
POLVERE
| Titolo: Polvere – Il respiro della terra | |
| Autore: Carmen Laterza | |
| Serie: Polvere – Atto primo | |
| Genere: Narrativa, storico | |
| Narrazione: Terza persona | |
| Tipo di finale: Chiuso | |
| Editing: ottimo | |
| Data di pubblicazione: 6 febbraio 2026 | |
| Editore: Self publishing |
TRAMA
Friuli, 6 maggio 1976. ร un giorno qualunque, di quelli che sembrano destinati a scivolare via senza lasciare traccia. Fa caldo, troppo caldo per essere maggio. Le strade di Gemona respirano lente.
Poi la terra comincia a tremare.
E in un minuto, il Friuli cambia per sempre.
Case che resistevano da secoli si sgretolano come polvere, famiglie intere scompaiono sotto le macerie, paesi interi vengono cancellati dalla geografia. Ma รจ solo l’inizio.
A cinquant’anni esatti da quella notte che ha segnato per sempre la storia del Friuli, Carmen Laterza restituisce voce e memoria a una generazione che ha vissuto l’inferno e ha avuto il coraggio di guardare oltre la polvere.
RECENSIONE
ยซLโOrcolat รจ un orco dormiglioneยป cominciรฒ Delia, spalancando le mani. ยซVive sulla cima del monte San Simeone. ร un orco grande, grandissimo, cosรฌ grosso che a ogni passo la terra trema.ยป
Sono passati 50 anni da quando l’Orcolat si รจ risvegliato il 6 maggio del ’76 provocando un terremoto devastante, che distrusse gran parte del territorio in provincia di Udine, nel Friuli Venezia Giulia.
Era cosรฌ che si raccontava ai bambini durante quei terribili giorni, l’ orco si era risvegliato e aveva fatto tremare la terra.
Carmen Laterza racconta l’ evento sismico e tutto ciรฒ che ne consegue in una dilogia di cui questo volume che รจ il primo atto e a cui dร titolo โPolvereโ.
Colpiscono la sensibilitร e la capacitร dell’ autrice di rievocare l’ atmosfera di un evento cosรฌ catastrofico senza eccedere, nรฉ nel dramma nรฉ nella retorica.
Il delicato lavoro di ricostruzione storica si amalgama perfettamente con gli elementi romanzati, testimoniando un fine lavoro di tessitura tra realtร e finzione.
Se alcune scene sono descritte come realmente testimoniate dalla cronaca, molte invece sono frutto di fantasia, ma hanno un’andatura cosรฌ perfetta da fondersi in unโ unico respiro.
L’ autrice affresca direttamente negli occhi del lettore, come fosse lรฌ a osservare da una finestra sul passato, lo scorrere di quel giorno.
Lo fa attraverso tre macrosegmenti narrativi, ognuno dei quali porta con sรฉ un differente carico emotivo raccontato e trasmesso senza perdere mai il baricentro del racconto.
Da principio sono i personaggi ad affacciarsi alla curiositร del lettore, una rete di persone di estrazione e provenienza diversa: professionisti, famiglie, giovani che si affacciano alla vita raccontano legami, difficoltร , sogni e luoghi di un lontano ma nitido 6 maggio di cinquantโ anni fa.
Un racconto delle ore che precedono il sisma che da un lato fa approdare in un’ epoca perduta, dove i suoni, le abitudini e le relazioni erano molto diversi da oggi, dall’ altra fa vibrare ad ogni paragrafo la tensione che ogni lettore sa, precede l’inevitabile.
Nel secondo segmento l’ autrice ci getta dentro l’ abisso della distruzione, con descrizioni fisiche, sensoriali ed emozionali in cui il terrore provato dai cittadini friulani diventa il nostro: non รจ facile trasmettere sensazioni legate a un evento di questo tipo, chi ha vissuto l’ esperienza di un terremoto potrร confermare che ciรฒ che si legge in questi capitoli ha il sapore del reale: spaventoso e paralizzante terrore.
Una caduta dove ogni cosa scompare, coperta dalla polvere delle macerie.ย
<<La strada era un tappeto di corpi rannicchiati, figure piegate, immobili, abbracciate per farsi scudo a vicenda: una creatura unica e dolente che gemeva piano, respirando detriti e paura. Sangue, occhi spalancati, volti svuotati. E sopra, lโalito caldo di un vento insensato, carezza pietosa e inutile.>>
In ultimo l’ autrice ci invita in punta di piedi al silenzioso e ammirato ascolto di ciรฒ che raccontano queste vite distrutte.
Due cose spiccano nel racconto dei giorni successivi al disastro: il terremoto non ha risparmiato nessuno perchรฉ chi รจ rimasto in vita deve fare i conti con la perdita dei propri cari ( a volte famiglie intere ) e dei propri luoghi, una condanna anche questa:
<<Era una guerra senza nemico, una punizione senza colpa, uno sconvolgimento che aveva reciso in un attimo il filo di migliaia di vite: da una parte quelle che erano rimaste sepolte e dallโaltra quelle che, nel salvarsi, portavano addosso la condanna di dover continuare a vivere.>>
E poi emergono ammirevoli e commoventi la compostezza del dolore, la solida operositร , la forza di proseguire piegati ma non spezzati.
ร questa l’ ereditร piรน potente della sciagura, un lascito muto ma spiazzante, l’ immagine di una popolazione solidale che affronta la tragedia con un contegno fiero eย dignitoso.
<<Stefano osservava con stupore come il dolore piรน profondo potesse convivere con la compostezza, come la disperazione piรน cupa potesse stare accanto alla dignitร , e come il temperamento granitico di quella gente sapesse reggere disgrazie innominabili senza cedere a clamori o lamenti.>>
Sarร la polvere che dร il titolo al libro quella che respirerete in queste pagine, ma sarร anche il soffio della rinascita con cui viene spazzata via.
Una testimonianza condensata nella frase incisa a ricordo della tragedia:โ il Friuli ringrazia e non dimenticaโ.
