MEET ME HERE di Naike Ror, recensione

MEET ME HERE di Naike Ror, recensione

Titolo: Meet me here
Autore: Naike Ror
Serie: autoconclusivo
Genere: Contemporary romance
Narrazione: POV alternato
Tipo di finale: Chiuso
Data di uscita: marzo 2026
Editore: Always Publishing

TRAMA


Alla Hawthorne nessuno è davvero innocente. E l’amore è solo un’altra arma.

Juliet Dowson ha una sola certezza: non appartiene ad alcun luogo. Vive in una stanza sopra il garage degli zii, in una casa che non la vuole davvero, in un sobborgo destinato a scomparire insieme al suo liceo. Quando la viene offerta una borsa di studio per la Hawthorne Academy, l’élite scolastica del Connecticut, accettare significa garantirsi un futuro migliore. Ma anche entrare in un mondo che non perdona chi viene “da fuori”.
Alla Hawthorne il potere ha un nome: i Golden Ones. Ragazzi ricchi, intoccabili, abituati a decidere chi conta e chi no.
Al vertice c’è Asher Kingswell, il re indiscusso della scuola, forte di un cognome che pesa quanto una sentenza. Nulla accade senza il suo consenso, nessuno osa metterlo in discussione. Fino all’arrivo di Juliet.
Asher è seduto al banco accanto al suo. Come lei, compete per essere il miglior studente dell’anno. E quando il suo fascino si mescola all’arroganza, la rivalità diventa immediata. Juliet non abbassa lo sguardo, osa rispondergli a tono. E soprattutto, con i suoi voti eccellenti, minaccia di scardinarlo dal trono che lui ha sempre dato per scontato.
Dietro la facciata di sicurezza e controllo, Asher nasconde però un desiderio che non può permettersi: essere libero dalle aspettative, dalle pressioni di una madre tirannica, da un ruolo che lo soffoca. L’unica persona che Asher vuole proteggere è sua sorella Elowen, ma quando Juliet entra anche nella sua, di vita, ogni equilibrio si incrina.
Tra alleanze fragili, rivalità feroci e silenzi complici, la Hawthorne si rivela un campo di battaglia silenzioso. C’è chi osserva, chi manipola, chi paga un prezzo altissimo. E in questo equilibrio fondato su apparenza e controllo, l’attrazione tra Juliet e Asher è un rischio troppo elevato per essere ignorato.

Perché alla Hawthorne l’amore non è una distrazione: è una debolezza da usare contro di te.

RECENSIONE


Naike R. affida a Meet Me Here l’inizio di una serie che convince fin dalle prime pagine grazie a una costruzione narrativa equilibrata e a personaggi che non restano mai in superficie. Il romanzo cattura rapidamente, ma il suo punto di forza emerge soprattutto nella capacità di dare spessore alle dinamiche emotive e relazionali.

Siamo in un contesto young adult, con protagonisti giovanissimi e un’ambientazione scolastica d’élite dove competizione, gerarchie sociali e bisogno di appartenenza regolano ogni equilibrio. La Hawthorne non è soltanto uno sfondo narrativo: è un luogo in cui il privilegio detta le regole e in cui l’apparenza diventa spesso una forma di sopravvivenza.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la riflessione sulle maschere sociali: quasi tutti i personaggi sembrano muoversi dentro ruoli precisi, mostrando all’esterno ciò che serve per difendersi più che ciò che realmente sono. Ed è proprio in questo continuo scarto tra immagine e verità che la storia trova una delle sue dimensioni più interessanti.

La forza del romanzo sta anche nella tridimensionalità dei personaggi. Juliet, Asher e tutti quelli che ruotano intorno a loro non sono mai figure semplici: portano contraddizioni, fragilità, ferite e tensioni interiori che li rendono vivi e credibili.

A rendere ancora più interessante la lettura è anche la scelta dei POV alternati, che non si limitano ai due protagonisti ma aprono spazio anche a personaggi come Miles o Sunny. Una scelta che amplia la percezione della storia e sembra già suggerire la volontà di dare voce a figure che avranno un peso sempre più centrale nei volumi successivi.

Juliet è una protagonista che funziona e convince perché il lettore percepisce subito il suo senso di disorientamento, la fatica di sentirsi fuori posto, ma anche la crescita progressiva con cui prova a non lasciarsi definire da un ambiente che sembra volerla continuamente mettere ai margini.

