LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

LA DONNA CON L’ABITO NERO di Alberica Sveva Simeone

Titolo: La donna con l’abito nero
Autore: Alberica Sveva Simeone
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Maggio 2022
Editore: Dark Abyss Edizioni

TRAMA


Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo
Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso.
Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua
immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di
un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra
degli uomini.

RECENSIONE


 “Mentre la vecchia creatura divorava voracemente la sua cena, nel bagno, adagiata nella vasca, c’era una ragazza, o quel che ne restava. Il torace aperto, il cuore strappato via, le viscere strappate le erano scivolate via fra le cosce”.

La storia di Alberica Sveva Simeone si apre così, con un’immagine cruda, quasi rivoltante, quasi sembra di sentire il sapore ferroso del sangue.   Chi è questa misteriosa figura che si nutre di carne umana? All’inizio il lettore è confuso, sbigottito, inorridito, non c’è nessuna razionale spiegazione a tanto orrore. Poi pian piano si inizia a conoscere meglio tutti i protagonisti, tutti gli inquilini del misterioso condominio. Sono tutte persone con storie tragiche alle spalle, persone che hanno combattuto malattie difficili, uomini e donne che hanno risolto problemi insormontabili, ma probabilmente hanno pagato un prezzo altissimo per questo. L’autrice utilizza la narrazione in terza persona e conduce il lettore nella mente del protagonista, Matteo Gori, in quella dei suoi compagni di sventura ed in quella dell’assassina, che sembra ringiovanire mano a mano che si nutre di carne umana.

Non si sarebbe accorta del coltello, enorme, che entrava nella sua carne e la apriva dallo stomaco in su. Delle mani della vecchia, con quelle unghie lunghe e ricurve, che le frugavano nel torace, tirando le sue interiora, spostando i polmoni, alla ricerca del cuore”.

Il romanzo è pervaso di una tensione costante, dell’ansia di sapere quando la creatura tornerà a colpire. Si sente l’angoscia, il terrore della vittima, la disperazione derivante dalla consapevolezza che la morte sta per arrivare. Ho impiegato tempo a finire il romanzo, semplicemente perché avevo paura. Ho immaginato questo mostro orrendo che reclama il suo pasto, la disperazione di chi è praticamente costretto a convivere con un’entità che ha origini antiche, millenarie. Parliamo addirittura di miti norreni, di Hel, figlia di Loki, guardiana dei morti. È stato faticoso accettare che spesso il male è fine a se stesso, che non ci sono sentimenti o ripensamenti, c’è solo il gusto di uccidere, la barbarie. Matteo Gori, il protagonista, è un uomo separato che  che all’inizio affonda nella disperazione, poi reagisce con tutte le sue forze pur di salvare suo figlio. È l’amore il sentimento che lo sostiene, la speranza di sconfiggere il Male, la notte più oscura. Ma la speranza può bastare a combattere un mostro? L’autrice ha realizzato un horror tra i migliori mai letti, garantendo al lettore un’adrenalina ed una suspense che non mollano mai la presa. Grazie ad Alberica Sveva Simeone e alla Dark Abyss edizioni, casa editrice di stampo pagano ed esoterico che racconta storie oscure, perché il buio è presente in ognuno di noi.

Dovrai sostare a lungo sulla terra e di rado tornerai nel tuo mondo. Dove ti fermerà, ci sarà morte”.

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

VERTIGO & FREE FALL di Monica Lombardi

TitoloVertigo e Free Fall
Autore Monica Lombardi
Serie: GD Team
Genere: Romantic Suspense
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: gennaio 2022
Editore: Self publishing

TRAMA


Vertigo:

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.

Free Fall:

Jaime “Jet” Travis è sparito nel nulla. Nel suo appartamento deserto è rimasto solo il cellulare. Nessun messaggio, nessun segno di colluttazione, nessuna traccia. A parte una, e punta il dito contro un membro del team. Un team già ferito, che ora viene colpito al cuore. Nicole Kelly ha soffocato per anni i suoi sentimenti per Jet e ora è disposta a tutto pur di ritrovarlo e stanare il nemico che ha ordito una sanguinosa vendetta. Fra scenari esotici, labirinti informatici, vecchie ferite e amori taciuti troppo a lungo, si snoda un’altra avventura del GD Team. Perché non importa quanti siano i nemici, sono gli amici che contano. Soprattutto quando sono disposti a dare tutto per salvarti. Dopo Vertigo e Nicky, Monica Lombardi regala alle amanti del romantic suspense un nuovo incalzante capitolo della serie dedicata al GD Team.

RECENSIONE


Era tempo che volevo leggere i primi due capitoli di una serie appassionante, ovvero quella della GD Team, a firma di Monica Lombardi, autrice di indubbio spessore che ho avuto il piacere di incontrare di persona due volte, allo scorso FRI di Milano e all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

Una signora dai modi eleganti e gentili, di cui ho letto già due opere, Vite rubate e Fuori tempo.
Due romanzi diversi per atmosfere, ambientazioni e tematiche, che ho avuto modo di raccontare nel blog, entrambi accomunati dal talento impeccabile di una penna capace di traportare il lettore nella storia, al di là del genere narrato.

Vertigo è il primo capitolo di una serie, la GD Team, composta da 4 romanzi e 3 novelle, di cui una guida, che l’ha resa famosa a tutti gli amanti del genere romantic-suspense, che ammetto aver conosciuto proprio grazie a lei.

Oggi vi racconterò i primi due capitoli, ovvero Vertigo e Free Fall, che già dai titoli non possono non far pensare a film come 007 o Mission Impossibile, in cui adrenalina, coraggio, spionaggio, indagini sotterranee, pericoli da scampare sono gli ingredienti principali che predominano la scena.

Tutti coloro che, oltre a questa miscela esplosiva, non vogliono rinunciare al lato romantico non saranno delusi perché in entrambi i capitoli prendono forma due storie d’amore (e altre che si defilano all’orizzonte) che si intrecciano ad arte alla narrazione, rendendola godibile al 100%.

Ad aggiungere valore, un tipo di scrittura sapiente e accurato, che raccontato in terza persona coinvolge il lettore in ogni tipo di scena, da quelle dove l’azione imperversa a perdifiato, fino a quelle in cui pensieri, riflessioni, ricordi aumentano l’empatia verso i protagonisti.

A proposito, è giunto il momento di presentarli, visto che sono più di uno.

Vertigo, infatti, ha il pregio e l’onore di aprire la serie con tutti i vari protagonisti, raccontando la nascita del Team, composto da più figure.
Partiamo con David G. Landon, detto GD (alias Great David), ricco imprenditore a capo di un’azienda che produce strumenti militari, nonché ex legionario della legione straniera. Un personaggio con molte sfaccettature che non smetterà di stupire il lettore. A seguire, Benjamin Buckler, detto Buck, ex capitano dei SAS, ovvero Special Air Service, un corpo speciale dell’Esercito Britannico creato durante la Seconda guerra mondiale e che attualmente svolge funzioni di anti-terrorismo e salvataggio ostaggi, oltre a operazioni militari speciali e di ricognizione.

