TI MANGIO IL CUORE di Pippo Mezzapesa

TI MANGIO IL CUORE di Pippo Mezzapesa

Titolo: Ti mangio il cuore
Regia: Pippo Mezzapesa
Tratto dal libro: Ti mangio il cuore di Carlo Bonino e Giuliano Foschini
Genere: Drammatico/Romantico
Film per il cinema
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 22 settembre 2022
Produzione: Indigo Film, Rai Cinema

TRAMA


L’amore proibito tra Andrea, riluttante erede dei Malatesta, e Marilena, la bella moglie del boss mafioso di Camporeale, riaccende un’antica faida tra due famiglie rivali nel promontorio del Gargano.

RECENSIONE

Oggi vi parlo di un film visto di recente, liberamente ispirato ad un libro di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, Ti mangio il cuore.

Il libro è un’inchiesta sulla mafia del Gargano, una mafia meno conosciuta di altre ma altrettanto spietata, con criminali che uccidono le loro vittime sparando loro in volto, in modo da cancellare la loro memoria e mettendo in pratica sui corpi rituali molto crudi.

Il film dal quale il libro è tratto è in bianco e nero e si apre con una sparatoria che stermina un’intera famiglia. Un bimbo è l’unico sopravvissuto e anni dopo vendicherà la sua famiglia.

Le immagini in bianco nero catapultano lo spettatore in un ambiente rurale, duro ed aspro, dove gli uomini hanno perso la loro umanità e le bestie hanno probabilmente più sensibilità degli esseri umani. Un amore proibito tra Marilena ed Andrea, rappresentanti di due clan rivali, è l’inizio di una tragedia immane.

Il personaggio di Marilena, interpretato da una bravissima Elodie, è ispirato alla figura di Rosa Di Fiore, prima vera pentita della mafia garganica che ha avuto figli da due diversi capi clan, in lotta fra di loro. “Spulciando” su internet ho appreso che Rosa è figlia di una famiglia perbene, cosa che mi ha veramente colpita: una donna onesta che si innamora di due criminali dai quali avrà dei figli, e che fortunatamente capisce che invece a loro deve dare un futuro migliore.

Sono le figure di donne diverse a essere tratteggiate in questa pellicola: ci sono madri spietate come la suocera di Rosa, complici dei crimini dei loro figli, e ci sono madri che invece sanno di dover crescere i propri in maniera onesta.

Poi c’è Marilena che è sì la compagna di due boss, ma è anche una donna sensibile che probabilmente si è trovata in una situazione più grande di lei e non sa come uscirne.

La scena finale della processione di paese, con le donne vestite di nero e coperte dal velo, è particolarmente struggente e restituisce dignità ad una donna che ha deciso di cambiare completamente vita nonostante le difficoltà che questo comporta.

La regia del film è di Pippo Mezzapesa, e a lui va un plauso per aver saputo rendere al meglio la tragicità di diverse vite umane e dell’arretratezza culturale dove la donna è solo un accessorio dell’uomo, una banale incubatrice che deve mettere al mondo uomini in grado di comandare e uccidere.

Il libro inchiesta degli autori raccoglie testimonianze su questa mafia spietata, detta anche la mafia dei montanari: quegli stessi montanari che si rendono conto di quanto sia facile nascondere  armi e droga contrabbandate in un territorio complesso come quello del Gargano.

Nel libro sono raccolte diverse storie, tra le quali quella di Rosa di Fiore appunto alla quale si è ispirato Mezzapesa nella realizzazione del film. Possiamo quindi dire che la differenza principale tra film e libro è  che nel primo, pur facendo riflettere su un  problema ancora attuale come quello della mafia, la narrazione è principalmente indirizzata al legame sentimentale fra i due protagonisti e l’odio delle loro rispettive famiglie, quasi ricordando il dramma dei Montecchi e dei Capuleti.

Consiglio a tutti la visione di questo film, crudo ma bellissimo, e la lettura dell’omonimo romanzo che offre un’analisi approfondita della mafia del Gargano.

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY di D.H. LAWRENCE

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY di D.H. LAWRENCE

Titolo: L’amante di Lady Chatterley
Autore: DH Lawrence
Serie: autoconclusivo
Genere: Historical romance
Film
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 2 Dicembre 2022
Editore: Netflix

TRAMA


La nobile Lady Constance Chatterley si ritrova in un matrimonio senza amore né passione. In seguito, intraprende una relazione con il loro guardiacaccia, Oliver Mellors, per sedare la sua noia.

RECENSIONE

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, scriveva Italo Calvino. I grandi classici non devono necessariamente farci scoprire qualcosa di nuovo, a volte ci aiutano solo a capire quello che abbiamo sempre saputo, e spesso offrono dei messaggi tanto più significativi quanto più sono in grado di darci delle risposte sul nostro modo di vivere il presente.

Si dice anche non ci sia un’età per scoprirli, anche se le letture fatte in gioventù sono spesso poco proficue rispetto a quelle affrontate in età adulta. 

Nel caso specifico, L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence, era nei miei pensieri da anni, da quando da ragazzina vedevo una copia nella libreria di casa della mia famiglia. Un libro rivoluzionario per l’epoca, che, con i suoi espliciti riferimenti sessuali, inevitabilmente fece scandalo e scosse profondamente la sensibilità di generazioni di lettori, oltre a mettere in discussione i vari cliché sul piacere femminile e la virilità. Basti dire che in Gran Bretagna non fu pubblicato fino al 1960, dopo la sua prima pubblicazione nel 1928 a Firenze.

Questo romanzo è oggi un paradigma della letteratura erotica, oltre a uno studio sociologico sulla lotta di classe e l’emancipazione femminile. Sapevo già si trattasse di una lettura per adulti (ricordo una copertina piuttosto sensuale) e come accade nei casi in cui non è permesso fare una cosa, se ne resta sempre intrigati. E solo adesso, che adulta lo sono da un po’, mi sono ritrovata a leggere questo libro, potendone godere anche la sua trasposizione cinematografica, fino a che amare questa storia è stato inevitabile. Soprattutto grazie a questo film, che per molti aspetti supera il libro stesso.


Fu una notte di passione sensuale, durante la quale Connie si sentì un po’ sbigottita e ritrosa; eppure, fu di nuovo trafitta da penetranti fremiti di piacere, diversi, più intensi, più terribili dei fremiti di tenerezza, ma al contempo più desiderabili. Pur essendo un po’ spaventata, lo lasciò fare, e quella impavida, sfrontata sensualità la scosse da capo a piedi, la spogliò fino all’ultimo e la rese una donna diversa.


