una giovane nobile e spiantata.


Haddock lo abbiamo conosciuto anche nel secondo volume della serie, in cui già si annuncia la sua opposizione alle attitudini troppo liberali delle sorelle Vassemer: lui conservatore, tradizionalista e convinto della netta separazione tra i ruoli. Insomma, cosa potrebbe essere di più conflittuale rispetto all’essenza di Vera?

Eppure, la signora Black si è divertita a metterli a confronto, intessendo tra loro una sfida che svela diversità e rivela affinità, in una girandola crescente di incontri clandestini che ad ogni occasione mettono radici in sentimenti inaspettati ma sempre più intensi. Un gioco coinvolgente che amplifica il coinvolgimento del lettore grazie a racconti di fantasie erotiche, che toccano livelli di pura perfezione, confermando la bravura di una signora che sa come eccitare il lettore con raffinata eleganza.


«Quindi che cosa succede? Nella realtà, intendo? Mi faccia una cronaca». Haddock quasi si strozzò. Cominciò a tossire e dovette bere a piccoli sorsi un intero bicchiere, prima di riprendersi. «Una cronaca» ripeté attonito. «Per forza. Ormai non può lasciarmi a becco asciutto». Haddock rise dell’espressione, ma continuò a sembrare scettico. «Non mi pare una gran buona idea». «Sono una Vassemer, non abbiamo buone idee». «Oddio, per quel che ho visto, no».


Un libro di cui ho riletto le parti evidenziate con divertimento, eccitazione, commozione, in un mix potente e magnetico che innalza tutta la trilogia ad opera magnifica e imperdibile.


Deve capire che la donna, la giovane donna, è come una pepita d’oro lasciata incustodita su una panchina: chiunque potrebbe rubarla, se un gentiluomo non vigila su di lei». «Una pepita d’oro». «Con una bocca, ma nessun cervello. Mi segue?» «Non troppo». Vera sospirò. Sapeva che non sarebbe stato facile. «Un’invalida, allora. Un’invalida placcata d’oro, incapace di badare a se stessa. Dobbiamo attraversare la strada: è imperativo che lei mi aiuti a scendere questo semplice gradino». A Haddock sfuggì una risatina. «Sarà un piacere».


Difficile limitarsi nelle parti da citare perchè ad ogni passaggio ci si incastra tra mille emozioni, ma lascio volentieri il piacere a chi deciderà di leggere di affondare nel piacere di conoscere queste sorelle impresentabili, che in questo terzo volume fanno capolino, ognuna con le proprie vite, come ad accompagnare il lettore alla fine della serie.

Una trilogia in cui Miss Black tratteggia con fine realismo l’immagine di Londra a fine ottocento, un fermo immagine accurato, quasi come si fosse divertita a togliere il trucco ingannevole ad una donna mostrata sempre perfetta e impeccabile, mostrandone le rughe, le imperfezioni, i difetti e le implacabili discromie. Una signora svelata, multietnica, capace di parlare mille dialetti, vestita a strati, non particolarmente avvezza al rispetto delle regole sociali, e per tutti questi motivi molto lontana dall’immagine perfetta e romantica trasmessa dalla letteratura classica.


Dai poveri che dormivano su una sedia presa a noleggio per la notte nell’East End, alle donne prive di ogni diritto in tutte le case di ogni classe sociale, alle prostitute disposte a vendersi per un bicchiere di gin, ai bambini costretti a lavorare in fabbrica, agli stranieri disprezzati per il colore della pelle, ai matti in catene al Bethlehem Hospital, agli affamati, ai malati, ai dimenticati, ai delusi, su-su fino alla Regina Vittoria, afflitta dalla vecchiaia, dai lutti e dagli eredi indegni, a Londra l’infelicità non mancava per nessuno.


Prima di concludere non posso non citare Mr Kayal, uno dei personaggi comprimari più interessanti di tutta la serie. Una figura magnetica, che aleggia fin dalle prime pagine del romanzo di Rachel e che trova il suo spazio in questo terzo capitolo. E’ qui che mostra la sue fragilità, la sua essenza, spogliandosi, in molti sensi, della spessa corazza che è abituato ad indossare. Si farà amare ancora di più, proprio per questo.


«Non vuoi spogliarmi? Non vuoi guardarmi?» «Ma certo» disse Kayal, anche se in realtà non voleva. La gioventù di Clair gli feriva gli occhi, la sua professione lo offendeva.
Non era un sentimento razionale. Kayal era consapevole che potevano essere molti i motivi che l’avevano spinto a prostituirsi, ma qualcosa nel suo profondo si ribellava all’idea. Gli sembrava la soluzione di un debole.


Leggere questa trilogia è stato un crescendo di emozioni, che sarà impossibile da dimenticare, un viaggio in compagnia di personaggi graffianti e complessi, capaci di intrattenere con emozione, fino a trasportare il lettore dentro un’epoca dipinta con realismo. Molti dei luoghi, personaggi, citazioni fino ai più piccoli particolari narrati, tra l’altro, sono realmente esistiti, confermando l’incredibile ricerca compiuta da questa autrice che non smette mai di stupire.

Un peccato lasciare andare queste sorelle, difficile non desiderare di leggerne ancora, ma sappiamo che il tempo è prezioso e che Miss Black lo dedicherà a meravigliarci ancora.


Spero che quello resterà di questa trilogia a voi che state leggendo sia il divertimento e la passione con cui l’ho scritta…


Senza ombra di dubbio, mia cara.