Un profilo umano e professionale di alto calibro, che riceve l’incarico da GD di costituire il Team per occuparsi di sicurezza, a più livelli. Un uomo dal piglio sicuro, forgiato nel mondo militare, e che fa i conti con un passato che l’ha segnato per sempre.
Ad affiancarlo, Jaime Travis, detto Jet, che, come Buck, è un ex SAS. A differenza di quest’ultimo, Jet ha un atteggiamento da bad boy: sicuro di sé, sbruffone, incurante del pericolo, amante delle belle donne e pilota multi-tasking. Un mattatore, per certi versi, che rifugge da ogni forma di prudenza ma sempre pronto a dare il massimo supporto e difendere i propri compagni.

Il suo tallone di Achille è Nicole Kelly, ex agente della CIA, che ha competenze in campo dell’intelligence. Bellissima, scaltra e molto abile a carpire la psicologia altrui, qualità che le ha fatto guadagnare il ruolo di “spia” della squadra. Brava nel suo lavoro ma incapace a comprendere fino infondo il legame che la unisce a Jet, in un infuocato intreccio di conflitti e senso di protezione, che già nel primo libro emerge con chiarezza ma di cui si approfondirà totalmente nel secondo libro. In questo primo libro, tra indagini incrociate con altre agenzie di intelligence e operazioni di spionaggio, Londra è il teatro principale che vede delineare all’orizzonte la nascita di un risveglio emotivo che vede coinvolto Buck con una misteriosa ragazza di origini brasiliane, Alex Xavier, che sarà al centro di una rete di sospetti e mistero a causa della scomparsa proprio di GD, di cui lei è compagna di vita.


Alejandra Muñez non aveva mai lasciato il Brasile. La ragazza che sei anni prima era partita da Recife insieme a lui si chiamava Alexandra Xavier e aveva non quindici ma diciotto anni. Ancora adesso, Alex si trovava sui documenti tre anni in più dei suoi ventuno. In fondo non era una truffa: gli eventi di quella notte avevano lasciato sulle spalle dell’adolescente malnutrita e passata nel tritacarne dalla vita ben più di tre anni rispetto ai suoi effettivi.


Il legame che unisce GD a Alex è molto profondo. Nonostante la differenza di età, ad unirli principalmente, oltre l’indiscutibile affinità mentale e fisica, un forte senso di protezione da parte di lui e una toccante gratitudine da parte di lei. Una relazione che prende sempre più forma e significato durante la narrazione, in cui si alternano al racconto flashback che delineano con nitidezza i contorni di ciò che li ha resi così uniti.


Lui l’aveva rimessa in piedi, in senso letterale e figurato. Col passar del tempo le aveva insegnato a difendersi e, soprattutto, ad avere di nuovo fiducia in qualcuno. Le aveva regalato una nuova vita e non se ne era mai pentito.


Eppure, questa ragazza così misteriosa, dagli occhi profondi e magnetici, sarà la prima ad essere indiziata della scomparsa del compagno David, innescando in Buck un conflittuale groviglio emotivo, che lo porterà a diffidare di lei pur sentendosene inesorabilmente attratto fino a temere di cadere vittima di un sortilegio da cui sarà difficile stare lontano.


Fu quando tornò nell’atrio pochi minuti dopo che Buck la vide. Era ferma a metà della scalinata, il viso leggermente reclinato in direzione di una delle guardie. Indossava un abito lungo nero con inserti arancio che le lasciava la schiena completamente nuda Era immobile come un quadro, mille volte più bella di quella Maja rivista e corretta davanti alla quale si era trovato poco prima, e sembrò contagiare tutta la sala con quell’immobilità.


Un’attrazione istantanea foriera di tempesta, che genererà un saliscendi di situazioni che metteranno a repentaglio tutte le sue certezze, nonché le vite degli stessi membri del Team, che per lui rappresenta la sua famiglia.

Uno dei temi principali di questa storia è, infatti, il forte sentimento di amicizia che lega i vari personaggi, così diversi l’uno dall’altro per attitudini e personalità ma tutti accomunati da un bellissimo senso di appartenenza che li fa essere l’uno il riferimento dell’altro.


In quei cinque anni Buck e Digger erano diventati come fratelli, per lui, e Nicky una specie di sorella. Una specie. Se avesse continuato a ripeterselo avrebbe finito per crederci.


A dare voce a questi pensieri Jet, che già nel primo libro si farà conoscere al lettore per essere l’anima più spericolata di tutta la squadra, e che sarà protagonista del secondo capitolo della serie, Free Fall.


Jet sapeva che si sarebbe fatto male, con Nicole Kelly, ma questo non l’avrebbe fermato, perché c’era brivido anche in quella terribile, bellissima, spaventosa caduta.


Caduta libera, letteralmente, come a rimarcare quello che il lettore vivrà insieme ai protagonisti del romanzo, trasportando il lettore in giro per l’Europa fino in Medio Oriente, per incastrarsi tra i sontuosi e luccicanti grattacieli di Dubai, sulle tracce di un passato che sembra volere il suo riscatto.
Durante il racconto si avvicendano ricordi di scenari di guerra che hanno coinvolto proprio lui, Jaime Travis, quando era ancora in servizio come SAS a combattere in Afghanistan.
Quando improvvisamente Jet scompare, a mettersi in prima linea per il suo ritrovamento è proprio Nicky, legatissima a lui da un rapporto a cui entrambi faticano a dare un nome, forse perché quando di mezzo iniziano a insinuarsi innegabili quanto infuocati sentimenti che oltrepassano il concetto di pura amicizia, la prima reazione è quella di paralizzarsi dalla paura di rovinare tutto.


Nicole Kelly era forse l’unica donna che Jet cercava di non trascinare tra le lenzuola, ma questo non gli impediva di fare il macho-man con lei. In ogni occasione possibile.


Il ritrovamento di Jaime diventa un puzzle che ricomporre sembra a tratti impossibile, e ogni membro della squadra non mancherà di schierare le proprie qualità investigative, a partire da
Ariel Levy, conosciuto come Digger, genio informatico, ex Mossad, «l’uomo che tutte le agenzie di intelligence vorrebbero avere tra e proprie fila» a cui si affiancheranno Wolf e Megan, altri due collaboratori esterni che non risparmieranno nessuna mossa per ritrovare il compagno svanito nel nulla.
Le ricerche si ampliano ad ampio spettro, fino a richiedere il coinvolgimento di altri personaggi come Michelle Duprè, appartenente alla UKS:


«La UKS per cui lavora Michelle esiste, eccome. Vista la nazionalità del JSF, il caso Velázquez è stato seguito da loro da subito. Noi diamo una mano qui a Londra.» UKS, United Kingdom States? «Che nome del cazzo» commentò Jet.


Due romanzi che potrebbero essere le sceneggiature di film di azione da grande schermo in cui ironia, adrenalina, salvataggi, incontri clandestini, fughe e ritrovamenti si mischiano a dovere con quel giusto tocco romance che piace sempre e che si consolida strada facendo, solo a patto di affidarsi l’uno all’altro.