Se si dovesse racchiudere in poche parole, questa sarebbe una storia non solo d’amore, ma di rinascita umana, risveglio dei sensi, celebrazione della vita, anche se a ispirare la trama pare sia stato proprio il tradimento della moglie dell’autore, Frieda von Richthofen. Nel libro si narra che una nobildonna, Lady Chatterley, sposata a un uomo di nobili origini ritornato paralizzato dalla Prima Guerra mondiale, si trova a doverlo assistere in una tenuta immersa nelle nebbiose Midlands inglesi, fino a che lo tradisce con un guardiacaccia, Oliver Mellors. Si sarebbe scoperto che il personaggio del sanguigno dell’amante era stato ispirato da un certo Angelo Ravagli, vigoroso capitano italiano dei bersaglieri.

Questa però non è l’unica versione circolante, bensì ce ne sarebbe una seconda che porta a Castelmola (Messina), la località nei pressi di Taormina dove David Lawrence e sua moglie Frieda alloggiarono intorno al 1920. Fu in questo periodo che Frieda conobbe Peppino D’Allura, il mulattiere che quasi ogni giorno la portava da Taormina fino a Castelmola a trovare la sua amica inglese Betty. Pare che tra i due nacque una passione incontenibile, che fornì vari spunti per la stesura del romanzo.


“Te lo dico io?” disse Connie guardandolo negli occhi. “Te lo dico io, cos’hai rispetto agli altri uomini, e come sarà il futuro? Te lo dico io?” “Avanti, dimmelo,” rispose lui. “È il coraggio della tua tenerezza, ecco cos’è: come quando mi metti la mano sul sedere e dici che ho un bel sedere.”


Qualunque sia stata la vicenda a ispirare la storia, resta il fatto che il
messaggio di questo romanzo è più che mai incisivo: l’inesorabile progresso
originato dall’avvento dell’era industriale che minaccia il genere umano,
facendogli dimenticare i valori essenziali, come la solidarietà, la purezza dei
sentimenti, la tenerezza tra le persone. L’ambizione sfrenata che annulla ogni
tipo di contatto con la natura e gli uomini, sia in senso fisico che mentale.
Tutto sembra perdere significato.

In questo film, la regista Laure de Clermont-Tonnerre ha focalizzato ogni
dettaglio, inquadratura o dialogo a offrire con forza il messaggio del libro,
rappresentando la ribellione di una giovane donna, Constance Reid. Romantica,
intellettuale e di mentalità aperta, la protagonista si trova prigioniera di un
matrimonio con un uomo freddo ed egoista, Clifford Chatterley. Un uomo che rappresenta tutto ciò di cui il mondo si stava all’epoca nutrendo: la bramosia del
successo, la prepotenza imperante delle classi sociali dominanti, l’aridità
emotiva, l’egoismo.
Totalmente ascetico e dedito soprattutto al pensiero e alla
continua ricerca del successo, Clifford ricalca benissimo il personaggio del
libro, che tornato a casa dalla guerra menomato, decide di amare solo sé
stesso. Agogna in modo folle solo il suo personale riscatto come scrittore, ignorando
l’evidente sofferenza della moglie, ormai dimagrita e spenta emotivamente.


 

Già! È la tenerezza, la consapevolezza sessuale. Il sesso non è che un contatto, il più intimo dei contatti. Ed è proprio il contatto che temiamo. Siamo consapevoli solo per metà, vivi solo per metà. Dobbiamo diventare realmente vivi e consapevoli.


 

Una delle scene più belle del film è proprio il cedimento di Connie, interpretata dalla bravissima attrice Emma Corrin, che di fronte alla visione di teneri e indifesi pulcini in gabbia si commuove fino alle lacrime. Il semplice sfioramento delle mani di Oliver, impersonato dall’intenso Jack O’Connell, silenzioso e solitario, la sconvolge e la rianima al tempo stesso percependo un’empatia inattesa che la fa risentire viva, lei ormai sempre più sola e alla ricerca di amore e conforto umano.

Non vi è sguardo, dialogo o contatto che non trasmetta in questo film meraviglioso l’amore che legherà in modo quasi primordiale due anime troppo affini per non riconoscersi. Oliver, col suo passato pieno di dolore e sofferenza per aver vissuto una guerra che lo ha segnato nel profondo e da cui ritorna, al contrario di Clifford, cercando pace e tranquillità. Uomo schivo, ormai disilluso dal genere femminile, dopo il tradimento della moglie, vede in Connie una purezza e una femminilità che non aveva mia visto in nessuna.

Il suo tormento è vivo, ed è tramite questo personaggio intenso e passionale che l’autore si dà voce, trasmettendo la sua rabbia verso l’umanità, oramai costituita solo da aridi gentiluomini, di cui lui parla così nel film: sono una razza diversa, morti, perché ti si devono staccare pezzi di te stesso se mandi gli uomini nelle miniere, in fabbrica, in battaglia; è così o convivi con quello che hai fatto.”

1669973963-amante

Un film aiutato anche dall’innegabile (ed esplosiva) chimica tra i due protagonisti, amanti particolarmente credibili sul set. Grazie a loro le scene d’amore, sensuali ed erotiche in modo sublime, sembrano autentiche divenendo vere e proprie opere d’arte, in cui la nudità è espressa con poesia, e in cui il pallore angelico dei corpi sporcati dal fango contrasta come in un quadro rinascimentale la vivacità dei colori della natura al suo fondo. Il ballo sotto la pioggia dei due amanti felici che si rincorrono urlando al cielo la loro gioia ricorda Adamo ed Eva all’inizio dei tempi. Un inno alla libertà, alla forza e all’estasi, proprio come riporta il sottotitolo della pellicola.

Lady_Chatterley's_Lover_01_30_41_04

Questo film è la perfetta celebrazione di un romanzo bellissimo e intenso che ritorna al grande pubblico grazie a una fotografia straordinaria e una sceneggiatura profondamente rispettosa dell’opera da cui è stata tratta. Ovviamente vi sono delle omissioni, come l’esistenza di una figlia di Oliver, avuta dalla prima moglie, la storia della famiglia di lei, come anche la relazione che legò Connie all’inizio del suo matrimonio con lo scrittore irlandese, che qui fa una brevissima comparsa.

Scelte di taglio necessarie per operazioni di questo tipo perché è impossibile riproporre tutto ciò che è narrato, l’importante è che lo spirito del libro sia stato rispettato. E si può dire senza dubbio alcuno che in questa trasposizione ciò che lo scrittore volle comunicare emerge tantissimo, ovvero l’importanza di ritornare a provare delle emozioni, come la tenerezza, l’intimità, la sensualità, il piacere del contatto umano in un’era dove il progresso e l’aridità emotiva minacciavano l’umanità:

“La gente fa finta di avere delle emozioni, ma in realtà non prova niente.”


LAmante-di-Lady-Chatterley-Netflix-Cover

Una tematica che dopo cento anni possiamo percepire più attuale che mai.