Molto riuscita anche la costruzione del rapporto con Asher, che cresce dentro una tensione fatta di attrazione, diffidenza, scontro e riconoscimento reciproco. Non è una dinamica immediata né lineare, e proprio per questo convince.

Una menzione speciale la merita Miles: originale, caustico, sarcastico al punto giusto, è uno dei personaggi che più mi sono rimasti addosso. Mi ha divertita moltissimo e, nel suo modo così tagliente di stare in scena, mi è sembrato quasi di intravedere qualcosa dell’autrice stessa. Chissà.

Accanto alla componente relazionale, il romanzo porta con sé anche una dimensione di formazione molto evidente: qui non si raccontano solo tensioni sentimentali o conflitti scolastici, ma ragazzi che cercano di capire chi sono e quale spazio occupare dentro un sistema che spesso li obbliga a scegliere quanto mostrarsi e quanto difendersi.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della lettura: pur dentro una costruzione narrativa romanzata, molte dinamiche raccontate risultano facilmente riconoscibili anche nel presente.

Il contesto competitivo, stratificato e a tratti crudele della Hawthorne riflette, in modo amplificato, tensioni che appartengono anche ai luoghi in cui oggi i giovani crescono e si confrontano: il peso dello sguardo altrui, la paura di essere esclusi, il bisogno di appartenere, la difficoltà di restare se stessi.

Anche il titolo finisce per dialogare bene con il cuore del romanzo: Meet Me Here richiama l’incontro, ma soprattutto quel riconoscersi progressivo che attraversa più relazioni della storia. Vale per Juliet e Asher, nei loro spazi rubati e nelle notti condivise a correre contro l’insonnia, ma richiama anche altri legami che il romanzo lascia intuire e prepara.

In fondo, questo primo volume è attraversato proprio da questo: dal desiderio di raggiungere qualcuno, di essere visti, di trovare nell’altro una complicità capace di accendere qualcosa.

Per questo Meet Me Here, soprattutto se letto da lettori giovani, può diventare anche uno spunto di riflessione oltre che di coinvolgimento narrativo.

Forse è anche questo uno dei motivi per cui Meet Me Here funziona: racconta una storia che intrattiene, ma dentro la quale si muovono fragilità, tensioni e dinamiche che parlano molto più del presente di quanto sembri.

Il finale, costruito con un cliffhanger ben calibrato, chiude il primo volume lasciando intatta la voglia di capire dove porteranno davvero tutte le crepe aperte in questa storia.

In attesa del prossimo volume. Per il momento, chapeau!

ONOREVOLE PROPOSTA di Laura Nottari, recensione

ONOREVOLE PROPOSTA DI Laura Nottari

Titolo: Onorevole proposta
Autore: Laura Nottari
Serie: autoconclusivo
Genere: Historical romance
Narrazione: Terza persona
Tipo di finale: Chiuso
Data di uscita: novembre 2025
Editore: Self publishing

TRAMA


Londra 1847
Jeremy d’Ambray è il simbolo del progresso di metà Ottocento, un borghese che ha fatto del suo sogno il successo di una vita.
Capo Ingegnere e fondatore di una delle aziende di locomotive più competitive del paese, nell’alta società Jeremy cammina come un Pari, tra rispetto e invidie. Il soprannome Icaro del Ferro ben si accosta al suo carattere solitario, freddo e ambizioso, che non prevede sbagli di alcun tipo.
Ma la vita, scoprirà, fa progetti tutti suoi.
Perdere Conrad, unico figlio ventenne, per l’ingegnere sarà come aver compiuto un errore di calcolo. Scoprirlo morto nel letto di un bordello, inoltre, renderà il trapasso ancor più inaccettabile. Lo scandalo getterà ombre sia sulla reputazione, che nel cuore di un uomo ritenutosi infallibile nel lavoro ma, forse, assente come padre.