La fiducia è infatti alla base di ciò che lega ogni membro della squadra, condizione essenziale a salvare e salvarsi.


«Sei tu che devi dirmi che cosa vuoi, Nicky. Se, mi vuoi. Se mi vuoi davvero. Senza classe, senza soldi, per come mi hai visto e mi conosci. Infrazione dei limiti di velocità e battute stupide comprese. Non sono speciale, non sono…» Lasciò la frase in sospeso, alzando le spalle. Ora fu lei, a sorridere. Non era speciale, diceva. No, Jet era unico.


Un serie imperdibile che conferma la passione e la bravura di Monica Lombardi per «il genere cinematografico e televisivo spionistico, veloce e adrenalinico, che mi diverte moltissimo.» (cit.)

E cosa c’è di meglio che divertirsi a fare qualcosa che poi riesce a meraviglia?
Complimenti.

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

IL FURTO DEI MUNCH di Barbara Bolzan

Titolo: Il furto dei Munch
Autore: Barbara Bolzan
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 2015
Editore: La Corte Editore

TRAMA


Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2004, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i dipinti L’Urlo e Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri, portandolo nel cuore del mercato nero, dell’arte e della musica.

Quando i dipinti scompaiono, infatti, lasciando dietro di sé una scia di morte, Agata Vidacovich, coinvolta nel traffico d’arte, tenterà di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze.

Sposata con un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera e al quale ha sempre mentito riguardo alla propria vera vita, Agata si ritroverà costantemente sul filo del rasoio, costretta a mettere a repentaglio tutto quello che ha di più caro per venire a capo di questo mistero.

Dove sono finiti i quadri?

Un thriller avvincente, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste e che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

RECENSIONE


“L’arte nasce dalla disperazione. L’arte impara dall’arte. Si nutre di arte. È un processo costruttivo e distruttivo. Dell’anima dell’uomo.”


Un’opera d’arte, che sia un dipinto o una composizione musicale, prevede estro e impegno. Il risultato, visibile a tutti, è gioia per gli occhi o per le orecchie. E bisogna prendersene cura, come per una relazione d’amore.
In questo thriller è l’amore il protagonista: l’amore tra due persone, l’amore per il proprio lavoro, l’amore per l’arte in tutte le sue forme.

Agata e Giulio sono una coppia che non ha più nulla da dirsi. Lei ha una doppia vita tra famiglia, viaggi e perizie: immersa nel mondo dell’arte, non una donna ma un’ombra; lui invece è un pianista riconosciuto a livello internazionale, rinunciatario nel lavoro e fermo nella vita privata: la musica che un tempo lo spingeva avanti, ora è solo un contorno.
Vivono ancora insieme ma con stanca accettazione: Giulio tranquillo e rassegnato, Agata tutta un’altra storia. Siete pronti a conoscere questa donna misteriosa ed enigmatica?


“Ma cosa sei?” domanda Giulio. La voce trema più della mano. “Una falsaria, una ricettatrice, una trafficante d’arte…?


Una bella domanda a cui Agata non risponderà in piena verità e mi dispiace, non posso farlo neanche io. Posso dirvi che Agata vive di menzogne, di sotterfugi, di mezze verità sciorinate come oro colato; tutto per amore del suo lavoro e dell’arte.
Potrebbe sembrare semplicemente una moglie bugiarda, ambigua, scaltra e senza scrupoli; o magari una probabile criminale patentata che si muove nel mondo nel mercato clandestino tra falsari e ricettatori. Ma sappiate che ogni sua azione porterà al ritrovamento di quadri o opere trafugate da musei. Credo che tutti voi conosciate o abbiate avuto modo di vedere L’urlo e La Madonna di Munch e che conosciate la storia del furto.

L’autrice ne racconta la vicenda, attenendosi scrupolosamente ai fatti reali, e aggiungendo anche del suo per movimentare e rendere accattivante la storia. Leggendo vi ritroverete in magazzini sperduti e sporchi ad ammirare tele, vedrete falsari al lavoro, viaggerete tra Milano, Trieste e Oslo e conoscerete queste diverse città.
Non mancheranno misteri, organizzazioni criminali, omicidi; rimarrete stupiti, angosciati, avrete paura di perdere la vita, un’occasione o una persona cara. Agata combatterà con tutte le sue forze per riportare i quadri, ce la farà e a quale prezzo?

Quando ci si mette in gioco completamente si è consapevoli che si può perdere o vincere, mettendoci sempre il massimo impegno. Agata porta avanti la sua battaglia che alla fine non riguarda solo il lavoro ma diventa una battaglia personale.


GOODWILL di Manlio Castagna

GOODWILL di Manlio Castagna

Titolo: Goodwill
Autore: Manlio Castagna
Serie: Autoconclusivo
Genere: Horror
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Aperto
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: Gennaio 2022
Editore: Piemme

TRAMA


In una livida alba di novembre del 1851, dopo un viaggio di sette mesi, i coloni approdano a quella che diverrà Seattle. Speranza, felicità e disperazione si mescolano alla pioggia che li inzuppa fino alle ossa.
È in questa comunità di uomini e donne volenterosi che nasce il piccolo Ambrosius Goodwill. La sua infanzia trascorre serena finché all’età di quattro anni, giocando nel bosco, il bambino sparisce.
Resta lontano da casa per diversi giorni. A nulla serve battere la foresta palmo a palmo, e il Viaggio di Conoscenza intrapreso dal grande sciamano indiano per ritrovare tracce del bambino non dà risposte rassicuranti. Poi, in una giornata di tempesta, Goodwill riappare sulla soglia di casa. Ma non è più il bambino spensierato di prima: sembra non soffrire la fame, il freddo, non sentire il sonno né provare emozioni.
E quando a Seattle cominciano ad accadere tragedie che coinvolgono tutta la comunità, si dice che sia proprio quel bambino a portare la sventura…

RECENSIONE


È difficile trovare le parole per dire quanto io abbia amato Goodwill. Ambrosius detto Brosi è un bambino nato all’interno di una comunità di coloni, un bambino con due genitori che lo amano, Jeanette ed Henry. Dopo una passeggiata nel bosco in compagnia di altri ragazzini, Brosi scompare nel nulla per una settimana. Poi torna ma è…cambiato. Non mangia più nulla, non dorme, fissa il vuoto.


  “La donna ha visto. La donna sa che il suo bambino è perduto”.


La mamma di Brosi sa che suo figlio è diverso, dentro di sé sa che il male ha preso possesso del corpo di quello che un tempo era suo figlio. Brosi è l’unico dei suoi amici ad aver fatto ritorno a casa, e con sé ha portato una maledizione. L’autore è superbo nel raccontare le emozioni dei protagonisti: la disperazione di due genitori che non riconoscono più il proprio bambino, il vuoto nell’anima di Brosi, i poteri di uno sciamano che tenta di allontanare la presa del male. Manlio Castagna sa benissimo come terrorizzare il lettore: il male primordiale, cadaveri ricoperti da ramificazioni floreali, mostri che divorano esseri umani e ne prendono le sembianze. Brosi è ormai un guscio vuoto, non ha più nessuna emozione, sembra cambiare solo dopo l’incontro con la figlia di un reverendo, come se il corpo ancora ricordasse un barlume di sensibilità umana. 