MERCOLEDì di Tim Burton

MERCOLEDì di Tim Burton

Titolo: Mercoledì
Autore: Tim Burton
Serie: spin off de La famiglia Addams
Genere: Horror Fantasy
Serie tv
Tipo di finale: Chiuso
Data di pubblicazione: 23 Novembre 2022
Editore: Netflix

TRAMA


Una sedicenne che possiede poteri psichici.Viene mandata alla Nevermore Academy per aver causato danni in altre scuole. Morticia Addams (stagione 1), interpretata da Catherine Zeta Jones e da Gwen Jones (da giovane), doppiata da Francesca Fiorentini.

RECENSIONE

Oggi voglio parlarvi di una serie che sta spopolando in questi giorni, ovvero “Mercoledì”, spin-off de La famiglia Addams uscito su Netflix lo scorso 23 novembre a firma di un grandissimo regista, Tim Burton. Una serie che sta già battendo tutti i record di ascolti. La famiglia Addams è forse la famiglia tra le più amate del piccolo e grande schermo, che fa parte dei nostri ricordi di bambini per molti aspetti indimenticabili: il pallore di Morticia e l’incontenibile passione che la lega a suo marito Gomez, lo zio Fester, Mano e i figli Pugsley e proprio lei, Mercoledì.

Atmosfere gotiche, sarcasmo, un mistero da risolvere e il ritorno sul piccolo schermo di uno dei personaggi più amati e irriverenti della televisione. Gli ingredienti ci sono tutti, e la ricetta è infatti uscita alla perfezione: Mercoledì, la serie incentrata sulla figlia titolare della famiglia Addams e interpretata da Jenna Ortega.

La riproposizione della storia risulta per certi versi fedele all’originale, ispirata dai fumetti di Charles Addams pubblicati a partire dagli anni ’60. Tornano infatti i componenti della famiglia al completo, da Morticia (Catherine-Zeta Jones) a Zio Fester (Fred Armisen) e Mano (mano), ma la rosa dei protagonisti viene arricchita da nuove figure. Nella serie, Mercoledì lascia un liceo normale per trovare rifugio nella bizzarra Nevermore Academy, il paradiso della stramberia dove l’idiosincrasia della protagonista non è più oggetto di scherno.

In questo luogo, la protagonista rivela anche delle abilità psichiche, grazie a cui dovrà risolvere il mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima, indagando su un folle omicida che terrorizza la città, e per farlo si farà aiutare anche dal resto degli strani studenti della sua nuova scuola.

Il suo atteggiamento distaccato è in realtà una corazza, un modo per non soffrire e non essere alla mercé degli altri. Si diverte ad umiliare i bulli, è esperta di arti marziali e vuole a tutti i costi svelare l’ipocrisia nella quale sono immersi molti dei suoi conoscenti. La serie ha tinte molto più horror rispetto ai film del passato, e in parte sfumature ben più tragiche.

Ho sempre particolarmente amato questo personaggio, nel quale mi riconosco molto, per il suo sarcastico cinismo, un gusto per il macabro e un infinito amore per il nero, irresistibile anche per me. Guardando questa serie ho deciso di andare un pochino più a fondo e di scoprire le origini della Famiglia Adams, svelando qualche curiosità.
A dare alla luce i personaggi fu il vignettista Charles Addams, prima come singole figure e poi come famiglia, pubblicando vignette umoristiche sul New Yorker negli anni 30. La prima trasposizione sul piccolo schermo avvenne negli anni 60, e l’editore in quel periodo non volle più pubblicare le vignette, convinto che il suo pubblico fosse più colto di quello televisivo. Nella serie la protagonista non sbatte mai le palpebre perché ciò che era capitato solo in una scena è piaciuto così tanto a Tim Burton che ha supplicato Jenna Ortega, attrice protagonista, di continuare a recitare così.  Da cosa è nato l’odio per il mondo di questa adolescente dal lato oscuro? Piccolo spoiler: da piccolina portava al guinzaglio uno scorpione, che fu barbaramente ucciso da alcuni suoi coetanei. Non tutti i “mostri” nascono in realtà mostri. Ultima chicca: anni fa questo personaggio era stato interpretato da Christina Ricci, che ritroviamo in questa serie come professoressa del college di Nevermore.

È particolare vedere come l’affetto nei confronti della Famiglia Addams sia rimasto immutato negli anni: forse perché è una famiglia imperfetta come tante, strana, ma vera. I particolari macabri e il colore nero tipico dei vestiti dei protagonisti sono forse un modo di esorcizzare quella morte che tutti noi temiamo.

E voi cosa ne pensate di Mercoledì e della sua stramba famiglia?

PARTITA CON LA MORTE di Nicola Rocca

PARTITA CON LA MORTE di Nicola Rocca

Titolo: Partita con la morte
Autore: Nicola Rocca
Serie: Commissario Walker vol. 5
Genere: Thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 7 novembre 2022
Editore: EnneErre

TRAMA


Una vittima, due, tre.
Il modus operandi – sempre lo stesso, tre colpi di arma da fuoco – fa pensare a un assassino seriale.
Il Mostro dei Tre Colpi – così lo soprannominano i mass media – uccide sempre nelle aree poco trafficate, lontano da occhi indiscreti. Le sue zone predilette sono pinete e aree boscose vicine ai piccoli paesi dell’Isola Bergamasca.
Sulla scena del crimine, oltre al cadavere, l’assassino lascia a terra i bossoli espulsi dall’arma del delitto, una pistola calibro 9.
L’indagine viene affidata al commissario David Walker, affiancato dall’ormai inseparabile ispettore Scola.
Nella loro partita contro la morte, i due poliziotti vengono catapultati in un’insolita realtà: quella dei paesini di provincia, con i pettegolezzi, le partite di carte al bar, gli intrallazzi delle coppiette.
Quando la tensione è al massimo, una scoperta porta i due agenti alla verità che stavano cercando.
Una verità assurda, sconvolgente, grottesca.
La stessa che permetterà loro di arrestare il Mostro dei tre Colpi.
Il caso è ufficialmente chiuso, ma in questo romanzo, così come nella vita reale, non sempre ciò che abbiamo di fronte agli occhi corrisponde alla verità.

Partita con la morte è un thriller d’indagine dal ritmo serrato, cui l’autore ha dato un’ambientazione nostrana e casereccia.
Carvico, Sotto il Monte, Calusco d’Adda… paesini in cui la presenza di un serial killer fa ancora più paura, perché in un piccolo ambiente la prossima vittima potrebbe essere chiunque.
Tuo padre, tuo marito, il tuo migliore amico.

RECENSIONE


Lui era così: inseguiva assassini, lavorava quotidianamente a contatto con la morte, era circondato da criminali, dava loro la caccia, dispensava consigli a colleghi, subordinati e amici, ma quando gli eventi della vita se la prendevano direttamente con lui, travolgendolo, si sentiva debole, fragile e incapace di reagire. 


È nel corso dei numerosi libri di cui egli è protagonista che piano piano siamo riusciti a scorgere ogni volta un pezzetto della personalità del commissario David Walker che torna a investigare attraverso la penna di Nicola Rocca nel suo ultimo lavoro, Partita con la morte. 