Una sconosciuta, incontrata durante il funerale, sembra vivere tutto il dolore che Jeremy sta negando a se stesso.
Bianca Noyer non è nessuno, solo una delle tante anime di periferia che lavorano per mangiare. Una donna che non possiede niente eccetto i vestiti che indossa, dei modi sgarbati, e un nipote più testardo di lei da accudire.
Capire cosa legasse una popolana a un ragazzo facoltoso come Conrad, costerà a Jeremy la fine di una vita calcolata a tavolino. Scoprire la verità sugli errori del figlio, affrontarne le conseguenze e pianificare una soluzione che includa Miss Noyer, invece, sarà un dovere morale. Un’espiazione tardiva, forse insufficiente.
Un patto e due firme, per il progetto più pericoloso e disinteressato che l’Icaro del Ferro abbia mai messo in atto: affrontare un lutto accettando l’amore.
Un volo verso il sole con ali fatte di speranza e sogni, in una società vittima del suo stesso progresso che avanza bruciando ogni cosa: carbone, sterline, dignità, vite.

RECENSIONE


A distanza di qualche anno dalla prima pubblicazione, Laura Nottari torna con una nuova edizione di Onorevole proposta, romanzo che non avevo ancora letto ma che ho deciso di recuperare dopo aver amato profondamente Corrispondenza Imperfetta (novembre 2024).

Le due opere condividono alcuni personaggi e riferimenti, ma possono essere lette come autoconclusive.

Questa storia nasce dalle macerie.

La perdita di un figlio è un evento che annienta. Ma qui il lutto non è solo dolore: è rivelazione. È smascheramento. È frattura interiore. Jeremy, uomo analitico e inflessibile, si trova davanti a un fallimento che nessuna formula può risolvere.

La morte di Conrad, in circostanze scandalose e umilianti, incrina la sua corazza e lo costringe a ripartire da zero.

Il contrasto tra dovere e passione, tra severità paterna e ribellione filiale, richiama la grande letteratura ottocentesca. Tuttavia Nottari non si limita a rievocare una dinamica classica: costruisce una narrazione stratificata, intensa, emotivamente complessa, capace di superare molti stereotipi del romance storico.

I personaggi: la vera forza del romanzo

A fare la differenza sono loro.

Jeremy non è solo il protagonista algido e dominante. È un uomo ferito che non sa come permettersi di sentire.

Bianca Noyer non è la classica eroina fragile. È orgogliosa, dignitosa, combattiva. Non è timida né gracile, ma porta dentro un senso di inadeguatezza e inferiorità che l’autrice tratteggia con delicatezza.

Entrambi appaiono duri, ma sono profondamente incrinati. Il destino li unisce attraverso un patto che diventa segreto condiviso, complicità silenziosa, lenta e inesorabile apertura dell’anima.


Temi: oltre il romance

I sentimenti sono centrali, certo. Ma questo romanzo è molto di più.

È una riflessione sul coraggio di sovvertire le regole sociali, sulla difesa dei più deboli, sul desiderio di un modello di lavoro più umano e non per ultimo sul valore autentico dell’amicizia.

È un libro che parla di onore, solitudine, ingiustizia, risentimento, vendetta, legami familiari e amore salvifico.

E lo fa con coerenza narrativa impeccabile in oltre 600 pagine (634 a essere precisi) che non risultano mai eccessive, anzi.


La stanza chiusa: una metafora potente

A mio avviso, uno degli elementi narrativi più riusciti è la metafora della stanza di Conrad.

Jeremy la tiene chiusa. Non ha il coraggio di aprirla.

Quella stanza è la sua anima: inaccessibile, silenziosa, blindata. La paura di varcarne la soglia è la paura di affrontare il proprio fallimento, il proprio dolore, la propria vulnerabilità.

Sarà l’amore — e la silenziosa caparbietà di Bianca — a spingerlo verso quella porta.

Non è solo una dichiarazione d’amore. È un invito alla vita.


Stile e costruzione narrativa

Lo stile di Laura Nottari si conferma magnetico, intenso, capace di rendere ogni personaggio tridimensionale.

Il linguaggio può risultare meno formale rispetto a certe aspettative del romance storico, ma a fare la differenza è la sostanza. E qui la sostanza è potente.

Anche i personaggi secondari sono costruiti con grande attenzione, come l’altera madre di Jeremy, e il focoso Maximilian, nipote di Bianca.

Entrambi alter ego e protettori dei protagonisti, percorrono un arco evolutivo convincente che rafforza il significato dell’intera storia.


E infatti questa non è una favola.

È una storia di rara bellezza, capace di rispecchiare le complessità dell’essere umano: ferite, errori, rinascita, amore imperfetto ma autentico.

Non abbiamo più bisogno di favole.
Abbiamo bisogno di storie vere. Grazie a Laura Nottari per questo viaggio meraviglioso.

Chapeau.