Aveva gia visto già molti mortali senza più l’essenza che li teneva in vita. Era stato lui stesso a privarli di ciò che considerava delizioso nutrimento. Ma con lei era diverso. Nel momento stesso in cui le sue dita la sfiorarono, sentì un altro impulso attribuirsi al primo. Alla sgradevolezza si aggiunse un calore montante, simile a un ribollire che metteva in fibrillazione la sua mente”.


 Ho amato Goodwill dalla prima all’ultima pagina per l’adrenalina costante, per l’orrore di mostri che si nutrono di esseri umani, per la descrizione del male puro e primordiale che non può nemmeno essere spiegato, né tantomeno combattuto.


  “Era stata Mary Lou un tempo, ma il suo aspetto adesso ne era una orripilante controfigura. Le membra cadenti, un occhio pendulo fuori dall’orbita appeso a lembi sanguinolenti. La bocca spalancata rivelava le membrane all’interno della gola, zeppa di denti acuminati”.


L’autore ha uno stile che sa catturare il lettore e che lo avviluppa proprio come i tentacoli del mostro che divora le sue vittime e ne trasforma le membra in ramificazioni floreali. Bravissimo Manlio Castagna, il genere horror in Italia non è così popolare ma questa storia fa davvero venire i brividi.

EDDIE DEVE MORIRE di Antonio Biggio

EDDIE DEVE MORIRE di Antonio Biggio

Titolo: Eddie deve morire
Autore: Antonio Biggio
Serie: autoconclusivo
Genere: Giallo thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: giugno 2021
Editore: Blitos

TRAMA


Londra, 28 ottobre 1982. In un Hammersmith Odeon gremito, gli Iron Maiden stanno per esibirsi in un concerto cruciale: i fan gradiranno il nuovo cantante? Ma, soprattutto, si ripeteranno le proteste contro l’album ‘satanista’ The Number of the Beast? La morte incombe: Liam e Rose – membri di una setta estremista cattolica – sono lì, carichi di esplosivo, per compiere una strage.

Sei settimane prima, il Tamigi restituisce il corpo del reporter Luke Wilkinson. «Suicidio» decretano i vertici dello Yard, ma l’ispettore Andrew Briggs, ex compagno di scuola di Luke, non ci sta. Agendo da solo, ripercorre gli ultimi mesi di vita dell’amico, ma più indaga, più il rebus si complica: cosa collega la morte di Luke e l’attentato al concerto? In un susseguirsi di colpi di scena, intrecciati tra passato e presente sull’asse Londra-Stati Uniti, si scopre una rete vastissima e spietata, disposta a fare qualunque cosa nel nome di Dio. E perché proprio gli Iron Maiden saranno la chiave per risolvere il mistero?

NOTA DELL’EDITORE

La struttura narrativa tesse una tela in cui si intrecciano i percorsi dei diversi personaggi. Una architettura temporale costruita in modo magistrale, che scorre fluida sotto gli occhi del lettore. Dalle prime pagine sembra già tutto scritto, ma è proprio il retroscena a diventare avvincente e fino all’ultima pagina non è possibile comprendere chi è vittima e chi il carnefice.

L’autore ci conduce agli albori del successo planetario degli Iron Maiden, e lo fa con equilibrio, tanto che la lettura risulta piacevole e incuriosisce anche chi non è appassionato del genere metal.

Per i fan è invece un’esperienza coinvolgente, salendo sul palco con il gruppo e immaginandosi di essere lì con loro.

RECENSIONE


Siete mai stati a un concerto rock? Ma rock duro e parlo di quello del famoso gruppo degli Iron Maiden. È sempre stato il mio sogno assistere a un loro concerto e, grazie all’autore di questo libro, ci sono riuscita. Mi vedete come un’adorabile e tranquilla cinquantatreenne ma ho un’anima nera, tante borchie e una batteria che batte a palla. E vi confesso che ho letto il libro con la musica a tutto volume in certi momenti e facendo headbanging. Per chi non lo sapesse si tratta di una sorta di “danza” muovendo la testa e seguendo il ritmo della musica. Grazie a Biggio sono stata, non solo in concerto ma, addirittura, in tour mondiale con i miei idoli.

L’autore intreccia diversi personaggi ed eventi con la stessa maestria con cui viene suonato un assolo di chitarra.

La trama è resa complicata dai salti temporali ma i capitoli brevi, come potenti colpi di batteria, aiutano la lettura rendendola scorrevole. Intanto sale il ritmo della storia, si aggiungono fatti e personaggi, tutto vortica nella testa. Poi si entra nel vivo delle indagini e non ci si può fermare; si cerca di capire se il peggio potrà essere evitato; chi si salverà e chi invece verrà o si sacrificherà in nome di convinzioni e sette religiose a cui ci si sente legati e avvolti nelle spire.

Non bisogna essere per forza appassionati di musica o conoscere il gruppo per leggere il libro; all’interno vengono fornite informazioni esaurienti e anche  una playlist con le canzoni citate che vi consiglio di ascoltare. Saranno proprio le canzoni e i testi che aiuteranno le indagini.

La musica accompagna infatti la narrazione conferendogli un ritmo serrato; la velocità degli eventi narrati segue l’intensità delle furiose fughe di chitarra; si legge un capitolo e si passa rapidamente al successivo.

L’indagine è svolta da Andrew Briggs che diventerà il protagonista nel corso della storia. All’inizio entra in punta di piedi perché, pur essendo un bravo detective, riesce sempre a mettersi nei guai. Sarà per la sua allergia alle regole, per distrazione o per semplice  sfortuna ma, capitano tutte a lui. Grazie al suo intuito e alla passione per la musica e per i testi degli Iron Maiden riuscirà ad arrivare a una soluzione.


Quel suo atteggiamento da duro e puro, poco incline ai compromessi, unito alla sensazione di essere sempre un pesce fuor d’acqua, caratterizzavano la sua indole spumeggiante e, allo stesso tempo, triste e malinconica.


Vorrei anche parlarvi della cover dove, come immagine e nel titolo, compare il mostro-zombie Eddie: si tratta della mascotte degli Iron Maiden e segno distintivo di questo gruppo. Anche Eddie partecipa, non come comparsa, ma come protagonista anche lui  e quando apparirà sul palco gli ignari spettatori sperano solo si tratti di un meraviglioso e orripilante effetto scenico. Aspettano Eddie, il loro eroe, con il volto scheletrico e un corpo tutto ossa coperto di stracci. Badate bene, non è di lui che dovete avere paura, ma del male che serpeggia tra il pubblico e che vuole che Eddie muoia. Un giallo thriller che vi terrà in sospeso fino all’ultimo con colpi di scena e con una colonna sonora che è una vera bomba!