Un uomo pragmatico, riflessivo dotato di fermezza sul lavoro ma fragilità nella sfera personale. 

Questa volta impegnato nelle indagini su omicidi che sembrano non avere niente in comune se non i tre colpi con cui le vittime vengono freddate. 

Un serial killer da acciuffare, una serie di personaggi quasi “canonici”, tipici dei piccoli centri cittadini, sono proprio questi ultimi l’ambientazione che ci fa sentire molto vicini ai personaggi della storia, gente comune che potrebbero essere i nostri vicini di casa, colleghi o amici. 


I paesini della bergamasca, sconosciuti al mondo fino a qualche tempo prima, erano diventati famosi quanto New York. 


Nicola Rocca decide infatti di ambientare questa storia nella zona della Bergamasca, in alcuni piccoli paesi dove tutti si conoscono e molti si ritrovano al bar del paese per chiacchiere, partite a carte e soprattutto condire i pomeriggi con litri di vino. 


Righèt” interruppe la discussione Armando Ghilardi, “fammi giù un bianchino frizzante, per favore. Bello fresco, neh.” 


L’autore è riuscito a mettere insieme personaggi comuni, la cui semplicità si evince anche dai numerosi dialoghi con la presenza di vocaboli dialettali, le cui azioni però nello stesso tempo destabilizzano. 

Una narrazione che alterna pov differenti grazie ai quali entriamo nei pensieri dei protagonisti prima ancora di diventare spettatori delle loro azioni, composta da momenti di quotidianità e altri di tensione, nelle quali la violenza e la freddezza dei delitti sembra non avere una spiegazione. 

Colpi di scena ben inseriti, una tensione che cresce e poi si interrompe per lasciare il tempo al lettore di formulare ipotesi e raccogliere i pezzetti che l’autore dissemina qui e là durante la lettura e che comunque non daranno le risposte immaginate.

Se inizialmente si potrebbe pensare ai risvolti della vicenda come surreali, in realtà purtroppo la cronaca nera ci ha dimostrato che la violenza può assumere volti che non ti asspetteresti e abitare luoghi impensabili.

Nicola Rocca ha sfrittato proprio questo aspetto per dare alla sua storia un alone di mistero che non lascia intuire il colpevole fino a buona parte del libro.

E anche arrivati molto in fondo è stato capace di sfoderare avvenimenti del tutto inattesi, che lasciano di stucco.

Ed è così che né l’ambientazione né la scelta dei protagonisti farebbero pensare ad una trama dalle tinte nere, e forse è proprio questa la carta vincente dell’autore. 

Una carta che in questa partita con la morte ha saputo giocarsi molto bene. 

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

Titolo: La donna con l’abito nero
Autore: Alberica Sveva Simeone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Dark Abyss Edizioni

TRAMA


Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo
Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso.
Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua
immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di
un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra
degli uomini.

RECENSIONE


 “Mentre la vecchia creatura divorava voracemente la sua cena, nel bagno, adagiata nella vasca, c’era una ragazza, o quel che ne restava. Il torace aperto, il cuore strappato via, le viscere strappate le erano scivolate via fra le cosce”.

La storia di Alberica Sveva Simeone si apre così, con un’immagine cruda, quasi rivoltante, quasi sembra di sentire il sapore ferroso del sangue.   Chi è questa misteriosa figura che si nutre di carne umana? All’inizio il lettore è confuso, sbigottito, inorridito, non c’è nessuna razionale spiegazione a tanto orrore. Poi pian piano si inizia a conoscere meglio tutti i protagonisti, tutti gli inquilini del misterioso condominio. Sono tutte persone con storie tragiche alle spalle, persone che hanno combattuto malattie difficili, uomini e donne che hanno risolto problemi insormontabili, ma probabilmente hanno pagato un prezzo altissimo per questo. L’autrice utilizza la narrazione in terza persona e conduce il lettore nella mente del protagonista, Matteo Gori, in quella dei suoi compagni di sventura ed in quella dell’assassina, che sembra ringiovanire mano a mano che si nutre di carne umana.

Non si sarebbe accorta del coltello, enorme, che entrava nella sua carne e la apriva dallo stomaco in su. Delle mani della vecchia, con quelle unghie lunghe e ricurve, che le frugavano nel torace, tirando le sue interiora, spostando i polmoni, alla ricerca del cuore”.

Il romanzo è pervaso di una tensione costante, dell’ansia di sapere quando la creatura tornerà a colpire. Si sente l’angoscia, il terrore della vittima, la disperazione derivante dalla consapevolezza che la morte sta per arrivare. Ho impiegato tempo a finire il romanzo, semplicemente perché avevo paura. Ho immaginato questo mostro orrendo che reclama il suo pasto, la disperazione di chi è praticamente costretto a convivere con un’entità che ha origini antiche, millenarie. Parliamo addirittura di miti norreni, di Hel, figlia di Loki, guardiana dei morti. È stato faticoso accettare che spesso il male è fine a se stesso, che non ci sono sentimenti o ripensamenti, c’è solo il gusto di uccidere, la barbarie. Matteo Gori, il protagonista, è un uomo separato che  che all’inizio affonda nella disperazione, poi reagisce con tutte le sue forze pur di salvare suo figlio. È l’amore il sentimento che lo sostiene, la speranza di sconfiggere il Male, la notte più oscura. Ma la speranza può bastare a combattere un mostro? L’autrice ha realizzato un horror tra i migliori mai letti, garantendo al lettore un’adrenalina ed una suspense che non mollano mai la presa. Grazie ad Alberica Sveva Simeone e alla Dark Abyss edizioni, casa editrice di stampo pagano ed esoterico che racconta storie oscure, perché il buio è presente in ognuno di noi.

Dovrai sostare a lungo sulla terra e di rado tornerai nel tuo mondo. Dove ti fermerà, ci sarà morte”.

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

TitoloVertigo e Free Fall
Autore Monica Lombardi
Serie: GD Team
Genere: Romantic Suspense
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: gennaio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Vertigo:

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.

Free Fall:

Jaime “Jet” Travis è sparito nel nulla. Nel suo appartamento deserto è rimasto solo il cellulare. Nessun messaggio, nessun segno di colluttazione, nessuna traccia. A parte una, e punta il dito contro un membro del team. Un team già ferito, che ora viene colpito al cuore. Nicole Kelly ha soffocato per anni i suoi sentimenti per Jet e ora è disposta a tutto pur di ritrovarlo e stanare il nemico che ha ordito una sanguinosa vendetta. Fra scenari esotici, labirinti informatici, vecchie ferite e amori taciuti troppo a lungo, si snoda un’altra avventura del GD Team. Perché non importa quanti siano i nemici, sono gli amici che contano. Soprattutto quando sono disposti a dare tutto per salvarti. Dopo Vertigo e Nicky, Monica Lombardi regala alle amanti del romantic suspense un nuovo incalzante capitolo della serie dedicata al GD Team.