Link per l’acquisto di Eddie deve morire

MUORI PER ME di Elisabetta Cametti

MUORI PER ME di Elisabetta Cametti

Titolo: Muori per me
Autore: Elisabetta Campetti
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller, Gialli
Narrazione: Prima e terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2021
Editore: Edizioni Piemme

TRAMA


Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell’assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l’autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell’arma del delitto. Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell’ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l’impero. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare.

RECENSIONE


Esplosione uguale morte. Da allora, se immagino la fine di qualcosa vedo un’esplosione. Ed è con un’esplosione che avrò la mia vendetta. Trecentoventinove bombe. La deflagrazione sarà violenta. Inaspettata, spietata. Scriverà una pagina di storia, perché quando avrò finito non si rialzerà nessuno e chi avrà ancora respiro, sarà comunque morto. Rimarrà in piedi solo la verità.


Parole dure dettate dalla sete di vendetta e pronunciate da Teresa, in arte Ginevra Puccini, famosa fashion blogger che decide di avvalersi dei social per postare 329 video e annunciare degli omicidi. Ma non solo, si tratta di avere il coraggio di denunciare un sistema che si basa sul comando, sulla sopraffazione e sulla corruzione. Tante immagini forti ed esplosive che escono dalle pagine , registrate nell’arco di un anno; un viaggio insieme a Ginevra per scoprire come è stato creato il suo personaggio, i pro e i contro del suo successo, quali sono i compromessi ai quali si è dovuta piegare per arrivare in alto. Ma soprattutto chi sono le persone da cui si nasconde e contro cui sta lottando per rimanere viva.

Il mondo virtuale affascina per la sua immediatezza; corre veloce ma è pericoloso e ricco di insidie. I social sono da considerare la nazione più popolata del pianeta, possono essere un ottimo veicolo di annunci per la velocità con cui vengono condivise e diffuse le informazioni. Conoscere gli algoritmi che li regolano, come si comportano e reagiscono gli utenti che li usano, questa è la chiave per avere successo.


“I social non sono una vetrina e sui social non sfondano i messaggi promozionali. Il linguaggio è differente da quello delle pubblicità in televisione o sulle riviste. Per attrarre le persone e portarle a interagire con il tuo brand, servono idee e contenuti. Devi catturare l’interesse.”


Catturare l’interesse, questo è l’obiettivo a cui mirano le società e gli utenti, invece, sgomitano per avere visibilità sui loro social e veder crescere i propri profili.

Nella società odierna si preferisce ricevere attenzioni, likes, riconoscimenti, visibilità sui social, piuttosto alla persona che si è nella vita reale.

Ginevra si ritrova intrappolata da un contratto che le impedisce di mantenere i contatti con la famiglia di origine. La sua nuova di famiglia la tiene in ostaggio in una gabbia dorata. Ginevra è combattuta, in quel mondo riesce ad esprimere al meglio se stessa, è quello che vuole fare; il compromesso contro la visibilità, il potere è la perdita della libertà però. Ginevra accetta tutto pur di rimanere dove è, famosa e apprezzata, anche a costo di farsi terra bruciata attorno.


“Quando si assapora l’idea di libertà, il gusto del cambiamento e la possibilità di scegliere, seguiamo delle regole, accettiamo dei compromessi, non superiamo certi confini. La libertà non esiste. Esiste il sogno dentro una gabbia.”


Ginevra è un personaggio affascinante e vincente soprattutto quando si libera delle maschere che indossa e quando smette di usare bugie per nascondersi. Si vince quando si trova il coraggio e la determinazione di vedere la verità e lasciare da parte le illusioni e i sogni incerti. La verità paga ma per Ginevra, a quale prezzo? Si può rischiare la vita per fare trionfare la verità?

Vi consiglio di affrontare questa lettura con la consapevolezza di trovare nel romanzo tante donne disposte a tutto pur di emergere; ma che riusciranno a farlo solo quando metteranno se stesse davanti al successo, alla fama, ai riconoscimenti. Quando si spoglieranno e saranno nude con il proprio io.

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OMICIDIO IN FAMIGLIA di Nicola Rocca

OMICIDIO IN FAMIGLIA di Nicola Rocca

Titolo: Omicidio in famiglia
Autore: Nicola Rocca
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller, Gialli
Narrazione: Prima e terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 8 Novembre 2021
Editore: EnnErre

TRAMA


Cesare Agliardi è un noto imprenditore della bergamasca. Dopo cinquant’anni di completa dedizione al lavoro, è dilaniato da un dubbio atroce: tra la gente che pare circondarlo d’affetto si nasconde qualcuno che gli vuol fare del male. La risposta potrà cercarla durante un fine settimana da trascorrere con la sua grande famiglia: moglie, figli, fratelli, nipoti e pronipoti. L’Hotel Segrino, che si staglia di fronte all’omonimo laghetto, è interamente riservato a Cesare Agliardi e alla sua famiglia, a eccezione di un ospite particolare: lo scrittore Roberto Marazzi. Il primo giorno tutto fila liscio, tra un aperitivo di benvenuto, una scampagnata attorno al lago di Segrino e una cena a base di Black Angus. Durante la cena del secondo giorno, però, Cesare Agliardi viene colto da un malore. L’arrivo dei soccorsi non può fare altro che decretarne la morte. A questo punto, interviene Alfonso Bernini, il direttore dell’hotel, sollevando l’ipotesi che qualcuno possa avere avvelenato il Presidente Agliardi. Massimo Moretti, il P.M. incaricato alle indagini, raggiunge la scena del crimine poco dopo, dando vita a un insolito metodo investigativo.

Chi ha ucciso Cesare Agliardi? E perché? È stato uno dei componenti della sua numerosa famiglia? Qualcuno che lavora nell’hotel Segrino? O, forse, è stato Roberto Marazzi, il romanziere di successo? Omicidio in famiglia è la seconda avventura che vede protagonista Roberto Marazzi, il noto scrittore di thriller. È un viaggio psichedelico nel dubbio, che vi accompagnerà all’interno dell’Hotel Segrino, conducendovi per mano fino alla verità che avete sempre avuto lì, davanti agli occhi. Ma a cui vi siete sempre rifiutati di credere. Un viaggio costellato di tradimenti, ruberie, tentati omicidi, in cui tutti saranno costretti a fare i conti con gli scheletri che nascondono nell’armadio. Ma è anche un viaggio che offre spunti di riflessioni su tematiche delicate, quali la nascita, il senso della vita e la morte. Un viaggio che, alla fine, proprio come la vita stessa, vi riporterà là dove tutto ha avuto inizio.

RECENSIONE


“La morte non mi fa paura. O forse sono solo spinto dalla curiosità di sapere se, dall’altra parte, ci sia davvero una nuova vita.”


Una riflessione che facciamo tutti, prima o poi, giovani o anziani, perché pensare alla morte allunga la nostra aspettativa di vita. Anche se non dovessimo averne più alcuna. La storia di Nicola Rocca che ho letto non posso raccontarvela, stavolta, perché vi rivelerei tutti i retroscena. Posso assicurarvi che rimarrete incollati alle pagine con la voglia di sapere, vi perderete, non in una storia, ma in tante trame diverse che vi spiazzeranno e vi faranno imprecare.

È un thriller che nasconde, intreccia e poi svela trame, mondi, finali, sorprese. Supposizioni e possibili soluzioni si accavalleranno. Posso provare a esternare le mie sensazioni, le mie emozioni ma, anche in questo caso, devo prestare la massima attenzione per incuriosire ma non rivelare. Ho finito il libro e ho subito tempestato l’autore di complimenti, domande e lui, sempre disponibile, ha tirato fuori cosa lo ha spinto a scrivere. Il romanzo alterna la narrazione onnipotente che riguarda la gita di una famiglia numerosa, voluta dal patriarca Cesare Agliardi per comunicazioni importanti. Poi si inizia il capitolo successivo e a parlare in prima persona è Roberto Marazzi, il famoso scrittore che abbiamo conosciuto nel precedente romanzo Scheletri nell’armadio. Roberto si infila nel libro, come se fosse un personaggio del suo stesso romanzo e osserva tutto quello che accade intorno a lui con occhio attento, come solo uno scrittore di thriller potrebbe fare.

Queste due voci narranti vi trascineranno in un effetto a spirale che vi imprigionerà tra fantasia e realtà. Segnatevi a mente tutto quello che leggerete, guardate attraverso la lente di ingrandimento della ragione e del cuore e arriverete a un finale esplosivo. Mettete in conto anche una scrittura particolareggiata ma semplice, diretta e incisiva e il gioco è fatto: un thriller trascinante che vi stupirà. Inoltre, oltre alla vicenda, nel libro emergono concetti molto importanti, quali l’amore, la lealtà, il tradimento, la morte; tutte tematiche che ci fanno, a modo, loro battere il cuore e che ci fanno sentire vivi.

Il mio personaggio preferito tra i tanti che conoscerete leggendo è Cesare Agliardi. Un uomo anziano che ha faticato a emergere e ha fondato un azienda leader nel suo settore. Un personaggio che il lettore vede come presenza scenica e sente rapito mentre racconta la storia della sua vita e dispensa consigli alla sua famiglia e allo scrittore Roberto Marazzi


“Viva ogni attimo, Scrittore. Lo viva intensamente. Ma lo faccia ora. Perché domani potrebbe essere troppo tardi. Non rimandi nulla a domani e, soprattutto, non rinunci mai ai suoi sogni. Per nessuno al mondo, che sia la donna della suo cuore, o i suoi figli. Viva la sua vita intensamente. È l’unica che ha, non esistono seconde occasioni.”


Un insegnamento saggio che si dovrebbe sempre seguire per poter essere, nello spettacolo della vita, regista, produttore e attore protagonista.

Vivete quindi e rincorrete i vostri sogni. E leggete il libro che merita veramente.

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MOLTO PERSONALE di Miss Black

MOLTO PERSONALE di Miss Black

Titolo: Molto personale
Autore: Miss Black
Serie: Autoconclusivo
Genere: Erotic, Thriller
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 27 Ottobre 2021
Editore: Little Black Tales

TRAMA


Quando la polizia contatta Isla Hurley, medico e psicoterapeuta, è per un motivo terribile: Emma, una delle sue pazienti, è stata uccisa. Isla non aveva mai contemplato l’idea che il delitto potesse entrare a far parte della sua vita ordinata, riflessiva e tranquilla. Certo, Emma aveva dei problemi con un ex fidanzato, Jordan. Insieme, avevano lavorato sul loro rapporto distruttivo ed Emma era arrivata a denunciarlo per stalking, ma Isla non credeva che la situazione potesse degenerare a quel punto.
E forse non è successo. Il detective incaricato delle indagini, Giovanni Vallespinosa, sembra un uomo capace e pacato. Cosa più importante, sembra avere davvero a cuore la morte della sua paziente e non è convinto che il responsabile sia Jordan.
Tra lui e Isla nasce una collaborazione asimmetrica, curiosa, e un’attrazione intricata. Isla interpreta il mondo come un insieme di fatti emotivi, lui cerca un’obiettività forse impossibile. E le ferite di entrambi entrano subito in gioco, rendendo le indagini una faccenda molto personale.

RECENSIONE


L’uscita di questo libro è stata inaspettata, senza annunci o avvertimenti. E’ arrivata improvvisa cogliendomi con la solita frenesia di attendere una nuova storia di Miss Black, che con “Molto personale” si è divertita a legare due generi affini, ovvero l’erotico, suo immancabile e rassicurante marchio di fabbrica, e il thriller poliziesco. Un connubio sopraffino, in cui si intersecano molteplici piani narrativi: quello investigativo, psicologico e quello del coinvolgimento sentimentale che lega i due protagonisti, diventando esso stesso il motore della trama.

Un delitto efferato, un’assassino da individuare, un’indagine che sembra portare altrove e al di là di indizi frastagliati e controversi fanno da cornice a questa storia in cui predomina inizialmente la protagonista femminile, Isla Hurley, psicoterapeuta della giovane e sfortunata vittima. Solo lei e i suoi cupi pensieri.


Non le era mai successo che una sua paziente morisse così. Era una cicatrice di un tipo del tutto nuovo. Una psicoterapia era una conversazione molto personale, sospesa al di sopra delle banalità quotidiane.


A condurre le indagini il detective Giovanni Vallospinosa, uomo enigmatico e pragmatico, dai modi sicuri e ruvidi:


Di base Giovanni non era un uomo paziente. Era un massimalista, uno che tagliava gli angoli e arrivava dritto al punto con una singola frase deflagrante.


Isla e Giovanni, due mondi paralleli, due ruoli scomodi in un quadro offuscato da un’insana attrazione che rischia di trasformarsi in sentimento, e che diviene ostacolo ad un bene superiore, ovvero rendere giustizia ad una giovane vittima e ricercare il suo omicida. Un omicidio, non un “semplice” femminicidio e in questo l’autrice ne distingue con accuratezza i diversi contorni:


«Riporta tutto al sesso della vittima. Oh, ora non dica che il sesso è il piatto forte di noi strizzacervelli. “Femminicidio” è stato concepito per attirare l’attenzione su un problema, ma se ogni volta in cui una donna muore qualcuno dice “femminicidio”, finisce per attirarla solo su un aspetto del problema. Preferisco credere che sia tutto più complicato».


Complicato sì, come il disorientamento profondo della protagonista, che si ritrova immersa di insicurezze, paure, sensi di colpa così radicati da far destabilizzare la più diligente delle psicoterapeute.
Un esercizio quasi catartico, che coinvolge fino ad intenerire il lettore, smascherando la spessa corazza che a volte può contraddistinguere coloro che per mestiere ci aiutano ad essere più centrati e consapevoli nella vita, dotandoci dei giusti strumenti ad affrontare il viaggio, e magari a volerci più bene.
Miss Black si è messa di punta stavolta, scambiando i ruoli e mettendo nel lettino del paziente proprio il medico (e non solo per sottoporsi a sedute da psicoterapeutiche, ovviamente).