RECENSIONE


Era tempo che volevo leggere i primi due capitoli di una serie appassionante, ovvero quella della GD Team, a firma di Monica Lombardi, autrice di indubbio spessore che ho avuto il piacere di incontrare di persona due volte, allo scorso FRI di Milano e all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

Una signora dai modi eleganti e gentili, di cui ho letto già due opere, Vite rubate e Fuori tempo.
Due romanzi diversi per atmosfere, ambientazioni e tematiche, che ho avuto modo di raccontare nel blog, entrambi accomunati dal talento impeccabile di una penna capace di traportare il lettore nella storia, al di là del genere narrato.

Vertigo è il primo capitolo di una serie, la GD Team, composta da 4 romanzi e 3 novelle, di cui una guida, che l’ha resa famosa a tutti gli amanti del genere romantic-suspense, che ammetto aver conosciuto proprio grazie a lei.

Oggi vi racconterò i primi due capitoli, ovvero Vertigo e Free Fall, che già dai titoli non possono non far pensare a film come 007 o Mission Impossibile, in cui adrenalina, coraggio, spionaggio, indagini sotterranee, pericoli da scampare sono gli ingredienti principali che predominano la scena.

Tutti coloro che, oltre a questa miscela esplosiva, non vogliono rinunciare al lato romantico non saranno delusi perché in entrambi i capitoli prendono forma due storie d’amore (e altre che si defilano all’orizzonte) che si intrecciano ad arte alla narrazione, rendendola godibile al 100%.

Ad aggiungere valore, un tipo di scrittura sapiente e accurato, che raccontato in terza persona coinvolge il lettore in ogni tipo di scena, da quelle dove l’azione imperversa a perdifiato, fino a quelle in cui pensieri, riflessioni, ricordi aumentano l’empatia verso i protagonisti.

A proposito, è giunto il momento di presentarli, visto che sono più di uno.

Vertigo, infatti, ha il pregio e l’onore di aprire la serie con tutti i vari protagonisti, raccontando la nascita del Team, composto da più figure.
Partiamo con David G. Landon, detto GD (alias Great David), ricco imprenditore a capo di un’azienda che produce strumenti militari, nonché ex legionario della legione straniera. Un personaggio con molte sfaccettature che non smetterà di stupire il lettore. A seguire, Benjamin Buckler, detto Buck, ex capitano dei SAS, ovvero Special Air Service, un corpo speciale dell’Esercito Britannico creato durante la Seconda guerra mondiale e che attualmente svolge funzioni di anti-terrorismo e salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione.

Un profilo umano e professionale di alto calibro, che riceve l’incarico da GD di costituire il Team per occuparsi di sicurezza, a più livelli. Un uomo dal piglio sicuro, forgiato nel mondo militare, e che fa i conti con un passato che l’ha segnato per sempre.
Ad affiancarlo, Jaime Travis, detto Jet, che, come Buck, è un ex SAS. A differenza di quest’ultimo, Jet ha un atteggiamento da bad boy: sicuro di sé, sbruffone, incurante del pericolo, amante delle belle donne e pilota multi-tasking. Un mattatore, per certi versi, che rifugge da ogni forma di prudenza ma sempre pronto a dare il massimo supporto e difendere i propri compagni.

Il suo tallone di Achille è Nicole Kelly, ex agente della CIA, che ha competenze in campo dell’intelligence. Bellissima, scaltra e molto abile a carpire la psicologia altrui, qualità che le ha fatto guadagnare il ruolo di “spia” della squadra. Brava nel suo lavoro ma incapace a comprendere fino infondo il legame che la unisce a Jet, in un infuocato intreccio di conflitti e senso di protezione, che già nel primo libro emerge con chiarezza ma di cui si approfondirà totalmente nel secondo libro. In questo primo libro, tra indagini incrociate con altre agenzie di intelligence e operazioni di spionaggio, Londra è il teatro principale che vede delineare all’orizzonte la nascita di un risveglio emotivo che vede coinvolto Buck con una misteriosa ragazza di origini brasiliane, Alex Xavier, che sarà al centro di una rete di sospetti e mistero a causa della scomparsa proprio di GD, di cui lei è compagna di vita.


Alejandra Muñez non aveva mai lasciato il Brasile. La ragazza che sei anni prima era partita da Recife insieme a lui si chiamava Alexandra Xavier e aveva non quindici ma diciotto anni. Ancora adesso, Alex si trovava sui documenti tre anni in più dei suoi ventuno. In fondo non era una truffa: gli eventi di quella notte avevano lasciato sulle spalle dell’adolescente malnutrita e passata nel tritacarne dalla vita ben più di tre anni rispetto ai suoi effettivi.


Il legame che unisce GD a Alex è molto profondo. Nonostante la differenza di età, ad unirli principalmente, oltre l’indiscutibile affinità mentale e fisica, un forte senso di protezione da parte di lui e una toccante gratitudine da parte di lei. Una relazione che prende sempre più forma e significato durante la narrazione, in cui si alternano al racconto flashback che delineano con nitidezza i contorni di ciò che li ha resi così uniti.


Lui l’aveva rimessa in piedi, in senso letterale e figurato. Col passar del tempo le aveva insegnato a difendersi e, soprattutto, ad avere di nuovo fiducia in qualcuno. Le aveva regalato una nuova vita e non se ne era mai pentito.


Eppure, questa ragazza così misteriosa, dagli occhi profondi e magnetici, sarà la prima ad essere indiziata della scomparsa del compagno David, innescando in Buck un conflittuale groviglio emotivo, che lo porterà a diffidare di lei pur sentendosene inesorabilmente attratto fino a temere di cadere vittima di un sortilegio da cui sarà difficile stare lontano.


Fu quando tornò nell’atrio pochi minuti dopo che Buck la vide. Era ferma a metà della scalinata, il viso leggermente reclinato in direzione di una delle guardie. Indossava un abito lungo nero con inserti arancio che le lasciava la schiena completamente nuda Era immobile come un quadro, mille volte più bella di quella Maja rivista e corretta davanti alla quale si era trovato poco prima, e sembrò contagiare tutta la sala con quell’immobilità.


Un’attrazione istantanea foriera di tempesta, che genererà un saliscendi di situazioni che metteranno a repentaglio tutte le sue certezze, nonché le vite degli stessi membri del Team, che per lui rappresenta la sua famiglia.

Uno dei temi principali di questa storia è, infatti, il forte sentimento di amicizia che lega i vari personaggi, così diversi l’uno dall’altro per attitudini e personalità ma tutti accomunati da un bellissimo senso di appartenenza che li fa essere l’uno il riferimento dell’altro.


In quei cinque anni Buck e Digger erano diventati come fratelli, per lui, e Nicky una specie di sorella. Una specie. Se avesse continuato a ripeterselo avrebbe finito per crederci.


A dare voce a questi pensieri Jet, che già nel primo libro si farà conoscere al lettore per essere l’anima più spericolata di tutta la squadra, e che sarà protagonista del secondo capitolo della serie, Free Fall.


Jet sapeva che si sarebbe fatto male, con Nicole Kelly, ma questo non l’avrebbe fermato, perché c’era brivido anche in quella terribile, bellissima, spaventosa caduta.


Caduta libera, letteralmente, come a rimarcare quello che il lettore vivrà insieme ai protagonisti del romanzo, trasportando il lettore in giro per l’Europa fino in Medio Oriente, per incastrarsi tra i sontuosi e luccicanti grattacieli di Dubai, sulle tracce di un passato che sembra volere il suo riscatto.
Durante il racconto si avvicendano ricordi di scenari di guerra che hanno coinvolto proprio lui, Jaime Travis, quando era ancora in servizio come SAS a combattere in Afghanistan.
Quando improvvisamente Jet scompare, a mettersi in prima linea per il suo ritrovamento è proprio Nicky, legatissima a lui da un rapporto a cui entrambi faticano a dare un nome, forse perché quando di mezzo iniziano a insinuarsi innegabili quanto infuocati sentimenti che oltrepassano il concetto di pura amicizia, la prima reazione è quella di paralizzarsi dalla paura di rovinare tutto.


Nicole Kelly era forse l’unica donna che Jet cercava di non trascinare tra le lenzuola, ma questo non gli impediva di fare il macho-man con lei. In ogni occasione possibile.


Il ritrovamento di Jaime diventa un puzzle che ricomporre sembra a tratti impossibile, e ogni membro della squadra non mancherà di schierare le proprie qualità investigative, a partire da
Ariel Levy, conosciuto come Digger, genio informatico, ex Mossad, «l’uomo che tutte le agenzie di intelligence vorrebbero avere tra e proprie fila» a cui si affiancheranno Wolf e Megan, altri due collaboratori esterni che non risparmieranno nessuna mossa per ritrovare il compagno svanito nel nulla.
Le ricerche si ampliano ad ampio spettro, fino a richiedere il coinvolgimento di altri personaggi come Michelle Duprè, appartenente alla UKS:


«La UKS per cui lavora Michelle esiste, eccome. Vista la nazionalità del JSF, il caso Velázquez è stato seguito da loro da subito. Noi diamo una mano qui a Londra.» UKS, United Kingdom States? «Che nome del cazzo» commentò Jet.


Due romanzi che potrebbero essere le sceneggiature di film di azione da grande schermo in cui ironia, adrenalina, salvataggi, incontri clandestini, fughe e ritrovamenti si mischiano a dovere con quel giusto tocco romance che piace sempre e che si consolida strada facendo, solo a patto di affidarsi l’uno all’altro.

La fiducia è infatti alla base di ciò che lega ogni membro della squadra, condizione essenziale a salvare e salvarsi.


«Sei tu che devi dirmi che cosa vuoi, Nicky. Se, mi vuoi. Se mi vuoi davvero. Senza classe, senza soldi, per come mi hai visto e mi conosci. Infrazione dei limiti di velocità e battute stupide comprese. Non sono speciale, non sono…» Lasciò la frase in sospeso, alzando le spalle. Ora fu lei, a sorridere. Non era speciale, diceva. No, Jet era unico.


Un serie imperdibile che conferma la passione e la bravura di Monica Lombardi per «il genere cinematografico e televisivo spionistico, veloce e adrenalinico, che mi diverte moltissimo.» (cit.)

E cosa c’è di meglio che divertirsi a fare qualcosa che poi riesce a meraviglia?
Complimenti.

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

Titolo: Il furto dei Munch
Autore: Barbara Bolzan
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2015
Editore: La Corte Editore

TRAMA


Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2004, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i dipinti L’Urlo e Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri, portandolo nel cuore del mercato nero, dell’arte e della musica.

Quando i dipinti scompaiono, infatti, lasciando dietro di sé una scia di morte, Agata Vidacovich, coinvolta nel traffico d’arte, tenterà di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze.

Sposata con un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera e al quale ha sempre mentito riguardo alla propria vera vita, Agata si ritroverà costantemente sul filo del rasoio, costretta a mettere a repentaglio tutto quello che ha di più caro per venire a capo di questo mistero.

Dove sono finiti i quadri?

Un thriller avvincente, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste e che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

RECENSIONE


“L’arte nasce dalla disperazione. L’arte impara dall’arte. Si nutre di arte. È un processo costruttivo e distruttivo. Dell’anima dell’uomo.”


Un’opera d’arte, che sia un dipinto o una composizione musicale, prevede estro e impegno. Il risultato, visibile a tutti, è gioia per gli occhi o per le orecchie. E bisogna prendersene cura, come per una relazione d’amore.
In questo thriller è l’amore il protagonista: l’amore tra due persone, l’amore per il proprio lavoro, l’amore per l’arte in tutte le sue forme.

Agata e Giulio sono una coppia che non ha più nulla da dirsi. Lei ha una doppia vita tra famiglia, viaggi e perizie: immersa nel mondo dell’arte, non una donna ma un’ombra; lui invece è un pianista riconosciuto a livello internazionale, rinunciatario nel lavoro e fermo nella vita privata: la musica che un tempo lo spingeva avanti, ora è solo un contorno.
Vivono ancora insieme ma con stanca accettazione: Giulio tranquillo e rassegnato, Agata tutta un’altra storia. Siete pronti a conoscere questa donna misteriosa ed enigmatica?


“Ma cosa sei?” domanda Giulio. La voce trema più della mano. “Una falsaria, una ricettatrice, una trafficante d’arte…?


Una bella domanda a cui Agata non risponderà in piena verità e mi dispiace, non posso farlo neanche io. Posso dirvi che Agata vive di menzogne, di sotterfugi, di mezze verità sciorinate come oro colato; tutto per amore del suo lavoro e dell’arte.
Potrebbe sembrare semplicemente una moglie bugiarda, ambigua, scaltra e senza scrupoli; o magari una probabile criminale patentata che si muove nel mondo nel mercato clandestino tra falsari e ricettatori. Ma sappiate che ogni sua azione porterà al ritrovamento di quadri o opere trafugate da musei. Credo che tutti voi conosciate o abbiate avuto modo di vedere L’urlo e La Madonna di Munch e che conosciate la storia del furto.

L’autrice ne racconta la vicenda, attenendosi scrupolosamente ai fatti reali, e aggiungendo anche del suo per movimentare e rendere accattivante la storia. Leggendo vi ritroverete in magazzini sperduti e sporchi ad ammirare tele, vedrete falsari al lavoro, viaggerete tra Milano, Trieste e Oslo e conoscerete queste diverse città.
Non mancheranno misteri, organizzazioni criminali, omicidi; rimarrete stupiti, angosciati, avrete paura di perdere la vita, un’occasione o una persona cara. Agata combatterà con tutte le sue forze per riportare i quadri, ce la farà e a quale prezzo?