Divertente, no? Forse più ironico, tratto stilistico che non manca quasi mai nelle sue storie:


Era tutto sudato e si era disfatto di quasi tutti i vestiti, tranne i calzini. Per completare il quadro di degrado, i calzini avevano ancora il segno delle infradito, pur non essendo calzini con l’alluce separato.


Passaggi che ci ricordano, rassicurandoci, la sublime maestria di questa autrice di dosare sapientemente l’eros, stavolta carnale e crudo, con il giusto sarcasmo, tocco che rende i suoi personaggi sempre profondamente umani e deliziosamente imperfetti.

Proprio come accade a Isla e Giovanni, coinvolti in una corsa costellata di reciproci dubbi e incertezze, che scavano nei loro passati delineando un presente troppo complicato da affrontare e che si intreccia inesorabilmente con quello della vittima, Emma, ancora troppo “paziente da salvare” per la psicoterapeuta e troppo “vittima a cui rendere giustizia” per il detective.


E a seguire, ecco il pensiero normalizzante, puntuale come un gendarme svizzero: forse la sua vita non era solo “un po’ disordinata” (che cosa vuol dire “un po’ disordinata”?), forse c’erano delle ombre nascoste. Dovevano esserci, è vero? Perché così era più facile continuare a pensare che alla gente perbene certe cose non succedevano. E se alla gente perbene non succedevano, non succedevano a noi. Perché noi siamo perbene.


“Molto personale” induce il lettore a immedesimarsi nei pensieri di Isla, afflitta da sensi di colpa divoranti, coinvolta in modo quasi intimo dalla morte della sua paziente. Un processo che assomiglia molto all’espiazione in cui il sentimento diventa una complicazione, un risveglio dell’anima da non meritare.
In questo lungo viaggio mentale, Isla è la prima ad impegnarsi ad indagare, ripescando ricordi, processando dettagli imparando così ad affondare sotto la superficie di quello che può apparire irrilevante, per capire forse anche più sé stessa.


In terapia, a volte, c’era un momento in cui ti rendevi conto di aver seguito le difese del tuo paziente. Se le seguivi senza riconoscerle e analizzarle, quelle difese ti portavano a occuparti della cosa sbagliata nel modo sbagliato. Ti perdevi in mille rivoli, in mille problemi che erano solo apparenti, che stavano sopra la superficie del problema come una coperta mimetica, proteggendo quel nucleo delicato (erano difese, d’altronde: difendevano) e impedendo a chiunque di mettere le mani sul problema vero, il problema grosso.


156 pagine di intensa narrazione, con dialoghi sempre graffianti, intrisi di domande, possibili risposte da leggere tutto di un fiato e un’eros potente, primordiale quasi caustico, che infuoca gli animi dei due protagonisti e che rende questo libro l’ennesimo gioiello di Miss Black.


Li mise da parte, non c’entravano. Ma poi non era vero, i sentimenti c’entravano sempre. Erano un filo teso dalle mani del tuo inconscio per guidarti tra i ricordi. Una linea rossa su un campo grigio, come nel navigatore della macchina.


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CARROZZA 12 di Paolo Navi

CARROZZA 12 di Paolo Navi

Titolo: Carrozza 12
Autore: Paolo Navi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller Gialli
Narrazione: Prima persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: Ottimo
Data di pubblicazione: 25 luglio 2020
Editore: Self-publishing

TRAMA


Un incidente ferroviario, una bufera di neve, otto sopravvissuti, un bosco misterioso e delitti apparentemente inspiegabili. La tempesta straordinaria che si è abbattuta sulla Baviera ha bloccato l’aeroporto di Monaco, mettendo in crisi il rientro di Giovanni, il quale deve assolutamente essere a Milano per la serata. Il treno è l’unica possibilità. La tempesta, però, trasformerà il viaggio in un incubo per lui e per i passeggeri che gli sono vicini, perché, in fondo, noi siamo sempre in balìa di chi ci capita accanto. Guardiamo le persone e crediamo di conoscerle, ma a volte il mondo all’improvviso si capovolge e tutto diventa sbagliato, cattivo, irreale. Ecco che allora serve il coraggio, se c’è, oppure una svolta, una casualità, un incidente per mandare via i mostri. E la tempesta arriva comunque a sovrastarci e a travolgere tutto, prima che il dolore passi e il mondo si capovolga di nuovo per rimettere tutto a posto.

RECENSIONE


È come se qualcuno avesse passato sulla mia vita una mano di bianco… Ora ho davanti a me una parete bianca e immacolata, sulla quale posso cominciare a mettere nuovi quadri delle dimensioni che voglio e nella posizione che più mi piace. E pian piano imbrattarla, coi giorni e con gli anni che passano, di nuove macchie e di nuovi segni. I miei.”


Ci sono momenti in cui sembra che un imbianchino abbia reso la nostra vita uniforme e pulita per darci la possibilità di ricominciare e ripartire da zero.

Anche la neve dà la stessa sensazione, con i suoi fiocchi bianchi copre ogni segno,  ogni sfregio, ogni macchia. E sarà proprio la neve che fermerà il ritorno di Giovanni alla sua casa e moglie perfetta. Ci sarebbe da chiedersi se tanta perfezione rende davvero felici.

Non saprei, a volte si tratta di gesti, abitudini che non si ha tempo né voglia di esaminare e si vai avanti per inerzia. In questo romanzo seguiamo le vicissitudini e il viaggio del protagonista bloccato in Germania per la neve.

Non semplici e innocui fiocchi però ma la nevicata del secolo; con l’aeroporto chiuso Giovanni è costretto a prendere un treno per tornare a Milano. Nel convoglio, oltre al protagonista, ci sono sette persone. L’autore le descrive minuziosamente, a volte in modo troppo meticoloso, menzionando particolari  dell’abbigliamento, l’acconciatura dei capelli, i monili indossati; come se qualsiasi minimo dettaglio potesse aiutare il lettore a farsi un’idea della persona. Ed è proprio vero perché ogni caratteristica elencata contraddistingue le persone e, bene o male, aiuta a conoscerle. Ma sarà proprio così? Mi spiego meglio, come appariamo esteriormente fa davvero capire agli altri come e chi siamo nella realtà?


È la casualità di chi ci capita accanto durante i viaggi. La convergenza astrale di una molteplicità di traiettorie alla fine crea la combinazione finale. Ed eccoci qua! Otto persone messe assieme dal caso per una foto di gruppo.”


Eccoci nella carrozza 12 dove incontriamo il narratore di questa storia, un professore universitario alto e magro, reduce dal ritiro di un prestigioso premio. Vicino al finestrino, una impettita e burbera signora tedesca e di fronte a lei, un vecchio russo, che sembra appena ritornato dalla Seconda Guerra Mondiale. Di fronte al professore c’è un altro russo, probabilmente il figlio dell’altro, che ha l’aria di essere essere appena uscito di prigione. Sull’altro lato del corridoio, una giovane bella, moderna e indipendente; al suo fianco c’è un nero raffinato ed educato e un ragazzo biondo trasandato e sempre pronto a polemizzare. Finisce il gruppo un portoghese elegante e distinto. Quando accadrà l’incidente, che viene descritto dall’autore in tutta la sua tragicità, i passeggeri si troveranno accomunati dall’evento ma racchiusi ognuno nella propria solitudine disperata, cercando un modo per tenersi aggrappati alla vita. Quello che sorprende è la natura implacabile, la neve che continua a cadere senza sosta, quasi si preoccupasse di coprire i corpi aggrovigliati tra le lamiere.