Quando ci si mette in gioco completamente si è consapevoli che si può perdere o vincere, mettendoci sempre il massimo impegno. Agata porta avanti la sua battaglia che alla fine non riguarda solo il lavoro ma diventa una battaglia personale.


GOODWILL di Manlio Castagna

GOODWILL di Manlio Castagna

Titolo: Goodwill
Autore: Manlio Castagna
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Gennaio 2022
Editore: Piemme

TRAMA


In una livida alba di novembre del 1851, dopo un viaggio di sette mesi, i coloni approdano a quella che diverrà Seattle. Speranza, felicità e disperazione si mescolano alla pioggia che li inzuppa fino alle ossa.
È in questa comunità di uomini e donne volenterosi che nasce il piccolo Ambrosius Goodwill. La sua infanzia trascorre serena finché all’età di quattro anni, giocando nel bosco, il bambino sparisce.
Resta lontano da casa per diversi giorni. A nulla serve battere la foresta palmo a palmo, e il Viaggio di Conoscenza intrapreso dal grande sciamano indiano per ritrovare tracce del bambino non dà risposte rassicuranti. Poi, in una giornata di tempesta, Goodwill riappare sulla soglia di casa. Ma non è più il bambino spensierato di prima: sembra non soffrire la fame, il freddo, non sentire il sonno né provare emozioni.
E quando a Seattle cominciano ad accadere tragedie che coinvolgono tutta la comunità, si dice che sia proprio quel bambino a portare la sventura…

RECENSIONE


È difficile trovare le parole per dire quanto io abbia amato Goodwill. Ambrosius detto Brosi è un bambino nato all’interno di una comunità di coloni, un bambino con due genitori che lo amano, Jeanette ed Henry. Dopo una passeggiata nel bosco in compagnia di altri ragazzini, Brosi scompare nel nulla per una settimana. Poi torna ma è…cambiato. Non mangia più nulla, non dorme, fissa il vuoto.


  “La donna ha visto. La donna sa che il suo bambino è perduto”.


La mamma di Brosi sa che suo figlio è diverso, dentro di sé sa che il male ha preso possesso del corpo di quello che un tempo era suo figlio. Brosi è l’unico dei suoi amici ad aver fatto ritorno a casa, e con sé ha portato una maledizione. L’autore è superbo nel raccontare le emozioni dei protagonisti: la disperazione di due genitori che non riconoscono più il proprio bambino, il vuoto nell’anima di Brosi, i poteri di uno sciamano che tenta di allontanare la presa del male. Manlio Castagna sa benissimo come terrorizzare il lettore: il male primordiale, cadaveri ricoperti da ramificazioni floreali, mostri che divorano esseri umani e ne prendono le sembianze. Brosi è ormai un guscio vuoto, non ha più nessuna emozione, sembra cambiare solo dopo l’incontro con la figlia di un reverendo, come se il corpo ancora ricordasse un barlume di sensibilità umana. 


Aveva gia visto già molti mortali senza più l’essenza che li teneva in vita. Era stato lui stesso a privarli di ciò che considerava delizioso nutrimento. Ma con lei era diverso. Nel momento stesso in cui le sue dita la sfiorarono, sentì un altro impulso attribuirsi al primo. Alla sgradevolezza si aggiunse un calore montante, simile a un ribollire che metteva in fibrillazione la sua mente”.


 Ho amato Goodwill dalla prima all’ultima pagina per l’adrenalina costante, per l’orrore di mostri che si nutrono di esseri umani, per la descrizione del male puro e primordiale che non può nemmeno essere spiegato, né tantomeno combattuto.


  “Era stata Mary Lou un tempo, ma il suo aspetto adesso ne era una orripilante controfigura. Le membra cadenti, un occhio pendulo fuori dall’orbita appeso a lembi sanguinolenti. La bocca spalancata rivelava le membrane all’interno della gola, zeppa di denti acuminati”.


L’autore ha uno stile che sa catturare il lettore e che lo avviluppa proprio come i tentacoli del mostro che divora le sue vittime e ne trasforma le membra in ramificazioni floreali. Bravissimo Manlio Castagna, il genere horror in Italia non è così popolare ma questa storia fa davvero venire i brividi.

EDDIE DEVE MORIRE di Antonio Biggio

EDDIE DEVE MORIRE di Antonio Biggio

Titolo: Eddie deve morire
Autore: Antonio Biggio
Serie: autoconclusivo
Genere: Giallo thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: giugno 2021
Editore: Blitos

TRAMA


Londra, 28 ottobre 1982. In un Hammersmith Odeon gremito, gli Iron Maiden stanno per esibirsi in un concerto cruciale: i fan gradiranno il nuovo cantante? Ma, soprattutto, si ripeteranno le proteste contro l’album ‘satanista’ The Number of the Beast? La morte incombe: Liam e Rose – membri di una setta estremista cattolica – sono lì, carichi di esplosivo, per compiere una strage.

Sei settimane prima, il Tamigi restituisce il corpo del reporter Luke Wilkinson. «Suicidio» decretano i vertici dello Yard, ma l’ispettore Andrew Briggs, ex compagno di scuola di Luke, non ci sta. Agendo da solo, ripercorre gli ultimi mesi di vita dell’amico, ma più indaga, più il rebus si complica: cosa collega la morte di Luke e l’attentato al concerto? In un susseguirsi di colpi di scena, intrecciati tra passato e presente sull’asse Londra-Stati Uniti, si scopre una rete vastissima e spietata, disposta a fare qualunque cosa nel nome di Dio. E perché proprio gli Iron Maiden saranno la chiave per risolvere il mistero?

NOTA DELL’EDITORE

La struttura narrativa tesse una tela in cui si intrecciano i percorsi dei diversi personaggi. Una architettura temporale costruita in modo magistrale, che scorre fluida sotto gli occhi del lettore. Dalle prime pagine sembra già tutto scritto, ma è proprio il retroscena a diventare avvincente e fino all’ultima pagina non è possibile comprendere chi è vittima e chi il carnefice.

L’autore ci conduce agli albori del successo planetario degli Iron Maiden, e lo fa con equilibrio, tanto che la lettura risulta piacevole e incuriosisce anche chi non è appassionato del genere metal.

Per i fan è invece un’esperienza coinvolgente, salendo sul palco con il gruppo e immaginandosi di essere lì con loro.

RECENSIONE


Siete mai stati a un concerto rock? Ma rock duro e parlo di quello del famoso gruppo degli Iron Maiden. È sempre stato il mio sogno assistere a un loro concerto e, grazie all’autore di questo libro, ci sono riuscita. Mi vedete come un’adorabile e tranquilla cinquantatreenne ma ho un’anima nera, tante borchie e una batteria che batte a palla. E vi confesso che ho letto il libro con la musica a tutto volume in certi momenti e facendo headbanging. Per chi non lo sapesse si tratta di una sorta di “danza” muovendo la testa e seguendo il ritmo della musica. Grazie a Biggio sono stata, non solo in concerto ma, addirittura, in tour mondiale con i miei idoli.