La neve, invece, è infida, maligna. Scende silenziosa, come un ladro in punta di piedi, e si insinua dappertutto leggera, fredda, invadente. Si appropria dei colori, dei prati, delle strade, addirittura dei rumori, stendendo su tutto un unico lenzuolo bianco. E poi non se ne va. Rimane lì a marcire, a imbrattarsi, a trasformarsi in una melma lurida e scivolosa.”


Per tutti gli occupanti del treno ci saranno momenti di terrore, sgomento e di riflessione. Scampato il pericolo un’ombra si aggiunge al disagio, omicidi inaspettati riempiono il buio e il gelo del bosco. Tutti sospettati, nessuno escluso. Bisogna guardarsi le spalle e la gola, perché ognuno può essere il prossimo. Chi riuscirà a salvarsi tra i sopravvissuti? Il più intraprendente, il più furbo, forse l’egoista. La storia si legge con apprensione e con il fiato sospeso fino all’ultimo capitolo che rivela tutto. Si ipotizza sul probabile assassino senza venirne a capo. La domanda che aleggia tra tutti è perché uccide, quale è il movente e cosa nascondono tutti dietro la facciata di normalità che indossano. 150 pagine lette in un giorno e  con un finale che ha sciolto i dubbi e capovolto la situazione da tragica a serena.

Ogni esperienza ci insegna qualcosa, anche un treno che si accartoccia su sè stesso e inghiotte neve e corpi.

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VISCERA di Simone Volponi

VISCERA di Simone Volponi

Titolo: Viscera
Autore: Simone Volponi
Serie: Autoconclusivo
Genere: Thriller Gialli
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: chiuso
Editing: ottimo
Data di pubblicazione: 13 luglio 2021
Editore: Ambrosia Libri

TRAMA


Viscera è un uomo che non può fare nessun viaggio all’Inferno perché ci sta dentro da sempre. Non ricorda più neanche quando ha cominciato a fare il suo lavoro: una discarica in cui smaltire tutto, dagli oggetti ai cadaveri, l’ultimo limite del mondo prima di quell’abisso che lui vede tutti i giorni oltre i confini del suo recinto. Ma un giorno, qualcosa torna da quell’abisso…

RECENSIONE


Tutti hanno un conto alla rovescia dentro, una bomba a orologeria inserita nel petto. Lo zero può scattare in qualsiasi momento.”


Leggete bene questa frase e riflettete: adesso ci siete e, un momento dopo, potete non esserci più.  E, badate bene, non si tratta di sfiga o destino avverso, è semplicemente lo scorrere della vita.

Alcune notizie di cronaca nera che passano al TG sono difficili da ascoltare, sopportare e accettare per l’orrore che suscitano. I personaggi di questa storia noir a tinte soprannaturali ci sono tutti dentro fino al collo, in un loop senza fine che li risucchia, giorno dopo giorno. Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso che si è scelto liberamente per divertimento, piacere, abitudine, noia, soldi. Nessuno è costretto, se ci si trova nel giro è perché si vuole far parte dell’ingranaggio. Come tutte le società che si rispettano, anche qui ci sono compiti da assegnare e da svolgere e regole da rispettare; e chi non lo fa, ne paga le conseguenze. Ciò che è  difficile non è nascondersi, proteggere la famiglia o gli amici. Niente di tutto questo. Quando entri nel giro sei fortunato solo se riesci a uscirne vivo.

Con un linguaggio crudo, diretto e ironico l’autore ci racconta la storia di Viscera che è colui che chiude dignitosamente questa catena e fa tornare i conti. Non pensate che quello sia il suo nome, in pochi conoscono quello vero e quando lo scoprirete anche voi, ne rimarrete sorpresi. Nel giro sanno che se c’è un problema da risolvere, di qualsiasi cosa si tratti, smaltire un oggetto o un essere umano, ci pensa Viscera a rottamare e lo si contatta, esclusivamente sul cellulare, per un appuntamento. A vederlo è un uomo spaventoso per il lavoro che fa e per il suo aspetto fisico imponente, una vera e propria montagna che cammina indolente. Il rumore, la gente, la vita gli fa venire la nausea; preferisce tenersi alla larga da tutto, stare da solo, avvolgersi nelle spire del tanfo di grasso, lavarsi immerso nel suo sudore e con la carne morta che gli cresce e gli marcisce attorno. È lì che vive, sta bene e fa il suo sporco lavoro. Ci vuole lucidità, freddezza, professionalità e metodo per svolgerlo al meglio e soprattutto, non bisogna avere paura della morte.


Dovrebbe farmi paura la freddezza che provano nei confronti della morte. Non ne capiscono il valore. Ma non ho paura di loro, ho paura per loro, per come cambieranno il mondo. Se lo bevono, il mondo, e cagano l’Armageddon.”


Viscera non ha mai avuto paura di niente e di nessuno, lo contraddistinguono mani grandi e occhi freddi ma con un guizzo di intelligenza in fondo. Poi viene il giorno in cui sperimenta il terrore, il dolore e il piacere della morte che ritorna, ma quando arriva non chiede il permesso, non bussa alla porta.

La morte si ripresenta viva, bella, insolente e fastidiosa e non lo molla, giorno o notte che sia. Viscera imparerà a riconoscerla, gestirla, sopportarla e a conviverci; lui che ama la solitudine, ora vive con l’ombra della morte addosso che gli parla, gli sussurra alle orecchie, lo tenta e lo coinvolge nei suoi piani.

I personaggi sono tutti tratteggiati e caratterizzati con le loro abitudini, i modi di esprimersi a voce, nei gesti e nell’abbigliamento. Li riconosci, uno a uno, appena compaiono tra le pagine e non puoi sbagliare. Noti il timbro e l’accento della voce, il passo deciso o strascicante, senti l’olezzo o il profumo quando arriva, provi piacere o disgusto a incontrarlo. Ognuno ha una storia personale e Simone Volponi la racconta vomitandotela addosso con la sua estrema verità. Come farà Viscera a salvarsi, come ne usciranno le persone coinvolte? Quale sarà il ruolo della morte in questa vicenda? Tutte domande a cui si trova una risposta arrivando alla fine. Non c’è una trama che posso delineare perché la storia non può essere anticipata. Dovrete scoprirlo voi leggendo cosa nasconde una famiglia rispettabile e rispettata da tutti, cosa si cela dietro un membro influente del mondo politico o ecclesiastico, cosa è sepolto sotto strati e strati di terra. Affioreranno segreti sepolti perché, prima o poi, vengono sempre a galla. Orrore e risate vi accompagneranno in questo viaggio alla ricerca della verità. Volete sapere se c’è un lieto fine? Posso solo dirvi che passerete all’Inferno e arriverete in Paradiso. Fatevelo bastare.