L’autore intreccia diversi personaggi ed eventi con la stessa maestria con cui viene suonato un assolo di chitarra.

La trama è resa complicata dai salti temporali ma i capitoli brevi, come potenti colpi di batteria, aiutano la lettura rendendola scorrevole. Intanto sale il ritmo della storia, si aggiungono fatti e personaggi, tutto vortica nella testa. Poi si entra nel vivo delle indagini e non ci si può fermare; si cerca di capire se il peggio potrà essere evitato; chi si salverà e chi invece verrà o si sacrificherà in nome di convinzioni e sette religiose a cui ci si sente legati e avvolti nelle spire.

Non bisogna essere per forza appassionati di musica o conoscere il gruppo per leggere il libro; all’interno vengono fornite informazioni esaurienti e anche  una playlist con le canzoni citate che vi consiglio di ascoltare. Saranno proprio le canzoni e i testi che aiuteranno le indagini.

La musica accompagna infatti la narrazione conferendogli un ritmo serrato; la velocità degli eventi narrati segue l’intensità delle furiose fughe di chitarra; si legge un capitolo e si passa rapidamente al successivo.

L’indagine è svolta da Andrew Briggs che diventerà il protagonista nel corso della storia. All’inizio entra in punta di piedi perché, pur essendo un bravo detective, riesce sempre a mettersi nei guai. Sarà per la sua allergia alle regole, per distrazione o per semplice  sfortuna ma, capitano tutte a lui. Grazie al suo intuito e alla passione per la musica e per i testi degli Iron Maiden riuscirà ad arrivare a una soluzione.


Quel suo atteggiamento da duro e puro, poco incline ai compromessi, unito alla sensazione di essere sempre un pesce fuor d’acqua, caratterizzavano la sua indole spumeggiante e, allo stesso tempo, triste e malinconica.


Vorrei anche parlarvi della cover dove, come immagine e nel titolo, compare il mostro-zombie Eddie: si tratta della mascotte degli Iron Maiden e segno distintivo di questo gruppo. Anche Eddie partecipa, non come comparsa, ma come protagonista anche lui  e quando apparirà sul palco gli ignari spettatori sperano solo si tratti di un meraviglioso e orripilante effetto scenico. Aspettano Eddie, il loro eroe, con il volto scheletrico e un corpo tutto ossa coperto di stracci. Badate bene, non è di lui che dovete avere paura, ma del male che serpeggia tra il pubblico e che vuole che Eddie muoia. Un giallo thriller che vi terrà in sospeso fino all’ultimo con colpi di scena e con una colonna sonora che è una vera bomba!


Link per l’acquisto di Eddie deve morire

MUORI PER ME di Elisabetta Cametti

MUORI PER ME di Elisabetta Cametti

Titolo: Muori per me
Autore: Elisabetta Campetti
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller, Gialli
Narrazione: Prima e terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2021
Editore: Edizioni Piemme

TRAMA


Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell’assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l’autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell’arma del delitto. Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell’ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l’impero. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare.

RECENSIONE


Esplosione uguale morte. Da allora, se immagino la fine di qualcosa vedo un’esplosione. Ed è con un’esplosione che avrò la mia vendetta. Trecentoventinove bombe. La deflagrazione sarà violenta. Inaspettata, spietata. Scriverà una pagina di storia, perché quando avrò finito non si rialzerà nessuno e chi avrà ancora respiro, sarà comunque morto. Rimarrà in piedi solo la verità.


Parole dure dettate dalla sete di vendetta e pronunciate da Teresa, in arte Ginevra Puccini, famosa fashion blogger che decide di avvalersi dei social per postare 329 video e annunciare degli omicidi. Ma non solo, si tratta di avere il coraggio di denunciare un sistema che si basa sul comando, sulla sopraffazione e sulla corruzione. Tante immagini forti ed esplosive che escono dalle pagine , registrate nell’arco di un anno; un viaggio insieme a Ginevra per scoprire come è stato creato il suo personaggio, i pro e i contro del suo successo, quali sono i compromessi ai quali si è dovuta piegare per arrivare in alto. Ma soprattutto chi sono le persone da cui si nasconde e contro cui sta lottando per rimanere viva.

Il mondo virtuale affascina per la sua immediatezza; corre veloce ma è pericoloso e ricco di insidie. I social sono da considerare la nazione più popolata del pianeta, possono essere un ottimo veicolo di annunci per la velocità con cui vengono condivise e diffuse le informazioni. Conoscere gli algoritmi che li regolano, come si comportano e reagiscono gli utenti che li usano, questa è la chiave per avere successo.


“I social non sono una vetrina e sui social non sfondano i messaggi promozionali. Il linguaggio è differente da quello delle pubblicità in televisione o sulle riviste. Per attrarre le persone e portarle a interagire con il tuo brand, servono idee e contenuti. Devi catturare l’interesse.”


Catturare l’interesse, questo è l’obiettivo a cui mirano le società e gli utenti, invece, sgomitano per avere visibilità sui loro social e veder crescere i propri profili.

Nella società odierna si preferisce ricevere attenzioni, likes, riconoscimenti, visibilità sui social, piuttosto alla persona che si è nella vita reale.

Ginevra si ritrova intrappolata da un contratto che le impedisce di mantenere i contatti con la famiglia di origine. La sua nuova di famiglia la tiene in ostaggio in una gabbia dorata. Ginevra è combattuta, in quel mondo riesce ad esprimere al meglio se stessa, è quello che vuole fare; il compromesso contro la visibilità, il potere è la perdita della libertà però. Ginevra accetta tutto pur di rimanere dove è, famosa e apprezzata, anche a costo di farsi terra bruciata attorno.


“Quando si assapora l’idea di libertà, il gusto del cambiamento e la possibilità di scegliere, seguiamo delle regole, accettiamo dei compromessi, non superiamo certi confini. La libertà non esiste. Esiste il sogno dentro una gabbia.”


Ginevra è un personaggio affascinante e vincente soprattutto quando si libera delle maschere che indossa e quando smette di usare bugie per nascondersi. Si vince quando si trova il coraggio e la determinazione di vedere la verità e lasciare da parte le illusioni e i sogni incerti. La verità paga ma per Ginevra, a quale prezzo? Si può rischiare la vita per fare trionfare la verità?

Vi consiglio di affrontare questa lettura con la consapevolezza di trovare nel romanzo tante donne disposte a tutto pur di emergere; ma che riusciranno a farlo solo quando metteranno se stesse davanti al successo, alla fama, ai riconoscimenti. Quando si spoglieranno e saranno nude con il proprio io.

Link per l’acquisto di Muori per me QUI